FISICA/MENTE

 

LA VALUTAZIONE SCOLASTICA

DI BERLINGUER E DI MORATTI

Roberto Renzetti

           

           

                Assisto in questi giorni a giudizi negativi sulle scelte didattiche della Moratti. Il modo di valutare che viene imposto da successive circolari è certamente mortificante ma è stata Moratti e suo staff a introdurlo oppure il problema è vecchio, riconducibile ad esempio alla gestione Berlinguer ? Naturalmente non rispondo subito ma aspetto di leggere con voi dei documenti per capire cosa dire in modo motivato. Osservo solo che oggi, anche in campi che dovrebbero vedere discutere su dati di fatto e non su bugie, ognuno tenta di tirare l'acqua al proprio mulino dimenticando  i documenti e tentando di imbrogliare. Eppure ci vuole poco, si potrebbe anche utilizzare internet, una delle "i" dimenticate della Moratti. Ma si confida sempre in noi cittadini che abbiamo 11 anni, facciamo la prima media e non siamo seduti al primo banco.

            Vediamo di crescere.

IL REGOLAMENTO DELL'AUTONOMIA E LA VALUTAZIONE DI BERLINGUER

 

            Il 30 marzo 1998, sull'onda della legge Bassanini  (59/97) che istituiva l'Autonomia scolastica (art. 21), iniziava l'iter di Berlinguer per riempirla di contenuti, con la prima bozza di regolamento. Tale bozza, con varie modifiche, venne approvata dal Consiglio dei Ministri il 30 ottobre dello stesso anno e divenne legge dello Stato (con altre modifiche) mediante il Decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275. Tale legge fu poi recepita nella modifica del Titolo V della Costituzione. Mi riferirò a quest'ultimo decreto.

            Riporto di seguito i passi del Decreto che fanno riferimento alla destrutturazione della Scuola ed alla valutazione. Commento separatamente ogni comma al fine di rendere più chiaro il tutto. Debbo dire che, se non si capisce quale disegno c'è dietro lo sciocco legiferare di Berlinguer, non si può capire il ruolo inutile della valutazione.


Art 1, comma 2 : L'autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale.

Ecco questa frase dovrebbe commuovere e trovare tutti d'accordo, il fatto è che non c'è scritto in nessuna parte che a garantire quanto è detto sia l'Autonomia. Ma c'è di più e questo di più  va ben sillabato ai presunti pedagogisti dello staff di Berlinguer (naturalmente, quanto dico vale a maggior ragione per lo staff di pedagogisti della Moratti): la libertà di insegnamento vuole anche dire libertà di valutazione proprio perché la valutazione è un momento fondamentale della didattica per quella cosa che va sotto il nome di feed back. Dico questo perché con la intrusiva presenza dei docimologi si è in pratica obbligati a valutazioni fantastiche che servono solo a garantire il posto al docimologo stesso.


Art 3, comma 1: Il POF è il documento fondamentale costitutivo dell'identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche ed esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa ed organizzativa che le singole scuole adottano nell'ambito della loro autonomia.

Questa affermazione, dando tale valenza al POF, definisce subito il piano di destrutturazione della Scuola, nel suo complesso e lo snaturamento dei suoi indirizzi di studio, che sta dietro la Riforma Berlinguer. Da qui occorre partire per capire come la valutazione sia un incidente di percorso in termini nazionali o facendo riferimento alle varie valutazioni  P.I.S.A. (*)

(*) Riporto la valutazione penosa che dà del POF la Cgil scuola:

"È il cuore della scuola autonoma; è il documento fondamentale costitutivo della sua identità culturale e progettuale. Le scelte centralistiche di un qualsiasi Ministro su materie di competenza delle scuole non possono metterlo in discussione. Attraverso il Pof le scuole esplicitano alle famiglie, all’atto dell’iscrizione, la propria offerta, evidenziandone gli elementi di qualità e motivandone le scelte con i riferimenti culturali e pedagogici cui si sono ispirate".

Art 4, comma 2: Nell'esercizio dell'autonomia didattica le istituzioni scolastiche regolano i tempi dell'insegnamento e dello svolgimento delle singole discipline e attività nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni. A tal fine le istituzioni scolastiche possono adottare tutte le forme di flessibilità che ritengono opportune e tra l'altro:

a) l'articolazione modulare del monte ore annuale di ciascuna disciplina e attività;
b) la definizione di unità di insegnamento non coincidenti con l'unità oraria della lezione e l'utilizzazione, nell'ambito del curricolo obbligatorio di cui all'articolo 8, degli spazi orari residui;
c) l'attivazione di percorsi didattici individualizzati, nel rispetto del principio generale dell'integrazione degli alunni nella classe e nel gruppo, anche in relazione agli alunni in situazione di handicap secondo quanto previsto dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104;
d) l'articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso;
e) l'aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari.

In questo articolo si sentenzia la fine della scuola come strumento di crescita per i cittadini. La scuola diventa un optional che consente di passare qualche anno in compagnia di qualche altro ragazzo, di giocare un poco facendo finta di fare cose serie. Si inizia ad introdurre il criterio malsano dei percorsi individualizzati, delle classi che spariscono, dell'orario che non c'è, della classe che evapora, ... Sembra chiaro che la valutazione è strettamente connessa a questo sistema che non ambisce ad avere valenza nazionale ma che ammicca allo scissionismo ed al preteso federalismo.

Art 4, comma 4: Nell'esercizio dell'autonomia didattica le istituzioni scolastiche ...individuano ... le modalità e i criteri di valutazione degli alunni nel rispetto della normativa nazionale ed i criteri per la valutazione periodica dei risultati conseguiti dalle istituzioni scolastiche rispetto agli obiettivi prefissati.

Ed infatti, dopo quanto affermato in precedenza,  la valutazione scolastica non può che essere conseguenza degli obiettivi prefissati, obiettivi che impediranno sempre una uniformità di giudizio a livello nazionale, visto che si daranno a livello scolastico.


Art 6, comma 1: Le istituzioni scolastiche, singolarmente o tra loro associate, esercitano l'autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo tenendo conto delle esigenze del contesto culturale, sociale ed economico delle realtà locali e curando tra l'altro:

                       a) la progettazione formativa e la ricerca valutativa;

                                 ............................

A parte il populismo delle affermazioni qui riportate, sembra straordinario il fatto che si possa andare sulla strada della ricerca valutativa. Tutte queste cose dovranno andare ai Consigli d'Istituto, dopo essere dibattute nei Collegi dei docenti. Sarà d'interesse vedere questa generazione di genitori cosa faranno per abbassare l'asta che i figlioli dovranno saltare.


Art 8, 1. Il Ministro della Pubblica Istruzione ... definisce ... per i diversi tipi e indirizzi di studio:

a) gli obiettivi generali del processo formativo;
b) gli obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni;
c) le discipline e le attività costituenti la quota nazionale dei curricoli e il relativo monte ore annuale;
d) l'orario obbligatorio annuale complessivo dei curricoli comprensivo della quota nazionale obbligatoria e della quota obbligatoria riservata alle istituzioni scolastiche;
e) i limiti di flessibilità temporale per realizzare compensazioni tra discipline e attività della quota nazionale del curricolo;
f) gli standard relativi alla qualità del servizio;
g) gli indirizzi generali circa la valutazione degli alunni, il riconoscimento dei crediti e dei debiti formativi;
...

2. Le istituzioni scolastiche determinano, nel Piano dell'offerta formativa il curricolo obbligatorio per i propri alunni in modo da integrare, a norma del comma 1, la quota definita a livello nazionale con la quota loro riservata che comprende le discipline e le attività da esse liberamente scelte. ...

3. Nell'integrazione tra la quota nazionale del curricolo e quella riservata alle scuole è garantito il carattere unitario del sistema di istruzione ed è valorizzato il pluralismo culturale e territoriale, nel rispetto delle diverse finalità della scuola dell'obbligo e della scuola secondaria superiore.

4. La determinazione del curricolo tiene conto delle diverse esigenze formative degli alunni concretamente rilevate, della necessità di garantire efficaci azioni di continuità e di orientamento, delle esigenze e delle attese espresse dalle famiglie, dagli Enti locali, dai contesti sociali, culturali ed economici del territorio. Agli studenti e alle famiglie possono essere offerte possibilità di opzione.

...

6. L'adozione di nuove scelte curricolari o la variazione di scelte già effettuate deve tenere conto delle attese degli studenti e delle famiglie in rapporto alla conclusione del corso di studi prescelto.

Qui vi è una parziale marcia indietro. Si vuole delegare alle regioni in nome di un federalismo intravisto ma poi si dice che no, la cosa non è possibile, creando una grandissima confusione. Senza una definizione di obiettivi ed indirizzi generali non si capisce bene cosa si voglia dire. Resta il fatto che è il ministro che decide perché così glielo permette la legge ed è inutile recriminare sulle decisioni di Moratti perché, al di là delle sue capacità ed anche se non sembra tale, è il ministro. E' altresì evidente che Moratti, come vedremo, possiede gli strumenti legislativi per scardinare questo paracadute che tenta la salvaguardia dell'unitarietà della scuola a livello nazionale: l'Autonomia e la prosa che la impone. Ma fa qui impressione anche quel riconoscimento di crediti. Assicuro che, fino ad ora, è compito lasciato al buonismo (sempre presente), ad esempio, delle Commissioni d'esame di Stato. La questione dei debiti merita una discussione a parte. Dalla sciagurata scelta di D'Onofrio (governo Berlusconi 1, anno 1994) di abolire gli esami di riparazione, si sono introdotti i debiti ma non si è mai detto fino a che quota possono essere accettati e come si devono pagare. Ho avuto a che fare con debiti di quattro materie con valutazioni da 4 per ognuna (era il dirigente scolastico che invitava i professori a trasformare qualche 4 in 4 e 1/2 ...). Come riparare ? con corsi di recupero che i ragazzi non frequentano perché non vi è alcuna sanzione. Alla fine si è drasticamente passati direttamente  ai 6 rossi o con il circoletto. Tutti promossi con la beffa di studenti che fanno, ad esempio, lo scientifico  e coscientemente non studiano fin dal primo anno né matematica e fisica o il classico senza aver mai aperto libro di latino e greco. Si tenga conto di questo quando si parla di valutazione e si tenga conto dell'anima nera di governanti che non sanno porre rimedio a questa vergogna. Facciano lo stesso per chi prende la patente o chi fa il chirurgo ...

Art 10, comma 3: Con decreto del Ministro della Pubblica Istruzione sono adottati i nuovi modelli per le certificazioni, le quali, indicano le conoscenze, le competenze, le capacità acquisite e i crediti formativi riconoscibili, compresi quelli relativi alle discipline e alle attività realizzate nell'ambito dell'ampliamento dell'offerta formativa o liberamente scelte dagli alunni e debitamente certificate.

Questo comma è quello che è alla base della recente decisione della Moratti di non fornire più le pagelle o le schede valutative. Berlinguer diceva qui chiaramente che ogni istituto doveva pensarci in proprio. Stupiscono i sinistri che si stupiscono: sarebbe interessante sapere se ignoravano o se sono ora in malafede. Credo che vi sia un miscuglio delle due cose, miscuglio che viene fuori per discutere delle sciocchezze della Moratti senza rendersi conto delle paternità (sempre, come vedremo, di Berlinguer). In ogni caso è inutile discutere di una cosa che è conseguenza diretta delle premesse: se ogni scuola si fa il suo curriculum ed in teoria ogni ragazzo si fa il suo percorso, come è possibile fornire degli stampati a livello centralizzato ? E' che non si era capito il potere distruttivo di Bassanini-Berlinguer ? E nessuno che cerchi marce indietro o autocritiche ?


Art 14, comma 2: In particolare le istituzioni scolastiche provvedono a tutti gli adempimenti relativi alla carriera scolastica degli alunni e disciplinano, nel rispetto della legislazione vigente, le iscrizioni, le frequenze, le certificazioni, la documentazione, la valutazione, il riconoscimento degli studi compiuti in Italia e all'estero ai fini della prosecuzione degli studi medesimi, la valutazione dei crediti e debiti formativi, ...

Questo è il riassunto di quanto detto in precedenza.


Mi pare sia chiaro che cosa abbiano inteso i riformatori del centrosinistra per Autonomia con la conseguente valutazione fai da te. Vediamo ora qual è la circolare della Moratti che tratta del problema valutazione.

LA VALUTAZIONE SECONDO MORATTI

                Nella circolare della Moratti Valutazione degli alunni (C.M. 85 del 3 dicembre 2004, prot. 17005 - Indicazioni per la valutazione e per la certificazione delle competenze nella scuola primaria e secondaria di I grado) dopo aver fatto esplicito riferimento al Regolamento dell'Autonomia, ora visto (D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275, artt. 4, 8, 10 e 17), e ad un pezzo della sua vergognosa  legge di Riforma ( D.L. 19 febbraio 2004, n.59, Definizione delle norme generali relative alla scuola dell'infanzia e al primo ciclo dell'istruzione, a norma dell'articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53) si dice esplicitamente una cosa che era detta nel regolamento dell'Autonomia ma non in modo così tassativo e drastico (il che mostra che le leggi occorre saperle fare per evitare che il governante allegro e disinvolto le possa usare secondo proprie libido ed anche che non a caso la Moratti è nel governo del bugiardo Berlusconi): l'autonomia delle istituzioni scolastiche, com'è noto, prefigura il passaggio dalla scuola dei programmi alla scuola dei piani di studio personalizzati (in realtà nel DPR 275/99 si parlava di possibilità di percorsi personalizzati). Moratti afferma qui che deve sparire la scuola dei programmi, quella che alcuni di noi conoscevano,  per passare tout court ad una scuola fai da te, una scuola completamente e definitivamente destrutturata che non serve più alle esigenze dei meno abbienti perché si avvia alla realizzazione di uno dei punti del Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli, la fine del valore legale del titolo di studio.

                Moratti ed il gruppo di pedagogisti capitanati dal Bertagna ricordano cosa resta della valutazione nell'evoluzione del quadro normativo: alcune cose del Testo Unico (TU, D.L. 16 aprile 1994, n. 297) sono cadute con il regolamento dell'Autonomia ricordato, altre con la legge di riforma Moratti (D.L. 59/04, già ricordato). Proseguono elencando le competenze dei docenti:

Comma f): Gli articoli 8 e 11 del decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, relativi, rispettivamente, alla scuola primaria e alla scuola secondaria di I grado, dispongono che siano affidate alla competenza dei docenti dell'équipe pedagogica (docenti responsabili delle attività educative e didattiche previste dai piani di studio):

  • la valutazione, periodica e annuale, degli apprendimenti e del comportamento degli alunni;
  • la valutazione dei periodi biennali ai fini del passaggio al periodo successivo;
  • l'eventuale non ammissione alla classe successiva all'interno del periodo biennale;
  • la certificazione delle competenze acquisite dall'alunno;
  • l'accertamento della validità dell'anno scolastico per gli alunni della scuola secondaria di I grado, in relazione al numero delle frequenze delle attività didattiche (non inferiori ai tre quarti del monte ore annuo personalizzato).

Tutto già chiaro ed evidente, meno due questioni non marginali: la valutazione del comportamento introduce di nuovo la condotta come discrimine nel prosieguo degli studi; la reintroduzione del criterio del numero delle frequenze reintroduce una norma già abolita e sulla quale forse occorrerebbe discutere un poco. La valutazione realizzata dovrà essere riportata nel portfolio delle competenze individuali recante un'apposita sezione dedicata alla valutazione dell'alunno. E questa non è una novità. I nostri governanti amano l'inglese avendo dimenticato l'italiano: il documento di valutazione dell'alunno (qui chiamato stravagantemente portfolio, termine comunque accettato dai sinistri che discutono di 'cosa inserire nel portfolio') che faceva la storia della sua evoluzione è di almeno 35 anni fa (si rilegga la legge n. 517 del 1977 nella quale si introduceva, nei due gradi della scuola dell’obbligo, al posto della tradizionale pagella, che viene abolita,  il documento di valutazione dell’alunno, redatto dal Ministero. In esso, i giudizi verbali analitici e sintetici prendono il posto dei voti decimali. La cosa si modificherà nel 1993 con l'introduzione degli indicatori e nel 1996 con l'abolizione dei medesimi e l'introduzione dei giudizi di valore). Resta il problema di avere un portfolio che interviene troppo all'interno della vita privata delle persone, fatto non tollerabile.

                Altro argomento d'interesse è l'introduzione sottobanco di un organo inesistente, l'équipe pedagogica, esistente solo nella testa di Bertagna. Si dice infatti:

la valutazione nella sue diverse fasi di gestione e di attuazione, quale momento significativo del perseguimento delle finalità formative di ogni alunno, deve scaturire dalla collegialità dei componenti dell'équipe pedagogica. Cos'è ? chi assumiamo ? Chi paga ?

                La muccioliana Moratti ci tiene a dire, prima di entrare in argomento, che:

la valutazione degli alunni comprende anche una fase riflessiva e di partecipata consapevolezza nell'ambito della quale i genitori e gli allievi da una parte, e i docenti dall'altra, attraverso il processo di valutazione, trovano opportunità e occasioni per migliorare la relazione educativa, ovviamente nel rispetto dei distinti ruoli

e cioè che alunni e genitori devono fare fronte comune contro i docenti in una presunta relazione educativa che, nella gran maggioranza dei casi è: che fate? mio figlio è promosso o bocciato? D'interesse è anche la prosa di tipo cardinalizio. In ogni caso, oggetto della valutazione periodica e finale saranno:

  • Gli apprendimenti: riguardano i livelli raggiunti dagli allievi nelle conoscenze/abilità individuate negli obiettivi formativi formulati dai docenti per le diverse unità di apprendimento realizzate, e desunti, attraverso l'autonoma mediazione didattica dell'équipe dei docenti, dagli Osa (obiettivi specifici di apprendimento) delle Indicazioni nazionali.
  • Il comportamento dell'alunno: viene considerato in ordine al grado di interesse e alle modalità di partecipazione alla comunità educativa della classe e della scuola, all'impegno e alla capacità di relazione con gli altri, ecc.

Ed il ministro, che è donna educata al Collegio delle fanciulle di Milano e poi passata attraverso compagnie di assicurazioni e dirigenza RAI, non dimentica, nella sua apertura e disponibilità, di fornire degli esempi di valutazione a docenti che la fanno ormai da decine di anni e quindi sempre e comunque considerati dei minus habens. Lo stesso ministro spiega poi quali sono gli strumenti per la valutazione inciampando sul lessico, in quanto non si è mai visto che una pagella, modalità di certificazione, sia uno strumento di valutazione, se non nella mente del pedagogista cattolico Bertagna:

1. ... Come prima accennato, per la scuola primaria e per la prima classe della scuola secondaria di I grado sono stati abrogati i modelli nazionali di scheda personale dell'alunno e di attestato finale, già in precedenza utilizzati.
Rimangono invece in vigore transitoriamente i citati modelli per le classi seconde e terze della scuola secondaria di I grado.
A tale riguardo, questo Ministero rimette direttamente alle istituzioni scolastiche il compito di provvedere alla riproduzione dei citati modelli per i rispettivi alunni.          ........

Per quanto attiene invece alle classi della scuola primaria e a quelle del primo anno di corso della scuola secondaria di I grado, le istituzioni scolastiche, nella loro autonomia, possono, con i necessari adattamenti e con i vincoli riferiti agli apprendimenti e al comportamento ..., predisporre una scheda personale dell'alunno, ispirandosi al precedente modello ministeriale, oppure elaborando modelli diversamente impostati.

In questo brano c'è tutta la sterile polemica sollevata dai sinistri benpensanti, alla quale accennavo nel paragrafo precedente: tutto questo, il fatto cioè che debbano essere le scuole a costruirsi la pagella, è invenzione di Berlinguer, come si può vedere, Moratti ha fatto, in accordo con le sue capacità, solo qualche aggiustamento. E l'attivista muccioliniana prosegue esemplificando sul come valutare, questo si, ma poi lasciando fare, lasciando cioè il tutto alla libera iniziativa delle istituzioni, prospettando solo, se possibile:

l'esigenza che le istituzioni [scolastiche] continuino ad adottare per la valutazione dei livelli di apprendimento delle varie discipline le espressioni sintetiche finora utilizzate (ottimo, distinto, buono, sufficiente, non sufficiente).

Questo perché i creativi pedagogisti al seguito di Bertagna hanno sagacemente colto il problema di raccordare un eccellente di una scuola con il bravissimo di un'altra e siamo tutti con te dell'altra ancora. Ma, ora come sempre, il problema è e resta di forma perché poi sarà necessario spiegare cosa c'è dietro l'ottimo della scuola X e l'ottimo della scuola Y (ed è inutile che ci si arrovelli: il problema è insolubile, tantomeno lo è da parte della docimologia; vedi a proposito: http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-622.htm ).

  

             La circolare Moratti prosegue spiegando cosa è il portfolio. Poiché la prosa è sciatta e burocratico ministeriale preferisco dire in due parole di cosa si tratta: un libricino prestampato in cui viene riportato il diario di evoluzione degli alunni con riguardo all'orientamento. Al portfolio possono contribuire l'alunno stesso e la famiglia ed il ministero raccomanda di scrivere in esso cose essenziali che diventeranno: bene, sufficientemente, maluccio, buona volontà, ... . E' un sistema che noi abbiamo conosciuto e che è mutuato, e come no?, dai sistemi USA e GB. In ogni caso, ancora non si sa bene cosa intenda, nella pratica, il ministero con questa espressione. Non l'ha mai riempita di contenuti e, conseguentemente, non ha fornito neppure questi stampati alle scuole. La giustificazione delle inadempienze ministeriali è nell'Autonomia di Bassanini-Berlinguer (cosa non può questa magica parola!) che, ancora una volta, è facile rifugio per ogni deresponsabilizzazione. Resta un dubbio finale: quando si dice che nella scheda deve andare il giudizio che discende da una valutazione globale, cosa si intende ? Ciò che si capirebbe in una normale conversazione o il temine tecnico che i docimologi assegnano a tale termine ? In questo secondo caso ci sarebbe molto da discutere. Lasciamo perdere perché mi sembra inutile discettare con apprendisti stregoni che ignorano tutto e lavorano per quel che dicevo, la distruzione della scuola per la sua messa sul mercato del WTO (sull'argomento si può vedere: http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-521.htm ).

  

             Infine nella circolare Moratti si dice che partirà la valutazione del sistema educativo nel suo complesso da parte dell'INVALSI (ex CEDE) e questa al fine di poter competere internazionalmente. Strano modo di ragionare: come se l'esame finale potesse correggere il disastro indotto in vari anni nella formazione di milioni di alunni.

CONCLUDO PER ORA ...

  

         Se ci fosse ancora bisogno, se non altro per quelli che non si sono preoccupati della cosa, va detto con estrema franchezza che le obiezioni che vengono dai satelliti di Berlinguer a questo progetto di valutazione Moratti sono deboli. Si tratta certamente di una ulteriore caduta verso la descolarizzazione o, peggio, verso la squalificazione completa della scuola pubblica. Questo è in linea con i piani liberistici del governo Berlusconi che, in più, ha lo scopo neppure nascosto di sostenere in tutti i modi la scuola privata nella sua accezione confessionale (ma anche qui hanno avuto come apripista ancora Berlinguer; vedi: http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-434.htm ). Mi pare, comunque, di aver fatto vedere in modo semplice ma chiaro che i semi di questa evoluzione sono tutti nella riforma Berlinguer ed in particolare in quella sciocchezza, chiamata Autonomia, che ha messo in moto la valanga (si veda: http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-164.htm; http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-429.htm). Se si sono costruite norme di salvaguardia (Art. 8 del Decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275) che non salvaguardano e permettono tale sfacelo, la colpa è solo del legislatore che assegna al Ministro la vigilanza della unitarietà del progetto. Arrivato un ministro sbracato al quale nulla cale di tale unitarietà, al quale addirittura piace sfasciarla, ecco che il disastro è compiuto. Se si continua a piangere (debolmente anche se istericamente, per la verità) andando a giudicare i danni della valanga, senza andare all'origine di essa, si fa operazione inutile e sciocca. Il problema che deve essere posto agli operatori e studiosi della scuola è proprio quello dell'agibilità di una parola assolutamente indefinita epistemologicamente, Autonomia. La sua valenza è così ampia e poco univoca che tutti dicono di essere per la scuola dell'Autonomia; è un poco come l'essere riformisti, chi non lo è? In molti articoli, che si possono rintracciare nella sezione Scuola di questo sito, ho tentato di discutere il senso del fallimento della proposta Bassanini-Berlinguer. Della cosa ho discusso con vari esponenti CGIL  Scuola (uso ancora questa terminologia perché assegnare la Conoscenza a questo sindacato è davvero ridicolo) scontrandomi con alcuni tromboni miracolati da comandi a vita e con alcuni servetti docili bisognosi di accedere al servizio ubbidiente, permanente, attivo ed acritico (vedi: http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-163.htm ). Non c'è nulla da fare: vi è una chiusura totale,  una sindrome di accerchiamento che li schiera nell'ultima difesa di Stalingrado. In compenso parlano tra loro (CGIL scuola, Legambiente, Cidi), oltreché parlarsi addosso, ciancicano pedagogese e sindacalese, operano con la scuola come se fosse, nel suo insieme, una scuola dell'infanzia o al massimo una primaria. I leader aspettano nell'ombra di poter assurgere a profeti dell'Autonomia nel governo che verrà. Non disperano perché, comunque saranno premiati, visto che avanza il progetto Buonsenso (vedi: http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-473.htm ) che li vuole tutti insieme d'amore, d'accordo a spartirsi le spoglie del cadavere scuola. De Mauro dice che Berlinguer ha lavorato molto bene, contrariamente ai suoi critici di sinistra; D'Alema, per bocca di Polìto, afferma che Moratti è un buon ministro (vedi: http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-532.htm ); tutti insieme elaborano progetti in simultanea per Confindustria (vedi il Progetto TreEllle, in piena corsa ed al quale collabora De Mauro:  http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-465.htm ; http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-466.htm ; http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-467.htm ) e per la scuola (pubblica). Approfittano della non conoscenza dell'argomento e dello spirito da ultima spiaggia (si salvi chi può!) che aleggia tra gli operatori della scuola, in gran parte seduti sull'opportunismo dell'io ce l'ho fatta a strappare questo posticino (visto il collateralismo sindacale con i ministri amici che impedisce una lotta ferma e decisa; si veda: http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-421.htm ).

  

         E' demoralizzante vedere questo andazzo, con nessuno che consenta di mettere in pubblico ciò che si gioca su questo tavolo. Guardatevi intorno: su nessun altro tema sociale c'è una tale mancanza di dibattito come sulla scuola. Quando c'è il dibattito si assiste alla fuga dei relatori (De Mauro) o alla loro avventata presenza (Melandri). Non si forniscono gli elementi per capire perché non si deve capire che c'è un accordo di fondo tra coloro che poi decideranno cosa fare di questa scuola. Nessuno che dica che il re è nudo e che converrebbe ripartire dalla scuola elementare che avevamo, con il ridiscutere i progetti Brocca che erano importanti e certamente da approfondire, sfoltire e portare avanti. Che occorre ridiscutere la scuola media di primo grado, come buco nero dell'intero percorso scolastico. Che si deve rivedere il tempo della secondaria di secondo grado a partire da realtà in funzione in Europa: 2 + 2 + 1. Con un primo biennio unico che, mediante opzioni, permette ai ragazzi di capire cosa si farà da grandi; con un successivo biennio assolutamente d'indirizzo; con l'ultimo anno solo preuniversitario funzionale e propedeutico alla facoltà scelta (con una possente ricaduta nella stessa università che non deve più prendersi semiaanlfabeti). Con una scuola tecnica e professionale (che parte dopo il primo biennio e che ha davanti a sé 3 anni) che deve cambiare, in tempo reale, programmi di lavoro per essere al passo con i nuovi modi di produzione, le nuove tecniche ed i nuovi strumenti. Una scuola che deve far studiare e che può prevedere, per far felici i buonisti e tranquillizzarli sulle statistiche europee, due opzioni: scuola curricolare del tipo accennato e scuola completamente opzionale con tutte le materie del tipo: educazione fisica, teatro, musica, nuoto, chitarra, danza, ... Ecco, ripartiamo da qui, tenendo presente che lo Stato finanzierà la scuola fino a 18 anni per coloro che vogliono studiare e fino alla fine del biennio unico per tutti. I lavoratori della scuola dovranno essere inquadrati  su 36 ore settimanali (18 + 18 per i docenti della secondaria e 22 + 2 + 12 per la scuola elementare e dell'infanzia). La didattica frontale è il primo numero, il resto è per tutte quelle attività che oggi si fanno ma non sono considerate. La differenza è che le ore si fanno nell'edificio scolastico che può diventare motore per interi quartieri (palestra, bibloteca, consulenze, ...). Nella fase transitoria si accettano anche docenti a tempo parziale ma ad esaurimento. Naturalmente il salario dovrà essere ben altro. Anche l'anno sabbatico è una pratica presente in altri Paesi ma che da noi sembra blasfemo evocare, eppure è proprio quello che permette stage di studio e lavoro proficui per il proseguimento della professione. E se qualcuno chiede cosa c'entra la normativa ed il salario in una discussione come questa, la risposta è: andate in una scuola italiana e di qualsiasi altro Paese europeo e guardatevi intorno. Se vi sembrano le stesse allora ho parlato invano, ma se notate che da noi vi è un'ipertrofia femminile (siamo ad oltre l'80% di donne che lavorano nella scuola) allora la scuola è intesa come secondo lavoro (e non perché io lo dica o per colpa mia) con tutta la connotazione negativa che questo fatto riveste. Dopo la cura proposta, se la scuola resterà a queste percentuali andrà benissimo, oggi no. Riguardo alle ricadute sociali (scuola come secondo lavoro per fare l'altro lavoro come moglie a casa) non è la scuola in sé che deve preoccuparsene e comunque non è la scuola a dover pagare per una organizzazione  assolutamente carente sul piano dello Stato Sociale (si veda: http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-78.htm ).

                Ho già detto in un editoriale (12 gennaio 2005) che la vicenda scuola mi vede profondamente abbattuto. In genere mi piace lottare per affermare una mia posizione ma qui sembra tutto perduto: lottare contro il governo della lanzichenecca Moratti per trovarsi poi un bischero pedagogista berlingueriano al MIUR, beh è davvero dura!

Roberto Renzetti

 

 

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