FISICA/MENTE

 

E' uno scritto che ho trovato interessante, se non altro per riflettere e per farsi la propria opinione. In ballo vi è scuola, educazione, democrazia, globalizzazione ed economia. Si tratta di capire come coniugare insieme questi temi di base della nostra società. E come uscire dalla crisi che è soprattutto della democrazia.

Roberto Renzetti


 

Democrazia al bivio

 

Il sistema politico occidentale è in crisi. La colpa? La diffusione dell'istruzione che ha frammentato la società. Il paradosso di un famoso studioso francese

DI GIGI RIVA   da L'Espresso del 9 aprile 2009

        Passa il dottor Emmanuel Todd, analizza una serie di esami, studia le radiografie e ai parenti in trepida attesa del verdetto non può che fornire un quadro clinico complicato: «La democrazia? Sta molto male, grazie». Se guarirà o meno dipende dalla cura, nulla è ancora irreversibile, ma ci vuole molta applicazione e bisogna affrontare una convalescenza consapevole. Delle tre possibili uscite dalla malattia, due sono col paziente morto, una sola lo vede rimettersi in piedi per continuare a essere il migliore tra i sistemi conosciuti. Le tre ipotesi, le vedremo, Emmanuel Todd, storico e demografo, le formula alla fine del suo libro "Après la démocratie", un bestseller del ramo saggi in Francia.

        Le 257 pagine difficilmente avrebbero potuto essere partorite senza la comparsa sulla scena di Nicolas Sarkozy «con le sue trovate dei benefici fiscali ai ricchi». Il presidente è l'ispiratore di una riflessione che poi prende il largo, abbraccia l'Occidente intero, e attraverso la misurazione di alcuni fenomeni cerca di farsi scientifica. Il dato di partenza è semplice: «Il fatto che la gente voti non è sufficiente perché un sistema sia democratico». Semplicemente perché non crede «alla capacità delle masse di esprimere da sole i loro interessi». C'è sempre stata, storicamente, una frazione delle élite che si è presa a carico i problemi popolari. Cosa che oggi non succede più. Perché? Per come si è evoluto il sistema educativo. L'alfabetizzazione ha segnato un grande progresso per l'umanità, certo. Nelle società evolute, tra gli ultrasessantenni solo poco più del 2 per cento ha una laurea e il 6,8 per cento un diploma. Tra i venti-trentenni la percentuale di questi "educati superiori" arriva al 30 per cento. Ma l'innalzamento del livello educativo ha prodotto, per paradosso, una regressione della "cultura alta". E l'apparire sulla scena di una classe culturale mediamente educata e numerosa ha creato «le condizioni oggettive per una frammentazione della società e provocato la diffusione di una sensibilità dell'ineguaglianza». Diplomati e laureati possono, per la prima volta nella storia, produrre e consumare cultura tra di loro senza bisogno dei semplici alfabetizzati, Questa nuova stratificazione è un formidabile incentivo alla tentazione oligarchica. Gli ambiti culturali di riferimento sono chiusi e non comunicano, tantomeno gli uni sono interessati al progresso degli altri, visto il cannibalismo economico del liberismo ideologico. E se da destra la risposta è il populismo autoritario, a sinistra la scollatura fa ancora più impressione perché contrappone intellettuali frustrati e un popolo che "non capisce" e non li merita.
        C'è dell'altro. «Piaccia o no» avverte Todd che è un profondo laico, «alla base del vuoto nella vita politica c'è il vuoto religioso». Il cattolicesimo ha influito sulle organizzazioni di partecipazione all'agorà e le ha definite anche in negativo «se persino i partiti repubblicani erano strutturati come opposizione alla religione». Rendendosi conto di parlare con un giornale stampato nel Paese dove si trova il Vaticano, lo studioso si concede una postilla di cautela: «Non so se vale per l'Italia vista la situazione specifica, ma credo di sì». La democrazia sarebbe dunque in crisi non a causa di fattori endogeni, propri dei suoi meccanismi di funzionamento. La sua debolezza sarebbe dovuta a fattori esterni come la caduta della religione e lo squilibrio educativo. Non avrebbe insomma il sistema una forza in sé capace di superare emergenze e altre contingenze. Todd precisa: «I problemi sono identici per tutte le democrazie. Ma è anche vero che si declinano in modo diverso. Paesi di solide tradizioni partecipative come la Francia e !'Inghilterra sono meglio attrezzate ad affrontare la crisi rispetto a nazioni di democrazia recente». L'importante è guardare in faccia il pericolo e avere in tasca la giusta ricetta interpretativa che sarebbe poi il ribaltamento del paradigma marxiano: «L'economia è la struttura e l'educazione l'infrastruttura». Non è strano trovare in Todd, demografo, un ritorno così insistito all'"educazione". Con quella lente ha letto in passato gli stravolgimenti nei comportamenti personali che hanno  portato alla disfatta dell'Urss e, più recentemente, i progressi di alcune società musulmane verso "l'incontro delle civiltà". Ora li mette a disposizione della democrazia. Partendo da un disgusto verso quello che gli succede attorno e che non gli piace. Perché in gioco c'è una delle tre parole chiave della Rivoluzione francese: uguaglianza. Gli sembrava dovesse essere un concetto acquisito. Invece torna in discussione e tocca difenderlo daccapo. Succede quando le élite, perso ad esempio un referendum, vanno contro la volontà degli elettori e fanno come se nulla fosse. O quando legiferano tenendo conto del proprio ambito di riferimento. Sarebbero puniti dalle urne se ci fosse chi è in grado di organizzare il dissenso. Ma le opposizioni fanno parte dello stesso circolo, sono perciò non credibili e hanno comunque a cuore le sorti di se stesse piuttosto che della moltitudine. Questa deriva porterà alla divaricazione totale degli interessi e produrrà una nuova forma istituzionale.
        Siamo alle tre ipotesi. La prima: nascita di una Repubblica etnica, bianca, post-cristiana. L'uguaglianza dei cittadini si ridefinisce sull'ineguaglianza del gruppo degli stranieri immigrati. Visto il contesto in Europa, non potrebbe che essere islamofobica. Si tornerebbe così a una forma primitiva di democrazia, visto che nella contemporaneità l'unico esempio al mondo di democrazia etnica è quello dello Stato di Israele per una serie di intuibili eccezioni geopolitiche. I vantaggi elettorali per chi governa sono evidenti e già sperimentati. Si avrebbe a disposizione un gruppo etnico sul quale scaricare le responsabilità del fallimento delle politiche economiche come dell'aumento della criminalità. Il secondo scenario prevede la soppressione del suffragio universale. Todd è cosciente dell'enormità dell'assunto. Se i rappresentanti del popolo si rifiutano sempre più spesso di «obbedire al popolo» potrebbero essere tentati di «farla finita con la commedia». L'Occidente andrebbe incontro a una sorta di deriva cinese dove il modello è la dittatura da noi chiamata "governance". Se per garantire la "governance" si deve rinunciare a delle prerogative della democrazia perché il popolo non le capisce, ebbene le si aboliscano le prerogative.
        Il terzo scenario è quello consolante. La democrazia europea si salva grazie al protezionismo in economia. Esemplifica Todd: «L'operaio di una fabbrica della Val Padana sa bene cosa significhi la globalizzazione che gli ha portato perdita del lavoro o, al minimo, salari più bassi, precarietà eccetera». Dunque le élites si dimenticano le parole d'ordine del liberismo, gli economisti («I veri traditori») raccontano per davvero cosa significhi libero scambio per i nostri lavoratori. E i politici varano finalmente leggi che servano a proteggere uno spazio dove operano 450 milioni di persone. Gli interessi tra base e piramide risulterebbero così rinsaldati, si ricomporrebbe la frattura. Todd conclude: «Quando ho scritto il libro ero assai più pessimista sul fatto che si sarebbe scelta questa strada. Ma da un mese a questa parte il pensiero protezionista ha fatto molti passi, speriamo». La morale? Alla base della democrazia il patto tra gruppi è sempre economico.


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