FISICA/MENTE

Il certificatore

 

di Enzo Modugno (*)

 

2 febbraio 1999, primo esame virtuale della storia scolastica italiana al Politecnico di Torino con un esaminatore automatico a Fisica 2. La macchina ha sostituito il professore.
 
Ma non completamente, c'è un residuo umano, il certificatore, che deve riconoscere il candidato, prendergli le impronte digitali, stare attento agli hacker. I resoconti dei giornali lo hanno appena notato, ma sarà una figura centrale nella scuola che verrà, presenza umana ineliminabile accanto agli insegnanti automatici. 
 
Berlinguer ci ha già pensato? A che età si potrà scegliere di fare il certificatore? Basterà un diploma? Gli attuali professori potranno riqualificarsi o vi potranno accedere solo i dipendenti del Ministero degli Interni?
Ai giornali invece non è sfuggita l'importanza della posta in gioco e si sono mossi su due piani. Da un lato l'elogio della macchina, dall'altro l'attacco ai professori: si alzano con la luna storta, litigano con la moglie, hanno manie, tic, nevrosi, fissazioni, preferenze, sono frustrati, imbarazzati, impreparati (La Repubblica, 3 febbraio 1999, pag.19).
 
Questo attacco ai professori va segnalato perché sarà il motivo conduttore dei venditori di insegnanti automatici. (Si vedano gli articoli Scuola, grande affare del XXI sec. e Scuola, produzione di lavoratori mentali: "no admittance except on business", su Cobas n.1 e n.2).
D'altra parte su questo argomento c'è già tutta una letteratura. Notevole il caso di Isaac Asimov, tra i primi a contrapporre insegnanti automatici a professori. In un suo racconto una bambina del ventiduesimo secolo, che ha a casa un insegnante automatico che l'aspetta lampeggiando sullo schermo, scopre in un vecchio libro, con grande sorpresa, che una volta tutti i ragazzi del vicinato arrivavano ridendo e gridando nel cortile di uno speciale edificio, sedendosi insieme nelle aule, con insegnanti in carne e ossa, imparavano tutti le stesse cose in modo che potevano aiutarsi a vicenda a fare i compiti e parlarne, e ritornavano a casa insieme. Chissà com'era bello, pensa la bambina, Chissà come si divertivano: con questo titolo il racconto, scritto nel 1951, è stato ripubblicato in molte antologie e interpretato come l'espressione dell'orrore dell'autore al pensiero di un'istruzione meccanizzata.
 
Ma trent'anni dopo (Il vagabondo delle scienze, Oscar Mondadori) Asimov ribalta la questione e naturalmente prima di tutto attacca i professori. E' interessante notare come nei commenti dei giornali all'"esaminatore" torinese riaffiorino proprio gli argomenti usati da Asimov contro gli insegnanti, tra i quali sarebbe molto diffuso pensare "che ci sia qualcosa di disumano nell'istruzione ad opera della macchina". Forse perché la macchina è fredda e rigida e non può capire le necessità del bambino? Ebbene, scrive Asimov, "se ogni insegnante umano freddo e rigido e incapace di capire le necessità del bambino venisse rimosso dalla sua posizione, ho il sospetto che il nostro sistema scolastico si dissolverebbe". Chissà come si divertivano, sostiene ora Asimov, doveva essere letto con ironia: infatti come si può pretendere "che i bambini si divertissero con insegnanti inetti che rendevano tediosa qualunque materia, con insegnanti crudeli che affilavano i loro artigli di sarcasmo sulla schiena dei poveri allievi cui non era concesso di rimbeccare, con insegnanti severi che, insoddisfatti delle congenite deficienze della scuola, la rendevano una prigione". 
 
Ma è sotto tiro la stessa istruzione comunitaria: "l'inesorabile competizione nei voti che insegnava ad ogni bambino che non era nessuno finché non schiacciava il suo compagno nella polvere, i prepotenti, gli studenti troppo lenti e quelli troppo veloci". "Quale bambino non capirebbe che sarebbe ridicolo, per chi ha il vantaggio di un'istruzione privata orientata sui propri gusti personali, con un apparecchio interessato solo a lui, infinitamente paziente e regolato sul suo proprio ritmo, desiderare la barbarie dei tempi precedenti?". Fin qui Asimov.
 
Quanto a "barbarie" invece, forse quella vera deve ancora arrivare: i presidi che vanno a scuola dalla Confindustria per diventare manager non promettono nulla di buono. Forse Berlinguer,che in gioventù è stato marxista, ricorda questo passo del Capitale: "Un maestro di scuola diventa lavoratore produttivo se non si limita a lavorare le teste dei bambini, ma se si logora dal lavoro per arricchire l'imprenditore della scuola. Che questi abbia investito il suo denaro in una fabbrica d'istruzione invece che in una fabbrica di salsicce non cambia nulla".
Dovremo proprio affidare la scuola ai certificatori e ai fabbricanti di salsicce? 
 

(*) Enzo Modugno: Curatore delle riviste "Monthly Review" e "Marxiana", ha pubblicato numerosi saggi ed ha collaborato con riviste italiane e straniere.



Scuola, produzione di lavoratori mentali:

"No admittance except on business"

 

di Enzo Modugno (*)

 

Forse la scuola cattolica è solo un diversivo. La vera questione, ciò che in realtà determina l’aggressività confindustriale verso la scuola pubblica è ben altro: la possibilità di sostituire l’insegnante con una macchina fa dell’istruzione nei paesi avanzati un terreno di conquista da un milione di miliardi l’anno.
 
Far soldi con computer e software da vendere agli studenti - divenuti “clienti”- e dirottare verso le imprese la spesa pubblica per l’istruzione sono i propositi dichiarati di industriali e tecnocrati. Ha fatto bene questo giornale a ripubblicare sul n.1 l’articolo “Scuola, grande affare del XXI secolo”.Vi si legge per esempio che il progetto inglese TILT intende addestrare gli studenti ad imparare da soli con i software didattici; che l’apprendimento, secondo l’OCSE, non può più basarsi sulla presenza permanente di insegnanti; che l’impresa tedesca Bosch già da tempo usa i computer per la formazione professionale; e così di seguito. Anche da noi l’ex ministro Lombardi, per esempio, già molti anni fa quando era responsabile scuola della Confindustria, sosteneva che gli insegnanti, piuttosto che alla trasmissione del sapere, compito banale, da affidarsi all’informatica, avrebbero dovuto essere adibiti a “personalizzare” questa nuova forma di apprendimento: insomma sorveglianti in queste strane classi col computer in cattedra.
 
D’altra parte, sostituire lavoro umano con macchine è la specialità del modo di produzione capitalistico. C’è di nuovo soltanto che oggi macchine sempre più sofisticate riescono a sostituire lavori che prima solo la mente umana era in grado di fare.
 
Così capita oggi al lavoro intellettuale ciò che capitò due secoli fa agli artigiani quando il telaio meccanico sostituì - e distrusse - i tessitori. L’operaio salariato che ne prese il posto, privo della virtuosità dell’artigiano,subordinato, appendice della macchina, fu però in grado di produrre tessuti migliori a prezzi più bassi.
 
La Confindustria ora può mettere le mani sull’istruzione perchè un lungo processo storico glie ne ha preparato le condizioni. Le macchine informatiche, capaci di memoria e calcolo logico, hanno separato il sapere dalla mente rendendo possibile la produzione, manipolazione e trasmissione del sapere in “strutture non viventi”. Certo, questo è possibile perché il sapere richiesto è mutato, diviene macchinico, ma è proprio questa la caratteristica della produzione oggi: il mezzo di lavoro diventa una macchina informatica che ha bisogno di un nuovo tipo di lavoro, non più il lavoro manuale dell’operaio ma neanche più il vecchio lavoro intellettuale. Non meno di un diploma, non più di una laurea breve.
 
La meccanizzazione dell’intelletto astratto infatti priva il lavoro intellettuale di qualsiasi valore d’uso che non sia la sorveglianza dei processi automatici dell’attività del pensiero; l’unitarietà logica, la completezza del pensiero a cui ancora aspira e che gli si presenta come personale autonomia, ormai gli sfugge senza rimedio.
 
Eppure questo lavoro intellettuale diminuito, subordinato, non autonomo, divenuto appendice di una macchina informatica, opera con un grado di facilità, precisione e rapidità che nessun sapere accumulato avrebbe potuto dare alla mente dello scienziato più abile, moltiplicando la produttività del lavoro come non era mai successo prima. Le tecnologie informatiche dunque realizzano la generalizzazione dell’attività del pensiero perché la emancipano dai limiti organici del cervello umano: esse realizzano il passaggio dall’attività individuale dell’intellettuale ad una attività sociale del pensiero adeguata al capitale.
 
Nuove macchine dunque ma anche nuovi lavoratori. Questo nuovo lavoratore mentale è esso stesso il prodotto più importante del processo di valorizzazione del capitale: e questa speciale produzione non si può più fare “artigianalmente”. Ora si può fare più vantaggiosamente a macchina, perché un lungo processo storico lo ha reso possibile.
 
Se dunque nuove forme di capitale sono ormai in grado di colonizzare questo settore, avremo di fronte non solo e non tanto la scuola cattolica, ma questo immane scatenamento delle forze produttive. Sarà necessario difendersi ed attaccare: difesa di coloro che “per imposizione e con i loro sacrifici” stanno preparando le condizioni materiali di questa trasformazione; attacco sul nuovo terreno di scontro, radicalizzando una critica di massa oggi possibile al tipo di sapere così prodotto e trasmesso; ma soprattutto attacco ad un avversario che si accinge a produrre i nuovi lavoratori mentali subordinati guadagnandoci più volte, producendo nuove merci per il mercato globale e dirottando verso le imprese la spesa pubblica per l’istruzione.
 
Questo nuovo lavoratore mentale infatti, ormai protagonista della produzione, è diventato anche, proprio per questo, protagonista consapevole delle lotte più avanzate.
 
 
(*) Enzo Modugno: nel ‘68 assistente all’Istituto di Filosofia dell’Università di Roma, ha militato nei movimenti degli ultimi trent’anni. Ha curato le riviste “Monthly Review” e “Marxiana”, ha pubblicato saggi ed ha collaborato con riviste italiane e straniere. Due suoi interventi sono apparsi recentemente in due libri sul movimento del ‘77 pubblicati da Castelvecchi e Odradek.


 
 

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