FISICA/MENTE

 

LE SCUOLE ITALIANE IN SPAGNA

Roberto Renzetti

2000

 

INDICE

UN POCO DI STORIA (Barcellona)

 

        Due sono le Scuole Statali a ciclo intero (dalla materna al liceo scientifico) esistenti in Spagna: quella di Barcellona e quella di Madrid. Hanno storie completamente diverse che meritano un qualche cenno.

        La scuola di Barcellona inizia prima nel tempo per ragioni legate ad una nostra qualificata emigrazione nella seconda metà dell'Ottocento.

        I catalani che via via ritornavano dall'unica colonia di Spagna delle Americhe a cui era loro permessa l'emigrazione, Cuba, investivano i loro denari in una industria allora fiorente, quella tessile (ed anche quella del vino, ma inizialmente con importanza minore). Contemporaneamente (1840) facevano progettare, nel modo che ancora vediamo, la loro città in modo ultramoderno.

        L'afflusso di denaro aumenterà di molto nel 1898 quando gli USA, con una guerra lampo, cacciarono gli spagnoli da Cuba.

        Sia l'industria tessile che quella della costruzione (esperti in telai, fabbri, falegnami, tagliatori di marmo, vetrai, …) avevano bisogno di manodopera altamente specializzata che l'artigianato, già sviluppato in Italia ma non in Spagna, era in grado di fornire. Si creò così un primo importante flusso migratorio, soprattutto dalla Liguria e dalla Toscana, che presto sentì la necessità di avere una scuola per i figli delle intere famiglie che si spostavano (ma anche per gli adulti).

        Gli emigranti iniziarono con il costituirsi in una Società Italiana di Beneficenza e Mutuo Soccorso che, fra le altre cose, iniziò empiricamente ad organizzare un primo abbozzo di scuola con qualche lezione, tenuta da chi più ne sapeva, di lingua italiana e di aritmetica (la necessità era la classica: imparare a leggere, scrivere e far di conto).

        Di propria e vera scuola si può iniziare a parlare dal 1882 quando si portò a termine una sottoscrizione (alla quale parteciparono abbondantemente i nostri cantanti d'opera che venivano ad esibirsi nel locale Teatro Liceo) che permise di dare alloggio ed un modesto stipendio ai due primi maestri, i coniugi Zuliani.

        I banchi furono costruiti da un fabbricante di pianoforti utilizzando il legno delle casse di imballaggio; altri soci fornirono arredi vari.

        A questo punto la Società cambiò nome e divenne Società Italiana di Beneficenza e Scuole.

        Nel 1911 la Scuola si trasferì negli attuali locali, quelli dell'edificio della Casa degli Italiani, che con grande sacrificio i nostri emigranti, nel frattempo affermatisi, avevano realizzato.

        Nel 1918 la scuola elementare vantava un corso elementare di 6 classi, una scuola magistrale di lavori manuali, una scuola serale mista di lingua e letteratura.

        Nel 1922/1923 la Casa degli Italiani diede vita anche ad una scuola secondaria a carattere tecnico.

        In quegli anni inizia ad arrivare qualche aiuto dallo Stato Italiano.

        Nel 1928 si istituisce una sorta di sezione media commerciale.

        Dal 1933 al 1939 la scuola, a seguito della drammatica guerra civile, funzionò solo saltuariamente.

        Nel 1941 lo Stato Italiano riconobbe legalmente questa scuola (R.D. 740/1940).

        Tra il 1941 ed il 1942, prima un Preside Incaricato, poi uno inviato dall'Italia (insieme ad un paio di docenti) tentano di mettere ordine in una strana scuola che solo vagamente si richiamava ai programmi ed alle scansioni metropolitane. Si costituisce una Cassa Scolastica per far fronte alle spese necessarie, innanzitutto per assumere insegnanti qualificati, e tra i finanziatori importanti (l'Italia nel frattempo era anche cresciuta industrialmente e le industrie avevano aperto proprie filiali in Spagna) troviamo la Metalgraf Española e la Pirelli.

        A richiesta di fondi , comunque insufficienti, a Roma, si risponde che la Scuola dovrà mantenersi da sola (tra l'altro l'Italia si era infilata proprio in quegli anni nella disastrosa 2ª Guerra Mondiale e certamente non vi erano soldi per finanziare scuole all'estero). La Cassa Scolastica viene sciolta, il suo patrimonio viene versato alla Casa degli Italiani che in proprio porterà avanti la Scuola.

        La caduta del Fascismo e la divisione in due dell'Italia vedrà anche a Barcellona la divisione in due della Scuola: quella che segue il Governo Badoglio resterà nell'attuale sede, mentre i seguaci di Salò si trasferiranno in altra sede, avendo una vita molto breve.

        La nascita e la crescita della democrazia in Italia comporta varie conseguenze. Da una parte molti gerarchi e nostalgici del Fascismo lasciano l'Italia per rifugiarsi in questo ultimo loro paradiso in Europa; dall'altra molti Catalani iniziano a guardare con simpatia l'oasi di democrazia che è la nostra Scuola la quale simpatizza anche per la tanto agognata autonomia della Catalogna. Conseguenza di ciò è una crescita della Scuola.

        Nel 1950 si riconvoca la Cassa Scolastica e l'1 febbraio 1951 il Ministero Affari Esteri (MAE) decreta che le Scuole di Barcellona divengano statali a pieno titolo.

        La Scuola resterà comunque fortemente sostenuta dalla Casa degli Italiani, tanto che, quando i locali di Passaje Mendez Vigo 8 diventeranno insufficienti, nel 1957 la Casa acquisterà un altro edificio in Calle Setantì in modo che, nel primitivo edificio si situeranno le Scuole Secondarie, mentre in quello recentemente acquistato si trasferisce la Scuola Elementare.

        Vi sono pressioni convergenti, sia dalla Catalogna (dagli ambienti più aperti e progressisti), sia dal governo italiano per aprire la Scuola a studenti spagnoli.

        Nel 1955 si apre una sezione spagnola con qualche piccolo adattamento ai programmi italiani. Gli studenti spagnoli che si iscrivono riescono bene nei loro esami di ammissione all'università. Cresce il prestigio della nostra Scuola. Una piccola osservazione riguarda un secondo momento di "emigrazione" dall'Italia, è quello che segue all'avvento (1963) del primo centrosinistra: molti italiani spaventati "dai comunisti", verranno qui in Spagna con i loro capitali (l'ultimo flusso migratorio riguarda imprenditori, dirigenti d'azienda, operai altamente specializzati).

        Ritornando alla Scuola, a questo punto, tutto il lavoro è concentrato al riconoscimento da parte spagnola della Scuola. Nel 1962 si ottiene quello della Scuola Media, nel 1968 il Liceo otterrà solo la qualifica di "centro autorizzato". Nel 1979 si arriverà ad un completo riconoscimento delle Scuole italiane in Spagna e dei titoli da esse rilasciati (i programmi sono quelli italiani con adattamenti per la Lingua, la Letteratura e la Storia spagnola).

        Grande successo nelle trattative, che ancora fanno dell'Italia l'unico Paese straniero operante in Spagna con questa prerogativa, è il fare l'esame di ammissione all'Università spagnola sui programmi italiani. Con orgoglio possiamo sostenere di essere l'unica scuola straniera (e non solo) che ha percentuali di alunni che superano un tale esame che si avvicina al 100% (i confronti si debbono fare con il 50 o 60% di altre scuole).

        Fino a questo punto la Scuola in tutte le sue articolazioni ha due 'abbondanti' corsi completi, ed intanto, fatto di notevole importanza, i genitori insieme ad alcuni insegnanti elementari capiscono che non si può iniziare una scuola italiana se i bambini non iniziano a praticare l'italiano in età prescolare: nasce così con una gestione privata (comitato di genitori) alla quale più avanti il MAE contribuirà con 1 o 2 insegnanti, la Scuola Materna (situata nei locali della Scuola Elementare) che prende bambini a partire dai 3 anni di età.

        Nel 1975 muore Franco e la Spagna, a pieno titolo, entra rapidamente tra le democrazie europee. Una forte autonomia anche sul piano dell'Istruzione, spinge gli intraprendenti catalani a costruire proprie scuole di buon livello (all'epoca la scuola spagnola era per circa il 75% confessionale, oggi - 2000 - siamo intorno al 50%). Svariate famiglie progressiste catalane lasciano la nostra scuola per dirigersi verso le proprie scuole: progressivamente decrescono gli alunni fino ad arrivare ad un solo corso scarso. Ma anche qui c'è stato un nuovo cambiamento di tendenza che misuriamo da circa 6 anni: un ritorno importante di quelle stesse famiglie e di nuove verso la nostra scuola perché comunque riconosciuta di maggior prestigio culturale (la cosa è attualmente molto chiara nelle Elementari e nelle Medie dove si è ritornati ai due corsi 'abbondanti' completi).

        Nel frattempo, a partire dalla fine degli anni Ottanta, abbiamo assistito ad un progressivo distacco della Casa degli Italiani al sostegno della Scuola. Da vari anni occorre pagare un importante canone di affitto per i due edifici che la Casa fornisce alla Scuola ed il MAE si assume circa metà di tale spesa mentre l'altra metà la pagano le famiglie degli alunni.

UN POCO DI STORIA (Madrid)

        Le vicende della Scuola italiana di Madrid sono radicalmente diverse. Questa Scuola non nasce "dal basso", ma dalla volontà del regime fascista di avere una sua appendice culturale in una delle capitali del Fascismo.

        Nel maggio del 1940 l'Ambasciata d'Italia in Spagna iniziava ad attuare le direttive del MAE che volevano una Scuola Media a Madrid, Scuola nella quale potessero studiare non solo connazionali, ma anche giovani spagnoli. Ci fu uno studio preliminare su quale indirizzo di studi fosse da preferire (classico, scientifico o tecnico) "per andare incontro alle tendenze ed ai desideri delle classi migliori della società spagnola".

        Il MAE esortava a procedere con cautela nelle iscrizioni "evitando di accogliere alunni che non dessero affidamento di poter continuare gli studi e non fossero elementi utili alla nostra penetrazione spirituale". Le materie che il MAE suggeriva di insegnare in lingua italiana erano la Lingua, la Letteratura italiana, la Storia ed il Latino mentre gli altri insegnamenti si potevano fare anche in spagnolo da parte di "buoni docenti del posto".

        I locali per la Scuola dovevano essere separati dall'Istituto Italiano di Cultura (IIC). Occorreva poi iniziare da un numero limitato di corsi inferiori per porre basi solide alle classi successive.

        Le pratiche per avviare il riconoscimento della Scuola ebbero esito fulmineo. Solo un mese dopo il Governo spagnolo autorizzava la nascita del "Colegio Liceo Italiano" (con intesa di reciprocità per la Spagna in Italia). Un altro anno e, nel 1941, arrivò il riconoscimento legale con la condizione di distinzione tra classi maschili e femminili, che gli insegnanti italiani fossero laureati e che metà del corpo docente fosse spagnolo. Ancora un mese dopo il Governo spagnolo accolse l'istanza di aprire una scuola elementare preparatoria agli studi medi.

        È quindi dall'anno scolastico 1940/41 che inizia a funzionare il "Liceo italiano" di Madrid, dalle elementari al liceo (scuole alle quali ben presto si aggiunse la materna).

        All'epoca però i corsi di studi non erano simili agli attuali, ciò che si chiamava pomposamente liceo era una scuola di tipo tecnico affiancata da una di tipo commerciale. Fu nel 1947 che un decreto del MAE obbligò la scuola di Madrid ad adeguarsi all'ordine degli studi italiano con, alla fine, un vero liceo scientifico (quadriennale).

        La scuola, all'epoca, era una scuola italo - spagnola: da una parte lavorava mediante la struttura di una scuola italiana ma dall'altra accoglieva i principi informatori del piano di studi spagnolo.

        Anche qui la guerra tolse ogni finanziamento e la Scuola riuscì a sopravvivere grazie ai finanziamenti raccolti da un Comitato di genitori e da alcune ditte italiane operanti in Spagna.

        Fu nel 1949/50 che la scuola riprese il suo ritmo graduale di affermazione che piano piano l'hanno portata ad essere una delle scuole più prestigiose di Spagna (anche per la stima e la simpatia che l'ambiente spagnolo ha sempre riservato alle nostre istituzioni scolastiche e culturali). Anche dopo la caduta del Fascismo in Italia, le cose proseguirono tranquille e non vi furono i contraccolpi che qualcuno aveva paventato.

        Qualche problema di rilievo si pose con il "Comitato genitori" che, avendo sostenuto la Scuola in un momento difficile, credeva di poterla dirigere definitivamente a proprio piacimento. Con il tempo e superando varie difficoltà si è riusciti a riportare le cose alla normalità.

        A partire dal 1949/50 la scuola riprese a funzionare con normali finanziamenti del MAE, mantenendo il carattere unitario italo - spagnolo che aveva sempre avuto. Questo carattere unitario durò fino al 1960/61 quando i diversi ordinamenti e programmi scolastici dei due Paesi divaricarono talmente che, alla fine della Scuola Media, fu necessario separare gli studenti italiani (liceo) da quelli spagnoli (bachillerato) i quali ultimi seguivano un piano di studi radicalmente diverso dal nostro con non poche difficoltà di gestione della scuola stessa.

        Solo dall'anno 1969/70, con una ordinanza del Governo spagnolo che riconosceva le scuole straniere operanti in Spagna purché fornissero gli insegnamenti di Lingua , Letteratura, Storia e Geografia spagnole, fu possibile ricucire quella rottura.

        La morte di Franco (1975) creò una qualche tensione perché i nostri studenti si unirono ai manifestanti che richiedevano l'immediata liberazione dei detenuti politici.

        Vi furono altri problemi di natura già accennata con i genitori, ma ormai la Scuola marciava con quel prestigio di cui si diceva.

        Un cenno lo merita il problema dei locali scolastici. La Scuola a Madrid doveva avere una sede di prestigio e nel 1940 si iniziò con l'affittare la bella ed aristocratica villa dei Conti di Santa Coloma (oggi sede del Consolato Generale d'Italia). La villa fu poi acquistata. Nel frattempo si iniziarono i lavori, a lato della suddetta villa, di un imponente e prestigioso complesso (l'attuale) che per varie vicende è diventato pienamente agibile per la Scuola nel suo complesso dall'anno scolastico 1983/84 (la Scuola di Madrid ha attualmente tre corsi completi ed abbondanti; è sempre molto richiesta ed è stato sempre necessario limitare il numero delle iscrizioni alle disponibilità dei locali che pur essendo in un grande edificio non sono in grado di accogliere tutte le richieste).

GLI ULTIMI 4 ANNI

        Alcune scelte del MAE stanno da qualche anno creando malumore e snaturando le due scuole, quella di Barcellona e quella di Madrid. A partire dalla materna e proseguendo nelle elementari, a fronte di pressante richiesta di personale insegnante italiano, viene assunto personale locale che di fatto crea tali problemi che la scuola sta diventando un'altra cosa.

        Da quando alla media, o peggio al liceo, arrivano alunni che hanno come lingua veicolare per la maggior parte del tempo lo spagnolo è sempre più difficile farsi capire, riuscire ad esprimere compiutamente concetti complessi e sempre più astratti (in questioni letterarie, storiche, filosofiche e fisico matematiche).

        La speranza è che si ritorni a maestri italiani per la Scuola Materna e per la Scuola Elementare. Non si può "tirare avanti" sia come sia: scuole come queste che in ambiti e con esperienze diverse si sono conquistate sul campo un prestigio indiscusso non possono funzionare risparmiando su pochi posti di contingente.

        Piuttosto che una lenta agonia è preferibile chiuderle direttamente.

GLI UTENTI

        Da quanto detto sulle storie delle due Scuole si deve essere capito che gli utenti sono persone della medio alta borghesia imprenditoriale ( in Spagna non si è avuta l'emigrazione "povera" che ha riguardato soprattutto il Nord Europa e l'America). Le Scuole sono perfettamente integrate nella società catalana l'una e spagnola l'altra. Gli studenti sono un 40% italiani ed un 60% stranieri (spagnoli, catalani, latino americani, figli di matrimoni misti, vi sono anche dei cinesi e degli iraniani). Inoltre data la peculiarità dei rapporti tra la Catalogna ed il governo centrale, identificato con Madrid, quando figli di funzionari dello Stato spagnolo si trasferiscono qui in Catalogna, preferiscono scegliere la scuola italiana che ha una lingua veicolare (l'italiano) meno ostica per loro di quanto non lo sia il catalano (lingua veicolare nelle scuole pubbliche in Catalogna).

        Vi è poi da dire che, dato che la Scuola di Barcellona lavora in Catalogna ha l'obbligo di tenere un minimo di ore di lezioni di catalano così che, alla fine, i nostri studenti sono trilingui, con tre lingue che hanno tutte la stessa radice, fatto quest'ultimo che crea non poche difficoltà di interferenza linguistica.

        Qualcuno ha provato ad argomentare, qui da Barcellona, ed in questo sostenuto da una posizione quantomeno non meditata del MAE, che i ragazzi hanno bisogno di una immersione linguistica per apprendere bene una lingua (è la scusa con la quale fanno assumere in loco insegnanti elementari che non conoscono l'italiano). Se questa affermazione ha un senso, certamente non lo ha qui dove il problema è addirittura rovesciato: occorre una immersione linguistica nell'italiano non certo nello spagnolo o nel catalano lingue con le quali i ragazzi giocano, parlano tra loro, sognano e si divertono.

        L'integrazione è completa, non esistono problemi di alcun tipo ( qui non è come Parigi, scuola di soli italiani e neppure come Atene, scuola con sezioni rigorosamente separate tra italiani e greci, e neppure come Istanbul, scuola in cui è la Turchia che dirige il tutto).

        E questa politica del MAE sta alienando qualche simpatia alla scuola italiana.

        Se si è scelta questa scuola è per l'insieme della formazione che essa fornisce: se la si va trasformando in una scuola spagnola, tanto vale chiuderla.

        Particolarmente Madrid ha risentito di assunzioni di personale locale nella Scuola Materna: in soli due anni i bambini che prima erano respinti per mancanza di posto sono calati quasi del 50%. Si rifletta su questi dati e si cambi rotta.

        Dicevamo della provenienza dei nostri studenti da famiglie della borghesia imprenditoriale. Tutti loro (o quasi) hanno avuto importanti sbocchi professionali in settori produttivi del Paese ed anche in aziende italiane. La loro provenienza "privilegiata" permette loro di entrare con maggiore facilità in attività dirigenziali o di rilievo in svariate aziende. Ebbene, tutti loro guardano all'Italia come ad un Paese amico e, se debbono pensare a qualche fornitura di prodotti, al primo posto mettono l'Italia.

        Molti di loro hanno messo su aziende di import - export, molti ricercano concessioni per vendere i nostri prodotti, molti lavorano come traduttori ed interpreti. Insomma è un buon ritorno economico e di prestigio per il nostro Paese.

        Un ultimo colpo mortale alle scuole italiane all'estero è venuto con l'articolo 9 della legge 147/00 fortemente voluta dai DS nel governo di centrosinistra. Le prove di selezione per accedere all'insegnamento in tale scuole sono state riportate tutte a completa discrezionalità del MAE. Per andare ad operare in quelle realtà complesse basteranno ora solo operazioni di tipo clientelare.

ALTRE ISTITUZIONI CULTURALI ITALIANE

        Il giudizio, dal punto di vista di chi scrive, non può che essere negativo. Questo giudizio nasce dal fatto che gli Istituti di Cultura qui esistenti, salvo momenti stellari di Direttori "illuminati", hanno vivacchiato con i luoghi comuni della cultura italiana. Una volta (anni '60), essendo Direttore Caruso, c'era una vera fila che tentava l'accesso all'Istituto per sentire parlare, in quell'altra oasi di democrazia che in Spagna erano gli IIC, personaggi come Moravia e Pasolini (fumo negli occhi del Regime franchista).

        Poi, appunto, la spinta è progressivamente cessata e la coincidenza ci porta a quella infausta legge del ruolo tecnico che ha sclerotizzato il personale degli IIC impedendo iniezioni di forze fresche (e riducendo i competenti addetti culturali a grigi impiegati ministeriali che debbono barcamenarsi tra burocrazia e bilanci).

        Queste forze dovrebbero essere i lettori ma, a parte qualche lezione nei corsi d'Italiano che gli Istituti fanno e con i quali si finanziano, non si avverte la loro presenza (si deve tenere conto che qui in Spagna non esistono "i corsi di italiano" così come in molti Paesi del Nord Europa e dell'America Latina).

        Non c'è una messa in campo di sinergie. Spesso viene dall'Italia un signore, certamente competente, a fare una conferenza su Manzoni, con costi elevatissimi. A costo zero stesse competenze vi sono nel Liceo che è a fianco.

        E di esempi se ne potrebbero fare a iosa. Altra cosa non comprensibile è il disinteresse completo per il mondo produttivo italiano.

Un esempio.

        A Barcellona, ogni anno, si corre il Gran Premio di Formula 1. A nessuno è mai venuto in mente di invitare un ingegnere o dei meccanici del mito Ferrari a raccontare di quel team, di come lavorano, di quali tecnologie si servono,…

        Qui vengono anche i grandi della nostra moda. Perché non invitare Valentino o Armani o chi per loro a parlare del loro lavoro.

        E Giugiaro?

        E Rubbia?…

        La gran parte del personale che fa i corsi di italiano degli IIC è costituito da italiani laureati che si trovano qui per qualunque motivo e che si prestano a fare tali corsi con contratti locali (solo qualche corso, come dicevo, è tenuto da lettori) .

        Tali corsi sono molto richiesti (qui a Barcellona vi sono oltre 800 persone l'anno che li frequentano) e la richiesta proviene principalmente da chi deve andare in qualche università italiana per perfezionare i propri studi in arte, musica, cucina, restauro; oppure per chi deve fare dei corsi d'aggiornamento per poter operare in aziende italiane qui presenti.

        Chi frequenta le attività degli IIC? Ecco qui viene fuori la non conoscenza dei problemi da parte del MAE. Il serbatoio potente di coloro che "consumano" la cultura italiana è al 90% di studenti ed ex studenti delle scuole. È illusorio pensare ad una cultura in lingua italiana che possa derivare da una conferenza nella quale sia presente anche Umberto Eco, se non ci si è cibati prima di quella sostanza.

        Ma chi è, che formazione ha il suddetto? Cosa si può capire, al di là delle parole che si ascoltano?

        Altro aspetto deplorevole dei nostri IIC è la totale assenza di qualunque persona competente in materie scientifiche (ed è così per legge!). L'Italia, nonostante le sue indubbie glorie artistico letterarie, è anche un luogo all'avanguardia in molti campi scientifico - tecnologici.

        Molti vorrebbero venire nel nostro Paese per fare un dottorato, una specializzazione, seguire un congresso, un seminario o un corso. Non c'è nessuno cui rivolgersi. Non c'è nessuno che dica che le macchine utensili prodotte nel Nord-Est italiano sono le più vendute nel mondo, nessuno spiega cosa sono in grado di fare tali macchine, nessuno parla dei nostri tessuti, delle nostre scarpe, nessuno è in grado di dire in quale università ci si può rivolgere per un corso di Meccanica applicata alle macchine o di Fisica dello stato solido e quale università abbia più importanti tradizioni ed in cosa, …

        E cos'è l' ESA, il CERN, il JET, tutti laboratori europei all'avanguardia, con direttori scientifici italiani?

        Ci vorrebbe poco ad organizzare una struttura culturale da sottrarre però alla gestione di chi può solo essere amministratore, il MAE.. È la Pubblica Istruzione che dovrebbe farsi carico di una struttura trasparente che metta insieme tutte le forze, recluti gente preparata con chiari fini ed obiettivi, compatibilmente con le risorse disponibili. Ciò non vuol dire che sia necessario aprire scuole dappertutto (per evidenti ragioni economiche), ma disperdere quanto già c'è è un vero crimine. Semmai il problema è potenziare ed attivare quelle sinergie di cui si diceva.

        Ma comunque si voglia procedere, pensare di eliminare l'insegnamento ai livelli di base e rivolgersi ai lettori ed alla sola università mostra la ristrettezza mentale, la cialtroneria, i livelli di approssimazione, l'ignoranza e la supponenza della nostra classe politica e dei burocrati del MAE. Ripeto ancora un concetto già espresso: ci si avvicina alla cultura di un Paese iniziando da piccolini e poi, più avanti si va, meglio è.

       

BIBLIOGRAFIA

        Le notizie storiche sulle Scuole di Barcellona e Madrid sono rispettivamente tratte da:

A. Gatta - Per una breve storia - Su "Tradizione ed Innovazione", testo pubblicato dal Liceo di Barcellona in occasione della sua intitolazione ad Edoardo Amaldi (1991).

W. Cariddi - Breve cronaca di un cinquantennio - Su "Cinquantenario del Liceo Italiano", testo pubblicato a Madrid per l'occasione (1990).


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