Lo Stato italiano ha iniziato
a regolamentare in modo organico le Istituzioni Scolastiche e
Culturali Italiane all'Estero (ISCIE) con la legge 740 del 1940. Tale legge
prevedeva che si facesse una domanda per accedere all'insegnamento in tali
ISCIE, si dovevano presentare dei titoli ed eventualmente occorreva
sottoporsi ad una prova orale. Non vi erano limiti di sorta di permanenza ma
vi erano delle norme del tipo: si può essere rinviati in Italia in
qualunque momento per "incompatibilità", si ha un trattamento
economico superiore a quello in territorio metropolitano, si hanno dei
benefici in termini di carriera, in caso di mancanza di un qualche operatore
in qualunque posto si convoca una selezione rapida e si manda chi si ritiene
migliore (art. 19).
Solo nel 1962 fu approvata una legge (la 1546) che ridefiniva i parametri di
pagamento del personale operante nelle ISCIE, ma occorre attendere il 1967 per
riavere una ristrutturazione organica dell'intera materia con la legge 215. Questa
legge recepiva la gran parte delle cose previste
dalla 740 ed introduceva per la prima volta il principio della rotazione (7
anni
all'estero, 3 anni di rientro in Italia, altri 7 anni all'estero e fine
dell'esperienza). Si
faceva un colloquio al Ministero degli Affari Esteri (MAE)in una stanza nella
quale erano presenti due ispettori del MPI e tre diplomatici (si tenga conto
che il MAE è il più potente tra i ministeri e dentro di esso la
Liberazione non è
mai arrivata; la stessa CGIL funzione pubblica, che organizza diplomatici e
funzionari
MAE,è un semplice sindacato corporativo che non vuole avere nulla a che fare
con altri
pezzi di CGIL, la sede di tale sindacato è al piano superiore del sindacato
scuola ma non hanno mai comunicato tra loro per quanto vedremo). L'esame
verteva sulla materia che uno avrebbe voluto
insegnare e su una lingua indipendente dal luogo di destinazione. Nel 1971
passò poi la legge 153 che istituiva i CORSI di Lingua e Cultura italiana (a
livello elementare e medio) nei doposcuola delle scuole dei Paesi dove, in
passato, vi era stata una forte emigrazione italiana (la legge ebbe
integrazioni e modifiche nel 1977, anche con direttive CEE).
Io venni a conoscenza dell'esistenza delle scuole italiane all'estero nella
primavera del 1979. Ad un corso di aggiornamento presso i laboratori
centralizzati del MPI, un ispettore, l'indimenticabile Ettore Orlandini, mi
disse che vi era questa opportunità. Tornato a Roma feci domanda presso il
MAE (il tutto scadeva alla fine di luglio) e la persona che si occupava di
tutto presso il MAE, tal prof.ssa Bellina, mi aiutò in tutte le pratiche da
svolgere. Partii per le vacanze e non pensai più alla cosa (le attività che
mi occupavano in Italia erano tante ed in realtà non è che avessi gran
voglia di andare via). A fine dicembre mi arrivò un telegramma dall'Ufficio V
del MAE che mi convocava per la prova di selezione l'8 gennaio 1980. Misi il
vestito della festa ed andai. L'unica cosa che feci, come preparazione
preliminare, fu il comprare ed il leggere per 15 giorni Le Monde (la
lingua che avevo studiato al liceo era il francese).
Ci trovammo in otto in un corridoio del MAE. Tutti seduti su una panca che
stava di fronte ad una porta. Ci chiamarono uno ad uno e la porta si
richiudeva dietro le spalle di ciascuno di noi. L'esame non era pubblico. Io
credo di aver avuto la fortuna di provenire da un insegnamento richiesto,
altrimenti sarei stato vittima dell'infinita discrezionalità esistente.
L'esame fu in sé stupido ed anche ridicolo. L'ispettore
di matematica mi chiede se
secondo me sono utili i calcolatori elettronici. Rispondo di si e l'ispettore
scuote
affermativamente il capo e mi dice di passare a fisica. L'ispettore di fisica
era uno
di chimica il quale mi chiede le leggi di Faraday dell'elettrolisi (gliele
dico) e un
sistema per misurare piccole resistenze (glielo dico). Bene! passiamo alla
lingua.
Un elzeviro di Le Monde sulla crisi petrolifera. Il diplomatico mi fa
leggere. Mi
chiede di che si tratta. Rispondo, perché il francese lo conosco abbastanza
bene.
Bene si accomodi.
Aspetto insieme agli
altri con un
certo timore, quando le prove sono troppo facili la cosa puzza sempre un poco.
Dopo una ventina di minuti esce la comandata MPI al MAE, la prof. Bellina di
cui prima, che affigge sulla
porta un foglio di carta, vi erano i nostri 8 nomi con a fianco la scritta
"idoneo".
Ricordo che l'esame non garantiva nulla (si poteva essere idonei ma, se non vi
fosse stata una sede a disposizione, tutto finiva lì), era a fondo perduto. Sottolineo
poi il fatto che, dentro quella stanza del MAE si sarebbe potuta decidere
qualunque cosa, e
che le graduatorie, e quindi il diritto, erano completamente inesistenti.
Discrezionalità totale ed io credo di essere entrato in quel mondo in quanto
"ricercato" sul mercato dell'estero, per le discipline che insegno.
Il 16 luglio mi arriva
un telegramma in cui mi si dice che sono stato nominato a Madrid. Vado al MAE
e
dico che non gradisco Madrid. "Professore se ne pentirà" mi dice la
Preside
Centrella.
Non fa nulla, rispondo (il mio desiderio era di andare fuori ma avrei tanto
voluto
non andare: lavoravamo in due e non vi erano problemi economici, l'unico
problema era una famiglia incasinata da orari diversi di lavoro e da figli in
asili
portati e ripresi a tutte le ore). Mi chiamarono per telefono il giorno dopo.
Professore ci sarebbe anche Barcellona. Accettai ed iniziai il mio settennio
con la segreta speranza di ritornare prima.
Arrivai a Barcellona il 2 ottobre del 1980. La prima cosa che feci fu il
prendere contatto con un qualcuno della CGIL scuola, se mai vi fosse stato. Si
vi era un certo Franco Rossi che lavorava presso l'Istituto Italiano di
Cultura (IIC). Tentai di incontrarlo ma, appena mi vide, mi disse che
quella era la CGIL precari. Non capii. Ho insistito ed egli mi ha spiegato che
rappresentava gran parte dei precari presso gli ISCIE che tentavano di
sistemare la loro posizione. Benissimo, dissi io. Lavoriamo insieme. No, non
ci interessano i privilegiati di ruolo! Caspita, in che mondo sono capitato?
Dopo un poco di tempo scopro che Franco Rossi era il Segretario del FUAN
(fascista) presso l'università di Venezia da cui proveniva. Sempre meglio!
Tentai più volte di andare alle riunioni di questi precari ma mi sbarravano
sempre la porta in faccia. Telefonai a Roma e mi dissero che dovevo capirli,
erano impegnati in una trattativa per una legge importante che stava per
passare.
Due anni dopo (1982)
passò la legge di revisione del reclutamento per accedere presso le ISCIE, la
legge più oscena della Repubblica, la 604. Tutti
i
precari che si trovavano a lavorare nelle scuole italiane all'estero venivano
immessi in ruolo ALL'ESTERO senza anno di prova, se poi vi fosse stato qualche
non abilitato
, l'abilitazione la si otteneva in soli 7 giorni, a Roma.Premesso che
gente che lavorava da anni
in condizioni precarie meritava un riconoscimento giuridico, la
mostruosità nasceva perché a tutti questi veniva concesso lo stesso
trattamento
economico (l'assegno di sede) di chi proveniva espressamente per quello scopo
dall'Italia. Nella scuola di
Barcellona 4 signore passarono di ruolo (presso l'IIC altre 4). Erano tutte e
quattro venute in Spagna da
svariati anni al seguito di mariti industriali o dirigenti di azienda (Snia,
IBM,
Pirelli,Fiat,..).
Le signore (il fatto che fossero donne è poco importante sarebbe stato lo
stesso se
fossero state uomini, tant'è vero che Franco Rossi era uomo) avevano
intrapreso la "carriera" di insegnanti per passare il
tempo. Si ritrovarono con lo stesso mio assegno e di tutti quelli che
provenivano
dall'Italia (inoltre si ritrovarono nominate in ruolo addirittura sul posto
che occupavano!). Questo fatto, in situazioni anche diverse da luogo a luogo,
immise nei
ruoli dello Stato con assegno di sede più di 1000 unità. Il legislatore, che
aveva
previsto l'ira di quelli che provenivano dal territorio metropolitano, dette
loro un
contentino. I 7 anni potevano diventare 11 a richiesta e senza soluzione di
continuità. Successivamente vi fu l'opera di un Direttore Didattico in una
scuola svizzera (tal Oddera) che spinse
attraverso un parlamentare del PSI , Rotiroti, per ottenere altri 3 anni (era
l'epoca
del CAF, le leggi si facevano ad personam). Così nacquero i 14 anni di fila
per tutti
quelli che erano stati assunti tra l'80 e l'82. Questi 14 anni scadevano nel
1994. Cosa hanno fatto i sindacati confederali in tale circostanza? Ferrei
alleati dei "precari" che, per tutto ringraziamento, appena passata
la legge, se ne andarono dalla CGIL e da altri impegni sindacali (per passare
in gran parte alla UIL, sempre stata specialista di furbizie e funambolismi.
La situazione venne presa in mano da una compagna di ruolo (Gabriella Anselmi)
e da me. Iniziammo a scrivere ed a telefonare tutta la nostra indignazione per
questa legge. Orecchie da mercante: nessuno si degnava di dire qualcosa.
All'estero, dalle primitive 800 persone, eravamo passati a 2400 (piano piano
ci si è ridotti oggi a meno di 1300). In altri Paesi (Somalia, Eritrea,
Etiopia,...) erano stati immessi in ruolo discendenti delle nostre truppe
coloniali che ricercavano il famoso posto al sole, persone che per sbaglio
passavano ed avevano avuto un qualche incarico in una data scuola. Passarono
di ruolo persone che non conoscevano né la lingua del posto né l'italiana.
In compenso, per buon peso, mentre si facevano queste operazioni indegne, si
introducevano degli esami triennali (scritti ed orali) per il personale di
ruolo che dall'Italia ambisse al comando estero (i primi esami di questo tipo
si fecero nell'87, poi nel '90. Nel 1994 la normativa cambiò e quelli furono
i primi esami con uno scritto nella lingua del Paese ambito e gli orali
parte in italiano - su legislazione, psicopedagogia e materie specifiche - e
parte in lingua).
Ripeto: l'immissione in ruolo di persone che avessero fatto un dato periodo di
servizio mi pare sacrosanta. Ma il procedimento doveva essere il seguente: si
fissano il numero degli anni di servizio preruolo necessari, si richiede una
abilitazione e DOPO si viene immessi in ruolo. Dove si prende servizio? Ma in
Italia perché è indispensabile fare l'anno di straordinariato. Ma perché
all'estero non si può? NO! Perché ciascuno di noi (ex) di ruolo quando viene
destinato all'estero trova sul decreto una dicitura come questa: "il
professor Pinco Pallino viene momentaneamente messo fuori ruolo e comandato
presso....". Come si fa a fare l'anno di straordinariato per passare di
ruolo se neppure esiste il ruolo estero? Comunque questa legge fu un cavallo
di battaglia CGIL (avevamo la C del CAF che era una zavorra estremamente
ingombrante), CISL ed UIL. Riuscirono a creare le condizioni per il successivo
completo degrado delle ISCIE (in questo senso vi è da aggiungere un
provvedimento estemporaneo di Trentin - nell' "annus horribilis"
1993 - : egli autorizzò i colleghi che operavano presso gli IIC a passare dal
settore scuola alla funzione pubblica, con una ulteriore e deleteria
frammentazione della categoria).
E' arrivato il momento, per capire meglio, di descrivere la struttura
dell'intervento degli ISCIE nel mondo. Intanto vi sono gli IIC. Fino al 1993
si accedeva ad essi con la stessa selezione che portava alle scuole e a
qualunque altra attività culturale. Poi, dopo la sciocchezza di Trentin,
questi ex colleghi si sono involati e sono diventati dipendenti del MAE, dando
inizio alle catastrofi della politica culturale italiana all'estero. Come
dipendenti ISCIE restano: coloro che lavorano nelle scuole di Stato, coloro
che lavorano nelle scuole private, i lettori di Lingua italiana presso le
Università straniere e la miriade di occupati nei "corsi", il punto
nero (per il clientelismo indotto, soprattutto in Svizzera, Belgio e Germania;
per veri e propri furti allo Stato, in America Latina), il più nero possibile
dal punto di vista della preparazione, della verifica di essa, della
protezione completa da parte sindacale, dallo sfuggire a qualsiasi controllo,
dalla loro miracolosa permanenza all'estero da sempre (costoro, come già
detto, prendono il cospicuo assegno che prendono quelli che partono in
missione dall'Italia; ciò equivale e ad un collega che la mattina
andasse a scuola in Italia nel suo paesello e si trovasse uno stipendio
quadruplicato. Poiché molti di questi signori neppure conoscono l'Italia,
hanno famiglia da quelle parti e tutti gli interessi nel Paese ospitante, non
gradiscono in nessun caso di tornare e poiché sono all'interno di molti di
quegli enti inutili costruiti all'estero (come i Comites, i comitati Dante
Alighieri, i circoli sportivi Azzurri,....) riescono ad avere grande udienza
dalle forze politiche (soprattutto dopo la legge sul voto degli italiani
all'estero. Ciò che turba è che tale udienza la hanno anche dalla CGIL
Scuola che ha praticamente impostato la sua politica culturale estera sulle
esigenze di questi strani personaggi (connivendo
con il governo amico: basta vedere i vari comunicati di "protesta"
della CGIL, quasi sempre firmati da Simeone e non da Panini).
Le scuole statali sono in numero ridottissimo: Addis Abeba, Asmara, Parigi,
Atene, Casablanca, Barcellona, Madrid, Zurigo (solo elementare) e
Istanbul. Se si osservano le città si scopre che lo Stato italiano ha
preferito seguire l'Impero e gli alleati di ferro che non la nostra
emigrazione. I lettorati sono diffusi un poco dappertutto.Vi sono poi una
miriade di scuole private legalmente riconosciute che succhiano fior di
miliardi allo Stato, il quale, oltre a dare dei contributi ad esse, invia
anche svariati insegnanti a carico del MAE. Altre scuole private sono quelle
esistenti in Europa a gestione dei sindacati confederali italiani. Anche
queste sono finanziate dal MAE.
RITORNIAMO
ALLA CRONOLOGIA
Con l'oscena legge 604 si è praticamente creato una sorta di blocco degli
invii all'estero. Coloro che già operavano in esse provenienti dall'Italia
avevano almeno dodici anni davanti a loro. Coloro che erano stati immessi in
ruolo comn la 604 avevano davanti a loro altrettanti anni. Molti di noi si
sono battuti soprattutto contro l'assurda posizione sindacale al fine di
superare l'anomalia. Non c'è stato nulla da fare. Nel frattempo iniziano
le prove di selezione per accedere all'estero previste con cadenza
triennale dalla legge 604. Tali prove iniziano a diventare oggettive. Solo nel
1992 viene bandita una prova di selezione che dovrà essere svolta con scritto
ed orale in lingua (quella alla quale ho già accennato e che si realizzò nel
1994). Il rappresentante estero CGIL è Enrico Panini che inizia una politica
che tende a far sapere che esiste l'estero a tutti gli operatori
scolastici italiani. La sua opera di ristrutturazione è meritoria ma non è
portata a termine perché il Congresso di Chianciano eleva Panini alla
segreteria nazionale. Il suo posto viene preso da Filippo Ottone che farà la
migliore operazione di razionalizzazione possibile, fra tante resistenze di
gruppi di corsisti soprattutto svizzeri ed anche con sotterranei boicottaggi
da parte di colleghi del direttivo nazionale. Vediamo quale è stata la grande
novità che Filippo Ottone è riuscito a far passare nel Contratto Estero per
l'anno 1996. Ha
spinto con forza ed è riuscito a togliere ogni discrezionalità dell'invio
all'estero al
MAE. Ha fatto riconoscere l'invio all'estero come mobilità, con scontri duri
che il
MAE non ha mai digerito. Dal 1992/3 iniziarono ad essere bandite delle prove
di selezione per
l'estero pubbliche, che avrebbero originato graduatorie permanenti da cui
attingere
in qualunque momento per l'invio all'estero (questo fatto realizzava un sogno
di ogni onesto lavoratore all'estero, la fine di quell'articolo 19 della legge
740/40 che era la migliore arma clientelare e di privilegio del MAE).
A questo punto occorre introdurre un soggetto con molto peso in tutta la
storia. Al MAE vi
era un Ufficio, il V, ora diventato IV, che è costituito nella sua interezza
da cento comandati del MPI. In 21 anni di mio servizio all'estero non sono mai
riuscito a sapere come si otteneva il comando in quel luogo. Eppure la mia
richiesta era ufficiale al MAE, anche attraverso il sindacato CGIL. Nessuno è
riuscito mai a sapere nulla. Io qualche cosina l'ho scoperta: amanti di
ambasciatori, amanti di fratelli di ambasciatori, persone care a certi
politici, ... Quelle persone sono sempre state quelle che svolazzavano per
l'estero utilizzando l'art. 19. Perché? Perché questo articolo non obbligava
ad una presenza di MINIMO 3 anni ma permetteva un solo anno (che poi voleva
dire 10 mesi veri). Ora recarsi anche in Uganda per soli dieci mesi è una
bella gita turistica che nulla toglie ai rapporti famigliari e di amicizia.
Neppure richiede traslochi od altro. Si va, si guadagnano moltissimi soldi, si
fa una bella esperienza e si ritorna nella propria casa con la famiglia e con
gli amici . E l'Ufficio V ha sempre lavorato così: nascondeva cattedre in
posti esotici (Rio de Janeiro, Lima, Caracas, Buenos Aires,...) e, ad anno
scolastico cominciato, con il solito esamino a porte chiuse (non venuto meno
con la legge 604), si inviava l'insegnante del cuore in quel tal posto perché
"era rimasto scoperto". Per anni abbiamo vissuto questa vergogna
inarrestabile (per alcuni anni a Barcellona ho avuto la seguente situazione:
il Console che fa venire sua moglie ad insegnare nel Liceo, quando la sorella
era passata di ruolo con la 604 presso l'IIC!!! Tre persone della stessa
famiglia nello stesso luogo! e tutte e tre con l'assegno di sede!), vergogna
fissa anche OGGI per quel che riguarda gli esami di scuola media e finali.
Quando si parla di risparmio e si pensa a queste cose viene da menare le mani.
La legge permette ad un insegnante di liceo di fare il Presidente di
Commissione per gli esami di Scuola Media. Mai accaduto. La norma voleva che,
a fronte dei vari insegnanti di liceo che erano lì e potevano assolvere il
compito assolutamente gratis, veniva una persona dall'Ufficio V che, nel
complesso, costava all'Amministrazione mediamente 10 milioni di lire. La stesa
cosa per gli esami finali. Un insegnante di Madrid può benissimo fare esami a
Barcellona e viceversa. Chi già sta all'estero prende l'assegno di sede ed a
lui è solo dovuto il viaggio aereo. Chi viene dall'Italia a fare esami ha
diritto al viaggio ed all'assegno di sede (per il periodo degli esami) che si
percepisce in quel dato luogo. La sarabanda di questi personaggi in periodo di
esami era impressionante. Alcuni di loro erano comandati da una vita al MAE ed
avevano completamente dimenticato la loro disciplina d'insegnamento;
conseguenza di ciò è il fatto che lasciavano esaminare i membri interni o
gli altri professionisti presenti in Commissione, facendo figure che solo noi,
veri professionisti della scuola, notavamo. A questi "colleghi"
dell'ora Ufficio IV, il Contratto Collettivo per l'Estero tagliò almeno
l'articolo 19. Come? Le graduatorie
di coloro che avevano fatto gli esami permettevano,
come hanno permesso (fino ad ora oltre il 60% del personale), un importante
ricambio
attraverso una riserva del 50% dei posti per chi proveniva dall'Italia ed
inoltre erano graduatorie permanenti con una durata di nove anni (con la
possibilità di migliorare la propria posizione in esse in esami triennali).
Se qualche posto si rendeva vacante non si attivava l'articolo 19 ma si
prendeva il primo in graduatoria non nominato.
Molti di coloro che
scadevano in quell'anno 1994, fecero la domanda di
partecipazione alla selezione (gli scritti si tennero in aprile e gli orali in
settembre).
Nel frattempo (io scadevo nel 1994) ci rimandarono in Italia, ed io presi
servizio in un liceo classico di Roma.
Risultai poi vincitore della prova e primo in graduatoria. Questo mi
permise di scegliere e scelsi di nuovo Barcellona (il settennio è scaduto a
fine agosto
2001, i 21 anni di mio servizio all'estero). Questo esame lo facemmo in 12 tra
Madrid e Barcellona. Tutti avevamo operato in queste
sedi almeno per 12 anni. Solo in 3 superammo le prove, tutti gli altri furono
bocciati. Le prove erano semplici? Forse. Si vogliono fare più complesse?
Magari!
Il problema è sempre quello, intanto
di chi, a questo punto,
esamina chi; e poi
l'altro: su certi insegnamenti e su certe lingue le persone disponibili sono
pochissime ed è quasi impossibile il ricambio.
Questo
tipo di selezione era scaturita da un accordo OO.SS-MAE che partiva da un
presupposto fondamentale: l'invio all'estero di personale della scuola è da
considerarsi
mobilità professionale e, come tale, soggetta a contrattazione sindacale
(tanto per capirci,
occorre sapere che su molte cose il Sindacato può protestare, ma non
contrattare; ad
esempio sull'entità dell'assegno di sede, sul contingente da destinare
all'estero,...).
Questa posizione, messa in discussione da varie parti, è stata autorevolmente
riconosciuta ed affermata dal Consiglio di Stato nel novembre 1999.
Per la prima volta il bando del 1993, finalizzato a selezionare personale che
operasse
nelle ISCIE, prevedeva una prova scritta nella lingua dell'area linguistica
dove un
aspirante intendesse andare ad operare (fino a 40 punti), una prova orale
parte in quella
lingua e parte in italiano (fino a 40 punti), una tabella di valutazione dei
titoli culturali e
professionali (fino a 20 punti). E' importante sottolineare (anche per il
seguito di ricorsi che
ha avuto) il fatto che per poter accedere alla prova di selezione occorreva
aver svolto
almeno un servizio triennale in Italia (tale richiesta attrasse su
Ottone gli strali di molti corsisti mai transitati per l'Italia, con sostegni
non solo morali da parte di infiltrati nella dirigenza sindacale,
perché questa non era la condizione in cui si trovavano coloro che erano
stati miracolati dalla 604. Lor signori puntavano a stare all'estero a vita e
ciò vuol dire starsene a casa loro con l'assegno di sede Questo fatto
è tollerato dal nostro sindacato ed anzi i "corsisti" sono
coccolati dai responsabili estero CGIL almeno da quando Ottone ha lasciato il
suo posto di dirigente CGIL).
Una bozza di programma era indicata nel bando: si trattava di conoscere la
legislazione
scolastica italiana e dell'area linguistica dove si aspirasse andare,
questioni didattiche
e psicopedagogiche particolarmente orientate verso le relative materie di
insegnamento
(vi sono state prove, soprattutto orali, che sono anche entrate nello
specifico delle materie
da andare ad insegnare ma, a priori, tutti erano stati d'accordo
nell'escludere una tale
valutazione perché, nell'ipotesi uno fosse stato bocciato sulla sua materia
per recarsi
all'estero, come sarebbe stato possibile rinviarlo allegramente ad andare ad
insegnare
quella materia in una scuola in Italia?).
La prova scritta consisteva in un brano nella lingua straniera che si era
scelta (tra inglese,
francese, tedesco, spagnolo). Tale brano era tratto da un qualche testo di
legislazione
scolastica o di progetti di riforma o di riforme iniziate o di questioni
didattico-psico-pedagogiche. Dato il brano vi erano poi delle domande (in
lingua), alle
quali occorreva rispondere (in lingua), mirate a capire se il candidato
conoscesse o meno il
problema accennato nel brano. Un'ultima domanda riguardava sempre una
questione
del tipo: come il candidato vedrebbe la tal cosa nella realtà scolastica
italiana,
particolarmente nell'ambito della propria materia. Il tutto si svolgeva al
palazzo degli esami
(Via Induno, Roma) con il metodo dei concorsi (doppia busta sigillata, ecc.).
Dopo 3 o 4
mesi i risultati. Occorreva aver preso almeno 28/40 per essere ammesso agli
orali. A
questa seconda fase si veniva convocati con telegramma presso il MAE dove una
Commissione di ispettori del MPI e di esperti (questo avveniva soprattutto per
le lingue
dove tra gli esperti vi era personale degli IIC che appunto intavolava una
conversazione in lingua) ti esaminava. Parte dell'orale verteva su una
conversazione in
lingua, parte sull'esperienza professionale del candidato e su questioni di
didattica della
propria disciplina (e qui si entrava poi nei dettagli specifici della
materia). La tabella dei
titoli era forse la parte più discutibile (certi titoli valutati troppo -
quei corsi alla Vertecchi -, altri poco o per nulla,..,) ma
era la stessa per tutti (è importante sottolineare che non era valutato in
alcun modo il
precedente servizio prestato all'estero, proprio per non dare alcun vantaggio
a coloro che
già avevano operato all'estero).
I risultati definitivi della prova di selezione (verso i quali si poteva
ricorrere con tutte le
usuali procedure) originavano, per aree linguistiche e per discipline
d'insegnamento, una
graduatoria permanente. In prima battuta (a.s. 1994/95 per il nostro emisfero)
si usciva
scegliendo i posti disponibili secondo il posto occupato in graduatoria (se si
era chiamati a
scegliere e le sedi disponibili non erano di gradimento, tanto che uno le
rifiutava, si veniva
depennati dalla graduatoria per almeno un triennio). La graduatoria veniva
aggiornata
ogni tre anni con nuove prove di selezione aperte a tutti, anche a coloro i
quali erano già
in servizio all'estero per dar loro l'opportunità di migliorare il proprio
posto nella
graduatoria medesima. Se una persona saltava tre prove successive (stava 9
anni senza
fare prove di selezione) veniva definitivamente depennato dalla graduatoria.
Dicevo come
sono andate le cose in prima battuta. Da quel momento chiunque volesse recarsi
all'estero era soggetto alla riserva del 50% dei posti per personale
proveniente dall'Italia
(se nell'anno scolastico xyz, c'era nell'area spagnola un solo posto libero di
Disegno a
Caracas, partiva il primo in graduatoria che non avesse operato all'estero da
almeno un
anno. Ciò vuoi dire che se c'era uno che in quell'anno era il n° 1 nella
graduatoria e
terminava il suo servizio a Bogotà, quest'ultimo tornava in Italia mentre il
posto di Caracas
spettava a quell'altro anche se era 50-esimo in graduatoria ma primo tra i
"vergini").
Questo meccanismo, certamente discutibile e certamente discusso, è quello che
ha
permesso in 6 anni il ricambio di circa il 60% del personale che operava
all'estero. Dove si
sono avuti pochi ricambi? Nelle due situazioni in cui scarseggiano insegnanti
a
disposizione: 1) tutti gli insegnamenti e le funzioni per l'area tedesca; 2)
insegnamento di
matematica e fisica per tutte le aree ma particolarmente per quella spagnola
(un fisico può conoscere il francese o l'inglese, è molto difficile che
conosca lo spagnolo). Essere stato nominato in questo modo dava diritto a 7
anni all'estero (con un solo
possibile trasferimento) e, se si fosse stati in posizione utile nella
graduatoria per essere
rinominati ad altri sette anni (in prima applicazione) senza soluzione di
continuità, in
successive applicazioni con il rientro in Italia per un anno tra un settennio
e l'altro (si tenga
conto che esauriti i 14 anni se uno per i nove anni di fila di cui dicevo
prima non aveva
rifatto la prova di selezione in modo da dimostrare di nuovo di essere
"preparato", doveva
definitivamente ritornare in Italia).
Questo meccanismo aveva certamente bisogno di qualche aggiustamento. Però
aveva
mostrato di funzionare per: 1) accertamento di competenze; 2) ricambio; 3)
avere un
luogo dove attingere in qualunque momento per nominare su posti vacanti.
Secondo me non funzionava perché spesso, in nome di un preteso ricambio,
premiava gli
ultimi in graduatoria rispetto ai primi (l'andare all'estero in Italia è
considerato come un
viaggio premio che rende chi parte "un privilegiato"). Ma la parte
più importante di queste
prove di selezione risiedeva nel fatto che per la prima volta si aveva
TRASPARENZA e si
era tolta la gran parte della DISCREZIONALITÀ' al MAE.
Nasceva da un CONTRATTO del 1996 tra MAE, MPI, ARAN e OO.SS. Vi era stato un
ricorso per la parte relativa al requisito dei tre anni, appellandosi al fatto
che la destinazione all'estero non poteva essere considerata mobilità
professionale. Tale ricorso, inizialmente accettato dal TAR del Lazio, era
stato poi rigettato dal Consiglio di Stato nel novembre del 1999. Ebbene,
contro questo meccanismo, si è mosso il governo di centro sinistra tutto (con
i DS in prima fila applauditi dai raccomandati dell'Ufficio V), ottenendo
l'unanimità dei voti del Parlamento (con solo Furio Colombo che ha votato
contro) per approvare una legge, la 147/00 che, nel suo articolo 9 riporta la
storia del MAE a raccomandazioni, favoritismi e discrezionalità (occorre
ricordare che lo stesso MAE
aveva firmato con i sindacati presso l'ARAN il 24 febbraio 2000 il rinnovo del
contratto estero, con la completa riconferma del modo di reclutamento previsto
dagli accordi del 1996. Solo 75 giorni dopo
vi era il ribaltamento totale della situazione. Come dire: un governo con
poche idee ma confuse).
L'11 maggio è stata approvata questa legge infame (la legge era
presentata con caratteri d'urgenza perché trattava di fondi per io nostro
contingente militare in Bosnia, fondi per gli aiuti al popolo palestinese,....
ed un suo articolo, il 9, dice "ristrutturazione degli ISCIE".
Naturalmente occorreva votare le altre cose, ma nessuno, a parte Andreotti, ha
chiesto uno stralcio per una vicenda che richiedeva comunque ben altra
attenzione). La nuova prova di selezione da ora sarà UNICA
(la definizione tecnica adottata è un poco boccaccesca: si parla di "una
prova
pratico-orale in lingua"). Chiunque abbia fatto più di 7 anni all'estero
dovrà tornare
definitivamente in Italia. Coloro che usciranno mediante quella prova oscena
(che
reintroduce tutta la discrezionalità del MAE che, vi assicuro è enorme) . Se
la prova ritorna
nel chiuso di una stanza, senza quel pezzo inizialmente anonimo che è lo
scritto, la frittata
è fatta. Di questo ringraziamo i DS Migone, Bartolich, Corrao, Danieli,
Serri, agli ordini di D'Alema e Fassino (che già aveva dato prove di cedere
alle clientele quando si è cimentato come Ministro del Commercio estero).
Coloro che
usciranno, dicevo, potranno fare 5 anni, dovranno ritornare in Italia per 3
anni, e dopo una
ulteriore prova di selezione, potranno riuscire per altri 5 anni, POI BASTA:
hanno goduto
troppo! Come si articolerà il tutto? come sarà gestita la fase di
transizione? ...non si sa.
Entro i primi di dicembre 2000 il MAE avrebbe dovuto pubblicare un regolamento
applicativo della legge
147. Non lo ha fatto. Nel frattempo i nostri sindacati non hanno fatto nulla.
Io avevo mobilitato la categoria in quanto responsabile sindacale della
Spagna. Era stato fissato uno sciopero per aprile del 2000 (prima che passasse
la legge). Mi telefona Simeone da Roma e mi dice che non ho la copertura per
questo sciopero (va detto che il responsabile per l'estero della segreteria
nazionale, dopo Ottone, è diventato Righetti il quale ha semplicemente
delegato Simeone, un ATA, a rappresentare la politica sindacale e culturale
della CGIL verso il resto del mondo). Debbo revocarlo. La legge passerà l'11
maggio e lo sciopero (con la partecipazione che si può immaginare) si farà,
a babbo morto e a interessati ormai smobilitati, il 26 maggio.
MA QUANTO SI GUADAGNA ALL'ESTERO ? ALCUNI DATI
Vediamo
di capire qual è l'entità degli assegni
di sede, degli stipendi metropolitani e di
quanto guadagnano altri operatori italiani (pubblici e privati) operanti
all'estero.
Prima di parlare dell'entità dei compensi che spettano a chi va a lavorare
all'estero
occorre far riferimento al salario di un operatore scolastico in Italia.
Nel 1970, quando iniziai ad insegnare (liceo), il mio stipendio era di 220 000
lire al mese.
Comprai la mia prima auto, una A 112 che costava 960 000 lire: con 4 stipendi
compravo
un'auto di quel livello. Oggi il primo stipendio di un insegnante di liceo è
di 1,8 milioni. Per
comprare una macchina corrispondente alla A 112, una Y 10, occorrono 18
milioni, 10
stipendi!
Aggiustate come vi pare le cifre che vi ho dato, ciò che viene fuori è che
COME MINIMO il
potere d'acquisto del salario di un insegnante si è dimezzato. La scuola è
via via diventata
una occupazione secondaria (il secondo lavoro) che via via ha perso la
qualità e
l'impegno degli operatori che qualche lustro addietro vi erano. Questa
situazione, che
meriterebbe una analisi più approfondita, è stata voluta dai successivi
governi per fornire
un sostegno di un ipotetico part-time a chi doveva insieme al denaro fornire
ulteriore
lavoro in casa (tenere in piedi famiglia e figli). Oggi come dato di fatto gli
operatori
scolastici italiani sono pagati mediamente la metà (facendo riferimento al
costo della vita
ed all'impegno di lavoro richiesto in ogni singolo Paese) di quanto non lo
siano tutti i nostri
colleghi europei. Tra l'altro, quando si fanno quelle tabelle che confrontano
il numero di
giorni di lezione, l'Italia è l'unico Paese in cui non vengono conteggiati
come giorni
lavorativi quelli delle prove di esame, di scrutinio o di verifica. A
proposito poi del fatto che si dice che in Italia il rapporto docente alunni
è basso, nessuno sa rispondere che se si fa il tempo prolungato o pieno, una
stessa classe assorbe il doppio del personale. Infine, tutte le attività
pomeridiane che allegramente ci vengono richieste, sono attività
professionali e non
missionarie che altrove sono retribuite a parte del salario.
Questa situazione italiana rende l'estero un luogo che, nell'immaginario dei
nostri colleghi
metropolitani, rappresenta il paese del bengodi. Posso garantire per la mia
esperienza
pluriennale all'estero che analoghe situazioni non si verificano per francesi,
tedeschi,
spagnoli,... che debbano recarsi nelle loro scuole all'estero. E si capisce
subito perché:
tali colleghi europei vanno all'estero guadagnando il doppio o un pochino di
più di quanto
non guadagnino in territorio metropolitano. Da noi, VISTI I DATI DI PARTENZA,
si
guadagna 4 volte di più! E poiché abbiamo in Parlamento dei populisti e
cialtroni
hanno visto scandalo nei 10 milioni che si
prendono all'estero sostenendo che "è ben 4 volte quanto prende un
analogo lavoratore
in Italia!".
La tabella puntuale Paese per Paese del mondo è stata pubblicata da Filippo
Ottone qualche tempo fa
Riassumo con un margine di errore massimo del 10%.
Il vero stipendio
di chi si reca all'estero è quello italiano decurtato della contingenza.
Questo
assegno a seconda di tipo di scuola e di anzianità di servizio varia da 1,5
milioni a 2
milioni. Questo E' lo stipendio pensionabile. Poi si aggiunge un "assegno
di sede" che
varia da Paese a Paese a seconda di due parametri fondamentali: il costo della
vita; il
disagio del luogo. Questo assegno varia dai (livello minimo) 5 milioni in
Spagna ai 10 che
si possono prendere in Etiopia o Eritrea o Perù o Bolivia,...
A questo assegno occorre aggiungere un 20% se si ha un coniuge a carico ed un
5% per
ogni figlio minore a carico. Personalmente lavoravo a Barcellona, insegnavo
nel Liceo (livello
più alto a parte il Preside), ho moglie e due figli a carico e prendevo
800.000 pesetas (circa
9 milioni di lire) al mese per 12 mensilità. Aggiungendo i due milioni di
stipendio in Italia
guadagnavo 11 milioni al mese. Un collega di scuola elementare, senza
famiglia, non arriva
ai 7 milioni complessivi ed ancora meno prende il personale ATA.
Il calcolo operato prima relativo al fatto che all'estero si
prende 4 volte quello che si
prende in Italia è generalmente vero. La menzogna sta in tutto ciò che non
viene detto.
Prima di tutto che il vero problema è quello che si diceva prima: il salario
in Italia!
Personalmente, poiché in casa il mio è l'unico lavoro retribuito, con 4 o 5
milioni di salario
mensile non penserei mai di recarmi a lavorare all'estero.
Cosa comporta andare all'estero (certe volte non si riflette bene quando si
prende una
tale decisione e si rischia di trovarsi "fregati" per tutta la
vita)? Si tagliano tutte le radici,
tutte le amicizie, le attività, le relazioni e le collaborazioni(giornali,
università, case
editrici,...) che si
avevano spariscono (nonostante le ottime intenzioni alla partenza) nell'arco,
al massimo,
di un anno. Ognuno di noi ha delle attività cui tiene e che mantiene
"per la gloria", tutto ciò
finisce. Si va generalmente in luoghi dove ogni rapporto con l'Italia diventa
complicatissimo. In Africa o in America Latina vedere un quotidiano italiano
di una
settimana prima è un sogno. Tornare in Italia e rivedere i tuoi amici che ne
hanno degli
altri e che tu sei anche uscito dal gergo che si è acquisito attraverso certi
spettacoli TV o
cose analoghe, è molto brutto. Vai affamato in libreria per comprarti libri e
dischi di cui hai
sentito parlare. Rivedi i tuoi parenti dopo tanto tempo ed a volte hai solo la
notizia della
loro scomparsa (da certi Paesi dove vi sono due aerei a settimana è anche
impossibile
avere la possibilità di andare ad un funerale).
Tutto questo è certamente quasi inesistente per l'Europa soprattutto per le
nuove
tecnologie di comunicazione, per le paraboliche, internet,... Ma nella gran
parte dei Paesi
sono ancora problemi fondamentali. Vi sono poi i problemi delle spese che,
vivendo
all'estero, aumentano vertiginosamente. Intanto devono essere mantenute due
case (con
tutte le relative bollette e tasse), poi quando un figlio ha bisogno di
proseguire gli studi e
nel luogo dove ti trovi non c'è quella scuola devi trasferirlo in Italia e
sei fortunato se la
casa che hai coincide con il luogo degli studi. Il coniuge inizia a fare il
pendolare per stare
un poco con il coniuge che resta a lavorare ed un poco con il figlio, solo in
una certa città
d'Italia. Qualche volta qualche figlio trova il suo compagno/a in quel Paese e
si sposa lì e
quando tu torni in Italia, senza assegno di sede, è vedersi una volta l'anno.
I viaggi aerei, il
telefono ti tolgono un 30% del tuo assegno. E se qualcuno dei tuoi si ammala?
Tutto bene
se sei in Europa. Ma se accade ad Addis Abeba? Ad Asmara? ...
Ecco di cose come queste ve ne sono infinite ed ognuno può pensare alle sue.
lo non le
avevo pensate come non avevo pensato un'altra cosa che ha reso per me l'estero
una
prigione. Normalmente la mia esperienza mi ha fatto incontrare sempre coniugi
ambedue
impiegati statali. Quando uno dei due viene a lavorare all'estero, l'altro si
serve della legge
Signorello, va in aspettativa, sta con il coniuge che lavora all'estero (al
quale viene
corrisposto quel 20% di cui dicevo), poi quando il mandato finisce i due
tornano in Italia ed
il coniuge "Signorello"
ritrova il
suo posto ed
il suo stipendio.
A tutto questo non
avevo
pensato: mia moglie non faceva un lavoro statale, lo ha lasciato ed ora quello
stipendio
non esiste più. La prigione estero nasce dal fatto che ora, con due figli che
fanno
l'Università, sono tornato in Italia con uno stipendio di circa 3 milioni al
mese (fortuna che vivo
vicino S. Pietro e sistemandomi sotto il Colonnato qualche elemosina la
troverò) e la
speranza che qualcuno di questi figli inizi a lavorare, certamente sapete, è
molto remota.
L'estero ha anche altre norme che sono pesanti per chi non le conosce e se le
vede
piombare addosso. Intanto se nel corso di un anno scolastico uno si ammala per
complessivi più di 60 giorni viene d'ufficio restituito ai ruoli
metropolitani. Ogni volta che si
esce dalla circoscrizione consolare occorre recarsi in Consolato a firmare dei
verbali che
rifirmerà quando rientra. Non ci si può allontanare dalla circoscrizione
consolare per più di
48 giorni lavorativi l'anno (in epoca in cui la didattica è sospesa).
I pagamenti delle spettanze sono alla fantasia degli uffici competenti (il
primo anno che mi
recai all'estero ebbi le prime spettanze con 9 mesi di ritardo). I Consoli che
sono i nostri
Provveditori sono a livelli paurosi di ignoranza su questioni scolastiche e se
accettano
(pochissimi) quanto tu gli dici, bene, ma quando si intromettono in modo
sempre improprio
sono dei dolori.
Tutto questo è pagato, non c'è dubbio! Ma è tutto questo! E la cosa non
dura 1 o 2 anni.
Per quanto dicevo e soprattutto per chi ha figli che studiano, non si possono
cambiare
sedi e prendere i familiari utilizzandoli come pacchi.
Una ultima questione.
Quanti siamo in queste condizioni di "privilegio"? Circa 1200 in
tutto il mondo (eravamo circa 800 prima della legge 604, siamo passati a 2200
dopo quella legge ed ora siamo tornati a 1200). Le nostre
funzioni sono le più varie ed a volte drammatiche. Quasi tutti noi siamo
laureati e passati attraverso la trafila dei concorsi
abilitazioni, ruolo, destinazioni estero.
Quali altre categorie di personale dello Stato lavorano all'estero?
A parte gli Ambasciatori ed i Consoli (dei cui assegni è meglio non parlare
per ragioni
legate alla salute di chi legge), vi è tutto il personale dei Consolati e
delle Ambasciate,
tutto quello dell'ENIT, dell'ICE, della Camera di Commercio. Abbiamo tentato
anche
tramite i sindacati di conoscere le tabelle retributive di tale personale:
NULLA! Con una
operazione di spionaggio c'è riuscito di carpire le tabelle con cui è pagato
il personale dei
consolati e delle ambasciate (il numero di tali impiegati è di gran lunga
superiore al
nostro). Si tratta di personale che ha come titoli: scuola elementare, scuola
media,
diploma scuola superiore. Io prendo ciò che vi ho detto. Nelle tabelle
consolati/ambasciate
io sono equiparato al penultimo livello di quei lavoratori: io prendo come un
"autista capo".
Un professore di scuola media prende come l'ultimo livello di quel personale,
"l'autista". I
nostri colleghi delle elementari ed il personale ATA sono ancora più giù e
non hanno
corrispettivo. Di quel personale i diplomati si fanno chiamare
"cancellieri" e guadagnano
più di un preside e più del doppio di quello che guadagno io (inoltre lor
signori godono di
esenzioni fiscali su tutti i generi, esenzioni di cui noi non godiamo). Questa
gente esce
senza DOVER conoscere la lingua del Paese in cui va (ed ha a che fare con il
pubblico, mentre nelle scuole italiane si parla italiano),
non fa nessun esame, sta fuori 5+5 anni di seguito (in due sedi diverse) torna
a lavorare
al MAE per 2 anni e poi riesce 5+5, e poi 2 anni al MAE, e così per tutta la
vita.
Per quanto ne sappiamo anche tutti gli altri statali destinati all'estero
hanno stesso
trattamento e stesso livello retributivo che, mediamente, è il doppio del
nostro.
I lavoratori di aziende private hanno salari simili ai nostri ma una montagna
di
agevolazioni che praticamente raddoppiano loro le spettanze (casa grande da
poter
essere usata per rappresentanza offerta dalla ditta, bollette e viaggi pagati,
auto della
ditta,...).
Ecco io sono convinto che occorra intervenire, innanzitutto per quel che ci
riguarda
raddoppiando i nostri stipendi metropolitani. Poi occorre veramente pensare ad
una
perequazione delle spettanze di coloro che vanno all'estero, lo non avrei
nulla in contrario
a prendere 8 anziché 12 milioni. Vorrei però che a lato si costruissero
tabelle in cui un
diplomato piglia 6 (siamo o non siamo liberali!) ed un autista 3.
Questi dati sono parole al vento; la nostra classe politica non è preparata
ad affrontare tali
problemi : se la prende sempre con le categorie più deboli (un nostro
sciopero rispetto ad
uno dei consolari è una zanzara rispetto ad un rinoceronte). Quindi Cultura
ci vuole!
Proprio ciò che non
hanno i nostri rappresentanti in Parlamento (i quali, tra l'altro, si
mantengono una pletora infinita di personale - i commessi - che guadagnano 4
volte ciò
che guadagna un insegnante in Italia, e poi i segretari,...).
COSA
SI FA ALL'ESTERO
La prima cosa (non seguo un ordine di importanza), la più semplice, è
l'andare ad operare
come insegnante a tutti i livelli (dalla materna al liceo) o come ATA in una
Scuola Statale
italiana (vedremo oltre il senso della semplicità che va confrontato con la
complicazione di
altre situazioni). Vi è poi l'operare in una Scuola Europea. Quindi come
Lettore presso
varie Università.
E fin qui il tutto è in qualche modo "pubblico", ai di fuori di
enti privati. Da questo punto
comincia il vero calvario estero che è la gestione da parte di enti privati
delle iniziative
scolastiche. Vi sono innanzitutto i Corsi di lingua italiana (i famigerati
corsi), quindi le scuole legalmente
riconosciute o con presa d'atto.
Sgombriamo subito il campo dagli Istituti di Cultura; essi dipendono dal MAE
ed i loro
addetti sono dipendenti MAE. Questa fu una delle ultime porcate di De Michelis
che istituì
il cosiddetto "ruolo tecnico" per nostri colleghi che solo
casualmente passavano di lì e
che, improvvisamente, si trovarono a dipendere dagli Esteri con assegni ed
uscite
dall'Italia regolate come quelli/e del personale di ambasciate e consolati di
cui ho parlato. Il fine del MAE era quello di mettere alla direzione degli
Istituti di
Cultura (IIC), dei diplomatici "in esubero". La cosa fu considerata
così sporca che di
quest'ultima cosa non se ne fece niente ma come risultato si ebbe il totale
affossamento
degli IIC, Oggi sopravvive qualche direttore e qualche vicedirettore; addetti
pochi. Pochi
ancora coloro che fanno i manager. Gran parte di questi ex colleghi naviga sul
sicuro
(niente più esami, anzi promossi esaminatori di noi che lavoravamo al loro
fianco).
Usciranno per tutta la vita, basta qualche mostra di pittura dell'amico del
paesello, il
concertino o un commento di Dante o Manzoni dell'ex amico-collega in Italia
che poi si
inviterà a qualche ricevimento e cena per far vedere quanto si è diventati
importanti, ecco,
basta questo e un poco di conti relativi all'amministrazione dell'istituto per
stare tranquillo
per la vita (l'Italia ne esce sempre come pizza, spaghetti e "o sole
mio"). Questi Istituti, al
fine di quanto sto tentando di raccontare, organizzano dei corsi d'italiano
per stranieri (a
pagamento) utilizzando qualche ora dei lettori (come vedremo) ma
principalmente
personale ultraprecario assunto in loco senza nessuna delle garanzie di
preparazione che
vengono comunemente richieste a qualunque operatore scolastico. Con i guadagni
(lauti)
di questi corsi si finanzia parte dell'Istituto: le paghe degli insegnanti
ultraprecari, cene e
ricevimenti che generalmente si fanno in onore di qualche sconosciuto
"onorevole" di
passaggio).
Ma torniamo ai dipendenti MPI fuori ruolo al MAE, i circa 1200 di cui si
diceva nel
precedente intervento. Pochi di questi fanno il lavoro più semplice. Sono
inseriti in Scuole
Statali italiane. Di queste, che abbiano un curriculum completo di studi, ne
esistono
pochissime: Madrid, Barcellona, Parigi, Atene, Addis Abeba, Asmara, Istanbul.
A parte
Istanbul che vive una situazione, a mio giudizio, insopportabile per colpe del
MAE per
incapacità di gestione di politica estera con il governo turco, le altre
funzionano all'incirca
come una qualunque scuola in Italia. Vi sono differenze negli utenti. A Madrid
e Barcellona
oltre il 60% sono spagnoli con piccole percentuali di latino americani. A
Parigi sono tutti
italiani (è difficile per un
francese ammettere che una data scuola sia migliore di una
scuola francese). Ad Atene, non ho mai capito il perché; vi sono sezioni
separate per
greci ed italiani, ad Addis Abeba ed Asmara la percentuale di gran lunga
maggiore è di
etiopi ed eritrei. Ad Istanbul sono quasi tutti turchi (solo qualche unità è
italiana) ma vi è
una strana situazione. Un gigantesco edificio di proprietà dello Stato
italiano ospita la
scuola. Il Preside viene inviato dal MAE, ma un Vicepreside turco ha potere di
veto e sul
preside inviato e sui singoli professori. Ogni mattina, nel cortile della
scuola si fa
l'alzabandiera
turca con inno e tutti gli studenti inquadrati insieme ai professori stanno
sull'attenti. Non sono gradite insegnanti in pantaloni ed insegnanti con la
barba completa.
I nostri pochissimi
studenti, al momento dell'esame di stato, non possono usare
quell'edificio ma devono farsi
ospitare nei locali dell'annesso Consolato. I turchi non
fanno l'esame di stato e, solo mediante scrutinio finale ed accordi culturali,
sono ammessi
alle nostre università.
Quali
sono le principali differenze tra una scuola statale italiana ed una scuola
statale
italiana all'estero? All'estero c'è ancora un preside o direttore didattico
che funziona come
prima dei Decreti Delegati del 1974. Egli è autorità assoluta, può fare e
disfare a suo
piacimento con l'unico vincolo del Collegio Docenti. Se il Preside è persona
aperta e
disponibile permette che i genitori e gli studenti si organizzino ed
ufficiosamente facciano
conoscere il loro pensiero (che quasi sempre viene preso in considerazione).
Se l'autorità
è d'altra pasta sono guai (tanto per dare un riferimento su una delle tante
norme che riguardano chi opera
all'estero, c'è quella dell'incompatibilità ambientale: se un preside o
direttore
didattico ti indica al Console come persona che non lega con l'ambiente e la
cosa è
sostenuta da qualche elemento del tipo uno studente bocciato che ti fa
ricorso, puoi
essere rispedito sui due piedi ai ruoli metropolitani. La cosa è più facile
se inizia una
qualche controversia con qualche console per motivi, ad esempio, sindacali).
Nelle scuole
di cui discutiamo si pagano delle rette, generalmente molto inferiori delle
corrispettive
scuole d'altri Paesi, e la gestione del denaro avviene attraverso la Cassa
Scolastica di
antica memoria. Per quanto ne so, nelle scuole statali non si sono mai avuti
problemi di
rilievo nella gestione finanziaria (ho notizia di un solo ammanco preso la
scuola di Atene) se si eccettua il fatto che il MAE si comporta come un
pezzente e lesina la lira, senza rendersi conto che 100 investito in queste
scuole ritorna
per 1000 in tempi relativamente brevi (della cosa parlerò oltre). Altra
questione che si presenta alle scuole statali è
che, come in Spagna, occorre preparare i ragazzi a due esami: da una parte
quello di
stato e dall'altra quello di ammissione all'università spagnola (la "selectividad").
Non tutti i
programmi coincidono, i metodi ai lavoro sono diversi (in Spagna non esiste
l'orale),
occorre quindi un lavoro su un doppio binario non sempre agevole.
Particolarmente
Barcellona soffre di un ulteriore problema: i ragazzi vivono in un ambiente
trilingue,
spagnolo, catalano, italiano con interferenze linguistiche impressionanti.
L'ottusità del
MAE in materia didattica si può evidenziare facendo notare che l'assunzione
di un solo
insegnante (matematica e fisica) avrebbe permesso di rendere il nostro liceo
ad indirizzo,
oltreché scientifico, anche linguistico (oltre alle lingue suddette da noi si
studia già anche
l'inglese, bastava un insegnante di matematica e fisica che seguisse l'opzione
debole di
tali materie per risolvere un problema storico).
Entro ora in argomenti che tratto in modo più superficiale per mia ignoranza.
I lettori non
hanno un'attività chiaramente definita, in linea ai principio dovrebbero
andare
ad operare presso università straniere come "assistenti di
italiano" presso i relativi istituti
di italianistica. Se riescono a fare 15 ore di insegnamento nell'università
il loro compito è
finito. Ma se hanno meno ore, ogni ora non impiegata presso l'università deve
essere utilizzata dall'eventuale IIC per lezioni di italiano o per
attività collaterali (presentazione di
mostre, conferenze,
organizzazione di qualcosa,...). A volte
questi lettori sono utilizzati presso i Consolati o Ambasciate per
attività veramente improprie all'interno di tale Istituzioni. Insomma un
lettore sa quando parte ma è difficile che sappia esattamente cosa va a fare
(vi è inoltre la difficoltà della doppia dipendenza che non è cosa da
poco). I lettori, da un
punto di vista, retributivo, sono equiparati agli insegnanti di scuola media,
Coloro che vanno ad operare presso le Scuole Europee si trovano in una realtà
dove vi è
un enorme carico di lavoro, con metodi e contenuti che cambiano completamente
rispetto
alla Scuola italiana. Si deve operare a fianco di colleghi stranieri e qui
più che altrove è
importante la conoscenza di una lingua veicolare. Si deve poi tener conto che
nelle
Scuole europee la lingua italiana non è mai lingua 1 ma sempre o 2 o 3.
Un problema nuovo ha posto la 147 a coloro che andranno ad operare nelle
Scuole europee: per loro è possibile un solo periodo di 9 anni consecutivi e
poi basta.
Nell'ambito
di tutte le difficoltà pensabili, le tre realtà che ho tentato di illustrare
sono
all'interno di strutture statali e comunque legalmente discutibili in termini
di diritto.
Iniziamo ora a discutere di questioni delicate dove sono frequenti le
violazioni di legge, le
truffe, gli imbrogli, i ricatti. Si tratta di tutte quelle scuole che, a
qualsiasi titolo, sono gestite
da enti privati. I nomi sono i più vari e fantasiosi, i livelli di serietà
diversi da situazione a
situazione, i COASCIT, spesso espressione dei COMITES, la Dante Alighieri, il
Comitato
Cristoforo Colombo ... Dietro queste siate si nasconde, spesso, una parte
discutibile della
nostra emigrazione italiana all'estero che pende sempre dall'Italia per
elargizioni di
denaro. Da quando è stata approvata la legge relativa al voto degli italiani
all'estero vi è
stata la rincorsa a questi enti privati per accaparrarsi il voto di scambio.
Con politiche
neppure nascoste (Migone - DS - lo ha espressamente fatto scrivere in un
o.d.g. del
Senato del 13 ottobre 1999) si sta operando per trasferire risorse dal
personale inviato dal
MAE ad operare all'estero, direttamente a questi enti (i quali pagheranno una
miseria il
personale assunto in loco con nessuna garanzia di standard di preparazione).
Prova di
quanto dico è, oltre a ciò che da anni sta avvenendo (sono spariti,
soprattutto nei Corsi,
più di 800 posti), il contingente di quest'anno. In America latina sono stati
soppressi 8
posti sostituiti con una remunerazione all'ente gestore della scuola (ciò
vuol dire che
l'assegno di sede per quelle 8 persone passa all'ente gestore che paga zero un
insegnante assunto
in loco a salario di fame, incamerando utili a fini di lucro). E piano
piano sta avvenendo questo. I nostri colleghi che andranno all'estero sappiano
fin da ora
che grazie alle politiche scellerate dei nostri governi (l'ultima è tutta DS)
tra qualche anno non vi sarà più questa opportunità
di lavoro all'estero per nessuno. E' ciò che auspica l' o.d.g.
Migone di cui dicevo. E, ciò che è peggio, la qualità del nostro intervento
linguistico e
culturale scenderà sempre più fino ad arrivare all'analfabetismo di ritorno.
I nostri parlamentari sono talmente pieni di sé
che riescono a considerarci tutti imbecilli;
quando si afferma con forza che chi viene inviato dall'Italia è
indispensabile che ritorni 3 anni in Italia, prima dell'ultima uscita che
potrà rifare per altri 5 anni, al fine dei suo aggiornamento didattico,
pedagogico e normativo, si dice che questo riguarda solo i pochi
professionisti in via di
estinzione; e tutti gli incaricati locali, con i contratti di fame di cui si
diceva, che magari in
Italia non ci sono mai venuti e mai ci verranno? Vale la pena ricordare che
Migone era mosso da una tale insegnante di Roma di nome Maria Mazzini che,
dopo varie prove di selezione, era stata sempre bocciata. Tale Mazzini si era
inventata un comitato ("Coordinamento insegnanti per l'estero",
cioè lei stessa) che aveva influenza su Migone a seguito dell'antica
militanza in comune ne "Il Manifesto". Per l'altra Adria Bartolich,
ex insegnante di applicazioni tecniche, anch'essa trombata in precedenti
selezioni, il conflitto era lei stessa (e quando, in Aula, con la sua
improbabile prosa, parlava di nostre scuole in Uganda, senza sapere che non ve
ne sono, e dei grandi privilegi degli insegnanti ivi operanti, chi lo sa se
pensava al fatto che ora, trombata pure alle elezioni del 2001, ha una
pensione di molti milioni al mese per avere fatto questo unico danno nel
Parlamento. E questi (ex) potenti hanno anche entrature per cui riescono a
farsi pubblicare articoli da giornalisti cialtroni che non vanno a cercare MAI
alcun riscontro. E' il caso dell'articolo di Luca Fraioli sull'Espresso
apparso a maggio 2001 e di alcune sciocchezze scritte dallo stesso Migone su
"La Stampa". Dopo aver scritto sciocchezze su "Il Corriere
della Sera", mi ha chiamato quel giornalista (Debenedetti). Gli ho
spiegato come stanno le cose. Ma il secondo articolo, quello che addrizzava
il tiro, non è mai comparso.
E
gli enti di cui prima,
in Europa, sono centri di potere con interessi vasti e profitti
importanti (anche i sindacati gestiscono dei corsi e sono finanziati dal MAE
con cui vanno a contrattare). La struttura legislativa della Comunità
non permette però troppi voli truffaldini (e ve ne sono!). Ciò che si ha in
America Latina
sono invece degli enti che sono generalmente o dichiaratamente fascisti
o (non
dichiaratamente ma chiaramente) legati ad interessi illeciti. Parlo di uno di
questi enti, il
Comitato Cristoforo Colombo, che gestisce la scuola più prestigiosa di Buenos
Aires per
accedere alla quale si pagano rette di 800 dollari mensili ed i cui assunti in
loco
percepiscono al massimo 200 dollari mensili). Nella Sala del Comitato vi
sono incorniciate
le lettere di Massera, Videla, Bignone,... e di vari altri criminali
assassini, insieme a quella
di Andreotti. Tutti ringraziano la comunità italiana (quella!) per il
sostegno dato al governo argentino
nella Guerra delle Maldive (Falkland). Il grande edificio che ospita questa
scuola
è di proprietà dello stato italiano ed è situato nel bel mezzo dei più bel
parco della città. E'
dato a titolo gratuito al Comitato al quale arrivano anche altri consistenti
finanziamenti e
dal 2001 anche quelli che derivano da un posto abolito e sostituito con
"un
compenso finanziario". Vi è poi la scuola della Fiat di Belo Horizonte
(lì la FIAT non fabbrica auto ma, servendosi dei dannati della terra, i
garimpeiros, estrae smeraldi in sterminate miniere). Figuratevi se la Fiat
accetta regole! Fa e disfa come vuole. Caccia presidi e si prende una persona
che
gestisca il tutto, di sua fiducia. L'incompatibilità ambientale in questi
posti scatta
immediatamente. Vi sono poi degli enti veri che gestiscono scuole inesistenti.
Fanno
relazioni su tanti alunni e richiedono quindi tanti soldi e tanti computers.
Arriva tutto,
peccato che una volta che si fece una ispezione trovarono solo un bambino che
non
sapeva una parola d'italiano e che sollecitato a dire di quale parte d'Italia
fosse,
rispondeva: Corsica.
Questa vicenda fu denunciata all'allora ministro del Commercio estero Fassino
che (più volte è stato richiesto di smentire la cosa ma non lo ha mai fatto)
avrebbe affermato:" Queste cose le hanno fatte per 50 anni i DC, ora
tocca a noi. In fondo la spesa complessiva per questi interventi è di soli 47
miliardi!".
Qui non c'è differenza tra corsi e Scuole legalmente riconosciute. E' un
mangia mangia
generale con nessun controllo da parte di nessuno (sono stati nominati dei
direttori di corsi senza che questi vi fossero e molte altre cose da
indagare...). Alcuni pretesi controllori dell' ex Ufficio
V, mentre risultavano trovarsi ad ispezionare, stavano facendo lifting in
cliniche di Rio ... e
se ne potevan dire... Più volte abbiamo richiesto energiche smentite i queste
cose
orrende che danno dell'Italia la solita immagine di mafiosi inciuciati con
tutti i governi di
turno. Non ci hanno mai degnato di una risposta.
Il lavoro in
questi corsi d'italiano rappresenta spesso quella realtà drammatica alla
quale
mi riferivo qualche pagina indietro. Vi sono corsi a livello elementare (i
più) e medio. Un corso non ha Un
corso non ha quasi mai un luogo fisico dove si svolge. I colleghi che vi
lavorano debbono
fare anche un totale di 300 km al giorno per andarsi a trovare i ragazzi
sparsi su territori
vasti. Molti colleghi provenienti dall'Italia, dopo qualche giorno, hanno
rinunciato ritornando
alla loro tranquilla scuoletta di quartiere o di paese. Le differenze di
preparazione sono
enormi, i retroterra culturali e le realtà sociali diversissime: è un vero
lavoro pesante che è
impossibile fare se non vi è pure quella parte di dedizione missionaria che
personalmente
da tempo rifiuto.
Questi sono scorci di realtà drammatiche dentro le quali uno viene a trovarsi
e si trova
improvvisamente SOLO (il Collegio docenti, quando c'è, è una farsa).
L'invenzione di
colleghi e compagni dell'America Latina di una mailing-list che ha messo
in
contatto più di 300 operatori scolastici all'estero è un fatto
rivoluzionario.
Su queste
questioni noi colleghi italiani dobbiamo essere con loro contro questa
struttura
di potere, di furto, di cialtroneria che, comunque vuole trattarci tutti da
imbecilli.
Evidentemente se si tiene all'intervento scolastico e culturale italiano
all'estero moltissime
cose devono cambiare. Mantenerlo così è un suicidio per il nostro Paese,
sono
veramente soldi buttati al vento o meglio regalati a discutibili enti per voto
di scambio.
Si dovrebbe lavorare in sinergia, in trasparenza, senza attizzare la guerra
tra poveri,
individuando aree di intervento e dove indirizzare i fondi. Dando delle
priorità: figli di prima
o seconda generazione di emigrati, persone interessate alla nostra cultura,
scuole al
seguito di imprese italiane all'estero,...
Io
non ho il quadro della situazione ma solo qualche pezzo di esso. Occorre
lavorare a questo
quadro e la CGIL non può sfuggire a questo impegno. Un lavoro di enorme
interesse che più volte la CGIL ha detto di voler iniziare ma che non ha mai
fatto. Dalla partenza in quell'incarico di Filippo Ottone, tutto va a rotoli
eppure le forze e le competenze - esterne al sindacato! - vi sono, basterebbe
saperle utilizzare. Un tentativo del genere è portato avanti da un
gruppo di insegnanti coordinato da un Dirigente (ex Direttore didattico)
operante in una scuola italiana in Germania. Le cose prodotte si possono
trovare sul sito www.11maggio.de .
QUESTIONI DIVERSE
Le
cose che dirò sono di varia natura e, senza ordine di priorità, tratterò i
problemi così
come vengono, per punti.
1)
Una delle questioni che è completamente assente dalle menti del MAE ed anche
del
MPI è la Cultura Scientifica, L'Italia è un Paese che vanta tradizioni
eccelse in campo
scientifico - tecnologico ed ancora oggi è uno dei Paesi più avanzati dei
mondo
nonostante un modesto 1% del PIL investito in Ricerca e Sviluppo (R & S).
Nelle scuole
secondarie di 2° grado si fa quel poco che i programmi, comunque articolati,
prevedono
(un dato vorrei fornire alla meditazione dei lettori: si parla sempre più di
dover preparare i
nostri studenti in informatica ma non si apre neppure una cattedra di tale
disciplina nei
licei, ci si affida sempre alla buona volontà di qualche insegnante di altre
discipline che
magari è bravo in informatica ma certamente non è un professionista).
Tornando alla
cultura scientifica, il problema non riguarda né scuole né corsi. Riguarda
certamente gli
Istituti di Cultura e, con manager accorti, potrebbe riguardare i lettorati.
Ma per accedere
agli Istituti di Cultura, per legge, occorrono lauree umanistico - letterarie.
Non vi è nessuno
che operi da quelle parti che sappia, ad esempio, fornire una bibliografia
scientifica. Qui il
discorso sarebbe molto lungo ma io l'ho aperto solo come elemento di
riflessione (vi è un articolo sul sito che riguarda gli IIC).
2)
Fra le varie tipologie di lavoro all'estero per operatori scolastici (che non
ho citato
nell'intervento precedente) vi è anche quello di scuole straniere in cui vi
sono sezioni
italiane (certamente una di queste è Pecs in Ungheria). So molto poco in
proposito ma;
nell'ambito della Comunità Europea, dovrebbe essere una ipotesi da tenere
molto
presente anche per le reciprocità che permette. A volte una scuola italiana
non si apre
perché, a parte l'ottusità di chi dovrebbe farlo, il numero degli utenti è
ridotto mentre le
infrastrutture devono essere comunque quelle di una scuola. Si pensi alla
possibilità di
inserirsi nelle infrastrutture di una scuola di un altro Paese con accordi di
reciprocità
portati avanti dal MAE. Tutto diventerebbe più facile, l'intervento verrebbe
sottratto ai
privati e certamente sarebbe più qualificato.
3)
Quando si ritorna dall'estero (essendovi stati per più di 3 anni), si perde
la titolarità nella
scuote da cui si proveniva. Fino all'anno scolastico 200/2001
era possibile, al momento dei rientro, indicare vari Provveditorati in Italia
che
fossero di gradimento. Da questo anno si può indicare un solo provveditorato
con molti
problemi che improvvisamente sorgono quando uno era tranquillo di una
accertata
possibilità. Quando si rientra (avendo la precedenza sui trasferimenti che
avvengono in
Italia) in una data scuola si è ultimi nella graduatoria di istituto. Ciò
vuol dire che se l'anno
successivo si contrae una cattedra tocca proprio a chi rientra dall'estero
andarsene in un'altra scuola
(ricordo che occorrono almeno due anni in una graduatoria d'istituto per poter
far valere la
propria anzianità di servizio). Il rischio, nell'attuale momento di
contrazione di posti è che
un non più giovane insegnante ricominci la trafila che ha già fatto per
entrare ed appena
entrato in ruolo,
4)
L'aver lavorato all'estero ha certamente arricchito la professionalità di un
operatore
(solo un cialtrone come Danieli può sostenere che il rientro è necessario
per mettersi al
corrente dei cambiamenti che avvengono mese per mese in Italia. Onorevole
Danieli,
come mai insieme a queste cose Lei sostiene anche che gli insegnanti che
provengono
dall'Italia possono via via essere sostituiti da personale assunto in loco?.
Il lavoro
all'estero non fornisce alcun titolo di merito per continuare a lavorare
all'estero. Ai rientro
in Italia, l'esperienza estero è come non fosse mai esistita. E lo dico
soprattutto nel senso
che nessuno pensa a sfruttarla per le ricadute positive che può avere. Una
possibile
destinazione di coloro che hanno lavorato all'estero potrebbe essere,
innanzitutto,
nell'Ufficio del MAE dove vi sono i comandati del MPI per gestire le ISCIE. Ma
questo è
terreno minato. Qui si entra solo se si è ultraraccomandati (da 20 anni
nessuno dice mai
che in questo ufficio impera la ditocrazia). Ma visto che
qualche minaccia a quei posti si avvicinava è stato recentemente bandito un
concorso
RISERVATO a coloro che già lavorano lì ed ai lettori per accedere a questi
100 posti (a
parte lo schifo dell'operazione resta anche il fatto che in quell'ufficio non
vi sarà mai persona
con requisiti relativi a ciò che dicevo nel punto 1, e cioè cultura
scientifica. Le
aziende private hanno un trattamento ben diverso per i loro dipendenti che
hanno operato
all'estero: di ritorno vi è come minimo un avanzamento di carriera.
5)
Altra vicenda riguardante chi va ad operare all'estero è quella dello Stato
Giuridico.
Secondo la Convenzione di Vienna, le Ambasciate devono fornire al Paese
ospitante
l'elenco delle persone da "accreditare" e l'elenco di coloro che
sono da "notificare". Gli
accrediti riguardano i! personale diplomatico in senso stretto (quelli con i!
passaporto
rosso) e nessuno si è mai sognato (dignità colleghi, mai mescolarsi con
diplomatici!) di pretendere un tale passaporto. La
richiesta, ripetuta da decenni, è della notifica. Ciò comporta solo un
tesserino rilasciato dal
Consolato con una tua foto in cui è detto che funzione svolgi in quel Paese.
Niente di più! I
vantaggi sono solo relativi al tuo status in quel Paese, Ogni doganiere o
poliziotto che ti
fermi per qualunque motivo, viene a sapere perché ti trovi lì ed a quale
consolato fai
riferimento (nessuna agevolazione fiscale, niente di più di quanto ho detto).
Questa
banalità il MAE non vuole metterla in atto. Ciò comporta, soprattutto in
Paesi extraeuropei,
che si hanno grandi problemi nello sdoganamento delle masserizie che uno si
porta al
seguito, che qualunque poliziotto che ti vede transitare ripetutamente per la
stessa strada
ti chiede per quale motivo stai lì (il secondo anno di mia permanenza a
Barcellona passai
una notte in Commissariato per il solo fatto che non avevo altro da far vedere
che il
passaporto che era quello che da un anno facevo vedere. Uscii la mattina dopo
quando
un funzionario del Consolato confermò il mio lavorare presso il liceo).
Ma vi è un'altra vicenda che ha visto la latitanza dei dirigenti
sindacali estero CGIL Scuola. Per chiedere garanzie su questo status giuridico
al console di turno, Elisabetta Kelescian (il peggio che possa offrire la
fauna del MAE), mi è arrivata una lettera di minaccia di restituzione ai
ruoli metropolitani.

La mia richiesta ...

E l'indegna risposta.
Io agivo come RSA e quella rispondeva con il potere
assoluto. Comunicai la cosa a Simeone per una protesta presso il MAE: NULLA!
6)
0gni tua questione dovrebbe poi essere risolta dai Consolati. Di persone
gentili lì
troverete solo coloro che hanno figli a scuola (a parte le solite ma rarissime
eccezioni tra le quali io ricordo con grandissimo affetto la cara Simona ***
che è una miniera di informazioni e di competenza), i
"cancellieri" sono generalmente scortesi e quel che è peggio non
conoscono il loro lavoro.
Ed io parlo italiano. Quando arriva qualcuno che non conosce l'italiano il
cancelliere
diventa irascibile ed urla (in italiano). Conoscenza di lingue puramente
casuale ed
assolutamente non richiesta a priori. Gli impiegati di consolati ed ambasciate
sono solo
un'appendice degli impiegali MAE (gli uni alternano gli altri). Si attendono
anni per la
risoluzione di qualunque pratica ti riguardi. Qualunque disposizione che
riguardi il tuo
essere insegnante in Italia e che preveda domande o documentazioni varie,
arriva quasi
sempre a tempi scaduti e c'è sempre la buona volontà di un qualche
funzionario che ti fa
firmare le domande o le documentazioni retrodatate. Qualunque normativa che
riguardi la
scuola in Italia trova applicazione all'estero a discrezione di quel
famigerato ufficio che ci
dirige. Internet in questo caso assolve molti compiti.
7)
Per far capire l'ottusità di chi ti amministra (MAE) faccio un esempio
clamoroso ed
emblematico che mi è accaduto. Nel 1989 fui inviato come commissario per la
maturità a
Buenos Aires (gli esami si fanno a dicembre, in corrispondenza del momento in
cui molti
emigrati dall'Argentina vengono a passare le vacanze di Natale con parenti od
amici in
Italia e Spagna. Io ricevo un biglietto aperto prepagato IBERIA. per un costo
di poco meno
di 5 milioni (andata e ritorno). Devo andare a fissare i voli all' Iberia.
Tutto occupato. Provo
con Alitalia: altrettanto. Sembrava proprio non potessi andare in Argentina.
Ne parlai con il Console (Mistretta, una delle persone più serie e preparate
che abbia mai conosciuto, quando andavo per rimostranze sul mancato pagamento
di competenze soprattutto al personale precario, mi chiedeva di andare in
massa, ci faceva entrare tutti nella sua stanza e chiamava Roma. Ad un suo
cenno dovevamo urlare. I soldi arrivavano subito. Era così bravo che durò
solo un anno a Barcellona). Vada a Francoforte professore, vedrà che lì
qualcosa troverà!
Non presi sul serio la cosa anche perché chi mi pagava i voli necessari?
Andai in giro per
agenzie, in una trovai il posto su un aereo della Varig (andata e ritorno poco
meno di due
milioni). Presi il biglietto, anticipai il denaro e rinviai il prepagato al
MAE. Lo Stato aveva
risparmiato circa 3 milioni. Mi inviarono dopo dei mesi una letteraccia: non
mi avrebbero
rimborsato se non avessi giustificato il perché non avevo usato il loro
prepagato ! Dovetti
faticare per raccogliere una documentazione antica presso una compagnia (l'Iberia)
che in
fin dei conti poteva disinteressarsi della faccenda. Ecco con chi si ha a che
fare SEMPRE!
8)
Ho detto precedentemente che la normativa vigente prima
dell'approvazione di
quella legge idiota (la 147) aveva tagliato le unghie ai MAE a proposito di
mancanza di trasparenza
e discrezionalità. Al MAE sono maestri nel saltare ostacoli. Bubka è un
bambino piccolo rispetto a degli assi provetti. Come si faceva a farti
"cornuto e contento"?
Supponiamo che in un dato anno debba rientrare in Italia una persona che
occupa un
posto ambito da uno degli amici degli amici. Nella graduatoria permanente c'è
la persona
che per legge deve occupare quel posto. Il MAE elimina quel posto dal
contingente (e ciò
è possibile in quanto il contingente non è materia di contrattazione). Colui
che era in
posizione utile in graduatoria dovrà prendere l'altro posto disponibile
(anche se il primo
era Madrid ed il secondo Lima). Il posto soppresso riemergerà quando l'amico
degli amici
viene ad essere in posizione utile in graduatoria. Anche qui, Houdini era un
cretino!
9)
Nonostante quanto ora detto, con la normativa vigente il MAE aveva perso quasi
tutto il
suo potere. Una volta vi era l'articolo 19. Tempi d'oro che stanno ritornando
grazie
all'allegra brigata DS. Come già detto, si creava una specie di turnazione
tra i 100 miracolati che
lavoravano nell'ex Ufficio V. Sono testimone di
cattedre libere a Barcellona che non figuravano mai nel contingente e venivano
regolarmente assegnate ad articoli 19 provenienti dall'ex Ufficio V. Se avete
letto quanto ho detto in precedenza, capite bene cosa vuoi dire andare fuori
per 7 anni o andarci un solo
anno poi tornare per uno poi uscire per due, poi... fare ciò che si vuole.
Non servono
traslochi. Si parte con due valige. Non si perde mai il posto di titolarità.
La pacchia ritorna.
Grazie ex Governo al potere ed ex opposizione tutta (debbo solo citare
l'ottima posizione
dell'unico competente della comitiva, quella di Furio Colombo, l'unico che si
è alzato ed ha
addirittura fatto una dichiarazione di voto contraria all'ineffabile legge 147).
10)
Ho già parlato degli enti privati che gestiscono le scuole e quale funzione
generalmente deleteria e profittatrice hanno. Ho solo qualche diceria che gira
e che vorrei
mi venisse smentita. Io sono un operatore italiano all'estero e mi imbufalisco
ogni volta
che sento parlare male da stranieri dei mio Paese. E' vero che c'è stato
qualcuno che
risultava in malattia in Italia e si faceva il suo servizio all'estero con
l'articolo 19 suddetto?
Per favore ditemi di NO! E' vero che si è semisvuotato l'Istituto di Cultura
di Washington
per potenziare l'attività di quello di San José de Costarica (Paese nel
quale ha discusse
attività la signora Dini)? Anche qui non credo neppure serva il no. Si tratta
certamente di
un falso inventato dalia destra per screditare il governo di
"sinistra". Anche qui comunque
ritorno ad una delle cose che ho già detto. Questo MAE è
strapotente (i suoi pezzi grossi riuscirono a non far più nominare Fanfani
ministro degli esteri, solo perché il
toscanaccio si ostinò a far chiudere a chiave le stanze di tutti i
diplomatici che risultavano
in missione). Esempio ulteriore dei suo strapotere è la vicenda della
Cooperazione. Vi
ricordate che nell'ambito di "mani punte" saltò fuori questa
gigantesca ruberia che vedeva
implicati molti alti papaveri dei MAE? Ebbene, tutto a tacere. Non se ne è
saputo più nulla, ed ultimamente il tal Ambasciatore Moreno è stato di nuovo
rinominato presso una sede di prestigio.
11)
Passo ora a questioni più attuali
. Certe
malefatte che si conoscono bene, non
si possono denunciare nome e
cognome perché, a parte tutto, si rischiano danni
irreversibili alle persone che
suppostamente tu vuoi aiutare. Molti di noi conoscono
situazioni di enti privati che in America latina fanno firmare agli insegnanti
assunti in loco
ricevute per salari di 1000
dollari dandone però solo 200 ! Se denunciamo un fatto del
genere con nomi e cognomi questi nostri disgraziati colleghi perdono pure quei
miserabili
200 dollari. I "miserabili" che hanno BISOGNO di quel lavoro, come
li aiutiamo? Qualcuno
proveniente dall'Italia, timidamente, ha detto qualcosa all'autorità
consolare. E' scattata
l'incompatibilità ambientale.
Qui c'è un libro intero da scrivere su tutti gli abusi passati ed
in essere. Senza certezza del
diritto, senza strutture che lavorino per la qualità
dell'intervento e non per il profitto (con collusioni importanti), ciò è
impossibile. In questo
senso non so davvero se i DS più volte citati ci sono o ci fanno.
12)
Questa 147 nel suo articolo 9 mostra anche la cialtroneria di chi strombazzava
ai
quattro venti la necessità dell'aggiornamento degli operatori nelle ISCIE.
Tra questi DS vi
è la signora Bartolich che, come detto, è insegnante. Questa
insegnante e gli altri Parlamentari della Repubblica,
possibile non sappiano che il Parlamento ha approvato la riforma dei cicli
scolastici, che
già da anni vi era il PEI e che ora vi è il POF (il Principe Salinas aveva
capito tutto), ...
Ebbene come conciliare i 5 anni all'estero previsti dalla 147 (che poi con i
ritardi
burocratici MAE diventano massimo
4,5) con un SERIO lavoro di programmazione che
preveda un ritorno ed un
aggiustamento di metodi ed obiettivi? Quest'articolo di legge è
anche didatticamente scellerato.
13)
Sulle prove di selezione solo una considerazione. Abbiamo già tanti
di quegli esami, aggiornamenti, riesami, riaggiornamenti, corsi, supercorsi,
titoli,
pubblicazioni,... che persone di buona fede intorno ad un tavolo potrebbero
fare una
graduatoria solo richiedendo un
attestato di conoscenza di una lingua presso gli istituti
stranieri (Goethe, British, Cervantes,...) o presso
università straniere. La prova oscena (letterale) prevista dalla
147 poiché non seleziona,
non serve a nulla.
14)
Che fare? Come opporci a tanto scempio, come muoverci? Ho già ripetuto più
volte
che ciascuno di noi deve stare con il fiato sul collo al proprio sindacato,
pronto ad
azzannare qualora la presa venga mollata solo di un millimetro. La
contraddizione è del
MAE che ha firmato un contratto ed ha portato avanti una legge nonostante i!
parere de!
Consiglio di Stato. Il contratto è il nostro riferimento (con gli
aggiustamenti che si ritengono
opportuni relativamente a problemi di graduatorie esaurite - come, ad esempio,
il
ripescaggio di chi è stato depennato perché a suo tempo aveva rinunciato).
Non bisogna
andare a contrattare null'altro con chi disattende in tal modo gli impegni
presi. Ho già detto
che la gravità dello scippo di un contratto deve far intervenire le
Confederazioni ai
massimi livelli. In caso contrario mi si spieghi perché debbo stare in un
sindacato
confederate e non in un sindacato corporativo. A questo proposito credo vadano
chiariti
alcuni rapporti tra pezzi della CGIL Scuola (se qualcuno mi viene a parlare di
privilegio, lo
sfido a duello) che debbono iniziare a convincersi che il nostro non è né un
settore
marginale né, tantomeno, di privilegiati. Credo anche che occorra un
chiarimento tra la
CGIL Scuola ed altri pezzi della CGIL, e qui mi riferisco in particolare atta
''funzione
pubblica" che se ne va allegra per conto suo senza rendere conto a
nessuno. Primo atto
da richiedere a questi compagni (?) è la pubblicazione delle tabelle degli
assegni di sede
del personale dei Consolati e delle Ambasciate. Secondo passo è lavorare
insieme alla
PEREQUAZIONE degli assegni di tutti i funzionari dello Stato italiano operanti
all'estero.
Resta ii rapporto con gli altri sindacati (tutti, senza scomuniche che ai
lavoratori non
interessano). Qui non sono ammessi i giochetti, il non collaborare e poi il
dire che il merito
è tutto mio, se la cosa riesce. Particolarmente la UIL e la CISL vanno oggi
richiamati ad
una vera unità che per un sindacato è nella lotta e non negli accordi
sottobanco con
scambi di favori. Può darsi che qualcuno non ci stia. Questo non deve
significare la nostra
paralisi. Si vada avanti comunque. Può darsi si perda ma almeno si è
combattuto. Qui
l'aria per un certo periodo (fine aprile/maggio 2000) è stata di paralisi e
resa incondizionata al
nemico.
[Queste cose le dicevo due anni fa, poi la CGIL ha mostrato di lavorare come
gli altri sindacati in difesa di isole di privilegio ed a sostegno di un
governo amico].
Restano
i partiti politici e, per quel che mi riguarda, quelli di un governo che in
buona fede
ho contribuito a mandare al
potere (con Amato, Del Turco, Intini,... giuro che non
c'entro!). Questi signori stanno operando con una profonda ignoranza anche
politica.
Credono che con operazioni come l'art. 9 riusciranno a prendere dei voti di
italiani
all'estero. ILLUSI! Gli enti
gestori che si beneficiano di questa legge hanno già i loro
referenti politici che sono quelli di sempre (sarà ora Berlusca a scappare
col malloppo). I
più, gli italiani soggetti ai ricatti ed alla spocchia di questi enti, non
riconosceranno mai
come referenti coloro che hanno dato una grossa mano ai nemici storici (gli
italiani desaparecidos in Argentina non erano dell'ente gestore della
Cristoforo Colombo). Il
Danieli col mezzo sigaro in bocca in giro per il mondo, ha certamente fatto
buoni pranzi e
partecipato ad importanti
ricevimenti. Ha fatto una figura da peracottaro rispetto alle
nostre comunità vere, vive ed
attive. Per quel che mi riguarda piuttosto il suicidio che
votare dalle parti di Bossi-Berlusca-Fini-Buttiglione-Rauti-Casini. Però,
poiché non sono
masochista, non farò più i salti mortali dell'aprile dei 1996 quando in un
sol giorno feci
2700 km in auto per andare a votare per l'Ulivo contro quell'accozzaglia di
conflitto di
interassi e di libertà (condizionali). Se non vedo rapidi cambiamenti nei
fatti e non nelle
promesse io mi asterrò fregandomene bellamente del ricatto "ma poi
arriva quello ...".
Non solo. Farò l'astensionista militante e credo che avrò un certo successo
dato il mio
passato che molti ricordano di militanza politica a sinistra (avendo per
questo pagato in
proprio). Sono ancora ultraincazzato più che per il contenuto dell'articolo
9, che potrebbe
passare per l'opera di 4 scalzacani e basta, per il modo insultante in cui
sono stato
trattato: privilegiato, raccomandato, permanenza tramite TAR, abusi
perpetrati, mancava
solo la pedofilia e l'attentato al Papa. Questa gente, nome e cognome,
comunque non là
voterò. Ho preparato una antologia dei passi salienti dei loro interventi
alla Camera ed al
Senato e la invierò a tante persone. Ed i brani dove si insulta la CGIL
scuola ("sindacato
che difende gli interessi corporativi di pochi" - Migone) in tutte le sue
articolazioni li invierò
a tutta la CGIL dei collegi elettorali dove questi cialtroni si presenteranno.
Vediamo se
riusciamo a sbarazzarci di inutili PRIVILEGIATI scaldapoltrone incapaci pure
di votare in
Aula.
[Alla fine, nel 2001, ho votato per l'Ulivo ma sono un pentito. Ho capito che
il sindacato sapeva degli insulti che gli venivano rivolti dai diessini
in Parlamento (in completa sintonia con il disprezzo di D'Alema per
Cofferati). Ma il governo amico poteva di più! Nonostante i miei ripetuti
appelli a Panini perché intervenisse contro i continui insulti al nostro
sindacato scuola, non si è ritenuto di dire NEPPURE UNA PAROLA]. In fondo
all'articolo è riportata la 147/2000 nella sua interezza.
UNA
CONCLUSIONE AUTOBIOGRAFICA
La prova
di selezione che avevo fatto nel 1994 mi aveva fatto restare all'estero per
altri 7 anni. Al MAE, sapendo che si preparava un nuovo contratto con le OO.SS,
quello il cui merito principale è tutto da ascrivere a Filippo Ottone e che
è poi passato nel 1996, hanno immediatamente messo su una nuova selezione (si
fece nel 1995) per far partecipare coloro che non lo avevano fatto nel 1994.
Nella
prova del 1994 ero risultato il primo per l'area spagnola (vedi foto):


La prova del 1995
ha portato un caro amico, Simonelli, a superarmi. Alcuni ricorsi hanno portato
ancora un altro a superarmi (Mongero, uno che aveva fatto la selezione del
1990) e che in nessun caso poteva essere messo insieme a quelle del 1994/1995
(perché la prima era in italiano e la seconda era in lingua. Così nel 1996,
mentre stavo al secondo anno del mio nuovo settennio in Spagna, sono terzo
(con gli altri due che hanno il loro posto uno a Madrid ed uno in America
Latina) e viene firmato il contratto collettivo estero di cui dicevo. In
questo contratto è prevista l'inaugurazione delle graduatorie permanenti. E'
previsto anche che è possibile fare esami ogni tre anni per migliorare il
proprio posto in graduatoria. E' ciò che faccio nel 1997. Rifaccio il
concorso ma resto lì al terzo posto, pur aumentando il mio punteggio.
Io
scadevo nell'agosto del 2001. Nel frattempo vengo a sapere che: Simonelli va
in pensione e non sarà più tra coloro che aspirano all'estero; Mongero,
nominato nel 1997, scade nel 2004. Sono di nuovo primo al momento in cui
dovranno nominarmi con in più il fatto che i posti disponibili sono più di
uno perché alcuni se ne vanno (dico questo per la riserva del 50% per quelli
di nuova nomina). Ciò vuol dire che, in applicazione del contratto resterò
ancora a Barcellona, dove concluderò la mia carriera.
Un anno
prima della mia scadenza, nella PRIMA applicazione di un contratto firmato dal
governo di centrosinistra con le OO.SS e l'ARAN, il centrosinistra manda a
monte il contratto e fa passare quell'articolo 9 della legge 147. Non ho più
alcuna possibilità di restare, alla faccia della certezza del diritto. Ma, si
osserverà, qualcuno bravo sarà andato al mio posto. Fino ad ora maggio 2002,
si sono alternati 5 supplenti e, al momento vi è una collega supplente che è
al 57° posto (su 60) nella graduatoria dei supplenti.
Mandatemi pure a casa ma sappiate sostituire i professionisti! Una scuola
italiana all'estero, particolarmente se è statale, non può permettersi tali
cali di credibilità. Ci vogliono decine di anni per costruirsi del prestigio,
basta un solo anno per veder sparire i "clienti" che, una volta
entrati nel mondo del lavoro, saranno i nostri (dell'Italia) migliori clienti.
Prima
che passasse la legge, telefonai al gruppo verde con il fine di chiedere a chi
avevo contribuito a mandare in Parlamento (i vecchi amici Mattioli, ministro
per l'Europa, e Scalia, Presidente di una certa commissione parlamentare) di
attivarsi per far presente agli altri parlamentari dell'assurdo che stavano
approvando: non ebbi neppure udienza telefonica e pensare che dal 1968 abbiamo
fatto tante di quelle lotte insieme , fino a Montalto e fino...al Parlamento!
La
stessa cosa feci con dei compagni di Rifondazione. Promisero il massimo
impegno. Nessuno di loro, né verde, né rifondatore disse una sola parola,
né in Parlamento, né nelle Commissioni. In più la responsabile scuola di
Rifondazione, un personaggio stravagante e cialtrone, andava in giro per
l'Europa a sostenere i COASCIT, emanazioni spesso della "Fiamma
Tricolore", solo perché molti precari (" i corsisti!")
dipendevano da questo ente. Non aveva capito nulla la poverina e con la
prosopopea che contraddistingue gli ignoranti, non si era neppure preoccupata
di informarsi del cosa faceva.
Ora sono
a Roma. Ho ripreso servizio presso un liceo classico. Ho la speranza di
concludere la carriera facendo il concorso a dirigente. Il mio sindacato
praticamente fa una politica che ancora mi taglia le gambe. Vuole una riserva
del 50% dei posti per coloro che hanno avuto incarichi triennali a dirigente
(sappiamo tutti a chi vanno dati tali incarichi: vengono spartiti a seconda
delle sigle sindacali confederali e Snals); inoltre dovrà essere assegnato un
punteggio "pesante" agli incaricati "semplici" a
dirigente. Praticamente uno come me che non ha avuto mai incarichi di
presidenza dovrà concorrere per una infima percentuale di posti. E tutto
questo in nome di quel merito che pure la CGIL Scuola aveva reclamato nel
concorsone e continua ancora a reclamare in questa proposta di contratto. Ma
se quegli incaricati sono bravi, vinceranno certamente su di me! Perché dare
a me ed a quelli come me un tale handicap in tale concorso? Non intravedo
prospettive diverse. Questo concorso sarà un'altra fregatura. Avendo
accumulato 45 anni di contributi me ne vado in pensione, tanto più che la
scuola va in rovina ed il mio sindacato ha una lira con cui sta suonando....
Amaro
accorgersi, alla fine di una carriera dedicata alla scuola che si era scelta
come professione, che tutto crolla, non c'è più nulla a cui appigliarsi.
Nessuna certezza, neanche lo sbandierato merito,..., niente.
Mah, va
bene così! Chiudere e non pensarci più.
Un testo su cui si possono trovare tutte le
leggi cui si fa riferimento (meno l'articolo 9 della 147/00 che non dice nulla
di più di quanto ho detto qui) è quello di Gennari e D'Orazio - Istituzioni
scolastiche e culturali italiane all'estero - Ed. Valore Scuola, 1990.
LA LEGGE n° 147 DEL
MAGGIO 2000
Agli interessati faccio conoscere questo pezzo di bravura della Presidenza
del Consiglio D'Alema (la cosa venne gestita tutta da questa Presidenza
del Consiglio, anche se vide la luce dopo qualche giorno che si era
insediata la Presidenza Amato). D'Alema era tra quelli che a maggio 2004
strillava sulla legge che finanziava il nostro contingente militare in
Iraq. Il motivo era che, nella stessa legge si prevedevano anche altri
finanziamenti a nostri contingenti militari all'estero (Kossovo, Timor
Est, ...). Ebbene, con la lucidità e competenza che ha sempre
caratterizzato D'Alema, la legge 147/2000 mette insieme finanziamenti a
contingenti militari e riforma delle Istituzioni Scolastiche e Culturali
italiane all'estero (articolo 9).
Testo estratto dagli archivi
del sistema ItalgiureWeb
del CED
della Corte di Cassazione
LEGGE 26 maggio 2000, n. 147
(GU n. 133 del 09/06/2000)
Proroga dell'efficacia di
talune disposizioni connesse ad impegni internazionali e misure riguardanti
l'organizzazione del Ministero degli affari esteri.
175 TRATTATI, CONVENZIONI E ORGANISMI
INTERNAZIONALI - 001 IN GENERE
175 TRATTATI, CONVENZIONI E ORGANISMI
INTERNAZIONALI - 005 ENTI
INTERNAZIONALI IN GENERE
102 ISTRUZIONE E SCUOLE - 090
SCUOLE ITALIANE ALL'ESTERO
102 ISTRUZIONE E SCUOLE - 002
ACCORDI E SCAMBI CULTURALI CON L'ESTERO
Materia: MINISTERI, AFFARI ESTERI, UFFICI AMMINISTRATIVI
PD: S2003696
URN: urn:nir:stato:legge:2000-05-26;147
Preambolo
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Promulga
la seguente legge:
Art. 1.
Missione di monitoraggio della Comunità europea ECMM
1 .
È prorogata fino al 31 dicembre 2001 la partecipazione italiana alla
missione di monitoraggio nei territori della ex Jugoslavia ECMM. A tale
fine è autorizzata la spesa di lire 3.300 milioni per ciascuno degli anni
1999, 2000 e 2001, cui si provvede mediante corrispondente riduzione dello
stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1999-2001,
nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente "Fondo
speciale" dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica per l'anno finanziario 1999,
allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero
degli affari esteri.
2 .
Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è
autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di
bilancio.
Art. 2.
Contributo in favore di organismi delle Nazioni unite
1 .
Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 1 della legge 31
luglio 1997, n. 257, sono prorogate fino al 31 dicembre 2001. A tale scopo
è autorizzata per ciascuno degli anni 1999, 2000 e 2001 la spesa di
100.000 euro annui, per la concessione di un contributo volontario a
favore di organismi delle Nazioni unite operanti nel settore del disarmo,
o di altri enti italiani e stranieri per studi, convegni o altre
iniziative nel settore del disarmo di cui al comma 1 dell'articolo 1 della
citata legge n. 257 del 1997, e di 120.000 euro annui a favore del fondo
delle Nazioni unite per le vittime della tortura, di cui al comma 2
dell'articolo 1 della stessa legge.
2 .
All'onere derivante dal presente articolo, pari a complessivi 220.000 euro
per ciascuno degli anni del triennio 1999-2001, si provvede mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio
triennale 1999-2001, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte
corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del
Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per
l'anno finanziario 1999, allo scopo parzialmente utilizzando
l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri.
3 .
Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è
autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di
bilancio.
Art. 3.
Delegazione generale palestinese in Italia
1 .
Sono prorogate le disposizioni contenute nella legge 23 ottobre 1996, n.
558, relative al sostegno dell'attività della Delegazione generale
palestinese in Italia. A tale scopo è autorizzata la spesa di lire 500
milioni per ciascuno degli anni 1999, 2000 e 2001. Al relativo onere, pari
a lire 1.000 milioni per l'anno 2000 ed a lire 500 milioni per l'anno
2001, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento
iscritto, ai fini del bilancio triennale 2000-2002, nell'ambito
dell'unità previsionale di base di parte corrente "Fondo
speciale" dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica per l'anno finanziario 2000,
parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli
affari esteri.
2 .
Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è
autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di
bilancio.
Art. 4.
Commissione per il contenzioso della cooperazione allo sviluppo
1 .
È prorogata fino al 31 dicembre 2000 la durata in carica della
commissione per il contenzioso della cooperazione allo sviluppo, istituita
con decreto del Ministro degli affari esteri in data 27 gennaio 1997, di
cui all'articolo 1 della legge 8 aprile 1998, n. 89. A tale fine è
autorizzata la spesa di lire 350 milioni per gli anni 1999 e 2000. Al
relativo onere, pari a lire 700 milioni, si provvede mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio
triennale 2000-2002, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte
corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del
Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per
l'anno finanziario 2000, parzialmente utilizzando l'accantonamento
relativo al Ministero degli affari esteri.
2 .
Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è
autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di
bilancio.
Art. 5.
Elevazione del contingente di esperti presso le Rappresentanze all'estero
1 .
Il contingente di cui al settimo comma dell'articolo 168 del decreto del
Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive
modificazioni ed integrazioni, è elevato a ottantadue unità, di cui
quattro da destinare a posti di addetto agricolo. Il subcontingente di
esperti, tratti dal personale dello Stato da destinare alle rappresentanze
permanenti presso organismi internazionali, è elevato a quarantuno
unità, comprese le quattro unità fissate dall'articolo 58 della legge 6
febbraio 1996, n. 52, e successive modificazioni.
2 .
Il terzo comma dell'articolo 168 del decreto del Presidente della
Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, è sostituito dai seguenti:
"L'esperto inviato in servizio presso un ufficio all'estero, a norma
dei precedenti commi, occupa un posto espressamente istituito, sentito il
consiglio di amministrazione, ai sensi dell'articolo 32, nell'organico
dell'ufficio stesso, in corrispondenza, anche ai fini del trattamento
economico, a quello di primo segretario o di consigliere o di primo
consigliere, nel limite massimo di otto posti, ovvero di console aggiunto
o console ed assume in loco la qualifica di addetto per il settore di sua
competenza. Per gli esperti in servizio all'estero si osservano le
disposizioni degli articoli 142, 143, 144, 147 e 170 in quanto
applicabili, dell'articolo 148 e le disposizioni della parte terza per
essi previste.
Resta fermo il posto corrispondente ai fini del trattamento economico a
quello di primo consigliere, attualmente ricoperto dai singoli
interessati, sino al termine definitivo del loro incarico, nonché il
posto di pari livello già istituito per gli esperti regionali di cui
all'articolo 58 della legge 6 febbraio 1996, n. 52, e successive
modificazioni".
3 .
All'onere derivante dall'attuazione del presente articolo, valutato in L.
1.127.000.000 annue a decorrere dal 2000, si provvede mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio
triennale 2000-2002, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte
corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del
Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per
l'anno 2000, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo
al Ministero degli affari esteri.
4 .
Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è
autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di
bilancio.
Art. 6.
Proroga dei comandi presso la direzione generale per la cooperazione allo
sviluppo
1 .
Il comando ed il collocamento fuori ruolo del personale delle
amministrazioni dello Stato, compreso il personale docente della scuola, e
del personale degli enti pubblici, anche territoriali, in servizio alla
data del 31 agosto 1998 presso la Direzione generale per la cooperazione
allo sviluppo del Ministero degli affari esteri, sono prorogati fino al 31
dicembre 2000.
2 .
All'onere derivante dall'attuazione del presente articolo, valutato in
complessive lire 7.000 milioni, si provvede mediante corrispondente
riduzione dello stanziamento iscritto nell'ambito dell'unità previsionale
di base 9.1.1.0 "Funzionamento" (capitolo 2150) dello stato di
previsione del Ministero degli affari esteri, allo scopo intendendosi
corrispondentemente ridotta l'autorizzazione di spesa di cui alla legge 3
gennaio 1981, n. 7, come determinata dalla tabella C della legge 23
dicembre 1999, n. 488.
3 .
Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è
autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di
bilancio.
Art. 7.
Istituti italiani di cultura all'estero: reggenza
1 .
I commi 4 e 5 dell'articolo 14 della legge 22 dicembre 1990, n. 401, sono
sostituiti dal seguente:
"4. In caso di temporanea assenza o
impedimento, il direttore dell'Istituto designa l'addetto cui affidare la
reggenza. In caso di vacanza del titolare sul posto-funzione di direttore,
il conferimento della reggenza compete alla Direzione generale. Per il
trattamento di reggenza si applicano le disposizioni dell'articolo 185 del
decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, come
sostituito dall'articolo 15 del decreto legislativo 27 febbraio 1998, n.
62, recante disciplina del trattamento economico per i dipendenti delle
pubbliche amministrazioni in servizio all'estero."
2 .
All'onere derivante dall'attuazione del presente articolo, valutato in
lire 49 milioni annue a decorrere dal 2000, si provvede mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio
triennale 2000-2002, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte
corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del
Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per
l'anno 2000, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo
al Ministero degli affari esteri.
3 .
Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è
autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di
bilancio.
Art. 8.
Snellimento delle procedure di gestione economico patrimoniale degli
Istituti italiani di cultura all'estero
1 .
Gli acquisti di beni e servizi effettuati dagli Istituti italiani di
cultura all'estero non sono soggetti ad atti approvativi né
autorizzativi.
2 .
Le procedure relative agli acquisti di cui al comma 1 sono disciplinate
dal regolamento di cui all'articolo 7 della legge 22 dicembre 1990, n.
401.
3 .
Presso gli Istituti italiani di cultura all'estero sono responsabili
dell'erogazione e della rendicontazione delle spese i direttori degli
Istituti medesimi, oppure i funzionari amministrativi o
amministrativo-contabili da loro delegati, ferma restando la funzione di
indirizzo e vigilanza spettante ai direttori.
Art.
9. Personale da destinare alle istituzioni scolastiche e universitarie
all'estero
1 . La selezione del
personale di ruolo dello Stato da destinare sia alle scuole europee sia
alle iniziative e alle istituzioni scolastiche ed universitarie all'estero
di cui all'articolo 639 del testo unico delle disposizioni legislative
vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e
grado, approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, è
effettuata mediante la formazione di una graduatoria permanente per titoli
culturali, professionali e di conoscenza della lingua, da accertare
mediante una prova pratico-orale finalizzata alla conoscenza scritta e
orale della medesima. Tale graduatoria è aggiornata ogni tre anni.
2 . Entro sei mesi dalla
data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro degli affari
esteri è autorizzato ad emanare un regolamento ai sensi dell'articolo 17
della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, di
concerto con il Ministro della pubblica istruzione, per disciplinare le
modalità relative alla selezione del personale di ruolo di cui al comma 1
da destinare all'estero a decorrere dall'anno scolastico 2001-2002 nel
rispetto dei princìpi fissati dall'articolo 36, comma 3, del decreto
legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, come sostituito dall'articolo 22 del
decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80. Fino alla conclusione dell'anno
scolastico 2001-2002 resta in vigore la graduatoria pubblicata ai sensi
della ordinanza ministeriale pubblicata nella Gazzetta Ufficiale - 4a
serie speciale - n. 38 del 16 maggio 1997.
3 . Il personale di cui al
comma 1, fatto salvo quanto previsto al comma 5, non può prestare
servizio all'estero per più di due periodi, ciascuno di cinque anni
scolastici o accademici. Tali periodi di servizio all'estero non possono
essere prestati continuativamente, ma debbono essere intervallati da un
periodo di servizio effettivo nel territorio nazionale di almeno tre anni,
al termine del quale è necessario superare nuovamente la selezione
prevista dalle disposizioni vigenti, per poter concorrere a un nuovo
incarico. I servizi prestati all'estero ai sensi del presente comma e del
comma 5 non sono cumulabili. Coloro che abbiano compiuto i due periodi di
servizio all'estero perdono definitivamente titolo a partecipare alla
selezione predetta.
4 . Il personale di ruolo
della scuola che, alla data di entrata in vigore della presente legge,
presti servizio all'estero, può, a domanda, completare il mandato
settennale in corso. Tale personale, dopo il triennio di servizio in
Italia di cui al comma 3, potrà concorrere ad un
nuovo incarico all'estero per un periodo di cinque anni scolastici o
accademici solo nel caso in cui non vi abbia già prestato servizio per un
periodo complessivo superiore a sette anni.
5 . Per il personale da
destinare alle scuole europee si predispone una graduatoria specifica, che
è aggiornata ogni tre anni. La durata del servizio prestato presso tali
scuole è stabilita in nove anni non prorogabili e non è consentita la
partecipazione a ulteriori selezioni.
6 . Il servizio all'estero
può essere interrotto sulla base delle esigenze del sistema educativo
nazionale o per accertata inidoneità del personale interessato.
7 . Sono abrogate tutte le
disposizioni in contrasto con il presente articolo.
Art. 10.
Entrata in vigore
1 .
La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella
Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È
fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come
legge dello Stato.
Lavori
Preparatori
LAVORI PREPARATORI Camera dei
deputati (atto n. 5422): Presentato dal Ministro degli affari esteri (Dini)
il 19 novembre 1998. Assegnato alla commissione III (Affari esteri), in sede
referente, il 3 dicembre 1998 con pareri delle commissioni I, IV, V, VII, XI,
XIII. Esaminato dalla commissione III, in sede referente, il 19 e 26 gennaio
l999; il 4, 24 febbraio 1999; 9, 11 marzo 1999. Esaminato in aula il 2
luglio 1999 e approvato l'8 luglio 1999. Senato della Repubblica (atto n.
4149): Assegnato alla 3a commissione (Affari esteri), in sede deliberante,
il 20 luglio 1999 con pareri delle commissioni 1a, 4a, 5a, 7a. Esaminato
dalla 3a commissione, in sede deliberante, il 5 ottobre 1999. Nuovamente
assegnato alla 3a commissione (Affari esteri), in sede referente, in data 5
ottobre 1999 con pareri delle commissioni 1a, 4a, 5a, 7a. Esaminato dalla 3a
commissione, in sede referente, il 5 e 25 novembre 1999. Esaminato ed
approvato, con modificazioni, il 15 dicembre 1999. Camera dei deputati (atto
n. 5422-B): Assegnato alla III commissione (Affari esteri), in referente, il
21 dicembre 1999 con pareri delle commissioni I, V, VII, XI. Esaminato dalla
III commissione, in sede referente, il 1 e 9 febbraio 2000. Esaminato in
aula il 21 febbraio 2000; il 7 marzo 2000 ed approvato, con modificazioni,
l'8 marzo 2000. Senato della Repubblica (atto n. 4149-B): Assegnato alla 3a
commissione (Affari esteri), in sede deliberante, il 15 marzo 2000 con
pareri della la, 5a, 7a. Nuovamente assegnato alla 3a commissione (Affari
esteri), in sede referente, il 21 marzo 2000 con pareri della la, 5a, 7a.
Esaminato dalla 3a commissione, in sede referente, il 22, 29 marzo 2000; il
5 aprile 2000. Esaminato ed approvato l'11 maggio 2000.
Data a Roma, addì 26
maggio 2000
CIAMPI
Amato, Presidente del Consiglio dei Ministri
Dini,Ministro degli affari esteri Visto, il Guardasigilli: Fassino
All'epoca, l'aquila Giovanardi ed i sodali CCD erano
all'opposizione e capirono che vi era modo di infilarsi clientelarmente. E
lo fecero presentando un progetto di legge che dava ogni facilità chi
operava all'estero. Riporto solo la parte che sarebbe stata d'interesse
anche per me (la legge si trova in http://xoomer.virgilio.it/iydon/ccd/estero.htm
):
PROPOSTA
DI LEGGE
d’iniziativa
dei deputati GIOVANARDI, CASINI, FOLLINI, BACCINI, CARRARA, D’ALIA, DEL
BARONE, GALATI, LIOTTA,LUCCHESE, MARINACCI, PERETTI e SAVELLI
_________
Riforma
delle istituzioni scolastiche italiane all’estero
e interventi per la promozione della lingua e della cultura italiane.
......................................
Art.
15. Durata massima di permanenza all'estero
- La
permanenza all'estero non può essere superiore ad un periodo
complessivo di 9 anni scolastici, comprese le scuole europee.
- E'
fatta salva la possibilità di essere ulteriormente impiegato nelle
istituzioni scolastiche all’estero previo superamento delle procedure
di selezione di cui all’art. 13, senza soluzione di continuità e
senza limitazione del numero dei mandati.
- Al
personale da destinare alle scuole europee, si applicano le norme dello
statuto del personale docente di dette scuole.
...............................
Naturalmente i
furbastri CCD, UDC, ABC, CCC, ... e sciocchezze varie si sono dimenticati di
tutto nel giugno 2001, quando D'Alema era riuscito nel suo scopo primario:
portare Berlusconi alla Presidenza del Consiglio.
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