FISICA/MENTE

 

Ecco il testo  della Riforma Moratti approvato  definitivamente in Senato il 12 marzo 2003.

Subito dopo vi è una scheda riassuntiva di esso, quindi seguirà un mio commento.

DISEGNO DI LEGGE n° 1306-B

 

Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale

 

presentato dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca

(LETIZIA MORATTI)

 

di concerto col Ministro per gli affari regionali

(LA LOGGIA)

col Ministro dell’economia e delle finanze

(TREMONTI)

col Ministro per la funzione pubblica

(FRATTINI)

col Ministro per l’innovazione e le tecnologie

(STANCA)

col Ministro del lavoro e delle politiche sociali

(MARONI)

e col Ministro delle attività produttive

(MARZANO)

TESTO APPROVATO IN VIA DEFINITIVA  DAL

SENATO DELLA REPUBBLICA

Marzo 2003

 


Art. 1.

(Delega in materia di norme generali sull’istruzione e di livelli essenziali

delle prestazioni in materia di istruzione e di formazione professionale)

 

 

1.       Al fine di favorire la crescita e la valorizzazione della persona umana, nel rispetto dei ritmi dell’età evolutiva, delle differenze e dell’identità di ciascuno e delle scelte educative della famiglia, nel quadro della cooperazione tra scuola e genitori, in coerenza con il principio di autonomia delle istituzioni scolastiche e secondo i principi sanciti dalla Costituzione, il Governo è delegato ad adottare, entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, nel rispetto delle competenze costituzionali delle regioni e di comuni e province, in relazione alle competenze conferite ai diversi soggetti istituzionali, e dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, uno o più decreti legislativi per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e di istruzione e formazione professionale.

 

2.       Fatto salvo quanto specificamente previsto dall’articolo 4, i decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, con il Ministro per la funzione pubblica e con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e previo parere delle competenti Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica da rendere entro sessanta giorni dalla data di trasmissione dei relativi schemi; decorso tale termine, i decreti legislativi possono essere comunque adottati. I decreti legislativi in materia di istruzione e formazione professionale sono adottati previa intesa con la Conferenza unificata di cui al citato decreto legislativo n. 281 del 1997.

 

3.       Per la realizzazione delle finalità della presente legge, il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca predispone, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge medesima, un piano programmatico di interventi finanziari, da sottoporre all’approvazione del Consiglio dei ministri, previa intesa con la Conferenza unificata di cui al citato decreto legislativo n. 281 del 1997, a sostegno:

 

a)       della riforma degli ordinamenti e degli interventi connessi con la loro attuazione e con lo sviluppo e la valorizzazione dell’autonomia delle istituzioni scolastiche;

b)       dell’istituzione del Servizio nazionale di valutazione del sistema scolastico;

c)       dello sviluppo delle tecnologie multimediali e della alfabetizzazione nelle tecnologie informatiche, nel pieno rispetto del principio di pluralismo delle soluzioni informatiche offerte dall’informazione tecnologica, al fine di incoraggiare e sviluppare le doti creative e collaborative degli studenti;

d)       dello sviluppo dell’attività motoria e delle competenze ludico-sportive degli studenti;

e)       della valorizzazione professionale del personale docente;

f)         delle iniziative di formazione iniziale e continua del personale;

g)       del concorso al rimborso delle spese di autoaggiornamento sostenute dai docenti;

h)       della valorizzazione professionale del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA);

i)         degli interventi di orientamento contro la dispersione scolastica e per assicurare la realizzazione del diritto – dovere di istruzione e formazione;

l)            l)     degli interventi per lo sviluppo dell’istruzione e formazione tecnica superiore  e per l’educazione degli adulti;

m) degli interventi di adeguamento delle strutture di edilizia scolastica.

 

4.       Ulteriori disposizioni, correttive e integrative dei decreti legislativi di cui al presente articolo e all’articolo 4, possono essere adottate, con il rispetto dei medesimi criteri e principi direttivi e con le stesse procedure, entro diciotto mesi dalla data della loro entrata in vigore.

 

Art. 2.

(Sistema educativo di istruzione e di formazione)

 

1.       I decreti di cui all’articolo 1 definiscono il sistema educativo di istruzione e di formazione, con l’osservanza dei seguenti principi e criteri direttivi:

 

a)       è promosso l’apprendimento in tutto l’arco della vita e sono assicurate a tutti pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le capacità e le competenze, attraverso conoscenze e abilità, generali e specifiche, coerenti con le attitudini e le scelte personali, adeguate all’inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro, anche con riguardo alle dimensioni locali, nazionale ed europea;

b)       sono promossi il conseguimento di una formazione spirituale e morale, anche ispirata ai principi della Costituzione, e lo sviluppo della coscienza storica e di appartenenza alla comunità locale, alla comunità nazionale ed alla civiltà europea;

c)       è assicurato a tutti il diritto all’istruzione e alla formazione per almeno dodici anni o, comunque, sino al conseguimento di una qualifica entro il diciottesimo anno di età; l’attuazione di tale diritto si realizza nel sistema di istruzione e in quello di istruzione e formazione professionale, secondo livelli essenziali di prestazione definiti su base nazionale a norma dell’articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione e mediante regolamenti emanati ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e garantendo, attraverso adeguati interventi, l’integrazione delle persone in situazione di handicap a norma della legge 5 febbraio 1992, n. 104. La fruizione dell’offerta di istruzione e formazione costituisce un dovere legislativamente sanzionato; nei termini anzidetti di diritto all’istruzione e formazione e di correlativo dovere viene ridefinito ed ampliato l’obbligo scolastico di cui all’articolo 34 della Costituzione, nonché l’obbligo formativo introdotto dall’articolo 68 della legge 17 maggio 1999, n. 144, e successive modificazioni. L’attuazione graduale del diritto-dovere predetto è rimessa ai decreti legislativi di cui all’articolo 1, commi 1 e 2, della presente legge correlativamente agli interventi finanziari previsti a tale fine dal piano programmatico di cui all’articolo 1, comma 3, adottato previa intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e coerentemente con i finanziamenti disposti a norma dell’articolo 7, comma 6, della presente legge;

d)       il sistema educativo di istruzione e di formazione si articola nella scuola dell’infanzia, in un primo ciclo che comprende la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado, e in un secondo ciclo che comprende il sistema dei licei ed il sistema dell’istruzione e della formazione professionale;

e)       la scuola dell’infanzia, di durata triennale, concorre all’educazione e allo sviluppo affettivo, psicomotorio, cognitivo, morale, religioso e sociale delle bambine e dei bambini promuovendone le potenzialità di relazione, autonomia, creatività, apprendimento, e ad assicurare un’effettiva eguaglianza delle opportunità educative; nel rispetto della primaria responsabilità educativa dei genitori, essa contribuisce alla formazione integrale delle bambine e dei bambini e, nella sua autonomia e unitarietà didattica e pedagogica, realizza la continuità educativa con il complesso dei servizi all’infanzia e con la scuola primaria. È assicurata la generalizzazione dell’offerta formativa e la possibilità di frequenza della scuola dell’infanzia; alla scuola dell’infanzia possono essere iscritti secondo criteri di gradualità e in forma di sperimentazione le bambine e i bambini che compiono i 3 anni di età entro il 30 aprile dell’anno scolastico di riferimento, anche in rapporto all’introduzione di nuove professionalità e modalità organizzative;

f)         il primo ciclo di istruzione è costituito dalla scuola primaria, della durata di cinque anni, e dalla scuola secondaria di primo grado della durata di tre anni. Ferma restando la specificità di ciascuna di esse, la scuola primaria è articolata in un primo anno, teso al raggiungimento delle strumentalità di base, e in due periodi didattici biennali; la scuola secondaria di primo grado si articola in un biennio e in un terzo anno che completa prioritariamente il percorso disciplinare ed assicura l’orientamento ed il raccordo con il secondo ciclo; nel primo ciclo è assicurato altresì il raccordo con la scuola dell’infanzia e con il secondo ciclo; è previsto che alla scuola primaria si iscrivano le bambine e i bambini che compiono i sei anni di età entro il 31 agosto; possono iscriversi anche le bambine e i bambini che li compiono entro il 30 aprile dell’anno scolastico di riferimento; la scuola primaria promuove, nel rispetto delle diversità individuali, lo sviluppo della personalità, ed ha il fine di far acquisire e sviluppare le conoscenze e le abilità di base fino alle prime sistemazioni logico-critiche, di far apprendere i mezzi espressivi, ivi inclusa l’alfabetizzazione in almeno una lingua dell’Unione europea oltre alla lingua italiana, di porre le basi per l’utilizzazione di metodologie scientifiche nello studio del mondo naturale, dei suoi fenomeni e delle sue leggi, di valorizzare le capacità relazionali e di orientamento nello spazio e nel tempo, di educare ai principi fondamentali della convivenza civile; la scuola secondaria di primo grado, attraverso le discipline di studio, è finalizzata alla crescita delle capacità autonome di studio ed al rafforzamento delle attitudini alla interazione sociale; organizza ed accresce, anche attraverso l’alfabetizzazione e l’approfondimento nelle tecnologie informatiche, le conoscenze e le abilità, anche in relazione alla tradizione culturale e alla evoluzione sociale, culturale e scientifica della realtà contemporanea; è caratterizzata dalla diversificazione didattica e metodologica in relazione allo sviluppo della personalità dell’allievo; cura la dimensione sistematica delle discipline; sviluppa progressivamente le competenze e le capacità di scelta corrispondenti alle attitudini e vocazioni degli allievi; fornisce strumenti adeguati alla prosecuzione delle attività di istruzione e di formazione; introduce lo studio di una seconda lingua dell’Unione europea; aiuta ad orientarsi per la successiva scelta di istruzione e formazione; il primo ciclo di istruzione si conclude con un esame di Stato, il cui superamento costituisce titolo di accesso al sistema dei licei e al sistema dell’istruzione e della formazione professionale;

g)       il secondo ciclo, finalizzato alla crescita educativa, culturale e professionale dei giovani attraverso il sapere, il fare e l’agire, e la riflessione critica su di essi, è finalizzato a sviluppare l’autonoma capacità di giudizio e l’esercizio della responsabilità personale e sociale; in tale ambito, viene anche curato lo sviluppo delle conoscenze relative all’uso delle nuove tecnologie; il secondo ciclo è costituito dal sistema dei licei e dal sistema dell’istruzione e della formazione professionale; dal compimento del quindicesimo anno di età i diplomi e le qualifiche si possono conseguire in alternanza scuola-lavoro o attraverso l’apprendistato; il sistema dei licei comprende i licei artistico, classico, economico, linguistico, musicale e coreutico, scientifico, tecnologico, delle scienze umane; i licei artistico, economico e tecnologico si articolano in indirizzi per corrispondere ai diversi fabbisogni formativi; i licei hanno durata quinquennale; l’attività didattica si sviluppa in due periodi biennali e in un quinto anno che prioritariamente completa il percorso disciplinare e prevede altresì l’approfondimento delle conoscenze e delle abilità caratterizzanti il profilo educativo, culturale e professionale del corso di studi; i licei si concludono con un esame di Stato il cui superamento rappresenta titolo necessario per l’accesso all’università e all’alta formazione artistica, musicale e coreutica; l’ammissione al quinto anno dà accesso all’istruzione e formazione tecnica superiore;

h)       ferma restando la competenza regionale in materia di formazione e istruzione professionale, i percorsi del sistema dell’istruzione e della formazione professionale realizzano profili educativi, culturali e professionali, ai quali conseguono titoli e qualifiche professionali di differente livello, valevoli su tutto il territorio nazionale se rispondenti ai livelli essenziali di prestazione di cui alla lettera c); le modalità di accertamento di tale rispondenza, anche ai fini della spendibilità dei predetti titoli e qualifiche nell’Unione europea, sono definite con il regolamento di cui all’articolo 7, comma 1, lettera c); i titoli e le qualifiche costituiscono condizione per l’accesso all’istruzione e formazione tecnica superiore, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 69 della legge 17 maggio 1999, n. 144; i titoli e le qualifiche conseguiti al termine dei percorsi del sistema dell’istruzione e della formazione professionale di durata almeno quadriennale consentono di sostenere l’esame di Stato, utile anche ai fini degli accessi all’università e all’alta formazione artistica, musicale e coreutica, previa frequenza di apposito corso annuale, realizzato d’intesa con le università e con l’alta formazione artistica, musicale e coreutica, e ferma restando la possibilità di sostenere, come privatista, l’esame di Stato anche senza tale frequenza;

i)         è assicurata e assistita la possibilità di cambiare indirizzo all’interno del sistema dei licei, nonché di passare dal sistema dei licei al sistema dell’istruzione e della formazione professionale, e viceversa, mediante apposite iniziative didattiche, finalizzate all’acquisizione di una preparazione adeguata alla nuova scelta; la frequenza positiva di qualsiasi segmento del secondo ciclo comporta l’acquisizione di crediti certificati che possono essere fatti valere, anche ai fini della ripresa degli studi eventualmente interrotti, nei passaggi tra i diversi percorsi di cui alle lettere g) e h); nel secondo ciclo, esercitazioni pratiche, esperienze formative e stage realizzati in Italia o all’estero anche con periodi di inserimento nelle realtà culturali, sociali, produttive, professionali e dei servizi, sono riconosciuti con specifiche certificazioni di competenza rilasciate dalle istituzioni scolastiche e formative; i licei e le istituzioni formative del sistema dell’istruzione e della formazione professionale, d’intesa rispettivamente con le università, con le istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica e con il sistema dell’istruzione e formazione tecnica superiore, stabiliscono, con riferimento all’ultimo anno del percorso di studi, specifiche modalità per l’approfondimento delle conoscenze e delle abilità richieste per l’accesso ai corsi di studio universitari, dell’alta formazione, ed ai percorsi dell’istruzione e formazione tecnica superiore;

l)         i piani di studio personalizzati, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, contengono un    nucleo fondamentale, omogeneo su base nazionale, che rispecchia la cultura, le tradizioni e l’identità nazionale, e prevedono una quota, riservata alle regioni, relativa agli aspetti di interesse specifico delle stesse, anche collegata con le realtà locali.


Art. 3.

(Valutazione degli apprendimenti e della qualità del sistema educativo di istruzione e di formazione)

 

1.       Con i decreti di cui all’articolo 1 sono dettate le norme generali sulla valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione e degli apprendimenti degli studenti, con l’osservanza dei seguenti principi e criteri direttivi:

 

a)       la valutazione, periodica e annuale, degli apprendimenti e del comportamento degli studenti del sistema educativo di istruzione e di formazione, e la certificazione delle competenze da essi acquisite, sono affidate ai docenti delle istituzioni di istruzione e formazione frequentate; agli stessi docenti è affidata la valutazione dei periodi didattici ai fini del passaggio al periodo successivo; il miglioramento dei processi di apprendimento e della relativa valutazione, nonché la continuità didattica, sono assicurati anche attraverso una congrua permanenza dei docenti nella sede di titolarità;

b)       ai fini del progressivo miglioramento e dell’armonizzazione della qualità del sistema di istruzione e di formazione, l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione effettua verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti e sulla qualità complessiva dell’offerta formativa delle istituzioni scolastiche e formative; in funzione dei predetti compiti vengono rideterminate le funzioni e la struttura del predetto Istituto;

c)       l’esame di Stato conclusivo dei cicli di istruzione considera e valuta le competenze acquisite dagli studenti nel corso e al termine del ciclo e si svolge su prove organizzate dalle commissioni d’esame e su prove predisposte e gestite dall’Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione, sulla base degli obiettivi specifici di apprendimento del corso ed in relazione alle discipline di insegnamento dell’ultimo anno.


Art. 4.

(Alternanza scuola-lavoro)

 

1)       Fermo restando quanto previsto dall’articolo 18 della legge 24 giugno 1997, n. 196, al fine di assicurare agli studenti che hanno compiuto il quindicesimo anno di età la possibilità di realizzare i corsi del secondo ciclo in alternanza scuola-lavoro, come modalità di realizzazione del percorso formativo progettata, attuata e valutata dall’istituzione scolastica e formativa in collaborazione con le imprese, con le rispettive associazioni di rappresentanza e con le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, che assicuri ai giovani, oltre alla conoscenza di base, l’acquisizione di competenze spendibili nel mercato del lavoro, il Governo è delegato ad adottare, entro il termine di ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge e ai sensi dell’articolo 1, commi 2 e 3, della legge stessa, un apposito decreto legislativo su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro delle attività produttive, d’intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sentite le associazioni maggiormente rappresentative dei datori di lavoro, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:

a)       svolgere l’intera formazione dai 15 ai 18 anni, attraverso l’alternanza di periodi di studio e di lavoro, sotto la responsabilità dell’istituzione scolastica o formativa, sulla base di convenzioni con imprese o con le rispettive associazioni di rappresentanza o con le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, o con enti pubblici e privati ivi inclusi quelli del terzo settore, disponibili ad accogliere gli studenti per periodi di tirocinio che non costituiscono rapporto individuale di lavoro. Le istituzioni scolastiche, nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro, possono collegarsi con il sistema dell’istruzione e della formazione professionale ed assicurare, a domanda degli interessati e d’intesa con le regioni, la frequenza negli istituti d’istruzione e formazione professionale di corsi integrati che prevedano piani di studio progettati d’intesa fra i due sistemi, coerenti con il corso di studi e realizzati con il concorso degli operatori di ambedue i sistemi;

b)       fornire indicazioni generali per il reperimento e l’assegnazione delle risorse finanziarie necessarie alla realizzazione dei percorsi di alternanza, ivi compresi gli incentivi per le imprese, la valorizzazione delle imprese come luogo formativo e l’assistenza tutoriale;

c)       indicare le modalità di certificazione dell’esito positivo del tirocinio e di valutazione dei crediti formativi acquisiti dallo studente.

 

2.       I compiti svolti dal docente incaricato dei rapporti con le imprese e del monitoraggio degli allievi che si avvalgono dell’alternanza scuola-lavoro sono riconosciuti nel quadro della valorizzazione della professionalità del personale docente.


Art. 5.

(Formazione degli insegnanti)

 

1.       Con i decreti di cui all’articolo 1 sono dettate norme sulla formazione iniziale dei docenti della scuola dell’infanzia, del primo ciclo e del secondo ciclo, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:

 

a)       la formazione iniziale è di pari dignità per tutti i docenti e si svolge nelle università presso i corsi di laurea specialistica, il cui accesso è programmato ai sensi dell’articolo 1, comma 1, della legge 2 agosto 1999, n. 264, e successive modificazioni. La programmazione degli accessi ai corsi stessi è determinata ai sensi dell’articolo 3 della medesima legge, sulla base della previsione dei posti effettivamente disponibili, per ogni ambito regionale, nelle istituzioni scolastiche;

b)       con uno o più decreti, adottati ai sensi dell’articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127, anche in deroga alle disposizioni di cui all’articolo 10, comma 2, e all’articolo 6, comma 4, del regolamento di cui al decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509, sono individuate le classi dei corsi di laurea specialistica, anche interfacoltà o interuniversitari, finalizzati anche alla formazione degli insegnanti di cui alla lettera a) del presente comma. Per la formazione degli insegnanti della scuola secondaria di primo grado e del secondo ciclo le classi predette sono individuate con riferimento all’insegnamento delle discipline impartite in tali gradi di istruzione e con preminenti finalità di approfondimento disciplinare. I decreti stessi disciplinano le attività didattiche attinenti l’integrazione scolastica degli alunni in condizione di handicap; la formazione iniziale dei docenti può prevedere stage all’estero;

c)       l’accesso ai corsi di laurea specialistica per la formazione degli insegnanti è subordinato al possesso dei requisiti minimi curricolari, individuati per ciascuna classe di abilitazione nel decreto di cui alla lettera b) e all’adeguatezza della personale preparazione dei candidati, verificata dagli atenei;

d)       l’esame finale per il conseguimento della laurea specialistica di cui alla lettera a) ha valore abilitante per uno o più insegnamenti individuati con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca;

e)       coloro che hanno conseguito la laurea specialistica di cui alla lettera a), ai fini dell’accesso nei ruoli organici del personale docente delle istituzioni scolastiche, svolgono, previa stipula di appositi contratti di formazione lavoro, specifiche attività di tirocinio. A tale fine e per la gestione dei corsi di cui alla lettera a), le università, sentita la direzione scolastica regionale, definiscono nei regolamenti didattici di ateneo l’istituzione e l’organizzazione di apposite strutture di ateneo o d’interateneo per la formazione degli insegnanti, cui sono affidati, sulla base di convenzioni, anche i rapporti con le istituzioni scolastiche;

f)         le strutture didattiche di ateneo o d’interateneo di cui alla lettera e) promuovono e governano i centri di eccellenza per la formazione permanente degli insegnanti, definiti con apposito decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca;

g)       le strutture di cui alla lettera e) curano anche la formazione in servizio degli insegnanti interessati ad assumere funzioni di supporto, di tutorato e di coordinamento dell’attività educativa, didattica e gestionale delle istituzioni scolastiche e formative.

2.       Con i decreti di cui all’articolo 1 sono dettate norme anche sulla formazione iniziale svolta negli istituti di alta formazione e specializzazione artistica, musicale e coreutica di cui alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, relativamente agli insegnamenti cui danno accesso i relativi diplomi accademici. Ai predetti fini si applicano, con i necessari adattamenti, i principi e criteri direttivi di cui al comma 1 del presente articolo.

3.       Per coloro che, sprovvisti dell’abilitazione all’insegnamento secondario, sono in possesso del diploma biennale di specializzazione per le attività di sostegno di cui al decreto del Ministro della pubblica istruzione 24 novembre 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 131 del 7 giugno 1999, e al decreto del Presidente della Repubblica 31 ottobre 1975, n. 970, nonché del diploma di laurea o del diploma di istituto superiore di educazione fisica (ISEF) o di Accademia di belle arti o di Istituto superiore per le industrie artistiche o di Conservatorio di musica o Istituto musicale pareggiato, e che abbiano superato le prove di accesso alle scuole di specializzazione all’insegnamento secondario, le scuole medesime valutano il percorso didattico teorico-pratico e gli esami sostenuti per il conseguimento del predetto diploma di specializzazione ai fini del riconoscimento dei relativi crediti didattici, anche per consentire loro un’abbreviazione del percorso degli studi della scuola di specializzazione previa iscrizione in sovrannumero al secondo anno di corso della scuola. I corsi di laurea in scienze della formazione primaria di cui all’articolo 3, comma 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341, valutano il percorso didattico teorico-pratico e gli esami sostenuti per il conseguimento del diploma biennale di specializzazione per le attività di sostegno ai fini del riconoscimento dei relativi crediti didattici e dell’iscrizione in soprannumero al relativo anno di corso stabilito dalle autorità accademiche, per coloro che, in possesso di tale titolo di specializzazione e del diploma di scuola secondaria superiore, abbiano superato le relative prove di accesso. L’esame di laurea sostenuto a conclusione dei corsi in scienze della formazione primaria istituiti a norma dell’articolo 3, comma 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341, comprensivo della valutazione delle attività di tirocinio previste dal relativo percorso formativo, ha valore di esame di Stato e abilita all’insegnamento, rispettivamente, nella scuola materna o dell’infanzia e nella scuola elementare o primaria. Esso consente altresì l’inserimento nelle graduatorie permanenti previste dall’articolo 401 del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni. Al fine di tale inserimento, la tabella di valutazione dei titoli è integrata con la previsione di un apposito punteggio da attribuire al voto di laurea conseguito. All’articolo 3, comma 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341, le parole: “I concorsi hanno funzione abilitante” sono soppresse.


Art. 6.

(Regioni a statuto speciale e province autonome di Trento e di Bolzano)

 

1.       Sono fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, in conformità ai rispettivi statuti e relative norme di attuazione, nonché alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.

 

Art. 7.

(Disposizioni finali e attuative)

 

1.       Mediante uno o più regolamenti da adottare a norma dell’articolo 117, sesto comma, della Costituzione e dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sentite le Commissioni parlamentari competenti, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, si provvede:

 

a)       alla individuazione del nucleo essenziale dei piani di studio scolastici per la quota nazionale relativamente agli obiettivi specifici di apprendimento, alle discipline e alle attività costituenti la quota nazionale dei piani di studio, agli orari, ai limiti di flessibilità interni nell’organizzazione delle discipline;

b)      alla determinazione delle modalità di valutazione dei crediti scolastici;

c)       alla definizione degli standard minimi formativi, richiesti per la spendibilità nazionale dei titoli professionali conseguiti all’esito dei percorsi formativi, nonché per i passaggi dai percorsi formativi ai percorsi scolastici.

 

2.       Le norme regolamentari di cui al comma 1, lettera c), sono definite previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

 

3.       Il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca presenta ogni tre anni al Parlamento una relazione sul sistema educativo di istruzione e di formazione professionale.

 

4.       Per gli anni scolastici 2003-2004, 2004-2005 e 2005-2006 possono iscriversi, secondo criteri di gradualità e in forma di sperimentazione, compatibilmente con la disponibilità dei posti e delle risorse finanziarie dei comuni, secondo gli obblighi conferiti dall’ordinamento e nel rispetto dei limiti posti alla finanza comunale dal patto di stabilità, al primo anno della scuola dell’infanzia i bambini e le bambine che compiono i tre anni di età entro il 28 febbraio 2004, ovvero entro date ulteriormente anticipate, fino alla data del 30 aprile di cui all’articolo 2, comma 1, lettera e). Per l’anno scolastico 2003-2004 possono iscriversi al primo anno della scuola primaria, nei limiti delle risorse finanziarie di cui al comma 5, i bambini e le bambine che compiono i sei anni di età entro il 28 febbraio 2004.

 

5.       Agli oneri derivanti dall’attuazione dell’articolo 2, comma 1, lettera f), e dal comma 4 del presente articolo, limitatamente alla scuola dell’infanzia statale e alla scuola primaria statale, determinati nella misura massima di 12.731 migliaia di euro per l’anno 2003, 45.829 migliaia di euro per l’anno 2004 e 66.198 migliaia di euro a decorrere dall’anno 2005, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2003-2005, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente “Fondo speciale” dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2003, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca provvede a modulare le anticipazioni, anche fino alla data del 30 aprile di cui all’articolo 2, comma 1, lettera f), garantendo comunque il rispetto del predetto limite di spesa.

 

6.       All’attuazione del piano programmatico di cui all’articolo 1, comma 3, si provvede, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, mediante finanziamenti da iscrivere annualmente nella legge finanziaria, in coerenza con quanto previsto dal Documento di programmazione economico-finanziaria.

 

7.       Lo schema di ciascuno dei decreti legislativi di cui agli articoli 1 e 4 deve essere corredato da relazione tecnica ai sensi dell’articolo 11-ter, comma 2, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni.

 

8.       I decreti legislativi di cui al comma 7 la cui attuazione determini nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica sono emanati solo successivamente all’entrata in vigore di provvedimenti legislativi che stanzino le occorrenti risorse finanziarie.

 

9.       Il parere di cui all’articolo 1, comma 2, primo periodo, è espresso dalle Commissioni parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario.

 

10.   La legge 10 febbraio 2000, n. 30, è abrogata.

 

11.   La legge 20 gennaio 1999, n. 9, è abrogata.


SCHEDA / I contenuti della riforma Moratti
A scuola prima dei 6 anni. Subito lingue e informatica
(da Repubblica.it)

Ecco in sintesi il contenuto della riforma voluta dal ministro Letizia Moratti.

LE NOVITA'. Alle elementari a cinque anni e mezzo, e fino a 18 anni nel sistema dell'istruzione. La riforma Moratti ridisegna i cicli scolastici del futuro. Prevede un percorso comune per tutti fino alla terza media; poi bisognerà scegliere tra scuola superiore (divisa in otto licei) o formazione professionale. Altri punti centrali della riforma sono: la lingua straniera e il computer obbligatori già dalle elementari, valutazione del profitto fatta ogni due anni (chi non raggiunge il minimo viene bocciato), alternanza scuola-lavoro nella formazione professionale.

24 MESI PER DECRETI ATTUATIVI. Il governo viene delegato ad attuare la riforma nei 24 mesi successivi alla data di entrata in vigore della legge.

SCUOLA DELL'INFANZIA. Durerà tre anni e avrà l'obiettivo di concorrere all' educazione e allo sviluppo affettivo, psicomotorio e sociale dei bambini. Potranno iscriversi i bambini di due anni e mezzo (quelli che compiranno i tre anni entro il 28 febbraio per il 2004 e il 30 aprile per gli anni successivi).

IL PRIMO CICLO DI OTTO ANNI. Il primo ciclo dell'istruzione durerà in tutto otto anni: cinque per le elementari e tre per la secondaria. Potranno iscriversi i bambini di cinque anni e mezzo (quelli che compiranno sei anni entro il 28 febbraio per il 2004 e il 30 aprile per gli anni successivi). Al termine delle elementari non ci sarà più l'esame di Stato, ma si passerà direttamente alle medie. Sin dal primo anno delle elementari si studierà una lingua straniera; i bambini saranno anche introdotti all'uso del computer. Nei successivi tre anni è previsto l'insegnamento obbligatorio di una seconda lingua straniera e si continuerà ad approfondire l'informatica. Al termine del primo ciclo ci sarà l'esame di Stato.

LA SCELTA TRA LICEO E FORMAZIONE PROFESSIONALE. Al termine del primo ciclo i ragazzi dovranno scegliere se continuare gli studi nella scuola superiore o se scegliere il canale della formazione professionale.

DIRITTO-DOVERE FINO AI DICIOTTO ANNI. Per tutti i ragazzi è previsto il diritto-dovere di seguire i corsi di istruzione o di formazione per almeno dodici anni o, in ogni caso, fino al conseguimento di una qualifica entro i diciotto anni.

GLI 8 LICEI. Al termine del primo ciclo chi proseguirà negli studi accederà al sistema dei nuovi licei, che comprenderanno tutti gli indirizzi delle superiori. Si potrà scegliere tra liceo artistico, classico, delle scienze umane, economico, linguistico, musicale, scientifico e tecnologico. In tutto, dunque, otto indirizzi. Lo studio sarà organizzato in due bienni più un quinto anno di approfondimento e di orientamento per gli studi universitari. Il ciclo sarà chiuso con l'esame di Stato, titolo necessario per l'accesso all'università.

FORMAZIONE PROFESSIONALE. Per chi, dopo il primo ciclo, sceglierà questo canale, sono previsti quattro anni di frequenza degli istituti professionali. A partire dai quindici anni di età si potrà continuare alternando periodi di frequenza a periodi di stage lavorativi. Previsto anche un quinto anno facoltativo al termine del quale il superamento di un esame consentirà di accedere all'università. I ragazzi potranno cambiare indirizzo all'interno dei licei e anche passare dal sistema dei licei a quello della formazione professionale e viceversa.

IL RUOLO DELLE REGIONI. La riforma prevede che i programmi scolastici abbiano un nucleo fondamentale omogeneo su tutto il territorio nazionale. Ma è prevista anche una quota da riservare alle Regioni: nei programmi scolastici potranno dunque essere inserite materie di interesse specifico collegate alle realtà locali.

PROMOSSI O BOCCIATI OGNI DUE ANNI. Con la riforma viene introdotta nel sistema scolastico la valutazione biennale dei periodi didattici. Chi non raggiungerà il livello minimo sarà bocciato. Resta, comunque, la valutazione periodica e annuale che però non comporterà bocciature. Nella valutazione degli studenti entrerà anche il comportamento. Ci sarà dunque il voto di condotta.

QUALITA' DELL'ISTRUZIONE. La riforma prevede l'istituzione di un nucleo valutativo che avrà il compito di verificare la qualità dell'insegnamento e il livello culturale degli studenti.

COPERTURA FINANZIARIA. E' stata variata su indicazione della commissione Bilancio. I nuovi oneri determinati dai decreti legislativi di attuazione della riforma dovranno essere emanati "solo successivamente all'entrata in vigore di provvedimenti legislativi che stanzino le occorrenti risorse finanziarie". I decreti dovranno prima ottenere il parere delle commissioni bilancio di Camera e Senato. Modificata anche l'indicazione del triennio di copertura per la materna e la primaria: è indicato il 2003-2005 (il testo che il Senato aveva varato a novembre, prima della Finanziaria, non poteva che fare riferimento al triennio 2002-2004).

(12 marzo 2003)


La scuola pubblica si smonta.
Cifre, dati, commenti sui tagli operati dal Governo ai danni della scuola pubblica in un dossier di Legambiente Scuola e Formazione. Febbraio 2003.

1 - Come cambia il sistema di istruzione in Italia
2 - Un taglio dopo l’altro
3 - Risparmiare sulla scuola pubblica
4 - Ma per le scuole paritarie …
5 - Non è per caso

Nota
Tutte le cifre, anche se riferite all’esercizio Finanziario 2001, che era in Lire, sono state convertite in euro per permettere un più agevole confronto con l’esercizio finanziario 2002

1 - COME CAMBIA IL SISTEMA DI ISTRUZIONE IN ITALIA

"Il nostro progetto sarà ispirato dalla convinzione che l’istruzione italiana necessita di interventi rapidi e precisi… Per realizzare questi obiettivi abbiamo ottenuto nel Documento di Programmazione Economica e Finanziaria, politiche di investimento che favoriscano un aumento della scolarizzazione, che migliorino la qualificazione professionale di giovani ed adulti, che valorizzino le risorse umane impegnate, che sostengano la ricerca". Così interveniva il Ministro dell’Istruzione Letizia Moratti il 18 luglio 2001 al Parlamento nelle sue dichiarazioni programmatiche.

A leggerle oggi, quelle dichiarazioni appaiono un grande bluff. L’unica cosa successa sono stati gli "interventi rapidi e precisi", ma in direzione diametralmente opposta a quella allora dichiarata. Nessuna politica di investimento: basti pensare che la finanziaria 2003 prevede un taglio complessivo per il settore dell’istruzione pari a 1.304,5 milioni di euro, e siamo nell’anno del rinnovo contrattuale!

Finora l’azione del Governo si è mossa su due fronti complementari: riforme a costo zero e tagli per la scuola pubblica. Sul primo fronte rientra l’azzeramento delle riforme avviate dall’Ulivo e la proposta di una legge delega che non ha copertura finanziaria, tanto da sollevare il legittimo sospetto che si attueranno solo i decreti che non implicano spese.

Sul secondo fronte, come documentiamo in questo Dossier, si è proceduto con precisione a tagliare sul versante dell’organizzazione del sistema e su quello della qualità dell’offerta formativa della scuola pubblica.

I tagli sull’organizzazione del sistema si sono concentrati sull’organico, sulle sedi e sull’edilizia.

In merito all’organico, a fronte di un amento di 19.102 alunni negli ultimi due anni scolastici (2001/02 e 2002/03) scompaiono 180 classi e soprattutto 8.725 posti di lavoro (v. tab.1). Le previsioni parlano di ulteriori 12.500 posti tagliati per l’anno in corso ed altri 14.000 circa nel 2003/04. Inoltre, per facilitare l’operazione, con un decreto legge del settembre 2002 viene introdotta la possibilità di risolvere il problema degli insegnanti soprannumerari con la cassa integrazione ed il licenziamento. Per arrivare a questi risultati si è intervenuto sul prolungamento dell’orario di lavoro degli insegnanti, sulle regole per le supplenze, sull’accorpamento di classi finali e intermedie, sull’insegnamento dell’inglese, limitato nella scuola elementare al secondo ciclo, sul blocco dell’organico funzionale che, fino ad oggi, era stato la principale risorsa per la realizzazione dell’autonomia scolastica.

Con queste misure non sappiamo quanto si sia perso in qualità dell’insegnamento ed in possibilità di agire per le scuole autonome, sappiamo che negli ultimi due anni il rapporto docenti / alunni è passato da 1/10,09 a 1/10,23.

La scuola più colpita è la secondaria superiore dove negli ultimi tre anni, a fronte di un aumento di più di 53.000 studenti si è avuto un calo di 83 posti di lavoro (ma sono 3345 rispetto al 2001/02, anno in cui c’era stato un aumento consistente sia di classi che di cattedre) (v.tab.2). Mentre nella scuola media i tagli hanno colpito soprattutto il tempo prolungato (565 classi in meno), con evidenti danni per le famiglie, che hanno dovuto sopperire al mancato tempo scuola con attività presso privati.

A tutto ciò va aggiunto il taglio per il personale ATA: 20.000 posti, nel luglio 2001, e il 2% annuo, per i prossimi tre anni, disposto dalla finanziaria 2003.

Per quanto riguarda le sedi si è tentato un affondo in agosto, con la pubblicazione di un elenco di 2003 Istituti scolastici che presentavano un rapporto docente / alunno inferiore a 9,5. Tra i più colpiti gli istituti dei piccoli comuni (cioè quelli in cui la chiusura di una scuola rappresenta una perdita irrimediabile di identità e valore culturale) e gli istituti tecnici e professionali, perché erroneamente si era calcolato nel novero anche gli insegnanti tecnico — pratici che, invece, non possono svolgere azioni di docenza. Un po’ per la confusione un po’ per la reazione che si è sviluppata in parecchie aree del Paese quell’elenco è stato messo da parte, ma in tanto in forma strisciante e più silenziosa sono scomparse 40 sedi di dirigenza in questo anno scolastico e 70 scompariranno nel prossimo, mentre sono state chiuse 75 sedi di elementari e 8 di scuola media. Non è casuale allora che a fronte di 2500 posti vacanti di dirigente scolastico, si sia indetto un concorso solo per 1500 posti. L’intenzione è evidentemente quella di ridurre drasticamente le sedi di dirigenza.

Ma forse il dato più significativo (ed anche più doloroso) sul piano simbolico e su quello del funzionamento concreto della scuola di tutti i giorni riguarda l’handicap. Aumentano gli studenti portatori di handicap (+5.216 negli ultimi tre anni) che frequentano la scuola pubblica e diminuiscono gli insegnanti (-1042 — v. tab. 4 e 5), mentre la finanziaria 2003 dispone di rivedere i criteri per la certificazione dell’handicap. Non essendo passato il tentativo di rivedere i criteri per determinare l’organico per il sostegno, si cerca di diminuire il numero di studenti bisognosi "declassando" alcune tipologie.

A completare il quadro interviene l’edilizia scolastica. La legge 23/96 disponeva il finanziamento di 60 miliardi di lire annui per l’adeguamento degli edifici scolastici, nel 2002 il finanziamento è stato azzerato, per l’anno in corso, solo dopo la catastrofe di S. Giuliano, è stato reintrodotto in finanziaria un fondo di 10 milioni di euro.

Altrettanto "precisi" sono i tagli che incidono sulla qualità dell’offerta formativa della scuola pubblica. I tagli colpiscono tutte quelle voci su cui fino ad oggi si era investito per migliorare il successo formativo degli studenti, il diritto sociale all’istruzione e la qualità del sistema: il sostegno all’autonomia scolastica, l’integrazione degli immigrati, la formazione, l’handicap, l’innovazione tecnologica.

Per il sostegno all’autonomia scolastica, finanziato dalla legge 440/97 e da circolari ministeriali annuali, si passa da quasi 259 milioni di euro a poco meno di 226. Due voci subiscono un calo superiore al 50% rispetto all’anno precedente: l’handicap (-60%) e il progetto Lingue 2000 (-55%), quello che ha fino ad oggi finanziato l’incremento dell’insegnamento della prima o della seconda lingua straniera nella scuola media. Scompare il finanziamento, su base provinciale, dell’organico aggiuntivo a disposizione delle scuole autonome per le proprie attività educative, mentre fa per la prima volta la sua apparizione il finanziamento del Piano dell’offerta formativa delle scuole paritarie (circa 6 milioni di euro). Viene tagliato tutto ciò che può migliorare la qualità delle scuole pubbliche, viene tagliato tutto ciò che fino ad oggi (handicap, lingua, scuole ospedaliere) era andato incontro alle esigenze delle famiglie ed aveva consentito di cominciare a dare risposte avanzate al problema dell’integrazione degli immigrati (educazione degli adulti), mentre i finanziamenti a disposizione dell’amministrazione centrale sono stati utilizzati per la produzione e la diffusione di opuscoli per "comunicare" il processo di riforma.

Sull’integrazione degli immigrati non si investe, il finanziamento non viene decurtato ma aumentano gli studenti, così il calo per alunno è superiore al 18%(v. tab. 9). Questo sulla carta, perché in realtà questi soldi saranno cancellati dal decreto taglia spese di Tremonti.

I tagli poi toccano anche la seconda delle tre "i" della campagna elettorale, i finanziamenti per le nuove tecnologie calano infatti del 30% (v.tab.9). Né va meglio alla formazione, altro cavallo di battaglia di ogni processo riformatore, dove si registra un calo superiore al 5% (v. tab. 11). Qui desta addirittura sconcerto la negazione dell’unica misura di investimento e valorizzazione avviata: per il 2002 la finanziaria aveva disposto il rimborso spese per l’autoaggiornamento degli insegnanti (circa 40 euro a docente), misura che si attendeva da tempo e che va riconosciuto a questo Governo di essere riuscito a realizzare, ma nella finanziaria 2003 questa voce viene cancellata. Come a dire "abbiamo scherzato!".

Ancora una volta è sulla voce dell’handicap che si misura la dimensione etica e politica del lavoro del governo. Calano i finanziamenti del 12,64% mentre aumentano gli studenti che hanno diritto al sostegno, e così la quota per alunno cala addirittura del 18% (v. tab. 10), scendendo a 118 € per alunno, mentre nelle scuole paritarie la quota per alunno si aggira sui 755 € a testa, quota stanziata già dai precedenti governi dell’Ulivo.

A fine anno il decreto "taglia spese" del ministro Tremonti (29/11/2002) opera ulteriori pesantissimi interventi mirati: la formazione scende del 52% rispetto all’anno precedente, del tutto azzerati i finanziamenti per la scuola ospedaliera, per l’handicap, per l’educazione degli adulti e l’obbligo formativo (in aperta contraddizione con la rilevanza dell’intreccio tra scuola e formazione professionale che si dichiara nella legge delega).

Unica filiera di finanziamento in controtendenza è quella per le scuole paritarie. L’azione del Governo si articola in quattro mosse.

1^ mossa. Legge 60/00 sulla parità scolastica: i finanziamenti passano dai 179 milioni di euro del 2000 a 420 e 500 nel 2002, con un aumento del 134% (v. tab. 12)

2^ mossa. Il sostegno al Piano dell’offerta formativa, già finanziato dal governo dell’Ulivo con 5 milioni di euro nel 2000, passa a 14 milioni e mezzo di euro nel 2002, con una crescita del 183% (v. tab.12).

3^ mossa. Il decreto taglia spese del ministro Tremonti non tocca alcun finanziamento per le scuole paritarie per le quali sono stati disposti provvedimenti in deroga.

4^ mossa. La finanziaria 2003 prevede uno sconto fiscale per 90 milioni di euro per tre anni sotto forma di credito di imposta per le famiglie che si serviranno delle scuole private.

In sintesi diminuiscono i finanziamenti nella scuola pubblica e aumentano quelli nella scuola privata paritaria. Questo, nella scuola pubblica ha determinato quattro fenomeni: diminuiscono le classi, diminuiscono gli insegnanti, diminuisce il numero e la sicurezza delle sedi scolastiche, mentre aumentano gli studenti.

Quali possono essere gli effetti di queste dinamiche? Aumenta il numero di studenti per classe, aumenta il carico di lavoro per gli insegnanti, la cui attività si riduce alla lezione frontale, aumenta la discontinuità didattica, peggiora il diritto allo studio e la qualità dell’apprendimento, peggiora il servizio per i genitori, le sedi si allontanano dalla residenza, le persone in difficoltà non hanno la possibilità di trovare l’accoglienza di cui avrebbero bisogno. La vittima predestinata di queste azioni è la qualità della scuola pubblica, la qualità dell’apprendimento e la possibilità stessa di far funzionare l’autonomia scolastica.

L’attacco all’autonomia, riconosciuta dalla Costituzione, è particolarmente grave. Con l’autonomia alla scuola è stata affidata la responsabilità di decidere su molte questioni importanti e fondamentali, a cominciare dal curricolo di scuola e dal POF. Ogni istituto ha la possibilità di darsi un modello organizzativo, di individuare e progettare le attività formative più idonee alle esigenze dei propri alunni. Tutto questo ha bisogno di tempi e spazi riconosciuti, di risorse economiche per consentire ai docenti di organizzare la riflessione, prendere decisioni condivise, entrare in relazione con le altre scuole del territorio e con i soggetti della comunità locale. Oggi le caratteristiche innovative acquisite rischiano di essere cancellate, la "voglia di fare" degli insegnanti annullata, la scuola di qualità che faticosamente stava emergendo può affogare in un rituale stanco, ripetitivo, "deresponsabilizzato".

Portando tutte le cattedre a 18 ore settimanali spariscono quelle ore a disposizione per attività di sostegno o recupero, per le attività alternative alla religione cattolica, per l’accoglienza. Si allunga l’orario e si impediscono le attività di ricerca e sperimentazione, si eliminano gli spazi di progettazione collegiale.

Meno insegnanti di sostegno vogliono dire rallentare o impedire l’integrazione e il recupero sociale degli "alunni diversamente abili".

Il taglio di un numero così consistente di collaboratori scolastici (36.000 in quattro anni) non è insignificante per il destino della scuola. Questo comporta dover sacrificare le attività extracurricolari, annullare attività di recupero, sostegno, approfondimento o arricchimento dell’offerta formativa. Sarà garantito solo l’ordinario, la lezione "nel solo mattino", regalando il pomeriggio dei ragazzi ad un variegato mondo della formazione extrascolastica (a pagamento) o alla solitudine domestica e televisiva.

Le scuole che stanno tentando di riorganizzare le competenze professionali per superare la rigidità delle classi, per modificare i tempi e gli spazi dell’attività formativa, utilizzando l’autonomia didattica, organizzativa, di ricerca e sviluppo che il DPR 275/99 concede loro, vengono ricacciate nella consueta lezione frontale, "rubinetto culturale inaridito" come lo definisce qualcuno.

Tutto concorre ad arrestare l’attività progettuale delle Istituzioni Scolastiche Autonome.

Nel corso di questi 18 mesi l’azione congiunta del Ministro dell’Istruzione e delle Finanziarie 2002 e 2003 ha disegnato una scuola nuova, una scuola molto diversa, diversa dal panorama delineato dal precedente governo e dalla Riforma Costituzionale, diversa (e lontana) dalla tradizione della scuola italiana, diversa, paradossalmente, anche dalla scuola delle tre "i" promessa in campagna elettorale dalla Casa delle Libertà.

Ha invece cominciato ad abbozzare una scuola molto vicina alle richieste di una parte del mondo imprenditoriale: una scuola con meno ore di insegnamento obbligatorio per tutti, con meno insegnanti, che costi meno. L’indicazione, infatti, di una parte del mondo confindustriale era chiara: prima di parlare di livello europeo degli stipendi occorre adeguarsi al livello europeo di rapporto alunni / insegnanti.

Rimane tutto da svelare (e abbiamo qualche dubbio) se una scuola del genere possa davvero aggredire i mali storici della scuola italiana, ovvero l’alto livello di dispersione, la mancanza di titolo di studio per una quota troppo alta di giovani, i bassi livelli di apprendimento per chi arriva al titolo, la frustrazione per chi nella scuola lavora, l’insoddisfazione degli studenti e dei genitori.

Ma oltre a tutto ciò, c’è da tener presente un altro orizzonte.

Perché tanto accanimento contro la scuola pubblica? Possibile che si tratti solo di ragioni di bilancio? Ci piacerebbe crederlo, ma non è così. L’azione combinata dei ministri Tremonti e Moratti vuole smontare la scuola pubblica italiana. Un patrimonio ed una risorsa di tutto il Paese. Non si tratta solo di regali alle scuole private, questo è solo un aspetto. C’è un disegno strategico che mira a trasformare la natura del sistema scolastico italiano. Si punta a far funzionare sempre peggio la scuola pubblica così che il Paese si convinca che la scuola pubblica non va, per aprire lo spazio alla privatizzazione promossa e voluta dal WTO tramite i GATS, gli accordi internazionali che rispondono alle pressioni di alcune multinazionali per trasformare una parte dell’istruzione (e gli altri servizi) in una merce appetibile per il mercato (percorso che si concluderà a Cancun in Messico il prossimo settembre). In una parola si smonta la scuola pubblica per aprire spazi alla privatizzazione. Ma attenzione è la privatizzazione di "seconda generazione" quella che interessa il mercato, non è la scuola di tendenza, non è lo spazio per le scuole private cattoliche.

Per raggiungere questo obiettivo, nei Paesi del primo mondo, c’è bisogno che si consumino alcuni passaggi. Bisogna che si delineino i settori dove l’istruzione possa essere più facilmente standardizzabile in modo che la tecnologia possa impossessarsene per produrre pacchetti vendibili (è il caso delle lingue straniere, dell’informatica, della valutazione, ecc.). Bisogna che la scuola pubblica si ritiri o si dimostri del tutto incapace a coprire questi settori dell’istruzione. Bisogna che il lavoro dell’insegnante venga trasformato in un’attività trasmissiva, sempre più assimilabile alla funzione di una macchina, piuttosto che in un conduttore di contesti di apprendimento e ricerca mai standardizzabili.

A questo mira la metodica opera di "smontaggio" della scuola pubblica avviata dal Governo. Quello che si vuole smontare è la scuola pubblica come luogo collettivo in cui si apprende insieme agli altri e trasformare il servizio scolastico in un servizio a domanda individuale.

2.UN TAGLIO DOPO L’ALTRO…

E’ la finanziaria 2002 che dà il primo scossone al mondo della scuola. L’art. 22 della legge finanziaria è reso attuativo con la C.M. n. 16/02 che fissa gli organici del personale docente per l’anno scolastico in corso. Per la prima volta le dotazioni organiche vengono assegnate a livello regionale. La circolare citata sopprime le cattedre formate sugli spezzoni di orario per costituire posti di insegnamento a 18 ore, accorpa classi intermedie e finali, limita il numero di docenti distaccati su progetto, l’insegnamento dell’inglese nella scuola elementare è riservato solo al secondo ciclo compatibilmente con le disponibilità di organico, bloccato l’organico funzionale che ha dato gambe all’attività progettuale delle scuole.

Tab. 1: Alunni, classi, posti (dati MIUR)

Scuola

Alunni

Classi

Posti

Rapporto A/C (*)

 

2001/02

2002/03

2001/02

2002/03

2001/02

2002/03

2001/02

2002/03

Infanzia

940.336

945.904

40.690

40.903

83.724

83.626

23,11

23,13

Elementare

2.531.376

2.508.219

139.020

137.947

255.107

252.266

18,21

18,18

Sc. Sec. I grado

1.704.425

1.700.461

81.433

80.855

178.799

176.358

20,93

21,03

Sc. Sec. II grado

2.448.398

2.489.044

111.678

112.936

238.250

234.905

21,92

22,04

Totale

7.624.526

7.643.628

372.821

372.641

755.880

747.155

20,45

20,51

Variazione

+ 19.102

- 180

- 8.725

+ 0,06

(*) Rapporto alunni/classe

Un aumento di 19.102 alunni porta alla soppressione di 180 classi e di 8.725 cattedre!

Con questo primo "taglio" di posti si passa dal rapporto docente/alunni di 10,09 dell’anno scolastico 2001/02 a 10,23 dell’anno in corso.

La più pesantemente toccata dagli interventi sugli organici dello scorso anno è la scuola superiore (v. tab. 2) che, a fronte di un aumento di 40.655 alunni, (prevalentemente dovuti all’obbligo scolastico) pari all’1,66% e un aumento di 1.258 classi pari all’1,13% ha avuto una diminuzione di 3.345 cattedre pari all’1,40%. Ancora più eclatante è il confronto con i dati riferiti all’anno scolastico 2000/2001. Nonostante un aumento di 53.346 alunni rispetto all’anno scolastico 2000/01 e di 2.706 classi si è avuta una riduzione di 83 posti E’ questo l’effetto del comma introdotto nella finanziaria 2002 che ha elevato, nella scuola superiore, l’orario di insegnamento alle 18 ore settimanali, potendo arrivare, su scelta del docente, fino a 24 ore.

Tab. 2: Scuola secondaria superiore (dati MIUR)

Anno Scolastico

Alunni

Classi

Posti

2000/2001

2.435.698

110.230

234.988

2001/2002

2.448.398

111.678

238.250

2002/2003

2.489.044

112.936

234.905

Variazione

+ 53.346

+ 2.706

- 83

Nella scuola media, per risparmiare, si interviene sul tempo prolungato (v. tab. 3). Qui i tagli di organici (578 classi e 2.441 docenti) sono quasi interamente dovuti alla soppressione di classi a tempo prolungato (565 su 578 classi in meno rispetto all’anno precedente).

Tab. 3: Scuola media (dati MIUR)

Anno scolastico

Classi a tempo normale

Classi a tempo prolungato

2001/2002

56.828 (69,78%)

24.605 (30,22%)

2002/2003

56.815 (70,27%)

24.040 (29,73%)

Variazione

- 13

- 565

Il tempo prolungato implica un aumento di organico quindi si taglia. E così sparisce il 2,30% delle classi a tempo prolungato.

E’ stato proprio il tempo prolungato la più significativa e innovativa esperienza didattica introdotta dal 1962, anno di entrata in vigore delle scuola media unica: tempi di insegnamento-apprendimento più distesi, stimolo all’innovazione didattica, compresenze che permettono flessibilità nella gestione della classe… "Il numero dei docenti aumenta in modo rilevante nella scuola media che funziona col tempo prolungato… certamente lo svolgimento di attività didattiche anche in orario pomeridiano comporta automaticamente l’aumento del personale docente e non docente nei rispettivi organici così come anche la sperimentazione del bilinguismo… con il conseguente aggravio finanziario per le casse dello Stato. In conclusione, le situazioni descritte prima abbassano il rapporto alunni/docente rispetto a quello standard (9,5) ma sono assolutamente conformi alla normativa e rispondono alle intenzioni, definite in precedenti interventi sia legislativi che ministeriali, di valorizzare sempre più il ruolo e la funzione della scuola cercando di offrire agli alunni opportunità formative sempre più varie e ricche, soprattutto in ambiti territoriali di grave disagio socio-economico-culturale".

Questo il parere di un Dirigente Scolastico, condiviso da moltissimi altri, incluso nell’elenco delle "2003 scuole sottodimensionate" (v. più avanti).

Neppure l’area dell’handicap viene risparmiata (v. tabb. 4 e 5).

Tab. 4: Alunni portatori di handicap, docenti di sostegno (dati MIUR)

Anno scol.

Scuola Infanzia

Scuola Elementare

Scuola Media

Alunni

Docenti

A/D (*)

Alunni

Docenti

A/D (*)

Alunni

Docenti

A/D (*)

2000/01

9.184

4.527

2,02

50.035

20.774

2,40

42.535

17.785

2,39

2001/02

9.613

4.520

2,12

52.443

20.525

2,55

44.433

17.544

2,53

2002/03

9.215

4.441

2,07

52.327

20.139

2,59

45.428

17.464

2,60

Variazione

+ 0,34%

- 1,90%

+ 0,05

+ 4,58%

- 3,06%

+ 0,19

+ 6,80%

- 1,80%

+ 0,21

(*) A/D: rapporto alunni/docente

 

Tab. 5: Dati riassuntivi

 

2000/01

2001/02

2002/03

Variazione

Totale alunni

101.754

106.489

106.970

+ 5.216 (+ 5,13%)

Totale docenti

43.086

42.589

42.044

- 1042 (- 2,42%)

La linea di tendenza che emerge è quella di innalzare il rapporto numero di alunni/docente. E così, ad un incremento nei tre anni considerati di 5.216 alunni (5,13%) corrisponde una diminuzione di 1.042 docenti (- 2,42%). Troppi gli alunni riconosciuti portatori di handicap, troppi gli insegnanti di sostegno. Ecco allora che nella bozza di finanziaria presentata in ottobre si ipotizza di innalzare da 1/138 a 1/145 il rapporto per la determinazione degli organici provinciali degli insegnanti di sostegno (in questo modo sarebbero sparite circa 3.000 cattedre). Si aggira l’ostacolo delle polemiche introducendo il comma 7 dell’art. 35 della finanziaria 2003 che vuole rivedere i criteri per la certificazione dell’alunno portatore di handicap. "All’individuazione dell’alunno come soggetto portatore di handicap provvedono le Aziende Unità Sanitarie Locali sulla base di accertamenti collegiali, con modalità e criteri definiti con un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri… da emanare entro 60 giorni dall’entrata in vigore della presente legge". E l’attivazione dei posti di sostegno in deroga per alunni particolarmente gravi sarà concessa solo dal Direttore Scolastico regionale. Come dire, punto e a capo anche per l’handicap!

Fin qui gli interventi che valgono per tutto il sistema. Durante l’estate 2002 tutte le istituzioni scolastiche sono passate al vaglio e così vengono individuate 2003 scuole sottodimensionate che sono indicate dalla Ministra Moratti come obiettivo della sua campagna per "l’equità e il rigore", come luoghi dove c’è "bisogno di razionalizzare l’organico". Questo perché sono riconosciute al di sotto della soglia di efficienza fissata nel rapporto di 1 docente ogni 9,5 alunni. La ridefinizione dei criteri di dimensionamento delle istituzioni scolastiche è stato messo al punto uno tra le strategie che il Dicastero dell’Istruzione ha individuato per contenere le spese. Il declassamento a plesso o succursale di questi istituti elimina i Dirigenti Scolastici e i Direttori Amministrativi (e i loro stipendi). La forte campagna di stampa che accompagna la "pubblicazione" dell’elenco delle "2000 scuole improduttive" e il dibattito che ne segue, porta il MIUR a emanare la nota prot. N. Uff.V/32444 del 30 ottobre 2002 "Operazioni sulle istituzioni scolastiche statali". In essa si ribadisce l’opportunità di non procedere nell’immediato ad "attività incidenti sulle operazioni di dimensionamento già effettuate". In poche parole viene sospeso l’accorpamento degli istituti, a meno che non ci sia la richiesta formulata d’intesa tra l’Ente Locale (Comune e Provincia) e le istituzioni scolastiche coinvolte. Il pericolo per ora sembra accantonato, almeno per un numero così consistente di scuole.

Come Legambiente, alla pubblicazione dell’elenco delle 2003 scuole sottodimensionate, abbiamo fatto un’indagine territoriale scoprendo che più di un terzo sono scuole collocate in piccoli comuni (al di sotto cioè di 5.000 abitanti). Abbiamo inviato una lettera ai Dirigenti Scolastici di quelle scuole, allarmati dalla possibile iniziativa del Ministero, convinti come siamo che i piccoli comuni rappresentino una grande ricchezza e le scuole in essi collocate costituiscano un presidio culturale insostituibile. La loro chiusura o la chiusura di piccoli plessi in zone montane o in zone di pianura non densamente popolate porterà a far riassorbire gli alunni in istituti più grandi. Conseguenza sarà l’aumento di mobilità degli alunni da comune a comune. Facile vedere, per chi lo voglia, gli effetti sul piano territoriale e sociale. Un servizio essenziale come la scuola sparirà, il tessuto di vita degli alunni si modificherà con spostamenti, inserimenti in nuovi contesti, ma anche aumenterà la tendenza ad inurbarsi per evitare il pendolarismo ai ragazzi, con il conseguente spopolamento di tanti piccoli comuni.

Centinaia i Dirigenti Scolastici che ci hanno risposto.

"Si vuole risparmiare sulla scuola vista come la causa dei tanti mali che affliggono le casse dello Stato. Eppure le giovani generazioni si formano tra i banchi di queste bistrattate scuole e sono loro a dover reggere in tempi prossimi la concorrenza con la globalizzazione sempre più imperante".

"Già dall’inizio del corrente anno scolastico (n.d.r. 2002/03) sono sorte problematiche connesse alla formazione delle classi prime di scuola media ed a livello di C.S.A. provinciale è stata ripetutamente "caldeggiata" la via del trasferimento degli alunni da… a… L’Amministrazione Comunale si è fermamente opposta in primo luogo per difficoltà tecnico-finanziarie, secondariamente perché tale operazione porterebbe alla soppressione della scuola media e, gradualmente agli altri ordini di scuola, per cui il Comune, privo dei servizi di base, perderebbe molti nuclei familiari già soggetti al pendolarismo per esigenze di lavoro e quindi tenderebbe a scomparire nel giro di pochi anni. E’ facile immaginare che questi comuni vedano nella scuola un’importante Istituzione da non sopprimere".

"Lo stato di scoraggiamento derivante dalla precarietà del proprio lavoro e dalla constatazione che un nuovo durissimo colpo sta per essere inferto alla scuola pubblica, senza che essa ne sia preventivamente informata, certamente non favoriscono i lavori che il personale scolastico si accinge ad affrontare… Ma questo poco importa… se le tradizioni culturali e la memoria storica di duemila scuole svaniranno nel nulla. Purché i conti tornino, come se milioni di soggetti in formazione fossero dei semplici numeri".

Intanto, nel precedente anno scolastico, sono state chiuse 40 Dirigenze Scolastiche (v. tab. 6) e i "punti di erogazione del servizio", come li chiama il MIUR, sono stati in parte riaggregati, in parte soppressi (75 plessi di scuola elementare e 8 sezioni staccate di scuola media - v. tab. 8). Nella scuola dell’obbligo, che perde 11 dirigenze, la riaggregazione delle scuole ha portato ad un incremento degli istituti comprensivi, l’altra vera novità del panorama scolastico degli ultimi anni. "Si propone di sviluppare l’esperienza degli istituti comprensivi che, comportando una maggiore corrispondenza tra territori comunali e sedi di dirigenza scolastica, facilita il rapporto istituzionale tra scuola ed ente locale e permette un migliore impiego delle risorse umane e finanziarie e della logistica scolastica". Questo è quanto consigliato da una Direzione Scolastica Regionale in una direttiva agli Enti Locali e alle scuole all’inizio dell’anno scolastico in previsione del nuovo dimensionamento. Un’indicazione condivisibile che presenta soprattutto motivazioni pedagogiche e didattiche di continuità educativa tra gli ordini di scuola. Una scelta che però è difficilmente spiegabile se si considera che la proposta di riforma Moratti tende a tenere nettamente separate le due tappe dell’istruzione primaria.

Tab. 6: Istituzioni scolastiche (dati MIUR)

Istituzioni Scolastiche

Anno scolastico 2001/2002

Anno scolastico 2002/2003

Circoli Didattici

2.703

2.691

Istituti Comprensivi

3.284

3.300

Istituti principali di I grado

1.611

1.596

Istituti principali di II grado

2.355

2.318

Istituti di istruzione superiore

877

885

Totale istituzioni scolastiche

10.830

10.790


Tab. 7: Punti di erogazione del servizio (dati MIUR)

Scuola

Anno scolastico 2001/02

Anno scolastico 2002/03

Variazione

Infanzia

13.534

13.552

+ 18

Elementare

16.352

16.277

- 75

Scuola Secondaria I grado

7.034

7.026

- 8

Scuola Secondaria II grado

4.828

4.872

+ 44

Totale

41.748

41.727

- 21

E’ altamente probabile che le condizioni "strutturali" che hanno portato alla soppressione dei plessi e delle sezioni staccate sono dovute alla presenza di pochi alunni, in pluriclassi, sicuramente una collocazione geografica in piccoli comuni. Ma le scuole in questi comuni non possono essere considerate solo rami secchi da tagliare, piuttosto sono un fattore di coesione culturale e sociale. Il ruolo della scuola all’interno delle piccole comunità è insostituibile: agenzia culturale, centro di aggregazione, soggetto promotore e organizzatore di iniziative culturali e ricreative...

L’azione di risparmio intanto va avanti con nuove manovre per altre chiusure. Il D.M. 130 del 12. 12. 02 fissa la dotazione organica dei Dirigenti Scolastici per l’anno scolastico 2003-04 in 10.720 (unità a cui aggiungere 47 istituti educativi calcolati a parte). Se ne vanno così altre 70 dirigenze!

C’è un altro tassello che va a completare lo scenario sin qui delineato. E’ il decreto legge n. 212 del 25 settembre 2002 "Misure urgenti per la scuola, l’Università, la ricerca scientifica…". "I docenti in situazione di soprannumerarietà, appartenenti a classi di concorso che presentino esubero di personale rispetto ai ruoli provinciali, sono tenuti a partecipare ai corsi di riconversione professionale… In caso di perdurante situazione di soprannumerarietà dovuta alla mancata partecipazione ai corsi di riconversione ovvero di partecipazione, con esito negativo, ai corsi medesimi ovvero di mancata accettazione dell’insegnamento per il quale si è realizzata la riconversione… si applica l’art. 33 del Decreto Legislativo 165 del 2001". Tale articolo prevede il passaggio del personale in esubero ad altra amministrazione nella stessa provincia o in ambito nazionale. Per chi non accettasse una simile collocazione scatta "un’indennità pari all’80% dello stipendio per la durata di 24 mesi". Cassa integrazione e licenziamento anche per i docenti, mentre aumentano gli alunni.

3. RISPARMIARE SULLA SCUOLA PUBBLICA

Ma il sistema scolastico pubblico scricchiola anche per altri pesanti tagli attuati dal Ministro delle Finanze. Si sono infatti drasticamente ridotti i flussi di finanziamento che arrivano alle scuole. Qui trascuriamo quelli erogati per il funzionamento, ci limitiamo a prendere in considerazione quelli che hanno una ricaduta didattica-organizzativa: la legge 440/97, la formazione, l’handicap, gli immigrati, le nuove tecnologie… Non mancano le sorprese!

 

Tab. 8: Ampliamento offerta formativa

L. 440/97

E.F. 2001

C.M. 131 3. 8. 2001

E.F. 2002

C.M. 53 15. 5. 2002

C.M. 93 6. 8. 2002

D.M. n. 84.460

Variazione

(%)

Formazione

15.493.706

15.493.706

0

Lingue 2000

41.316.551

18.592.558

- 55,00

Pof scuole statali

58.038.445

58.875.096

+ 1,44

Attività complementari ed integrative per studenti

20.658.275

18.127.641

- 12,25

Amministrazione centrale

10.587.366

(*) 8.934.705

-15,61

Direzioni Scolastiche Regionali per interventi perequativi

5.903.567

10.330.380

+ 74,98

Handicap

10.547.599

4.168.283

- 60,48

Scuola ospedaliera

438.988

774.685

+ 76,47

IFTS, EDA, Obbligo Formativo

67.899.105

61.510.000

- 9,40

Accordo di programma per valorizzazione lingua sarda

4.131.655

   

Potenziamento cultura musicale e sportiva

 

2.530.637

 

Integrazione organici provinciali

17.856.390

   

Valutazione del sistema scolastico e monitoraggio

6.284.247

   

Pof scuole paritarie

 

6.197.482

 

Funzionamento didattico ed amministrativo

 

20.193.598

 

TOTALE

258.885.889

225.728.771

- 12,81

(*) la quota si divide in 1.187.852 per progetti nazionali collegati al processo di riforma. Utilizzati per la sperimentazione legge delega; ed in 7.746.853 utilizzati per iniziative finalizzate alla comunicazione del processo di riforma. Utilizzati cioè per le pubblicazioni "Una scuola per crescere" e "Ragioni e sfide del cambiamento" per far conoscere la legge delega.

Il finanziamento più consistente arriva alle scuole con la circolare applicativa della Legge 440/97 per il potenziamento dell’autonomia scolastica e l’ampliamento dell’offerta formativa. Dall’anno di entrata in vigore di questa legge si è avuto sempre un incremento dei finanziamenti erogati.

L’esercizio finanziario (di seguito E.F.) 2001, conseguenza della finanziaria del dicembre 2000, approntato dal governo di centro-sinistra, assegna alle scuole 258.885.899 euro mentre l’E.F. 2002, impostato dal governo della Casa delle Libertà investe nella L. 440/97 231.771.912 euro che diventano 225.728.771 quando il 15 agosto 2002 il Ministro Tremonti firma il decreto n. 84.460 per la copertura finanziaria: un taglio del 12,81% rispetto all’anno precedente (v. tab. 8). La variazione diventa ancora più pesante per le scuole statali se si tiene conto del fatto che occorre togliere 6.197.482 euro destinati al POF delle scuole paritarie. Restano alla scuola pubblica 219.531.289 euro e così il taglio è del 15,20%.

Destano sorpresa i finanziamenti erogati dalla Ministra Moratti per il progetto Lingue 2000 e per le Nuove Tecnologie, due delle tre "i" sbandierate in campagna elettorale da Berlusconi. I finanziamenti per il Progetto Lingue 2000 sono più che dimezzati (una perdita di 22.724.531 euro pari al 55% serviti a finanziare i "progetti nazionali coerenti con il processo di riforma" (sperimentazione), "iniziative finalizzate alla comunicazione del processo di riforma" (opuscoli "Una scuola per crescere" e "Ragioni e sfide del cambiamento" ), il POF delle scuole paritarie. E l’innovazione tecnologica delle scuole, non è più un obiettivo così urgente se subisce un taglio del 30,07%! Evidente l’incongruenza tra la scuola prospettata durante la campagna elettorale e le scelte politiche attuate.

Tab. 9: Altri finanziamenti

Finanziamenti

E.F. 2001

E.F. 2002

Variazione (%)

Processo immigratorio

5.164.568

C.M. 155 26. 10. 2001

n. alunni: 154.109

quota x alunno: 33,51

5.164.568

C.M. 106 27.9. 2002

n. alunni: 187.998

quota x alunno: 27,47

Variazione per alunno

- 18,02

Nuove tecnologie

115.944.573

C.M. 152 18. 10. 2001

81.080.006

C.M. 114 24. 10. 2002

- 30,07


Un discorso a parte merita l’handicap, pesantemente penalizzato (v. tab. 10). L’investimento per alunno subisce una perdita del 18,32%. Fortemente decurtate sono le risorse per l’acquisto dei sussidi didattici e tecnologici (-18,61%). Facile capire la ricaduta sulle attività educative per questi alunni. Si sta stringendo il cerchio attorno ai più deboli: troppi alunni portatori di handicap (di qui la revisione dei criteri delle certificazioni introdotta in finanziaria), troppi gli insegnanti di sostegno, troppe le risorse assegnate. Restano invece invariate le risorse assegnate alle scuole paritarie che, con un numero di alunni certificati di circa trenta volte inferiore a quello delle scuole statali (4.784), hanno a disposizione 755,68 euro per alunno (per gli alunni delle scuole statali solo 118,94 euro).

Non va meglio per gli alunni immigrati (vedi tabella 10) che si vedono assegnare la stessa quantità di euro nei due E.F. considerati (5.164.568) ma passano da 154.109 alunni dell’anno scolastico 2001/02 a 187.998 del 2002/03 con una variazione di —18,02% nella quota per alunno.

Tab. 10: Finanziamenti per handicap

Finanziamenti per handicap

E.F. 2001

E.F. 2002

Variazione (%)

Scuole paritarie

Per applicazione L. 440/97

11.736.699

C.M. 139 13. 9.2001

10.210.829

C.M. 81 17. 6.2002

C.M. 186 3. 4. 2002

- 13,00

3.615.198,29

C.M. 12. 11.2001

Per L. 62/00

Sussidi didattici e tecnologici

 

4.241.364

C.M. 139 del 13. 9. 2001

3.451.862

- 18,61

Formazione docenti e personale ausiliario/collaboratori scolastici)

2.346.091

C.M. 139 13. 9. 2001 C.M. 9 . 11. 2001

2.345.745

C.M. 74 del 27. 6. 2002

- 0,01

TOTALE

18.324.156

16.008.435

- 12,64

3.615.198,29

QUOTA PER ALUNNO

145,61

alunni: 125.847

118,94

alunni: 134.591

-18,32

755,68

alunni: 4.784

Infine, la formazione del personale della scuola (v. tab. 11). C’è subito un taglio del 5,58%. E i 35 milioni di euro stanziati nella finanziaria 2002 per il rimborso spese per l’autoaggiornamento (poco meno di 40 euro a docente) non ricompaiono nella finanziaria 2003.

Tab. 11: Formazione

E.F. 2001

Direttiva 143 1. 10. 2001

E.F. 2002

Direttiva 74 1. 7. 2002

VARIAZIONE (%)

15.906.872,49

Amministrazione Centrale

11.606.964

Amministrazione Centrale

- 27,03

22.724.103

Scuole

25.284.403

Scuole

+ 11,26

6.817.231

Direzioni Scolastiche Regionali

2.809.371

Direzioni Scolastiche Regionali

- 58,79

 

2.345.745

formazione handicap(*)

 

TOTALE (· ) 45.448.208

· ) 42.046.483

- 7,48

15.493.706

Direttiva 131 1. 8. 02

L. 440/97

15.493.707

Direttiva 53 15. 5. 02

L. 440/97

- 0,02

60.941.914

57.536.483

- 5,58

 

Risorse aggiuntive (**)

35.000.000 per art. 16 L. 28. 12. 2001 n. 448 (iniziative di autoaggiornamento)

 

(· ) comprensivi 2.346.091 per formazione docenti e personale ausiliario sull’ handicap
· ) comprensivi di 2.345.745 per formazione docenti sull’ handicap

Ma se i tagli vi sembran pochi, occorre aggiungere l’effetto del decreto taglia spese di Tremonti del 29.11.02: 805,4 milioni di euro tolti al bilancio 2002 dell’istruzione, una riduzione del 15%. I tagli non sono stati distribuiti equamente nei vari capitoli di spesa, pesano soprattutto su alcune voci. Per quel che ci riguarda la formazione si riduce a 20,20 milioni di euro (portando a — 51,96% la variazione rispetto allo scorso anno), azzerati gli 11.940.000 euro destinati dalla L. 440/97 all’educazione degli adulti, bloccati i 30 milioni di euro per l’obbligo formativo come pure quelli destinati all’handicap, spariti i 774.685 euro per la scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare. Ai C.S.A., che hanno l’incarico di erogare i finanziamenti alle scuole autonome, arrivano a getto continuo circolari che bloccano i finanziamenti assegnati, a volte già messi in bilancio dalle scuole e utilizzati come "disponibilità di cassa". Forte il disagio che si respira.

4 - MA PER LE SCUOLE PARITARIE …

Del tutto diversa l’attenzione posta alle scuole paritarie. La legge sulla parità scolastica (n. 62/2000) prevede contributi di 7 miliardi di vecchie lire (3.615.198 euro) per l’integrazione dell’handicap, "60 miliardi (30.987.413 euro) per contributi per il mantenimento delle scuole elementari parificate", "280 miliardi (144.607.931 euro) per spese di partecipazione alla realizzazione del sistema prescolastico integrato": complessivamente 347 miliardi (179.210.543 euro). Nell’E.F. 2002 ne sono stati erogati, per le voci suddette, 420.490.162 con un aumento del 134,63% rispetto a quanto previsto dalla legge 62/2000 (v. tab. 12). Ma anche il finanziamento erogato alle scuole paritarie per il miglioramento dell’offerta formativa per le scuole secondarie di 1° e 2° grado fa un salto non da poco: +183,90%.

Nessuno di questi finanziamenti è stato decurtato o bloccato dal decreto taglia-spese di Tremonti. Il Ministro ha previsto l’emanazione di appositi provvedimenti in deroga!

Le scuole paritarie ricevono un ulteriore "regalo". La finanziaria 2003 prevede uno sconto fiscale di 90 milioni di euro destinato alle famiglie che decideranno di mandare i loro figli nelle scuole private. Il bonus, 30 milioni per anno a partire dal 2003, viene dato sotto forma di credito d’imposta, cioè sarà possibile detrarre dalla dichiarazione dei redditi le rette pagate nelle scuole non statali. La cifra non è molto consistente (poco meno di 53 euro per ognuno dei circa 560.000 studenti delle paritarie dalle elementari alle superiori) ma il messaggio politico è rilevante in un momento in cui la scuola pubblica sembra in liquidazione: tagli al personale, nessun nuovo assunto, ridotti i finanziamenti, nessuna lira per il contratto, mentre, nel tentativo di rispondere alle disfunzioni crescenti, sempre più nelle scuole pubbliche si diffondono le attività a pagamento, facendo affidamento sui "risparmi" che ciascun istituto ha operato negli anni precedenti.

Tab. 12. Finanziamenti scuole paritarie

 

E.F. 2000 (L. 62/00)

E.F. 2001

E.F. 2002

Variazione (%) (*)

Scuola infanzia

144.607.931

323.294.398

Prot. 831 21. 12. 2001

Prot. 739 19.11. 2001

304.374.853

C.M. 86 23. 7. 2002

+165,58

Scuola elementare

30.987.413

Dato non disponibile

112.500.111

C.M. 86 23. 7. 2002

+263,05

Handicap

3.615.198

3.615.198

C.M. 12. 11. 2001

3.615.198

0

TOTALE

179.210.542

(**) 326.909.596

420.490.162

+134,63

POF SECONDARIA 1°/2°

5.175.078

D.M. 20.12. 2000

5.170.086

D.M. 16. 10. 2001

14.692.074

D.M. 19.7. 2002

D.M. 30. 10. 2002

D.M. 22. 11. 2002

+ 183,90

(*) la variazione è calcolata su quanto previsto dalla L. 62/00 sulla parità scolastica
(**) non comprensivo dei finanziamenti erogati alla scuola elementare

5 - NON E’ PER CASO

Quanto fin qui documentato corrisponde ad una precisa strategia. In data 2 agosto 2001 il Ministro Moratti avvia con il collega Tremonti una corrispondenza epistolare che rappresenta, a posteriori, una chiave di lettura che permette di interpretare le scelte di politica scolastica sin qui attuate.

In essa, la Ministra Moratti individua l’elevamento dell’obbligo scolastico (L. 9/99), l’aumento di iscrizioni alla scuola materna e la generalizzazione delle lingue straniere nella scuola elementare come cause della mancata contrazione degli organici. Individua anche possibili aree di intervento di risparmio quali ridefinizione dei criteri di dimensionamento delle scuole, mobilità professionale per le graduatorie con docenti in esubero, trasformazione dell’orario di insegnamento e razionalizzazione delle classi di concorso, riduzione del numero di insegnanti specialisti per l’insegnamento delle lingue straniere nelle elementari, ridefinizione dei compiti e dei ruoli del personale ATA e l’esternalizzazione delle funzioni. Solo nel rispetto di questi impegni, il Ministro Tremonti comunica alla collega il 9 novembre 2001 di aver firmato il decreto relativo alla determinazione degli organici.

Sono queste le linee programmatiche che guidano il governo negli interventi sulla scuola. Occorre risparmiare riducendo del 15% le spese per il prossimo triennio per il personale. Si comincia con il taglio di 20.000 posti del personale ATA nel luglio 2001.

Caro Tremonti …

"Caro Ministro,… (n.d.r. On.le Prof. Giulio Tremonti, On.le Prof. Franco Frattini)
…occorre precisare che nell’ultimo triennio non è stato possibile realizzare una contrazione degli organici per i seguenti motivi:

  • elevamento dell’obbligo scolastico (legge 9/99)

FATTO!
La legge delega "per la definizione delle norme generali sull’istruzione" abolisce la legge suddetta e indirizza gli alunni, al termine della terza media, direttamente alla formazione professionale regionale così si decongestiona la scuola superiore statale)

  • costante aumento del numero di bambini iscritti alla scuola materna statale, non solo per il fisiologico incremento della domanda, ma anche per la garanzia a tutti i bambini tra i 3 e 6 anni di poter frequentare la scuola dell’infanzia (art. 2 della legge 30/2000)

FATTO!
La proposta di riforma abolisce la legge 30/2000.

  • necessità di garantire la generalizzazione dell’insegnamento delle lingue straniere nella scuola elementare…

FATTO!
L’art. 22, comma 5 della legge 448 (finanziaria 2002) dispone che l’insegnamento della lingua straniera nella scuola elementare sia garantito solo all’interno dell’orario obbligatorio, compatibilmente con la disponibilità di organico (la C.M. n. 16 applicativa lo riserverà solo alle classi del 2° ciclo, organico permettendo).

Consapevole dell’impegno che il governo ha assunto di contenere la spesa corrente questo Ministero provvederà ad adottare interventi strutturali finalizzati a tale obiettivo. Le iniziative che si stanno definendo riguardano tra l’altro:

  • la riefinizione dei criteri di dimensionamento delle istituzioni scolastiche, d'intesa con le Regioni e con gli Enti locali,

Impostato!
È stata pubblicata una lista di 2003 scuole sottodimensionate. Sono stati messi a concorso per dirigenti scolastici solo 1.500 posti, contro i 2.500 vacanti.

  • la promozione della mobilità professionale e intercompartimentale del personale appartenente a ruoli che presentano situazioni di esubero (per esempio: insegnanti tecnico pratici, docenti di educazione tecnica e di educazione fisica). Le posizioni di esubero ammontano a oltre 8.000 unità;

FATTO!
Il decreto legge n. 212 del 25 settembre 2002 "Misure urgenti per la scuola, l’Università, la ricerca scientifica…" prevede, per i docenti in situazione di soprannumerarietà, la riconversione professionale, pena la cassa integrazione ed il licenziamento dopo due anni.

  • la destinazione di una quota percentuale dell'organico di ciascuna istituzione scolastica (tale percentuale potrebbe corrispondere alla "quota locale" del curricolo che il DPR n. 275/99 quantifica nel 15% dell'orario complessivo settimanale) preferibilmente a contratti d'opera;
  • la trasformazione, per i docenti dell'istruzione secondaria, dell'orario di cattedra in "orario annuale di lavoro" rispetto al quale dovrebbero essere previste, ove necessarie, prestazioni aggiuntive obbligatorie, da retribuire in eccedenza, e il consequenziale contenimento delle supplenze brevi;

FATTO!
Le scuole secondarie di 1° e 2° grado suppliscono i docenti assenti fino ai 15 giorni utilizzando personale interno.

  • la razionalizzazione delle classi di concorso per una utilizzazione ottimale del personale;

FATTO!
La finanziaria 2003 ribadisce quanto già previsto in quella 2002. L’intento è di portare tutte le cattedre a 18 ore, anche mediante l’individuazione di moduli organizzativi diversi da quelli previsti dai decreti costitutivi delle cattedre

  • la ridefinizione del profilo professionale dell'assistente tecnico e della funzione docente dell'insegnante tecnico pratico, creando le condizioni per eliminare o ridurre i tempi di compresenza;
  • la riduzione del numero dei docenti "specialisti" (circa 11.000) impegnati nell'insegnamento delle lingue straniere nella scuola elementare facendo ricorso in misura più ampia alla formazione del personale e favorendo il reclutamento di docenti che abbiano superato la prova di lingua straniera;
  • la ridefinizione dei compiti e dei ruoli del personale Ata, nel quadro dell'autonomia degli istituti, attraverso un miglior impiego delle tecnologie informatiche e l'esternalizzazione delle funzioni strumentali

FATTO!
La finanziaria 2003 attribuisce ai collaboratori scolastici i compiti di accoglienza, sorveglianza e vigilanza e alle scuole la possibilità di affidare in appalto i servizi di pulizia, di igiene ambientale e di vigilanza dei locali scolastici

Pertanto, già per il prossimo anno scolastico sono state realizzate, con DM 27 luglio 2001 n. 128 misure di contenimento delle dotazioni organiche del personale ATA modificando alcuni parametri di calcolo previsti in precedenza…"

Roma, 2 agosto 2001, Letizia Moratti

 

…Cara Moratti

"Cari Colleghi,… (n.d.r. Dott.ssa Letizia Moratti, On.le Prof. Franco Frattini)
ho firmato il decreto relativo alla determinazione degli organici del personale docente…Mi corre tuttavia l’obbligo di evidenziare un tendenziale andamento crescente delle dotazioni organiche del personale del Ministero dell’Istruzione. E pertanto, nel quadro dell’impegno assunto dal Governo di contenere la spesa corrente, la firma del decreto è avvenuta proprio sulla base dei precisi impegni assunti dal Ministero dell’Istruzione per l’adozione di interventi strutturali finalizzati a tale obiettivo comune. Mi riferisco, in particolare, alle iniziative compendiate in otto punti nella lettera del Ministro dell’istruzione in data 2 agosto 2001… Nel presupposto che si proceda alla concreta realizzazione del contributo al processo riduttivo della spesa, in coerenza con le iniziative suindicate, ho dato seguito alla richiesta."
Roma, 9 novembre 2001, Giulio Tremonti

 

Segue...

 

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