FISICA/MENTE

 

 

IL PAESE CANCELLATO

Roberto Renzetti

 

 

        La campagna elettorale avanza e mostra la pochezza dei contendenti. Oppure mostra il loro fornire specchietti per le allodole. Forse valgono ambedue le cose e, se è così, si mostra quanto siano cialtroni almeno i due principali candidati.

        Chi mi conosce sa cosa penso sulla scuola. Io credo che sia la base del vivere civile di ogni Paese, che sia il luogo della prima e successiva socializzazione, che sia il luogo dell'apprendere nozioni e del costruirsi un sapere con fatica, il luogo dove ci si forma e sia possibile un'emancipazione anche sociale. Insomma la scuola, con la sua appendice università, è la colonna vertebrale di un Paese, non disgiunta dal midollo spinale che connette le funzioni dei vari organi al cervello. In questo Paese è successo qualcosa di straordinario ormai da dieci anni. Si è deciso di smontare la colonna vertebrale del Paese in base a delle ipotesi criminali di alcuni politici e pedagogisti. Il primo centrosinistra, con Berlinguer e poi De Mauro, ha picconato la spina dorsale italiana. All'opera si sono prestati tutti i pedagogisti (con ogni contorno di quella calamità chiamata 'scienza dell'educazione') che ancora circolano a piede libero ed hanno, per ulteriore beffa, preso cattedre in tutte le università moltiplicandole in modo truffaldino. Ho scritto altrove di questa pletora di perniciosi personaggi che ci hanno portato a questo punto di non ritorno, e lì rimando (1).

        E' utile ora ricordare il perché si è operato in quel modo. Per sbatterlo in faccia, peggio di un corpo contundente, a Berlinguer, De Mauro e ad una corte infinita di postulanti che hanno ancora benefici enormi nel raccontare bugie sulle riforme che dal 1997 si sono succedute nella scuola e dintorni(2).

        La scuola e la sanità sono due settori fondamentali nella vita di un Paese e, attenzione !, costano ambedue montagne di soldi allo Stato e quindi ai cittadini. Vi sono dietro questi due settori interessi giganteschi che, se hanno trovato uscite faraoniche con la sanità, ancora non riescono a farlo nella scuola. Alcuni dati, proprio di dieci anni fa, possono aiutare a capire. Una indagine OCSE (1998) stima in 2000 miliardi di dollari l’investimento per la scuola nel mondo ed in 1000 miliardi negli Stati membri (circa: 4 milioni di insegnanti, 80 milioni di studenti, 315 mila istituti e 5 mila università). Un vero gigantesco affare che (sempre OCSE 1998) per la sanità è di 3500 miliardi di dollari.

        Che si fa ? si lasciano tutti questi soldi girovagare senza indirizzarli opportunamente ? No, si tratta di metterci le mani sopra in qualche modo, come ad esempio quello di far diventare la scuola un mercato o molto aperta e ricettiva al mercato. Come si può fare ? Evidentemente nessun governo oserebbe dire che occorre privatizzare la scuola (così come non l'hanno detto per la sanità, anche se la parte del leone nelle ruberie ai sistemi sanitari la fanno i privati con cliniche opportunamente situate, gestite, riconosciute). Ma ci si può arrivare per vie traverse, che sono:

- iniziare a finanziare una scuola privata che, in Italia, è scuola confessionale

- far mancare i fondi alla scuola pubblica

- far perdere di prestigio la scuola pubblica facendo credere che si vuole esaltare la creatività degli studenti e la libertà delle singole scuole.

        Queste indicazioni non sono fantasiose ed inventate da me ma risultano evidenti nei libri bianchi della UE che, a loro volta, discendono da indicazioni precise della ERT (Tavola Rotonda degli Industriali Europei) che, ancora a loro volta, prendono le mosse da un incontro del 1995 dei potenti del mondo a San Francisco(3).

        I sensi di colpa degli ex comunisti li hanno spinti a fare i primi della classe e per primi si sono mossi su questa strada. In Italia i nostri irresponsabili personaggi hanno iniziato a portare avanti le politiche di arrembaggio alla scuola con molto successo iniziando con l'inventare l'autonomia scolastica. Questa bella parola è la tomba della scuola perché fa sparire i programmi nazionali e  lo studio serio uguale per tutti sull'intero territorio nazionale e sostituisce questo con piani d'istituto che sono privi di ogni serietà in quanto rifuggono da ciò che alle varie età scolari occorre di più: impegno e serietà con fatica su cose anche difficili ed ostiche. Ogni pedagogista serio sa che i traguardi più importanti non sono gratuiti ma richiedono proprio quella cosa che va sotto il nome di fatica. Si tratta di agire con opportuni rinforzi ma anche con giudizi negativi per accompagnare gli studenti a maturazione intellettuale, preprofessionale o professionale.

        Come si è venduta all'intera società la merce avariata di questa scuola che abbonda di dibattiti e rifugge dall'impegno individuale che è indispensabile se non si vuole perdere per strada i più deboli ? Hanno usato i numeri in modo selvaggio, come ladri in commercio. Hanno elaborato tabelline in cui si confrontavano i diplomati nei vari Paesi europei e dove risultava che in Italia avevamo il più basso numero di diplomati. La stessa cosa con l'università. Cosa fanno i geniacci al potere ? Invece di mettere in azione politiche di sostegno alla scuola per portare il maggior numero possibile di studenti a diplomarsi, hanno pensato di semplificare lo studio, ammazzando anche le più floride menti che nella scuola continuavano e continuano ad esservi, con la demenziale equazione: scuola più facile = maggior numero di diplomati. La scuola era ritenuta da quei pedagogisti alle vongole una cosa vecchia ed occorreva modernizzarla facendo sì che non avesse più l'idea (la puzza ?) di scuola. Occorreva non studiare più certe materie ed altre farle in modo discorsivo. In questo la matematica era trattata a pesci in faccia da chi neppure sa cosa è(4). L'autonomia al potere prevedeva dei dirigenti che fossero dei manager(5) e che sono invece risultati essere i vecchi dirigenti che come cenerentola sono stati toccati dalla fatina sindacale(6). E nella scuola dell'autonomia ogni istituto doveva e deve fare i progetti d'istituto più affascinanti, ricchi, fantasiosi per attirare studenti (in una realtà in cui a scuola ci si iscrive ancora per aree di vicinanza alla scuola medesima). Più studenti (buffoni!) più soldi (bugiardi!). I piani di ogni istituto non sono stati finanziati e così non solo non si lavorava più sui programmi nazionali ma neppure su quelli fantasiosi che risultavano non finanziati. Ed alle mancanze di finanziamento si aggiungeva un personale, sia docente che amministrativo, sempre più maltrattato perché mal pagato ed indicato come nullafacente(7).

        Ci sono stati più diplomati. NO! (8) Ed in compenso è iniziata una caduta verticale della credibilità della scuola fino a situazioni che paiono ormai irrecuperabili. Si è permesso da legislatori incompetenti che la magistratura decidesse chi deve essere promosso o meno, si è permesso che i genitori sindacassero tutto, si sono resi responsabili gli insegnanti, si sono assunti sempre più insegnanti senza verifiche adeguate, si sono fatte sanatorie con apporti sindacali vergognosi (abilitazioni e passaggi di cattedra del 2001, ad esempio) ed in definitiva si è lasciata marcire la scuola. La cosa è andata avanti con un effetto domino micidiale. Perché in contemporanea anche l'Università è stata disastrata con l'altra riforma demenziale del 3 + 2. Per far laureare tutti prima, si diceva, la laurea di primo livello è triennale. Poi, chi vuole, può passare alla specializzazione con un altro biennio. Cosa è accaduto ? Dalla scuola secondaria arrivano all'università degli studenti generalmente molto ignoranti. Non sanno scrivere in italiano ed hanno vaghissime cognizioni in tutte le materie (nessuna in matematica). Almeno il primo anno della laurea triennale va per recuperare qualcuna delle macroscopiche lacune del passato. Così la laurea triennale è un liceo robusto che non c'entra nulla con la laurea del passato(9). E' un mio perfido giudizio ? Neanche per idea. Chiunque cerchi lavoro (si leggano i bandi) cerca lauree "vecchie" con ordinamenti quadriennali o quinquennali. L'esperienza mia personale è quella del rispondere a inchieste e sondaggi. Alla fine si chiede il titolo di studio. Si tratta di varie possibilità disposte in crescendo. Arrivati alla laurea c'è: "laurea triennale e specialistica" e, dopo, "laurea quinquennale". Solo i ciechi non vedono quanto sta accadendo in termini di dequalificazione totale della gran parte degli studenti fino ai più elevati livelli di studio.

        Sarebbe stato comunque impossibile per i DS ed alleati di allora fare tanti danni se non vi fosse stata la complicità fattiva di una serie di enti che hanno proprio lavorato con una sorta di scambio: io ti sostengo le tue proposte e tu mi dai dei comandi e dai distacchi dall'insegnamento che è faticosissimo (nella scuola, in piccolo, accade ciò che accade nella società intera: vi sono i furbastri che, in una selezione alla rovescia, scappano dal lavoro facendo i sindacalisti e cioè i politici della scuola; salvo poi attaccare i lavoratori rimasti perché lavorano poco o non sono preparati o .... In ogni caso si sono sempre date migrazioni dall'insegnamento al sindacato, mai il viceversa; evidentemente la fuga dalla scuola rende anche perché si fa carriera senza colpo ferire, cioè studiare con fatica). Conosco alcune sigle che riporto di seguito: i sindacati scuola con particolare accanimento della CGIL Scuola o FLC; le piccole nicchie di potere di vari santoni della didattica come il CIDI, Proteo, Legambiente Scuola, et similia. Ognuno di questi luoghi, banditori di autonomia, ha molti distaccati, generalmente insegnanti a livelli di molta mediocrità che, rimpinzati di pedagogese, girano l'Italia a fare convegni (a nostre spese ed in Hotel di qualche categoria) che devono propagandare agli insegnanti il verbo dell'autonomia. Io ho la disgrazia di leggere le news periodiche di tali organizzazioni INUTILI e, devo dire che vi sono argomenti ripetuti fino alla noia mostranti che ora e da molti anni (proprio dall'avvento del killer della scuola, Berlinguer) gli aggiornamenti non si fanno più sulle discipline ma sulla metafisica pedagogica, docimologica, sociologica, psicologica cioè neopositivista, e questo perché la disciplina è un dato ritenuto inutile da chi non è mai stato uno studente serio ma è arrivato a quel posto per molti calci ed è poi scappato a fare colui che spiega a chi lavora piuttosto che rischiare i fischi in classe (accetto prove contrarie con tipi di laurea dei distaccati, voti, curriculum ... perché mi sono rotto di sentir dire da queste nullità idiozie su chi lavora o almeno sugli ultimi moicani che continuano nonostante tutto).

        Questi aggiornamenti sono fatti in genere dai dirigenti di tali enti inutili che ci costano montagne di denaro. Ma, a volte, in momenti importanti, arrivano i relatori non plus ultra. Ed ecco che in questi giorni si fanno convegni in cui intervengono le massime personalità in campo politico e didattico. Vi è un riconoscimento (e come potrebbero negare, gli infami ?) del disastro della scuola e lor signori dicono che occorre fare di più e meglio l'autonomia ! E per sostenere la cosa ai loro convegni importanti invitano Berlinguer e De Mauro ! SIC ! Vediamo una esemplificazione di quanto dico con riferimento al CIDI (che mi ha liquidato dal suo giornale, "Insegnare", perché dicevo cose sgradite al protettore dell'ente, tal De Mauro ed eretiche rispetto alla religione dell'autonomia).

       Nei continui convegni che fa il CIDI, l'invitato clou è sempre Berlinguer. Quest'ultimo non si smentisce mai e difende a spada tratta la sua riforma. Nessuno obietta mai ed il banditore dell'autonomia continua a dire cose oscene. Al Convegno CIDI di Milano di meno di un anno fa (maggio 2007) diceva Berlinguer:

Esiste oggi un doppio ambiente di apprendimento, e – soprattutto – che si sono ormai sviluppate enormemente le attività non formalizzate rispetto a quella più propriamente istituzionale. I media, la TV, il cinema, gli amici, la vita sociale, la stessa famiglia (ancorchè in ribasso) hanno oggi un’influenza sui giovani più rilevante rispetto alla scuola. E che cosa fa, come reagisce quest’ultima, di fronte a questo dato; che cosa dicono i luoghi comuni bacchettoni in proposito? La TV è cattiva maestra, l’immagine uccide il libro e quindi la cultura, i calcolatori stritolano le tabelline, gli SMS cancellano la sintassi etc. Facili conclusioni, anche comode. Non si vede in esse uno sforzo, una luce, una curiosità di capire che cosa sta succedendo nel mondo, nella mente dei nostri bambini, nei nuovi assetti cognitivi. Non si può reagire così. Dobbiamo energicamente combattere questa cultura bacchettona, ignorante nei confronti del nuovo.
La nostra scuola, lasciatemi dire (lo so è un po’ forte), è in questo uggiosa e vecchia. Non è educatrice rispetto alle sfide del futuro. Subisce, ignora, rifiuta, disprezza le novità culturali. [...] La scuola è culturalmente autoritaria, anche se ha perso gran parte della sua forza impositiva. E’ più giudicante che docente, perché affida il suo risultato più alle “interrogazioni” e agli esami che al sostegno dell’apprendimento.
Ritornano ancora nostalgie regressive o centralistiche, tentativi di restaurazione più autoritaria, per lo più impotenti a causa del mutato quadro sociale e istituzionale. Ma l’impianto resta dall’alto verso il basso. Laddove – al contrario – l’apprendimento, attività altamente motivazionale, ha bisogno di stimoli, sollecitazioni, per destare curiosità, interessi intellettuali, perfino emozioni. In fondo questo è il vero senso della centralità dello studente e dell’apprendimento. [...] Per questo stesso obiettivo approvammo l’autonomia scolastica. Infatti, se vogliamo equità e qualità bisogna andare avanti risolutamente con l’autonomia. Parlo soprattutto di quell’aspetto dell’autonomia che favorisce l’apprendimento. Autonomia dei curricoli, per lo studente innanzitutto. E cioè flessibilità
curricolare, opposta ai programmi ministeriali, che trasforma la diversità in ricchezza, contro le gerarchie disciplinari, il monolitismo culturale. La sollecitazione, cioè, delle vocazioni da incoraggiare con relativa libertà, tutte dentro la scuola.
Autonomia che ricerchi la capacità di destare emozioni e gratificazioni dovute al proprio successo nello studio; che insegni a mirare al risultato da conseguire con lo studio.
 

        Per parte sua, in un documento del marzo 2008, il CIDI, in vista delle prossime elezioni, si rivolge ai partiti dicendo che, relativamente alla scuola, vi sono tante questioni aperte e tra queste "una compiuta autonomia delle scuole" insieme ad altri ammennicoli inutili della medesima nefasta autonomia. E ciò al fine, sembra una barzelletta, di avviare "un rinnovamento dell’insegnamento delle discipline scolastiche, oggi particolarmente necessario per garantire una scuola di qualità per tutte le ragazze e i ragazzi; un modo per ripristinare quella ‘serietà degli studi’, da più parti invocata, senza con ciò ricadere nella vecchia scuola, nozionistica, autoritaria  e selettiva". E poiché costoro non hanno altro in mente che potenziare ciò che fa stragi di sapere nella scuola, nei loro innumerevoli convegni di cui prima ci raccontano che occorre potenziare l'autonomia, lavorare per i curricula d'istituto, smontare il vecchio, noioso e burocratico centralismo. Il prossimo convegno CIDI (Firenze, metà aprile) prevede, ad esempio, un dibattito sui temi seguenti:

"Autonomia scolastica, curricolo e professionalità docente"
Sofia Toselli Presidente nazionale del Cidi

"Il rinnovamento delle discipline scolastiche aspetto fondamentale di una scuola di qualità per tutti" (tavola rotonda)
- Luigi Berlinguer Presidente Gruppo di lavoro Interministeriale per lo Sviluppo della Cultura Scientifica e Tecnologica
- Mauro Ceruti Presidente Commissione Indicazioni per il curricolo
- Tullio De Mauro Università “La Sapienza” Roma

        Stupefacente ! Se ancora persone che si dicono colte non hanno capito l'origine del male, non c'è speranza. Oppure c'è ma questi ripetitori a pappagallo devono essere messi in condizione di non nuocere. E tra coloro che dibatteranno, oltre al duo dei ministri all'origine del disastro vi è una new entry, il tal Mauro Ceruti che è il factotum ormai della democrazia italiana. Pensate che era colui che faceva la parte del leone nella Commissione dei valori del nascente PD, è colui che ha lavorato al Ministero dell'Istruzione per fare un documento sulle finalità della scuola ... e molte altre cose tra cui l'affermare:

La nostra tradizione ebraico-cristiana ha una sua lettura teologica e antropologica che oggi mi pare molto attuale e feconda, anche se spesso ciò viene negato da certi pensatori laici che continuano a considerare quello biblico come un messaggio secondario, se non addirittura superato

        Ma da dove altro discendono i grandi meriti del personaggio ? Semplice: è un frutto delle scienze dell'educazione (si definisce epistemologo ma davvero la cosa è opinabile), mai abbastanza vituperate, proveniente dall'università di Bergamo, quella di Bertagna, che era uomo della Moratti. Personaggio sublime come cattolico e come estimatore del più grande newagista in circolazione in Italia, quel tal Morin che, in coppia con Bateson, è la nuova frontiera della conservazione e del disimpegno. Oggi, dalle parti nostre, o si leggono (male) i pedagogisti anglosassoni che scrivono sulla sabbia perché le loro scuole sono in macerie. O si aspira ad avere un Morin come musa ispiratrice e ciò corrisponde ad avere un Ivan Illich come consulente scolastico. Questo personaggio, non più di un alchimista, afferma che  occorre smetterla con le spiegazioni razionalizzanti convincendoci che non c'è ordine nella natura, ma caos. Per la musa CIDI e FLC tutto iniziò con una catastrofe iniziale e questo solo fatto scalza dalle fondamenta l'antica visione deterministica del mondo, che era di ghiaccio e non di fuoco. Questa illuminante spiegazione del mondo viene illustrata così:

All'origine generatrice della cosmogenesi si trova il disordine nella sua forma di evento, di rottura - la catastrofe - e nella sua forma energetica - il calore. In seguito i disordini si sono moltiplicati, nel e per mezzo del disordine delle trasformazioni, e le trasformazioni del disordine, nella e per mezzo dell'ineguaglianza dello sviluppo: il disordine  dei disordini è diventato cosmogenico.

        Vere e proprie parole in libertà che, se le dicesse un fisico, sarebbe subito internato in qualche casa di cura per malattie mentali. Ma Morin è un sociologo ed ha ammirevole audience tra i nostri intellettuali e non, tra cui Fioroni. E, poiché le cose stanno così e l'ordine della fisica è un falso:

Occorre cambiare il mondo. L'universo ereditato da Keplero, Galileo, Copernico, Newton, Laplace era un universo freddo, gelato, di sfere celesti, di movimenti perpetui, d'ordine impeccabile, di misura, d'equilibrio. Dobbiamo barattarlo con un universo caldo, composto da una nube ardente, da sfere di fuoco, da movimenti irreversibili, da ordine mischiato al disordine, da spesa, spreco, squilibrio (...). Il nuovo universo non è razionale, ma il vecchio lo era di meno. (...) Come non aver capito che l'ordine puro è la peggiore follia che esista, quella dell'astrazione, e la peggiore morte che esista, quella che non ha mai conosciuto la vita ?

        E della matematica, cosa dice l'illustre sociologo, assunto dal nostro ministero dell'istruzione in mano al cattolico Fioroni?

l'astrazione matematica è una pratica che genera una scissione con il concreto. Il meccanismo del tagliare ed isolare della matematica è tipico delle menti parcellizzate e tecno-burocratizzate che sono cieche e percepiscono le realtà viventi e sociali secondo la concezione meccanicistica/deterministica, valida soltanto per le macchine artificiali.

La razionalizzazione astratta e unidimensionale genera catastrofi umane e naturali. Essa è una forma degenere dell'intelligenza. E' un'intelligenza nello stesso tempo miope, presbite, daltonica, monocola; finisce il più delle volte per essere cieca. Distrugge in embrione tutte le possibilità di comprensione e di riflessione, eliminando così tutte le opportunità di un giudizio correttivo e di una vista a lungo termine (...). Incapace di considerare il contesto ed il complesso planetario. l'intelligenza cieca rende incoscienti ed irresponsabili. E' diventata mortifera. (...) la tecno-scienza è il nucleo ed il motore dell'agonia planetaria.

        Uno così solo da noi, attraverso il solito cavallo di Troia cattolico (Ceruti), solo da noi può pensare di essere un guru salvatore della scuola. Ed anche Ceruti non scherza e non a caso è anche lui alle dipendenze del ministero e dirige il PD:

La metafora del libro [della natura], secondo le intenzioni di Galileo, rimanda a tanti lettori, tanti possibili scienziati, tanti possibili uomini e donne che vogliono conoscere in modo oggettivo la natura, una natura che è scritta però uniformemente, oggettivamente, nello stesso modo per tutti. Forse oggi potremmo sostituire opportunamente l'immagine galileiana del libro con un'immagine evoluta che ci viene proposta dalle nostre tecnologie dell'informazione, magari con un libro interattivo che non è soltanto decifrato, ma che, nel momento in cui è decifrato dalla mente, dall'occhio del lettore, è anche in qualche modo scritto dal lettore. Non è una verità depositata oggettivamente nella natura quella che si rispecchia nella mente del lettore.

        Visto che abilità ? E tutto per non dire che le scienze formalizzate, da epistemologo qual è, non lo interessano. E come potevano interessarlo se il suo maestro è Morin ? E noi vorremmo superare l'handicap in matematica dei nostri studenti con questi maestri che odiano e non conoscono la materia ?

        Ma, come accennavo, i pretoriani dell'autonomia sono diversi e, tra essi spicca la FLC della CGIL. Vediamo in proposito cosa dice questo sindacato

nella proposta programmatica 2008:

    L’obiettivo della scuola di tutti e dell’università di massa può essere raggiunto senza abbassare i livelli di apprendimento che, anzi, devono essere innalzati, visto che le indagini Ocse ci collocano nelle basse posizioni delle graduatorie internazionali degli apprendimenti linguistici e matematici. Lo dimostrano i Paesi europei che ottengono i migliori risultati sia nei livelli di apprendimento sia nella riduzione della dispersione scolastica. Orientare alla qualità il nostro sistema formativo significa puntare sull’autonomia delle istituzioni formative, sul decentramento della programmazione e della gestione, sulla valorizzazione degli operatori per realizzare una nuova capacità di rispondere alla domanda di formazione delle persone, della società e dei territori. Significa assicurare standard elevati di competenza di chi opera nella formazione e nella ricerca, periodicamente misurati ed aggiornati, favorendo l’accesso ai sistemi dei giovani più capaci e meritevoli.

         E cosa chiede Legambiente ai partiti ? In un suo recentissimo documento troviamo:

- non sono necessarie nuove leggi, nuove Indicazioni nazionali, né una nuova riforma del sistema scolastico: occorre attuare pienamente le disposizioni che già esistono, per poi valutarne gli esiti; 

- deve essere completato e concluso il cammino di riconoscimento dell'autonomia agli istituti scolastici, prevedendo anche l'autonomia di gestione finanziaria; 

- è necessario un sistema di valutazione autonomo dall'amministrazione, in grado di leggere luci ed ombre del sistema di istruzione e perciò di orientare le scelte politiche.  

        Per parte sua, Proteo fa cose analoghe organizzando convegni del tipo di quello che farà a maggio ad Orvieto:

Dirigenti Scolastici: "I tempi della scuola nel tempo dell'Autonomia" Convegno a Orvieto 6/7 maggio 2008

        E Proteo, una costola della FLC lavora in piena sintonia con il CIDI, si scambiano gli oratori che compaiono ovunque, sempre uguali con relazioni identiche con una caratteristica comune ai diversi oratori: un pedagogese insopportabile. Leggete ad esempio le liriche parole di Giancarlo Cerini, Ispettore tecnico USR  Emilia Romagna, del CIDI ad un convegno di Proteo:

Il curricolo, in questa accezione, sarebbe un retaggio di impostazio­ni comportamentiste e razionalizzatici dei programmi di studio, con l'accento posto sul raggiungimento delle performances" attese. Di fatto, le Indicazioni nazionali (2004) si presentano come tavole coli lunghi elenchi di obiettivi (specifici) di apprendimento, prescrittivi per tutte le istituzioni scolastiche e quindi finiscono con il veicolare proprio quell’idea tassonornica di competenze che si vorrebbe rimuovere.

       Anche la scansione dei cicli in periodi didattici molto brevi (di uno o due anni) accentua una lettura prestazionistica degli obiettivi, mentre resta in ombra l’identità (o meglio, le diverse identità) dei bam­bini che "abitano" le nostre scuole. Un modello psicologico dal vago sapore stadiale (che riconferma la tradizionale distinzione tra livelli scolastici) contribuisce a rendere più incerto il profilo psicopedagogi­co, mentre manca ogni riferimento alle diversità di genere, di cultura,  di religione, di etnia. Insomma, si tratteggia un fanciullo "angelicato", lontano dai rischi e dai drammi della società contemporanea.

        Bello, eh ? E come potremmo rinunciare a queste cime ? Oppure: come fare per toglierseli di torno e ridare la scuola ai professionisti delle discipline togliendola agli scienziati della formazione ? Ci rendiamo conto o no che, da quando con Berlinguer hanno preso il potere costoro, la scuola è affondata miseramente ? E che costoro non sono in grado di fare nulla per essa perché sono il problema e non la soluzione ?

Insomma non c'è scampo, la scuola è al lumicino e questi insistono con la medicina che l'ha messa in queste condizioni. Non c'è un solo ente, una sola persona che si rende conto di ciò e, sembra di capire, che costoro hanno famiglia e conoscono solo questi argomenti per guadagnarsi il pane ...

Restano, a questo punto, da discutere almeno tre aspetti del problema scuola.

1 - Come continua la politica della scuola dei DS e Margherita con Fioroni;

2 - Come se la passa la scuola con la destra;

3 - Quali sono le proposte politiche della campagna elettorale.

 

1.        Dopo Berlinguer e De Mauro la politica di centrosinistra ci ha offerto al ministero dell'istruzione un quasi teodem, Fioroni.

        Questo signore, che, a detta di Rosy Bindi, è ministro perché ha più tessere, è un personaggio controverso tra chi conosce ciò che ha fatto e chi vive di pregiudizi e mitologie (mi riferisco a Pirani). Fioroni ha portato a termine il compito fondamentale che si era prefisso: dare più e più soldi alle scuole paritarie e, dopo averlo fatto, ha scritto confidenzialmente loro per chiedere se erano soddisfatte. Per il resto, al di là delle promesse, non sue ma dell'Unione, di abrogare la Moratti, ha "usato il cacciavite" aiutato in questa immensa opera da una recidiva dei finanziamenti alle scuole private, l'ex diessina bolognese Bastico. Il ministro Fioroni ha detto all’incontro degli Scolopi di Roma, lo scorso 29 febbraio, che “chiunque vinca [le elezioni] deve completare la realizzazione della parità , che facendo leva sul principio di sussidiarietà valorizzi quello che c’è di buono, da qualunque parte arrivi, all’interno di un quadro di riferimento comune, garantendo alle famiglie la possibilità di essere aiutate nel proprio compito educativo a prescindere dalla propria condizione economica”. Ma già aveva scritto (12 settembre 2007) confidenzialmente alle scuole paritarie (leggi confessionali) per avvertirle che aveva ottenuto molti più soldi per finanziarle: «Colgo l'occasione del nuovo anno scolastico per aggiungere agli auguri, un primo consuntivo degli interventi realizzati nel 2007 per le scuole private. Come sapete  assumendo le funzioni di questo ministero ho dovuto prendere atto di alcune misure restrittive assunte nella finanziaria 2006 nelle scuole non statali e cercare di porvi rimedio». Si riferisce al precedente governo Berlusconi che aveva tagliato alcune regalie. «La legge finanziaria 2007 ha recuperato una prima tranche di 100 milioni di euro», mentre con il consiglio dei ministri del 28 giugno 2007, sono stati aggiunti altri «51.306 milioni di euro in sede di assestamento di bilancio». Riassumendo, 151.306.000 euro reperiti dal centro-sinistra, per far meglio del centro-destra. Il quasi teodem ha introdotto nella finanziaria 2007 uno stanziamento di 100 milioni all’anno in più nei capitoli di spesa relativi alle scuole private ed ha introdotto il principio dei finanziamenti diretti a tutte le scuole paritarie, senza fini di lucro o con fini di lucro (sic!). Il 21 maggio 2007 ha emanato poi il decreto che estende i finanziamenti statali a tutte e scuole paritarie private, dalla scuola materna alle superiori. Tale decreto prevede una cifra per scuola, che arriva a  19.367 per le primarie, e una per classe che arriva a 15.000 euro per le materne. Occorre anche osservare che la cifra per classe prevede che le stesse debbano avere almeno 8 studenti, a differenza della scuola statale nella quale una classe si può costituire con almeno 16 studenti. Non contento dei primi stanziamenti riesce, in fase di assestamento di bilancio, a reperire altri 51 milioni di euro. Non contento ancora ha fatto approvare il 12 ottobre scorso dal Consiglio dei Ministri (a proposito gli altri che ci facevano alla riunione ?) lo schema di regolamento in materia di convenzioni con le scuole primarie paritarie, che prevede finanziamenti aggiuntivi rispetto a quelli previsti dal decreto del 21 maggio in base a parametri quali numero di classi e di ore di sostegno. In pratica tutta l’azione di Fioroni ha come scopo il raggiungimento della parità economica fra le scuole private paritarie e quelle statali, dopo quella giuridica di Berlinguer. E quest'ultima parità è altra calamità, appunto, berlingueriana (il guru degli enti inutili). Se la sono inventata beffando l'articolo 33 della Costituzione(10).

        Cosa ha fatto invece il Fioroni per ciò che riguarda la scuola di Stato ? Il ministro ope tessere ha operato solo dei minimi aggiustamenti per far funzionare la riforma Berlinguer-Moratti. Niente che sia andato ad intaccare la struttura infame di tale scuola. Vi è un pezzo però che ha commosso Pirani e su di esso ha scritto pagine liriche. Riguarda la pretesa serietà che Fioroni avrebbe reintrodotto con i corsi di recupero. Queste sono sciocchezze e Pirani deve informarsi meglio cercando consiglieri non infognati con il PD.

        Nella nostra scuola, quando ancora era viva e vegeta, vi fu un intervento di un primo lanzichenecco che nessuno fermò. Si tratta di un tal D'Onofrio (oggi UDC), ministro (ahimé) della scuola del primo governo Berlusconi. Toglieva gli esami di riparazione, lo sciocchino e tutti erano contenti, financo gli albergatori che finalmente potevano disporre di più giorni per tosare le famiglie. Poi sono seguiti Berlinguer, De Mauro, Moratti, Fioroni e nessuno ha mai ripensato a rimettere lì quel baluardo di serietà ed impegno. Verso l'inizio dell'autunno scorso sembrò che Fioroni volesse riprendere in mano la cosa. Intervenne un tal Calderoli che disse che ci voleva una legge e Fioroni fece una totale marcia indietro. Anzi no, fece molto peggio. Introdusse i corsi di recupero già previsti dalla normativa e già esecutivi dai tempi di Berlinguer in modo molto più stringente in giorni ordinari di lezione. Cosa vuol dire ? La nostra scuola è sempre stata costituita da due parti che si necessitano a vicenda: lezioni la mattina e studio a casa il pomeriggio. Se manca la seconda parte siamo rimasti alla cialtroneria pura. Se i pomeriggi si fanno recuperi di matematica, salta lo studio della storia e dell'italiano, se si fa il recupero di ... salta ... Insomma questi recuperi sono una cosa insensata perché non fanno recuperare nulla, perché si abituano i ragazzi a lasciarsi andare a interventi comunque fatti da altri, perché si fa credere che il corso di recupero è in sé abilitante ad andare avanti (ed in gran parte è così: quale insegnante dello studente, dopo che ha tenuto costui per un mese, poi dice che non ha capito nulla ? in una situazione che vede comunque lo studente avere sempre ragione e l'insegnante essere sempre incapace ?), perché si snatura il rapporto dialettico tra mattina e pomeriggio, perché costa un mare di soldi, perché fa fare un superlavoro agli insegnanti che sono poi pagati a livelli di collaboratrice domestica. Solo i ciechi ed i sordi non si sono accorti delle proteste infinite che sono salite da tutte le scuole anche perché, come al solito, i soldi necessari a pagare comunque miseramente non ci sono. Allora, dottor Pirani, cosa ci dice ? Lo manda a quel paese il suo amico suggeritore ? O per lei qualunque cosa faccia un centrosinistro va bene ? Invece di continuare a cestinarmi le lettere che le invio, mi senta per una volta: questa scuola non è riformabile dalle premesse che ha. Occorre tornare indietro e ripartire da prima degli interventi di Bassanini e Berlinguer, se ne convinca, si faccia informare.

 

2.        La scuola della destra ? Da quando è andato via De Mauro si è continuato sulla strada aperta da Berlinguer. Quell'impianto è stato solo peggiorato con l'intervento fattivo di, ancora!, scienziati dell'educazione del calibro di Bertagna (che però va d'amore e d'accordo con i diessini e convivono tutti, perché tengono famiglia, in una organizzazione monopolistica chiamata Buonsenso per la scuola(11)). Ormai, con Moratti al governo la scuola è diventata terra di conquista dei cummenda ignorantelli del nord. La scuola delle tre i dicevano: inglese, informatica, impresa. Caz ... vorrebbero avere dei Bill Gates ! Mica un prospero. Non torno qui a dire le bestialità che vi sono dietro questi propositi (riproposti ora da Berlusconi), quale cancellazione culturale ed umana vi è. Ma almeno vi fosse un internet creativo .. di quello che costruisce programmi. No, qui si tratta solo di usare excell per lavorare da segretario del cummenda. E l'impresa ? cos'è l'impresa ? Partite doppie, interessi composti, falsificazione di bilanci, ... una ragioneria avanzata, insomma. Ma che siamo impazziti ? Questi sono pericolosi e da tenere alla larga. E, davvero, non vale la pena soffermarsi sulle ipotesi scolastiche (sic!) di questi personaggiucoli. Scrissi delle cose entrando nel merito del progetto Bertagna(12), della altre sui propositi clerico-fascisti di togliere alcuni insegnamenti, come il darwinismo, dai programmi scolastici(13). Ma ora devo dire che non danno neppure argomenti per discutere. Sono analfabeti ma sanno copiare bene da quanto è stato partorito da Berlinguer & Co. Leggiamo cosa diceva Moratti all'associazione TreeLLLe(14) (organizzazione di Confindustria a cui collabora anche De Mauro) il 1° luglio 2004:

La legge n.53/2003 di riforma del sistema scolastico [l'orrenda riforma Moratti, ndr] e i relativi provvedimenti applicativi intendono dare risposte puntuali alle incompiutezze e anomalie cui ho accennato. Tali provvedimenti ribadiscono, infatti, la posizione di centralità delle istituzioni scolastiche nell’ambito del sistema educativo di istruzione e formazione, rimettendo alla capacità organizzativa e didattica il raggiungimento degli obiettivi generali del processo formativo e degli obiettivi specifici di apprendimento, attraverso la personalizzazione dei piani di studio.

Inoltre essi realizzano il passaggio dalla prescrittività dei programmi ministeriali alla consapevole e partecipata adozione di Indicazioni nazionali, i cui caratteri di inderogabilità attengono soltanto alla configurazione degli obiettivi di apprendimento. Le Indicazioni, nell’esaltare il ruolo dell’autonomia, riconoscono ai docenti responsabilità progettuali e di scelte che ne valorizzano il profilo professionale.

Attraverso la previsione di un monte ore annuale di attività didattiche, di quote orarie facoltative e opzionali rimesse alle scelte delle famiglie, di quote orarie regionali, viene di fatto superato il modello unitario e centralistico di tipo tradizionale, modulando i percorsi formativi attraverso una serie di apporti e di collaborazioni che fanno uscire la scuola dalla sua tradizionale autoreferenzialità.

Viene così realizzato un coinvolgimento più diretto e partecipato delle famiglie, delle autonomie locali e delle istanze del territorio.

        Come si può vedere, i piani della destra, forse più di quelli di Berlinguer, rappresentano la completa destrutturazione della scuola. Che serve appunto a renderla inutile per poterla aprire al mercato. Se poi siu chiede cosa vuol dire questa espressione, posso accennare ad alcuni scenari. Il più banale prevede la creazione di scuole a pagamento. Scuole che si qualificherebbero come scuole di prima categoria, rispetto a quelle disastrate pubbliche. Qui si che si potrebbe iniziare sulla strada dei fasti dei colleges anglosassoni. Ma vi è l'altro scenario che può essere anche pensato in simultanea a quello delineato. Si tratta di una scuola pubblica che non ha più mezzi (e mi pare che non siamo lontani). Tale scuola riduce drasticamente il numero degli insegnanti e si serve di film e documentari per fare lezioni a classi plurime messe insieme. E come si pagano questi materiali ? Li forniscono delle TV private in cambio di pubblicità ogni 10 minuti di filmato. I giovani sono un potentissimo mercato in scarpe, abiti, oggetti di elettronica, ... Non invento nulla, la cosa è già in funzione nella scuola pubblica USA (quella dei metal detector): ha iniziato Canal One e poi ha seguito la Coca Cola eccetera (Naomi Klein, in NO LOGO, dedica un capitolo intero a queste iniziative barbare).

 

3.        Con quanto ho detto ho anche illustrato la campagna elettorale della destra sulla scuola, campagna che prevede un'altro punto qualificante: togliere il valore legale al titolo di studio, liberalizzare cioè l'unica cosa che difende i meno abbienti da parte di chi si è battuto per tassisti, notai e quant'altro. E' quella di Berlusconi che tanto manda i figli in scuole private e costosissime (Steiner). Ed anche se alle scuole steineriane si impara poco (servono per un'infanzia felice), che gliene frega ai figli di Berlusconi ?

        Resta da vedere il programma del PD e della Sinistra Arcobaleno (la Destra e l'UDC non sono degni di considerazione alcuna ma non per partito preso ma per inconsistenza totale di ogni cosa che proviene da quelle parti (si ricordi solo il lanzichenecco numero uno, quel D'Onofrio citato).

        Leggiamo invece il programma del PD della scuola. Esso al punto 7 recita: "Portare al diploma il 95% degli studenti, cento campus della scuola dell'obbligo". Questo è tutto ciò che si legge sulla scuola nel programma più cialtronesco e nulladicente del quadro politico (sic!). Dopo l'adesione della CGIL Scuola al PD, c'è molto poco da dire. E c'è poco da sperare per il futuro se il PD si candida a governare il Paese in alternativa al PDL. Non vi sono differenze perché puntare ancora sulla quantità è demenziale. Vi è però un'altra cosa da dire sul PD e la scuola. E' una chicca che dobbiamo a Veltroni in persona (La Stampa, 3 marzo). Egli ha detto: «Com'è possibile che l'unica forma di creatività che si richiede ai ragazzi sia il tema? Possibile che non esistano altre forme con cui possano esprimersi, come un racconto, una foto o un filmato? Se un ragazzo è bravo a scrivere racconti perché questa sua capacità non conta nulla?» ... «La scuola - ha aggiunto Veltroni - deve essere un luogo vivo, dove si possono fare delle esperienze di tipo formativo, sportivo, culturale, associativo». Quante cose sa Veltroni. Davvero si resta allibiti di fronte alla cialtroneria di queste dichiarazioni. Sig Bettini, gli dica di tacere perché il candidato leader, nell'ansia di arrivare alle vette del suo rivale, dice sciocchezze.

        La Sinistra Arcobaleno ha sanissimi principi sulla concezione della scuola in massima parte condivisibili ma soffre di un male molto antico. Poiché non è mai stato il suo terreno privilegiato di azione, chi si dedica a questioni scolastiche ne sa pochino ed è facile vittima dei marpioni che con la scuola ci hanno costruito carriere, come coloro che si muovono nel PD. Ho più volte urtato contro la mancanza di incontro tra le buone intenzioni e l'agire in pratica. Faccio due esempi per farmi capire. Il primo è molto parziale, racconta poco ma è significativo. La persona che si occupa della scuola in Rifondazione è una tal Fraleone. Io lavoravo alle scuole italiane all'estero e, saputo del giro di Fraleone, ho tentato di incontrarla. Ma lo spirito bohemien che aleggiava l'ha portata ad incontrare solo i precari che poi vuol dire solo le persone che facevano riferimento alle associazioni parafasciste che all'estero ruotano intorno ai Comites. Perché non informarsi preventivamente ed andare lì lo stesso ma dicendo cose un poco diverse (ad esempio, in alcune zone del mondo i precari della scuola non sono confrontabili con i precari in Italia. In molti casi si tratta di mogli di personale diplomatico, di industriali, di gente importante che gira intorno alla scuola "per avere una qualche funzione") ? Il secondo episodio è invece di grande importanza perché si ripete molto spesso. Quando si fanno dei convegni sulla scuola occorrerebbe avere un quadro della situazione nazionale e conoscere, almeno, le posizioni in campo. In Italia, per fortuna, vi sono associazioni importanti che chiedono il ripristino dei Programmi Nazionali, vi è chi chiede una scuola che si muova nell'ambito della Costituzione, il gruppo dei 500, ... e molti altri. Si tratta di muoversi coordinando queste iniziative facendo incontrare tali persone in iniziative che liberino i lavoratori della scuola per il tempo necessario ad organizzarsi. Fare invece convegni del tipo fare una messa, in cui vi è un dato officiante e degli interventi su quella piattaforma è dispersivo. Quando poi, e qui sta la cosa grave, l'officiante è Berlinguer, allora vuol dire che non hanno capito un tubo (vedi il Convegno di tre anni fa dei Comunisti italiani). Vorrei infine dire ai verdi che la smettessero di avere a riferimento Legambiente scuola che, come ho più volte detto, è una organizzazione che, facendo ancora riferimento il democristiano Realacci, uomo del Family Day, lavora per la scuola di Berlinguer. Punto e basta.

 

        Siamo a questo punto. Molte cose, tra quelle che ho scritto, sono ripetute perché i problemi, non solo restano gli stessi  (da qui le ripetizioni), ma si aggravano con il passare del tempo con il rischio sempre maggiore del non ritorno. Per parte mia non posso che continuare con appelli accorati a riprendere in mano la scuola come problema principe. Abbandonare ogni velleità di privatizzazione (dequalificazione e messa sul mercato). Puntare invece su di essa per una rinascita del Paese. Non ho strumenti statistici a disposizione per affermare ciò che dirò ma sono convinto che il declino del Paese data dal momento in cui si sono immessi in circuito i frutti della scuola di Berlinguer. Si abbia il coraggio di riconoscere ciò e di puntare su una scuola seria, faticosa ed in grado di preparare cittadini all'altezza del 3° millennio. Concludo con una sola cosa che vado dicendo da 10 anni ormai. Se si vogliono molti più diplomati si può certamente fare mediante il sistema della scuola opzionale da affiancare a quella seria di cui dicevo. Chi vuole sceglie discipline differenti (teatro, musica, danza, chitarra, canto, ginnastica, pallacanestro, ...) da quelle dure e si diplomerà su quelle che saranno regolarmente riportate sul diploma.  Ed ognuno diventerà responsabile di ciò che ha fatto senza caricare scuola e società di responsabilità che sono solo sue e della famiglia. Se si riflette un momento questo è l'uovo di Colombo per sbarazzarsi di infiniti rompiscatole e per dare speranza a chi vuole poter crescere con la scuola. Il discorso, come dissi a persona in grado di riformare, sull'università si poteva risolvere in modo semplice ed a costo zero semplificando il tutto ed uniformandoci al resto dell'Europa. Nel vecchio ordinamento bastava dividere in due momenti il corso di laurea: la fine degli esami produceva un laureato e la tesi produceva il dottore. Si accorciava di almeno un anno il corso di studi e si  manteneva la struttura seria degli studi (senza quell'idiozia anglosassone dei crediti). Ma questo era troppo semplice ...

Roberto Renzetti


NOTE

 

(1) http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-622.htm

(2) http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-88.htm

(3) http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-668.htm http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-423.htm

(4) http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-430.htm

(5) http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-429.htm

(6) http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-164.htm

(7) http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-1492.htm  

(8) Si legga il seguente articolo del 9 aprile 2008 in cui si danno i numeri della gigantesca dispersione scolastica, addirittura 131 mila ragazzi: http://www.repubblica.it/2006/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/dispersione/giallo-scomparsi/giallo-scomparsi.html

(9)    http://flcgil.it/notizie/rassegna_stampa/2006/gennaio/repubblica_matricole_poco_istruite/(layout)/print

(10)  http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-434.htm

(11)  http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-557.htm

(12)  http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-88.htm

(13)  http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-508.htm

(14)  http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-573.htm


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