FISICA/MENTE

Data: 12/03/98

Documenti Confindustria

Roma, 12 Marzo 1998

 VERSO LA SCUOLA DEL 2000: COOPERARE E COMPETERE: LE PROPOSTE DI CONFINDUSTRIA


la Confindustria fa il punto sullo stato di salute e sulle prospettive del nostro sistema di istruzione

 

"

Verso la scuola del 2000: cooperare e competere: le proposte di Confindustria"
La Confindustria fa il punto sullo stato di salute e sulle prospettive del nostro sistema di istruzione - documento presentato da Carlo Callieri, Vice Presidente di Confindustria al Ministro Berlinguer e agli operatori scolastici il 30 aprile 1998.

Due anni di studio, 100 esperti italiani e stranieri consultati, 30 imprenditori impegnati in un'analisi che affronta il fenomeno "istruzione" con dati aggiornati, confronti internazionali e proposte innovative.
"Troppe nozioni, troppi insegnanti rispetto agli studenti, poca ricerca e innovazione: la quantità a scapito della qualità" ha dichiarato alla stampa Attilio Oliva, Presidente della Commissione Scuola di Confindustria.



Documento:
"Verso la scuola del 2000: cooperare e competere: le proposte di Confindustria"


Confindustria


VERSO LA SCUOLA DEL 2000

cooperare e competere: le proposte di Confindustria


Per la collaborazione e i preziosi contributi si ringraziano
· le strutture dell'Area Scuola, Formazione e Ricerca di Confindustria
· i membri (imprenditori ed esperti) della Commissione per la Modernizzazione della Scuola di Confindustria *
· i membri (imprenditori ed esperti) del Gruppo di Lavoro per le Nuove Tecnologie Didattiche di Confindustria **
· esperti e direttori del Ministero della Pubblica Istruzione e dell'ARAN
· centri studi e ricerche quali CEASCO, CEDE, CENSIS, CRF, CNR, CSC (Confindustria), CISEM, ISTAT, ISFOL, Comitato di Valutazione Scuola di Trento
· esperti del settore e società di formazione e ricerca quali CLAS, IARD, ISVOR, SOGEA, SPIN
· esperti e ricercatori di enti o organizzazioni internazionali quali EUROSTAT, OCSE, Commissione XXII UE, ERT-Bruxelles, RSA- Londra
· provveditori, presidi, insegnanti, genitori, studenti e loro organizzazioni




* Membri della Commissione per la Modernizzazione della Scuola di Confindustria:
Attilio Oliva (presidente) Claudio Gentili (segretario), Davide Baiardi, Giulio Bertini, Luigi Ferro, Adriana Galgano, Gavino Manca, Laura Mengoni, Enrico Paoletti, Corrado Paracone, Francesco Paternò (CSC), Franco Ratti, Giovanni Satta, Luigi Sepiacci. Esperti invitati: Norberto Bottani, Luisa Ribolzi, Nicola Schiavone
** Membri del Gruppo di Lavoro per le nuove Tecnologie Didattiche: Attilio Oliva (coordinatore), Massimo Pagani (segretario), Paolo Angelucci, Andrea Boroli, Francesco De Blasi, Renato Dicati, Giuseppe Fontana, Francesco Franci, Gian Carlo Galeota, Giorgio Giovannetti, Roberto Gulli, Gianna Marinengo, Igino Mazzoleni, Giorgio Olimpo, Marco Vergeat


Indice

I. Introduzione
II. Il caso Italia nella competizione internazionale
III. L'istruzione è un bene costituzionale
IV. Le "finalità della scuola del 2000
V. La scuola in Italia oggi
VI. Cooperare e competere: le proposte di Confindustria
VII. Il problema delle risorse finanziarie
VIII. La scuola da sola non migliora


I. Introduzione

· L'istruzione è oggi al primo posto nella scala dei valori delle società evolute: non esiste un progetto scuola che non sia anche un progetto di società
· Confindustria ha una storica attenzione ai problemi dell'education
- anni 50: domanda di formazione e addestramento professionale
- anni 70: rapporto Biraghi-Lossetti: una cultura di base per tutti
- anni 80-90: Lombardi
a) qualità di massa
b) avvicinamento mondo scuola/lavoro
- 1995: Callieri per un sistema formativo integrato (scuola-formazione professionale-università-formazione continua, vedi Patto Lavoro 1996)
· Premessa: con la scolarizzazione di massa si è persa la sfida della qualità di massa (non solo in Italia). Perché? Perché la scuola ha cambiato scala ma non natura
· Questo rapporto, grazie anche a confronti internazionali, suggerisce quindi una riforma sistemica per la scuola del 2000 su tre linee
1. missioni, metodi e contenuti
2. analisi del modello organizzativo e motivazionale del sistema
3. problema del volume e dell'allocazione delle risorse



II. Il caso Italia nella competizione internazionale

· punti forti: laboriosità, flessibilità, imprenditorialità
= miracolo economico del dopoguerra e recente successo della Piccola Impresa
· punti deboli: basso livello culturale, ricerca insufficiente, difficoltà a gestire sistemi complessi
= carenza di grandi imprese e inadeguatezza dei grandi servizi pubblici
· si può essere ricchi e ignoranti per più generazioni?
· obiettivi:
1. ritagliarsi uno spazio di competitività (libertà, sicurezza, prosperità, occupazione)
2. formare il cittadino europeo a partire dalla scuola
3. il nemico da battere è la povertà di aspirazioni dei singoli come di un popolo
· mezzi
1. puntare sul capitale umano (scarse risorse naturali)
2. puntare sulla qualità

(più cultura, più professionalità = più valore aggiunto a merci e servizi)


obiettivo: entrare in Europa con una scuola di qualità



III. L'istruzione è un bene costituzionale

· istruzione e salute sono "beni" costituzionali (più di semplici servizi, non merci)
· l'obbligo dello Stato è garantire eguaglianza di opportunità (non di risultati)
· l'ignoranza è una malattia che "esclude" (dai diritti di cittadinanza, dal lavoro): ogni studente che la scuola perde è una sconfitta per la scuola e per la società
· un bene così prezioso esige
a) la selezione delle migliori professionalità
b) il controllo della qualità dei processi e dei risultati
Paradossalmente ciò che si pratica per la produzione di merci è invece eluso per l'istruzione dei giovani.
· obiettivi
a) maggiore attenzione agli studenti svantaggiati per posizione (diritto allo studio) e ai più dotati (diritto all'eccellenza) nonché alla qualità dei capi di istituto e degli insegnanti
b) dopo la scuola dell'obbligo, un ciclo completo scolastico o formativo (professionale) per tutti, utile e spendibile per gli studi superiori o per entrare nel mondo del lavoro.




IV. Le "finalità" della scuola del 2000


Il bambino è l'avvenire dell'uomo
· la scuola è leva strategica per
1. combattere la povertà di aspirazioni e sviluppare il potenziale di ognuno
2. sviluppare buonsenso scientifico/cultura umanistica/atteggiamento critico
3. promuovere lo spirito cooperativo (vivere con gli altri)
4. promuovere lo spirito competitivo (meriti, responsabilità)
5. formare ceti dirigenti su basi meritocratiche
6. conoscere e praticare le regole del contratto sociale
7. condividere valori di base per un certo grado di coesione sociale


Le finalità della scuola nel Rapporto all'UNESCO 1996
(Commissione Delors)
· prestare eguale attenzione a quattro pilastri-base dell'educazione
1. imparare a conoscere (cultura generale)
2. imparare a fare (competenza professionale)
3. imparare a vivere con gli altri (alfabetizzazione emotiva, capacità di cooperare)
4. imparare a essere (capacità critica, responsabilità)


"Insegnare e apprendere: verso la società cognitiva"
( Libro Bianco Cresson, UE 1996 )
1. imparare ad imparare lungo il corso della vita: la scuola non può insegnare tutto
2. fine della contrapposizione tra sapere e saper fare
3. nuovi ponti tra scuola, società civile, mondo dell'impresa (luogo formativo)
4. padronanza di una seconda lingua (con insegnamento fin dalle elementari)
5. riconoscimento dei saperi nella UE (+ mobilità)
6. più flessibilità nella scuola per rispondere alle diversità dei bisogni e dei talenti (+chances +possibilità di rientri)
7. considerare le spese in formazione delle imprese come un investimento ammortizzabile

Una proposta radicale del Libro Bianco: dopo la scuola dell'obbligo ognuno avrebbe un "credito" per un certo numero di anni di istruzione. Si potrebbe scegliere quando e come "spenderlo" nel corso della vita ("un capital de temps choisi").

Per Confindustria, in un mondo caratterizzato dal cambiamento accelerato, dall'obsolescenza e dall'estensione continua dei saperi e delle competenze, non è tanto essenziale la "trasmissione" della conoscenza quanto
- un'educazione del carattere (aperto, curioso, intraprendente)
- un metodo per l'apprendimento continuo (imparare a imparare)
- un richiamo alla responsabilità sociale di ogni individuo (come lavoratore e come cittadino).


V. La scuola in Italia oggi
Quattro domande
1. Quali sono le sue missioni?
2. Qual è il modello organizzativo e motivazionale?
3. Quanto costa il sistema scuola?
4. Quali sono i risultati del sistema scuola?
Risposte
1. Sulle missioni
· diseguale attenzione ai quattro pilastri dell'educazione (Unesco):
troppe nozioni, poco saper essere e saper fare, zero saper vivere con gli altri
· diritto allo studio e diritto all'eccellenza: sepolti dalla cultura della demagogia
· orientamento (agli studi e al lavoro) predicato ma non praticato
2. Qual è il modello organizzativo e motivazionale?
· è fatta da 750mila insegnanti, 150mila ausiliari, 12mila capi di istituto per 7,5 milioni di studenti (dati 97)
· in genere l'ambiente dell'apprendimento, per gli studenti, è simile a quello dei loro bisnonni
· disomogeneità rispetto all'Europa: per cicli (un anno in più) e per durata dell'obbligo (8 anni contro 10/13)
· quasi-monopolio statale (93% degli studenti)
· modello organizzativo rigido e centralizzato (governato da Circolari MPI)
· tempo pieno e attività parascolastiche poco praticati
· ritmi non mirati ai giovani (lezioni per cinque ore, vacanze continuate per oltre tre mesi)
scarso rapporto con territorio e mondo del lavoro
· non c'è confronto competitivo tra scuola e scuola
· nessun sistema premiante per capi di istituto e insegnanti (solo anzianità)
· assemblearismo irresponsabile degli organi di governo scolastici
· capi di istituto senza poteri e responsabilità (attenti alle procedure e non ai risultati)
· instabilità dei capi di istituto e del corpo insegnante (rotazione del 30% l'anno)
· "casualità" dei capi di istituto e del corpo insegnante: la scuola non può sceglierli
· il sistema non riesce a capitalizzare le molte eccellenti sperimentazioni che pure produce



3. Quanto costa il sistema scuola?
· il 93% degli studenti frequenta scuola statali "gratuite", solo il 7% scuole non statali a pagamento (rette da 4 a 6 milioni annui)
· la spesa pubblica per l'istruzione (Stato e Enti Locali) esclusa l'università: 65mila MLD (ISTAT 95) + 5mila MLD di rette delle scuole non statali
TOTALE: circa 70mila miliardi nel 95
· attenzione: il costo medio per alunno nella scuola statale è più alto di circa il 25% della media OCSE (nel 1994) pari a oltre 15mila MLD
· anomalia: altissimo numero di insegnanti rispetto agli studenti causato da:
- eccessivo numero di cattedre (materie)
- basso numero di ore annue di lezione per insegnante
- eccessivo numero di sedi scolastiche
- calo demografico degli studenti
· il 92% della spesa di funzionamento riguarda il personale (contro il 70-80% degli altri paesi evoluti) = sacrificio della ricerca, degli investimenti (laboratori, tecnologie multimediali, etc.)



4. Quale sono i risultati del sistema scolastico?
· secondo la ricerca internazionale IALS (1994) sul livello di "literacy" degli adulti in età lavorativa, un quarto dei cittadini non possiede le competenze di base sufficienti per affrontare la vita moderna e il mondo del lavoro (vedi tabella)
· in Italia non ci sono standard nazionali per valutare
a) l'effettiva acquisizione delle "competenze di base" alla fine di ogni ciclo e indirizzo
b) l'efficacia e l'efficienza delle singole scuole
· In Italia quel che è misurabile non è "europeo"
- non conclude "l'obbligo" poco meno del 5%
- non si diploma circa il 35% (contro il 20% dell'OCSE e il 10%
dell' U.E.)
- di questi, solo una minoranza segue corsi di formazione professionale
in conclusione oltre il 20% dei giovani abbandona il sistema scolastico senza diploma o qualifica professionale
· la formazione professionale (regionale) post-obbligo e post-diploma è il buco nero del nostro sistema: il 95% di chi continua gli studi opta per l'università che poi nel 70% dei casi abbandona
· gli indici internazionali dimostrano che gli esclusi e i meno scolarizzati trovano più difficilmente lavoro
· grave sproporzione tra risorse investite (+ 25% della media OCSE per studente) e risultati (tra i peggiori della UE per abbandoni, numero diplomati, laureati, etc.)



Conclusione paradossale
· le risorse complessive sono rilevanti (in linea con OCSE)
· la spesa per alunno è più alta della media dell'OCSE (+25% nel 1994)
· si abbandonano troppi giovani per strada senza diplomi o qualifiche (oltre il 20%)
· non c'è un'agenzia per la valutazione della qualità del servizio (competenze di base, efficacia ed efficienza delle scuole, etc.)
· c'è frustrazione tra i docenti
· la scuola ha scarso appeal per gli studenti e spesso finisce per spegnere il desiderio di imparare
· il sistema non riesce a capitalizzare le molte ottime sperimentazioni
· non c'è sistema premiante per il personale scolastico né confronto competitivo tra scuola e scuola
· la formazione professionale non ha la stessa dignità della scuola
· troppe nozioni, troppi insegnanti rispetto agli studenti, troppe scuole: la quantità a scapito della qualità
= la scuola così come è
- penalizza i deboli (non si superano le differenze di partenza)
- non favorisce sufficientemente lo sviluppo civile
- non favorisce lo sviluppo economico



VI. Cooperare e competere: le proposte di Confindustria
· Premesse
1. non basta il libero gioco del mercato
- anche se poco efficace non si può lasciar "fallire" una scuola

- oggi non ci sono indicatori di qualità utili per la scelta delle famiglie

- nei piccoli centri la scuola non può che essere monopolistica
- vince il fattore vicinanza/comodità della sede scolastica
2. la concorrenza non è tutto ma la scuola può farne a meno?
Il confronto competitivo tra scuole e tra diverse metodologie didattiche è essenziale per il miglioramento della qualità.
· Obiettivi
1. combattere le degenerazioni dello statalismo
- disattenzione ai costi/benefici
- autoreferenzialità
- corporativizzazione degli interessi
- scarsa innovazione
- egualitarismo irresponsabile
2. combattere le degenerazioni del "privato" non regolato
- diplomifici
- minori controlli sulla professionalità degli insegnanti
- forte disomogeneità della qualità offerta
· Strumenti
- una riforma sistemica in cui i singoli tasselli si rafforzino reciprocamente
- nuove regole modificheranno motivazioni e convenienze del personale scolastico (secondo il principio dell'"uso pubblico dell'interesse privato"): tanti deficit derivano da cattive regole del gioco
Cooperazione e confronti competitivi sono complementari, non contraddittori
Anche per la scuola la ricetta vincente: cooperare e competere con nuove regole del gioco
a) più cooperazione: tra insegnanti (lavoro di équipe)
tra scuole, famiglie e studenti

tra scuole e scuole (servizi in comune, metodologie)

tra scuole e istituzioni culturali (università, ricerca)
tra scuola e impresa (stage, alternanza scuola-lavoro)
tra scuola e comunità (volontariato)

"l'apprendimento è un partenariato tra studenti, genitori, insegnanti, imprese, la comunità intera"

b) più confronti competitivi: tra scuole statali omogenee (dimensioni,
localizzazioni, etc.

tra statali e non statali omogenee
tra sistema-scuola italiano e altri

c) nuove regole del gioco per modificare motivazioni e convenienze dei protagonisti




Le Proposte di Confindustria

I dieci assi portanti di una riforma sistemica
1. il Parlamento ridefinisce le finalità della scuola (vedi UNESCO):
"eguale attenzione" a sapere, saper essere, saper fare, saper vivere con gli altri
2. l'autonomia delle scuole presa sul serio (rivoluzione copernicana)
Condizioni:
- ridimensionamento rete delle sedi scolastiche
- autonomia gestionale (finanziaria, organizzativa e didattica)
- scelta del capo di istituto-leader (non primus inter pares e non solo manager)
- scelta dei docenti più motivati al progetto di istituto
- autovalutazione e valutazione esterna della qualità rispetto a standard nazionali e a scuole omogenee
- nuovi organi di governo con maggioranza di stake-holder della comunità esterna (distinti da quelli consultivi di partecipazione) per monitorare i progressi che il capo di istituto e gli insegnanti realizzano rispetto agli standard nazionali e supportare i progetti di istituto
Quindi
a) una riforma del MPI (da gestione a ricerca, indirizzo e controllo)
b) un ruolo delle Regioni e degli Enti Locali mirato a garantire una rete di offerta formativa equilibrata sul territorio (senza compiti di indirizzo né di gestione)
3. Il Ministero
- riforma i cicli scolastici (+ europei) e estende l'obbligo
- aggiorna,semplifica e flessibilizza i curricula (no al nozionismo e all'enciclopedismo)
- individua le "competenze di base" che ogni indirizzo e ciclo deve garantire
- si pone due obiettivi strategici
a) far completare a tutti un ciclo "scolastico" oppure un ciclo "professionale"
(certificato)
b) stimolare il desiderio di apprendere e dotare i giovani delle capacità di
autoapprendimento
4. più risorse per la ricerca delle migliori metodologie didattiche e ampio uso di nuove tecnologie (telematica e multimedialità possono migliorare sia i processi di apprendimento che di insegnamento purché si dia luogo
a) a una alfabetizzazione telematica dei docenti
b) allo sviluppo di software educativo ad hoc
c) a una rete nazionale di connessione tra scuole, biblioteche, etc. a basso costo
5. centralità del ruolo dei capi di istituto e degli insegnanti
a) per i nuovi insegnanti di ogni ordine e grado:

idoneità all'insegnamento con formazione universitaria e tirocinio per tutti

b) per gli insegnanti in servizio: aggiornamento e riqualificazione
c) per i capi di istituto-dirigenti: master specialistici e selezione dei migliori
6. una scuola aperta verso la comunità (anche fisicamente: pomeriggio, sera, estate)
- che preveda un contratto di collaborazione scuola-famiglia-studenti (con feed-back reciproci e sistematici). Diritti e doveri di ognuno devono essere chiaramente esplicitati
- per un uso degli spazi e dei tempi mirato ai bisogni e ai ritmi dei giovani (e degli adulti: formazione permanente)
- come luogo di istruzione differenziata (attività integrative, di sostegno, etc.)
- come luogo di protagonismo degli studenti (guidato o autogestito)
- per togliere i ragazzi dalla strada e da troppa TV commerciale (il suo potenziale pedagogico non è stato sfruttato)
- per affrontare per tempo blocchi emotivi e comportamenti devianti con personale specializzato
- per promuovere lo spirito di appartenenza alla scuola e alla comunità
- per promuovere forme di alternanza scuola-lavoro (stage, etc.)
- per sviluppare individualità autonome e mature: i ragazzi non sono proprietà delle famiglie né dello Stato
7. una Authority esterna al MPI per valutare
a) l'effettiva acquisizione delle competenze di base alla fine di ogni ciclo (confronti internazionali tra sistemi-scuola con test nazionali)
b) l'efficacia e l'efficienza delle singole scuole (rispetto a standard individuati) per consentire confronti trasparenti
- tra scuole omologhe e "confrontabili"
- tra le prestazioni di ogni scuola anno su anno
= un quasi mercato (autovalutazione e valutazione esterna)
Attenzione: l'MPI fa proprio il principio della "zero tolerance" per insegnanti e scuole che danneggiano gli studenti
8. una legge sulla parità per le scuole non statali (con o senza fini di lucro)
a) per liberalizzare il sistema (concorrenza regolata) e migliorare la qualità globale del servizio pubblico
b) per una scelta più libera delle famiglie (oggi il costo delle statali è zero e delle non statali da 4 a 6 milioni/anno)
c) per evitare il monopolio statalista (e la disattenzione ai costi medi per alunno): gli studenti delle scuole non statali sono solo il 7% e in forte calo
Condizioni
- sgravi fiscali per le famiglie che scelgono scuole non statali (ma sempre parziali per mantenere l'attenzione ai costi)
- le scuole non statali devono far riferimento ai valori costituzionali e rispettare standard qualitativi nazionali (definiti dal MPI)
9. formazione professionale regionale (certificata a livello europeo) per il 35% di giovani che non arriva al diploma
10. per il personale scolastico, superamento della vecchia logica contrattuale equalitarista ("paga bassa, poco lavoro, nessuna valutazione") che va a tutto danno degli studenti. Allora nuovi CCNL autonomi e separati (oggi c'è un contratto unico) per
a) capi di istituto-dirigenti (11mila)
b) insegnanti (750mila)
c) personale ausiliario (150mila)

- nuove piattaforme contrattuali del MPI/ARAN funzionali alla scuola dell'autonomia e alla valorizzazione della professionalità docente
esempi: tempo pieno e parziale, tempo indeterminato e determinato, chiamate e distacchi, nuove figure di staff, mobilità professionale, valutazione e incentivazione del personale, dalla "pianta" organica al "fabbisogno" organico

Obiettivi:
- creare un mercato delle professionalità scolastiche: gli insegnanti sono valutati e le scuole possono sceglierli
- legittimare e valorizzare il ruolo dirigente dei capi di istituto
- rimotivare la categoria degli insegnanti, che si è "impiegatizzata"
- utilizzare il personale in soprannumero (che non conviene "pensionare") per funzioni scoperte (orientamento, sostegno, formazione professionale post-obbligo e post-diploma, formazione continua)

Attenzione
· La riforma sistemica sarà efficace solo se adottata in tutte le sue parti. Esempi:

- Autonomia e Parità senza Authority per valutazione = anarchia
- Autonomia senza nuovi Organi di governo e Capi di istituto-leader =ingestibile
- Autonomia e Scuola Aperta senza revisione dei CCNL = impraticabile
- Tecnologie multimediali senza Scuola Aperta = impraticabile
- nuove Missioni (imparare a vivere con gli altri, orientamento) senza Scuola Aperta = irrealizzabili
- confronti tra scuole (Quasi-mercato) senza una Authority = impossibili
- senza valutazione delle scuole = scelta disinformata delle famiglie
- senza valutazione dei meriti = non decolla il mercato delle professionalità scolastiche
- senza la Parità (concorrenza ben regolata tra statali e non statali) = non ci sarà vero confronto
· la riforma sistemica si potrà in concreto realizzare solo gradualmente; per Confindustria le priorità sono
1. semplificazione dei curricula
2. riduzione numero scuole e insegnanti
3. Authority esterna per la valutazione
4. nuovi CCNL per la scuola aperta e autonoma
5. nuove metodologie e tecnologie didattiche



VII. Problema delle risorse finanziarie
· l'attenzione all'ottimale gestione delle risorse (ai costi) nella scuola statale è minima: trattandosi di risorse pubbliche (di tutti) la cosa è gravissima. Con l'autonomia c'è spazio per un forte recupero di efficienza (e di risorse)
· la spesa media per alunno è più alta della media dell'OCSE (nel 1994 + 25% circa): il maggior costo per lo Stato è di oltre 15mila MLD
· tale anomalia potrebbe crescere per il calo demografico se non si ridurrà il numero delle scuole e il numero degli insegnanti (meno materie e meno rigidità di cattedra), precondizione per trattarli meglio e per poter chiedere di più
· le risorse pubbliche sono male allocate: troppi stipendiati (92% del totale delle spese di funzionamento) e pochi investimenti per aggiornamento, tecnologie, ricerca, etc.
= una ricetta sicura per la progressiva perdita di qualità
A prima vista sarebbe grave allocare nuove risorse alla scuola italiana così come è ma la "rivoluzione copernicana" (scuola dell'autonomia + scuola aperta tarata sui bisogni dello studente) necessita di collaborazione e consenso da parte dei protagonisti ai quali si chiede un cambiamento di rotta (se la scuola ha cambiato "scala", deve cambiare anche "natura")
· allora, sul breve termine si giustificano risorse aggiuntive (2/3mila MLD) solo se mirate all'avvio degli assi portanti di una riforma sistemica, comunque non a pioggia. Alcuni esempi:
- legge sulla parità
- formazione e selezione dei capi di istituto-dirigenti
- nuovi CCNL con sistemi premianti per il personale più impegnato
- nuove tecnologie didattiche e formazione degli insegnanti
- costituzione della Authority per la valutazione
- avvio di scuole aperte, a tempo pieno, con ricche attività parascolari e di sostegno
· sul medio e lungo termine va realizzata una profonda riallocazione delle risorse avendo come obiettivi
a) standard europei di qualità
b) costi medi per alunno di livello europeo
· per Confindustria il contesto culturale ideale è:
a) un'opinione pubblica interessata al miglioramento dell'offerta scolastica (ruolo delle famiglie, dei media, delle forze sociali, dei partiti, etc.)
b) un Parlamento consapevole che se l'educazione è costosa per il Paese, l'ignoranza lo è ancora di più

· per Confindustria le nuove regole del gioco per il sistema scolastico dovranno prevedere:
a) sana "competizione regolata" tra scuole statali e non statali
b) un sistema di confronti competitivi tra scuole statali (quasi-mercato)
c) una Authority indipendente che valuti le prestazioni e stimoli a cooperare e competere

VIII. La scuola da sola non migliora
· Famiglie, autorità pubbliche, media, forze sociali devono collaborare, ognuno per il suo specifico: l'educazione dei giovani è un problema che riguarda tutti.
· I decisori pubblici devono fissare nuove regole del gioco (le riforme) per liberare energie ed esperienze già presenti nella scuola e per migliorare la qualità dell'offerta formativa
· La concertazione tra parti sociali e governo, con l'Accordo per il lavoro del 1996, fissa l'obiettivo di un'offerta formativa "integrata" (scuola, formazione professionale, università, ricerca): un segno della maturità delle forze sociali per un comune obiettivo
· Per la scuola Confindustria ha già fatto molto ma può fare di più
a. a livello nazionale (vedi Protocolli di Intesa MPI-Confindustria)
b. a livello locale (associazioni industriali regionali e provinciali e associazioni di categoria): rapporti con Regioni, Enti Locali, università, Provveditorati agli Studi e scuole con progetti mirati in tre settori

proposta: ogni associazione territoriale o di categoria destini una percentuale del suo bilancio (dal 3 al 5%) ad iniziative locali o settoriali relative all'Area Scuola, Formazione e Ricerca.
· Le organizzazioni sindacali del settore scuola dovranno superare la cultura burocratico-ugualitarista degli attuali CCNL per legittimare da un lato la funzione dirigente, dall'altro la valutazione per premiare il personale più adatto e motivato (e nei casi più gravi per sanzionare quello dannoso per gli studenti)
· Le famiglie e i media hanno la responsabilità di qualificare la domanda di formazione: l'obiettivo è promuovere nei giovani un "riflesso positivo" verso l'apprendimento (e i vantaggi che ne derivano) così come lo hanno nei confronti della loro salute. Chiarire le opportunità esistenti, valorizzarne di nuove più articolate, richiamare alla responsabilità individuale sono tutti modi per migliorare la domanda di qualità formativa.


 

 

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