Un
insegnante, per accedere al suo lavoro deve essere laureato. Deve poi abilitarsi
anche in più discipline, deve poi mediante concorso accedere ad un incarico a
tempo indeterminato. Una preparazione a sue spese (così come i successivi
aggiornamenti) che lo tiene lontano dal mondo del lavoro almeno fino ai 30 anni.
Si inizia con meno di 2 milioni e si termina, dopo 40 anni, con circa 3 milioni.
Quanto lavoro si fa? La didattica frontale è di 18 ore settimanali (parlo di
scuole secondarie di 2° grado) e, occorrerebbe sapere, che ogni ora di queste
è calcolata per 2 da norme dello Stato e non mie (gli addetti agli Istituti di
Cultura, nostri colleghi, hanno un orario di 36 ore settimanali: ogni ora di
didattica dell'italiano viene contata doppia, così è possibile per loro fare
solo le canoniche 18 ore) . Ogni ora di lezione prevede mezz'ora di preparazione
(è noto che, a 5 anni dalla laurea, se non si è riaperto libro si ritorna
analfabeti nella propria disciplina). Poi vi è la montagna di norme che vengono
sfornate da quella lobby di psicologi, pedagoghi, docimologi che ha preso il
potere al Ministero (pena la loro disoccupazione). Come valutare, come preparare
le griglie, i moduli, la didattica breve,
...E noi dietro. Poi ci sono i compiti da correggere (1 ora a compito per 60
compiti al mese). Quindi le ore per consigli di classe, collegio docenti,
commissione cultura, commissione viaggi, commissione laboratori, ... DOBBIAMO
essere informati su un ampio spettro di problematiche. Se uno studente chiede al
professore di Fisica che ne pensa della clonazione, questo professore non può
far finta che il problema non esiste! e se uno studente chiede de "La vita
è bella" non si può dire che non si è visto. Vi è una valutazione
complessiva, di stima, che i ragazzi operano giorno per giorno sui docenti e noi
non possiamo rifugiarci nella nostra disciplina (o il Ministero vuole questo?).
Quante ore occorrono per quanto ho detto? Siamo al livello di qualunque altro
lavoratore o no? Con in più il fatto che nessun impiegato si porta le pratiche
in casa. Noi invece i problemi dei ragazzi li portiamo continuamente dietro.
Qualcuno non crede a tutta questa attività? (chi non ci crede meriterebbe per i
suoi figlioli che noi operassimo come lui crede
ed invito queste persone a riflettere sul fatto che un professore universitario
fa solo 3 ore di didattica; evidentemente lavora molto meno di noi, no?).
Facciamo ciò che chiedo da anni: facciamo le 36 ore a scuola. Non vedo l'ora!
Avrò una scrivania, userò del computer e di internet della scuola, userò
della biblioteca, della fotocopiatrice, del telefono/fax della
scuola, userò l'energia elettrica ed il riscaldamento della scuola (tutto
questo oggi è a carico mio e tutti sapete quanto costa). Quei giornalisti
cialtroni la pianteranno di dire che lavoriamo poco. Inoltre mi libererò di
quei 16 metri quadrati di casa occupati dalle "pratiche" scolastiche
(sapete quanto costa al metro quadro una casa a Roma? moltiplicate per 16 e
vedrete quanto dobbiamo "regalare" allo Stato). Questa organizzazione
scolastica ci farebbe diventare operatori culturali al servizio del quartiere:
noi potremmo aiutare gli studenti in difficoltà, potremmo consigliare
bibliografie, organizzare dibattiti, conferenze. Inoltre è un vero peccato che
edifici ed impianti così costosi siano utilizzati solo dalle 8 alle
14:30. Le vacanze, tante! Chi dice questo è un ignorante. Ed è preoccupante
che il Ministero ed il Sindacato non dicano come stanno le cose. Premetto che,
quando si fa il
confronto dei giorni di lezione annui tra i vari Paesi europei, l'Italia figura
con i fatidici 200: e questo è un dato falso poiché l'Italia è l'unico Paese
che non conteggia le valutazioni e gli esami tra i giorni di lezione. Io termino
le lezioni verso la metà di giugno. Iniziano le idoneità che mi portano fino
all'inizio degli Esami di Stato che alcune volte "sforano" fino
ai primi di agosto. L'uno settembre c'è la riunione preliminare, inizia la
programmazione (con tutte le relazioni preliminari e POF da preparare, con tutti
i percorsi da inventarsi, con tutte le riunioni per materie, per classi, per
sesso e religione ...) ed intorno al 10 iniziano le Lezioni. Vacanze come gli
altri, con l'aggravante che sono costretto a
prenderle in agosto (alla faccia di quel cronista Tv che anno dopo anno
continua a ripetere che gli italiani non sanno fare le vacanze intelligenti).
Questa situazione e quella che ci troviamo addosso. So anche che e'è chi non fa
il proprio lavoro (come in tutti i luoghi dove si lavora). Non si tratta di
colpevolizzare tutta la categoria ma l'Amministrazione che non è capace di
cacciare chi non fa il suo dovere. Vi è invece un aspetto preoccupante che
riguarda la situazione attuale. Diciamoci la verità, la scuola è ormai
diventata un secondo lavoro e tutte quelle attività di cui dicevo si fanno
svogliatamerrte e rapidamente. È un secondo lavoro per il salario di fame che
però arrotonda il bilancio familiare. Questo dequalifica la scuola fino a
creare una situazione di gatto che si mangia la coda. Se si passasse a quelle 36
ore di cui dicevo si scremerebbe. Ma non voglio fare il massimalista. Ad
esaurimento, occorre introdurre il part-time: coloro che non vogliono fare le 36
ore nella scuola seguono con questo salario e con il lavoro che fanno ora. Gli
altri vanno a salari europei (includendo quella cosina di cui nessuno parla: in
tutti i Paesi europei si fa l'anno sabbatico!). Quando i dimezzati saranno tutti
pensionati, nella scuola entreranno solo coloro che la scelgono come
professione. Così potrà tornare ad essere un primo lavoro che riqualificherà
la scuola e permetterà ad un insegnante di mantenere degnamente la propria
famiglia (perché anche di questo si tratta!).
Oggi
dobbiamo dedicare tempi extra gratuiti ai figlioli dell'avvocato, del medico (ma
anche dell'idraulico) che non hanno scrupoli a fermarti anche per strada per
chiederti del figlio, ma che, quando ti avvicini loro, ti spellano.
Oggi
vi è la riforma dei cicli. La Scuola indubbiamente andava riformata. Avete
avuto notizia di qualche minimo di consultazione di base ? Di nuovo carne da
cannone che si DEVE adattare a ciò che viene. I cambiamenti sono rapidissimi ma
tutti giranti su se stessi. Noi non abbiamo il tempo di digerire una cosa che già
ce ne danno un'altra da mangiare e siamo vicini all'esplosione. E la riforma che
fa ? Tenta di reintrodurre criteri che, almeno dalla fine dell'obbligo siano
selettivi? Neanche ci pensa! Ma noi intenti alle valutazioni oggettive, agli
obiettivi, alle capacità critiche, alle sintetiche, alle analitiche, agli
interessi, alle batterie di test, a tutto quell'armamentario teorico che ci
hanno sbattuto sulla groppa. Poi lo scrutinio dove arrivano molti colleghi che
nottetempo hanno appreso la psicologia dell'età evolutiva e, invece di parlare
della presunta conoscenza della matematica o della filosofia, ci parla dei
genitori del ragazzo che sono separati, della ragazzina che vive crisi
esistenziali e quindi poverina... del ragazzo che è stato piantato, ... Così,
avanti compagni, tutti promossi. Con l'aggravante che quei bravi ragazzi saranno
poi gli incapaci che troveremo dietro uno sportello della posta o dietro la
scrivania di chi prepara la nostra pratica per fare la pensione, con i risultati
che tutti conoscete. Anche masochisti siamo! (vorrei solo dire che, in Francia
ad esempio, l'insegnante consegna i suoi voti a fine periodo valutativo e
neppure si discutono!).
Ultimamente
è entrata la grossa confusione informatica con l'equivoco tra metodi e
contenuti. Tra uno strumento e la disciplina che si vuole apprendere.
L'informatica ha la sua dignità di disciplina e se davvero si vuole insegnarla,
lo si fa con un professore appositamente assunto. Non si può rompere in modo
trasversale. Ognuno, nelle sue discipline, utilizzerà gli strumenti che ritiene
più opportuni.
Riguardo
agli esami di riparazione eliminati (la cosa l' ha iniziata quell'ignorante di
D'Onofrio, ma Berlinguer e De Mauro non hanno fiatato) tutti sapete che oggi vi
È IL METODO del rifiuto a priori di alcune discipline. In uno scientifico
accade che vi è chi, a priori decide di lasciare matematica e fisica, tanto sa
che con due circoletti e rinunciando ad un paio di punti di credito potrà fare
gli esami ed essere promosso sul "suo percorso" che evita
accuratamente la matematica e la fisica.
Facciamo
un favore a questi ragazzi ? Assolutamente no. Quando andranno all'Università
le ali gliele abbiamo tagliate già noi. E così la specie si seleziona in modo
drastico e noi con tutta la montagna di ipocrisia con cui abbiamo rivestito la
scuola ci siamo ridotti a: lavorare molto di più; non avere riscontri; fare
uscire gente impreparata; riuscire a metterci ai bassi livelli delle scuole
confessionali; essere pagati miseramente; essere bistrattati da tutti perché
"LAVORIAMO POCO".
In
questo senso occorre si sappia come lavora la scuola confessionale: i professori
lì impegnati hanno un salario generalmente più basso del nostro (questi
signori sono assunti in base all'assoluta discrezionalità della scuola e
debbono sempre dare garanzie sul piano del raccordo tra la scuola dove insegnano
ed il loro credo politico-religioso oltreché la loro vita privata - sessualità,
divorzio,...). Quando nello scrutinio uno studente non funziona, egli deve
andare a lezione dal suo insegnante con tariffe fissate dal "padre
ministro" che prende una percentuale. Nel 1975, quando il nostro salario
era di poco superiore alle 300.000 lire al mese, in tali scuole di prestigio
romane il salario era di 115.000 lire e per ogni ora di lezione privata si
prendevano 50.000 lire (10.000 della quali restavano alla scuola). Alla fine
dell'anno indovinate quel professore che aveva fatto da ripetitore al tal suo
alunno, come si comportava nei suoi riguardi ? E, viste le cifre, immaginate i
fruitori di tali scuole, quelli che dovrebbero avere il buono scuola.
Infine
oggi si aggiunge il fatto che uno può essere anche il miglior insegnante ed il
più titolato della Terra, sarà il dirigente che lo sceglierà dalle
graduatorie a suo piacimento. Meglio l'orrendo
sistema inglese in cui almeno se uno è bravo si mette sul mercato e si
fa pagare di più. È questo che si vuole ? Una scuola familiare ? Il dirigente
con moglie, figli, amici del cuore tutti insieme appassionatamente per una
scuola di qualità ?
Dietro
quanto qui detto non vi sono verità ma solo argomenti di discussione per il
nostro sindacato che dovrebbe uscire da una palude in cui da anni è impelagato.
So che nel forum intervengono molti compagni che dopo molti anni di duro lavoro
e a scuola e nel sindacato se ne sono andati. LI CAPISCO e non li seguo (per
ora) solo perché mi resta quello stupido spirito illuminista che mi fa sperare
nei cambiamenti di rotta....
PS. (2003) Dopo aver tentato ogni strada, il
sindacato si mostra incorreggibile. Vive e lavora per le carriere dei
dirigenti sindacali che sono diventati, senza concorso di sorta e solo per la
solita spartizione, dirigenti scolastici. Sono già andato via dalla scuola e
me ne vado dal sindacato.
PS. (2005) La scuola precipita sempre più con il
sindacato che rincorre i contratti dei dirigenti tralasciando quella degli
altri lavoratori della scuola.
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