FISICA/MENTE

Data: 01/03/98

Documenti Confindustria

Roma, 1 Marzo 1998: SPECIALE SCUOLA
Il punto su nuovi traguardi per la collaborazione scuola-impresa

 

La situazione

E' sempre più evidente che il successo dei sistemi economici nella competizione internazionale dipende molto dalla qualità e dalla produttività dei sistemi educativi di cui dispongono.

Senza strutture formative di alto profilo, qualsiasi sistema-Paese rischia di perdere terreno. E' la scuola infatti che deve essere in grado di presentare sul mercato del lavoro giovani che sappiano, che sappiano fare e che soprattutto siano in grado di rapportarsi agli altri nel modo giusto.

D'altra parte, se è abbastanza facile imputare alla scuola problemi e lacune, ben più difficile è dimostrare in concreto interesse e volontà di ricercare soluzioni adatte.

Confindustria collabora da anni con la scuola nelle sue più diverse espressioni, convinta com'è della necessità di non lasciarla sola a misurarsi con le sfide di un presente in continua e complessa evoluzione e di un futuro denso di ostacoli, ma anche di opportunità.


Un bilancio significativo

Il 16 marzo corrente, si svolgerà in Confindustria un' iniziativa che intende fare un bilancio dell'intesa siglata con il Ministero della Pubblica Istruzione nel 1990 e rinnovata nel 1994, anche per rilanciare, sulla base dei risultati raggiunti, la collaborazione tra scuola e industria. Si tratterà di una conferenza di servizio cui parteciperanno tutti i Provveditori agli studi e una folta rappresentanza di Associazioni industriali e di giovani imprenditori, tradizionalmente molto attenti ai problemi della formazione e dell'istruzione. Sette anni di collaborazione istituzionalizzata hanno dato luogo sul territorio a una messe di iniziative congiunte di cui sarà possibile in quella sede valutare l'estensione e la qualità. L'iniziativa contribuirà quindi a fugare ogni eventuale - e immotivato - residuo di diffidenza nei confronti delle imprese per il loro rapporto con la scuola. Un rapporto volto peraltro a riscattarla da quella emarginazione che non le ha consentito sinora di muoversi al passo con il contesto economico e sociale.


Un modello atipico

In effetti, molti concordano sul fatto che il "modello italiano" sia rimasto l'unico in Europa non in sintonia con le logiche e il modo di essere e di operare di una "società aperta", l'unico privo di rapporti organici e stabili col sistema economico e il mondo produttivo e caratterizzato da una scuola chiusa nella sua dimensione teorico-culturale e da una formazione professionale confinata in una posizione di isolamento e di subalternità, considerata quindi un'alternativa di ripiego per ragazzi meno dotati.

Il Protocollo di intesa del 1990 ha voluto ufficializzare la cooperazione di fatto esistente tra le imprese e le istituzioni educative, fornendole al tempo stesso un preciso contesto di riferimento. Molti degli obiettivi sono stati raggiunti : la scuola è oggi interlocutrice attiva del mondo della produzione, che a sua volta ha avuto modo di conoscere l'organizzazione e le professionalità esistenti nel sistema scolastico, visto come strumento capace di gestire il cambiamento. Si è insomma determinato un clima di reciproca stima e fiducia e si sono poste le basi di un azione comune proficua, fatta di iniziative e di progetti volti a qualificare meglio i servizi scolastici e formativi.



Strumenti didattici innovativi

Nell'ambito dell'intesa è stato varato un insieme di strumenti per lo sviluppo della cultura industriale nella scuola. Un Comitato paritetico Ministero-Confindustria, articolato in gruppi di lavoro misti, li ha testati e poi forniti a presidi e docenti.

Tre i settori di intervento coperti dall'attività comune di progettazione: l'innovazione didattica (vanno in questa direzione il "Sapere minimo su ambiente e sviluppo", il "Sapere minimo sull'Europa" e quello sull'utilizzo delle tecnologie nella didattica); il management scolastico (grande successo hanno registrato i corsi di formazione manageriale per presidi - 46 con la partecipazione di oltre 2000 Capi di Istituto - e per Provveditori nonché i progetti "Qualità nella scuola" che hanno coinvolto oltre 300 unità scolastiche); l'interazione scuola-lavoro (da citare i numerosissimi corsi post-diploma, l'iniziativa "Orientagiovani", che ha impegnato 70 Associazioni industriali e chiamati a raccolta ben 20.000 studenti, lo "Sportello Orientamento" e la pubblicazione del Manuale "Organizzazione e gestione dello stage formativo"). La collaborazione tra scuole, Provveditori e rappresentanze delle imprese ha dato insomma i suoi frutti: una cospicua serie di iniziative progettate e realizzate a livello nazionale e, in rete, a livello locale, ma anche di attività locali messe a punto con il supporto tecnico nazionale. Ultimo "parto", il Progetto "30 ore" per la diffusione nelle scuole della cultura del lavoro e dell'impresa, approntato dai Giovani Imprenditori.


Un'esperienza positiva

Il protocollo non è rimasto "sulla carta", grazie ad uno spirito di collaborazione che è andato intensificandosi nel corso degli anni e che si è espresso in "joint-ventures" di grande impatto in cui sono stati coinvolti migliaia di operatori tra insegnanti, presidi, ispettori e uomini di impresa. Si è lavorato fianco a fianco, impegnando ingenti risorse finanziarie, umane e organizzative per produrre materiali che hanno avuto ampia diffusione e per affrontare temi coerenti con i bisogni della società e con gli orientamenti comunitari in campo formativo. Soprattutto, si è innescata una serie di protocolli a livello locale (finora in 26 province), attivando anche l'interesse di altre istituzioni e forze sociali verso forme di collaborazione allargata.


Uno sguardo al futuro

Nei prossimi anni la scuola italiana dovrà essere in grado di esprimere un'offerta formativa che sia in grado di rispondere alle istanze di crescita culturale, di sviluppo economico e di orientamento e riorientamento delle politiche dell'occupazione che provengono dalla società.

Il mondo imprenditoriale, che per primo ha dovuto attrezzarsi per affrontare il "nuovo", è portatore di una cultura dell'organizzazione e dei metodi di lavoro che può contribuire molto ad accrescere la qualità della formazione. L'alleanza tra Ministero e Confindustria va quindi rafforzata, perché si è ormai avviato il processo dell'autonomia scolastica e la scuola autonoma, per non chiudersi in se stessa, dovrà continuare a trovare nell'impresa un partner leale e un socio propositivo per le sue iniziative di innovazione e di cambiamento.

 

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