FISICA/MENTE

 

LO STATO DI COMA DELL'UNIVERSITA'

di ANDU


Come si potrà leggere negli ultimi comunicati ANDU, è da poco attivo un loro sito www.andu-universita.it . Ciò fa venire meno il mio impegno nel riportare le notizie che questa associazione mette insieme e divulga. Pertanto questo è l'ultimo articolo che riporta le notizie ANDU (15 novembre 2009). In futuro riporterò solo qualcosa di particolare interesse per i lettori di Fisicamente.

Roberto Renzetti


Diffondiamo, con l'autorizzazione dell'Autore, un contributo sul "3 + 2"
inviatoci da Peppino Ortoleva dell'Universita' di Torino.
Su questa questione dal Ministero recentemente e' stato diffuso un
documento (v. nota).

"Cari amici dell'ANDU,
io credo che su questa vicenda del 3+2 si stiano comportando un  po' 
tutti in modo abbastanza irresponsabile.
Le critiche al nuovo sistema, alle sue caratteristiche intrinseche 
come alla maniera prepotente, pasticciona e non meditata in cui e' 
stato introdotto sono evidentemente sacrosante, e molte delle cose 
sostenute da Israel sono condivisibili. D'altra parte credo che uno 
dei pericoli maggiori che questo paese corre sia, nella totale e 
diffusa mancanza di senso delle istituzioni (che e' anche senso delle 
responsabilita' condivise), l'avvitarsi nel gioco delle ripicche e 
delle vendette incrociate tra una pessima maggioranza e 
un'inesistente opposizione, che a ogni elezione si avvicendano e 
sembrano voler dimostrare il loro valore nel disfare il lavoro fatto 
bene o male dai predecessori.
Il 3+2 non andava introdotto e soprattutto non cosi', ma siamo sicuri 
che una sua pura e semplice soppressione non provochi danni almeno 
altrettanto gravi, in termini di disordine, di costi, di difficolta' 
per gli studenti e le famiglie? Quanto ci vorrebbe per tornare alla 
normalita' in un sistema che sta attraversando una serie infinita di 
traumi (taglio selvaggio dei fondi, moltiplicazione e poi 
demoltiplicazione delle sedi, approssimarsi del pensionamento della 
grande maggioranza dei docenti ordinari...)? Io penso che si dovrebbe 
ragionare sul modo di sanare i danni introdotti dal 3+2 e di 
correggerne le storture senza tornare a uno status quo ante che a 
questo ministro interessa soprattutto come trofeo, e che magari un 
eventuale governo di "sinistra" sarebbe tentato di sopprimere per 
sostenere di avere avuto ragione.
Non vorrei che questa sembrasse una difesa d'ufficio di Luigi 
Berlinguer, forse il peggior ministro dell'universita' tra tutti (e la 
concorrenza non manca): e' un invito a una riflessione possibilmente 
serena
Con i migliori saluti
Peppino Ortoleva
ordinario di storia e teoria dei media
Universita' di Torino"

- Nota. Per leggere la nota cliccare su "Il documento del ministero", in
fondo al messaggio "Ministero su "3+2". Per leggere il messaggio cliccare:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article23844.html
 


Dossier dell'Universita' di Macerata sulla Classifica degli Atenei: "Se
questa vi sembra una valutazione".

Dall'introduzione del Rettore:
"Questo dossier si propone come un convinto e doveroso atto di denuncia
riguardo ad una procedura di valutazione del "merito" nelle Universita'
italiane che, tanto sotto il profilo formale, quanto, in particolare, dal
punto di vista sostanziale, presenta gravi limiti e palesi incongruenze,
tali da risultare un'iniziativa destinata non certo a far compiere un passo
in avanti al sistema universitario e ad affermare al suo interno
quell'autentica e quanto mai necessaria e urgente cultura della valutazione
che noi per primi auspichiamo."

Per leggere l'intero Dossier cliccare:
http://www.unimc.it/notizie/se-questa-vi-sembra-una-valutazione/dossier_unimc_visembravalutazione.pdf
 


In risposta  all''intervista a Giorgio Israel, dell'Universita' di Roma 1,
"In universita' il 3+2 e' uno spreco e premia i docenti peggiori", sul
Riformista del 18 settembre 2009 (nota 1), e sulla scia dell'intervista a
Luigi Berlinguer "Ma la mia riforma non e' stata un fallimento", sulla
Stampa del 17 settembre 2009 (nota 2), Roberto Moscati, dell'Universita'
Milano-Bicocca, ha scritto l'intervento "Contro Israel difendo il 3+2, ecco
perche'", sul Riformista del 22 settembre 2009 (nota 3).

MOSCATI OGGI
Roberto Moscati, che e' stato "a suo tempo membro della commissione
Martinotti, che elaboro' le linee guida della riforma Berlinguer", nel suo
intervento, tra l'altro, scrive:
"La riforma degli ordinamenti didattici e' stata introdotta in sintonia
con una tendenza (sic!) europea che si era sviluppata negli anni 90 in
diversi paesi".

MOSCATI IERI
E' interessante confrontare quello che ora scrive Moscati con quanto da
lui stesso affermato in un'intervista sul Manifesto del 15 marzo 2006 (v.
nota 4).
L'intervistatore del Manifesto inizia: "Sull'universita' esiste una reale
anomalia italiana. Ma non si tratta della sua 'arretratezza', come
potrebbero arguire i critici dell'attuale ministra (Moratti, ndr) - salvo
poi plaudire a un probabile venturo morattismo senza Moratti (profetico!,
ma era facile, ndr). Dal punto di vista istituzionale, anzi, la riforma
disegnata da Berlinguer, puntellata da Zecchino e ripresa dal centro-destra
e' una punta 'avanzata' (in quanto imposta dall'alto) del 'Bologna
process', ossia della costruzione di uno spazio europeo dell'istruzione
superiore incardinato sul cosiddetto '3 + 2' (laurea triennale, e due anni
per la specialistica) e sui crediti formativi."  .
Moscati ricorda: "La commissione Martinotti aveva avvertito Berlinguer
(ministro di allora, ndr) che non si poteva realizzare la riforma in
qualche mese. La risposta e' stata: o facciamo questa riforma subito, o non
passera' mai. Infatti, non e' stata nemmeno discussa in parlamento, e'
passata di soppiatto nelle maglie della finanziaria del '98, con un lavoro
sotterraneo di Guerzoni (sottosegretario di allora, ndr) con i parlamentari
affinche' accettassero qualcosa che la maggior parte non aveva nemmeno
capito." .
L'intervistatore: "Va anche detto che gli accordi della Sorbona,
propedeutici alla conferenza di Bologna, sono stati utilizzati da
Berlinguer come legittimazione della sua riforma."
Moscati: "Secondo me sono stati - nonostante altri errori - una trovata
furbissima (sic!). Visto che sono stati firmati da quattro paesi 'forti'
(Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna), gli altri hanno capito che
conveniva aggregarsi. In Italia sono stati poi usati come giustificazione
della riforma stessa." .

Roberto Moscati nel suo intervento a sostegno del "3 + 2" ricorda che il
precedente diploma triennale, introdotto nel 1990 da Ruberti, era stato un
fallimento e sostiene che l'attuale laurea triennale non ha sufficiente
sbocco professionale "soprattutto per le resistenze del mondo del lavoro".
Argomenti questi che in realta' dimostrano quanto fosse inopportuno
imporre il "3 + 2". Infatti, come l'ANDU gia' nel luglio 2006 ha sostenuto,
sarebbe stato infatti necessario "PRIMA affrontare la questione degli
sbocchi professionali e intervenire, in particolare, sugli Ordini
professionali. Un'operazione preliminare indispensabile, come aveva
ampiamente gia' mostrato l'esperienza dei diplomi di laurea attivati 'alla
cieca'." (nota 5)

- Nota 1. Per leggere l'intervista a Giorgio Israel, dell'Universita' di
Roma 1, "In universita' il 3+2 e' uno spreco e premia i docenti peggiori",
sul Riformista del 18 settembre 2009, cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-09/090918/NF7NV.tif
- Nota 2. Per leggere l'intervista a Luigi Berlinguer "Ma la mia riforma
non e' stata un fallimento", sulla Stampa del 17 settembre 2009, cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-09/090917/NEV4E.tif
- Nota 3.  Per leggere l'intervento di Robeto Moscati "Contro Israel
difendo il 3+2, ecco perche'" sul Riformista del 22 settembre 2009, cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-09/090922/NGE63.tif
- Nota 4. Per leggere l'intervista a Roberto Moscati, sul Manifesto del 15
marzo 2006, cliccare:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2006/03/16SIA4011.PDF
- Nota 5. Dall'intervento introduttivo al Convegno nazionale sul "3 + 2"
promosso dall'ANDU e tenutosi a Roma nel luglio 2006. Per leggere l'intera
introduzione cliccare:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article23844.html

 


Sul numero chiuso segnaliamo:

- l'articolo "Appello al Governo. Tre Nobel e seicento docenti: 'Abolite il
numero chiuso", sul Messaggero del 10 novembre 2009. Per leggere l'articolo
cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-10/091010/NMVZF.tif

- la lettera del ministro Gelmini "La riforma in salita dei test di
medicina", sul Sole 24-ore del 10 novembre 2009. Per leggere la lettera
cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-10/091010/NMGEW.tif

 


Segnaliamo l'intervento di Fabio Luppino "Test d'ingresso via al
carosello. Ci guadagnano solo gli atenei", sull'Unita' del 19 ottobre 2009.
Per leggere l'intervento cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-10/091019/NPUX1.tif
 


Diffondiamo un intervento sui tets d'ingresso inviatoci da Marcella
Cannarozzo, dell'Universita' di Palermo. Cannarozzo si riferisce
all'intervento di Fabio Luppino "Test d'ingresso via al carosello. Ci
guadagnano solo gli atenei", sull'Unita' del 19 ottobre 2009. Per leggere
l'intervento di Luppino cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-10/091019/NPUX1.tif

Riportiamo piu' sotto anche i messaggi di Maria Rosaria Volpe,
dell'Universita' Federico II di Napoli, e di Luca d'Agostino,
dell'Universita' di Pisa, che si riferiscono sempre all'intervento di Fabio
Luppino

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da Marcella Cannarozzo dell'Universita' di Palermo:

"Possiamo discutere serenamente circa l'utilita' o meno dei test di
ingresso ed il proliferare di costosissimi corsi per la preparazione ai
test, evidenziare le pecche di questo nuovo sistema di reclutamento e
selezione, ma non e' questo lo spirito dell'articolo di Luppino.
Siamo, ahime', in presenza dell'ennesimo pezzo scritto con
superficialita', pieno zeppo di quei luoghi comuni lamentati proprio
dall'autore e soprattutto che non fa nessun distinguo tra facolta' e
facolta', tra ateneo e ateneo.
"Ogni esame ha un prezzo che ruota attorno ai 150 euro" dichiara Luppino.
"Ruota attorno" vuol dire che ci sono atenei che fanno pagare di meno e
atenei che fanno pagare di piu' ma mediamente la cifra e'
quella. Mi piacerebbe sapere dove accade questo. A me risultano cifre
estremamente piu' basse, 30-50 Euro. Probabilmente la mia informazione e'
parziale ma temo fortemente che anche quella dell'informatissimo
giornalista, che dovrebbe fare "informazione", non e' piu' completa. "Ci
guadagnano solo gli atenei". Si e' chiesto Luppino quanto costa
all'universita', in termini di spesa e di tempo, la preparazione e la
gestione dei test di ingresso?
"I quiz non cadono mai nello stesso giorno". Secondo l'autore si tratta di
un espediente per far si che lo studente partecipi a piu' test di ingresso,
e in effetti e' così. Si tratta di un espediente per permettere allo
studente che VUOLE partecipare a piu' test di ingresso, di poterlo
fare.
Chiediamoci piuttosto come mai uno studente oggi voglia partecipare sia al
test di ingegneria, sia a quelli di odontoiatria e di psicologia. Come mai
e' disposto ad iscriversi a qualsiasi facolta' pur di iscriversi
all'universita'. Non ha delle preferenze? Delle ambizioni, dei progetti per
il suo futuro? Non si accorge di avere delle attitudini per un tipo di
studio piuttosto che per un altro? Questa e' una bella domanda da farci
cercando di rispondere con dati alla mano e non riempiendoci la bocca
ancora una volta di luoghi comuni.
Luppino prosegue presupponendo che chi si occupa di preparare i test di
ingresso sia una persona, o un gruppo di persone, che agisce in modo
arbitrario, sospinto da chissa' quale subdola motivazione. Forse mi sbaglio
ma cos'altro può significare "piu' della meta' delle domande dei test non
ha alcuna ragione legata alla facolta' che si sta per iniziare"? Perche'
piuttosto non e' andato ad indagare sul lavoro che c'e' dietro la
preparazione dei test, da lui dichiarati "idioti"? Se ci sono studi sui
risultati?
La ciliegina sulla torta e' l'ultimo trafiletto in cui viene riportato il
caso (scandaloso?) della studentessa di medicina che lamenta di essere
stata "fermata" per ben due anni al test di medicina e che adesso
finalmente, riuscita a passare, ha fatto un brillante esame di Anatomia. Mi
chiedo cosa vuole dimostrare raccontandoci questo interessante episodio.
Luppino, avrebbe potuto fare molto di piu' e dare un reale contributo alla
questione che pare gli stia a cuore. Invece ha fatto un articoletto che non
serve a nulla se non a coloro che vogliono essere nutriti da questo tipo di
"cibo".

Marcella Cannarozzo
Facolta' di Ingegneria
Universita' di Palermo"

===============

da Maria Rosaria Volpe dell'Universita' Federico II di Napoli:

"Sento parlare delle vergogna dei test d'ingresso solo da Voi dell'ANDU e
per la prima volta anche da persone di grande spessore come i premi Nobel
in un appello firmato da 1000 persone, se non sbaglio.
I test non solo sono una grande bufala perche' non  servono per capire la
capacita' dello studente, ma toglie a molti la possibilita' di esprimersi
al meglio, oltre a tutti gli interessi che circolano attorno ai test. Vi
chiedete perche' non si fa una battaglia seria?? Forse perche' si
andrebbero a toccare gli interessi di cui sopra."

===============

da Luca d'Agostino dell'Universita' di Pisa:

"Le prove di ammissione fatte come lo sono oggi, con margini di
accettazione spesso inferiori all'incertezza dei risultati - anche
ammettendone molto ottimisticamente la pertinenza - sono estremamente
aleatori, e quindi iniqui.
Essendo d'altra parte ragionevole nell'interesse di tutti (comprese le
famiglie degli studenti) ridurre il numero delle matricole che rimarrebbero
tali a vita, le prove di ammissione potrebbero essere mantenute a
condizione di essere meno irragionevolmente selettive o, meglio ancora,
rese inutili da una seria istruzione superiore."
 


Venerdi' 23 ottobre 2009 il Consiglio dei Ministri avrebbe dovuto
approvare il "Disegno di legge in materia di organizzazione e qualita' del
sistema universitario, di personale accademico e di diritto allo studio".
Come e' noto, il Consiglio e' stato rinviato per l'assenza del suo
Presidente.
Il testo del disegno di legge e' stato comunque esaminato dal
"pre-consiglio".
Sul significato e sui contenti del DDL l'ANDU esprimera' presto una
articolata valutazione.
Si ricorda che Ministro non ha mai voluto confrontarsi con le
rappresentanze universitarie su una bozza ufficiale del provvedimento,
prima che esso venisse presentato in Consiglio dei Ministri.
Per leggere il testo del diseggno di legge che dovrebbe essere approvato
in un prossimo Consiglio dei Ministri cliccare (senza interrompere i
caratteri!):
http://ricercatoriprecari.files.wordpress.com/2009/10/beccatevi-il-nuovo-tes
to.doc
oppure
http://www.box.net/shared/mvic27usj8

 


Segnaliamo l'articolo "I Nobel contro il numero chiuso:
'incostituzionale'", sulla Stampa dl 26 ottobre 2009. Per leggere
l'articolo cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-10/091026/NSB6S.tif

== Diffondiamo altri nuovi messaggi sui test d'ingresso inviatici da
Giampaolo Cerri di Campus, Franco Quadrifoglio dell'Universita' di Udine e
Teresa Ciapparoni La Rocca dell'Universita' "La Sapienza" di Roma.
I messaggi continuano il confronto gia' avviato. Cliccare:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article24238.html

================

da Giampaolo Cerri di Campus:

"Vi giro l'editoriale di Campus settembre sul tema.

Un'idea per il jackpot dei test

Crescono, gli iscritti ai test dei corsi a numero chiuso. Ovunque, si
segnalano incrementi dell'ordine del 10-15%. Si e' diffusa l'idea che un
titolo meno infl azionato sia piu' spendibile sul mercato del lavoro. Ma
non è di questo che vogliamo parlare. Il punto e' che quasi tutti gli
atenei, a eccezione di Ancona, Bolzano, Verona, Teramo e Trento, chiedono
allo studente il pagamento di un prezzo, che va dai 10 euro di Catania ai
100 di Luiss e Bocconi e 120 del San Raffaele.
Celebrando il boom dei preiscritti, nei giorni scorsi il Politecnico di
Milano aveva diramato una nota in cui si poteva leggere: «(...) un Jackpot
vincente per l'ateneo, che sara' però incassato dalle future matricole in
cerca di un posto di lavoro sicuro e soddisfacente».
E bingo l'ha fatto davvero il rettore Ballio, che con i 13 mila e passa
iscritti ai test, per 50 euro di tassa, mette in cassa 682 mila euro.
Gli atenei, calcolando una media di 42 euro per circa 350 mila «testati»
(stimando un + 10% sul 2008), incassano 14,7 milioni a fronte di costi
risibili (spesso i test vengono preparati internamente).
Perche', con queste risorse, non si organizzano corsi estivi di
preparazione, magari gestiti dagli studenti senior?
Giampaolo Cerri"

================

da Franco Quadrifoglio dell'Universita' di Udine:

"Sono d'accordo con Cannarozzo: affrontare il problema dei test con
superficialita' e' stupido. Io lavoro in Facoltà di Medicina. Potete
pensare che sia possibile insegnare senza la selezione all'ingresso? In
quali aule? in quali corsie? con quanti professori? Per fare 40.000 medici
all'anno? Per
quale Sanita'? Chi li paga? E se si eliminano i test (come ha spesso
proposto la Conferenza dei Presidi di Medicina) che, per quanto
criticabili, danno almeno un risultato oggettivo, chi pensate che farebbe
le selezione? Quanti figli di medici sarebbero iscritti a scapito di altri?
Non riducete tutto alla spesa (50 euro a Udine)!
Franco Quadrifoglio"

================

da Teresa Ciapparoni La Rocca dell'Universita' "La Sapienza" di Roma:

"Cari colleghi,
    in effetti sono molto contraria al test d'ingresso perche' non sana la
situazione ne' riesce veramente a stimolare gli studenti medi a non essere
'mediocri'. L'unica vera possibilita' di dare un senso ad un ostacolo posto
all'accesso agli stludi universitari dovrebbe essere nel precedente
curriculum.
    Anni addietro un'amica che vive in Irlanda mi disse che se uno studente
non aveva conseguito una certa media non poteva accedere a certe facolta'.
Quindi si potrebbe stabilire: chi non consegue almeno  (facciamo il caso
delle materie umanistiche) 7 su 10 (ma esiste ancora questa valutazione?
onestamente non lo so) non puo' entrare de plano in facolta' umanistiche,
se non passando attraverso un esame di ammissione (facciamo il caso che la
sua commissione sia stata troppo severa). Ci eviteremmo i test per
stabilire che, nonostante li abbiano ritenuti maturi, non sanno l'italiano.
In tali condizioni non possono infatti approfondire quegli studi, fare
traduzioni etc. E le universita' potrebbero evitare l'enorme spreco di
energie per 'recuperarli'. Ma se non hanno potuto/voluto imparare nei
cinque anni di superiori, come possiamo recuperarli in qualche mese? Li
recuperassero prima, con sane bocciature quando necessarie, con adeguata
didattica come richiesto.
Teresa Ciapparoni La Rocca"


ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

DDL GOVERNATIVO: COMMISSARIAMENTO DEGLI ATENEI

1. Il contesto
2. Perche' una legge sulla 'governance'?
3. Cancellazione della partecipazione democratica
4. L'alternativa dell'ANDU

Il  28 ottobre 2009 il Governo ha approvato il DDL su 'governance' e
reclutamento (per il testo v. nota 1). Il Ministro non ha mai voluto
confrontarsi con le rappresentanze universitarie su una bozza ufficiale del
DDL prima della sua presentazione al Consiglio dei Ministri.
Nel presente documento si analizzano i contenuti del DDL riguardanti la
'governance' degli Atenei. Saranno al piu' presto analizzati anche i
contenuti relativi al reclutamento i cui elementi centrali comunque sono:
blocco dei concorsi con espulsione di gran parte degli attuali precari,
riduzione drastica dei docenti di ruolo, messa ad esaurimento dei
ricercatori di ruolo 'sostituiti' da ricercatori precari, allungamento
ulteriore del periodo di precariato, istituzione del super-ricercatore
ministeriale precario, accentuazione del localismo concorsuale (nepotismo,
clientelismo, ecc.) con 'concorsi' letteralmente 'fatti in casa'. In ogni
caso, il risultato certo di questo DDL sara' un ulteriore blocco dei
concorsi: passeranno anni prima che possa prendere servizio il vincitore di
un concorso svolto con le nuove regole. Infatti i tempi di approvazione del
DDL governativo saranno lunghi e ulteriori mesi passeranno per emanare i
decreti attuativi e poi approvare i regolamenti di Ateneo.


1. Il contesto

Per mesi sono circolate bozze 'informali' del DDL ministeriale ed e' stata
piu' volte annunciata la sua imminente presentazione e ogni volta la
'grande' stampa ne ha magnificato i nuovi (sempre gli stessi!) contenuti
'rivoluzionari'. La stessa stampa sta ora propagandando le grandi novita' -
sempre le stesse - del DDL e sta ospitando i soddisfatti commenti dei
soliti accademici-opinionisti.
In questi mesi, nel frattempo, sono stati bloccati i concorsi gia' banditi
e sono stati mantenuti i tagli mortali che stanno affossando
definitivamente gli Atenei.
Di fronte a tutto questo la Conferenza dei Rettori, che si e' andata
frantumando in parti separate da interessi diversi, e' riuscita 'solo' a
sostenere il progetto ministeriale che ha tra suoi i punti piu'
'qualificanti' proprio quello del rafforzamento ulteriore del potere dei
Rettori (nota 2).
E' inoltre risultato sempre piu' evidente che, come nei precedenti
Governi, il vero Ministro dell'Universita' e' quello dell'Economia:
quest'ultimo - per non lasciare alcun dubbio - ha 'assistito' il finto
Ministro dell'Universita' nella Conferenza stampa di presentazione del DDL
appena approvato dal Governo.


2. Perche' una legge sulla 'governance'?

Si sta ricorrendo ad una legge sulla 'governance' per introdurre
OBBLIGATORIAMENTE negli Atenei assetti organizzativi che fino ad oggi
sarebbe stato possibile introdurre autonomamente.
Il DDL sulla 'governance' ha, infatti, l'obiettivo di COSTRINGERE gli
Atenei a modificare, secondo una logica aziendalistica, il proprio assetto
istituzionale per accentrare nelle mani del Rettore e del ristretto numero
di componenti del nuovo Consiglio di Amministrazione (con almeno il 40% di
esterni) TUTTA la gestione dell'Ateneo, oggi formalmente esercitata dal SA,
dal CdA, dai Consigli di Facolta' e di Dipartimento. Una modifica finora
non adottata dai singoli Atenei, nonostante essa fosse consentita
dall'autonomia statutaria, come e' dimostrato dal nuovo Statuto di Camerino
(nota 2) che ha adottato proprio un 'modello' molto simile a quello che il
Governo ora vuole IMPORRE a tutti gli Atenei.
Il modello che si vuole imporre e' quello 'dettato' da anni dalla
Confindustria e dalla 'sua' lobby trasversale costituita dalla Fondazione
TreeLLLe. Un modello che e' condiviso dal PD, in un clima bipartisan che da
decenni caratterizza l'attivita' governativa e parlamentare sull'Universita'.
Un trasversalismo che la Confindustria ha sempre 'coltivato' e che e'
tornata ad auspicare attraverso il suo Vice-presidente Felice Rocca che,
benedicendo il DDL appena approvato, ha dichiarato: "Mi auguro che l'iter
parlamentare sia rapido, registri un ampio consenso e non stravolga un
provvedimento organico ed equilibrato che raccoglie anche le migliori
proposte dell'opposizione".
La sostanziale corrispondenza tra le posizioni della Fondazione TreeLLLe,
quelle governative e quelle del PD si puo' constare leggendo il documento
"DDL PD: commissariamento degli Atenei e dei docenti" (nota 3).


3. Cancellazione della partecipazione democratica

L'obiettivo principale del DDL e' quello di azzerare la partecipazione
democratica nella gestione degli Atenei, trasformandoli in aziende simili
alle ASL .
Mentre il SA e' ridotto a mero organo propositivo e consultivo (art. 2,
comma 2, lettera e, del DDL governativo), al nuovo CdA - non elettivo -
sono assegnati poteri ASSOLUTI (art. 2, comma 2, lettere f e g).
Il ruolo dei Consigli di Dipartimento e' svuotato dalla "istituzione di un
organo DELIBERANTE, composto dai direttori dei dipartimenti in esse
(facolta' o scuole, ndr) raggruppati" (art. 2, comma 3, lettera f).
Per essere certi della 'corretta' applicazione della controriforma e'
previsto che a predisporre il nuovo statuto sia un "apposito organo"
composto dal "rettore con funzioni di presidente, due rappresentanti degli
studenti, sei designati dal senato accademico e sei dal consiglio di
amministrazione". In ogni caso il nuovo statuto sara' "adottato con
delibere del senato accademico e del consiglio di amministrazione." (art.
2, comma 6). Tutto questo va nella direzione opposta alla formazione di un
Organo costituente di Ateneo (p.e., composto da rappresentanze paritetiche
direttamente elette da ordinari, associati, ricercatori,
tecnico-amministrativi e studenti), un Organo indispensabile se si
volessero affidare le decisioni sul nuovo assetto dell'Ateneo all'Ateneo
stesso e non alla sua oligarchia.
  'Naturalmente' nel DDL governativo non e' prevista la costituzione di un
nuovo e unico Organo nazionale di autogoverno, che rappresenti e coordini
le Universita' e difenda il Sistema nazionale degli Atenei dai poteri forti
accademico-politici. Un Organo composto da rappresentanti di tutte le
componenti universitarie (docenti, tecnico-amministrativi, studenti),
eletti in maniera diretta, non corporativa e non frammentaria.


4. L'alternativa dell'ANDU

Il DDL governativo, se approvato, porterebbe alla fine dell'idea stessa di
Universita' di massa, democratica e di qualita', e all'indebolimento
dell'assetto democratico del nostro Paese.
Occorre reagire tempestivamente e decisamente contro quello che
costituisce l'atto finale di un attacco all'Universita' che da oltre un
decennio e' trasversalmente condotto dai poteri forti
accademico-confindustriali e occorre anche battersi per il rilancio
dell'Universita' statale, che puo' avvenire solo attraverso una immediata
riforma democratica che scardini quel potere baronale che ha contribuito
alla sua demolizione.
Per quanto riguarda la 'governance', e' urgente un cambiamento
organizzativo che finalmente consenta il pieno e responsabile
coinvolgimento di tutti coloro che operano e studiano nell'Universita'.
In questa direzione si ripropone quanto ha elaborato l'ANDU a questo
proposito.

= Governo del Sistema nazionale e organizzazione degli Atenei

- Sistema nazionale
Occorre prevedere un unico Organo di autogoverno del Sistema nazionale
delle Universita' direttamente eletto da tutte le componenti (docenti,
tecnico-amministrativi, studenti) del mondo universitario, con una
rappresentanza non frammentata (5 o 6 aree equivalenti) e non corporativa
(elettorato attivo e passivo comuni) delle tre fasce della docenza.
Alle Conferenze nazionali dei Rettori, dei Presidi e dei Direttori di
Dipartimento dovrebbero essere riconosciuti specifici ruoli.

- Organizzazione degli Atenei

Premessa.
La riforma proposta dall'ANDU si basa sulla previsione, per la prima volta
nell'Universita' italiana, di un gestione DEMOCRATICA degli Atenei,
attraverso un Organismo i cui componenti siano TUTTI DIRETTAMENTE eletti da
tutte le categorie e che abbia poteri effettivi, riducendo e bilanciando
quelli del Rettore: e' l'assenza di un Organo collegiale di Ateneo,
democratico e realmente responsabile, che ha impedito una gestione
rispettosa degli interessi generali dell'Universita' e della Societa'.

Proposta
Il Rettore deve essere eletto da tutti i docenti (professori e
ricercatori), con una consistente partecipazione dei tecnico-amministrativi
e degli studenti.
Il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione dovrebbero essere
sostituiti da un "Consiglio di Ateneo" i cui componenti dovrebbero essere
tutti direttamente eletti, con una rappresentanza dei docenti non
frammentata e non corporativa. Il Consiglio di Ateneo dovrebbe eleggere al
suo interno un Presidente.
Negli Atenei dovrebbero essere previsti specifici ruoli per i Collegi dei
Presidi, dei Direttori di Dipartimento e dei Presidenti dei Consigli di
Corso di Studio.
Potrebbe essere previsto un Organo di gestione (un "Esecutivo di Ateneo"),
eletto dal Consiglio di Ateneo, da affiancare al Rettore.
Il Rettore e tutti i componenti del Consiglio di Ateneo devono essere
interni all'Ateneo stesso.
Le strutture portanti dell'Ateneo devono diventare i Consigli di Corso di
Studi per la didattica e i Dipartimenti per la ricerca. Nei Dipartimenti,
rivedendone i criteri di formazione e le dimensioni, si dovrebbero
'incardinare' i docenti, togliendo la 'gestione' dei posti ai Consigli di
Facolta' , che dovrebbero svolgere compiti di coordinamento dei Corsi di
Studio.
La composizione e i compiti delle strutture degli Atenei devono essere
normati dalla legge.

30 ottobre 2009

- Nota 1. Per leggere il testo del disegno di legge discusso dal Consiglio
dei Ministri cliccare (link provvisorio):
http://www.unionprof.it/doc/DDL_Gelmini.pdf
Il testo ufficiale si dovrebbe trovare (quando lo allegheranno) cliccando:
http://governo.it/Governo/Provvedimenti/dettaglio.asp?d=52166#correla
- Nota 2. V. il documento dell'ANDU "La 'governance' degli Atenei dei
Rettori", del 24.2.09. Per leggere il documento cliccare:
http://groups.google.it/group/riformiamo-il-sapere/msg/fe60b900a3b94d01
- Nota 3. Per leggere il documento dell'ANDU "DDL PD: commissariamento
degli Atenei e dei docenti", dell'1.6.09, cliccare:
http://groups.google.it/group/riformiamo-il-sapere/msg/7457c29cca4076b9

 


Segnaliamo l'intervista a Ignazio Marino "Il Pd non collabori. E' una
legge dirigista" sul Manifesto dell'1 novembre 2009. Per leggere
l'intervista cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-11/091101/NW5D0.tif

Ma qui non si tratta del rischio che il PD si metta a "collaborare" con la
maggioranza per l'approvazione del DDL governativo su 'governance' e
reclutamento.
Il fatto e' che il PD ha sempre portato avanti 'in proprio' il progetto di
aziendalizzazione delle Universita'.
E il recente disegno di legge presentato dal PD 'documenta' la perfetta
sintonia tra i DDL del PD e del Governo.
Tutto questo e' possibile leggere nei documenti dell'ANDU che qui si
ripropongono:

- "DDL PD: commissariamento degli Atenei e dei docenti", dell'1.6.09:
http://groups.google.it/group/riformiamo-il-sapere/msg/7457c29cca4076b9

- "PD all'ANDU su DDL", del 23.6.09:
http://corunimore.blogspot.com/2009/06/andu-pd-allandu-su-ddl.html

- "DDL governativo: commissariamento Atenei", del 30.10.09:
http://firgoa.usc.es/drupal/node/44379/print
 


IL PROBLEMA NON E' LA DURATA DEL MANDATO DEI RETTORI

Uno dei contenuti del DDL governativo sull'Universita' piu' propagandati
dalla 'grande' stampa e' l'introduzione di un limite al mandato dei
Rettori: "Uno stop ai rettori a vita" e' il titolo di un articolo del Sole
24-ore del 2 novembre 2009 (nota 1).

In realta' un limite ai mandati del Rettore e' presente negli Statuti di
quasi tutti gli Atenei, ma e' pur vero che sono pochi gli Atenei in cui non
si sia modificato o non si stia modificando lo Statuto per prolungare il
mandato del Rettore in carica oltre il periodo massimo previsto.

Il fenomeno dei  "rettori a vita" attraverso la 'forzatura' degli Statuti
- 'inaugurato' nel 1999 nelle Universita' di Bologna e di Pisa - e' in
realta' la manifestazione di un sistema di potere che negli Atenei si
costruisce e si regge attorno alla figura del rettore-padrone.

Come si e' piu' volte detto, i Rettori sono stati e sono potenti non per
le specifiche competenze attribuite loro dalle leggi, ma perche' essi
operano in presenza di Organi di Ateneo (Senato Accademico e Consiglio di
Amministrazione) non in grado di compiere scelte autonome e nell'interesse
complessivo della loro Universita'. Tali organi, peraltro, sono
direttamente 'gestiti' dal Rettore che presiede entrambi.
In particolare gli attuali Senati Accademici, a causa della presenza dei
Presidi, possono esprimere solo scelte di natura 'condominiale', essendo i
Presidi espressione degli interessi particolari delle proprie Facolta',
organi obsoleti che sopravvivono solo perche' ancora gestiscono il 'mercato
dei posti', cioe' il reclutamento e l'avanzamento da una fascia all'altra
dei docenti. Ed e' soprattutto questo potere che i Presidi hanno tutelato
nei Senati Accademici, 'rispettando' gli interessi delle altre Facolta' per
difendere quelli della propria. Tutto questo lascia al Rettore ampio
margine di decisione su quanto non e' direttamente legato al bando di posti
per la docenza.

L'introduzione di un limite al mandato dei Rettori e' in realta' un
diversivo rispetto alla gravissima scelta, prevista nel DDL governativo, di
rafforzare negli Atenei il sistema di potere oligarchico, concentrando
proprio nelle mani del Rettore e del 'suo' Consiglio di Amministrazione un
potere assoluto: dal rettore-padrone si passa al rettore-sovrano assoluto!

Se invece si fosse voluto realmente superare l'attuale dannosa gestione
degli Atenei si sarebbe dovuto gia' da molti anni - come richiesto
dall'ANDU (nota 2) - realizzare una riforma in senso democratico
dell'intera organizzazione degli Atenei, affidandone il governo ad un
organo composto esclusivamente dai rappresentanti DIRETTAMENTE eletti da
tutte le componenti dell'Universita' (docenti, tecnico-amministrativi,
studenti). 
Cosi', tra l'altro, si sarebbe impedito che, con la 'scusa' del mal
funzionamento dell'attuale gestione degli Atenei, venisse accelerato il
processo di 'aziendalizzazione' degli stessi, con Rettori ancora piu'
potenti, secondo quanto voluto dalla Confindustria e dai poteri forti
accademico-politici del PDL e del PD e condiviso,'naturalmente', dalla
Conferenza dei Rettori.


- Nota 1. V. l'articolo "Uno stop ai rettori a vita", sul Sole 24-ore del
2.11.09:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-11/091102/NWKVX.tif
- Nota 2. V. il punto 4 ("L'alternativa dell'ANDU') del documento "DDL
governativo: commissariamento Atenei" del 30.10.09:
http://firgoa.usc.es/drupal/node/44379/print
 




A tutti i Parlamentari

NELLA FINANZIARIA SI ELIMINI LA ROTTAMAZIONE DEI RICERCATORI UNIVERSITARI

Il 23 settembre 2009 al Senato il Governo ha accolto l'Ordine del giorno
che "impegna il Governo: ad includere esplicitamente anche i ricercatori
tra le categorie alle quali non si applica, per il triennio 2009-2011, la
risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro con un preavviso di sei mesi
a decorrere dal compimento dell'anzianita' massima contributiva di 40
anni." (per il testo completo dell'Ordine del giorno v. nota 1).

Nonostante cio' e nonostante che gia' nel luglio 2009 al Senato e alla
Camera fossero stati approvati dei Pareri che andavano nella stessa
direzione di impedire la rottamazione dei ricercatori universitari (per il
testo dei Pareri v. nota 2), finora il Governo non ha preso nessuna
iniziativa per impedire questa rottamazione, mentre ora sembra interessarsi
solo della rottamazione dei medici (v. comunicato stampa in nota 3)

In occasione della votazione della prossima Finanziaria, chiediamo a tutti
i Parlamentari di presentare e/o sostenere emendamenti volti a impedire la
rottamazione dei ricercatori universitari.
 



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=== Nota 1. ORDINE DEL GIORNO ACCOLTO DAL GOVERNO NELLA SEDUTA DEL SENATO
DEL 23.9.09:

"G1.74 (gia' em. 1.74) - POSSA, D'AMBROSIO LETTIERI, MASSIDDA
Il Senato,
            in sede di esame del disegno di legge n. 1749 di conversione
del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103, recante disposizioni correttive
del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009,
        premesso che:
            l'articolo 17, comma 35-novies del suddetto decreto-legge
anticrisi n. 78 del 2009, prevede la possibilita' per le pubbliche
amministrazioni di risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro a
decorrere dal compimento dell'anzianita' contributiva di 40 anni;
            la medesima norma correttamente prevede, fra l'altro,
l'esplicita esclusione dei professori universitari;
            considerato che non si ravvisa motivo per non estendere anche
ai ricercatori la medesima esclusione, soprattutto laddove il conseguimento
di 40 anni contributivi sia dovuto al riscatto degli anni di laurea, ovvero
al riscatto di precedenti periodi lavorativi in altro tipo di attivita',
ovvero al riscatto del periodo di servizio militare, tenendo presente che
tali riscatti sono stati determinati unicamente dal fine di aumentare
l'anzianita' contributiva al momento dell'entrata in pensione;
            valutata l'inopportunita' di rinunciare alla prestazione
lavorativa di personale estremamente valido, con particolare riferimento ai
soggetti di età anagrafica inferiore ai 60 anni;
            rilevata l'inopportunita' di interrompere programmi di ricerca
gia' intrapresi di carattere pluriennale;
        impegna il Governo:
            ad includere esplicitamente anche i ricercatori tra le
categorie alle quali non si applica, per il triennio 2009-2011, la
risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro con un preavviso di sei mesi
a decorrere dal compimento dell'anzianita' massima contributiva di 40 anni."

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=== Nota 2. PARERI al Senato e alla Camera nel luglio 2009:

- AL SENATO

Il 30 luglio 2009 la Commissione Istruzione del Senato ha approvato un
parere che, per quanto riguarda la norma che prevede il pre-pensionamento
anche dei ricercatori, e' stato negativo:

"PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE  SUL DISEGNO DI LEGGE N. 1724
(.)
 esprime, per quanto di competenza, parere favorevole ad eccezione:
2. dell'articolo 17, comma 35-novies, atteso che si reputa necessario
includere esplicitamente anche i ricercatori tra le categorie alle quali
non si applica, per il triennio 2009-2011, la risoluzione unilaterale del
rapporto di lavoro con un preavviso di sei mesi a decorrere dal compimento
dell'anzianita' massima contributiva di 40 anni."

Nel corso della discussione, sullo stessa questione sono stati svolti i
seguenti interventi (dal resoconto sommario della seduta della Commissione):
"La senatrice Mariapia GARAVAGLIA (PD), (.) Ravvisa indi lacune con
riferimento all'articolo 17, comma 35-novies, in quanto non menziona i
ricercatori tra i soggetti esclusi dall'applicazione delle norme relative
alla risoluzione unilaterale del contratto raggiunta l'eta' contributiva di
40 anni.
(...)
           Il senatore VALDITARA (PdL) critica fortemente l'articolo 17,
comma 35-novies, nella parte in cui non include esplicitamente i
ricercatori tra i soggetti ai quali non si applica la risoluzione
unilaterale del contratto con le pubbliche amministrazioni a decorrere dal
raggiungimento di un'anzianita' contributiva di 40 anni. Ritiene infatti
che, con il riscatto degli anni di laurea, i ricercatori rischiano di
essere collocati a riposo troppo presto rispetto al lavoro che ancora
potrebbero svolgere nelle universita'. Auspica pertanto che il relatore,
nello schema di parere che si accinge a presentare, voglia censurare
adeguatamente tale norma, contraria peraltro ad un principio di trasparenza."

- ALLA CAMERA

Il 27 luglio 2009 alla Camera e' stato approvato da quasi tutti i Deputati
un ordine del giorno, riformulato e accettato dal Governo, che "impegna il
Governo a valutare la possibilita' di modificare la norma" che ha
introdotto nel "DL 78/09: Provvedimenti anticrisi" la possibilita' di
pre-pensionare i dipendenti pubblici che abbiano maturato 40 anni di
contributi.
A favore dell'ordine del giorno sono intervenuti i deputati Barani, Di
Virgilio, Pepe e Cazzola del PDL e Miotto, D'Antoni, Lenzi e Gatti del PD.
Il testo "riformulato" dell'ordine del giorno e' qui riportato:

Testo riformulato dell'ordine del giorno approvato il 27 luglio 2009
dall'Aula della Camera con 415, 6 contrari e 7 astenuti:

      "La Camera, premesso che:
              nel decreto in esame, nel corso dell'esame in Commissione, e'
stata inserita una norma, poi confermata dal maxiemendamento del Governo al
disegno di legge di conversione, riguardante il pensionamento obbligatorio
a 40 anni, per i dipendenti pubblici, compresi i dirigenti, calcolati
subase contributiva, e non effettiva, annullando una decisione parlamentare
di pochi mesi fa introdotta con la legge n. 15 del 2009 che ha limitato la
facolta' delle Amministrazioni di risolvere il rapporto di lavoro ai soli
dipendenti con 40 anni di servizio effettivo, non conteggiando a tal fine i
periodi di contribuzione riscattati;
              tale norma ha effetti che verranno meglio esplicati di seguito;
              con l'ipotesi dei 40 anni contributivi, per parecchi
soggetti, comprese le donne impiegate nel pubblico impiego, scattal'obbligo
di pensione ancor prima del compimento dei 65 anni di eta' (a soli 58-60
anni di eta') in netta controtendenza con le politiche previdenziali
perseguite nel nostro Paese. Lo stesso decreto prevede l'innalzamento a 65
anni l'eta' pensionabile delle donne, gradatamente e per corrispondere agli
omologhi parametri comunitari; evidentemente una contradictio in terminis;
              il contraccolpo operativo e funzionale sarebbe evidente
specie in alcune categorie del pubblico impiego che gia' da un ventennio
circa subisce il depauperamento continuo di organici, laddove sarebbe
invece necessario assicurare, almeno un parziale turnover;
              il sistema previdenziale (INPDAP-INPS) subirebbe un
inevitabile tracollo nel dover assicurare il trattamento pensionistico ad
una eventuale moltitudine di "nuovi" pensionati senza un prevedibile
scaglionamento temporale, di solito prevedibile attraverso la prassi delle
cosiddette "finestre" di uscita;
              le Amministrazioni avranno la discrezionalita' nel decidere
se privarsi o meno di personale, tenuto conto di eventuali risparmi di
spesa corrente, con il pericolo che una manovra, eventualmente clientelare
o vessatoria, fatta all'interno delle amministrazioni pubbliche potrebbe
portare alla volonta' decisionale di allontanare comunque alcuni soggetti,
a prescindere dalle esperienze professionali conclamate, anche in virtu'
della predetta anzianita' di servizio;
              il collocamento a riposo forzato non tiene conto
dell'elemento di volontarieta' che si sostanza anche nell'aver scelto a suo
tempo di riscattare o meno, a proprie spese, alcuni periodi ai soli fini
contributivo-pensionistici e che in questa particolare fattispecie rischia
di acquisire connotazioni quasi "punitive" per i laureati, quali medicina e
ingegneria, che assommano riscatti, incluse le specializzazioni, da 6 a 11
anni, depauperando cosi' miseramente le amministrazioni delle loro
professionalita': medici e ingegneri andrebbero in pensione molto prima e
al meglio delle loro conoscenze e professionalita', di certo utili alle
amministrazioni, proprio in questo particolare momento di crisi, in cui le
istituzioni hanno piu' bisogno di tecnica e professionalita'. Tutto cio'
andra' a discapito della professionalita', con conseguente disparita' di
trattamento con i non professionisti, quindi fra i soggetti lavoratori del
pubblico impiego appartenenti a medesime qualifiche e funzioni. Ad avviso
dei presentatori, si rammenta che chi non e' laureato e' avvantaggiato, chi
non si e' specializzato e' avvantaggiato, e, visto che entra nel conto
anche il servizio militare, chi non ha servito la Patria e' avvantaggiato;
              la norma salvaguarda alcune figure professionali (Primari
ospedalieri, Magistrati, Professori universitari) di fatto mantenendo su
piani differenti le professionalita',
impegna il Governo a valutare l'opportunita' di adottare ulteriori
iniziative normative volte a modificare la norma introdotta al fine di
evitare le disparita' segnalate e gli aggravi dei costi del sistema
pensionistico nazionale.
9/2561/108. Barani, Di Virgilio, Palumbo, Bocciardo, Fucci, Castellani, De
Nichilo Rizzoli, Girlanda, De Luca, Patarino, Mussolini, Mancuso, Ciccioli."

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=== Nota 3.

"Roma, 3 nov. (Adnkronos Salute) - Sara' cancellata la norma sulla
'rottamazione' dei medici, che consente alle aziende sanitarie e
ospedaliere di mandare in pensione i camici bianchi con 40 anni di
contributi, compresi gli anni riscattati. Su questo punto si e' raggiunto
l'accordo nell'incontro di questa mattina fra i sindacati dei medici e del
resto della dirigenza del Ssn, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi e
Antonio Naddeo, capodipartimento della Funzione pubblica del ministero
della Pubblica amministrazione e innovazione che ha appunto la 'paternita''
della norma in questione. Si e' trattato della prima riunione di uno dei
quattro tavoli annunciati e istituiti da Sacconi su alcune questioni chiave
poste dai medici. E' stato illustrato ai sindacati un testo che annulla la
rottamazione dei camici bianchi, accolto positivamente dalle sigle della
dirigenza. Adesso si attende l'ok delle Regioni e poi il provvedimento
andra' all'esame della Conferenza Stato-Regioni."
 


== Segnaliamo due interventi sul DDL governativo (per la "versione
definitiva" del DDL v. nota):

- Rossano Pazzagli "Universita', questa riforma e' un colpo all'istruzione"
sul Tirreno del 4.11.09:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2009/11/04SIA3022.PDF

- Alberto Burgio "Come stanno distruggendo l'Universita'" su Liberazione
del 4.11.09.
Nella prima delle due pagine Burgio, tra l'altro, scrive che il DDL
governativo e' stato presentato dal Corriere delle Sera "come nemmeno un
depliant pubblicitario del Ministero oserebbe fare." Per leggere
l'intervento cliccare::
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2009/11/04SIC3049.PDF


== Sul DDL l'ANDU ha gia' elaborato i seguenti documenti:
- "DDL governativo: commissariamento Atenei" del 30.10.09:
http://firgoa.usc.es/drupal/node/44379/print
- "Durata mandato Rettori?" del 2.11.09:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article24322.html


Nota. Per la "versione definitiva" del DDL governativo su 'governance' e
reclutamento cliccare (senza interrompere i caratteri):
http://www.flcgilcatania.it/universita/riforma-universita-il-ddl-approvato-d
al-governo
 


===  Nel SITO in costruzione dell'ANDU (www.andu-universita.it) e' gia'
possibile trovare diversi documenti.

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

1. DDL: PRECARI A NON FINIRE
2. L'ALTERNATIVA DELL'ANDU


1. DDL: PRECARI A NON FINIRE

L'ANDU ha gia' commentato (v. nota 1) la parte sulla 'governance' del DDL
governativo sull'Universita' (per il testo definitivo v. nota 2).
Per quanto riguarda i contenuti relativi al reclutamento si e' gia'
anticipato che gli elementi centrali sono: blocco dei concorsi con
espulsione di gran parte degli attuali precari, riduzione drastica dei
docenti di ruolo, anticipazione della messa ad esaurimento dei ricercatori
di ruolo 'sostituiti' da ricercatori precari, allungamento ulteriore del
periodo di precariato, istituzione del super-ricercatore ministeriale
precario, accentuazione del localismo concorsuale (nepotismo, clientelismo,
ecc.) con 'concorsi' letteralmente 'fatti in casa'.

Nel presente documento ci si occupera' dei ricercatori precari che
attualmente sono nell'Universita' 70-80 mila in svariate figure, con una
eta' media molto alta, con un trattamento economico minimale o nullo, in
condizioni di subalternita' scientifica rispetto ai 'maestri' che li hanno
'reclutati'.
Questa situazione professionale e umana e' grave non solo per le condizioni
di estrema incertezza in cui vive per tanti anni il ricercatore precario,
ma anche per la qualita' dell'attivita' scientifica e didattica che ne
deriva e che inevitabilmente ne risente negativamente. Che la stabilita'
sia una condizione necessaria per l'attivita' di ricerca lo ha da anni
indicato anche la Comunita' Europea.

Rispetto a questo intollerabile e dannoso fenomeno, il Governo con il suo
DDL ha deciso di aumentare ancora di piu' il periodo di precariato,
prevedendo l'immediata messa ad esaurimento del ruolo dei ricercatori e
sostituendolo con la figura del ricercatore a tempo determinato che dura
sei anni.
Anche in questo caso la 'grande' stampa e i suoi soliti opinionisti
accademici hanno falsificato la realta' sostenendo che con questa figura si
introdurrebbe la "tenure track". Ma la colpa non e' dei giornalisti o degli
opinionisti: essi hanno 'solo' copiato quanto hanno letto nel comunicato
stampa ministeriale che tra i "punti salienti" del DDL elenca: "5. riforma
del reclutamento con l'introduzione di un sistema di TENURE-TRACK:
contratti a tempo determinato di 6 anni (3+3). Al termine dei sei anni se
il ricercatore sara' ritenuto valido dall'ateneo sara' confermato a tempo
indeterminato come associato." In caso contrario terminera' il rapporto con
l'universita' maturando pero' dei titoli utili per i concorsi pubblici."
(dal comunicato stampa ministeriale del 28 novembre 2009)
Questo quanto contenuto nel comunicato ministeriale. Nel testo del DDL
invece si legge (art. 12, comma 6): "Le universita' (.) POSSONO procedere
alla chiamata diretta dei destinatari del secondo contratto triennale di
cui al comma 4, i quali entro e non oltre la scadenza di tale contratto,
conseguono l'abilitazione alle funzioni di professore associato, di cui
all'articolo 8. I chiamati, alla scadenza del secondo contratto, sono
inquadrati nel ruolo dei professori associati.".
Questa NON E' una tenure-track: e' 'semplicemente' un periodo di precariato
di sei anni che si aggiunge ai sei anni di assegno, dopo, normalmente, tre
anni di dottorato. Una vera tenure-track avrebbe dovuto prevedere che al
momento del bando del posto di ricercatore a TD si impegni
(anticipatamente) il budget per un posto di associato, posto che il
ricercatore AUTOMATICAMENTE occuperebbe se ritenuto valido, cioe' se
conseguisse l'abilitazione nazionale (la libera docenza riesumata) ad
associato. Peraltro una forma di tenure track e' gia' prevista per gli
attuali docenti ed e' la conferma nel ruolo. Anzi, per la verita', la
'follia' baronale ne prevede ben tre di conferme: una per ogni ingresso in
ognuna delle tre fasce della docenza.
Quindi con il DDL governativo il precariato aumenta notevolmente nella
quantita' e nella durata e si accentua la subalternita' scientifica e umana
al 'maestro', dando cosi' ulteriore linfa a quella cooptazione personale,
con gli 'annessi' fenomeni di localismo, clientelismo, nepotismo e anche
peggio, che caratterizza l'accademia italiana.
E che il ricercatore a TD sia una figura subalterna, 'affidata' al
'maestro' che l'ha scelto e 'coltivato', lo attesta anche la previsione
contenuta nello stesso DDL governativo del super ricercatore a TD
ministeriale. Infatti il comma 9 dell'art. 12 del DDL prevede il
"finanziamento di bandi per il reclutamento di ricercatori a tempo
determinato da destinare" "su base nazionale" "a giovani studiosi di
elevate e comprovate capacita'" "previa presentazione di specifici
programmi di ricerca. La selezione dei vincitori e' affidata a una o piu'
commissioni composte da eminenti studiosi, anche stranieri, designati dal
Ministro su proposta dell'ANVUR". Insomma esisteranno ricercatori a TD
scelti a livello nazionale e ricercatori a TD di produzione locale, di
capacita' meno elevate e meno comprovate, che serviranno a foraggiare il
nepotismo accademico. Va evidenziato che in ogni caso passeranno almeno
8-10 anni prima che il primo ricercatore a TD possa diventare associato per
chiamata diretta.

Comunque tutti i precari vecchi e nuovi avranno una possibilita' di sbocco
nel ruolo degli associati solo tra molti anni (approvazione del DDL,
emanazione dei decreti attuativi e dei regolamenti di ateneo, indizione e
svolgimento delle abilitazioni nazionali, bando e svolgimento dei concorsi
locali o della chiamata diretta) e dovranno 'competere' con gli attuali
oltre 20.000 ricercatori di ruolo per un numero di posti ad associato
estremamente ridotto per il quasi blocco del turn over e per il taglio dei
finanziamenti.

Cancellando il ruolo dei ricercatori, oltre a emarginare ulteriormente gli
attuali ricercatori che svolgono da anni attivita' di piena docenza ancora
non riconosciuta, si realizzerebbe finalmente un vecchio e trasversale
progetto di una docenza in due fasce, con a monte un vasto 'serbatoio' di
precari. Un progetto contro cui e' stata sempre espressa una forte
opposizione, fin dai tempi del "Decreto Pedini" che nel 1978 consentiva ai
precari di allora uno sbocco nel "ruolo AD ESAURIMENTO degli aggiunti
universitari" e, piu' recentemente, contro la Legge Moratti che nel 2005
voleva subito mettere ad esaurimento l'attuale ruolo dei ricercatori
(operazione poi .rinviata al 2013).


2. L'ALTERNATIVA DELL'ANDU

- Proposta dell'ANDU su docenza e concorsi

Premessa.
Solo con la riforma proposta dall'ANDU (v. piu' sotto) si puo' porre
veramente e immediatamente fine al precariato e al nepotismo accademico,
consentendo finalmente ai docenti di qualsiasi livello di svolgere piu'
liberamente, piu' proficuamente e piu' serenamente l'attivita' di ricerca e
di insegnamento.
Si sottolinea inoltre che l'introduzione dei concorsi nazionali per
l'ingresso nella fascia iniziale della docenza (dal 1980 il ruolo dei
ricercatori) rappresenterebbe una novita' ASSOLUTA per l'Universita'
italiana: per la prima volta ci sarebbero concorsi veramente nazionali,
TOTALMENTE sganciati dal 'maestro' che ha 'allevato' il suo allievo e che
ritiene di avere il diritto-dovere di farlo entrare in ruolo e di fargli
fare carriera.
In questa direzione si potrebbe anche prevedere una graduatoria dei
vincitori dei concorsi nazionali per il reclutamento, facendo scegliere ai
vincitori stessi, seguendo l'ordine della graduatoria, la sede tra quelle
che hanno bandito o hanno avuto assegnati i posti.

LA PROPOSTA

Stato giuridico nazionale dei docenti collocati in un ruolo unico,
articolato in tre fasce con uguali mansioni. Ingresso (v. specificazioni
sotto) nel ruolo docente per concorso nazionale (prevalentemente nella
terza fascia) e passaggio di fascia per idoneita' nazionale individuale (a
numero aperto), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica,
senza l'ulteriore chiamata della Facolta' dove il docente gia' lavora e
continuera' a lavorare.
Per il passaggio di fascia e' indispensabile prevedere uno specifico
budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali.
Le commissioni nazionali, per i concorsi e per i passaggi, devono essere
interamente sorteggiate e composte da soli ordinari.
Periodo pre-ruolo massimo di 3 anni in un'unica figura definita da una
legge che preveda adeguata retribuzione, diritti (malattia, maternita',
ferie, contributi pensionistici) e liberta' di ricerca, con un numero di
posti rapportato a quello degli sbocchi nel ruolo della docenza.
Bando nei prossimi anni, su nuovi specifici e aggiuntivi fondi statali, di
almeno 20.000 posti di terza fascia, con cancellazione dell'attuale giungla
di figure precarie.
Trasformazione del ruolo dei ricercatori in terza fascia di professore,
prevedendo la partecipazione di tutti ai Consigli di Facolta' e l'accesso
ai fondi di ricerca anche per i professori di terza fascia non confermati.
Distinzione tra tempo pieno e tempo definito con esclusione per docenti a
tempo definito dalle cariche accademiche e dalle commissioni concorsuali.

Specificazioni sul reclutamento.
I concorsi per i posti nella fascia iniziale della docenza (oggi il ruolo
dei ricercatori) devono essere espletati a livello nazionale,
'concentrando', con cadenza certa, i posti banditi in autonomia dai vari
Atenei su fondi propri e/o ministeriali.
La scelta dei vincitori deve essere fatta da una commissione nazionale
composta solo da ordinari direttamente sorteggiati, escludendo quelli degli
Atenei che hanno bandito i posti e prevedendo non piu' di un componente
appartenente a una stessa sede.
Ai candidati devono essere adeguatamente riconosciuti i periodi di
attivita' didattica e scientifica svolti a qualsiasi titolo: dottorato,
assegni, borse, incarichi, ecc.


= Nota 1. Sul DDL governativo l'ANDU ha gia' elaborato i seguenti documenti:
- "DDL governativo: commissariamento Atenei" del 30.10.09:
http://www.andu-universita.it/2009/10/30/ta-commissaria-gli-atenei/
- "Durata mandato Rettori?" del 2.11.09:
http://www.andu-universita.it/2009/11/02/governanc/
= Nota 2. Per la "versione definitiva" del DDL governativo su 'governance'
e reclutamento cliccare http://www.andu-universita.it/2009/10/28/governance-2/


=====  Nel SITO in costruzione dell'ANDU (www.andu-universita.it) e' gia'
possibile trovare diversi documenti ======

- Segnaliamo:

- "Appello per l'Universita' pubblica":
http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=13439

- intervento di Marco Bascetta "La conoscenza non e' mercato" sul Manifesto
del 7 novembre 2009:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-11/091107/O1CHQ.tif
 


=====  Nel SITO in costruzione dell'ANDU e' gia' possibile trovare diversi
documenti ======


Tutte le controriforme universitarie (finta autonomia finanziaria e
statutaria, finti concorsi locali, "3 + 2", ecc.) si sono avvalse del
pesante sostegno delle 'grande' stampa.
Anche per il DDL governativo su 'governance' e reclutamento la 'grande'
stampa si e' mobilitata ospitando articoli-spot e interventi dei soliti
opinionisti accademico-confindustriali.
Si scrive su cose che non si conoscono e/o si inventa 'liberamente', senza
dare possibilita' ad altri di precisare e/o dissentire. La stampa da
'regime accademico' non lascia spazio: la demolizione dell'Universita'
statale voluta dalla Confindustria e dalla casta accademica va completata e
presto.

In particolare a Repubblica e al Corriere della Sera sono state inviate
due lettere: niente da fare, la liberta' di stampa di cui tanto si parla
non prevede di disturbare il manovratore.
Ecco le lettere non pubblicate:

1. LETTERA di Paola Mura dell'Universita' di Padova a Repubblica. La
lettera si riferisce all'intervento di Mario Pirani "O la Gelmini corre o
la riforma fallisce" su Repubblica dell'11 novembre 2009:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-11/091109/O2CS1.tif

2. LETTERA di Salvatore Nicosia dell'Universita' di Palermo al Corriere
della Sera. La lettera si riferisce ai vari articoli relativi al DDL
governativo sul Corriere della Sera del 30 ottobre 2009:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-10/091030/index.htm


============

1. LETTERA di Paola Mura a Repubblica NON pubblicata:

   "Sono un professore associato dell'Universita' di Padova (una di quelle
virtuose il cui rettore fa riferimento ad AQUIS), e sono diventata tale con
un concorso fatto 'dopo il 1999', quindi "passata attraverso il filtro di
una sana competizione per merito" (Pirani su Repubblica del 9-11) e lavoro
nell'Universita' da più di trent'anni. Come spesso in questo periodo,
sull'Universita' mi ritrovo in totale disaccordo col giornale che su altri
temi rappresenta bene il mio pensiero. La valutazione assolutamente
positiva del 'DDL Gelmini' mostra infatti che delle due l'una: o non si e'
capito bene il contenuto del testo o non si conosce bene l'Universita'
italiana (o tutte e due).
      Come si puo' sostenere che il parere favorevole dei rettori sia la
prova che il "metodo sia stato quello giusto e consenta di promuovere
scelte ampiamente condivise"? Il DDL dà ai rettori il piu' ampio potere di
gestione che abbiano mai avuto, sul modello dell'amministratore delegato di
un' impresa, che comanda e non coordina (in una visione miope e vecchia
anche dell'impresa). Certo che i rettori sono d'accordo. Ma l'Universita'
non e' un'impresa e non 'produce un prodotto' qualsiasi, produce cittadini
con le massime conoscenze possibili, nel nostro Paese, con gli investimenti
che sono a questo dedicati e con la preparazione che le scuole arrivano a
dare. Non ha per suo compito precipuo quello di sfornare quadri intermedi
per fabbriche manifatturiere. Tendenzialmente insegna a pensare e a
risolvere problemi nei vari campi in cui si esplica: curare malattie,
progettare (circuiti, nuove tecnologie, modalità abitative sicure,
strutture), cercare fonti di energia future, insegnare a gestire
un'economia non basata sulla finanza fine a se stessa, portare ad una
agricoltura e alimentazione sostenibile e sana, insegnare i valori, la
storia e gli aspetti culturali delle civilta', oltre a insegnare ad
insegnare, a tutti, persino a leggere, scrivere, far di conto e ragionare
in sequenza logica). Se l'industria italiana (sia la piccola industria che
caratterizza buona parte dell'Italia, sia Confindustria, che sta cercando
di ridurre l'Universita' a un suo bacino di raccolta di forza lavoro poco
qualificata, come e' il prodotto della mediocrissima universita' americana,
tolte le poche 'grandi') non vede in questo un 'prodotto interessante', il
problema e' suo, che rimane un industria piu' legata al XIX-XX secolo che
al XXI.
      Nonostante le grida populistiche sul 'togliere potere ai baroni'
della ministra e di tutti quelli che le fanno il coro, questa 'riforma'
concentra tutto il potere nelle mani proprio dei baroni, intesi come
professori ordinari legati ai poteri forti, accademici ed extraaccademici,
gli unici che potranno fare parte degli organi di gestione, oltre agli
esterni nominati non si sa bene da chi e a quale livello. Ma lo sa il
ministro Gelmini che nei CdA delle universita' ci sono sempre stati
rappresentanti del territorio (enti pubblici, industria, commercio) e che
spesso non partecipavano alle riunioni, se partecipavano non prendevano
posizione e se la prendevano spesso non avevano capito tutti i lati del
problema?
     Quanto ai concorsi, sia chiaro che quando si lascia l'ultima parola
alla prova locale, e' sempre il barone di turno che decide, e che non siamo
in presenza di nessuna tenure track, perche' la legge, proprio per non
toccare quel potere che tanto dichiara di voler smantellare, scrive che
gli atenei POSSONO decidere di chiamare chi ha fatto l'abilitazione
nazionale. E ci risiamo, se il tuo barone ti vuole, ti fa il concorso
locale (che continua, piu' o meno indirettamente, a  gestire), se non ti
vuole, puoi anche essere il piu' bravo ma resti con la tua coccarda di
'idoneo', 'per la gioia dei bambini e per la gioia di mamma'.
Il risultato che stanno cercando in tanti, da destra e da sinistra fin dal
1980 e' quello di distruggere la III fascia della docenza, che permette uno
sbocco credibile, dignitoso e utilissimo all'universita' per tutti quei
giovani che vorrebbero entrare nell'Universita' stessa e poter
contemporaneamente vivere (anche se non hanno famiglie abbienti alle
spalle) e di render l'Universita' statale un bacino eterodiretto, da sfruttare
Che tutto cambi perche' niente cambi (anzi peggiori). Mi sembra di averlo
gia' sentito.

Paola Mura - Universita' di Padova"

=====

2. LETTERA di Salvatore Nicosia al Corriere della Sera NON pubblicata:

"Per l'ostinata, sentimentale convinzione che il Corriere sia sempre il
Corriere vorrei offrire l'altra meta' di solo alcune delle mezze verita'
delle quali e' fatto il paginone sul DDL sull'Universita' del 30 ottobre 2009.
Partecipazione dei privati al Consiglio di Amministrazione delle
Universita': in misura limitata e' prevista gia' dalle leggi attuali.
Aumentarla al 40% sarebbe naturale se Imprese, Fondazioni e mecenati
finanziassero la ricerca e la didattica al 40%; ma questo in Italia non
succede, ne' il DDL governativo lo prescrive come requisito. Che cosa
amministrerebbero questi signori allora? Denaro non loro, un'Istituzione
nella quale non rischiano nulla? Nessuna Universita' americana lo
ammetterebbe. Nessuna industria, banca o cooperativa di nessun Paese lo
accetterebbe.
Carriere dei ricercatori a contratto: nell'articolo sembrano ampie e
dritte. Nessuno in Redazione ha voluto scrivere un occhiello per ricordare
ai lettori che per le attuali norme sul pubblico impiego ci sara' solo 1
assunzione ogni 5 pensionamenti circa. Questa percio' diventera' in realta'
una fascia di docenti precari, che dovranno fare ricerca e didattica (come
quelli di ruolo attuali) ma alla fine dei sei anni saranno giudicati solo
sulla ricerca.
Stipendi dei prof: credo bene che lo stipendio iniziale salirebbe a 2.100
euro: questo e' semplicemente l'attuale stipendio di un Associato. Sparisce
lo stipendio di 1.300 perche' spariscono i Ricercatori di ruolo. Meglio del
Mago Silvan.
Trovero' il professore in cattedra, esulta una studentessa. Giusta
aspirazione; ma in cattedra, o in Biblioteca o in Laboratorio ne trovera' 1
su 5 attuali. Dovra' dimenticarsi gli esami orali guidati, le revisioni dei
progetti a piccoli gruppi, le pazienti correzioni della sua Tesi inclusi
gli errori di grammatica.
Un complimento ai redattori dell'articolo bisogna pur farlo: per avere
trovato un vera perla, la studentessa di Chimica che mette in ridicolo il
Corso di Chimica dei coloranti. Una Chimica che e' vecchia quanto il mondo
(della porpora scriveva gia' Omero) ma sempre nuova. Se dalla lavatrice di
questa Vispa Teresa il bucato non esce tutto di un colore lo si deve
proprio a quella chimica: strano che in Italia occorra rammentare questi
semplici fatti.
Sinceramente

Salvatore Nicosia
Facolta' di Ingegneria
Universita' di Palermo"


Sul Corriere della Sera del 14 novembre 2009:
di Alberto Burgio "Universita', progetto che piace solo ai rettori"
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-11/091114/O6ROL.tif

Quello di Alberto Burgio e' il primo intervento ospitato dal Corriere della
Sera non in linea con i 'desideri' baronali-confindustriali che hanno
'dettato' il DDL governativo sull'Universita'.

- Il 12 novembre 2009 l'ANDU aveva denunciato come "anche per il DDL
governativo su 'governance' e reclutamento la 'grande' stampa si e'
mobilitata ospitando articoli-spot e interventi dei soliti opinionisti
accademico-confindustriali" e aveva diffuso una lettera inviata (e non
pubblicata) al Corriere delle Sera e una lettera inviata (e non pubblicata)
a Repubblica (v. nota).
E' positivo che il Corriere della Sera abbia finalmente concesso uno spazio
anche a chi non condivide il DDL. Repubblica, invece, ancora 'resiste'.

Nota. Per leggere il messaggio dell'ANDU "Lettere morte a Repubblica e al
Corriere della Sera" cliccare:
http://www.andu-universita.it/2009/11/12/lettere-morte-a-repubblica-e-al-cor
riere-della-sera/


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