FISICA/MENTE

 

 

SFASCIO DELL'UNIVERSITA'

di ANDU

 

 

Il 15 dicembre 2008 si e' svolta nell'Aula della Camera la discussione
sulle linee generali del disegno di legge S. 1197 - Conversione in legge,
con modificazioni, del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, recante
disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del
merito e la qualita' del sistema universitario e della ricerca. Per leggere
gli interventi cliccare (senza interrompere la stringa!):
http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/nfas/schededibattito/asp/NuovaScheda
_wai.asp?sFile=IdDib4473.xml&sFonte=R&ns=2
E' intervenuto anche l'on. Eugenio Mazzarella, che ci ha invitato a
segnalare il suo intervento.

Il 5 gennaio 2009 nell'Aula della Camera e' proseguita la discussione e
nel corso di questa seduta "il ministro per i rapporti con il Parlamento
Elio Vito ha posto, a nome del Governo, la questione di fiducia
sull'approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, dell'articolo
unico del provvedimento nel testo della Commissione, identico a quello
approvato dal Senato. La fiducia sara' votata nella seduta di mercoledì 7
gennaio, a partire dalle ore 16. Giovedi' alle ore 12 sono previste, in
diretta televisiva, le dichiarazioni di voto finali."
Avendo il Governo posto la fiducia, non saranno votati gli emendamenti
presentati. Per leggere questi emendamenti cliccare:
http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/odg/cam/fascicoli/frame.htm

A diventare legge definitiva sara' quindi il testo approvato dal Senato il
28 novembre 2008 e non modificato alla Camera. Per leggere i contenuti
della legge che sara' pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale cliccare:
http://www.francesco.musacchia.name/2008/11/30/nuovo-dl-180senato/
 
Sui contenuti e sulle valutazioni della legge segnaliamo l'articolo di
Anna Maria Sersale "Stop agli scatti di stipendio se il prof non fa
ricerca", sul Messaggero del 6 gennaio 2009. Per leggere questo articolo
cliccare:
http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/KD8/KD8GZ.pdf

Sui contenuti e il significato del DL 180 l'ANDU e' piu' volte
intervenuta. Richiamiamo, in particolare, i seguenti documenti:
- "I concorsi del DL 180 richiesto da Giavazzi" del 16.11.08. Per leggerlo
cliccare:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article21270.html
- "DL 180. E' (anche) questione di serieta'" dell'1.12.08. Per leggerlo
cliccare:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article21451.html
 


Segnaliamo tre interventi e riportiamo in calce un'Agenzia Apcom e una
parte dell'intervento dell'on. Giulio Melis sul precariato.

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I tre interventi:

- di Guglielmo Forges Davanzati "L'universita' che piace a Confindustria"
su Economiaepolitica, 8 gennaio 2009. Per leggere l'intervento cliccare
(senza interrompere la stringa!):
http://www.economiaepolitica.it/index.php/universita-e-ricerca/luniversita-c
he-piace-a-confindustria/

- di Alessandro Figa' Talamanca "Gli errori della "Gelmini-Giavazzi" sui
concorsi universitari" su Economiaepolitica, 8 gennaio 2009 (v. in nota
precisazione ANDU). Per leggere l'intervento cliccare:
http://www.economiaepolitica.it/index.php/universita-e-ricerca/gli-errori-de
lla-gelmini-giavazzi-sui-concorsi-universitari/

- di Pierluigi Mantini "La riforma Gelmini che c'e' e non c'e'" su
ItaliaOggi del 9 gennaio 2009. Per leggere l'intervento cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-01/090109/KE8RX.tif

Nota. Figa' Talamanca, richiamando una posizione dell'ANDU, scrive che
l'ANDU stessa "raccoglie molti ricercatori universitari". Gli iscritti
all'ANDU sono per il 12% ordinari, per il 34% associati, per il 53%
ricercatori e per l'1% assistenti.

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L'Agenzia APCOM:

Universita'/ Miraglia (Andu): nuovi concorsi non cancellano baronie
08-01-2009 20:05
Decisiva presenza membro interno e ultima parola alle Facolta'

Roma, 8 gen. (Apcom) - Rimane negativo il giudizio dei sindacati e delle
associazioni dei docenti universitari a proposto delle novita concorsuali
per diventare docente accademico introdotte dal decreto 180 approvato oggi
in via definitiva dalla Camera: secondo Nunzio Miraglia, coordinatore
dell'Andu, i poteri 'baronali' verranno mantenuti in vita sia perche' nelle
commissioni continuera' ad essere presente un membro interno, sia per la
possibilita' delle facolta' di non accettare candidati ammessi dalle
commissioni d'esame.

"Le novita' introdotte dal decreto - dichiara ad Apcom il leader dell'Andu
- sono fortemente attenuate da due fattori che mantengono in vita il
localismo: si tratta del potere dato ad ogni Facolta' accademica di
rigettare le indicazioni date dalle commissioni d'esame sui singoli
aspiranti; l'altro aspetto e' quello dell'inspiegabile mantenimento del
membro interno alla facolta' dove si svolge il concorso".

Per l'associazione dei docenti universitari i quattro membri esterni alla
commissione dei concorsi per docente e i due per quella di ricercatore
sarebbero insufficienti: "Il fatto che gli esterni siano numericamente
maggiori non cambia lo stato delle cose: per vincere parentopoli e
corporativismi - continua Miraglia - si sarebbe invece dovuto eliminare del
tutto la presenza di membri interni, che sono la 'madre' di tutti i
nepotismi universitari, introducendo finalmente un sorteggio 'puro' di soli
membri esterni tutti sorteggiati".

Secondo il leader dell'Andu quella approvata oggi non rappresenta poi una
riforma dei concorsi: "Il testo introdotto - sostiene Miraglia - si
riferisce solo all'ultima tranche dei concorsi gia' banditi, quindi di un
sistema che esiste da trent'anni. Ma non riguarda i concorsi futuri: questi
concorsi cosi' formulati rappresentano un ulteriore segnale di
inamovibilita'".

Il nuovo sistema dei concorsi per accedere alla carriera di docente e
ricercatore rischierebbe infine di allungare le fila dei lavoratori
universitari precari: "Il decreto prevede che la meta' dei soldi recuperati
dai pensionamenti potranno essere destinati al turn over: ma di questi
fondi - sostiene il sindacalista - il 60% potra' essere indifferentemente
speso per assumere ricercatori a tempo determinato o indeterminato".

"E' chiaro che i rettori punteranno sui contratti a termine. In questo modo
aumentera' il loro potere e nello stesso tempo potranno accedere ai fondi
nazionali perche' non sforeranno il tetto del 90% del budget destinato alle
assunzioni definitive. E questa feroce indicazione accademica si puo'
definire un modo per aiutare i giovani meritevoli? La realta' - conclude
Miraglia - e' che per loro aumentera' ulteriormente, anzi a dismisura, la
possibilita' di rimanere precari".

====

Dall'intervento dell'on. Giulio Melis (PD) dell'8 gennaio 2009 nell'Aula
della Camera:

"Siamo di fronte ad una grande emergenza nazionale. Vi e' un'intera
generazione di giovani che a quarant'anni, dopo averne trascorsi venti come
precari nei laboratori di ricerca italiani ed esteri, nelle cliniche, nelle
biblioteche, negli archivi e nel retroterra delle cattedre universitarie
(spesso accollandosi i compiti di grande significato e di grande rilevanza
per l'andamento dell'intero sistema) non ha ancora una collocazione
definitiva. Diceva un grande economista che ho avuto la fortuna di
conoscere, Giorgio Fua', che i ragazzi saltano da una borsa all'altra come
Tarzan nella giungla faceva con le liane. Era una maniera spiritosa di
indicare una situazione purtroppo per niente spiritosa, anzi tragica e
drammatica.
Abbiamo creato (e sembra che non ne capiamo gli enormi costi sociali) una
generazione di sbandati e di senza futuro."


"IL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO:
RESIDUATO ANTI-STORICO O GARANZIA DI UGUAGLIANZA TRA CITTADINI?


Ferdinando di Orio
Rettore dell'Universita' degli Studi dell'Aquila

L'ordine del giorno presentato dalla Lega Nord e approvato ieri in
Parlamento che vincola il Governo all'abolizione del valore legale del
titolo di studio, non puo' non preoccupare fortemente tutti coloro che
abbiano a cuore le sorti del sistema universitario pubblico. A maggior
ragione, se rappresenta l'avvio della fase due di riforma dell'Universita'
piu' volte annunciata dal Ministro Gelmini.
Una preoccupazione che deriva sia dal merito della questione sia dalle
motivazioni con le quali e' stata affrontata che - ahime' - sono state in
parte condivise anche dall'opposizione che ha ritenuto questo punto "un
buon inizio per una riforma del sistema universitario basato sul merito,
sulla qualita' dell'insegnamento e della ricerca".
Il valore legale del titolo di studio viene individuato come la causa di
formalismi e rigidita' che pesano sul nostro sistema universitario e che,
secondo le dichiarazioni di Paolo Grimoldi della Lega, primo firmatario
dell'ordine del giorno, determinano la "falsa concorrenza agli atenei del
Nord da parte delle universita' meridionali che si sono trasformate in
laureifici".
La sua abolizione indurrebbe, invece, una concorrenza virtuosa tra Atenei
che darebbero sempre maggiore importanza alla qualita' della didattica,
attraendo le matricole ad iscriversi in quelli sedi universitarie che
godono di maggior prestigio in tal senso.
La mancanza, inoltre, della necessita' del "pezzo di carta" per accedere al
mercato del lavoro, implicherebbe la frequenza delle scuole e delle
Universita' solo da parte dei ragazzi veramente motivati, con un
conseguente miglioramento dell'offerta formativa.
Queste motivazioni sembrano tuttavia dimenticare che l'Universita' italiana
gia' compie una spietata selezione degli studenti in funzione di varabili
che poco hanno a che vedere con il merito in senso stretto (si laurea
l'81,4% di studenti con genitori laureati, il 59,6% con genitore diplomati,
il 41,8% con genitori con la licenza media, il 30,2% con genitori con la
licenza elementare) e che il nostro Paese non puo' assolutamente
permettersi di continuare ad essere la cenerentola del Paesi OCSE nel
numero di laureati (solo il 17% della popolazione tra i 24 e i 34 anni ha
conseguito una laurea a fronte di una media OCSE del 34%).
Invece di escogitare incentivi per motivare i giovani a frequentare
l'Universita' e per aumentarne il successo negli studi universitari, si
rincorrono espedienti per demotivarli ulteriormente e condannare il nostro
Paese ad un inarrestabile declino culturale.
Espedienti che, peraltro, hanno il vizio sostanziale di ritenere che
l'abolizione del valore legale del titolo di studio possa magicamente
sanare tutti i problemi e le distorsioni presenti nell'Universita' italiana.
In realta' cio' determinerebbe esclusivamente una liberalizzazione del
sistema formativo che, accompagnata dalla sua privatizzazione,
comporterebbe un'esplosione di corsi privati dall'incerta qualificazione in
un "mercato formativo" fatalmente influenzabile da logiche economiche. Con
la conseguente necessita' di istituzione di un sistema in grado di
verificare la qualita' dell'insegnamento di ogni sede, certificando
percorsi formativi e contenuti didattici. Così un provvedimento nato per
garantire il superamento di "formalismi e rigidita'", comporterebbe di
fatto una ulteriore burocratizzazione dei percorsi formativi e di tutta
l'attivita' universitaria.
La sostituzione del valore legale del titolo di studio con un sistema di
accreditamento degli Atenei, trasformerebbe una garanzia "in uscita" verso
il mondo del lavoro in un prerequisito "in ingresso" nel mondo
dell'Universita', con un corto-circuito logico che, classificando gli
Atenei in diverse categorie di eccellenza, finirebbe per discriminare gli
studenti fin dall'accesso nelle Universita', con una chiara violazione sia
del dettato costituzionale sia delle direttive comunitarie - recepite
peraltro dal decreto legislativo 206/07 - secondo le quali i paesi membri
dell'UE sono tenuti a riconoscere il valore legale di titoli e qualifiche
di ciascun altro paese.
In realta' il valore legale del titolo di studio rappresenta, in un
sistema di generale precarizzazione del mondo lavoro, la migliore garanzia
in grado di assicurare reali condizioni di uguaglianza per tutti i
cittadini nell'accesso al mondo delle professioni. Il sospetto e' che il
vero obiettivo non sia tanto il miglioramento della qualita' della
didattica e della ricerca universitarie quanto piuttosto l'ulteriore
liberalizzazione proprio del mercato del lavoro."


Riportiamo due messaggi inviati all'ANDU dall'on. Marialuisa Gnecchi sul
valore legale dei titoli di studio e dall'on. Gianluca Benamati sulla
"strategia di Lisbona".

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Da on. Marialuisa Stella (PD) sul valore legale dei titoli di studio:

"Subject: Rif: di Orio x valore legale titoli
To: ANDU <anduesec@tin.it>
Date: Sat, 10 Jan 2009 19:03:56 +0100
From: "Marialuisa On. Gnecchi" <gnecchi_m@camera.it>

avete ovviamente ragione (nota 1), noi del PD speriamo che chi ha votato
questo Governo, ma anche chi e' in maggioranza (nota 2) in Parlamento
capisca i danni che stanno creando, noi cerchiamo di fermarli, ma pare che
il consenso sia ancora alto e si sentono forti del consenso popolare, e' un
vero dolore, distinti saluti
Luisa Gnecchi"

- Nota 1. L'on Gnecchi si riferisce ad un intervento, diffuso dall'ANDU, di
Ferdinando di Orio, rettore dell'Universita' dell'Aquila, sull'abolizione
del valore legale dei titoli di studi. Per leggere l'intervento di di Orio
cliccare:
http://www.step1.it/tribu_di_zammu.php?sez=post&id=24909

- Nota 2. Nel recente dibattito alla Camera le motivazioni a favore
dell'abolizione del valore legale dei titoli di studio "sono state in parte
condivise anche dall'opposizione", come ricorda lo stesso di Orio. Queste
motivazioni sono da tempo condivise anche da Linda Lanzillotta, ministro
ombra del PD, come ha ricordato in "Tecnica della scuola" Alessandro
Giuliani il 10 gennaio 2009 nell'articolo "Abolire il valore legale del
titolo di studio? Si' bipartisan e il dibattito si accende". Per leggere
questo articolo cliccare:
http://www.tecnicadellascuola.it/index.php?id=24796&action=view

====================================

Da on. Gianluca Benamati (PD) sulla "strategia di Lisbona":

"Subject: DL 180 note
To: ANDU <anduesec@tin.it>
Date: Sun, 11 Jan 2009 00:49:55 +0100
From: "Gianluca On. Benamati" <benamati_g@camera.it>

Cari Amici,

leggo sempre con molto interesse il vostro materiale sulle tematiche della
formazione e della ricerca. In special modo ho potuto apprezzare i vostri
commenti nella fase del dibattito sulla conversione del decreto legge 180
in materia di istruzione ed universita'.

I molti problemi aperti, per la quasi totalita' irrisolti, vi sono noti
come pero' vi sara' anche noto l'impegno profuso dal Gruppo del Partito
Democratico per cercare di migliorare il piu' possibile il testo, molto
insoddisfacente, del decreto. I risultati li conoscete.

Personalmente mi sono impegnato nella formulazione di un Ordine Del Giorno,
modificato in corso di seduta ma accettato dal governo, che rinnova
l'impegno nell'ottica della strategia di Lisbona di incrementare in
percentuale sul PIL le spese di ricerca sviluppo e di alta formazione.

Certamente un ODG e' una atto politico e non immediatamente operativo ma
credo che nell'attuale contesto anche questo tipo di impegni assumano una
valenza particolare e per questo credo di farvi cosa gradita, per vostra
debita conoscenza, inviandovi copia dell'ODG (nota 1) e il testo della mia
illustrazione (nota 2).

Credo che la possibilita' di far veramente eseguire quanto previsto
dallODG dipenda dalla convinzione e dalle pressioni di noi tutti.

Resto a vostra diposizione per ogni ulteriore vostra comunicazione o
necessita'.

Gianluca Benamati
Partito Democratico
Membro della X Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati"

- Nota 1. ORDINE DEL GIORNO (AC 1966)

La Camera dei deputati,

in sede di esame del disegno di legge n. 180 (Disposizioni urgenti per il
diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema
universitario e della ricerca)

PREMESSO CHE

Il Consiglio europeo di Lisbona ha approvato la creazione dello Spazio
europeo della ricerca, fissando l'obiettivo per la Comunita' di diventare,
entro il 2010, l'economia della conoscenza piu' competitiva e piu' dinamica
del mondo;

la priorita' deve risiedere nel potenziamento degli investimenti delle
imprese nella ricerca e nell'innovazione e nel fare in modo che gli
investimenti pubblici in questi settori abbiano un effetto moltiplicatore
sui capitali privati;

l'Unione Europea ha fissato l' obiettivo europeo di spesa in  ricerca e
innovazione del 3 % sul PIL entro il 2010;

il numero di ricercatori di cui l'Unione dovrà disporre entro il 2010, al
fine di conseguire l'obiettivo stabilito dal Consiglio europeo di
Barcellona nel marzo 2002, e' pari a 700.000 unita';

per ottemperare a quanto previsto dalla "strategia di Lisbona" in materia
di Ricerca e Sviluppo gli stati membri dell'Unione hanno gia' definito
obiettivi nazionali e hanno aumentato in valore nominale i bilanci per le
attivita' di ricerca;

la ricerca scientifica, con in primis quella universitaria, e' da
considerare quale fondamento basilare del progresso e dello sviluppo
culturale, tecnologico ed economico del Paese;

gli investimenti in ricerca ed innovazione sono da considerarsi prioritari
per la crescita  e la competitività del sistema produttivo italiano; 

IMPEGNA IL GOVERNO

a raggiungere nei tempi piu' brevi possibili il livello nazionale di spesa
del 3 per cento sul PIL a favore della ricerca e dell'alta formazione, così
come previsto dal protocollo di Lisbona.

BENAMATI

=================

- Nota 2. Illustrazione dell'Ordine del Giorno 9/01966/020  sulla spesa in
ricerca paria al 3% del PIL come previsto dalla "strategia di Lisbona"
(Gianluca Benamati)

Signor Presidente, onorevole sottosegretario, onorevoli colleghi, tutti
ricordiamo come nel Consiglio europeo straordinario di Lisbona del 2000 fu
varato un pacchetto di riforme economiche che avevano l'ambizioso obiettivo
di far divenire quella europea l'economia basata sulla conoscenza piu'
competitiva e dinamica a livello mondiale entro il 2010.
Una delle misure principali per raggiungere questo scopo era quella di
destinare una quota pari al 3 per cento del prodotto interno lordo
dell'Unione agli investimenti in ricerca e sviluppo entro, appunto, l'anno
2010, creando contemporaneamente uno spazio europeo comune della ricerca.
Ad oggi l'obiettivo del 3 per cento di spesa sul PIL europeo appare
ambizioso: la spesa media nel 2006 dell'Unione a 27 non supera, secondo i
dati Eurostat più recenti, il 2 per cento, attestandosi all'1,84 per cento
con alcune previsioni cautelative di crescita sino al 2,5 nel 2010.
Si tratta, quindi, di un dato che non e' eclatante e che riflette pero',
onorevoli colleghi, una situazione molto eterogenea nei diversi Paesi. Ci
sono Stati che non investono in ricerca neppure l'1 per cento del loro PIL,
in special modo quelli di recente adesione all'Unione, laddove vi sono
realta', come la Svezia e la Finlandia, che hanno raggiunto la soglia del 3
per cento gia' nel 2006. Per quanto riguarda l'Italia, l'ISTAT ha calcolato
una spesa, nel 2006, pari a circa l'1,14 per cento del nostro prodotto
interno lordo, con un risultato per noi non particolarmente brillante.
Diversamente da quanto facciamo, infatti, i Paesi con cui piu' direttamente
ci confrontiamo, quali la Germania e la Francia, avevano, gia' nel 2006,
livelli di spesa molto elevati, investendo rispettivamente il 2,51 e il
2,12 per cento del PIL. Notiamo inoltre che Francia e Germania, insieme al
Regno Unito, costituiscono da soli poco meno dei due terzi della spesa
europea per la ricerca. La nostra situazione non e' brillante, nemmeno se
paragonata a quella della Spagna, che ha si' un'incidenza in termini di
spesa paragonabile alla nostra, ma che ha avuto nel periodo 2001-2006
crescite medie annue di poco inferiori al 14 per cento, contro il nostro
3,5 per cento. Da qui si deduce che la nostra spesa per la ricerca non è
solo bassa, ma cresce anche lentamente. Queste sono le ragioni di fondo di
questo ordine del giorno, che e' attuale in una situazione economica che lo
rende, se possibile, ancora piu' urgente. Oggi, infatti, siamo immersi in
una crisi mondiale che non e' più solo finanziaria ma e' anche industriale
e i tempi di evoluzione di questa crisi e i suoi esiti non sono ne'
scontati ne' prevedibili. E' evidente che l'export manifatturiero italiano
e' stato il vero motore della nostra economia. Anche nel 2008, nonostante
la crisi, il settore delle esportazioni e' cresciuto del 4,3 per cento nei
primi dieci mesi dell'anno, con un contributo non solo dei settori di
qualita' per noi tradizionali, come il tessile o l'abbigliamento, ma anche
dei settori ad alta tecnologia, come la meccanica di precisione e le
macchine per l'industria. Proprio per questo, per sostenere il futuro del
Paese e per fronteggiare la crescente competitivita' globale, oggi piu' di
ieri, e' necessario uno sforzo verso una politica economica di sviluppo
basata sulla ricerca e sull'innovazione, che sappia aumentare e valorizzare
la nostra presenza nei settori ad alta tecnologia e rafforzare la nostra
competitivita' in quelli tradizionali.
Cio' che si chiede in questo ordine del giorno e' di rinnovare l'impegno a
muoversi nella direzione indicata dal Trattato di Lisbona. Proprio in
questa sede, nel momento in cui stiamo convertendo un decreto-legge che non
ci soddisfa appieno e alla vigilia di un'importante dibattito su un
decreto-legge contenente misure per ridisegnare, in funzione anticrisi, il
quadro strategico nazionale, sentiamo l'esigenza di riaffermare, con
chiarezza, che nel nostro Paese la ricerca, sia pubblica sia privata, così
come la formazione e il sapere, pur nelle presenti difficolta', rimangono
cruciali per lo sviluppo economico e sono priorita' di investimento per il
futuro
 


ADU, ANDU, APU, CIPUR, CISAL Univ., CNRU, CNU, SUN, USPUR

Ai Componenti delle Commissioni
Affari Costituzionali e Lavoro
della Camera dei Deputati

OGGETTO: Proposta di Emendamento al Disegno di Legge AC 2031

Egregi Onorevoli,

Vi prehiamo di prendere in considerazione e di presentare e/o sostenere il
seguente emendamento che si prefigge di eliminare una palese
discriminazione introdotta dall'art. 72, comma 11, della Legge 133/2008 nei
confronti dei ricercatori universitari. Questi ultimi infatti, nonostante
il MIUR li consideri professori a tutti gli effetti quando fissa i
requisiti minimi per l'attivazione dei Corsi di Studio delle universita',
in forza di tale norma possono subire un pensionamento coatto anticipato al
raggiungimento di 40 anni di anzianita' contributiva, pensionamento da cui
sono invece esentati professori ordinari e associati. Tale norma
permetterebbe addirittura il pensionamento di docenti che hanno meno di 60
anni, ma raggiungono l'anzianita' contributiva ivi prevista in quanto hanno
riscattato, a proprie spese, gli anni di laurea ed eventuali altri servizi.

= Proposta di Emendamento:

Il comma 3 dell'art.5 del DDL AC 2031 dovrebbe essere sostituito dal seguente:

3. Al comma 11 dell'articolo 72 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, l'ultimo
periodo e' sostituito da "Le disposizioni di cui al presente comma non si
applicano a magistrati, professori e ricercatori universitari e ai primari
ospedalieri."

Nel ringraziarvi dell'attenzione e fiduciosi nella vostra disponibilita',
porgiamo distinti saluti

I Sindacati e Associazioni della Docenza Universitaria
ADU, ANDU, APU, CIPUR, CISAL Univ., CNRU, CNU, SUN, USPUR
 


== Sui concorsi segnaliamo l'articolo di Anna Maria Sersale "Concorsi,
l'allarme dei rettori: 'Temiamo una pioggia di ricorsi'", sul Messaggero
del 13 gennaio 2009. Per leggere l'articolo cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-01/090113/KFKK5.tif

== Sul valore legale dei titoli di studio invitiamo a leggere l'intervento
di Paolo Gianni (CNU) "Sul Valore Legale della Laurea". Per leggere
l'intervento cliccare:
http://cnu.cineca.it/notizie06/valore_legale_laurea_pgianni.pdf
 


Sul valore legale dei titoli segnaliamo:

- di Luigi Bua "Il valore legale del titolo di studio". Per leggere
l'intervento cliccare:
http://scipol.uniss.it/html/upload/Bua/articoli_universita/C_Il_valore_leg.pdf

- di Gianfranco Denti "Conseguenze dell'abolizione del valore legale del
titolo di studio sui concorsi di accesso agli impieghi pubblici", un
commento all'intervento di Ferdinando di Orio "Il valore legale dei titoli
di studio: residuato anti-storico o garanzia di uguaglianza?". Per leggere
l'intervento di di Orio e il commento di Denti cliccare:
http://www.step1.it/tribu_di_zammu.php?sez=post&id=24909

 


SUL PRE-PENSIONAMENTO DEI RICERCATORI UNIVERSITARI

Invitiamo a leggere l'intervento di Piero Ostellino "Il nuovo, pericoloso
slogan: risparmiare!" sul Corriere della Sera del 17 gennaio 2009. Per
leggere l'intervento cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-01/090117/KHA77.tif

Piero Ostellino analizza alcune delle "ragioni contabili" e accademiche
che stanno alla base del tentativo di alcuni Rettori e dei 'loro' Senati
Accademici di usare i ricercatori come 'zavorra umana' per 'risolvere' le
difficolta' finanziare dei propri Atenei.

Per impedire che possano consumarsi operazioni che mettono in gioco la
natura stessa dell'Universita' ADU, ANDU, APU, CIPUR, CISAL Univ., CNRU,
CNU, SUN e USPUR hanno presentato un emendamento al DDL 2031 (comma 3
dell'art. 5), ora in discussione alla Camera. Per leggere la lettera (con
il testo dell'emendamento) inviata ai Deputati cliccare:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article21730.html


SUL PRE-PENSIONAMENTO DEI RICERCATORI UNIVERSITARI

Segnaliamo l'intervento di Vittorio Coletti "Prof in pensione una tragedia
dell'universita'" su Repubblica di Genova del 20 gennaio 2009. Per leggere
l'intervento cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-01/090120/KIAVG.tif

Vittorio Coletti, tra l'altro, scrive:
"Ricercatori di sessanta e meno anni (le vere vittime del momento) sono
sbattuti in pensione (non certo alla fame, sia chiaro), con una
insensibilita' umana e sociale che forse per la prima volta si applica nel
pubblico impiego. Ne saranno soddisfatti i social killer alla Brunetta. Ma
intanto gli universitari cominciano anche loro a vergognarsi.
E' una pagina triste della storia dell'universita' italiana e di quella
genovese."

- Ricordiamo che per impedire che possano consumarsi operazioni che mettono
in gioco la natura stessa dell'Universita' ADU, ANDU, APU, CIPUR, CISAL
Univ., CNRU, CNU, SUN e USPUR hanno presentato un emendamento al DDL 2031
(comma 3 dell'art. 5), ora in discussione alla Camera. Per leggere la
lettera (con il testo dell'emendamento) inviata ai Deputati cliccare:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article21730.html
 


Segnaliamo l'articolo "Niente pensione per Decleva. Cosi' puo' restare
alla Crui" sul Corriere della Sera di Milano del 21 gennaio 2009. Per
leggere l'articolo cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-01/090121/KIRVF.tif

Su questa stessa questione invitiamo a leggere il commento dell'ANDU "La
Lega Lombarda dei Rettori" del 29 dicembre 2008. Per leggere il commento
cliccare:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article21635.html


Segnaliamo le lettere del ministro Mariastella Gelmini e del deputato del
PDL Giuliano Cazzola sulla questione del pre-pensionamento inviate a
Panorama ("Lasciate in cattedra i vecchi prof"). Per leggere le lettere
cliccare:
http://rassegnastampa.crui.it/minirass/esr_p1.asp ed 'entrare' nella
rassegna stampa del 23 gennaio 2009.
 


Invitiamo a leggere l'intervento di Margherita Rubino "Il grande bluff
dell'Ateneo azienda", su Repubblica di Genova del 25 gennaio 2009. Per
leggere l'intervento cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-01/090126/KK7PF.tif

Margherita Rubino, in particolare, sui pre-pensionamenti dei ricercatori
dell'Universita' di Genova scrive:
"Altre scelte di bilancio erano possibili? Si' no, si' ma, mah, ma no.
Quello che lascia attoniti e' il modo, che destramente scavalca ogni forma
di mediazione. Specie per le facolta' umanistiche, il salto dal
dibattito-sempre-comunque-discutiamo-tutto alla convinta adesione al New
Deal un po' sorprende. L'indifferenza alle sorti altrui viene mascherata
dall'entusiasmo per il virtuale spazio per nuove leve; spazio che si poteva
offrire pure dieci anni fa, quando noi professori abbiamo invece scelto di
autopromuoverci in massa."
 


SU PRE-PENSIONAMENTO DEI RICERCATORI: A ROMA E A NAPOLI

- A ROMA

"Comunicato del Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari

Si e' svolta lo scorso 20 gennaio a Roma un'affollata assemblea del
Coordinamento dei Ricercatori della Sapienza a cui e' stato invitato
anche il Rettore Luigi Frati.
All'assemblea hanno partecipato circa un centinaio di ricercatori ai quali il
Rettore ha assicurato che non dara' avvio ai prepensionamenti dei ricercatori
previsti dall'art.72 della legge 133, uniformando il trattamento con le due
fasce dei professori che, come noto, sono esclusi dal provvedimento assieme
ai
magistrati."

- A NAPOLI

"Medici in prepensionamento. Attivita' a rischio al Policlinico" sul
Mattino del 27 gennaio 2008. Per leggere l'articolo cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-01/090127/KKYGV.tif


Segnaliamo due articoli e una lettera:

- "La Gelmini critica i rettori 'Basta nepotismo nelle universita''" su
Repubblica di Bari.it del 31 gennaio 2009. Per leggere l'articolo cliccare:
http://bari.repubblica.it/dettaglio/articolo/1583848

- "Ateneo blindato e manganelli, l'Onda si infrange sulla polizia" su
Repubblica di Torino del 3 febbraio 2009. Per leggere l'articolo cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-02/090203/KNJ64.tif

- "Caro rettore, manifestare e' un diritto" su Repubblica di Torino del 3
febbraio 2009. Per leggere la lettera cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-02/090203/KNNFO.tif
 


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