FISICA/MENTE

 

ULTIME DALL'UNIVERSITA'

di ANDU

Associazione Nazionale Docenti Universitari

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1. === Cesare Segre: "analogie con la Francia", Corriere della Sera

"Anche da noi i burocrati dettano legge, anche da noi si tende ad umiliare
gli insegnamenti e le ricerche di base, e ci si getta sull'effimero e
sull'immediatamente redditizio."
da "Se l'universita' rinuncia alla competenza" di Cesare Segre sul
Corriere della Sera del 25 maggio 2009. Per leggere l'intervento di Segre
cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-05/090525/M6H8H.tif

2. === "Riscatto e dignita'"-"Dov'e' il sapere?" (sui professori italiani)

Dopo gli interventi di Susan George, Marco Benvenuti e Maurizio Persico,
diffondiamo i seguenti messaggi di Tommaso Greco, dell'Universita' di Pisa,
e di Andrea Celli, dell'Universita' di Padova.

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da Tommaso Greco, dell'Universita' di Pisa:

"Cari amici dell'ANDU,
nel ringraziarVi per l'opera di informazione che svolgete in un contesto nel
quale proprio la mancanza di informazione e' una delle piu' efficaci (e
ingiustificabili) ragioni dell'inazione della categoria dei docenti, vorrei
pregarVi di diffondere anche il mio breve intervento sulla questione
sollevata da Susan George e poi ripresa da altri colleghi.
Sono un professore associato di filosofia del diritto nell'Universita' di
Pisa (facolta' di Giurisprudenza). In occasione delle proteste dello scorso
autunno ho sostenuto -- anche in affollatissime assemblee
di ateneo -- che non ci si poteva nascondere dietro gli studenti dell'Onda
ma che era necessaria un'azione specifica dei docenti. Pensavo --e penso
ancora-- che una forma di protesta adeguata a far comprendere all'opinione
pubblica che la misura era (e') colma sarebbe stata la sospensione delle
sedute di laurea: solo un gesto eclatante, purtroppo, avrebbe fatto
rinsavire quanti distruggono l'universita' pubblica giovandosi del nostro
sonno. Sarebbe bastato, oltretutto, che questa minaccia l'avessero fatta
solo le facolta' di giurisprudenza con riguardo all'appello di ottobre
(quello utile per l'iscrizione all'albo). Inutile dire che la mia proposta
non solo non e' stata minimamente presa in considerazione, ma non e' stata
nemmeno controbilanciata da altre proposte. Si e' preferito pronunciare tante
parole (anche di fuoco), ma senza compiere fatti concreti.
Non so dire il perche' non ci sia stata la voglia di compiere un gesto di
riscatto e di dignita'. Si puo' tentare una piccola fenomenologia dei
ragionamenti piu' diffusi, che si aggiunge alle cose gia' dette da altri:
1-- alcuni pensano (nonostante le tante smentite) che "tanto poi il
governo non fara' quello che minaccia di fare"
2-- altri pensano che "in qualche modo, noi riusciremo a galleggiare,
perche' siamo piu' furbi"
3-- alcuni aspettano che siano altri a muoversi
4-- alcuni, semplicemente, pensano ad altro.
Il risultato e' che i nostri dipartimenti non hanno piu' fondi per
comprare libri e pagare il riscaldamento; che i nostri dottorati sono
praticamente
scomparsi; che i finanziamenti per la ricerca sono ormai inesistenti, e cosi'
via.
Riusciremo primo o poi ad avere uno scatto, un moto di vita? Forse
l'occasione ci sara' quando ci accorgeremo che non ci saranno fondi nemmeno
per pagarci lo stipendio? Vedremo...
Cordiali saluti.
            Tommaso Greco"

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da Andrea Celli dell'Universita' di Padova:

"Cari amici dell'ANDU,
gli ultimi scambi di messaggi stimolati da quello breve quanto intenso di
Susan George hanno dato una svolta inaspettata a questa mailing list.
Sono un precario di 35 anni, con tutti i contorcimenti esistenziali e
politici di questa condizione. Lavoro e collaboro con dipartimenti di
Lettere italiane. Qualche anno fa avevo tentato di ideare e partecipare ad
acerbi momenti di lavoro politico-culturale nella mia Facolta', con
studenti, precari e docenti.
Abbiamo senz'altro tutti la percezione che i modi tradizionali di lotta
siano molto deboli e di durata "stagionale", per i motivi bene segnalati
da molti in questa mailing list, e che si tratti quindi di cercare un
altro respiro nei modi di organizzazione e di radicamento.
La novita' di questo scambio di messaggi mi sembra stia nella sincerita'
con cui si formulano alcuni interrogativi e si dichiarano le debolezze. Altro
elemento di forte novita' mi sembra la parita' di confronto permesso da un
vecchio social network come la mailing list.
Credo, come altri colleghi e amici con cui sto lavorando a Padova, che la
novita' non vada cercata solo nella qualita' dei discorsi, di cui tutti
piu' o meno vorremmo essere autori, ma soprattutto dei modi della relazione:
coraggiosamente paritaria, meno fulcrata sul prestigio individuale o
gerarchico e piu' su di una prospettiva collaborativa, aperta e di lungo
periodo.
Dov'e' il sapere oggi? Dentro o fuori dell'universita'? Da qui si puo'
forse anche partire per un ripensamento delle relazioni tra Universita' e
territorio, universita' e paese, universita' e processi reali. Anche per
tentare di creare degli "ambienti" stimolanti in cui vivere e invitare a
vivere.
Forse un percorso "open" (per continuare con l'informatica) troverebbe
molte piu' solidarieta' ed energie di quanto non ne possa trovare una
fondamentale lotta di categoria, con la sua rilevanza universale.

Andrea Celli
Master in Studi interculturali
Universita' degli Studi di Padova"


ADU, ADI, ANDU, APU, CISAL Universita', CISL Universita', CIPUR-Confsal,
CNU, CNRU, FLC CGIL, SUN, UIL P.A.-U.R. AFAM, UDU, UGL Universita' e
Ricerca, USPUR


URGENTE

All'on. Mariastella Gelmini,
Ministro dell'Istruzione, dell'Universita' e della Ricerca

OGGETTO: Richiesta di incontro


Gentile Ministro,

abbiamo apprezzato il fatto di averci consentito, nell'incontro tenutosi in
data 19 maggio u.s. al Ministero, di conoscere alcuni dei contenuti della piu'
recente bozza del disegno di legge sull'Universita' che sara' presentato al
Consiglio dei Ministri non prima del prossimo 12 giugno.

Abbiamo ricevuto dalla segreteria del Vicecapo di Gabinetto la richiesta
di conoscere le nostre osservazioni a quanto sentito in quell'incontro, ma
non riteniamo utile, in questa fase ancora fluida, esprimere giudizi su
cio' che ancora non e' definito.

Le chiediamo, quindi, di farci conoscere, prima della presentazione del
provvedimento al Consiglio dei Ministri, una bozza ufficiale del disegno di
legge in modo da consentirci di esprimere le nostre considerazioni in un
incontro che le chiediamo fin da ora.
    Riteniamo che cio' possa risultare utile alla definizione di un testo che
tenga conto delle puntuali osservazioni delle Rappresentanze del mondo
universitario.
    Certi della Sua disponibilita' ad un confronto reale e proficuo e in
attesa di un suo cortese riscontro, le inviamo i nostri piu' cordiali saluti.

26 maggio 2009

ADU, ADI, ANDU, APU, CISAL Universita', CISL Universita', CIPUR-Confsal,
CNU, CNRU, FLC CGIL, SUN, UIL P.A.-U.R. AFAM, UDU, UGL Universita' e
Ricerca, USPUR


Dopo gli interventi di Susan George (Pisa), Marco Benvenuti (Firenze),
Maurizio Persico (Pisa), Tommaso Greco Pisa) e Andrea Celli (Padova),
riportiamo l'intervento di Michele Maggi dell'Universita' di Firenze.
Per leggere tutti i precedenti interventi cliccare:
http://firgoa.usc.es/drupal/node/42926

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da Michele Maggi dell'Universita' di Firenze:

"Cari Colleghi,         
l'articolo di Cesare Segre sul "Corriere della sera" di oggi (25 maggio
2009, ndr) e' da condividere in pieno. Finalmente una voce chiara e forte a
contrastare un indirizzo degenerativo che sta portando alla distruzione
della funzione propria dell'universita'. Purtroppo si tratta di un
indirizzo perseguito da tempo, a fermare il quale non sono valsi argomenti
ragionati e richiami autorevoli. Vengono anche da cio' le sensazioni di
sfiducia e di rassegnazione. Tanto piu' che a rafforzare le spinte
distruttive un contributo arriva dall'interno stesso della nostra
istituzione. Lo mostra il ricevimento che trovano nella Conferenza dei
rettori i luoghi comuni che hanno ritmato l'iniziativa dei legislatori
dell'ultimo decennio, dalla fissazione punitiva di un astratto tempo di
lavoro (quando passo una domenica a correggere tesi di laurea, sara'
considerato lavoro straordinario? e come sara' quantificato il tempo che
dedico allo studio, per rispetto di me stesso e per evitare di trasmettere
agli studenti vacuita' ripetitive?) alla 'valutazione' affidata a entita' e
meccanismi di misurazione estrinseci. Il tutto, naturalmente, come si dice,
per rispondere all'opinione pubblica, cioe' a campagne denigratorie
indifferenziate alle quali quegli stessi vertici universitari non hanno
saputo reagire. Per quello che mi riguarda, gia' piu' di dieci anni fa,
quando il percorso legislativo inaugurato dall'allora ministro
dell'universita' e della ricerca era ancora al suo avvio, intervenni come
potevo, in Consiglio di Facolta', in liste di discussione tra universitari,
sottoscrivendo appelli, per denunciare i pericoli che mi parvero subito
evidenti: qualche collega, ricordo, pur condividendo alcune preoccupazioni,
ritenne le mie previsioni troppo pessimistiche. Concludevo cosi' l'esame
critico del documento di un gruppo di lavoro ministeriale che preparo'
l'imminente riforma: "Surrettiziamente, attraverso un discorso sulla
riorganizzazione della didattica e delle valuta-zioni relative, si
prefigura una trasformazione radicale della figura del docente
universitario, privato della propria identita' e specificita' di
insegnamento e reso 'flessibile', cioe' taillable et corveable a' merci. In
nome della 'mobilita' delle risorse umane' si prepara una destituzione di
ruolo dei docenti, la cui funzione viene a configurarsi tendenzialmente
svincolata dalle competenze e dalla ricerca. E' un percorso che ha visto
cooperare, quasi in una strategia di umiliazione dei professori, additati
di recente al ludibrio di un'opinione pubblica ignara e cosi' avvertiti di
essere piu' remissivi, anche alte cariche istituzionali: cio', senza che
nessuna organizzazione rappresentativa e nessuna autorita' accademica abbia
sentito il bisogno di rispondere. La conseguenza verra' ad essere la
riduzione dell'universita' da istituto per lo sviluppo e la  trasmissione
dei saperi a appendice generica, frantumata e pletorica (piu' pletorica di
quanto gia' oggi non sia) di una generica e dequalificata scuola superiore.
Gli aspetti degenerativi gia' in atto, nonche' essere contrastati,
troveranno finalmente la loro piena legittimazione, il riconoscimento
ufficiale. Anzi saranno indicati come momenti di necessaria adeguazione e
modernizzazione, con il conforto delle teorizzazioni pseudomanageriali e,
possibilmente, col consenso rassegnato di quel mondo universitario che si
intende riplasmare a proprio comodo. Tutto questo si vuol farlo passare per
riforma. Lo creda chi vuole, e chi e' ben disposto. Noi vogliamo sperare
che vi siano ancora forze che non stanno a questo giuoco" (tutto questo,
nell'autunno del 1997: l'articolo apparve, col titolo, redazionale, La
controriforma dell'Universita', sulla rivista "Critica liberale" del
gennaio 1998).
Le voci che non stavano a questo giuoco non mancarono. Ricordo sul
"Corriere della sera" del 25-11-1999, l'articolo di Angelo Panebianco, Una
riforma che toglie l'autonomia. Se l'Universita' perde la ricerca, contro
il decreto legge sullo stato giuridico dei professori universitari
predisposto dal successivo ministro; l'appello, promosso congiuntamente da
Panebianco e Luciano Canfora all'entrata in vigore della nuova normativa
degli studi universitari, pubblicato sullo stesso giornale il 6-3-2001 col
titolo Riformiamo la riforma (appello cui aderii); fino al polemico addio
di Claudio Magris a una universita' che "tra quote, crediti e riunioni
muore di aziendalismo" come recitava il sottotitolo di un suo articolo sul
"Corriere" del 16-3-2004; e interventi, articoli, libri recenti. Ma sono
rimaste, a giudicare dai risultati, voci senza efficacia sui decisori
politici, quali che fossero, e sui loro consulenti burocratico-pedagogici;
e sono sembrate voci isolate, in un coro, se non di consenso, di
condiscendenza o passivita'. Da tale passivita' e' possibile scuotersi in
extremis? Questa la domanda, e l'invito, che mi pare venga dagli ultimi
interventi. Anche semplici testimonianze possono servire, per il bene
dell'istituzione o almeno, che anche questo importa, per difendere la
propria dignita'.
Michele Maggi, professore ordinario di Storia della filosofia politica,
Universita' di Firenze"
 


== Su invito (v. sotto) di Luciano Modica, responsabile Nazionale
Universita', informiamo che il PD ha elaborato e presentato una bozza di
DDL su 'governance' e reclutamento dei docenti universitari. Per leggere la
bozza del DDL cliccare (senza interrompere i caratteri!):
http://www.rettore.unifg.it/dwn/documenti/Proposta%20di%20legge%20PD%20su%20
universita_20maggio_2009.pdf
oppure
http://dc152.4shared.com/download/107919691/c3164a42/Proposta_di_legge_PD_su
_universit_22_mag1.pdf

== Luciano Modica, assieme a Giuseppe Fioroni, responsabile del
Dipartimento Educazione del PD, ha proposto un incontro "con i sindacati e
le associazioni del mondo universitario" per "discutere dei contenuti della
proposta di legge, ancora in bozza e quindi aperta ad ogni cambiamento
migliorativo".

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Da PD ad ANDU:

"Accludo il testo del disegno di legge del Partito Democratico
sull'universita', presentato sia alla Camera che al Senato.
Preciso che si tratta ancora di una bozza. Il PD si augura che si apra un
dibattito aperto e costruttivo nel mondo universitario, nel Parlamento e
nel Paese. Osservazioni e critiche saranno quindi benvenute e gradite le
proposte di modifica nella forma di emendamenti.
Sarei lieto se potesse essere portato all'attenzione della vostra mailing
list. Grazie in anticipo. Molti cordiali saluti.
Luciano Modica - Responsabile Nazionale Universita' del Partito Democratico"


= 1. Appello ai Candidati alle elezioni europee.

= 2. Documento sulla situazione francese: le analogie con l'Italia e le
'origini' comuni delle leggi.


==== 1. Appello ai Candidati alle elezioni europee.
Invitiamo a leggere il seguente Appello indirizzato ai candidati alle europee:
"Quelle Europe pour l'Universite'? Dix questions de Sauvons l'Universite'
aux candidats aux elections europeennes (28 mai 2009). Cliccare:
http://www.sauvonsluniversite.com/spip.php?article2656

Nel documento, tra l'altro, e' scritto:
"L'applicazione delle tecniche manageriali alla gestione di tutte le
strutture d'insegnamento e di ricerca conduce alla strumentalizzazione
della notione di "conoscenza" in una prospettiva puramente economicista."

Sintesi delle scelte 'dominanti' e delle soluzioni alternative prospettate:
1. Concorrenza? Collegialita' ed emulazione.
2. Precarizzazione? Stabilita'.
3. Valutare per punire? Per sostenere.
4. Professionalizzazione? Formazione.
5. Classifica Shangai? Indice non esatto.
6. Autonomia? Quella scientifica.
7. 'Governance'? Collegialita'.
8. Finanziamento su progetto? Stabilita' dei finanziamenti.
9. Molteplicita' delle strutture di finanziamento? Pluralita' delle
strutture di ricerca e d'insegnamento.
10. Prestiti agli studenti? Lo Stato deve garantire l'accesso.


=== 2. Documento sulla situazione francese: le analogie con l'Italia e le
'origini' comuni delle leggi.

Invitiamo al leggere l'interessante intervento "Plus de 3 mois! Un conflit
sans precedent en France". Cliccare:
http://cgt-universite-de-provence.over-blog.fr/article-31858766.html

Nell'intervento si documentano le 'origini' delle leggi francesi (e
italiane) che "provengono da decisioni prese a livello internazionale".
E' particolamente impressionante l'analogia tra il nuovo ruolo del
rettore-padrone (presidente) e i compiti e la composizione del suo
Consiglio di Ammministrazione previsti dalla legge francese (v. sotto) e
quanto previsto dalle bozze di DDL ministeriali e del PD.

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"Pour un systeme managerial dans l'universite', les presidents deviennent
des patrons

Aout 2007, France :

La Loi relative aux libertes et responsabilites des universites (LRU)
permet de transformer un president d'universite' mediateur en un president
« actif », et a' cette fin la loi lui confere de nouveaux pouvoirs et de
nouvelles responsabilites, qui concourent a' liberer l'action du president
et du conseil d'administration (CA) de toute entrave executive.
Concernant le CA, on passe de 60 a' 20-30 membres avec un mode electoral
pour les enseignants-chercheurs propre a' privilégier la mise en place
d'une equipe presidentielle, et la representation des personnalites
exterieures (directement nommees par le nouveau president et approuvees par
les membres elus du nouveau CA) sera plus importante (et comportera
obligatoirement au moins un chef d'entreprise , au moins un autre acteur du
monde economique et social et deux ou trois representants des collectivites
territoriales, dont un du conseil regional).
La totalite' de la politique de recherche et de formation releve du seul CA.
Enfin, le CA definit les principes generaux de repartition des obligations
de service des personnels enseignants et de recherche entre les activites
d'enseignement, de recherche et les autres missions qui peuvent etre
confiees a' ces personnels, et les seuls membres elus (et bientot
accompagnes des membres nommes, proposition deposee par l'ancien rapporteur
de la loi LRU B. Apparu le 5 mai 2009) du CA eliront le president de
l'universite', a' la majorite' absolue.
Concernant le president d'universite', il dispose d'un droit de veto
personnel - motive' il est vrai - sur toute affectation de personnel ; il
est en outre personnellement responsable de l'attribution des primes aux
personnels ; il peut recruter, en CDD comme en CDI, des agents contractuels
sur des postes d'enseignement, de recherche, techniques ou administratifs."


= Dopo gli interventi di Susan George (Pisa), Marco Benvenuti (Firenze),
Maurizio Persico (Pisa), Tommaso Greco (Pisa), Andrea Celli (Padova) e
Michele Maggi(Firenze), riportiamo piu' sotto l'intervento di Giovanna
Campani dell'Universita' di Firenze.
Per leggere tutti i precedenti interventi cliccare:
http://firgoa.usc.es/drupal/node/42926

= Segnaliamo su CorriereUniv.it (30 maggio 2009):
"Dieci domande sull'Universita'":
http://www.corriereuniv.it/2009/05/dieci-domande-sull%E2%80%99universita/

=====

Da Giovanna Campani dell'Universita' di Firenze:

"Cari colleghi,
un commento brevissimo. Condivido al 100% quello che ha scritto Susan
George. Le sue considerazioni sono quelle che faccio io ogni volta che
rientro da periodi di soggiorno di studio e di lavoro non in Universita'
prestigiose come Harvard, ma, per esempio, in Universita' canadesi,
svedesi ed anche in Universita' spagnole, dove e' possibile lavorare a dei
progetti culturali collettivi e non essere spettatori della difesa del
proprio "particulare", della parrocchietta, del feudo di ogni
professore. Dico questo, senza negare per nulla che nell'Universita'
italiana esistano delle intelligenze individuali eccellenti. Ma
l'istituzione -nel suo complesso- e', purtroppo, quello che ha detto
l'ambasciatore statunitense Spogli, nel suo discorso di commiato
all'Italia: ovvero una tragedia nazionale.
Al collega Michele Maggi: se i professori universitari non hanno reagito
alle  campagne denigratorie, certamente indifferenziate, non e' forse
perche' sono parte e in parte
complici -non foss'altro per aver sempre taciuto- di un sistema corrotto
indecente? Ma se in ogni concorso si sa gia' il vincitore! Non lo
sappiamo da anni? Non lo sappiamo da anni quando ricevevamo quelle
indecenti mail...vai a votare quello, quello quello, per formare le
commissioni? Perche' non abbiamo mai detto niente? Quanti meritevoli
abbiamo visto escludere per fare entrare il pupillo dell'ordinario, meno
bravo, meno brillante...ed abbiamo taciuto? Ma se, nei concorsi, il
merito e', al limite, uno dei criteri, ma nemmeno il prioritario, di
solito, come raccontano tutti i giovani brillanti che sono dovuti andare
all'estero a fare la loro carriera! Ma se davvero entrano i figli e le
amanti (purtroppo!) (le amanti, gli amanti ancora no, per fortuna,
perche' le donne hanno troppo poco potere nell'Universita')! Ma se i
dottorandi sono ridotti spesso a portaborse, grazie a un sistema che non
ha equivalente in nessun altro paese d'Europa! Ma se si inventano le piu'
incredibili regole burocratiche perche' nei concosi locali non vi sia la
peggiore cooptazione -abilitazioni nazionali, ecc...- Anche questo (pure
l'ANDU mi sembra ha proposto un sistema infallibile per evitare la
cooptazione locale): ma scusate un attimo...in molti paesi europei (la
Svezia per esempio), i concorsi sono solo locali, eppure, chissa' perche',
si sceglie il candidato in base al merito e/o al progetto culturale
complessivo dell'Universita'. Non verrebbe nemmeno in testa al collega
svedese di escludere il miglior concorrente per quel posto anche se c'e'
il suo "pupillo", suo figlio o la sua amante che concorrono, perche'
l'obiettivo per quel professore svedese e' un'Universita' di qualita', una
buona offerta per gli studenti, avere un candidato che possa apportare
qualcosa di importante, abbia un buon progetto, sia nelle reti
internazionali, ottenga contratti di ricerca con le diverse fondazioni o
istituzioni o la Commissione Europea...tutti criteri che non mi pare
vadano per la maggiore in Italia, dove, prima di questi criteri (che
magari un po' contano pure), ne vengono altri -e purtroppo anche alcuni
che hanno piu' a che vedere col familismo amorale che con il destino
futuro dell'Universita'.
Puo' darsi che tutto questo degrado sia avvenuto perche' l'Universita'
italiana e' sempre stata sottofinanziata e quindi i professori abbiano
cercato di arraffare quello che potevano in un sistema senza
risorse...Chissa': credo che varrebbe davvero la pena di fare una ricerca
sugli universitari e sull'Universita'. Cercare di capire perche' le cose
sono andate cosi'...Credo anzi, che questo andrebbe fatto al piu' presto...
A proposito della ricerca, minacciata dalla aziendalizzazione, secondo
Maggi: purtroppo o per fortuna, da anni ormai, almeno nelle mie materie,
se si vuole fare un minimo di ricerca finanziata decentemente -potendo
cioe' sostenere dei giovani ricercatori, fare lavoro di campo...ecc...(e
se non si fa parte di clientele politiche), bisogna rivolgersi
all'Europa...ai progetti europei...non sono certo i quattro soldi che da
il MIUR che permettono di fare ricerca...E purtroppo o per fortuna,
presentare progetti di ricerca richiede competenze tecniche a vari
livelli, oltre che genialita'...Richiedere che i professori abbiano
queste competenze tecniche (e linguistiche...ma si puo' davvero essere
professore universitario oggi senza sapere un paio di lingue). E, sulla
valutazione della ricerca, l'Europa ha stabilito tutta una serei di
criteri che sono, a mio modesto parere, interessanti, e che potrebbero
benissimo essere applicati anche in Italia, ma che i professori italiani
(la maggior parte degli ordinari delle umanistiche non ha nemmeno un
dottorato di ricerca) sembrano ignorare.
Per concludere -o si parte dalle enormi responsabilita' dell'accademia
italiana, o c'e' un impegno a finirla con la corruzione o sara' difficile
reagire a qualsiasi attacco.
Saluti
Giovanna Campani
Universita' di Firenze"
 


- 1. "CUPIO DISSOLVI"?: DUE NUOVI INTERVENTI
- 2. "LOGICHE DI MERCATO PER L'UNIVERSITA' PUBBLICA" (sull'Unita')


- 1. "CUPIO DISSOLVI"?: DUE NUOVI INTERVENTI
Dopo gli interventi di Susan George (Pisa), Marco Benvenuti (Firenze),
Maurizio Persico (Pisa), Tommaso Greco (Pisa), Andrea Celli (Padova),
Michele Maggi(Firenze), Giovanna Campani (Firenze), riportiamo piu' sotto
l'intervento di Marinella Lorinczi, dell'Universita' di Cagliari, e una
replica di Michele Maggi.
Per leggere tutti i precedenti interventi (eccetto quello di Campani)
cliccare:
http://firgoa.usc.es/drupal/node/42926
Per leggere l'intervento di Campani cliccare:
http://unimoreinform.blogspot.com/2009/05/andu-le-enormi-responsabilita.html

=============

Da Marinella Lorinczi dell'Universita' di Cagliari:

"Gentili colleghi dell'ANDU,
leggo con l'attezione e la coscienziosita' che il tempo a diposizione 
mi concede tutte le vostre comunicazioni preziose. L'ultimo 
intervento, della collega Campani, mi lascia francamente e 
sgradevolmente perplessa. Mi ricorda le lamentele di un grande barone 
delle mie discipline (filologiche) che si lamentava della 
parcelizzazione dei percorsi formativi e il resto, avvenuti in questi 
ultimi lustri di cosiddetta riforma. Come se lui/lei, dalle posizioni 
di potere che tutti riconoscevano e che si pretendevano riconosciute, 
non facesse parte del sistema che ha generato ed agevolato il 
fenomeno. Questi pianti a posteriori dopo anni di inerzia sistematica, 
sistemica e di convenienza (mi riferisco a quanto ho vissuto, 
sperimentato e patito), sono sconvolgenti e sconvenienti. Chi aveva da 
dire e da ridire perche' non l'ha fatto a suo tempo?
Il problema linguistico. Non e' soltanto comunicativo, fosse cosi' 
semplice, ma anche di potere ed economico. Non lo si puo' affrontare 
come se fosse la prima volta in assoluto che se ne parla. Esiste un 
enorme dibattito al riguardo. Quante lingue straniere conoscono gli 
anglofoni nativi ed anglosassoni (non indiani o in generale delle ex 
colonie) che praticano discipline diverse da quelle umanistiche? Gli 
umaninisti sono poliglotti per mestiere e necessita', gli altri non 
necessariamente perche' con l'inglese non solo si accede a tutto, ma 
anzi si batte qualsiasi non nativo per duttilita' e creativita' 
nell'uso. Non si sa dell'esistenza del movimento, negli USA, 
dell'English only?
Marinella Lorinczi, Univ. di Cagliari"

=============

Da Michele Maggi dell'Universita' di Firenze (replica):

"L'intervento di Campani e' una perfetta risposta alle domande all'origine
di questa discussione. Quando un istituto, quando un corpo sociale e' in
preda al cupio dissolvi (fatto di abbattimento silenzioso o di gridi
denunciatari) il suo destino e' segnato. Non resta che accettare lo
smantellamento dell'universita' pubblica, chiedere cosa e come studiare
alle superiori burocrazie europee e magari, come ci viene suggerito,
trasferirci altrove, dove tutto funziona e dove unicamente la cultura
fiorisce. Speriamo che questo non valga come metonimia dell'Italia.
P. s. per una sciocchezza (ma non e' la prima volta che la si sente, ed e'
un'altra di quelle circolanti a beneficio del pubblico esterno): gli
ordinari che non hannonemmeno un dottorato di ricerca. A parte che,
formalmente, almeno finora, l'accesso al ruolo di professore universitario
non e' stato vincolato ad alcun titolo di studio (e questo corrispondeva a
una precisa tradizione di liberta' degli studi), sta di fatto che quando
molti di noi sono entrati nei ruoli universitari il dottorato non esisteva
(ne' c'era piu' la libera docenza): si doveva forse concorrervi
successivamente (togliendo il posto ad altri)? Va bene per le tirate
demagogiche ...
Michele Maggi"

- 2. "LOGICHE DI MERCATO PER L'UNIVERSITA' PUBBLICA"
Segnaliamo l'interessante intervista a Massimiliano Fiorucci "Babele di
riforme e insulti, ecco i veri mali dell'Universita'" sull'Unita' del 31
maggio 2009. Per leggere l'intervista cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-05/090531/MBMGX.tif
Massimiliano Fiorucci, tra l'altro, sostiene: "Negli anni il linguaggio ha
subito profonde trasformazioni: sono state adottate logiche di mercato ad
un settore come l'universita' pubblica che non ha finalita' aziendale:
termini come crediti, debiti formativi. Dovremmo invece garantire
Universita' di massa e qualificata."
 


DDL PD: COMMISSARIAMENTO DEGLI ATENEI E DEI DOCENTI
LE PROPOSTE ALTERNATIVE DELL'ANDU

Alla vigilia delle elezioni europee il PD ha presentato una bozza di
"Proposta di legge sull'Universita'" (per leggere la "Proposta di legge" v.
nota 1).

Prima di commentare il DDL del PD, ci pare utile la rilettura di una
'profetica' proposta di 'governance' elaborata dalla Fondazione TreeLLLe
nel 2003:
"Istituzione di un organo collegiale che deterrebbe il potere esecutivo
nell'ateneo: un Consiglio di Ateneo con i compiti e le responsabilita'
tipici di ogni consiglio di amministrazione".
"Il Consiglio di Ateneo delibererebbe i budget revisionali, con la
conseguente ripartizione delle risorse, i bilanci consuntivi di esercizio,
i piani strategici di attivita', le operazioni patrimoniali, gli impegni
contrattuali dell'ateneo. Il Consiglio di Ateneo avrebbe inoltre la
responsabilita' DIRETTA della selezione del personale docente, ricercatore
e tecnico-ricercatore."
"La parola finale e dunque la responsabilita' reale dell'assunzione rimane
in capo al Consiglio di Ateneo." Ci deve essere l'obbligo "che meta' dei
componenti, escluso il Rettore, siano scelti all'interno del personale
dell'ateneo e meta' all'esterno come rappresentanza dei portatori di
interesse esterni nei cui confronti l'istituzione deve essere accountable:
Governo nazionale e regionale, comunita' territoriali, forze
imprenditoriali e sociali." "La nomina e la revoca dei componenti del
Consiglio di Ateneo sarebbero una PREROGATIVA del Rettore", salvo che per
gli 'esterni'.
Tutto questo e' scritto nelle pagine 110 e 111 del Quaderno n. 3
"Universita' italiana, universita' europea?", del settembre del 2003, della
Fondazione TreeLLLe, la quale si prefiggeva esplicitamente di svolgere
"attivita' di LOBBY trasparente al fine di diffondere dati e informazioni,
promuovere le tesi presso i decisori pubblici a livello nazionale e
regionale, i parlamentari, le forze politiche e sociali, le istituzioni
educative affinche' le proposte di TreeLLLe influenzino le azioni di
governo e si trasformino in sperimentazioni concrete."
La TreeLLLe era ed e' presieduta da Attilio Oliva, ex amministratore
delegato della Luiss (l'Universita' della Confindustria), che ha
recentemente ribadito che negli Atenei "serve un consiglio
d'amministrazione con pochi elementi, una decina in tutto con qualche
rappresentante esterno, che abbia la responsabilita' diretta della gestione
di tutte le risorse, docenti inclusi." (dal Corriere della Sera del 24
febbraio 2009).
Per conoscere l'"organigramma" della TreeLLLe cliccare:
http://www.treellle.org/?p=organigramma

Le 'indicazioni' della TreeLLLe ora sono state sostanzialmente 'riscritte'
nella bozza di DDL del PD (e in quelle ministeriali).
Infatti nel DDL del PD si legge che "il consiglio di amministrazione
(composto al massimo da una dozzina di elementi, ndr) assume TUTTE le
decisioni riguardanti l'ateneo nel suo complesso, ad eccezione di quelle di
competenza di altri organi di governo" e "in particolare approva il
bilancio preventivo, il conto consuntivo e TUTTI i provvedimenti che
riguardano la realizzazione di infrastrutture, l'ORGANICO e il RECLUTAMENTO
del personale, l'ATTIVAZIONE dei corsi di studio e l'allocazione di risorse
alle strutture interne."(comma 6 dell'articolo 5).
Inoltre "il consiglio di amministrazione, sentiti il senato accademico e le
strutture interne interessate, DELIBERA il reclutamento (dei professori)
sulla base della graduatoria di merito e di una eventuale intervista (sic!)
con i candidati." (comma 6 dell'art. 9).
E anche "la promozione (dei professori) e' DELIBERATA dal consiglio di
amministrazione, sentiti il senato accademico e le strutture interessate."
(lettera d del comma 8 dell'art. 9).
Meta' dei componenti del Consiglio di Amministrazione sono nominati dal
Rettore e almeno un terzo dei componenti e'formato da persone esterne
(comma 7 dell'art. 5).

Insomma il PD, come prevedono anche le bozze ministeriali, affida al
Rettore e al suo CdA poteri assoluti, rafforzando e consacrando cosi' quel
sistema di potere oligarchico che ha gia' portato al disastro degli Atenei
e che si basa proprio sugli immensi poteri dei Rettori. Tali poteri sono
derivati soprattutto da Senati Accademici incapaci di una gestione
complessiva degli Atenei perche' egemonizzati dalla presenza dei Presidi,
esprimendo cosi' una sorta di federalismo condominiale. Un sistema di
potere che ha anche prodotto quella 'poco elegante' scelta di tanti Rettori
che si sono fatti prorogare il mandato dai 'propri' Senati Accademici. Una
scelta che e' anche un'autodenuncia della natura oligarchica dell'attuale
gestione degli Atenei, gestione che diventerebbe ancor piu' devastante se
dovesse essere realizzato quanto voluto dalla lobby
accademico-confindustriale che 'ispira' il PD  e il Ministero.

Che la vera finalita' dei progetti del PD e del Ministero sia quella di
imporre per legge il commissariamento degli Atenei e dei docenti (nota 2) -
tra i quali si accentua la gerarchizzazione introducendo gli organici di
Ateneo separati per fascia (nota 3) - lo dimostra il fatto che gli unici
importanti punti 'prescrittivi' dei DDL sono quello dei pieni poteri
conferiti ai Rettori e ai loro Consigli e quello del connesso svuotamento
dei compiti del Senato Accademico, mentre il resto lo si demanda alla
famigerata autonomia degli Atenei, affidata a quegli stessi Organismi che
hanno ovunque dimostrato di essere capaci solo di conservare al massimo
l'assetto di potere preesistente. Ne' il PD, ne' il Ministero, infatti,
prevedono la formazione di un Organo costituente di Ateneo (p.e., composto
da rappresentanze paritetiche direttamente elette da ordinari, associati,
ricercatori, tecnico-amministrativi e studenti).

'Naturalmente' il PD, come il Ministero, non prevede la costituzione di un
nuovo e unico Organo nazionale di autogoverno, che rappresenti e coordini
le Universita' e difenda il Sistema nazionale degli Atenei dai poteri forti
accademico-politici. Un Organo composto da rappresentati di tutte le
componenti universitarie (docenti, tecnico-amministrativi, studenti),
eletti in maniera diretta, non corporativa e non frammentata.
D'altronde la TreeLLLe, a pag. 95 del suo citato Quaderno, 'dettava': "E'
percio' necessario, per la chiarezza dei ruoli, che l'autorita' centrale
abbia come interlocutore la CRUI come espressione autonoma e indipendente
degli atenei", ritenendo (a pag. 94). "incongrua la configurazione del Cun
come 'organo di rappresentanza delle istituzioni autonome universitarie'"
Bisogna riconoscere che la CRUI effettivamente ha giocato e sta giocando
un ruolo non secondario di "interlocutore" dei vari Ministri e dei vari
Parlamenti per agevolarne l'opera di demolizione dell'Universita' statale,
democratica, di massa e di qualita'; ruolo svolto dai Rettori in piena
autonomia e indipendenza dagli Atenei.

Il modello aziendalistico (nota 4) dettato dalla lobby
accademico-confindustriale italiana e' peraltro perfettamente in linea con
le 'indicazioni' date a livello europeo dai poteri forti economici. A
questo proposito va sottolineata la perfetta sintonia di intenzioni e di
contenuti tra la legge del Governo francese e le proposte elaborate in
Italia dal Ministero e dal PD. Si tratta di un disegno che punta al
definitivo smantellamento delle Universita' statali quali istituzioni al
servizio del bene comune; un disegno che e' anche in aperto contrasto con
la Costituzione italiana che garantisce invece la liberta' di ricerca e di
insegnamento.

Nel progetto del PD ci sono alcuni punti interessanti (elezione diretta
del SA, terza fascia, unica figura pre-ruolo, maggiori risorse) che
diventano 'secondarie' rispetto al principale obiettivo del
commissariamento degli Atenei e dei docenti.

Il PD, nel rendere noto il suo DDL, si e' augurato "che si apra un
dibattito aperto e costruttivo nel mondo universitario, nel Parlamento e
nel Paese. Osservazioni e critiche saranno quindi benvenute e gradite le
proposte di modifica nella forma di emendamenti."
L'ANDU, inascoltata, da anni formula "osservazioni e critiche", avanzando
puntuali proposte alternative alle posizioni del PD (prima dei DS) sui nodi
centrali della 'governance' e del reclutamento.
Piu' recentemente l'ANDU ha duramente criticato (v. documento "Governance.
Controriforma PD", nota 5) la "Proposta n. 5 (Governance universitaria piu'
responsabile, efficace ed efficiente)". In particolare il PD nella sua
"Proposta" prevedeva che "Il consiglio di amministrazione, presieduto dal
rettore, delibera tutte le scelte gestionali dell'universita'" e che esso
"e' formato su proposta del rettore (senza meccanismi elettivi dei suoi
componenti) approvata dal senato accademico."


== LE PROPOSTE DELL'ANDU

Alle ipotesi antidemocratiche di organizzazione degli Atenei e contro il
commissariamento dei docenti, l'ANDU contrappone un modello di
organizzazione degli Atenei democratica, responsabile, efficace ed
efficiente e un sistema di reclutamento e di promozione rispettoso
dell'autonomia dei docenti, ma che impedisca le degenerazioni nepotistiche.

GOVERNO DEL SISTEMA NAZIONALE E ORGANIZZAZIONE DEGLI ATENEI

- Sistema nazionale
Occorre prevedere un unico Organo di autogoverno del Sistema nazionale
delle Universita' direttamente eletto da tutte le componenti (docenti,
tecnico-amministrativi, studenti) del mondo universitario, con una
rappresentanza non frammentata (5 o 6 aree equivalenti) e non corporativa
(elettorato attivo e passivo comuni) delle tre fasce della docenza.
Alle Conferenze nazionali dei Rettori, dei Presidi e dei Direttori di
Dipartimento dovrebbero essere riconosciuti specifici ruoli.

- Organizzazione degli Atenei

Premessa.
La riforma proposta dall'ANDU si basa sulla previsione, per la prima volta
nell'Universita' italiana, di un gestione DEMOCRATICA degli Atenei,
attraverso un Organismo i cui componenti siano TUTTI DIRETTAMENTE eletti da
tutte le categorie e che abbia poteri effettivi, riducendo quelli del
Rettore. Non e' infatti vero che "il voto di massa (per eleggere il
Rettore) peggiora l'Universita'", come scrive in un improvvisato e
disinformato intervento Mario Pirani su Repubblica dell'1 giugno 2009 (nota
6), ma e' invece proprio l'assenza di un Organo collegiale di Ateneo,
democratico e realmente responsabile, che impedisce una gestione rispettosa
degli interessi generali dell'Universita' e della Societa'.

Proposta
Il Rettore deve essere eletto da tutti i docenti (professori e
ricercatori), con una consistente partecipazione dei tecnico-amministrativi
e degli studenti.
Il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione dovrebbero essere
sostituiti da un "Consiglio di Ateneo" i cui componenti dovrebbero essere
tutti direttamente eletti, con una rappresentanza dei docenti non
frammentata e non corporativa. Il Consiglio di Ateneo dovrebbe eleggere al
suo interno un Presidente.
Negli Atenei dovrebbero essere previsti specifici ruoli per i Collegi dei
Presidi, dei Direttori di Dipartimento e dei Presidenti dei Consigli di
Corso di Studio.
Potrebbe essere previsto un Organo di gestione (un "Esecutivo di Ateneo"),
eletto dal Consiglio di Ateneo, da affiancare al Rettore.
Il Rettore e tutti i componenti del Consiglio di Ateneo devono essere
interni all'Ateneo stesso.
Le strutture portanti dell'Ateneo devono diventare i Consigli di Corso di
Studi per la didattica e i Dipartimenti per la ricerca. Nei Dipartimenti,
rivedendone i criteri di formazione e le dimensioni, si dovrebbero
'incardinare' i docenti, togliendo ai Consigli di Facolta' la 'gestione'
dei posti e assegnando loro compiti di coordinamento dei Corsi di Studio.
La composizione e i compiti delle strutture degli Atenei devono essere
normati dalla legge.

DOCENZA UNIVERSITARIA E CONCORSI

Premessa.
Riteniamo che con la riforma proposta dell'ANDU si porrebbe veramente fine
al nepotismo e finalmente si lascerebbe ai docenti di qualsiasi livello la
possibilita' di svolgere piu' liberamente, piu' proficuamente e piu'
serenamente l'attivita' di ricerca e di insegnamento.
Sottolineiamo inoltre che non e' vero (come alcuni continuano a sostenere)
che per i concorsi universitari tutto e' stato gia' (inutilmente) provato e
invitiamo a riflettere sul fatto che per i concorsi di ingresso nel ruolo
della docenza (dal 1980 quello a ricercatore) MAI si sono 'provati' i
concorsi veramente nazionali, TOTALMENTE sganciati dal 'maestro' che ha
'allevato' il suo allievo e che ritiene di avere il diritto-dovere di farlo
entrare in ruolo e di fargli fare carriera.
In questa direzione si potrebbe anche prevedere un graduatoria dei
vincitori dei concorsi nazionali per il reclutamento, facendo scegliere ai
vincitori stessi, seguono l'ordine della graduatoria, la sede tra quelle
che hanno bandito i posti.

Proposta.
Stato giuridico nazionale dei docenti collocati in un ruolo unico,
articolato in tre fasce con uguali mansioni. Ingresso (v. specificazioni
sotto) nel ruolo docente per concorso nazionale (prevalentemente nella
terza fascia) e passaggio di fascia per idoneita' nazionale individuale (a
numero aperto), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica,
senza l'ulteriore chiamata della Facolta' dove il docente gia' lavora e
continuera' a lavorare.
Per il passaggio di fascia e' indispensabile prevedere uno specifico
budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali.
Le commissioni nazionali, per i concorsi e per i passaggi, devono essere
interamente sorteggiate e composte da soli ordinari.
Periodo pre-ruolo massimo di 3 anni in un'unica figura definita da una
legge che preveda adeguata retribuzione, diritti (malattia, maternita',
ferie, contributi pensionistici) e liberta' di ricerca, con un numero di
posti rapportato a quello degli sbocchi nel ruolo della docenza.
Bando nei prossimi anni, su nuovi specifici e aggiuntivi fondi statali, di
almeno 20.000 posti di terza fascia, con cancellazione dell'attuale giungla
di figure precarie.
Trasformazione del ruolo dei ricercatori in terza fascia di professore,
prevedendo la partecipazione di tutti ai Consigli di Facolta' e l'accesso
ai fondi di ricerca anche per i professori di terza fascia non confermati.
Distinzione tra tempo pieno e tempo definito con esclusione per i docenti
a tempo definito dalle cariche accademiche e dalle commissioni concorsuali.

Specificazioni sul reclutamento.
I concorsi per i posti nella fascia iniziale della docenza (oggi il ruolo
dei ricercatori) devono essere espletati a livello nazionale,
'concentrando', con cadenza certa, i posti banditi in autonomia dai vari
Atenei su fondi propri e/o ministeriali.
La scelta dei vincitori deve essere fatta da una commissione nazionale
composta solo da ordinari direttamente sorteggiati, tutti appartenenti a
sedi diverse, escludendo quelli degli Atenei che hanno bandito i posti e
prevedendo non piu' di un componente appartenente ad una stessa sede.
Ai candidati devono essere adeguatamente riconosciuti i periodi di
attivita' didattica e scientifica svolti a qualsiasi titolo: dottorato,
assegni, borse, incarichi, ecc.

1 giugno 2009

- Nota 1. Per leggere la bozza del DDL del PD cliccare (senza interrompere
i caratteri!):
http://www.rettore.unifg.it/dwn/documenti/Proposta%20di%20legge%20PD%20su%20
universit%2022%20maggio%202009.pdf
oppure
http://dc152.4shared.com/download/107919691/c3164a42/Proposta_di_legge_PD_su
_universit_22_mag1.pdf
oppure
http://bda.unict.it/Pagina/It/Notizie_1/Comunicazioni_dal_Rettore_2/0/2009/0
5/26/2966_.aspx

- Nota 2. Nel DDL del PD si prevede l'intromissione della solita ANVUR
nella scelta dei docenti prevedendo che per far parte delle commissioni per
le abilitazioni nazionali bisogna prima richiedere all'ANVUR di fare "parte
di una lista compilata" dall'ANVUR stessa (comma 2 dell'art. 10).

- Nota 3.  Il PD, introducendo l'"Organico docente" (art. 11), mantiene e
rafforza l'attuale divisione in tre distinti ruoli della docenza,
attribuendo di fatto al Rettore il potere di determinare la 'distribuzione'
dei docenti nelle tre fasce. Con le procedure previste dal PD, nella sua
normale carriera, un docente (dal reclutamento nel ruolo della terza fascia
fino ad entrare nel ruolo degli ordinari), dovra' affrontare e superare tre
prove nazionali (una abilitazione per ogni fascia) e tre concorsi locali
(uno per il reclutamento e due per le promozioni): il doppio di quanto
proposto dall'ANDU (un concorso nazionale per il reclutamento nel ruolo
unico e due prove di idoneita' nazionali per le promozioni). Peraltro le
procedure previste dal PD (e dal Ministero) avranno anche la conseguenza di
'produrre' i primi nuovi assunti e le prime nuove promozioni non prima di
qualche anno. E tutto si aggiunge all'attuale blocco dei concorsi dovuto ad
una legge (la 180) insensata sul piano accademico e su quello giuridico.

- Nota 4. Nel modello di 'governance' della TreeLLLe l'Organo di governo
dell'Ateneo era chiamato "Consiglio di Ateneo", mentre ora, nella bozza di
DDL del PD (e in quelle ministeriali), lo stesso Organo e' chiamato
"Consiglio di Amministrazione", dicitura questa piu' consona a quella
imperterrita logica aziendalistica ("autonomia responsabile degli Atenei")
che tanto bene ha portato all'Universita' italiana: finta autonomia
finanziaria, finta autonomia statutaria, localismo concorsuale,
dequalificante "3 + 2",  proliferazione del precariato, ecc.).

- Nota 5. Per leggere il documento dell'ANDU "Governance. Controriforma
PD", del 3.11.08 , cliccare:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article21114.html

- Nota 6. Per leggere l'intervento di Mario Pirani "Se il voto di massa
peggiora l'Universita'", su Repubblica dell'1 giugno 2009, cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-06/090601/MC1SP.tif
 


1. "Imprenditore Presidente del CdA dell'Ateneo"
2. "Professori a contratto? Un altro crac (italiano)"
3. CampusPRO: quinto numero


== 1. "Imprenditore Presidente del CdA dell'Ateneo"

"Il potere di lobby e l'autorevolezza (sic!) di Confindustria non hanno
uguali tra le associazioni imprenditoriali del mondo industrializzato".
Cosi' inizia l'articolo "La svolta di Confindustria. Piu' meritocrazia
anche tra le imprese", sul Corriere della Sera del 3 giugno 2009. Per
leggere l'articolo cliccare:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2009/06/03SIQ3158.PDF

Nello stesso articolo si legge:
"il ruolo di Confindustria potrebbe essere epocale, perche' uno dei modi
cruciali per aumentare la meritocrazia nelle universita' e' cambiarne
l`assurda governance:
l`Italia e' l`unico paese in cui il rettore e' scelto dai professori e i
consigli di amministrazione sono quasi sempre composti da interni. Forse si
avvicina il giorno in cui un imprenditore padovano dì successo riuscira' a
dare un contributo economico (esente da tasse) all`universita' in cui ha
studiato, diventando il Presidente del suo Cda, composto da esterni."

Detto gia' fatto. Ministero e PD - molto sensibili al potere di lobby e
all'autorevolezza di Confindustria - sono sulla buona strada: nei loro
progetti prevedono un nuovo Consiglio di Amministrazione 'aperto' agli
"esterni" e dotato di immensi poteri.


== 2. "Professori a contratto? Un altro crac (italiano)"

Segnaliamo l'intervento di Tomaso Montanari "Professori a contrato? Un
altro crac (italiano)", sul Corriere Fiorentino del 3 giugno 2009. Per
leggere l'intervento cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-06/090603/MDOJP.tif


== 3. CampusPRO: quinto numero

Ci e' stato segnalato che e' online il quinto numero di CampusPRO, "il
quindicinale elettronico dedicato ai professionisti dell'universita' e
della ricerca", che si puo' sfogliare cliccando
http://www.campus.it/focus/165476-campuspro-ecco-il-sommario-2.html


da due articoli sulla Stampa del 7 giugno 2009:

"Perenzione: il Tesoro riassorbe i finanziamenti anche se il progetto non
e' concluso".
"L'attuale situazione e' dovuta a una norma introdotta dall'ex ministro
Tommaso Padoa-Schioppa nella finanziaria 2008 che ha portato la perenzione
da sette a tre anni. La maggioranza, dal canto suo, non modifica la norma
perche' se dovesse tirare fuori oggi quella montagna di denaro, perderebbe
punti di Pil."

Per leggere i due articoli:

"Lo Stato si riprende i soldi per la ricerca", cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-06/090607/MGOI2.tif

"E' un sistema capestro, puo' succedere solo in Italia", cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-06/090607/MGOIQ.tif
 


Invitiamo:
1. a leggere il documento della FLC-CGIL sui DDL del Governo e del PD;
2. a rileggere i documenti dell'ANDU sugli stessi DDL.


1. === FLC-CGIL

- "La FLC Cgil su governance e reclutamento nelle Universita'" (9.6.09):
http://www.flcgil.it/notizie/news/2009/giugno/la_flc_cgil_su_governance_e_re
clutamento_nelle_universita


2. === ANDU

-  "La 'governance' degli Atenei dei Rettori" (24.2.09):
http://www.astrid-online.it/L-universi/Documenti/Andu_25_2_09.pdf

- "Il commissariamento dei docenti universitari. L'alternativa dell'ANDU"
(5.5.09):
http://corunimore.blogspot.com/2009/05/andu-commissariamento-dei-docenti.html

- "DDL PD: commissariamento di Atenei e docenti" (1.6.09):
http://unimoreinform.blogspot.com/2009/05/andu-ddl-di-governo-e-pd-professor
i.html
 


=== Il ministro Gelmini, contrariamente a quanto previsto, non presentera'
al Consiglio dei Ministri del 12 giugno 2009 il testo del DDL sulla
'governance' degli Atenei e sul reclutamento.

=== Il 26 maggio scorso tutte le Organizzazioni della docenza universitaria
(ADU, ADI, ANDU, APU, CISAL Universita', CISL Universita', CIPUR-Confsal,
CNU, CNRU, FLC CGIL, SUN, UIL P.A.-U.R. AFAM, UDU, UGL Universita' e
Ricerca, USPUR) hanno chiesto un incontro al ministro Gelmini per un
confronto su una bozza ufficiale del DDL PRIMA della sua presentazione in
Consiglio dei Ministri (v. in calce la lettera inviata al Ministro). Fino
ad oggi dal Ministro non e' pervenuta alcuna risposta.

=== Il 25 giugno 2009 le Organizzazioni universitarie incontreranno il PD
(Giuseppe Fioroni e Luciano Modica) per un confronto sul DDL presentato da
questo partito.

=== Dopo la presentazione del DDL al Consiglio dei Ministri, le
Organizzazioni universitarie si incontreranno con il sen. Giuseppe
Valditara del PDL.

=== Invitamo a leggere l'interessante articolo di Stefano Catucci "Bilancio
di una riforma ispirata a criteri punitivi", sul Manifesto dell'11 giugno
2009. Per leggere l'articolo:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-06/090611/MJODY.tif

=== Ricordiamo che sui DDL del Governo e del PD l'ANDU ha elaborato i
seguenti documenti:

-  "La 'governance' degli Atenei dei Rettori" (24.2.09):
http://www.astrid-online.it/L-universi/Documenti/Andu_25_2_09.pdf

- "Il commissariamento dei docenti universitari. L'alternativa dell'ANDU"
(5.5.09):
http://www.bur.it/sezioni/sez_andu_249.php

- "DDL PD: commissariamento di Atenei e docenti" (1.6.09):
http://www.bur.it/sezioni/sez_andu_251.php


===========

LETTERA UNITARIA AL MINISTRO GELMINI:

"ADU, ADI, ANDU, APU, CISAL Universita', CISL Universita', CIPUR-Confsal,
CNU, CNRU, FLC CGIL, SUN, UIL P.A.-U.R. AFAM, UDU, UGL Universita' e
Ricerca, USPUR


URGENTE

All'on. Mariastella Gelmini,
Ministro dell'Istruzione, dell'Universita' e della Ricerca

OGGETTO: Richiesta di incontro


Gentile Ministro,

abbiamo apprezzato il fatto di averci consentito, nell'incontro tenutosi in
data 19 maggio u.s. al Ministero, di conoscere alcuni dei contenuti della piu'
recente bozza del disegno di legge sull'Universita' che sara' presentato al
Consiglio dei Ministri non prima del prossimo 12 giugno.

Abbiamo ricevuto dalla segreteria del Vicecapo di Gabinetto la richiesta
di conoscere le nostre osservazioni a quanto sentito in quell'incontro, ma
non riteniamo utile, in questa fase ancora fluida, esprimere giudizi su
cio' che ancora non e' definito.

Le chiediamo, quindi, di farci conoscere, prima della presentazione del
provvedimento al Consiglio dei Ministri, una bozza ufficiale del disegno di
legge in modo da consentirci di esprimere le nostre considerazioni in un
incontro che le chiediamo fin da ora.
    Riteniamo che cio' possa risultare utile alla definizione di un testo che
tenga conto delle puntuali osservazioni delle Rappresentanze del mondo
universitario.
    Certi della Sua disponibilita' ad un confronto reale e proficuo e in
attesa di un suo cortese riscontro, le inviamo i nostri piu' cordiali saluti.

26 maggio 2009

ADU, ADI, ANDU, APU, CISAL Universita', CISL Universita', CIPUR-Confsal,
CNU, CNRU, FLC CGIL, SUN, UIL P.A.-U.R. AFAM, UDU, UGL Universita' e
Ricerca, USPUR"
 


Si segnalano le seguenti notizie sulla protesta degli studenti tedeschi:

- "L'Onda tedesca sfida l'estate" sul Manifesto del 18 giugno 2009. Per
leggere l'articolo cliccare:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2009/06/18SIB4380.PDF

- "Studenti tedeschi in piazza" sul Sole 24-ore del 18 giugno 2009. Per
leggere l'articolo cliccare:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2009/06/18MI24026.PDF

- "Gli studenti tedeschi contro le nuove riforme" su ResetItalia del 18
giugno 2009. Per leggere l'articolo cliccare:
http://www.reset-italia.net/2009/06/18/gli-studenti-tedeschi-contro-le-nuove
-riforme/
 


ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

REPLICA DEL PD ALL'ANDU SU DDL 'GOVERNANCE' E RECLUTAMENTO

Riportiamo di seguito la replica di Luciano Modica, Responsabile Nazionale
Universita' del Partito Democratico, al documento dell'ANDU ("DDL PD:
commissariamento di Atenei e docenti") sulla bozza di DDL del PD
riguardante la 'governance' e il reclutamento. Nel documento dell'ANDU si
trova il link per leggere il testo del DDL del PD ed e' anche riportata la
proposta organica dell'ANDU su 'governance' e reclutamento. Per leggere il
documento dell'ANDU cliccare:
http://groups.google.it/group/riformiamo-il-sapere/browse_thread/thread/d210
a4c33505f335#
Alla replica del PD seguono piu' sotto alcune osservazioni dell'ANDU.
Ringraziamo il PD e, in particolare, Luciano Modica per l'attenzione non
rituale prestata alle opinioni e alle proposte dell'ANDU e auspichiamo che
tutto questo possa contribuire ad attivare un reale e vasto confronto con e
nel mondo universitario.
Confronto che ci auguriamo coinvolga anche il Ministero, PRIMA della
presentazione del DDL su 'governance' e reclutamento al Consiglio dei
Ministri. A questo proposito va purtroppo constatato che alla richiesta al
Ministro di un incontro sulla bozza ufficiale del DDL, avanzata da tutte le
Organizzazioni della docenza universitaria, non e' stata ancora data alcuna
risposta.

==================

=== DAL PD ALL'ANDU:

"Il disegno di legge PD sull'universita'.
Replica all'ANDU
di Luciano Modica, Responsabile Nazionale Universita' del Partito Democratico

Ringrazio l'ANDU di aver espresso i suoi commenti e le sue critiche al
disegno di legge PD sull'universita'. Avremo modo di discuterne
direttamente nell'incontro con il PD fissato per il 25 giugno ma provo
comunque a replicare qui per tenere il dibattito il piu' vivo e ampio
possibile.

Premessa

Vorrei innanzitutto notare che c'e' un punto nodale e strategico su cui la
differenza tra PD e ANDU risulta evidente e apparentemente irriducibile (ma
spero di no): l'autonomia delle universita'. L'ANDU non esita a definirla
"famigerata" e da tempo, con coerenza, la ritiene causa di tutti i mali del
sistema universitario italiano.
Il PD - in linea con la storia dell'universita', con un dibattito
nazionale cinquantennale e con tutte le scelte degli organi democratici
dell'Unione Europea - la ritiene invece lo strumento essenziale per
migliorare continuamente la qualita' delle attivita' universitarie e per
assicurare ai cittadini un sistema pubblico efficiente di formazione
superiore e di ricerca libera.
Coerentemente con la sua critica all'autonomia, l'ANDU concentra la sua
attenzione essenzialmente su un solo punto del disegno di legge, quello sul
governo degli atenei in cui maggiormente si esprime la linea autonomista
del PD, anche in confronto con la linea dirigistica del Ministro.
Mi sarei pero' aspettato che l'ANDU non intervenisse solo sulla
"governance". Possibile che non meritino commenti altri argomenti trattati
dal disegno di legge? Ne faccio una semplice lista non esaustiva:
- Adeguamento automatico annuale e fino a livelli medi europei del fondo di
finanziamento ordinario.
- Stabilizzazione in legge del finanziamento statale della ricerca
universitaria libera (PRIN) e forte aumento dello stanziamento.
- Abrogazione della possibilita' di trasformazione delle universita'
statali in fondazioni di diritto privato, a difesa della natura di bene
pubblico e di pubblica responsabilita' (cosi' recitano i documenti europei)
della formazione superiore e della ricerca libera.
- Riduzione della complessita' dell'organizzazione interna degli atenei con
l'abbandono della dualita' tra facolta' e dipartimenti e con la
ricomposizione delle attivita' didattiche e di ricerca dei docenti.
- Introduzione della terza fascia docente e quindi la prima forma di
"carriera unica" per i docenti, con promozioni distinte dai reclutamenti.
- Riduzione dei settori scientifico-disciplinari per ridurre la
frammentazione della cultura e il potere delle mini-lobbies accademiche.
- Selezione per le assunzioni dei docenti organizzata secondo le modalita'
in uso a livello internazionale ma con una garanzia di livelli minimi
uniformi data dall'abilitazione scientifica nazionale a domanda e a lista
aperta.
- Introduzione del tempo pieno esclusivo per i docenti e forte
differenziazione salariale con il tempo parziale.
- Tremila nuovi posti di professore di terza fascia nel triennio 2010-2012
con il relativo finanziamento a carico del bilancio dello Stato.
- Incentivi all'assunzione di dottori di ricerca, sia per il datore di
lavoro che per il lavoratore.
- Introduzione di una forma contrattuale unica per i non strutturati,
limitata nel tempo e ben tutelata. Ripensamento della figura del professore
a contratto.
- Progetto IDEAS italiano: finanziamento di stipendio e ricerca a validi
dottori di ricerca che scelgono anche l'ateneo dove lavorare.
- Borse nazionali per merito a studenti di famiglie non abbienti (in
aggiunta alle borse regionali del diritto allo studio) per garantire loro
di poter scegliere l'ateneo dove preferiscono andare a studiare.
Ma questo e' solo l'inizio del dibattito e ci sara' tempo per estenderlo,
soprattutto quando la discussione approdera' in Parlamento e sara'
necessaria una grande attenzione e mobilitazione per sostenere la battaglia
dell'opposizione.

Autonomia

Prima di entrare nel merito delle critiche dell'ANDU al modello di governo
proposto nel disegno di legge, concludo il discorso sui principi ispiratori
del disegno di legge: autonomia e responsabilita' delle universita', anche
come segno di fiducia della societa' nel sistema universitario pubblico.
L'universita' italiana e' soffocata dalla carenza di finanziamenti
pubblici (siamo ultimi in Europa) e di fiducia sociale. Il PD ha invece
fiducia nelle universita', nel suo personale, nei suoi docenti e studenti
migliori, pur sapendo bene che purtroppo non mancano malfunzionamenti e
sprechi. Ritiene che solo un'autonomia responsabile e valutata possa ridare
credito e finanziamenti al mondo universitario, anche se non nega che
dell'autonomia e' stato fatto talvolta pessimo uso.
Non e' una novita'. Cosi' scriveva il Governo Ombra del PD gia' il 28
ottobre 2008:
"All'universita' italiana servono
piu' autonomia responsabile in un quadro di regole semplici e chiare,
piu' valutazione e riconoscimento del merito degli studenti, dei docenti e
delle istituzioni,
piu' spazio ai giovani e alla ricerca libera,
piu' internazionalizzazione della ricerca, dei docenti, degli studenti e
dei modi di funzionamento,
piu' attenzione all'equita' sociale e infine, come conseguenza e non come
condizione,
piu' investimenti pubblici e privati.
Solo cosi' gli atenei italiani potranno competere ad armi pari nella
societa' globalizzata della conoscenza, attraendo ricerche e studenti da
tutto il mondo e non solo esportando i nostri migliori talenti.
Solo cosi' le universita' potranno veramente costituire i centri della
conoscenza e i motori dell'innovazione dei loro territori.
Solo cosi' il Paese potra' tornare ad esprimere fiducia nella sua
universita'."
Il disegno di legge trasforma quest'impostazione in una precisa e organica
legge di riforma.

Governo degli atenei

Il PD ritiene che l'attuale modello di governo delle universita' con due
organi sostanzialmente paralleli, elettivi e senza effettiva distinzione di
compiti, sia una delle cause di gestioni fortemente autoreferenziali e con
poteri eccessivi concentrati nelle mani del rettore in quanto presidente di
ambedue gli organi e quindi loro unico punto di raccordo.
Partendo da una chiara distinzione di ruoli e di compiti (non di tipologia
degli argomenti da trattare!) il PD propone una forma di governo con un
"potere esecutivo" chiaramente nelle mani del rettore (elettivo su ampia
base democratica) e del consiglio di amministrazione (non elettivo ma
democratico in quanto espressione di organi democratici come il rettore, il
senato accademico e il consiglio degli studenti) e con un "potere
legislativo", di strategia e di controllo chiaramente nelle mani di un
senato accademico eletto direttamente da tutte le componenti dell'universita'.
Come in tutti i sistemi di governo, la qualita' democratica risiede e si
misura nell'accurata messa a punto dei contrappesi tra i diversi poteri. Ad
un rettore e consiglio di amministrazione che davvero amministrano si
affianca un senato accademico che esprime meta' del consiglio di
amministrazione (norma stranamente dimenticata nell'analisi dell'ANDU) e
che ha il potere di sfiduciare insieme rettore e consiglio portando a nuove
elezioni (anche questa norma appare dimenticata).
Il Consiglio di Amministrazione amministra dunque l'ateneo in tutti i suoi
aspetti correnti, mentre il Senato Accademico detta tutte le regole del
gioco (dallo statuto a tutti i regolamenti) a difesa dei diritti di docenti
e studenti e della natura istituzionale dell'universita'; determina in modo
vincolante (si pensi al potere di sfiducia) le politiche strategiche
dell'ateneo: in quali direzioni culturali, didattiche e di ricerca
impegnarsi e con quali risorse umane e infrastrutturali; valuta i risultati
anche attraverso il proprio voto al bilancio consuntivo.
Servono altri contrappesi, servono altri dettagli normativi? Siamo pronti
a discuterne nei particolari entro un quadro di ampia autonomia lasciata
alle universita', perche' molto differenti sono le loro caratteristiche, le
loro storie, le loro strategie. I sistemi normativi rigidi hanno dato
cattivi risultati. I principi devono essere difesi con intransigenza ma gli
atenei devono essere lasciati liberi di adeguarsi continuamente ad un mondo
esterno in cosi' turbinosa evoluzione.
Peraltro il disegno di legge PD risponde gia' positivamente ad altre
sollecitazioni dell'ANDU in tema di governance. Ad esempio e' fissata a
livello nazionale una durata massima del mandato del rettore, proprio per
evitare le indecorose modifiche di statuto con auto-proroga degli organi
cui si e' assistito spesso negli ultimi anni.
Interessante e da approfondire il tema dell'organo costituente. A parte il
fatto che nulla impedisce ad un ateneo di dotarsene, va istituito per
legge? Cosi' fu fatto dalla legge 168/1989 con il "senato accademico
integrato", ma gli esiti non furono cosi' fausti.
Anche il tema del governo del sistema (Ministero, CRUI, CUN, CNSU, ANVUR,
etc.) e' da approfondire. Il PD ha scelto di non intervenirvi in questo
disegno di legge - come ha fatto del resto su molti altri temi
universitari, primo fra tutti il sistema formativo - per evitare l'effetto
enciclopedia e per puntare invece su temi ritenuti prioritari. Ma nulla
impedisce di farlo. Non posso non ricordare al riguardo i tentativi dei
senatori dell'Ulivo di modificare la legge Moratti di riforma del CUN
proprio lungo una direzione simile a quella espressa ora dall'ANDU, che
pero' non riscossero alcuna particolare attenzione nel mondo accademico.
Ringrazio di nuovo l'ANDU e spero che il dibattito continui fruttuoso."

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=== ALCUNE CONSIDERAZIONI DELL'ANDU SULLA REPLICA DEL PD

- La "famigerata" autonomia degli Atenei

E' vero, l'ANDU da anni denuncia gli immensi danni prodotti
all'Universita' in nome della "famigerata" (e fantomatica) autonomia degli
Atenei. Ed e' preoccupante che non si voglia prendere atto di cio' e anzi
si voglia continuare ad assestare altri colpi, sempre in nome
dell'"autonomia responsabile". E si potra' stare certi che dopo i nuovi
danni, coloro che li avranno prodotti attraverso le 'loro' leggi, diranno
come sempre che la responsabilita' e' di chi le avra' male applicate.
Si e' cominciato con l'autonomia finanziaria per gestire la progressiva
riduzione dei finanziamenti operata negli ultimi decenni da TUTTI i Governi.
Si e' continuato con la finta autonomia statutaria affidata di fatto a
quegli stessi Senati Accademici che, egemonizzati dai Presidi, da sempre
praticano la politica del 'galleggiamento', lasciando concentrato il potere
oligarchico nelle mani dei Rettori. Non avere voluto prevedere per legge un
Organo di Ateneo realmente costituente (p.e. composto esclusivamente da
rappresentanze paritetiche direttamente elette da ordinari, associati,
ricercatori, tecnico-amministrativi e studenti) e' equivalso a decidere
(per legge) la NON modifica della 'sostanza' dell'organizzazione degli
Atenei. Altro che autonomia!
Si e' poi passati all'autonomia concorsuale i cui risultati devastanti
(crescita del nepotismo e degli annessi fenomeni del clientelismo e di
parentopoli) sono ora denunciati anche da quelli che hanno prodotto e/o
sostenuto quella legge, i cui effetti l'ANDU aveva preannunciato gia' PRIMA
della sua approvazione. Altro che autonomia!
Si e' poi passati all'autonomia didattica, IMPONENDO a tutti i corsi di
laurea, senza alcuna discussione e senza alcuna sperimentazione, il
'famigerato' "3 + 2" che ha portato al degrado dell'offerta formativa.
Coloro che hanno imposto quella 'riforma' oggi ne impediscono ogni
bilancio-ripensamento. Altro che autonomia!
Sempre in nome dell'autonomia si e' consentito che negli Atenei
crescessero a dismisura (triplicati in pochi anni) i precari, il cui numero
ha superato  quello dei docenti di ruolo, con grave danno per i diretti
interessati e per la qualita' dell'attivita' didattica e di ricerca. Che
bella autonomia!
L'autonomia sara' pure voluta dagli "organi democratici dell'Unione
Europea" (in realta' e' voluta dai poteri forti europei ed e' combattuta in
vari Paesi, tra cui Francia e Germania), ma di certo in Italia non e'
servita a "migliorare continuamente la qualita' delle attivita'" degli
Atenei!
La "famigerata" (e finta) autonomia ha solo prodotto danni, che ora
vengono strumentalmente utilizzati per rafforzare il potere oligarchico
negli Atenei aprendo agli 'esterni', cosi' come pretendono la
Confindustria, gli economisti-accademici e quegli accademici che economisti
non sono, ma che hanno attivamente scelto (contro ogni evidenza)
l'aziendalismo come modello per rendere "competitivi" i nostri Atenei. Non
collaborazione, come sarebbe logico, giusto e 'sano', ma concorrenza tra
Istituzioni finanziate dallo stesso 'padrone' (lo Stato). E' come auspicare
che la Ferrari faccia la 'guerra' alla Fiat! Ma che importa: questo e altro
in nome del "mercato della conoscenza"!

- Il rettore-padrone

E' evidente che negli Atenei il potere reale e' accentrato nelle mani del
Rettore e che questo 'sistema' e' la causa principale dei disastri che oggi
si registrano in tutti gli Atenei e della politica 'supina' che l'accademia
che conta esprime a livello nazionale attraverso la CRUI. Il fenomeno
dell'"auto-proroga" dei Rettori in carica e' solo un 'allegato' di un
sistema di potere che si vuole ora correggere proprio aumentando,
formalmente e sostanzialmente, il potere dei Rettori e dei 'loro' Consigli
di Amministrazione, con il coinvolgimento di quell''esterno' che tanti
buoni risultati ha gia' realizzato in altri settori pubblici, come quello
delle aziende sanitarie.
Il potere del Rettore diventa totale per la previsione (nei DDL del
Ministero e del PD) che nelle sue mani di fatto si concentrera' anche
quello, delicatissimo, della decisione degli organici per fascia e dei
posti da bandire e quello, fondamentale, della scelta finale nel
reclutamento e negli avanzamenti dei docenti.

- L'imposizione dei DDL del Ministro e del PD

Per realizzare negli Atenei quanto voluto dal Ministero e dal PD sul piano
della 'governance', non occorrerebbe una legge: buona parte di quanto
previsto dai DDL del Ministero e del PD e' stato recentemente
sostanzialmente 'tradotto' nello Statuto di Camerino. In questo Ateneo e'
in vigore, pur attenuato, il modello verticistico, con immensi poteri
(compreso quello sulla docenza) concentrati nelle mani del Rettore e del
Consiglio di Amministrazione.
Allora perche' Confindustria, Governo e PD, invece di rispettare
l'autonomia degli Atenei, vogliono imporre per legge il modello del
rettore-sovrano assoluto? Perche' se e' l'ANDU a chiedere l'intervento
della legge per la riorganizzazione democratica degli Atenei si e' in
presenza di una logica dirigistica, mentre se sono Confindustria, Governo e
PD a imporre per legge una riorganizzazione 'dittatoriale' della gestione
degli Atenei si dovrebbe considerare questa prepotenza un atto a favore
della 'sacra' autonomia degli Atenei?
E sempre a proposito di autonomia, che logica autonomistica e' quella di
imporre a tutti gli Atenei, coma fanno i DDL del Ministero e del PD,
l'introduzione degli organici per fascia, che, tra l'altro, accrescono la
separazione in tre distinti ruoli delle tre fasce, aumentando la
gerarchizzazione della docenza?

- Le 'nuove' modalita' concorsuali

L'introduzione dell'abilitazione nazionale (libera docenza), come
prerequisito per i concorsi locali per il reclutamento e le promozioni dei
docenti universitari, non incidera' sostanzialmente sugli attuali fenomeni
di nepotismo, che sono legati al fatto che a decidere alla fine sara'
sempre l'Ateneo, ovvero il singolo 'maestro' che e' riuscito a farsi
bandire il posto per il suo 'allievo'. La 'differenza' sara' che mentre con
le attuali modalita', nel caso rarissimo in cui l''allievo' dovesse non
essere idoneato, la Facolta' non effettuerebbe alcuna chiamata, con le
'nuove' proposte l'Ateneo bandirebbe il posto solo se e quando l''allievo'
prescelto avra' conseguita l'abilitazione nazionale.
L'unico effetto concreto delle 'nuova' macchina concorsuale prevista dai
DDL del Ministero e del PD sara' l'ulteriore blocco per diversi anni delle
nuove assunzioni e degli avanzamenti; blocco che si aggiungera' a quello in
atto prodotto dalla modifica (peraltro non sostanziale) delle modalita' di
svolgimento dei concorsi gia' banditi.
Lo ripetiamo, l'unico modo per svolgere in maniera rapida e non
nepotistica i concorsi per il reclutamento e le idoneita' individuali per
gli avanzamenti e' quello di fare decidere i risultati a commissioni
nazionali direttamente sorteggiate, cosi' come richiesto dall'ANDU.

- Una proposta su SA e CdA

Il punto cruciale di ogni riforma e' quello della composizione e dei
poteri del Consiglio di Amministrazione e del Senato Accademico, rispetto
al quale tutto il resto, pur importantissimo (come "la ricomposizione delle
attivita' didattiche e di ricerca" in nuove strutture), diventa secondario.
E allora proponiamo al PD (e al Ministero) di modificare 'un poco' quanto
da loro previsto su queste questioni.
Il Senato Accademico sia composto (come prevede anche il PD) solo da
rappresentanti, eletti direttamente, dei docenti, dei
tecnico-amministrativi e degli studenti e abbia TUTTE le competenze oggi
'sparpagliate' negli attuali Senati Accademici e Consigli di Amministrazione.
Il nuovo Consiglio di Amministrazione (meglio sarebbe chiamarlo
diversamente) sia nominato interamente dal Senato Accademico, senza
presenza di 'esterni' (a questo proposito, si potrebbe semmai prevedere un
organo consultivo interamente composto da 'esterni'). Il nuovo Consiglio di
Amministrazione dovrebbe affiancare il Rettore nella esecuzione di quanto
deciso dal Senato Accademico.
Il Rettore NON dovrebbe comunque presiedere il Senato Accademico.
Se altre questioni riguardanti la 'governance' non dovessero essere
definite dalla legge, la decisione su di esse dovrebbe essere affidata a un
Organo costituente di Ateneo composto da rappresentanze paritetiche elette
direttamente da tutte le componenti.

- Un Organo nazionale di autogoverno

Oggi non esiste un Organo nazionale che rappresenti e difenda
adeguatamente l'autonomia del Sistema nazionale degli Atenei. Non si tratta
di un caso, ma di una scelta fatta lucidamente ai tempi del ministro Luigi
Berlinguer (sottosegretario Luciano Guerzoni), per non avere 'ostacoli'
alla politica dei Ministri e, di fatto, per non avere forti opposizioni
alle scelte delle oligarchie accademiche nazionali. La costituzione di un
Organo nazionale democraticamente composto con l'elezione di una
rappresentanza dei docenti eletta direttamente, in maniera non frastagliata
e non corporativa, e di congrue rappresentanze elette direttamente dai
tecnico-amministrativi e dagli studenti, deve essere prevista
contestualmente alla riforma della 'governance' degli Atenei.

- Le nuove risorse del PD

Non ci siamo espressi, in particolare, sulle proposte del PD che implicano
nuove risorse finanziarie, ovviamente piu' che necessarie. Ma non e' stata
una dimenticanza. Non ci e' sembrato infatti 'opportuno' pronunciarsi su
proposte che il PD fa ora dall'opposizione e sulle quali avrebbe potuto
decidere (e non l'ha fatto) quando e' stato al Governo. Peraltro la
previsione del PD del bando di tre mila posti di terza fascia per il
triennio 2010-2012 e' assolutamente insufficiente, a fronte dell'immenso
numero degli attuali precari e del prossimo pensionamento di migliaia di
docenti di ruolo.

22 giugno 2009
 


1. Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera
2. Aurelio Magista' su Repubblica


- 1. Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera

Francesco Giavazzi continua a 'dettar legge' sul Corriere della Sera (v.
nota).
Qualche mese fa ha 'ispirato' la modifica delle modalita' di svolgimento
dei concorsi universitari gia' banditi: una follia accademica e giuridica.
Una modifica che, peraltro, non modifica sostanzialmente nulla, ma che,
come era ovvio, e' servita 'solo' a bloccare lo svolgimento di tutti i
concorsi.
Forte dei grandi successi ottenuti, lo stesso Giavazzi ora, sempre
dall''alto' del 'suo' giornale, esprime tre suoi 'desideri':
1) "cambiare la governance";
2) "ripensare i criteri con con cui sono ripartiti i finanziamenti";
3) "correggere le modalita' di reclutamento dei professori".
E, per l'immediato, detta la sua nuova riforma: "l'unico modo per tenere
aperte le universita' con i fondi previsti in finanziaria e' ALZARE
SIGNIFICATIVAMENTE le rette degli studenti" per non "lasciare che a
novembre le universita' chiudano", visto che "il ministro dell'Economia"
"non rinuncia ai tagli".

Non e' molto grave che un economista-accademico in Italia spari le sue
pensate. Piu' grave e' che un 'grande' giornale gli faccia da megafono,
senza dare alcuno spazio a opinioni differenti. Gravissimo e' che tutto
cio' si sia tradotto e si possa tradurre in leggi dello Stato, con
conseguenze disatrose per l'Universita' italiana.

Nota. V. l'intervento di Francesco Giavazzi "Prova di verita' per gli
atenei" sul Corriere della Sera de 24 giugno 2009. Per leggere l'intervento
cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-06/090624/MPDCL.tif


- 2. Aurelio Magista' su Repubblica

Segnaliamo l'intervento di Aurelio Magista' "Quei professori che insegnano
gratis tra vanita' e ricatto" su Repubblica del 24 giugno 2009. Per leggere
l'intervento cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-06/090624/MPDIG.tif


1. Precari: dramma personale e sociale
2. La CRUI avalla
3. Ricercatori a UNIPA


- 1. Precari: dramma personale e sociale

Invitiamo a leggere la lettera di una precaria al Presidente della
Repubblica.
Nella lettera ("Scappo dall'Italia. Qui la ricerca e' malata", sul
Corriere della Sera del 29.6.09) tra l'altro e' scritto: "Chi fa ricerca da
precario non puo' 'solo' contare sui risultati che ottiene, poiche' in
Italia la benevolenza dei propri referenti e' una variabile indipendente
dalla qualita' del lavoro. Chi fa ricerca da precario deve fare i conti con
il rinnovo della borsa o del contratto che gli consentira' di mantenersi
senza pesare sulla propria famiglia."
Per leggere l'intera lettera cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-06/090629/MQXPI.tif

Da anni l'ANDU indica nel drammatico e dannoso fenomeno del precariato la
prima emergenza da affrontare nell'Universita' italiana. Abbiamo proposto
(e riproponiamo) una soluzione semplice e rapida, che debellerebbe
finalmente il nepotismo dei "referenti".
Ecco la proposta dell'ANDU per il pre-ruolo e il reclutamento in ruolo:
Periodo pre-ruolo MASSIMO di 3 anni in un'unica figura definita da una
legge che preveda adeguata retribuzione, diritti (malattia, maternita',
ferie, contributi pensionistici) e liberta' di ricerca, con un numero di
posti rapportato a quello degli sbocchi nel ruolo della docenza.
I concorsi per i posti nella fascia iniziale della docenza (oggi il ruolo
dei ricercatori) devono essere espletati a livello nazionale,
'concentrando', con cadenza certa, i posti banditi in autonomia dai vari
Atenei su fondi propri e/o ministeriali.
La scelta dei vincitori deve essere fatta da una commissione nazionale
composta solo da ordinari direttamente sorteggiati, tutti appartenenti a
sedi diverse, escludendo quelli degli Atenei che hanno bandito i posti e
prevedendo non piu' di un componente appartenente ad una stessa sede.
Si potrebbe anche prevedere un graduatoria dei vincitori dei concorsi
nazionali per il reclutamento, facendo scegliere ai vincitori stessi,
seguendo l'ordine della graduatoria, la sede tra quelle che hanno bandito i
posti.
Ai candidati devono essere adeguatamente riconosciuti i periodi di
attivita' didattica e scientifica svolti a qualsiasi titolo: dottorato,
assegni, borse, incarichi, ecc.
Bando a partire da subito, su nuovi specifici e aggiuntivi fondi statali,
di almeno 20.000 posti di terza fascia, con cancellazione dell'attuale
giungla di figure precarie.

Questa soluzione e' opposta a quella finora prevista dalle bozze di DDL
ministeriali che prevedono la messa ad esaurimento del ruolo dei
ricercatori (con l'innalzamento della durata del periodo pre-ruolo), il non
divieto della giungla di figure precarie e l'ulteriore blocco di tutti i
concorsi per la previsione dell'abilitazione nazionale come pre-requisito
per partecipare poi ai concorsi locali che manterranno il nepotismo. Blocco
dei concorsi che si aggiungerebbe a quello da mesi in atto per un assurda
legge che ha modificato lo svolgimento dei concorsi gia' banditi e avviati.
Questo blocco 'aggiuntivo' e' previsto anche nel DDL del PD.


- 2. La CRUI avalla

Il 22 giugno scorso l'ANDU (nota 1) ha, tra l'altro, scritto :
"E' evidente che negli Atenei il potere reale e' accentrato nelle mani del
Rettore e che questo 'sistema' e' la causa principale dei disastri che oggi
si registrano in tutti gli Atenei e della politica 'supina' che l'accademia
che conta esprime a livello nazionale attraverso la CRUI."
Il 25 giugno scorso la CRUI ha approvato un documento (nota 2) nel quale,
tra l'altro, si legge: "L'Assemblea della CRUI esprime la piu' viva
preoccupazione perche', nonostante l'impegno del Ministro Gelmini, viene
continuamente rimandata la presentazione al Consiglio dei Ministri del DDL
sull'universita', in corso di predisposizione ormai da vari mesi". In altre
parole la CRUI si lamenta che - non per colpa del ministro Gelmini (e
allora di chi?) - non viene presentato quel DDL che formalizzerebbe e
rafforzerebbe enormemente la figura del rettore-sovrano assoluto, cosi'
come richiesto dalla stessa Conferenza dei Rettori (nota 3).
Il documento della CRUI si conclude con un sorta di autodenuncia sul ruolo
da essa svolto:
"La CRUI chiede con forza al Governo di provvedere senza indugi al varo
dei provvedimenti di riforma e al contestuale rifinanziamento del sistema
che ne assicuri le possibilita' di sopravvivenza e di rilancio ed eviti il
sicuro determinarsi, alla ripresa autunnale, di situazioni gravissime e di
vera e propria paralisi del sistema che i rettori non potrebbero PIU'
avallare."


- 3. Ricercatori a UNIPA

Con le ultime modifiche allo Statuto dell'Universita' di Palermo (nota 4)
i ricercatori:
- votano tutti per il Rettore (art. 14, comma 6, lettera a. dello Statuto);
- fanno parte tutti di diritto del Consiglio di Facolta' (art. 17, comma 8,
lettera b.) e dei Consigli di Corso di  Studio (art. 19, comma 7, lettera b.);
- fanno parte, allo stesso modo degli ordinari e degli associati, del
Senato Accademico (art. 12, comma 4, lettera d) e del Consiglio di
Amministrazione (art. 13, comma 3, lettera c).
E' particolarmente interessante quanto previsto, fin dalla prima
'edizione' dello Statuto, nell'art. 17, comma 10:
"Per le decisioni che la legge riserva a particolari categorie, la
partecipazione  al  voto  e' regolata secondo la legge, mentre la
partecipazione alla discussione e' estesa a tutti gli appartenenti al
Consiglio di Facolta', fatte salve specifiche disposizioni di legge e
regolamenti statali."

------------

- Nota 1. V. il documento dell'ANDU "Replica del PD all'ANDU su DDL
'governance' e reclutamento" del 22.6.09. Per leggere il documento cliccare:
http://groups.google.it/group/riformiamo-il-sapere/browse_thread/thread/ea54
54ec39db98c6#

- Nota 3. V. il documento dell'ANDU "La 'governance' degli Atenei dei
Rettori" del 24.2.09. Per leggere il documento cliccare:
http://firgoa.usc.es/drupal/node/41969

- Nota 2. per leggere la mozione della CRUI "DDL sull'Universita'" del
25.6.09 cliccare:
http://www.crui.it

- Nota 4. Per leggere l'ultima 'edizione' dello Statuto dell'Universita' di
Palermo cliccare:
http://www.unipa.it/~cdl/statuto/statuto_2008_lagalla.htm
 


ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

GIAVAZZI, MINISTRO, CRUI, IIT

1. Ancora Francesco Giavazzi
2. Risposta del Ministro
3. Precisazione del Presidente della CRUI
4. Precisazione del Direttore scientifico dell'IIT e replica di Giavazzi

Il 15 maggio 2009 abbiamo diffuso il messaggio "Economisti, 'abbiate
pieta' di noi'"  nel quale invitavamo a leggere l'intervento di Philip
Delves Broughton "Harvard's masters of the apocalypse" (nota 1).
Nel messaggio scrivevamo:
"Spereremmo che questo intervento 'illuminasse' quegli economisti italiani
che hanno sequestrato e stanno distruggendo l'Universita' statale italiana
e che continuano a 'dettare legge', servendosi del 'loro' ministero e della
'grande' stampa che fa loro da megafono."

Appello vano, almeno nel caso di Francesco Giavazzi, economista
bocconiano, che e' ritornato, sul 'suo' Corriere della Sera, a dare
'consigli' al ministro Mariastella Gelmini (nota 2). I 'consigli' di
Giavazzi vanno presi sul serio dato che nel recente passato il suo
'consiglio' di cambiare "con urgenza" le regole concorsuali in vigore da
decenni e' stato prontamente 'tradotto' in legge, producendo il 'solo'
effetto di bloccare i concorsi universitari gia' banditi e in via di
espletamento.


- 1. Ancora Francesco Giavazzi

Su richiesta del Direttore del Corriere della Sera , Francesco Giavazzi ha
commentato "la lettera di Rita Clementi al Presidente Napolitano (nota 3).
Rita Clementi e' uno dei "cervelli in fuga", cosi' come, scrive Giavazzi,
"alcuni coraggiosi" che "dopo essere tornati ripartono" "dall'Istituto
Italiano di Tecnologia di Genova, che aveva suscitato tante speranze" (v.
piu' avanti il punto 4).
La soluzione 'consigliata' da Giavazzi e': cambio delle regole e nuove
risorse. E aggiunge: "E se le risorse proprio non ci sono?" Allora bisogna
"alzare SIGNIFICATIVAMENTE le rette". E, rivolgendosi al "caro Ministro",
Francesco Giavazzi conclude: "Ma il varo di quella legge (il DDL su
'governance' e reclutamento, ndr) viene rimandato di settimana in
settimana, immagino perche' interessi forti vi si oppongono: rettori (v.
piu' avanti il punto 3), vecchi baroni, anche grand commis che reggono il
suo ministero." 


- 2. Risposta del Ministro

Il ministro Mariastella Gelmini subito risponde "volentieri alle
sollecitazioni che Francesco Giavazzi mi pone". Lo stesso Ministro invece
da mesi non risponde alle Organizzazioni universitarie che  lo
"sollecitano" per un confronto diretto sulle questioni universitarie, a
partire da un documento elaborato dalle stesse Organizzazioni, che contiene
proposte organiche e ragionate.
Nella sua risposta, il Ministro sostiene che "se tanti giovani sono a
spasso o all'estero", questo dipende dalla scelta negli Atenei di spendere
piu' per gli avanzamenti di chi e' gia' in ruolo, piuttosto che per il
reclutamento dei giovani. E dipende anche dal fatto che "i nostri docenti
vanno in pensione molto piu' tardi dei loro colleghi stranieri".
Il Ministro dimentica che, oltre ai "tanti giovani a spasso o all'estero",
vi sono circa 50.000 giovani ed ex giovani che stanno DENTRO gli Atenei
dove lavorano, sotto varie 'forme' precarie, svolgendo una indispensabile
attivita' didattica e di ricerca. Rispetto a questi giovani l'attuale
Governo, proseguendo l'azione dei Governi precedenti, ha tagliato in
maniera mortale i finanziamenti all'Universita', ha tagliato a meta' il
turn over, ha comunque bloccato tutti i concorsi (compresi quelli a
ricercatore), utilizzando una 'geniale pensata' proprio di Francesco
Giavazzi. Blocco che verrebbe reintrodotto o prolungato di fatto per altri
anni se dovesse essere approvato il meccanismo delle tre abilitazioni
nazionali e dei tre concorsi locali,  previsto dai DDL ministeriale e del PD.
Il fatto e' che il ministro Gelmini di questo non ha alcuna colpa.
Infatti, l'attuale Ministro, come tutti quelli che lo hanno preceduto, non
ha alcuna reale competenza in materia di finanziamenti e di blocchi: a
decidere su queste questioni fondamentali per l'Universita' sono i Ministri
dell'Economia, anzi il Ministero dell'Economia, dove da decenni gli
'economisti' operano per strangolare l'Universita' e rifondarla secondo le
richieste (e gli interessi) della Confindustria e dei suoi 'seguaci'
accademici.
Nella sua risposta a Giavazzi il Ministro informa che il DDL su
'governance' e reclutamento, da mesi continuamente in via di imminente
presentazione al Consiglio dei Ministri, "sara' presentato in autunno".  


- 3. Precisazione  del Presidente della CRUI

Secondo Giavazzi ad opporsi al DDL ministeriale sarebbero anche "rettori".
Rettori?! Ma che dice? Qui Giavazzi la spara proprio grossa. Ma se sono
proprio i Rettori a chiedere l'approvazione del DDL ministeriale che, come
quello del PD, fa diventare i Rettori dei sovrani assoluti!
Giustamente Enrico Decleva, presidente della CRUI, risentito per l'accusa
di Giavazzi, ricorda che la CRUI ha chiesto "con forza al Governo di
provvedere senza indugi al varo dei provvedimenti di riforma e al
contestuale rifinanziamento del sistema." E, per non lasciare alcun dubbio
sulla sua 'collocazione', Decleva aggiunge che la CRUI "ha al contrario
seguito POSITIVAMENTE l'iter della riforma sin dal suo delinearsi:
continuando a operare affinche' essa vada in porto il piu' RAPIDAMENTE
possibile." (nota 4).
In questa circostanza Enrico Decleva ha parlato a nome dei Rettori di
tutta Italia. A Milano, agendo all'interno della 'Lega lombarda dei
Rettori', lo stesso Decleva, "sorridendo come non faceva da mesi",
dichiara: "Non vorrei dire, ma nel momento in cui lo Stato si ritira, e'
giusto che altri soggetti si facciano avanti" (nota 6). L'"altro soggetto"
e' la Regione lombarda.
Insomma, la Conferenza dei Rettori serve a strappare una legge per
rafforzare enormemente il potere dei Rettori, per il resto si salvi chi
puo' e pazienza se "lo Stato si ritira" e non attua quel "rifinanziamento
del SISTEMA" nazionale degli Atenei che la CRUI ritualmente chiede.


- 4. Precisazione del Responsabile scientifico dell'IIT e replica di Giavazzi

Contrariamente a quanto affermato da Francesco Giavazzi, "non e' corretto
che anche dall'IIT ci sia una 'fuga di cervelli'." A sostenerlo e' Roberto
Cingolani, direttore scientifico dell'IIT (nota 4).
Francesco Giavazzi, nella sua replica (nota 4) non smentisce la smentita
di Cingolani, ma si lancia in un 'complesso' argomentare: "L'IIT e'
un'importante novita' nel mondo scientifico, nel quale ha finalmente
portato un po' di concorrenza". Lo stesso Giavazzi subito dopo,
giustamente, ricorda che "l'istituto ha beneficiato di ampi fondi pubblici,
taluni, come la dote della soppressa fondazione IRI, trasferiti per legge,
al riparo da una procedura aperta ad altri centri di ricerca. Puo' darsi
che questa protezione dalla concorrenza sia giustificata dai risultati
ottenuti nella ricerca, ma non lo sappiamo."
Ma che "po' di concorrenza" e' quella  "portata" da chi riceve immense
risorse pubbliche e opera "protetto dalla concorrenza", mentre a tutti gli
altri Enti 'concorrenti' si tagliano i fondi in misura tale da farli
chiudere? Qui il 'ragionamento' di Francesco Giavazzi diventa
particolarmente 'difficile'.

6 luglio 2009

- Nota 1. Per leggere l'intervento di Philip Delves Broughton (in italiano
e in inglese) cliccare:
http://www.bur.it/sezioni/sez_andu_250.php
- Nota 2. Per leggere l'intervento di Francesco Giavazzi "Il merito da
premiare", sul Corriere della Sera del 3.7.09, cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-07/090703/MSE4G.tif
- Nota 3. Per leggere la lettera di Rita Clementi "Scappo dall'Italia. Qui
la ricerca e' malata", sul Corriere della Sera del 29.6.09, cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-06/090629/MQXPI.tif
- Nota 4 . Per leggere l'intervento del ministro Mariastella Gelmini "Far
crescere la cultura del merito per combattere la fuga dei cervelli" e la
lettera del Direttore scientifico dell'IIT "La 'fuga di cervelli' e l'IIT",
sul Corriere della Sera del 4.7.09, cliccare:
http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/MSR/MSRA3.pdf
- Nota 5. Per leggere la lettera del Presidente della CRUI "Riforma
universitaria: i rettori", sul Corriere della Sera del 4.7.09, cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-07/090704/MSS3T.tif
- Nota 6. V. l'articolo "I rettori: basta fuga di cervelli. Regione: ecco i
fondi", sul Corriere della Sera di Milano del 2.7.09. Per leggere
l'articolo cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-07/090702/MS1H7.tif


Invitiamo a leggere l'intervento di Mario Pirani "Pensaci Mariastella:
basta la buona volonta'?", su Repubblica del 13 luglio 2009. Per leggere
l'intervento cliccare:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2009/07/13SI81019.PDF

Mario Pirani denuncia "le ostilita' trasversali delle varie consorterie
accademiche e di partito che si frappongono alle misure piu' significative
da lei (il ministro Mariastella Gelmini, ndr) annunciate e sempre rinviate."
Mario Pirani, come recentemente ha fatto anche Francesco Giavazzi (nota
1), attribuisce al Ministro buoni propositi ai quali si contrapporrebbero
poteri forti accademici e politici.
La realta' e' esattamente quella opposta: le 'riforme' del Ministro (cioe'
di coloro che le scrivono per lei), se approvate, finirebbero di demolire
l'Universita' italiana, e non a caso i 'rappresentanti' dei poteri forti
accademici (rettori, professori-opinionisti, ecc.) non "si frappongono" ad
esse, ma, al contrario, le richiedono con forza.

Peraltro le opinioni dei due docenti universitari, che Pirani riporta
ampiamente nel suo 'pezzo', affrontano due punti centrali delle presunte
riforme del ministro Gelmini (le modalita' concorsuali e il precariato),
rimarcandone la inefficacia (concorsi) e la dannosita' (precariato).

Sui concorsi il primo docente scrive, giustamente, che nel DDL
ministeriale "cio' che si prospetta non e' affatto un concorso unico ma
un'abilitazione scientifica nazionale" "totalmente scollegata dai reali
posti disponibili nei singoli atenei, per i quali non solo continua a
permanere il concorso locale, ma viene introdotta anche la 'chiamata
diretta' senza concorso".
L'ANDU da anni propone un concorso unico nazionale, SENZA alcun ulteriore
"concorso locale" (nota 2).

Sul precariato il secondo docente scrive che nel DDL ministeriale si
legittima "una sorta di 'docenza liquida', vale a dire dei contratti di
ricerca o di attivita' didattica integrativa istituiti dalla Legge Moratti.
Tali contratti sono stati attivati a migliaia per gonfiare l'offerta
didattica". "Se ne deduce che per qualche Ateneo sarebbe forse conveniente
sul piano finanziario sostituire gradualmente un certa percentuale di
vecchi 'baroni' con contrattisti, scelti in piena discrezionalita' (tra
giornalisti, personaggi della tv e dello spettacolo, esponenti del mondo
dell'impresa e delle professioni, o anche politici di secondo rango)."
Lo stesso docente scrive contro i "cosiddetti ricercatori a tempo
determinato". Su questo argomento il docente scambia la figura del
"ricercatore a tempo determinato" per una figura di ruolo, mentre si tratta
di una 'occasione' di ulteriore prolungamento delle situazioni di precariato.
Per superare il fenomeno del precariato da anni l'ANDU propone una
soluzione organica e 'semplice' (nota 2).


- Nota 1. V. il documento dell'ANDU "Giavazzi, Ministro, CRUI, IIT" del 6
luglio 2009. Per leggere il documento cliccare:
http://groups.google.it/group/CIPferrara/browse_thread/thread/0a60966f6b5092
82#

- Nota 2. PROPOSTA DELL'ANDU SU DOCENZA UNIVERSITARIA E CONCORSI

Premessa.
Riteniamo che con la riforma proposta dall'ANDU si porrebbe veramente fine
al nepotismo e finalmente si lascerebbe ai docenti di qualsiasi livello la
possibilita' di svolgere piu' liberamente, piu' proficuamente e piu'
serenamente l'attivita' di ricerca e di insegnamento.
Sottolineiamo inoltre che non e' vero (come alcuni continuano a sostenere)
che per i concorsi universitari tutto e' stato gia' (inutilmente) provato e
invitiamo a riflettere sul fatto che per i concorsi di ingresso nel ruolo
della docenza (dal 1980 quello a ricercatore) MAI si sono 'provati' i
concorsi veramente nazionali, TOTALMENTE sganciati dal 'maestro' che ha
'allevato' il suo allievo e che ritiene di avere il diritto-dovere di farlo
entrare in ruolo e di fargli fare carriera.
In questa direzione si potrebbe anche prevedere un graduatoria dei
vincitori dei concorsi nazionali per il reclutamento, facendo scegliere ai
vincitori stessi, seguendo l'ordine della graduatoria, la sede tra quelle
che hanno bandito i posti.

Proposta.
Stato giuridico nazionale dei docenti collocati in un ruolo unico,
articolato in tre fasce con uguali mansioni. Ingresso (v. specificazioni
sotto) nel ruolo docente per concorso nazionale (prevalentemente nella
terza fascia) e passaggio di fascia per idoneita' nazionale individuale (a
numero aperto), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica,
senza l'ulteriore chiamata della Facolta' dove il docente gia' lavora e
continuera' a lavorare.
Per il passaggio di fascia e' indispensabile prevedere uno specifico
budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali.
Le commissioni nazionali, per i concorsi e per i passaggi, devono essere
interamente sorteggiate e composte da soli ordinari.
Periodo pre-ruolo massimo di 3 anni in un'unica figura definita da una
legge che preveda adeguata retribuzione, diritti (malattia, maternita',
ferie, contributi pensionistici) e liberta' di ricerca, con un numero di
posti rapportato a quello degli sbocchi nel ruolo della docenza.
Bando nei prossimi anni, su nuovi specifici e aggiuntivi fondi statali, di
almeno 20.000 posti di terza fascia, con cancellazione dell'attuale giungla
di figure precarie.
Trasformazione del ruolo dei ricercatori in terza fascia di professore,
prevedendo la partecipazione di tutti ai Consigli di Facolta' e l'accesso
ai fondi di ricerca anche per i professori di terza fascia non confermati.
Distinzione tra tempo pieno e tempo definito con esclusione per i docenti
a tempo definito dalle cariche accademiche e dalle commissioni concorsuali.

Specificazioni sul reclutamento.
I concorsi per i posti nella fascia iniziale della docenza (oggi il ruolo
dei ricercatori) devono essere espletati a livello nazionale,
'concentrando', con cadenza certa, i posti banditi in autonomia dai vari
Atenei su fondi propri e/o ministeriali.
La scelta dei vincitori deve essere fatta da una commissione nazionale
composta solo da ordinari direttamente sorteggiati, tutti appartenenti a
sedi diverse, escludendo quelli degli Atenei che hanno bandito i posti e
prevedendo non piu' di un componente appartenente ad una stessa sede.
Ai candidati devono essere adeguatamente riconosciuti i periodi di
attivita' didattica e scientifica svolti a qualsiasi titolo: dottorato,
assegni, borse, incarichi, ecc.


Secondo Francesco Giavazzi "il ministro Gelmini da mesi ha nel cassetto
una riforma ambiziosa e contrastata (ad esempio i rettori si oppongono alla
proposta di vedersi sottratta la presidenza del cda degli atenei e non
vogliono veder modificato il meccanismo con cui sono eletti)". Giavazzi lo
ha scritto sul 'suo' Corriere della Sera del 14 luglio 2009 (v. nota).

Il fatto e' che nelle varie proposte di DDL ministeriali (e in quella
parallela e convergente del PD) e' prescritto che sia proprio il Rettore a
presiedere il Consiglio di Ammnistrazione e non e' invece prescritto un
meccanismo elettivo del Rettore diverso da quello attuale.

Una delle due: o Francesco Giavazzi ha un accesso privilegiato al cassetto
segreto del ministro Gelmini o egli continua a sparare le sue opinioni
senza preoccuparsi di leggere quello su cui scrive.

Certamente una sparata e' la sua soluzione ai tagli del ministro Tremonti
che, a dire dello stesso Giavazzi, tratta l'Universita' come una bestia che
va affamata per renderla mansueta. La soluzione di Francesco Giavazzi e'
quella di aumentare le tasse agli studenti.
La soluzione 'inventata' da Francesco Giavazzi sarebbe una "mediazione fra
i ministri" Gelmini e Tremonti. Questa mediazione, della quale lo stesso
Giavazzi 'incarica' direttamente Berlusconi, andrebbe fatta per evitare che
a novembre studenti e rettori stiano "insieme sulle barricate".
E sempre piu' evidente che di fronte a questi 'interlocutori' e di fronte
a queste 'alternative' sarebbe necessario che a settembre "sulle barricate"
comunque vi siano insieme i docenti e gli studenti.

Nota. Per leggere l'intervento di Francesco Giavazzi "L'universita' delle
ipocrisie", sul Corriere della Sera del 14 luglio 2009, cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-07/090714/MVQH9.tif


1. Lettera dell'ANDU su Repubblica
2. Universita': 'rifrittura' mediatica


- 1. Lettera dell'ANDU su Repubblica

Riportiamo il testo di una lettera dell'ANDU pubblicata su Repubblica del
16 luglio 2009. Il testo pubblicato e' stato ridotto dalla Redazione per
motivi di spazio. Il testo integrale della lettera e' riportato in calce.

"Universita', piu' inganni che buoni propositi
Nunzio Miraglia - Ass. Naz. Docenti universitari

Mario Pirani attribuisce (13 luglio) al Ministro buoni propositi ai quali
si contrapporrebbero poteri forti.
La realta' e' che i 'rappresentanti' dei poteri forti accademici (rettori,
professori, ecc.) sostengono con forza la riforma Gelmini.
Su due punti centrali Pirani peraltro correttamente scrive:
1. Sui concorsi. "Cio' che si prospetta non e' affatto un concorso unico ma
un'abilitazione scientifica nazionale totalmente scollegata dai reali posti
disponibili nei singoli atenei, per i quali non solo continua a permanere
il concorso locale, ma viene introdotta anche la 'chiamata diretta' senza
concorso". Noi da anni proponiamo un concorso unico nazionale, con
commissioni interamente sorteggiate, SENZA alcun ulteriore concorso locale.
Cio', in Italia MAI previsto, sconfiggerebbe realmente il nepotismo
accademico.
2. Sui precari. "Si legittima "una sorta di 'docenza liquida', ... per
gonfiare l'offerta didattica". Proprio per questo proponiamo un periodo di
pre-ruolo massimo di 3 anni in un'unica figura con adeguata retribuzione,
diritti e liberta' di ricerca, con un numero di posti rapportato agli
sbocchi nel ruolo della docenza."


- 2. Universita': 'rifrittura' mediatica

Il 14 luglio 2009 si e' tenuto a Roma il Convegno "Universita', verso
la riforma", organizzato dal Gruppo parlamentare del PDL del Senato.
Hanno partecipato al Convegno molti di coloro che in diversa misura, di
fatto, decidono sull'Universita'.
Sono intervenuti anche i due veri protagonisti delle vicende
universitarie, il ministro Giulio Tremonti e il direttore generale del
Tesoro Vittorio Grilli, che sono riusciti a non dire sostanzialmente nulla
sui tagli mortali per l'Universita' da loro voluti e ancora in vigore.
Il dibattito e' stato una 'rifrittura' di quanto si trascina e si ripete
da mesi; 'rifrittura' che l'indomani la 'grande' stampa ha ripresentato
come novita' dell'ultima ora.
Si invita ad ascoltare gli l'interventi al Convegno per avere diretta
conoscenza della 'consistenza' del confronto tra gli 'autori' delle
'riforme' che stanno distruggendo l'Universita' italiana.
Per ascoltare gli interventi al Convegno cliccare:
http://www.radioradicale.it/scheda/283505

==========

Testo integrale della lettera dell'ANDU inviata a Repubblica:

"Nel suo intervento del 13 luglio 2009 Mario Pirani attribuisce al Ministro
buoni propositi ai quali si contrapporrebbero poteri forti accademici e
politici.
La realta' e' esattamente quella opposta: le 'riforme' del Ministro (cioe'
di coloro che le scrivono per lei), se approvate, finirebbero di demolire
l'Universita' italiana, e non a caso i 'rappresentanti' dei poteri forti
accademici (rettori, professori-opinionisti, ecc.) non "si frappongono" ad
esse, ma, al contrario, le richiedono con forza.
Peraltro le opinioni che Pirani riporta ampiamente nel suo 'pezzo',
affrontano correttamente due punti centrali delle presunte riforme del
ministro Gelmini (le modalita' concorsuali e il precariato), rimarcandone
la inefficacia (concorsi) e la dannosita' (precariato).
Sui concorsi si legge che nel DDL ministeriale "cio' che si prospetta non
e' affatto un concorso unico ma un'abilitazione scientifica nazionale"
"totalmente scollegata dai reali posti disponibili nei singoli atenei, per
i quali non solo continua a permanere il concorso locale, ma viene
introdotta anche la 'chiamata diretta' senza concorso". L'ANDU da anni
propone per il reclutamento nella fascia dei ricercatori un concorso unico
nazionale, con commissioni interamente sorteggiate, SENZA alcun
ulteriore"concorso locale". Cio', che in Italia non e' stato MAI previsto,
sconfiggerebbe realmente il nepotismo accademico.
Sul precariato si legge che nel DDL ministeriale si legittima "una sorta di
'docenza liquida', vale a dire dei contratti di ricerca o di attivita'
didattica integrativa istituiti dalla Legge Moratti. Tali contratti sono
stati attivati a migliaia per gonfiare l'offerta didattica". L'ANDU da anni
propone un periodo di pre-ruolo massimo di 3 anni in un'unica figura che
preveda adeguata retribuzione, diritti (malattia, maternita', ferie,
contributi pensionistici) e liberta' di ricerca, con un numero di posti
rapportato a quello degli sbocchi nel ruolo della docenza."


Invitiamo a leggere l'interessante e condivisibile intervento di Pietro
Greco "Come si affossa l'universita' pubblica e di massa", su l'Unita' del
20 luglio 2009. Per leggere l'intervento cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-07/090720/MXNMG.tif

Nell'intervento c'e' pero' un'imprecisione: non e' infatti vero che "di
recente il Ministro Mariastella Gelminini ha PRESENTATO una legge di
riforma dell'universita' in cui cincischia sul ruolo dei rettori e i
compiti del Consiglio di amministrazione".
E' invece vero che il Ministro ha per mesi ripetutamente annunciato che a
breve AVREBBE presentato il 'suo' DDL su 'governance' e reclutamento.
Recentemente il Ministro ha dichiarato che il 'suo' DDL, di cui finora non
e' stata resa nota una bozza ufficiale, sara' presentato dopo l'estate.

Su questi stessi temi e' stato da tempo PRESENTATO dal PD un disegno di
legge che, come quello ministeriale, ha come punto centrale il "ruolo dei
rettori e i compiti del Consiglio di amministrazione", che il PD propone di
'riformare' nella stessa direzione prevista dal Ministero, dalla
Confindustria e dalla CRUI.

L'ANDU, totalmente contraria al 'modello' di potere basato sul
rettore-padrone assoluto previsto dal Ministero, dalla Confindustria, dal
PD e, 'ovviamente', dalla CRUI, propone invece una gestione democratica
degli Atenei e del Sistema nazionale delle Universita', con Rettori e
Consigli di Ammnistrazione che abbiano 'solo' il compito di ESEGUIRE le
DECISIONI prese dai Senati Accademici, i quali devono essere composti
ESCLUSIVAMENTE da rappresentanti di tutte le componenti eletti DIRETTAMENTE
(senza Presidi o 'analoghe' figure).
Si riporta la proposta dell'ANDU sul governo del Sistema nazionale e
sull'organizzazione degli Atenei.


== LA PROPOSTA DELL'ANDU

Alle ipotesi antidemocratiche di organizzazione degli Atenei l'ANDU
contrappone un modello di organizzazione degli Atenei democratica,
responsabile, efficace ed efficiente.

GOVERNO DEL SISTEMA NAZIONALE E ORGANIZZAZIONE DEGLI ATENEI

- Sistema nazionale
Occorre prevedere un unico Organo di autogoverno del Sistema nazionale
delle Universita' direttamente eletto da tutte le componenti (docenti,
tecnico-amministrativi, studenti) del mondo universitario, con una
rappresentanza non frammentata (5 o 6 aree equivalenti) e non corporativa
(elettorato attivo e passivo comuni) delle tre fasce della docenza.
Alle Conferenze nazionali dei Rettori, dei Presidi e dei Direttori di
Dipartimento dovrebbero essere riconosciuti specifici ruoli.

- Organizzazione degli Atenei

Premessa.
La riforma proposta dall'ANDU si basa sulla previsione, per la prima volta
nell'Universita' italiana, di un gestione DEMOCRATICA degli Atenei,
attraverso un Organismo i cui componenti siano TUTTI DIRETTAMENTE eletti da
tutte le categorie e che abbia poteri effettivi, riducendo quelli del
Rettore. Non e' infatti vero che "il voto di massa (per eleggere il
Rettore) peggiora l'Universita'", come scrive in un improvvisato e
disinformato intervento Mario Pirani su Repubblica dell'1 giugno 2009 (nota
6), ma e' invece proprio l'assenza di un Organo collegiale di Ateneo,
democratico e realmente responsabile, che impedisce una gestione rispettosa
degli interessi generali dell'Universita' e della Societa'.

Proposta
Il Rettore deve essere eletto da tutti i docenti (professori e
ricercatori), con una consistente partecipazione dei tecnico-amministrativi
e degli studenti.
Il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione dovrebbero essere
sostituiti da un "Consiglio di Ateneo" i cui componenti dovrebbero essere
tutti direttamente eletti, con una rappresentanza dei docenti non
frammentata e non corporativa. Il Consiglio di Ateneo dovrebbe eleggere al
suo interno un Presidente.
Negli Atenei dovrebbero essere previsti specifici ruoli per i Collegi dei
Presidi, dei Direttori di Dipartimento e dei Presidenti dei Consigli di
Corso di Studio.
Potrebbe essere previsto un Organo di gestione (un "Esecutivo di Ateneo"),
eletto dal Consiglio di Ateneo, da affiancare al Rettore.
Il Rettore e tutti i componenti del Consiglio di Ateneo devono essere
interni all'Ateneo stesso.
Le strutture portanti dell'Ateneo devono diventare i Consigli di Corso di
Studi per la didattica e i Dipartimenti per la ricerca. Nei Dipartimenti,
rivedendone i criteri di formazione e le dimensioni, si dovrebbero
'incardinare' i docenti, togliendo ai Consigli di Facolta' la 'gestione'
dei posti e assegnando loro compiti di coordinamento dei Corsi di Studio.
La composizione e i compiti delle strutture degli Atenei devono essere
normati dalla legge.
 


ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

GIAVAZZI: "A NOVEMBRE GLI ATENEI BRUCERANNO"


1. Giavazzi ha quasi ragione
2. La reazione dei Rettori


1.  Giavazzi ha quasi ragione

Tutti i quotidiani hanno dato notizia della classifica ministeriale che
dovrebbe comportare l'aumento o la riduzione del FFO per i singoli Atenei
statali non 'speciali'.
I criteri adottati per formulare questa classifica sono improvvisati,
arbitrari, parziali, non discussi con il mondo universitario e sono stati
utilizzati dati vecchi.
Ma quello che e' ancora piu' grave e' l'idea stessa di premiare gli Atenei
'virtuosi' e di punire gli altri senza PRIMA avere rilanciato gli Atenei
statali. Un rilancio che richiede PRIORITARIAMENTE il consistente aumento
(come negli altri Paesi) dei finanziamenti (il contrario del crescente
'strangolamento finanziario' in corso da molti anni) e una vera riforma
della 'governance' e del reclutamento che consenta finalmente la gestione
democratica e responsabile degli Atenei e che debelli realmente il nepotismo.

Uno dei pochi commenti che sembra abbia colto la gravita' della situazione
in cui versa l'Universita' e' quello di Francesco Giavazzi quando, in
conclusione del suo solito fondo sul 'suo' solito quotidiano (v. nota),
scrive:
  "Il passo successivo sara' cambiare la governance degli atenei limitando
il potere dei rettori, oggi sottratti a qualunque controllo e schiavi dei
loro grandi elettori. E tuttavia, nessuna riforma salvera' le nostre
universita' se queste rimarranno senza risorse. Con i tagli confermati nel
Dpef molte universita' a novembre chiuderanno. La scelta e' del ministro
dell'Economia: o rinuncia ai suoi tagli, o ha il coraggio di proporre un
innalzamento delle rette pagate dalle famiglie. Oggi puo' ancora scegliere;
a novembre, quando gli atenei bruceranno, potra' solo pagare per spegnere
l'incendio."

Certamente non salvera' "le nostre universita'" una riforma che, come
quella voluta dalla Confindustria, dal Ministero, dal PD e dalla CRUI,
aumenta senza limiti "il potere dei rettori", gia' oggi potenti per
l'assenza di un reale controllo da parte dei propri Atenei, attraverso
Organi che (a differenza degli attuali SA 'dominati' dai Presidi)
dovrebbero essere composti esclusivamente da rappresentanti eletti
direttamente da tutte le componenti universitarie.
Ed e' vero che LA QUESTIONE oggi e' quella rappresentata dai tagli; tagli
mortali voluti e decisi dagli 'economisti' del Ministero dell'Economia. Di
questa 'semplice' realta', invece, i rettori-capponi di Renzo sembrano non
rendersi conto e in ogni caso non sono certo essi che potranno affrontarla
adeguatamente, essendo espressione di quell'assetto di potere oligarchico
che e' una delle principali cause del dissesto degli Atenei e della crisi
dell'Universita' statale.

Cio' che non sembra essere chiaro a Francesco Giavazzi e' che il vero
ministro dell'Universita', che e' quello dell'Economia, per evitare che gli
Atenei "brucino" non puo' che 'scegliere' di "rinunciare ai suoi tagli".
Infatti, se la soluzione adottata dal ministro Tremonti dovesse essere
quella di confermare i tagli e 'sanare' gli Atenei con l'aumento delle
tasse degli studenti, a novembre (ma anche prima) gli Atenei "bruceranno" e
ci auguriamo che a fianco degli studenti ci siano anche quei docenti che
vogliono opporsi alla mercificazione della conoscenza e alla protervia dei
'privati' e dei loro 'addentellati' accademici che, in nome del "libero
mercato", vogliono appropriarsi delle risorse pubbliche per l'alta
formazione e la ricerca, come hanno gia' consistentemente cominciato a fare.

- Nota. Per leggere l'intervento di Francesco Giavazzi "Passo importante e
qualche limite", sul Corriere della Sera del 25.7.09, cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-07/090725/MZHQ3.tif


2. La reazione dei Rettori

I quotidiani hanno riportato anche i commenti di alcuni Rettori.
'Naturalmente' le opinioni espresse dai Rettori sono strettamente legate a
cio'che e' toccato in sorte al loro Ateneo.
Questa reazione 'interessata' dei Rettori potrebbe risultare utile almeno
a mettere la parola fine alla pretesa dei Rettori italiani di esprimere,
attraverso la CRUI, una qualsiasi forma di rappresentanza unitaria del
Sistema nazionale degli Atenei; rappresentanza che, come l'ANDU ha
documentato, la CRUI non ha mai espresso, 'limitandosi' di fatto a
fiancheggiare la politica controriformatrice e demolitrice dei Governi che
si sono succeduti negli ultimi decenni.
L'ANDU l'ha sempre detto: la Conferenza dei Rettori STRUTTURALMENTE non
puo' rappresentare gli interessi generali dell'Universita' italiana perche'
i Rettori sono eletti per rappresentare e gestire gli interessi
'particolari' dei singoli Atenei.
Il Sistema nazionale degli Atenei statali e' da anni sotto attacco da
parte dei poteri forti accademico-confindustriali, che possono contare sul
Ministero dell'economia e su 'qualificati'  economisti-opinionisti. E a
rappresentare e difendere l'autonomia del Sistema non c'e' un Organo
nazionale di autogoverno, composto da rappresentanti direttamente eletti da
tutte le componenti universitarie ed espressi in maniera non frammentaria e
non corporativa. Questo e' il risultato della scelta fatta anni fa' dal
ministro Luigi Berlinguer e dal sottosegretario Luciano Guerzoni.

26 luglio 2009
 


1. Il CURC Puglia contesta duramente i tagli del MiUR al FFO
2. Pre-pensionamenti?


1. Il CURC Puglia contesta duramente i tagli del MiUR al FFO

Invitiamo a leggere il documento di dura critica alla classifica
ministeriale degli Atenei approvato il 27 luglio 2009 dal Comitato
Universitario di Coordinamento della Regione Puglia (CURC). Per leggere il
documento cliccare:
http://www.uniba.it/dati-homepage/CURC%2027%20luglio%202009.pdf


2. Pre-pensionamenti?

Il 27 luglio 2009 e' stato approvato alla Camera da quasi tutti i Deputati
un ordine del giorno, riformulato e accettato dal Governo, che "impegna il
Governo a valutare la possibilita' di modificare la norma" che ha
introdotto nel "DL 78/09: Provvedimenti anticrisi" la possibilita' di
pre-pensionare i dipendenti pubblici che abbiano maturato 40 anni di
contributi.
A favore dell'ordine del giorno sono intervenuti i deputati Barani, Di
Virgilio, Pepe e Cazzola del PDL e Miotto, D'Antoni, Lenzi e Gatti del PD.
IL testo iniziale dell'ordine del giorno e' qui sotto riportato.
Il DL passera' ora all'esame del Senato e, se modificato, ritornera' alla
Camera per l'approvazione definitiva.

===

Testo non riformulato dell'ordine del giorno approvato il 27 luglio 2009
dall'Aula della Camera con 415, 6 contrari e 7 astenuti:

      "La Camera, premesso che:

              nel decreto in esame, nel corso dell'esame in Commissione, e'
stata inserita una norma, poi confermata dal maxiemendamento del Governo al
disegno di legge di conversione, riguardante il pensionamento obbligatorio
a 40 anni, per i dipendenti pubblici, compresi i dirigenti, calcolati su
base contributiva, e non effettiva, annullando una decisione parlamentare
di pochi mesi fa introdotta con la legge n. 15 del 2009 che ha limitato la
facolta' delle Amministrazioni di risolvere il rapporto di lavoro ai soli
dipendenti con 40 anni di servizio effettivo, non conteggiando a tal fine i
periodi di contribuzione riscattati;

              tale norma ha effetti che verranno meglio esplicati di seguito;

              con l'ipotesi dei 40 anni contributivi, per parecchi
soggetti, comprese le donne impiegate nel pubblico impiego, scatta
l'obbligo di pensione ancor prima del compimento dei 65 anni di eta' (a
soli 58-60 anni di eta') in netta controtendenza con le politiche
previdenziali perseguite nel nostro Paese. Lo stesso decreto prevede
l'innalzamento a 65 anni l'eta' pensionabile delle donne, gradatamente e
per corrispondere agli omologhi parametri comunitari; evidentemente una
contradictio in terminis;

              il contraccolpo operativo e funzionale sarebbe evidente
specie in alcune categorie del pubblico impiego che gia' da un ventennio
circa subisce il depauperamento continuo di organici, laddove sarebbe
invece necessario assicurare, almeno un parziale turnover;

              il sistema previdenziale (INPDAP-INPS) subirebbe un
inevitabile tracollo nel dover assicurare il trattamento pensionistico ad
una eventuale moltitudine di «nuovi» pensionati senza un prevedibile
scaglionamento temporale, di solito prevedibile attraverso la prassi delle
cosiddette «finestre» di uscita;

              le Amministrazioni avranno la discrezionalita' nel decidere
se privarsi o meno di personale, tenuto conto di eventuali risparmi di
spesa corrente, con il pericolo che una manovra, eventualmente clientelare
o vessatoria, fatta all'interno delle amministrazioni pubbliche potrebbe
portare alla volonta' decisionale di allontanare comunque alcuni soggetti,
a prescindere dalle esperienze professionali conclamate, anche in virtu'
della predetta anzianita' di servizio;

              il collocamento a riposo forzato non tiene conto
dell'elemento di volontarieta' che si sostanza anche nell'aver scelto a suo
tempo di riscattare o meno, a proprie spese, alcuni periodi ai soli fini
contributivo-pensionistici e che in questa particolare fattispecie rischia
di acquisire connotazioni quasi «punitive» per i laureati, quali medicina e
ingegneria, che assommano riscatti, incluse le specializzazioni, da 6 a 11
anni, depauperando cosi' miseramente le amministrazioni delle loro
professionalita': medici e ingegneri andrebbero in pensione molto prima e
al meglio delle loro conoscenze e professionalita', di certo utili alle
amministrazioni, proprio in questo particolare momento di crisi, in cui le
istituzioni hanno piu' bisogno di tecnica e professionalita'. Tutto cio'
andra' a discapito della professionalita', con conseguente disparita' di
trattamento con i non professionisti, quindi fra i soggetti lavoratori del
pubblico impiego appartenenti a medesime qualifiche e funzioni. Ad avviso
dei presentatori, si rammenta che chi non e' laureato e' avvantaggiato, chi
non si e' specializzato e' avvantaggiato, e, visto che entra nel conto
anche il servizio militare, chi non ha servito la Patria e' avvantaggiato;
              la norma salvaguarda alcune figure professionali (Primari
ospedalieri, Magistrati, Professori universitari) di fatto mantenendo su
piani differenti le professionalita',

impegna il Governo
ad adottare ulteriori iniziative normative volte a modificare la norma
introdotta al fine di evitare le disparita' segnalate e gli aggravi dei
costi del sistema pensionistico nazionale.
9/2561/108. Barani, Di Virgilio, Palumbo, Bocciardo, Fucci, Castellani, De
Nichilo Rizzoli, Girlanda, De Luca, Patarino, Mussolini, Mancuso, Ciccioli."


1. FFO: "Robin Hood alla rovescia"
2. "Pre-pensionamenti per far cassetta"


1. FFO: "Robin Hood alla rovescia"

Sulla classifica ministeriale degli Atenei segnaliamo l'intervento di
Rossano Pazzagli "Questo Governo Robin Hood alla rovescia", sul Tirreno del
29 luglio 2009. Per leggere l'intervento cliccare:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2009/07/29SIA3083.PDF

Su questa stessa questione abbiamo gia' segnalato il documento di dura
critica approvato il 27 luglio 2009 dal Comitato Universitario di
Coordinamento della Regione Puglia (CURC). Per leggere il documento cliccare:
http://www.uniba.it/dati-homepage/CURC%2027%20luglio%202009.pdf

Il 26 luglio 2009 l'ANDU ha diffuso il documento "Giavazzi: 'gli atenei
bruceranno'", riguardante anche questa questione. Per leggere il documento
cliccare (senza interrompere i caratteri!):
http://groups.google.it/group/riformiamo-il-sapere/browse_thread/thread/fbc3
8036b0c3b213/5f69cda5f2cb6c81#5f69cda5f2cb6c81


2. "Pre-pensionamenti per far cassetta"

Segnaliamo l'intervento di Giulio Mazzilli "L'identita' ibrida dei
ricercatori", sulla Stampa del 29 luglio 2009. Per leggere l'intervento
cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-07/090729/N0LI1.tif

Si ricorda che 27 luglio 2009 e' stato approvato alla Camera da quasi
tutti i Deputati un ordine del giorno, riformulato e accettato dal Governo,
che "impegna il Governo a valutare la possibilita' di modificare la norma"
che ha introdotto nel "DL 78/09: Provvedimenti anticrisi" la possibilita'
di pre-pensionare i dipendenti pubblici che abbiano maturato 40 anni di
contributi.
A favore dell'ordine del giorno sono intervenuti i deputati Barani, Di
Virgilio, Pepe e Cazzola del PDL e Miotto, D'Antoni, Lenzi e Gatti del PD.
IL testo "riformulato" dell'ordine del giorno e' qui sotto riportato.
Il DL passera' ora all'esame del Senato che lo approvera' senza alcuna
modifica. E' stato annunciato un decreto-legge correttivo che dovrebbe
essere approvato dal Governo venerdi' 31 luglio 2009. In questo nuovo
decreto legge potrebbe-dovrebbe essere inserita la modifica richiesta con
il suddetto ordine del giorno.

===

Testo riformulato dell'ordine del giorno approvato il 27 luglio 2009
dall'Aula della Camera con 415, 6 contrari e 7 astenuti:

      "La Camera, premesso che:

              nel decreto in esame, nel corso dell'esame in Commissione, e'
stata inserita una norma, poi confermata dal maxiemendamento del Governo al
disegno di legge di conversione, riguardante il pensionamento obbligatorio
a 40 anni, per i dipendenti pubblici, compresi i dirigenti, calcolati su
base contributiva, e non effettiva, annullando una decisione parlamentare
di pochi mesi fa introdotta con la legge n. 15 del 2009 che ha limitato la
facolta' delle Amministrazioni di risolvere il rapporto di lavoro ai soli
dipendenti con 40 anni di servizio effettivo, non conteggiando a tal fine i
periodi di contribuzione riscattati;

              tale norma ha effetti che verranno meglio esplicati di seguito;

              con l'ipotesi dei 40 anni contributivi, per parecchi
soggetti, comprese le donne impiegate nel pubblico impiego, scatta
l'obbligo di pensione ancor prima del compimento dei 65 anni di eta' (a
soli 58-60 anni di eta') in netta controtendenza con le politiche
previdenziali perseguite nel nostro Paese. Lo stesso decreto prevede
l'innalzamento a 65 anni l'eta' pensionabile delle donne, gradatamente e
per corrispondere agli omologhi parametri comunitari; evidentemente una
contradictio in terminis;

              il contraccolpo operativo e funzionale sarebbe evidente
specie in alcune categorie del pubblico impiego che gia' da un ventennio
circa subisce il depauperamento continuo di organici, laddove sarebbe
invece necessario assicurare, almeno un parziale turnover;

              il sistema previdenziale (INPDAP-INPS) subirebbe un
inevitabile tracollo nel dover assicurare il trattamento pensionistico ad
una eventuale moltitudine di «nuovi» pensionati senza un prevedibile
scaglionamento temporale, di solito prevedibile attraverso la prassi delle
cosiddette «finestre» di uscita;

              le Amministrazioni avranno la discrezionalita' nel decidere
se privarsi o meno di personale, tenuto conto di eventuali risparmi di
spesa corrente, con il pericolo che una manovra, eventualmente clientelare
o vessatoria, fatta all'interno delle amministrazioni pubbliche potrebbe
portare alla volonta' decisionale di allontanare comunque alcuni soggetti,
a prescindere dalle esperienze professionali conclamate, anche in virtu'
della predetta anzianita' di servizio;

              il collocamento a riposo forzato non tiene conto
dell'elemento di volontarieta' che si sostanza anche nell'aver scelto a suo
tempo di riscattare o meno, a proprie spese, alcuni periodi ai soli fini
contributivo-pensionistici e che in questa particolare fattispecie rischia
di acquisire connotazioni quasi «punitive» per i laureati, quali medicina e
ingegneria, che assommano riscatti, incluse le specializzazioni, da 6 a 11
anni, depauperando cosi' miseramente le amministrazioni delle loro
professionalita': medici e ingegneri andrebbero in pensione molto prima e
al meglio delle loro conoscenze e professionalita', di certo utili alle
amministrazioni, proprio in questo particolare momento di crisi, in cui le
istituzioni hanno piu' bisogno di tecnica e professionalita'. Tutto cio'
andra' a discapito della professionalita', con conseguente disparita' di
trattamento con i non professionisti, quindi fra i soggetti lavoratori del
pubblico impiego appartenenti a medesime qualifiche e funzioni. Ad avviso
dei presentatori, si rammenta che chi non e' laureato e' avvantaggiato, chi
non si e' specializzato e' avvantaggiato, e, visto che entra nel conto
anche il servizio militare, chi non ha servito la Patria e' avvantaggiato;
              la norma salvaguarda alcune figure professionali (Primari
ospedalieri, Magistrati, Professori universitari) di fatto mantenendo su
piani differenti le professionalita',

impegna il Governo a valutare l'opportunità di adottare ulteriori
iniziative normative volte a modificare la norma introdotta al fine di
evitare le disparita' segnalate e gli aggravi dei costi del sistema
pensionistico nazionale.
9/2561/108. Barani, Di Virgilio, Palumbo, Bocciardo, Fucci, Castellani, De
Nichilo Rizzoli, Girlanda, De Luca, Patarino, Mussolini, Mancuso, Ciccioli."
 


1. Frati: classifica degli interessati
2. Musacchia: l'Universita' diventi laica


1. Frati: classifica degli interessati

Invitiamo a leggere l'intervista a Luigi Frati, rettore della Sapienza di
Roma, "La classifica della discordia", su Milano Finanza dell'1 agosto
2009. Per leggere l'intervista cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-08/090801/N1PRF.tif

Luigi Frati, tra l'altro, sostiene che la classifica sia stata
'determinata' da coloro che "hanno scritto le regole pensando al mondo
accademico di riferimento": Politecnici di Torino e Milano, Viterbo. E
Frati aggiunge: "tra le prime universita' c'e' quella di Milano, il cui
rettore, guarda caso, e' presidente della conferenza dei rettori."
Le affermazioni di Luigi Frati ci confermano nella convinzione che gli
Organismi incaricati di valutare l'Universita' italiana non debbano essere
'decisionali', cioe' dovrebbero 'solo' elaborare indicazioni al Ministro,
al quale devono spettare le scelte 'operative', assumendosene la piena
responsabilita' politica.
Per questo l'ANDU si e' sempre opposta ad un'Agenzia di valutazione che
abbia potere di scelta, come invece hanno fortemente voluto la
Confindustria e il PD.
I Responsabili del PD hanno addirittura chiesto che l'Agenzia valutasse i
singoli docenti, determinandone anche la carriera: "e' fondamentale dotare
il sistema universitario e della ricerca pubblica di una Agenzia nazionale
di valutazione, indipendente dal finanziatore pubblico e dagli atenei, che
effettui periodiche valutazione dei SINGOLI docenti e dell'attivita'
didattica e di ricerca" e "SOLO sulla base di questa corretta valutazione,
si stabiliscano ruoli, incarichi, avanzamenti di carriera." (dal Corriere
del Mezzogiorno dell'11 agosto 2006). Un vero e proprio commissariamento
dell'Universita' e dei docenti.


2. Musacchia: l'Universita' diventi laica

Segnaliamo l'intervento di Francesco Musacchia "I soldi non bastano a
salvare l'Ateneo", su Repubblica di Palermo del 31 luglio 2009. Per leggere
l'intervento cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-08/090801/N1C5P.tif


1. Classifica in Germania
2. Classifica in Italia


1. Classifica in Germania

Riportiamo una lettera inviataci da Alberto Jori dell'Universita' di
Tubingen in Germania.
In Germania (come in Francia, ndr) alle Universita' "ritenute meritevoli"
si elargiscono "(notevolissimi) finanziamenti AGGIUNTIVI".

--

Lettera di Alberto Jori:

"Cari amici dell'ANDU,
insegno all'Universita' di Tubingen in Germania e seguo da tempo con
profondo interesse i vostri preziosi contributi informativi e propositivi
sull'universita' italiana e sulla sua indilazionabile riforma.
In generale concordo con le vostre posizioni.
Per quel che riguarda la "classifica" delle universita' italiane
recentemente formulata, in termini generali ritengo sia giusta la scelta
del ministero di non erogare piu' le risorse finanziare in modo (quasi)
indifferenziato ai vari centri accademici, e di "premiare", invece, le
universita' piu' produttive. E' quello che da qualche anno si fa anche qui
in Germania, dove le Elite-Universitaten sono le universita' individuate a
livello centrale come centri di punta e ritenute pertanto meritevoli di
(notevolissimi) finanziamenti aggiuntivi.
Il problema e' semmai quello dei criteri di valutazione. Qui in Germania
la scelta delle universita' da premiare si basa essenzialmente sulla
qualita', l'ampiezza e il carattere interdisciplinare dei progetti
periodicamente proposti dai vari centri universitari. Inoltre, le
valutazioni sono effettuate in modo forse un po' macchinoso, ma in ogni
caso adeguato per garantire un giudizio abbastanza "oggettivo".
In Italia, a quel che capisco, i criteri impiegati sono stati piuttosto
"ibridi": oltre ai progetti di ricerca, si e' tenuto conto di fattori
propriamente didattici come pure di aspetti economici (la capacita' di
attrarre fondi). Non e' detto che questo sia sbagliato a priori; e' pero'
certo che la scarsa linearia' del metro adottato offre poi il fianco alle
critiche piu' diverse, come quelle (da voi riportate) del rettore della
Sapienza.
A mio avviso, stante il fatto che (soprattutto in un'epoca di vacche
magre) le risorse e gli investimenti vanno comunque diretti dove esiste la
garanzia che il loro impiego sia ottimale - la meritocrazia vale non solo
per i singoli docenti, ma anche per le universita' -, sarebbe ora
importante che provassimo a elaborare, magari nel confronto con altri
Paesi, dei criteri sufficientemente attendibili da utilizzare in futuro.
Credo che l'ANDU potrebbe fornire un contributo importantissimo anche su
questo terreno.
Cordiali saluti
Alberto Jori"


2. Classifica in Italia

Sui criteri adottati per l'elaborazione da parte del Ministero della
classifica delle Universita' italiane segnaliamo:

- lettera di Paolo Bertinetti, preside della Facolta' di Lingue di Torino,
"Tagli e contentini alle universita' statali", su Repubblica del 30 luglio
2009. Per leggere la lettera cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-07/090730/N0YOU.tif

- intervento di Miguel Gotor "Senza riforme si tira a campare", sul Sole
24-ore del 2 agosto 2009. Per leggere l'intervento cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-08/090802/N1X5H.tif

- intervento di Pietro Greco "Universita' d'Italia. Del domani non c'e'
certezza", sull'Unita' del 3 agosto 2009. Per leggere l'intervento cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-08/090803/N22WY.tif
 


Riportiamo il testo dell'intervento inviatoci da Stefano Catucci, della
Sapienza di Roma. L'intervento prende spunto da un precedente intervento
("Classifiche: Italia e Germania") inviatoci da Alberto Jori. Per leggere
l'intervento di Jori cliccare:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article23505.html

====

"Stefano Catucci
Universita' di Roma "Sapienza"

Una nota a margine sulla lettera di Alberto Jori a proposito di
classifiche e finanziamenti. Scrive Jori: "in Germania [...] le
Elite-Universitaten sono le universita' individuate a livello centrale come
centri di punta e ritenute pertanto meritevoli di (notevolissimi)
finanziamenti aggiuntivi". In quest'ultima parola, "aggiuntivi", sta tutta
la differenza.
Ferme restando le giuste osservazioni di Jori sui criteri di valutazione e
di definizione delle classifiche, in Italia non ci sono finanziamenti
aggiuntivi da distribuire in base ai meriti, ma
finanziamenti di base che vengono tolti a una parte e assegnati a un'altra.
Il sistema, che pure vorrebbe essere virtuoso, finisce in realta' per
creare circoli viziosi. Se un ateneo paga con la riduzione del Fondo di
Finanziamento Ordinario (ordinario, sottolineo)
alcune carenze strutturali - aule, case per lo studente etc. -, certo con
fondi piu' esigui non potra' correre ai rimedi, con l'effetto di
precipitare ancora piu' in basso.
Paradossalmente, un criterio meritocratico sarebbe quello di assegnare
alle universita' "peggiori" degli obiettivi di miglioramento da raggiungere
in tempi definiti pena la riduzione, futura pero', del FFO.
Le procedure attuali hanno un'altra funzione: non vogliono premiare i piu'
"virtuosi" ma colpevolizzare nel suo insieme un sistema e assumere nei suoi
confronti un atteggiamento generalmente punitivo.
E' a questa intenzione punitiva che occorrerebbe opporsi, riflettendo
anche sul tipo di insegnamento che le nuove norme tendono a produrre: un
insegnamento fortemente individualizzato, ovvero tale per cui i docenti
preferiranno assolvere singolarmente il proprio compito senza piu'
investire energie in un'istituzione che sentono vilipesa e dalla quale si
sentono sempre piu' lontani.
Smaltito il carico burocratico, assunta come unica missione quella di
salvare il salvabile, per lo piu' il proprio, e' destinato a venir meno il
senso della comunita' scientifica, dei suoi principi di collaborazione, le
cui prestazioni saranno solo contabilizzate in base agli utili che ne
derivano per ciascuno (dalle pubblicazioni in giu').
La valutazione e' uno strumento prezioso, ma bisogna aver prima ben chiaro
non solo quali ne siano i criteri, bensi' anche cosa se ne voglia fare.
Con la legislazione che si prepara, e' chiaro come la valutazione sia
pensata non per migliorare un sistema, ma per affossarlo definitivamente."


= Il 24 ottobre 2009 a Firenze si terra' il CONGRESSO NAZIONALE dell'ANDU
che sara' preceduto da Assemblee di Ateneo aperte a tutti i docenti.

======================

Sulla classifica degli Atenei e sui tagli all'Universita' riportiamo una
sintesi elaborata dall'Agenzia APCOM e diffusa il 9 agosto 2009.
Nella sintesi sono riportate le opinioni di Alberto Jori, Stefano Catucci,
Francesco Giavazzi e ANDU.

da APCOM:

Universita'/ Ripartizione fondi, prof critici: varranno solo utili
Giudizi opinabili, addio senso comunita' e largo circoli viziosi

Si allarga la rosa dei docenti universitari italiani critici nei confronti
del nuovo sistema di erogazione dei fondi approvato dal Cdm a fine agosto:
temono che puntare tutto sul grado di produttivita' degli atenei possa
pregiudicare la sopravvivenza di quelli piu' in difficolta' e che si
pregiudichino le attivita' di ricerca congiunta che hanno da sempre
caratterizzato il nostro sistema accademico.
"Smaltito il carico burocratico - sostiene Stefano Catucci, docente di
Estetica della Facoltà di Architettura all'universita' 'La Sapienza' di
Roma -, assunta come unica missione quella di salvare il salvabile, per lo
piu' il proprio, e' destinato a venir meno il senso della comunita'
scientifica, dei suoi principi di collaborazione, le cui prestazioni
saranno solo contabilizzate in base agli utili che ne derivano per
ciascuno, dalle pubblicazioni in giu'".
Catucci ha deciso di intervenire sul dibattito scrivendo una lettera
all'Andu, l'Associazione universitaria docenti universitari: alla quale
pochi giorni prima aveva espresse le sue perplessita' sullo stesso tema
anche Alberto Jori, docente di ingegneria all'universita' di Tubingen, in
Germania. Jori aveva impostato la sua lettera partendo dal confronto con il
sistema accademico tedesco "dove le Elite-Universitaten sono le universita'
individuate a livello centrale - sostiene Jori - come centri di punta e
ritenute pertanto meritevoli di (notevolissimi) finanziamenti aggiuntivi".
Ora secondo Catucci nella in quest'ultima parola, "aggiuntivi", si
rivelerebbe tutta la differenza tra il modello avanzato tedesco e quello
che vorrebbe introdurre il ministero nel nostro paese: "In Italia non ci
sono finanziamenti aggiuntivi da distribuire in base ai meriti - dice il
docente di Estetica - ma finanziamenti di base che vengono tolti a una
parte e assegnati a un'altra. Il sistema, che pure vorrebbe essere
virtuoso, finisce in realta' per creare circoli viziosi".
Il timore del docente, che insegna nella piu' grande universita' dell'Ue,
e' che con questa nuova modalita' di assegnazione dei finanziamenti, anche
di base, le facolta' meno brillanti rischieranno di chiudere i battenti:
"Se un ateneo paga con la riduzione del fondo di finanziamento ordinario
(ordinario, sottolineo) alcune carenze strutturali, come aule e case per lo
studente, certo con fondi piu' esigui non potra' correre ai rimedi, con
l'effetto di precipitare ancora più in basso".
L'errore dei decisori italiani sarebbe allora quello di non aver concesso
il tempo utile a queste universita' per 'attrezzarsi' nell'esaudire le
richieste: "un criterio meritocratico sarebbe quello di assegnare alle
universita' 'peggiori' degli obiettivi di miglioramento da raggiungere in
tempi definiti pena la riduzione, futura pero', del fondi ordinari. Le
procedure attuali hanno un'altra funzione: non vogliono premiare i piu'
'virtuosi' ma colpevolizzare nel suo insieme un sistema e assumere nei suoi
confronti un atteggiamento generalmente punitivo".
Ora, per il docente di estetica e' proprio a "questa intenzione punitiva
che occorrerebbe opporsi, riflettendo anche sul tipo di insegnamento che le
nuove norme tendono a produrre: un insegnamento - sostiene il professore
del primo ateneo romano - fortemente individualizzato, ovvero tale per cui
i docenti preferiranno assolvere singolarmente il proprio compito senza
piu' investire energie in un'istituzione che sentono vilipesa e dalla quale
si sentono sempre più lontani". "La valutazione - conclude amaramente
Catucci - e' uno strumento prezioso, ma bisogna aver prima ben chiaro non
solo quali ne siano i criteri, bensì anche cosa se ne voglia fare. Con la
legislazione che si prepara, e' chiaro come la valutazione sia pensata non
per migliorare un sistema, ma per affossarlo definitivamente".
Cosi' le perplessita' per il modello meritocratico approvato la scorsa
settimana dal Cdm si allineano a quelle del professor Jori: "In Italia, a
quel che capisco, i criteri impiegati sono stati piuttosto 'ibridi': oltre
ai progetti di ricerca - ha tenuto a sottolineare il docente che insegna
ingegneria in Germania - si e' tenuto conto di fattori propriamente
didattici come pure di aspetti economici (la capacita' di attrarre fondi).
Non e' detto che questo sia sbagliato a priori; e' pero' certo che la
scarsa linearita' del metro adottato offre poi il fianco alle critiche piu'
diverse, come quelle del rettore della Sapienza".
Le opinioni espresse dai due docenti accademici sono condivise dell'Andu:
per il coordinatore, Nunzio Miraglia, i criteri adottati da viale
Trastevere e approvati dal governo sarebbero "improvvisati, arbitrari,
parziali, non discussi con il mondo universitario, stilati sulla base di
dati vecchi: dal 2010 - sostiene il leader dell'Andu - i tagli assumeranno
una portata tale che non si salvera' nessun ateneo. E' vero che a pagare di
piu' saranno le sedi universitarie del sud, ma la verita' e' che nella
grande maggioranza degli atenei gia' oggi non ci sono più soldi nemmeno per
preparare i convegni o svolgere delle semplici ricerche".
Sullo stesso tema pochi giorni fa Francesco Giavazzi, docente di economia
politica all'universita' Bocconi di Milano, aveva espresso un'opionione
altrettanto preoccupata usando parole molto forti: "Con i tagli confermati
nel Dpef - ha scritto il docente bocconiano - molte universita' a novembre
chiuderanno" e se il ministro dell'Economia non rinuncera' ai tagli "a
novembre, quando gli atenei bruceranno, potra' solo pagare per spegnere
l'incendio".
 


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