FISICA/MENTE

 

 

SCUOLE ITALIANE ALL'ESTERO: STORIA ED ATTUALITA'

(ed un pezzetto di autobiografia)

Roberto Renzetti

2001

 

LE LEGGI PER ANDARE AD OPERARE ALL'ESTERO

        Lo Stato italiano ha iniziato a regolamentare in modo organico le  Istituzioni Scolastiche e Culturali Italiane all'Estero (ISCIE) con la legge 740 del 1940. Tale legge prevedeva che si facesse una domanda per accedere all'insegnamento in tali ISCIE, si dovevano presentare dei titoli ed eventualmente occorreva sottoporsi ad una prova orale. Non vi erano limiti di sorta di permanenza ma vi erano delle norme del tipo: si può essere rinviati in Italia in qualunque momento per "incompatibilità", si ha un trattamento economico superiore a quello in territorio metropolitano, si hanno dei benefici in termini di carriera, in caso di mancanza di un qualche operatore in qualunque posto si convoca una selezione rapida e si manda chi si ritiene migliore (art. 19).

        Solo nel 1962 fu approvata una legge (la 1546) che ridefiniva i parametri di pagamento del personale operante nelle ISCIE, ma occorre attendere il 1967 per riavere una ristrutturazione organica dell'intera materia con la legge 215. Questa legge recepiva la gran parte delle cose previste dalla 740 ed introduceva per la prima volta il principio della rotazione (7 anni all'estero, 3 anni di rientro in Italia, altri 7 anni all'estero e fine dell'esperienza). Si faceva un colloquio al Ministero degli Affari Esteri (MAE)in una stanza nella quale erano presenti due ispettori del MPI e tre diplomatici (si tenga conto che il MAE è il più potente tra i ministeri e  dentro di esso la Liberazione non è mai arrivata; la stessa CGIL funzione pubblica, che organizza diplomatici e funzionari MAE,è un semplice sindacato corporativo che non vuole avere nulla a che fare con altri pezzi di CGIL, la sede di tale sindacato è al piano superiore del sindacato scuola ma non hanno mai comunicato tra loro per quanto vedremo). L'esame verteva sulla materia che uno avrebbe voluto insegnare e su una lingua indipendente dal luogo di destinazione. Nel 1971 passò poi la legge 153 che istituiva i CORSI di Lingua e Cultura italiana (a livello elementare e medio) nei doposcuola delle scuole dei Paesi dove, in passato, vi era stata una forte emigrazione italiana (la legge ebbe integrazioni e modifiche nel 1977, anche con direttive CEE).

        Io venni a conoscenza dell'esistenza delle scuole italiane all'estero nella primavera del 1979. Ad un corso di aggiornamento presso i laboratori centralizzati del MPI, un ispettore, l'indimenticabile Ettore Orlandini, mi disse che vi era questa opportunità. Tornato a Roma feci domanda presso il MAE (il tutto scadeva alla fine di luglio) e la persona che si occupava di tutto presso il MAE, tal prof.ssa Bellina, mi aiutò in tutte le pratiche da svolgere. Partii per le vacanze e non pensai più alla cosa (le attività che mi occupavano in Italia erano tante ed in realtà non è che avessi gran voglia di andare via). A fine dicembre mi arrivò un telegramma dall'Ufficio V del MAE che mi convocava per la prova di selezione l'8 gennaio 1980. Misi il vestito della festa ed andai. L'unica cosa che feci, come preparazione preliminare, fu il comprare ed il leggere per 15 giorni Le Monde (la lingua che avevo studiato al liceo era il francese).

        Ci trovammo in otto in un corridoio del MAE. Tutti seduti su una panca che stava di fronte ad una porta. Ci chiamarono uno ad uno e la porta si richiudeva dietro le spalle di ciascuno di noi. L'esame non era pubblico. Io credo di aver avuto la fortuna di provenire da un insegnamento richiesto, altrimenti sarei stato vittima dell'infinita discrezionalità esistente. L'esame fu in sé stupido ed anche ridicolo. L'ispettore di matematica mi chiede se secondo me sono utili i calcolatori elettronici. Rispondo di si e l'ispettore scuote affermativamente il capo e mi dice di passare a fisica. L'ispettore di fisica era uno di chimica il quale mi chiede le leggi di Faraday dell'elettrolisi (gliele dico) e un sistema per misurare piccole resistenze (glielo dico). Bene! passiamo alla lingua. Un elzeviro di Le Monde sulla crisi petrolifera. Il diplomatico mi fa leggere. Mi chiede di che si tratta. Rispondo, perché il francese lo conosco abbastanza bene. Bene si accomodi.

        Aspetto insieme agli altri  con un certo timore, quando le prove sono troppo facili la cosa puzza sempre un poco. Dopo una ventina di minuti esce la comandata MPI al MAE, la prof. Bellina di cui prima, che affigge sulla porta un foglio di carta, vi erano i nostri 8 nomi con a fianco la scritta "idoneo". Ricordo che l'esame non garantiva nulla (si poteva essere idonei ma, se non vi fosse stata una sede a disposizione, tutto finiva lì), era a fondo perduto. Sottolineo poi il fatto che, dentro quella stanza del MAE si sarebbe potuta decidere qualunque cosa, e che le graduatorie, e quindi il diritto, erano completamente inesistenti. Discrezionalità totale ed io credo di essere entrato in quel mondo in quanto "ricercato" sul mercato dell'estero, per le discipline che insegno. Il 16 luglio mi arriva un telegramma in cui mi si dice che sono stato nominato a Madrid. Vado al MAE e dico che non gradisco Madrid. "Professore se ne pentirà" mi dice la Preside Centrella. Non fa nulla, rispondo (il mio desiderio era di andare fuori ma avrei tanto voluto non andare: lavoravamo in due e non vi erano problemi economici, l'unico problema era una famiglia incasinata da orari diversi di lavoro e da figli in asili portati e ripresi a tutte le ore). Mi chiamarono per telefono il giorno dopo. Professore ci sarebbe anche Barcellona. Accettai ed iniziai il mio settennio con la segreta speranza di ritornare prima. 

        Arrivai a Barcellona il 2 ottobre del 1980. La prima cosa che feci fu il prendere contatto con un qualcuno della CGIL scuola, se mai vi fosse stato. Si vi era un certo Franco Rossi che lavorava presso l'Istituto Italiano di Cultura (IIC). Tentai di incontrarlo ma, appena mi vide, mi disse che quella era la CGIL precari. Non capii. Ho insistito ed egli mi ha spiegato che rappresentava gran parte dei precari presso gli ISCIE che tentavano di sistemare la loro posizione. Benissimo, dissi io. Lavoriamo insieme. No, non ci interessano i privilegiati di ruolo! Caspita, in che mondo sono capitato? Dopo un poco di tempo scopro che Franco Rossi era il Segretario del FUAN (fascista) presso l'università di Venezia da cui proveniva. Sempre meglio! Tentai più volte di andare alle riunioni di questi precari ma mi sbarravano sempre la porta in faccia. Telefonai a Roma e mi dissero che dovevo capirli, erano impegnati in una trattativa per una legge importante che stava per passare.

         Due anni dopo (1982) passò la legge di revisione del reclutamento per accedere presso le ISCIE, la legge più oscena della Repubblica, la 604. Tutti i precari che si trovavano a lavorare nelle scuole italiane all'estero venivano immessi in ruolo ALL'ESTERO senza anno di prova, se poi vi fosse stato qualche non abilitato , l'abilitazione la si otteneva in soli 7 giorni, a Roma.Premesso che gente che lavorava da anni in condizioni precarie meritava un riconoscimento giuridico, la mostruosità nasceva perché a tutti questi veniva concesso lo stesso trattamento economico (l'assegno di sede) di chi proveniva espressamente per quello scopo dall'Italia. Nella scuola di Barcellona 4 signore passarono di ruolo (presso l'IIC altre 4). Erano tutte e quattro venute in Spagna da svariati anni al seguito di mariti industriali o dirigenti di azienda (Snia, IBM, Pirelli,Fiat,..). Le signore (il fatto che fossero donne è poco importante sarebbe stato lo stesso se fossero state uomini, tant'è vero che Franco Rossi era uomo) avevano intrapreso la "carriera" di insegnanti per passare il tempo. Si ritrovarono con lo stesso mio assegno e di tutti quelli che provenivano dall'Italia (inoltre si ritrovarono nominate in ruolo addirittura sul posto che occupavano!). Questo fatto, in situazioni anche diverse da luogo a luogo, immise nei ruoli dello Stato con assegno di sede più di 1000 unità. Il legislatore, che aveva previsto l'ira di quelli che provenivano dal territorio metropolitano, dette loro un contentino. I 7 anni potevano diventare 11 a richiesta e senza soluzione di continuità. Successivamente vi fu l'opera di un Direttore Didattico in una scuola svizzera (tal Oddera) che spinse attraverso un parlamentare del PSI , Rotiroti, per ottenere altri 3 anni (era l'epoca del CAF, le leggi si facevano ad personam). Così nacquero i 14 anni di fila per tutti quelli che erano stati assunti tra l'80 e l'82. Questi 14 anni scadevano nel 1994. Cosa hanno fatto i sindacati confederali in tale circostanza? Ferrei alleati dei "precari" che, per tutto ringraziamento, appena passata la legge, se ne andarono dalla CGIL e da altri impegni sindacali (per passare in gran parte alla UIL, sempre stata specialista di furbizie e funambolismi. La situazione venne presa in mano da una compagna di ruolo (Gabriella Anselmi) e da me. Iniziammo a scrivere ed a telefonare tutta la nostra indignazione per questa legge. Orecchie da mercante: nessuno si degnava di dire qualcosa. All'estero, dalle primitive 800 persone, eravamo passati a 2400 (piano piano ci si è ridotti oggi a meno di 1300). In altri Paesi (Somalia, Eritrea, Etiopia,...) erano stati immessi in ruolo discendenti delle nostre truppe coloniali che ricercavano il famoso posto al sole, persone che per sbaglio passavano ed avevano avuto un qualche incarico in una data scuola. Passarono di ruolo persone che non conoscevano né la lingua del posto né l'italiana. In compenso, per buon peso, mentre si facevano queste operazioni indegne, si introducevano degli esami triennali (scritti ed orali) per il personale di ruolo che dall'Italia ambisse al comando estero (i primi esami di questo tipo si fecero nell'87, poi nel '90. Nel 1994 la normativa cambiò e quelli furono i primi esami con uno scritto nella  lingua del Paese ambito e gli orali parte in italiano - su legislazione, psicopedagogia e materie specifiche - e parte in lingua).

            Ripeto: l'immissione in ruolo di persone che avessero fatto un dato periodo di servizio mi pare sacrosanta. Ma il procedimento doveva essere il seguente: si fissano il numero degli anni di servizio preruolo necessari, si richiede una abilitazione e DOPO si viene immessi in ruolo. Dove si prende servizio? Ma in Italia perché è indispensabile fare l'anno di straordinariato. Ma perché all'estero non si può? NO! Perché ciascuno di noi (ex) di ruolo quando viene destinato all'estero trova sul decreto una dicitura come questa: "il professor Pinco Pallino viene momentaneamente messo fuori ruolo e comandato presso....". Come si fa a fare l'anno di straordinariato per passare di ruolo se neppure esiste il ruolo estero? Comunque questa legge fu un cavallo di battaglia CGIL (avevamo la C del CAF che era una zavorra estremamente ingombrante), CISL ed UIL. Riuscirono a creare le condizioni per il successivo completo degrado delle ISCIE (in questo senso vi è da aggiungere un provvedimento estemporaneo di Trentin - nell' "annus horribilis" 1993 - : egli autorizzò i colleghi che operavano presso gli IIC a passare dal settore scuola alla funzione pubblica, con una ulteriore e deleteria frammentazione della categoria).

            E' arrivato il momento, per capire meglio, di descrivere la struttura dell'intervento degli ISCIE nel mondo. Intanto vi sono gli IIC. Fino al 1993 si accedeva ad essi con la stessa selezione che portava alle scuole e a qualunque altra attività culturale. Poi, dopo la sciocchezza di Trentin, questi ex colleghi si sono involati e sono diventati dipendenti del MAE, dando inizio alle catastrofi della politica culturale italiana all'estero. Come dipendenti ISCIE restano: coloro che lavorano nelle scuole di Stato, coloro che lavorano nelle scuole private, i lettori di Lingua italiana presso le Università straniere e la miriade di occupati nei "corsi", il punto nero (per il clientelismo indotto, soprattutto in Svizzera, Belgio e Germania; per veri e propri furti allo Stato, in America Latina), il più nero possibile dal punto di vista della preparazione, della verifica di essa, della protezione completa da parte sindacale, dallo sfuggire a qualsiasi controllo, dalla loro miracolosa permanenza all'estero da sempre (costoro, come già detto, prendono il cospicuo assegno che prendono quelli che partono in missione dall'Italia; ciò equivale e ad un collega che la mattina andasse  a scuola in Italia nel suo paesello e si trovasse uno stipendio quadruplicato. Poiché molti di questi signori neppure conoscono l'Italia, hanno famiglia da quelle parti e tutti gli interessi nel Paese ospitante, non gradiscono in nessun caso di tornare e poiché sono all'interno di molti di quegli enti inutili costruiti all'estero (come i Comites, i comitati Dante Alighieri, i circoli sportivi Azzurri,....) riescono ad avere grande udienza dalle forze politiche (soprattutto dopo la legge sul voto degli italiani all'estero. Ciò che turba è che tale udienza la hanno anche dalla CGIL Scuola che ha praticamente impostato la sua politica culturale estera sulle esigenze di questi strani personaggi (connivendo con il governo amico: basta vedere i vari comunicati di "protesta" della CGIL, quasi sempre firmati da Simeone e non da Panini).

        Le scuole statali sono in numero ridottissimo: Addis Abeba, Asmara, Parigi, Atene, Casablanca, Barcellona, Madrid, Zurigo (solo elementare) e Istanbul.  Se si osservano le città si scopre che lo Stato italiano ha preferito seguire l'Impero e gli alleati di ferro che non la nostra emigrazione. I lettorati sono diffusi un poco dappertutto.Vi sono poi una miriade di scuole private legalmente riconosciute che succhiano fior di miliardi allo Stato, il quale, oltre a dare dei contributi ad esse, invia anche svariati insegnanti a carico del MAE. Altre scuole private sono quelle esistenti in Europa a gestione dei sindacati confederali italiani. Anche queste sono finanziate dal MAE.

RITORNIAMO ALLA CRONOLOGIA

        Con l'oscena legge 604 si è praticamente creato una sorta di blocco degli invii all'estero. Coloro che già operavano in esse provenienti dall'Italia avevano almeno dodici anni davanti a loro. Coloro che erano stati immessi in ruolo comn la 604 avevano davanti a loro altrettanti anni. Molti di noi si sono battuti soprattutto contro l'assurda posizione sindacale al fine di superare l'anomalia. Non c'è stato nulla da fare. Nel frattempo iniziano le  prove di selezione per accedere all'estero previste con cadenza triennale dalla legge 604. Tali prove iniziano a diventare oggettive. Solo nel 1992 viene bandita una prova di selezione che dovrà essere svolta con scritto ed orale in lingua (quella alla quale ho già accennato e che si realizzò nel 1994). Il rappresentante estero CGIL è Enrico Panini che inizia una politica che tende a far sapere che esiste l'estero a tutti gli operatori scolastici italiani. La sua opera di ristrutturazione è meritoria ma non è portata a termine perché il Congresso di Chianciano eleva Panini alla segreteria nazionale. Il suo posto viene preso da Filippo Ottone che farà la migliore operazione di razionalizzazione possibile, fra tante resistenze di gruppi di corsisti soprattutto svizzeri ed anche con sotterranei boicottaggi da parte di colleghi del direttivo nazionale. Vediamo quale è stata la grande novità che Filippo Ottone è riuscito a far passare nel Contratto Estero per l'anno 1996. Ha spinto con forza ed è riuscito a togliere ogni discrezionalità dell'invio all'estero al MAE. Ha fatto riconoscere l'invio all'estero come mobilità, con scontri duri che il MAE non ha mai digerito. Dal 1992/3 iniziarono ad essere bandite delle prove di selezione per l'estero pubbliche, che avrebbero originato graduatorie permanenti da cui attingere in qualunque momento per l'invio all'estero (questo fatto realizzava un sogno di ogni onesto lavoratore all'estero, la fine di quell'articolo 19 della legge 740/40 che era la migliore arma clientelare e di privilegio del MAE).

        A questo punto occorre introdurre un soggetto con molto peso in tutta la storia. Al MAE vi era un Ufficio, il V, ora diventato IV, che è costituito nella sua interezza da cento comandati del MPI. In 21 anni di mio servizio all'estero non sono mai riuscito a sapere come si otteneva il comando in quel luogo. Eppure la mia richiesta era ufficiale al MAE, anche attraverso il sindacato CGIL. Nessuno è riuscito mai a sapere nulla. Io qualche cosina l'ho scoperta: amanti di ambasciatori, amanti di fratelli di ambasciatori, persone care a certi politici, ... Quelle persone sono sempre state quelle che svolazzavano per l'estero utilizzando l'art. 19. Perché? Perché questo articolo non obbligava ad una presenza di MINIMO 3 anni ma permetteva un solo anno (che poi voleva dire 10 mesi veri). Ora recarsi anche in Uganda per soli dieci mesi è una bella gita turistica che nulla toglie ai rapporti famigliari e di amicizia. Neppure richiede traslochi od altro. Si va, si guadagnano moltissimi soldi, si fa una bella esperienza e si ritorna nella propria casa con la famiglia e con gli amici . E l'Ufficio V ha sempre lavorato così: nascondeva cattedre in posti esotici (Rio de Janeiro, Lima, Caracas, Buenos Aires,...) e, ad anno scolastico cominciato, con il solito esamino a porte chiuse (non venuto meno con la legge 604), si inviava l'insegnante del cuore in quel tal posto perché "era rimasto scoperto". Per anni abbiamo vissuto questa vergogna inarrestabile (per alcuni anni a Barcellona ho avuto la seguente situazione: il Console che fa venire sua moglie ad insegnare nel Liceo, quando la sorella era passata di ruolo con la 604 presso l'IIC!!! Tre persone della stessa famiglia nello stesso luogo! e tutte e tre con l'assegno di sede!), vergogna fissa anche OGGI per quel che riguarda gli esami di scuola media e finali. Quando si parla di risparmio e si pensa a queste cose viene da menare le mani. La legge permette ad un insegnante di liceo di fare il Presidente di Commissione per gli esami di Scuola Media. Mai accaduto. La norma voleva che, a fronte dei vari insegnanti di liceo che erano lì e potevano assolvere il compito assolutamente gratis, veniva una persona dall'Ufficio V che, nel complesso, costava all'Amministrazione mediamente 10 milioni di lire. La stesa cosa per gli esami finali. Un insegnante di Madrid può benissimo fare esami a Barcellona e viceversa. Chi già sta all'estero prende l'assegno di sede ed a lui è solo dovuto il viaggio aereo. Chi viene dall'Italia a fare esami ha diritto al viaggio ed all'assegno di sede (per il periodo degli esami) che si percepisce in quel dato luogo. La sarabanda di questi personaggi in periodo di esami era impressionante. Alcuni di loro erano comandati da una vita al MAE ed avevano completamente dimenticato la loro disciplina d'insegnamento; conseguenza di ciò è il fatto che lasciavano esaminare i membri interni o gli altri professionisti presenti in Commissione, facendo figure che solo noi, veri professionisti della scuola, notavamo. A questi "colleghi" dell'ora Ufficio IV, il Contratto Collettivo per l'Estero tagliò almeno l'articolo 19. Come? Le graduatorie di coloro che avevano fatto gli esami  permettevano, come hanno permesso (fino ad ora oltre il 60% del personale), un importante ricambio attraverso una riserva del 50% dei posti per chi proveniva dall'Italia ed inoltre erano graduatorie permanenti con una durata di nove anni (con la possibilità di migliorare la propria posizione in esse in esami triennali). Se qualche posto si rendeva vacante non si attivava l'articolo 19 ma si prendeva il primo in graduatoria non nominato.

        Molti di coloro che scadevano in quell'anno 1994, fecero la domanda di partecipazione alla selezione (gli scritti si tennero in aprile e gli orali in settembre). Nel frattempo (io scadevo nel 1994) ci rimandarono in Italia, ed io presi servizio in un liceo classico di Roma. Risultai poi vincitore della prova e primo in graduatoria. Questo mi permise di scegliere e scelsi di nuovo Barcellona (il settennio è scaduto a fine agosto 2001, i 21 anni di mio servizio all'estero). Questo esame lo facemmo in 12 tra Madrid e Barcellona. Tutti avevamo operato in queste sedi almeno per 12 anni. Solo in 3 superammo le prove, tutti gli altri furono bocciati. Le prove erano semplici? Forse. Si vogliono fare più complesse? Magari! Il  problema è sempre quello,  intanto di chi,  a questo punto,  esamina chi;  e poi l'altro: su certi insegnamenti e su certe lingue le persone disponibili sono pochissime ed è quasi impossibile il ricambio. 

        Questo tipo di selezione era scaturita da un accordo OO.SS-MAE che partiva da un presupposto fondamentale: l'invio all'estero di personale della scuola è da considerarsi mobilità professionale e, come tale, soggetta a contrattazione sindacale (tanto per capirci, occorre sapere che su molte cose il Sindacato può protestare, ma non contrattare; ad esempio sull'entità dell'assegno di sede, sul contingente da destinare all'estero,...). Questa posizione, messa in discussione da varie parti, è stata autorevolmente riconosciuta ed affermata dal Consiglio di Stato nel novembre 1999. Per la prima volta il bando del 1993, finalizzato a selezionare personale che operasse nelle ISCIE, prevedeva una prova scritta nella lingua dell'area linguistica dove un aspirante intendesse andare ad operare (fino a 40 punti), una prova orale parte in quella lingua e parte in italiano (fino a 40 punti), una tabella di valutazione dei titoli culturali e professionali (fino a 20 punti). E' importante sottolineare (anche per il seguito di ricorsi che ha avuto) il fatto che per poter accedere alla prova di selezione occorreva aver svolto almeno un servizio triennale in Italia (tale richiesta  attrasse su Ottone gli strali di molti corsisti mai transitati per l'Italia, con sostegni non solo morali da parte di infiltrati nella dirigenza sindacale, perché questa non era la condizione in cui si trovavano coloro che erano stati miracolati dalla 604. Lor signori puntavano a stare all'estero a vita e ciò vuol dire starsene a casa loro con l'assegno di sede Questo  fatto è tollerato dal nostro sindacato ed anzi i "corsisti" sono coccolati dai responsabili estero CGIL almeno da quando Ottone ha lasciato il suo posto di dirigente CGIL). Una bozza di programma era indicata nel bando: si trattava di conoscere la legislazione scolastica italiana e dell'area linguistica dove si aspirasse  andare, questioni didattiche e psicopedagogiche particolarmente orientate verso le relative materie di insegnamento (vi sono state prove, soprattutto orali, che sono anche entrate nello specifico delle materie da andare ad insegnare ma, a priori, tutti erano stati d'accordo nell'escludere una tale valutazione perché, nell'ipotesi uno fosse stato bocciato sulla sua materia per recarsi all'estero, come sarebbe stato possibile rinviarlo allegramente ad andare ad insegnare quella materia in una scuola in Italia?). La prova scritta consisteva in un brano nella lingua straniera che si era scelta (tra inglese, francese, tedesco, spagnolo). Tale brano era tratto da un qualche testo di legislazione scolastica o di progetti di riforma o di riforme iniziate o di questioni didattico-psico-pedagogiche. Dato il brano vi erano poi delle domande (in lingua), alle quali occorreva rispondere (in lingua), mirate a capire se il candidato conoscesse o meno il problema accennato nel brano. Un'ultima domanda riguardava sempre una questione del tipo: come il candidato vedrebbe la tal cosa nella realtà scolastica italiana, particolarmente nell'ambito della propria materia. Il tutto si svolgeva al palazzo degli esami (Via Induno, Roma) con il metodo dei concorsi (doppia busta sigillata, ecc.). Dopo 3 o 4 mesi i risultati. Occorreva aver preso almeno 28/40 per essere ammesso agli orali. A questa seconda fase si veniva convocati con telegramma presso il MAE dove una Commissione di ispettori del MPI e di esperti (questo avveniva soprattutto per le lingue dove tra gli esperti vi era personale degli IIC che appunto intavolava una conversazione in lingua) ti esaminava. Parte dell'orale verteva su una conversazione in lingua, parte sull'esperienza professionale del candidato e su questioni di didattica della propria disciplina (e qui si entrava poi nei dettagli specifici della materia). La tabella dei titoli era forse la parte più discutibile (certi titoli valutati troppo - quei corsi alla Vertecchi -, altri poco o per nulla,..,) ma era la stessa per tutti (è importante sottolineare che non era valutato in alcun modo il precedente servizio prestato all'estero, proprio per non dare alcun vantaggio a coloro che già avevano operato all'estero). I risultati definitivi della prova di selezione (verso i quali si poteva ricorrere con tutte le usuali procedure) originavano, per aree linguistiche e per discipline d'insegnamento, una graduatoria permanente. In prima battuta (a.s. 1994/95 per il nostro emisfero) si usciva scegliendo i posti disponibili secondo il posto occupato in graduatoria (se si era chiamati a scegliere e le sedi disponibili non erano di gradimento, tanto che uno le rifiutava, si veniva depennati dalla graduatoria per almeno un triennio). La graduatoria veniva aggiornata ogni tre anni con nuove prove di selezione aperte a tutti, anche a coloro i quali erano già in servizio all'estero per dar loro l'opportunità di migliorare il proprio posto nella graduatoria medesima. Se una persona saltava tre prove successive (stava 9 anni senza fare prove di selezione) veniva definitivamente depennato dalla graduatoria. Dicevo come sono andate le cose in prima battuta. Da quel momento chiunque volesse recarsi all'estero era soggetto alla riserva del 50% dei posti per personale proveniente dall'Italia (se nell'anno scolastico xyz, c'era nell'area spagnola un solo posto libero di Disegno a Caracas, partiva il primo in graduatoria che non avesse operato all'estero da almeno un anno. Ciò vuoi dire che se c'era uno che in quell'anno era il n° 1 nella graduatoria e terminava il suo servizio a Bogotà, quest'ultimo tornava in Italia mentre il posto di Caracas spettava a quell'altro anche se era 50-esimo in graduatoria ma primo tra i "vergini"). Questo meccanismo, certamente discutibile e certamente discusso, è quello che ha permesso in 6 anni il ricambio di circa il 60% del personale che operava all'estero. Dove si sono avuti pochi ricambi? Nelle due situazioni in cui scarseggiano insegnanti a disposizione: 1) tutti gli insegnamenti e le funzioni per l'area tedesca; 2) insegnamento di matematica e fisica per tutte le aree ma particolarmente per quella spagnola (un fisico può conoscere il francese o l'inglese, è molto difficile che conosca lo spagnolo). Essere stato nominato in questo modo dava diritto a 7 anni all'estero (con un solo possibile trasferimento) e, se si fosse stati in posizione utile nella graduatoria per essere rinominati ad altri sette anni (in prima applicazione) senza soluzione di continuità, in successive applicazioni con il rientro in Italia per un anno tra un settennio e l'altro (si tenga conto che esauriti i 14 anni se uno per i nove anni di fila di cui dicevo prima non aveva rifatto la prova di selezione in modo da dimostrare di nuovo di essere "preparato", doveva definitivamente ritornare in Italia).

        Questo meccanismo aveva certamente bisogno di qualche aggiustamento. Però aveva mostrato di funzionare per: 1) accertamento di competenze; 2) ricambio; 3) avere un luogo dove attingere in qualunque momento per nominare su posti vacanti. Secondo me non funzionava perché spesso, in nome di un preteso ricambio, premiava gli ultimi in graduatoria rispetto ai primi (l'andare all'estero in Italia è considerato come un viaggio premio che rende chi parte "un privilegiato"). Ma la parte più importante di queste prove di selezione risiedeva nel fatto che per la prima volta si aveva TRASPARENZA e si era tolta la gran parte della DISCREZIONALITÀ' al MAE. Nasceva da un CONTRATTO del 1996 tra MAE, MPI, ARAN e OO.SS. Vi era stato un ricorso per la parte relativa al requisito dei tre anni, appellandosi al fatto che la destinazione all'estero non poteva essere considerata mobilità professionale. Tale ricorso, inizialmente accettato dal TAR del Lazio, era stato poi rigettato dal Consiglio di Stato nel novembre del 1999. Ebbene, contro questo meccanismo, si è mosso il governo di centro sinistra tutto (con i DS in prima fila applauditi dai raccomandati dell'Ufficio V), ottenendo l'unanimità dei voti del Parlamento (con solo Furio Colombo che ha votato contro) per approvare una legge, la 147/00 che, nel suo articolo 9 riporta la storia del MAE a raccomandazioni, favoritismi e discrezionalità (occorre ricordare che lo stesso MAE aveva firmato con i sindacati presso l'ARAN il 24 febbraio 2000 il rinnovo del contratto estero, con la completa riconferma del modo di reclutamento previsto dagli accordi del 1996. Solo 75 giorni dopo vi era il ribaltamento totale della situazione. Come dire: un governo con poche idee ma confuse). L'11 maggio è stata approvata questa legge  infame (la legge era presentata con caratteri d'urgenza perché trattava di fondi per io nostro contingente militare in Bosnia, fondi per gli aiuti al popolo palestinese,.... ed un suo articolo, il 9, dice "ristrutturazione degli ISCIE". Naturalmente occorreva votare le altre cose, ma nessuno, a parte Andreotti, ha chiesto uno stralcio per una vicenda che richiedeva comunque ben altra attenzione). La nuova prova di selezione da ora sarà UNICA (la definizione tecnica adottata è un poco boccaccesca: si parla di "una prova pratico-orale in lingua"). Chiunque abbia fatto più di 7 anni all'estero dovrà tornare definitivamente in Italia. Coloro che usciranno mediante quella prova oscena (che reintroduce tutta la discrezionalità del MAE che, vi assicuro è enorme) . Se la prova ritorna nel chiuso di una stanza, senza quel pezzo inizialmente anonimo che è lo scritto, la frittata è fatta. Di questo ringraziamo i DS Migone, Bartolich, Corrao, Danieli, Serri, agli ordini di D'Alema e Fassino (che già aveva dato prove di cedere alle clientele quando si è cimentato come Ministro del Commercio estero). Coloro che usciranno, dicevo, potranno fare 5 anni, dovranno ritornare in Italia per 3 anni, e dopo una ulteriore prova di selezione, potranno riuscire per altri 5 anni, POI BASTA: hanno goduto troppo! Come si articolerà il tutto? come sarà gestita la fase di transizione? ...non si sa. Entro i primi di dicembre 2000 il MAE avrebbe dovuto pubblicare un regolamento applicativo della legge 147. Non lo ha fatto. Nel frattempo i nostri sindacati non hanno fatto nulla. Io avevo mobilitato la categoria in quanto responsabile sindacale della Spagna. Era stato fissato uno sciopero per aprile del 2000 (prima che passasse la legge). Mi telefona Simeone da Roma e mi dice che non ho la copertura per questo sciopero (va detto che il responsabile per l'estero della segreteria nazionale, dopo Ottone,  è diventato Righetti il quale ha semplicemente delegato Simeone, un ATA, a rappresentare la politica sindacale e culturale della CGIL verso il resto del mondo). Debbo revocarlo. La legge passerà l'11 maggio e lo sciopero (con la partecipazione che si può immaginare) si farà, a babbo morto e a interessati ormai smobilitati, il 26 maggio.

MA QUANTO SI GUADAGNA ALL'ESTERO ? ALCUNI DATI

        Vediamo di capire qual è l'entità degli assegni di sede, degli stipendi metropolitani e di quanto guadagnano altri operatori italiani (pubblici e privati) operanti all'estero. Prima di parlare dell'entità dei compensi che spettano a chi va a lavorare all'estero occorre far riferimento al salario di un operatore scolastico in Italia.

        Nel 1970, quando iniziai ad insegnare (liceo), il mio stipendio era di 220 000 lire al mese. Comprai la mia prima auto, una A 112 che costava 960 000 lire: con 4 stipendi compravo un'auto di quel livello. Oggi il primo stipendio di un insegnante di liceo è di 1,8 milioni. Per comprare una macchina corrispondente alla A 112, una Y 10, occorrono 18 milioni, 10 stipendi! Aggiustate come vi pare le cifre che vi ho dato, ciò che viene fuori è che COME MINIMO il potere d'acquisto del salario di un insegnante si è dimezzato. La scuola è via via diventata una occupazione secondaria (il secondo lavoro) che via via ha perso la qualità e l'impegno degli operatori che qualche lustro addietro vi erano. Questa situazione, che meriterebbe una analisi più approfondita, è stata voluta dai successivi governi per fornire un sostegno di un ipotetico part-time a chi doveva insieme al denaro fornire ulteriore lavoro in casa (tenere in piedi famiglia e figli). Oggi come dato di fatto gli operatori scolastici italiani sono pagati mediamente la metà (facendo riferimento al costo della vita ed all'impegno di lavoro richiesto in ogni singolo Paese) di quanto non lo siano tutti i nostri colleghi europei. Tra l'altro, quando si fanno quelle tabelle che confrontano il numero di giorni di lezione, l'Italia è l'unico Paese in cui non vengono conteggiati come giorni lavorativi quelli delle prove di esame, di scrutinio o di verifica. A proposito poi del fatto che si dice che in Italia il rapporto docente alunni è basso, nessuno sa rispondere che se si fa il tempo prolungato o pieno, una stessa classe assorbe il doppio del personale. Infine, tutte le attività pomeridiane che allegramente ci vengono richieste, sono attività professionali e non missionarie che altrove sono retribuite a parte del salario.

        Questa situazione italiana rende l'estero un luogo che, nell'immaginario dei nostri colleghi metropolitani, rappresenta il paese del bengodi. Posso garantire per la mia esperienza pluriennale all'estero che analoghe situazioni non si verificano per francesi, tedeschi, spagnoli,... che debbano recarsi nelle loro scuole all'estero. E si capisce subito perché: tali colleghi europei vanno all'estero guadagnando il doppio o un pochino di più di quanto non guadagnino in territorio metropolitano. Da noi, VISTI I DATI DI PARTENZA, si guadagna 4 volte di più! E poiché abbiamo in Parlamento dei populisti e cialtroni hanno visto scandalo nei 10 milioni che si prendono all'estero sostenendo che "è ben 4 volte quanto prende un analogo lavoratore in Italia!". La tabella puntuale Paese per Paese del mondo è stata pubblicata da Filippo Ottone qualche tempo fa Riassumo con un margine di errore massimo del 10%.  Il vero stipendio di chi si reca all'estero è quello italiano decurtato della contingenza. Questo assegno a seconda di tipo di scuola e di anzianità di servizio varia da 1,5 milioni a 2 milioni. Questo E' lo stipendio pensionabile. Poi si aggiunge un "assegno di sede" che varia da Paese a Paese a seconda di due parametri fondamentali: il costo della vita; il disagio del luogo. Questo assegno varia dai (livello minimo) 5 milioni in Spagna ai 10 che si possono prendere in Etiopia o Eritrea o Perù o Bolivia,... A questo assegno occorre aggiungere un 20% se si ha un coniuge a carico ed un 5% per ogni figlio minore a carico. Personalmente lavoravo a Barcellona, insegnavo nel Liceo (livello più alto a parte il Preside), ho moglie e due figli a carico e prendevo 800.000 pesetas (circa 9 milioni di lire) al mese per 12 mensilità. Aggiungendo i due milioni di stipendio in Italia guadagnavo 11 milioni al mese. Un collega di scuola elementare, senza famiglia, non arriva ai 7 milioni complessivi ed ancora meno prende il personale ATA. Il calcolo operato prima relativo al fatto che all'estero si  prende 4 volte quello che si prende in Italia è generalmente vero. La menzogna sta in tutto ciò che non viene detto. Prima di tutto che il vero problema è quello che si diceva prima: il salario in Italia! Personalmente, poiché in casa il mio è l'unico lavoro retribuito, con 4 o 5 milioni di salario mensile non penserei mai di recarmi a lavorare all'estero. Cosa comporta andare all'estero (certe volte non si riflette bene quando si prende una tale decisione e si rischia di trovarsi "fregati" per tutta la vita)? Si tagliano tutte le radici, tutte le amicizie, le attività, le relazioni e le collaborazioni(giornali, università, case editrici,...) che si avevano spariscono (nonostante le ottime intenzioni alla partenza) nell'arco, al massimo, di un anno. Ognuno di noi ha delle attività cui tiene e che mantiene "per la gloria", tutto ciò finisce. Si va generalmente in luoghi dove ogni rapporto con l'Italia diventa complicatissimo. In Africa o in America Latina vedere un quotidiano italiano di una settimana prima è un sogno. Tornare in Italia e rivedere i tuoi amici che ne hanno degli altri e che tu sei anche uscito dal gergo che si è acquisito attraverso certi spettacoli TV o cose analoghe, è molto brutto. Vai affamato in libreria per comprarti libri e dischi di cui hai sentito parlare. Rivedi i tuoi parenti dopo tanto tempo ed a volte hai solo la notizia della loro scomparsa (da certi Paesi dove vi sono due aerei a settimana è anche impossibile avere la possibilità di andare ad un funerale).

        Tutto questo è certamente quasi inesistente per l'Europa soprattutto per le nuove tecnologie di comunicazione, per le paraboliche, internet,... Ma nella gran parte dei Paesi sono ancora problemi fondamentali. Vi sono poi i problemi delle spese che, vivendo all'estero, aumentano vertiginosamente. Intanto devono essere mantenute due case (con tutte le relative bollette e tasse), poi quando un figlio ha bisogno di proseguire gli studi e nel luogo dove ti trovi non c'è quella scuola devi trasferirlo in Italia e sei fortunato se la casa che hai coincide con il luogo degli studi. Il coniuge inizia a fare il pendolare per stare un poco con il coniuge che resta a lavorare ed un poco con il figlio, solo in una certa città d'Italia. Qualche volta qualche figlio trova il suo compagno/a in quel Paese e si sposa lì e quando tu torni in Italia, senza assegno di sede, è vedersi una volta l'anno. I viaggi aerei, il telefono ti tolgono un 30% del tuo assegno. E se qualcuno dei tuoi si ammala? Tutto bene se sei in Europa. Ma se accade ad Addis Abeba? Ad Asmara? ... Ecco di cose come queste ve ne sono infinite ed ognuno può pensare alle sue. lo non le avevo pensate come non avevo pensato un'altra cosa che ha reso per me l'estero una prigione. Normalmente la mia esperienza mi ha fatto incontrare sempre coniugi ambedue impiegati statali. Quando uno dei due viene a lavorare all'estero, l'altro si serve della legge Signorello, va in aspettativa, sta con il coniuge che lavora all'estero (al quale viene corrisposto quel 20% di cui dicevo), poi quando il mandato finisce i due tornano in Italia ed il  coniuge "Signorello"  ritrova  il  suo  posto ed  il  suo stipendio.  A tutto questo  non  avevo pensato: mia moglie non faceva un lavoro statale, lo ha lasciato ed ora quello stipendio non esiste più. La prigione estero nasce dal fatto che ora, con due figli che fanno l'Università, sono tornato in Italia con uno stipendio di circa 3 milioni al mese (fortuna che vivo vicino S. Pietro e sistemandomi sotto il Colonnato qualche elemosina la troverò) e la speranza che qualcuno di questi figli inizi a lavorare, certamente sapete, è molto remota.

        L'estero ha anche altre norme che sono pesanti per chi non le conosce e se le vede piombare addosso. Intanto se nel corso di un anno scolastico uno si ammala per complessivi più di 60 giorni viene d'ufficio restituito ai ruoli metropolitani. Ogni volta che si esce dalla circoscrizione consolare occorre recarsi in Consolato a firmare dei verbali che rifirmerà quando rientra. Non ci si può allontanare dalla circoscrizione consolare per più di 48 giorni lavorativi l'anno (in epoca in cui la didattica è sospesa). I pagamenti delle spettanze sono alla fantasia degli uffici competenti (il primo anno che mi recai all'estero ebbi le prime spettanze con 9 mesi di ritardo). I Consoli che sono i nostri Provveditori sono a livelli paurosi di ignoranza su questioni scolastiche e se accettano (pochissimi) quanto tu gli dici, bene, ma quando si intromettono in modo sempre improprio sono dei dolori.

        Tutto questo è pagato, non c'è dubbio! Ma è tutto questo! E la cosa non dura 1 o 2 anni. Per quanto dicevo e soprattutto per chi ha figli che studiano, non si possono cambiare sedi e prendere i familiari utilizzandoli come pacchi. Una ultima questione. Quanti siamo in queste condizioni di "privilegio"? Circa 1200 in tutto il mondo (eravamo circa 800 prima della legge 604, siamo passati a 2200 dopo quella legge ed ora siamo tornati a 1200). Le nostre funzioni sono le più varie ed a volte drammatiche. Quasi tutti noi siamo laureati e passati attraverso la trafila dei concorsi abilitazioni, ruolo, destinazioni estero.

        Quali altre categorie di personale dello Stato lavorano all'estero?

        A parte gli Ambasciatori ed i Consoli (dei cui assegni è meglio non parlare per ragioni legate alla salute di chi legge), vi è tutto il personale dei Consolati e delle Ambasciate, tutto quello dell'ENIT, dell'ICE, della Camera di Commercio. Abbiamo tentato anche tramite i sindacati di conoscere le tabelle retributive di tale personale: NULLA! Con una operazione di spionaggio c'è riuscito di carpire le tabelle con cui è pagato il personale dei consolati e delle ambasciate (il numero di tali impiegati è di gran lunga superiore al nostro). Si tratta di personale che ha come titoli: scuola elementare, scuola media, diploma scuola superiore. Io prendo ciò che vi ho detto. Nelle tabelle consolati/ambasciate io sono equiparato al penultimo livello di quei lavoratori: io prendo come un "autista capo". Un professore di scuola media prende come l'ultimo livello di quel personale, "l'autista". I nostri colleghi delle elementari ed il personale ATA sono ancora più giù e non hanno corrispettivo. Di quel personale i diplomati si fanno chiamare "cancellieri" e guadagnano più di un preside e più del doppio di quello che guadagno io (inoltre lor signori godono di esenzioni fiscali su tutti i generi, esenzioni di cui noi non godiamo). Questa gente esce senza DOVER conoscere la lingua del Paese in cui va (ed ha a che fare con il pubblico, mentre nelle scuole italiane si parla italiano), non fa nessun esame, sta fuori 5+5 anni di seguito (in due sedi diverse) torna a lavorare al MAE per 2 anni e poi riesce 5+5, e poi 2 anni al MAE, e così per tutta la vita.

        Per quanto ne sappiamo anche tutti gli altri statali destinati all'estero hanno stesso trattamento e stesso livello retributivo che, mediamente, è il doppio del nostro. I lavoratori di aziende private hanno salari simili ai nostri ma una montagna di agevolazioni che praticamente raddoppiano loro le spettanze (casa grande da poter essere usata per rappresentanza offerta dalla ditta, bollette e viaggi pagati, auto della ditta,...).

        Ecco io sono convinto che occorra intervenire, innanzitutto per quel che ci riguarda raddoppiando i nostri stipendi metropolitani. Poi occorre veramente pensare ad una perequazione delle spettanze di coloro che vanno all'estero, lo non avrei nulla in contrario a prendere 8 anziché 12 milioni. Vorrei però che a lato si costruissero tabelle in cui un diplomato piglia 6 (siamo o non siamo liberali!) ed un autista 3. Questi dati sono parole al vento; la nostra classe politica non è preparata ad affrontare tali problemi : se la prende sempre con le categorie più deboli (un nostro sciopero rispetto ad uno dei consolari è una zanzara rispetto ad un rinoceronte). Quindi Cultura ci vuole!

            Proprio ciò che non hanno i nostri rappresentanti in Parlamento (i quali, tra l'altro, si mantengono una pletora infinita di personale - i commessi - che guadagnano 4 volte ciò che guadagna un insegnante in Italia, e poi i segretari,...).

COSA SI FA ALL'ESTERO

        La prima cosa (non seguo un ordine di importanza), la più semplice, è l'andare ad operare come insegnante a tutti i livelli (dalla materna al liceo) o come ATA in una Scuola Statale italiana (vedremo oltre il senso della semplicità che va confrontato con la complicazione di altre situazioni). Vi è poi l'operare in una Scuola Europea. Quindi come Lettore presso varie Università.

        E fin qui il tutto è in qualche modo "pubblico", ai di fuori di enti privati. Da questo punto comincia il vero calvario estero che è la gestione da parte di enti privati delle iniziative scolastiche. Vi sono innanzitutto i Corsi di lingua italiana (i famigerati corsi), quindi le scuole legalmente riconosciute o con presa d'atto.

        Sgombriamo subito il campo dagli Istituti di Cultura; essi dipendono dal MAE ed i loro addetti sono dipendenti MAE. Questa fu una delle ultime porcate di De Michelis che istituì il cosiddetto "ruolo tecnico" per nostri colleghi che solo casualmente passavano di lì  e che, improvvisamente, si trovarono a dipendere dagli Esteri con assegni ed uscite dall'Italia regolate come quelli/e del personale di ambasciate e consolati di cui ho parlato. Il fine del MAE era quello di mettere alla direzione degli Istituti di Cultura (IIC), dei diplomatici "in esubero". La cosa fu considerata così sporca che di quest'ultima cosa non se ne fece niente ma come risultato si ebbe il totale affossamento degli IIC, Oggi sopravvive qualche direttore e qualche vicedirettore; addetti pochi. Pochi ancora coloro che fanno i manager. Gran parte di questi ex colleghi naviga sul sicuro (niente più esami, anzi promossi esaminatori di noi che lavoravamo al loro fianco). Usciranno per tutta la vita, basta qualche mostra di pittura dell'amico del paesello, il concertino o un commento di Dante o Manzoni dell'ex amico-collega in Italia che poi si inviterà a qualche ricevimento e cena per far vedere quanto si è diventati importanti, ecco, basta questo e un poco di conti relativi all'amministrazione dell'istituto per stare tranquillo per la vita (l'Italia ne esce sempre come pizza, spaghetti e "o sole mio"). Questi Istituti, al fine di quanto sto tentando di raccontare, organizzano dei corsi d'italiano per stranieri (a pagamento) utilizzando qualche ora dei lettori (come vedremo) ma principalmente personale ultraprecario assunto in loco senza nessuna delle garanzie di preparazione che vengono comunemente richieste a qualunque operatore scolastico. Con i guadagni (lauti) di questi corsi si finanzia parte dell'Istituto: le paghe degli insegnanti ultraprecari, cene e ricevimenti che generalmente si fanno in onore di qualche sconosciuto "onorevole" di passaggio).

        Ma torniamo ai dipendenti MPI fuori ruolo al MAE, i circa 1200 di cui si diceva nel precedente intervento. Pochi di questi fanno il lavoro più semplice. Sono inseriti in Scuole Statali italiane. Di queste, che abbiano un curriculum completo di studi, ne esistono pochissime: Madrid, Barcellona, Parigi, Atene, Addis Abeba, Asmara, Istanbul. A parte Istanbul che vive una situazione, a mio giudizio, insopportabile per colpe del MAE per incapacità di gestione di politica estera con il governo turco, le altre funzionano all'incirca come una qualunque scuola in Italia. Vi sono differenze negli utenti. A Madrid e Barcellona oltre il 60% sono spagnoli con piccole percentuali di latino americani. A Parigi sono tutti  italiani (è difficile per un francese ammettere che una data scuola sia migliore di una scuola francese). Ad Atene, non ho mai capito il perché; vi sono sezioni separate per greci ed italiani, ad Addis Abeba ed Asmara la percentuale di gran lunga maggiore è di etiopi ed eritrei. Ad Istanbul sono quasi tutti turchi (solo qualche unità è italiana) ma vi è una strana situazione. Un gigantesco edificio di proprietà dello Stato italiano ospita la scuola. Il Preside viene inviato dal MAE, ma un Vicepreside turco ha potere di veto e sul preside inviato e sui singoli professori. Ogni mattina, nel cortile della scuola si fa l'alzabandiera turca con inno e tutti gli studenti inquadrati insieme ai professori stanno sull'attenti. Non sono gradite insegnanti in pantaloni ed insegnanti con la barba completa. I nostri pochissimi studenti, al momento dell'esame di stato, non possono usare  quell'edificio ma devono farsi ospitare nei locali dell'annesso Consolato. I turchi non fanno l'esame di stato e, solo mediante scrutinio finale ed accordi culturali, sono ammessi alle nostre università.

          Quali sono le principali differenze tra una scuola statale italiana ed una scuola statale italiana all'estero? All'estero c'è ancora un preside o direttore didattico che funziona come prima dei Decreti Delegati del 1974. Egli è autorità assoluta, può fare e disfare a suo piacimento con l'unico vincolo del Collegio Docenti. Se il Preside è persona aperta e disponibile permette che i genitori e gli studenti si organizzino ed ufficiosamente facciano conoscere il loro pensiero (che quasi sempre viene preso in considerazione). Se l'autorità è d'altra pasta sono guai (tanto per dare un riferimento su una delle tante norme che  riguardano chi opera all'estero, c'è quella dell'incompatibilità ambientale: se un preside o direttore didattico ti indica al Console come persona che non lega con l'ambiente e la cosa è sostenuta da qualche elemento del tipo uno studente bocciato che ti fa ricorso, puoi essere rispedito sui due piedi ai ruoli metropolitani. La cosa è più facile se inizia una qualche controversia con qualche console per motivi, ad esempio, sindacali). Nelle scuole di cui discutiamo si pagano delle rette, generalmente molto inferiori delle corrispettive scuole d'altri Paesi, e la gestione del denaro avviene attraverso la Cassa Scolastica di antica memoria. Per quanto ne so, nelle scuole statali non si sono mai avuti problemi di rilievo nella gestione finanziaria (ho notizia di un solo ammanco preso la scuola di Atene) se si eccettua il fatto che il MAE si comporta come un pezzente e lesina la lira, senza rendersi conto che 100 investito in queste scuole ritorna per 1000 in tempi relativamente brevi (della cosa parlerò oltre). Altra questione che si presenta alle scuole statali è che, come in Spagna, occorre preparare i ragazzi a due esami: da una parte quello di stato e dall'altra quello di ammissione all'università spagnola (la "selectividad"). Non tutti i programmi coincidono, i metodi ai lavoro sono diversi (in Spagna non esiste l'orale), occorre quindi un lavoro su un doppio binario non sempre agevole. Particolarmente Barcellona soffre di un ulteriore problema: i ragazzi vivono in un ambiente trilingue, spagnolo, catalano, italiano con interferenze linguistiche impressionanti. L'ottusità del MAE in materia didattica si può evidenziare facendo notare che l'assunzione di un solo insegnante (matematica e fisica) avrebbe permesso di rendere il nostro liceo ad indirizzo, oltreché scientifico, anche linguistico (oltre alle lingue suddette da noi si studia già anche l'inglese, bastava un insegnante di matematica e fisica che seguisse l'opzione debole di tali materie per risolvere un problema storico).

        Entro ora in argomenti che tratto in modo più superficiale per mia ignoranza.

        I lettori non hanno un'attività chiaramente definita, in linea ai principio dovrebbero andare ad operare presso università straniere come "assistenti di italiano" presso i relativi istituti di italianistica. Se riescono a fare 15 ore di insegnamento nell'università il loro compito è finito. Ma se hanno meno ore, ogni ora non impiegata presso l'università deve essere utilizzata dall'eventuale IIC per lezioni di italiano o per attività collaterali (presentazione di mostre,   conferenze, organizzazione di  qualcosa,...). A  volte questi lettori sono utilizzati presso i Consolati o Ambasciate per attività veramente improprie all'interno di tale Istituzioni. Insomma un lettore sa quando parte ma è difficile che sappia esattamente cosa va a fare (vi è inoltre la difficoltà della doppia dipendenza che non è cosa da poco). I lettori, da un punto di vista, retributivo, sono equiparati agli insegnanti di scuola media,

        Coloro che vanno ad operare presso le Scuole Europee si trovano in una realtà dove vi è un enorme carico di lavoro, con metodi e contenuti che cambiano completamente rispetto alla Scuola italiana. Si deve operare a fianco di colleghi stranieri e qui più che altrove è importante la conoscenza di una lingua veicolare. Si deve poi tener conto che nelle Scuole europee la lingua italiana non è mai lingua 1 ma sempre o 2 o 3. Un problema nuovo ha posto la 147 a coloro che andranno ad operare nelle Scuole europee: per loro è possibile un solo periodo di 9 anni consecutivi e poi basta.

        Nell'ambito di tutte le difficoltà pensabili, le tre realtà che ho tentato di illustrare sono all'interno di strutture statali e comunque legalmente discutibili in termini di diritto. Iniziamo ora a discutere di questioni delicate dove sono frequenti le violazioni di legge, le truffe, gli imbrogli, i ricatti. Si tratta di tutte quelle scuole che, a qualsiasi titolo, sono gestite da enti privati. I nomi sono i più vari e fantasiosi, i livelli di serietà diversi da situazione a situazione, i COASCIT, spesso espressione dei COMITES, la Dante Alighieri, il Comitato Cristoforo Colombo ... Dietro queste siate si nasconde, spesso, una parte discutibile della nostra emigrazione italiana all'estero che pende sempre dall'Italia per elargizioni di denaro. Da quando è stata approvata la legge relativa al voto degli italiani all'estero vi è stata la rincorsa a questi enti privati per accaparrarsi il voto di scambio. Con politiche neppure nascoste (Migone - DS - lo ha espressamente fatto scrivere in un o.d.g. del Senato del 13 ottobre 1999) si sta operando per trasferire risorse dal personale inviato dal MAE ad operare all'estero, direttamente a questi enti (i quali pagheranno una miseria il personale assunto in loco con nessuna garanzia di standard di preparazione). Prova di quanto dico è, oltre a ciò che da anni sta avvenendo (sono spariti, soprattutto nei Corsi, più di 800 posti), il contingente di quest'anno. In America latina sono stati soppressi 8 posti sostituiti con una remunerazione all'ente gestore della scuola (ciò vuol dire che l'assegno di sede per quelle 8 persone passa all'ente gestore che paga zero un insegnante assunto in loco a salario di fame, incamerando utili a fini di lucro). E piano piano sta avvenendo questo. I nostri colleghi che andranno all'estero sappiano fin da ora che grazie alle politiche scellerate dei nostri governi (l'ultima è tutta DS) tra qualche anno non vi sarà più questa opportunità di lavoro all'estero per nessuno. E' ciò che auspica l' o.d.g. Migone di cui dicevo. E, ciò che è peggio, la qualità del nostro intervento linguistico e culturale scenderà sempre più fino ad arrivare all'analfabetismo di ritorno. I nostri parlamentari sono talmente pieni di sé  che riescono a considerarci tutti imbecilli; quando si afferma con forza che chi viene inviato dall'Italia è indispensabile che ritorni 3 anni in Italia, prima dell'ultima uscita che potrà rifare per altri 5 anni, al fine dei suo aggiornamento didattico, pedagogico e normativo, si dice che questo riguarda solo i pochi professionisti in via di estinzione; e tutti gli incaricati locali, con i contratti di fame di cui si diceva, che magari in Italia non ci sono mai venuti e mai ci verranno? Vale la pena ricordare che Migone era mosso da una tale insegnante di Roma di nome Maria Mazzini che, dopo varie prove di selezione, era stata sempre bocciata. Tale Mazzini si era inventata un comitato ("Coordinamento insegnanti per l'estero", cioè lei stessa) che aveva influenza  su Migone a seguito dell'antica militanza in comune ne "Il Manifesto". Per l'altra Adria Bartolich, ex insegnante di applicazioni tecniche, anch'essa trombata in  precedenti selezioni, il conflitto era lei stessa (e quando, in Aula, con la sua improbabile prosa, parlava di nostre scuole in Uganda, senza sapere che non ve ne sono, e dei grandi privilegi degli insegnanti ivi operanti, chi lo sa se pensava al fatto che ora, trombata pure alle elezioni del 2001, ha una pensione di molti milioni al mese per avere fatto questo unico danno nel Parlamento. E questi (ex) potenti hanno anche entrature per cui riescono a farsi pubblicare articoli da giornalisti cialtroni che non vanno a cercare MAI alcun riscontro. E' il caso dell'articolo di Luca Fraioli sull'Espresso apparso a maggio 2001 e di alcune sciocchezze scritte dallo stesso Migone su "La Stampa". Dopo aver scritto sciocchezze su "Il Corriere della Sera", mi ha chiamato quel giornalista (Debenedetti). Gli ho spiegato come stanno le cose. Ma il secondo articolo, quello che addrizzava il tiro, non è mai comparso.

        E gli enti di cui prima, in Europa, sono centri di potere con interessi vasti e profitti importanti (anche i sindacati gestiscono dei corsi e sono finanziati dal MAE con cui vanno a contrattare). La struttura legislativa della Comunità non permette però troppi voli truffaldini (e ve ne sono!). Ciò che si ha in America Latina sono invece degli enti che sono generalmente o  dichiaratamente fascisti o (non dichiaratamente ma chiaramente) legati ad interessi illeciti. Parlo di uno di questi enti, il Comitato Cristoforo Colombo, che gestisce la scuola più prestigiosa di Buenos Aires per accedere alla quale si pagano rette di 800 dollari mensili ed i cui assunti in loco percepiscono al massimo 200 dollari mensili). Nella Sala  del Comitato vi sono incorniciate le lettere di Massera, Videla, Bignone,... e di vari altri criminali assassini, insieme a quella di Andreotti. Tutti ringraziano la comunità italiana (quella!) per il sostegno dato al governo argentino nella Guerra delle Maldive (Falkland). Il grande edificio che ospita questa scuola è di proprietà dello stato italiano ed è situato nel bel mezzo dei più bel parco della città. E' dato a titolo gratuito al Comitato al quale arrivano anche altri consistenti finanziamenti e dal 2001  anche quelli che derivano da un posto abolito e sostituito con "un compenso finanziario". Vi è poi la scuola della Fiat di Belo Horizonte (lì la FIAT non fabbrica auto ma, servendosi dei dannati della terra, i garimpeiros, estrae smeraldi in sterminate miniere). Figuratevi se la Fiat accetta regole! Fa e disfa come vuole. Caccia presidi e si prende una persona che gestisca il tutto, di sua fiducia. L'incompatibilità ambientale in questi posti scatta immediatamente. Vi sono poi degli enti veri che gestiscono scuole inesistenti. Fanno relazioni su tanti alunni e richiedono quindi tanti soldi e tanti computers. Arriva tutto, peccato che una volta che si fece una ispezione trovarono solo un bambino che non sapeva una parola d'italiano e che sollecitato a dire di quale parte d'Italia fosse, rispondeva: Corsica. Questa vicenda fu denunciata all'allora ministro del Commercio estero Fassino che (più volte è stato richiesto di smentire la cosa ma non lo ha mai fatto) avrebbe affermato:" Queste cose le hanno fatte per 50 anni i DC, ora tocca a noi. In fondo la spesa complessiva per questi interventi è di soli 47 miliardi!".

        Qui non c'è differenza tra corsi e Scuole legalmente riconosciute. E' un mangia mangia generale con nessun controllo da parte di nessuno (sono stati nominati dei direttori di corsi senza che questi vi fossero e molte altre cose da indagare...). Alcuni pretesi controllori dell' ex Ufficio V, mentre risultavano trovarsi ad ispezionare, stavano facendo lifting in cliniche di Rio ... e se ne potevan dire... Più volte abbiamo richiesto energiche smentite i queste cose orrende che danno dell'Italia la solita immagine di mafiosi inciuciati con tutti i governi di turno. Non ci hanno mai degnato di una risposta. Il lavoro in questi corsi d'italiano rappresenta spesso quella realtà drammatica alla quale mi riferivo qualche pagina indietro. Vi sono corsi a livello elementare (i più) e medio. Un corso non ha  Un corso non ha quasi mai un luogo fisico dove si svolge. I colleghi che vi lavorano debbono fare anche un totale di 300 km al giorno per andarsi a trovare i ragazzi sparsi su territori vasti. Molti colleghi provenienti dall'Italia, dopo qualche giorno, hanno rinunciato ritornando alla loro tranquilla scuoletta di quartiere o di paese. Le  differenze di preparazione sono enormi, i retroterra culturali e le realtà sociali diversissime: è un vero lavoro pesante che è impossibile fare se non vi è pure quella parte di dedizione missionaria che personalmente da tempo rifiuto.

        Questi sono scorci di realtà drammatiche dentro le quali uno viene a trovarsi e si trova improvvisamente SOLO (il Collegio docenti, quando c'è, è una farsa). L'invenzione di colleghi e compagni dell'America Latina di una mailing-list  che ha messo in contatto più di 300 operatori scolastici all'estero è un fatto rivoluzionario. Su queste questioni noi colleghi italiani dobbiamo essere con loro contro questa struttura di potere, di furto, di cialtroneria che, comunque vuole trattarci tutti da imbecilli. Evidentemente se si tiene all'intervento scolastico e culturale italiano all'estero moltissime cose devono cambiare. Mantenerlo così è un suicidio per il nostro Paese, sono veramente soldi buttati al vento o meglio regalati a discutibili enti per voto di scambio. Si dovrebbe lavorare in sinergia, in trasparenza, senza attizzare la guerra tra poveri, individuando aree di intervento e dove indirizzare i fondi. Dando delle priorità: figli di prima o seconda generazione di emigrati, persone interessate alla nostra cultura, scuole al seguito di imprese italiane all'estero,... Io non ho il quadro della situazione ma solo qualche pezzo di esso. Occorre lavorare a questo quadro e la CGIL non può sfuggire a questo impegno. Un lavoro di enorme interesse che più volte la CGIL ha detto di voler iniziare ma che non ha mai fatto. Dalla partenza in quell'incarico di Filippo Ottone, tutto va a rotoli eppure le forze e le competenze - esterne al sindacato! - vi sono, basterebbe saperle utilizzare. Un tentativo del genere è portato avanti da un gruppo  di insegnanti coordinato da un Dirigente (ex Direttore didattico) operante in una scuola italiana in Germania. Le cose prodotte si possono trovare sul sito www.11maggio.de

QUESTIONI DIVERSE        

            Le cose che dirò sono di varia natura e, senza ordine di priorità, tratterò i problemi così come vengono, per punti.

1) Una delle questioni che è completamente assente dalle menti del MAE ed anche del MPI è la Cultura Scientifica, L'Italia è un Paese che vanta tradizioni eccelse in campo scientifico - tecnologico ed ancora oggi è uno dei Paesi più avanzati dei mondo nonostante un modesto 1% del PIL investito in Ricerca e Sviluppo (R & S). Nelle scuole secondarie di 2° grado si fa quel poco che i programmi, comunque articolati, prevedono (un dato vorrei fornire alla meditazione dei lettori: si parla sempre più di dover preparare i nostri studenti in informatica ma non si apre neppure una cattedra di tale disciplina nei licei, ci si affida sempre alla buona volontà di qualche insegnante di altre discipline che magari è bravo in informatica ma certamente non è un professionista). Tornando alla cultura scientifica, il problema non riguarda né scuole né corsi. Riguarda certamente gli Istituti di Cultura e, con manager accorti, potrebbe riguardare i lettorati. Ma per accedere agli Istituti di Cultura, per legge, occorrono lauree umanistico - letterarie. Non vi è nessuno che operi da quelle parti che sappia, ad esempio, fornire una bibliografia scientifica. Qui il discorso sarebbe molto lungo ma io l'ho aperto solo come elemento di riflessione (vi è un articolo sul sito che riguarda gli IIC).

2) Fra le varie tipologie di lavoro all'estero per operatori scolastici (che non ho citato nell'intervento precedente) vi è anche quello di scuole straniere in cui vi sono sezioni italiane (certamente una di queste è Pecs in Ungheria). So molto poco in proposito ma; nell'ambito della Comunità Europea, dovrebbe essere una ipotesi da tenere molto presente anche per le reciprocità che permette. A volte una scuola italiana non si apre perché, a parte l'ottusità di chi dovrebbe farlo, il numero degli utenti è ridotto mentre le infrastrutture devono essere comunque quelle di una scuola. Si pensi alla possibilità di inserirsi nelle infrastrutture di una scuola di un altro Paese con accordi di reciprocità portati avanti dal MAE. Tutto diventerebbe più facile, l'intervento verrebbe sottratto ai privati e certamente sarebbe più qualificato.

3) Quando si ritorna dall'estero (essendovi stati per più di 3 anni), si perde la titolarità nella scuote da cui si proveniva. Fino all'anno scolastico 200/2001 era possibile, al momento dei rientro, indicare vari Provveditorati in Italia che fossero di gradimento. Da questo anno si può indicare un solo provveditorato con molti problemi che improvvisamente sorgono quando uno era tranquillo di una accertata possibilità. Quando si rientra (avendo la precedenza sui trasferimenti che avvengono in Italia) in una data scuola si è ultimi nella graduatoria di istituto. Ciò vuol dire che se l'anno successivo si contrae una cattedra tocca proprio a chi rientra dall'estero andarsene in un'altra scuola (ricordo che occorrono almeno due anni in una graduatoria d'istituto per poter far valere la propria anzianità di servizio). Il rischio, nell'attuale momento di contrazione di posti è che un non più giovane insegnante ricominci la trafila che ha già fatto per entrare ed appena entrato in ruolo,

4) L'aver lavorato all'estero ha certamente arricchito la professionalità di un operatore (solo un cialtrone come Danieli può sostenere che il rientro è necessario per mettersi al corrente dei cambiamenti che avvengono mese per mese in Italia. Onorevole Danieli, come mai insieme a queste cose Lei sostiene anche che gli insegnanti che provengono dall'Italia possono via via essere sostituiti da personale assunto in loco?. Il lavoro all'estero non fornisce alcun titolo di merito per continuare a lavorare all'estero. Ai rientro in Italia, l'esperienza estero è come non fosse mai esistita. E lo dico soprattutto nel senso che nessuno pensa a sfruttarla per le ricadute positive che può avere. Una possibile destinazione di coloro che hanno lavorato all'estero potrebbe essere, innanzitutto, nell'Ufficio del MAE dove vi sono i comandati del MPI per gestire le ISCIE. Ma questo è terreno minato. Qui si entra solo se si è ultraraccomandati (da 20 anni nessuno dice mai che  in questo ufficio impera la ditocrazia). Ma visto che qualche minaccia a quei posti si avvicinava è stato recentemente bandito un concorso RISERVATO a coloro che già lavorano lì ed ai lettori per accedere a questi 100 posti (a parte lo schifo dell'operazione resta anche il fatto che in quell'ufficio non vi sarà mai persona con requisiti relativi a ciò che dicevo nel punto 1, e cioè cultura scientifica. Le aziende private hanno un trattamento ben diverso per i loro dipendenti che hanno operato all'estero: di ritorno vi è come minimo un avanzamento di carriera.

5) Altra vicenda riguardante chi va ad operare all'estero è quella dello Stato Giuridico. Secondo la Convenzione di Vienna, le Ambasciate devono fornire al Paese ospitante l'elenco delle persone da "accreditare" e l'elenco di coloro che sono da "notificare". Gli accrediti riguardano i! personale diplomatico in senso stretto (quelli con i! passaporto rosso) e nessuno si è mai sognato (dignità colleghi, mai mescolarsi con diplomatici!) di pretendere un tale passaporto. La richiesta, ripetuta da decenni, è della notifica. Ciò comporta solo un tesserino rilasciato dal Consolato con una tua foto in cui è detto che funzione svolgi in quel Paese. Niente di più! I vantaggi sono solo relativi al tuo status in quel Paese, Ogni doganiere o poliziotto che ti fermi per qualunque motivo, viene a sapere perché ti trovi lì ed a quale consolato fai riferimento (nessuna agevolazione fiscale, niente di più di quanto ho detto). Questa banalità il MAE non vuole metterla in atto. Ciò comporta, soprattutto in Paesi extraeuropei, che si hanno grandi problemi nello sdoganamento delle masserizie che uno si porta al seguito, che qualunque poliziotto che ti vede transitare ripetutamente per la stessa strada ti chiede per quale motivo stai lì (il secondo anno di mia permanenza a Barcellona passai una notte in Commissariato per il solo fatto che non avevo altro da far vedere che il passaporto che era quello che da un anno facevo vedere. Uscii la mattina dopo quando un funzionario del Consolato confermò il mio lavorare presso il liceo). Ma vi è un'altra vicenda che ha visto la latitanza dei dirigenti sindacali estero CGIL Scuola. Per chiedere garanzie su questo status giuridico al console di turno, Elisabetta Kelescian (il peggio che possa offrire la fauna del MAE), mi è arrivata una lettera di minaccia di restituzione ai ruoli metropolitani. 

La mia richiesta ...

E l'indegna risposta.

Io agivo come RSA e quella rispondeva con il potere assoluto. Comunicai la cosa a Simeone per una protesta presso il MAE: NULLA!

6) 0gni tua questione dovrebbe poi essere risolta dai Consolati. Di persone gentili lì troverete solo coloro che hanno figli a scuola (a parte le solite ma rarissime eccezioni tra le quali io ricordo con grandissimo affetto la cara Simona *** che è una miniera di informazioni e di competenza), i "cancellieri" sono generalmente scortesi e quel che è peggio non conoscono il loro lavoro. Ed io parlo italiano. Quando arriva qualcuno che non conosce l'italiano il cancelliere diventa irascibile ed urla (in italiano). Conoscenza di lingue puramente casuale ed assolutamente non richiesta a priori. Gli impiegati di consolati ed ambasciate sono solo un'appendice degli impiegali MAE (gli uni alternano gli altri). Si attendono anni per la risoluzione di qualunque pratica ti riguardi. Qualunque disposizione che riguardi il tuo essere insegnante in Italia e che preveda domande o documentazioni varie, arriva quasi sempre a tempi scaduti e c'è sempre la buona volontà di un qualche funzionario che ti fa firmare le domande o le documentazioni retrodatate. Qualunque normativa che riguardi la scuola in Italia trova applicazione all'estero a discrezione di quel famigerato ufficio che ci dirige. Internet in questo caso assolve molti compiti.

7) Per far capire l'ottusità di chi ti amministra (MAE) faccio un esempio clamoroso ed emblematico che mi è accaduto. Nel 1989 fui inviato come commissario per la maturità a Buenos Aires (gli esami si fanno a dicembre, in corrispondenza del momento in cui molti emigrati dall'Argentina vengono a passare le vacanze di Natale con parenti od amici in Italia e Spagna. Io ricevo un biglietto aperto prepagato IBERIA. per un costo di poco meno di 5 milioni (andata e ritorno). Devo andare a fissare i voli all' Iberia. Tutto occupato. Provo con Alitalia: altrettanto. Sembrava proprio non potessi andare in Argentina. Ne parlai con il Console (Mistretta, una delle persone più serie e preparate che abbia mai conosciuto, quando andavo per rimostranze sul mancato pagamento di competenze soprattutto al personale precario, mi chiedeva di andare in massa, ci faceva entrare tutti nella sua stanza e chiamava Roma. Ad un suo cenno dovevamo urlare. I soldi arrivavano subito. Era così bravo che durò solo un anno a Barcellona). Vada a Francoforte professore, vedrà che lì qualcosa troverà! Non presi sul serio la cosa anche perché chi mi pagava i voli necessari? Andai in giro per agenzie, in una trovai il posto su un aereo della Varig (andata e ritorno poco meno di due milioni). Presi il biglietto, anticipai il denaro e rinviai il prepagato al MAE. Lo Stato aveva risparmiato circa 3 milioni. Mi inviarono dopo dei mesi una letteraccia: non mi avrebbero rimborsato se non avessi giustificato il perché non avevo usato il loro prepagato ! Dovetti faticare per raccogliere una documentazione antica presso una compagnia (l'Iberia) che in fin dei conti poteva disinteressarsi della faccenda. Ecco con chi si ha a che fare SEMPRE!

8) Ho detto  precedentemente che la normativa vigente prima dell'approvazione di quella legge idiota (la 147) aveva tagliato le unghie ai MAE a proposito di mancanza di trasparenza e discrezionalità. Al MAE sono maestri nel saltare ostacoli. Bubka è un bambino piccolo rispetto a degli assi provetti. Come si faceva a farti "cornuto e contento"? Supponiamo che in un dato anno debba rientrare in Italia una persona che occupa un posto ambito da uno degli amici degli amici. Nella graduatoria permanente c'è la persona che per legge deve occupare quel posto. Il MAE elimina quel posto dal contingente (e ciò è possibile in quanto il contingente non è materia di contrattazione). Colui che era in posizione utile in graduatoria dovrà prendere l'altro posto disponibile (anche se il primo era Madrid ed il secondo Lima). Il posto soppresso riemergerà quando l'amico degli amici viene ad essere in posizione utile in graduatoria. Anche qui, Houdini era un cretino!

9) Nonostante quanto ora detto, con la normativa vigente il MAE aveva perso quasi tutto il suo potere. Una volta vi era l'articolo 19. Tempi d'oro che stanno ritornando grazie all'allegra brigata DS. Come già detto, si creava una specie di turnazione tra i 100 miracolati che lavoravano nell'ex Ufficio V.  Sono testimone di cattedre libere a Barcellona che non figuravano mai nel contingente e venivano regolarmente assegnate ad articoli 19 provenienti dall'ex Ufficio V. Se avete letto quanto ho detto in precedenza, capite bene cosa vuoi dire andare fuori per 7 anni o andarci un solo anno poi tornare per uno poi uscire per due, poi... fare ciò che si vuole. Non servono traslochi. Si parte con due valige. Non si perde mai il posto di titolarità. La pacchia ritorna. Grazie ex Governo al potere ed ex  opposizione tutta (debbo solo citare l'ottima posizione dell'unico competente della comitiva, quella di Furio Colombo, l'unico che si è alzato ed ha addirittura fatto una dichiarazione di voto contraria all'ineffabile legge 147).

10) Ho già parlato degli enti privati che gestiscono le scuole e quale funzione generalmente deleteria e profittatrice hanno. Ho solo qualche diceria che gira e che vorrei mi venisse smentita. Io sono un operatore italiano all'estero e mi imbufalisco ogni volta che sento parlare male da stranieri dei mio Paese. E' vero che c'è stato qualcuno che risultava in malattia in Italia e si faceva il suo servizio all'estero con l'articolo 19 suddetto? Per favore ditemi di NO! E' vero che si è semisvuotato l'Istituto di Cultura di Washington per potenziare l'attività di quello di San José de Costarica (Paese nel quale ha discusse attività la signora Dini)? Anche qui non credo neppure serva il no. Si tratta certamente di un falso inventato dalia destra per screditare il governo di "sinistra". Anche qui comunque ritorno ad una delle cose che ho già detto. Questo MAE è strapotente (i suoi pezzi grossi riuscirono a non far più nominare Fanfani ministro degli esteri, solo perché il toscanaccio si ostinò a far chiudere a chiave le stanze di tutti i diplomatici che risultavano in missione). Esempio ulteriore dei suo strapotere è la vicenda della Cooperazione. Vi ricordate che nell'ambito di "mani punte" saltò fuori questa gigantesca ruberia che vedeva implicati molti alti papaveri dei MAE? Ebbene, tutto a tacere. Non se ne è saputo più nulla, ed ultimamente il tal Ambasciatore Moreno è stato di nuovo rinominato presso una sede di prestigio.

 11) Passo ora a questioni più attuali . Certe malefatte che si conoscono bene, non  si possono denunciare nome e cognome perché, a parte tutto, si rischiano danni  irreversibili alle persone che suppostamente tu vuoi aiutare. Molti di noi conoscono situazioni di enti privati che in America latina fanno firmare agli insegnanti assunti in loco  ricevute per salari di 1000 dollari dandone però solo 200 ! Se denunciamo un fatto del genere con nomi e cognomi questi nostri disgraziati colleghi perdono pure quei miserabili 200 dollari. I "miserabili" che hanno BISOGNO di quel lavoro, come li aiutiamo? Qualcuno proveniente dall'Italia, timidamente, ha detto qualcosa all'autorità consolare. E' scattata  l'incompatibilità ambientale. Qui c'è un libro intero da scrivere su tutti gli abusi passati ed  in essere. Senza certezza del diritto, senza strutture che lavorino per la qualità dell'intervento e non per il profitto (con collusioni importanti), ciò è impossibile. In questo senso non so davvero se i DS più volte citati ci sono o ci fanno.

12) Questa 147 nel suo articolo 9 mostra anche la cialtroneria di chi strombazzava ai quattro venti la necessità dell'aggiornamento degli operatori nelle ISCIE. Tra questi DS vi è la signora Bartolich che, come detto,  è insegnante. Questa insegnante e gli altri Parlamentari della Repubblica, possibile non sappiano che il Parlamento ha approvato la riforma dei cicli scolastici, che già da anni vi era il PEI e che ora vi è il POF (il Principe Salinas aveva capito tutto), ... Ebbene come conciliare i 5 anni all'estero previsti dalla 147 (che poi con i ritardi  burocratici MAE diventano massimo 4,5) con un SERIO lavoro di programmazione che  preveda un ritorno ed un aggiustamento di metodi ed obiettivi? Quest'articolo di legge è anche didatticamente scellerato.

13) Sulle prove di selezione solo una considerazione. Abbiamo già tanti di quegli esami, aggiornamenti, riesami, riaggiornamenti, corsi, supercorsi, titoli, pubblicazioni,... che persone di buona fede intorno ad un tavolo potrebbero fare una  graduatoria solo richiedendo un attestato di conoscenza di una lingua presso gli istituti stranieri (Goethe, British, Cervantes,...) o presso    università straniere. La prova oscena (letterale) prevista dalla 147 poiché non seleziona, non serve a nulla.

14) Che fare? Come opporci a tanto scempio, come muoverci? Ho già ripetuto più volte che ciascuno di noi deve stare con il fiato sul collo al proprio sindacato, pronto ad azzannare qualora la presa venga mollata solo di un millimetro. La contraddizione è del MAE che ha firmato un contratto ed ha portato avanti una legge nonostante i! parere de! Consiglio di Stato. Il contratto è il nostro riferimento (con gli aggiustamenti che si ritengono opportuni relativamente a problemi di graduatorie esaurite - come, ad esempio, il ripescaggio di chi è stato depennato perché a suo tempo aveva rinunciato). Non bisogna andare a contrattare null'altro con chi disattende in tal modo gli impegni presi. Ho già detto che la gravità dello scippo di un contratto deve far intervenire le Confederazioni ai massimi livelli. In caso contrario mi si spieghi perché debbo stare in un sindacato confederate e non in un sindacato corporativo. A questo proposito credo vadano chiariti alcuni rapporti tra pezzi della CGIL Scuola (se qualcuno mi viene a parlare di privilegio, lo sfido a duello) che debbono iniziare a convincersi che il nostro non è né un settore marginale né, tantomeno, di privilegiati. Credo anche che occorra un chiarimento tra la CGIL Scuola ed altri pezzi della CGIL, e qui mi riferisco in particolare atta ''funzione pubblica" che se ne va allegra per conto suo senza rendere conto a nessuno. Primo atto da richiedere a questi compagni (?) è la pubblicazione delle tabelle degli assegni di sede del personale dei Consolati e delle Ambasciate. Secondo passo è lavorare insieme alla PEREQUAZIONE degli assegni di tutti i funzionari dello Stato italiano operanti all'estero. Resta ii rapporto con gli altri sindacati (tutti, senza scomuniche che ai lavoratori non interessano). Qui non sono ammessi i giochetti, il non collaborare e poi il dire che il merito è tutto mio, se la cosa riesce. Particolarmente la UIL e la CISL vanno oggi richiamati ad una vera unità che per un sindacato è nella lotta e non negli accordi sottobanco con scambi di favori. Può darsi che qualcuno non ci stia. Questo non deve significare la nostra paralisi. Si vada avanti comunque. Può darsi si perda ma almeno si è combattuto. Qui l'aria per un certo periodo (fine aprile/maggio 2000) è stata di paralisi e resa incondizionata al nemico. [Queste cose le dicevo due anni fa, poi la CGIL ha mostrato di lavorare come gli altri sindacati in difesa di isole di privilegio ed a sostegno di un governo amico].

         Restano i partiti politici e, per quel che mi riguarda, quelli di un governo che in buona fede  ho contribuito a mandare al potere (con Amato, Del Turco, Intini,... giuro che non c'entro!). Questi signori stanno operando con una profonda ignoranza anche politica. Credono che con operazioni come l'art. 9 riusciranno a prendere dei voti di italiani  all'estero. ILLUSI! Gli enti gestori che si beneficiano di questa legge hanno già i loro referenti politici che sono quelli di sempre (sarà ora Berlusca a scappare col malloppo). I più, gli italiani soggetti ai ricatti ed alla spocchia di questi enti, non riconosceranno mai come referenti coloro che hanno dato una grossa mano ai nemici storici (gli italiani desaparecidos in Argentina non erano dell'ente gestore della Cristoforo Colombo). Il Danieli col mezzo sigaro in bocca in giro per il mondo, ha certamente fatto buoni pranzi e  partecipato ad importanti ricevimenti. Ha fatto una figura da peracottaro rispetto alle   nostre comunità vere, vive ed attive. Per quel che mi riguarda piuttosto il suicidio che votare dalle parti di Bossi-Berlusca-Fini-Buttiglione-Rauti-Casini. Però, poiché non sono masochista, non farò più i salti mortali dell'aprile dei 1996 quando in un sol giorno feci 2700 km in auto per andare a votare per l'Ulivo contro quell'accozzaglia di conflitto di interassi e di libertà (condizionali). Se non vedo rapidi cambiamenti nei fatti e non nelle promesse io mi asterrò fregandomene bellamente del ricatto "ma poi arriva quello ...". Non solo. Farò l'astensionista militante e credo che avrò un certo successo dato il mio passato che molti ricordano di militanza politica a sinistra (avendo per questo pagato in proprio). Sono ancora ultraincazzato più che per il contenuto dell'articolo 9, che potrebbe passare per l'opera di 4 scalzacani e basta, per il modo insultante in cui sono stato trattato: privilegiato, raccomandato, permanenza tramite TAR, abusi perpetrati, mancava solo la pedofilia e l'attentato al Papa. Questa gente, nome e cognome, comunque non là voterò. Ho preparato una antologia dei passi salienti dei loro interventi alla Camera ed al Senato e la invierò a tante persone. Ed i brani dove si insulta la CGIL scuola ("sindacato che difende gli interessi corporativi di pochi" - Migone) in tutte le sue articolazioni li invierò a tutta la CGIL dei collegi elettorali dove questi cialtroni si presenteranno. Vediamo se riusciamo a sbarazzarci di inutili PRIVILEGIATI scaldapoltrone incapaci pure di votare in Aula. [Alla fine, nel 2001, ho votato per l'Ulivo ma sono un pentito. Ho capito che il sindacato sapeva degli insulti che gli venivano rivolti dai diessini in  Parlamento (in completa sintonia con il disprezzo di D'Alema per Cofferati). Ma il governo amico poteva di più! Nonostante i miei ripetuti appelli a Panini perché intervenisse contro i continui insulti al nostro sindacato scuola, non si è ritenuto di dire NEPPURE UNA PAROLA]. In fondo all'articolo è riportata la 147/2000 nella sua interezza.

UNA CONCLUSIONE AUTOBIOGRAFICA

        La prova di selezione che avevo fatto nel 1994 mi aveva fatto restare all'estero per altri 7 anni. Al MAE, sapendo che si preparava un nuovo contratto con le OO.SS, quello il cui merito principale è tutto da ascrivere a Filippo Ottone e che è poi passato nel 1996, hanno immediatamente messo su una nuova selezione (si fece nel 1995) per far partecipare coloro che non lo avevano fatto nel 1994.

        Nella prova del 1994 ero risultato il primo per l'area spagnola (vedi foto):

La prova del 1995 ha portato un caro amico, Simonelli, a superarmi. Alcuni ricorsi hanno portato ancora un altro a superarmi (Mongero, uno che aveva fatto la selezione del 1990) e che in nessun caso poteva essere messo insieme a quelle del 1994/1995 (perché la prima era in italiano e la seconda era in lingua. Così nel 1996, mentre stavo al secondo anno del mio nuovo settennio in Spagna, sono terzo (con gli altri due che hanno il loro posto uno a Madrid ed uno in America Latina) e viene firmato il contratto collettivo estero di cui dicevo. In questo contratto è prevista l'inaugurazione delle graduatorie permanenti. E' previsto anche che è possibile fare esami ogni tre anni per migliorare il proprio posto in graduatoria. E' ciò che faccio nel 1997. Rifaccio il concorso ma resto lì al terzo posto, pur aumentando il mio punteggio.

        Io scadevo nell'agosto del 2001. Nel frattempo vengo a sapere che: Simonelli va in pensione e non sarà più tra coloro che aspirano all'estero; Mongero, nominato nel 1997, scade nel 2004. Sono di nuovo primo al momento in cui dovranno nominarmi con in più il fatto che i posti disponibili sono più di uno perché alcuni se ne vanno (dico questo per la riserva del 50% per quelli di nuova nomina). Ciò vuol dire che, in applicazione del contratto resterò ancora a Barcellona, dove concluderò la mia carriera.

        Un anno prima della mia scadenza, nella PRIMA applicazione di un contratto firmato dal governo di centrosinistra con le OO.SS e l'ARAN, il centrosinistra manda a monte il contratto e fa passare quell'articolo 9 della legge 147. Non ho più alcuna possibilità di restare, alla faccia della certezza del diritto. Ma, si osserverà, qualcuno bravo sarà andato al mio posto. Fino ad ora maggio 2002, si sono alternati 5 supplenti e, al momento vi è una collega supplente che è al 57° posto (su 60) nella graduatoria dei supplenti.

        Mandatemi pure a casa ma sappiate sostituire i professionisti! Una scuola italiana all'estero, particolarmente se è statale, non può permettersi tali cali di credibilità. Ci vogliono decine di anni per costruirsi del prestigio, basta un solo anno per veder sparire i "clienti" che, una volta entrati nel mondo del lavoro, saranno i nostri (dell'Italia) migliori clienti.

        Prima che passasse la legge, telefonai al gruppo verde con il fine di chiedere a chi avevo contribuito a mandare in Parlamento (i vecchi amici Mattioli, ministro per l'Europa, e Scalia, Presidente di una certa commissione parlamentare) di attivarsi per far presente agli altri parlamentari dell'assurdo che stavano approvando: non ebbi neppure udienza telefonica e pensare che dal 1968 abbiamo fatto tante di quelle lotte insieme , fino a Montalto e fino...al Parlamento!

        La stessa cosa feci con dei compagni di Rifondazione. Promisero il massimo impegno. Nessuno di loro, né verde, né rifondatore disse una sola parola, né in Parlamento, né nelle Commissioni. In più la responsabile scuola di Rifondazione, un personaggio stravagante e cialtrone, andava in giro per l'Europa a sostenere i COASCIT, emanazioni spesso della "Fiamma Tricolore", solo perché molti precari (" i corsisti!") dipendevano da questo ente. Non aveva capito nulla la poverina e con la prosopopea che contraddistingue gli ignoranti, non si era neppure preoccupata di informarsi del cosa faceva.

        Ora sono a Roma. Ho ripreso servizio presso un liceo classico. Ho la speranza di concludere la carriera facendo il concorso a dirigente. Il mio sindacato praticamente fa una politica che ancora mi taglia le gambe. Vuole una riserva del 50% dei posti per coloro che hanno avuto incarichi triennali a dirigente (sappiamo tutti a chi vanno dati tali incarichi: vengono spartiti a seconda delle sigle sindacali confederali e Snals); inoltre dovrà essere assegnato un punteggio "pesante" agli incaricati "semplici" a dirigente. Praticamente uno come me che non ha avuto mai incarichi di presidenza dovrà concorrere per una infima percentuale di posti. E tutto questo in nome di quel merito che pure la CGIL Scuola aveva reclamato nel concorsone e continua ancora a reclamare in questa proposta di contratto. Ma se quegli incaricati sono bravi, vinceranno certamente su di me! Perché dare a me ed a quelli come me un tale handicap in tale concorso? Non intravedo prospettive diverse. Questo concorso sarà un'altra fregatura. Avendo accumulato 45 anni di contributi me ne vado in pensione, tanto più che la scuola va in rovina ed il mio sindacato ha una lira con cui sta suonando....

        Amaro accorgersi, alla fine di una carriera dedicata alla scuola che si era scelta come professione, che tutto crolla, non c'è più nulla a cui appigliarsi. Nessuna certezza, neanche lo sbandierato merito,..., niente.

        Mah, va bene così! Chiudere e non pensarci più.

 

Un testo su cui si possono trovare tutte le leggi cui si fa riferimento (meno l'articolo 9 della 147/00 che non dice nulla di più di quanto ho detto qui) è quello di Gennari e D'Orazio - Istituzioni scolastiche e culturali italiane all'estero - Ed. Valore Scuola, 1990.


 
 

LA LEGGE n° 147 DEL MAGGIO 2000

 

Agli interessati faccio conoscere questo pezzo di bravura della Presidenza del Consiglio D'Alema (la cosa venne gestita tutta da questa Presidenza del Consiglio, anche se vide la luce dopo qualche giorno che si era insediata la Presidenza Amato). D'Alema era tra quelli che a maggio 2004 strillava sulla legge che finanziava il nostro contingente militare in Iraq. Il motivo era che, nella stessa legge si prevedevano anche altri finanziamenti a nostri contingenti militari all'estero (Kossovo, Timor Est, ...). Ebbene, con la lucidità e competenza che ha sempre caratterizzato D'Alema, la legge 147/2000 mette insieme finanziamenti a contingenti militari e riforma delle Istituzioni Scolastiche e Culturali italiane all'estero (articolo 9).

Testo estratto dagli archivi del sistema ItalgiureWeb del CED della Corte di Cassazione


LEGGE 26 maggio 2000, n. 147 (GU n. 133 del 09/06/2000)


Proroga dell'efficacia di talune disposizioni connesse ad impegni internazionali e misure riguardanti l'organizzazione del Ministero degli affari esteri.


175 TRATTATI, CONVENZIONI E ORGANISMI INTERNAZIONALI - 001 IN GENERE
175 TRATTATI, CONVENZIONI E ORGANISMI INTERNAZIONALI - 005 ENTI INTERNAZIONALI IN GENERE
102 ISTRUZIONE E SCUOLE - 090 SCUOLE ITALIANE ALL'ESTERO
102 ISTRUZIONE E SCUOLE - 002 ACCORDI E SCAMBI CULTURALI CON L'ESTERO

Materia: MINISTERI, AFFARI ESTERI, UFFICI AMMINISTRATIVI
PD: S2003696
URN: urn:nir:stato:legge:2000-05-26;147

Preambolo

 

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Promulga
la seguente legge:

 

Art. 1. Missione di monitoraggio della Comunità europea ECMM

1 .  È prorogata fino al 31 dicembre 2001 la partecipazione italiana alla missione di monitoraggio nei territori della ex Jugoslavia ECMM. A tale fine è autorizzata la spesa di lire 3.300 milioni per ciascuno degli anni 1999, 2000 e 2001, cui si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1999-2001, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per l'anno finanziario 1999, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri.

2 .  Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

Art. 2. Contributo in favore di organismi delle Nazioni unite

1 .  Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 1 della legge 31 luglio 1997, n. 257, sono prorogate fino al 31 dicembre 2001. A tale scopo è autorizzata per ciascuno degli anni 1999, 2000 e 2001 la spesa di 100.000 euro annui, per la concessione di un contributo volontario a favore di organismi delle Nazioni unite operanti nel settore del disarmo, o di altri enti italiani e stranieri per studi, convegni o altre iniziative nel settore del disarmo di cui al comma 1 dell'articolo 1 della citata legge n. 257 del 1997, e di 120.000 euro annui a favore del fondo delle Nazioni unite per le vittime della tortura, di cui al comma 2 dell'articolo 1 della stessa legge.

2 .  All'onere derivante dal presente articolo, pari a complessivi 220.000 euro per ciascuno degli anni del triennio 1999-2001, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1999-2001, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per l'anno finanziario 1999, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri.

3 .  Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

Art. 3. Delegazione generale palestinese in Italia

1 .  Sono prorogate le disposizioni contenute nella legge 23 ottobre 1996, n. 558, relative al sostegno dell'attività della Delegazione generale palestinese in Italia. A tale scopo è autorizzata la spesa di lire 500 milioni per ciascuno degli anni 1999, 2000 e 2001. Al relativo onere, pari a lire 1.000 milioni per l'anno 2000 ed a lire 500 milioni per l'anno 2001, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2000-2002, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per l'anno finanziario 2000, parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri.

2 .  Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

Art. 4. Commissione per il contenzioso della cooperazione allo sviluppo

1 .  È prorogata fino al 31 dicembre 2000 la durata in carica della commissione per il contenzioso della cooperazione allo sviluppo, istituita con decreto del Ministro degli affari esteri in data 27 gennaio 1997, di cui all'articolo 1 della legge 8 aprile 1998, n. 89. A tale fine è autorizzata la spesa di lire 350 milioni per gli anni 1999 e 2000. Al relativo onere, pari a lire 700 milioni, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2000-2002, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per l'anno finanziario 2000, parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri.

2 .  Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

Art. 5. Elevazione del contingente di esperti presso le Rappresentanze all'estero

1 .  Il contingente di cui al settimo comma dell'articolo 168 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni ed integrazioni, è elevato a ottantadue unità, di cui quattro da destinare a posti di addetto agricolo. Il subcontingente di esperti, tratti dal personale dello Stato da destinare alle rappresentanze permanenti presso organismi internazionali, è elevato a quarantuno unità, comprese le quattro unità fissate dall'articolo 58 della legge 6 febbraio 1996, n. 52, e successive modificazioni.

2 .  Il terzo comma dell'articolo 168 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, è sostituito dai seguenti:
"L'esperto inviato in servizio presso un ufficio all'estero, a norma dei precedenti commi, occupa un posto espressamente istituito, sentito il consiglio di amministrazione, ai sensi dell'articolo 32, nell'organico dell'ufficio stesso, in corrispondenza, anche ai fini del trattamento economico, a quello di primo segretario o di consigliere o di primo consigliere, nel limite massimo di otto posti, ovvero di console aggiunto o console ed assume in loco la qualifica di addetto per il settore di sua competenza. Per gli esperti in servizio all'estero si osservano le disposizioni degli articoli 142, 143, 144, 147 e 170 in quanto applicabili, dell'articolo 148 e le disposizioni della parte terza per essi previste.
Resta fermo il posto corrispondente ai fini del trattamento economico a quello di primo consigliere, attualmente ricoperto dai singoli interessati, sino al termine definitivo del loro incarico, nonché il posto di pari livello già istituito per gli esperti regionali di cui all'articolo 58 della legge 6 febbraio 1996, n. 52, e successive modificazioni".

3 .  All'onere derivante dall'attuazione del presente articolo, valutato in L. 1.127.000.000 annue a decorrere dal 2000, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2000-2002, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per l'anno 2000, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri.

4 .  Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

Art. 6. Proroga dei comandi presso la direzione generale per la cooperazione allo sviluppo

1 .  Il comando ed il collocamento fuori ruolo del personale delle amministrazioni dello Stato, compreso il personale docente della scuola, e del personale degli enti pubblici, anche territoriali, in servizio alla data del 31 agosto 1998 presso la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo del Ministero degli affari esteri, sono prorogati fino al 31 dicembre 2000.

2 .  All'onere derivante dall'attuazione del presente articolo, valutato in complessive lire 7.000 milioni, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto nell'ambito dell'unità previsionale di base 9.1.1.0 "Funzionamento" (capitolo 2150) dello stato di previsione del Ministero degli affari esteri, allo scopo intendendosi corrispondentemente ridotta l'autorizzazione di spesa di cui alla legge 3 gennaio 1981, n. 7, come determinata dalla tabella C della legge 23 dicembre 1999, n. 488.

3 .  Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

Art. 7. Istituti italiani di cultura all'estero: reggenza

1 .  I commi 4 e 5 dell'articolo 14 della legge 22 dicembre 1990, n. 401, sono sostituiti dal seguente:
"4. In caso di temporanea assenza o impedimento, il direttore dell'Istituto designa l'addetto cui affidare la reggenza. In caso di vacanza del titolare sul posto-funzione di direttore, il conferimento della reggenza compete alla Direzione generale. Per il trattamento di reggenza si applicano le disposizioni dell'articolo 185 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, come sostituito dall'articolo 15 del decreto legislativo 27 febbraio 1998, n. 62, recante disciplina del trattamento economico per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni in servizio all'estero."

2 .  All'onere derivante dall'attuazione del presente articolo, valutato in lire 49 milioni annue a decorrere dal 2000, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2000-2002, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per l'anno 2000, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri.

3 .  Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

Art. 8. Snellimento delle procedure di gestione economico patrimoniale degli Istituti italiani di cultura all'estero

1 .  Gli acquisti di beni e servizi effettuati dagli Istituti italiani di cultura all'estero non sono soggetti ad atti approvativi né autorizzativi.

2 .  Le procedure relative agli acquisti di cui al comma 1 sono disciplinate dal regolamento di cui all'articolo 7 della legge 22 dicembre 1990, n. 401.

3 .  Presso gli Istituti italiani di cultura all'estero sono responsabili dell'erogazione e della rendicontazione delle spese i direttori degli Istituti medesimi, oppure i funzionari amministrativi o amministrativo-contabili da loro delegati, ferma restando la funzione di indirizzo e vigilanza spettante ai direttori.

 

Art. 9. Personale da destinare alle istituzioni scolastiche e universitarie all'estero

1 .  La selezione del personale di ruolo dello Stato da destinare sia alle scuole europee sia alle iniziative e alle istituzioni scolastiche ed universitarie all'estero di cui all'articolo 639 del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado, approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, è effettuata mediante la formazione di una graduatoria permanente per titoli culturali, professionali e di conoscenza della lingua, da accertare mediante una prova pratico-orale finalizzata alla conoscenza scritta e orale della medesima. Tale graduatoria è aggiornata ogni tre anni.

2 .  Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro degli affari esteri è autorizzato ad emanare un regolamento ai sensi dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, di concerto con il Ministro della pubblica istruzione, per disciplinare le modalità relative alla selezione del personale di ruolo di cui al comma 1 da destinare all'estero a decorrere dall'anno scolastico 2001-2002 nel rispetto dei princìpi fissati dall'articolo 36, comma 3, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, come sostituito dall'articolo 22 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80. Fino alla conclusione dell'anno scolastico 2001-2002 resta in vigore la graduatoria pubblicata ai sensi della ordinanza ministeriale pubblicata nella Gazzetta Ufficiale - 4a serie speciale - n. 38 del 16 maggio 1997.

3 .  Il personale di cui al comma 1, fatto salvo quanto previsto al comma 5, non può prestare servizio all'estero per più di due periodi, ciascuno di cinque anni scolastici o accademici. Tali periodi di servizio all'estero non possono essere prestati continuativamente, ma debbono essere intervallati da un periodo di servizio effettivo nel territorio nazionale di almeno tre anni, al termine del quale è necessario superare nuovamente la selezione prevista dalle disposizioni vigenti, per poter concorrere a un nuovo incarico. I servizi prestati all'estero ai sensi del presente comma e del comma 5 non sono cumulabili. Coloro che abbiano compiuto i due periodi di servizio all'estero perdono definitivamente titolo a partecipare alla selezione predetta.

4 .  Il personale di ruolo della scuola che, alla data di entrata in vigore della presente legge, presti servizio all'estero, può, a domanda, completare il mandato settennale in corso. Tale personale, dopo il triennio di servizio in Italia di cui al comma 3, potrà concorrere ad un nuovo incarico all'estero per un periodo di cinque anni scolastici o accademici solo nel caso in cui non vi abbia già prestato servizio per un periodo complessivo superiore a sette anni.

5 .  Per il personale da destinare alle scuole europee si predispone una graduatoria specifica, che è aggiornata ogni tre anni. La durata del servizio prestato presso tali scuole è stabilita in nove anni non prorogabili e non è consentita la partecipazione a ulteriori selezioni.

6 .  Il servizio all'estero può essere interrotto sulla base delle esigenze del sistema educativo nazionale o per accertata inidoneità del personale interessato.

7 .  Sono abrogate tutte le disposizioni in contrasto con il presente articolo.

 

 

Art. 10. Entrata in vigore

1 .  La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

 

Lavori Preparatori

LAVORI PREPARATORI Camera dei deputati (atto n. 5422): Presentato dal Ministro degli affari esteri (Dini) il 19 novembre 1998. Assegnato alla commissione III (Affari esteri), in sede referente, il 3 dicembre 1998 con pareri delle commissioni I, IV, V, VII, XI, XIII. Esaminato dalla commissione III, in sede referente, il 19 e 26 gennaio l999; il 4, 24 febbraio 1999; 9, 11 marzo 1999. Esaminato in aula il 2 luglio 1999 e approvato l'8 luglio 1999. Senato della Repubblica (atto n. 4149): Assegnato alla 3a commissione (Affari esteri), in sede deliberante, il 20 luglio 1999 con pareri delle commissioni 1a, 4a, 5a, 7a. Esaminato dalla 3a commissione, in sede deliberante, il 5 ottobre 1999. Nuovamente assegnato alla 3a commissione (Affari esteri), in sede referente, in data 5 ottobre 1999 con pareri delle commissioni 1a, 4a, 5a, 7a. Esaminato dalla 3a commissione, in sede referente, il 5 e 25 novembre 1999. Esaminato ed approvato, con modificazioni, il 15 dicembre 1999. Camera dei deputati (atto n. 5422-B): Assegnato alla III commissione (Affari esteri), in referente, il 21 dicembre 1999 con pareri delle commissioni I, V, VII, XI. Esaminato dalla III commissione, in sede referente, il 1 e 9 febbraio 2000. Esaminato in aula il 21 febbraio 2000; il 7 marzo 2000 ed approvato, con modificazioni, l'8 marzo 2000. Senato della Repubblica (atto n. 4149-B): Assegnato alla 3a commissione (Affari esteri), in sede deliberante, il 15 marzo 2000 con pareri della la, 5a, 7a. Nuovamente assegnato alla 3a commissione (Affari esteri), in sede referente, il 21 marzo 2000 con pareri della la, 5a, 7a. Esaminato dalla 3a commissione, in sede referente, il 22, 29 marzo 2000; il 5 aprile 2000. Esaminato ed approvato l'11 maggio 2000.

Data a Roma, addì 26 maggio 2000
CIAMPI
Amato, Presidente del Consiglio dei Ministri
Dini,Ministro degli affari esteri Visto, il Guardasigilli: Fassino


All'epoca, l'aquila Giovanardi ed i sodali CCD erano all'opposizione e capirono che vi era modo di infilarsi clientelarmente. E lo fecero presentando un progetto di legge che dava ogni facilità chi operava all'estero. Riporto solo la parte che sarebbe stata d'interesse anche per me (la legge si trova in http://xoomer.virgilio.it/iydon/ccd/estero.htm ):

 

PROPOSTA DI LEGGE

d’iniziativa dei deputati GIOVANARDI, CASINI, FOLLINI, BACCINI, CARRARA, D’ALIA, DEL BARONE, GALATI, LIOTTA,LUCCHESE, MARINACCI, PERETTI e SAVELLI

_________

Riforma delle istituzioni scolastiche italiane all’estero
e interventi per la promozione della lingua e della cultura italiane.

 

......................................

Art. 15. Durata massima di permanenza all'estero

  1. La permanenza all'estero non può essere superiore ad un periodo complessivo di 9 anni scolastici, comprese le scuole europee.
  2. E' fatta salva la possibilità di essere ulteriormente impiegato nelle istituzioni scolastiche all’estero previo superamento delle procedure di selezione di cui all’art. 13, senza soluzione di continuità e senza limitazione del numero dei mandati.
  3. Al personale da destinare alle scuole europee, si applicano le norme dello statuto del personale docente di dette scuole.

...............................

 

Naturalmente i furbastri CCD, UDC, ABC, CCC, ... e sciocchezze varie si sono dimenticati di tutto nel giugno 2001, quando D'Alema era riuscito nel suo scopo primario: portare Berlusconi alla Presidenza del Consiglio.


 

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