www.ecn.org/saffi24/studenti/doc-mov/banl1BO.html
RIFORMA BERLINGUER: UNA RISPOSTA ADEGUATA ALLE ESIGENZE DI UN NUOVO PARADIGMA PRODUTTIVO
Confermano, insomma, la necessità di costruire il sistema formativo come palestra ideologica indispensabile ad imbrigliare l’intelligenza sociale, che esso stesso si propone di ampliare, nelle maglie vischiose del pensiero unico, e tentano, a questo modo, di sventare alla radice una possibile e sempre più necessaria, lotta di liberazione delle intelligenze dal dominio capitalistico.
Perciò, attenzione: stiamo ancora leggendo le carte.
Intanto si noti dalla tabella seguente l'impennata del finanziamento alle scuole private con la gestione del centrosinistra (il 1996 fa ancora parte della finanziaria realizzata entro dicembre 1995, Governo Dini):
|
|
|||||
| Anno finanziario |
Materne Cap. 1461 L. 1073/62 |
Elementari Cap. 1625 L. 122/77 |
Medie Cap. 3672 L. 335/95 |
Magistrali Cap. 3671 R.D. 577/28 |
Totali |
| 1990 | 42.000.000.000 | 80.000.000.000 | 30.000.000 | 900.000.000 | 122.930.000.000 |
| 1993 | 80.000.000.000 | 80.000.000.000 | 30.000.000 | 800.000.000 | 160.930.000.000 |
| 1996 | 76.760 000.000 | 75.750 000.000 | 23.750.000 | 900.000.000 | 153.433.750.000 |
| 1998 | 126.750.000.000 + 60.000.000.000 |
108.912.000.000 + 40.000.000.000 |
22.000.000 + 10.000.000.000 |
900.000.000 |
236.584.000.000 + 110.000.000.000 |
LINEA DI CONFINE
Berlinguer ci salvi dal "didattichese"
di MARIO PIRANI
http://www.rivistaindipendenza.org/Teoria%20nazionalitaria/quale_futuro_per_la_scuola_italiana.htm
QUALE FUTURO PER LA SCUOLA ITALIANA
-intervista a Lucio Russo e Massimo Bontempelli-
intervista a cura di Francesco Labonia e Nello de Bellis
www.cicap.org/emilia/bol/11riv.htm
[SQUOLA:32]
Sulla Grande Riforma
Mercoledì, 07 Marzo 2001
ore 18:25 Se davvero la Grande Riforma sara' messa in atto (mi auguro che sia ancora
possibile fermarla) segnera' una grave dequalificazione dell'insegnamento e
dell'apprendimento in Italia. Perché?
Ragioni di metodo:
1. E' una Riforma nata dalla volonta' di una lobby di tecnici della didattica,
intenti in primo luogo a imporre se stessi e le proprie cattedre sostituendosi a
quelle di pedagogia.
2. Questo gruppo professionale molto agguerrito ha trovato il pieno sostegno
politico di due ministri e di una maggioranza di governo che ha voluto imporre
alla scuola la Grande Riforma con un metodo da "dispotismo illuminato".
3. La discussione nelle scuole e' stata solo apparente e l'Amministrazione fa di
tutto per far passare i contenuti "riformatori" mediante la piena collaborazione
di Dirigenti scolastici ai quali si e' promesso -in cambio- carta bianca nella
gestione delle scuole.
4. In Parlamento le proposte di legge sono state blindate ed e' mancata
qualsiasi discussione democratica.
Ragioni di merito:
1. Architettura di sistema (7+5), scansioni, programmi e ideologia sono di
impronta marcatamente statunitense. Si tratta di un'ennesima forma di
colonizzazione culturale.
2. I contenuti culturali vengono alleggeriti nelle modalita' di una generale
"bignamizzazione" nozionistica dalla quale sparisce ogni traccia di complessita'
e ogni dimensione critica.
3. Due esempi: dalla matematica viene eliminata la componente formale e
teorica -l'unica che ne giustifichi davvero l'insegnamento e che serva a far
maturare le menti- a favore di un semplice apprendimento "pratico", funzionale a
diventare buoni acquirenti di merci (ancora una volta ha ben visto Lucio Russo
nel prevedere una scuola di bastoncini tesa a eliminare la complessita' dei
segmenti); lo studio del mondo greco, romano e medioevale sara' limitato al solo
sesto anno della scuola di base (10-11 anni d'eta'), con l'evidente
cancellazione della sua componente scientifica. Si tenta di estirpare
definitivamente le radici della cultura europea a favore del dominio di un
presente inconsapevole ed ebete; straordinariamente profetico risulta a questo
proposito *Brave New World* di Aldous Huxley: "radici e frutti erano aboliti; il
fiore del presente sbocciava rosato" (pag. 93 della trad. Mondadori).
4. Ciò che si vuole è, per dirla con Antonio Labriola, "una bella stalla per il
'bestiame votante' ".
5. La bocciatura ha un valore educativo, di equità e di selezione delle
competenze. Con essa non si sancisce il valore di una persona ma solo della sua
specifica preparazione culturale. Regalare a tutti per legge un diploma, e in
prospettiva una laurea, significa relegare il Paese a livelli infimi nel
panorama internazionale.
6. Conosco assai bene i prevedibili effetti della Grande Riforma poiche' li ho
vissuti alcuni anni fa insegnando nell'Istituto maxisperimentale di Cernusco sul
Naviglio; la struttura, i programmi, l'ideologia alla base dell'insegnamento in
quel luogo sono identici a quelli della Grande Riforma e avevano come effetto un
apprendimento settoriale e superficiale e la rinuncia a qualsiasi formazione
critica.
7. La Grande Riforma trasforma le scuole italiane in diplomifici nei quali cio'
conta e' l'ossessione del numero dei diplomati senza alcun interesse verso le
conoscenze effettivamente acquisite.
8. Questa trasformazione prepara la dissoluzione della scuola pubblica, affidata
sempre piu' agli enti locali e da qui alla privatizzazione. Il centrodestra
andra' a nozze ma la responsabilita' storica ricadra' tutta e soltanto sugli
"illuminati saggi" del centrosinistra.
9. La Grande Riforma tende a distruggere la figura del docente-maestro per
sostituirla con un semplice impiegato accertatore di competenze. A questo punto,
basterebbe un computer nel quale lo studente inserisca le risposte a dei test e
dal quale ottenga un risultato aritmetico che accerti "competenze e abilita".
10. La Grande Riforma rappresenta un incrocio grottesco tra le tecniche e
l'ideologia del behaviorismo statunitense e il furore ideologico di chi vuole
fare i conti una volta per tutte con la "professoressa" di Barbiana.
11. Il risultato sara' la piu' fittizia delle eguaglianze: quella nella quale si
e' tutti ugualmente ignoranti e la mediocrita' delle menti viene esaltata come
segno della fine di ogni "discriminazione". Avendo fallito nel progetto di
rendere tutti piu' critici e piu' colti, si opta per un'eguaglianza verso il
basso, purche' di eguaglianza si tratti.
12. Tutto cio' e' coerente con le posizioni confindustriali e con la tendenza
alla globalizzazione dell'economia: costruire una societa' di esecutori dotati
di diplomi di bassa qualita', lasciando che a decidere il modello di sviluppo e
a gestirlo sia un'élite di tecnici davvero competenti perche' formati in scuole
selettive e di alto livello.
13. La contemporanea Riforma Universitaria (3 anni di laurea breve ottenuta con
l'accumulo di crediti formativi) costituisce l'ulteriore tassello di questo
mosaico.
14. L'ideologia del Nuovo che avanza tenta di nascondere la differenza tra una
innovazione migliorativa e una peggiorativa. La Grande Riforma appartiene alla
seconda tipologia.
15. Qualche tempo fa ho ascoltato alla radio uno dei padri della Grande Riforma
affermare testualmente: "nella vecchia scuola si insegnava la *Repubblica* di
Platone ma dopo alcuni anni di essa si ricordava solo il titolo, e' preferibile
quindi eliminarne l'insegnamento a favore di conoscenze piu' spendibili nel
quotidiano".
16. L'economicismo, il funzionalismo, il pensiero unico trionfano, finalmente
felici di aver ucciso Platone e con lui l'inquietudine, il dubbio, la critica...
In conclusione, si sta costruendo una scuola per l'analfabetismo di massa. Da
essa gli insegnanti di qualita' saranno espulsi (con le buone o con le cattive)
poiche' del tutto inutili o dannosi nell'ostacolare la corsa verso quel generale
istupidimento sul quale rimarra' a trionfare -ormai senza piu' antidoti- il
luccichio del nulla televisivo e dei suoi padroni.
Alberto Giovanni Biuso
A proposito della proposta Nova Spes
Primo
anno:
Lettura
integrale
di
10
canti
e
di
passi
antologici
dell'Inferno.
Le
origini,
la
lirica
d'amore,
la
poesia
religiosa.
Dante,
Petrarca,
Boccaccio.
L'umanesimo.
Il
Rinascimento
e
la
fondazione
dei
modelli.
Ariosto.
Machiavelli.
Guicciardini.
La
lirica
petrarchistica.
Approfondimenti:
per
il
curriculum
classico:
Petrarca;
Folengo;
per
quello
scientifico:
Marco
Polo
e
la
letteratura
di
viaggio,
Machiavelli.
Lettura
novecentesca:
Montale,
Pirandello,
Fenoglio.
Tre
percorsi
a
scelta.
Secondo
anno:
Lettura
integrale
di
10
canti
e
di
passi
antologici
del
Purgatorio.
Tasso.
Manierismo
e
barocco.
La
commedia
dell'arte.
La
prosa
scientifica
del
Seicento.
Razionalismo
e
illuminismo.
Goldoni,
Parini,
Alfieri.
Romanticismo
europeo
e
romanticismo
italiano.
Foscolo.
Porta.
Manzoni.
Leopardi
(prima
parte).
Approfondimenti:
per
il
curriculum
classico:
Metastasio,
il
neoclassismo;
per
quello
scientifico:
Galilei,
la
divulgazione
scientifica
nel
Settecento.
Lettura
novecentesca:
Svevo,
Gadda,
Calvino.
Tre
percorsi
a
scelta.
Terzo
anno:
Lettura
integrale
di
10
canti
e
di
passi
antologici
del
Paradiso.
Leopardi
(seconda
parte).
Belli.
Nievo.
De
Sanctis.
Scapigliatura.
Verga
e
il
verismo.
D'Annunzio.
Pascoli.
La
poesia
del
primo
Novecento.
Gozzano.
Pirandello.
Svevo.
Croce.
Ungaretti.
Saba.
Montale.
Gadda.
Fenoglio.
Primo
Levi.
Calvino.
Morante.
Tomasi
di
Lampedusa.
Caproni.
Tendenze
e
gruppi
della
letteratura
del
secondo
Novecento,
con
lettura
di
romanzi
a
scelta
dei
maggiori
autori.
Approfondimenti:
per
il
curriculum
classico:
Montale,
Bassani;
per
il
curriculum
scientifico:
Gadda,
Primo
Levi.
Tre
percorsi
a
scelta.
____________________________
Chi è Laura Goggi
Insegna lettere in un liceo scientifico di Pisa. Ha fatto parte della Commissione Ministeriale per la Riforma dei Cicli. Gira intorno all'Ente Inutile, che fa capo alla CGIL Scuola, Proteo Fare Sapere. In un dossier del MPI (Annali della Pubblica Istruzione) ha scritto sciocchezze psicopedagogiche dal titolo: "Competenze e metacognizione tra assunti ed artefatti" (mamma mia!!! n.d.r.). Naturalmente è una ulivista impenitente:
(vedi: http://www.annaliistruzione.it/riviste/annali/pdf/DOSAPI1.pdf a pag. 76).
(omissis)
Provo
a
commentare,
come
mi
chiede,
il
messaggio
precedente.
Una
prima
osservazione:
la
proposta
di
cui
si
parla
non
è
un
proposta
della
Fondazione
Nova
Spes,
ma
è
la
proposta
di
un
gruppo
di
quattro
enti,
diversi
per
natura
e
per
orientamento:
la
Fondazione
Nova
Spes,
l'ufficio
studi
della
Gilda,
PRISMA
e
l'Istituto
Italiano
per
gli
studi
filosofici.
Entrando nel merito dei problemi sollevati, Le confesso che preferirei discutere nel merito delle questioni in un clima di confronto costruttivo di opinioni e non mi sembra che sia facile farlo sulla base dell'intervento che mi sottopone.
Laura
Goggi
(che,
se
non
la
confondo
con
un'omonima,
è
stata
un
autorevole
membro
delle
commissioni
ministeriali
che
hanno
diretto
il
processo
di
riforma
di
questi
anni)
esprime
il
"parere"
che
i
diversi
estensori
siano
uniti
solo
da
una
feroce
avversione
a
tutti
i
possibili
processi
riformatori.
Uno
degli
"argomenti"
più
usati
dai
sostenitori
della
riforma
dei
cicli
è
appunto
quello
di
attribuire
a
chi
non
è
d'accordo
con
la
"loro"
riforma
una
generale
avversione
a
tutte
le
"riforme".
Come
si
fa
a
discutere
seriamente
un
"parere"
di
questo
genere?
Si
usa
evidentemente
l'abitudine
mentale
ad
associare
un
valore
positivo
alla
parola
"riforma"
per
difendere
qualsiasi
progetto
proposto
sotto
l'etichetta
di
"riforma",
indipendentemente
dai
suoi
contenuti.
Si
tratta
di
tecniche
originate
nel
linguaggio
della
pubblicità
e
usate
largamente
nei
dibattiti
televisivi,
che
nulla
hanno
a
che
fare
con
la
tradizione
dell'argomentazione
razionale
alla
quale
sono
affezionato.
Come
si
fa
a
discutere
sulla
"diffidenza
culturale
verso
l'esito
operativo
delle
conoscenze
teoriche"
che
secondo
la
Goggi
"si
respira"
nel
documento?
Sono
certo
di
non
nutrire
alcuna
diffidenza
del
genere
(come
avrei
potuto
lavorare
in
meccanica
statistica
e
in
matematica
applicata,
se
non
avessi
privilegiato
da
sempre
gli
esiti
operativi
delle
conoscenze
teoriche?),
ma
naturalmente
tutti
sono
liberi
di
effettuare
le
proprie
associazioni
mentali
in
piena
libertà.
Con
chi
volesse
discutere
razionalmente
la
questione
occorrerebbe
intendersi
sul
significato
degli
"esiti
operativi".
Nel
caso
della
fisica,
ad
esempio,
sono
convinto
che
il
laboratorio
"reale"
sia
essenziale
e
non
condivido
l'idea
che
il
momento
operativo
debba
consistere
solo
nell'uso
del
mouse
per
avviare
un
programma
di
laboratorio
"virtuale"
da
subire
passivamente.
Purtroppo
la
neolingua
imposta
da
qualche
anno
nella
scuola
italiana
rende
difficile
discutere
seriamente
di
qualsiasi
argomento.
Per
la
matematica
se
per
momento
operativo
(come
ha
sostenuto
qualche
autorevole
pedagogista
"ministeriale")
si
intende
l'applicazione
al
supermercato
o
alla
lettura
dell'estratto
conto
bancario
delle
conoscenze
apprese,
sono
certo
molto
diffidente.
Non
perché
tali
applicazioni
siano
da
evitare,
ovviamente,
ma
perché
mi
sembrano
del
tutto
marginali
rispetto
agli
obiettivi
di
un
serio
insegnamento
matematico.
Credo
invece
che
nel
caso
della
matematica
i
momenti
operativi
possano
riguardare
applicazioni
ad
altre
discipline,
esperimenti
(reali,
ideali
o
numerici)
e
anche
attività
ludiche.
Nel
caso
della
storia
antica
cosa
si
intende
con
"esito
operativo"?
Qualche
ragazzo
potrà
partecipare
(buon
per
lui!)
a
un
campo
archeologico,
ma
nella
maggior
parte
dei
casi
lo
studio
sarà
necessariamente
teorico.
Se
per
"esito
operativo"
si
intende
l'uso
delle
proprie
(scarse)
conoscenze
per
far
da
guida
a
gruppi
di
turisti,
allora
sono
di
nuovo
più
che
diffidente.
Un'altra
possibilità
che
respingo
è
quella
di
eliminare
o
svalutare
lo
studio
di
argomenti
come
la
storia
antica
o
Dante
appunto
per
l'assenza
di
esiti
operativi.
In
generale
non
condivido
il
disprezzo
per
ogni
attività
che
non
abbia
un
immediato
riscontro
in
termini
monetari.
Purtroppo
si
tratta
di
un
disprezzo
che
sta
crescendo
nella
società,
nella
scuola
e
nell'università,
in
parte
motivato
dall'astrattezza
di
alcuni
insegnamenti
tradizionali
e
in
parte
maggiore
generato
dal
crollo
delle
ideologie,
che
ha
generato
per
reazione
l'idea
che
l'immediata
convertibilità
in
danaro
costituisca
l'unica
possibile
scala
di
valori.
La
concezione
aziendalista
della
scuola
ne
è
solo
una
delle
conseguenze.
L'idea
di
imporre
questi
non-valori
attraverso
un'opera
di
indottrinamento
ideologico
diretta
da
burocrati
ministeriali
mi
sembra
una
particolarità
italiana
particolarmente
sgradevole.
Nel caso dell'italiano gli "esiti operativi" mi appaiono chiarissimi per le competenze linguistiche, ma mi sono abbastanza oscuri per quanto riguarda la storia della letteratura. Il desiderio di esiti operativi ha fatto affermare ad uno dei principali ideologi dell'attuale riforma (Maragliano) che sarebbe preferibile sostituire Dante con più utili videogiochi. E' questo che intende Laura Goggi?
Non
sono
la
persona
più
adatta
per
rispondere
nel
merito
della
proposta
per
l'italiano,
ma
vorrei
sottolineare
che
non
si
tratta
di
una
proposta
anonima,
essendo
firmata
da
Giulio
Ferroni.
Poiché
la
Goggi,
a
quanto
afferma,
è
competente
sull'argomento,
non
può
non
conoscerlo.
Eppure
ritiene
di
dover
liquidare
il
suo
contributo,
qualificandolo
"risibile",
in
poche
battute,
senza
entrare
nel
merito
delle
scelte
di
contenuto
e
senza
neppure
nominarne
l'autore.
Avrei
girato
a
Giulio
Ferroni
una
contestazione
educata
e
argomentata.
Inoltre
la
Goggi
dimentica
di
dire
(o
forse
non
ha
notato)
che
i
contenuti
proposti
da
Ferroni
e
da
lei
riportati
riguardano
solo
uno
dei
possibili
livelli
di
insegnamento
della
lingua
italiana,
e
precisamente
il
livello
massimo.
Questi
contenuti
avrebbero
una
tale
mole
da
non
lasciare
spazio
alla
"coscienza
critica".
Mi
sembra
che
occorra
rispondere
a
due
diverse
domande.
1.
E'
vero
che
chi
vuole
e
può
apprendere
molti
contenuti
non
riesce,
per
questo
motivo,
a
formarsi
una
coscienza
critica?
2.
E'
inevitabile
che
tutti
gli
studenti
raggiungano
le
stesse
competenze
nel
campo
della
letteratura
italiana?
La mia risposta alla prima domanda è no. Credo che la coscienza critica sia impedita molto più dall'ignoranza che dalla conoscenza. Contrapporre la coscienza critica all'apprendimento dei contenuti è un artificio retorico che tenta di giustificare (con la solita tecnica di suggerire una associazione mentale immotivata) la rapida eliminazione dei contenuti culturali che è in atto nella scuola. Naturalmente per raggiungere una reale conoscenza occorre che i contenuti non si riversino sullo studente, suo malgrado, a ritmi superiori a quelli che si è disponibili ad accettare, ma che siano proposti contenuti adeguati ai bisogni di crescita intellettuale degli studenti.
Mi rendo conto di avere già risposto anche alla seconda domanda. Non credo che si possa imporre la lettura obbligatoria della letteratura italiana del Trecento a intere generazioni di giovani. Alcune conoscenze possono e debbono essere imposte a tutti: tra queste credo dovrebbero esservi un minimo di padronanza di strumenti linguistici e la capacità di smontare le pseudo-argomentazioni della pubblicità, ma non credo vi possa essere la conoscenza di una parte sostanziosa della Commedia.
I veri nodi da sciogliere sono quindi, a mio parere, i seguenti:
1.
E'
giusto
eliminare
del
tutto
argomenti
come
la
lettura
di
Dante
o
Petrarca
dalla
scuola
secondaria
pubblica
italiana?
In
caso
di
risposta
affermativa
rimangono
varie
opzioni:
non
potendo
eliminare
del
tutto
il
ricordo
di
certi
argomenti,
se
ne
può
limitare
l'insegnamento
ad
alcune
scuole
private,
oppure
si
può
limitare
la
lettura
di
Dante
ad
alcuni
corsi
di
dottorato.
E'
questo
che
vogliamo?
2. Se invece l'insegnamento "ad alto livello" della letteratura italiana viene riservato ad una parte degli studenti, come si può evitare che la scuola divenga uno strumento di discriminazione sociale?
Come scegliere chi leggerà Dante? O chi studierà il greco? Non mi sembra che vi siano reali alternative alla libertà di scelta. Naturalmente occorre mettere tutti in grado di scegliere. Per questo occorre che tutti abbiano almeno un "assaggio" delle varie possibilità. Si obietta: la scelta è troppo precoce; i ragazzi a 14 anni non sono in grado di scegliere. A me sembra ovvio che, se per evitare scelte precoci, si privano i giovani fino a 18 anni di qualsiasi possibilità di crescita intellettuale, non si permetterà loro una scelta consapevole neppure alla fine della secondaria.
L'idea dei vari livelli di insegnamento non è stata capita. In particolare la Goggi non ha capito che i diversi livelli di insegnamento dovrebbero caratterizzare quasi sempre diversi curricoli. Su questo punto sono però