FISICA/MENTE

 

CRONACA QUOTIDIANA DELLA FINE DELL'UNIVERSITA'

ANDU

Associazione Nazionale Docenti Universitari

 

Il 3 febbraio 2009 le Commissioni Riunite Affari costituzionali (I) e
Lavoro (XI) della Camera hanno discusso gli emendamenti al disegno di legge
n. 2031 (DDL Brunetta). Per leggere il resoconto della seduta con il testo
degli emendamenti cliccare:
http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/bollet/200902/0203/pdf/0111.pdf

Come e' noto ADU, ANDU, APU, CIPUR, CISAL Univ., CNRU, CNU, SUN e USPUR hanno proposto da tempo il seguente emendamento:
"Il comma 3 dell'art.5 del DDL AC 2031 dovrebbe essere sostituito dal
seguente:
"3. Al comma 11 dell'articolo 72 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, l'ultimo
periodo e' sostituito da "Le disposizioni di cui al presente comma non si
applicano a magistrati, professori universitari, ricercatori universitari e
figure a questi equiparate di cui all'art. 1, comma 11 della Legge 4
Novembre 2005 n. 230, e ai primari ospedalieri."

Questo emendamento e' stato 'integralmente' presentato da Ghizzoni e
Siragusa del PD (emendamento 5.20) e da Binettti, Pedoto e Grassi del PD
(em. 5.21).
L'inserimento dei ricercatori tra le figure alle quali non e' possibile
applicare il pre-pensionamento coatto e' stato previsto anche negli
emendamenti presentati da Bernini Bovicelli e Cazzola del PDL (em. 5.18),
da Saltamartini e Di Biagio del PDL (em. 5.31) e da Caparini, Fedriga,
Munerato, Bonino e Vanalli della LN (em. 5.22).
Sono stati anche presentati emendamenti tendenti ad 'attenuare' o a
'svuotare' la norma sui pre-pensionamenti coatti per tutti i pubblici
dipendenti: La Loggia del PDL (em. 5.15), Cazzola e Bernini Bovicelli (em.
5.17).

Tutti questi emendamenti non sono stati messi in votazione.

Sono invece stati votati e approvati gli emendamenti 5.100 dei Relatori e
5.27 di Cazzola e Bernini Bovicelli.
Con queste modifiche il comma 3 dell'art.5 del DDL AC 2031 e' diventato il
seguente:
"3. Al comma 11 dell'articolo 72 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, l'ultimo
periodo e' sostituito da "Le disposizioni di cui al presente comma non si
applicano a magistrati, professori universitari e ai dirigenti responsabili
di struttura complessa, ai sensi dell'articolo 15-terdecies, comma 1,
lettera a), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive
modificazioni e rimangono in vigore fino al 31 dicembre 2011."

Il provvedimento dovra' essere discusso e votato dall'Aula della Camera.


= Invitiamo a leggere il nuovo Statuto dell'Universita' di Camerino. Per
leggerlo cliccare:
http://www.unicam.it/ateneo/documenti/statuto_UNICAM.pdf

= Per la riforma dell'organizzazione degli Atenei l'ANDU ha elaborato da
tempo un'organica proposta che qui si ripropone:

GOVERNO DEL SISTEMA NAZIONALE E ORGANIZZAZIONE DEGLI ATENEI

- Sistema nazionale
Occorre prevedere un unico Organo di autogoverno del Sistema nazionale
delle Universita' direttamente eletto da tutte le componenti (docenti,
tecnico-amministrativi, studenti) del mondo universitario, con una
rappresentanza non frammentata (5 o 6 aree equivalenti) e non corporativa
(elettorato attivo e passivo comuni) delle tre fasce della docenza.
Alle Conferenze nazionali dei Rettori, dei Presidi e dei Direttori di
Dipartimento dovrebbero essere riconosciuti specifici ruoli.

- Organizzazione degli Atenei
Il Rettore deve essere eletto da tutti i docenti (professori e
ricercatori), con una consistente partecipazione dei tecnico-amministrativi
e degli studenti.
Il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione dovrebbero essere
sostituiti da un "Consiglio di Ateneo" i cui componenti dovrebbero essere
tutti direttamente eletti, con una rappresentanza dei docenti non
frammentata e non corporativa. Il Consiglio di Ateneo dovrebbe eleggere al
suo interno un Presidente.
Negli Atenei dovrebbero essere previsti specifici ruoli per i Collegi dei
Presidi, dei Direttori di Dipartimento e dei Presidenti dei Consigli di
Corso di Studio.
Potrebbe essere previsto un Organo di gestione (un "Esecutivo di Ateneo"),
eletto dal Consiglio di Ateneo, da affiancare al Rettore.
Il Rettore e tutti i componenti del Consiglio di Ateneo devono essere
interni all'Ateneo stesso.
Le strutture portanti dell'Ateneo devono diventare i Consigli di Corso di
Studi per la didattica e i Dipartimenti per la ricerca. Nei Dipartimenti,
rivedendone i criteri di formazione e le dimensioni, si dovrebbero
'incardinare' i docenti, togliendo ai Consigli di Facolta' la 'gestione'
dei posti e assegnando loro compiti di coordinamento dei Corsi di Studio.
La composizione e i compiti delle strutture degli Atenei devono essere
normati dalla legge.


Invitiamo a leggere l'intervento di Mauro Barberis "Le Universita'? Nelle
mani dei commercialisti" sul Secolo XIX dell'8 febbraio 2009. Per leggere
l'intervento cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-02/090208/KPMTY.tif


== Diffondiamo una lettera aperta del CNU al ministro Tremonti contro il
'licenziamento coatto' dei ricercatori universitari.

== Riportiamo in calce il testo degli amendamenti presentati al comma 3
dell'art.5 del DDL AC 2031 la cui discussione riprende alle ore 17 del 10
febbraio 2009.
Gli emendamenti 5.38 (PDL), 5.39 (PD) e 5.40 (LN) recepiscono la richiesta
delle Organizzazioni della docenza universitaria di inserire i ricercatori
tra le figure alle quali non e' possibile applicare il pre-pensionamento
coatto.
Gli emendamenti 5.36 (PD) 3 5.37 (PDL) tendono a ridimensionare gli
effetti della norma sui pre-pensionamenti.

=========================

LETTERA APERTA DEL CNU AL MINISTRO TREMONTI

CNU - Comitato Nazionale Universitario
Lettera aperta
Pisa 9 Febbraio 2009
Al Ministro dell'Economia e Finanze
On.le Prof. Giulio Tremonti
c/o Ministero del Tesoro
Via XX Settembre 97
00187 Roma
e p.c. al Ministro dell'Universita'
On.le MariaStella Gelmini
MIUR
Piazza Kennedy, 20
00144 ROMA

Sig. Ministro,
la nostra associazione desidera attirare la Sua attenzione su un
comportamento di alcuni atenei che suscita parecchie perplessita'.
Tra le tante norme che il governo ha predisposto al fine di razionalizzare
la spesa nella Pubblica Amministrazione c'e' l'art. 72 comma 11 della Legge
133/2008 che permette di mandare in pensione anticipatamente i dipendenti
che hanno maturato 40 anni di contributi. Cio' e' comprensibile in
amministrazioni che hanno eccesso di personale, un po' meno
nell'Universita'. In particolare, nell'ambito dell'Universita', sono
esentati dalla norma i professori universitari mentre possono essere
collocati in pensione i ricercatori, categoria che rappresenta il primo
gradino della
docenza universitaria. Riteniamo questa norma assolutamente inaccettabile.
Si sta verificando infatti che i Rettori degli atenei "poco virtuosi",
cioe' quelli che per il personale di ruolo spendono piu' del 90% del Fondo
di Finanziamento Ordinario (o anche solo poco meno), al fine di
ripristinare la loro "virtu'" stanno utilizzando al massimo questo
strumento: e' ovviamente piu' facile l'applicazione automatica di una norma
di legge (facoltativa), piuttosto che l'individuazione accurata di possibili
risparmi su tutti i capitoli di spesa. Si mandano cosi' anticipatamente in
pensione persone che, avendo riscattato gli anni di laurea ed eventuali
servizi pre-ruolo, hanno 57-58 anni e sono tuttora attive vuoi nella
ricerca che in campo didattico. Di fatto gli atenei si privano dell'opera
di docenti ancora validi trasferendone il costo all'Ente Previdenziale
preposto, cioè all'INPDAP. E' vero che l'ateneo può utilizzare (in parte) i
fondi risparmiati per reclutare giovani di cui la ricerca ha
bisogno, pero' il risultato finale e' che, per avere lo stesso servizio,
l'INPDAP e' costretta a pagare una pensione e lo Stato, per esso
l'universita', un nuovo stipendio. Alla faccia del risparmio! Non e' un
caso che il Presidente dell'INPDAP, in una intervista al Sole-24Ore del 25
Gennaio scorso, abbia lamentato che la norma in questione sta causando un
aumento superiore al 7% delle spese previdenziali dell'istituto. E questo
succede mentre il Governo sta cercando di innalzare l'eta' della pensione
di vecchiaia per tutti i lavoratori, come naturale conseguenza
dell'allungamento delle aspettative di vita, progetto ancora piu' lecito
nel caso di professioni di carattere intellettuale.
Non si potrebbe cercare di rimediare a questi casi di "schizofrenia
previdenziale"?
Possiamo anche ammettere che qualcuno pensi che alcuni prepensionamenti
nell'Universita' siano un bene comunque (pur se sommati alla recente
eliminazione del "fuori-ruolo"), al fine di salvare i bilanci degli atenei
ed il ricambio generazionale, anche a costo di provocare una diminuzione
dei servizi erogati. Ma allora sarebbe meglio che il Ministro
dell'Universita' si decidesse a mettere in atto serie procedure di
valutazione, che permettessero di selezionare chi deve andare via non in
base a un miope criterio contributivo o anagrafico, applicato per giunta ad
una sola categoria, ma in base all'effettivo rendimento del docente,
ricercatore o professore, vecchio o meno vecchio che sia. Purtroppo invece
la cieca applicazione di una norma impropria suona ad offesa dei
ricercatori interessati, arrivando alla negazione di parte di un progetto
di vita (fatto a suo tempo non certo col miraggio del guadagno economico),
con l'attenuante pilatesca che hanno gia' maturato la pensione.

Franco Indiveri e Paolo Gianni
Presidente e Segretario Naz.le del CNU
A nome della Giunta Nazionale del CNU

=======

EMENDAMENTI AL COMMA 3 DELL'ART. 5 DEL DDL AC 2031

 Sopprimere il comma 3.
*5. 33.    (vedi 5. 41.) Paladini, Porcino.

      Sopprimere il comma 3.
*5. 34.    (vedi 5. 56.) Lanzillotta, Damiano, Amici, Berretta, Madia,
Mattesini, Gatti, Giovanelli, Vassallo, Schirru, Zaccaria.

      Sostituire il comma 3 con il seguente:

      3. All'articolo 72 del decreto-legge 25 giugno 2008, convertito, con
modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, il comma 11 è abrogato.
5. 35.    (vedi 5. 55.) Lanzillotta, Damiano, Amici, Berretta, Madia,
Mattesini, Gatti, Giovanelli, Vassallo, Schirru, Zaccaria.

      Al comma 3, sostituire le parole da: sono aggiunte fino alla fine del
comma con le seguenti: le parole: «dell'anzianità massima contributiva di
40 anni» sono sostituite dalle seguenti: «dell'anzianità massima di
servizio effettivo di 40 anni».
5. 36.    (vedi 5. 22.) Miotto, Livia Turco, Sbrollini, Murer, Pedoto.

      Al comma 3, dopo le parole: n. 133, aggiungere le seguenti: dopo le
parole: «anzianità massima contributiva» è aggiunta, la seguente:
«effettiva» e.
5. 37.    (vedi 5. 16.) Cazzola, Bernini Bovicelli, Calderisi, Di Biagio.

      Al comma 3, sostituire le parole da: sono aggiunte fino alla fine del
comma con le seguenti: l'ultimo periodo è sostituito dal seguente: «Le
disposizioni di cui al presente comma non si applicano a magistrati,
professori e ricercatori universitari e primari ospedalieri».
5. 38.    (vedi 5. 31.) Saltamartini, Di Biagio.

      Al comma 3, dopo le parole da: le seguenti parole: « aggiungere le
seguenti: , ai ricercatori universitari e figure a questi equiparate di cui
all'articolo 1, comma 11, della legge 4 novembre 2005, n. 230,
5. 39.    (vedi 5. 20) Ghizzoni, Siragusa, Binetti, Pedoto, Grassi.

      Al comma 3, dopo le parole: le seguenti parole: « aggiungere le
seguenti: ai ricercatori universitari.
5. 40.    (vedi 5. 23.) Caparini, Fedriga, Munerato, Bonino, Vanalli.

      Al comma 3, sostituire le parole da: responsabili di struttura
complessa fino alla fine del comma con le seguenti: di cui all'articolo
15-terdecies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e rimangono
in vigore fino al 31 dicembre 2011. Per le altre categorie dirigenziali
delle pubbliche amministrazioni il presente comma si applica esclusivamente
in relazione alla soppressione di posti nelle rispettive dotazioni
organiche dirigenziali, previa definizione di criteri obiettivi di
selezione degli interessati e lasciando confermate le disposizioni dei
contratti collettivi nazionali delle aree dirigenziali in materia di
risoluzione consensuale.
5. 41.    (vedi 5. 24.) Lo Monte, Belcastro, Commercio, Iannaccone,
Latteri, Lombardo, Milo, Sardelli.

      Al comma 3, sostituire le parole da: responsabili di struttura
complessa fini alla fine del comma con le seguenti: di cui all'articolo
15-terdecies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502.
*5. 42.    (vedi 5. 25.) Miotto, Livia Turco, Sbrollini, Murer, Pedoto.

      Al comma 3, sostituire le parole da: responsabili di struttura
complessa fini alla fine del comma con le seguenti: di cui all'articolo
15-terdecies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502.
*5. 43.    (vedi 5. 26.) Fedriga, Munerato, Bonino, Vanalli.

      Al comma 3, dopo le parole: 1992, n. 502 aggiungere le seguenti:
previa verificapositiva dei risultati conseguiti ed assegnati all'azienda.
5. 44.    Pedoto.

      Al comma 3, sopprimere le parole: e rimangono in vigore fino al 31
dicembre 2011.
5. 45. Miotto, Livia Turco, Sbrollini, Murer.


 L'11 febbraio 2009 la Camera ha approvato il sotto riportato emendamento,
presentato da Deputati del PD, che 'svuota' la possibilita' di
pre-pensionare anche i ricercatori universitari:

Eemendamento approvato:

     "Al comma 3, sostituire le parole da: sono aggiunte fino alla fine del
comma con le seguenti: le parole: «dell'anzianita' massima contributiva di
40 anni» sono sostituite dalle seguenti: «dell'anzianita' massima di
servizio effettivo di 40 anni».
5. 36. Miotto, Livia Turco, Sbrollini, Murer, Pedoto."

In calce e' riportata la parte del resoconto stenografico della seduta
della Camera relativa alla votazione dell'emendamento.

L'on. Ghizzoni del PD ci ha scritto che l'approvazione dell'emendamento
"ha precluso la discussione in aula del ddl e la presentazione di ulteriori
emendamenti a tutti.
Tra questi vi era anche l'emendamento a mia firma (5.39, ndr) da voi
suggerito e condiviso dal Partito Democratico. Pertanto mi e' stato
impossibile intervenire per illustrare l'emendamento e ne e' stato precluso
il voto."


Dal resoconto stenografico della sedura della Camera dell'11 febbraio 2009:

"PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Miotto 5.36, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni)
(Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Italia dei Valori e
Unione di Centro).

(Presenti e votanti 490
Maggioranza 246
Hanno votato sì 248
Hanno votato no 242).

FILIPPO ASCIERTO (PDL). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

FILIPPO ASCIERTO. Signor Presidente, voglio far presente che il sistema di
votazione di tutta questa fila non ha funzionato (Commenti dei deputati dei
gruppi Partito Democratico, Unione di Centro e Italia dei Valori). Siamo
qui: uno, due e tre!

PRESIDENTE. Va bene, metteremo agli atti che il sistema di votazione
dell'onorevole Ascierto e di altri colleghi non ha funzionato.
Prendo atto che per il relatore si puo' proseguire l'esame del provvedimento.

GIUSEPPE CONSOLO (PDL). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facolta'.

GIUSEPPE CONSOLO. Signor Presidente, qualora ella accertasse che il sistema
di votazione di una fila non ha funzionato (Commenti dei deputati dei
gruppi Partito Democratico, Unione di Centro e Italia dei Valori)...

PRESIDENTE. Per cortesia...

GIUSEPPE CONSOLO. Fatemi sviluppare il ragionamento. Qualora - e sottolineo
qualora - ella, signor Presidente, accertasse che il sistema di votazione
di una fila non ha funzionato, ne discenderebbe una conseguenza ovvia e
inevitabile: non credo che l'opposizione voglia avere «vittoria» grazie ad
un errore tecnologico. Quindi, se così stessero le cose (la pregherei di
fare un controllo), la votazione andrebbe ripetuta ai sensi di quanto
disposto dal Regolamento (Commenti dei deputati dei gruppi Partito
Democratico, Unione di Centro e Italia dei Valori). Ma e' inutile che
fischiate, non siete allo stadio!

PRESIDENTE. Gli emendamenti Saltamartini 5.38, Ghizzoni 5.39, Lo Monte
5.41, Miotto 5.42, Pedoto 5.44 e Miotto 5.45 sono preclusi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Tidei 5.46.

GIUSEPPE CONSOLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facolta'.

GIUSEPPE CONSOLO. Signor Presidente, le ho posto un quesito. Credo che, per
la prosecuzione di questi lavori, sapere se un emendamento e' stato
approvato o meno non sia di poca importanza.

PRESIDENTE. Il Presidente ha ovviamente recepito quanto lei ha detto: la
verifica e' stata fatta e il sistema funzionava (Applausi dei deputati dei
gruppi Partito Democratico, Unione di Centro e Italia dei Valori). Ci sono
alcuni colleghi che non sono riusciti a votare e, quindi, agli atti sara'
messo - come gia' accaduto in altri casi - che alcuni colleghi non sono
riusciti a votare. Mi confermano anche gli uffici che non ci sono state
segnalazioni di problemi tecnici (Applausi dei deputati dei gruppi Partito
Democratico, Unione di Centro e Italia dei Valori)."


RIFONDAZIONE COMUNISTA SU EMENDAMENTO NON APPROVATO

L'ANDU, rispetto all'emendamento sui pre-pensionamenti approvato l'11
febbraio 2009 alla Camera, aveva scritto che esso "'svuota' la possibilita'
di pre-pensionare ANCHE i ricercatori universitari" (per leggere il
messaggio dell'ANDU v. nota).

Ora Rifondazione Comunista, nel documento qui sotto riportato, scrive che
"la modifica interviene sulla possibilita', contenuta nell'art. 72, comma
11, della legge 133, di collocare a riposo d'ufficio e in via discrezionale
il personale della pubblica amministrazione con 40 anni di contributi,
ESENTANDONE i ricercatori universitari."
Nello stesso documento RC sostiene che "il testo dell'emendamento e' stato
di fatto scritto sotto dettatura delle associazioni della docenza
universitaria".

La realta' e' un altra. L'emedamento proposto dalle Organizzazioni della
docenza universitaria chiedeva di non discriminare i ricercatori dalle
altre fasce della docenza (ordinari e associati). Discriminazione che anche
RC non accetta quando scrive nel suo documento che "trattando in modo
diseguale categorie di lavoratori in situazioni di fatto analoghe, la
disposizione era palesemente discriminatoria."
Il fatto e' che questo emendamento NON e' stato approvato, anzi non e'
stato nemmeno votato.

E' stato invece votato e approvato (CONTRO il parere del Governo, che e'
stato quindi battuto) un emendamento che, MANTENENDO la discriminazione tra
i ricercatori e ordinari e associati, prevede per TUTTI i pubblici
impiegati (ospedalieri, ministeriali, ecc.) - e quindi ANCHE per i
ricercatori e il personale tecnico-ammnistrativo delle Universita' - di
potere essere pre-pensionati se hanno raggiunto 40 anni di EFFETTIVO
servizio. In questo modo si e' 'solo' eliminata la follia anche giuridica
di potere pre-pensionare coloro che hanno riscattato (a loro spese) la
laurea e il servizio militare, 'salvando' invece coloro che tale riscatto
non hanno fatto.
La presentatrice dell'emendamento nel suo intervento non ha fatto
riferimento alcuno ai ricercatori universitari, come e' possibile leggere
nel resoconto stenografico della seduta dell'11 febbraio 2009 della Camera.

RC sostiene che "l'approvazione dell'emendamento del PD avra' conseguenze
drammatiche per i ricercatori precari."
In realta' le condizioni drammatiche dei ricercatori precari sono state
create dalle scelte di TUTTI i Governi succedutisi negli ultimi decenni che
hanno operato crescenti tagli alla ricerca e all'alta formazione e non
hanno mai voluto intervenire radicalmente per risolvere il problema del
precariato. E nessuno degli ultimi Ministri (Moratti, Mussi, Gelmini) ha
voluto accettare le richieste avanzate dalle Organizzazioni della docenza,
e in particolare quelle dell'ANDU che si riportano in calce, di un
intervento straordinario di 20.000 posti di ricercatore di ruolo e di una
contestuale riforma organica della formazione e del reclutamento della
docenza universitaria.

Nota. Per leggere il messaggio dell'ANDU, che contiene anche il testo
dell'emendamento approvato, cliccare:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article22059.html


IL DOCUMENTO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA:

To: anduesec@tin.it
Date: Fri, 13 Feb 2009 14:27:40 +0100
From: dina <dina.rimauro@rifondazione.it>

Partito della Rifondazione Comunista www.rifondazione.it
Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale - 06 441821
Viale del Policlinico, 131 - 00161 Roma

 
Alla Camera passa il blocco del pre-pensionamento dei ricercatori: PD e
associazioni dei docenti alimentano la guerra tra gli ultimi e i penultimi,
facendo pagare la crisi solo ai primi
 
Federazione di Pisa PRC
Dipartimento Nazionale Universita' e Ricerca PRC
 
L'11 febbraio e' stato discusso e approvato alla Camera dei Deputati un
emendamento al disegno di legge delega per "l'ottimizzazione della
produttivita' del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle
pubbliche amministrazioni", presentato da diversi deputati del Partito
Democratico, tra cui Livia Turco. La modifica interviene sulla
possibilita', contenuta nell'art. 72, comma 11, della legge 133, di
collocare a riposo d'ufficio e in via discrezionale il personale della
pubblica amministrazione con 40 anni di contributi, esentandone i
ricercatori universitari. Il testo dell'emendamento e' stato di fatto
scritto sotto dettatura delle associazioni della docenza universitaria e
recepito, in una forma o nell'altra, da vari membri del Parlamento,
incuranti degli effetti della modifica sulle prospettive di inserimento
lavorativo dei precari della ricerca e della didattica.
 
La possibilita' di pre-pensionamento offerta dalla legge 133 rientra nella
logica di dimagrimento scriteriato del settore pubblico che guida il
governo, e che viene spacciato come rilancio e modernizzazione. Nelle
universita' la misura era stata riservata ai soli ricercatori, escludendone
esplicitamente i professori associati e gli ordinari. Trattando in modo
diseguale categorie di lavoratori in situazioni di fatto analoghe, la
disposizione era palesemente discriminatoria. Con essa il ministro Tremonti
intendeva forse offrire ai rettori delle universita' colpite dai suoi tagli
un'arma per far pagare la crisi all'anello piu' debole della catena degli
strutturati e per presentarsi come campioni del rinnovamento generazionale
e della lotta alla precarieta'. Chi conosce le dinamiche che reggono le
universita' italiane sa bene quanto populistica sia questa
auto-rappresentazione e vede altrettanto bene quanto poco anti-baronali
siano in realta' le politiche del governo.
 
Vari atenei, tra cui quelli di Genova, Firenze e Pisa, hanno gia' fatto
ricorso ai pre-pensionamenti dei ricercatori con 40 anni di contributi, o
hanno annunciato di volerlo fare, così da poter risanare i conti e
procedere a nuovi concorsi. Con il dl 180, ora legge 1/09, scendere sotto
la fatidica soglia del 90% del fondo di finanziamento e' infatti la
condizione necessaria per potere assumere, sia pure con un blocco del
turn-over al 50%. "Mandare a casa i più anziani per fare largo ai giovani":
nei fatti questo poteva verificarsi, ma solo a patto di accettare come
irreversibili gli attuali tagli e vincoli di spesa, e di non spingere per
una riforma organica della docenza e una democratizzazione vera
dell'universita'. Seguendo questa logica del conflitto generazionale si
finisce per alimentare, ancora una volta, una guerra tra gli ultimi e i
penultimi, tra chi sta d entro e chi sta fuori, invece di colpire il cuore
del sistema di potere costituito dagli ordinari, spesso i primi
responsabili, insieme al cronico sottofinanziamento dell'universita' e ad
una malintesa autonomia, dei dissesti finanziari degli ultimi anni.
 
Ora, in quegli atenei in cui il bilancio si colloca a ridosso della
fatidica soglia del 90%, come quello di Pisa, l'approvazione
dell'emendamento del PD avra' conseguenze drammatiche per i ricercatori
precari. I mancati risparmi derivati dai pre-pensionamenti bloccheranno
probabilmente l'accesso alla terza tranche del finanziamento straordinario
per il reclutamento, varato a suo tempo dal ministro Mussi, e
comprometteranno il futuro di molti.
 
Per chi davvero e' impegnato a sconfiggere la piaga della precarieta', a
rilanciare il sistema universitario pubblico contro le politiche di
smantellamento portate avanti dal governo, c'erano alternative valide che
non allargare la cerchia corporativa dei tutelati ad un'altra categoria,
mentre il resto del pubblico impiego restava soggetto ai pre-pensionamenti
forzosi. Innanzitutto, non accettare ma disinnescare la guerra tra gli
ultimi e i penultimi, individuando le vere responsabilita' della crisi
attuale, a livello centrale e di ateneo, e lottando per delle riforme di
sistema relative allo statuto della docenza, alle modalita' di selezione e
di carriera interna. In particolare, anche a parita' di risorse, si doveva
chiedere che il pre-pensionamento con quarant'anni di contributi venisse,
gradualmente ma decisamente, esteso a tutti i professori universitari,
ponendo come obiettivo la pensione a 65 anni per tutti, senza privilegi di
corpo, come e' nel resto d'Europa. In terzo luogo, si poteva almeno lottare
per una moratoria sugli scatti automatici di carriera o, ancora meglio; per
un tetto alle retribuzioni delle fasce piu' alte, responsabili se non dei
buchi di bilancio almeno dell'assenza cronica di risorse per le nuove
assunzioni.
 
La scelta del PD, cosi' come delle associazioni dei docenti mobilitate in
questo caso per il mantenimento dello status quo, rende piu' difficile la
costruzione di convergenze e solidarieta' tra le fasce più basse del corpo
dei ricercatori e dei docenti e, in prospettiva, indebolisce le
possibilita' di autoriforma del sistema. Per questo, e in vista del
passaggio del testo al Senato, chiediamo un ripensamento profondo e una
decisa inversione di tendenza, in direzione delle alternative illustrate
sopra per uscire dalla crisi.
 
Pisa, 13 febbraio 2009"

==============

Proposta dell'ANDU su formazione e reclutamento dei docenti

Periodo pre-ruolo massimo di 3 anni in un'unica figura definita da una
legge che preveda adeguata retribuzione, diritti (malattia, maternita',
ferie, contributi pensionistici) e liberta' di ricerca, con un numero di
posti rapportato a quello degli sbocchi nel ruolo della docenza.
Bando nei prossimi anni, su nuovi specifici e aggiuntivi fondi statali, di
almeno 20.000 posti di terza fascia, con cancellazione dell'attuale giungla
di figure precarie.
I concorsi per il reclutamento (cioe' per l'assunzione in ruolo di chi non
e' gia' ricercatore o associato) nella fascia iniziale della docenza (oggi
la fascia dei ricercatori) o direttamente nelle fasce degli associati e
degli ordinari devono essere espletati a livello nazionale, 'concentrando',
con cadenza certa, i posti banditi in autonomia dai vari Atenei su fondi
propri e/o ministeriali e prevedendo per ogni settore
scientifico-disciplinare una sola commissione per tutti i posti banditi
nello stesso settore.
La scelta dei vincitori deve essere fatta da una commissione nazionale
composta solo da ordinari direttamente sorteggiati, escludendo quelli degli
Atenei che hanno bandito i posti e prevedendo non piu' di un componente
appartenente ad una stessa sede.
Ai candidati devono essere adeguatamente riconosciuti i periodi di
attivita' didattica e scientifica svolti a qualsiasi titolo: dottorato,
assegni, borse, incarichi, ecc.


Invitiamo a leggere l'articolo "Ricercatori, la pensione si allontana" sul
Tirreno di Pisa del 15 febbraio 2009. Per leggere l'articolo cliccare:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2009/02/16SIB1008.PDF
 


"L'UNIVERSITA' AGONIZZA E NEANCHE UNA VOCE"?

1. "Non vado a celebrare l'universita' che muore" e' il titolo della
lettera pubblicata su Repubblica del 17 febbraio 2009. L'Autore della
lettera, tra l'altro, scrive: "Celebrare un'universita' agonizzante nel
Salone dei Cinquecento (a Firenze, ndr) evoca non il rinascimento, ma gli
ultimi giorni di Pompei. Non e' questione dei singoli docenti, tra i quali
non si contano le persone straordinarie. Ma che le migliori menti del Paese
(e in qualche caso del pianeta), messe tutte insieme, non siano capaci di
levare neanche una voce appena udibile a proteggere cio' per cui essi
vivono o dovrebbero vivere, cedendo senza fiatare a un'ondata montante di
arroganza e ignoranza, mi lascia sconcertato, mi rattrista, mi indigna".
Per leggere l'intera lettera cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-02/090217/KSTI6.tif
Sull'inaugurazione dell'anno accademico dell'Universita' di Firenze
segnaliamo l'articolo "Il rettore ai ricercatori: andate a lavorare" su il
Giornale della Toscana del 17 febbraio 2009. Per leggere l'articolo cliccare:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2009/02/17SIO2051.PDF

2. L'Autore della lettera a Repubblica sarebbe stato certamente meno
sconcertato se avesse potuto leggere prima l'articolo "L'appello di
Puglisi. 'Isoliamo i baroni nelle universita''", comparso il 17 febbraio
2009 su Repubblica di Milano. Giovanni Puglisi, rettore dello IULM e vice
presidente della CRUI, aprendo l'anno accademico, ha, tra l'altro,
affermato: "E' giusto mettere alle corde i baroni, isolandoli e se ne
incorrono le circostanze mettendoli anche in galera". Per leggere l'intero
articolo cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-02/090217/KST4H.tif
Sulla stessa inaugurazione dell'anno accademico dello IULM segnaliamo
anche il 'trafiletto' "Il rettore dello Iulm pro Gelmini 'Subito la riforma
dei concorsi'", su Libero del 17 febbraio 2009. Per leggere il 'trafiletto'
cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-02/090217/KSWXU.tif
 


Segnaliamo i siti:

http://www.sauvonsluniversite.com
http://www.sauvonslarecherche.fr


Da Le Monde del 19 febbraio 2009:

Analyse
Enseignants-chercheurs : les raisons d'une révolte

par Catherine Rollot
LE MONDE |

Il y a trois mois, la réforme de l'autonomie des universités semblait sur
de bons rails. Le 1er janvier 2009, vingt universités devenaient autonomes.
Les autres devaient suivre d'ici à 2012. Votée en août 2007, sans trop de
difficultés, cette réforme était perçue par beaucoup comme une nécessité.
Ou, du moins, comme un mal nécessaire.

Quelques semaines plus tard, pourtant, la crise a éclaté. Dans le rôle du
détonateur, un décret d'application réformant le statut des
enseignants-chercheurs. La déflagration est tellement puissante qu'elle met
en difficulté la ministre de l'enseignement supérieur, Valérie Pécresse,
et, au-delà, sa réforme, que le premier ministre, François Fillon, avait
qualifiée de "plus importante de la législature".

Cette situation résulte de la conjonction d'erreurs politiques et de
l'hypersensibilité du milieu universitaire, qui se sent depuis longtemps
méprisé par les politiques. Le premier geste maladroit du gouvernement a
été d'ordre financier. La promesse présidentielle d'"accroître de 50 %,
d'ici à 2012, les dépenses publiques consacrées à l'enseignement supérieur"
avait permis de faire passer plus facilement la réforme de l'autonomie. Les
moins enthousiastes se prirent à espérer que ce grand saut aurait au moins
une contrepartie financière. L'annonce d'un budget 2009 en hausse, mais qui
ne profite pas de manière égale à tous les établissements, a provoqué des
crispations.

Sur le terrain, personne n'a l'impression d'avoir bénéficié d'une rallonge
budgétaire. Ce sentiment s'est trouvé renforcé par l'annonce de la
suppression de postes, près de 1 000 selon les syndicats, 250 selon le
ministère, semant le doute sur les intentions du gouvernement. A peine la
loi votée, les présidents d'université avaient pourtant mis en garde le
gouvernement contre les effets dévastateurs d'une telle décision.
L'exécutif n'en a eu cure. Il paie aujourd'hui les fruits de sa désinvolture.

L'exemple de la modulation de service entre recherche et enseignement, une
mesure au coeur du décret contesté, en est une illustration. Plébiscité par
la communauté scientifique lors des Etats généraux de la recherche qui ont
rassemblé des milliers de personnes entre mars et octobre 2004, ce principe
est désormais honni, car perçu de la façon suivante : à volume de postes
égal, pour décharger les uns, il faudra charger davantage les autres,
puisque les effectifs n'augmentent pas. La démonstration contraire est
difficile à faire et, en tout cas, difficilement audible.

Ce climat de suspicion a aussi été alimenté par les propos du président de
la République. Les universitaires ont été meurtris par le discours tenu par
Nicolas Sarkozy, le 22 janvier, jugé " brutal et chargé de mépris" par
Danièle Hervieu-Léger, directrice de l'Ecole des hautes études en sciences
sociales (EHESS). Cette allocution était destinée à lancer la réflexion sur
la "stratégie de recherche et d'innovation".

Au lieu d'un dialogue d'ouverture, le président s'est livré à une charge
violente contre la recherche et les enseignants-chercheurs, s'aliénant un
peu plus ceux dont la collaboration est pourtant indispensable pour
réformer. L'insulte n'a jamais motivé personne et, a fortiori, un corps qui
souffre déjà d'un sentiment de déclassement.

Les métiers de l'université ne figurent pas en tête de la liste de ceux qui
font rêver les jeunes. Le peu d'attractivité des rémunérations en début de
carrière, après des études longues, et le faible nombre d'élus ne
favorisent pas les vocations. Pendant des années, l'université n'a pas été
la priorité des gouvernants. Les derniers plans d'envergure, "Université
2000" et "Université du troisième millénaire", ont été lancés
respectivement en 1990 et 1998, et concernaient surtout l'immobilier.
Depuis, plus rien, ou pas grand-chose, jusqu'à la réforme Pécresse. Mais
celle-ci est vécue comme un rattrapage, et le compte n'y est pas.

Les personnels ont eu l'impression de porter seuls le fardeau d'une
population étudiante en forte croissance, dont les meilleurs éléments leur
échappaient au profit des grandes écoles. A défaut d'être aux yeux de
l'opinion publique le creuset de la formation de l'élite, les universités
et les organismes de recherche pouvaient encore se rassurer en s'appuyant
sur leur réputation d'excellence en matière de recherche. Par des
comparaisons internationales, que contestent la plupart des chercheurs, le
président de la République vient de contrarier cet espoir.

Que reste-t-il désormais ? Comment recoller les morceaux entre les
politiques et les enseignants-chercheurs ? La révolte n'a cessé de
s'étendre, réunissant des mécontents de tout bord, unis ponctuellement
contre ce décret. Les pistes de sortie ne sont pas très nombreuses. Or
l'enjeu est de taille. Si le décret n'est pas publié, c'est tout l'édifice
de l'autonomie qui est fragilisé. L'abandon de la réforme n'est
officiellement pas d'actualité. Mais ses opposants ne vont pas lâcher si
près du but.

Face à ce péril, le pouvoir doit maintenant trouver une parade. Et il n'est
pas dit que les stratégies habituelles de sortie de crise utilisées par
Nicolas Sarkozy, allumer un contre-feu ou faire changer le dossier de main,
fonctionnent ici.

Catherine Rollot
Article paru dans l'édition du 19.02.09
 


PRE-PENSIONAMENTI E GOVERNANCE

Sui pre-pensionamenti segnaliamo tre articoli:

1. "DDL Brunetta. Cala la scure sugli atenei spendaccioni" su ItaliaOggi
del 20 febbraio 2009.
Per leggere l'articolo cliccare:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2009/02/20SI85051.PDF
L'articolo riassume la vicenda del pre-pensionamento dei ricercatori e
descrive le conseguenze dell'emendamento alla "Legge Brunetta" presentato
dal PD e approvato, contro il parere del Governo, recentemente alla Camera
(v. nota). La norma emendata, che riguarda TUTTO il pubblico impiego
(ospedalieri, insegnanti, ecc.), non subira' alcuna modifica perche' il
testo della Legge approvato alla Camera sara' 'ratificato' dal Senato a
giorni.

Nota. Per leggere il testo dell'emendamento approvato alla Camera cliccare:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article22059.html

2. "Ora i prof possono restare in cattedra", intervento di Giuliano Cazzola
su Panorama datato 26 febbraio 2009.
Per leggere l'intervento cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-02/090220/KTY3M.tif
Giuliano Cazzola, deputato del PDL, definisce "una norma 'stupida' quella
(comma 11 dell'articolo 72 del decreto legge n. 112, la manovra preeestiva
del ministro Giulio Tremonti) che consentiva alle amministrazioni di
mandare in pensione d'ufficio, solo con un preavviso di sei mesi, i
dipendenti al compimento di 40 anni di attivita' contributiva."

3. "Universita', piano B del rettore 'Trenta volontari da prepensionare'"
su Repubblica di Genova del 19 febbraio 2009.
Per leggere l'articolo cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-02/090220/KU3YE.tif
L'articolo informa che ora "il rettore Giacomo Deferrari punta sul 'piano
B' per risparmiare circa 5 milioni di euro sugli stipendi del personale".
Perche' il Rettore e i 'suoi' Organi di Ateneo non hanno puntato
direttamente sul "piano B", invece che sul "piano A" che trattava i
ricercatori come 'zavorra umana'?

'Governance'

Piu' in generale, la vicenda del pre-pensionamento dei ricercatori va
fortemente tenuta presente nella discussione sulla nuova 'governance' degli
Atenei.
Della 'governance' si e' occupata il 19 febbraio 2009 anche la Conferenza
dei Rettori, che sembra soprattutto preoccupata di accrescere il ruolo e il
potere dei Rettori.
Per leggere il documento approvato dalla CRUI cliccare:
http://www.crui.it/HomePage.aspx?ref=1696

- Sull'organizzazione degli Atenei invitiamo a leggere la proposta dell'ANDU:

GOVERNO DEL SISTEMA NAZIONALE E ORGANIZZAZIONE DEGLI ATENEI

- Sistema nazionale
Occorre prevedere un unico Organo di autogoverno del Sistema nazionale
delle Universita' direttamente eletto da tutte le componenti (docenti,
tecnico-amministrativi, studenti) del mondo universitario, con una
rappresentanza non frammentata (5 o 6 aree equivalenti) e non corporativa
(elettorato attivo e passivo comuni) delle tre fasce della docenza.
Alle Conferenze nazionali dei Rettori, dei Presidi e dei Direttori di
Dipartimento dovrebbero essere riconosciuti specifici ruoli.

- Organizzazione degli Atenei
Il Rettore deve essere eletto da tutti i docenti (professori e
ricercatori), con una consistente partecipazione dei tecnico-amministrativi
e degli studenti.
Il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione dovrebbero essere
sostituiti da un "Consiglio di Ateneo" i cui componenti dovrebbero essere
tutti direttamente eletti, con una rappresentanza dei docenti non
frammentata e non corporativa. Il Consiglio di Ateneo dovrebbe eleggere al
suo interno un Presidente.
Negli Atenei dovrebbero essere previsti specifici ruoli per i Collegi dei
Presidi, dei Direttori di Dipartimento e dei Presidenti dei Consigli di
Corso di Studio.
Potrebbe essere previsto un Organo di gestione (un "Esecutivo di Ateneo"),
eletto dal Consiglio di Ateneo, da affiancare al Rettore.
Il Rettore e tutti i componenti del Consiglio di Ateneo devono essere
interni all'Ateneo stesso.
Le strutture portanti dell'Ateneo devono diventare i Consigli di Corso di
Studi per la didattica e i Dipartimenti per la ricerca. Nei Dipartimenti,
rivedendone i criteri di formazione e le dimensioni, si dovrebbero
'incardinare' i docenti, togliendo ai Consigli di Facolta' la 'gestione'
dei posti e assegnando loro compiti di coordinamento dei Corsi di Studio.
La composizione e i compiti delle strutture degli Atenei devono essere
normati dalla legge.



Appello dalla Francia:
 
"Appello per una mobilitazione europea contro la strategia di Lisbona nel
campo dell'istruzione superiore e della ricerca. Non vogliamo un 'mercato
della conoscenza'!"
Per il testo dell'Appello in inglese e in francese cliccare:
http://www.sauvonslarecherche.fr/IMG/pdf/Call_English-1.pdf
http://www.sauvonslarecherche.fr/IMG/pdf/Appel_europeen_2009.pdf

- Invitiamo a leggere l'intervento
"Reformes et modernisation ou assassinat de la recherche et de
l'enseignement superieur?" di Michel Saint-Jean e Isabelle This Saint-Jean.
Per leggere l'intervento cliccare:
http://www.sauvonslarecherche.fr/spip.php?article2186

Gli Autori descrivono e denunciano la politica di smantellamento
dell'insegnamento superiore e della ricerca pubblici condotta in Francia.
In Italia, a differenza che in Francia, a condividere e sostenere tale
politica di smantellamento e' uno 'strato' accademico che da decenni agisce
e prevale nei Governi, in Parlamento, nella 'grande' stampa e negli Organi
universitari nazionali.
 


Segnaliamo l'intervento di Margherita Rubino "Se l'innovazione dell'Ateneo
ha come prezzo la sua identita'", su Repubblica di Genova del 23 febbraio
2009.
Per leggere l'intervento cliccare;
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-02/090223/KV1HA.tif

Su domanda di trattenimento in servizio (+ 2) segnaliamo l'articolo
"Niente pensione, il Tar rida' il lavoro alla ricercatrice" su Nazione
Umbria del 19 febbraio 2009.
Per leggere l'articolo
http://www2.unitn.it/minirass/immagini/200209N/2009022037006.pdf
 


LA 'GOVERNANCE' DEGLI ATENEI DEI RETTORI

La CRUI ha recentemente approvato le sue "Considerazioni e proposte per la
revisione della governance delle universita'" (nota 1).
L'ANDU da tanti anni sostiene che la CRUI non e' STRUTTURALMENTE in grado
di rappresentare l'autonomia del Sistema nazionale degli Atenei e di
difenderlo dal potere politico-economico e dai poteri forti accademici. La
CRUI e' la somma di docenti eletti per gestire, rappresentare e difendere
gli interessi dei loro singoli Atenei e non per esprimere una politica a
difesa degli interessi COMPLESSIVI del Sistema nazionale delle Universita'.
 E infatti le decisioni prese dalla CRUI, 'necessariamente' quasi sempre
all'unanimita', sono state 'forti' solo quando si e' trattato di chiedere
la riduzione dei tagli per tutti gli Atenei o per difendere gli assetti di
potere esistenti (precariato, stato giuridico, governance).
Piu' recentemente, di fronte ai tagli del Governo che mettono in gioco
l'esistenza stessa dell'Universita' statale, la CRUI, non solo non ha
sostenuto il grande movimento di protesta, ma si e' 'scomposta' in quattro:
la 'CRUI' degli Atenei auto-eccellenti (l'AQUIS), quella della "rete delle
Scuole Superiori a Statuto speciale", quella degli Atenei meridionali,
quella della Lega Lombarda dei Rettori. Insomma, si salvi chi puo'.
Ora la Conferenza dei Rettori torna ad 'esistere' unita per richiedere una
normativa per una 'nuova' organizzazione degli Atenei che faccia diventare
i Rettori ancor piu' monarchi assoluti elettivi.
E' infatti questo il senso del documento della CRUI che vuole sembrare
problematico, articolato, dialettico, ma che in realta' punta a
salvaguardare e rafforzare un sistema di potere che di fatto ha
'agevolato' la politica di smantellamento dell'Universita' e della Ricerca
pubbliche, portata avanti da oltre un decennio attraverso tutti i Governi
succedutisi.

La CRUI chiede un intervento legislativo 'leggero' "che  lasci ai singoli
Atenei l'individuazione delle soluzioni operative specifiche". Ecco cosi'
riproposta  la 'bufala' dell'autonomia degli Atenei!
In realta' proprio attraverso l'autonomia finanziaria, concorsuale,
didattica e statutaria, si e' arrivati all'attuale disastro, e nonostante
cio' i Rettori continuano a pretendere addirittura maggiore autonomia per
se stessi.
In particolare l'autonomia statutaria e' servita a consolidare un sistema
di gestione fallimentare basato su un Senato Accademico imperniato sui
Presidi (e pertanto incapace STRUTTURALMENTE di operare nell'interesse
generale dell'Ateneo) e su una figura di Rettore-padrone, che
presiede-controlla lo stesso Senato Accademico e il Consiglio di
Amministrazione.
Quando, come nel caso dell'Ateneo di Palermo nel 1995, si e' 'osato'
prevedere nello Statuto la non automatica presenza dei Presidi nel Senato
Accademico e la prevalenza in esso di rappresentati direttamente eletti,
l'accademia che conta ha richiesto l'intervento'straordinario' del
Ministero e ha ottenuto alla fine l'azzeramento (letteralmente) dello
Statuto, raso al suolo dai massicci 'bombardamenti' della 'giustizia'
amministrativa.
Eppure la legge sull'autonomia consentiva e consente ampi margini di
rinnovamento che pero' i Senati Accademici Integrati (generalmente di poco)
non hanno voluto-potuto utilizzare per la 'solita' prevalenza numerica dei
Presidi.
Qui ci si dovrebbe porre la domanda cruciale e preliminare (che la CRUI
'naturalmente' non si pone): chi per conto dell'Ateneo dovrebbe procedere
alla "individuazione delle soluzioni operative specifiche"? Se si dovesse
ancora 'partire' dagli attuali Organi di Ateneo (Rettore, S.A. e C.d.A.) si
potrebbe star certi che quasi ovunque si opererebbe per mantenere e
accrescere l'attuale assetto di potere 'padronale' negli Atenei. Un assetto
che, tra l'altro, quasi ovunque ha prodotto il poco 'elegante' fenomeno
della modifica dello Statuto, a fine del mandato, per prorogare il Rettore
in carica.

Che l'attuale autonomia statutaria avrebbe potuto cambiare non poco, nel
bene e nel male, il tradizionale assetto di governo degli Atenei e'
dimostrato dal nuovo Statuto dell'Universita' di Camerino (nota 2).
Lo Statuto di Camerino non solo apporta modifiche del 'tipo' di quelle che
la CRUI vorrebbe venissero 'indotte' da una nuova legge, ma, sulla base
dell'ATTUALE normativa, va anche ben oltre. Infatti:
- sostituisce il S.A. con il "Senato delle Rappresentanze", composto SOLO
da rappresentanti direttamente eletti, cioe' non ci sono i Presidi o loro
'similari' (comma 2 dell'articolo 18 dello Statuto) e il nuovo organismo
NON e' presieduto dal Rettore, che dura in carica non piu' di 6 anni (comma
 4, art. 16);
- sostituisce le Facolta' e i Dipartimenti con le "Scuole di Ateneo" (art.
18);
- attribuisce solo "funzioni di impulso e consultive" al "Comitato di
Ateneo" di cui fanno parte i Direttori delle Scuole (art. 20);
- trasforma il Consiglio di Amministrazione (composto da 5 membri elettivi,
il rettore, il pro rettore vicario, il direttore amministrativo e 3
'esterni') in un organismo di gestione amministrativa e accademica, che
decide anche "sull'attivazione-disattivazione delle strutture", "definisce
. la programmazione di Ateneo", "autorizza la chiamata dei
docenti-ricercatori" e chi piu' ne ha piu' ne metta (art 19).

Insomma, le modifiche della 'governance' degli Atenei contenute nello
Statuto di Camerino o quelle proposte dall'ANDU, potevano e potrebbero
essere decise dagli Atenei sulla base dell'attuale normativa, ma questo non
e' avvenuto e non avverra' se non in rarissimi casi: gli Atenei (cioe' gli
attuali Organi che decidono per loro conto) NON vogliono auto-riformarsi e
hanno utilizzato e utilizzerebbero ancora ogni margine concesso dalle leggi
per conservare l'esistente e accrescere il potere 'personale' del Rettore,
rafforzando cosi' quel sistema che sta distruggendo e sta lasciando
distruggere l'Universita' statale.

Per tutto questo e' indispensabile e urgente una legge - la piu'
dettagliata possibile - che riconosca nella partecipazione democratica di
tutte le componenti e nella collegialita' della gestione l'UNICO modo
possibile per rilanciare gli Atenei, liberandoli dalle oligarchie
accademiche che sono interessate solo agli interessi particolari e che, in
alcuni casi, sono recentemente arrivate alla 'cannibalizzazione' dei loro
colleghi ricercatori per far cassa.

Invece la CRUI vuole una legge 'leggera', ma non troppo. Una legge che
comunque assicuri la perpetuazione degli attuali assetti di potere,
concentrandolo ancor piu' nelle mani del Rettore, che diventerebbe anche
formalmente un 'dittatore' elettivo.
Infatti la ' legge della CRUI' prevede che tutto il potere di
programmazione e di gestione degli Atenei sia affidato ad un Consiglio di
Amministrazione, di non "piu' di 9-11 membri" e per almeno il 40'% composto
da "esterni", proposto dal  Rettore.
Il 'modello' del Consiglio di Amministrazione voluto dalla CRUI e di
quello previsto a Camerino e' lo stesso di quello voluto da "Attilio Oliva,
ex amministratore delegato della Luiss (l'Universita' della Confindustria,
ndr) e presidente di TreLLLe, associazione che da anni studia i problemi
dell'istruzione." Oliva, infatti, sostiene che "serve un consiglio
d'amministrazione con pochi elementi, una decina in tutto con qualche
rappresentante esterno, che abbia la responsabilita' diretta della gestione
di tutte le risorse, docenti inclusi." (articolo del Corriere della Sera
del 24 febbraio 2009, nota 3).
Rispetto alla composizione del Senato Accademico, che viene privato di
qualsiasi sostanziale potere, alla CRUI piacerebbe che tale composizione
rimanesse "abbastanza simile all'attuale, salvo considerare di aumentare le
designazioni legate alle funzioni esercitate alla testa delle strutture
didattiche e scientifiche" e che abbia meno di "35 unita'". In altri
termini, il Senato Accademico dovrebbe avere un maggiore numero di
componenti NON direttamente eletti (come oggi sono i Presidi), con la
riduzione-cancellazione dei rappresentati direttamente eletti dai docenti.
In questo modo si accentuerebbe ancora di piu' la natura 'condominiale'
dell'attuale Senato Accademico, che proprio per questo motivo non e' stato
in grado di esprimere una politica e una gestione nell'interesse generale
dell'Ateneo,
Rispetto alle "strutture decentrate", la CRUI propone una soluzione simile
(fino ad un certo punto) a quanto su questa questione e' contenuto nella
proposta dell'ANDU di organizzazione degli Atenei (riportata nella sua
interezza in calce). L'ANDU infatti propone che "le strutture portanti
dell'Ateneo devono diventare i Consigli di Corso di Studi per la didattica
e i Dipartimenti per la ricerca. Nei Dipartimenti, rivedendone i criteri di
formazione e le dimensioni, si dovrebbero 'incardinare' i docenti,
togliendo ai Consigli di Facolta' la 'gestione' dei posti e assegnando loro
compiti di coordinamento dei Corsi di Studio."
Ma la CRUI non si ferma qui: essa vuole AGGIUNGERE un nuovo Organismo (la
"Giunta") che comprenda i "responsabili dei singoli corsi di studio" "e i
direttori dei Dipartimenti le cui aree scientifiche" "siano
consistentemente interessate" alla didattica della Facolta'. Un nuovo
organismo che, secondo la CRUI, dovrebbe contribuire al "superamento delle
attuali forme di gigantismo consiliare", ma che sembra in realta' destinato
a 'compensare' il Preside per la riduzione dei poteri del Consiglio di
Facolta'. Preside che per la CRUI potrebbe essere "designato dalla Giunta
nel suo ambito" e NON PIU' "eletto dal Consiglio di Facolta' allargato"!

E tutto questo mentre in Francia "la Conferenza dei presidenti di
universita'" chiede "a nome di tutto il mondo accademico, il RITIRO del
decreto che modifica lo statuto dei ricercatori, restituendo loro autonomia
e mezzi adeguati e il recupero di 450 posti di docente universitario
soppressi nella finanziaria 2009. ESIGONO, su questi e altri punti, una
'risposta chiara' entro il 5 marzo da parte dell'esecutivo." (v. Unita' del
24 febbraio 2009, nota 4).
Il fatto e' che in Italia, a differenza che in Francia, a condividere e
sostenere la politica di smantellamento dell'Universita' statale e' uno
'strato' accademico che da decenni agisce e prevale nei Governi, in
Parlamento, nella 'grande' stampa e negli Organi universitari nazionali.
Per seguire la situazione francese:
http://www.sauvonsluniversite.com
http://www.sauvonslarecherche.fr

24 febbraio 2009

- Nota 1. Per leggere il documento della CRUI "Considerazioni e proposte
per la revisione
della governance delle universita'", approvato il 19 febbraio 2009, cliccare:
http://www.crui.it/HomePage.aspx?ref=1696#
- Nota 2. Per leggere il nuovo Statuto dell'Universita' di Camerino cliccare:
http://www.unicam.it/ateneo/documenti/statuto_UNICAM.pdf
- Nota 5. V. l'articolo "Soldi ai piu' bravi, stile inglese. Cosi' si puo'
ridurre la spesa" sul Corriere della Sera del 24.2.09. Per leggere
l'articolo cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-02/090224/KVFWD.tif
- Nota 4. V. l'articolo "Le barricate di Francia: prof e studenti contro
Sarkozy" su l'Unita' del 24.2.09. Per leggere l'articolo cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-02/090224/KVG0O.tif


Proposta dell'ANDU su:

GOVERNO DEL SISTEMA NAZIONALE E ORGANIZZAZIONE DEGLI ATENEI

- Sistema nazionale
Occorre prevedere un unico Organo di autogoverno del Sistema nazionale
delle Universita' direttamente eletto da tutte le componenti (docenti,
tecnico-amministrativi, studenti) del mondo universitario, con una
rappresentanza non frammentata (5 o 6 aree equivalenti) e non corporativa
(elettorato attivo e passivo comuni) delle tre fasce della docenza.
Alle Conferenze nazionali dei Rettori, dei Presidi e dei Direttori di
Dipartimento dovrebbero essere riconosciuti specifici ruoli.

- Organizzazione degli Atenei
Il Rettore deve essere eletto da tutti i docenti (professori e
ricercatori), con una consistente partecipazione dei tecnico-amministrativi
e degli studenti.
Il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione dovrebbero essere
sostituiti da un "Consiglio di Ateneo" i cui componenti dovrebbero essere
tutti direttamente eletti, con una rappresentanza dei docenti non
frammentata e non corporativa. Il Consiglio di Ateneo dovrebbe eleggere al
suo interno un Presidente.
Negli Atenei dovrebbero essere previsti specifici ruoli per i Collegi dei
Presidi, dei Direttori di Dipartimento e dei Presidenti dei Consigli di
Corso di Studio.
Potrebbe essere previsto un Organo di gestione (un "Esecutivo di Ateneo"),
eletto dal Consiglio di Ateneo, da affiancare al Rettore.
Il Rettore e tutti i componenti del Consiglio di Ateneo devono essere
interni all'Ateneo stesso.
Le strutture portanti dell'Ateneo devono diventare i Consigli di Corso di
Studi per la didattica e i Dipartimenti per la ricerca. Nei Dipartimenti,
rivedendone i criteri di formazione e le dimensioni, si dovrebbero
'incardinare' i docenti, togliendo ai Consigli di Facolta' la 'gestione'
dei posti e assegnando loro compiti di coordinamento dei Corsi di Studio.
La composizione e i compiti delle strutture degli Atenei devono essere
normati dalla legge.
 


1. E' definivamente legge lo 'svuotamento' del pre-pensionamento dei
ricercatori universitari.
2. Il Rettore dell'Universita' di Bari: "Prepensionamenti: non sono questi
i veri problemi".

====== 1. E' definivamente legge lo 'svuotamento' del pre-pensionamento dei
ricercatori universitari.

E' stato definitivamente approvata dal Senato (v. sotto l'estratto del
"Comunicato di fine seduta" del 25 febbraio 2009) la legge che contiene
l'emendamento (v. nota) che 'svuota' la norma che consentiva il
pre-pensionamento coatto dei dipendenti pubblici che, se avevano riscattato
gli anni di laurea, potevano essere pre-pensionati al raggiungimento di 40
anni di contributi. In tal modo e' stato di fatto reso impossibile anche il
pre-pensionamento dei ricercatori universitari.


Dal sito del Senato:

"Mercoledi' 25 febbraio 2009 - 158ª seduta pubblica (antimeridiana)
(La seduta ha inizio alle ore 9:36).

Confermando senza modifiche il testo licenziato dalla Camera dei deputati,
il Senato ha approvato definitivamente il ddl n. 847-B, collegato alla
manovra finanziaria, che delega il Governo ad adottare provvedimenti per
ottimizzare la produttività del lavoro pubblico, l'efficienza e la
trasparenza delle pubbliche amministrazioni e reca disposizioni sulle
funzioni del CNEL e della Corte dei conti."

Nota. Per leggere il messaggio dell'ANDU, che contiene anche il testo
dell'emendamento approvato, cliccare:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article22059.html

====== 2. Il Rettore dell'Universita' di Bari: "Prepensionamenti: non sono
questi i veri problemi".

Il Rettore dell'Universita' di Bari, Corrado Petrocelli, ha dichiarato "Un
dibattito serio sul futuro dell'Universita' non puo' certo incentrarsi sul
pensionamento due anni prima o dopo dei docenti. Non passa da qui la
volonta' politica di investire sui giovani, sulla ricerca, sullo sviluppo.
Ripeto, sono altri i temi sui quali sarebbe importante discutere, non sono
questi i veri problemi dell'universita' italana" (dall'intervista a
Repubblica di Bari del 25 febbraio 2009, v. nota).

Nota. Per leggere l'intera intervista "Il rettore difende i prof
settantenni 'Non posso fare tagli con l'accetta'", su Repubblica di Bari
del 25.2.09, cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-02/090225/KVVHB.tif
 


- Il Primo ministro francese "inizia una prima marcia indietro di fronte
alla mobilitazione degli universitari". Per leggere le notizie del 25 e del
26 febbraio 2009 cliccare:
http://sciences.blogs.liberation.fr/home/2009/02/fillon-amorce-u.html
http://www.lemonde.fr/web/imprimer_element/0,40-0@2-823448,50-1160889,0.html

- Per seguire meglio la situazione francese invitiamo a leggere il
documento "Sulla situazione attuale dell'universita' e della ricerca in
Francia". Cliccare:
http://www.dipmat.unipg.it/~mamone/sci-dem/nuocontri_1/mamone_murolo.pdf
 


Anche in italiano l'"Appello per una mobilitazione europea contro la
strategia di Lisbona nel campo dell'istruzione superiore e della ricerca".
Per il testo dell'Appello in italiano cliccare:
http://www.sauvonslarecherche.fr/IMG/doc/Appello_in_italiano.doc

Per il testo dell'Appello in inglese e in francese cliccare:
http://www.sauvonslarecherche.fr/IMG/pdf/Call_English-1.pdf
http://www.sauvonslarecherche.fr/IMG/pdf/Appel_europeen_2009.pdf

Per seguire la situazione francese:
http://www.sauvonsluniversite.com
http://www.sauvonslarecherche.fr

 


PRE-PENSIONAMENTI
PERCHE' DISFARSI DEI RICERCATORI?


Sembra che si voglia cambiare ancora la norma sui pre-pensionamenti appena
approvata dal Parlamento. Una nuova modifica che peraltro si vorrebbe
imporre con un decreto-legge, una scelta che sarebbe gravemente scorretta
anche sul piano istituzionale (nota 1).

La possibilita' di 'licenziare' i pubblici dipendenti con piu' di 40 anni
di contributi era stata introdotta per consentire una "operazione di
ristrutturazione della macchina pubblica", come ha chiarito anche Giuliano
Cazzola, deputato del PDL (nota 1). 
Lo stesso Cazzola  ha inoltre definito "una norma 'stupida' quella (.) che
consentiva alle amministrazioni di mandare in pensione d'ufficio, solo con
un preavviso di sei mesi, i dipendenti al compimento di 40 anni di
attivita'  contributiva."  (nota 2).
In ogni caso, quel che e' certo e' che la norma sui pre-pensionamenti NON
e' stata prevista per fare risparmiare l'Amministrazione pubblica (lo
Stato), cosa peraltro impossibile visto che coloro che vengono
'allontanati' dal servizio riceveranno dallo stesso Stato una pensione di
importo sostanzialmente uguale all'ultimo stipendio.
A parte ogni altra considerazione, rendere possibile il pre-pensionamento
di coloro che hanno avuto la 'sfortuna' di riscattare gli anni della laurea
e il servizio militare e non anche di coloro che, a parita' di anni di
servizio, tale riscatto non hanno fatto, era (ed e') una follia anche
giuridica.
Per questo la norma, recentemente approvata 'in via definitiva' dal
Parlamento, che prevede di considerare gli anni di effettivo servizio (nota
3), e' frutto di mero buon senso, pur non sanando la discriminazione nei
confronti dei ricercatori universitari.

Per quanto riguarda l'Universita', alcuni Atenei hanno SCELTO di
utilizzare 'impropriamente' la norma sui pre-pensionamenti, facendo ricorso
ad essa non per "ristrutturare" l'Ateneo, ma - dichiaratamente - solo per
"fare cassa", cioe' per racimolare fondi e portare all'interno dei
parametri previsti il bilancio, rendendo cosi' 'ragioneristicamente'
virtuoso l'Ateneo. Cio' si e' tradotto in un pre-pensionamento' dei
dipendenti universitari (ricercatori e personale tecnico-amministrativo) di
tipo 'orizzontale', cioe' solo in base agli anni di contributi e non sulla
base dell'effettivo apporto dato all'Ateneo dal singolo dipendente.
In quegli Atenei si e' liberata una logica 'cannibalesca' che ha portato i
Rettori e i 'loro' Organi accademici a trattare componenti dell'Ateneo come
'zavorra umana', 'dimenticando', nel caso dei ricercatori, che si tratta di
colleghi distinti dagli ordinari e dagli associati solo da una legge
discriminatoria, che comunque era possibile scegliere di NON utilizzare.
Quei Rettori e i 'loro' Organi hanno cosi' scelto la 'via breve' per
'sanare' i bilanci dei propri Atenei, quando e' fin troppo chiaro che per
TUTTI gli Atenei le difficolta' finanziarie nascono soprattutto da una
deliberata politica di smantellamento dell'Universita' statale, condotta da
decenni da TUTTI i Governi e che l'attuale Governo ha deciso di
'perfezionare' con scelte che porteranno nel 2010 alla chiusura
(letteralmente) di TUTTI gli Atenei statali.

Quei Rettori e i 'loro' Organi, invece di manifestare la loro opposizione
assieme a TUTTI i docenti contro i tagli imposti dal Governo, hanno
preferito approfittare di una legge ingiusta per raccattare qualche soldo.
E 'naturalmente' essi si sono guardati bene dall'essere fino in fondo
coerenti sul terreno del 'fare cassa' sulla pelle di propri docenti.
Infatti, avrebbero potuto battersi perche' anche gli ordinari e gli
associati potessero 'essere della partita', visto anche che
finanziariamente valgono molto piu' dei ricercatori. O avrebbero potuto
chiedere di portare l'eta' pensionabile a 65 anni anche per ordinari e
associati. Oppure (o anche) avrebbero potuto ridurre
nettamente/cancellare/sospendere le indennita' per le cariche accademiche.
Oppure, piu' saggiamente, avrebbero potuto ricorrere ad altri tipi di
interventi, che invece sono stati 'scoperti' solo quando e' risultato non
piu' possibile 'licenziare' i ricercatori (v. il caso del Rettore di
Genova, nota 4).
Invece e' prevalsa la scelta di far fuori colleghi appartenenti alla
fascia piu' 'bassa' della docenza, disconoscendo che le mansioni da loro
svolte sono le stesse di quelle espletate dalle altre due fasce.

Per quanto sopra detto, se nel decreto-legge di cui e' stata data
anticipazione sulla Stampa i ricercatori universitari non dovessero essere
compresi tra le figure alle quali NON applicare la possibilita' del
pre-pensionamento, si dimostrerebbe, ancora una volta, che la logica
gerarchico-baronale e' fortemente presente (e anche direttamente
rappresentata) nel Governo.
Questa scelta, tra l'altro, andrebbe anche contro la posizione assunta dal
CUN, contrario alla possibilita' di pre-pensionare i ricercatori in quanto
"parte integrante della docenza" (nota 5).

Tutta questa vicenda, mentre rende ancora piu' urgente il riconoscimento
legislativo del ruolo di professore svolto dai ricercatori, fa diventare
ancora piu' importante la questione della 'governance', perche' quanto
successo prefigura i possibili effetti negativi sulla dignita' stessa dei
docenti di una gestione affidata ad una figura di rettore-monarca assoluto,
secondo il modello voluto dalla Confindustria e dalla CRUI (nota 6).

Tutto questo in Italia, mentre in Francia ... (nota 7).

4 marzo 2009

- Nota 1. V. l'articolo "Dipendenti pubblici. Brunetta sterilizza il blitz
dei boiardi" sulla Stampa del 2.3.09. Per leggere l'articolo cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-03/090302/KXOQ5.tif
- Nota 2. Dall'intervento di Giuliano Cazzola "Ora i prof possono restare
in cattedra", su Panorama datato 26.2.09. Per leggere l'intervento cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-02/090220/KTY3M.tif
- Nota 3. Nota. V. il messaggio dell'ANDU 'Svuotamento' pre-pensionamenti
e' legge". Per leggere il messaggio cliccare:
http://universita-ricerca.wetpaint.com/page/%27Svuotamento%27+pre-pensioname
nti+e%27+legge
- Nota 4. V. l'articolo "Universita', piano B del rettore 'Trenta volontari
da prepensionare'" su Repubblica di Genova del 19.2.09. Per leggere
l'articolo cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-02/090220/KU3YE.tif
- Nota 5. V. la "Mozione sui prepensionamenti in atto nelle Universita'"
approvata dal CUN il 12.2.09. Per leggere la mozione cliccare:
http://www.cun.it/media/100597/mo_2009_02_12.pdf
- Nota 6. V. il documento dell'ANDU "La 'governace' degli Atenei dei
Rettori" del 24.2.09. Per leggere il documento cliccare:
http://firgoa.usc.es/drupal/node/41969
- Nota 7. V. l'articolo "Mobilisation maintenue dans les universites" su
YahooActualitesFrance del 4.3.09. Per leggere l'articolo cliccare:


"Partito della Rifondazione Comunista
Direzione Nazionale
----------
 
La scure di Brunetta rischia di abbattersi nuovamente sui ricercatori universitari
 
A cosa sta lavorando il Ministro Brunetta? Stando a quanto pubblicato su
La Stampa lunedi' scorso, starebbe predisponendo un decreto (da presentare
Venerdi' 6 al Consiglio dei Ministri) per modificare la legge che porta il
suo nome e che e' stata approvata in via definitiva appena due settimane
fa. Durante l'iter parlamentare si era infatti aggiunto un emendamento che
modificava la Legge Tremonti laddove il prerequisito del prepensionamento
forzoso, che nelle Universita' avrebbe colpito solo i ricercatori, avrebbe
coinvolto non piu' chi ha pagato 40 anni di contributi, ma solo chi ha
prestato 40 anni di servizio effettivo. In pratica non si sarebbe tenuto
conto dei riscatti a fini pensionistici della laurea ed altri periodi. Un
emendamento quindi di mero buon senso, ben diverso da quello che
corrispondeva alla richieste delle associazioni della docenza e della Cgil
che invece equiparava i ricercatori, di fatto docenti, ai professori
universitari, esclusi da sempre dal prepensionamento coatto.
Sul piano della correttezza istituzionale, saremmo veramente ben oltre i
confini dell'accettabile. Quale "necessita' ed urgenza" presupposto per un
decreto legge si puo' invocare se solo due settimane prima il Parlamento ha
utilizzato una legge ordinaria? E non sarebbe poi un grave conflitto tra
governo e parlamento (nel quale il governo, peraltro, ha la maggioranza)
che viene bacchettato per aver osato mutare anche solo un articolo di legge
voluto dal Governo? Si potrebbe anche intravedere una sfida alle
affermazioni del Presidente della Repubblica che ha invocato la fine dei
tagli all'Universita' pubblica. Sulla sua scrivania giungerebbe infatti il
decreto legge per la firma e sarebbe l'ennesima forzatura.
Cosa abbia in mente Brunetta non si capisce. Trapelano infatti le
esclusioni dal prepensionamento forzoso non solo di magistrati, professori
universitari e primari, come previsto in origine, ma anche di ambasciatori,
prefetti, medici con piu' di dieci anni tra studi universitari e
specializzazioni, ed altre categorie ancora. Insomma, un colabrodo.
Che cosa si rischia nelle Universita'? Che a rimanere nel mirino del
sedicente castigatore dei "fannulloni" tornino ad essere i soli
ricercatori. E sarebbe veramente paradossale visto che i ricercatori da
decenni si accollano oneri di didattica non obbligatori per legge e non
pagati. Per "svecchiare le universita'"? Ma i ricercatori sono i primi ad
andare in pensione, e sono la fascia relativamente piu' giovane
dell'Universita'. Far risparmiare le Universita'? Ma se i ricercatori sono
la fascia meno pagata. Si rimarcherebbe ancora di piu' la gerarchizzazione
dell'Universita', che il potere accademico difende strenuamente.
Ne e' riprova l'atteggiamento di molti Rettori che hanno subito colto al
volo l'occasione di liberarsi di quella che evidentemente pensano essere
"zavorra umana". In molte Universita' si stavano gia iniziando le procedure
di licenziamento. In altre si prevedevano, come a Pisa, dove il Rettore ha
giocato l'arma della contrapposizione tra componenti accademiche dicendo ai
precari che con il licenziamento dei ricercatori avrebbe potuto dare posti
a loro. Eppure tutti sanno che solo un reclutamento a grandi numeri risolve
il problema dei ricercatori precari. In altre ancora, come a Genova, lo
stesso Rettore che voleva prepensionare, passato l'emendamento, ha parlato
di un "Piano B" basato su prepensionamenti volontari ed incentivati di
tutte le fasce (l'unica equa soluzione) ma non ha spiegato come mai non
fosse ricorso ad esso prima di predisporre i licenzi amenti. Nulla infatti
la Crui aveva detto contro i prepensionamenti, mentre il Consiglio
Universitario Nazionale, organismo rappresentativo dell'Universita'
democraticamente eletto, ha invece preso posizione contro, sottolineando la
discriminazione dei ricercatori, paventando la crescita del contenzioso, e
richiedendo al legislatore di interpretare la legge Tremonti considerando i
ricercatori "parte integrante della docenza ed implicitamente compresi nel
termine professori" utilizzato nella Legge. 
Con questi episodi l'Universita' scende ulteriormente di un gradino, e non
certo ad opera di chi in essa lavora, ma per mano di chi la dovrebbe
difendere, e dovrebbe difendere la liberta di insegnamento e di ricerca,
che con l'allontanamento forzoso dall'insegnamento, dai laboratori, dalle
biblioteche, dalle Universita', di centinaia di docenti e studiosi, viene
messa seriamente in discussione. Oggi per i ricercatori, domani per chi?
Sorge dunque spontaneo il sospetto che il ministro Brunetta non lavori in
questo caso come il sedicente riformatore e fustigatore dei vizi della
pubblica amministrazione, ma nella sua qualita' di professore ordinario e
in quanto tale attentissimo alle suggestioni del potere accademico,
comprese quelle dei Rettori che si sono visti sottrarre una comoda manovra
di (falso) risanamento.
"Necessita' ed urgenza", ricordiamo, nelle Universita' riguardano tre
questioni: prima di tutto il nuovo reclutamento e il superamento del
precariato, e insieme la restituzione alle Universita' delle risorse e dei
finanziamenti, come del resto autorevolmente richiesto proprio in questi
giorni. Ma infine anche il riconoscimento a circa un terzo della forza
lavoro docente nelle Universita' della funzione da loro effettivamente
svolta."
 


=== In Italia il Presidente:

- "Napolitano: all'universita' risorse non solo a parole" sul Messaggero
del 7 marzo 2009. Cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-03/090307/KZURZ.tif

=== In Francia il Rettore:

-- "Gli studenti scioperano a Paris IV" su France2.fr del 6 marzo 2009.
Cliccare:
http://cnu.cineca.it/nazionale06/france2.fr_060309.pdf
Nella'articolo, tra l'altro, si legge: "Il rettore di Paris IV, Georges
Molinie', ha dichiarato che egli e' (come l'immensa maggioranza dei docenti
(dal Snes-sup al sindacato autonomo) e degli studenti "favorevole al
movimento, perche' la riforma minaccia la qualita' della formazione dei
futuri insegnanti".

-- "Universita': da 24.000 a 43.000 persone hanno sfilato" su Obs.com del 5
marzo 2009. Cliccare:
http://cnu.cineca.it/nazionale06/nouvel_obs.com_060309.pdf

Per seguire la situazione francese:
http://www.sauvonsluniversite.com
http://www.sauvonslarecherche.fr


LA 'GOVERNANCE' DI CUN, CRUI E ANDU

Diffondiamo un interessante contributo di Paolo Rossi, membro del CUN, che
mette a confronto le proposte sulla 'governance' degli Atenei elaborate dal
CUN (nota 1), dalla CRUI (nota 2) e dall'ANDU (nota 3)

CONTRIBUTO di Paolo Rossi

  "Negli ultimi tempi sono state avanzate da vari soggetti istituzionali
idee di riforma di numerosi aspetti del sistema universitario, dalla
proposta della CRUI per la revisione della governance al parere generale
del CUN sulle linee-guida governative, mentre alcuni Atenei, a cominciare
da quello di Camerino, hanno modificato o stanno modificando in modo
sostanziale i propri Statuti, in particolare proprio per cio' che riguarda
Organi e regole di gestione. Esistono inoltre da tempo sul tappeto
articolati schemi di riforma, e si annunciano disegni di legge d'iniziativa
parlamentare sugli stessi temi (in particolare governance e reclutamento).
Sembra utile quindi iniziare a mettere a confronto questi documenti,
analizzandoli in maniera spassionata, per cercare di individuare, se ne
esistono, gli elementi che li accomunano e per evidenziare anche le
dissonanze piu' marcate.
CRUI e CUN sottolineano innanzitutto, con linguaggi abbastanza simili,
l'assoluta importanza di un'adeguata governance di sistema, riservando al
Ministero i compiti di indirizzo e la definizione di strategie generali,
mentre la valutazione dovrebbe essere affidata a un'Agenzia realmente
indipendente. In ogni caso resta imprescindibile una chiara assunzione di
responsabilita' da parte del Governo in merito all'attribuzione delle
risorse necessarie al funzionamento del sistema universitario pubblico,
oggi ampiamente sottofinanziato, e soprattutto alla garanzia del loro
mantenimento per un arco di tempo adeguato alle esigenze di una realistica
programmazione pluriennale.
Ricordiamo che per il livello nazionale l'ANDU propone l'attivazione di un
unico Organo di autogoverno del sistema universitario, eletto direttamente
da tutte le componenti raggruppate in poche grandi Aree. Su questo tema,
per motivi diversi e facilmente comprensibili, ne' CRUI ne' CUN prendono
posizione. Tuttavia il CUN enfatizza la necessita' di valorizzare il
principio costituzionale dell'autonomia anche attraverso un chiarimento dei
ruoli e delle competenze delle diverse strutture di governo, di valutazione
e di rappresentanza, mentre nel documento CRUI la parola "autonomia" di
fatto non compare, forse perche' data per scontata (ma questo lascia una
zona d'ombra sulle forme del raccordo tra Universita' e Sistema
Universitario).
Venendo alla governance dei singoli Atenei, fatto salvo in primo luogo il
comune richiamo alla necessita' e all'urgenza di un intervento in materia
in sede legislativa con una legge-quadro che stabilisca pochi ma strategici
punti di riferimento nazionali in materia, un elemento comune e
sottolineato con forza nei documenti CRUI e CUN e' l'esigenza di definire
regole che, separando chiaramente le competenze ed evitando la
proliferazione dei momenti decisionali relativi a uno stesso argomento,
porti a piu' precise e trasparenti assunzioni di responsabilita', elimini
sovraccarichi e sovrapposizioni funzionali e sfavorisca comportamenti
opportunistici.
In tal senso viene accettato in linea di principio il mantenimento della
distinzione tra Senato Accademico e Consiglio d'Amministrazione, ma se ne
chiede una chiara e netta separazione di funzioni. Mentre la CRUI entra
anche nel merito della possibile composizione di tali Organi (per il S.A.
non lontana da quella attuale), il CUN ritiene che gia' a questo livello si
debba esplicare l'autonomia degli Atenei, che potrebbero optare per scelte
gestionali differenti, con una diversa ripartizione delle responsabilita' e
presumibilmente anche una conseguente differenza nella dimensione e nella
composizione degli Organi stessi.
La proposta del CUN non e', in quanto tale, incompatibile con il modello
ANDU, che prevede un Consiglio d'Ateneo, a elezione diretta e non
corporativa, e un eventuale Esecutivo d'Ateneo, eletto dal Consiglio, ma
ogni decisione in tal senso sarebbe comunque demandata secondo il CUN ai
singoli Atenei, e non disposta per legge. Sia CRUI che CUN enfatizzano poi
la necessita' di un superamento dell'autoreferenzialita' accademica, che
potrebbe realizzarsi anche attraverso forme di partecipazione di soggetti
esterni ai processi di gestione (la CRUI prevede anche l'inserimento di
membri esterni nel CdA).
Al ruolo del Rettore la CRUI, come del resto e' abbastanza naturale,
dedica numerose considerazioni, senza pero' addivenire ad alcuna
conclusione univoca, ne' sul ruolo (con la possibilita' di individuare una
figura distinta dal rettore come presidente del CdA), ne' sul rapporto, pur
giudicato indispensabile, con la Direzione Amministrativa, ne' sui
meccanismi di elezione, ne' sulla durata e rinnovabilita' del mandato
(inclusa la possibilita' di voto di sfiducia). In conclusione la CRUI, come
del resto il CUN, ritiene che tutti questi nodi vadano sciolti a valle, e
non a monte, delle decisioni relative a costituzione e ruolo degli altri
Organi di governo centrale degli Atenei. Ne' CRUI ne' CUN sembrano
particolarmente preoccupati del rischio di un sostanziale allargamento dei
poteri del Rettore, paventato ad esempio dall'ANDU.
Semmai il CUN teme che interventi privi del necessario respiro strategico
finiscano col mutare ben poco rispetto alla situazione attuale. Questa
preoccupazione trova, a mio avviso, alcuni elementi di conferma nell'esame
della parte del documento CRUI che riguarda la possibile articolazione
delle strutture decentrate (quelle che oggi si chiamano Facolta',
Dipartimenti, Corsi di Studio, Scuole di Dottorato, etc.).
Pur ribadendo la premessa relativa alla necessita' di evitare
proliferazioni e ripetizioni, la CRUI si limita ad auspicare limiti di
consistenza minimi e criteri di omogeneita' scientifico-disciplinare per i
Dipartimenti, in cambio dell'inquadramento del personale docente nei
Dipartimenti stessi (fatto certo non marginale), mantenendo pero' le
funzioni di coordinamento e il carattere assembleare dei Consigli di
Facolta', salvo poi, di fronte all'evidenza dell'ingovernabilita' delle
megafacolta', ipotizzare un'ulteriore struttura, la Giunta, che verrebbe a
frapporsi tra Dipartimenti e Senato nel processo decisionale (mentre i
Dipartimenti interfacolta' sono trattati come una rara e forse spiacevole
anomalia).
In materia il CUN appare piu' semplice e radicale, auspicando la
riunificazione delle funzioni della didattica e della ricerca in una sola
struttura coerente e scientificamente omogenea, col superamento
dell'attuale ripartizione di compiti tra facolta', corsi di laurea e
dipartimenti (per non parlare delle scuole dottorali).
Entrambi i documenti affrontano anche il problema della definizione di
nuovi meccanismi di reclutamento e di progressione di carriera per i
docenti. Sia il CUN che la CRUI (sia pure con minor enfasi) sottolineano la
necessita' di separare il tema del reclutamento da quello della
progressione. Per il reclutamento si accetta l'idea di un meccanismo di
valutazione scientifica nazionale (idoneita', possibilmente a lista
aperta), seguita da una valutazione locale finalizzata alla chiamata: per
questa valutazione la CRUI immagina anche una procedura (piuttosto
farraginosa) che parte dal Dipartimento e, attraverso la Giunta di
Facolta', giunge sia al Senato che al CdA.
Il CUN di questo non si occupa, mentre invece sottolinea il carattere
unitario, anche se articolato in livelli, del ruolo della docenza (inclusi
i ricercatori) e l'opportunita' che le progressioni di carriera (e
salariali) siano ancorate a meccanismi valutativi periodici, severi ma non
comparativi, con l'abolizione di tutti gli straordinariati dopo il primo.
Si tratta di un modello che, almeno nei suoi aspetti sostanziali, non
sembra molto lontano da alcune proposte dell'ANDU.
Si avvicina a tali proposte anche l'indicazione CUN di tendere
all'eliminazione di tutte le attuali forme di precariato in favore di una
singola figura pre-ruolo pluriennale prevalentemente orientata alla ricerca
e dotata delle garanzie giuridiche proprie dei contratti di lavoro a tempo
determinato.
7 marzo 2009
Paolo Rossi - Consigliere C.U.N. (area Fisica)"

- Nota 1. Per leggere il parere del CUN del 12.2.09 sulle "Linee Guida del
Governo per l'Universita'" cliccare:
http://www.cun.it/media/100682/pa_2009_02_14.pdf

- Nota 2. Per leggere il documento della CRUI del 19.2.09 "Considerazioni e
proposte per la revisione della governance delle Universita'" cliccare:
http://www.crui.it/HomePage.aspx?ref=1696

- Nota 3. Per leggere la proposta dell'ANDU su "Governo del Sistema
nazionale e organizzazione degli Atenei"  v. in calce al documento
dell'ANDU "La 'governance' degli Atenei dei Rettori"  del 24.2.09. Per
leggere il documento cliccare:
http://firgoa.usc.es/drupal/node/41969


In Italia e in Francia


== In Italia

- "Gelmini: il regolamento sara' presentato al Cdm. Pronta l'Agenzia di
valurazione" sul Sole 24-0re del 13 marzo 2009. Per leggere l'articolo
cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-03/090313/L22UM.tif

- "Gelmini: Favorevole all'abolizione del valore legale del titolo di
studio" su Lab il socialista del 13 marzo 2009. Per leggere l'articolo
cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-03/090313/L26NF.tif

- "Atenei, la qualita' premia. Gelmini: fondi solo alle universita' che
meritano" su ItaliaOggi del 13 marzo 2009. Per leggere l'articolo cliccare:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2009/03/13SII5029.PDF


== In Francia

- "Universita': perche' il governo non riesce a placare la rivolta". Per
leggere l'articolo cliccare:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2009/03/13SI85400.PDF



E' ora disponibile ufficialmente il testo del disegno di legge del PDL
"Delega al Governo per la riforma della governance ed il riordino del
reclutamento dei professori universitari di prima e seconda fascia e dei
ricercatori", presentato al Senato il 18 febbraio 2009 (DDL n. 1387). Pe
leggere il testo cliccare (senza interrompere la stringa):
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=16&id=40
4184

Il modello di 'governance' previsto dal DDL e' quello del rettore-sovrano
assoluto, lo stesso di quello contenuto nel documento approvato dalla CRUI
il 19 febbraio 2009 e lo stesso di quello voluto dalla Confindustria (v.
nota). E' particolarmente 'esemplificativo' il fatto che il DDL, assieme
agli altri immensi poteri nella gestione dell'Ateneo, prevede per il
"Consiglio di amministrazione" (composto dal Rettore e da altri otto membri
di cui sette nominati dallo stesso Rettore) anche quello di adottare "IN
VIA DEFINITIVA i provvedimenti disciplinari avverso il personale docente,
ricercatore e tecnico-amministrativo" (comma 5 dell'art. 2 del DDL).

Per la docenza universitaria, nel DDL si ripropone la solita 'minestra'
delle oligarchie accademiche: tre ruoli nettamente distinti e autonomia
delle sedi nella scelta finale dei vincitori.

Nota. V. il documento dell'ANDU "La 'governance' degli Atenei dei Rettori"
del 24.2.09. Per leggere il documento cliccare:
http://firgoa.usc.es/drupal/node/41969


Si segnala l'articolo di Anna Maria Sersale "I fuori corso? Quasi la
meta'. E' il flop del 3+2" sul Messaggero dl 17 marzo 2006. Per leggere
l'articolo cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-03/090317/L3H0M.tif

Si ricorda che l'ANDU sul "3 + 2" ha raccolto e diffuso in questi anni un
ampio dibattito e nel luglio 2006 ha tenuto un Convegno nazionale. Qui di
seguito si riporta il testo dell'intervento introduttivo al Convegno,
purtoppo ancora oggi attuale.

INTRODUZIONE al Convegno nazionale ANDU sul "3 + 2"

11 luglio 2006, Roma

"L'ampia partecipazione di oggi al Convegno conferma l'esistenza della
forte 'domanda' di discussione.
Il fatto e' che la didattica e' l'attivita' che piu' di qualsiasi altra e'
'sentita' dai docenti perche' interessa la formazione dei giovani, con
conseguenze concrete, 'visibili', sui diretti interessati, sul loro
avvenire, sulle loro famiglie e, in ultima istanza, sul Paese.
La finalita' di questo Convegno e' anche quella di proporre un metodo,
nuovo rispetto a quello finora seguito dalle Istituzioni, per affrontare le
questioni cruciali per l'Universita'. Un metodo che veda coinvolti il piu'
possibile tutti gli interessati.
Noi riteniamo che sul "3 + 2" sia indispensabile e urgente che il
Ministero avvii una verifica basata non solo su indagini statistiche, ma
principalmente sulla partecipazione-testimonianza di tutto il mondo
universitario, compresi gli studenti.
Certamente in questa verifica un Organismo di rappresentanza del Sistema
nazionale delle Universita' avrebbe potuto avere un ruolo importante. Un
Organismo la cui costituzione e' sempre stata avversata dalla lobby
accademica trasversale, con le dannose conseguenze che si sono avute
soprattuto nell'elaborazione e nell'applicazione della riforma di cui oggi
discutiamo.
Per la sua importanza 'primaria', forse la riforma della didattica avrebbe
dovuto essere fatta per ultima, perche' potesse risultare utile agli
studenti e al Paese.
1. Occorreva prima - anche per 'prevenire'un uso subordinato alle ben note
logiche di potere accademico - cambiare l'assetto Organizzativo degli
Atenei a partire dalla costituzione di un Organo che, a differenza degli
attuali Senati Accademici, dominati dalla presenza paralizzante dei
Presidi, esprimesse una politica e una gestione nell'interesse dell'intera
comunita' universitaria. Occorreva valorizzare i Dipartimenti (in cui
incardinare i docenti), rivedendone le dimensioni e le finalità (anche a
beneficio della didattica). Occorreva inoltre, finalmente!, assegnare ai
Consigli di Corsi di Studio compiti, poteri e strumenti per assicurare in
maniera continua il coordinamento e la verifica delle attività e dei
contenuti degli insegnamenti. Ai Consigli di Facolta' doveva restare 'solo'
un ruolo di raccordo, togliendo loro quello oggi quasi esclusivo di
'produttore' di posti.
2. Occorreva prima affrontare la questione degli sbocchi professionali e
intervenire, in particolare, sugli Ordini professionali. Un'operazione
preliminare indispensabile, come aveva ampiamente gia' mostrato
l'esperienza dei diplomi di laurea attivati 'alla cieca'.
3. Occorreva prevedere che la 'progettazione' del primo livello avvenisse
contestualmente al secondo.
4. Occorreva prima realizzare il diritto allo studio: Statuto dei diritti
e dei doveri degli studenti, strutture didattiche, borse di studio,
residenze, ecc.
5. Occorreva prima riformare lo stato giuridico della docenza ed eliminare
il precariato, per creare le condizioni 'soggettive' dell'applicabilita'
della riforma didattica.
6. Occorreva prevedere consistenti e specifici finanziamenti: nessuna
riforma puo' realizzarsi a costo zero.
7. Occorreva che la riforma fosse 'costruita' con il coinvolgimento del
mondo universitario, individuando settore per settore i problemi e
ricercando le specifiche soluzioni, senza dare numeri ("3 + 2") uguali per
tutti (nel 1983-86 il gruppo dei docenti di Ingegneria del CUN aveva
previsto il "4 + 1"). Occorreva far partecipare, spiegare, convincere,
responsabilizzare, sperimentare. Occorreva prevedere la
verifica-coordinamento in itinere della riforma, sia a livello
ministeriale, sia autonomamente (nazionalmente attraverso un Organo di
rappresentanza democratico e localmente con le riformate strutture degli
Atenei).
Oggi comunque vanno registrati disaggi e difficolta' ampiamente diffusi.
E' interesse del Paese capire al piu' presto quanto questo 'malessere' sia
profondo ed vasto, coglierne la natura e trovare le soluzioni necessarie e
possibili.
Bisogna, in particolare, tenere conto dell'opinione degli studenti e
ricordarsi che tra gli obiettivi che hanno portato in piazza oltre 50.000
di loro contro il DDL Moratti vi era proprio il 'no' al "3 + 2", indicato
come strumento della parcellizzazione del sapere e di una condizione di
studio insostenibile.
A proposito del movimento degli studenti (quello contro la Legge Moratti,
ndr), partecipando a diverse loro assemblee, mi ha colpito il fatto che
quando nelle critiche rivolte alla riforma della didattica questa veniva
chiamata "riforma Berlinguer" (e non "3 + 2 " o "riforma Zecchino"),
puntualmente c'era qualcuno che diceva "compagni, non facciamoci del
male!". Il fatto è che bisogna impedire a coloro che che hanno tatto e
stanno facendo del male all'Università statale (che deve essere di massa e
di qualità) di continuare a farlo. Dobbiamo impedirlo a tutti, siano essi
di destra o di sinistra. E' peraltro singolare che vengano posti questi
problemi 'politici' quando sono le stesse oligarchie accademiche ad
esibire, anzi ad ostentare, la loro trasversalità, come nel caso delle
Fondazioni Magna Carta e TreELLEe. In quest'ultima ministri e
sottosegretari (passati e attuali) e segretari di partito di sinistra
'convivono' tranquillamente con esponenti politico-accademici e giornalisti
di destra.
D'altronde ancora oggi da sinistra si propongono 'patti' e 'riforme
bipartisan' per affrontare le questioni universitarie. Questo e' un
problema, forse - a nostro avviso - e' il problema: non prendere atto che
da decenni esiste una sinistra che opera e legifera per demolire
l'Universita' statale: falsa autonomia finanziaria, finta autonomia
statutaria, abolizione di fatto del CUN, finti concorsi locali, imposizione
della riforma didattica, riduzione dei finanziamenti, aumento a dismisura
del precariato, ecc. Questo 'problema' ha portato, tra l'altro, una certa
sinistra a criticare, giustamente, le forzature istituzionali e finanziarie
con le quali si e' premiato il Centro di (auto)eccellenza di Lucca, tacendo
del tutto, invece, su quello perfettamente 'parallelo' di Firenze.
Il ministro Mussi, che sbaglia a mettere 'paletti' alla verifica della
riforma della didattica, giustamente denuncia le responsabilita' dei
docenti che hanno portato alla "frammentazione degli insegnamenti e
all'abnorme proliferazione dei corsi". Critiche che non possono essere
accettate quando a farle sono ex ministri ed ex sottosegretari che erano
perfettamente a conoscenza dei 'limiti' dei loro colleghi e che questi
limiti avrebbero dovuto tenere in conto, quando hanno imposto il "3 + 2".
Questi 'riformatori' sono gli stessi che hanno criticato, a posteriori,
l'applicazione della loro riforma dei concorsi, quando era facile prevedere
(e noi l'abbiamo fatto PRIMA dell'approvazione della legge) che i finti
concorsi locali avrebbero accresciuto i fenomeni del clientelismo, del
nepotismo e del localismo.
  "Mai piu' riforme dall'alto" dice, giustamente, anche il ministro Mussi.
Ma mai piu' anche il ricatto di chi sostiene che qualsiasi cambiamento
debba essere comunque accettato per affrontare le situazioni critiche
dell'Universita'. Non si possono, infatti, spacciare per riforme quelle
che, come negli ultimi decenni, sono state controriforme.
Insomma, bisogna impedire che ancora una volta riforme letali per
l'Universita' statale vengano imposte, come si rischia con quella che
vorrebbe introdurre non una giusta valutazione, ma una Agenzia per la
valutazione dotata di "forti poteri", come quella annunciata dal ministro
Mussi che sembra essere quella prevista dal DDL dei DS.
Una riforma vera e' ormai indispensabile e urgente: l'eliminazione del
precariato e la riforma del reclutamento. Occorre abolire e vietare TUTTE
le figure attuali che compongono la giungla del precariato (assegni, borse,
contratti, ecc.) e sostituirle con UNA sola figura a contratto, ben
retribuita e con tutti i diritti, che duri al massimo tre anni e con un
numero di posti proporzionato agli sbocchi nella fascia dei ricercatori di
ruolo. E' indispensabile pero' che il reclutamento in questa fascia non
avvenga piu' con le regole dell'attuale non-concorso, che servono alla
cooptazione personale. Occorre invece prevedere concorsi nazionali svolti
da una commissione composta esclusivamente da ordinari tutti sorteggiati.
Con questo nuovo meccanismo, devono essere banditi almeno 20.000 posti di
ricercatore nei prossimi anni, con un finanziamento nazionale specifico e
aggiuntivo.

Nunzio Miraglia - coordinatore nazionale dell'ANDU"


IL CAVALIERE, I LIBERISTI E GLI ECCELLENTI

L'Universita' italiana e' un mondo che "e' diventato un sistema di
ammortizzatori sociali, in cui ogni professore ha il figlio, il cugino,
l'amico del figlio, il cognato che ha la cattedra con l'invenzione di un
corso di laurea." Questo ha affermato il Presidente del Consiglio il 15
marzo 2009 (v. il Corriere della Sera, v. nota 1).
Le accuse indiscriminate ai professori universitari del Presidente del
Consiglio sono dello stesso 'livello' di quelle lanciate piu' volte dal
ministro Brunetta. Agli attacchi di Brunetta il mondo universitario
italiano non ha reagito.
In Francia, dopo le pesanti critiche ai docenti-ricercatori lanciate il 22
gennaio 2009 dal presidente Sarkozy, in circa 15.000 hanno sottoscritto una
richiesta di scuse. In Francia le accuse di Sarkozy hanno avuto l'immediato
effetto di far crescere il movimento di protesta contro le 'riforme' che si
cerca di imporre per smantellare il sistema pubblico dell'alta formazione e
della ricerca.

In Italia la 'grande' stampa fa 'reagire' i soliti professori liberisti -
sempre e ovunque presenti- che ripropongono le solite ricette
americaneggianti per combattere il nepotismo universitario: "La soluzione
e' distribuire i fondi a seconda della qualita': gli atenei migliori si
prenderanno piu' finanziamenti, i peggiori potranno anche programmare corsi
dai titoli assurdi, fatti male, con docenti incapaci. Poi, pero', si
arrangino." (Roberto Perotti, "economista politico alla Bocconi", nel
citato articolo).
Le solite ricette vetero-liberiste che in tutto il mondo e in tutti i
settori hanno avuto e stanno avendo effetti devastanti e che
nell'Universita' italiana rafforzerebbero ancor piu' le propensioni
'fameliche' delle oligarchie accademiche, che da decenni operano per
smantellare l'Universita' statale.

Analoga ricetta viene riproposta da quei Rettori che si sono convinti di
amministrare Atenei eccellenti. Questi Rettori sono contrari ai "tagli
indiscriminati che ridurrebbero il sistema alla paralisi, penalizzando
anche gli atenei di qualita'" (Vincenzo Milanesi, "rettore dell'Universita'
di Padova" e "tra i capofila di Aquis, l'Associazione per la qualita' delle
universita' statali nata esattamente un anno fa a Bologna", nel citato
articolo).
L'AQUIS, che di fatto ha 'licenziato' la CRUI, invece di difendere il
SISTEMA nazionale delle Universita' italiane, spinge a separare gli Atenei
'virtuosi' (i loro) da tutti gli altri (la stragrande maggioranza),
collocati prevalentemente nel Centro-Sud (v. nota 2).
Tutto questo in 'sintonia' con le indicazioni che la Confindustria ha
espresso gia' nel marzo 2006: "Eppure, secondo gli imprenditori, nel nostro
Paese almeno quindici atenei hanno le potenzialita' per scalare rapidamente
le classifiche. 'Il Politecnico di Milano - spiega ancora Rocca
(vicepresidente della Confindustria, ndr) deve essere messo in condizione
di competere con i migliori atenei europei. Non ha molto senso che segua le
stesse regole di un ateneo che non puo' competere a livello internazionale"
(dall'articolo "Concorrenza tra atenei, piu' soldi ai migliori" sul
Corriere della Sera del 23.03.06).

18 marzo 2009

- Nota 1. V. l'articolo "Il Cavaliere: universita' ammortizzatore sociale
per i parenti. E i prof: sbaglia" sul Corriere della Sera del 16 marzo
2009. Per leggere l'articolo cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-03/090316/L33QL.tif
- Nota 2. V. l'articolo "Fondi all'universita': il merito premiera' Bologna
e Padova" sul Sole 24-ore del 16 marzo 2009. Per leggere l'articolo cliccare:
http://www.cipur.it/rassegna%20stampa/Articoli%202009/sole16mar09.pdf
 


CHE VERGOGNA IL NEPOTISMO, QUINDI AUMENTIAMOLO

C'e'un'apparente schizofrenia nella campagna che la 'grande' stampa
conduce da troppo tempo contro l'Universita' statale. Da un lato ne
amplifica 'incredibilmente' i difetti (soprattutto il nepotismo),
descrivendo un mondo accademico quasi TUTTO corrotto e con livelli
bassissimi di produttivita' nella ricerca e nella didattica, dall'altro
lato propaganda rimedi che tali difetti accrescerebbero a dismisura.
Nel suo articolo "Parenti in cattedra, atenei da vergogna", sul Corriere
della Sera del 19 marzo 2009 (v. nota 1), Gian Antonio Stella torna a
denunciare la parentopoli universitaria, nella quale sarebbero coinvolti
anche alcuni Rettori.

Il nepotismo universitario si basa sull'attuale sistema di reclutamento e
di avanzamento nella carriera dei docenti che, attraverso finti concorsi,
affida di fatto le scelte a singoli 'maestri'. Questo e' sempre stato vero
per i concorsi a ricercatore (il reclutamento) ed e' stato esteso dalla
Legge Berlinguer ai concorsi ad associato e a ordinario (l'avanzamento
nella carriera). Questa legge e' stata imposta in nome dell'autonomia e
della responsabilizzazione, ed e' stata fortemente voluta e sostenuta dai
soliti professori-opinionisti che hanno esclusivo accesso alla 'grande'
stampa.
L'ANDU da molto tempo propone una riforma dei concorsi tanto semplice
quanto letale per parentopoli: concorsi (per il reclutamento) e idoneita'
(per l'avanzamento) NAZIONALI con commissioni interamente sorteggiate,
escludendo i professori delle sedi che hanno bandito i posti e con non piu'
di un componente proveniente da una stessa sede. Queste commissioni
dovrebbero decidere DEFINITIVAMENTE i vincitori dei concorsi e esprimere i
giudizi di idoneita' per il passaggio alla fascia superiore, SENZA alcun
successivo intervento delle sedi interessate; intervento che in ogni caso
riporterebbe nelle mani del singolo professore (il 'maestro') la scelta
finale a favore del suo candidato-allievo (per la Proposta dell'ANDU sui
concorsi v. nota 2).
Invece la 'grande' stampa (con in prima fila il Corriere delle Sera e il
Sole 24-ore) da' voce esclusivamente a quanti (in testa i soliti
economisti) vogliono ampliare l'autonomia locale, ampliando cosi' il potere
di scelta del singolo 'maestro'.

La stessa 'grande' stampa si fa portavoce esclusivamente di quanti
vogliono ampliare a dismisura il potere del Rettore, cosi' come
'desiderato' dalla Confindustria, dalla Conferenza dei Rettori, dal PDL e
dal PD. Cioe', essa 'lavora' per concentrare ancor piu' in una persona un
potere gia' immenso ("Io sono il potere assoluto", 'scherza' un Rettore,
nell'articolo citato).
Anche sulla 'governance' l'ANDU da anni propone una soluzione semplice e
'facile': responsabilizziamo tutte le componenti dell'Ateneo facendo
finalmente eleggere DIRETTAMENTE tutti i componenti del Senato Accademico,
che non deve piu' essere presieduto dal Rettore, e affidiamo il governo
'operativo' dell'Ateneo ad un Organismo scelto dallo stesso Senato
Accademico (per la Proposta dell'ANDU sulla 'governance' v. nota 3).
Il rilancio degli Atenei non si puo' certo basare sul rafforzamento della
figura del REttore-sovrano assoluto, che ha gia' pesantemente danneggiato i
singoli Atenei e l'intero Sistema nazionale delle Universita'. Occorre, al
contrario, introdurre un sistema - finalmente realmente democratico - di
partecipazione e di gestione degli Atenei e del Sistema nazionale,
abbandonando i modelli aziendalistici, che nell'Universita' italiana
avrebbero il sicuro effetto di ampliare a dismisura il potere delle
oligarchie accademiche.

Su queste posizioni la 'grande' stampa mantiene una censura da 'regime
accademico', continuando ad attaccare INDISCRIMINATAMENTE l'Universita'
statale per agevolarne la demolizione.

19 marzo 2009
- Nota 1. Per leggere l'articolo di Gian Antonio Stella "Parenti in
cattedra, atenei da vergogna", sul Corriere della Sera del 19.3.09, cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-03/090319/L4CK9.tif
- Nota 2. Per la proposta dell'ANDU sulla riforma della docenza e dei
concorsi v. nel documento "Inevitabilmente il candidato locale". Per
leggere il documento cliccare:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article21582.html
- Nota 3. Per la proposta dell'ANDU sulla 'governance' v. nel documento
"Governance. La controriforma del PD, la proposta dell'ANDU". Per leggere
il documento cliccare:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article21114.html
 


ADU, ADI, ANDU, APU, CISAL Universita', CISL Universita', CNU, CNRU, FLC CGIL, SUN, UIL P.A.-U.R. AFAM, UDU, UGL Universita' e Ricerca

APPELLO AL MONDO UNIVERSITARIO

Nell'ottobre 2008 abbiamo proposto al mondo universitario e inviato al
Governo, alle Commissioni parlamentari e a tutti i Gruppi parlamentari, un
"Programma per l'Universita'" dove si indicava la direzione per affrontare
i principali nodi dell'Universita' italiana:
- sistema di finanziamento;
- reclutamento, avanzamento e stato giuridico della docenza; 
- governo dei singoli Atenei e del Sistema nazionale;
- diritto allo studio;
- didattica;
- valutazione;
- dottorato di ricerca.

Nessun confronto si e' da allora realizzato con le Istituzioni, mentre il
Governo e il Parlamento hanno continuato ad adottare provvedimenti
improvvisati e parziali, che hanno ancora di piu' aggravata la crisi
dell'Universita' senza risolverne le attuali indubbie criticita', da noi
sempre sottolineate.
Questa situazione non e' piu' sostenibile ed occorre che l'intero mondo
universitario ne prenda  atto per impedire ulteriori provvedimenti negativi
per l'Universita' pubblica e per rilanciare il suo ruolo centrale  per lo
sviluppo sociale ed economico del Paese.

Nel riproporre oggi il nostro "Programma" al Governo, alle Commissioni
parlamentari, a tutti i Gruppi parlamentari e a tutti i Partiti, rinnoviamo
con forza il nostro invito a un confronto immediato, reale e approfondito.

Tutti i componenti del mondo universitario devono impegnarsi in prima
persona per impedire la cancellazione dell'Universita' pubblica, destino al
quale essa e' condannata per i tagli decisi per il 2010.
L'abolizione dei tagli e nuovi consistenti finanziamenti sono solo la
premessa per il rilancio dell'Universita' che richiede anche un intervento
legislativo che affronti le questioni nella direzione indicata nel nostro
"Programma", in un contesto Europeo e mondiale che ha fatto
dell'investimento nella conoscenza uno degli strumenti fondamentali per il
superamento della crisi economica.

Non c'e' piu' tempo e per questo invitiamo a convocare a partire dalla
prossima settimana in tutti gli Atenei assemblee aperte a tutte le
componenti, e indiciamo un'Assemblea nazionale a Roma da tenersi nella
seconda meta' di aprile.

17 marzo 2009
 


Diffondiamo, con l'autorizzazione dell'Autore, un contributo di Riccardo
Bruscagli, dell'Universita' di Firenze, inviatoci in relazione al nostro
messaggio "E' il flop del 3+2" (v. nota 1).
Bruscagli era gia' intevenuto sulla stessa questione nel giugno 2007 (v.
nota 2).

- Nota 1. Per leggere il messaggio dell'ANDU "E' il flop del 3+2" cliccare:
http://corunimore.blogspot.com/2009/03/andu-e-il-flop-del-32.html
- Nota 2. Per leggere il contributo di Riccardo Bruscagli del giugno 2007
sul "3 + 2" cliccare:
http://unimoreinform.blogspot.com/2007/06/andu-da-bruscagli-contributo-su-32
.html


LA LETTERA DI RICCARDO BRUSCAGLI:

"Cari colleghi,
e dai. Cosi', guarda caso, il 3+2 si rivela un 'flop'. Ma visto che era un
flop anche il quadriennale, e che sono un flop, a quanto pare, anche i
corsi, come quelli della Facolta' di Legge, che si sono affrettati a
ricompattarsi in quinquennio, non sara' il caso di chiedersi come mai, in
qualsiasi maniera l'Universita' Italiana si articoli, i nostri studenti non
riescono, nella stragrande maggioranza, a laurearsi in tempo? Non sara' che
cio' dipende anche da altri fattori? Ne volete qualcuno, improvvisato, lo
confesso, con qualche foga, e senza alcun autorita' statistica?
- Pessima capacita' di comunicazione delle Facolta'. Fatevi un giro sui siti
delle Universita' Italiane, e ditemi se uno studente e' più probabile che vi
si smarrisca, piuttosto che orientarvisi
- Scarsa capacita' di gestione, sempre piu' affidata alla buona volonta' dei
colleghi, piuttosto che a figure qualificate; in questa situazione, come
ognun sa, anche la variazione di un piano di studio diventa una esperiena
scoraggiante
- Servizi insufficienti: biblioteche aperte poco, consultazioni e prestiti
in orari ridotti, dipartimenti impraticabili. Abbiamo girato abbastanza il
mondo per sapere che, in tempo di 'finals', le biblioteche dei campus
americani rimangono aperte per tutta la notte...
- Scarsa attrattivita' dell'ambiente universitario: pochissime le Universita'
che si preoccupano davvero del 'vissuto' studentesco. Ma senza spazi di
socializzazione, senza eventi di appartenenza, senza senso di identita', si
fa presto a disamorarsi e a lasciar perdere gli studi.
- Presenza strutturale di studenti 'col lavoretto'. Sono quelli non proprio
'lavoratori', ma che affiancano allo studio un piccolo lavoro garante di una
minima autosufficienza economica. Lodevole, ma l'esperienza dice che in
questi casi si fa presto a smettere di frequentare, a perdere colpi, ad
andare fuori corso. Recuperare i giovani al 'tempo pieno' studentesco: c'e'
qualcuno che ci pensa? Proprio terribile tornare a parlare di 'presalario'?
(di cui, per esempio, il sottoscritto a suo tempo utilmente usufruì - Assenza di fatto - salvo eccezoni - di una selezione d'ingresso. Sia
chiaro che, nella situazione italiana, io credo che sia meglio cosi': ma cio'
significa affidare la selezione ad un processo 'in itinere'. E cioe', per
finire: siamo sicuri che il dato, ormai strutturale sotto ogni luna e sotto
ogni ministro, degli studenti italiani che 'non finiscono in tempo', non sia
un accidente, non sia colpa del 3+2, ma, molto semplicemente, il 'nostro'
modo di selezionare gli studenti? Forse dovremmo rassegnarci (?) al fatto
che, in mancanza di un serio e diffuso sistema di selezione iniziale, e
quindi imbarcando ogni sorta di studente, l'intero corpo studentesco ne esce
rallentato, in uno stillicidio di 'autoselezione' che potrebbe essere anche
considerato una peculiarita' del sistema.

Piu' in generale, sia per la Scuola, sia per l'Universita', si tende troppo a
pensare, a mio avviso, che il fallimento dipenda dai programmi, dai carichi
di studio, dai docenti, ecc. Scuola e Universita' sono anche luoghi fisici,
in cui si ha voglia di stare e di lavorare se sono luoghi gratificanti e
funzionanti, in cui si sta bene, con un pieno senso di appartenenza. Ma se
sono luoghi squallidi, poco accessibili, 'respingenti', poca meraviglia se i
ragazzi ci stanno poco e ci studiano male.

Riccardo Bruscagli
Ordinario di Letteratura Italiana
Facolta' di Lettere e Flosofia
Universita' di Firenze"
 


Brunetta il guerrigliero

Il ministro Renato Brunetta torna ad attaccare l'Onda, in maniera piu'
'ragionata'. Lo fa sulla Stampa di oggi, sabato 21 marzo 2009 (v. nota).

Renato Brunetta nel suo intervento attribuisce agli studenti dell'Onda
diverse caratteristiche negative, tra le quali:
"c'e' in loro una sola necessita': autorappresentarsi";
"facinorosi";
"esibizionismo autocelebrativo";
"estremismo autoidentitario".

E' evidente che il ministro Brunetta e' incorso nel classico 'scambio di
persona': ha scambiato l'Onda per se stesso.
Il ministro Renato Brunetta e' "un fenomeno grave, un sintomo
preoccupante, da non trascurare, da comprendere nella sua reale natura",
per usare le stesse parole con le quali egli si riferisce agli studenti
dell'Onda.

- Nota. Per leggere l'intervento del ministro Renato Brunetta "Guai a
sottovalutare i teppisti dell'Onda", sulla Stampa del 21 marzo 2009, cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-03/090321/L563C.tif
 


BERLUSCONI E BRUNETTA


== BERLUSCONI. APPELLO: "CHIEDIAMO LE SCUSE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO"

Dopo le "espressioni gravemente ingiuriose contro l'Universita' italiana e
contro il suo corpo docente" da parte del "Presidente del Consiglio, on.
Silvio Berlusconi" (v. il documento dell'ANDU "Il Cavaliere, i Liberisti e
gli Eccellenti", nota 1), un gruppo di docenti ha lanciato un APPELLO con
il quale si chiede al "Presidente del Consiglio di adottare toni piu'
consoni all'autorita' da lui rivestita e di rivolgerci le sue scuse". Per
leggere l'Appello cliccare:
http://www.historiamagistra.it/


BRUNETTA. IRRESPONSABILE E INQUIETANTE

Invitiamo a leggere la lettera "Gli studenti criminalizzati", sulla Stampa
del 23 marzo 2009 (nota 2), in risposta agli ultimi violenti attacchi agli
studenti dell'Onda da parte del ministro Renato Brunetta (nota 3).

---------

-Nota 1. Per leggere il documento dell'ANDU "Il Cavaliere, i Liberisti e
gli Eccellenti" cliccare:
http://www.bur.it/sezioni/sez_andu_246.php
- Nota 2. Per leggere la lettera "Gli studenti criminalizzati", sulla
Stampa del 23.3.09, cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-03/090323/L5NO9.tif
- Nota 3. V. l'intervento del ministro Renato Brunetta "Guai a
sottovalutare i teppisti dell'Onda", sulla Stampa del 21.3.09, cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-03/090321/L563C.tif


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