Nel marzo 2000, il Consiglio europeo di Lisbona aveva
fissato, come primo obbiettivo per la politica dell'Unione nel campo
dell'educazione, la produzione di un capitale umano redditizio al servizio della
competitività economica (1). In
Inghilterra (il resto del Regno unito è meno colpito), costruendo sulle
fondazioni lasciate da Margaret Thatcher, il governo laburista di Blair, in
questa logica, ha utilizzato tre leve per «riformare» il sistema scolastico (2).
La prima è costituita da potenti agenzie governative come l'Ufficio delle norme
educative (Office for Standards in Education - Ofsted), il quale pratica
ispezioni molto rigorose negli istituti, e l'Agenzia per la formazione degli
insegnanti (Teacher Training Agency) incaricata di sovrintendere alla formazione
iniziale e permanente dei professori.
La seconda leva è costituita dal tentativo di riqualificazione dei presidi e
direttori scolastici per farne una struttura direttiva fortemente impegnata nel
perseguimento degli obbiettivi governativi.
Il terzo perno, che forma oggetto del presente articolo, è il settore privato,
descritto nel 1998 - un anno dopo l'arrivo di Blair al potere - come «lo
strumento migliore per pilotare il cambiamento e l'innovazione», per citare le
parole di Michael Barber, consigliere del governo per le questioni legate
all'educazione. Sette anni dopo, si può effettivamente constatare che le società
e le imprese private, sia che agiscano a titolo commerciale che come
associazioni di volontariato, sono ormai elementi centrali del sistema
educativo. In effetti, il governo si appoggia su di loro, sia per i metodi
pedagogici che per i programmi o per la gestione degli istituti scolastici. Lo
dimostra, per quanto riguarda i metodi, l'attribuzione, da parte dello Stato, di
un contratto di cinque anni e di una somma di 177 milioni di sterline (253
milioni di euro) alla principale società di «business dell'educazione»,
Capita.
Questa impiegherà varie migliaia di consulenti incaricati di organizzare
sessioni di formazione e di fornire consigli agli insegnanti circa le modalità
di applicazione della Strategia nazionale per l'apprendimento della lettura,
della scrittura e dell'aritmetica nella scuola elementare (National Primary
Strategy for Literacy and Numeracy) e della Strategia per il livello-soglia 3 di
apprendimento della lettura e della scrittura nell'insegnamento superiore (Key
Stage 3 Literacy Strategy in Secondary Schools). Il ruolo centrale del settore
privato nel «management» si rileva inoltre dal fatto che agli insegnanti
vengono riconosciuti stipendi legati al merito. Sono stati firmati contratti di
varie centinaia di milioni di sterline con numerose società per la definizione
di criteri di valutazione delle capacità degli insegnanti, per il reclutamento
di consulenti incaricati di formare i direttori d'istituto alla valutazione dei
propri insegnanti, e anche per la valutazione degli stessi direttori d'istituto
circa la loro capacità di assicurare la realizzazione dei propri compiti. Altra
notevole fonte di profitti: la privatizzazione dei servizi negli istituti, molti
dei quali dipendevano fino a oggi della responsabilità delle autorità locali
in materia di educazione (Local Education Authorities, Lea). Si va dalla mensa
alla manutenzione dei locali, a prestazioni che si situano al centro stesso
dell'attività educativa: la messa a disposizione di operatori specializzati
nella formazione o di consiglieri pedagogici. Le Lea, ognuna delle quali copre
una città o una contea, esclusa la città di Londra che ne annovera 33, sono i
dipartimenti incaricati dell'educazione nelle collettività locali. La politica
del governo Blair costringe le Lea a trasferire praticamente la totalità dei
propri bilanci agli istituti, i quali sono tenuti ad acquistare un gran numero
di servizi presso il settore privato. A più riprese le Lea sono state
ispezionate dall'Ofsted e ritenute «carenti». In tal caso sono costrette dallo
stato a subappaltare tutti i loro servizi ai privati. Tuttavia, le aziende
private non mostrano molto interesse per la gestione diretta delle scuole
pubbliche a fini di lucro. Non che questa sia vietata: la legge del 2002
sull'educazione obbliga le Lea ad appaltare a imprese private la gestione dei
futuri istituti la cui costruzione è in programma o di quella degli istituti
ritenuti «carenti» dall'Osted. Ciononostante, dopo l'arrivo del partito
laburista al potere nel 1997, soltanto tre scuole pubbliche sono passate sotto
il diretto controllo di società private. Principalmente per due ragioni: perché
finora le Lea sono riuscite a evitare il ricorso a gare d'appalto e perché le
stesse aziende esprimono dubbi circa la reale redditività di tali operazioni.
La Bibbia presa alla lettera Il governo ha adottato anche un'altra strategia per
fare delle imprese altrettanti motori del cambiamento nel sistema educativo: il
mecenatismo, la cui forma più indiretta, ma più influente, è la
sponsorizzazione di istituti «specializzati». Si tratta di collegi o di licei
(11-16 anni o 11-18 anni) che, oltre all'insegnamento del Programma nazionale (National
Curriculum), si specializzano in una disciplina particolare: arti, scienze,
lingue moderne o «affari e imprese». La giustificazione adottata è che questi
istituti devono rispondere alla diversità delle «attitudini» degli studenti,
e che la molteplicità delle opzioni possibili costituisce un ampliamento della
democrazia. La maggior parte degli insegnanti sono tutt'altro che convinti, ma
oltre la metà degli istituti superiori, attratti dalla prospettiva di ricevere
crediti governativi supplementari, sono diventati «specializzati» e il governo
pretende che, a termine, tutti lo diventino. Per ottenere questo statuto, essi
devono reperire 50.000 sterline (71.000 euro) da fonti esterne, principalmente
dalle imprese. Tale dispositivo adempie a due funzioni. Stimolare lo spirito
d'impresa nella gestione degli istituti e associare più strettamente questi al
mondo del business. In pratica, numerosi sponsors sono grandi società
desiderose di apparire come «imprese dotate di spirito civico» (3).
Esse non sono interessate alla gestione degli istituti, sebbene alcune deleghino
rappresentanti presso i consigli direttivi. Tra questi mecenati, si nota
l'assenza delle aziende del «business dell'educazione».
L'altra forma di mecenatismo, di gran lunga più ambiziosa, riguarda le «accademie».
Si tratta di nuovi istituti secondari statali, creati nelle aree socialmente
sfavorite. Queste accademie ricevono finanziamenti diretti dal governo ma sono
rette dallo stesso quadro legislativo degli istituti privati, sicché sfuggono a
quello imposto agli altri istituti pubblici. Di conseguenza non dipendono dalle
Lea e godono di una libertà totale, in particolare in materia di programmi.
Finora se ne sono aperte 17 e l'obiettivo è di arrivare a 200 nel 2010.
I mecenati devono accollarsi il 20% dei costi di impianto (circa 2 milioni di
sterline, o 2,8 milioni di euro) e il governo assume le restanti spese per la
costruzione della scuola (mediamente 25-30 milioni di sterline, ossia 35-42
milioni di euro, vale a dire molto di più che per una scuola normale), nonché
le spese di funzionamento.
I terreni e gli edifici della scuola pubblica esistente, oggi proprietà della
collettività locale, sono trasferiti alla nuova accademia, ciò che consente
agli sponsor di acquisirli al 20% del loro valore.
Lo sponsor può nominare la maggioranza dei membri del consiglio direttivo e
avere quindi il controllo dell'istituto, in particolare nella scelta e nella
promozione degli insegnanti (4).
Oltre alle imprese, il governo spinge le Chiese e le scuole private più
facoltose a sponsorizzare questi istituti. Il sito del governo recensisce i 17
già esistenti assieme con le innovazioni pedagogiche (5).
I mecenati sono in gran parte businessmen miliardari dalle motivazioni varie e
spesso complementari: filantropia, trasmissione dei valori del mondo del
business, promozione dell'immagine della propria azienda, ricerca di una
immagine politica. Uno di essi, Sir Peter Vardy, è proprietario di una vasta
rete di concessionarie di automobili. Ed è anche un cristiano fondamentalista
che crede che la Bibbia debba essere presa alla lettera. Nella sua accademia, si
insegnano il creazionismo allo stesso titolo della teoria darwiniana
dell'evoluzione, e i libri di Harry Potter sono banditi perché accusati di
incoraggiare la credenza nella stregoneria. Questa accademia è stata
ispezionata dall'Osfsted e ha beneficiato di un eccellente rapporto. Può il
mecenatismo educativo rappresentare una tappa verso l'acquisizione della scuola
pubblica all'impresa privata lucrativa? Si tratta sicuramente di una eventualità
da non escludere per il futuro, in particolare nel contesto dell'Accordo
generale sul commercio dei servizi (Agcs) dell'Organizzazione mondiale del
commercio (Wto). Esistono tuttavia diversi ostacoli. In primo luogo, gli attuali
sponsor dovrebbero essere sostituiti da altri che si prefiggano l'obbiettivo del
profitto, i quali dovrebbero vedervi la prospettiva di ottenere profitti
maggiori che in altri settori. Ma, negli Stati uniti, per l'anno scolastico
2003-2004, soltanto 47 società avevano contratti di gestione in 417 scuole
pubbliche, e poche tra esse hanno ricavato profitti. La questione della
redditività si pone per le probabili conseguenze dell'Agcs sull'educazione. La
lobby del «business dell'educazione» ha come principale obbiettivo
l'insegnamento post-obbligatorio piuttosto che la gestione degli istituti, e ciò
attraverso sistemi di insegnamento a distanza o la creazione di campus
universitari all'estero. Inoltre, nella loro maggioranza, e contro le posizioni
della Commissione, i governi degli Stati membri dell'Unione europea (Ue)
sembrano tuttora restii all'idea di impegnarsi in materia di scolarità
obbligatoria nell'ambito dell'Agcs. L'articolo II-315 del trattato
costituzionale europeo in corso di ratifica precisa che, per il dibattito e la
conclusione di accordi commerciali, è richiesta l'unanimità (e non più a
maggioranza qualificata) «nel campo dei servizi sociali, dell'educazione e
della sanità, quando questi accordi rischiano di perturbarne gravemente
l'organizzazione a livello nazionale e di attentare alla responsabilità degli
Stati membri per la fornitura di questi servizi».
Blair è andato molto oltre la posizione adottata nel dibattito Ue per l'Agcs
aprendo il sistema di educazione pubblica al settore privato.
Ma negli ambienti degli affari non si scorgono iniziative a favore di una presa
di controllo della gestione di questi istituti a fini di lucro, cosa che, del
resto, il governo esclude in modo esplicito.
In effetti, per il governo, più delle aziende del «business dell'educazione»,
un settore relativamente debole dell'economia, contano soprattutto gli interessi
dei settori capitalistici dominanti e dei grandi datori di lavoro. Per questi
ultimi, spetta al sistema pubblico formare il «capitale umano», ma secondo i
loro desideri (6). È
esattamente quanto chiede il comitato consultivo degli affari e dell'industria
dell'Organizzazione di cooperazione e di sviluppo economico (Ocse) in un
documento di lavoro (7)
presentato durante l'incontro dei ministri dell'educazione tenutosi a Dublino il
18 e il 19 marzo 2004: «A nostro parere, la responsabilità principale in
materia di formazione iniziale spetta al governo. I datori di lavoro e le
aziende vi contribuiscono lavorando con il governo e con le istituzioni
educative per fissare loro obiettivi chiari in funzione delle esigenze del
mercato».
Il Libro bianco sui 14-19 anni, pubblicato in febbraio 2005 dal governo
britannico corrisponde alla perfezione a questo programma. Invece di conservare
un tronco comune di materie fino all'età di 16 anni, prevede un orientamento
verso materie professionali all'età di 14 anni, sotto la guida del padronato:
«Intendiamo mettere i datori di lavoro ai posti di comando, perché svolgano un
ruolo chiave nella determinazione delle filiere di insegnamento e nella
definizione dettagliata del contenuto dei diplomi». Una base di sapere a buon
mercato, senza scienze sociali, senza studi umanistici, senza lingue vive, senza
insegnamento artistico. Una specie di equivalente educativo del salario minimo,
e non a caso perché a questo finirà per condurre gli studenti delle classi
popolari...
note:
* Direttore di ricerche alla facoltà di scienze dell'educazione, University of
Central England, Birmingham, Regno unito.
(1) Si legga Louis Weber «L'école républicaine
mise en bière», Le Monde diplomatique/il manifesto, marzo 2005.
(2) Ken Jones, Education in Britain,
Polity Press, Cambridge, 2003.
(3) Visitare il sito di Specialist
Schools Trust, l'agenzia governativa incaricata di promuovere le scuole
specializzate: www.specialistschoolstrust.org.uk/
(4) Visitare il sito del Sindacato
nazionale degli insegnanti (Nut) sulle accademie: www.teachers.org.uk/resources/word/Academies04.doc
(5) Visitare il sito del ministero
dell'educazione e delle qualificazioni (Dfes) sulle norme pedagogiche:
www.standards.dfes.gov.uk/academies/projects/openacademies/?version=1
(6) Visitare il sito www.biac.org/statementsedu/
Fin05-03-04_BIAC_Paper_OECD_Education_Ministerial_Dublin.pdf/
(7) Si legga Richard Hatcher, «Privatisation
and sponsorship: the re-agenting of the school system in England», Journal of
Education Policy, volume 20, Londra, 2005.
(Traduzione di M.G.G.)