FISICA/MENTE

 

 

SCUOLA: PALESTRA DI DEMOCRAZIA


di Luca Frangella



In questi giorni nelle scuole e nelle università c'è aria di tempesta. Numerosi i cortei, le manifestazioni, le occupazioni o le cogestioni per fronteggiare la riforma spuria Tremonti-Gelmini; più che una riforma, un pastrocchio di tagli da macellaio disseminati in decreti dell'ultima ora, in commi di leggi e leggine e naturalmente nella finanziaria. Alcuni di questi tagli sono in perfetta continuità con la vecchia riforma Moratti e con la recente gestione Fioroni; altri, quelli più distruttivi, sono frutto della micidiale creatività dell'attuale governo. Mai vista tanta confusione e cattiva informazione, quasi a voler depistare il cittadino e negare uno dei presupposti fondamentali del gioco democratico, la trasparenza.
Questa è la percezione che ha il governo dell'istruzione: pura ragioneria! E i cittadini? La maggioranza sembra infischiarsene allegramente, come del resto di tutto ciò che riguarda la vita democratica del paese! Tale governo, tale popolo!

Eppure per quei pochi che ancora hanno un cervello funzionante, vale la pena ribadire che l'istruzione è una dei fondamenti teorici ed empirici della democrazia. La scuola ha la finalità prioritaria di educare ‘ il cittadino ’ , ovvero una persona raziocinante in grado di comprendere e partecipare creativamente ed attivamente al complesso gioco democratico.

Negli ultimi vent'anni almeno, in Italia si sta favorendo e portando a termine un vero e proprio cambio di paradigma: dall'istruzione pubblica e di qualità per tutti, all'istruzione pubblica dequalificata e povera per la massa, affiancata dall'istruzione privata di qualità per pochi.
Siamo ancora in una fase di transizione in cui si è arrivati a degradare e non poco la scuola pubblica, mentre quella privata, seppure attualmente assestata su livelli inferiori sia in termini numerici che qualitativi, è in costante crescita; essa è infatti sempre più foraggiata da risorse pubbliche, ovvero, ironicamente parlando, dalle tasche di quei pochi cittadini che in Italia non possono esimersi dal pagare le tasse, ovvero i lavoratori salariati! I quali, in un futuro ormai prossimo, continueranno a mandare i propri figli nelle scuole pubbliche non potendosi permettere quelle private più costose e dunque continueranno a lavorare e pagare per un servizio scadente e soprattutto iniquo! Da motore dell’eguaglianza sociale, la scuola si trasforma via via in attore principale della forbice sociale ed economica!

Resta da vedere se una volta giunti a regime, le scuole private potranno sostenersi autonomamente, cosa di cui sono scettico visto che l'Italia, oltre ad avere un debito pubblico enorme e ad essere in seria recessione, non ha alle sue spalle un'economia produttiva, attiva, forte e votata all'innovazione come ad esempio quella statunitense o anglosassone. Questo mi fa anche dubitare sulla presunta futura qualità delle scuole private italiane, che potrebbe essere solo relativa all’oblio a cui è ormai condannata quella pubblica. D'altronde sono sotto gli occhi di tutti la fuga di cervelli all’estero e la crisi del mercato del lavoro, conseguenze di un’economia vetusta e assolutamente non innovativa e di un sistema sociale antiquato e cristallizzato, che, assieme ad un degrado culturale più generale, hanno reso il nostro Paese una repubblica delle banane o se vogliamo il paese dei balocchi di collodiana memoria. Infatti al governo c'è un sedicente Lucignolo che fa battute da scolaretto birichino....

In tutto il mondo l'intrusione degli interessi privati nella gestione dell'istruzione è un fatto inequivocabile e ha cause e ragioni da ricercare nel recente paradigma economico post-muro di Berlino, ovvero quello di un mercato globale che travalica il controllo degli Stati democratici e inaugura una nuova stagione di accumulo del capitale e di speculazioni finanziarie. L'istruzione in questo quadro rappresenta non solo un altro settore imprenditoriale e speculativo, ma soprattutto un prezioso strumento da piegare al verbo della produzione e della fantomatica crescita infinita. Si parla dunque di una scuola che forma il lavoratore e il consumatore e non più il cittadino!
Sia chiaro che qui non si invocano le aleatorie sette sorelle o chissà quale oscura macchinazione occulta. Il paradigma di cui parlo è riportato nero su bianco in tutti i documenti sull’istruzione firmati dalla WTO o dai G8 o dall’Unione Europea. E probabilmente non è stato necessario forzare la mano più di tanto per implementare queste politiche, visto il degrado culturale in cui è via via caduto il mondo consumistico occidentale.

Nel nostro paese una delle forze trainanti del dissesto dell'istruzione è invece il proselitismo confessionale. Me è bene sottolineare che ciò non giova solo alla la Chiesa Cattolica, ma anche a tutto quel guazzabuglio di massonerie e caste affiliate che da decenni inquina la nostra democrazia. Chiaramente avere in mano l'istruzione in un 'paesotto' provinciale come la nostra 'italietta' vuol dire avere in mano il consenso e il potere. A maggior ragione il dubbio sulla presunta futura qualità delle scuole private cresce: è più importante il "controllo" della sostanza!


Vediamo in dettaglio alcuni dati sul sistema di istruzione italiano comparato con quelli degli altri paesi, europei e non, appartenenti all'area OCSE.
Non sfuggirà al lettore più attento che il lavoro di ricerca qui presentato si preoccupa principalmente di inquadrare i sistemi di istruzione in un'ottica di rendimento prettamente economico. Esso è dunque una conferma della deriva dei valori e dei principi alla base della scuola. Non vi è alcuna voce della ricerca che si preoccupi di misurare, ad esempio, il grado di partecipazione democratica o il funzionamento delle istituzioni (giustizia in primis) o il livello di democratizzazione di un paese in relazione alle caratteristiche del sistema d'istruzione. Certamente l'Italia risulterebbe ultima in assoluto.
Ciò nonostante i dati meritano tutta la nostra attenzione, perché sono dati ufficiali e molto dettagliati.

Al link seguente trovate tutto lo studio completo in inglese, il che vuol dire che il 70% degli italiani (e forse sono ottimista...)non saprà mai cosa c'è scritto...
Ma sono convinto che i miei lettori sapranno trarne invece vantaggio.

Education at a Glance 2008

Ora mi soffermerò in particolare su alcuni dati specifici commentandoli opportunamente. I dati sono in formato xls (Excel).

Iniziamo dalla pessima figura che fanno i nostri ragazzi nelle materie scientifiche al termine della scuola dell'obbligo.

Cosa sa di scienze uno studente di 15 anni

Guardate la tabella C_A5.1: siamo sotto la media OCSE e nelle ultime posizioni.
Il deficit di cultura scientifica è molto grave se lo si rapporta all'assenza di innovazione e sviluppo economici; ma il quadro diventa più tragico se lo si accosta all'arretratezza della mentalità e della cultura in generale. Nell'era della società tecnologica, a tre secoli dalla rivoluzione scientifica e a circa uno e mezzo dalla seconda rivoluzione industriale, la nostra cultura continua a mantenersi a debita distanza dall'empirismo, dallo spirito di ricerca e dalla razionalità che caratterizzano la scienza, precludendo quasi del tutto ogni sintomo di modernità e contemporaneità e condannandoci ad uno stallo medievale. Il nostro orologio è almeno 20-30 anni dietro rispetto a quello del mondo globalizzato!

In più la percezione della democrazia e la sua realizzazione pratica sono fortemente compromessi da questo deficit culturale, in quanto la democrazia non è un sistema politico codificato o ideologizzato, ma empirico, che si preoccupa di evitare e prevenire gli errori e gli orrori della storia, che è sempre aperto al cambiamento e alla ricerca, che metabolizza diverse componenti filosofiche e politiche, e che è fondato su un'organizzazione fortemente razionale delle istituzioni oltre che del Diritto.

Il famigerato paradigma della cultura così detta "umanistica" (mai parola fu usata tanto impropriamente), il quale corrompe anche le menti di molti dei nostri più illustri intellettuali, professori e uomini di cultura, che quasi con orgoglio dichiarano pubblicamente di non capire niente di matematica, è testimonianza e causa di una mentalità arretrata, ottusa e votata, volenti o nolenti, all'immobilismo più abietto.
Lo dimostra non solo lo strapotere della Chiesa e dei suoi ipse dixit, ma anche, ad esempio, l'orda di milioni di azzeccagarbugli (solo Roma ne conta più della Francia!) che popola la nostra piccola penisola.

Analizziamo brevemente quanto e come è rappresentata la scienza nelle nostre scuole:
alle scuole elementari una volta c'era il maestro unico, il più delle volte poco avvezzo alla matematica e alle scienze sperimentali; ma erano altri tempi e il rigore che si respirava nelle aule compensava in parte quel deficit.
La più recente didattica a moduli con i tre maestri fornisce certamente maggiori risultati, ma non affatto soddisfacenti se paragonati alle esigenze del moderno mondo tecnologico; il motivo è da cercare nella formazione dei maestri e nell'input pedagogico, ambedue troppo generici ed "umanistici" (nel senso degenere del termine), che pongono sempre e comunque la cultura scientifica e matematica come fanalino di coda.
Alle scuole medie "regna" invece l'insegnante di italiano, storia, geografia ed educazione civica. Un unico insegnante, solitamente laureato in scienze naturali, si occupa di matematica, fisica, chimica e scienze naturali in un pastrocchio di poche ore settimanali. Adesso, in linea con i tagli previsti dalla legge 133, (vedi dopo)si parla addirittura di accorpare in un unica classe di insegnamento le discipline di cui sopra con quella che una volta si chiamava educazione tecnica: un unico insegnante dovrebbe essere esperto di 4 o 5 discipline! Ridicolo!
Stendiamo un velo pietoso sulla scuola superiore: è la scuola del sei politico! Gli studenti vengono promossi anche se non studiano e in particolare anche se non studiano affatto un paio di materie! Secondo voi quali discipline non studiano? Quelle più "difficili", che comportano più applicazione a casa! E quali sono? Lasciamo perdere!
Anche per le scuole superiori si vocifera di un ulteriore accorpamento di classi d'insegnamento, per cui un unico insegnante dovrebbe essere esperto di matematica, matematica applicata(negli istituti commerciali)e, udite udite, fisica! Ridicolo!

E' forse il caso di specificare che quando parlo di cultura scientifica non mi riferisco ad un cumulo di nozioni specifiche da mandare giù a memoria, cosa che potrebbe consentire ai nostri studenti di piazzarsi in posizione meno vergognosa nei test PISA;le nozioni sono un presupposto necessario, ma non sufficiente per creare una cultura ed una forma mentis scientifica. Mi riferisco invece alla riflessione sulle caratteristiche e sul ruolo della scienza nella storia e nella società odierna, allo sguardo critico e profondo che essa consente di porre sul mondo che ci circonda; che è fra l'altro l'unica concreta e sostanziale possibilità di riflettere su noi stessi se non si vuole rischiare di essere dogmatici ed autoreferenziali! Altro che "umanesimo"!


Ci sarebbe molto da dire su questo tema, ma voglio adesso concentrarmi su un altro dato importante.

Osserviamo i dati relativi alla spesa nel settore dell'istruzione.

Spesa per studente

Si guardino in particolare le tabelle C_B1.1, C_B1.2.
L'Italia si piazza a metà classifica e sempre sotto la media OCSE.
Non fatevi ingannare dalla tabella C_B1.4 che è basata sul numero teorico di anni di scuola: non tutti proseguono gli studi dopo la scuola dell'obbligo.

Adesso guardate qui:
Spesa in proporzione al PIL

Osservate le tabelle da C_B2.1 a C_B2.4.
L'Italia si colloca fra gli ultimi paesi OCSE, con una spesa percentuale in relazione al PIL inferiore al 5%. Ma il dato più clamoroso è che mentre tutti gli altri stati in coda alla classifica hanno cercato di aumentare l'investimento nell'istruzione, l'Italia imperterrita ha al contrario diminuito la spesa!
Per chi non lo avesse ancora capito, i dati sono tutti normalizzati in base al potere d'acquisto dei vari paesi, per cui sono assolutamente inequivocabili.

Se volete rendervi conto dell'avanzata degli interessi privati nel settore dell'istruzione in tutti i paesi OCSE, guardate questi dati:

Investimenti pubblici e privati a confronto

Ma i seguenti dati sono molto più interessanti:
Spesa per l'istruzione in rapporto alla spesa pubblica totale

Dalla loro osservazione si scopre che l'Italia ha una spesa pubblica fra le più alte in proporzione al proprio PIL. Attenzione che questo non vuol dire che il nostro stato sociale è , per fare un esempio, superiore a quello della Svizzera, che si colloca a metà classifica. Il PIL della Svizzera è astronomico rispetto al nostro, dunque ha uno stato sociale molto più avanzato nonostante la percentuale di spesa pubblica relativa al PIL sia più bassa di quella dell'Italia.

Ed ecco la rivelazione più clamorosa: l'Italia destina all'istruzione la più piccola percentuale di risorse pubbliche.
Se vogliamo affermare che la spesa pubblica italiana è troppo elevata e poco efficiente, non possiamo però assolutamente affermare che l'istruzione, e dunque la scuola, sia una delle voci più dispendiose; anzi, è vero il contrario: gli altri paesi destinano all'istruzione una quota delle risorse pubbliche di gran lunga maggiore!!!

Questo dato già da solo smentisce la politica di tagli operata dall'attuale governo; se la spesa pubblica va tagliata, non bisogna certo iniziare dalla scuola. Anzi, vista la pessima figura che facciamo rispetto agli altri paesi OCSE, sarebbe il caso di investire maggiormente nell'istruzione!

(continua)

 


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