FISICA/MENTE

 

Data: 01/03/97

SCUOLA + IMPRESA = OCCUPAZIONE 

ANCONA 1997


http://www.confindustria.abruzzo.it/scuola+impresa.doc

Intervento di Emma Marcegaglia
SCUOLA + IMPRESA = OCCUPAZIONE
(Ancona, 1 marzo 1997)


1. L'urgenza del cambiamento

 

Vorrei partire proponendo una fotografia drammatica, ma reale, del problema di cui dibattiamo oggi:
- il tasso di disoccupazione giovanile è oggi attorno al 27% nella media del paese con punte che superano il 60% nel Sud;
- l'esercito dei lavoratori in nero è stimato in almeno quattro milioni di unità;
- meno del 50% degli italiani tra i 25 e i 34 anni riesce ad ottenere un diploma di istruzione media superiore, contro l'80% della Germania, della Francia e degli Stati Uniti;
- meno del 10% dei giovani italiani possiede un titolo universitario, contro il 30% negli Stati Uniti;
- oltre il 70% degli studenti della scuola secondaria superiore abbandona la scuola prima del quinto anno di corso;
- solo 9 studenti universitari su 100 immatricolati raggiungono la laurea;
- la percentuale di persone che rimane nella stessa posizione sociale nel corso della propria vita lavorativa è in Italia del 20% superiore a quella degli Stati Uniti e del 42% a quella della Svezia. Solo la Polonia presenta un indice di immobilità superiore al nostro.

In sintesi un grande problema di disoccupazione giovanile, un tasso di scolarizzazione tra i più bassi tra i paesi industrializzati, un tasso di abbandono scandaloso, un tasso di immobilità sociale grave e ingiusto. Quindi una scuola iniqua che non crea occupazione, un sistema bloccato, una scuola classista.

Questi sono fatti, cifre e non opinioni. Questo è un problema che non può non essere affrontato da tutte le forze politiche e sociali a tutti i livelli di discussione. Non si tratta di scaricare le colpe a qualcuno, nè di rimanere ancorati a schemi ideologici obsoleti, ma di costruire insieme il nostro futuro, il futuro del Paese ed in particolare il futuro di noi giovani.


2. Un'opportunità per cambiare

Un convegno di questo tipo fino a qualche mese fa poteva costituire un interessante momento di dibattito probabilmente fine a se stesso. Oggi invece, per la prima volta da quasi 40 anni c'è un'occasione storica di un Ministro, che questa mattina è qui con noi, che ha posto all'attenzione di tutti il problema della scuola e si è impegnato nei confronti di tutti i cittadini ad affrontare una radicale riforma di ampio respiro.

Questo è l'aspetto più innovativo del progetto del Ministro Berlinguer, che almeno in linea di principio dovrebbe evitare il dannoso reiterarsi di interventi di tipo parziale, a cui eravamo rassegnati, inefficaci a guarire i mali strutturali di un sistema educativo progressivamente impoverito e dequalificato. Un segnale importante di come il problema sia stato finalmente inquadrato nella giusta dimensione. E sarà in primo luogo sul rispetto di questa globalità di intervento che valuteremo la validità del documento Berlinguer. Un progetto che introduce concetti innovativi quali la suddivisione in "moduli" formativi, e la mobilità e la flessibilità curriculare. Ma al di là delle innovazioni di ingegneria istituzionale rimangono ancora da definire aspetti cruciali sui contenuti e sui metodi dell'insegnamento, sugli interventi necessari per introdurre criteri di efficienza e di merito, sui canali di collegamento tra il mondo della Scuola, quello della formazione professionale e quello dell'impresa.

Su questi temi cruciali, ancora da definire, oggi noi vogliamo dare un contributo e invitiamo i nostri ospiti a offrirci spunti di dibattito e riflessione.


3. I contenuti

La Scuola che vogliamo innanzi tutto è una Scuola universale che garantisca a tutti un'opportunità di crescita personale, intesa come sviluppo della propria cultura, ma anche come capacità di inserirsi con successo nel mondo del lavoro. Il diritto alla formazione culturale e il diritto ad avere un'opportunità di lavoro non sono affatto in contraddizione, ma devono coesistere e devono rafforzarsi reciprocamente.


La Scuola che vogliamo è altresì una Scuola moderna in linea con i profondi cambiamenti socio-economici che interessano tutti i Paesi industriali. La società del XXI secolo, orientata alla globalizzazione e allo sviluppo tecnologico richiede ai giovani, oltre ad una solida cultura di base, anche un'elevata capacità di apprendimento continuo, un senso di responsabilità delle proprie azioni, la coscienza che il loro futuro dipende anche dall'impegno e dalla serietà con cui affronteranno le sfide di domani. Sfide a cui i giovani non possono e non devono sottrarsi.

Questi valori: il merito, la responsabilità, il coraggio di rischiare e l'innovazione, che sono gli stessi su cui si basa anche la cultura d'impresa, devono diventare parte integrante del bagaglio formativo che la Scuola fornisce ai giovani. Inoltre la Scuola non potrà non tenere conto di alcune fondamentali priorità quali:
- accrescere lo spirito d'osservazione critica e la volontà di sperimentare;
- incentivare l'atteggiamento collaborativo e l'attitudine al lavoro di squadra;
- incoraggiare la responsabilità personale premiando l'impegno e i meriti;
- promuovere metodi innovativi di approccio alla conoscenza, attenti alla comprensione dei processi oltre che dei fatti;
- diffondere la conoscenza delle lingue straniere;
- promuovere la via della flessibilità per andare incontro alla crescente diversità dei bisogni e delle nuove professionalità;
- sviluppare le capacità di gestire l'informazione e di elaborare nuove idee;
- creare la capacità di utilizzare l'informatica e le tecnologie della comunicazione.


4. Più efficienza nella Scuola

L'innovazione nei contenuti non può prescindere dal miglioramento del livello di qualità della Scuola, adottando e diffondendo criteri di efficienza e efficacia.

L'Italia presenta la singolare caratteristica di essere un Paese sottoeducato ma sovradimensionato in termini di personale docente: recuperare questa inefficienza deve essere uno degli scopi fondamentali di qualsiasi ipotesi di riforma complessiva del sistema. Nonostante su questo tema si discuta da tempo, nelle amministrazioni scolastiche non sono stati introdotti criteri moderni di misura della loro attività e produttività, o tecniche di valutazione del personale. Nessuno dei principi fondamentali della moderne tecniche di gestione trova applicazione sistematica nella Scuola italiana: manca una definizione chiara degli obiettivi; manca non solo la valutazione dei risultati, ma perfino l'identificazione dei criteri secondo cui valutare; chi opera nel sistema non è dotato degli strumenti e dell'autorità necessaria per raggiungere gli obiettivi preposti; non vi è una chiara identificazione delle responsabilità e dei meriti.

A fronte di questa situazione vi è una distribuzione iniqua dei salari: bravi insegnanti sono ingiustamente sottopagati; insegnanti negligenti e impreparati sono pagati in modo eccessivo. La distribuzione dei salari tende quindi ad essere uniforme e determinata in larga misura dall'anzianità e dalle ore di insegnamento piuttosto che dal merito.


5. Professione insegnante

Particolare attenzione deve essere riposta nella selezione e nella qualificazione dei dirigenti scolastici e del personale docente, veri cardini del sistema educativo. La nuova Scuola, dovrà innanzitutto restituire un'identità alla figura dell'insegnante, ricostruendo il suo ruolo sociale, la sua forza professionale, i profili della sua formazione. La selezione attraverso severi concorsi nazionali di abilitazione dovrà essere accompagnata dalla possibilità, da parte delle singole unità scolastiche, di scegliere tra gli insegnanti idonei e disponibili, attraverso l'adozione di criteri simili, pur nel rispetto delle specificità, a quelli di un'azienda moderna ed efficiente; criteri che non obblighino più le singole unità scolastiche ad assumere insegnanti incapaci, ma primi in graduatoria per numero di supplenze accumulate negli anni.

Allo stesso tempo dovrebbe essere predisposto un piano di formazione continua e di aggiornamento del personale docente da attuarsi sistematicamente nell'arco dell'intera vita professionale, che consenta all'insegnante di essere in linea con l'evoluzione delle conoscenze e con l'utilizzo sempre più ampio delle tecnologie legate all'apprendimento. Gli insegnanti italiani, infatti, a differenza di quanto avviene nelle maggiori economie, sono pressoché autodidatti in materie quali pedagogia, psicologia, metodologie didattiche.

Particolare attenzione richiede il ruolo del preside, figura chiave per un corretto governo dell'autonomia organizzativa dell'unità scolastica e per la gestione dell'innovazione. Occorre promuovere il ruolo del preside come manager, affidandogli l'autorità e la responsabilità di reperire finanziamenti supplementari (ad esempio partenariati di imprese per progetti ad hoc), di selezionare i collaboratori e i ruoli da assegnare loro, di verificare e valutare il loro rendimento e di gestire gli incentivi ad esso relativi.


6. L'autonomia della Scuola

Un passo indispensabile per avvicinarsi a una Scuola moderna è senza dubbio quello dell'autonomia. Da ben quattro anni la legge sull'autonomia scolastica è, di fatto, inattuata perchè priva dei decreti necessari per la sua messa in pratica: un maggiore impegno delle istituzioni in questa direzione è indispensabile. L'autogoverno delle scuole, se effettivamente realizzato, si configurerebbe innanzi tutto come rottura del modello centralistico e burocratico che caratterizza l'istruzione pubblica. Un modello che ha privilegiato finora il rispetto delle procedure al raggiungimento del risultato, l'anzianità al merito, la ripetizione di comportamenti codificati allo spirito innovativo. In questo quadro un ridimensionamento e una riqualificazione del Ministero della Pubblica Istruzione, a cui comunque dovrebbe rimanere la potestà della fissazione degli standard delle prestazioni formative, dovrebbe andare di pari passo con una riallocazione della sfera di decisioni e competenze a livello di ogni singola unità educativa.

La triplice dimensione - gestionale, economico-finanziaria e didattica - dell'autonomia, una volta realizzata nella sua interezza, consentirebbe alla Scuola di aprirsi maggiormente alle specificità socio-economiche del territorio in cui opera; consentirebbe, inoltre, di individuare nuovi spazi di dialogo e di collaborazione con gli altri attori che vivono e agiscono nello stesso territorio, come le aziende e le associazioni degli industriali, che noi pensiamo dovrebbe fortemente impegnarsi su questi temi.


7. Scuola e mercato

E' giunto il momento di introdurre e di promuovere, anche nella Scuola, una cultura nuova, più orientata al risultato e che sostituisca la tradizionale cultura burocratica della regolarità e dell'adempimento. Sono cambiamenti radicali che si realizzeranno solo come risultato di corretti meccanismi di incentivazione e di responsabilizzazione. In questo senso non bisogna temere di adottare approcci innovativi che introducano meccanismi di mercato anche nel sistema scolastico, favorendo la realizzazione di un modello più concorrenziale, rendendo l'insieme delle risorse assegnate alle singole unità scolastiche maggiormente dipendente dalle scelte degli utenti, fornendo i giusti stimoli di efficienza e consentendo nel medio periodo di abbassare il costo complessivo del sistema stesso.


8. Il monopolio della Scuola pubblica
In questa ottica la distinzione tra Scuola pubblica e Scuola privata passerebbe in secondo piano rispetto a quella tra scuole eccellenti, statali o meno, e scuole scadenti. Infatti più "pubblica" - nel senso di più utile alla collettività - una Scuola non statale efficiente di quanto non sia una Scuola statale inefficiente. Il diritto di ogni cittadino all'istruzione non richiede infatti che sia necessariamente lo Stato a gestire l'intero sistema scolastico. Si impone oggi un salto di qualità: occorre superare una volta per tutte l'antinomia pubblico-privato con l'approvazione in tempi rapidi di una legge sulla parità scolastica perchè il quasi-monopolio statale dell'istruzione porta allo spreco di risorse, alla irresponsabilità dei suoi operatori, alla dequalificazione degli allievi. Il sistema attuale rappresenta inoltre un limite al pieno dispiegarsi della libertà di espressione e del diritto di scelta del tipo di istruzione che si ritiene più idoneo. Questo diritto, già largamente esercitato in quasi tutti i Paesi europei, deve essere garantito anche in Italia.

Ciò richiede di valutare, senza barriere ideologiche, l'opportunità di abolire, o di mantenere in vigore il valore legale del titolo di studio. Non possiamo ignorare che se le scuole non statali sono costrette, per sopravvivere, ad adeguarsi totalmente ai curricula e agli standard della Scuola statale, si trasformano inevitabilmente in diplomifici, istituti scadenti, preoccupati solo di catturare finanziamenti, appoggi ministeriali e di attrarre il maggior numero possibile di studenti offrendo loro una scorciatoia verso il titolo legale.


9. L'integrazione tra Scuola e formazione

Il collegamento tra Scuola e società civile, tra Scuola e mondo dell'impresa richiede una maggiore integrazione tra Scuola e formazione professionale. Le esperienze più avanzate nei maggiori paesi industriali hanno dimostrato che l'integrazione tra sistema educativo e sistema formativo è decisivo per dotare gli studenti di maggiori opportunità di inserimento nel mondo del lavoro e alle imprese per realizzare programmi di formazione continua. In un rapporto della Commissione Internazionale sull'Educazione per il XXI secolo, presieduta da Jacques Delors, viene proposto, e noi condividiamo, di attribuire ad ogni giovane che inizia il suo periodo scolastico un capitale di tempo di insegnamento, che potrebbe essere utilizzato secondo la propria esperienza scolastica e le proprie scelte. Ognuno potrebbe conservare una parte di questo capitale e spenderlo nell'età post-scolare beneficiando delle varie opportunità di formazione permanente.

La formazione continua e l'integrazione tra Scuola e formazione professionale richiedono però un avvicinamento delle culture professionali degli operatori nei due settori, ognuno dei quali deve essere disponibile a contaminazioni positive della cultura dell'altro. Questo il punto di partenza per superare il paradosso italiano di una Scuola che non rende facile l'accesso al lavoro e di una formazione professionale considerata come una Scuola di serie B rispetto al resto del sistema educativo.


10. La Scuola nell'Impresa, l'Impresa nella Scuola

Il mondo della Scuola e quello dell'impresa stanno vivendo negli ultimi anni un riavvicinamento culturale che si concretizza nella disponibilità a partecipare ad iniziative comuni, quali quelle descritte nel manuale che abbiamo presentato. Tuttavia, si tratta ancora di casi eccellenti, di atteggiamenti illuminati di singoli presidi e insegnanti particolarmente attenti ai cambiamenti socio-culturali che stanno caratterizzando la nostra società. In generale si avverte invece una certa diffidenza tra Scuola e impresa, una difesa dei propri territori da qualsiasi forma di contaminazione nel timore di perdere la propria identità, o forse di mettere in luce la scarsa propensione al nuovo. Le esperienze descritte vanno diffuse e moltiplicate: occorre portare la Scuola nelle imprese e le imprese nelle scuole. Proposte che si muovono in questa direzione potrebbero essere quelle di destinare una quota rilevante dei fondi per la formazione al finanziamento per la progettazione, la realizzazione e valutazione di esperienze di stage aziendali, adeguatamente preparati in aula; e di riservare una quota significativa delle attività in aula a docenze organizzate e gestite dalle imprese e dalle associazioni imprenditoriali.


11. Costruiamo insieme la Scuola del futuro

La società e tutti gli attori sociali che in essa vivono e operano hanno il diritto di dire la loro e di intervenire in questo processo che è di portata enorme per il futuro dell'Italia e dal quale dipenderanno le sue chance di vincere la sfida della modernità. Gli imprenditori si sentono particolarmente coinvolti in questo processo - l'incontro di oggi ne è il segno tangibile - perchè anche per il mondo delle aziende la centralità della risorsa umana e le problematiche connesse alla sua formazione costituiscono principi chiave per guardare al futuro con il necessario ottimismo. La proposta del Ministro Berlinguer e questo incontro costituiscono una grande occasione per costruire un dibattito costruttivo sulla Scuola del futuro, che sia libero dai miopi particolarismi e dai condizionamenti ideologici del passato, nella comune consapevolezza che l'investimento nella risorsa umana non è priorità strategica del solo mondo produttivo, ma patrimonio di tutta la società civile.
Il problema che stiamo oggi discutendo è grande ma non dobbiamo scoraggiarci. Di fronte alle grandi sfide che incidono sul nostro futuro, è necessario il sostegno di un sogno, di un ideale, di un progetto, su cui misurare il presente e graduare gli interventi possibili senza lasciarsi soffocare dalle piccole urgenze quotidiane e dalla rassegnazione di chi non crede più in un futuro migliore. Noi giovani imprenditori non siamo tra quelli, crediamo nel domani e siamo pronti a mobilitarci per questo.


 

 

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