FISICA/MENTE

 

L'UNIVERSITA' NELL'ERA DELL'IGNORANZA AL POTERE

 

di ANDU

Associazione Nazionale Docenti Universitari


da http://www.aprileonline.info/:

"Direttori dei Dipartimenti della Sapienza di Roma

Lettera a Napolitano

Bisogna opporsi alla campagna denigratoria verso i
docenti universitari, dipinti come persone scarsamente preparate e votate
solo alla difesa dei loro privilegi. Senza dimenticare l'impegno ad una
onesta riflessione critica sugli errori gestionali che pure il mondo
accademico ha compiuto, con la coscienza pero' che la formazione pubblica
va salvata nel suo insieme

Noi firmatari di questo documento, direttori dei Dipartimenti della
Sapienza, siamo parte di quelle migliaia di docenti universitari che
pubblicano i lavori su riviste di livello internazionale, italiane o
estere, sottopongono le monografie all'attenzione e alla critica degli
esperti, tengono in piedi teatro, cinema e belle arti, scavano ricercano e
trovano, in senso letterale e metaforico.

Essi svolgono con passione e affetto per gli studenti le lezioni alle quali
non arrivano mai in ritardo e durante le quali espongono quanto di meglio
si incontri allo stato attuale delle conoscenze grazie al continuo
aggiornamento dovuto alla ricerca scientifica praticata con interesse e
impegno.

Affermiamo con forza quanto precede in difesa della nostra dignita' e
serieta' professionale, dopo anni di silenzio, del quale portiamo la
responsabilita', di un'Accademia che non si e' opposta con la dovuta
risolutezza alla progressiva riduzione dei fondi pubblici e ai ripetuti
cambi di politica ministeriale che ha disarticolato l'organicita' del
processo di formazione.

Come firmatari di questo documento sentiamo il bisogno di opporci alla
rozza campagna denigratoria nei riguardi dei docenti universitari, indicati
come persone di basso profilo culturale, inclini al tradimento dei loro
doveri, dedite all'intrigo, votate alla difesa di privilegi e al presidio
del provincialismo che li alimenta.

Non ci sottraiamo alla necessita' improcrastinabile di una franca e onesta
riflessione critica sugli errori gestionali del mondo accademico; sui
comportamenti discutibili che generano l'inefficienza che oggi ci si
rimprovera; sulla distorsione creata da un rapporto, che da necessario
diventa perverso, con le professioni.

Accettiamo senza timore, anzi pretendiamo, processi di valutazione analoghi
a quelli gia' da tempo adottati da molte prestigiose universita' straniere,
ma chiediamo alla Politica di riconoscere - tra gli sprechi - la
proliferazione delle sedi di natura clientelare e l'uso improprio di un
precariato che e' tra le prime ragioni della fuga dei cervelli.

Il potere politico e' anche potere di controllo: lo si metta in essere così
da sanzionare quei comportamenti che lo meritano, senza indugiare su
affermazioni di immediata presa su un'opinione pubblica abituata ad
atmosfere di scandali e di intrighi.

Partecipiamo con questo nostro contributo al dibattito ormai nazionale
perche' non vogliamo nasconderci dietro la pacifica forza degli studenti.
Esprimiamo cioe' la doppia convinzione che la formazione si salva nel suo
insieme non potendo sperare in vittorie settoriali e che la difesa del suo
carattere pubblico deve essere fatta in prima persona anche dai docenti.

Ci appelliamo al Presidente della Repubblica e invitiamo le autorita' di
Parlamento e Governo affinche' si agisca in base ad una rappresentazione
piu' fedele della realta' universitaria che si sente sempre più umiliata da
interventi di vero disprezzo istituzionale.

Sergio Adamo, Franco Alhaique, Giorgio Alleva, Paolo Arbarello, Corrado
Balacco Gabrieli, Donatella Barra, Gilda Bartoloni, Paola Bernabei, Stefano
Biagioni, Massimo Biondi, Luigi Boitani, Marino Bonaiuto, Maurizio Bonolis,
Stefano Calvieri, Giuseppina Capaldo, Lucio Carbonara, Margherita Carlucci,
Luigia Carlucci Aiello, Ernesto Chiacchierini, Paolo Colarossi, Giorgio
Furio Coloni, Salvatore Cucchiara, Roberto Cusani, Alessandra De Coro,
Luciano De Licio, Massimo del Piano, Emilio D'Erasmo, Paolo Di Giovine,
Mario Docci, Antonio Fantoni, Francesco Fedele, Vincenzo Ferrini, Roberto
Filipo, Maurizio Franzini, Giorgio Graziani, Franco Gugliermetti, Aldo
Lagana', Fausto Manes, Piero Marietti, Vincenzo Marigliano, Renato Masiani,
Enrico Massaroni, Claudio Modini, Richard Vincent Moore, Massimo Moscarini,
Paolo Mugnai, Vincenzo Nesi, Fabrizio Orlandi, Massimo Paci, Marina
Passalacqua, Roberto Passariello, Rossella Petreschi, Maria Emanuela
Piemontese, Paolo Pietropaoli, Sergio Pimpinelli, Antonella Polimeni, Mario
Prayer, Massimiliano Prencipe, Emanuela Prinzivalli, Amedeo Quondam, Marina
Righetti, Enrico Rolle, Filippo Rossi Fanelli, Giancarlo Ruocco, Romano
Scozzafava, Giovanni Solimine, Giovanni Somogyi, Antonino Terranova,
Adriano Tocchi, Guido Valesini, Luisa Valmarin, Francesco Vietri, Ciro
Villani, Vincenzo Vullo, Pierluigi Zoccolotti."


 Invitiamo a leggere:

- l'articolo "Il dossier dei professori: non siamo peggio degli altri", sul
Corriere della Sera del 29 novembre 2008. Per leggere l'articolo cliccare:
http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/K18/K1808.pdf

- l'intervento di Pietro Greco "Nature conferma: i ricercatori italiani non
sono fannulloni" su Unita'.it. Per leggere l'intervento cliccare:
(attenzione, non interrompere la stringa!)
http://scienza.blog.unita.it//Nature_conferma__i_ricercatori_italiani_non_so
no_fannulloni_58.shtml


Riportiamo il testo del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180 cosi' come
modificato dal Senato il 28 novembre 2008. Il testo, non  ufficiale e
'ricostruito' utilizzando i due seguenti documenti, puo' contenere errori.
- Testo del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180 deliberato dal Governo:
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=16&id=31
6742
-  "Modificazioni apportate in sede di conversione al decreto-legge 10
novembre 2008, n. 180":
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlmess&leg=16&id=32
3231

== Testo non ufficiale del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, cosi'
come modificato dal Senato il 28 novembre 2008

Articolo 1.
(Disposizioni per il reclutamento nelle universita' e per gli enti di ricerca)
1. Le universita' statali che, alla data del 31 dicembre di ciascun anno,
hanno superato il limite di cui all'articolo 51, comma 4, della legge 27
dicembre 1997, n. 449, fermo restando quanto previsto dall'articolo 12,
comma 1, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con
modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, non possono procedere
all'indizione di procedure concorsuali e di valutazione comparativa, ne'
all'assunzione di personale. Alle stesse universita' e' data facolta' di
completare le assunzioni dei ricercatori vincitori dei concorsi di cui
all'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 7 settembre 2007, n. 147,
convertito, con modificazioni, dalla legge 25 ottobre 2007, n. 176, e
all'articolo 4-bis, comma 17, del decreto-legge 3 giugno 2008, n. 97,
convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2008, n. 129, e
comunque di concorsi espletati alla data di entrata in vigore della legge
di conversione del presente decreto, senza oneri aggiuntivi a carico della
finanza pubblica.
1-bis. Per i fini di cui al comma 1, gli effetti dell'articolo 12, comma 1,
del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni,
dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, sono ulteriormente differiti al 31
dicembre 2009.       
2. Le universita' di cui al comma 1, sono escluse dalla ripartizione dei
fondi relativi agli anni 2008-2009, di cui all'articolo 1, comma 650, della
legge 27 dicembre 2006, n. 296.
3. Il primo periodo del comma 13, dell'articolo 66 del decreto-legge 25
giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto
2008, n. 133, e' sostituito dai seguenti: "Per il triennio 2009-2011, le
universita' statali, fermi restando i limiti di cui all'articolo 1, comma
105, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, possono procedere, per ciascun
anno, ad assunzioni di personale nel limite di un contingente
corrispondente ad una spesa pari al cinquanta per cento di quella relativa
al personale a tempo indeterminato complessivamente cessato dal servizio
nell'anno precedente. Ciascuna universita' destina tale somma per una quota
non inferiore al 60 per cento all'assunzione di ricercatori a tempo
indeterminato, nonche' di contrattisti ai sensi dell'articolo 1, comma 14,
della legge 4 novembre 2005, n. 230, e per una quota non superiore al 10
per cento all'assunzione di professori ordinari. Sono fatte salve le
assunzioni dei ricercatori per i concorsi di cui all'articolo 1, comma 648,
della legge 27 dicembre 2006, n. 296, nei limiti delle risorse residue
previste dal predetto articolo 1, comma 650. Conseguentemente,
l'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a), della
legge 24 dicembre 1993, n. 537, concernente il fondo per il finanziamento
ordinario delle universita', e' integrata di euro 24 milioni per l'anno
2009, di euro 71 milioni per l'anno 2010, di euro 118 milioni per l'anno
2011 e di euro 141 milioni a decorrere dall'anno 2012.
4. Per le procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei
professori universitari di I e II fascia della prima e della seconda
sessione 2008, le commissioni giudicatrici sono composte da un professore
ordinario nominato dalla facolta' che ha richiesto il bando e da quattro
professori ordinari sorteggiati in una lista di commissari eletti tra i
professori ordinari appartenenti al settore scientifico-disciplinare
oggetto del bando, in numero triplo rispetto al numero dei commissari
complessivamente necessari nella sessione. L'elettorato attivo e'
costituito dai professori ordinari e straordinari appartenenti al settore
oggetto del bando. Sono esclusi dal sorteggio relativo a ciascuna
commissione i professori che appartengono all'universita' che ha richiesto
il bando. Ove il settore sia costituito da un numero di professori ordinari
pari o inferiore al necessario, la lista e' costituita da tutti gli
appartenenti al settore ed e' eventualmente integrata mediante elezione,
fino a concorrenza del numero necessario, da appartenenti a settori affini.
Nell'ipotesi in cui il numero dei professori ordinari appartenenti al
settore scientifico-disciplinare oggetto del bando, integrato dai
professori ordinari appartenenti ai settori affini, sia inferiore al triplo
del numero dei commissari necessari nella sessione, si procede direttamente
al sorteggio. Il sorteggio e' effettuato in modo da assicurare, ove
possibile, che almeno due dei commissari sorteggiati appartengano al
settore disciplinare oggetto del bando. Ciascun commissario puo', ove
possibile, partecipare, per ogni fascia e settore, ad una sola commissione
per ciascuna sessione
5. In attesa del riordino delle procedure di reclutamento dei ricercatori
universitari e comunque fino al 31 dicembre 2009, le commissioni per la
valutazione comparativa dei candidati di cui all'articolo 2 della legge 3
luglio 1998, n. 210, sono composte da un professore ordinario o da un
professore associato nominato dalla facolta' che ha richiesto il bando e da
due professori ordinari sorteggiati in una lista di commissari eletti tra i
professori ordinari appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando,
in numero triplo rispetto al numero dei commissari complessivamente
necessari nella sessione. L'elettorato attivo e' costituito dai professori
ordinari e straordinari appartenenti al settore oggetto del bando. Sono
esclusi dal sorteggio relativo a ciascuna commissione i professori che
appartengono all'universita' che ha richiesto il bando. Il sorteggio e'
effettuato in modo da assicurare ove possibile che almeno uno dei
commissari sorteggiati appartenga al settore disciplinare oggetto del
bando. Si applicano in quanto compatibili le disposizioni di cui al comma 4.
6. In relazione a quanto disposto dai commi 4 e 5, le modalita' di
svolgimento delle elezioni, ivi comprese ove necessario le suppletive, e
del sorteggio sono stabilite con apposito decreto del Ministro
dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca avente natura non
regolamentare da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore
della legge di conversione del presente decreto. Si applicano in quanto
compatibili con il presente decreto le disposizioni di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 23 marzo 2000, n. 117.
6-bis. Per sovraintendere allo svolgimento delle operazioni di votazione e
di sorteggio di cui ai commi 4 e 5, con decreto del Ministro
dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca e' nominata una
commissione a livello nazionale composta da sette professori ordinari
designati dal Consiglio universitario nazionale nel proprio seno. Le
operazioni di sorteggio sono pubbliche. La commissione, nella prima
adunanza, provvede altresi' alla certificazione dei meccanismi di sorteggio
per la proclamazione degli eletti nelle commissioni dei singoli concorsi.
Per la partecipazione all'attivita' della commissione non sono previsti
compensi, indennita' o rimborsi spese. Dall'attuazione del presente comma
non devono derivare oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica.
7. Nelle procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei
ricercatori bandite successivamente alla data di entrata in vigore del
presente decreto, la valutazione comparativa e' effettuata sulla base dei
titoli, illustrati e discussi davanti alla commissione, e delle
pubblicazioni dei candidati, ivi compresa la tesi di dottorato, utilizzando
parametri, riconosciuti anche in ambito internazionale, individuati con
apposito decreto del Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della
ricerca, avente natura non regolamentare, da adottare entro 30 giorni dalla
data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto,
sentito il Consiglio universitario nazionale.
8. Le disposizioni di cui al comma 5, si applicano, altresi', alle
procedure di valutazione comparativa indette prima della data di entrata in
vigore del presente decreto, per le quali non si sono ancora svolte, alla
medesima data, le votazioni per la costituzione delle commissioni. Fermo
restando quanto disposto al primo periodo, le eventuali disposizioni dei
bandi gia' emanati, incompatibili con il presente decreto, si intendono
prive di effetto. Sono, altresi', privi di effetto le procedure gia'
avviate per la costituzione delle commissioni di cui ai commi 4 e 5 e gli
atti adottati non conformi alle disposizioni del presente decreto.
8-bis. I professori universitari i quali non usufruiscono del periodo di
trattenimento in servizio di cui all'articolo 16, comma 1, del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, conservano l'elettorato attivo e
passivo ai fini della costituzione delle commissioni di valutazione
comparativa per posti di professore e ricercatore universitario, e comunque
non oltre il 1º novembre successivo al compimento del settantaduesimo anno
di eta'.
8-ter. Per le procedure di valutazione comparativa di cui al comma 4 e per
quelle relative al reclutamento dei ricercatori universitari, il cui
termine di presentazione delle domande sia scaduto alla data di entrata in
vigore della legge di conversione del presente decreto, ovvero sia ancora
aperto alla predetta data, le universita' possono fissare per una data non
successiva al 31 gennaio 2009 un nuovo termine di scadenza della
presentazione delle domande di partecipazione. Al fine di assicurare pari
condizioni tra i candidati, rimangono invariate le norme del bando
riguardanti le caratteristiche ed i termini temporali di possesso dei
titoli e delle pubblicazioni allegabili da parte dei candidati.
9. All'articolo 74, comma 1, lettera c), del decreto-legge 25 giugno 2008,
n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133,
dopo le parole: "personale non dirigenziale" sono inserite le seguenti: ",
ad esclusione di quelle degli enti di ricerca,".

Art. 1-bis.
(Disposizioni in materia di chiamata diretta e per chiara fama nelle
universita').
1. Il comma 9 dell'articolo 1 della legge 4 novembre 2005, n. 230, e'
sostituito dai seguenti:
"9. Nell'ambito delle relative disponibilita' di bilancio, le universita'
possono procedere alla copertura di posti di professore ordinario e
associato e di ricercatore mediante chiamata diretta di studiosi
stabilmente impegnati all'estero in attivita' di ricerca o insegnamento a
livello universitario da almeno un triennio, che ricoprono una posizione
accademica equipollente in istituzioni universitarie estere, ovvero che
abbiano gia' svolto per chiamata diretta autorizzata dal Ministero
dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca nell'ambito del programma
di rientro dei cervelli un periodo di almeno tre anni di ricerca e di
docenza nelle universita' italiane e conseguito risultati scientifici
congrui rispetto al posto per il quale ne viene proposta la chiamata. A
tali fini le universita' formulano specifiche proposte al Ministro
dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca il quale concede o
rifiuta il nulla osta alla nomina previo parere del Consiglio universitario
nazionale. Nell'ambito delle relative disponibilita' di bilancio, le
universita' possono altresi' procedere alla copertura dei posti di
professore ordinario mediante chiamata diretta di studiosi di chiara fama.
A tal fine le universita' formulano specifiche proposte al Ministro
dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca il quale concede o
rifiuta il nulla osta alla nomina, previo parere di una commissione,
nominata dal Consiglio universitario nazionale, composta da tre professori
ordinari appartenenti al settore scientifico-disciplinare in riferimento al
quale e' proposta la chiamata. Il rettore, con proprio decreto, dispone la
nomina determinando la relativa classe di stipendio sulla base della
eventuale anzianita' di servizio e di valutazioni di merito.
9-bis. Dalle disposizioni di cui al comma 9 non devono derivare nuovi oneri
a carico della finanza pubblica.".

Articolo 2.
(Misure per la qualita' del sistema universitario)
1. A decorrere dall'anno 2009, al fine di promuovere e sostenere
l'incremento qualitativo delle attivita' delle universita' statali e di
migliorare l'efficacia e l'efficienza nell'utilizzo delle risorse, una
quota non inferiore al 7 per cento del fondo di finanziamento ordinario di
cui all'articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e successive
modificazioni, e del fondo straordinario di cui all'articolo 2, comma 428,
della legge 24 dicembre 2007, n. 244, con progressivi incrementi negli anni
successivi, e' ripartita prendendo in considerazione:
a) la qualita' dell'offerta formativa e i risultati dei processi formativi;
b) la qualita' della ricerca scientifica;
c) la qualita', l'efficacia e l'efficienza delle sedi didattiche.
2. Le modalita' di ripartizione delle risorse di cui al comma 1 sono
definite con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della
ricerca, avente natura non regolamentare, da adottarsi, in prima
attuazione, entro il 31 marzo 2009, sentiti il Comitato di indirizzo per la
valutazione della ricerca e il Comitato nazionale per la valutazione del
sistema universitario. In sede di prima applicazione, la ripartizione delle
risorse di cui al comma 1 e' effettuata senza tener conto del criterio di
cui alla lettera c) del medesimo comma.

Articolo 3.
(Disposizioni per il diritto allo studio universitario dei capaci e dei
meritevoli)
1. Al fine di favorire la mobilita' degli studenti garantendo l'esercizio
del diritto allo studio, il fondo per il finanziamento dei progetti volti
alla realizzazione degli alloggi e residenze di cui alla legge 14 novembre
2000, n. 338, e' integrato di 65 milioni di euro per l'anno 2009.
2. Al fine di garantire la concessione agli studenti capaci e meritevoli
delle borse di studio, il fondo di intervento integrativo di cui
all'articolo 16 della legge 2 dicembre 1991, n. 390, e' incrementato per
l'anno 2009 di un importo di 135 milioni di euro.
3. Agli interventi di cui ai commi 1 e 2, per 65 milioni di euro
relativamente al comma 1 e per 405 milioni di euro relativamente al comma
2, si fa fronte con le risorse del fondo per le aree sottoutilizzate di cui
all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, relative alla
programmazione per il periodo 2007-2013, che, a tale scopo, sono
prioritariamente assegnate dal CIPE al Ministero dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca nell'ambito del programma di competenza
dello stesso Ministero.
3-bis. All'articolo 3-bis, comma 1, quinto periodo, del decreto-legge 9
maggio 2003, n. 105, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 luglio
2003, n. 170, le parole: "due anni" sono sostituite dalle seguenti: "tre
anni".

Art. 3-bis.
(Anagrafe nazionale dei professori ordinari e associati e dei ricercatori).
1. A decorrere dall'anno 2009, con decreto del Ministro dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca sono individuati modalita' e criteri per
la costituzione, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica,
presso il Ministero, di una Anagrafe nazionale nominativa dei professori
ordinari e associati e dei ricercatori, contenente per ciascun soggetto
l'elenco delle pubblicazioni scientifiche prodotte. L'Anagrafe e'
aggiornata con periodicita' annuale.

Art. 3-ter.
(Valutazione dell'attivita' di ricerca).
1. Gli scatti biennali di cui agli articoli 36 e 38 del decreto del
Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n.  382, destinati a maturare a
partire dal 1º gennaio 2011, sono disposti previo accertamento da parte
della autorita' accademica della effettuazione nel biennio precedente di
pubblicazioni scientifiche.
2. I criteri identificanti il carattere scientifico delle pubblicazioni
sono stabiliti con apposito decreto del Ministro dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca, su proposta del Consiglio universitario
nazionale e sentito il Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca.
3. La mancata effettuazione di pubblicazioni scientifiche nel biennio
precedente comporta la diminuzione della meta' dello scatto biennale.
4. I professori di I e II fascia e i ricercatori che nel precedente
triennio non abbiano effettuato pubblicazioni scientifiche individuate
secondo i criteri di cui al comma 2 sono esclusi dalla partecipazione alle
commissioni di valutazione comparativa per il reclutamento rispettivamente
di professori di I e II fascia e di ricercatori.
       
Art. 3-quater.
(Pubblicita' delle attivita' di ricerca delle universita').
1. Con periodicita' annuale, in sede di approvazione del conto consuntivo
relativo all'esercizio precedente, il rettore presenta al consiglio di
amministrazione e al senato accademico un'apposita relazione concernente i
risultati delle attivita' di ricerca, di formazione e di trasferimento
tecnologico nonche' i finanziamenti ottenuti da soggetti pubblici e
privati. La relazione e' pubblicata sul sito internet dell'ateneo e
trasmessa al Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca.
La mancata pubblicazione e trasmissione sono valutate anche ai fini della
attribuzione delle risorse finanziarie a valere sul Fondo di finanziamento
ordinario di cui all'articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e sul
Fondo straordinario di cui all'articolo 2, comma 428, della legge 24
dicembre 2007, n. 244.

Art. 3-quinquies.
(Definizione degli ordinamenti didattici delle istituzioni di alta
formazione artistica, musicale e coreutica).
1. Attraverso appositi decreti ministeriali emanati in attuazione
dell'articolo 9 del regolamento di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 8 luglio 2005, n. 212, sono determinati gli obiettivi formativi
e i settori artistico-disciplinari entro i quali l'autonomia delle
istituzioni individua gli insegnamenti da attivare".

Articolo 4.
(Norma di copertura finanziaria)
1. Agli oneri derivanti dall'articolo 1, comma 3, pari a 24 milioni di euro
per l'anno 2009, a 71 milioni di euro per l'anno 2010, e a 141 milioni di
euro a decorrere dall'anno 2011, si provvede mediante corrispondente
riduzione lineare delle dotazioni finanziarie delle missioni di spesa di
ciascun Ministero per gli importi indicati nell'elenco 1 allegato al
presente decreto. Dalle predette riduzioni sono escluse le spese indicate
nell'articolo 60, comma 2, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nonche'
quelle connesse all'istruzione ed all'universita'.

Articolo 5.
(Entrata in vigore)
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sara'
presentato alle Camere per la conversione in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nella
Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto
obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.



Invitiamo a leggere il seguente interessante documento sul DL 180/08
elaborato dai dottorandi e dai precari in mobilitazione delle universita'
romane.

Del documento vogliamo preliminarmente sottolineare la 'compostezza' e la
sensatezza delle argomentazioni, caratteristiche molto diverse da quelle
esibite dal ministro Renato Brunetta che "l'altra sera a Milano era salito
in cattedra per mettere a tacere l'interlocutore che gli contestava i
tagli: 'Io sono un professore ordinario e lei un ricercatore. Conto di piu'
io'", secondo quanto si legge su Repubblica di oggi, 30 novembre 2008.

Il documento sottoriportato e' stato scritto prima delle modifiche al DL
apportate venerdi' 28 novembre 2008 dal Senato in sede di conversione in
legge del provvedimento, che sara' ora esaminato dalla Camera. Per leggere
il testo del DL approvato dal Senato v. nota 1.
Purtroppo le critiche di merito al DL contenute nel documento rimangono
valide anche nei confronti del 'nuovo' testo votato dal Senato.
In particolare risulta ancora fondato l'allarme rispetto al fatto che il
DL prevede che "ciascuna universita' destina almeno il 60% delle risorse
all'assunzione di ricercatori "a tempo indeterminato, nonche' di
contrattisti ai sensi dell'articolo 1, comma 14, della legge 4 novembre
2005, n. 230" (in pratica ricercatori a tempo determinato).
Giustamente nel documento si osserva che "questa formulazione rappresenta
un grave passo verso la definitiva precarizzazione della figura del
ricercatore universitario e rischia di vanificare gli effetti positivi del
vincolo di destinazione, spingendo le universita' a fare massiccio ricorso
ad assai piu' convenienti contratti precari".
Si tratta di una vera e propria ISTIGAZIONE ALLA PRECARIZZAZIONE, come ha
gia' scritto l'ANDU nel suo documento "I concorsi del DL 180 richiesto da
Giavazzi" (nota 2):
"Denunciamo che quanto previsto dal comma 3 dell'art. 1 del Decreto-Legge
180 equivale ad aumentare a dismisura il precariato e a ridurre i posti in
ruolo. Infatti le baronie avranno interesse a preferire ai ricercatori in
ruolo quelli 'a scadenza' perche' piu' 'subalterni' e meno pagati, la cui
spesa peraltro non deve essere 'contabilizzata' nel famigerato 90%."

- Nota 1. Per leggere il nuovo testo del DL 180 approvato il 29.11.08 dal
Senato cliccare:
http://www.francesco.musacchia.name/2008/11/30/nuovo-dl-180senato/
- Nota 2. Per leggere il documento dell'ANDU "I concorsi del DL 180
richiesto da Giavazzi" del 16.11.08 cliccare:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article21270.html

========

Documento sul DL 180/08 elaborato dai "dottorandi e dai precari in
mobilitazione delle universita' romane":

"Alcune valutazioni sul DL 180

Il DL 180, recentemente emanato dal consiglio dei ministri e attualmente
in discussione al Senato per la conversione definitiva, non rappresenta in
alcun modo una risposta alle istanze del movimento, poiche' lascia
sostanzialmente inalterati i tagli al sistema universitario introdotti
dalla legge 133/2008, con effetti che a partire dal 2010 saranno
letteralmente dirompenti per il funzionamento di quasi tutti gli atenei
italiani.
Qualsiasi intervento legislativo dovrebbe invece partire dal dato
oggettivo ed incontrovertibile che il sistema universitario e della ricerca
italiano e' sottofinanziato rispetto a quelli delle altre nazioni
industrializzate. A questo proposito denunciamo la violenta campagna di
disinformazione organizzata da piu' o meno autorevoli quotidiani nazionali
che, pur partendo dalla sacrosanta denuncia di situazioni di corruzione e
nullafacenza, finisce per invocare un ulteriore disimpegno finanziario e,
sulla base di dati elaborati in maniera subdola e capziosa, vorrebbe
addirittura dimostrare che gli investimenti italiani nel sistema
universitario sono superiori a quelli dei principali paesi europei! Al
contrario, sono invece opportuni e non rimandabili interventi di sostegno
al sistema della ricerca che consentano all'Italia di rispettare gli
impegni sottoscritti a livello internazionale che obbligano ad una crescita
degli investimenti in ricerca fino al 3% del PIL entro il 2010.
L'altro dato da cui i provvedimenti sull'universita' dovrebbero partire e'
che oggi le universita' e gli enti di ricerca si reggono sul lavoro,
sottopagato e saltuario e in alcuni casi addirittura non retribuito, di un
numero enorme di ricercatori precari. La moltitudine di tirocini, stage e
praticantati tutti rigorosamente non retribuiti non e' piu' tollerabile,
cosi' come la dilagante attivita' didattica a titolo gratuito.
Pensiamo che non siano piu' rimandabili interventi volti a dare diritti e
dignita' al lavoro dei ricercatori precari. Chiediamo il superamento di
tutte le forme di lavoro precario attraverso l'introduzione di un unico
contratto post doc a tempo determinato, di durata non inferiore ai due
anni, con diritti chiari ed adeguata retribuzione. Per altro la percentuale
dei nostri ricercatori sulla popolazione attiva e' circa la meta' di quella
degli altri grandi paesi europei e al di sotto della media OCSE. Dopo anni
di blocco dell'accesso ai giovani ricercatori che ha esasperato la
precarieta' e incentivato la fuga dei cervelli, chiediamo che si finanzi un
reclutamento straordinario via concorso, che deve essere seguito da un
reclutamento ordinario via concorso costante nel tempo.
Non siamo contrari a investimenti che valorizzino le esperienze piu'
interessanti, pensiamo pero' che debbano essere aggiuntivi e non
sostitutivi di parte del FFO. Da questo punto di vista siamo contrari alla
destinazione di una quota rilevante del Fondo di Finanziamento Ordinario,
sopravvissuto ai tagli della 133, ad universita' definite "virtuose" sulla
base di criteri non specificati.
Cio' premesso, entriamo nel merito del provvedimento governativo,
relativamente all'articolo 1, che riguarda piu' direttamente i precari
della ricerca e le loro rivendicazioni.
1. Per quanto riguarda il blocco del turnover, il decreto risulta solo
apparentemente migliorativo rispetto alla legge 133. Si eleva al 50% il
turnover per gli atenei cosiddetti "virtuosi", per i quali risulta in
realta' incomprensibile la necessita' di un taglio comunque del 50%, e
parallelamente lo si cancella totalmente per quelli "non virtuosi" (comma
1). Peccato che, per effetto dei tagli previsti dalla legge 133, entro un
paio d'anni quasi tutte le universita' rientreranno in quest'ultima
categoria, per cui la reale conseguenza del d.l. e' l'abolizione anche del
residuo 20% di turnover previsto dalla legge 133. Questo provvedimento
risulta molto piu' grave alla luce del fatto che nei prossimi anni si
assistera' ad una considerevole riduzione del personale universitario.
Infatti andranno in pensione i docenti che compongono il cosiddetto
"tsunami" demografico dovuto alle assunzioni ope legis avvenute in passato
e non saranno sostituiti da nuove assunzioni.
2. Giudichiamo positivamente l'introduzione di un vincolo di destinazione
del 60% del budget all'assunzione di nuovi ricercatori (comma 3) che, per
la prima volta da quando sono state abolite le piante organiche, recepisce
la richiesta di contrastare la tendenza dei consigli di facolta' a bandire
concorsi da associato e ordinario per favorire gli avanzamenti di carriera
dei propri membri e a ridurre al minimo i concorsi da ricercatore, con
l'inevitabile conseguenza di abbandonare i giovani a contratti precari di
ogni genere indipendentemente da qualsiasi merito individuale.
3. Dobbiamo rilevare pero' che questo vincolo viene introdotto con un
trucco pericoloso, in quanto si afferma che "ciascuna universita' destina
almeno il 60% delle risorse all'assunzione di ricercatori "a tempo
indeterminato, nonche' di contrattisti ai sensi dell'articolo 1, comma 14,
della legge 4 novembre 2005, n. 230" (in pratica ricercatori a tempo
determinato). Questa formulazione rappresenta un grave passo verso la
definitiva precarizzazione della figura del ricercatore universitario e
rischia di vanificare gli effetti positivi del vincolo di destinazione,
spingendo le universita' a fare massiccio ricorso ad assai piu' convenienti
contratti precari il cui reclutamento via concorso e' stato per di piu'
svincolato dalle nuove modalita' introdotte dal successivo comma 7.
Risulta davvero difficile seguire il ragionamento del governo: se si
ritiene necessario un intervento sul sistema dei concorsi, perche' si usa
un trattamento diverso per i concorsi da ricercatori a tempo determinato?
Si e' forse dell'idea che questi debbano essere tranquillamente e
giustamente manipolati? Noi chiediamo la cancellazione di qualsiasi
riferimento ai contratti a tempo determinato dal testo del decreto e
ribadiamo che la figura del ricercatore a tempo determinato deve divenire
sostitutiva non del ricercatore a tempo indeterminato, ma di tutte le altre
figure precarie prive dei diritti fondamentali del lavoratore (maternita',
ferie, orari, tutela della salute e della sicurezza, tredicesima
mensilita', protezione in caso di vacanza contrattuale, contributi
previdenziali adeguati.) attualmente presenti nelle universita' e negli
enti di ricerca italiani.
4. Relativamente agli interventi sulla composizione delle commissioni
(commi 4 e 5) riteniamo che le esperienze passate insegnino che le
modalita' di selezione dei commissari non hanno generalmente alcun impatto
sostanziale sulla trasparenza dei concorsi. Cio' premesso, esprimiamo la
nostra preferenza per un sorteggio completamente aperto e non su rose
elettive.
5. Chiediamo che il ministro rispetti il termine di 30 giorni per
l'emanazione dei decreti con le modalita' di svolgimento delle elezioni e
del sorteggio e con i parametri di valutazione (commi 6 e 7). Un eventuale
non rispetto dei termini verra' interpretato come una dimostrazione della
volonta' di provocare un blocco de facto del reclutamento. I sospetti che
il governo stia manovrando in questa direzione sono piu' che leciti.
6. Giudichiamo comunque in maniera positiva l'introduzione di nuove regole
per il reclutamento dei ricercatori (comma 7). Condividiamo la scelta di
abolire la prova scritta e la prova orale, da sempre sede di manipolazione
degli esiti concorsuali e di valutare i candidati in base a criteri unici
nazionali individuati con decreto del ministro. Chiediamo pero' che al
termine di ogni prova concorsuale venga stilata una graduatoria numerica a
scorrimento, in modo che se il primo candidato risulta vincitore in piu'
sedi possa subentrargli il secondo classificato. E' ora importante tenere
alta l'attenzione sulla definizione dei criteri unici nazionali, che
dovrebbero essere specifici per ogni settore disciplinare e tenere conto
del lavoro gia' svolto dai candidati in universita' ed enti.
A tal proposito chiediamo che vengano adeguatamente valorizzati assegni di
ricerca, borse di studio, contratti a T.D., affidamento di corsi e tutte le
attivita' svolte in universita' ed enti pubblici di ricerca.
Nel complesso pensiamo che questo decreto non affronti minimamente i nodi
della crisi dell'universita' e della ricerca in Italia e, accanto ad
aperture propagandistiche, contenga in realta' elementi di ulteriore
precarizzazione della figura del ricercatore.
Alla luce di tutte le considerazioni fatte, riteniamo che l'approvazione
del D.L. 180 e la sua futura conversione in legge non faccia in alcun modo
venir meno le ragioni della protesta, che continuera' finche' i tagli
introdotti dalla legge 133 non saranno aboliti e fin quando il governo non
avviera' una vera politica di valorizzazione del sistema dell'universita' e
della ricerca."


DL 180. E' (ANCHE) QUESTIONE DI SERIETA'

NON E' SERIO che se a una persona (Francesco Giavazzi) una mattina viene in
testa, per motivi suoi, che vadano bloccati i concorsi universitari gia'
banditi, vi sia un intero Governo che si precipita ad esaudirne i desideri.

NON E' SERIO che per farlo si ricorra ad un provvedimento URGENTE (il
decreto-legge 180/08), per correggere modalita' concorsuali
'tranquillamente' in vigore da 30 anni (i concorsi a ricercatore) o da 10
anni (concorsi a ordinario e ad associato).

NON E' SERIO che un'intera Commissione parlamentare (la Commissione
Istruzione del Senato) e un intero ramo del Parlamento (il Senato) vengano
costretti a prendere sul serio un provvedimento che non ha ne' capo ne'
coda e che certamente non avra' alcun rilevante effetto sui concorsi gia'
banditi che  si dice di volere 'moralizzare'.

NON E' SERIO che gli organi di stampa, quasi all'unisono, titolino e
scrivano di 'messa a posto' dei baroni, quando il DL sostanzialmente non
riduce il potere baronale ('nuove' modalita' di composizione delle
commissioni), ma addirittura lo aumenta (possibilita' di 'trasformare' i
posti di ruolo in 'posti' precari). Il giornalismo italiano - si sa - non
e' d'inchiesta, ma 'limitarsi' spesso a fare da megafono ai poteri forti
accademico-politici e' troppo.

NON E' SERIO che Organi universitari, che ritengono di rappresentare
l'Universita', di fatto avallino le strampalate e dannose scelte
governative e, in alcuni casi, si stiano 'riposizionando' rispetto al
grande movimento universitario di protesta,  arrivando anche a contrapporvisi.

NON E' SERIO che troppi docenti lascino al movimento il compito di
difendere l'esistenza stessa dell'Universita' statale, quando dovrebbero
per primi preoccuparsi e occuparsi di quello che e' il bene primario di un
Paese civile.

==  NEL MERITO DEL DL 180

- 1. La 'follia' di intervenire su concorsi gia' banditi.
L'iniziale pretesa di Francesco Giavazzi era l'annullamento dei concorsi
gia' banditi. Volendo salvare capra e cavoli, invece il Governo e il Senato
hanno messo mano sulle modalita' di scelta di una parte dei componenti
delle commissioni di concorsi per i quali sono gia' scaduti i termini di
presentazione delle domande e per i quali sono stati gia' nominati i membri
'interni'.
Lo ripetiamo: e' una follia giuridica e accademica intervenire su concorsi
gia' abbondantemente avviati, anche perche' si andra' incontro a una
sventagliata di ricorsi che potranno portare di fatto al loro blocco, come
abbiamo gia' scritto anche recentemente (v. il documento dell'ANDU "I
concorsi del DL 180 richiesto da Giavazzi" del 16.11.08, nota 1)
E certamente tale prospettiva non sara' evitata da quanto deciso dall'Aula
del Senato: "le universita' POSSONO fissare per una data non successiva al
31 gennaio 2009 un nuovo termine di scadenza della presentazione delle
domande di partecipazione", come si legge nel comma 8-ter dell'art. 1 del
DL 180 (per il testo del DL approvato dal Senato v. nota 2). Tale
possibilita', se mai, aumentera' il 'materiale' per i ricorsi. Infatti, su
che base le Universita' decideranno o meno, per ogni singolo bando, la
riapertura dei termini di presentazione delle domande? Che senso avrebbe,
in particolare, che nello stesso settore alcuni concorsi siano 'riaperti' e
altri non lo siano? E soprattutto quando e' mai successo che nei concorsi
universitari si sia potuto presentare domanda DOPO che una parte della
commissione (il membro 'interno') era stata formalmente nominata?
E tutto questo per non cambiare praticamente nulla, visto che il potere di
cooptazione personale, esercitato da decenni in questi finti concorsi, non
e' sostanzialmente intaccato per il fatto che nella Commissione rimane
presente il membro 'interno' e, soprattutto, rimane alla Facolta' (cioe',
di fatto, al 'maestro' che ha ottenuto il bando del posto da 'assegnare' al
proprio 'allievo') la possibilita' di non chiamare nessuno degli idonei,
nel caso in cui la commissione non dovesse idoneare colui per il quale il
posto e' stato bandito.

- 2. Istigazione al precariato.
La vera novita', devastante, del DL 180 e' quella contenuta nel comma 3
dell'art. 1:
"Ciascuna universita' destina tale somma per una quota non inferiore al 60
per cento all'assunzione di ricercatori a tempo indeterminato, nonche' di
contrattisti ai sensi dell'articolo 1, comma 14, della legge 4 novembre
2005, n. 230 (legge Moratti, ndr)".
Si tratta di una vera e propria istigazione alla precarizzazione: di
fronte al prossimo pensionamento di quasi la meta' degli attuali docenti di
ruolo e di fronte all'intollerabile e dannoso fenomeno di oltre 50.000
docenti precari, si consente di 'spostare' le risorse oggi impiegate per
pagare il personale di ruolo al reclutamento di altri precari, dando cosi'
nuova linfa al potere baronale. Un potere che dovra' comunque essere
combattuto nei singoli Atenei anche sul terreno dell'uso delle risorse per
il personale docente. Insomma non dovra' essere piu' tollerata la crescita
a dismisura del numero dei precari e dovra' essere imposto l'impiego delle
risorse per il bando di posti di ruolo, come chiedono giustamente anche i
precari (v. il documento "Alcune valutazioni sul DL 180", nota 3).

1 dicembre 2008

- Nota 1. Per leggere il documento dell'ANDU "I concorsi del DL 180
richiesto da Giavazzi" del 16.11.08 cliccare:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article21270.html
- Nota 2. Per leggere il nuovo testo del DL 180 approvato il 29.11.08 dal
Senato cliccare:
http://www.francesco.musacchia.name/2008/11/30/nuovo-dl-180senato/
- Nota 3. Per leggere il documento "Alcune valutazioni sul DL 180",
elaborato da dottorandi e precari di Roma, cliccare:
http://www.francesco.musacchia.name/2008/12/01/andu-2/


PRE-PRENSIONAMENTO FORZATO DEI RICERCATORI
TUTTI I RICERCATORI NEI CONSIGLI DI FACOLTA'

Riportiamo alcuni documenti relativi a due questioni riguardanti i
ricercatori universitari.
Si tratta, da un lato, della negazione del loro ruolo docente
nell'Universita' di Pisa, dove si vorrebbe applicare una recente norma che
consente il pre-prensionamento dei ricercatori, e, dall'altro lato, del
riconoscimento del loro ruolo docente nell'Universita' di Palermo, dove si
e' reintrodotta nello Statuto la partecipazione di tutti i ricercatori nei
Consigli di Facolta'.

==== PRE-PRENSIONAMENTO FORZATO DEI RICERCATORI

Sulla questione del pre-pensionamento 'forzato' dei ricercatori
universitari riportiamo in calce i seguenti due documenti riguardanti la
situazione dell'Universita' di Pisa:
1. Documento del 28.12.08 dell'Esecutivo dell'ANDU di Pisa;
2.  Risultati dell'Assemblea del 4.14.08 dei Docenti dell'Universita' di
Pisa convocata da ADRUP-CNU, ANDU, CGIL-Snur, CISL-Universita', UIL-Paur
dell'Ateneo Pisano.

In fondo indichiamo i link di due articoli (sul Tirreno e sul Sole 24-ore)
sulla stessa questione.

=======

1. Documento del 28.12.08 dell'Esecutivo dell'ANDU di Pisa:

ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari
Esecutivo di Pisa

Il Consiglio di Amministrazione del 25 novembre 2008, presieduto dal
Rettore, ha deliberato (a maggioranza) la risoluzione del rapporto di
lavoro di tutti i ricercatori e gli assistenti universitari che avranno
maturato l'anzianita' massima contributiva di 40 anni al 31/12/2008 o che
la matureranno successivamente.
La decisione, che coinvolgera' nei prossimi dodici mesi un notevole numero
di docenti, si basa sulla possibilita' offerta alle Amministrazioni
pubbliche (art. 72 della Legge n. 133/2008) di un pensionamento d'ufficio
dei dipendenti, con l'esclusione dei magistrati e dei professori universitari.
Il Consiglio di Amministrazione conferma con questo atto una volonta'
politica di taglio indiscriminato che si e' gia' applicata nei confronti
del personale tecnico-amministrativo e che si rivolge ora ad una categoria
che svolge le stesse funzioni dei professori ordinari e associati, sia
nella didattica che nella ricerca, con piena condivisione di
responsabilita', come hanno, in tante occasioni, sottolineato anche il
Rettore e il Senato Accademico del nostro Ateneo.
Il  Consiglio di Amministrazione non ha le prerogative statutarie per
valutare le esigenze dell'attivita' didattica e di ricerca dell'Ateneo ne'
di definirne le politiche di sviluppo. Si tratta di un illegittimo e
gravissimo atto di discriminazione, adottato peraltro senza la preventiva
consultazione della categoria e delle sue rappresentanze sindacali, e che
comunque si tradurra' in un danno alle attivita' di didattica e di ricerca
svolte nel nostro Ateneo.
Invitiamo il Rettore ad annullare la decisione del 25 novembre, certi che
il Senato Accademico decidera' di non applicare ai ricercatori e agli
assistenti universitari una norma che il  Parlamento ha deciso
esplicitamente di non prevedere per le altre due fasce della docenza
universitaria, per salvaguardarne la liberta' di insegnamento e di ricerca.
Appare sempre piu' attuale e urgente la discussione sulla gestione del
nostro Ateneo, anche per adottare le necessarie modifiche statutarie in
modo da poter affrontare adeguatamente la drammatica situazione economica e
politica.
Per discutere sulle questioni riguardanti il nostro Ateneo e per valutare
il Decreto-Legge 180 (concorsi, Atenei virtuosi, ecc.), in corso di
conversione in legge, e' necessario un momento di confronto di tutti i
docenti che l'ANDU promuovera' al più presto con la partecipazione anche di
tutte le altre componenti.
28 novembre 2008"

---------

2. Risultati dell'Assemblea del 4.12.08 dei Docenti dell'Universita' di
Pisa convocata da ADRUP-CNU, ANDU, CGIL-Snur, CISL-Universita', UIL-Paur
dell'Ateneo Pisano:

"L'Assemblea dei docenti dell'Ateneo Pisano, indetta dai sindacati e dalle
associazioni della docenza, e riunita il 4 dicembre 2008, deve purtroppo
constatare come nelle recenti vicende degli organi di governo sia venuto
meno un valore fondativo del suo Statuto secondo il quale l'Universita'
"impronta la sua azione al metodo democratico, garantisce la partecipazione
più ampia e la trasparenza dei processi decisionali e assicura la
pubblicita' agli atti conseguenti".
L'Assemblea denuncia quindi la decisione del Consiglio di Amministrazione,
senza preventiva informazione, di inserire nel bilancio 2009 la previsione
del prepensionamento forzoso dei ricercatori in base all'art. 72, comma 11,
della Legge 133 /08. Il Consiglio di Amministrazione non ha le prerogative
statutarie per valutare le esigenze dell'attivita' didattica e di ricerca
dell'Ateneo ne' di definirne le politiche di sviluppo.
L'Assemblea ribadisce invece che e' il Senato Accademico a esercitare tali
prerogative. Invita pertanto il Senato Accademico a riesaminare la
questione del prepensionamento forzoso dei ricercatori, tenendo conto che
con l'evolversi della legislazione universitaria e con il loro
coinvolgimento di fatto nell'offerta didattica di tutte le Facolta', vanno
considerati alla pari dei professori di ruolo. Del resto in tali termini si
sono pronunciati in altre occasioni sia il Rettore che gli Organi accademici.
L'Assemblea chiede pertanto al Senato di decidere la non applicazione
della norma suddetta nei confronti dei ricercatori universitari.
L'Assemblea si riserva di decidere tutte le necessarie forme di protesta,
ivi compresa la astensione da tutte le attività didattiche non previste
dalla legge."

---------

Invitiamo a leggere:
- l'articolo "Lotta sui pre-pensionamenti", sul Tirreno di Pisa del
6.12.08. Per leggere l'articolo cliccare (senza interrompere la stringa!):
http://ricerca.quotidianiespresso.it/iltirreno/archivio/iltirreno/2008/12/06
/LP6PO_LP601.html
- l'articolo "E i ricercatori lottano contro il pensionamento", sul Sole
24-ore dell'8.12.08. Per leggere l'articolo cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/08-12/081208/K4DD2.tif


==== TUTTI I RICERCATORI NEI CONSIGLI DI FACOLTA'

Lo Statuto dell'Universita' di Palermo e' stato recentemente modificato e
il nuovo testo e' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'1/12/2008
(Serie Generale n. 281). Per il nuovo testo dello Statuto pubblicato cliccare:
http://www.unipa.it/cdl/guriall/guri2008/dic08/8mostapa.htm

Di particolare rilievo e' la nuova composizione dei Consigli di Facolta'
che ora (ri)prevede la presenza di tutti i ricercatori (comma 8 dell'art.
17 qui sotto riportato).
Si sottolinea anche l'importanza di quanto previsto dalla lettera d) del
comma 8 (partecipazione degli studenti) e dal comma 10 (partecipazione di
tutti a tutte le discussioni), due delle poche norme fortemente innovative
presenti gia' nelle prime 'edizioni' dello Statuto (1995-1996) non
cancellate, prima, dagli interventi 'particolari' del Ministero e, dopo,
dalle numerose sentenze della 'giustizia' ammnistrativa. Per leggere il
testo del primo Statuto dell'Universita' di Palermo pubblicato nel 1996
sulla G.U. cliccare:
http://www.unipa.it/cdl/newscuc/oldstatut.htm

== Commi 8, 9 e 10 dell'art. 17 dello Statuto ('edizione' dicembre 2008):
"8. Il Consiglio di Facolta' e' composto da:
   a)  il Preside che lo presiede e lo convoca con modalita' definite dal
Regolamento di Facolta';
   b) i professori ed i ricercatori;
   c)  gli  incaricati  stabilizzati  afferenti  al  corso, sino alla
cessazione degli incarichi di insegnamento;
   d)  una  rappresentanza  degli studenti pari al 20% del numero dei
componenti  di  cui  alla  lettera b); gli studenti contribuiscono al
numero legale solo se presenti;
   e)   tre   rappresentanti   del  personale  tecnico-amministrativo
afferenti alla Facolta'.
9.  I rappresentanti del personale tecnico-amministrativo durano in carica
tre anni; i rappresentanti degli studenti durano in carica due anni e
decadono comunque dopo aver conseguito il titolo di studio.
10.  Per le decisioni che la legge riserva a particolari categorie, la
partecipazione  al  voto  e' regolata secondo la legge, mentre la
partecipazione alla discussione e' estesa a tutti gli appartenenti al
Consiglio di Facolta', fatte salve specifiche disposizioni di legge e
regolamenti statali."
 


PARLAMENTARI, ASCOLTATE GIANNI LETTA!

Il sottosegretario Gianni Letta cosi' si e' rivolto ai precari
universitari che lo hanno contestato ieri (8  dicembre) a Siena: "Fatelo
usando un senso critico un po' piu' avvertito, senza ripetere cio' che
qualcuno vi ha suggerito" (dall'articolo "Uova e pomodori, Letta
contestato", sul Corriere della Sera di oggi. Per leggere l'articolo cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/08-12/081209/K4MVV.tif

Siamo completamente d'accordo con Letta e siamo sicuri che anche i
Parlamentari finalmente ascolteranno e 'praticheranno' fino in fondo i
consigli del Sottosegretario.
E siamo certi che anche Gianni Letta ascoltera' se stesso, perche' e'
evidente che lui stesso non ha ancora letto "criticamente" la Legge 133,
che provochera' la definitiva demolizione  dell'Universita' statale.
Lettura "critica" che invece il movimento universitario di protesta fa da
mesi, ritrovandosi come 'interlocutore' un sistema di potere
accademico-politico che nei suoi confronti ostenta indifferenza e/o
sufficienza e/o strafottenza.

Alla Camera si sta discutendo il Decreto-Legge 180, 'proseguimento' della
Legge 133. Se i consigli del sottosegretario Gianni Letta dovessero essere
accolti da tutti i Deputati, certamente la Camera recepirebbe le sagge,
meditate e concrete richieste del movimento universitario:
1. cancellazione dei tagli;
2. abolizione di ogni blocco al turn over;
3. cancellazione della possibilita' di trasformare gli Atenei in
Fondazioni private;
4. trasferimento all'Universita' statale dei fondi 'dirottati' all'IIT di
Genova.

== Anche come contributo al dibattito sul DL 180 che si sta svolgendo alla
Camera, riproponiamo il seguente documento dell'ANDU:

"DL 180. E' (ANCHE) QUESTIONE DI SERIETA'

NON E' SERIO che se a una persona (Francesco Giavazzi) una mattina viene in
testa, per motivi suoi, che vadano bloccati i concorsi universitari gia'
banditi, vi sia un intero Governo che si precipita ad esaudirne i desideri.

NON E' SERIO che per farlo si ricorra ad un provvedimento URGENTE (il
decreto-legge 180/08), per correggere modalita' concorsuali
'tranquillamente' in vigore da 30 anni (i concorsi a ricercatore) o da 10
anni (concorsi a ordinario e ad associato).

NON E' SERIO che un'intera Commissione parlamentare (la Commissione
Istruzione del Senato) e un intero ramo del Parlamento (il Senato) vengano
costretti a prendere sul serio un provvedimento che non ha ne' capo ne'
coda e che certamente non avra' alcun rilevante effetto sui concorsi gia'
banditi che  si dice di volere 'moralizzare'.

NON E' SERIO che gli organi di stampa, quasi all'unisono, titolino e
scrivano di 'messa a posto' dei baroni, quando il DL sostanzialmente non
riduce il potere baronale ('nuove' modalita' di composizione delle
commissioni), ma addirittura lo aumenta (possibilita' di 'trasformare' i
posti di ruolo in 'posti' precari). Il giornalismo italiano - si sa - non
e' d'inchiesta, ma 'limitarsi' spesso a fare da megafono ai poteri forti
accademico-politici e' troppo.

NON E' SERIO che Organi universitari, che ritengono di rappresentare
l'Universita', di fatto avallino le strampalate e dannose scelte
governative e, in alcuni casi, si stiano 'riposizionando' rispetto al
grande movimento universitario di protesta,  arrivando anche a contrapporvisi.

NON E' SERIO che troppi docenti lascino al movimento il compito di
difendere l'esistenza stessa dell'Universita' statale, quando dovrebbero
per primi preoccuparsi e occuparsi di quello che e' il bene primario di un
Paese civile.

==  NEL MERITO DEL DL 180

- 1. La 'follia' di intervenire su concorsi gia' banditi.
L'iniziale pretesa di Francesco Giavazzi era l'annullamento dei concorsi
gia' banditi. Volendo salvare capra e cavoli, invece il Governo e il Senato
hanno messo mano sulle modalita' di scelta di una parte dei componenti
delle commissioni di concorsi per i quali sono gia' scaduti i termini di
presentazione delle domande e per i quali sono stati gia' nominati i membri
'interni'.
Lo ripetiamo: e' una follia giuridica e accademica intervenire su concorsi
gia' abbondantemente avviati, anche perche' si andra' incontro a una
sventagliata di ricorsi che potranno portare di fatto al loro blocco, come
abbiamo gia' scritto anche recentemente (v. il documento dell'ANDU "I
concorsi del DL 180 richiesto da Giavazzi" del 16.11.08, nota 1)
E certamente tale prospettiva non sara' evitata da quanto deciso dall'Aula
del Senato: "le universita' POSSONO fissare per una data non successiva al
31 gennaio 2009 un nuovo termine di scadenza della presentazione delle
domande di partecipazione", come si legge nel comma 8-ter dell'art. 1 del
DL 180 (per il testo del DL approvato dal Senato v. nota 2). Tale
possibilita', se mai, aumentera' il 'materiale' per i ricorsi. Infatti, su
che base le Universita' decideranno o meno, per ogni singolo bando, la
riapertura dei termini di presentazione delle domande? Che senso avrebbe,
in particolare, che nello stesso settore alcuni concorsi siano 'riaperti' e
altri non lo siano? E soprattutto quando e' mai successo che nei concorsi
universitari si sia potuto presentare domanda DOPO che una parte della
commissione (il membro 'interno') era stata formalmente nominata?
E tutto questo per non cambiare praticamente nulla, visto che il potere di
cooptazione personale, esercitato da decenni in questi finti concorsi, non
e' sostanzialmente intaccato per il fatto che nella Commissione rimane
presente il membro 'interno' e, soprattutto, rimane alla Facolta' (cioe',
di fatto, al 'maestro' che ha ottenuto il bando del posto da 'assegnare' al
proprio 'allievo') la possibilita' di non chiamare nessuno degli idonei,
nel caso in cui la commissione non dovesse idoneare colui per il quale il
posto e' stato bandito.

- 2. Istigazione al precariato.
La vera novita', devastante, del DL 180 e' quella contenuta nel comma 3
dell'art. 1:
"Ciascuna universita' destina tale somma per una quota non inferiore al 60
per cento all'assunzione di ricercatori a tempo indeterminato, nonche' di
contrattisti ai sensi dell'articolo 1, comma 14, della legge 4 novembre
2005, n. 230 (legge Moratti, ndr)".
Si tratta di una vera e propria istigazione alla precarizzazione: di
fronte al prossimo pensionamento di quasi la meta' degli attuali docenti di
ruolo e di fronte all'intollerabile e dannoso fenomeno di oltre 50.000
docenti precari, si consente di 'spostare' le risorse oggi impiegate per
pagare il personale di ruolo al reclutamento di altri precari, dando cosi'
nuova linfa al potere baronale. Un potere che dovra' comunque essere
combattuto nei singoli Atenei anche sul terreno dell'uso delle risorse per
il personale docente. Insomma non dovra' essere piu' tollerata la crescita
a dismisura del numero dei precari e dovra' essere imposto l'impiego delle
risorse per il bando di posti di ruolo, come chiedono giustamente anche i
precari (v. il documento "Alcune valutazioni sul DL 180", nota 3).

- Nota 1. Per leggere il documento dell'ANDU "I concorsi del DL 180
richiesto da Giavazzi" del 16.11.08 cliccare:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article21270.html
- Nota 2. Per leggere il nuovo testo del DL 180 approvato il 29.11.08 dal
Senato cliccare:
http://www.francesco.musacchia.name/2008/11/30/nuovo-dl-180senato/
- Nota 3. Per leggere il documento "Alcune valutazioni sul DL 180",
elaborato da dottorandi e precari di Roma, cliccare:
http://www.francesco.musacchia.name/2008/12/01/andu-2/
 


Segnaliamo i seguenti due articoli:

1. "Mesi di scontri. Rivolta di piazza contro la riforma universitaria" sul
Giornale dell'8.12.08:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2008/12/09SII2252.PDF

2. "Fra le cause dei disordini anche la riforma universitaria" sul
Messaggero del 9.12.08:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/08-12/081209/K4MT3.tif
 


"ISTITUTO ITALIANO TREMONTI"

"Istituto Italiano Tremonti" e' il titolo di un intervento di Marco
Cattaneo, direttore responsabile della rivista Le Scienze. Per leggere
l'intervento cliccare:
http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/12/05/istit
uto-italiano-tremonti/
Marco Cattaneo analizza a fondo l'Istituto Italiano di Tecnologia di
Genova: come e' nato, quanto e' finanziato, come funziona, quanto produce.
Cattaneo denuncia, in particolare, il trasferimento di ingenti risorse
dalla Fondazione IRI a quella dell'IIT previsto dall'art. 17 della Legge 133.

Non vorremmo sbagliarci, anzi lo vorremmo!, ma la denuncia di Cattaneo e'
la sola dopo quella fatta dall'ANDU all'indomani dell'emanazione del
decreto-legge poi convertito nella Legge 133 e dall'ANDU stessa ripetuta in
questi mesi.
Silenzio stampa, silenzio politico-parlamentare, silenzio accademico,
silenzio generalizzato su un fatto gravissimo che costituisce anche una
vera e propria provocazione nel momento in cui con la stessa legge si
tagliano mortalmente i fondi per l'Universita'.
Ricordiamo quanto denunciato dall'ANDU il 28 giugno 2008: "Le Universita',
specie quelle statali, - si sa - sprecano le risorse pubbliche e per questo
e' bene tagliare loro i finanziamenti e puntare su centri di eccellenza da
inventare e da finanziare abbondantemente a parte (IIT di Genova, SUM di
Firenze, IMT di Lucca). E all'IIT,  centro che per eccellenza e' il piu'
eccellente, presieduto dal Direttore Generale del Ministero dell'Economia e
delle Finanze, si destinano ulteriori Fondi, devolvendogli "le dotazioni
patrimoniali" della Fondazione IRI, con un articolo del DL il cui titolo
non lascia alcun dubbio sul fatto che l'IIT sia 'depositario' esclusivo dei
"progetti di ricerca di eccellenza". Il Ministero dell'Economia continua a
strangolare finanziariamente l'Universita' statale e lo stesso Ministero
continua a iperfinanziare una struttura presieduta dal suo Direttore
generale!"
E tutto questo 'accompagnato' da una crescente campagna di diffamazione
dell'Universita' pubblica, le cui qualita' sono ben documentate nel volume,
di prossima uscita, "L'universita' malata e denigrata. Un confronto con
l'Europa". Per leggere "un sunto" del libro cliccare:
http://www.unimi.it/img/news/Universita_malata_e_denigrata.pdf

Certo non e' la prima volta che si 'devolvono' consistenti finanziamenti
'particolari'. Ci riferiamo a quelli dati, oltre che allo stesso IIT, al
SUM di Firenze e all'IMT di Lucca ed all'Istituto di studi politici "San
Pio V" di Roma, quest'ultimo approvato definitivamente dalla Camera l'8
ottobre 2003 con 254 voti, 28 contrari e 136 astenuti, cioe' con il 'non
dissenso' trasversale di quasi tutti i Deputati.
Il fatto e' che per gli auto-proclamati centri di eccellenza non c'e'
maggioranza o opposizione, destra o sinistra che tengano: il trasversalismo
e' un 'obbligo'.
Nel marzo 2004, in una trasmissione di Giuliano Ferrara, Andrea Ranieri,
allora della Segreteria nazionale dei DS, aveva espresso la 'bizzarra' idea
che l'IIT di Genova voluto dal ministro Tremonti avrebbe potuto diventare
la "grande agenzia nazionale della  ricerca" (sic!).
Nel luglio 2006 Fabio Mussi, da poco diventato ministro dell'Universita',
aveva dichiarato:
"Porremo grande attenzione anche all'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT)
di Genova, che potra' procedere correggendo gli errori iniziali." Mentre
l'ANDU invece, proprio il giorno prima, aveva diffuso la richiesta del
proprio Congresso nazionale "di cancellare l'Istituto Italiano di
Tecnologia (la cui costituzione e' stata avversata da tutta l'Universita' e
da tutti i Centri di ricerca), con il trasferimento all'Universita' statale
e alla Ricerca pubblica degli ingenti finanziamenti ad esso assegnati."
Il 31 ottobre 2008 l'ANDU, nel suo documento "Baronie di destra e di
sinistra", ha osservato come "nelle proposte del PD manca quella
dell'abrogazione dell'articolo 17 della Legge 133, che devolve le "ingenti
risorse pubbliche" della "Fondazione IRI" alla "Fondazione Istituto
Italiano di Tecnologia" di Genova, Istituto che l'articolo stesso individua
come sede esclusiva di "Progetti di ricerca di eccellenza".

Sul 'caso IIT' e' 'illuminante' l'intervista "Rocca: pochi fondi
all'Universita', non si tocchi il Mit italiano" sul Corriere della Sera del
24 settembre 2006. Felice Rocca, vice-presidente della Confindustria,
riferendosi all'IIT di Genova ("il Mit italiano"), di cui e' consigliere,
ha affermato: "ci siamo dati una governance di tipo anglosassone e stiamo
gia' ottenendo i primi risultati". E avvertiva che se fosse venuta meno la
continuita' dell'attivita' dell'IIT ci sarebbe stata "la chiusura
definitiva della possibilita' di portare eccellenze in Italia, un crollo di
credibilita' della classe dirigente di fronte a tutta la comunita'
internazionale. Sarebbe un delitto."
Insomma, secondo il vice-presidente della Confindustria, chiudere l'IIT,
lo "scatolone vuoto" voluto dal ministro Tremonti, sarebbe equivalso ad una
catastrofe per l'Italia intera. Non e' serio!

10 dicembre 2008
 


1. DECRETO-LEGGE 180 ALLA CAMERA
2. INTERVENTO SUL "3 + 2"

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1. DECRETO-LEGGE 180 ALLA CAMERA

Alla Camera e' in discussione il Decreto-Legge 180 cosi' come modificato
dal Senato (per leggere il testo v. nota 1). Il Decreto deve, pena la sua
decadenza, essere convertito in legge entro il 9 gennaio 2009. L'inizio
della discussione del provvedimento nell'Aula della Camera e ' previsto per
il 15 dicembre.
La discussione nella Commissione Cultura della Camera si e' conclusa l'11
dicembre 2008 senza alcuna proposta di modifica del testo approvato dal
Senato e questo nonostante i numerosi emendamenti presentati dalla
Maggioranza (ritirati) e, soprattutto, dall'Opposizione (decaduti per
assenza per protesta dei presentatori) (per il testo degli emendamenti v.
nota 2).

Il fatto e' che il DL e' 'blindato': il Governo ha deciso che
l'approvazione definitiva deve avvenire alla Camera entro la prossima
settimana e questo nonostante i gravissimi contenuti nel Decreto stesso.
'Coerentemente' con questa scelta, la Presidenza della Commissione non ha
nemmeno risposto alla richiesta di audizione avanzata anche dall'ANDU:
nessun Componente della Commissione ha ritenuto di dover protestare per
questo grave rifiuto del confronto.
Per 'giustificare' la 'blindatura' del provvedimento il Presidente della
Commissione Cultura ha ricordato "che al Senato sono state gia' apportate
molte importanti modifiche inserite nel testo del provvedimento in accordo
tra maggioranza e opposizione presso quel ramo del Parlamento. Aggiunge che
i tempi a disposizione sono ristretti e che quindi non si puo' fare molto
di piu', visto che le modifiche bipartisan apportate nel corso dell'esame
presso l'altro ramo del Parlamento, confermano l'esistenza di una
convergenza delle varie parti politiche sul provvedimento in esame." (dal
resoconto sommario della seduta del 10.12.08).

EMENDAMENTI PRESENTATI ED EMENDAMENTI NON PRESENTATI

Sono stati presentanti, tra l'altro, emendamenti:
- per la cancellazione della possibilita' di 'convertire' i fondi
attualmente impegnati per posti di ruolo in 'posti' precari (emendamento
1.37 del PD);
- per la soppressione dell'articolo della Legge 133 che consente la
trasformazione degli Atenei in Fondazioni private (emendamenti 1.45 del PD
e 3-quinquies.03 dell'IDV);
- per escludere dal pre-pensionamento 'forzato' anche i ricercatori
universitari (emendamenti 1.51 del PD e 3-quinquies.06 dell'IDV).

NESSUN emendamento e' stato invece presentato:
- per cancellare tutte le modifiche riguardanti i concorsi gia' banditi;
- per 'recuperare' a favore dell'Universita' statale le ingenti risorse
della Fondazione IRI 'regalati' all'IIT di Genova con la Legge 133.

- Nota 1. Per leggere il nuovo testo del DL 180 approvato il 28.11.08 dal
Senato cliccare:
http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?cod
ice=16PDL0016350
- Nota 2. Per il testo degli emendamenti al DL 180 presentati nella
Commissione Cultura della Camera cliccare:
http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/bollet/scommfr.asp?annomese=200812&c
ommiss=07

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2. INTERVENTO SUL "3 + 2"

Invitiamo a leggere l'interessante intervento di Giuseppe Dalla Torre
"L'ora di soppesare la formula del 3+2", sull'Avvenire del 12 dicembre
2008. Per leggere l'intervento cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/08-12/081212/K5WW2.tif
Giuseppe Dalla Torre, tra l'altro, scrive: "Se si pensa di addebitare solo
alle universita' i mali del sistema, si e' fuori strada e non si raggiunge
nulla di positivo."

Sulla questione del "3 + 2" l'ANDU ha da anni richiesto un monitoraggio
della riforma, con il coinvolgimento di tutto il mondo universitario,
compresi soprattutto gli studenti. Su questa questione invitiamo a
rileggere il documento dell'ANDU "Come nasce e come va il "3 + 2"". Per
leggere questo documento cliccare:
http://www.francesco.musacchia.name/2008/11/10/come-nasce-e-come-va-il-3-2/
 


"INEVITABILMENTE IL CANDIDATO LOCALE"

L'analisi, anzi la 'fotografia', sulla situazione dell'Universita'
italiana fatta da Massimo Ammaniti su Repubblica di oggi, 17 dicembre 2008,
("Regole certe per gli atenei") e' in buona parte la stessa che da tanti
anni fa l'ANDU. Per leggere l'intervento di Ammaniti cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/08-12/081217/K7RGZ.tif

Giustamente Massimo Ammaniti, tra l'altro, scrive che oggi "nei concorsi
italiani vince inevitabilmente il candidato locale premiando la sua
sottomissione e l'appartenenza e molto meno il merito".
Per superare cio' Ammaniti pero' ritiene che "occorre ritornare ad una
valutazione nazionale dei candidati con una lista di idonei in cui le
Universita' locali possano scegliere il professore da chiamare. E per
quanto riguarda la Commissione di Concorso questa dovrebbe essere designata
attraverso un sorteggio dei Commissari, eventualmente integrandola con un
Professore straniero".

Purtroppo la soluzione che propone Massimo Ammaniti in realta' non
risolverebbe proprio NULLA. Infatti continuare a dare l'ultima parola alle
"Universita' locali" nella scelta del 'vincitore' di un posto bandito
equivale a continuare a praticare la cooptazione personale, con tutti i
'connessi' fenomeni di localismo, clientelismo, parentopoli, ecc.
Attualmente il 'maestro' prima 'lavora' per fare bandire il posto per il
suo 'allievo', poi 'organizza' l'elezione della Commissione 'concorsuale'
che dichiarera' idoneo il 'prescelto' e infine la Facolta' ne ratifichera'
l'assunzione.
Sostanzialmente allo stesso risultato si arriverebbe con il 'nuovo'
meccanismo proposto da Ammaniti. Infatti il 'maestro' prima 'lavorerebbe'
per fare inserire nella "lista di idonei" il suo 'allievo' e poi
cercherebbe di farlo chiamare dalla sua Universita'. E fino a quando il suo
'allievo' non fosse inserito nella lista, il 'maestro' non farebbe occupare
a nessun altro il posto per lui 'ipotizzato'. 

Lo ripetiamo: l'unico modo per superare il nepotismo accademico e' quello
di fare DECIDERE da una Commissione nazionale i vincitori dei concorsi
banditi dagli Atenei. Per evitare la sopraffazione dei gruppi 'prevalenti'
sul piano nazionale nei vari settori, occorre il sorteggio 'puro' dei
commissari, prevedendo che della commissione non possa fare parte piu' di
un professore della stessa sede ed escludendo quelli appartenenti alle sedi
che hanno bandito i posti  (v. in calce la proposta 'integrale'dell'ANDU
per la Riforma della docenza  e dei concorsi).

Un altro grave 'difetto' della proposta di Massimo Ammaniti sta nella non
distinzione tra reclutamento e avanzamento nella carriera. Mentre per il
reclutamento, cioe' l'assunzione in ruolo di chi ancora non e' associato o
ricercatore, occorre un CONCORSO, cioe' una prova comparativa per scegliere
il vincitore, per l'avanzamento nella carriera dovrebbe essere necessario
'soltanto' accertare, sempre attraverso una Commissione nazionale, che il
candidato abbia INDIVIDUALMENTE raggiunto una 'qualita' della sua attivita
scientifica e didattica tale da poterlo promuoverlo IMMEDIATAMENTE nella
fascia superiore.
 
====== LA PROPOSTA DELL'ANDU DI RIFORMA DOCENZA UNIVERSITARIA E CONCORSI

L'ANDU da anni propone un modello di organizzazione della docenza e di
riforma vera dei concorsi per l'ingresso in ruolo e delle prove per le
promozioni.
Una riforma imperniata su commissioni nazionali che DECIDONO i vincitori
dei concorsi e le idoneita' alle fasce superiori, togliendo TOTALMENTE il
potere a quella "autonomia responsabile" degli Atenei che in Italia,
COMUNQUE, ha dato e darebbe il potere assoluto di cooptazione al singolo
'maestro', che 'lavora' per ottenere un concorso per il suo prescelto che
ne sara' il vincitore. 
Una riforma quella dell'ANDU che, oltre a fine al nepotismo e a tutti i
suoi 'annessi', finalmente lascerebbe ai docenti di qualsiasi livello la
possibilita' di svolgere piu' liberamente, piu' proficuamente e piu'
serenamente l'attivita' di ricerca e di insegnamento.
Invitiamo coloro che sono soliti affermare che per i concorsi tutto e'
stato gia' (inutilmente) provato a riflettere sul fatto che per i concorsi
di ingresso nel ruolo della docenza (dal 1980 quello a  ricercatore) MAI si
sono 'provati' i concorsi veramente nazionali e totalmente sganciati dal
'maestro' che ha 'allevato' il suo allievo e che ritiene di avere il
diritto-dovere di farlo entrare in ruolo e poi di fargli fare carriera.

I CONTENUTI COMPLETI DELLA PROPOSTA DELL'ANDU

Stato giuridico nazionale dei docenti collocati in un ruolo unico,
articolato in tre fasce con uguali mansioni. Ingresso (v. specificazioni
sotto) nel ruolo docente per concorso nazionale (prevalentemente nella
terza fascia) e passaggio di fascia per idoneita' nazionale individuale (a
numero aperto), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica,
senza l'ulteriore chiamata della Facolta' dove il docente gia' lavora e
continuera' a lavorare.
Per il passaggio di fascia e' indispensabile prevedere uno specifico
budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali.
Le commissioni nazionali, per i concorsi e per i passaggi, devono essere
interamente sorteggiate e composte da soli ordinari.
Periodo pre-ruolo massimo di 3 anni in un'unica figura definita da una
legge che preveda adeguata retribuzione, diritti (malattia, maternita',
ferie, contributi pensionistici) e liberta' di ricerca, con un numero di
posti rapportato a quello degli sbocchi nel ruolo della docenza.
Bando nei prossimi anni, su nuovi specifici e aggiuntivi fondi statali, di
almeno 20.000 posti di terza fascia, con cancellazione dell'attuale giungla
di figure precarie.
Trasformazione del ruolo dei ricercatori in terza fascia di professore,
prevedendo la partecipazione di tutti ai Consigli di Facolta' e l'accesso
ai fondi di ricerca anche per i professori di terza fascia non confermati.
Distinzione tra tempo pieno e tempo definito con esclusione per i docenti a
tempo definito dalle cariche accademiche e dalle commissioni concorsuali.

- Specificazioni sul reclutamento.
I concorsi per il reclutamento (cioe' per l'assunzione in ruolo di chi non
e' gia' ricercatore o associato) nella fascia iniziale della docenza (oggi
la fascia dei ricercatori) o direttamente nelle fasce degli associati e
degli ordinari devono essere espletati a livello nazionale, 'concentrando',
con cadenza certa, i posti banditi in autonomia dai vari Atenei su fondi
propri e/o ministeriali e prevedendo per ogni settore
scientifico-disciplinare una sola commissione per tutti i posti banditi
nello stesso settore.
La scelta dei vincitori deve essere fatta da una commissione nazionale
composta solo da ordinari direttamente sorteggiati, escludendo quelli degli
Atenei che hanno bandito i posti e prevedendo non piu' di un componente
appartenente ad una stessa sede.
Ai candidati devono essere adeguatamente riconosciuti i periodi di
attivita' didattica e scientifica svolti a qualsiasi titolo: dottorato,
assegni, borse, incarichi, ecc.


La novita' nella vicenda della "proroga del mandato, in scadenza e non
rinnovabile" del Rettore della Statale di Milano (v. nota 1) non e' la
proroga in se': ormai forse non c'e' Ateneo in cui lo Statuto non sia stato
'forzato' per allungare il mandato dei Rettori in carica oltre la scadenza
prevista.
La novita' qui e' che l'autonomia dell'Ateneo milanese e' 'aiutata'
dall'esterno. Infatti "i colleghi (rettori, ndr) degli altri atenei
lombardi fanno pressing sul Senato accademico della Statale perche' si
modifichi lo statuto, e lo si faccia in fretta."

Il 'bello' e' che, a livello nazionale, si vorrebbe modificare per legge
la cosidetta governance degli Atenei per dare poteri praticamente assoluti
al Rettore (v., per esempio, la proposta del PD, nota 2). L'ANDU, al
contrario, vorrebbe che si allargasse la partecipazione democratica alla
gestione degli Atenei e quindi si ridimensionasse nettamente la figura del
Rettore, abbandonando un 'assetto' dannoso per il Sistema nazionale delle
Universita' e devastante per tanti singoli Atenei (v. in calce la proposta
dell'ANDU).

Nota 1. V. l'articolo "Universita', un patto per Decleva. Lettera degli
undici rettori lombardi: deve restare al vertice" su Repubblica di Milano
del 29 dicembre 2008. Per leggere l'articolo cliccare:
http://rassegnastampa.crui.it/minirass/esr_p1.asp

Nota 2. V. il documento dell'ANDU "Governance. La controriforma del PD e la
proposta ANDU". Per leggere il documento cliccare:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article21114.html

====== Proposta dell'ANDU per l'organizzazione degli Atenei

Il Rettore deve essere eletto da tutti i docenti (professori e
ricercatori), con una consistente partecipazione dei tecnico-amministrativi
e degli studenti.
Il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione dovrebbero essere
sostituiti da un "Consiglio di Ateneo" i cui componenti dovrebbero essere
tutti direttamente eletti, con una rappresentanza dei docenti non
frammentata e non corporativa. Il Consiglio di Ateneo dovrebbe eleggere al
suo interno un Presidente.
Negli Atenei dovrebbero essere previsti specifici ruoli per i Collegi dei
Presidi, dei Direttori di Dipartimento e dei Presidenti dei Consigli di
Corso di Studio.
Potrebbe essere previsto un Organo di gestione (un "Esecutivo di Ateneo"),
eletto dal Consiglio di Ateneo, da affiancare al Rettore.
Il Rettore e tutti i componenti del Consiglio di Ateneo devono essere
interni all'Ateneo stesso.
Le strutture portanti dell'Ateneo devono diventare i Consigli di Corso di
Studi per la didattica e i Dipartimenti per la ricerca. Nei Dipartimenti,
rivedendone i criteri di formazione e le dimensioni, si dovrebbero
'incardinare' i docenti, togliendo ai Consigli di Facolta' la 'gestione'
dei posti e assegnando loro compiti di coordinamento dei Corsi di Studio.
La composizione e i compiti delle strutture degli Atenei devono essere
normati dalla legge.


Riportiamo in calce il testo dell'intervento "Universita', concorsi e
"ricatti"" di Paolo Bertinetti, preside della Facolta' di Lingue
dell'Universita' di Torino, comparso sulla Stampa del 2 gennaio 2009.
Paolo Bertinetti conclude il suo intervento sostenendo che "sarebbe invece
piu' responsabile, da parte del Parlamento, e come chiede la stessa
Associazione Nazionale Docenti Universitari, lasciare cadere l'articolo del
decreto relativo ai concorsi, in modo che questi (e che sia davvero
l'ultima volta) si svolgano con le vecchie norme in vigore alla data della
pubblicazione."

L'ANDU ha denunciato fin dall'inizio e ripetutatmente l'assurdita' di un
intervento legislativo che portera' di fatto al blocco dei concorsi gia'
banditi.
In particolare, nel documento "I concorsi del DL 180 richiesto da
Giavazzi" del 16 novembre 2008 (v. nota 1), l'ANDU ha scritto:
"Comunque il provvedimento 'sollecitato' da Giavazzi e' 'solo' un
Decreto-Legge che, in quanto tale, puo' essere modificato dal Parlamento in
sede di conversione in legge.
Ci 'aspettiamo' che il Parlamento non 'ubbidisca' ai 'desideri' di un
professore-opinionista e prenda atto che qualsiasi intervento sulle
modalita' concorsuali puo' riguardare solo i concorsi ancora da bandire (e
non quelli in via di espletamento), che deve comunque essere un intervento
complessivo all'interno della riforma dello stato giuridico e che deve
essere fatto attraverso lo strumento del disegno di legge e non con quello
'autoritario' del Decreto-Legge, strumento che, assieme alle Finanziarie e
ai voti di fiducia, e' stato ripetutamente usato da tutti i Governi degli
ultimi decenni, sempre per aggredire l'Universita' statale."
L'1 dicembre 2008 l'ANDU ha ancora scritto: "NON E' SERIO che se a una
persona (Francesco Giavazzi) una mattina viene in testa, per motivi suoi,
che vadano bloccati i concorsi universitari gia' banditi, vi sia un intero
Governo che si precipita ad esaudirne i desideri" (nota 2).

Invece il Parlamento ha finora 'ubbidito' ai desideri di Francesco
Giavazzi e non ha ancora eliminato la norma 'blocca concorsi'.
Il 5 gennaio 2009 il DL 180 sara' discusso dall'Aula della Camera dove ci
'aspettiamo' prevalga finalmente il buon senso.

- Nota 1. Per leggere il documento dell'ANDU "I concorsi del DL 180
richiesto da Giavazzi" del 16.11.08 cliccare:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article21270.html
- Nota 2. V. il documento dell'ANDU "DL 180. E' (anche) questione di
serieta'" dell'1.12.08. Per leggere questo documento cliccare:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article21451.html

=====

Dalla Stampa del 2 gennaio 2009:

"Universita', concorsi e "ricatti"

PAOLO BERTINETTI*
 
Diceva Wittgenstein che su cio' che non si conosce sarebbe opportuno
tacere. Gran parte dei politici che hanno fustigato l'universita' hanno
parlato di cose che non conoscono. La «scandalosa» proliferazione dei corsi
di laurea (fermo restando che quelli davvero superflui devono essere
chiusi), e' dovuta principalmente alla riforma del 3+2: prima c'era un
unico corso di 4 anni, ora lo stesso corso compare nella laurea triennale e
viene ripreso e concluso nella successiva biennale, per cui il raddoppio e'
determinato dalla legge, non dalle universita'. La proliferazione degli
Atenei non e' opera degli universitari, ma dei ministri e dei politici
locali: dal 2000 al 2005 le universita' sono passate da 70 a 95. In 4 di
quegli anni era ministro la Moratti, che approvo' la costituzione di non
poche universita' private ad personam.

Grande occasione di scandalo e' la fuga dei cervelli. Se parecchi nostri
giovani sono stati assunti all'estero e' perche' la bistrattata universita'
italiana ha fornito loro una preparazione di eccellenza. Colpevolmente i
nostri Atenei molti se li sono lasciati scappare; l'universita', tuttavia,
non poteva assumerli tutti, ne' pagarli piu' di quel poco che stabilisce la
legge. Ma non li ha assorbiti neppure l'impresa, come invece avviene
altrove. Uno scandalo e' che l'Italia sia agli ultimi posti per i
finanziamenti a Universita' e ricerca. Mentre sarebbe logico deciderne un
aumento, sono giunti invece i tagli.

Piu' scandalosa ancora e' la questione dei concorsi locali. Da tempo i
Rettori si erano espressi a favore dei concorsi nazionali. La Moratti li
aveva previsti nella legge di riforma, ma non aveva emanato i decreti per
poterli attuare. Il ministro Mussi aveva consentito un'ultima tornata di
concorsi locali (da bandire entro giugno), con un solo vincitore, anziche'
con i «famigerati» due vincitori. Con un emendamento approvato da tutti i
parlamentari i vincitori tornarono a essere due; e con un provvedimento
della Gelmini il termine fu prorogato fino a fine luglio. Il recente
decreto del ministro mantiene i due vincitori, ma stabilisce che i concorsi
saranno svolti con nuove modalita' (un parziale sorteggio). Per legge
qualsiasi concorso pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale deve essere
espletato in base alle modalita' vigenti al momento della pubblicazione,
per cui i concorsi gia' pubblicati verrebbero bloccati dai ricorsi dei
candidati. E infatti il ministero di fatto «ricatta» le Universita',
«invitandole» a bandire di nuovo gli stessi concorsi, che quindi sarebbero
pubblicati sulla Gazzetta in data successiva a quella del decreto. Questo
significa solo spostare in avanti il momento dei ricorsi: il nuovo bando
consentirebbe a nuovi candidati di presentarsi al concorso e se uno di loro
risultasse vincitore i «vecchi» candidati farebbero verosimilmente ricorso.

Se la politica vuole gettare ulteriore discreto sull'Universita' questa e'
certamente la strada migliore. Sarebbe invece piu' responsabile, da parte
del Parlamento, e come chiede la stessa Associazione Nazionale Docenti
Universitari, lasciare cadere l'articolo del decreto relativo ai concorsi,
in modo che questi (e che sia davvero l'ultima volta) si svolgano con le
vecchie norme in vigore alla data della pubblicazione. A quel punto si
trattera' di procedere finalmente, con la dovuta serieta' e rapidita', al
varo delle nuove norme per attivare quei contratti nazionali previsti da
una legge varata da ormai quasi quattro anni e mai messa in condizione di
essere applicata.

*preside della facolta' di Lingue, Universita' di Torino"


Segnaliamo:

dal sito della Casa Editrice DeriveApprodi:
http://www.deriveapprodi.org/estesa.php?id=355&stato=novita

"Gaetano Azzariti, Alberto Burgio, Alberto Lucarelli, Alfio Mastropaolo

Manifesto per l'universita' pubblica

? 10

Il libro
Contro la crisi dell'universita' pubblica da tempo voci isolate o minoranze
combattive hanno manifestato il proprio dissenso e avanzato proposte. Oggi
pero' si tratta di una lotta per la sopravvivenza: la riduzione dei fondi,
le misure che rendono pressoche' impossibile l'inserimento dei giovani
studiosi nel sistema di ricerca, la privatizzazione delle universita' sono
le armi di un'eutanasia annunciata.
Contro queste misure il mondo universitario si ribella. Dopo anni di
torpore e silenzio gli studenti hanno ritrovato la voglia e la forza di
manifestare. Queste le ragioni che hanno spinto alcuni docenti a riflettere
sul presente, ma anche a rivendicare un possibile futuro per l'universita'
pubblica e il sapere critico."

Contributi

- Sotto l'"egida" dell'oligarchia
di A. Burgio
- Si puo' non trasformare un danno grave in un'irrimediabile catastrofe?
A. Mastropaolo
- Per un'universita' "senza condizione"
di G. Azzariti
- L'universita' oltre la frontiera del diritto pubblico. Le fondazioni
universitarie
A. Lucarelli



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