FISICA/MENTE

 

 

 

L'UNIVERSITA' DOPO L'AVVENTO DEI LANZICHENECCHI

di

ANDU

 Associazione Nazionale Docenti Universitari




DL. FONDAZIONI, IIT, FFO, BLOCCO, SCATTI

Con il Decreto-Legge 112/08 pubblicato sulla G.U. del 25 giugno 2008 (per
il testo v. nota 1) si accelera il 'lavoro' di demolizione dell'Universita'
statale, condotto da decenni da un potente gruppo
accademico-politico-confindustriale, che ha 'utilizzato' tutti i Ministri,
tutti i Governi e tutti i Parlamenti succedutisi.

In tutti questi anni, la devastante attivita' di questa oligarchia e'
stata puntualmente documentata e denunciata dall'ANDU, senza pero' ottenere
un'adeguata reazione da quella parte del mondo universitario che ritiene
fondamentale per il Paese e per la sua stessa democrazia una Universita'
statale, democratica, autonoma, di massa e di qualita'. Per realizzare e
difendere questo tipo di Universita', l'ANDU ha da anni elaborato e
proposto un progetto di radicale riforma dell'Universita', complessiva e
dettagliata (nota 2).

I contenuti del DL non sono nuovi: essi sono stati 'auspicati' e/o
'tentati' e/o 'praticati' nel corso degli ultimi decenni, in maniera
assolutamente trasversale, sulla base di una 'ideologia'
italo-anglo-americana che in realta' aveva e ha come vero obiettivo (gia'
in parte realizzato) quello di dirottare le risorse pubbliche per l'Alta
formazione e la Ricerca verso auto-proclamati centri di eccellenza. Lo
strumento principale per imporre questo progetto e' stato il Ministero
dell'Economia, che ha di fatto avocato a se' poteri propri dei Ministri
formalmente competenti per l'Universita' e la Ricerca. I contenuti degli
articoli del DL (che qui si riportano) riguardanti l'Universita' e la
Ricerca comprovano quello che ormai si configura come un vero e proprio
commissariamento dell'Universita' da parte degli economisti del Ministero
dell'Economia e dei loro 'interlocutori' accademici e imprenditoriali.

= FONDAZIONI (art. 16 del DL, in calce riportato)
La trasformazione delle Universita' statali in Fondazioni, fortemente
'auspicata', in particolare, da Nicola Rossi e Gianni Toniolo (nota 3), e'
anche la risposta all'iniziativa di alcuni Rettori che recentemente,
convintisi di essere a capo di Atenei eccellenti, hanno operato per
interloquire in proprio con il potere politico con l'obiettivo di ottenere
piu' risorse.
Con questo articolo del DL si consente di privatizzare strutture pubbliche
che saranno mantenute con finanziamenti pubblici. Questa scelta e'
demandata ai Senati Accademici, organi i cui componenti sono stati eletti
quando non era stato ancora loro attribuito tale delicatissimo e
importantissimo potere di scelta. Ancora una volta un pasticcio normativo
che non sta in piedi neanche sul piano giuridico-costituzionale, ma che si
basa sulla 'forza' accademico-politico-mediatica gia' dispiegata per
imporre provvedimenti devastanti per l'Universita' statale: autonomia
finanziaria, autonomia statutaria, autonomia concorsuale, autonomia
didattica, riforma del CUN, progressiva decurtazione dei finanziamenti,
continui blocchi del reclutamento e delle carriere, ecc.

= IIT (art. 17 del DL, in calce riportato)
Le Universita', specie quelle statali, - si sa - sprecano le risorse
pubbliche e per questo e' bene tagliare loro i finanziamenti e puntare su
centri di eccellenza da inventare e da finanziare abbondantemente a parte
(IIT di Genova, SUM di Firenze, IMT di Lucca). E all'IIT,  centro che per
eccellenza e' il piu' eccellente, presieduto dal Direttore Generale del
Ministero dell'Economia e delle Finanze, si destinano ulteriori Fondi,
devolvendogli "le dotazioni patrimoniali" della Fondazione IRI, con un
articolo del DL il cui titolo non lascia alcun dubbio sul fatto che l'IIT
sia 'depositario' esclusivo dei "progetti di ricerca di eccellenza". Il
Ministero dell'Economia continua a strangolare finanziariamente
l'Universita' statale e lo stesso Ministero continua a iperfinanziare una
struttura presieduta dal suo Direttore generale!

= FFO e BLOCCO (comma 13 dell'art. 66 del DL, in calce riportato)
Assicurati ulteriori eccellenti finanziamenti per l'eccellentissimo IIT,
alle Universita' si riducono drasticamente i finanziamenti e si contengono
pesantemente il reclutamento e le promozioni. E infatti agli Atenei si
riduce il fondo di finanziamento ordinario, che subisce un taglio di 500
milioni di euro in tre anni, e si limita il turn over prevedendo assunzioni
nel limite del 20% dei pensionamenti per il triennio 2009-2011 e del 50% a
partire dal 2012.

= SCATTI (art. 69 del DL, in calce riportato)
Il precedente Governo ha tentano di mettere le mani sugli scatti biennali
di tutti i docenti universitari, Alla fine si e' contentato di intervenire
solo su alcuni docenti. L'attuale Governo ora interviene sugli scatti di
tutti i docenti con una sorta di "paghi due e prendi tre" (comma 1).
Il 'prelievo' viene incamerato dallo Stato (comma 2).

26 giugno 2008

- Nota 1. Per il testo del Decreto-Legge "Disposizioni urgenti per lo
sviluppo economico, la semplificazione, la competitivita', la
stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria." -
Decreto-Legge 25 giugno 2008, n. 112 (S.O. n. 152 alla G.U. n. 147 del
25.06.2008):
http://www.mef.gov.it/web/apri.asp?idDoc=19254
- Nota 2. Per leggere  le "Proposte dell'ANDU su docenza universitaria e
concorsi e su governo del Sistema nazionale e organizzazione degli Atenei"
v. il documento dell'ANDU del 29.5.08 "Il problema: regole, reclutamento,
precariato":
http://www.bur.it/sezioni/sez_andu.php 04 giugno 2008
oppure
http://unimoreinform.blogspot.com/2008/05/andu-il-problema-regole-reclutamen
to.html
- Nota 3. V. l'intervento di Gianni Toniolo "Universita', la via delle
fondazioni", sul Sole 24-ore del 24.6.08:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2008/06/24MI22060.PDF

==============

= "Art. 16. - Facolta' di trasformazione in fondazioni delle universita'
  1. In attuazione dell'articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle
leggi vigenti e dell'autonomia didattica, scientifica, organizzativa e
finanziaria, le  Universita' pubbliche  possono deliberare la propria
trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di
trasformazione e' adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed
e' approvata con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'universita' e
della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.
La trasformazione opera a decorrere dal 1° gennaio dell'anno successivo a
quello di adozione della delibera.
  2. Le fondazioni universitarie subentrano in tutti i rapporti attivi e
passivi e nella titolarita' del patrimonio dell'Universita'. Al fondo di
dotazione delle fondazioni universitarie e' trasferita, con decreto
dell'Agenzia del demanio, la proprieta' dei beni immobili gia' in uso alle
Universita' trasformate.
  3. Gli atti di trasformazione e di trasferimento degli immobili e tutte
le operazioni ad essi connesse sono esenti da imposte e tasse.
  4. Le fondazioni universitarie sono enti non commerciali e perseguono i
propri scopi secondo le modalita' consentite dalla loro natura giuridica e
operano nel rispetto dei principi di economicita' della  gestione. Non e'
ammessa in ogni caso la distribuzione di utili, in qualsiasi forma.
Eventuali proventi, rendite o altri utili derivanti dallo svolgimento delle
attivita' previste dagli statuti delle fondazioni universitarie sono
destinati interamente al perseguimento degli scopi delle medesime.
  5. I trasferimenti a titolo di contributo o di liberalita' a favore delle
 fondazioni universitarie sono esenti da tasse e imposte indirette e da
diritti dovuti a qualunque altro titolo e sono interamente deducibili dal
reddito del soggetto erogante. Gli onorari notarili relativi agli atti di
donazione a favore delle fondazioni universitarie sono ridotti del 90 per
cento.
  6. Contestualmente alla delibera di trasformazione vengono adottati lo
statuto e i regolamenti di amministrazione e di contabilita' delle
fondazioni universitarie, i quali devono essere approvati con decreto del
Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, di concerto con
il Ministro dell'economia e delle finanze. Lo statuto puo' prevedere
l'ingresso nella fondazione universitaria di nuovi soggetti, pubblici o
privati.
  7. Le  fondazioni universitarie adottano un regolamento di Ateneo per
l'amministrazione, la finanza e la contabilita', anche in deroga alle norme
 dell'ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici, fermo
restando il   rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario.
  8. Le fondazioni universitarie hanno  autonomia gestionale, organizzativa
e  contabile, nel rispetto dei principi stabiliti dalpresente articolo.
  9. La gestione economico-finanziaria delle fondazioni universitarie
assicura  l'equilibrio di bilancio. Il bilancio viene redatto con
periodicita' annuale. Resta  fermo il sistema di finanziamento pubblico; a
tal fine, costituisce elemento di valutazione, a fini perequativi,
l'entita' dei finanziamenti privati di ciascuna fondazione.
  10. La  vigilanza sulle fondazioni universitarie e' esercitata dal
Ministro   dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca di concerto
con il Ministro dell'economia e delle finanze. Nei collegi dei sindaci
delle fondazioni universitarie e' assicurata la presenza dei rappresentanti
delle Amministrazioni vigilanti.
  11. La Corte dei conti esercita il controllo sulle fondazioni
universitarie  secondo le modalita' previste dalla legge 21 marzo 1958, n.
259 e riferisce annualmente al Parlamento.
  12. In caso di gravi violazioni di legge afferenti alla corretta gestione
della  fondazione universitaria da parte degli organi di amministrazione o
di  rappresentanza, il Ministro dell'istruzione, dell'universita' e della
ricerca nomina un Commissario straordinario senza oneri aggiuntivia carico
del Bilancio dello Stato, con il compito di salvaguardare la corretta
gestione dell'ente ed entro sei mesi da tale nomina procede alla nomina dei
nuovi amministratori dell'ente medesimo, secondo quanto previsto dallo
statuto.
  13. Fino alla stipulazione del primo contratto collettivo di lavoro, al
personale amministrativo delle fondazioni universitarie si applica il
trattamento economico e giuridico vigente alla data di entrata in vigore
della presente norma.
  14. Alle fondazioni universitarie continuano ad applicarsi tutte le
disposizioni vigenti per le Universita' statali in quanto compatibili con
il presente articolo e con la natura privatistica delle fondazioni medesime."

= "Art. 17. - Progetti di ricerca di eccellenza
  1. Al  fine di una piu' efficiente allocazione delle risorse pubbliche
volte al  sostegno e all'incentivazione di progetti di ricerca di
eccellenza ed innovativi, ed in considerazione del sostanziale esaurimento
delle finalita' originariamente perseguite, a fronte delle ingenti risorse
pubbliche rese disponibili, a decorrere dal 1° luglio 2008 la Fondazione
IRI e' soppressa.
  2. A decorrere dal 1° luglio 2008, le dotazioni patrimoniali e ogni altro
 rapporto giuridico della Fondazione IRI in essere a tale data, ad
eccezione  di  quanto previsto al comma 3, sono devolute alla Fondazione
Istituto Italiano di Tecnologia.
  3.  Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze e' disposta
l'attribuzione del patrimonio storico e documentale della Fondazione IRI ad
una  societa' totalitariamente controllata dallo Stato che ne curera' la
conservazione. Con il medesimo decreto potra' essere   altresi' disposta la
successione di detta societa' in eventuali rapporti di lavoro in essere con
la Fondazione IRI alla data di decorrenza di cui al comma 1, ovvero altri
rapporti giuridici attivi  o  passivi  che  dovessero risultare
incompatibili con le finalita' o l'organizzazione della Fondazione Istituto
Italiano di Tecnologia.
  4. Le risorse acquisite dalla Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia
ai sensi del precedente comma sono destinate al finanziamento di programmi
per la ricerca applicata finalizzati alla realizzazione, sul territorio
nazionale, di progetti in settori tecnologici altamente strategici e alla
creazione di una rete di infrastrutture di ricerca di alta tecnologia
localizzate presso primari centri di ricerca pubblici e privati.
  5. La Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia provvedera' agli
adempimenti di cui all'articolo 20 delle disposizioni di attuazione del
codice civile."

= Comma 13 dell'art. 66 (Turn over)
  "13.  Le disposizioni di cui al comma 7 (sotto riportato, ndr) trovano
applicazione, per il triennio  2009-2011 fermi restando i limiti di cui
all'articolo 1, comma 105 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, nei
confronti del personale delle  universita'. Nei limiti previsti dal
presente comma e' compreso, per l'anno 2009, anche il personale oggetto di
procedure di stabilizzazione in possesso degli specifici requisiti previsti
dalla normativa vigente. Nei confronti delle universita' per l'anno 2012 si
applica quanto disposto dal comma 9. Le limitazioni di cui al presente
comma non si applicano alle assunzioni di personale appartenente alle
categorie protette. In relazione a quanto previsto dal presente comma,
l'autorizzazione legislativa di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a)
della legge n. 537 del 1993, concernente il fondo per il finanziamento
ordinario delle universita', e' ridotta di 63,5 milioni di euro per l'anno
2009, di 190  milioni di euro per  l'anno  2010, di 316 milioni di euro per
l'anno 2011, di 417 milioni di euro per l'anno 2012 e di 455 milioni di
euro a decorrere dall'anno 2013."
Comma 13 dell'art. 66 (Turn over)
  "7.  Il  comma 102  dell'articolo 3 della legge 24 dicembre 2007, n. 244,
e'  sostituito dal seguente: "Per gli anni 2010 e 2011, le amministrazioni
di cui all'articolo 1, comma 523 della legge 27 dicembre 2006, n. 296,
possono procedere, per ciascun anno, previo effettivo svolgimento delle
procedure di mobilita', ad assunzioni di personale a tempo indeterminato
nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente
ad una spesa pari al 20 per cento di quella relativa al personale cessato
nell'anno precedente. In ogni caso il numero delle unita' di personale da
assumere non puo' eccedere, per ciascun anno, il  20 per cento delle unita'
cessate nell'anno precedente."

= "Art. 69. - Progressione triennale
  1.  A decorrere dal 1° gennaio 2009 la progressione economica degli
stipendi  prevista dagli ordinamenti di appartenenza per le categorie di
personale di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.
165, si sviluppa in classi ed aumenti periodici triennali con effetto sugli
automatismi biennali in corso di maturazione al 1° gennaio 2009 ferme
restando le misure percentuali in vigore.
  2.  In relazione ai risparmi relativi al sistema universitario, valutati
in 40 milioni di euro per l'anno 2009, in 80 milioni di euro per l'anno
2010, in 80 milioni di euro per l'anno 2011, in 120 milioni di euro per
l'anno 2012 e in 160 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013, il
Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, tenuto conto
dell'articolazione del sistema universitario e della distribuzione del
personale interessato, definisce, d'intesa con il Ministero dell'economia e
delle finanze le modalita' di versamento, da parte delle singole
universita' delle relative risorse con imputazione al capo X, capitolo 2368
dello stato di  previsione delle entrate del Bilancio dello Stato,
assicurando le necessarie attivita' di monitoraggio."


Diffondiamo volentieri un documento di Ferdinando di Orio, rettore
dell'Universita' dell'Aquila, sulla possibilita' che si vuole dare agli
Atenei di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato (art. 16 del
recente Decreto-Legge).

Sulle questioni affrontate da di Orio invitamo a leggere il documento
dell'ANDU "Autogoverno o poteri forti" del 5 dicembre 2005. Per leggere
questo documento:
http://www.bur.it/sezioni/andu_archivio_2005.php 05 dicembre 2005

====

LE FONDAZIONI DI TREMONTI:
LA PRIVATIZZAZIONE STRISCIANTE DELL'UNIVERSITA'

Ferdinando di Orio
Rettore dell'Universita' degli Studi dell'Aquila

Non riesco proprio a trovare motivi di entusiasmo nella possibilita' che
l'art. 16 del decreto legge sugli interventi urgenti per l'economia concede
agli Atenei di trasformarsi in fondazioni di diritto privato.
Anzi, per dirla tutta, sono molto preoccupato. Ancora una volta, infatti,
si fa leva strumentalmente su un luogo comune ideologico - la concorrenza
tra Atenei quale fattore di sviluppo - per giustificare una trasformazione
privatistica del sistema universitario, per il momento lasciata alla libera
iniziativa degli Atenei, che coincide di fatto con la liberalizzazione
degli assetti istituzionali dell'Universita' italiana.
In quella che e' stata definita una riforma "soft", nel senso che offre
"un'opportunita' a chi la vorra' cogliere senza caricare di alcun obbligo
tutti gli altri", in realta' si cela il rischio concreto dell'implosione
del sistema universitario in una serie di sottosistemi paralleli, lasciati
a se' stessi in una sorta di darwinismo culturale e finanziario, che e'
illusorio possa riuscire a garantire il pieno svolgimento della mission
pubblica che il dettato costituzionale affida all'Universita'.
La possibilita' di una trasformazione privatistica degli Atenei e' stata
inoltre interpretata come la logica conseguenza della declinazione in
termini operativi delle categorie di autonomia e responsabilita'
istituzionale dell'Universita'. E' questa una posizione pericolosa, che
deriva da una interpretazione non corretta della dimensione istituzionale
dell'autonomia universitaria, che e' innanzitutto autonomia
dell'Universita' e poi e' autonomia delle Universita'.
Proprio l'unitarieta' istituzionale, infatti, garantisce l'autonomia
dell'Universita', nella sua sostanziale indipendenza e autorevolezza nei
confronti dell'esecutivo (di ogni colore politico), delle altre
istituzioni, delle organizzazioni imprenditoriali e sociali, dell'opinione
pubblica, del Paese nella sua globalita'.
E' difficile, se non utopistico, pensare che una serie istituzionalmente
multiforme di Atenei possa riuscire a proporsi come interlocutore forte ed
autonomo nei confronti del mondo della politica - che ha dimostrato in
questi anni di non volere comprendere i problemi dell'Universita' - o di
quello dell'economia - che oggi sembra troppo interessato a marcare
differenze all'interno del sistema universitario, forse per poter gestire
da posizioni di forza rapporti privilegiati ed elettivi sulla base di
esclusivi interessi finanziari.
Non e' un caso, allora, che l'art.16 del decreto legge riprenda
sostanzialmente la posizione di Confindustria, quando chiede di attribuire
alle Universita' poteri decisionali in materia di: assunzione di nuovi
docenti; fissazione delle remunerazioni e determinazione degli obblighi dei
docenti, ricercatori e del personale non docente; curriculum degli studi,
rette di frequenza, dimensionamento e criteri di ammissione degli studenti
a ogni livello.
Anche l'attribuzione dei fondi pubblici alle Universita' in forma
concorrenziale determinerebbe una ulteriore discriminazione tra Atenei, che
gia' oggi presentano situazioni economico-finanziarie molto diversificate,
mettendo a rischio di sopravvivenza soprattutto i piccoli Atenei e quelli
del Mezzogiorno che, al contrario, meriterebbero un piano strategico di
finanziamenti ad essi espressamente dedicati.
Cio' che certifica, a mio avviso,  la qualita' del sistema
formazione/ricerca/sviluppo di un paese non e' la presenza di pochi Atenei
eccellenti, ma piuttosto la sua capacita' "media" di essere competitivo tra
i paesi a sviluppo avanzato.
Se e' vero che i singoli Atenei italiani non sono ai vertici delle
classifiche internazionali, e' anche vero tuttavia che il nostro paese ha
una buona collocazione in Europa e nel mondo come numero delle
pubblicazioni e soprattutto come numero di pubblicazioni per ricercatore.
Sono solo alcune evidenze che dimostrano che la ricerca nel nostro paese,
che si svolge sostanzialmente all'interno delle Universita', e' competitiva
a livello internazionale, soprattutto in considerazione delle poche risorse
investite in generale (il 40% in meno rispetto alla media EU-25 come spesa
in R&D in % del PIL) e in particolare dalle imprese (l'Italia e' al
terz'ultimo posto dei paesi OCSE, con appena il 39.7% di investimento in
R&D finanziato dalle imprese a fronte di una media dell'EU-25 del 54.2%).
Queste evidenze dovrebbero spingere a non rinunciare pregiudizialmente
allo sforzo di tenere tutto il sistema universitario all'interno di
un'unica prospettiva di sviluppo, sottoposta logicamente a chiari e
trasparenti meccanismi valutativi. E' illusorio pensare che, puntando solo
su pochi Atenei di qualita' liberi e liberati da ogni "imposizione
nazionale", si possa davvero superare il vero dramma del nostro paese,
rappresentato dalla differenza crescente tra Nord e Sud. Se si prende,
infatti, un dato di sintesi di vari indicatori dell'innovazione, si
constata una perdita del Sud rispetto al Nord, dal 2003 al 2006, del 30%.
Il vero problema del nostro sistema universitario e' legato, a mio avviso,
alla carenza di risorse finanziarie e di personale. Invece di aumentarle,
il Governo decide di ridurre il fondo di finanziamento ordinario di 500
milioni di euro in tre anni e di consentire per il triennio 2009-2011 la
copertura solo del 20% dei pensionamenti, mentre gli scatti di anzianita'
biennali dei docenti universitari diventeranno triennali dal primo gennaio
2009, pur mantenendo lo stesso importo.


Segnaliamo l'articolo "Piu' tempo sui bandi di prof e ricercatori", sul
Sole 24-ore di sabato 28 giugno 2008 (nota 1).
Nell'articolo si da' notizia del "decreto sull'Universita' approvato
ieri". Nell'articolo si legge che per i concorsi a professore "il termine
per l'indizione dei bandi e' stato spostato al 30 novembre 2008" e che "per
i bandi indetti dopo il 30 giugno 2008, il decreto applica cio' che era
disposto dal comma 2 bis, articolo 1, del decreto legge 7/ 2005, ovvero la
proposta di 'un solo idoneo per ogni posto bandito, individuato nel
candidato piu' meritevole."
Nello stesso articolo si legge che sono stati "sbloccati gli stanziamenti
per l'assunzione di ricercatori nelle universita' e negli enti collegati al
ministero. In complesso si tratta di 40 milioni, gia' previsti dalla
Finanziaria 2007 per l'assunzione straordinaria di ricercatori, che saranno
impiegati per consolidare le posizioni gia' confermate e per cofinanziare
l'inserimento di nuove posizioni nel 2008."

Segnaliamo inoltre la lettera di Giancarlo Schirru "Berlusconi lancia
l'operazione Barbarossa e sull'universita' i ministri ombra tacciono", sul
Riformista del 28 giugno 2008 (nota 2).

Nota 1. Per leggere l'articolo:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/08-06/080628/IJP7E.tif

Nota 2. Per leggere la lettera:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/08-06/080628/IJOQ2.tif
 


da
http://www.unipa.it/cdl/guriall/guri2008/giu08/8dl113.htm


GAZZETTA UFFICIALE SERIE GENERALE N. 151 DEL 30/6/2008


DECRETO-LEGGE 30 giugno 2008, n. 113
Proroga di termini previsti da disposizioni legislative.


Art. 12.
                Reclutamento dei docenti universitari

  1. All'articolo 12, comma 2, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n.
248,  convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n.
31,  le  parole:  "fino  al  31 dicembre  2008"  sono sostitute dalle
seguenti: "fino al 31 dicembre 2009" e le parole: "entro il 30 giugno
2008"  sono  sostituite  dalle seguenti: "entro il 30 novembre 2008".
Resta   fermo  quanto  previsto  dall'articolo 66  del  decreto-legge
25 giugno 2008, n. 112.
  2.  Alle  procedure  indette  dopo  il 30 giugno 2008 si applica il
disposto  dell'articolo 1,  comma 2-bis, del decreto-legge 31 gennaio
2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005,
n. 43.
                              Art. 13.
                      Assunzione di ricercatori

  1.  Per  l'anno  2008  non  si  applicano  le  disposizioni  di cui
all'articolo 1,  commi 648  e  651,  della legge 27 dicembre 2006, n.
296,  e,  al  fine  di  garantire  l'assunzione  di ricercatori nelle
universita'   e   negli   enti   di   ricerca,   le  risorse  di  cui
all'articolo 1,  commi 650 e 652, della medesima legge, limitatamente
allo  stanziamento  previsto per l'anno 2008 e al netto delle risorse
gia'  utilizzate  nell'anno 2007, sono utilizzate per il reclutamento
di  ricercatori  delle universita' ai sensi dell'articolo 1, comma 7,
della legge 4 novembre 2005, n. 230, e per il reclutamento aggiuntivo
di  ricercatori  degli enti di ricerca, con le modalita' previste dal
CCNL  di  comparto  e nei limiti dell'organico vigente presso ciascun
ente, ai sensi dell'articolo 7 del decreto legislativo 5 giugno 1998,
n.  204,  anche in deroga al limite di spesa relativo alle cessazioni
di  cui  all'articolo 1,  comma  643, della medesima legge n. 296 del
2006.
  2.  L'articolo  3,  comma 1, del decreto-legge 7 settembre 2007, n.
147,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 25 ottobre 2007, n.
176, e' abrogato.
                              Art. 14.
Comitato  nazionale  del sistema universitario e Comitato d'indirizzo
                  per la valutazione della ricerca

  1.   Il   Comitato   nazionale   per  la  valutazione  del  sistema
universitario  (CNVSU)  di  cui all'articolo 2 della legge 19 ottobre
1999, n. 370, e' prorogato, nella composizione esistente alla data di
entrata  in  vigore  del  presente  decreto,  fino  al 31 maggio 2009
ovvero,  se ultimate prima della suddetta data, fino al completamento
delle   procedure   occorrenti  a  rendere  effettivamente  operativa
l'Agenzia  nazionale di valutazione del sistema universitario e della
ricerca   (ANVUR),   di   cui   all'articolo 2,  commi  138-141,  del
decreto-legge  3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni,
dalla legge 24 novembre 2006, n. 286.
  2.  Per  le  attivita' di funzionamento del CNVSU e del Comitato di
indirizzo  per la valutazione della ricerca (CIVR) sono utilizzate le
risorse   finanziarie   previste   dall'articolo 2,  comma  142,  del
decreto-legge  3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni,
dalla  legge  24 novembre  2006,  n.  286,  iscritte  nello  stato di
previsione     della    spesa    del    Ministero    dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca.
  3.  Il  Ministro  dell'economia  e  delle finanze e' autorizzato ad
apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.


dal sito http://www.crui.it:

"CONSEGUENZE E PROSPETTIVE DELLA MANOVRA ECONOMICA DEL GOVERNO PER L'UNIVERSITA'
 

Documento della CRUI
approvato all'unanimita' dall'Assemblea straordinaria del 3 luglio 2008

1. La CRUI, viste le misure relative all'Universita' contenute nella
Manovra di finanza pubblica predisposta con il decreto-legge 25 giugno 2008
n. 112 dal Governo, prende atto degli obiettivi ivi enunciati di
contenimento della spesa e di rispetto dei parametri europei, riaffermati
anche nel DPEF per il 2009.
La CRUI ribadisce d'altra parte la propria volonta' di contribuire
attivamente a una riconsiderazione della questione universitaria nel nostro
Paese in una prospettiva di riqualificazione della spesa, di valorizzazione
della qualita' e del merito, di piena attuazione di un sistema di
valutazione a partire dall'esperienza positiva di CNSU e CIVR, di chiara
individuazione degli obiettivi ai quali collegare risorse e investimenti,
di revisione della governance degli Atenei superandone gli aspetti
controproducenti di autoreferenzialita'.
La CRUI non puo' pero' non rilevare con vivo allarme e preoccupazione
l'entita' delle ripercussioni negative che, in assenza di correttivi, le
misure per l'Universita' previste dalla Manovra avrebbero sulla vita
universitaria, compromettendo ogni ipotesi di serio rinnovamento e mettendo
in gravi difficolta' il funzionamento stesso degli Atenei.
Il perno della manovra, per quel che riguarda l'Universita', e' infatti
costituito dalla riduzione progressiva, su un arco quinquennale, del Fondo
di finanziamento ordinario, collegata alla parallela limitazione delle
assunzioni di personale a tempo indeterminato. Queste ultime dovrebbero
essere contenute da parte di ogni Universita' fino al 2012 entro il 20%
delle cessazioni dal servizio: un vincolo che, per come e' stato formulato,
non tiene conto ne' degli impegni legati alla revisione in atto degli
ordinamenti didattici in applicazione del DM 270/2004, ne' dei posti gia'
banditi di professore e ricercatore e dei conseguenti impegni di
assunzione, ne' della diversa distribuzione degli organici presso gli
Atenei, ne' del diverso costo tra le varie fasce, con una conseguente
penalizzazione delle possibilita' di accesso, che andrebbero invece
incentivate, dei giovani ricercatori.
Appare in ogni caso incongruo il diverso trattamento rispetto a quello
previsto per gli enti di ricerca, giustamente esclusi dal blocco del turn
over, quasi che non fossero proprio le Universita' a fornire nel loro
complesso la quota piu' alta e percentualmente di gran lunga maggioritaria
della ricerca pubblica del Paese.
E non si puo' non rilevare come si voglia intervenire anche sulle
condizioni retributive del personale docente, ivi compreso quello alle
prime fasi di carriera, caratterizzate notoriamente da stipendi
particolarmente bassi. Per quel che riguarda il personale tecnico e
amministrativo, la riduzionedel fondo per il finanziamento della
contrattazione integrativa e il drenaggio dei relativi ammontari mette per
altro verso in discussione quote ormai considerate fisse e continuative di
salari gia' percepiti, a loro volta estremamente esigui.

2. La CRUI registra positivamente la posizione espressa dal Ministro
Gelmini, "convinta che, nel corso dell'iter parlamentare di conversione del
decreto legge, possano aprirsi spazi per consentire una piu' ponderata
valutazione delle criticita' emerse e una possibile correzione migliorativa
degli interventi". La CRUI sottolinea in particolare la decisione del
Ministro di allargare la riflessione a tutti gli aspetti correlati in vista
del "superamento di alcune criticita' di sistema", costituendo presso il
Ministero un apposito "Tavolo di consultazione" con CRUI, CUN e CNSU.
La CRUI auspica che nella sede suddetta si trovi modo di intervenire anche
per accelerare l'iter di provvedimenti non piu' procrastinabili, a
cominciare dalla revisione del sistema di reclutamento della docenza,
secondo linee che garantiscano ad un tempo rigore e trasparenza della
valutazione scientifica e semplicita' e linearita' delle procedure,
distinguendo, per queste ultime, tra promozione e reclutamento vero e proprio.
Va peraltro sin d'ora chiarito che senza una riconsiderazione sostanziale
dei contenuti finanziari della Manovra la sua portata (di un miliardo e
mezzo sui cinque anni) risulterebbe dirompente e non sopportabile.

3. Sul piano del contenimento della spesa, le previsioni di riassorbimento
del Governo sono
infatti di passare dai 63,5 milioni nel 2009 ai 455 milioni nel 2013. Ma
l'onerosita' per gli Atenei sarebbe sull'arco temporale in questione ben
maggiore dal momento che - a differenza di quanto accade per le altre
amministrazioni pubbliche coinvolte dal provvedimento, ma coperte, per quel
che riguarda gli aumenti del personale in servizio, dai relativi
stanziamenti statali - nel caso del personale delle Universita' le spese
aggiuntive e obbligatorie per fare fronte agli aumenti automatici di loro
pertinenza ricadono sui bilanci di queste ultime, come la CRUI non ha
mancato di evidenziare in tutti questi anni.
La Legge finanziaria per il 2008 ha bensi' reintrodotto uno stanziamento
specifico finalizzato agli aumenti in questione. Ma di questo non vi e' per
il momento traccia nella presente Manovra. In tal modo gia' nel 2009 il
decremento effettivo rispetto al 2008 supererebbe ampiamente i 63,5 milioni
previsti, mentre il rapporto medio tra spese fisse per il personale e FFO,
attestato per il 2007 a 88,48 salirebbe rapidamente ben oltre il 90%,
arrivando addirittura oltre il 100%.

4. E' evidente come un simile quadro prospettico contraddica e capovolga
radicalmente tutte le ipotesi legate alle conclusioni formulate nello
scorso luglio dalla Commissione per la finanza pubblica operante presso il
MEF e parzialmente trasferite nel cosiddetto Patto per l'Universita' al
quale la CRUI aveva dato la propria adesione. Al di la' dei mezzi
finanziari messi effettivamente a disposizione, sembrava infatti un dato
finalmente acquisito il riconoscimento della condizione di oggettivo
sottofinanziamento del sistema universitario italiano rispetto agli
standard internazionali, una condizione alla quale si contava di fare
fronte con un piano pluriennale di incrementi da sviluppare sull'arco della
legislatura, vincolato alla riqualificazione della spesa e a ben definiti
obiettivi di rilancio, ivi compresi gli investimenti, oggi praticamente
azzerati, in edilizia e infrastrutture.
La Manovra che abbiamo di fronte non solo non fa propria questa linea con
riguardo al
prossimo anno finanziario, ma disegna un percorso pluriennale di segno
diametralmente opposto, di forte decremento del Fondo di finanziamento
ordinario, con conseguenze rovinose per la gestione del sistema e per ogni
prospettiva di sviluppo. E il rilievo vale anche per le Universita' non
statali, oggetto di un pesante taglio lineare dei finanziamenti secondo il
disposto della legge 243/1991.

5. Un primo dato che emerge e', in ogni caso, che, dopo questo pesante
intervento, il FFO ha
cessato di essere il punto di riferimento funzionale rispetto al quale
riferire, come si e' fatto finora la percentuale dei contributi
studenteschi. Il limite in questione non potra' d'ora in avanti essere
riferito, secondo la CRUI, che al complesso delle entrate di ciascun
Ateneo, escluse le partite di giro.
Analogamente, considerare ancora il FFO come unico termine di riferimento
per le spese del personale a tempo indeterminato appare contraddittorio
rispetto ad un disegno che vuole stimolare gli Atenei all'acquisizione di
fondi propri. E anche la configurazione del modello di finanziamento delle
Universita' andra' rivista al piu' presto alla luce della nuova situazione.
Se la prospettiva rimane quella indicata, sara' d'altra parte obbligato per
le Universita' cercare di salvaguardare, per quanto ancora possibile, i
propri bilanci con riguardo sia alle voci in entrata (da aumentare pur in
una congiuntura difficile come l'attuale) sia a quelle di uscita (da
ridurre anche a costo di ulteriori pesanti sacrifici che finora si e'
cercato di evitare). E ne devono essere chiare sin d'ora le ragioni e le
responsabilita'.

6. Il punto d'arrivo - quasi immediato per alcuni Atenei, di poco
posticipato per tutti gli altri - sarebbe in ogni caso inevitabile.
La prospettiva che emerge chiaramente dalla Manovra e' infatti quella di un
sostanziale, progressivo e irreversibile disimpegno dello Stato dalle sue
storiche responsabilita' di finanziatore del sistema universitario
nazionale, con ripercussioni che non potranno peraltro non riguardare anche
gli Atenei non statali. Appare di particolare rilievo la presenza, nel
decreto-legge in discussione, di un articolo che prevede la possibilita'
per le Universita' pubbliche (alle quali devono essere affiancate anche le
Universita' non statali) di trasformarsi in fondazioni di diritto privato,
con l'evidente
significato di prospettare una via alternativa, che non e' peraltro
percorribile, anche se si intendesse farlo, partendo da condizioni di
dissesto e in assenza di altre garanzie.
Non e' comunque ammissibile che mutamenti di tanta portata del modello
istituzionale efunzionale degli Atenei possano essere definiti
frettolosamente e sull'onda di mere considerazioni di spesa, per di piu'
tramite un decreto legge e con i conseguenti vincoli per la discussione
parlamentare, prescindendo da una visione d'insieme delle esigenze
dell'intero sistema, considerato nelle suespecificita'.
Ogni e qualsiasi confronto, al quale la CRUI certamente non si sottrae, e
rispetto al quale ribadisce in ogni caso la propria disponibilita' anche
nelle prospettive indicate dalla Manovra, non puo' comunque prescindere dal
dato di fondo, inequivocabile e evidente. Con i tagli prospettati, gli
Atenei sono messi immediatamente in serissime difficolta' e arriveranno
tutti, molto rapidamente, al dissesto.
E non e' pensabile che si possa affrontare responsabilmente un tema
centrale e di valenza strategica per la vita del Paese come quello di una
eventuale revisione istituzionale e organizzativa del sistema universitario
sotto la minaccia del suo tracollo annunciato e inevitabile.
La CRUI chiede con forza, anche in questa prospettiva, una sostanziale
revisione delle misure per l'Universita' contenute nella Manovra in
discussione e da' mandato alla Presidenza e alla Giunta di operare in tal
senso alla luce degli elementi e delle proposte specifiche emerse nel corso
dell'Assemblea, riservandosi ogni decisione sulle eventuali iniziative da
intraprendere in relazione all'andamento della discussione parlamentare."
 


Segnaliamo l'importante iniziativa del Rettore dell'Universita' di Ferrara
che ci pare cogliere la gravita' della situazione determinatasi con il
decreto-legge recentemente emanato dal Governo (v. documento dell'ANDU, nota).

da http://cnu.cineca.it/nazionale06/rettore_ferrara.doc :

"Cari amici,
ieri la Conferenza dei Rettori in riunione straordinaria ha approvato una
posizione molto chiara e netta sul decreto Tremonti. Questo testo cosi' non
e' accettabile e va profondamente rivisto perche' mina in profondita'
l'autonomia del sistema universitario. Per quanto mi riguarda, fin
dall'inizio ho ritenuto che il segno della nostra universita' debba essere
"pubblico, orgogliosamente pubblico" e non posso accettare quindi che
l'alternativa debba essere o il taglio drammatico delle risorse fino al
rischio di mettere in discussione le nostre scelte didattiche e di ricerca
o la trasformazione in fondazione, di cui ben poco si sa e che
raffigurerebbe un cambiamento strutturale cosi' profondo che non puo'
essere determinato con un decreto avente carattere di urgenza.
Personalmente penso che la via possa e debba essere quella dell'autonomia
responsabile. Un'autonomia cioe' che non risponda agli interessi dei
singoli o dei gruppi ma agli interessi della nostra comunita'. Con il
nostro lavoro siamo diventati uno dei motori della crescita del nostro
territorio e della nostra citta'. Ed in questo contesto dobbiamo
confrontarci, consci delle nostre capacita' e anche dei nostri limiti, con
le norme imposte dal Governo con questo Decreto Legge.
Per discutere questi temi che sono essenziali per il futuro nostro e della
nostra comunita', ho convocato una Assemblea Generale di Ateneo martedì  8
luglio alle ore 12 nell'Aula Magna del Rettorato alla quale siete invitati
a partecipare.
In attesa di potervi incontrare, vi porgo i miei piu' cordiali saluti.

Patrizio Bianchi
Rettore
Ferrara 4 Luglio 2008
 
per discutere, con studenti e personale, della attuale situazione delle
Universita' alla luce del Decreto 25 giugno 2008.

Tutti gli studenti e il personale sono invitati a partecipare."

================

Nota. Sul decreto-legge v. documento dell'ANDU "DL. Fondazioni, IIT, FO,
blocco, scatti" del 26.6.08:
http://www.bur.it/sezioni/sez_andu.php 30 giugno 2008
oppure
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article19541.html
 


Segnaliamo l'Assemblea delle tre Universita' abruzzesi del 18.7 alle 11,
promossa dal Rettore dell'Universita' dell'Aquila, "contro il Decreto Legge
25 giugno n. 112" (v. avviso qui riportato).

Segnaliamo anche l'Assemblea dell'Ateneo di Palermo del 16.7 alle 10,
indetta dal Rettore e dal Senato Accademico, "sui contenuti del Decreto
Legge 112 del 25/06/2008".

Sulla gravita' della situazione determinatasi con il decreto-legge emanato
dal Governo v. anche il documento dell'ANDU (nota).

Riportiamo in calce la parte riguardante l'Universita' dell'intervento del
ministro Gelmini nella seduta della Commissione Cultura della Camera dell'8
luglio 2008.

=======

"LE TRE UNIVERSITA' ABRUZZESI
IN ASSEMBLEA CONTRO
IL DECRETO LEGGE 25 GIUGNO N.112"

Venerdì 18 luglio alle ore 11.00 presso l'aula magna Vincenzo Rivera
dell'Universita' dell'Aquila studenti, personale docente e
tecnico-amministrativo delle tre Universita' abruzzesi si riuniranno in
Assemblea per discutere in merito ai provvedimenti riguardanti
l'Universita' contenuti nel Decreto Legge 25 giugno 2008 n.112.

Interverranno:

prof. Ferdinando di Orio rettore dell'Università dell'Aquila e Presidente
del Comitato di Coordinamento Regionale delle Università Abruzzesi

prof. Franco Cuccurullo rettore dell'Università G. D'Annunzio - Chieti
Pescara

prof. Mauro Mattioli rettore dell'Università di Teramo

Sono stati invitati tutti i parlamentari eletti nella regione Abruzzo e i
rappresentanti delle Organizzazioni sindacali e delle Associazioni di
categoria.

"L'assemblea - spiega il prof. Ferdinando di Orio, promotore
dell'iniziativa - intende entrare nel merito della manovra di fine giugno
del Governo che, per l'Universita' prevede la riduzione del Fondo di
Finanziamento Ordinario e la limitazione delle assunzioni di personale a
tempo indeterminato. Questi provvedimenti, uniti alla discutibile
possibilita' di trasformazione degli Atenei in Fondazioni private,
rischiano di compromettere la sopravvivenza stessa del sistema
universitario nazionale. L'Assemblea del 18 luglio, che per la prima volta
vede riuniti insieme i tre Atenei abruzzesi, rappresenta un importante
segnale di mobilitazione da parte di tutto il mondo universitario abruzzese
in difesa dell'Universita' pubblica"."

=======

Nota. Sul decreto-legge v. documento dell'ANDU "DL. Fondazioni, IIT, FO,
blocco, scatti" del 26.6.08:
http://www.bur.it/sezioni/sez_andu.php 30 giugno 2008
oppure
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article19541.html

==========

Dal resoconto sommario della seduta della Commissione Cultura della Camera
dell'8 luglio 2008:

"Il Ministro Mariastella GELMINI ....
Per quel che riguarda la riforma dell'universita', ricorda che si tratta in
ogni caso non di un obbligo ma di una facolta' riconosciuta alle
universita', una sperimentazione che puo' comunque effettivamente
contribuire ad elevare la qualita' del sistema universitario. E' necessario
confrontarsi con gli operatori del settore, in particolare la CRUI, il CUN
e il CSU, cosa che sta facendo; ma al contempo non bisogna dimenticare, per
le esigenze di corporazione, il mandato ricevuto dai cittadini. Rileva
peraltro che l'indicazione del deputato Bachelet in merito alla
contrattazione collettiva e' sicuramente da prendere in considerazione.
Ricorda pero' che il blocco del turn over e' previsto per tutto il settore
pubblico e non si applica solo alle universita'; sono state sbloccate
invece ingenti risorse per l'assunzione dei ricercatori, oltre a quanto
gia' fatto anche in generale per riavviare la ricerca. In tal senso ricorda
che sono stati sbloccati 40 milioni di euro per la ricerca e 60 milioni
saranno destinati per un bando riservato a ricercatori sotto i quaranta
anni. Aggiunge poi che il Fondo ordinario per il finanziamento delle
universita' non e' stato tagliato, se non negli stessi termini fatti in
passato, rilevando peraltro che costituisce un anomalia il fatto che il 97
per cento delle risorse di tale Fondo sia destinato al personale."


Si riportano i seguenti documenti contro il DL:

1. Mozione del Senato Accademico dell'Universita' di Firenze
2. Mozione del Consiglio della Facolta' di Scienze MMFFNN dell'Universita'
di Torino
3. Mozione del Consiglio della Facolta' di Scienze MFN dell'Universita' di
Siena
4. Documento dell'Assemblea dei docenti dell'Universita' di Sassari

= 1. Mozione del Senato Accademico dell'Universita' di Firenze
 
Il Senato Accademico esprime vivissima preoccupazione nei confronti della
manovra finanziaria varata con il D.L. n.112 del 25 giugno 2008 che,
insieme ad altri recenti provvedimenti governativi, comporta effetti
pesantissimi sul sistema universitario. In particolare la manovra,
riducendo in misura crescente dal 2009 al 2013 il fondo di finanziamento
ordinario delle Universita', prefigura per decreto legge il sostanziale
disimpegno dello Stato dalle sue responsabilita' nei confronti del sistema
universitario nazionale.
Le norme sul drastico congelamento del turn over provocheranno il rapido
impoverimento della didattica, della ricerca e dei servizi amministrativi.
In questo quadro vengono vanificate le azioni e i programmi di
razionalizzazione finanziaria e organizzativa impostate dagli atenei;
inoltre la manovra rende impossibili i processi di ottimizzazione della
offerta didattica in attuazione del D. M. 22 ottobre 2004, n. 270.

Le diffuse condizioni di criticita' finanziaria degli atenei,
drammaticamente aggravate dal decreto, non sembrano poter trovare adeguata
soluzione nella prevista possibilita' di trasformare le Universita' in
fondazioni di diritto privato.
 
E' indispensabile richiamare la sensibilita' del Governo, del Parlamento e
delle Istituzioni regionali e locali sui problemi dell'alta formazione nel
nostro paese e sulle prospettive delle giovani generazioni nel settore
della ricerca scientifica. Il Senato Accademico, nel sollecitare una
sostanziale correzione della manovra, auspica che questa situazione di
emergenza trovi adeguata occasione di riflessione e di proposta nella
riunione congiunta dei Senati Accademici convocata allo scopo dai Rettori
delle Universita' Toscane, lunedì 14 luglio presso l'Aula Magna
dell'Universita' di Firenze.

Firenze, 9 luglio 2008.

--------------------------------------

= 2. Mozione del Consiglio della Facolta' di Scienze MMFFNN
dell'Universita' di Torino

Il Consiglio della Facolta' di Scienze MMFFNN dell'Universita' di Torino,
riunito il 8 luglio 2008, esprime la propria profonda contrarieta' alle
disposizioni riguardanti l'Universita' italiana contenute nel D.L. 112/08.

Il Consiglio di Facolta' ritiene che queste misure, qui sotto dettagliate,
mentre sono presentate come volte ad un recupero di efficienza, in realta'
danneggino irreparabilmente l'Universita' nel suo complesso, compresi i
suoi numerosi punti di eccellenza, riconosciuti a livello internazionale

Il taglio, nel prossimo triennio, di 500 milioni di euro dal fondo di
finanziamento ordinario corrisponde ad ¼ dei fondi effettivamente
disponibili dopo il pagamento degli stipendi. Un taglio di tali
proporzioni, su un fondo già largamente insufficiente, rendera' impossibile
il normale funzionamento della ricerca e della didattica universitaria. Si
noti come tale taglio si sommi al taglio del 40% effettuato
contestualmente sui Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale.
Il passaggio degli scatti stipendiali di anzianità dei docenti da biennali
a triennali ne riduce ulteriormente gli stipendi (gia' di gran lunga i piu'
bassi tra i paesi progrediti), penalizzando in particolar modo i piu'
giovani e i più rapidi a fare carriera: oltre a demoralizzare l'attuale
corpo docente, accentuerà ulteriormente il fenomeno della "fuga dei
cervelli".
La limitazione del turnover al 20% dei pensionamenti azzera le possibilita'
di rinnovamento del corpo docente in una fase storica cruciale; azzera le
legittime speranze di carriera dei giovani ricercatori da poco entrati nel
sistema universitario; azzera le speranze di un'intera generazione di
precari della ricerca, vanificando gran parte del fondamentale lavoro da
essi svolto. Inoltre, associato all'entrata in vigore del D.M. 270/04, il
turnover ridotto comportera' da un lato l'incremento delle ore dedicate dai
docenti alla didattica, con un progressivo soffocamento dell'attivita' di
ricerca, e dall'altro una pesante riduzione dell'offerta formativa
La possibilita' data agli atenei di trasformarsi in fondazioni (con un
semplice voto del senato accademico) e il conseguente trasferimento a
titolo gratuito dell'intero patrimonio degli atenei pubblici in mani
private introduce per decreto la privatizzazione dell'universita'. Cio' avra'
gravi ripercussioni sul trattamento economico e giuridico del personale (a
cominciare dai tecnici-amministrativi) e sulle scelte di indirizzo in
materia di didattica e ricerca. Tutto questo portera', poi inevitabilmente,
a un aumento delle tasse universitarie (le fondazioni private non devono
rispettare il tetto del 20% sul Fondo di Finanziamento Ordinario
dell'Universita').
Queste misure attaccano radicalmente ed in modo del tutto immotivato il
sistema universitario italiano, che pure svolge in media, ricerca di alto
livello internazionale e mostra una capacita' didattica superiore alle
risorse ad essa stanziate. Il personale universitario merita una
remunerazione dignitosa, con la possibilita' di avanzamenti di carriera
tramite un'adeguata valutazione del proprio lavoro e con tempi certi. Un
intervento finalizzato a migliorare l'attuale sistema universitario e'
improrogabile, ma deve necessariamente scaturire da un confronto del
governo con tutte le realta' all'interno dell'universita'.
Al fine di contrastare la conversione in legge del DL 112/08, il Consiglio
di Facolta' ritiene urgente e fondamentale avviare un dibattito negli
organi collegiali dell'Universita', compresi gli studenti, per valutare le
forme di protesta più opportune che potranno esser estese a tutto il
personale. Tra queste occorrera' considerare il rifiuto di svolgere carichi
didattici superiori alle richieste di legge, il blocco degli esami, delle
sessioni di laurea e delle lezioni.
Torino, 8 luglio 2008

--------------------------------------

= 3. Mozione del Consiglio della Facolta' di Scienze MFN dell'Universita'
di Siena

Il Consiglio della Facolta' di Scienze MFN dell'Universita' di Siena nella
seduta del 9 luglio 2008 esprime parere fortemente negativo in merito alle
disposizioni riguardanti il settore istruzione contenute nel D.L. 112/08.

In particolare e' contrario:

- ai  tagli  previsti in crescita per cinque anni, che renderanno
impossibile il normale funzionamento della ricerca e della didattica
universitaria;

-     al passaggio degli scatti stipendiali di anzianita' dei docenti da
biennali a triennali che riduce ulteriormente gli stipendi (gia' di gran
lunga i piu' bassi tra i paesi progrediti);

- alla  limitazione delle assunzioni di personale a tempo indeterminato
al 20% del turn over che danneggera' gravemente la funzionalita'
scientifica  e comportera' una pesante riduzione dell'offerta formativa
degli Atenei;

- alla  possibilita' data agli atenei pubblici di trasformarsi in
fondazioni (con un  semplice voto del senato accademico) che introduce per
decreto la privatizzazione dell'universita'.

La Facolta' entra pertanto in stato di mobilitazione e si riserva di prendere
iniziative concrete, di astensione dall'attivita' didattica, se non verranno
apportate modifiche significative al decreto.

-------------------------

= 4. Documento dell'Assemblea dei docenti dell'Universita' di Sassari

ASSEMBLEA DEI DOCENTI DELL'UNIVERSITA' DI SASSARI - 9 LUGLIO 2008

L'Assemblea dei Docenti dell'Università di Sassari si e' riunita il 9 luglio
2008 presso la Facolta' di Medicina Veterinaria ed ha ampiamente discusso il
DECRETO-LEGGE 25 giugno 2008 , n. 112 recante "Disposizioni urgenti per lo
sviluppo economico, la semplificazione, la competitivita', la stabilizzazione
della finanza pubblica e la perequazione Tributaria". Sono stati messi in
evidenza e discussi molti degli effetti deleteri che alcuni articoli, in
particolare 16, 66, 69 che saranno determinati dalla sua conversione in
legge senza rilevanti modifiche. L'assemblea rileva come l'interazione delle
misure previste dall'art. 16 (Facoltà di trasformazione in fondazioni delle
università), con quelle dell'art. 66 (Turn over), possano assestare un danno
irrimediabile al Sistema Universitario Pubblico. Quanto infine previsto
dall'art. 69, conversione su base triennale degli scatti biennali di
anzianità (che rappresentano il principale processo di perequazione degli
stipendi di una categoria soggetta a norme di legge e percio' non a
contrattazione
collettiva), sovverte la consolidata progressione economica dei docenti
universitari rappresentando una sorta di tassazione "occulta" operata a solo
danno di alcune categorie del pubblico impiego. Quali gli effetti principali
di tali norme:

  a.. Riduzione del turn over ad 1/5 a partire dal prossimo anno: tale
misura di fatto condurrà al blocco pressoché generalizzato di assunzioni e
progressione di carriera
  b.. Contestuale riduzione del FFO. Quasi un miliardo di euro nel periodo
2009-2012
  c.. Riduzione di stipendi, pensioni e TFR per tutti i docenti, in
particolare per i giovani ricercatori che subiranno fin dall'esordio della
propria carriera un provvedimento punitivo
  d.. Cancellazione delle aspirazioni di tanti giovani ricercatori in
formazione e precari che, se vorranno intraprendere una carriera accademica
o di ricerca, si vedranno costretti ad emigrare dilatando a dismisura il
fenomeno della "fuga dei cervelli" che, a chiacchere, tutti dichiarano voler
ridimensionare
  e.. Accelerare e/o determinare cinicamente il dissesto economico e
gestionale degli atenei al fine di indurre la progressiva scomparsa del
sistema pubblico attraverso la privatizzazione delle università più
appetibili ed il fallimento delle altre.
L'assemblea prende atto che forse non tutti i colleghi hanno al momento
compiutamente colto l'ampiezza dell'attacco portato al sistema universitario
pubblico e le drammatiche conseguenze per il nostro ateneo, quello di
Cagliari, le retribuzioni, la carriera, il reclutamento ed il ruolo
dell'universita' pubblica quale motore di promozione culturale e sociale
della popolazione e del territorio della nostra regione. Ritiene opportuno
compiere ogni sforzo per approfondire all'interno dell'ateneo le
problematiche poste dal DL 112 anche attraverso una successiva riunione,
maggiormente partecipata, che analizzi approfonditamente gli effetti
nefasti delle norme citate.

L'Assemblea decide  di:

· Dichiarare lo stato di agitazione dell'ateneo di Sassari

· Chiedere ai Consigli di Facolta' di discutere ed esprimersi sull'argomento

· Chiedere al Magnifico rettore di indire un'assemblea plenaria per
esaminare la portata di questi provvedimenti sull'ateneo e le misure di
contrasto da intraprendere

L'Assemblea considera indispensabile che vengano intraprese dai docenti
azioni di particolare incisività e peso: tra queste la non partecipazione
agli organi accademici e la non assunzione di incarichi di insegnamento che
non siano quelli istituzionali. Si invitano al riguardo soprattutto i
colleghi ricercatori che potranno finalmente dimostrare ai nostri
legislatori quanta parte del carico didattico e di funzionalita' degli atenei
discenda dal loro impegno di docenti. Non si è escluso, per quanto con
doverose riserve ed a fronte di un ulteriore irrigidimento della
controparte, il ricorso ad azioni più eclatanti quali la possibilità del
blocco degli esami di profitto e di laurea. E' intenzione dell'assemblea
procedere sempre più ad un'ampia diffusione delle informazioni tra i
colleghi e ad un loro più vasto coinvolgimento.
 


1. Mozione del Senato Accademico dell'Universita' La Sapienza di Roma
2. Mozione del Senato Accademico dell'Universita' di Udine

======

1. Mozione del Senato Accademico della Sapienza di Roma
approvata l'8 luglio 2008:

"Il Senato accademico della Sapienza, visto il decreto legge 25 giugno
2008 n. 112, rileva che i provvedimenti prospettati per l'Universita'
utilizzano uno strumento - il Decreto Legge - inappropriato rispetto alla
materia trattata, sia per i tempi ristretti di discussione parlamentare,
sia perche', nel merito, trattano argomenti che richiedono decisioni
ponderate per i riflessi a lungo termine sul sistema-Paese, riformando in
profondita' il sistema, con un disegno chiaro, esplicito e coerente, che
valorizzi le risorse intellettuali e che ponga rimedio alle storture che si
sono accumulate nell'ultimo decennio.
Il Senato accademico richiama le finalita' dell'universita' pubblica, la
cui autonomia e' rivolta a promuovere formazione e sviluppo
scientifico-tecnologico in una societa' globalizzata, assicurando didattica
e ricerca qualificate e libere, fondate anche sull'accesso meritocratico
alle funzioni di docenza, con regole che, anche per il ricambio delle
conoscenze nei settori a piu' rapido sviluppo, consentano la valorizzazione
dei giovani ricercatori. Queste finalita' sono largamente sottovalutate se
non contraddette da alcuni articoli, sostanzialmente di tipo finanziario,
ma nondimeno influenti sulla natura del sistema universitario: il risultato
sara' un danno grave per l'avvenire dei giovani e per lo sviluppo del Paese.
Di fronte alla velocita' di avanzamento di talune conoscenze, il ricambio
dei docenti non puo' subire limitazioni cosi' drastiche (art. 66: docenti
sostituiti al 20% sino al 2011), riducendosi di fatto al blocco
dell'ingresso nella docenza e della valorizzazione dei giovani ricercatori,
con i migliori che prenderanno inevitabilmente e definitivamente la via di
situazioni estere nettamente piu' favorevoli, con un danno irreparabile per
il futuro del Paese. E la norma non prevede nemmeno che il residuo 80%
[cosi' come i fondi derivati dall'allungamento a 3 anni degli scatti di
stipendio oggi biennali] sia destinato ad incrementare i fondi di Ateneo
per la ricerca o per l'adeguamento delle infrastrutture a servizio della
ricerca e delle attivita' formative.
Ancora, la possibilita' di trasformazione delle Universita' in Fondazioni
di diritto privato (art. 16) non riguarda solo il patrimonio immobiliare,
ma l'universita' complessivamente considerata, la cui attivita' e' bene che
per il sistema-Paese rimanga pubblica sia nelle finalita', sia
nell'organizzazione e gestione delle risorse umane ed infrastrutturali.
La diminuzione infine del Fondo di Finanziamento Ordinario di 450 milioni
di euro in 4 anni ed il blocco anche del turn-over del personale
tecnico-amministrativo al 20% vanificano gli sforzi delle Universita', che,
come La Sapienza, hanno ricondotto il bilancio in pareggio (consuntivo
2007) e riorganizzato i propri organici in funzione di obiettivi di
qualita' della ricerca, della formazione e dei relativi servizi. Il taglio
del FFO si risolve in una sostanziale riduzione dell'attivita' di ricerca,
anche oltre quanto avvenuto nei difficili anni passati: gli stessi ritardi
nell'assegnazione dei contratti di ricerca nazionali PRIN 2007
costituiscono un segnale grave per i riflessi sulla competitivita' delle
singole Universita' nel contesto internazionale.
Il Senato accademico, in accordo con quanto espresso dalla Mozione della
CRUI del 3 luglio, rileva la contraddizione di questi provvedimenti con gli
indirizzi di politica europea e con la missione pubblica delle Universita'
affermata dalla Dichiarazione di Berlino e fa presente infine che le norme
proposte: - ignorano l'inscindibilita' di ricerca e insegnamento
universitario ed il fatto che sono le universita' pubbliche ad assicurare
la maggior parte della ricerca fondamentale ed applicata del Paese e che
ora sono penalizzate a vantaggio di enti definiti eccellenti, ma ancora
privi di qualificazioni e riconoscimenti internazionali; - compromettono
per carenza di risorse le riforme della didattica avviate, frustrando cosi'
l'impegno di tutto il personale che si sta adoperando per la loro
realizzazione.
Tutto cio' sta innescando legittime proteste e compromettera'
definitivamente la funzionalita' delle Universita' italiane, gia' impegnate
ad attuare a costo zero una profonda riforma dei corsi di studio ed a far
proseguire le attivita' di ricerca.
Esprimendo la piu' ferma protesta, il Senato accademico da' mandato al
Rettore di rappresentare ad ogni livello politico ed istituzionale la
necessita' che, al momento della discussione parlamentare per la
conversione in legge, venga stralciata la parte relativa all'universita',
di modo che sia effettuata una ben piu' approfondita discussione sulle
finalita' dell'Universita' pubblica, con la sostanziale revisione di un
provvedimento che nell'attuale formulazione appare deleterio per il futuro
competitivo del Paese.
In tale prospettiva la Sapienza si rende disponibile ad essere promotrice
di una discussione aperta sui reali problemi del sistema universitario. Nel
contempo indice immediatamente un'assemblea che coinvolga il tutto il
personale e poi una giornata nazionale di protesta, alla quale chiamare
tutte le Universita' italiane, consapevoli che in queste condizioni non
sara' possibile dare inizio al prossimo anno accademico".

===========================

2. Mozione SENATO ACCADEMICO - UNIVERSITA' DI UDINE su D.L. n. 112/2008
approvata il 9 luglio 2008

"Il Senato Accademico dell'Universita' di Udine, in accordo con quanto
espresso dalla Mozione della CRUI del 3 luglio e in linea con quanto
comunicato dai Rettori delle Universita' della Regione Friuli Venezia
Giulia nell'incontro con la stampa del 7 luglio, rileva con profonda
preoccupazione come gli indirizzi contenuti nel Decreto Legge 112/2008
siano decisamente contrari agli indirizzi di politica europea sulla ricerca
e al concetto stesso di missione pubblica delle Universita' affermata dalla
Dichiarazione di Berlino.

In particolare le norme contenute nel Decreto:
¢ riducono drasticamente i trasferimenti statali del Fondo di finanziamento
ordinario alle Universita' secondo una logica di tagli lineari che non
tengono conto delle specificita' dei singoli atenei; le riduzioni del FFO
previste dal 2009 al 2013 ammontano a complessivi 1,443 milioni di euro e
per l'Universita' di Udine si prospetta una riduzione progressiva del FFO
fino a 15 milioni di euro;

¢ le assunzioni del personale sono di fatto bloccate fino al 2011 al 20%
delle cessazioni dell'anno precedente e dal 2012 la percentuale passa al
50%; per l'Universita' di Udine cio' significa poter reclutare 13 unita' di
personale nei prossimi 5 anni a fronte di 57 cessazioni;

¢ prevedono per il sistema universitario nazionale una possibile e
frettolosa privatizzazione attraverso la trasformazione degli atenei in
Fondazioni Universitarie di diritto privato;

¢ vanificano qualsiasi forma di programmazione delle Universita' e
compromettono la compiuta realizzazione delle riforma della didattica
avviata secondo gli indirizzi dello stesso Ministero dell'Istruzione e
dell'Universita'.

La portata delle misure finanziarie contenute nel Decreto avra' affetti
dirompenti sui bilanci delle Universita' gia' strutturalmente sotto
finanziate e giovani come l'Universita' di Udine.

Il Senato Accademico richiama con forza le finalita' dell'universita'
pubblica, la cui autonomia e' rivolta a promuovere la formazione e il
progresso scientifico nella societa', assicurando didattica e ricerca
qualificate e libere, continuamente rinnovate con il ricambio delle
conoscenze soprattutto attraverso l'inserimento dei giovani ricercatori.
Queste finalita' istituzionali vengono largamente disattese dal Decreto che
non riconosce l'importanza della ricerca per lo sviluppo economico e per la
competitivita' del Paese.

Esprimendo la più ferma protesta, il Senato Accademico da' mandato al
Rettore di rappresentare ad ogni livello politico e istituzionale  la
necessita' che venga stralciata la parte relativa all'universita' e sia
contestualmente avviata una ben più approfondita discussione sulle
finalita' dell'Universita' pubblica, con la sostanziale revisione di un
provvedimento che nell'attuale formulazione  e'  deleterio per lo sviluppo
sostenibile dell'intero sistema-Paese.

Come primo atto di responsabilita' istituzionale, il Senato accademico
dell'Universita' di Udine, in vista della riunione gia' programmata per il
14 luglio tra il Rettore e i parlamentari della Regione, decide
all'unanimita' di incontrare assieme al Rettore i parlamentari e propone di
invitare all'incontro il Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia.

Tutto questo per rendere consapevoli le massime istituzioni regionali e
nazionali che in queste condizioni l'Universita' del Friuli, a 30 anni
dalla sua nascita per volonta' della gente friulana, non potra' più
svolgere il proprio ruolo istituzionale di alta formazione e ricerca,
venendo meno anche alla nobile funzione prevista nel proprio Statuto
istitutivo di servizio e sviluppo del territorio."

 


1. Documento approvato il 10 luglio 2008 dal Consiglio della Facolta' di
Scienze della Formazione dell'Universita' di Firenze
2. Mozione approvata il 10 luglio 2008 dal Consiglio della Facolta' di
Ingegneria dell'Universita' di Pisa

============

1. DOCUMENTO VOTATO ALL'UNANIMITA' DAL CONSIGLIO DELLA FACOLTA' DI SCIENZE
DELLA FORMAZIONE DELL'UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI FIRENZE, IN DATA 10 LUGLIO
2008, IN MERITO AL D.L. 25 giugno 2008, n. 112.

Il consiglio prende atto del documento approvato dal Senato accademico il 9
luglio 2008 in merito alla manovra finanziaria varata con il DL 112 del 25
giugno 2008, ultimo di una serie di provvedimenti governativi che investono
anche l'Universita'.

In ordine ai contenuti di tale provvedimento, il consiglio esprime grande
preoccupazione sulle prospettiva e sulla tenuta dell'Universita' in Italia,
che vede fortemente compromesse le proprie caratteristiche di istituzione
pubblica statale, democratica, autonoma e laica dagli effetti di
privatizzazione insiti nella possibile trasformazione in fondazioni e dal
concreto contemporaneo disimpegno dello Stato nel finanziamento ordinario
della formazione superiore. Il provvedimento governativo, per altro assunto
con procedura d'urgenza al di fuori del dibattito parlamentare e della
concertazione interistituzionale, lede l'autonomia del sistema
universitario, compromette l'ordinaria attivita' didattica, riduce
drasticamente lo sviluppo della ricerca, incide in modo disfunzionale sui
servizi amministrativi e di supporto. Il complessivo effetto di questo
inedito ridimensionamento delle risorse comporta implicitamente l'aumento
insostenibile delle tasse per gli studenti e di conseguenza la riduzione
dell'apertura sociale dell'Universita', con ricadute inevitabili
nell'impoverimento culturale generale del paese sul piano dei saperi
scientifici e delle competenze professionali qualificate.

Il consiglio auspica che, a partire dalla riunione congiunta dei Senati
accademici delle Universita' toscane prevista per il 14 luglio 2008, si
attuino una serie di iniziative di mobilitazione in grado di coinvolgere la
societa' civile nel suo complesso, le istituzioni e i soggetti politici
locali, gli studenti, le famiglie, oltre ai dipendenti e alle
organizzazioni sindacali, ai docenti e ai ricercatori di ogni livello.

Il consiglio infine invita ad azioni istituzionali adeguate alla gravita'
della situazione da parte degli altri organi accademici delle Universita'
toscane e italiane, sollecitando tutte le componenti della Facolta' a
partecipare alle iniziative di mobilitazione e di protesta che verranno
intraprese.

==========================

2. Mozione approvata il 10 luglio 2008 dal Consiglio di Facolta' di
Ingegneria dell'Universita' di Pisa

Il Consiglio di Facolta' di Ingegneria dell'Universita' di Pisa, il 10
luglio 2008, ha discusso e approvato la seguente mozione contro il Decreto
Legge 112/08. Come gesto di protesta, docenti, tecnico-amministrativi e
studenti hanno lasciato la seduta impedendo il raggiungimento del numero
legale necessario all'approvazione della programmazione didattica del
prossimo anno accademico.

"Mozione approvata dal Consiglio di Facolta'

Il Consiglio della Facolta' di Ingegneria dell'Universita' di Pisa,
riunito il 10 luglio 2008, esprime la propria profonda contrarieta' alle
disposizioni riguardanti l'Universita' italiana contenute nel D.L. 112/08.

Il Consiglio di Facolta' ritiene che queste misure, qui sotto dettagliate,
mentre sono presentate come volte ad un recupero di efficienza, in realta'
danneggino irreparabilmente l'Università nel suo complesso, compresi i suoi
numerosi punti di eccellenza, riconosciuti a livello internazionale.

" Il taglio, nel prossimo triennio, di 500 milioni di euro dal fondo di
finanziamento ordinario corrisponde a una frazione importante dei fondi
effettivamente disponibili dopo il pagamento degli stipendi. Un taglio di
tali proporzioni, su un fondo già largamente insufficiente, rendera'
impossibile il normale funzionamento della ricerca e della didattica
universitaria. Si noti come tale taglio si sommi al taglio di circa il 40%
effettuato contestualmente sui Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale.
" La limitazione del turnover al 20% dei pensionamenti azzera le
possibilita' di rinnovamento del corpo docente in una fase storica
cruciale; azzera le legittime speranze di carriera dei giovani ricercatori
da poco entrati nel sistema universitario; azzera le speranze di un'intera
generazione di precari della ricerca, vanificando gran parte del
fondamentale lavoro da essi svolto. Inoltre, associato all'entrata in
vigore del D.M. 270/04, il turnover ridotto comportera' da un lato
l'incremento delle ore dedicate dai docenti alla didattica, con un
progressivo soffocamento dell'attivita' di ricerca, e dall'altro una
pesante riduzione dell'offerta formativa
" Il tentativo di portare gli scatti stipendiali di anzianita' di docenti e
ricercatori da biennali a triennali, a quanto pare emendato negli ultimi
giorni, tradisce la percezione, capziosamente distorta, del corpo docente
come di un costo per il paese, invece che una risorsa.
" La possibilita' data agli atenei di trasformarsi in fondazioni (con un
semplice voto del senato accademico) e il conseguente trasferimento a
titolo gratuito dell'intero patrimonio degli atenei pubblici in mani
private introduce per decreto la privatizzazione dell'universita'. Cio'
avra' gravi ripercussioni sul trattamento economico e giuridico del
personale (a cominciare dai tecnici-amministrativi) e sulle scelte di
indirizzo in materia di didattica e ricerca. Tutto questo portera', poi
inevitabilmente, ad un notevole aumento delle tasse universitarie (le
fondazioni private non devono rispettare il tetto del 20% sul Fondo di
Finanziamento Ordinario dell'Universita').
Queste misure attaccano radicalmente ed in modo del tutto immotivato il
sistema universitario italiano, che svolge ricerca di alto livello
internazionale e mostra una capacita' didattica superiore alle risorse ad
esso stanziate. Il personale universitario merita una remunerazione
dignitosa, con la possibilita' di avanzamenti di carriera tramite
un'adeguata valutazione del proprio lavoro e con tempi certi. Un intervento
finalizzato a migliorare l'attuale sistema universitario e' improrogabile,
ma deve necessariamente scaturire da un confronto del governo con tutte le
realta' all'interno dell'universita'.
Al fine di contrastare la conversione in legge del DL 112/08, il Consiglio
di Facolta' ritiene urgente e fondamentale avviare un dibattito negli
organi collegiali dell'Universita', che comprenda gli studenti, per
valutare le forme di protesta piu' opportune che potranno esser estese a
tutto il personale. Tra queste occorrera' considerare il rifiuto di
svolgere carichi didattici superiori alle richieste di legge, il blocco
degli esami, delle sessioni di laurea e delle lezioni.

Pisa, 10 luglio 2008"
 


MICHELE CILIBERTO: "LA LIBERTA' DI INSEGNAMENTO"

Riportiamo in calce il testo dell'intervento di Michele Ciliberto "La fine
dello stupore e la fine dell'Universita'", apparso sull'Unita' del 12
luglio 2008.
Sulla parte dell'intervento di Ciliberto riguardante l'Universita' - in
gran parte condivisibile - vogliamo fare una precisazione e una
sottolineatura.

== La precisazione.
Michele Ciliberto nel suo intervento sostiene che "il mondo universitario
e' rimasto silenzioso e seduto". In realta' da tempo molti Organi
collegiali e la stessa CRUI hanno analizzato e denunciato i gravissimi
contenuti del Decreto-Legge. In questi giorni stanno crescendo le prese di
posizione e le iniziative di protesta in quasi tutti gli Atenei.
Inoltre la maggior parte delle Organizzazioni della docenza ha
tempestivamente e duramente criticato il Decreto-Legge.
In particolare l'ANDU gia' il 26 giugno 2008 ha diffuso un documento la cui
prima parte qui riproponiamo anche per evitare che la protesta, che
certamente crescera' in quantita' e qualita', sia strumentalizzata, come e'
gia' in parte accaduto in occasione della mobilitazione contro la Legge
Moratti.
Del documento dell'ANDU riportiamo anche il commento all'art. 17 del
Decreto-Legge, riguardante l'IIT di Genova, la cui portata e il cui
significato non sembrano siano state ancora sufficientemente 'apprezzati'
nel mondo universitario.
Dal documento dell'ANDU del 26 giugno 2008:
"Con il Decreto-Legge 112/08 pubblicato sulla G.U. del 25 giugno 2008 si
accelera il 'lavoro' di demolizione dell'Universita' statale, condotto da
decenni da un potente gruppo accademico-politico-confindustriale, che ha
'utilizzato' tutti i Ministri, tutti i Governi e tutti i Parlamenti
succedutisi.
In tutti questi anni, la devastante attivita' di questa oligarchia e'
stata puntualmente documentata e denunciata dall'ANDU, senza pero' ottenere
un'adeguata reazione da quella parte del mondo universitario che ritiene
fondamentale per il Paese e per la sua stessa democrazia una Universita'
statale, democratica, autonoma, di massa e di qualita'. Per realizzare e
difendere questo tipo di Universita', l'ANDU ha da anni elaborato e
proposto un progetto di radicale riforma dell'Universita', complessiva e
dettagliata.
I contenuti del DL non sono nuovi: essi sono stati 'auspicati' e/o
'tentati' e/o 'praticati' nel corso degli ultimi decenni, in maniera
assolutamente trasversale, sulla base di una 'ideologia'
italo-anglo-americana che in realta' aveva e ha come vero obiettivo (gia'
in parte realizzato) quello di dirottare le risorse pubbliche per l'Alta
formazione e la Ricerca verso auto-proclamati centri di eccellenza. Lo
strumento principale per imporre questo progetto e' stato il Ministero
dell'Economia, che ha di fatto avocato a se' poteri propri dei Ministri
formalmente competenti per l'Universita' e la Ricerca. I contenuti degli
articoli del DL (che qui si riportano) riguardanti l'Universita' e la
Ricerca comprovano quello che ormai si configura come un vero e proprio
commissariamento dell'Universita' da parte degli economisti del Ministero
dell'Economia e dei loro 'interlocutori' accademici e imprenditoriali. "
"IIT (art. 17 del DL, in calce riportato)
Le Universita', specie quelle statali, - si sa - sprecano le risorse
pubbliche e per questo e' bene tagliare loro i finanziamenti e puntare su
centri di eccellenza da inventare e da finanziare abbondantemente a parte
(IIT di Genova, SUM di Firenze, IMT di Lucca). E all'IIT,  centro che per
eccellenza e' il piu' eccellente, presieduto dal Direttore Generale del
Ministero dell'Economia e delle Finanze, si destinano ulteriori Fondi,
devolvendogli "le dotazioni patrimoniali" della Fondazione IRI, con un
articolo del DL il cui titolo non lascia alcun dubbio sul fatto che l'IIT
sia 'depositario' esclusivo dei "progetti di ricerca di eccellenza". Il
Ministero dell'Economia continua a strangolare finanziariamente
l'Universita' statale e lo stesso Ministero continua a iperfinanziare una
struttura presieduta dal suo Direttore generale!"

== La sottolineatura.
Michele Ciliberto nel suo intervento evidenzia un contenuto del
Decreto-Legge la cui portata devastante per la liberta' di insegnamento non
e' stata finora adeguatamente valutata e denunciata. Ci riferiamo a quanto
previsto dal comma 11 dell'art. 72 del Decreto-Legge:
"Nel caso di compimento dell'anzianita' massima contributiva di 40 anni del
personale dipendente, le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1,
comma 2 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 possono risolvere,
fermo restando quanto previsto dalla disciplina vigente in materia di
decorrenze dei trattamenti pensionistici, il rapporto lavoro con un
preavviso di sei mesi."

13 luglio 2008

=====

Testo dell'intervento di Michele Ciliberto comparso sull'Unita' del 12
luglio 2008:

"La fine dello stupore e la fine dell'Universita'

Se un filosofo dovesse dire quale e' uno dei segni piu' tipici della crisi
che sta attraversando il nostro paese potrebbe dire, a mio giudizio, che e'
la fine dello stupore, della capacita' di sorprendersi, che come e' noto e'
la prima sorgente della filosofia. In Italia, oggi tutto e' ricondotto nei
parametri dell'ordinario, del quotidiano, del feriale: anche le cose piu'
inconcepibili, fino a poco tempo fa, sono digerite, assorbite,
metabolizzate senza alcuna difficolta'. Si e' persa l'abitudine a dire di
no, ad alzarsi in piedi: e di questo e' una paradossale conferma il fatto
che quando si protesta si usano toni esagitati, addirittura volgari,
proprio perche' protestare - dire no - e' diventata un'eccezione, non piu'
la norma di un comune vivere civile. Questo accade anche quando si tratta
delle regole che devono strutturare la vita istituzionale politica e
sociale del paese. E' un altro segno della crisi profonda che attraversa
l'Italia: le regole appaiono una sorta di optional che il potere puo'
trasformare come meglio gli conviene, a seconda della situazione e perfino
dei propri interessi privati. Si tratta di un tratto tipico del dispotismo,
quale e' gia' delineato in pagine straordinarie di Tocqueville nella
Democrazia in America: il dispotismo si esprime attraverso una
prevaricazione dell'esecutivo sugli altri poteri e con un ruolo sempre piu'
ampio assunto dall'amministrazione, che diventa il principale motore
dell'intera vita di un popolo. Le strutture dispotiche, infatti sono
incontrollabili: una volta messe in movimento invadono progressivamente
tutte le sfere della vita sociale ed intellettuale, compresa ovviamente
l'alta cultura e le istituzioni attraverso cui essa si organizza.
E' precisamente quello che e' accaduto in queste ultime settimane con il
decreto del 25 giugno del 2008: "Disposizioni urgenti per lo sviluppo
economico, la semplificazione, la competitivita', la stabilizzazione della
finanza pubblica e la perequazione Tributaria". In esso e' compresa una
serie di disposizioni che muta profondamente l'assetto della Universita'
pubblica italiana accelerandone la crisi e la definitiva decadenza. Si
tratta, dunque, di disposizioni che avrebbero dovuto sollevare, se non uno
scandalo, una discussione assai vivace; mentre invece, a conferma di quanto
sopra dicevo, con poche eccezioni, il mondo dell'Universita' e' rimasto
silenzioso e seduto. Solo in questi ultimi giorni stanno cominciando ad
affiorare prese di posizione piu' nette come quella del rettore
dell'Universita' di Ferrara o del Preside della Facolta' di Scienze
dell'Universita' di Pisa, il quale ha rotto il muro del silenzio scrivendo
una lettera aperta dal titolo: "L'universita' non e' in svendita". Qualche
protesta, in verita' c'era stata gia' prima, ma aveva riguardato il fatto
che il decreto interviene sugli scatti di carriera di tutti i docenti
trasformandoli da biennali in triennali. Il problema e' pero' ben piu'
vasto e riguarda direttamente la costituzione interiore della Universita'
italiana ponendo anche delicati problemi di ordine costituzionale. Mi
limito a segnalare quelli che a mio giudizio sono i punti piu' importanti.
Le Universita' possono costituirsi, su base volontaria, come fondazioni di
diritto privato, si dice nel Decreto, venendo incontro sul piano
legislativo a un'istanza proveniente gia' da molto tempo soprattutto da
settori industriali. Su Il Sole 24 Ore il provvedimento e' stato infatti
presentato da Giovanni Toniolo come "un'ottima notizia, la migliore che
abbia sentito in quarant'anni di vita accademica". Personalmente, non ho
dubbi che sul tema delle fondazioni si debba discutere ed aprire un forte
dibattito, ma sapendo che - se non ben governata - questa e' la via
dell'integrale privatizzazione dell'Universita' italiana, con il rischio
effettivo sia di ledere il principio della liberta' dell'insegnamento sia
di ritrovarsi in una situazione come quella americana nella quale accanto
alle top ten esistono migliaia di universita' di livello inferiore ai
nostri licei.
Ma che l'Universita' pubblica sia al centro di un vero e proprio attacco in
queste disposizioni e' dimostrato anche da altri elementi. E' bloccato il
turn over: si prevedono infatti assunzioni nei limiti del 20% per il
triennio 2009-2011 e del 50% a partire dal 2012. Ne' e' difficile anche in
questo caso immaginare gli effetti di questa disposizione sull'Universita'
in generale, specie su quelle medio - piccole e anche su quelle scuole di
eccellenza che si giovano di un corpo di docenti limitato. Privatizzazione,
da un lato; ricostituzione di una forte dimensione centralistica
,dall'altro: all'Universita' infatti restera' in cassa soltanto il 20%
delle "quote" dei docenti andati in pensione, tutto il resto andra'
all'amministrazione centrale la quale ha gia' tagliato il finanziamento di
Euro 500.000.000 in tre anni.
Privatizzazione, centralizzazione (nonostante tutta la retorica sul
federalismo) e, infine, colpi durissimi al personale docente per il quale
si prevede una sorta di vera e propria rottamazione. La questione dello
stato giuridico dei professori universitari e' annosa; il Ministro Mussi
era intervenuto su questa delicata questione riducendo, e di fatto avviando
alla fine, il fuori ruolo, - decisione che si puo' anche comprendere se si
tiene conto che si tratta di una vecchia disposizione, risalente a
tutt'altra situazione, la quale consentiva ai professori di continuare a
godere del proprio stipendio, pure essendo fuori dai ruoli dell'insegnamento.
Ma queste disposizioni si muovono su ben altro piano colpendo sia la
possibilita' che i professori universitari, come ogni altro dipendente
dello Stato, hanno di poter continuare a lavorare- cioe' insegnare - due
anni dopo l'eta' pensionabile (a insegnare, sottolineo); sia la stessa
possibilita' che possano continuare a restare nei ruoli qualora abbiano
compiuto quaranta anni di insegnamento, qualunque sia la loro eta'
(compresi dunque quelli che sono andati presto in cattedra). Ad essere
sintetici: prima il biennio era una scelta del docente; ora diventa una
concessione dell'amministrazione da cui dipende. Allo stesso modo e'
l'amministrazione che decide se rottamare un professore, oppure tenerlo in
servizio fino al raggiungimento dell'eta' della pensione stabilita della
legge, che il decreto tende invece ,surrettiziamente,ad anticipare anche di
parecchi anni con una chiara lesione dei diritti costituzionali dei
docenti. In entrambi i casi c'e' una totale prevaricazione sulla figura dei
professori da parte dell'amministrazione locale e soprattutto di quella
centrale che diventa il vero arbitro della situazione. Infatti, se anche
l'amministrazione universitaria locale fosse orientata a concedere il
biennio o a rinviare la rottamazione, l'amministrazione centrale potrebbe
costringerla a procedere in questa direzione con ulteriori, drastiche
riduzioni del fondo di finanziamento ordinario.
Non si tratta di questioni sindacali, o di interesse puramente corporativo:
in ballo c'e' ben altro. Se queste disposizioni vanno avanti ne discendera'
un controllo dispotico, e col tempo totale, dell'amministrazione centrale
sulle carriere dei professori universitari e di conseguenza
sull'Universita' italiana. Quella che dovrebbe essere il centro della
liberta' intellettuale e di ricerca del paese, costituzionalmente
garantita, corre dunque il rischio di essere controllata e irreggimentata a
tutto vantaggio delle universita' private che potranno darsi gli statuti
piu' adeguati al loro sviluppo, attraendo tutti i professori che non
vogliono essere sottoposti a forme di controllo centralistico destinate ad
assumere - non e' difficile prevederlo - connotati ideologici e politici
assai precisi. Mentre nelle Universita' pubbliche diventera' fortissima,
temo, una spinta in direzione del conformismo, della passivita',
dell'autocensura dei professori universitari con un colpo assai grave per
quella autonomia e liberta' dell'insegnamento che e' esplicitamente
prevista dall'art. 33 della Costituzione.
In ultima istanza, questo - la liberta' di insegnamento e le forme in cui
essa puo' e deve esplicarsi - e' dunque il vero problema che il Decreto del
25 giugno 2008 pone all'Universita' italiana: che di fronte a tutto questo
-e alla stessa forma del decreto,cosi' impropria per decisioni di tale
rilievo-non si sia ancora accesa una discussione critica e che siano
pochissimi quelli che hanno deciso di alzarsi in piedi puo' certamente
sorprendere; ma sorprende meno se si tiene conto di quello che dicevo
all'inizio: il nostro paese e' pronto a tutto, anche ad inghiottire in
silenzio la fine dell'Universita' pubblica e della liberta' di insegnamento."

 


Da Repubblica di Napoli del 14 luglio 2008:

"La distruzione dell' universita' pubblica"
di FULVIO TESSITORE

Devo iniziare con qualche premessa, onde evitare qualche malevola
valutazione di quanto mi accingo a osservare. Ricordo, quindi, che sono un
vecchio professore, che puo' vantare quasi cinquant' anni di insegnamento
ed e' in procinto di andare in pensione (per di piu' anticipata di un paio
d' anni, grazie a un demagogico provvedimento del ministro Mussi, che puo'
vantarsi di aver aperto la strada a quella che ormai viene comunemente
indicata come l' Universita' di Tremonti). In sostanza non ho interessi
personali da difendere. Posso sbagliare (e spero che qualcuno me lo
dimostri, per restituirmi serenita' e fiducia), ma parlo solo in difesa di
cio' che resta della nostra gloriosa universita' e dei giovani, i quali -
se ne dica quel che si vuole da parte di disinformati o frustrati - hanno
sempre e solo trovato nelle universita' il luogo della loro formazione
culturale e preparazione professionale. Il decreto 112 del 25 giugno
scorso, collegato alla manovra finanziaria, prevede una serie di norme
destinate a cambiare radicalmente, a mio credere a stravolgere
definitivamente il nostro sistema di formazione e istruzione superiore, in
assoluto dispregio della Carta costituzionale.
Secondo una tecnica e una vocazione consolidata delle forze di destra,
anche questo provvedimento (come la immonda legge elettorale che ci
governa) se non incostituzionale, certamente e' anticostituzionale, nel
senso che, forse, non viola il dettato formale della legge costituzionale,
ma certamente ne viola e offende lo spirito costituente. Di che cosa si
tratta? Detto in breve della privatizzazione del sistema universitario. Non
mi fermo su norme che pur metteranno in condizione di non operare le nostre
universita', perche' prevedono (articolo 66) la riduzione in tre anni del
fondo di finanziamento ordinario (Ffo) di 500 milioni; la drastica
limitazione del turnover, in misura pari al 20 per cento del personale
cessato; la trasformazione degli scatti biennali in triennali, ossia della
sola forma di aumento delle retribuzioni, in tal modo ridotte (si badi non
solo bloccate) per circa 500 milioni, destinati a un non meglio precisato
fondo del bilancio statale, da utilizzare, se del caso, per placare i
camionisti e per tenere in vita artificialmente l' Alitalia, dopo averne
impedita la vendita ad Air France (come si vede il mercato e' bello e buono
quando risponde agli interessi di qualcuno, non in tutte le occasioni in
cui puo' agire da riparatore di un disastro finanziario dell' allegra
finanza pubblica); il taglio (articolo 74) delle piante organiche nella
misura del 10 per cento; la rottamazione (si' "rottamazione") dei docenti
anziani, che l' amministrazione, puo', a suo libito, congedare e via di
questo passo. Naturalmente, in controtendenza, l' Istituto italiano di
tecnologia di Genova, costituito nel quinquennio di governo 2001-2006 della
destra, viene impinguato dei fondi e delle dotazioni patrimoniali della
soppressa Fondazione Iri. E sara' bene ricordare che questo istituto - che
avrebbe dovuto costituire il corrispondente italiano del Mit americano,
secondo quanto sostenuto dai soliti corifei provinciali nostrani - per
quanto ben dotato finanziariamente con un milione all' anno, finora non ha
fatto altro che il restauro degli edifici assegnatigli per sede. Lo ripeto,
non voglio fermarmi su questi punti allarmanti. Credo sia oggi
indispensabile fare un altro discorso, molto semplicemente e, se possibile,
pacatamente, non prima di aver detto che non mi curo dell' accusa che
potra' essermi fatta di conservatorismo, di incapacita' di cogliere i
processi di modernizzazione, di incapacita' di capire i processi di
omogeneizzazione del nostro Paese alle grandi democrazie occidentali. E non
mi curo di queste accuse perche' la piu' parte di quelli che possono
pronunciarle e che le hanno pronunciate in passato godono della mia
disistima, siano di destra o di sinistra. Sono dei provinciali alla
rovescia, che parlano senza sapere cio' di cui parlano. E torno a
domandarmi, di che si tratta? Semplicemente di una rozza, ottusa, criminale
rottura della nostra identita' nazionale, che e' fatta di cultura, quella
cultura di cui le universita' e gli enti di ricerca sono stati fino a oggi
gli artefici e i garanti. Quali le conseguenze di queste norme sciagurate e
ipocrite? Semplice, la drastica riduzione del nostro sistema universitario
a 13/14 sedi in grado di trasformarsi in fondazioni di diritto privato,
lasciando tutte le altre a vivacchiare, finche' potranno (ecco l'
ipocrisia), perche' nessuno le obbliga a trasformarsi in fondazioni. Questo
non e' il peggio della situazione, Prescrivere quanto s' e' detto senza
tener conto delle diverse condizioni socio-economiche del Paese significa
provocare una doppia discriminazione. Una discriminazione tra le parti
ricche e quelle povere del Paese. Una discriminazione tra giovani ricchi e
giovani poveri. Le zone ricche potranno garantire le condizioni di vita
delle universita'-fondazione, quelle povere no e si badi che cio' potra'
riguardare anche una universita' antica e gloriosa, come ad esempio la
Federico II. I giovani ricchi potranno accedere alle universita' private,
che potranno garantirsi l' autofinanziamento piu' o meno agevolmente, senza
piu' temere la contestazione giovanili, tanto i contestatori potranno
sempre accedere alle universita' di serie B, dove si paga poco, si studia
meno e peggio, si ha piu' tempo per il tempo libero. E non e' tutto cio' un
profilo esaltante e liberatorio del privato contro l' oppressione
conservatrice del pubblico? Di certo ci penseranno i patrocinatori della
"societa' civile" (che rispetto molto piu' io che loro) a metterlo in
evidenza. Che cosa significa tutto questo, facendo un piccolo passo avanti?
Significa mettere in discussione la identita' statale del nostro Paese,
privata dell' alimento che le viene dalla identita' nazionale, che e' fatto
di cultura. Vuol dire tutto questo che nulla va mutato nel nostro sistema
universitario? e' vero proprio il contrario. Ma riformare, trasformare
radicalmente si puo' a condizione di sapere qual e' il passato da
modificare, qual e' il presente che si vive e il futuro che si deve vivere.
E si tratta di questioni di cultura, non di economia e neppure di politica,
o meglio, di economia e di politica in quanto queste siano non fini a se
stesse ma strumenti di evoluzione e di progresso culturale e civile.
Significa smetterla di crogiolarsi da provinciali con il vezzo di
raccattare le idee che non si hanno, la conoscenza di cui non si dispone da
qui e da li'. Il modello che sta dietro al decreto sullodato, se modello
e', e' una incolta utilizzazione del modello americano, applicato a una
struttura sociale, culturale, economica del tutto diversa da quella
americana (e non dico nulla sul vero e proprio incubo che per le famiglie
americane sono i costi della formazione nelle grandi e vere universita',
che si traducono in debiti, spesso da saldare in anni e anni, se si ha
fortuna professionale). Sono convinto che le nostre universita', i nostri
docenti, i nostri studenti debbono insorgere, si' insorgere e far sentire
la propria voce. e' il momento di azioni drastiche e decise. Perche' la
Conferenza dei rettori non propone alle sedi la chiusura, con il blocco
delle attivita'? Si vedra' allora se le universita' contano qualcosa in
piu' dei camionisti, se un ministro tracotante vale piu' di una intera
classe di scienziati ed educatori, che all' universita' hanno dedicato la
vita. Non c' e' piu' tempo. Bisogna agire."

 


= CONTRO LA DEMOLIZIONE DEL SISTEMA NAZIONALE DELLE UNIVERSITA'

- IL 22 LUGLIO 2008 ASSEMBLEA NAZIONALE A ROMA
- I PROFESSORI E I RICERCATORI ASSUMERANNO SOLO I CARICHI DIDATTICI
ESPRESSAMENTE PREVISTI DALLA LEGGE c


=====

ADI, ADU, ANDU, APU, CISAL-UNIVERSITA', CNRU, CNU,
FEDERAZIONE CISL-UNIVERSITA', FLC-CGIL, RNRP, SUN, UDU, UILPA-URAFAM

I contenuti del Decreto-Legge 112/08:

1. limitazione al 20 % del turn over, per gli anni 2009-2011, del personale
docente e tecnico-amministrativo, dopo due anni di blocco dei concorsi;
2. ulteriori drammatici tagli al Finanziamento pubblico dell'Universita';
3. la prospettiva della privatizzazione degli Atenei attraverso la loro
trasformazione in Fondazioni;
4. taglio delle retribuzioni dei docenti e del personale tecnico e
amministrativo

determineranno la scomparsa in breve tempo dell'Universita' italiana, come
sistema pubblico nazionale, previsto e tutelato dalla Costituzione, il cui
mantenimento deve essere a carico dello Stato e non a carico degli studenti
e delle loro famiglie.
E saranno soprattutto gli studenti ad essere danneggiati perche' non sara'
piu' garantita una offerta formativa di qualita', che puo' essere fornita
solo da Atenei in cui i docenti possano svolgere - inscindibilmente -
ricerca e didattica di alto livello.

Il blocco del turn over, riducendo drasticamente il numero dei docenti in
ruolo,  impedisce il necessario ricambio generazionale, aggravando
ulteriormente il problema del precariato, e non consente il giusto
riconoscimento del merito a quanti operano nell'Universita'.

Il mondo universitario e il Paese non possono accettare che venga
smantellata l'Universita' pubblica, che invece va riformata e rilanciata
nel suo ruolo - riconosciuto a parole da tutti - di promotrice dello
sviluppo culturale ed economico nazionale.

L'Universita' non intende sottrarsi a qualsiasi tipo di valutazione che
porti alla valorizzazione del merito, alla esaltazione dei risultati e
all'ulteriore miglioramento del Sistema.

Per rilanciare il Sistema Universitario Nazionale e' tuttavia
indispensabile prevedere:
- maggiori finanziamenti per l'Alta formazione e la Ricerca pubbliche,
adeguandoli agli standard internazionali, allo scopo di consentire a tutti
i docenti di svolgere adeguatamente le loro attivita' di ricerca e di
insegnamento;
- maggiori risorse per un reale diritto allo studio;
- la riforma dell'Organizzazione del Sistema Universitario Nazionale;
- il superamento dell'inaccettabile fenomeno del precariato, attraverso
procedure di reclutamento che premino il merito;
- la riforma del dottorato di ricerca, quale terzo livello dell'Istruzione
universitaria, qualificandone l'accesso e il percorso formativo;
- la riforma della docenza, distinguendo nettamente il reclutamento
dall'avanzamento di carriera, prevedendo per i neo-assunti una retribuzione
piu' elevata e una reale autonomia scientifica, anche al fine di arginare
la "fuga dei cervelli".

Per impedire la demolizione del Sistema Universitario pubblico e'
proclamato lo stato di agitazione.
In tutti gli Atenei saranno promosse Assemblee Generali per discutere sui
contenuti, il significato e gli effetti dei provvedimenti governativi e
sulle piu' adeguate iniziative di mobilitazione.
Si invitano tutti i professori e i ricercatori a non assumere carichi
didattici non espressamente previsti dalla legge.
Si invitano tutti gli Organi collegiali (Senati Accademici, Consigli di
Amministrazione, Consigli di Facolta', di Corso di Studio e di
Dipartimento) a pronunciarsi sui provvedimenti in corso.

E' indetta per martedì 22 luglio 2008 alle ore 10.30 nell'Aula Magna della
Sapienza di Roma un'Assemblea nazionale aperta a tutte le componenti e a
tutte le rappresentanze universitarie.

Si auspica l'apertura di un confronto di merito su tutte le questioni
universitarie e, in questa direzione, si chiede un incontro con i Ministri
competenti.

10 luglio 2008
 


== Riportiamo il testo delle seguenti mozioni sul DL:
1. Mozione dei Senati Accademici delle Universita' toscane
2. Mozione del Senato Accademico dell'Universita' di Napoli "Federico II"

== Segnaliamo i seguenti interventi sul DL:
- Articolo di Gigi Roggero "Formazione al mercato - Nuove ribellioni fra le
rovine dell'universita'", sul Manifesto del 16 luglio 2008:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2008/07/16SIE3004.PDF
- Articolo di Franco Cardini "Lettera aperta alla Gelmini e a Tremonti",
sul Secolo d'Italia del 16 luglio 2008:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2008/07/16SIO3208.PDF
- Commento di Marco Cavallotti all'intervento di Fulvio Tessitore "La
distruzione dell'universita' pubblica":
http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=22417&I
temid=29

============

- 1. Mozione dei Senati Accademici delle Universita' toscane

Da http://www.unipi.it/ateneo/news/mozione.htm_cvt.htm
"Manovra finanziaria: Mozione dei Senati accademici delle Universita'
toscane, riuniti in seduta congiunta a Firenze
Il 14 luglio 2008 a Firenze si sono riuniti in seduta congiunta presso
l'aula magna dell'Universita' di Firenze i senati accademici degli atenei
toscani, per discutere della manovra finanziaria varata con il D.L. 112 del
25 giugno 2008, e delle misure previste per le Universita'. Al termine
della seduta - presieduta dal rettore dell'Universita' di Pisa Marco
Pasquali, dal rettore dell'ateneo fiorentino Augusto Marinelli e dal
prorettore dell'Universita' di Siena Vittorio Santoro - e' stata approvata
all'unanimita' la seguente mozione:
"Nella piena consapevolezza della grave situazione economica del Paese, e
delle criticita', anche di ordine finanziario, del sistema universitario
italiano, che, peraltro, continua a svolgere egregiamente la sua funzione
istituzionale come dimostrano le recenti valutazioni indipendenti anche di
carattere internazionale, i Senati Accademici delle Universita' toscane
rilevano che gli interventi previsti dalla manovra finanziaria prefigurano
per decreto legge una profonda alterazione dei caratteri e dei connotati
del sistema, nonche' delle capacita' operative delle Universita'.
La riduzione dei trasferimenti statali, e piu' complessivamente delle
risorse disponibili, realisticamente non compensabili con nuove e diverse
entrate, in un quadro, per di piu' di conclamato sottofinanziamento,
provochera' il rapido impoverimento della didattica, della ricerca e dei
servizi amministrativi.
La limitazione improvvisa, indiscriminata e pesante del turn over, tanto
piu' ingiustificabile alla luce della esclusione da tale misura degli Enti
di ricerca, contraddice l'esigenza di un ricambio generazionale della
docenza, e, di piu', comporta la sua decapitazione.
Interventi di tale rilevanza e gravita' sono inaccettabili poiche'
inevitabilmente porterebbero ad una fortissima riduzione dell'offerta
didattica sui tre livelli, fino ad impedire, tra l'altro, l'attivazione del
XXIV ciclo del dottorato di ricerca, e comprometterebbero la competitivita'
nazionale e internazionale nella ricerca degli Atenei.
I Senati Accademici delle Universita' toscane chiedono, pertanto, lo
stralcio dal decreto delle norme che si riferiscono alle Universita', in
vista di una discussione piu' approfondita a livello nazionale delle misure
che si ritengano necessarie ed opportune.
I Senati Accademici si impegnano ad attivare un tavolo di lavoro al fine di
rendere piu' efficiente il sistema universitario toscano e sollecitano una
ampia discussione su questi temi da parte di tutte le componenti
universitarie e dell'opinione pubblica;
auspicano che i problemi evidenziati, e le implicazioni che essi hanno sul
territorio, vengano trattati in una apposita conferenza con il Presidente
della Regione e i Sindaci di Firenze, Pisa e Siena;
invitano la CRUI ad una piu' forte azione nella direzione indicata,
valutando, ove non intervengano le correzioni richieste, l'assunzione di
piu' radicali iniziative"."

============

- 2. Mozione del Senato Accademico dell'Universita' di Napoli "Federico II"

"Il Senato Accademico dell'Universita' di Napoli "Federico II",  riunito il
14-07-08, viste le misure per l'Universita' contenute nel Decreto Legge 112
del 25 giugno 2008 ritiene che, in assenza di sostanziali correttivi, esse
compromettano gravemente i programmi di risanamento finanziario e di
rinnovamento avviati, pregiudicando lo stesso funzionamento ordinario
dell'Ateneo.

Il Senato Accademico ricorda che le Universita' negli ultimi anni sono
state chiamate a profonde innovazioni dell'organizzazione didattica per
adeguarsi agli indirizzi di politica europea. Queste innovazioni,
realizzate a costo zero, hanno avviato un processo di riqualificazione
della didattica con un'attenzione crescente alla qualita' dei servizi
offerti e con l'avvio di procedure di valutazione nazionale.

Il Senato Accademico ricorda le finalita' dell'universita' pubblica, la cui
autonomia e' rivolta a promuovere formazione e sviluppo
scientifico-tecnologico in un quadro di liberta' della didattica e della
ricerca. D'altra parte nell'Universita' risiede la parte essenziale della
ricerca e dell'alta formazione in Italia. E la formazione di giovani
ricercatori con conoscenze adeguate al rapido sviluppo della scienza e
della tecnologia e' elemento centrale per il futuro del paese.

Tutto cio' e' messo in crisi dall'insieme delle misure previste dal D.L.
112. Basta pensare anche al solo taglio progressivo del FFO che arrivera'
in quattro anni a 450 milioni di euro.

In un periodo di rapidi e tumultuosi cambiamenti che hanno mutato ampi
settori delle organizzazioni sociali, le Universita' italiane non conoscono
una legge di riforma organica da oltre 30 anni. Si e' proceduto attraverso
una miriade di interventi limitati, a volte contraddittori. E' necessaria
una riforma con un disegno chiaro e coerente che valorizzi le risorse
intellettuali e che ponga rimedio alle storture che pure si sono accumulate
negli ultimi decenni.

Il DL 112 di fatto ridisegna l'Universita' italiana in maniera impropria.
Nella sostanza perche' parte da esigenze puramente di finanza pubblica
senza dare la prospettiva necessaria alle esigenze di ricerca e di
formazione. Nella forma perche' un decreto legge in questo caso e' uno
strumento inappropriato ad affrontare trasformazioni profonde con riflessi
a lungo termine sul sistema-paese.

Il Senato Accademico ritiene che in questa fase sia fondamentale mantenere
la massima unita' da parte del sistema delle Universita' Italiane. Pertanto
condivide e fa proprio il documento approvato dalla CRUI il 3 luglio 2008.
Da' mandato al Rettore di rappresentare ad ogni livello
politico-istituzionale la necessita' di profonde modifiche del D.l. ovvero
dello stralcio delle normative relative all'Universita' per farne un
disegno di legge che consenta di arrivare in modo meditato e condiviso ad
una riforma profonda del sistema.

Il Senato Accademico invita la comunita' accademica a seguire con massima
attenzione la situazione riservandosi di intraprendere le iniziative
necessarie."
 


== Si ricorda che ADI, ANDU, APU, CISAL-UNIVERSITA', CNRU, FEDERAZIONE
CISL-UNIVERSITA', FLC-CGIL, RNRP, SUN, UDU, UILPA-URAFAM
hanno indetto per Martedì 22 luglio 2008 alle ore 10.30 alla Sapienza di
Roma un'ASSEMBLEA NAZIONALE aperta a tutte le componenti e a tutte le
rappresentanze universitarie.

== Si riportano i testi dei seguenti documenti:
1. Mozione dell'Assemblea di Ateneo di Palermo del 16/07/2008
2. Mozione del Senato Accademico dell'Universita' di Trieste del 15 luglio
2008
3. Documento del Senato Accademico sul Decreto Legge n. 112 del 25 giugno 2008

======

= 1. Mozione dell'Assemblea di Ateneo di Palermo del 16/07/2008

"L'Assemblea dell'Ateneo di Palermo, indetta dal Rettore e dal Senato
Accademico e riunitasi presso la Facolta' di Ingegneria per discutere i
contenuti del DL  n. 112, esprime unanime e forte preoccupazione per le
gravissime conseguenze, immediate e future, che il provvedimento comporta.
Il taglio del FFO, che prevede nei prossimi cinque anni decurtazioni da
63,5 milioni nel 2009 fino ai 455 milioni nel 2013, insieme alla
limitazione del turnover al 20% (art. 66) dei pensionamenti, dopo due anni
di blocco dei concorsi, impediscono il rinnovamento del corpo docente in
corrispondenza dell'imminente, ­ peraltro gia' ampiamente previsto, ampio
pensionamento del personale docente di ruolo ed azzerano le legittime
aspettative di carriera dei giovani docenti e le speranze di un'intera
generazione di precari.
Inoltre, il passaggio degli scatti stipendiali di anzianita' del personale
docente da biennali a triennali (art. 69), penalizza retribuzioni gia'
ampiamente al di sotto della media europea.
La possibilita' che gli atenei si trasformino in fondazioni (art. 16) con il
conseguente trasferimento del patrimonio degli atenei pubblici in mani
private, insieme al trasferimento di fondi e all'attribuzione di progetti
di ricerca d'eccellenza all'IIT (art. 17), introducono per decreto la
privatizzazione dell'Universita' e mettono il sistema universitario, ad oggi
incontestabilmente primo protagonista della ricerca di qualità del Paese,
atenei in posizione secondaria per quanto riguarda gli investimenti per la
ricerca
I rischi sono molti ed evidenti:
- la portata delle misure finanziarie contenute nel DL 112 avrà effetti
dirompenti ed irreversibili sui bilanci delle Universita' gia'
strutturalmente sotto finanziate;
- le Universita' statali non avranno la possibilita' di sviluppare una
programmazione adeguata ne' di garantire servizi didattici adeguati alle
aspettative degli studenti e delle loro famiglie, e, in assenza
dell'indispensabile ricambio generazionale, non potranno realizzare
l'atteso incremento di produttivita' ed una reale valorizzazione delle
qualita' e del merito;
- verra' compromessa l'attuazione della recente riforma della didattica
voluta col DM 270/04 dal Ministero dell'Universita';
- per evitare lo scadimento dell'offerta formativa sara' necessario
procedere ad ulteriori e progressivi aumenti della contribuzione studentesca.
Pertanto, l'Assemblea dell'Ateneo di Palermo:
-        indice lo stato di agitazione del personale docente e tecnico
amministrativo e si unisce al dissenso che in questi giorni in tanti altri
atenei viene portato avanti, con l'auspicio che il mondo universitario sia
unito e compatto nel manifestare una profonda indignazione nei confronti di
questo attacco al ruolo dell'Universita' quale promotrice dello sviluppo
culturale ed economico del Paese;
-        intende contrastare in tutte le sedi, anche giudiziarie, la
conversione in legge del DL 112 e chiede che vengano da esso  stralciati le
parti relative all'Universita';
-        propone di coinvolgere organi di stampa e cittadini per far
comprendere lo stato di disagio di tutti gli universitari, personale
docente e tecnico amministrativo, studentesse e studenti, che constatano la
impossibilita' di continuare a far fronte alle esigenze dell'Ateneo nelle
condizioni prefigurate dal decreto 112;
-        invita il Rettore a rappresentare ad ogni livello, politico ed
istituzionale, nazionale e locale, i motivi della protesta;
-        ritiene urgente portare all'attenzione degli organi collegiali
dell'Universita' l'intera materia, per valutare le forme di protesta piu'
opportune da mettere in atto immediatamente;
-        identifica come possibili forme di protesta l'autosospensione
degli organi collegiali, il rifiuto a svolgere supplenze e ogni altro
carico didattico superiore alle richieste giuridiche, la sospensione
coordinata dalle cariche istituzionali dell'Ateneo, dai Direttori di
Dipartimento ai Presidenti dei Corsi di Laurea, possibilmente in
coordinamento con gli altri Atenei italiani;
-        invita il SA e il CdA a prendere come base di discussione questa
mozione e ad elaborare un documento definitivo da diffondere in tutte le
sedi universitarie e di cui dare lettura in apertura delle sedute di tutti
gli organi collegiali e delle sessioni di laurea.

Palermo, 16 luglio 2008"

======

= 2. Mozione del Senato Accademico dell'Universita' di Trieste del 15
luglio 2008:


da http://www.units.it/news/?id=2932

"15.07.2008
SENATO ACCADEMICO: ALLARME PER LA MANOVRA DEL GOVERNO
"Va ritirata la parte del decreto relativa all'universita'"

Il Senato Accademico dell'Universita' degli Studi di Trieste, riunito nella
seduta del 15 luglio 2008, esaminato il decreto-legge 25 giugno 2008, n.
112, esprime preoccupato allarme per le misure che la manovra introduce in
tema di universita'.

Osserva come il decreto-legge in parola incida su profili molteplici della
materia, non limitandosi a determinazioni di ordine finanziario, ma
prefigurando una riforma radicale dell'istituzione universitaria - per lo
meno nella sua fisionomia pubblicistica, perpetuatasi dall'unita' d'Italia
ad oggi - gravida di implicazioni organizzative e sociali, palesemente
sottovalutate.
Mal si concilia, del resto, con le piu' elementari regole di una
legiferazione accorta, demandare a un dettato approssimativo - quale quello
dell'art. 16 - una materia che richiederebbe ben altra ponderazione
politica e apporto di ordine culturale. Neppure devono sfuggire i
molteplici elementi di attrito che il testo palesa con il tessuto
costituzionale, a cominciare dal principio di autonomia universitaria,
sancito dall'art. 33 della Costituzione.

Quanto all'ulteriore e distinto profilo delle disposizioni finanziarie
della manovra, il Senato non puo' non denunciare la gravita' dei tagli
inferti al fondo di finanziamento ordinario delle universita', decurtato,
nell'arco del quinquennio 2009-2013, dell'impressionante cifra di quasi un
miliardo e mezzo di euro. I tagli anzidetti, oltre che insostenibili
nell'entita', sono inaccettabili per la logica lineare cui si conformano:
ne esce, ancora una volta, mortificata ogni applicazione dei principi di
merito e, con essa, l'impegno di quegli Atenei che - come quello triestino
- hanno sempre perseguito risultati di elevata qualita' della ricerca,
della formazione e dei correlati servizi, senza peraltro mai disattendere
gli obiettivi del pareggio di bilancio.

Ancora, e con allarme non minore, ritiene il Senato di stigmatizzare le
misure di sostanziale blocco del turn over inferte, su arco pluriennale, a
tutto il personale universitario, docente e tecnico-amministrativo, per di
piu' aggravate da umilianti provvedimenti di decurtazione del trattamento
retributivo, senza precedenti ed eguali negli altri comparti della pubblica
amministrazione.

In questo scenario, il Senato Accademico sottolinea la contraddizione della
manovra in discorso con gli impegni internazionali assunti dal Paese sul
fronte della realizzazione di uno spazio europeo dell'alta formazione e
della ricerca scientifica: impegni irrimediabilmente vanificati dalle
attuali disposizioni del decreto-legge, ove esse non subissero auspicati e
adeguati correttivi in sede di esame parlamentare.

Non vi e' dubbio, comunque, che gli effetti di scelte cosi' deleterie si
riverseranno sui nostri giovani piu' qualificati, candidati ad aumentare il
gia' allarmante flusso migratorio del nostro migliore capitale
intellettuale, con intuibili riverberi in termini di inesorabile perdita di
competitivita' internazionale del Paese.

Alla luce di quanto esposto, il Senato Accademico dell'Universita' di
Trieste, condividendo quanto espresso dalla CRUI nella sua mozione del 3
luglio scorso, esprime la piu' ferma protesta contro i contenuti del
decreto-legge in materia di universita' e da' mandato al Rettore di
rappresentare in ogni sede politica e istituzionale l'esigenza che, nel
corso della discussione parlamentare, sia ritirata la parte del decreto
relativa all'universita', al fine di promuovere e consentire un piu' ampio
e articolato dibattito sul futuro del nostro sistema universitario in
Italia."

======

3. Documento del Senato Accademico sul Decreto Legge n. 112 del 25 giugno 2008

da
http://www.uniba.it/ateneo/doc-s.a.-d.l.-112-25-6.08/

"L'Universita' di Bari, analizzate le misure di contenimento della spesa
pubblica previste nel D.L. 112 e le implicazioni per il sistema
universitario nazionale, conferma la propria volonta' di contribuire alla
revisione dell'organizzazione di questa realta' in una prospettiva di
valorizzazione dell'efficienza e del merito attraverso forme condivise di
valutazione respingendo ogni pratica auto-referenziale.
Nello stesso tempo rileva con estrema preoccupazione che tali misure, se
fossero applicate senza opportuni profondi correttivi, avrebbero gravissime
ripercussioni sulle attivita' di didattica, ricerca e di gestione di un
Ateneo, come il nostro, che opera in un contesto territoriale vasto e con
notevoli esigenze di sviluppo e formazione difficilmente contraibili.
Punto principale della manovra di contenimento e' la riduzione
significativa del FFO che si sviluppa per i prossimi cinque anni e la
possibilita' di assunzione di personale solo pari al 20% di quello che
cesserebbe dal servizio sino al 2012. Questo si configurerebbe in pratica
come un vero e proprio blocco del turn over, che non terrebbe in
considerazione le realta' variegate dell'organico dei diversi atenei, le
esigenze di mantenere il livello di docenza adeguato alla nuova offerta
formativa varata da qualche settimana, i costi delle valutazioni
comparative gia' avviate.
Nel nostro ateneo, in cui e' previsto in questo intervallo di tempo un
picco di cessazioni dal servizio (tutta la generazione di docenti nati
nell'intorno del 1940 che diede l'unico vero impulso di crescita alla
nostra sede essendo stata reclutata nell'epoca dei "provvedimenti
urgenti"), questo blocco implicherebbe un vero e proprio tracollo di
organico, difficilmente rimediabile, tenendo anche conto dei tempi
necessari per l'espletamento delle procedure concorsuali.
Non ci spaventano le percentuali: gia' dal 2007 abbiamo avviato una
politica di contenimento della spesa e di risanamento limitando l'utilizzo
delle risorse liberatesi con il turn over al 20 %. Ma la differenza, cioè
ben l'80%, resta a disposizione dell'Ateneo per politiche di ripianamento,
riequilibrio, adeguata programmazione. Ora invece, in barba alla pur
conclamata autonomia (in virtu' della quale ci viene chiesto di
"arrangiarci" nel reperimento di risorse) tali cospicue somme ci vengono
forzatamente sottratte.
Malgrado la nostra politica di reclutamento (davvero virtuosa) incentrata
sull' incremento dei ricercatori e sull'investimento per la creazione di
opportunita' per i cosiddetti ricercatori in formazione, prevediamo che
l'improvvisa mancanza di docenza di maturita' didattica e scientifica
consolidata, difficilmente sostituibile, rechera' un nocumento
difficilmente arginabile alla qualita' della nostra offerta formativa e
alla capacita' di esprimere ricerca di punta.
Tutto cio' in un contesto territoriale regionale in cui il nostro ateneo e'
praticamente l'unico a erogare formazione su un numero elevato di
discipline di alto valore professionale (medicina, economia, chimica,.),
sulle quali le competenze dei nostri docenti hanno raggiunto punte di
eccellenza oggettivamente riconosciute e che ora sono irrimediabilmente
condannate a scomparire.
Nessuna politica di riequilibrio d'ateneo potra' mai sostituire in tempo
utile competenze specifiche consolidate attraverso decenni di impegno di
ricerca in Italia e all'estero.
La dilatazione poi della durata degli scatti stipendiali, e' ancora un
altro elemento sciagurato di discriminazione tra i docenti: i piu' giovani
hanno di fatto una riduzione di stipendio proporzionalmente maggiore
rispetto a quella dei colleghi piu' anziani il cui scatto e' più esiguo.
Oltre al divario di trattamento comunque si profila specialmente per i
ricercatori (l'anello più debole della catena) un impoverimento oggettivo
del trattamento economico che e' gia' tra i piu' bassi d'Europa, e quindi
una mortificazione insostenibile data l'attuale congiuntura economica di
una classe di giovani che ha scelto consapevolmente e generosamente di
rimanere e di non fuggire all'estero.
In molti settori, se non in tutti, essi sostengono una frazione cospicua
della nostra offerta formativa attraverso affidamenti di insegnamenti
gratuiti, oltre a svolgere l'attivita' di ricerca che per loro deve essere
prioritaria.
Questa pesante manovra rende di fatto il FFO un parametro inutilizzabile
per il calcolo della percentuale massima del contributo degli studenti alle
entrate dell'ateneo: in questo caso dovrebbe essere utilizzato solo il
complesso delle entrate finanziarie. Un'impostazione che poi vuole
incoraggiare l'acquisizione di fondi propri rende poi di fatto poco
credibile l'impiego del FFO come parametro di riferimento per la spesa del
personale a tempo indeterminato.
A tutto questo scenario fortemente critico per la sopravvivenza del sistema
universitario, si aggiunge l'ipotesi di trasformazione delle universita' in
fondazioni, che si innesterebbe su una situazione di grande incertezza
finanziaria del nostro ateneo indotta dal problema grave dell'organico e
dalle difficoltà ormai storiche in termini economici ed infra-strutturali
del nostro territorio.
Il disimpegno dello Stato verso il sostegno finanziario dell'istruzione e
della promozione della ricerca e sviluppo in realta' come la nostra dove il
territorio ha cominciato a guardare all'universita' come il motore
dell'innovazione e del trasferimento tecnologico, non puo' che accentuare
la difficolta' di un sistema debole e vacillante, in cui gli attori hanno
da poco intrapreso il difficile cammino dell'integrazione degli sforzi per
puntare ad una crescita mai favorita sinora, data la costante esiguita' dei
finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo.
Le conseguenze di una così drastica obbligata riduzione delle attivita' di
ricerca e formazione saranno catastrofiche: per i giovani ricercatori, per
gli studenti e le loro famiglie, per il personale, per il mondo produttivo,
per gli Enti locali.
Pertanto l'Universita' di Bari richiede una sostanziale revisione dei
contenuti di questa manovra, ribadisce la sua disponibilita' al confronto
con gli organi parlamentari di concerto con la CRUI e il CUN, e si riserva
ogni decisione per iniziative intese a richiamare l'attenzione del Paese su
questa situazione che si profila devastante per il sistema universitario.
Su questi temi impegna il CURC a pronunciarsi nella riunione del 21 p.v.
anche assumendo iniziative volte a favorire un confronto con tutti i
parlamentari pugliesi.

15 luglio 2008"
 


== Si ricorda che ADI, ADU, ANDU, APU, CISAL-UNIVERSITA', CNRU, CNU,
CONFSAL FED. SNALS-CISAPUNI, FEDERAZIONE CISL-UNIVERSITA', FLC-CGIL, RNRP,
SUN, UDU e UILPA-URAFAM
hanno indetto per Martedì 22 luglio 2008 alle ore 10.30 alla Sapienza di
Roma l'
ASSEMBLEA NAZIONALE
aperta a tutte le componenti e a tutte le rappresentanze universitarie.

== Si riportano i testi dei seguenti documenti:
- 1. Mozione del Consiglio della Facolta' di Scienze dell'Universita' di
Milano Bicocca, del 16 luglio 2008.
- 2. Mozione del Consiglio di Facolta' di Lettere dell'Universita'
dell'Aquila, del 16 luglio 2008.
- 3. Mozione del Consiglio della Facolta' di Scienze Motorie
dell'Universita' di Verona, del 17 luglio 2008.
- 4. Mozione del Consiglio della Facolta' di Scienze  della Formazione
dell'Universita' di Verona, riunito il 16 luglio 2008.
- 5. Documento dell'Assemblea generale del personale docente e
tecnico-amministrativo dell'Universita' di Cagliari, del 17 luglio 2008
- 6. Documento dell'Assemblea dei Ricercatori della Facolta' di Scienze
dell'Universita' di Firenze, del 15 luglio 2008.

==============

= 1. Mozione del Consiglio della Facolta' di Scienze dell'Universita' di
Milano Bicocca, del 16 luglio 2008,


"Il Consiglio della Facolta' di Scienze MM.FF.NN. dell'Universita' di
Milano Bicocca, riunito il 16 luglio 2008, esprime la propria profonda
preoccupazione relativamente alle disposizioni riguardanti l'Universita'
italiana contenute nel D.L. 112/08. Il Consiglio di Facolta' ritiene che
queste misure, mentre sono presentate come volte ad un recupero di
efficienza, in realta' danneggino irreparabilmente l'Universita' nel suo
complesso, compresi i suoi numerosi punti di eccellenza riconosciuti a
livello internazionale.

Il taglio, nel prossimo triennio, di 500 milioni di euro dal fondo di
finanziamento ordinario corrisponde al 25% dei fondi effettivamente
disponibili dopo il pagamento degli stipendi. Un taglio di tali
proporzioni, su un fondo gia' largamente insufficiente, rendera'
impossibile il normale funzionamento della ricerca e della didattica
universitaria, considerato anche che esso si somma al taglio del 40%
effettuato contestualmente sui Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale.
 

Il passaggio degli scatti stipendiali di anzianita' dei docenti da
biennali a triennali ne riduce ulteriormente gli stipendi (gia' di gran
lunga i piu' bassi tra i paesi progrediti), penalizzando in particolar
modo i piu' giovani: oltre a demoralizzare l'attuale corpo docente,
accentuera' quindi ulteriormente il fenomeno della "fuga dei cervelli".
La limitazione del turnover al 20% dei pensionamenti azzera inoltre le
possibilita' di rinnovamento del corpo docente in una fase storica
cruciale; azzera le legittime speranze di carriera dei giovani
ricercatori da poco entrati nel sistema universitario; azzera le
speranze di un'intera generazione di precari della ricerca, vanificando
gran parte del fondamentale lavoro da essi svolto. Inoltre, associato
all'entrata in vigore del D.M. 270/04, il turnover ridotto comportera' da
un lato l'incremento delle ore dedicate dai docenti alla didattica, con
un progressivo soffocamento dell'attivita' di ricerca, e dall'altro una
pesante riduzione dell'offerta formativa.

La possibilita' data agli atenei di trasformarsi in fondazioni (con un
semplice voto del senato accademico) e il conseguente trasferimento a
titolo gratuito dell'intero patrimonio degli atenei pubblici in mani
private introduce per decreto la privatizzazione dell'universita'. Cio'
potra' avere gravi ripercussioni sul trattamento economico e giuridico
del personale (a cominciare dai tecnici-amministrativi) e sulle scelte
di indirizzo in materia di didattica e ricerca. Tutto questo potra'
portare a un aumento delle tasse universitarie (le fondazioni private
non devono rispettare il tetto del 20% sul Fondo di Finanziamento
Ordinario dell'Universita').

Queste misure attaccano radicalmente ed in modo del tutto immotivato e
indiscriminato il sistema universitario italiano, anche per quelle parti
che, in base alle valutazioni dello stesso CIVR, svolge ricerca di alto
livello. Un intervento finalizzato a migliorare l'attuale sistema
universitario e' improrogabile ma deve necessariamente scaturire da un
confronto del governo con tutte le realta' all'interno dell'universita' e
da una piu' attenta valutazione degli effetti che provvedimenti
frettolosi e unilaterali possono produrre sul medio-lungo periodo.

Al fine di contrastare la conversione in legge del DL 112/08, il
Consiglio di Facolta' ritiene urgente e fondamentale avviare un dibattito
negli organi collegiali dell'Universita' che coinvolga anche gli studenti
per valutare le forme di protesta piu' opportune."

==============

= 2. Mozione del Consiglio di Facolta' di Lettere dell'Universita'
dell'Aquila, del 16.07.2008


"Le misure concernenti il sistema universitario nazionale contenute nel DM
112/2008 collegato alla Finanziaria 2009 rappresentano la piu' concreta
minaccia per la qualita' e la vita stessa dell'Universita' italiana, tale
da snaturarne in modo irreversibile la natura, la funzione e la destinazione.
Ciascuno dei singoli provvedimenti previsti costituisce il tassello di un
disegno complessivo, la cui fisionomia inquietante desta l'allarme e fa
qualificare il Decreto come tentativo di distruzione e di demolizione
dell'universita' italiana. Il sostanziale blocco del turn over, la
progressiva decurtazione del FFO, la trasformazione delle universita' in
fondazioni, il taglio nelle retribuzioni di docenti e personale tecnico
amministrativo nella forma dell'innalzamento del periodo di maturazione
degli scatti di progressione di carriera rappresentano ferali attacchi
all'essenza stessa dell'Universita' pubblica e costringeranno un numero
elevato di sedi alla chiusura, dopo una vita stentata e con standard
qualitativi abbassati.
Dopo anni in cui si e' giustamente insistito sulla scarsita' dei mezzi
messi a disposizione della ricerca, nella quale l'Italia investe
enormemente meno rispetto ai Paesi suoi concorrenti, anziche' al rilancio
tante volte promesso e propagandato, si assiste a una penalizzazione senza
precedenti delle strutture di ricerca, di formazione del sapere e della sua
attiva tradizione.
La Facolta' di Lettere e Filosofia dell'Universita' dell'Aquila manifesta
la piu' profonda preoccupazione per le conseguenze deleterie che
l'applicazione del DM nella sua formulazione attuale comporterebbe per
l'Universita' pubblica italiana e si riconosce particolarmente colpita
nella sua qualita' di Facolta' umanistica. Infatti le Facolta' di Lettere e
Filosofia scontano anche una barbarica impostazione culturale che si va
imponendo e che considera non produttivo, e quindi da disincentivare, tutto
quanto non possa tradursi in risultato immediato e immediatamente
sfruttabile sul piano economico; e' ovvio che le discipline umanistiche non
hanno mai pensato ne' potranno mai pensare di fondare la loro
scientificita' e la loro validita' su questo terreno.
La Facolta' di Lettere e Filosofia dell'Universita' dell'Aquila esprime
all'unanimita' la propria contrarieta' alle misure in via di approvazione e
dichiara la sua determinazione a intraprendere iniziative di protesta tese
a salvaguardare il ruolo essenziale e insostituibile dell'Universita' in un
Paese moderno e civile."

==============

= 3. Mozione del Consiglio della Facolta' di Scienze Motorie
dell'Universita' di Verona, del 17 luglio 2008


"Il Consiglio della Facolta' di Scienze Motorie dell'Universita' di Verona,
riunito il 17 luglio 2008, in sintonia con le posizioni gia' espresse dalla
CRUI e dai Senati Accademici e Consigli di Facolta' di numerose Universita'
italiane, esprime profonda contrarieta' alle disposizioni riguardanti
l'Universita' contenute nel DL 112/08. Il Consiglio di Facolta' ritiene che
complessivamente tali misure, presentate come volte ad un recupero di
efficienza, nei fatti danneggino profondamente l'Universita' italiana nel suo
complesso.

In particolare il Consiglio di Facolta' si esprime contro:

Ø         la limitazione del turnover, sino al 2011, al 20% dei
pensionamenti che riduce in maniera drastica l'ingresso nella docenza con un
danno irreparabile per il futuro dell'Universita'. Tale norma vanifica le
possibilita' di rinnovamento del corpo docente in una fase storica cruciale;
azzera le legittime speranze di carriera dei giovani ricercatori da poco
entrati nel sistema universitario; azzera le speranze di un'intera
generazione di precari della ricerca, vanificando gran parte del
fondamentale lavoro da essi svolto. Va inoltre sottolineato che la norma non
prevede nemmeno che il residuo 80% sia destinato ad incrementare i fondi di
Ateneo per la ricerca o per l'adeguamento delle infrastrutture a servizio
della ricerca e delle attivita' formative.

Ø         la limitazione delle assunzioni di personale
tecnico-amministrativo a tempo indeterminato al 20% del turn over che
danneggera' gravemente la funzionalita' scientifica e comportera' una pesante
riduzione dell'offerta formativa degli Atenei.

Ø         la drastica diminuzione del Fondo di Finanziamento Ordinario
prevista per i prossimi 4 anni, che intervenendo su un fondo gia' da tempo
insufficiente limitera' ulteriormente il normale funzionamento della ricerca
e della didattica universitaria. Va anche tenuto presente che tale taglio si
somma a quello del 40% effettuato contestualmente sui Progetti di Ricerca di
Interesse Nazionale.

Ø         il passaggio degli scatti stipendiali di anzianita' dei docenti da
biennali a triennali che determina una riduzione di stipendi che sono tra i
piu' bassi dei paesi europei. Tale intervento, che penalizza in modo
particolare i docenti piu' giovani: oltre a demoralizzare l'attuale corpo
docente, accentuera' ulteriormente il fenomeno della "fuga dei cervelli".

Infine il CdF ritiene che un provvedimento che da' la possibilita' agli
Atenei
di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato (con un semplice voto del
Senato Accademico), con il conseguente trasferimento a titolo gratuito
dell'intero patrimonio degli Atenei pubblici in mani private, non possa
essere attuato con lo strumento del Decreto Legge senza una approfondita
discussione parlamentare e una consultazione di tutte le realta'
universitarie.

Il CdF impegna il Preside a farsi portavoce in Senato Accademico delle
posizioni espresse dal CdF, auspicando una decisa presa di posizione
dell'Ateneo
veronese che contribuisca a modificare in senso positivo il D.L. 112/08."

==============

= 4. Mozione del Consiglio della Facolta' di Scienze  della Formazione
dell'Universita' di Verona, riunito il 16 luglio 2008


"Il Consiglio della Facolta' di Scienze  della Formazione dell'Universita' di
Verona, riunito il 16 luglio 2008, in sintonia con le posizioni gia' espresse
dalla CRUI e dai Senati Accademici e Consigli di Facolta' di numerose
Universita' italiane, esprime profonda contrarieta' alle disposizioni
riguardanti l'Universita' contenute nel DL 112/08.

In particolare il Consiglio di Facolta' considera:

1.      che un provvedimento che da' la possibilita' agli Atenei di
trasformarsi in Fondazioni di diritto privato (con un semplice voto del
Senato Accademico), con il conseguente trasferimento a titolo gratuito
dell'intero patrimonio degli Atenei pubblici in mani private, non possa
essere attuato con lo strumento del Decreto Legge senza una approfondita
discussione parlamentare e una consultazione di tutte le realta'
universitarie;

2.      che la limitazione del turnover al 20% delle unita' di personale
provochera' la scomparsa di molti saperi specialistici, di cui la tradizione
culturale italiana e' depositaria a livello internazionale e la
penalizzazione delle giovani generazioni di studiosi, con un danno
irreparabile per il futuro dell'Universita'; va inoltre sottolineato che la
norma non prevede nemmeno che il residuo 80% sia destinato ad incrementare i
fondi di Ateneo per la ricerca o per l'adeguamento delle infrastrutture a
servizio della ricerca e delle attivita' formative;

3.      che la limitazione delle assunzioni di personale
tecnico-amministrativo a tempo indeterminato al 20% del turn over danneggera'
gravemente la funzionalita' scientifica e didattica e comportera' una pesante
riduzione dell'offerta formativa degli Atenei;

4.      che il taglio nel prossimo triennio di circa 500 milioni di euro dal
fondo di finanziamento ordinario, gia' largamente insufficiente, che si somma
a quello del 40% contestualmente effettuato sui Progetti di Ricerca di
Interesse Nazionale, rendera' impossibile il normale funzionamento della
ricerca e della didattica in una situazione  gia' di grave degrado delle
condizioni di produzione della ricerca e di espletamento della didattica;

5.      che il passaggio degli scatti stipendiali di anzianita' dei docenti
da biennali a triennali ridurra' ulteriormente gli stipendi (gia' di gran
lunga i piu' bassi tra quelli dei paesi europei), penalizzando in particolar
modo i docenti piu' giovani. Altra cosa sarebbe stata invece legare gli
scatti ad una valutazione meritocratica.

Il CdF impegna il Preside a farsi portavoce in Senato Accademico delle
posizioni espresse dal CdF, auspicando una decisa presa di posizione
dell'Ateneo veronese che contribuisca a modificare in senso positivo il
D.L. 112/08."

==============

5. Documento dell' Assemblea generale del personale docente e
tecnico-amministrativo dell'Universita' di Cagliari, del 17 luglio 2008


"L'Assemblea generale del personale docente e tecnico-amministrativo
dell'Universita' di Cagliari, riunita il 17 luglio 2008, esprime ferma
contrarieta' alle disposizioni contenute nel Decreto Legge n. 112 del 25
giugno 2008, il cui contenuto fortemente vessatorio nei confronti
dell'universita' si inserisce in un quadro di pesante ridimensionamento di
fondamentali servizi pubblici come l'istruzione e la sanita'.

In particolare:
- la limitazione del turn over al 20% dei pensionamenti impedira' nei
prossimi anni il necessario ricambio generazionale, aggravando il problema
del
precariato, impedendo l'accesso indispensabile di una nuova generazione di
ricercatori con un effetto disastroso sul funzionamento dell'istituzione;
- i nuovi pesantissimi tagli dei finanziamenti statali, che avrebbero
invece bisogno di essere incrementati dopo il blocco degli anni scorsi,
porteranno i bilanci universitari al dissesto finanziario rendendo
impossibile
garantire non solo una attivita' didattica e di ricerca di qualita', ma anche
l'ordinario funzionamento;
- la trasformazione degli scatti stipendiali da biennali a triennali per
il personale docente e la riduzione dei fondi destinati al salario
accessorio e al rinnovo dei contratti di lavoro per il personale
tecnico-amministrativo
determinera' una notevole decurtazione delle retribuzioni, tra le piu'
basse in Europa.

Questi provvedimenti mirano a portare in breve tempo gli atenei pubblici al
collasso, spingendoli alla privatizzazione attraverso la trasformazione in
fondazioni, prevista dall'art. 16 del Decreto Legge.
Questa ipotesi deve essere respinta nel metodo e nel merito. E' una scelta
che
non puo' essere adottata con decreto legge, richiede invece un'ampia
discussione nella societa', nelle universita' e in Parlamento.
Smantellare l'universita' pubblica e privatizzare il sistema pubblico di alta
formazione e ricerca significa innanzitutto compromettere il diritto allo
studio, la liberta' di insegnamento e di ricerca garantite dalla
Costituzione,
rendendole dipendenti dagli interessi dei finanziatori privati, che
potrebbero
determinare l'offerta formativa e decretare la morte della ricerca di base.

In un contesto come quello della Sardegna, inoltre, la scelta della
privatizzazione comporterebbe la scomparsa delle universita' con gravi
ripercussioni sul tessuto sociale, economico e culturale.

L'Assemblea nel respingere totalmente il DL 112/08 e qualunque ipotesi di
trasformazione dell'universita' in fondazione:
- proclama lo stato di agitazione di tutto il personale docente e
tecnico-amministrativo finalizzato al ritiro delle disposizioni riguardanti
l'universita';
- invita tutti i docenti ad astenersi dall'assumere carichi didattici non
espressamente previsti dalla legge e gli organi di governo ad assumere
iniziative come la sospensione del Manifesto degli Studi e il blocco delle
attivita' didattiche;
- invita tutti gli organi collegiali dell'Ateneo a pronunciarsi formalmente
e a informarne gli organi di stampa;
- chiede la convocazione della riunione congiunta degli organi di governo
dell'Ateneo per una presa di posizione ufficiale da trasmettere al Governo
e al Parlamento;
- auspica un coinvolgimento dei parlamentari sardi;
- aderisce all'Assemblea nazionale del 22 luglio a Roma;
- chiede al Senato Accademico dell'Universita' di Cagliari convocato il 18
luglio 2008 di esprimersi inequivocabilmente contro le scelte
sull'universita' del DL 112/08 e contro qualunque ipotesi di trasformazione
dell'Universita' di Cagliari in fondazione."

==============

= 6. Documento dell'Assemblea dei Ricercatori della Facolta' di Scienze
Matematiche Fisiche e Naturali dell'Universita' di Firenze, del 15 luglio 2008


I Ricercatori della Facolta' di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali
dell'Universita' di Firenze, riuniti in Assemblea in data 15 luglio 2008,
dichiarano lo stato di agitazione contro il Decreto Legge n. 112 del 25
giugno 2008.
Il decreto e' collegato alla finanziaria 2009 del Governo ed e' una manovra
pesantissima, che colpisce in modo dissennato la Scuola e l'Universita'
pubblica, gia' particolarmente colpite e trascurate da tutti i governi che
si sono succeduti negli ultimi dieci anni.
Per l'Universita' i punti piu' rilevanti sono:
- La possibilita' data agli atenei di trasformarsi in fondazioni private
(con un semplice voto del Senato Accademico) senza che una decisione cosi'
importante venisse discussa adeguatamente in precedenza
- Il taglio nel prossimo triennio di 500 milioni di euro dal fondo di
finanziamento ordinario (FFO) che aggrava fortemente la situazione
finanziaria gia' precaria degli atenei
- La limitazione del turnover al 20% delle unita' del personale, proprio
negli anni in cui una frazione consistente del corpo docente andra' in
pensione. A dispetto della proclamata volonta' di considerare l'Universita'
come un bene strategico per il futuro del Paese e di premiare il merito,
questo provvedimento portera' ad una riduzione drastica della qualita'
dell'offerta formativa e mortifichera' i meritevoli nelle loro speranze di
carriera.
- Il passaggio degli scatti stipendiali di anzianita' dei ricercatori da
biennali a triennali, che penalizza retribuzioni gia' ampiamente al di
sotto della media europea e definiti scandalosamente bassi da piu' parti.
Per questi motivi, nonche' per sottolineare che i Ricercatori della
Facolta' di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali, oltre a condurre
attivita' di ricerca di alto livello e qualificata (come anche dimostrato
dalle recenti graduatorie pubblicate da enti di valutazione indipendenti
stranieri), si fanno carico di una parte cospicua della didattica che per
legge non spetta loro:
- ritirano la propria disponibilita' a ricoprire gli insegnamenti in
supplenza, (che sono svolti a titolo volontario e gratuito) per il prossimo
Anno Accademico;
- si limiteranno da ora in avanti allo svolgimento della stretta attivita'
didattica istituzionale riservandosi di decidere ulteriori forme di protesta.
I Ricercatori invitano tutti i colleghi della Facolta' (Professori
Associati e Ordinari) ad aderire allo stato di agitazione, attuando le piu'
incisive forme di protesta.
Chiediamo inoltre al Preside della Facolta' di dare massima diffusione a
questo documento e di presentarlo al prossimo Consiglio di Facolta'."

 


== Si ricorda che ADI, ADU, ANDU, APU, CISAL-UNIVERSITA', CNRU, CNU,
CONFSAL FED. SNALS-CISAPUNI, FEDERAZIONE CISL-UNIVERSITA', FLC-CGIL, RNRP,
SUN, UDU e UILPA-URAFAM
hanno indetto per Martedi' 22 luglio 2008 alle ore 10.30 alla Sapienza di
Roma l'
ASSEMBLEA NAZIONALE
aperta a tutte le componenti e a tutte le rappresentanze universitarie.

==== Riportiamo un intervento di Fulvio Vassallo Paleologo "Una tregua per
pochi spiccioli e qualche promessa. Un contributo per la difesa e la
riqualificazione dell'universita' pubblica", che ampiamente si occupa anche
della trasformazione degli Atenei in Fondazioni di diritto privato.

==== Sulla trasformazione degli Atenei in Fondazioni invitiamo a leggere
anche l'intervento di Paolo Gianni dell'Universita' di Pisa:
http://cnu.cineca.it/notizie06/le_fondazioni_universitarie.pdf

===========

L'intervento di Fulvio Vassallo Paleologo:

UNA TREGUA PER POCHI SPICCIOLI E QUALCHE PROMESSA
Contributo per la difesa e la riqualificazione dell'universita' pubblica.

Secondo notizie di stampa il ministro Gelmini avrebbe ottenuto dalla
Conferenza dei Rettori, dal Consiglio universitario nazionale e dal
Consiglio nazionale degli studenti una tregua negli atenei con la promessa
di avviare un "tavolo permanente di consultazione", mentre il governo sta
procedendo per decreto legge a stravolgere l'assetto degli atenei italiani,
con norme che saranno immediatamente operative prima ancora che il
confronto annunciato possa prendere avvio. Il decreto legge n. 112 del 25
giugno scorso prevede all'art. 16 la possibilita' di trasformare le
Universita' in fondazioni di diritto privato, in nome della flessibilita' e
della competizione, con una sospensione delle regole di contabilita' dello
Stato, anche se rimane il controllo da parte della Corte dei Conti, senza
precisare pero' lo stato giuridico del personale gia' alle dipendenze delle
universita' e le modalita' del futuro reclutamento.

Piuttosto che promuovere una riforma e maggiori controlli dei meccanismi di
spesa degli atenei (a partire dai policlinici universitari) con la
moralizzazione delle procedure di reclutamento e della progressione di
carriera, le compatibilita' derivanti dalla manovra economica complessiva
del governo Berlusconi stanno costituendo l'occasione, si potrebbe dire il
pretesto, per portare a compimento il processo di privatizzazione delle
universita' statali. Un processo che, avviato dal ministro Ruberti alla
fine degli anni 80, ha segnato tappe successive con il contributo dei
diversi governi che si sono succeduti nel tempo, sempre sotto la pressione
dei gruppi accademici piu' forti e della Confindustria che hanno
condizionato, nei tempi e nei contenuti, gli interventi legislativi e le
misure regolamentari affidate alla discrezionalita' del ministro di turno.
Un processo che alcune componenti studentesche e le organizzazioni dei
docenti, a partire dal movimento della Pantera nel 1989, avevano gia'
denunciato per i suoi effetti devastanti, consistenti nello svuotamento
delle prerogative decisionali degli organi di governo, malgrado l'adozione
dei nuovi statuti, nella svalutazione dei titoli di studio e nella
proliferazione dei corsi di laurea, generalmente allo scopo di creare nuovi
posti di professore e garantire cosi' la riproduzione della casta
accademica e delle sue logiche di cooptazione e di selezione "familiare".

Il decreto legge n.112 del 25 giugno 2008 pone adesso le premesse, pur tra
numerose contraddizioni ed omissioni, per portare a compimento il disegno
di privatizzazione degli atenei, in realta' per distruggere l'universita'
pubblica favorendo le realta' accademiche piu' forti, cancellare lo stato
giuridico unitario gia' acquisito dei dipendenti universitari, tutti, ed
inserire forti criteri di gerarchizzazione tra gli atenei e quindi tra i
docenti, una parte dei quali condannata a vita ad una situazione di
precariato. Tra le altre misure, il blocco del turn-over del personale si
presenta come la pietra tombale dell'universita' pubblica.
Nessuna attenzione per le esigenze reali degli studenti e delle loro
famiglie, dietro le solite formule di rito che richiamano l'autonomia
universitaria, e nessuna risposta per le attese dei 40. 000 docenti precari
che garantiscono oggi il funzionamento delle universita'. Anzi la
prospettiva di un ulteriore privatizzazione delle universita'-fondazioni
allontana le possibilita' di un inquadramento in ruolo e prospetta il
precariato a vita e la trasformazione dei rapporti contrattuali a tempo
indeterminato in contratti a termine. Il livello della ricerca
universitaria italiana, ancora apprezzato a livello internazionale,
risultera' drasticamente ridotto. La cd. fuga dei cervelli continuera'
inarrestabile. E non riguardera' solo i piu' giovani.
 
Il perno centrale della svolta che si vuole imporre agli atenei per decreto
legge consiste nella trasformazione delle universita' in fondazioni,
soggetti di diritto privato, con una estesa deregolamentazione dei rapporti
di lavoro, per i quali si prevedono soltanto vincoli al turn-over e tagli
salariali. Come se questa impostazione "tatcheriana" garantisse  una
maggiore "produttivita'" degli atenei, nella competizione nazionale ed
internazionale, e nuove occasioni di inserimento (naturalmente precario)
per i giovani ricercatori, oltre che un piu' stretto collegamento tra
universita' e mondo del lavoro. Il decreto prospetta anche come novita' una
fiscalita' di vantaggio per quei privati che volessero versare contributi a
queste nuove fondazioni e apre la strada a probabili incentivi finanziari
statali per quegli atenei che "optassero" per questa forma di
privatizzazione. Di fronte alla drammatica carenza di finanziamenti
pubblici molti atenei potrebbero essere "costretti" a trasformarsi in
universita'-fondazioni.

Di fronte a questo progetto organico di demolizione dell'universita'
pubblica, gia' annunciato da anni, appare veramente sorprendente che la
Conferenza dei rettori, il CUN e il Consiglio nazionale degli studenti, che
avevano espresso forti perplessita' nel merito del disegno complessivo,
avvertendo il rischio di una chiusura a breve di molti atenei, trovino
improvvisamente le ragioni della tregua nell'apertura di un "tavolo di
consultazione". Nel caso del CUN addirittura si giunge a promettere, dopo
avere rilevato le "criticita'" delle proposte governative, il sostegno per
l'"azione e l'intervento del ministro". Allo stato dei fatti pero', da
parte del ministro, solo vaghe promesse e nessuna certezza che Tremonti
garantisca agli atenei con difficolta' gestionali la corresponsione dei
fondi di finanziamento ordinario (FFO) garantiti in passato. E' a rischio
dunque la stessa possibilita' di un regolare svolgimento delle attivita'
didattiche e di ricerca, a partire dal prossimo anno accademico.

Allo stupore potrebbe subentrare la indignazione, e forse una diversa
capacita' di risposta, anche sul terreno delle iniziative politiche o delle
azioni giudiziarie, se solo si considerasse la totale assenza di chiarezza
nella definizione delle diverse fasi con le quali, a partire dal taglio del
FFO, con il nuovo decreto legge si vorrebbe incentivare il passaggio
dall'universita' pubblica all'universita' fondazione, soggetto di diritto
privato, fasi che pongono gravi dubbi sia dal punto di vista giuridico che
da quello economico e gestionale.

Il nostro ordinamento conosce gia' le fondazioni come strumento per
esternalizzare compiti istituzionali delle universita', in base all'art. 59
co. 3, 1 della legge n. 388 del 2000. L'art. 1 del DPR 254 del 2001 che
individua la Fondazione come strumento di riorganizzazione del sistema
universitario e di parziale "privatizzazione" dell'istruzione pubblica,
definisce in dettaglio le attivita' e i servizi che possono essere
esternalizzati attraverso la costituzione di fondazioni: dall'acquisto di
beni e servizi, agli uffici tecnici, centri di calcolo, centri informatici
e altri servizi, compresa una parte dell'attivita' formativa (master) e i
servizi per il diritto allo studio fin qui gestiti dalle Regioni. Come
rileva Ferdinando Di Orio, Presidente del Coordinamento nazionale sulle
Fondazioni, l'impostazione del progetto Tremonti-Gelmini e' molto diversa
da quella rappresentata dalle Fondazioni attualmente operanti "a fianco"
del sistema universitario nazionale. La proposta del governo coincide di
fatto con una privatizzazione definitiva degli Atenei, con la loro
trasformazione in fondazioni di diritto privato, mentre le Fondazioni
Universitarie previste dal DPR 254 del 2001, rappresentano invece enti
strumentali degli Atenei, che potrebbero assolvere "la funzione di
intessere relazioni significative con il territorio, attrarre risorse,
raccogliere istanze, produrre idee e suggerimenti per la costruzione di
progetti innovativi". Non senza rischi evidenti, anche in questo caso, che
i processi di privatizzazione siano orientati ad un mero contenimento della
spesa pubblica piuttosto che ad una sua effettiva riqualificazione.

Adesso, dunque, con il decreto legge n.112 del 2008 si vorrebbe operare il
passaggio dalla fondazione come strumento di servizio delle universita'
alla trasformazione delle stesse universita' in fondazioni. Secondo il
decreto legge proposto dal governo Berlusconi "Le fondazioni universitarie
subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi e nella titolarita' del
patrimonio dell'Universita'. Al fondo di dotazione delle fondazioni
universitarie e' trasferita, con decreto dell'Agenzia del demanio, la
proprieta' dei beni immobili gia' in uso alle Universita' trasformate".

L' art. 16 del decreto legge risulta  in violazione con l'art. 33 della
Costituzione italiana che sancisce l'autonomia universitaria e con l'intero
Titolo V della stessa Costituzione, che attribuisce allo Stato la
competenza in materia di istruzione universitaria e impone quindi uno stato
giuridico unico e pubblico del personale delle universita' statali.
L'autonomia universitaria, richiamata in apertura del decreto legge, non
puo' diventare un pretesto per aggirare le leggi dello stato e persino il
dettato costituzionale. 

Come osserva Alessandro Somma, "quantomeno curiosa e' la pretesa di attuare
la Costituzione - violata tra l'altro in quanto la materia non presenta i
requisiti di necessita' ed urgenza richiesti per ricorrere al decreto legge
(art. 77) - che nella parte richiamata (art. 33) nulla dice di utile a
fondare la trasformazione degli atenei pubblici in fondazioni di diritto
privato. Secondo Somma "la Costituzione afferma cose incompatibili con un
simile proposito: enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed
istituti di educazione, senza oneri per lo Stato (art. 33 c. 3). E qui
siamo di fronte, piu' che alla costituzione di un istituto di educazione
privato, alla trasformazione di un ente pubblico in ente privato, con
notevoli oneri per lo stato (v. commi 2 e 3). Il tutto secondo una logica
che sembra oramai tipica della privatizzazione all'italiana: in verita' una
svendita o un regalo dei gioielli di famiglia. Molti dubbi suscita la
possibilita' che a decidere la privatizzazione sia il Senato accademico,
che ricorre a tal fine ad una maggioranza non particolarmente qualificata
(solo la maggioranza assoluta dei suoi membri). Il fatto poi che il Mef
abbia voce in capitolo, conferma il carattere di misura volta al
contenimento della spesa come reale motivo ispiratore della riforma". (nota
1).

Il punto non consiste certo nella qualificazione astratta delle fondazioni
universitarie. Il decreto legge non fornisce al riguardo una disciplina
esaustiva delle nuove "fondazioni universitarie" che si vorrebbero
introdurre, non piu' come strumento di servizio delle universita', ma come
espediente per una trasformazione della natura dell'istituzione
universitaria, nel senso di una definitiva privatizzazione dell'intero
sistema dell'istruzione superiore. Ma la stessa privatizzazione appare piu'
un pretesto per attaccare lo stato giuridico unico dei lavoratori e per
contenere le risorse destinate all'universita' che una seria prospettiva di
riforma effettivamente perseguita dal legislatore, ed anche la ventilata
privatizzazione sembra arrestarsi a meta', come e' confermato dalla
soggezione delle nuove universita'/fondazioni al controllo da parte della
Corte dei Conti, in base all'art. 16 comma 11 del decreto legge. 

Il Consiglio di Stato, peraltro, con una importante sentenza, ha rilevato
che "devono considerarsi enti pubblici anche le societa' che svolgono
attivita' di rilievo oggettivamente pubblicistico e che proprio per questo
sono tenute ad operare come pubbliche amministrazioni" (Consiglio di Stato,
Sez. VI, 17/10/2005 n. 5830), e dunque anche la trasformazione delle
Universita' in Fondazioni di diritto privato potrebbe non essere risolutiva
per cancellare gli istituti di garanzia dei contratti di lavoro dei
dipendenti pubblici che prestano servizio nelle universita'. E lo stesso
rilievo "oggettivamente pubblicistico" delle attivita' delle fondazioni
universitarie potrebbe impedire alle universita'/fondazioni l'adozione di
scelte basate esclusivamente sul criterio della riduzione delle spese. La
riforma annunciata, rimessa peraltro ad una iniziativa, piu' apparente che
sostanziale, delle singole sedi e ad un forte e persistente potere di
indirizzo del Ministero della pubblica istruzione, anche attraverso la leva
dei finanziamenti, appare contenere contraddizioni ed omissioni che
rischiano di paralizzare ulteriormente le attivita' universitarie.

In presenza di una trasformazione degli atenei in fondazioni che potra'
procedere "a macchia di leopardo", sulla base dei deliberati a maggioranza
assoluta da parte dei Senati accademici, si rischia una grave
differenziazione degli atenei con crescenti squilibri tra nord e centro-sud
del paese, a seconda dei rapporti con il sistema delle imprese e delle
capacita' contributive degli enti locali.

Come si pensa di garantire la parita' di trattamento in base all'art. 3
della Costituzione a quei dipendenti, docenti e personale tecnico ed
amministrativo, che potrebbero essere discriminati nella retribuzione e
nelle prospettive professionali, solo per il fatto di prestare servizio
presso una universita' pubblica o una fondazione di diritto privato? Che
fine faranno i contratti collettivi di lavoro? Di certo si pongono le
premesse per scatenare una conflittualita' diffusa a livello di senati
accademici, con conseguenze che potrebbero essere devastanti per le
condizioni gia' critiche di molte sedi universitarie. Sarebbe possibile
adire i giudici ordinari per invocare la nullita' degli atti costitutivi
delle fondazioni, o impugnare atti deliberativi di natura contrattuale, in
base all'art. 1418 del codice civile, come si potrebbe chiamare in causa la
Corte di Giustizia dell'Unione Europea con una questione pregiudiziale, per
contrastare disposizioni regolamentari o negoziali che violino la parita'
di trattamento tra i lavoratori dell'universita', stabilendo ad esempio una
disparita' di retribuzione, se dipendenti dal medesimo datore di lavoro, a
parita' di qualifica e di lavoro prestato. Per non parlare della
possibilita' di fare valere, anche da parte dei lavoratori precari, i
diritti quesiti davanti al giudice del lavoro.

Secondo il comma sesto dell'art. 16 del decreto, "contestualmente alla
delibera di trasformazione vengono adottati lo statuto e i regolamenti di
amministrazione e di contabilita' delle fondazioni universitarie, i quali
devono essere approvati con decreto del Ministro dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia
e delle finanze. Lo statuto puo' prevedere l'ingresso nella fondazione
universitaria di nuovi soggetti, pubblici o privati".
Quale autonomia universitaria potra' essere garantita da universita'
trasformate in fondazioni che dipendono da contribuzioni pubbliche e
private, secondo criteri di valutazione dei risultati della didattica e
della ricerca che non potranno certo prescindere dagli interessi privati
dei finanziatori esterni?
Come si garantiranno la democraticita' e le prerogative decisionali degli
organi di governo dell'universita'/fondazione con le esigenze dei soggetti
finanziatori, pubblici o privati, anche dal punto di vista del controllo
della ricerca e del reclutamento? Come si attuera' il passaggio delle
competenze dai Senati accademici ai consigli di amministrazione delle nuove
universita'-fondazioni? 
Che tipo di regime giuridico e gestionale sara' stabilito per i policlinici
universitari ? Quali garanzie si potranno offrire ai diritti quesiti dei
lavoratori dell'universita' ed al diritto al riconoscimento pieno delle
professionalita' maturate al personale docente e tecnico amministrativo?
Si osserva da tempo come anche le fondazioni universitarie cd.
"strumentali" presentino gravi rischi per i lavoratori del comparto
universitario per il ricorso sempre piu' massiccio al cd. "outsourcing"
(cioe' al reperimento di professionalita' fuori dalle Universita'
attraverso consulenze, prestazioni professionali o di uso e abuso del
lavoro degli studenti collaboratori, laureandi, volontari). Con la
trasformazione delle universita' in fondazioni la situazione potrebbe
diventare ancora piu' confusa, soprattutto nell'area dei servizi
socio-sanitari, a danno dei diritti degli utenti (oltre che degli studenti)
e della sicurezza lavorativa del personale in servizio e con un massiccio
taglio degli organici tecnico-amministrativi degli atenei e dei policlinici
universitari.

Quale parita' di trattamento potra' essere garantita alle Universita' delle
diverse regioni italiane,  ed agli studenti, in particolare quelli
"meritevoli e capaci" che avranno la ventura di nascere in regioni diverse?
Cosa accadrebbe se il Ministero della pubblica istruzione stabilisse
contributi finanziari piu' consistenti solo per quegli atenei che hanno
accettato la trasformazione in fondazione o che sono stati in grado, piu'
di altri, di raccogliere finanziamenti privati? L'unica prospettiva certa,
ed immediata, e' un aumento indiscriminato delle tasse universitarie, una
forte differenziazione dei percorsi formativi e dei titoli di studio
rilasciati dalle universita' ed una riduzione degli investimenti statali e
regionali per il diritto allo studio.

Secondo l'art. 16 comma 7 del decreto legge, "le fondazioni universitarie
adottano un regolamento di Ateneo per l'amministrazione, la finanza e la
contabilita', anche in deroga alle norme dell'ordinamento contabile dello
Stato e degli enti pubblici, fermo restando il rispetto dei vincoli
derivanti dall'ordinamento comunitario". Non mancano su questo punto le
perplessita' per la genericita' ed il contenuto complessivo delle
previsioni del decreto legge che si risolve in sostanza in un atto di
indirizzo politico, rinviando al successivo regolamento di Ateneo e dunque
ai Senati accademici, la definizione delle modalita' di trasformazione
delle Universita' in Fondazioni. Con il rischio, anzi con la certezza che
ciascuna sede possa adottare un diverso Regolamento di Ateneo.

Le perplessita' aumentano se si considera la trasformazione delle
universita' in fondazioni di diritto privato sul piano delle relazioni
internazionali e del diritto comunitario. Persino il CUN ribadisce infatti
come "la ricerca e l'alta formazione costituiscono - come stabilisce la
Dichiarazione di Berlino -  finalita' di interesse pubblico e una pubblica
responsabilita'". Finalita' di interesse pubblico che sono ribadite nella
prospettiva della creazione di uno "Spazio europeo comune dell'istruzione
superiore" nel 2010, e che al contrario non sembrano affatto garantite dal
decreto legge che il Parlamento si appresta ad approvare in pochi giorni.
Come ricorda Pasquale Nappi, va richiamata la definizione comunitaria di
"organismo di diritto pubblico". Si osserva a tale riguardo come "mentre lo
Stato italiano privatizzava, al fine di garantire la concorrenza nel
mercato dei lavori pubblici e delle pubbliche forniture, la Comunita'
europea pubblicizzava, imponendo agli Stati membri la figura giuridica
dell'organismo di diritto pubblico (Direttive 89/440; 36 e 37 del 1993 e
direttiva sui servizi 92/50)." (nota 2).

Nappi ricorda inoltre che a livello comunitario "se la disciplina speciale
prevista per una fondazione "privatizzata" contiene anche uno soltanto dei
seguenti indici sintomatici: la gestione e' soggetta a controllo da parte
dello Stato, degli enti pubblici territoriali o di altri organismi di
diritto pubblico; l'attivita' e' finanziata in modo maggioritario da questi
ultimi; gli organi di amministrazione direzione o vigilanti sono costituiti
da membri dei quali piu' della meta' e' designata dallo Stato, dagli enti
pubblici territoriali o da altri organismi di diritto pubblico, non si
tratta di una fondazione di diritto privato, bensi' di un ente pubblico,
qualunque sia il nomen usato dal legislatore" (Merusi).
In un momento nel quale in Europa si sta ristabilendo un rapporto piu'
equilibrato tra pubblico e privato nel campo della ricerca e della
formazione universitaria, l'Italia intraprende la strada della
liberalizzazione selvaggia che ha dimostrato tutti i suoi limiti in quei
paesi, come la Gran Bretagna, nella quale e' stata sperimentata. Con il
risultato che e' proprio la Gran Bretagna il paese che oggi e' costretto a
ricorrere alla "importazione" di cervelli dall'estero per mantenere alto il
livello della ricerca scientifica e garantire una dignitosa offerta didattica.
La trasformazione delle universita' pubbliche in fondazioni e le altre
misure contenute nel decreto legge n.112 del 25 giugno 2008 rischiano
ancora una volta, come nel caso di altri provvedimenti recentemente
approvati dal governo in materia di sicurezza, di allontanare l'Italia
dall'Europa e di mettere a rischio la stessa possibilita' che il nostro
paese possa partecipare alla creazione di uno "spazio comune europeo" per
la formazione universitaria e la ricerca.

I processi di riqualificazione, a partire da un rigoroso controllo della
gestione amministrativa, della valutazione dei risultati della ricerca e
dell'offerta didattica, dalla lotta al precariato ed alla gestione
personalistica del reclutamento e delle carriere, si possono realizzare
anche mantenendo il carattere pubblico dell'istituzione universitaria e
dello stato giuridico dei suoi dipendenti, unica garanzia dell'autonomia
dell'Universita'. Le considerazioni che precedono evidenziano il rischio
che una riforma di sapore fortemente propagandistico ed ideologico, porti a
compimento un processo degenerativo bipartisan che aveva gia' attaccato da
tempo l'Universita' pubblica, combinando i fattori negativi che
caratterizzano il sistema pubblico ed il sistema privato dell'istruzione
superiore.
Un decreto legge da convertire in pochi giorni, alla vigilia delle ferie
estive, sta compromettendo, forse definitivamente, il futuro
dell'Universita' italiana, e di quanti vi lavorano e vi studiano. No, non
si tratta proprio di difendere privilegi corporativi o di battere cassa al
ministero, come alcuni rettori continuano a ritenere.

Fulvio Vassallo Paleologo
Universita' di Palermo

- Nota 1. Per leggere l'intero intervento di Alessandro Somma "Dalle
fondazioni universitarie alle universita' fondazione: variazioni su un
medesimo tema?", svolto nell'Assemblea Generale dell'Ateneo di Ferrara
dell'8 luglio 2008, convocata dal Rettore:
http://www.unife.it/comunicazione/materiali/manovra-economica-2008-e-univers
ita-di-ferrara/relazioni-assemblea-generale-di-ateneo-8-luglio-2008/Fondazio
ni%208%20luglio%202008%20Alessandro%20Somma%20.pdf

Nota 2. Per leggere l'intero intervento di Pasquale Nappi "La facolta' di
trasformazione in fondazione delle universita'", svolto nell'Assemblea
Generale dell'Ateneo di Ferrara dell'8 luglio 2008, convocata dal Rettore:
http://www.unife.it/comunicazione/materiali/manovra-economica-2008-e-univers
ita-di-ferrara/relazioni-assemblea-generale-di-ateneo-8-luglio-2008/Pasquale
%20Nappi_TRASFORMAZIONE%20UNIVERSITA%20IN%20FONDAZIONE.ppt

 


== Si ricorda che nell'AULA MAGNA della Sapienza di Roma domani, martedi'
22 luglio 2008, alle ore 10.30 si terra' l'
ASSEMBLEA NAZIONALE
aperta a tutte le componenti e a tutte le rappresentanze universitarie,
indetta da ADI, ADU, ANDU, APU, CISAL-UNIVERSITA', CNRU, CNU, CONFSAL FED.
SNALS-CISAPUNI, FEDERAZIONE CISL-UNIVERSITA', FLC-CGIL, RNRP, SUN, UDU e
UILPA-URAFAM

= Si allega il testo della mozione approvata nel corso della riunione
congiunta di Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione
dell'Universita' di Palermo del 18 luglio 2008.
= Si allega anche il testo del documento del Comitato di Coordinamento
Regionale delle Universita' Abruzzesi.
= Si segnala la mozione del Senato Accademico dell'Universita' di Cagliari
del 18 luglio 2008. Per leggere il testo della mozione:
http://www.unica.it/UserFiles/File/News/Mozione_Senato_Accad_dl_112.pdf

= Si segnala l'intervento di Massimo Bacigalupo "Con la Finanziaria il
governo smantella l'Universita'. Avanzeranno gli Atenei privati destinati
ai ricchi", sul Secolo XIX del 21 luglio 2008:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/08-07/080721/IRBR9.tif

===

"UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI PALERMO"
Mozione approvata nel corso della riunione congiunta di Senato Accademico e
Consiglio di Amministrazione del 18 luglio 2008

Gli Organi Collegiali di Governo dell'Universita' di Palermo - Senato
Accademico e Consiglio di Amministrazione - in piena sintonia con quanto
deliberato il 3 luglio dall'Assemblea Generale della CRUI ed il 16 luglio
dall'Assemblea di Ateneo, esprimono estrema preoccupazione per l'attacco
che il D.L. 112/08 porta al sistema universitario nazionale, ed in
particolare alle universita' statali.  Le sottrazioni di risorse, le
limitazioni pesantissime al turnover tanto della docenza che del personale
tecnico amministrativo, se attuate come prefigurato nel decreto,
impediranno nel giro di pochi anni a questa, come alla maggior parte delle
Universita' italiane, di svolgere adeguatamente i compiti istituzionali
loro assegnati dalla Costituzione e dalle leggi vigenti.

Quanto previsto nel decreto legge non e' un mero intervento di ristoro
della finanza pubblica: e' un intervento coerente con obiettivi politici di
lungo termine, che avrebbero dovuto essere oggetto di precise esposizioni
durante la campagna elettorale, e che adesso il Governo dovrebbe
pubblicamente chiarire e sottoporre ad un approfondito dibattito sia nel
Paese che in Parlamento. In linea con quegli obiettivi e' la proposta, che
appare improvvisata e volta principalmente a disaggregare il sistema
universitario nazionale, della trasformazione delle universita' in
fondazioni. E' inaccettabile che ipotesi di cambiamento di questa ampiezza
e radicalita' trovino posto in un decreto legge cui il Parlamento puo'
dedicare, per consolidata ed infelice tradizione, un dibattito soffocato
dall'urgenza e limitato in ogni possibilita' di approfondimento.

Costringere gli atenei ad occuparsi quotidianamente di pressoche'
insolubili problemi di bilancio, mortificarne il personale, soprattutto il
piu' giovane, con retribuzioni ben al di sotto della media europea,
frustrarne le potenzialita' formative e di ricerca con la progressiva
riduzione delle disponibilita' finanziarie avra' come ricaduta il
ripiegamento su se stesso del sistema universitario nel suo complesso. La
trasformazione avviata con questo decreto, al di la' dell'immediato
gravissimo danno che ricevono ricerca e alta formazione, portera'
all'affievolimento del contributo delle voci autonome delle universita' al
dibattito, ed alla tenuta democratica, del Paese.

Non si puo' peraltro non rilevare l'incompatibilita' tra le linee guida
ministeriali sui requisiti di qualita' dei corsi di laurea e di laurea
magistrale e le restrizioni del turnover. Chiedere da un lato una ampia
copertura con docenti di ruolo, con una quota significativa di docenti di
prima fascia, e di fatto impedire il ricambio dei tanti professori vicini
al pensionamento, avra' come conseguenze a breve termine non solo una
surrettizia introduzione del numero chiuso, ma anche l'impossibilita', per
molte Facolta', di assicurare la continuita' didattica aderendo a criteri
di qualita' che nel loro complesso erano stati condivisi dalla
collettivita' accademica, dagli studenti e dalle loro famiglie. A
cominciare dall'A.A. 2009-2010 il ridimensionamento quantitativo
dell'offerta didattica sara' affidato non alla programmazione, sulla quale
gli Atenei sono attivamente impegnati nel quadro dell'adozione del DM
270/04, ma solo alla casualita' dei pensionamenti del personale docente.

Gli Organi di Governo, alla luce delle precedenti considerazioni,
- condividono le ragioni della proclamazione dello stato di agitazione
delle componenti dell'Ateneo palermitano,
- uniscono la loro alla generale indignazione del mondo accademico per
l'inaccettabile attacco all'autonomia universitaria rappresentato dalle
norme del DL 112/08 e si riservano di partecipare alle azioni di protesta
che dovessero attuarsi su scala nazionale,
- danno mandato al Rettore di riferire quanto deliberato nel corso sia
dell'Assemblea di Ateneo che della presente seduta alla CRUI, ai
rappresentanti siciliani nel Governo e nel Parlamento Nazionale, al
Presidente dell'Assemblea Regionale ed a tutti i Componenti del Parlamento
Siciliano, al Presidente ed ai Componenti della Giunta di Governo della
Regione siciliana,
- invitano i Presidenti degli Organi di Governo periferici dell'Ateneo,
Presidi, Presidenti di Corso di Laurea, Direttori di Dipartimento a dare
lettura sia di questo documento che di quello approvato dall'Assemblea di
Ateneo in apertura della prima seduta utile dei rispettivi organismi.
Invitano altresi' i Presidenti delle Commissioni di esami di profitto e di
laurea a dare lettura degli stessi documenti a docenti e studenti che
prenderanno parte alle prossime sessioni.

Palermo, 18 luglio 2008"

=====

== Documento del Comitato di Coordinamento Regionale delle Universita'
Abruzzesi

"Il Comitato di Coordinamento Regionale delle Universita' Abruzzesi
presa visione del Decreto legge n. 112/2008
- rileva che la possibilita' di trasformare le Universita' in Fondazioni
di diritto privato, prospetti uno scenario alternativo che potrebbe mettere
in discussione l'esistenza stessa del sistema universitario pubblico. La
possibilita' data agli Atenei di trasformarsi in fondazioni, con un
semplice voto del Senato Accademico, e il conseguente trasferimento a
titolo gratuito dell'intero patrimonio degli Atenei pubblici a strutture
private introduce, per decreto, la privatizzazione dell'Universita' con
gravi ripercussioni sul trattamento economico e giuridico del personale  e
sulle scelte di indirizzo in materia di didattica e ricerca.
- ritiene che la drastica riduzione, in misura crescente, del Fondo di
finanziamento ordinario dal 2009 al 2013 prefiguri il sostanziale
disimpegno dello Stato dalle sue responsabilita' nei confronti del sistema
universitario nazionale. Un taglio di tali proporzioni, su un fondo gia'
largamente insufficiente, rendera' impossibile il normale funzionamento
della ricerca e della didattica universitaria. Inoltre preannuncia quale
unica manovra di azione per il sostentamento degli Atenei l'aumento delle
tasse universitarie con conseguente ricaduta negativa sui bilanci delle
singole famiglie.
- evidenzia come la limitazione del turnover al 20% dei pensionamenti dopo
anni di blocco dei concorsi - solo momentaneamente rimosso nel 2008 - lasci
disattese le speranze di molti. La norma riduce le aspettative di carriera
dei giovani ricercatori da poco entrati nel sistema universitario ed azzera
le speranze dei numerosi precari della ricerca. Il ridimensionamento
dell'organico inoltre non tiene in debita considerazione il processo di
revisione e razionalizzazione dell'offerta formativa ex DM 270/2004
strettamente legato alla disponibilita' dei docenti. Il turn over ridotto
comportera' diversi effetti negativi tra questi: l'incremento delle ore
dedicate dai docenti alla didattica, con una progressiva riduzione
dell'attivita' di ricerca, ed una drastico ridimensionamento dell'offerta
formativa
- evidenzia come il tentativo di portare gli scatti stipendiali di
anzianita' dei docenti e dei ricercatori da biennali a triennali
(disposizione emendata negli ultimi giorni), tradisca la percezione del
corpo docente quale costo per il Sistema Paese invece che quale strategica
risorsa. Inoltre il versamento al bilancio dello Stato delle economie di
spesa derivanti dal congelamento delle risorse, anche di provenienza da
fondi propri dell'Ateneo, incide sui diritti dei lavoratori e si manifesta
quale indebita "appropriazione" anche di fondi propri dell'Ateneo.
PERTANTO
In accordo con quanto espresso nella Mozione della CRUI del 3 luglio 2008,
desunta la contraddizione di quanto disposto nel provvedimento governativo
con gli indirizzi di politica europea e con la missione delle Universita'
affermata dalla dichiarazione di Berlino,
ESPRIME, unanime,
profonda contrarieta' sulle disposizioni del Decreto Legge n. 112/2008
riguardanti le Universita'; ritenendo inconcepibile la possibilita' di
trasformare le Universita' in enti privati, insostenibile la riduzione dei
trasferimenti statali e inammissibile la notevole limitazione del turnover
dei dipendenti e
CHIEDE, unanime,
lo stralcio dal Decreto Legge n. 112/2008  delle norme che si riferiscono
al Sistema Universitario."
 


DOCUMENTO DELL'ASSEMBLEA NAZIONALE DELL'UNIVERSITA'
indetta da
ADI, ADU, ANDU, APU, CISAL-UNIVERSITA', CNRU, CNU,
CONFSAL FED. SNALS-CISAPUNI, FEDERAZIONE CISL-UNIVERSITA', FLC-CGIL, RNRP,
SUN, UDU e UILPA-URAFAM

Roma, 22 luglio 2008

L'Assemblea nazionale, tenutasi il 22 luglio 2008 nell'Aula Magna
dell'Universita' La Sapienza di Roma, indetta dalle Organizzazioni e
Associazioni della Docenza e degli Studenti, ha discusso la gravissima
situazione venutasi a determinare a seguito dell'emanazione del D.L. 112 e
dei provvedimenti governativi in materia finanziaria e di pubblico impiego.

L'Assemblea nazionale assume il documento di denuncia e di protesta delle
Organizzazioni sindacali e delle Associazioni del 10 luglio 2008 e
condivide i contenuti delle numerosissime prese di posizione degli Organi
accademici, che in questi giorni si sono espressi duramente, protestando
contro la linea governativa di strangolamento dell'Universita' pubblica.

L'opinione pubblica deve sapere che, attraverso la riduzione dei
finanziamenti, il blocco del turn over, gli espliciti intenti di
privatizzazione, l'attacco ai diritti degli studenti, dei docenti e dei
tecnico-amministrativi (senza contratto da oltre 31 mesi e con retribuzioni
insufficienti), produrra' il progressivo svuotamento degli Atenei,
l'impossibilita' per un'intera generazione di giovani e di precari di
entrare nei ruoli dell'Universita', difficolta' per gli studenti di
accedere alla formazione universitaria a causa dell'aumento delle tasse e
delle crescenti barriere formali e sostanziali, la possibile alienazione
del patrimonio delle Universita' come scelta imposta per far fronte alla
mancanza di finanziamenti, la diminuzione dei servizi agli studenti e il
rischio della perdita dell'autonomia, la penalizzazione, in particolare,
degli Atenei del Mezzogiorno, gia' oggetto di pesanti tagli.
In una parola, scomparira' l'Università italiana come luogo pubblico di
ricerca, di creazione e di trasmissione della conoscenza come bene comune.
Sara' cancellato il ruolo dello Stato nell'alta formazione, sancito e
garantito dal titolo V della Costituzione.

Gli interventi governativi non sono un fatto casuale e congiunturale: essi
disegnano un modello che si dispieghera' nel lungo periodo attraverso
ulteriori interventi legislativi destinati a colpire e a ridimensionare lo
Stato sociale nel suo complesso. Inoltre, un ulteriore impoverimento del
sistema-paese deriverebbe dal fatto che, mancando i concorsi per i giovani,
gli aspiranti ricercatori saranno costretti a migrare verso altri Paesi
piu' ricettivi, contribuendo cosi' paradossalmente a renderli piu'
competitivi rispetto al nostro.
Contro questo disegno l'Assemblea nazionale protesta decisamente,
denunciando i guasti che deriverebbero all'intera comunita' nazionale dalla
sua attuazione.

La classe politica deve ascoltare la nostra protesta e prendere atto che
essa e' fortemente congiunta alla volonta' di cambiamento delle
Universita'. Occorre offrire soluzioni credibili per far crescere e
migliorare il sistema pubblico della formazione.

Pertanto, l'Assemblea nazionale:

-        chiede al Governo l'immediato stralcio di tutte le norme
sull'Universita' contenute nei provvedimenti governativi;

-        chiede al Governo che si inverta la manovra economica,  destinando
alle Universita' nuove risorse economiche anche al fine di bandire concorsi
per giovani, avviando cosi' la soluzione del grave problema del precariato;

-        invita gli Atenei a sospendere l'avvio del prossimo anno
accademico, informando e discutendo con gli studenti e con il personale
tutto adeguate forme di mobilitazione;

-        invita le Universita' a non approvare i propri bilanci preventivi
in mancanza delle adeguate risorse economiche;

-        chiede alla CRUI, al CUN, al CNAM e al Consiglio nazionale degli
studenti una presa di posizione forte ed esplicita per l'apertura di un
confronto inteso a promuovere i veri interessi della comunita' universitaria;

-         preannuncia, a partire da settembre, un calendario di iniziative
di mobilitazione nazionali e locali, per preparare una seconda
manifestazione nazionale e arrivare, se necessario, allo sciopero di tutte
le componenti universitarie e alla sospensione di ogni attivita' didattica;

-        invita tutti i lavoratori e gli studenti delle Universita' a
mobilitarsi congiuntamente, nella consapevolezza della gravita' della
situazione attuale e delle prospettive future.

 


= Riportiamo:

1. l'articolo di Benedetta P. Pacelli "La Finanziaria spacca il mondo
accademico", apparso su ItaliaOggi del 22 luglio 2008;
2. l'intervento di Alberto Burgio "Vacanza universitaria", apparso sul
Manifesto del 22 luglio 2008.

=========

= 1. Articolo di Benedetta P. Pacelli "La Finanziaria spacca il mondo
accademico", su ItaliaOggi del 22 luglio 2008

"La Finanziaria spacca il mondo universitario"

C'e' la mannaia della Finanziaria da una parte, il mondo accademico
dall'altra e quello universitario, delle istituzioni, da un'altra ancora.
La manovra economica che prevede tagli per circa 1,4 miliardi al Fondo di
funzionamento ordinario per i prossimi cinque anni ha non solo fatto alzare
le barricate in tutti gli atenei italiani ma, anche spaccato il mondo
accademico. Che, con la tregua stabilita da Cun e Crui dopo l'annuncio di
un tavolo di consultazione tra gli organi competenti e la promessa del
ministro dell'istruzione Maria Stella Gelmini di qualche spicciolo in piu'
nella prossima finanziaria, puntano il dito proprio contro i due organi
consultivi accusati di avere ceduto alle lusinghe senza troppo combattere.
E, tra il silenzio del ministro che, nella giornata di ieri non ha voluto
rilasciare dichiarazioni in merito, promettono invece battaglia. "Non e' un
tavolino che puo' risolvere problemi epocali", ha dichiarato Nunzio
Miraglia presidente dell'Andu, che partecipera' oggi insieme a tutte le
rappresentanze universitarie all'assemblea nazionale a Roma. "Quello che e'
chiaro da tempo che a decidere sull'universita' e' il ministro
dell'economia perche' quello dell'universita', la Gelmini ora, non ha
nessun potere in merito. Il sistema nazionale" ha tuonato ancora, "non ha
un vero organo di rappresentanza e di autogoverno valido in grado di
contrastare gli attacchi che da anni stanno subendo le universita'". Gli fa
eco Marco Merafina coordinatore nazionale dei docenti universitari che
accusa il Cun e la Crui "di aver ceduto alle promesse in maniera troppo
ingenua. Questa manovra porta via soldi senza restituirli e soprattutto
senza reinvestirli nel settore. In questo modo o le universita' annunciano
bancarotta o dovranno aumentare le tasse degli studenti". A nulla e'
servito, quindi, per calmierare gli animi l'ordine del giorno annunciato
dalla Gelmini che promette di restituire agli atenei quei finanziamenti
sottratti perche', e' la protesta, "il ministro fa promesse senza avere
nessuna carta in mano".
E nel frattempo da settimane proseguono le proteste negli atenei: alcuni si
preparano a una mobilitazione a oltranza, mentre si allunga l'elenco dei
professori che minacciano di attuare il blocco totale degli esami. Si
mobilita La sapienza di Roma che, in un comunicato, addirittura annuncia
che "in queste condizioni non sara' possibile dare inizio al prossimo anno
accademico". Vota una mozione durissima il senato accademico di Firenze che
insieme ad altri atenei toscani chiede lo stralcio dal decreto delle norme
che si riferiscono alle universita', in vista di una discussione piu'
approfondita. Interviene anche Aquis, l'Associazione per la qualita' delle
universita' italiane statali, che sottolinea come ogni intervento sulle
universita' dovra' puntare "a una riqualificazione della spesa degli
atenei, ma non a fare cassa per il bilancio dello stato a spese dei bilanci
delle universita'. Si dovrebbe piuttosto avviare un processo di
riqualificazione della spesa non tagliando i finanziamenti, ma dettando
regole per comportamenti virtuosi". Riuniti, poi, ieri per la prima volta
anche gli stati maggiori di tutti gli atenei dell'Emilia Romagna che oltre
a stigmatizzare la manovra che "mortifica l'intero insieme delle
professionalita' e competenze", bocciano anche la via d'uscita proposta dal
governo, cioe' la trasformazione delle universita' pubbliche in fondazioni:
"Un provvedimento ancora confuso e inadeguato nel suo articolato che non
motiva in nessun modo la convenienza a muoversi verso tale trasformazione".
Si ribellano infine compatte le universita' del Friuli-Venezia Giulia
contro "il disimpegno dello stato" dall'universita'."

=========

= 2. Intervento di Alberto Burgio "Vacanza universitaria",

sul Manifesto del 22 luglio 2008.

"La destra attacca a testa bassa. La sceneggiatura inventata qualche mese
da Walter Veltroni per aprire la crisi di governo non lo prevedeva.
Fantasticava di una destra ormai civilizzata. Come stessero in realta' le
cose e' oggi sotto gli occhi di tutti: razzismo di stato; leggi ad personam
come a bei vecchi tempi; attacco contro quanto resta dell'unita' sociale e
istituzionale del paese; guerra senza quartiere contro il lavoro pubblico e
privato, e una politica economica fatta di frodi sull'inflazione reale e di
tagli alla spesa e alle retribuzioni. Come sempre. Solo che adesso si
infierisce su un popolo di poveri gia' super-indebitati.
Difficile dire che succedera' alla ripresa autunnale. C'e' da augurarsi
che, incalzata dalla sinistra sindacale, la Cgil dia finalmente segnali di
resipiscenza, ma dovra' vedersela con le altre confederazioni, tentate da
una replica in pejus del famigerato Patto per l'Italia. Per parte sua, il
Partito democratico si interroga se perseverare nella ricerca del dialogo o
impegnarsi nell'opposizione, naturalmente "costruttiva". Intanto vengono
giu' interi pezzi della Costituzione materiale e formale della Repubblica,
trascinando con sé le sorti della nostra democrazia. Un'ennesima picconata
la da' in questi giorni il decreto legge 112, la "lenzuolata" scritta da
Tremonti in combutta con Sacconi e Brunetta sulla quale il governo ha posto
la fiducia temendo di non ottenerne, altrimenti, la conversione in legge
entro il 24 agosto. Tra privatizzazioni, tagli alla spesa e agli organici
pubblici, nuove misure precarizzanti e ricatti contro i "fannulloni" del
pubblico impiego, il provvedimento contiene misure devastanti in materia di
scuola e di universita'. Il manifesto ha gia' messo in evidenza i pericoli
che incombono sul sistema scolastico, gia' stremato da una politica di
lesina che da anni colloca l'Italia agli ultimi posti in Europa quanto a
spesa per l'istruzione pubblica. Sara' ulteriormente ridotto l'organico
docente e ausiliario e si ridurra' il tempo pieno. Al contempo si
riprendera' il progetto morattiano del doppio binario (scelta tra
istruzione e formazione professionale gia' a 14 anni) teso a reintrodurre
la logica classista dell'"avviamento" cancellata nei primi anni Sessanta
con l'istituzione della scuola media unica. Dopotutto, non aveva detto
chiaramente Berlusconi che non sta né in cielo né in terra che il figlio
dell'operaio possa avere le stesse ambizioni di quello dell'imprenditore o
del professionista? L'universita' non e' messa meglio. Le Disposizioni per
lo sviluppo economico (questo il titolo del dl nella beffarda neolingua
governativa) prevedono tagli alle gia' misere retribuzioni del personale
docente e amministrativo; tagli agli stanziamenti (in aggiunta ai 500
milioni gia' decurtati nello scorso triennio); limiti al turn over (nella
misura massima del 20% dei pensionamenti per il trienno 2009-2011);
massicci trasferimenti a favore di pretesi "centri di eccellenza" (a
cominciare dall'Istituto Italiano di Tecnologia, guarda caso presieduto dal
Direttore generale del Ministero dell'Economia) e, dulcis in fundo, la
possibilita' che le universita' pubbliche si trasformino in fondazioni,
spianando anche di diritto la strada a un processo di privatizzazione
dell'universita' italiana che da anni - grazie alle sciagurate riforme
uliviste - marcia gia' speditamente di fatto. Si presti molta attenzione.
Quest'attacco brutale non colpisce soltanto chi lavora nell'universita' né
solo chi vi trascorre alcuni anni della propria vita, peraltro pagando
tasse sempre piu' salate in cambio di un sapere sempre piu' parcellizzato e
disorganico. Il progetto del governo ha un respiro ben piu' complessivo,
una portata in senso proprio costituente. Ridurre al minimo il reclutamento
di nuovi ricercatori significa precarieta' a vita per quasi tutti coloro
che ancora attendono di entrare in ruolo ed esasperazione delle logiche
oligarchiche e baronali. Privatizzare il patrimonio degli atenei significa
consolidare le propensioni e le pratiche neofeudali di ristretti gruppi di
potere, sempre piu' insofferenti al controllo democratico. E significa
accrescere il potere di condizionamento del capitale privato (impresa e
credito) sui percorsi di ricerca e sulla stessa didattica. Destinare
risorse crescenti ai sedicenti centri di eccellenza significa promuovere un
sistema di universita' di serie A (per chi potra' permettersele) e di serie
B (per tutti gli altri), secondo il pessimo modello castale degli Stati
Uniti. Per l'ennesima volta la nostra "classe dirigente" conferma la
propria levatura strapaesana, non esitando a sacrificare le prospettive di
sviluppo del paese all'interesse di chi gode di posizioni privilegiate. Ma
in questo caso l'attacco colpisce un fondamento della cittadinanza
democratica. La scuola, l'istruzione, la cultura e la critica sono
strumenti essenziali di partecipazione e di mobilita' sociale. Per questo
la Costituzione ne preserva liberta' e pubblicita'. E per questo la destra
al governo intende cancellarne il carattere di massa. Viene insomma al
pettine uno dei nodi della primavera vissuta anche in Italia tra gli anni
Sessanta e Settanta. C'e' chi, per fortuna, se n'e' accorto in tempo. Nelle
universita' si moltiplicano in questi giorni agitazioni, appelli alla
mobilitazione e assemblee di studenti, docenti e precari. Ma non e' ancora
abbastanza. Occorre saldare al piu' presto un fronte ampio che coinvolga
massicciamente il corpo docente e tutti i dipendenti del sistema
universitario pubblico. Questa controriforma non deve passare: dov'e'
scritto che agosto non possa essere tempo di lotta?"


Riportiamo:

= 1. un intervento di Francesco Musacchia "La mpustuma del leone Ciccio";
= 2. il testo dell'intervento di Giulio Ferroni "Diario di un povero prof",
sull'Unita' del 23 luglio 2008.

===============

= 1. Intervento di Francesco Musacchia:

"La mpustuma del leone Ciccio


Alla fine degli anni sessanta, a Palermo, una protesta studentesca sfociata
nell'occupazione di alcune facolta' universitarie determino' la sospensione
degli esami di profitto. Alla fine dell'occupazione, il Preside di una di
queste facolta' preparo' un comunicato stampa per informare gli studenti
sparsi nelle varie parti della Sicilia che gli esami sarebbero ripresi a
partire dal _____.

Il comunicato non fu pubblicato per "mancanza di spazio".

L'attenzione e le emozioni dei palermitani erano allora focalizzate sulla
salute di "Ciccio", un vecchio leone ospitato nel minizoo di Villa Giulia,
una bella villa pubblica di Palermo prospiciente il mare. Ciccio era
affetto da una infezione le cui evoluzioni erano incerte e tenevano i
cittadini con il fiato sospeso. La stampa, sensibile e partecipe di questo
stato d'animo, destinava ogni giorno una intera pagina tra bollettini
veterinari e interventi vari, in gran parte di bambini, allo stato di
salute del povero Ciccio.

Quel preside a cui non mancavano certo arguzia e spiccato senso dell'humor
commento' sorridendo amaramente: "per la mpustuma (infezione) di Ciccio si
trova una pagina sana (intera), per 500 studenti non si trovano 3 righe."

Non chiedeva di astenersi dallo scrivere di Ciccio, ma soltanto di
sottrarre 3 righe ad una intera pagina.

 Dopo 40 anni sembra esser cambiato poco o nulla.

 L'universita' e' in stato di agitazione per effetto di un provvedimento
governativo che rischia di darle il colpo fatale, e la stampa, oggi come
allora, trova spazio per raccontarci gli amorazzi estivi dei vip, le ultime
stramberie di Naomi Campbell e Paris Hilton, ma tace massicciamente sul
fatto che il nostro sistema formativo - la sottrazione di risorse non
riguarda solo l'Universita' - vada a carte quarantotto, mettendo a rischio
lo stesso futuro del Paese.

 Piu' che criticare mi sembra prioritario provare a capire.

 Se oggi, nell'opinione pubblica, l'immagine dell'Universita' e'
deteriorata anche a causa di un lassismo etico che l'ha distinta  in questi
ultimi tempi, cosi' non era di certo 40 anni fa. E quindi, la spiegazione
che l'indifferenza e l'insofferenza verso le cose universitarie sia da
ascrivere ad alcune forme di degrado interno, e' francamente insufficiente.

Cio' non toglie che l'Universita' abbia il dovere di fare una forte e
approfondita riflessione e autocritica su se stessa. Una riflessione e
autocritica dalla quale nessuno di noi si tiri fuori dal mucchio,
ricordando a se stesso e magari anche agli altri quante volte ha taciuto
mentre avrebbe potuto e dovuto parlare o non ha fatto quando avrebbe potuto
e dovuto fare.

Come ho avuto modo di accennare in occasione di qualche recente
conversazione privata  o pubblica assemblea, c'e' un male piu' nascosto che
dobbiamo provare a scovare. Se non lo individuiamo e troviamo il modo di
combatterlo, i prossimi anni ripeteranno l'attuale e i precedenti.
Continueremo a piangerci addosso, cercheremo qualche padrino politico una
volta a destra, un'altra volta a sinistra che ci dia conforto illudendoci
di sposare la nostra (come se fosse solo la nostra) causa, ma le cose
rimarranno sempre allo stesso punto.

Mi vado convincendo sempre di piu' che l'Universita', non per sua esclusiva
responsabilita', sia percepita come un corpo separato dalla societa' in
primo luogo per il diffuso convincimento che ai fini del successo e
dell'affermazione individuale facciano piu' premio le buone relazioni di
famiglia piuttosto che l'iniziativa e la capacita' di fare di ciascuno di
noi. Ma anche questo mi sembra insufficiente.

Ci sono troppe altre domande, per me ancora senza risposta. Perche' tante
volte ci si fida piu' del muratore piuttosto che dell'ingegnere o ancora
dell'infermiere piuttosto che del medico? In quanti e quali altri Paesi del
mondo esiste l'equivalente del CEPU e, se esiste, in quali di questi le sue
attivita' sono fiorenti come da noi? Nella famosa "turris eburnea",
l'Universita' si e' autocollocata, oppure vi e' stata collocata da altri?

La risposta a qualcuna di queste domande potra' aiutare a capire meglio,
oppure sono andato "fuori tema"?

Francesco Musacchia"

===============

= 2. Intervento di Giulio Ferroni "Diario di un povero prof"

Dall'Unita' del 23 luglio 2008:

"Diario di un povero prof

Giulio Ferroni

Davvero subdolo l'attacco all'universita' portato dal decreto 112: sotto il
paravento dei tagli di spesa si mette in moto un processo che tende a
indebolire l'universita' pubblica, muovendo verso forme di privatizzazione
il cui esito non puo' essere che distruttivo: la quasi totale riduzione del
turn over rende praticamente impossibile la gia' difficoltosa possibilita'
di arruolamento delle giovani generazioni; la decurtazione dei fondi per il
funzionamento e per la ricerca blocca l'esercizio di molte delle attivita'
programmate; la trasformazione delle universita' in Fondazioni conduce
all'ingresso in esse (dentro quelle che ci riusciranno) dei privati, con
ruoli sempre piu' determinanti. Un punto relativamente marginale ma
fortemente punitivo verso la classe docente e' costituito poi dal
rallentamento degli scatti biennali di carriera, che tra l'altro penalizza
in primo luogo proprio i giovani ricercatori da poco assunti, i cui
stipendi sono peraltro molto bassi. Ma proprio la questione degli stipendi
viene presa come punto di attacco e di propaganda a sostegno del disegno di
privatizzazione.
Proprio il berlusconiano "Giornale" e' partito in quarta qualificando i
professori universitari in blocco come fannulloni, che intascano una barca
di soldi (all'incirca 10.000 euro al mese) lavorando solo 3 ore al giorno:
e fa i conti nel portafoglio dei professori ordinari e di alcuni magnifici
rettori, usando artatamente le cifre (senza tener conto delle detrazioni
fiscali e previdenziali: e in effetti, tenuto conto di tutto, un professore
alla fine della carriera guadagna meno della meta' della cifra indicata dal
"Giornale"). Ma e' proprio vero che i professori lavorano cosi' poco? e
cosa significa questo populistico esporli al pubblico ludibrio?
Io mi guardo intorno, nell'universita' dove insegno da molti anni, e vedo
certamente alcune sacche di privilegio, personaggi che riescono a muoversi
dentro l'istituzione accademica con una presenza evanescente e poco
incisiva. La grande maggioranza dei docenti, pero' e' li', pronta a
confrontarsi quotidianamente con una serie di incombenze che vanno molto al
di la' delle lezioni, degli esami e dei colloqui con gli studenti. Il
carico didattico si e' amplificato notevolmente negli ultimi anni: i nuovi
ordinamenti introdotti dalla riforma Berlinguer- Zecchino hanno portato
alla moltiplicazione dei corsi e delle funzioni di tutoraggio; le
difficolta' organizzative delle strutture universitarie (dovute proprio
alla scarsita' di risorse) costringono molti di noi ad intervenire anche su
campi che sono lontanissimi dalle loro qualifiche scientifiche e
disciplinari. La gestione della vita accademica e gli svariati compiti
istituzionali richiedono continue riunioni di organi collegiali, che
portano via intere giornate, Ci sono poi i seminari, i corsi di dottorato
di ricerca, le iniziative scientifiche e culturali, gli scambi
internazionali, ecc. Molte sono le giornate in cui si sta in Facolta' dal
mattino alla sera, tra incombenze di ogni sorta, spesso in spazi
ridottissimi, appena vivibili. Non bisogna poi sottovalutare (come invece
fanno allegramente i compilatori del "Giornale") l'impegno della ricerca,
che nelle Facolta' scientifiche richiede spesso una presenza in laboratorio
per tutti i giorni della settimana e che per tutti comunque impone un lungo
lavoro di organizzazione, di progettazione, di studio e verifica. Anzi,
nella situazione attuale sono proprio le molteplici incombenze
istituzionali a sottrarre tempo alla ricerca. Se si invece vuole mantenere
la didattica universitaria ad un livello "superiore", e' tanto piu'
essenziale che essa (anche quella di primo livello, solo in apparenza piu'
semplice e ripetitiva) scaturisca da un fecondo e diretto rapporto con la
ricerca, una ricerca che deve per giunta essere sostenuta da uno scambio
con i piu' alti livelli internazionali della cultura, della scienza, della
tecnologia. Per fare tutto cio', in un questo quadro internazionale da cui
e' miope prescindere, non basta la giornata piena. Molti professori sono in
realta' assillati dall'insufficienza del tempo a disposizione, dalla
scarsita' di spazio che rimane per portare a compimento i lavori di ricerca
(quasi sempre, del resto, aspettiamo il tempo delle vacanze per poterci
dedicare a tempo pieno proprio a certi lavori che non si riescono ad
espletare nel corso dell'anno, ma il cui effetto positivo ricade poi sul
successivo lavoro didattico).
 
In definitiva questi attacchi populisti ai professori universitari sembrano
tendere anche a colpire il prestigio sociale dell'universita', a limitare
lo spazio di liberta' dei docenti, ad approfondire la divaricazione tra
ricerca e didattica, sottraendo definitivamente all'universita' pubblica la
funzione di punta avanzata della scienza e della cultura del paese. E' vero
peraltro che l'universita' e' in crisi, come gran parte delle strutture
portanti di questo paese; ma il disegno attuale mira ad approfittare di
questa crisi per trasferire nell'ambito del privato (e di coloro che sono
in grado di sostenere i costi imposti dal privato) i livelli di eccellenza,
trasformando quanto rimarrebbe dell'universita' pubblica in agenzia
subalterna, parcheggio per gioventu' destinata a funzioni di secondo piano,
per un popolo di consumatori esclusi dal controllo dei vertici della
conoscenza e dalla coscienza critica. Questa e' la posta oggi in gioco:
tanto piu' occorrono risposte forti e rigorose, non semplici difese dello
status quo, ma attivi interventi per una rifondazione e un rilancio
dell'istituzione universitaria, come motore centrale della vita democratica
del paese."

 


Torna alla pagina principale