Alcune riflessioni sulla proposta avanzata
dal Ministro della P.I. Moratti in merito
all’anticipazione a 5 anni
della frequenza alla scuola elementare.
di
Maria
Luisa Cuoghi
Sergio
Neri fu maestro, direttore didattico,e poi ispettore tecnico del M.P.I. ma fu
soprattutto un educatore, presente costantemente nel mondo della scuola
dell’infanzia e della scuola primaria. Questa
sua affermazione, questo suo desiderio, dovrebbe essere come una bandiera per
chi nella scuola di base opera e dedica la sua attenzione. I
primi anni di vita del bambino sono fondamentali per la sua crescita e per lo
sviluppo intellettuale, emotivo e fisico. Dai
3 ai 10 anni, il bambino è come una spugna. Assorbe
dall’ambiente , dalle persone che interagiscono con lui, dalle esperienze che
vive, tutte quelle informazioni che gli permetteranno di organizzare una base ed
un metodo per i suoi apprendimenti, per il suo atteggiamento futuro nei riguardi
della “conoscenza”. Ogni
nuova esperienza, ogni nuovo apprendimento lo aiuterà nell’adattamento
all’ambiente, accrescerà le sue conoscenze e genererà nuove curiosità. La
scuola dell’infanzia ha la sua peculiarità nei tempi più lenti (che non sono
pigrizia, lasciar correre, intrattenimento). In
questo modo, infatti, con attività legate al gioco, alla manipolazione,
all’esperienza concreta, ogni bambino prova, riprova, si relaziona con gli
altri con esperienze che richiedono tempo, pazienza, serenità.. non certamente
fretta o accelerazione. Né in queste attività sarà misurato, valutato,
giudicato. Nella
scuola dell’infanzia non esiste una programmazione didattica/educativa
suddivisa in discipline, ma una programmazione per “campi di esperienza” in
cui il gioco e le attività manipolative hanno una primaria importanza. La
realtà è molto vasta ed ha mille modi in cui prende forma. In questa fase di
crescita, si tratta di “giocare” tra tutti questi modi possibili, senza
stancarsi di cercare e trovarne altri. Questo
è il “gioco” della ricerca
nella scuola dell’infanzia : trovare sempre nuove finestre per allargare il
campo da esplorare. E’
una ricerca di “saperi” che genera scoperte ed emozioni, che dà luogo a
nuove immagini, anche visive, di nuovi saperi. Insomma,
saperi che si aprono ad altri saperi. IL
TEMPO : una evidente richiesta
di fretta ed accelerazione nel raggiungimento ed acquisizione delle strumentalità
di base, per accorciare il percorso scolastico completo, ha accompagnato la
riforma voluta e proposta da questo governo, da questo ministro. L’ingresso
anticipato alla scuola el. a 5 anni ruba, di fatto, un anno a queste
fondamentali esperienze. “Sappiamo
che il poco tempo frega i più deboli, il poco tempo è selezione, nei fatti “ Come
non essere d’accordo con R. Iosa, nella sua risposta alla proposta Bertagna/Moratti
? L’anticipo
nega le condizioni necessarie ai bambini per costruire le conoscenze. Non
c’è rispetto dei ritmi dell’età evolutiva. Chi
è più debole, resterà sempre più isolato, nella rincorsa degli
apprendimenti. Sarà sempre una frustrazione non sentirsi mai “adeguato”
alle proposte educative, si troverà sempre in ritardo rispetto agli altri che
non raggiungerà mai perché la forbice si allargherà sempre più. Inoltre
tale anticipazione, nella riforma, viene lasciata alla discrezionalità dei
genitori, illudendoli di rispettare, in questo modo,
la libertà di scelta che ogni famiglia ha in ambito educativo nei
confronti dei propri figli. Illusione,
pura illusione. Si
può scegliere solo quando si è messi in grado di conoscere: solo se si conosce
veramente la realtà in cui esercitare questo diritto e solo se c’è la
consapevolezza dell’importanza dell’intervento che si andrà a compiere. In
particolare, la scuola non può configurarsi come un luogo in cui le famiglie, a
loro completa discrezione, possono
scegliere senza rispettare diritti fondamentali. Anzitutto il diritto del
bambino ad essere educato nel modo più adeguato e di poter crescere in un
ambiente didatticamente ed educativamente stimolante e rispettoso dei suoi
ritmi. Nelle
future classi prime elementari saranno inseriti bambini che potranno avere fino
a 20 mesi di differenza di età. Si
sa che a questa età anche un mese
fa la sua differenza in ordine alla maturità affettiva, psicologica, in ordine
all’autonomia. La
riforma vuole un’accelerazione degli apprendimenti. Questa richiesta di
accelerazione andrà a ripercuotersi negativamente nella formazione delle classi
prime. Saranno classi in cui sarà impossibile differenziare l’insegnamento
per adeguarlo ai bambini in difficoltà. Si tratterà di “pluriclassi” ma
non formate da 10 bambini.. il numero totale potrà anche superare i 25. Per
adeguare l’insegnamento in modo da renderlo fruibile alla totalità della
classe, si dovranno necessariamente abbassare i livelli.. oppure si
insegneranno, sì, i nuovi programmi.. ma questi saranno fruibili solo per una
parte della classe. Solo pochi potranno sentirsi “adeguati” ed
apprenderanno. Quello
che preoccupa non sono tanto i bambini che provengono da ambienti culturalmente
stimolanti o che hanno capacità intellettive di adattamento sufficienti. Preoccupano
quei bambini , e sono più di quello che si immagina, che nessuno ascolta.
Bambini cui non viene mai data risposta adeguata perché la comunicazione è
sommersa dalla tv, dalle immagini esteriori. Sono
i bambini in “carne e ossa”, pieni di incertezze, che non sono abituati a
relazionarsi e a comunicare. Sono i bambini sui quali spesso non si riesce a
ragionare con sufficiente attenzione perché le classi sono affollate e
finiscono per nasconderli anche agli occhi, se pur attenti, dei docenti. In
queste future classi a “diverse velocità” sarà ancora più facile
perderli. Questi
bambini seguiranno sempre in disparte, sempre pù lontani. La
loro esperienza scolastica non sarà mai motivante né gratificante. Questa
sensazione di “inadeguatezza” li accompagnerà e potrebbe creare ansie
durature. Chi
penserà al “bene” di questi bambini? Non
certamente la richiesta di fretta e accelerazione degli apprendimenti. Alla
già preoccupante percentuale di bambini in difficoltà nelle nostre scuole, si
aggiungerà questo dato. Avremo
una scuola a “diverse velocità”. La
corsia per bambini cosiddetti “normali”, la corsia per i bambini
“lenti”. Servirà
però una corsia di emergenza, in cui saranno parcheggiati i bambini che si
perderanno per strada. Questi
bambini molto difficilmente saranno recuperati. Perché
questa riforma, oltre che accelerare i tempi, va vista nell’ottica del
risparmio del bilancio pubblico. Ci
sarà anche una discutibilissima riorganizzazione dei tempi scuola e degli
insegnamenti, con l’introduzione del maestro unico e prevalente..il tutor. Ci
sarà una riduzione delle ore di compresenza,
non ci saranno più, o saranno estremamente limitati, quegli spazi orari
in cui potersi riferire in modo individuale e più vicini alle esigenze dei
bambini in difficoltà. Non
ci sarà quindi la possibilità di recuperare eventuali svantaggi, e
molti bambini partiranno da una situazione di fatto già fortemente
indebolita : avranno
subito lo scippo di una anno di esperienze, di gioco, di attività fondamentali
per la loro formazione. Un
anno perso, nelle esperienze, nella vita, si sa che non si recupera più. Il
tempo, anche questo si sa, non viene mai restituito. E
questa è una regola che vale soprattutto per i deboli, gli emarginati. Questa
è la “nuova” scuola : una scuola che selezionerà già dal primo anno di
frequenza. Una
scuola che, invece, dovrebbe permettere a tutti
di colmare gli svantaggi, di raggiungere gli obiettivi prefissati, di
trasformare in competenze le capacità che si presumono in ogni alunno. Questa
non è certamente la scuola che hanno costruito gli insegnanti con il loro
lavoro, la loro competenza e sensibilità. Non
tiene conto delle esperienze già svolte, non è in continuità con quanto già
pazientemente e professionalmente costruito. Dimostra una scarsa conoscenza
delle scuole dell’infanzia ed elementari, dell’idea di un ambiente di
apprendimento, della qualità di un team docente competente ed equilibrato. Non
è questa la nuova scuola che si meriterebbe una società civile. Non
servono colpi di mano né azzerare l’impianto organizzativo né servono
improvvisazioni pedagogiche. La
scuola dell’infanzia, la scuola di base, in questi ultimi decenni hanno già
elaborato una riforma ponendo attenzione ai nuovi bisogni sociali, alla qualità
ed alla competenza dei docenti. Questa scuola è già accreditata dalle famiglie, dalla
società. Ha saputo dare dignità, qualità e legittimità alla scuola
dell’infanzia riconoscendole pienamente il diritto di vera e propria scuola,
di “prima scuola”. Ha saputo riempire di contenuti, esperienze di qualità e
relazioni un tempo scuola allargato per esigenze dovute soprattutto alla
modulazione dei tempi-lavoro cui sono sottoposte le famiglie. Il
ministro dovrebbe smetterla di lavorare su numeri, sigle, bilanci sempre da tagliare. Non è sul risparmio che si migliora la qualità della scuola, né è
con una visione aziendalistica che si possono migliorare le “prestazioni”:
la scuola lavora su materiale umano, non può e non deve piegarsi alla ragione
economica. La scuola è un investimento sul nostro futuro . Una
scuola pubblica e laica deve configurarsi come luogo di crescita, di opportunità
relazionali, di offerte formative specifiche, deve realizzare per tutti il
diritto allo studio. Il
ministro dovrebbe poter leggere in modo “aperto” i dati che parlano di
scuola e valorizzare e cercare di estendere quelle esperienze che vedono
coinvolti in modo positivo famiglie, enti locali, scuole pubbliche. Chi
lavora nella scuola pubblica è indignato dal metodo di lavoro questo ministro,
dai continui richiami ad un tempo scolastico “liberato dall’intrusione
statale”, alle migliori opportunità che si troverebbero al di fuori delle
istituzioni scolastiche pubbliche e alla scelta personalizzata dell’età di
accesso alla scuola. Ed
ora concludo, ripetendo e ribadendo le parole di S. Neri, già riportate
all’inizio di queste considerazioni : “la buona scuola deve aiutare
sapientemente a crescere i nostri figli”. I
nostri figli sono e saranno la società del domani. Quale migliore motivazione
nel pensare ad investimenti nella scuola, ad interventi migliorativi rispettando
e soprattutto ascoltando e sostenendo chi vi opera e svolge responsabilmente il
proprio lavoro ? Maria
Luisa Cuoghi (insegnante elementare) Circolo
Didattico di Fiorano Modenese (MO) Questa è una copia della
cartolina che è stata inviata da insegnanti,
studenti, genitori delle scuole modenesi al Ministro Moratti nel giugno 2002
con le seguenti parole : Abbiamo
una “bella” abitudine : una scuola di qualità! Vogliamo mantenerla! NO
all’anticipazione alla scuola dell’infanzia ed elementare. NO
alla riduzione del tempo pieno e prolungato. NO
alla soppressione dei progetti per gli alunni stranieri e per i ragazzi in
difficoltà. NO
alla scelta precoce e selettiva tra il sistema liceale e le scuole di istruzione
e formazione professionale. 