FISICA/MENTE

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La scuola pubblica all'asta


di Yves Careil *


"Porre l'alunno al centro del sistema educativo", "rispettare i suoi ritmi", "aprire la scuola verso l'esterno", e tutto questo sullo sfondo di "progetti" e altri "partenariati" Questa la nuova ideologia che occupa il proscenio della scuola francese.
Introdotta dalla legge di orientamento del 1989, dovrebbe liberare le forze creative di prossimità. Nell'immediato, ha soprattutto fatto scendere in piazza centinaia di migliaia di liceali.
Questa "buona novella" pedagogica si presenta come generosa e persino ovvia: insegnare è innanzitutto creare le condizioni perché il discente si impossessi del sapere, trasformi le sue concezioni iniziali, elabori concetti operativi nuovi Tuttavia la generosità, benché proclamata a gran voce, non resiste mai molto a lungo alle logiche sociali in atto (1). E la nozione di ritmo dell'alunno (di fatto, determinato socialmente e quindi ben lontano dall'essere suo proprio) rischia di servire un disegno tutt'altro che democratico, quando si attua in un sistema scolastico a più velocità (2). Un sistema la cui mutazione non può essere affrontata indipendentemente dalle trasformazioni della società e dalla loro traduzione in termini di rapporti di classe (3). Difatti, se nessun progetto nazionale fa riferimento alla
scuola, in compenso un numero crescente di progetti locali produce un discorso politico, in un contesto concorrenziale inerente all'utopia neoliberista dominante (4).
Genitori professionisti L'alunno in quanto tale non esiste: esistono gli alunni, che hanno o non hanno genitori in condizioni tali da potersi permettere di fare di questo loro ruolo una professione. Il senso dell'"inserimento scolastico" non nasce infatti spontaneamente: è in un'atmosfera di esacerbata competizione scolastica che la ricerca sfrenata del filone giusto (per arrivare a un titolo di studio più raro e più ricercato), del miglior istituto, (classificato ai primi posti nell'elenco dei più quotati) e della miglior classe (composta con ogni accorgimento) è divenuta la principale preoccupazione dei genitori.
Le strategie adottate da questi ultimi sono molto diverse e di portata molto variabile, a seconda della loro posizione sociale nonché della natura e dell'entità del capitale (culturale, economico, simbolico, sociale, informatico e di "tempo liberato") di cui dispongono. Il grado di connivenza nel rapporto tra insegnanti e genitori varia considerevolmente in funzione del tipo di quartiere. Il problema della
scuola è infatti legato a quello della segregazione sociale, spaziale ed etnica esistente, e aggravato dagli scarsi rapporti del corpo insegnante con i ceti popolari, ormai anche ai primi gradi della scuola elementare (5).
Vi sono comuni (o dipartimenti, o regioni) ricchi o ricchissimi, e altri poveri o poverissimi. Queste disuguaglianze si ritrovano nel finanziamento pubblico delle scuole di grado inferiore. Per non parlare dei finanziamenti occulti, sempre più apprezzati, che approfondiscono ulteriormente il fossato tra gli istituti scolastici. A loro volta, i sindaci e i consiglieri municipali sono entrati nella logica concorrenziale. La loro adesione quasi obbligata al modello aziendale come riferimento dominante per la gestione delle città sta divenendo un elemento centrale della crescente segmentazione della struttura sociale (6).
Gli eletti sono a volte tanto più tentati di concedere deroghe in campo scolastico, in quanto i genitori che le richiedono sono anche elettori. E quando finanziano, ancorché parzialmente, i progetti di azione educativa, hanno tendenza a imporre le loro vedute agli insegnanti, o a privilegiare quelli che condividono le loro opinioni. Il dinamismo dei comuni nel campo della
scuola è divenuto in effetti un tema elettorale, in particolare per le pressioni dei ceti medi, che hanno forti aspettative in materia di istruzione.
Il progetto che dal 1990 coinvolge tutto il complesso degli istituti pubblici francesi è strettamente imparentato con il "carattere proprio" delle scuole cattoliche. E' stato ampiamente mediatizzato e posto al servizio delle varie strategie di carriera, e rappresenta un elemento propulsore della competizione tra istituti scolastici. E' ormai all'ordine del giorno un'offerta di istruzione apertamente concorrenziale; e non ci si preoccupa troppo della provenienza dei fondi esterni occorrenti, così come non ci si impegna più di tanto a distinguere tra ciò che rientra nella prestazione dei servizi e ciò che risponde a bisogni reali.
Gli insegnanti del settore pubblico dato che un istituto scolastico innovativo e ben attrezzato nel campo delle nuove tecnologie costa caro si allineano ogni giorno di più, volenti o nolenti, alle modalità di funzionamento dell'insegnamento cattolico, fondato su una doppia logica, mercantile e di "apertura". In un crescente numero di scuole primarie pubbliche dei quartieri dei ceti medi intellettualizzati, lo stesso corpo insegnante incoraggia apertamente la partecipazione pedagogica e finanziaria di genitori fortemente mobilitati. Ci sono quindi tutte le condizioni perché gli alunni provenienti da queste famiglie possano progredire più rapidamente nell'apprendimento, circondati da un clima di benessere. Nulla di simile si osserva nelle banlieues, dove non si può ricavare granché da feste scolastiche, tombole, vendita di foto individuali o di prodotti derivati, e dove l'"apertura" verso l'esterno, quando è praticata, trasforma generalmente la
scuola in ricettacolo dei problemi sociali del quartiere.
Quello di partenariato è un altro termine buono per tutti gli usi, che ha acquistato ormai una valenza quasi religiosa. Qual è il contesto al quale si applica? Da una parte si trovano genitori abbastanza facoltosi, che contribuiscono attivamente al successo scolastico dei loro figli, ed eletti che non possono rimanere sordi alle esigenze di questi elettori; e inoltre, imprese che si interessano alla
scuola pubblica per meglio piazzare i loro prodotti negli istituti e presso i genitori abbastanza ricchi da poterseli permettere, e ne approfittano per trasformare gli alunni in tramiti pubblicitari, nella misura in cui influiscono sulle decisioni d'acquisto dei genitori.
Dall'altra parte, nelle banlieues, i possibili partner sono gli insegnanti e gli assistenti sociali che hanno interiorizzato la nozione di handicap socio- culturale, in un contesto di profonda rielaborazione delle rispettive identità professionali. Questo famoso handicap è inseparabile dalla classificazione dei poveri in buoni e cattivi. Lo stesso vale per i genitori, "poveri meritevoli" dei quali si apprezzerà "al giusto valore" l'aiuto che daranno alla scolarizzazione dei loro figli, anche se "non è sempre facile per loro". Il governo di Lionel Jospin ha appena ufficializzato la settimana dei genitori nella
scuola, nuovo punto segnato dalla logica civile a discapito della logica civica La scuola pubblica e laica si trasforma così in una scuola di ispirazione liberale, chiamata a funzionare per il maggior profitto di chi sta meglio ed è più informato, mentre tende a squalificare in partenza i genitori di condizione modesta che non possono impegnarsi pienamente sulla via della professionalizzazione del loro ruolo. Il decentramento del sistema educativo avviene mediante impulsi successivi, a volte sostenuti, ma spesso così discreti che si può avere almeno in certi periodi l'impressione complessiva di un grande immobilismo.
Insegnanti senza mezzi e un ministro "moderno" In questa messinscena collettiva, non è riconoscibile un vero e proprio complotto, ma piuttosto l'azione di una somma di meccanismi convergenti che servono interessi talora individuali, talaltra sociali o corporativi. Risultato: un'attività proteiforme, volta a minare le fondamenta della
scuola pubblica e laica, anche se non è questa l'intenzione degli agenti interessati, che spesso hanno "il cuore a sinistra". La priorità attribuita al qualitativo sfocia necessariamente sul sacrificale, quando la barca degli insegnanti si carica sempre più, senza che si provveda a dotarli dei mezzi per fare decentemente il loro mestiere.
Lo sviluppo dei nuovi processi di segregazione e il processo sempre più accelerato di svendita all'asta della
scuola pubblica cui non si contrappone nessuna significativa misura ministeriale compromettono in partenza gli sforzi degli insegnanti più impegnati in favore degli alunni in difficoltà.
Gli uni e gli altri avranno apprezzato al loro giusto valore i recenti elogi che Alain Madelin l'incarnazione francese dell'ultraliberalismo ha rivolto a Claude Allègre, ministro della pubblica istruzione: "Finalmente un ministro moderno e coraggioso! (7)
."



note:

*Autore di De l'école publique à l'école libérale. Sociologie d'un changement, postfazione di Bernard Charlot, Presses universitaires de Rennes, 1998.

(1) Leggere Bernard Charlot (coordinato da), L'Ecole et le Territoire: nouveaux espaces, nouveaux enjeux, Armand Colin, Parigi, 1994.
(2) Leggere Lucien Sève, "Touche pas à mon rythme", L'Ecole et la Nation, n&oord 402, settembre 1989.
(3) Leggere François Cardi e Joælle Plantier (testi raccolti da), e Paul de Gaudemar (presentazione), Durkheim, sociologue de l'éducation, l'Harmattan/INRP, Parigi, 1993.

(4) Leggere Pierre Bourdieu, "L'essenza del neoliberalismo", le Monde diplomatique/il manifesto, marzo 1998.

(5) Cosa che produce effetti molto negativi sulle scuole delle banlieues. Leggere Yves Careil, Instituteurs des cités.
Radioscopie et réflexions sur l'instauration progressive de l'école à plusieurs vitesses, PUF, Parigi, 1994.

(6) Leggere Vincent de Gaudeine e Isabel Taboada Léonetti, La lutte des places, EPI, coll. "Hommes et perspectives", Parigi, 1994.

(7) Journal du dimanche, 18 ottobre 1998.
(Traduzione di P.M.)

 

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