LA VALUTAZIONE SCOLASTICA
DI BERLINGUER E DI MORATTI
Roberto Renzetti
Vediamo di crescere. IL REGOLAMENTO
DELL'AUTONOMIA E LA VALUTAZIONE DI BERLINGUER
Riporto di seguito i passi del Decreto che fanno riferimento alla
destrutturazione della Scuola ed alla valutazione. Commento separatamente
ogni comma al fine di rendere più chiaro il tutto. Debbo dire che, se non
si capisce quale disegno c'è dietro lo sciocco legiferare di Berlinguer,
non si può capire il ruolo inutile della valutazione. Art 1, comma 2 : L'autonomia delle istituzioni scolastiche
è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale. Ecco questa frase dovrebbe commuovere e trovare tutti d'accordo, il
fatto è che non c'è scritto in nessuna parte che a garantire quanto è
detto sia l'Autonomia. Ma c'è di più e questo di più va ben
sillabato ai presunti pedagogisti dello staff di Berlinguer
(naturalmente, quanto dico vale a maggior ragione per lo staff di
pedagogisti della Moratti): la libertà di insegnamento vuole anche dire
libertà di valutazione proprio perché la valutazione è un momento
fondamentale della didattica per quella cosa che va sotto il nome di feed
back. Dico questo perché con la intrusiva presenza dei docimologi si è
in pratica obbligati a valutazioni fantastiche che servono solo a garantire
il posto al docimologo stesso. Art 3, comma 1: Il POF è il documento fondamentale
costitutivo dell'identità culturale e progettuale delle istituzioni
scolastiche ed esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare,
educativa ed organizzativa che le singole scuole adottano nell'ambito della
loro autonomia. Questa affermazione, dando tale valenza al POF, definisce subito il
piano di destrutturazione della Scuola, nel suo complesso e lo snaturamento
dei suoi indirizzi di studio, che sta dietro la Riforma Berlinguer. Da qui
occorre partire per capire come la valutazione sia un incidente di percorso
in termini nazionali o facendo riferimento alle varie valutazioni
P.I.S.A. (*) (*) Riporto la valutazione penosa che dà del POF la
Cgil scuola:
Art 4, comma 2: Nell'esercizio dell'autonomia didattica le
istituzioni scolastiche regolano i tempi dell'insegnamento e dello
svolgimento delle singole discipline e attività nel modo più adeguato al
tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni. A tal fine le
istituzioni scolastiche possono adottare tutte le forme di flessibilità che
ritengono opportune e tra l'altro: a) l'articolazione modulare del monte ore annuale di ciascuna
disciplina e attività;
Art 4, comma 4: Nell'esercizio dell'autonomia didattica le
istituzioni scolastiche ...individuano ... le modalità e i criteri di
valutazione degli alunni nel rispetto della normativa nazionale ed i criteri
per la valutazione periodica dei risultati conseguiti dalle istituzioni
scolastiche rispetto agli obiettivi prefissati. Ed infatti, dopo quanto affermato in precedenza, la valutazione
scolastica non può che essere conseguenza degli obiettivi prefissati,
obiettivi che impediranno sempre una uniformità di giudizio a livello
nazionale, visto che si daranno a livello scolastico.
a) la progettazione formativa e la ricerca valutativa;
............................ A parte il populismo delle affermazioni qui riportate, sembra
straordinario il fatto che si possa andare sulla strada della ricerca
valutativa. Tutte queste cose dovranno andare ai Consigli d'Istituto, dopo
essere dibattute nei Collegi dei docenti. Sarà d'interesse vedere questa
generazione di genitori cosa faranno per abbassare l'asta che i figlioli
dovranno saltare.
a) gli obiettivi generali del processo formativo; 2. Le istituzioni scolastiche determinano, nel Piano dell'offerta
formativa il curricolo obbligatorio per i propri alunni in modo da
integrare, a norma del comma 1, la quota definita a livello nazionale con la
quota loro riservata che comprende le discipline e le attività da esse
liberamente scelte. ... 3. Nell'integrazione tra la quota nazionale del curricolo e quella
riservata alle scuole è garantito il carattere unitario del sistema di
istruzione ed è valorizzato il pluralismo culturale e territoriale, nel
rispetto delle diverse finalità della scuola dell'obbligo e della scuola
secondaria superiore. 4. La determinazione del curricolo tiene conto delle diverse
esigenze formative degli alunni concretamente rilevate, della necessità di
garantire efficaci azioni di continuità e di orientamento, delle esigenze e
delle attese espresse dalle famiglie, dagli Enti locali, dai contesti
sociali, culturali ed economici del territorio. Agli studenti e alle
famiglie possono essere offerte possibilità di opzione. ... 6. L'adozione di nuove scelte curricolari o la variazione di scelte
già effettuate deve tenere conto delle attese degli studenti e delle
famiglie in rapporto alla conclusione del corso di studi prescelto.
Art 10, comma 3: Con decreto del Ministro della
Pubblica Istruzione sono adottati i nuovi modelli per le certificazioni, le
quali, indicano le conoscenze, le competenze, le capacità acquisite e i
crediti formativi riconoscibili, compresi quelli relativi alle discipline e
alle attività realizzate nell'ambito dell'ampliamento dell'offerta
formativa o liberamente scelte dagli alunni e debitamente certificate. Questo comma è quello che è alla base della recente decisione della
Moratti di non fornire più le pagelle o le schede valutative.
Berlinguer diceva qui chiaramente che ogni istituto doveva pensarci in
proprio. Stupiscono i sinistri che si stupiscono: sarebbe interessante
sapere se ignoravano o se sono ora in malafede. Credo che vi sia un
miscuglio delle due cose, miscuglio che viene fuori per discutere delle
sciocchezze della Moratti senza rendersi conto delle paternità (sempre,
come vedremo, di Berlinguer). In ogni caso è inutile discutere di una cosa
che è conseguenza diretta delle premesse: se ogni scuola si fa il suo curriculum
ed in teoria ogni ragazzo si fa il suo percorso, come è possibile fornire
degli stampati a livello centralizzato ? E' che non si era capito il potere
distruttivo di Bassanini-Berlinguer ? E nessuno che cerchi marce indietro o
autocritiche ? Art 14, comma 2: In particolare le
istituzioni scolastiche provvedono a tutti gli adempimenti relativi alla
carriera scolastica degli alunni e disciplinano, nel rispetto della
legislazione vigente, le iscrizioni, le frequenze, le certificazioni, la
documentazione, la valutazione, il riconoscimento degli studi compiuti in
Italia e all'estero ai fini della prosecuzione degli studi medesimi, la
valutazione dei crediti e debiti formativi, ... Questo è il riassunto di quanto detto in precedenza. Mi pare sia chiaro che cosa abbiano inteso i riformatori del
centrosinistra per Autonomia con la conseguente valutazione fai da te.
Vediamo ora qual è la circolare della Moratti che tratta del problema
valutazione. LA VALUTAZIONE SECONDO MORATTI
Nella circolare della Moratti Valutazione
degli alunni (C.M. 85 del 3 dicembre 2004,
prot. 17005 - Indicazioni per la valutazione e per la certificazione delle
competenze nella scuola primaria e secondaria di I grado) dopo aver
fatto esplicito riferimento al Regolamento dell'Autonomia, ora visto (D.P.R.
8 marzo 1999, n. 275, artt. 4, 8, 10 e 17), e ad un pezzo della sua
vergognosa legge di Riforma ( D.L. 19 febbraio
2004, n.59, Definizione delle norme generali relative alla scuola
dell'infanzia e al primo ciclo dell'istruzione, a norma dell'articolo 1
della legge 28 marzo 2003, n. 53) si
dice esplicitamente una cosa che era detta nel regolamento dell'Autonomia ma
non in modo così tassativo e drastico (il che mostra che le leggi occorre
saperle fare per evitare che il governante allegro e disinvolto le possa
usare secondo proprie libido ed anche che non a caso la Moratti è nel
governo del bugiardo Berlusconi): l'autonomia delle istituzioni
scolastiche, com'è noto, prefigura il passaggio dalla scuola dei
programmi alla scuola dei piani di studio personalizzati (in realtà nel
DPR 275/99 si parlava di possibilità di percorsi personalizzati). Moratti
afferma qui che deve sparire la scuola dei programmi, quella che alcuni di
noi conoscevano, per passare tout court ad una scuola fai da
te, una scuola completamente e definitivamente destrutturata che non serve
più alle esigenze dei meno abbienti perché si avvia alla realizzazione di
uno dei punti del Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli, la fine del
valore legale del titolo di studio.
Moratti ed il gruppo di pedagogisti capitanati dal Bertagna ricordano cosa
resta della valutazione nell'evoluzione del quadro normativo: alcune cose
del Testo Unico (TU, D.L. 16 aprile 1994, n. 297) sono cadute con il
regolamento dell'Autonomia ricordato, altre con la legge di riforma Moratti
(D.L. 59/04, già ricordato). Proseguono elencando le competenze dei
docenti: Comma f): Gli articoli 8 e 11 del decreto legislativo 19 febbraio
2004, n. 59, relativi, rispettivamente, alla scuola primaria e alla scuola
secondaria di I grado, dispongono che siano affidate alla competenza dei
docenti dell'équipe pedagogica (docenti responsabili delle attività
educative e didattiche previste dai piani di studio): Tutto già chiaro ed evidente, meno due
questioni non marginali: la valutazione del comportamento introduce
di nuovo la condotta come discrimine nel prosieguo degli studi; la
reintroduzione del criterio del numero delle frequenze reintroduce una norma
già abolita e sulla quale forse occorrerebbe discutere un poco. La
valutazione realizzata dovrà essere riportata nel portfolio delle
competenze individuali recante un'apposita sezione dedicata alla valutazione
dell'alunno. E questa non è una novità. I nostri governanti amano
l'inglese avendo dimenticato l'italiano: il documento di valutazione dell'alunno
(qui chiamato stravagantemente portfolio, termine comunque accettato
dai sinistri che discutono di 'cosa inserire nel portfolio') che
faceva la storia della sua evoluzione è di almeno 35 anni fa (si rilegga la
legge n. 517 del 1977 nella quale si introduceva, nei due gradi della scuola
dell’obbligo, al posto della tradizionale pagella, che viene abolita,
il documento di valutazione dell’alunno, redatto dal Ministero. In
esso, i giudizi verbali analitici e sintetici prendono il posto dei
voti decimali. La cosa si modificherà nel 1993 con l'introduzione degli indicatori
e nel 1996 con l'abolizione dei medesimi e l'introduzione dei giudizi di
valore). Resta il problema di avere un portfolio che interviene
troppo all'interno della vita privata delle persone, fatto non tollerabile.
Altro argomento d'interesse è l'introduzione sottobanco di un organo
inesistente, l'équipe pedagogica, esistente solo nella testa di
Bertagna. Si dice infatti: la valutazione nella sue diverse fasi di
gestione e di attuazione, quale momento significativo del perseguimento
delle finalità formative di ogni alunno, deve scaturire dalla collegialità
dei componenti dell'équipe pedagogica. Cos'è ? chi assumiamo ?
Chi paga ?
La muccioliana Moratti ci tiene a dire, prima di entrare in argomento, che: la valutazione degli alunni comprende anche
una fase riflessiva e di partecipata consapevolezza nell'ambito della quale
i genitori e gli allievi da una parte, e i docenti dall'altra, attraverso il
processo di valutazione, trovano opportunità e occasioni per migliorare la
relazione educativa, ovviamente nel rispetto dei distinti ruoli e cioè che alunni e genitori devono fare fronte
comune contro i docenti in una presunta relazione educativa che, nella gran
maggioranza dei casi è: che fate? mio figlio è promosso o bocciato? D'interesse
è anche la prosa di tipo cardinalizio. In ogni caso, oggetto della
valutazione periodica e finale saranno: Ed il ministro, che è donna educata al Collegio
delle fanciulle di Milano e poi passata attraverso compagnie di
assicurazioni e dirigenza RAI, non dimentica, nella sua apertura e
disponibilità, di fornire degli esempi di valutazione a docenti che la
fanno ormai da decine di anni e quindi sempre e comunque considerati dei minus
habens. Lo stesso ministro spiega poi quali sono gli strumenti per la
valutazione inciampando sul lessico, in quanto non si è mai visto che una
pagella, modalità di certificazione, sia uno strumento di valutazione, se
non nella mente del pedagogista cattolico Bertagna: 1. ... Come prima accennato, per la scuola
primaria e per la prima classe della scuola secondaria di I grado sono stati
abrogati i modelli nazionali di scheda personale dell'alunno e di attestato
finale, già in precedenza utilizzati. Per quanto attiene invece alle classi della
scuola primaria e a quelle del primo anno di corso della scuola secondaria
di I grado, le istituzioni scolastiche, nella loro autonomia, possono, con i
necessari adattamenti e con i vincoli riferiti agli apprendimenti e al
comportamento ..., predisporre una scheda personale dell'alunno, ispirandosi
al precedente modello ministeriale, oppure elaborando modelli diversamente
impostati.
CONCLUDO PER ORA
...
Ho già detto in un editoriale (12 gennaio 2005) che la vicenda scuola mi
vede profondamente abbattuto. In genere mi piace lottare per affermare una
mia posizione ma qui sembra tutto perduto: lottare contro il governo della
lanzichenecca Moratti per trovarsi poi un bischero pedagogista
berlingueriano al MIUR, beh è davvero dura! Roberto Renzetti
b) la definizione di unità di insegnamento non coincidenti con l'unità
oraria della lezione e l'utilizzazione, nell'ambito del curricolo
obbligatorio di cui all'articolo 8, degli spazi orari residui;
c) l'attivazione di percorsi didattici individualizzati, nel rispetto del
principio generale dell'integrazione degli alunni nella classe e nel
gruppo, anche in relazione agli alunni in situazione di handicap secondo
quanto previsto dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104;
d) l'articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o
da diverse classi o da diversi anni di corso;
e) l'aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari.
b) gli obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli
alunni;
c) le discipline e le attività costituenti la quota nazionale dei
curricoli e il relativo monte ore annuale;
d) l'orario obbligatorio annuale complessivo dei curricoli comprensivo
della quota nazionale obbligatoria e della quota obbligatoria riservata
alle istituzioni scolastiche;
e) i limiti di flessibilità temporale per realizzare compensazioni tra
discipline e attività della quota nazionale del curricolo;
f) gli standard relativi alla qualità del servizio;
g) gli indirizzi generali circa la valutazione degli alunni, il
riconoscimento dei crediti e dei debiti formativi;
...
Rimangono invece in vigore transitoriamente i citati modelli per le classi
seconde e terze della scuola secondaria di I grado.
A tale riguardo, questo Ministero rimette direttamente alle istituzioni
scolastiche il compito di provvedere alla riproduzione dei citati modelli
per i rispettivi alunni.
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