FISICA/MENTE

 

LO SCANDALO DELLA DIRIGENZA SCOLASTICA E DEL CONSEGUENTE FALLIMENTO DELL'AUTONOMIA 

 

Seguiamo il percorso legislativo a partire dalla legge istitutiva dell'autonomia scolastica, con già presenti chiari obiettivi relativi alla dirigenza. Tutto nasce durante il governo di centrosinistra con consultazioni continue dei sindacati confederali, come la stessa legge, che inizia il processo, afferma. Le parti che ritengo più importanti saranno da me trascritte in rosso.


 

Legge n. 59

Roma, 15 marzo 1997

OGGETTO: "Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa"

 

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"estendere il regime di diritto privato del rapporto di lavoro anche ai dirigenti generali ed equiparati delle amministrazioni pubbliche,

b. prevedere per i dirigenti, compresi quelli di cui alla lettera a), l'istituzione di un ruolo unico interministeriale presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, articolato in modo da garantire la necessaria specificità tecnica;

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l. rivedere, senza aggravi di spesa e, per il personale disciplinato dai contratti collettivi nazionali di lavoro, fino ad una specifica disciplina contrattuale, il trattamento economico accessorio degli addetti ad uffici di diretta collaborazione dei Ministri, prevedendo, a fronte delle responsabilità e degli obblighi di reperibilità e disponibilità ad orari disagevoli, un unico emolumento, sostitutivo delle ore di lavoro straordinario autorizzabili in via aggiuntiva e dei compensi di incentivazione o similari;

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n. garantire la speditezza dell'azione amministrativa e il superamento della frammentazione delle procedure, anche attraverso opportune modalità e idonei strumenti di coordinamento tra uffici, anche istituendo i centri interservizi, sia all'interno di ciascuna amministrazione, sia fra le diverse amministrazioni; razionalizzare gli organi collegiali esistenti anche mediante soppressione, accorpamento e riduzione del numero dei componenti;

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p. organizzare le strutture secondo criteri di flessibilità, per consentire sia lo svolgimento dei compiti permanenti, sia il perseguimento di specifici obiettivi e missioni;

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b. prevedere e istituire sistemi per la valutazione, sulla base di parametri oggettivi, dei risultati dell'attività amministrativa e dei servizi pubblici favorendo ulteriormente l'adozione di carte dei servizi e assicurando in ogni caso sanzioni per la loro violazione, e di altri strumenti per la tutela dei diritti dell'utente e per la sua partecipazione, anche in forme associate, alla definizione delle carte dei servizi ed alla valutazione dei risultati;

c. prevedere che ciascuna amministrazione provveda periodicamente e comunque annualmente alla elaborazione di specifici indicatori di efficacia, efficienza ed economicità ed alla valutazione comparativa dei costi, rendimenti e risultati;

d. collegare l'esito dell'attività di valutazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati alla allocazione annuale delle risorse;

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Capo IV

Art. 21

1. L'autonomia delle istituzioni scolastiche e degli istituti educativi si inserisce nel processo di realizzazione della autonomia e della riorganizzazione dell'intero sistema formativo. Ai fini della realizzazione della autonomia delle istituzioni scolastiche le funzioni dell'Amministrazione centrale e periferica della pubblica istruzione in materia di gestione del servizio di istruzione, fermi restando i livelli unitari e nazionali di fruizione del diritto allo studio nonché gli elementi comuni all'intero sistema scolastico pubblico in materia di gestione e programmazione definiti dallo Stato, sono progressivamente attribuite alle istituzioni scolastiche, attuando a tal fine anche l'estensione ai circoli didattici, alle scuole medie, alle scuole e agli istituti di istruzione secondaria, della personalità giuridica degli istituti tecnici e professionali e degli istituti d'arte ed ampliando l'autonomia per tutte le tipologie degli istituti di istruzione, anche in deroga alle norme vigenti in materia di contabilità dello Stato. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli istituti educativi, tenuto conto delle loro specificità ordinamentali. 

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3. I requisiti dimensionali ottimali per l'attribuzione della personalità giuridica e dell'autonomia alle istituzioni scolastiche di cui al comma 1, anche tra loro unificate nell'ottica di garantire agli utenti una più agevole fruizione del servizio di istruzione, e le deroghe dimensionali in relazione a particolari situazioni territoriali o ambientali sono individuati in rapporto alle esigenze e alla varietà delle situazioni locali e alla tipologia dei settori di istruzione compresi nell'istituzione scolastica.  Le deroghe dimensionali saranno automaticamente concesse nelle province il cui territorio è per almeno un terzo montano, in cui le condizioni di viabilità statale e provinciale siano disagevoli e in cui vi sia una dispersione e rarefazione di insediamenti abitativi. 

4. La personalità giuridica e l'autonomia sono attribuite alle istituzioni scolastiche di cui al comma 1 a mano a mano che raggiungono i requisiti dimensionali di cui al comma 3 attraverso piani di dimensionamento della rete scolastica, e comunque non oltre il 31 dicembre 2000 contestualmente alla gestione di tutte le funzioni amministrative che per loro natura possono essere esercitate dalle istituzioni autonome.  In ogni caso il passaggio al nuovo regime di autonomia sarà accompagnato da apposite iniziative di formazione del personale, da una analisi delle realtà territoriali, sociali ed economiche delle singole istituzioni scolastiche per l'adozione dei conseguenti interventi perequativi e sarà realizzato secondo criteri di gradualità che valorizzino le capacità di iniziativa delle istituzioni stesse. 

5. La dotazione finanziaria essenziale delle istituzioni scolastiche già in possesso di personalità giuridica e di quelle che l'acquistano ai sensi del comma 4 è costituita dall'assegnazione dello Stato per il funzionamento amministrativo e didattico, che si suddivide in assegnazione ordinaria e assegnazione perequativa.  Tale dotazione finanziaria è attribuita senza altro vincolo di destinazione che quello dell'utilizzazione prioritaria per lo svolgimento delle attività di istruzione, di formazione e di orientamento proprie di ciascuna tipologia e di ciascun indirizzo di scuola. 

6. Sono abrogate le disposizioni che prevedono autorizzazioni preventive per l'accettazione di donazioni, eredità e legati da parte delle istituzioni scolastiche, ivi compresi gli istituti superiori di istruzione artistica, delle fondazioni o altre istituzioni aventi finalità di educazione o di assistenza scolastica.  Sono fatte salve le vigenti disposizioni di legge o di regolamento in materia di avviso ai successibili.  Sui cespiti ereditari e su quelli ricevuti per donazione non sono dovute le imposte in vigore per le successioni e le donazioni. 

7. Le istituzioni scolastiche che abbiano conseguito personalità giuridica e autonomia ai sensi del comma 1 e le istituzioni scolastiche già dotate di personalità e autonomia, previa realizzazione anche per queste ultime delle operazioni di dimensionamento di cui al comma 4, hanno autonomia organizzativa e didattica, nel rispetto degli obiettivi del sistema nazionale di istruzione e degli standard di livello nazionale. 

8. L'autonomia organizzativa è finalizzata alla realizzazione della flessibilità, della diversificazione, dell'efficienza e dell'efficacia del servizio scolastico, alla integrazione e al miglior utilizzo delle risorse e delle strutture, all'introduzione di tecnologie innovative e al coordinamento con il contesto territoriale.  Essa si esplica liberamente, anche mediante superamento dei vincoli in materia di unità oraria della lezione, dell'unitarietà del gruppo classe e delle modalità di organizzazione e impiego dei docenti, secondo finalità di ottimizzazione delle risorse umane, finanziarie, tecnologiche, materiali e temporali, fermi restando i giorni di attività didattica annuale previsti a livello nazionale, la distribuzione dell'attività didattica in non meno di cinque giorni settimanali, il rispetto dei complessivi obblighi annuali di servizio dei docenti previsti dai contratti collettivi che possono essere assolti invece che in cinque giorni settimanali anche sulla base di un'apposita programmazione plurisettimanale. 

9. L'autonomia didattica è finalizzata al perseguimento degli obiettivi generali del sistema nazionale di istruzione, nel rispetto della libertà di insegnamento, della libertà di scelta educativa da parte delle famiglie e del diritto ad apprendere.  Essa si sostanzia nella scelta libera e programmata di metodologie, strumenti, organizzazione e tempi di insegnamento, da adottare nel rispetto della possibile pluralità di opzioni metodologiche, e in ogni iniziativa che sia espressione di libertà progettuale, compresa l'eventuale offerta di insegnamenti opzionali, facoltativi o aggiuntivi e nel rispetto delle esigenze formative degli studenti [ quanto ho sottolineato si è dimostrato assolutamente falso, n.d.r]. A tal fine, sulla base di quanto disposto dall'articolo 1, comma 71, della legge 23 dicembre 1996, n.  662, sono definiti criteri per la determinazione degli organici funzionali di istituto, fermi restando il monte annuale orario complessivo previsto per ciascun curriculum e quello previsto per ciascuna delle discipline ed attività indicate come fondamentali di ciascun tipo o indirizzo di studi e l'obbligo di adottare procedure e strumenti di verifica e valutazione della produttività scolastica e del raggiungimento degli obiettivi. 

10. Nell'esercizio dell'autonomia organizzativa e didattica le istituzioni scolastiche realizzano, sia singolarmente che in forme consorziate, ampliamenti dell'offerta formativa che prevedano anche percorsi formativi per gli adulti, iniziative di prevenzione dell'abbandono e della dispersione scolastica, iniziative di utilizzazione delle strutture e delle tecnologie anche in orari extrascolastici e a fini di raccordo con il mondo del lavoro, iniziative di partecipazione a programmi nazionali, regionali o comunitari e, nell'ambito di accordi tra le regioni e l'amministrazione scolastica, percorsi integrati tra diversi sistemi formativi.  Le istituzioni scolastiche autonome hanno anche autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo nei limiti del proficuo esercizio dell'autonomia didattica e organizzativa.  Gli istituti regionali di ricerca, sperimentazione e aggiornamento educativi, il Centro europeo dell'educazione, la Biblioteca di documentazione pedagogica e le scuole ed istituti a carattere atipico di cui alla parte I, titolo II, capo III, del testo unico approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n.  297, sono riformati come enti finalizzati al supporto dell'autonomia delle istituzioni scolastiche autonome.

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12. Le università e le istituzioni scolastiche possono stipulare convenzioni allo scopo di favorire attività di aggiornamento, di ricerca e di orientamento scolastico e universitario.

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14. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione, di concerto con il Ministro del tesoro, sono emanate le istruzioni generali per l'autonoma allocazione delle risorse, per la formazione dei bilanci, per la gestione delle risorse ivi iscritte e per la scelta dell'affidamento dei servizi di tesoreria o di cassa, nonché per le modalità del riscontro delle gestioni delle istituzioni scolastiche, anche in attuazione dei principi contenuti nei regolamenti di cui al comma 2. È abrogato il comma 9 dell'articolo 4 della legge 24 dicembre 1993, n.  537.

15. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge il Governo è delegato ad emanare un decreto legislativo di riforma degli organi collegiali della pubblica istruzione di livello nazionale e periferico che tenga conto della specificità del settore scolastico, valorizzando l'autonomo apporto delle diverse componenti e delle minoranze linguistiche riconosciute, nonché delle specifiche professionalità e competenze, nel rispetto dei seguenti criteri:

a. armonizzazione della composizione, dell'organizzazione e delle funzioni dei nuovi organi con le competenze dell'amministrazione centrale e periferica come ridefinita a norma degli articoli 12 e 13 nonché con quelle delle istituzioni scolastiche autonome;

b. razionalizzazione degli organi a norma dell'articolo 12, comma 1, lettera p);

c. eliminazione delle duplicazioni organizzative e funzionali, secondo quanto previsto dall'articolo 12, comma 1, lettera g);

d. valorizzazione del collegamento con le comunità locali a norma dell'articolo 12, comma 1, lettera i);

e. attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 59 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.  29, e successive modificazioni, nella salvaguardia del principio della libertà di insegnamento.

16. Nel rispetto del principio della libertà di insegnamento e in connessione con l'individuazione di nuove figure professionali del personale docente, ferma restando l'unicità della funzione, ai capi d'istituto è conferita la qualifica dirigenziale contestualmente all'acquisto della personalità giuridica e dell'autonomia da parte delle singole istituzioni scolastiche. I contenuti e le specificità della qualifica dirigenziale sono individuati con decreto legislativo integrativo delle disposizioni del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.  29, e successive modificazioni, da emanare entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, sulla base dei seguenti criteri:

a. l'affidamento, nel rispetto delle competenze degli organi collegiali scolastici, di autonomi compiti di direzione, di coordinamento e valorizzazione delle risorse umane, di gestione di risorse finanziarie e strumentali, con connesse responsabilità in ordine ai risultati; [la parte in grassetto non sarà mai applicata, n.d.r.]

b. il raccordo tra i compiti previsti dalla lettera a) e l'organizzazione e le attribuzioni dell'amministrazione scolastica periferica, come ridefinite ai sensi dell'articolo 13, comma 1;

c. la revisione del sistema di reclutamento, riservato al personale docente con adeguata anzianità di servizio, in armonia con le modalità previste dall'articolo 28 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.  29;

d. l'attribuzione della dirigenza ai capi d'istituto attualmente in servizio, assegnati ad una istituzione scolastica autonoma, che frequentino un apposito corso di formazione. 

17. Il rapporto di lavoro dei dirigenti scolastici sarà disciplinato in sede di contrattazione collettiva del comparto scuola, articolato in autonome aree. 

18. Nell'emanazione del regolamento di cui all'articolo 13 la riforma degli uffici periferici del Ministero della pubblica istruzione è realizzata armonizzando e coordinando i compiti e le funzioni amministrative attribuiti alle regioni ed agli enti locali anche in materia di programmazione e riorganizzazione della rete scolastica. 

19. Il Ministro della pubblica istruzione presenta ogni quattro anni al Parlamento, a decorrere dall'inizio dell'attuazione dell'autonomia prevista nel presente articolo, una relazione sui risultati conseguiti, anche al fine di apportare eventuali modifiche normative che si rendano necessarie. 

20. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano disciplinano con propria legge la materia di cui al presente articolo nel rispetto e nei limiti dei propri statuti e delle relative norme di attuazione. 

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Legge n.440

Roma, 18 dicembre 1997

Oggetto: Istituzione del Fondo per l'arricchimento e l'ampliamento dell'offerta formativa e per gli interventi perequativi


Art. 1
(Fondo per l'arricchimento e l'ampliamento dell'offerta formativa
e per gli interventi perequativi)

1. A decorrere dall'esercizio finanziario 1997, è istituito nello stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione un fondo denominato "Fondo per l'arricchimento e l'ampliamento dell'offerta formativa e per gli interventi perequativi" destinato alla piena realizzazione dell'autonomia scolastica, all'introduzione dell'insegnamento di una seconda lingua comunitaria nelle scuole medie, all'innalzamento del livello di scolarità e del tasso di successo scolastico, alla formazione del personale della scuola, alla realizzazione di iniziative di formazione post-secondaria non universitaria, allo sviluppo della formazione continua e ricorrente, agli interventi per l'adeguamento dei programmi di studio dei diversi ordini e gradi, ad interventi per la valutazione dell'efficienza e dell'efficacia del sistema scolastico, alla realizzazione di interventi perequativi in favore delle istituzioni scolastiche tali da consentire, anche mediante integrazione degli organici provinciali, l'incremento dell'offerta formativa, alla realizzazione di interventi integrati, alla copertura della quota nazionale di iniziative cofinanziate con i fondi strutturali dell'Unione europea.

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Decreto Legislativo n.59

Roma, 6 marzo 1998

Oggetto: Disciplina della qualifica dirigenziale dei capi di istituto delle istituzioni scolastiche autonome, a norma dell'art.21, c.16, della legge 15 marzo 1997, n.59 (in Gazzetta Ufficiale n. 71 del 26 marzo 1998)

 

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25-bis
(Dirigenti delle istituzioni scolastiche)

1. Nell'ambito dell'amministrazione scolastica periferica è istituita la qualifica dirigenziale per i capi di istituto preposti alle istituzioni scolastiche ed educative alle quali è stata attribuita personalità giuridica ed autonomia a norma dell'art. 21 della L. 15.3.97, n. 59. I dirigenti scolastici sono inquadrati in ruoli di dimensione regionale e rispondono, agli effetti dell'art. 20, in ordine ai risultati, che sono valutati tenuto conto della specificità delle funzioni e sulla base delle verifiche effettuate da un nucleo di valutazione istituito presso l'amministrazione scolastica regionale, presieduto da un dirigente e composto da esperti anche non appartenenti all'amministrazione stessa.

2. Il dirigente scolastico assicura la gestione unitaria dell'istituzione, ne ha la legale rappresentanza, è responsabile della gestione delle risorse finanziarie e strumentali e dei risultati del servizio. Nel rispetto delle competenze degli organi collegiali scolastici, spettano al dirigente scolastico autonomi poteri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane. In particolare il dirigente scolastico organizza l'attività scolastica secondo criteri di efficienza e di efficacia formative ed è titolare delle relazioni sindacali [chiunque lavori nella scuola sa come le RSU sono viste dai dirigenti].

3. Nell'esercizio delle competenze di cui al comma 2 il dirigente scolastico promuove gli interventi per assicurare la qualità dei processi formativi e la collaborazione delle risorse culturali, professionali, sociali ed economiche del territorio, per l'esercizio della libertà di insegnamento, intesa anche come libertà di ricerca e innovazione metodologico-didattica, per l'esercizio della libertà di scelta educativa delle famiglie [cosa vuol dire? n.d.r] e per l'attuazione del diritto all'apprendimento da parte degli alunni.

4. Nell'ambito delle funzioni attribuite alle istituzioni scolastiche, spetta al dirigente l'adozione dei provvedimenti di gestione delle risorse e del personale.

5. Nello svolgimento delle proprie funzioni organizzative e amministrative il dirigente può avvalersi di docenti da lui individuati, ai quali possono essere delegati specifici compiti, ed è coadiuvato dal responsabile amministrativo, che sovrintende, con autonomia operativa, nell'ambito delle direttive di massima impartite e degli obiettivi assegnati, ai servizi amministrativi ed ai servizi generali dell'istituzione scolastica, coordinando il relativo personale.

6. Il dirigente presenta periodicamente al consiglio di circolo o al consiglio di istituto motivata relazione sulla direzione e il coordinamento dell'attività formativa, organizzativa e amministrativa al fine di garantire la più ampia informazione e un efficace raccordo per l'esercizio delle competenze degli organi della istituzione scolastica.


25-ter
(Inquadramento nei ruoli regionali dei dirigenti scolastici dei capi d'istituto in servizio)

1. I capi di istituto con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ivi compresi i rettori e i vicerettori dei convitti nazionali, le direttrici e vice direttrici degli educandati, assumono la qualifica di dirigente, previa frequenza di appositi corsi di formazione, all'atto della preposizione alle istituzioni scolastiche dotate di autonomia e della personalità giuridica a norma dell'art. 21 della L. 15.3.97, n. 59, salvaguardando, per quanto possibile, la titolarità della sede di servizio.

2. Il Ministro della pubblica istruzione, con proprio decreto, definisce gli obiettivi, i contenuti e la durata della formazione; determina le modalità di partecipazione ai diversi moduli formativi e delle connesse verifiche; definisce i criteri di valutazione e di certificazione della qualità di ciascun corso; individua gli organi dell'amministrazione scolastica responsabili dell'articolazione e del coordinamento dei corsi sul territorio, definendone i criteri; stabilisce le modalità di svolgimento dei corsi con il loro affidamento ad università, agenzie specializzate ed enti pubblici e privati anche tra loro associati o consorziati. [si tenga ben presente questo articolo. Vedrete in quanti modi e con quante miserabili giustificazioni, i dirigenti in pectore sfuggiranno ad ogni valutazione, n.d.r.].

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5. I capi d'istituto che rivestano l'incarico di ministro o sottosegretario di Stato, ovvero siano in aspettativa per mandato parlamentare o amministrativo o siano in esonero sindacale, distaccati, comandati, utilizzati o collocati fuori ruolo possono assolvere all'obbligo di formazione mediante la frequenza di appositi moduli nell'ambito della formazione prevista dal presente articolo, ovvero della formazione di cui all'art. 28 bis. In tale ultimo caso l'inquadramento decorre ai fini giuridici dalla prima applicazione degli inquadramenti di cui al comma 1 ed ai fini economici dalla data di assegnazione ad una istituzione scolastica autonoma.


Art. 28-bis
(Reclutamento dei dirigenti scolastici)

1. Il reclutamento dei dirigenti scolastici si realizza mediante corso concorso selettivo di formazione [non si è avuto neppure un solo bocciato!!! n.d.r], indetto con decreto del Ministro della pubblica istruzione, svolto in sede regionale con cadenza periodica, comprensivo di moduli di formazione comune e di moduli di formazione specifica per la scuola elementare e media, per la scuola secondaria superiore e per gli istituti educativi. Al corso concorso è ammesso il personale docente ed educativo delle istituzioni statali che abbia maturato, dopo la nomina in ruolo, un servizio effettivamente prestato di almeno sette anni con possesso di laurea, nei rispettivi settori formativi [di fatto questo è risultato falso: tutti i concorsi sono stati riservati a chi era preside incaricato o di ruolo, n.d.r.], fatto salvo quanto previsto al comma 4. 2. Il numero di posti messi a concorso in sede regionale rispettivamente per la scuola elementare e media, per la scuola secondaria superiore e per le istituzioni educative è calcolato sommando i posti già vacanti e disponibili per la nomina in ruolo alla data della sua indizione, residuati dopo gli inquadramenti di cui all'art. 25 ter, ovvero dopo la nomina di tutti i vincitori del precedente concorso, e i posti che si libereranno nel corso del triennio successivo per collocamento a riposo per limiti di età, maggiorati della percentuale media triennale di cessazioni dal servizio per altri motivi e di un'ulteriore percentuale del 25%, tenendo conto dei posti da riservare alla mobilità. 3. Il corso concorso si articola in una selezione per titoli, in un concorso di ammissione, in un periodo di formazione e in un esame finale. Al concorso di ammissione accedono coloro che superano la selezione per titoli disciplinata dal bando di concorso e, limitatamente al primo corso concorso, coloro che hanno effettivamente ricoperto per almeno un triennio la funzione di preside incaricato. Sono ammessi al periodo di formazione i candidati utilmente inseriti nella graduatoria del concorso di ammissione entro il limite del numero dei posti messi a concorso a norma del comma 2 rispettivamente per la scuola elementare e media, per la scuola secondaria superiore e per le istituzioni educative, maggiorati del 10%. 4. Il periodo di formazione, di durata non inferiore a quello previsto dal decreto di cui all'art. 25 ter, comma 2, comprende periodi di tirocinio ed esperienze presso enti e istituzioni; il numero dei moduli di formazione comune e specifica, i contenuti, la durata e le modalità di svolgimento sono disciplinati con decreto del Ministro della pubblica istruzione, d'intesa col Ministro della funzione pubblica, che individua anche i soggetti abilitati a realizzare la formazione. Con lo stesso decreto sono disciplinati i requisiti e i limiti di partecipazione al corso concorso per posti non coerenti con la tipologia del servizio prestato. 5. In esito all'esame finale sono dichiarati vincitori coloro che l' hanno superato, in numero non superiore ai posti messi a concorso, rispettivamente per la scuola elementare e media, per la scuola secondaria superiore e per le istituzioni educative. Nel primo corso concorso bandito dopo l'avvio delle procedure d'inquadramento di cui all'art. 25 ter il 40% dei posti messi a concorso è riservato al personale in possesso dei requisiti di servizio come preside incaricato indicati al comma 3. I vincitori sono assunti in ruolo nel limite dei posti annualmente vacanti e disponibili, nell'ordine delle graduatorie definitive. In caso di rifiuto della nomina sono depennati dalla graduatoria. L'assegnazione della sede è disposta sulla base dei principi del presente decreto legislativo, tenuto conto delle specifiche esperienze professionali. I vincitori in attesa di nomina continuano a svolgere l'attività docente [ma di chi parlano? n.d.r]. Essi possono essere temporaneamente utilizzati, per la sostituzione dei dirigenti assenti per almeno tre mesi. Dall'anno scolastico successivo alla data di approvazione della prima graduatoria non sono più conferiti incarichi di presidenza. 6. Alla frequenza dei moduli di formazione specifica sono ammessi, nel limite del contingente stabilito in sede di contrattazione collettiva, anche i dirigenti che facciano domanda di mobilità professionale tra i diversi settori. L'accoglimento della domanda è subordinato all'esito positivo dell'esame finale relativo ai moduli frequentati. 7. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della pubblica istruzione, di concerto col Ministro per la funzione pubblica sono definiti i criteri per la composizione e la nomina delle commissioni esaminatrici.

 

 

Decreto del Presidente della Repubblica n. 233

Roma, 18 giugno 1998

Oggetto: Regolamento recante norme per il dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche e per la determinazione degli organici funzionali dei singoli istituti, a norma dell'articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59

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Art. 1

(Finalità) 1. Il raggiungimento delle dimensioni ottimali delle istituzioni scolastiche ha la finalità di garantire l'efficace esercizio dell'autonomia prevista dall'articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59, di dare stabilità nel tempo alle stesse istituzioni e di offrire alle comunità locali una pluralità di scelte, articolate sul territorio, che agevolino l'esercizio del diritto all'istruzione. 2. Il dimensionamento e' altresì finalizzato al conseguimento degli obiettivi didatticopedagogici programmati, mediante l'inserimento dei giovani in una comunità educativa culturalmente adeguata e idonea a stimolarne le capacità di apprendimento e di socializzazione. 3. Il raggiungimento delle dimensioni stabilite a norma del comma 1 ha l'ulteriore finalità di assicurare alle istituzioni scolastiche la necessaria capacità di confronto, interazione e negoziazione con gli enti locali, le istituzioni, le organizzazioni sociali e le associazioni operanti nell'ambito territoriale di pertinenza.
Art. 2
(Parametri)
1. L'autonomia amministrativa, organizzativa, didattica e di ricerca e progettazione educativa e' riconosciuta alle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, ivi comprese quelle già dotate di personalità giuridica, che raggiungono dimensioni idonee a garantire l'equilibrio ottimale tra domanda di istruzione e organizzazione dell'offerta formativa. A tal fine sono definiti, a norma dell'articolo 3, gli ambiti territoriali, di ampiezza differenziata a seconda del grado di istruzione, nei quali va assicurata la permanenza e la stabilità delle suddette istituzioni, con particolare riguardo alle caratteristiche demografiche, geografiche, economiche, socioculturali del territorio, nonché alla sua organizzazione politicoamministrativa. 2. Ai fini indicati al comma 1, per acquisire o mantenere la personalità giuridica gli istituti di istruzione devono avere, di norma, una popolazione, consolidata e prevedibilmente stabile almeno per un quinquennio, compresa tra 500 e 900 alunni; tali indici sono assunti come termini di riferimento per assicurare l'ottimale impiego delle risorse professionali e strumentali.

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Art. 40
(Personale della scuola):

"1. Il numero dei dipendenti del comparto scuola deve risultare alla fine dell'anno 1999 inferiore del 3 per cento rispetto a quello rilevato alla fine dell'anno 1997. Tale numero costituisce il limite massimo del personale in servizio.
Tra i dipendenti che dovranno essere considerati per i fini della programmazione sono inclusi i supplenti annuali e i supplenti temporanei con la esclusione dei soggetti chiamati a svolgere supplenze brevi.
La spesa per le supplenze brevi non potrà essere nell'anno 1998 superiore a quella resasi necessaria per soddisfare le esigenze dell'anno 1997.
Con decreto del Ministro della pubblica istruzione, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e con il Ministro per la funzione pubblica, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia, da esprimere entro trenta giorni dall'avvenuta trasmissione, si provvede alla determinazione della consistenza numerica del personale alla data del 31 dicembre 1999.
Con decreti del Ministro della pubblica istruzione, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia, da esprimere entro trenta giorni dall'avvenuta trasmissione, sono individuati i criteri e le modalità per il raggiungimento delle finalità predette mediante disposizioni sugli organici funzionali di istituto, sulla formazione delle cattedre e delle classi, sul contenimento delle supplenze temporanee di breve durata
............. 5. In coerenza con i poteri di organizzazione e di gestione attribuiti sono rimesse alle singole istituzioni scolastiche le decisioni organizzative, amministrative e gestionali che assicurano efficacia e funzionalità alla prestazione dei servizi, consentendo, tra l'altro, alle stesse istituzioni, anche consorziate fra loro, di deliberare l'affidamento in appalto dei servizi di pulizia dei locali scolastici e delle loro pertinenze, previa riduzione della dotazione organica di istituto, approvata dal provveditore agli studi sulla base di criteri predeterminati idonei anche ad evitare situazioni di soprannumero del personale, in misura tale da consentire economie nella spesa.
Con decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, su proposta del Ministro della pubblica istruzione, previo accertamento delle economie realizzate, sono effettuate le occorrenti variazioni di bilancio.
In sede di contrattazione decentrata a livello provinciale sono ridefinite le modalità di organizzazione del lavoro del personale ausiliario che non svolga attività di pulizia.

 

Decreto del Presidente della Repubblica n.275

Roma, 8 marzo 1999


Oggetto: Regolamento recante norme in materia di Autonomia delle istituzioni scolastiche ai sensi dell'art.21, della legge 15 marzo 1999, n.59


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AUTONOMIA DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE

 

TITOLO I
ISTITUZIONI SCOLASTICHE NEL QUADRO DELL'AUTONOMIA

CAPO I
Definizioni e oggetto

Art.1

(Natura e scopi dell'autonomia delle istituzioni scolastiche)

1. Le istituzioni scolastiche sono espressioni di autonomia funzionale e provvedono alla definizione e alla realizzazione dell'offerta formativa, nel rispetto delle funzioni delegate alla Regioni e dei compiti e funzioni trasferiti agli enti locali, ai sensi degli articoli 138 e 139 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112. A tal fine interagiscono tra loro e con gli enti locali promuovendo il raccordo e la sintesi tra le esigenze e le potenzialità individuali e gli obiettivi nazionali del sistema di istruzione.

2. L'autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale e si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con l'esigenza di migliorare l'efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento.

 

Art.2
(Oggetto)

 

1. Il presente regolamento detta la disciplina generale dell'autonomia delle istituzioni scolastiche, individua le funzioni ad esse trasferite e provvede alla ricognizione delle disposizioni di legge abrogate.

2. Il presente regolamento, fatta salva l'immediata applicazione delle disposizioni transitorie, si applica alle istituzioni scolastiche a decorrere dal 1° settembre 2000.

3. Le istituzioni scolastiche parificate, pareggiate e legalmente riconosciute entro il termine di cui al comma 2 adeguano, in coerenza con le proprie finalità, il loro ordinamento alle disposizioni del presente regolamento relative alla determinazione dei curricoli, e lo armonizzano con quelle relative all'autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo e alle iniziative finalizzate all'innovazione. A esse si applicano altresì le disposizioni di cui agli articoli 12 e 13.

4. Il presente regolamento riguarda tutte le diverse articolazioni del sistema scolastico, i diversi tipi e indirizzi di studio e le esperienze formative e le attività nella scuola dell'infanzia. La terminologia adottata tiene conto della pluralità di tali contesti.

 

CAPO II
Autonomia didattica e organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo

 

Art. 3
(Piano dell'offerta formativa)

1. Ogni istituzione scolastica predispone, con la partecipazione di tutte le sue componenti, il Piano dell'offerta formativa. Il Piano è il documento fondamentale costitutivo dell'identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche ed esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa ed organizzativa che le singole scuole adottano nell'ambito della loro autonomia.

2. Il Piano dell'offerta formativa è coerente con gli obiettivi generali ed educativi dei diversi tipi e indirizzi di studi determinati a livello nazionale a norma dell'articolo 8 e riflette le esigenze del contesto culturale, sociale ed economico della realtà locale, tenendo conto della programmazione territoriale dell'offerta formativa. Esso comprende e riconosce le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari, e valorizza le corrispondenti professionalità.

3. Il Piano dell'offerta formativa è elaborato dal collegio dei docenti sulla base degli indirizzi generali per le attività della scuola e delle scelte generali di gestione e di amministrazione definiti dal consiglio di circolo o di istituto, tenuto conto delle proposte e dei pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni anche di fatto dei genitori e, per le scuole secondarie superiori, degli studenti. Il Piano è adottato dal consiglio di circolo o di istituto.

4. Ai fini di cui al comma 2 il dirigente scolastico attiva i necessari rapporti con gli enti locali e con le diverse realtà istituzionali, culturali, sociali ed economiche operanti sul territorio.

5. Il Piano dell'offerta formativa è reso pubblico e consegnato agli alunni e alle famiglie all'atto dell'iscrizione.

 

Art. 4
(Autonomia didattica)

 

1. Le istituzioni scolastiche, nel rispetto della libertà di insegnamento, della libertà di scelta educativa delle famiglie e delle finalità generali del sistema, a norma dell'articolo 8 concretizzano gli obiettivi nazionali in percorsi formativi funzionali alla realizzazione del diritto ad apprendere e alla crescita educativa di tutti gli alunni, riconoscono e valorizzano le diversità, promuovono le potenzialità di ciascuno adottando tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo.

2. Nell'esercizio dell'autonomia didattica le istituzioni scolastiche regolano i tempi dell'insegnamento e dello svolgimento delle singole discipline e attività nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni. A tal fine le istituzioni scolastiche possono adottare tutte le forme di flessibilità che ritengono opportune e tra l'altro:
  1. l'articolazione modulare del monte ore annuale di ciascuna disciplina e attività;

  2. la definizione di unità di insegnamento non coincidenti con l'unità oraria della lezione e l'utilizzazione, nell'ambito del curricolo obbligatorio di cui all'articolo 8, degli spazi orari residui;

  3. l'attivazione di percorsi didattici individualizzati, nel rispetto del principio generale dell'integrazione degli alunni nella classe e nel gruppo, anche in relazione agli alunni in situazione di handicap secondo quanto previsto dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104;

  4. l'articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso;

  5. l'aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari.

3. Nell'ambito dell'autonomia didattica possono essere programmati, anche sulla base degli interessi manifestati dagli alunni, percorsi formativi che coinvolgono più discipline e attività nonché insegnamenti in lingua straniera in attuazione di intese e accordi internazionali.

4. Nell'esercizio della autonomia didattica le istituzioni scolastiche assicurano comunque la realizzazione di iniziative di recupero e sostegno, di continuità e di orientamento scolastico e professionale, coordinandosi con le iniziative eventualmente assunte dagli enti locali in materia di interventi integrati a norma dell'articolo 139, comma 2, lett. b) del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112. Individuano inoltre le modalità e i criteri di valutazione degli alunni nel rispetto della normativa nazionale ed i criteri per la valutazione periodica dei risultati conseguiti dalle istituzioni scolastiche rispetto agli obiettivi prefissati.

5. La scelta, l'adozione e l'utilizzazione delle metodologie e degli strumenti didattici, ivi compresi i libri di testo, sono coerenti con il Piano dell'offerta formativa di cui all'articolo 3 e sono attuate con criteri di trasparenza e tempestività. Esse favoriscono l'introduzione e l'utilizzazione di tecnologie innovative.

6. I criteri per il riconoscimento dei crediti e per il recupero dei debiti scolastici riferiti ai percorsi dei singoli alunni sono individuati dalle istituzioni scolastiche avuto riguardo agli obiettivi specifici di apprendimento di cui all'articolo 8 e tenuto conto della necessità di facilitare i passaggi tra diversi tipi e indirizzi di studio, di favorire l'integrazione tra sistemi formativi, di agevolare le uscite e i rientri tra scuola, formazione professionale e mondo del lavoro. Sono altresì individuati i criteri per il riconoscimento dei crediti formativi relativi alle attività realizzate nell'ambito dell'ampliamento dell'offerta formativa o liberamente effettuate dagli alunni e debitamente accertate o certificate.

7. Il riconoscimento reciproco dei crediti tra diversi sistemi formativi e la relativa certificazione sono effettuati ai sensi della disciplina di cui all'articolo 17 della legge 24 giugno 1997 n. 196, fermo restando il valore legale dei titoli di studio previsti dall'attuale ordinamento.

 

Art. 5
(Autonomia organizzativa)

 

1. Le istituzioni scolastiche adottano, anche per quanto riguarda l'impiego dei docenti, ogni modalità organizzativa che sia espressione di libertà progettuale e sia coerente con gli obiettivi generali e specifici di ciascun tipo e indirizzo di studio, curando la promozione e il sostegno dei processi innovativi e il miglioramento dell'offerta formativa.

2. Gli adattamenti del calendario scolastico sono stabiliti dalle istituzioni scolastiche in relazione alle esigenze derivanti dal Piano dell'offerta formativa, nel rispetto delle funzioni in materia di determinazione del calendario scolastico esercitate dalle Regioni a norma dell'articolo 138, comma 1, lettera d) del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112.

3. L'orario complessivo del curricolo e quello destinato alle singole discipline e attività sono organizzati in modo flessibile, anche sulla base di una programmazione plurisettimanale, fermi restando l'articolazione delle lezioni in non meno di cinque giorni settimanali e il rispetto del monte ore annuale, pluriennale o di ciclo previsto per le singole discipline e attività obbligatorie.

4. In ciascuna istituzione scolastica le modalità di impiego dei docenti possono essere diversificate nelle varie classi e sezioni in funzione delle eventuali differenziazioni nelle scelte metodologiche ed organizzative adottate nel piano dell'offerta formativa.

 

Art. 6
(Autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo)

 

1. Le istituzioni scolastiche, singolarmente o tra loro associate, esercitano l'autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo tenendo conto delle esigenze del contesto culturale, sociale ed economico delle realtà locali e curando tra l'altro:
  1. la progettazione formativa e la ricerca valutativa;

  2. la formazione e l'aggiornamento culturale e professionale del personale scolastico;

  3. l'innovazione metodologica e disciplinare;

  4. la ricerca didattica sulle diverse valenze delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e sulla loro integrazione nei processi formativi;

  5. la documentazione educativa e la sua diffusione all'interno della scuola;

  6. gli scambi di informazioni, esperienze e materiali didattici;

  7. l'integrazione fra le diverse articolazioni del sistema scolastico e, d'intesa con i soggetti istituzionali competenti, fra i diversi sistemi formativi, ivi compresa la formazione professionale.

2. Se il progetto di ricerca e innovazione richiede modifiche strutturali che vanno oltre la flessibilità curricolare prevista dall'articolo 8, le istituzioni scolastiche propongono iniziative finalizzate alle innovazioni con le modalità di cui all'articolo 11.

3. Ai fini di cui al presente articolo le istituzioni scolastiche sviluppano e potenziano lo scambio di documentazione e di informazioni attivando collegamenti reciproci, nonché con il Centro europeo dell'educazione, la Biblioteca di documentazione pedagogica e gli Istituti regionali di ricerca, sperimentazione e aggiornamento educativi; tali collegamenti possono estendersi a università e ad altri soggetti pubblici e privati che svolgono attività di ricerca.

 

Art. 7
(Reti di scuole)

 

1. Le istituzioni scolastiche possono promuovere accordi di rete o aderire ad essi per il raggiungimento della proprie finalità istituzionali.

2. L'accordo può avere a oggetto attività didattiche, di ricerca, sperimentazione e sviluppo, di formazione e aggiornamento; di amministrazione e contabilità, ferma restando l'autonomia dei singoli bilanci; di acquisto di beni e servizi, di organizzazione e di altre attività coerenti con le finalità istituzionali; se l'accordo prevede attività didattiche o di ricerca, sperimentazione e sviluppo, di formazione e aggiornamento, è approvato, oltre che dal consiglio di circolo o di istituto, anche dal collegio dei docenti delle singole scuole interessate per la parte di propria competenza.

3. L'accordo può prevedere lo scambio temporaneo di docenti, che liberamente vi consentono, fra le istituzioni che partecipano alla rete i cui docenti abbiano uno stato giuridico omogeneo. I docenti che accettano di essere impegnati in progetti che prevedono lo scambio rinunciano al trasferimento per la durata del loro impegno nei progetti stessi, con le modalità stabilite in sede di contrattazione collettiva.

4. L'accordo individua l'organo responsabile della gestione delle risorse e del raggiungimento delle finalità del progetto, la sua durata, le sue competenze e i suoi poteri, nonché le risorse professionali e finanziarie messe a disposizione della rete dalle singole istituzioni; l'accordo è depositato presso le segreterie delle scuole, ove gli interessati possono prenderne visione ed estrarne copia.

5. Gli accordi sono aperti all'adesione di tutte le istituzioni scolastiche che intendano parteciparvi e prevedono iniziative per favorire la partecipazione alla rete delle istituzioni scolastiche che presentano situazioni di difficoltà.

6. Nell'ambito delle reti di scuole, possono essere istituiti laboratori finalizzati tra l'altro a:
  1. la ricerca didattica e la sperimentazione;

  2. la documentazione, secondo procedure definite a livello nazionale per la più ampia circolazione, anche attraverso rete telematica, di ricerche, esperienze, documenti e informazioni;

  3. la formazione in servizio del personale scolastico;

  4. l'orientamento scolastico e professionale.

7. Quando sono istituite reti di scuole, gli organici funzionali di istituto possono essere definiti in modo da consentire l'affidamento a personale dotato di specifiche esperienze e competenze di compiti organizzativi e di raccordo interistituzionale e di gestione dei laboratori di cui al comma 6.

8. Le scuole, sia singolarmente che collegate in rete, possono stipulare convenzioni con università statali o private, ovvero con istituzioni, enti, associazioni o agenzie operanti sul territorio che intendono dare il loro apporto alla realizzazione di specifici obiettivi.

9. Anche al di fuori dell'ipotesi prevista dal comma 1, le istituzioni scolastiche possono promuovere e partecipare ad accordi e convenzioni per il coordinamento di attività di comune interesse che coinvolgono, su progetti determinati, più scuole, enti, associazioni del volontariato e del privato sociale. Tali accordi e convenzioni sono depositati presso le segreterie delle scuole dove gli interessati possono prenderne visione ed estrarne copia.

10. Le istituzioni scolastiche possono costituire o aderire a consorzi pubblici e privati per assolvere compiti istituzionali coerenti col Piano dell'offerta formativa di cui all'articolo 3 e per l'acquisizione di servizi e beni che facilitino lo svolgimento dei compiti di carattere formativo.

 

CAPO III
Curricolo nell'autonomia

 

Art. 8
(Definizione dei curricoli)

1. Il Ministro della pubblica istruzione, previo parere delle competenti commissioni parlamentari sulle linee e sugli indirizzi generali, definisce a norma dell'articolo 205 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, per i diversi tipi e indirizzi di studio:
  1. gli obiettivi generali del processo formativo;

  2. gli obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni;

  3. le discipline e le attività costituenti la quota nazionale dei curricoli e il relativo monte ore annuale;

  4. l'orario obbligatorio annuale complessivo dei curricoli comprensivo della quota nazionale obbligatoria e della quota obbligatoria riservata alle istituzioni scolastiche;

  5. i limiti di flessibilità temporale per realizzare compensazioni tra discipline e attività della quota nazionale del curricolo;

  6. gli standard relativi alla qualità del servizio;

  7. gli indirizzi generali circa la valutazione degli alunni, il riconoscimento dei crediti e dei debiti formativi;

  8. i criteri generali per l'organizzazione dei percorsi formativi finalizzati all'educazione permanente degli adulti, anche a distanza, da attuare nel sistema integrato di istruzione, formazione, lavoro, sentita la Conferenza unificata Stato-regioni-città ed autonomie locali.

2. Le istituzioni scolastiche determinano, nel Piano dell'offerta formativa il curricolo obbligatorio per i propri alunni in modo da integrare, a norma del comma 1, la quota definita a livello nazionale con la quota loro riservata che comprende le discipline e le attività da esse liberamente scelte. Nella determinazione del curricolo le istituzioni scolastiche precisano le scelte di flessibilità previste dal comma 1, lettera e).

3. Nell'integrazione tra la quota nazionale del curricolo e quella riservata alle scuole è garantito il carattere unitario del sistema di istruzione ed è valorizzato il pluralismo culturale e territoriale, nel rispetto delle diverse finalità della scuola dell'obbligo e della scuola secondaria superiore.

4. La determinazione del curricolo tiene conto delle diverse esigenze formative degli alunni concretamente rilevate, della necessità di garantire efficaci azioni di continuità e di orientamento, delle esigenze e delle attese espresse dalle famiglie, dagli enti locali, dai contesti sociali, culturali ed economici del territorio. Agli studenti e alle famiglie possono essere offerte possibilità di opzione.

5. Il curricolo della singola istituzione scolastica, definito anche attraverso una integrazione tra sistemi formativi sulla base di accordi con le Regioni e gli Enti locali negli ambiti previsti dagli articoli 138 e 139 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, può essere personalizzato in relazione ad azioni, progetti o accordi internazionali.

6. L'adozione di nuove scelte curricolari o la variazione di scelte già effettuate deve tenere conto delle attese degli studenti e delle famiglie in rapporto alla conclusione del corso di studi prescelto.

 

Art. 9
(Ampliamento dell'offerta formativa)

 

1. Le istituzioni scolastiche, singolarmente, collegate in rete o tra loro consorziate, realizzano ampliamenti dell'offerta formativa che tengano conto delle esigenze del contesto culturale, sociale ed economico delle realtà locali. I predetti ampliamenti consistono in ogni iniziativa coerente con le proprie finalità, in favore dei propri alunni e, coordinandosi con eventuali iniziative promosse dagli enti locali, in favore della popolazione giovanile e degli adulti.

2. I curricoli determinati a norma dell'articolo 8 possono essere arricchiti con discipline e attività facoltative, che per la realizzazione di percorsi formativi integrati le istituzioni scolastiche programmano sulla base di accordi con le Regioni e gli Enti locali.

3. Le istituzioni scolastiche possono promuovere e aderire a convenzioni o accordi stipulati a livello nazionale, regionale o locale, anche per la realizzazione di specifici progetti.

4. Le iniziative in favore degli adulti possono realizzarsi, sulla base di specifica progettazione, anche mediante il ricorso a metodi e strumenti di autoformazione e a percorsi formativi personalizzati. Per l'ammissione ai corsi e per la valutazione finale possono essere fatti valere crediti formativi maturati anche nel mondo del lavoro, debitamente documentati, e accertate esperienze di autoformazione. Le istituzioni scolastiche valutano tali crediti ai fini della personalizzazione dei percorsi didattici, che può implicare una loro variazione e riduzione.

5. Nell'ambito delle attività in favore degli adulti possono essere promosse specifiche iniziative di informazione e formazione destinate ai genitori degli alunni.

 

Art. 10
(Verifiche e modelli di certificazione)

 

1. Per la verifica del raggiungimento degli obiettivi di apprendimento e degli standard di qualità del servizio il Ministero della pubblica istruzione fissa metodi e scadenze per rilevazioni periodiche. Fino all'istituzione di un apposito organismo autonomo le verifiche sono effettuate dal Centro europeo dell'educazione, riformato a norma dell'articolo 21, comma 10 della legge 15 marzo 1997, n. 59.

2. Le rilevazioni di cui al comma 1 sono finalizzate a sostenere le scuole per l'efficace raggiungimento degli obiettivi attraverso l'attivazione di iniziative nazionali e locali di perequazione, promozione, supporto e monitoraggio, anche avvalendosi degli ispettori tecnici.

3. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione sono adottati i nuovi modelli per le certificazioni, le quali, indicano le conoscenze, le competenze, le capacità acquisite e i crediti formativi riconoscibili, compresi quelli relativi alle discipline e alle attività realizzate nell'ambito dell'ampliamento dell'offerta formativa o liberamente scelte dagli alunni e debitamente certificate.

 

Art. 11
(Iniziative finalizzate all'innovazione)

 

1. Il Ministro della pubblica istruzione, anche su proposta del Consiglio nazionale della pubblica istruzione, del Servizio nazionale per la qualità dell'istruzione, di una o più istituzioni scolastiche, di uno o più Istituti regionali di ricerca, sperimentazione e aggiornamento educativi, di una o più Regioni o enti locali, promuove, eventualmente sostenendoli con appositi finanziamenti disponibili negli ordinari stanziamenti di bilancio, progetti in ambito nazionale, regionale e locale, volti a esplorare possibili innovazioni riguardanti gli ordinamenti degli studi, la loro articolazione e durata, l'integrazione fra sistemi formativi, i processi di continuità e orientamento. Riconosce altresì progetti di iniziative innovative delle singole istituzioni scolastiche riguardanti gli ordinamenti degli studi quali disciplinati ai sensi dell'articolo 8. Sui progetti esprime il proprio parere il Consiglio nazionale della pubblica istruzione.

2. I progetti devono avere una durata predefinita e devono indicare con chiarezza gli obiettivi; quelli attuati devono essere sottoposti a valutazione dei risultati, sulla base dei quali possono essere definiti nuovi curricoli e nuove scansioni degli ordinamenti degli studi, con le procedure di cui all'articolo 8. Possono anche essere riconosciute istituzioni scolastiche che si caratterizzano per l'innovazione nella didattica e nell'organizzazione.

3. Le iniziative di cui al comma 1 possono essere elaborate e attuate anche nel quadro di accordi adottati a norma dell'articolo 2, commi 203 e seguenti della legge 23 dicembre 1996, n. 662.

4. E' riconosciuta piena validità agli studi compiuti dagli alunni nell'ambito delle iniziative di cui al comma 1, secondo criteri di corrispondenza fissati nel decreto del Ministro della pubblica istruzione che promuove o riconosce le iniziative stesse.

5. Sono fatte salve, fermo restando il potere di revoca dei relativi decreti, le specificità ordinamentali e organizzative delle scuole riconosciute ai sensi dell'articolo 278, comma 5 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297.

 

CAPO IV
Disciplina transitoria

 

Art. 12
(Sperimentazione dell'autonomia)

1. Fino alla data di cui all'articolo 2, comma 2, le istituzioni scolastiche esercitano l'autonomia ai sensi del decreto del Ministro della pubblica istruzione in data 29 maggio 1998, i cui contenuti possono essere progressivamente modificati ed ampliati dal Ministro della pubblica istruzione con successivi decreti.

2. Le istituzioni scolastiche possono realizzare compensazioni fra le discipline e le attività previste dagli attuali programmi. Il decremento orario di ciascuna disciplina e attività è possibile entro il quindici per cento del relativo monte orario annuale.

3. Nella scuola materna ed elementare l'orario settimanale, fatta salva la flessibilità su base annua prevista dagli articoli 4, 5 e 8, deve rispettare, per la scuola materna, i limiti previsti dai commi 1 e 3 dell'articolo 104 e, per la scuola elementare, le disposizioni di cui all'articolo 129, commi 1, 3, 4, 5, 7 e all'articolo 130 del decreto legislativo del 16 aprile 1994, n. 297.

4. Le istruzioni generali di cui all'articolo 21, commi 1 e 14, della legge 15 marzo 1997, n. 59, sono applicate in via sperimentale e progressivamente estese a tutte le istituzioni scolastiche dall'anno finanziario immediatamente successivo alla loro emanazione.

 

Art. 13
(Ricerca metodologica)

1. Fino alla definizione dei curricoli di cui all'articolo 8 si applicano gli attuali ordinamenti degli studi e relative sperimentazioni, nel cui ambito le istituzioni scolastiche possono contribuire a definire gli obiettivi specifici di apprendimento di cui all'articolo 8 riorganizzando i propri percorsi didattici secondo modalità fondate su obiettivi formativi e competenze.

2. Il Ministero della pubblica istruzione garantisce la raccolta e lo scambio di tali ricerche ed esperienze, anche mediante l'istituzione di banche dati accessibili a tutte le istituzioni scolastiche.

 

TITOLO II
FUNZIONI AMMINISTRATIVE E GESTIONE DEL SERVIZIO DI ISTRUZIONE

 

CAPO I
Attribuzione, ripartizione e coordinamento delle funzioni

 

Art. 14
(Attribuzione di funzioni alle istituzioni scolastiche)

1. A decorrere dal 1° settembre 2000 alle istituzioni scolastiche sono attribuite le funzioni già di competenza dell'amministrazione centrale e periferica relative alla carriera scolastica e al rapporto con gli alunni, all'amministrazione e alla gestione del patrimonio e delle risorse e allo stato giuridico ed economico del personale non riservate, in base all'articolo 15 o ad altre specifiche disposizioni, all'amministrazione centrale e periferica. Per l'esercizio delle funzioni connesse alle competenze escluse di cui all'articolo 15 e a quelle di cui all'articolo 138 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 le istituzioni scolastiche utilizzano il sistema informativo del Ministero della pubblica istruzione. Restano ferme le attribuzioni già rientranti nella competenza delle istituzioni scolastiche non richiamate dal presente

2. In particolare le istituzioni scolastiche provvedono a tutti gli adempimenti relativi alla carriera scolastica degli alunni e disciplinano, nel rispetto della legislazione vigente, le iscrizioni, le frequenze, le certificazioni, la documentazione, la valutazione, il riconoscimento degli studi compiuti in Italia e all'estero ai fini della prosecuzione degli studi medesimi, la valutazione dei crediti e debiti formativi, la partecipazione a progetti territoriali e internazionali, la realizzazione di scambi educativi internazionali. A norma dell'articolo 4 del regolamento recante lo Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 25 giugno 1998, n. 249, le istituzioni scolastiche adottano il regolamento di disciplina degli alunni.

3. Per quanto attiene all'amministrazione, alla gestione del bilancio e dei beni e alle modalità di definizione e di stipula dei contratti di prestazione d'opera di cui all'articolo 40, comma 1, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, le istituzioni scolastiche provvedono in conformità a quanto stabilito dal regolamento di contabilità di cui all'articolo 21, commi 1 e 14 della legge 15 marzo 1997, n. 59, che può contenere deroghe alle norme vigenti in materia di contabilità dello Stato, nel rispetto dei principi di universalità, unicità e veridicità della gestione e dell'equilibrio finanziario. Tale regolamento stabilisce le modalità di esercizio della capacità negoziale e ogni adempimento contabile relativo allo svolgimento dell'attività negoziale medesima, nonché modalità e procedure per il controllo dei bilanci della gestione e dei costi.

4. Le istituzioni scolastiche riorganizzano i servizi amministrativi e contabili tenendo conto del nuovo assetto istituzionale delle scuole e della complessità dei compiti ad esse affidati, per garantire all'utenza un efficace servizio. Assicurano comunque modalità organizzative particolari per le scuole articolate in più sedi. Le istituzioni scolastiche concorrono, altresì, anche con iniziative autonome, alla specifica formazione e aggiornamento culturale e professionale del relativo personale per corrispondere alle esigenze derivanti dal presente regolamento.

5. Alle istituzioni scolastiche sono attribuite competenze in materia di articolazione territoriale della scuola. Tali competenze sono esercitate a norma dell'articolo 4, comma 2, del regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno 1998, n. 233.

6. Sono abolite tutte le autorizzazioni e le approvazioni concernenti le funzioni attribuite alle istituzioni scolastiche, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 15. Ove allo scadere del termine di cui al comma 1 non sia stato ancora adottato il regolamento di contabilità di cui al comma 3, nelle more della sua adozione alle istituzioni scolastiche seguitano ad applicarsi gli articoli 26, 27, 28 e 29 del testo unico approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297.

7. I provvedimenti adottati dalle istituzioni scolastiche, fatte salve le specifiche disposizioni in materia di disciplina del personale e degli studenti, divengono definitivi il quindicesimo giorno dalla data della loro pubblicazione nell'albo della scuola. Entro tale termine, chiunque abbia interesse può proporre reclamo all'organo che ha adottato l'atto, che deve pronunciarsi sul reclamo stesso nel termine di trenta giorni, decorso il quale l'atto diviene definitivo. Gli atti divengono altresì definitivi a seguito della decisione sul reclamo.

 

Art. 15
(Competenze escluse)

 

1. Sono escluse dall'attribuzione alle istituzioni scolastiche le seguenti funzioni in materia di personale il cui esercizio è legato ad un ambito territoriale più ampio di quello di competenza della singola istituzione, ovvero richiede garanzie particolari in relazione alla tutela della libertà di insegnamento:
  1. la formazione delle graduatorie permanenti riferite ad ambiti territoriali più vasti di quelli della singola istituzione scolastica;

  2. reclutamento del personale docente, amministrativo, tecnico e ausiliario con rapporto di lavoro a tempo indeterminato;

  3. mobilità esterna alle istituzioni scolastiche e utilizzazione del personale eccedente l'organico funzionale di istituto;

  4. autorizzazioni per utilizzazioni ed esoneri per i quali sia previsto un contingente nazionale; comandi, utilizzazioni e collocamenti fuori ruolo;

  5. riconoscimento di titoli di studio esteri, fatto salvo quanto previsto nell'articolo 14, comma 2.

2. Resta ferma la normativa vigente in materia di provvedimenti disciplinari nei confronti del personale docente, amministrativo, tecnico e ausiliario.

 

Art. 16
(Coordinamento delle competenze)

 

1. Gli organi collegiali della scuola garantiscono l'efficacia dell'autonomia delle istituzioni scolastiche nel quadro delle norme che ne definiscono competenze e composizione.

2. Il dirigente scolastico esercita le funzioni di cui al decreto legislativo 6 marzo 1998, n. 59, nel rispetto delle competenze degli organi collegiali.

3. I docenti hanno il compito e la responsabilità della progettazione e della attuazione del processo di insegnamento e di apprendimento.

4. Il responsabile amministrativo assume funzioni di direzione dei servizi di segreteria nel quadro dell' unità di conduzione affidata al dirigente scolastico.

5. Il personale della scuola, i genitori e gli studenti partecipano al processo di attuazione e sviluppo dell'autonomia assumendo le rispettive responsabilità.

6. Il servizio prestato dal personale della scuola ai sensi dell'articolo 15, comma 1, lettera d), purché riconducibile a compiti connessi con la scuola, resta valido a tutti gli effetti come servizio di istituto.

..................

Dato a Roma, addì 8 marzo 1999


SCALFARO                                                   
D'ALEMA, Presidente del Consiglio dei Ministri
BERLINGUER, Ministro della pubblica istruzione
CIAMPI, Ministro del tesoro, del bilancio
e della programmazione economica

PIAZZA, Ministro per la funzione pubblica
BELLILLO, Ministro per gli affari regionali
BASSOLINO, Ministro del lavoro e della
previdenza sociale


 

 

Decreto Ministeriale n. 105

Roma, 3 aprile 2000

 

.............

ORGANICO FUNZIONALE

..............

7.1 Per gli insegnamenti curricolari la definizione dei posti è effettuata senza tenere conto dei vincoli, relativi ai criteri di definizione delle cattedre, eventualmente previsti nei regolamenti e/o decreti dei corsi di ordinamento, nonché nei decreti autorizzativi della sperimentazione.

7.2 Fermo restando l'orario d'obbligo previsto dal C.C.N.L. del comparto scuola, i posti, a norma del medesimo contratto, potranno essere costituiti con un numero di ore superiore alle 18, nel caso di disponibilità del docente. In ogni caso la possibilità di costituire posti con più di 18 ore, non può comportare, a parità di classi, di tipologia di percorso formativo e/o di indirizzo, situazioni di soprannumerarietà dei titolari dell'istituzione scolastica.

...............


 

Decreto Interministeriale n. 44

Roma, 1 febbraio 2001

Regolamento concernente le
"Istruzioni generali sulla gestione amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche"

 

...............

2. La gestione finanziaria delle istituzioni scolastiche si esprime in termini di competenza ed è improntata a criteri di efficacia, efficienza ed economicità e si conforma ai principi della trasparenza, annualità, universalità, integrità, unità, veridicità.

...............

3. L'attività finanziaria delle istituzioni scolastiche si svolge sulla base di un unico documento contabile annuale - di seguito denominato "programma" - predisposto dal dirigente scolastico - di seguito denominato "dirigente" - e proposto dalla Giunta esecutiva con apposita relazione e con il parere di regolarità contabile del Collegio dei revisori, entro il 31 ottobre, al Consiglio d'istituto o di circolo, di seguito denominati "Consiglio di istituto". La relativa delibera è adottata dal Consiglio d'istituto entro il 15 dicembre dell'anno precedente quello di riferimento, anche nel caso di mancata acquisizione del predetto parere del collegio dei revisori dei conti entro i cinque giorni antecedenti la data fissata per la deliberazione stessa.

4. Nella relazione sono illustrati gli obiettivi da realizzare e la destinazione delle risorse in coerenza con le previsioni del piano dell'offerta formativa (P.O.F.) e sono sinteticamente illustrati i risultati della gestione in corso alla data di presentazione del programma, rilevati dalle schede di cui al comma 6, e quelli del precedente esercizio finanziario.

[chiunque lavora nella scuola sa che la concatenazione di queste scadenze impedisce di creare un POF che abbia adeguati finanziamenti. O si falsificano i POF, o si falsificano i bilanci, n.d.r.]

...............

6. Ad ogni singolo progetto compreso nel programma e predisposto dal dirigente per l'attuazione del piano dell'offerta formativa (P.O.F.), è allegata una scheda illustrativa finanziaria, redatta dal direttore dei servizi generali e amministrativi, di seguito denominato "direttore", nella quale sono riportati l'arco temporale in cui l'iniziativa deve essere realizzata, nonché i beni e i servizi da acquistare. Per ogni progetto, annuale o pluriennale, deve essere indicata la fonte di finanziamento, la spesa complessiva prevista per la sua realizzazione e le quote di spesa attribuite a ciascun anno finanziario, fatta salva la possibilità di rimodulare queste ultime in relazione all'andamento attuativo del progetto, mediante il riporto nella competenza dell'esercizio successivo delle somme non impegnate al 31 dicembre dell'esercizio di riferimento, anche prima dell'approvazione del conto consuntivo.

[e questa è la paralisi delle scuole. Il dirigente è felice di fermare tutto perché la legge non permette ....... Non mi pare il caso di entrare in dettagli ma consiglio vivamente la lettura per intero di questo Decreto Interministeriale. Si potrà rendersi conto che le scuole sono paralizzate ed ostaggio del dirigente Scolastico e di quello dei Servizi Amministrativi, n.d.r]

.......................


Con l'autonomia scolastica nasce la figura del Dirigente Scolastico (DS), personaggio al quale sono affidate le sorti della stessa autonomia. Vediamo, in un sunto di EdScuola (riportato in carattere più piccolo), quali sono le competenze che la legge riconosce al DS:

 

Giurisprudenza relativa al profilo di attribuzioni/competenze del dirigente scolastico

a) """Parere dell'Avvocatura di Stato …(…)… in merito alla riservatezza ed accesso agli atti amministrativi con riguardo alla riservatezza di terzi e alle relazioni sindacali - Bologna, 8 febbraio 2001, prot.2524, CS 32/01 Avv. Paolucci"""
b) """ Parere del CONSIGLIO DI STATO …(richiesto dal Ministero della
Pubblica Istruzione:n.d.r.)…- Adunanza della sezione seconda 27 ottobre 1999 -  N° sezione 1603/99 """ riportante il seguente oggetto: """Ministero della Pubblica istruzione - Quesito sull'art. 21, commi 1 e 14 della legge 15 marzo 1997, n. 59"""

a cura di Gianfranco Purpi

 

PREMESSA:

0:   Riportiamo in appendice alla presente (poiché risultano di rilevante interesse e di chiara proficuità istituzionale), le materie e le giurisprudenze in oggetto; e correlatamente  i quesiti di una istituzione scolastica che hanno sollecitato tali  stessi pronunciamenti in questione.

 

1:   Qui si premette soltanto che si pongono fondamentali,comunque, i seguenti principi giuridici ivi riportati  e (oltreché legittimati dalle vigenti normative al riguardo) condivisi anche  dall’Avvocatura dello Stato e  dal Consiglio di Stato suddetti:

 """…(…)…il dirigente scolastico assicura la gestione unitaria dell'istituzione, ne ha la legale rappresentanza, è responsabile della gestione delle risorse finanziarie e dei risultati del servizio; ad esso spettano autonomi poteri di direzione, coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane; nell'ambito delle funzioni attribuite alle istituzioni scolastiche spetta al dirigente l'adozione dei provvedimenti di gestione delle risorse del personale …(…)…"""   (parere suddetto dell’Avvocatura dello Stato;come sanciscono i D.L.gs n.29/93/art. 25 bis  e n.59/98).

 """…(…)…Il dirigente scolastico partecipa comunque della generale funzione dirigenziale pubblica, come attesta la collocazione sistematica degli art. 25 bis e ter, che il D. lgs. 59/98 ha inserito nel D. Lgs. 29/93, interpolando il capo della "dirigenza" (capo secondo). L'art. 25 bis costituisce dunque settoriale applicazione delle prerogative attribuite alla dirigenza dal D. Lgs. N. 29 (art. 13 e ss.). A tali prerogative si correla ineluttabilmente il principio di separazione tra funzione di indirizzo politico-amministrativo e funzione di attuazione e gestione applicabile a tutti gli enti pubblici: a tale principio sono vincolate infatti tutte le amministrazioni pubbliche, anche quelle i cui organi di vertici non siano direttamente o indirettamente espressione di rappresentanza politica (art. 3, ultimo comma u.c. e 27 bis D. Lgs. N. 29) e dunque anche le istituzioni scolastiche allorché siano divenute enti pubblici autonomi…(…)…""" (parere suddetto dell’Avvocatura dello Stato).   

"""…(…)…A tal fine, in attesa di un intervento legislativo che individui in via espressa, diretta e dettagliata le attribuzioni riservate alla sfera di indirizzo e quelle riservate alla sfera gestoria "dirigenziale", il Consiglio di Stato (Cons.Stato, II sezione, 27.10.1999 n.1603/99), intervenendo proprio sul punto del coordinamento fra l'art. 10 T.U. e l'art. 25 bis/D.Lgs n. 29 …(vale a dire, il D.L.vo n.59/98:n.d.r.)…, ha ritenuto risolta la questione considerando prevalente la disciplina di cui all'art. 25 bis D.Lgs. n. 29/93, in base al principio dell'abrogazione implicita per incompatibilità della legge precedente ad opera di legge successiva (art. 15 delle preleggi)…(…)…"""   (parere suddetto dell’Avvocatura dello Stato).

"""…(…)…l'art. 45 comma 1 del D.Lgs. n. 80/98 ha espressamente disposto che "le disposizioni previdenti che conferiscono agli organi di governo l'adozione degli atti di gestione e di atti o provvedimenti amministrativi di cui all'art. 3 comma 2 del D.Lgs 29/93, si intendono nel senso che la relativa competenza spetta ai dirigenti". In altri termini, la clausola "interpretativa" generale - che in realtà ha portata ed efficacia innovativa delle previdenti disposizioni sia legislative che statutarie e regolamentari – assicura l'obbligatoria devoluzione alla sfera della competenza dirigenziale di tutti gli atti e i provvedimenti che non attengono all'ambito dell'indirizzo politico-amministrativo, e, a fortiori, di quelli già direttamente riconducibili all'ambito gestorio come individuato dall'art. 25 bis D.Lgs. n.29...(...)..."""   (parere suddetto dell’Avvocatura dello Stato che riporta il disposto del D.L.gs n.80/98).

"""…(…)…Si rileva come in base all'art.6 del ccnl comparto Scuola 1999…(il CCNL 26/05/99)…, che disciplina le relazioni sindacali a livello di istituzione scolastica, la conoscenza dei dati di cui si discute (ed in particolare, del collegamento fra i nominativi dei docenti, l'impegno orario assolto ed il compenso percepito) non rientri nelle attività oggetto delle relazioni sindacali, come disciplinate dalla disposizione pattizia: in particolare non rientra in quelle oggetto di contrattazione collettiva (in base al comma 3, lett b)- (costituiscono infatti oggetto di contrattazione le sole "modalità di utilizzazione del personale in rapporto al piano dell'offerta formativa", afferenti alla generale sfera programmatoria e non alle singole decisioni applicative);  né in quelle oggetto di informazione preventiva (in base al comma 3, lett. f) e g) vi rientrano le attività e i progetti retribuiti con il fondo d'istituto ed i criteri di retribuzione e utilizzazione del personale impegnato nello svolgimento delle attività aggiuntive   (l'uno e l'altro ambito risultando strumentale alla contrattazione collettiva di cui alla lettera b)- e comunque inerendo alla medesima attività di generale programmazione dell'organizzazione del lavoro);  né in quelle oggetto di informazione successiva (in base al comma 4, lettera a). Sono oggetto di informazione successiva i soli "nominativi" del personale utilizzato nelle attività e nei progetti retribuiti con il fondo di istituto, non consentendo la precisione della disposizione interpretazioni ampliative…(…)…""" .    (parere suddetto dell’Avvocatura dello Stato).

2:    Ricordiamo che   il più volte sopra richiamato testo dell’art.25/bis del  D.L.n.29/93 (e che è stato legiferato dal D.L.vo n.59/98), recita TESTUALMENTE  nelle sue linee essenziali quanto segue: 

""""…(…)…2. Il dirigente scolastico assicura la gestione unitaria dell'istituzione, ne ha la legale rappresentanza, è responsabile della gestione delle risorse finanziarie e strumentali e dei risultati del servizio. Nel rispetto delle competenze degli organi collegiali scolastici, spettano al dirigente scolastico autonomi poteri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane. In particolare il dirigente scolastico organizza l'attività scolastica secondo criteri di efficienza e di efficacia formative ed è titolare delle relazioni sindacali.

3. Nell'esercizio delle competenze di cui al comma 2 il dirigente scolastico promuove gli interventi per assicurare la qualità dei processi formativi e la collaborazione delle risorse culturali, professionali, sociali ed economiche del territorio, per l'esercizio della libertà di insegnamento, intesa anche come libertà di ricerca e innovazione metodologico-didattica, per l'esercizio della libertà di scelta educativa delle famiglie e per l'attuazione del diritto all'apprendimento da parte degli alunni.

4. Nell'ambito delle funzioni attribuite alle istituzioni scolastiche, spetta al dirigente l'adozione dei provvedimenti di gestione delle risorse e del personale.

5. Nello svolgimento delle proprie funzioni organizzative e amministrative il dirigente può avvalersi di docenti da lui individuati, ai quali possono essere delegati specifici compiti, ed è coadiuvato dal responsabile amministrativo…(oggi denominato  Direttore Dei servizi generali ed amministrativi:n.d.r.)…, che sovrintende, con autonomia operativa, nell'ambito delle direttive di massima impartite e degli obiettivi assegnati, ai servizi amministrativi ed ai servizi generali dell'istituzione scolastica, coordinando il relativo personale.

6. Il dirigente presenta periodicamente al consiglio di circolo o al consiglio di istituto motivata relazione sulla direzione e il coordinamento dell'attività formativa, organizzativa e amministrativa al fine di garantire la più ampia informazione e un efficace raccordo per l'esercizio delle competenze degli organi della istituzione scolastica…(…)…""". (art.25/bis del D.L.gs.n.29/93; come legiferato dal D.L.vo n.59/98).

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APPENDICE:

a) """Parere dell'Avvocatura di Stato …(…)… in merito alla riservatezza ed accesso agli atti amministrativi con riguardo alla riservatezza di terzi e alle relazioni sindacali - Bologna, 8 febbraio 2001, prot.2524, CS 32/01 Avv. Paolucci"""

b) """ Parere del CONSIGLIO DI STATO …(richiesto dal Ministero della Pubblica Istruzione:n.d.r.)…- Adunanza della sezione seconda 27 ottobre 1999 -  N° sezione 1603/99 """ riportante il seguente oggetto: """Ministero della Pubblica istruzione - Quesito sull'art. 21, commi 1 e 14 della legge 15 marzo 1997, n. 59""" .

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PREMESSA:

   Dal sito internet dell’ANP,acquisiamo i quesiti di premessa che qui in appresso riportiamo testualmente e che sono risultati di presupposto ai  pareri giurisprudenziali suddetti:

  ""Una collega dirigente ha posto all'Avvocatura dello Stato di Bologna alcuni quesiti relativi al diritto di accesso agli atti amministrativi ed al connesso diritto alla riservatezza di terzi e, dall'altro lato, alle relazioni sindacali. Crediamo sia utile pubblicare il parere fornito dalla stessa Avvocatura ai seguenti quesiti:

-§:il Consiglio di Istituto può o deve conoscere il dettaglio dei singoli compensi accessori attribuiti a ciascun dipendente?

-§:il singolo componente del Consiglio di Istituto ha diritto a conoscere il dettaglio dei compensi liquidati a ciascun dipendente per attività aggiuntive?

-§:in caso affermativo è legittimo che il membro del Consiglio motivi il diritto all'accesso con la volontà di operare controlli sulla correttezza dell'operato dell'Amministrazione?

-§:il delegato sindacale ha diritto a prendere visione, in via riservata, dei prospetti nominativi relativi alla distribuzione del compenso?

-§:il delegato sindacale ha diritto a richiedere l'affissione all'Albo della Scuola dei predetti prospetti?

…(…)…

È opportuno segnalare che il parere dell'Avvocatura dello Stato di Bologna fa propri, per esplicita dichiarazione, i pareri del Consiglio di Stato, resi a seguito del riconoscimento della dirigenza ai capi di istituto, in merito alle funzioni degli organi collegiali in materia di gestione amministrativo-finanziaria e alle competenze del Collegio dei docenti sulla nomina dei collaboratori dei dirigenti delle scuole. Siamo ormai in presenza di una linea interpretativa condivisa""".

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  """""Parere dell'Avvocatura di Stato . In merito alla riservatezza ed accesso agli atti amministrativi con riguardo alla riservatezza di terzi e alle relazioni sindacali

Bologna, 8 febbraio 2001, prot.2524, CS 32/01 Avv. Paolucci:

Con la nota a margine indicata, codesta istituzione scolastica …(l’istituzione scolastica gestita dal dirigente scolastico che introduce i quesiti in questione:n.d.r.)…pone una serie di quesiti attinenti, da un lato, ai limiti del diritto di accesso agli atti amministrativi ed al connesso diritto alla riservatezza di terzi e, d'altro canto, alle relazioni sindacali. Si osserva preliminarmente che i quesiti posti attengono gli uni e gli altri al rapporto interno all'istituzione scolastica: da un lato al rapporto fra organi di questa (es. rapporti tra consiglio d'istituto e il dirigente scolastico), dall'altro alle relazioni fra le componenti dell'istituzione stessa (es. poteri del delegato sindacale nei confronti della parte datoriale). In particolare, le questioni dedotte attengono alla organizzazione e gestione dei rapporti di lavoro. Al fine di meglio comprendere la risposta agli specifici quesiti posti, si reputa necessaria una premessa circa l'allocazione delle competenze fra gli organi delle istituzioni scolastiche ed il conseguente ruolo reciproco degli stessi organi in materia di organizzazione e gestione dei rapporti di lavoro dopo l'attuazione dell'art. 21 L. n. 59/1997, attraverso in particolare l'art. 25 bis del D.Lgs. n. 29/1993 …(vale a dire,il D.L.vo n.59/98:n.d.r.)…ed il D.P.R. n. 275/1999. E' evidente, infatti, che l'esercizio delle competenze istituzionali da parte degli organi pubblici (e per essi, dei propri componenti) comporta la necessità di conoscenza dei dati (anche) personali attinenti alle questioni trattate. In tali casi e per tali finalità e limiti, pertanto, non si fa questione di accesso agli atti amministrativi (art. 22 e ss. L. n. 241/90), riguardando il diritto di accesso non il rapporto "interno" di esercizio delle competenze istituzionali, bensì quello "esterno" intercorrente fra l'amministrazione e i soggetti (eventualmente anche dipendenti o componenti di organi dell'amministrazione) che abbiano un interesse giuridicamente rilevante all'accesso, estraneo ed al di fuori delle funzioni istituzionali. Tale logico presupposto è confermato espressamente dall'art. 27, primo comma, della L. n. 675/1996 che, in materia di trattamento dei dati personali da parte di soggetti pubblici dispone che "il trattamento di dati personali da parte di soggetti pubblici, esclusi gli enti pubblici economici, è consentito soltanto per lo svolgimento delle funzioni istituzionali, nei limiti stabiliti dalla legge e dai regolamenti". Poiché, inoltre, i dati personali devono essere trattati rispettando il principio di pertinenza e non eccedenza rispetto alla finalità per i quali gli stessi sono raccolti e trattati (art. 9 L. cit.), la competenza istituzionale di ciascun organo pubblico costituirà ad un tempo legittimazione e limite della conoscenza dei dati personali da trattare. Venendo allora alle competenze del Consiglio d'Istituto, su cui vertono i primi tre quesiti posti, si osserva quanto segue. Come noto, l'unica disposizione legislativa che si occupa ex professo delle competenze del Consiglio d'Istituto è tuttora l'art. 10 T.U. n. 297\1994. In base a tale disposizione, il Consiglio d'Istituto: elabora e adotta gli indirizzi generali e determina le forme di autofinanziamento; delibera il bilancio preventivo e il conto consuntivo e dispone in ordine all'impiego dei mezzi finanziari per quanto concerne il funzionamento amministrativo e didattico dell'Istituto; ha potere deliberante fatte salve le competenze dei docenti, sull'organizzazione e la programmazione della vita e dell'attività della scuola in ordine all'adozione del regolamento interno dell'Istituto; all'acquisto, rinnovo e conservazione delle attrezzature tecnico-scientifiche e dei sussidi didattici, compresi quelli audio-televisivi e dotazioni librarie nonché l'acquisti di materiali di consumo occorrenti per le esercitazioni; all'adattamento del calendario scolastico e alle esigenze ambientali; ai criteri generali per la programmazione educativa; ai criteri per la programmazione delle attività parascolastiche; interscolastiche; extra scolastiche; alla promozione di contatti di altre scuole o istituti al fine di realizzare scambi di informazioni ed esperienze ed intraprendere eventuali iniziative di collaborazione; alla partecipazione dell'istituto ad attività culturali, sportive e ricreative di particolare interesse educativo; forme e modalità di svolgimento di iniziative assistenziali che possono essere assunte dall'istituto; indica i criteri generali relativi alla formazione delle classi, all'assegnazione ad esse dei singoli docenti, all'adattamento delle lezioni e delle altre attività scolastiche ed alle condizioni ambientali e al coordinamento organizzativo dei consigli di intersezione, di interclasse e di classe; stabilisce i criteri per l'espletamento dei servizi amministrativi; consente l'uso delle attrezzature della scuola da parte di altre scuole per lo svolgimento di attività didattiche durante l'orario scolastico. Emerge dalla declinazione delle richiamate competenze che il Consiglio d'Istituto è l'organo dotato nell'istituzione scolastica di generale competenza deliberante, cui spettano, in particolare, sia la funzione di indirizzo (approvazione dei criteri generali per la programmazione educativa e per le attività para-inter-extra scolastiche) sia funzioni di gestione, queste ultime sia in termini di macro-organizzazione (adozione del regolamento interno, promozione di contatti con altre scuole, elaborazione dei criteri generali per la formazione delle classi o per l'assegnazione delle classi e dei docenti), sia in termini di micro-organizzazione (adozione dei criteri per l'espletamento dei servizi amministrativi, gestione dell'uso delle attrezzature delle scuole, approvazione degli acquisti, ecc.). Le disposizioni contenute nel DPR n. 275/99 …(vale a dire,nel Regolamento dell’autonomia:n.d.r.)…non sono innovative su tale punto né avrebbero potuto esserlo non avendo ricevuto alcuna delega al riguardo dalla fonte legislativa di cui costituiscono attuazione (art. 21 L. n. 59/97): esse danno per presupposta la scansione e ripartizione di competenze fra gli organi come prevista da altra fonte legislativa a ciò destinata (così avviene in riferimento all'art. 3 relativamente all'adozione del Piano dell'offerta formativa). A tale ambito di competenza, cui fa sfondo un'articolazione dell'amministrazione della Pubblica Istruzione fortemente accentrata, si accompagna l'individuazione delle competenze del Capo d'Istituto operata dall'art. 396 del Testo Unico delle leggi della scuola …(D.L.vo n.297/94:n.d.r.)…come docente fra i docenti, chiamato a coordinare o proporre o eseguire decisioni adottate da altri organi, più che ad organizzare o ad assumere decisioni autonome. Tale ultima disposizione è da ritenersi tacitamente abrogata dall'art. 25 bis del D. Lgs. N. 29 del 1993, che disciplina la competenza del dirigente scolastico nel nuovo sistema organizzativo delineato dall'art. 21 della L. 59/97. In base a tale norma, il dirigente scolastico assicura la gestione unitaria dell'istituzione, ne ha la legale rappresentanza, è responsabile della gestione delle risorse finanziarie e dei risultati del servizio; ad esso spettano autonomi poteri di direzione, coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane; nell'ambito delle funzioni attribuite alle istituzioni scolastiche spetta al dirigente l'adozione dei provvedimenti di gestione delle risorse del personale. Da tale disposizione emerge che, seppure con carattere di specificità il dirigente scolastico partecipa comunque della generale funzione dirigenziale pubblica, come attesta la collocazione sistematica degli art. 25 bis e ter, che il D. lgs. 59/98 ha inserito nel D. Lgs. 29/93, interpolando il capo della "dirigenza" (capo secondo). L'art. 25 bis costituisce dunque settoriale applicazione delle prerogative attribuite alla dirigenza dal D. Lgs. N. 29 (art. 13 e ss.). A tali prerogative si correla ineluttabilmente il principio di separazione tra funzione di indirizzo politico-amministrativo e funzione di attuazione e gestione applicabile a tutti gli enti pubblici: a tale principio sono vincolate infatti tutte le amministrazioni pubbliche, anche quelle i cui organi di vertici non siano direttamente o indirettamente espressione di rappresentanza politica (art. 3, ultimo comma u.c. e 27 bis D. Lgs. N. 29) e dunque anche le istituzioni scolastiche allorché siano divenute enti pubblici autonomi. La potenziale antinomia risultante dal contesto legislativo così descritto fra le disposizioni che disegnano le competenze del Consiglio d'Istituto, organo con funzioni di indirizzo amministrativo, nella parte in cui le stesse assegnano ad esso anche funzioni di gestione, e l'art. 25 bis del D. Lgs. 29 del 1993 …(inserito in tale decreto dal D.L.vo n.29 del 1993:n.d.r.)…nella parte in cui attribuisce le competenze di gestione al dirigente scolastico, va sanata in via interpretativa. A tal fine, in attesa di un intervento legislativo che individui in via espressa, diretta e dettagliata le attribuzioni riservate alla sfera di indirizzo e quelle riservate alla sfera gestoria "dirigenziale", il Consiglio di Stato (Cons.Stato, II sezione, 27.10.1999 n.1603/99), intervenendo proprio sul punto del coordinamento fra l'art. 10 T.U. e l'art. 25 bis D.Lgs n. 29 …(vale a dire,il D.L.vo n.59/98:n.d.r.)…, ha ritenuto risolta la questione considerando prevalente la disciplina di cui all'art. 25 bis D.Lgs. n. 29/93, in base al principio dell'abrogazione implicita per incompatibilità della legge precedente ad opera di legge successiva (art. 15 delle preleggi). L'impostazione seguita dal Consiglio di Stato, così come quella della ulteriore giurisprudenza amministrativa che si è espressa in materia (TAR Emilia Romagna, Bologna,I, 12.12.98 n.425, sulla ripartizione di competenza fra gli organi delle università degli studi; TAR Puglia, Bari, II, 23.3.2000, n.1248, sulla ripartizione di competenze fra gli organi dei Comuni; significativa sul punto è anche la circolare del Ministero dell'Interno n. 4 del 10.10.1998) e della dottrina (Gardini, Brevi note sulla distinzione tra funzioni di indirizzo e gestione nelle Università, in Giust.Amm., rivista internet di Diritto Pubblico – http://www.giustiit.it), decisamente orientate nello stesso senso, si fondano sull'art. 3 comma 3 del D.Lgs. n. 29/93 nel testo modificato dall'art. 1 del D.lgs. n. 80/98 che ha sancito con disposizione generale che le attribuzioni dei dirigenti indicati nel comma 2 (adozione di tutti i provvedimenti amministrativi ivi compresi quelli che impegnano l'amministrazione verso l'esterno, gestione finanziaria con autonomi poteri di spesa, organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo) "possono essere derogati soltanto espressamente e ad opera di specifiche disposizioni legislative". In tale chiave esegetica va ricordato che l'art. 45 comma 1 del D.Lgs. n. 80/98 ha espressamente disposto che "le disposizioni previdenti che conferiscono agli organi di governo l'adozione degli atti di gestione e di atti o provvedimenti amministrativi di cui all'art. 3 comma 2 del D.Lgs 29/93, si intendono nel senso che la relativa competenza spetta ai dirigenti". In altri termini, la clausola "interpretativa" generale - che in realtà ha portata ed efficacia innovativa delle previdenti disposizioni sia legislative che statutarie e regolamentari – assicura l'obbligatoria devoluzione alla sfera della competenza dirigenziale di tutti gli atti e i provvedimenti che non attengono all'ambito dell'indirizzo politico-amministrativo, e, a fortiori, di quelli già direttamente riconducibili all'ambito gestorio come individuato dall'art. 25 bis D.Lgs. n.29. D'altro canto non può dubitarsi della attuale applicabilità delle disposizioni di D. Lgs. N. 29/93 e di D.Lgs. 80/98 alla dirigenza delle istituzioni scolastiche, rientrando esse nella sfera delle amministrazioni di cui all'art. 1 del D.Lgs n. 29/93. Dal contesto legislativo sopra richiamato deriva dunque la necessità di una "rilettura" delle disposizioni del T.U. n. 297/94 di individuazione delle attribuzioni degli organi della scuola alla luce del D.Lgs. n. 29/93. Tale "rilettura" deve essere compiuta, come peraltro statuito dal Consiglio di Stato nel citato parere, attraverso una operazione di sottrazione dal complesso di funzioni originariamente assegnate dall'art. 10 del T.U. n. 297/94 al Consiglio di Istituto, di quelle competenze che l'art.25 bis del D.Lgs. n. 29/93 …(come si ripete, articolo introdotto ed inserito nel testo originario del D.L.gs n.29/93,dal D.L.vo n.59 del 1998:n.d.r.)…attribuisce con effetto dal 1° settembre 2000 al dirigente scolastico. Se ne deve dedurre l'attrazione della competenza del dirigente scolastico delle funzioni di gestione. La correlativa sottrazione di poteri di gestione del Consiglio d'Istituto, pur se ineluttabile, non va intesa come un depauperamento del ruolo di tale organo. Il Consiglio di Istituto, infatti, nella funzione di indirizzo, e proprio perché sgravato delle funzioni di gestione – che parallelamente aumenteranno – verrà a costituire la sede elettiva (l'unica sede) nella quale operare le scelte di fondo della sede amministrativa dando "gli indirizzi generali per l'attività della scuola" e compiendo le "scelte generali di gestione e di amministrazione" (art. 3 cit.). Si è ben consapevoli che la descritta operazione di sottrazione è semplice solo concettualmente ed astrattamente, mentre la concreta realtà organizzativo-funzionale presenta profili meno facilmente decifrabili. Il vero problema interpretativo è quello di individuare nell'ampio novero dei provvedimenti non meramente gestionali quegli atti che attengono alle scelte di massima dell'azione amministrativa discrezionale e che, pertanto, possono costituire espressione più della funzione di indirizzo che di quella di gestione. Ciò premesso e venendo al caso concreto, si rileva alla luce delle osservazioni che precedono come il Consiglio di Istituto non abbia attualmente competenza deliberativa, trattandosi di atti meramente di gestione, in ordine ai singoli e concreti provvedimenti, tanto di natura amministrativa che contabile, culminanti nella corresponsione dei compensi aggiuntivi da erogarsi al personale scolastico (esempio: determinazione del tipo e della quantità di attività aggiuntive, accertamento dell'effettivo svolgimento dell'attività, quantificazione del compenso e liquidazione dello stesso). In ordine a tali aspetti, il Consiglio d'Istituto, interviene, a titolo preventivo, nell'esercizio della funzione di indirizzo, nell'adozione da un lato del piano dell'offerta formativa e nell'approvazione dall'altro lato del bilancio preventivo e, a titolo successivo, nell'approvazione del conto consuntivo. Nell'una e nell'altra azione l'intervento del Consiglio d'Istituto non deve invadere le competenze attuativo-gestionali attribuite al dirigente scolastico, nell'esercizio delle quali questo – e questo soltanto – è chiamato a rispondere a titolo di responsabilità dirigenziale (art. 25 bis D.Lgs. 29/93). …(…)… Ne deriva comunque la non necessarietà della conoscenza dei dati personali richiesti, essendo necessaria e sufficiente la conoscenza dell'ammontare complessivo delle somme spese e del titolo di imputazione giuridica, conoscenza che risulta necessaria e sufficiente anche relativamente all'esercizio della funzione di approvazione del bilancio consuntivo. Escluso l'onere istituzionale di conoscenza, occorre ora verificare se residui in capo ai componenti del Consiglio di Istituto un diritto ad ottenere le informazioni richieste sub specie diritto di accesso ai documenti amministrativi ex art. 22 L.n. 241/1990. E' noto che presupposto di tale diritto sia la sussistenza di un interesse giuridicamente rilevante, personale e concreto, diverso e differenziato da quello di qualsiasi altro soggetto dell'ordinamento, non costituendo il diritto di accesso una sorta di azione popolare diretta a consentire una forma di controllo generalizzato sull'amministrazione. E' stato costantemente affermato che: "La norma contenuta nell'art. 22, 1° comma, L. 7 agosto 1990 n. 241, pur riconoscendo il diritto di accesso ai documenti amministrativi a "chiunque vi abbia interesse", non ha introdotto alcun tipo di azione popolare, dal momento che ha, successivamente, ricollegato siffatto interesse all'esigenza di tutela di situazioni soggettive "giuridicamente rilevanti"; pertanto, il diritto in questione costituisce un tipo di pretesa strumentale per l'eventuale tutela di posizioni qualificate , sicché l'accesso de quo, pur conseguendo al proclamato intento di "assicurare la trasparenza dell'attività amministrativa e di favorirne lo svolgimento imparziale, è consentito solo a coloro ai quali i documenti, direttamente o indirettamente, pervengano e che se ne possano, eventualmente, avvalere per la tutela di una posizione di interesse legittimo"(Consiglio di Stato, sez.VI, 01.10.1996, n.1228). Ancora: "Il diritto di accesso ai documenti riconosciuto dall'art. 22 L. 7 agosto 1990 n.241 non si atteggia come una sorta di azione popolare diretta a consentire una forma di controllo generalizzato sull'amministrazione, giacchè da una lato l'interesse che legittima ciascun soggetto all'istanza, da accertare caso per caso, deve essere personale e concreto e ricollegabile al soggetto stesso da uno specifico nesso, e dall'altro la documentazione richiesta deve essere direttamente riferibile a tale interesse, oltre che individuata o ben individuabile" (C. Stato, sez.VI, 22.05.1998, n. 820; C.Stato, sez.V, 14.04.1997, n.362). E ancora: "L'accesso agli atti amministrativi non può risolversi in uno strumento di controllo generalizzato sull'intero operato dell'amministrazione come se fosse un'azione popolare; ciò che è rilevante per il ricorrente è il contenuto del documento richiesto, non le modalità relative alla sua adozione o acquisizione da parte della pubblica amministrazione; una siffatta aspirazione a conoscere ogni dato possibile della vicenda non sembra poter condurre ad una più proficua azione difensiva dell'interessato; nel caso in esame la richiesta di accesso ha ad oggetto una "pratica di segreteria" avente valenza di atto meramente interno suscettibile ex se di utilità per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti (Consiglio di Stato, sez. IV, 09.12.1997, n.1359). Alla luce di tali principi, ritiene la Scrivente …(Avvocatura)…che non sussista nel caso l'interesse giuridicamente rilevante ex art. 22 L. n. 241/90 da parte dei componenti del Consiglio d'Istituto alla conoscenza dei documenti individuanti i nominativi dei docenti interessati agli emolumenti economici. Ciò,a prescindere dalla circostanza che tali atti non siano ricompresi nell'elencazione del D.M. 10 gennaio 1996, n.60 di individuazione delle categorie di documenti inaccessibili per motivi di riservatezza, l'applicazione del quale presuppone l'accertata sussistenza in capo al richiedente dell'interesse giuridicamente rilevante all'accesso e dunque l'esistenza del diritto di accesso. Peraltro, va ricordato che il Garante per la protezione dei dati personali si è più volte occupato dell'accesso dei cittadini ai documenti della pubblica amministrazione e della trasparenza nella circolazione delle informazioni a contenuto economico, statuendo che in base alla L. n. 675/1996 (art. 27 comma 3) le pubbliche amministrazioni possono divulgare questo genere di informazioni qualora la comunicazione o la diffusione sia prevista da una norma di legge o di regolamento (decisione riferita alla CCIAA di Treviso 8 giugno 1998; decisione riferita alla CCIAA di Pordenone 14 maggio 1999; parere del 13 ottobre 2000). Va a tale proposito osservato come l'esercizio del diritto di accesso rientri nel concetto di "comunicazione" definito nell'art.1, comma 2, lett. g)- come "il dare conoscenza dei dati personali a uno o più soggetti determinati diversi dall'interessato, in qualunque forma, anche mediante la loro messa a disposizione o consultazione". In particolare, il Garante ha ricordato alcune disposizioni che, anche ai fini dell'art.27, comma 3, della L.n. 675/96 consentono la comunicazione e diffusione di dati a contenuto economico; ciò avviene in relazione alla L. 5 luglio 1992 n, 441, relativamente alla situazione patrimoniale dei titolari di alcune cariche elettive o direttive espressamente individuate nell'art. 12 della medesima legge (presidenti, vicepresidenti, amministratori delegati e direttori generali di istituti o enti pubblici di nomina ministeriale o governativa; presidenti, vicepresidenti, amministratori delegati e direttori generali di società a capitale pubblico; direttori generali delle aziende autonome dello stato), ovvero in relazione all'art.17, comma 22, della L. 15 maggio 1997, n.127 che ha esteso l'applicabilità del regime di pubblicità di cui al citato art.12 al personale di livello dirigenziale o equiparato (cioè, i magistrati, gli avvocati dello stato ed i professori universitari) di cui all'art.2, commi 4 e 5, del D.Lgs. n. 29/1993, nonché al personale dirigenziale delle amministrazioni pubbliche, osservando che il diritto alla conoscenza dei dati patrimoniali delle predette persone non comporta tuttavia l'obbligo di pubblicare i dati patrimoniali relativi a tali soggetti né il diritto di conoscere il contenuto dei loro cedolini dello stipendio (parere 8 giugno 1999 reso al Comune di Viterbo; decisione riferita al Ministero delle Finanze 13 ottobre 2000).         Analoga disposizione legittimante (di legge o di regolamento) non è dato invece rinvenire con riferimento ai pubblici dipendenti in generale o al personale docente di cui si tratta. Venendo al quarto quesito posto, relativo alla legittimazione del delegato sindacale ad ottenere le informazioni in questione, si rileva come in base all'art.6 del ccnl comparto Scuola 1999…(il CCNL 26/05/99)…, che disciplina le relazioni sindacali a livello di istituzione scolastica, la conoscenza dei dati di cui si discute (ed in particolare, del collegamento fra i nominativi dei docenti, l'impegno orario assolto ed il compenso percepito) non rientri nelle attività oggetto delle relazioni sindacali, come disciplinate dalla disposizione pattizia: in particolare non rientra in quelle oggetto di contrattazione collettiva (in base al comma 3, lett b)-   (costituiscono infatti oggetto di contrattazione le sole "modalità di utilizzazione del personale in rapporto al piano dell'offerta formativa", afferenti alla generale sfera programmatoria e non alle singole decisioni applicative); né in quelle oggetto di informazione preventiva (in base al comma 3, lett. f) e g) vi rientrano le attività e i progetti retribuiti con il fondo d'istituto ed i criteri di retribuzione e utilizzazione del personale impegnato nello svolgimento delle attività aggiuntive   (l'uno e l'altro ambito risultando strumentale alla contrattazione collettiva di cui alla lettera b)- e comunque inerendo alla medesima attività di generale programmazione dell'organizzazione del lavoro);  né in quelle oggetto di informazione successiva (in base al comma 4, lettera a). Sono oggetto di informazione successiva i soli "nominativi" del personale utilizzato nelle attività e nei progetti retribuiti con il fondo di istituto, non consentendo la precisione della disposizione interpretazioni ampliative dell'oggetto dell'informativa. Le osservazioni di cui sopra si riferiscono tanto all'ipotesi in cui con la locuzione "delegato sindacale" codesta Amministrazione abbia inteso riferirsi ad un componente della RSU quanto al rappresentante delle organizzazioni sindacali di categoria firmatarie del ccnl di comparto (ex artt. 9 ccnl Scuola 1999 e 5 contratto collettivo quadro per la costituzione delle RSU per il personale dei comparti delle pubbliche amministrazioni 7 agosto 1998). Esclusa la conoscibilità istituzionale, non pare profilabile ulteriormente in base alle medesime motivazioni esposte in precedenza, un interesse giuridicamente rilevante all'accesso alle informazioni di cui si discute in base alla L. n. 241/90 del delegato sindacale. Ha statuito al riguardo la giurisprudenza che: "Le organizzazioni sindacali, quali soggetti rappresentativi di interessi collettivi, non possono considerarsi titolari di un potere generale di controllo sulla attività amministrativa inteso come connotato implicito dell'attività sindacale, idoneo a consentire comunque l'accesso a tutti i documenti amministrativi, previsto dall'art. 22 L. 7 agosto 1990 n. 241, fino a configurarlo come una sorta di azione popolare diretta a consentire una forma di controllo generalizzato sull'amministrazione; tuttavia, allorquando il diritto di accesso venga azionato per garantire la trasparenza della condotta dell'amministrazione e al fine di salvaguardare un interesse giuridicamente rilevante, nonché concreto ed effettivo, di cui sia portatore anche il sindacato e non i singoli iscritti, il sindacato stesso è legittimato all'accesso in relazione ad interessi superindividuali" (C.Stato, sez. IV, 05.05.1998, n.752). Il complesso delle osservazioni che precedono consentono di dare risposta negativa al quinto quesito posto: deve cioè escludersi l'esistenza di un obbligo di affissione all'albo dell'istituto degli atti contenenti le informazioni di cui si discute. Se cioè in base alle disposizioni citate si esclude che le stesse siano oggetto di comunicazione (a richiedenti determinati), così a fortiori esse non saranno oggetto di diffusione (intesa questa come comunicazione dei dati a soggetti indeterminati o in incertam personam). …(…)…"""" 

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  """""   CONSIGLIO DI STATO  

Adunanza della sezione seconda 27 ottobre 1999

 N° sezione 1603/99

Oggetto: Ministero della Pubblica istruzione - Quesito sull'art. 21, commi 1 e 14 della legge 15 marzo 1997, n. 59.

Vista la relazione ministeriale n.6943 UIL L.P. 1680 del 2 agosto 1999, esaminati gli atti ed udito il relatore;

Premesso:

il Ministero della Pubblica istruzione con la relazione indicata in premessa, pone un quesito sull'interpretazione della normativa vigente sui poteri degli organi collegiali della scuola e dei dirigenti scolastici in materia amministrativo contabile. In tema, il Ministero osserva che:

a) l'art. 21, commi 1 e 14, della legge 15 marzo 1997, n. 59, disciplinando l'autonomia delle istituzioni scolastiche, prevede che con decreto del ministero della pubblica istruzione, sono emanate le istruzioni generali per l'allocazione delle risorse, per la formazione dei bilanci e l'affidamento dei servizi di tesoreria e di cassa;

b) con gli artt. 25 bis, 25 ter e 28 bis del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29…(introdotti ed  inseriti nel D.L.gs n.29/93,a posteriori dalla originaria emanazione del 1993,dal D.L.vo n.59/98:n.d.r.)…, è stata attribuita ai capi di istituto la qualifica dirigenziale;

c) l'art. 21, comma 4, della legge 59 del 1997, ha attribuito alle istituzioni scolastiche personalità giuridica e autonomia;

d) il decreto legislativo 16 aprile 1994, n.297, ripartisce fra il consiglio di circolo o di istituto e la Giunta esecutiva la competenza in materia di spesa e di bilancio.

   Il Ministero, premesso l'escursus della disciplina vigente, prospetta le problematiche del coordinamento con l'art. 25 bis del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 in ordine alla competenza esclusiva del dirigente scolastico in materia di gestione delle risorse finanziarie e strumentali.

   Il Ministero riferente aggiunge che la competenza dirigenziale esclusiva è confermata dall'art. 25 bis, comma 5 del decreto legislativo n. 29 del 1993.

   Considerato che:

la quaestio iuris in esame attiene al coordinamento tra l'art. 10 del decreto legislativo n. 297 del 1994 e l'art. 5 del decreto legislativo n. 80 del 1998.

Il tema riguarda la competenza in ordine all'adozione dei provvedimenti contabili e di gestione degli istituti scolastici. Sul piano normativo, la Sezione ritiene che il ius supervenies ex art. 45 del decreto legislativo n. 80 del 1998, attribuisca le funzioni amministrative in esame ai dirigenti scolastici. L'art. 45, commi 1 e 5 del decreto legislativo n. 80 del 1998, devolve expressis verbis le competenze sulla gestione finanziaria-contabile ai dirigenti scolastici. Il problema di coordinamento con l'art. 10 del decreto legislativo n. 297 del 1994 è risolto sul piano interpretativo considerando prevalente la nuova normativa ex art. 15 delle Disp. prel. c.c. La competenza dirigenziale è in linea con i principi generali sulle attribuzioni dirigenziali ex artt. 3 e 25 bis del decreto legislativo 29 del 1993. Ne deriva che risultano superate ex lege le competenze dei consigli di istituto e delle giunte esecutive. Per converso, resta ferma la competenza dei consigli di istituto per la nomina di giunte esecutive per la preparazione dei lavori del Consiglio e per la cura e l'esecuzione delle relative delibere ex art. 10 del T.U. n. 297 del 1994. Inoltre, la Sezione considera legittima la predisposizione di istruzioni contabili ministeriali attinenti all'intera competenza di gestione dei dirigenti scolastici. …(…)…

P.Q.M.


 

Siamo arrivati alla fine dell'iter legislativo che ha disegnato autonomia e dirigenza. Su questo scrive Bentivoglio del CESP-Cobas:

Che cos'è l' autonomia scolastica

Nella prospettiva di cancellare la riforma  non si può prescindere, quanto meno dal 1° settembre 2000, dal fatto che per quattro quinti  la riforma è in atto ed  operante. A due livelli: organizzativo- burocratico (dirigenti scolastici, staff, figure di sistema, salari individualizzati), e  culturale, perché, non dimentichiamolo, il nostro Ë un lavoro intellettuale. Oggi ci troviamo a dover svolgere la nostra funzione educativa in una ex scuola pubblica, ovvero in una sorta di caricatura aziendale, che ci chiede di formare i nostri giovani a conoscenze e competenze sempre più qualificate, in grado di rispondere alla domanda del mondo del lavoro. Quale sia la natura di questa domanda del mondo del lavoro è stato oggetto di analisi nella prima parte del Convegno: non sono buone notizie, perché, oggi, il lavoro chiede ai giovani disponibilità totale in un quadro di assenza di garanzie, e una forma mentale disposta ad accettare come imprescindibili le esigenze dell’impresa economica, a cui non si può e non si deve  opporre alcuna forma di resistenza. 

 L’autonomia scolastica,  in vigore dal 19 settembre 2000 in tutte le scuole, ha predisposto il quadro normativo, il linguaggio, e i nuovi modelli educativi funzionali a questo progetto. Se dunque vogliamo cancellare la riforma, se vogliamo dire no alla scuola-azienda, è necessario che i Cobas - i cui meriti in questa lotta, sono fuori discussione - riorientino la loro strategia alla luce del nuovo stato di cose, quello cioè di un ciclo di riforme che non abbiamo più di fronte, nel futuro, ma dietro le spalle, nel passato. Sino ad ora i Cobas hanno concentrato la lotta sul fronte esterno, adesso è giunto il momento di aprire con eguale determinazione un fronte interno, culturale: ciò significa dar battaglia alla riforma giorno per giorno nelle singole scuole, in ogni classe.  Non si tratta, in questa prospettiva, di chiamare a raccolta gli insegnanti soltanto per  partecipare a  scioperi o manifestazioni, ma di proclamare una mobilitazione generale, con obiettivi chiari, articolati e argomentati, per rigettare l’intero impianto della riforma nella quotidiana pratica scolastica.

Sotto questo riguardo gli insegnanti sono stati lasciati soli: non si può contare - come purtroppo è stato fatto - sulla sola capacità di resistenza del singolo o di pochi docenti, che finiscono inevitabilmente per cedere alla valanga di prescrizioni e di  pressioni dirette e indirette. E’ necessario che il disagio degli insegnanti, così diffuso nelle scuole, trovi la forza di emergere, non per particolari doti personali, ma perché ci si riconosce in  un disegno culturale alternativo a quello della riforma,  visibile, pubblicizzato nelle scuole, su scala nazionale, e garantito nella sua applicazione  pratica   dall’assistenza sindacale e legale.

Entriamo nello specifico. L’autonomia si sostanzia in una serie di punti strategici. In sintesi:  la concorrenza tra le scuole e i legami con i poteri territoriali; la trasformazione del rapporto scuola-collettività e del rapporto insegnante-studente in un rapporto “erogatore di servizi-utente”; la sostituzione del dialogo educativo, con la certificazione delle competenze; la ridefinizione, o meglio, l’abolizione della libertà di insegnamento, vincolata alle prescrizioni dei pedagogisti ministeriali  che impongono  modelli di valutazione standardizzati, che a loro volta esigono prove strutturate e nozionismo alla stato puro; l’addestramento perenne alla terza prova, considerato dai riformatori obiettivo prioritario, perché consentirebbe il superamento della divisione disciplinare; infine “portare tutte le componenti della scuola a lavorare per progetti e nell’ottica dei progetti”.

Gli strumenti funzionali alla realizzazione di  questi obiettivi sono:

-il POF, che deve sancire la divisione tra le scuole, alimentare gli atteggiamenti competitivi tra scuole, insegnanti e studenti e radicare la scuola sul territorio, intrecciandosi con poteri e finanziamenti locali;

-le prescrizioni burocratiche finalizzate a programmare la cultura in termini di conoscenze, competenze e capacità;

-l’elaborazione ossessiva di criteri di valutazione sedicenti oggettivi;

-la diffusione coatta di prove strutturate, comprese le esercitazioni per la terza prova, i cui effetti disastrosi, dal punto di vista culturale, sono ancora sottovalutati dagli insegnanti. 

Anche fermandosi qui - quando si potrebbe invece andare ben oltre -  vediamo che Ë la riforma stessa ad indicare quale deve essere il fronte della battaglia. Si tratta di una prassi aziendalistica che deve essere contrastata nella pratica didattica quotidiana, anche attraverso uno svuotamento di significato di quanto ci viene imposto per via burocratica.

Fabio Bentivoglio


 

 

I sindacati confederali intravedono subito la possibilità di sistemare la dirigenza:

 

ATTUAZIONE AUTONOMIA SCOLASTICA: RICHIESTA DI INCONTRO SUGLI ARTT. 15 E 21 LEGGE 59.

On.le Luigi BERLINGUER
Ministro della Pubblica Istruzione
V.le Trastevere, 76
00153 Roma

Le OO.SS. CGIL-CISL-UIL Scuola ritengono necessario un incontro per affrontare con la S.V., anche in previsione della piena attuazione dell’autonomia scolastica, tutte le tematiche connesse alla applicazione del comma 16, art. 21 D.L. 59 che recita "Nel rispetto del principio della libertà di insegnamento, e in connessione con l’individuazione di nuove figure professionali del personale docente, ferma restando l’unicità della funzione, ai capi di istituto è conferita la qualifica dirigenziale …..".

Vanno anche affrontate le questioni relative all’art. 15, commi 7 e 8, che impegna il Ministro della Pubblica Istruzione a rideterminare gli organici prevedendo dotazioni a livello di singole scuole, di reti o di ambiti territoriali subprovinciali, funzionali al sostegno ed allo sviluppo dell’autonomia.

L’incontro si rende necessario per dare risposte adeguate alle attese degli insegnanti.

Cordiali saluti

CGIL–SCUOLA E. Panini

CISL–SCUOLA D. Colturali – D. D’Ambrosio

UIL–SCUOLA M. Di Menna


 

E' ora di interesse andare a vedere come si sono mossi i presidi per diventare dirigenti e quali sostegno hanno avuto dai sindacati confederali ed in particolare dalla CGIL Scuola. Iniziamo con il contratto scuola che immediatamente recepisce l'autonomia. Intanto iniziano ad essere mortificati gli insegnanti che, da questo momento, se vogliono aumentare il loro stipendio dovranno prestarsi ad una montagna di attività, riunioni, psicopedagogie, carte e cartuccelle varie (lo vedremo). Quindi la chiave dell'autonomia, il Dirigente, inizia a diventarlo in modo intimidatorio. Si legga a proposito quanto scritto nell'articolo 41 che segue.

 

Contratto Collettivo Nazionale Integrativo

 Comparto scuola anni 1998-2001

…………………………………………………………..

Capi d'Istituto

Art.40
conferimento di incarichi ai capi d'istituto

1. L’Amministrazione scolastica può conferire ai capi di istituto secondo criteri di economicità, di trasparenza, di razionalità e di efficienza i seguenti incarichi temporanei e/o a termine:

coordinamento di iniziative e progetti a livello provinciale e regionale, collaborazione in studi e ricerche;
reggenza di altra scuola in caso di assenza o impedimento del titolare per periodi superiori a due mesi, ferme restando le norme sulla reggenza nella scuola elementare e sugli incarichi di presidenza nelle scuole secondarie;
tutorato di capi di istituto in prova o al primo anno di incarico; coordinamento di progetti relativi a più scuole tra loro associate ove sia preposto a scuole "polo"; progettazione e direzione di corsi di formazione, riconversione e di riqualificazione del personale. Nel conferire tali incarichi l’Amministrazione tiene conto:

    dell’esito positivo della valutazione di cui agli artt.20 C.C.N.L. e 41 del presente contratto integrativo. della competenza professionale, valutata sulla base dei titoli professionali, scientifici e di cultura posseduti; della congruità di tale competenza rispetto all’incarico da affidare; della compatibilità dell’incarico con il pieno assolvimento da parte del capo d'istituto dei compiti di istituto e degli obblighi di servizio; della disponibilità degli interessati.
2. L'amministrazione, con atto motivato, individua il capo d'istituto affidatario dell’incarico in applicazione dei criteri di cui al precedente comma.
3. L'incarico affidato deve indicare la specificazione dell’oggetto, del luogo di svolgimento, della sua prevedibile durata e del compenso, che è a carico dell’Amministrazione che conferisce l’incarico.
4. I criteri e gli orientamenti a cui si atterrà l’Amministrazione nel conferire gli incarichi saranno oggetto di informazione preventiva alle OO.SS. firmatarie del C.C.N.L..
5. Presso l’amministrazione scolastica periferica nelle sue articolazioni territoriali è tenuto un elenco, aggiornato fino al mese precedente, di tutti gli incarichi affidati dall’amministrazione scolastica. L'organo dell'amministrazione scolastica che affidi incarichi di cui al comma 1 è tenuto a darne comunicazione entro quindici giorni dall'affidamento stesso all’amministrazione scolastica regionale nel cui ambito è la sede di servizio del capo d'istituto interessato. Dell’elenco possono prendere visione in ogni momento tutti i capi d'istituto con vincolo di riservatezza, fatti salvi i poteri e le facoltà previsti dalla L.7 agosto 1990. n.241 ed in ogni caso nel rispetto della L. 31 dicembre 1996, n.675 e del D.Lgs.11 maggio 1999, n.135.
6. Sono esclusi dal campo di applicazione della presente disposizione gli incarichi conferiti ai capi d’istituto da soggetti diversi dall’amministrazione scolastica, il cui conferimento è disciplinato in riferimento al regime autorizzatorio dall’art.58 del D.Lgs.3 febbraio 1993, n.29 e successive modificazioni ed integrazioni.

Art.41
Valutazione dei Capi d'Istituto

1. E’ istituito presso ciascun Ufficio Scolastico Regionale un nucleo di valutazione delle attività dei capi di istituto, presieduto dal Sovrintendente scolastico o da un dirigente da lui delegato. Il nucleo è composto da un ispettore tecnico e da un esperto, anche esterno, in tecniche di valutazione e controllo di gestione, con esperienza maturata preferibilmente nel settore scolastico o pubblico.
Tutti i componenti del nucleo sono designati dal Sovrintendente scolastico.
Qualora il numero dei capi di istituto da valutare sia superiore alle 80 unità il Sovrintendente scolastico designa, seguendo le medesime modalità di scelta, altri tre componenti per ogni gruppo di 80.
In tal caso il Sovrintendente scolastico assicura il coordinamento di tutti i nuclei costituiti e viene sostituito nel nucleo originario da altro dirigente.
Per i componenti interni all'amministrazione scolastica la partecipazione all'attività del nucleo costituisce attività istituzionale rientrante nei doveri d'ufficio.
2. Il Ministro della pubblica istruzione, entro 60 giorni dalla firma del presente contratto, stabilisce, sentite le OO.SS. firmatarie, i criteri da adottare per la valutazione e i relativi punteggi. Criteri e punteggi saranno resi noti e pubblicizzati.
Nell’ambito delle direttive generali saranno indicati altresì le forme e le modalità per l’attivazione di iniziative di formazione dei componenti i nuclei di valutazione.
3. Nel valutare l'attività dei capi di istituto, i nuclei dovranno tenere conto del contesto socio-economico in cui opera il capo d’istituto e dei risultati dei processi attivati per il raggiungimento degli obiettivi definiti dalla scuola nell’ambito del piano dell’offerta formativa. I nuclei dovranno considerare i processi promossi dal Capo d’istituto in ordine a:

    direzione e organizzazione dell’istituzione scolastica; relazioni interne ed esterne; innovazione e sviluppo; valorizzazione delle risorse umane e gestione delle risorse finanziarie e strumentali a disposizione.
Con riferimento ai capi di istituto che svolgono attività lavorativa nell’Amministrazione della pubblica istruzione, i nuclei valutano i risultati ottenuti in relazione ai compiti affidati, e ai contesti organizzativi in cui operano, tenendo conto della qualità dei progetti e dei processi attivati in relazione al miglioramento del sistema scolastico e all’attuazione dell’autonomia.
4. Ai fini di cui al precedente comma 3 i nuclei stessi potranno richiedere al capo d’istituto ogni utile informazione oralmente o per iscritto ed effettuare anche verifiche dirette nelle istituzioni interessate.
5. In prima applicazione la valutazione di cui al precedente primo comma, che di norma ha cadenza annuale, é effettuata entro l'anno scolastico 1999-2000.
6. Prima di procedere a formalizzare una valutazione non positiva, i nuclei di cui al primo comma acquisiscono in contraddittorio le deduzioni del dirigente scolastico interessato, il quale potrà essere assistito da un rappresentante dell'organizzazione sindacale cui egli aderisce o comunque conferisce mandato e/o da un legale di sua fiducia.
7. Sulla base dei criteri di cui al comma 3, i nuclei individuano tra coloro che sono stati valutati positivamente, i capi di istituto ai quali potrà essere attribuita una retribuzione aggiuntiva, secondo le risorse assegnate a livello regionale. I sovrintendenti scolastici attribuiranno la stessa indennità nella misura di £.6.000.000 annui a 2.000 capi di istituto in servizio presso istituzioni scolastiche con contratto a tempo indeterminato. L’indennità è attribuita in una unica soluzione al termine dell’anno scolastico di riferimento.
8. Nel caso di esito negativo della valutazione, l'eventuale azione giurisdizionale del capo d’istituto è condizionata al tentativo obbligatorio di conciliazione di cui all’art.69 del D.Lgs.n.29/93 e successive modificazioni ed integrazioni.
9. A partire dall'anno scolastico 1999-2000, sono aboliti i rapporti informativi e i giudizi complessivi annuali.


 

Poiché il Ministero chiede che il Collegio Docenti indichi il Docente vicario, i sindacati confederali e la CGIL con essi dice che NO! Questo compito è SOLO del dirigente:

Al dott. Antonio Zucaro  

Oggetto: apertura anno scolastico e designazione del docente vicario

Il coordinamento dei dirigenti scolastici cgil cisl uil scuola, con riferimento alla nota del 20 giugno u.s. – Prot. Uff. I n. 368 – indirizzata agli Uffici regionali e contenente indicazioni per l’apertura del prossimo anno scolastico, intendono segnalare che l’esigenza lì rappresentata “di invitare i Dirigenti scolastici ad effettuare i Collegi dei docenti ai fini della designazione del docente vicario (…)” costituisce una indicazione non conforme alle norme che attualmente disciplinano la materia sulla quale, peraltro, codesta Amministrazione  si era già espressa con la Circ. n. 193 del 3 agosto 2000, dopo aver opportunamente acquisito l’autorevole parere del Consiglio di Stato.

Si comprendono e condividono ovviamente le ragioni di fondo dell’Amministrazione volte a garantire un regolare inizio dell’anno scolastico - con particolare riferimento all’utilizzo delle risorse professionali -, ma si osserva che la designazione di cui all’oggetto può essere fatta, nella situazione attuale, solo nei casi di conferma del dirigente scolastico sulla sede di precedente titolarità. Negli altri casi non può che essere rinviata all’inizio del prossimo anno scolastico.

D’altra parte, se un dirigente scolastico, anche in caso di riconferma, desiderasse, per sua sensibilità personale o per ragioni di opportunità interna finalizzate all’adozione di scelte condivise, acquisire l’orientamento dei docenti, non può che farlo nella prima riunione di settembre quando si insedierà il nuovo Collegio per gli adempimenti di inizio d’anno.

Nel richiedere pertanto solleciti chiarimenti in merito alle indicazioni della Nota trasmessa da Codesto Ufficio e alle considerazioni successive,  si inviano i più distinti saluti.

IL COORDINAMENTO UNITARIO DEI DIRIGENTI SCOLASTICI CGIL CISL UIL SCUOLA

Roma, 27 giugno 2002


 

Il Ministero appronta il modo con cui i Presidi dovranno affrontare il concorso per la Dirigenza:

 

CORSI DI FORMAZIONE PER I CAPI D'ISTITUTO

DIREZIONE GENERALE ISTRUZIONE SECONDARIA DI PRIMO GRADO
PROT. n. 16983 ROMA 8 novembre 1999

  OGGETTO: Corsi di formazione per il conferimento della qualifica dirigenziale ai capi d’istituto con rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Questa Direzione Generale, responsabile del Coordinamento delle attività di formazione dei capi d’istituto, ha predisposto il complesso di interventi finalizzati all’attuazione di quanto previsto dagli artt.4, 8 e 9 del D.M. 5 agosto 1998.
I corsi di formazione sono al centro di un sistema organico di controlli e valutazione, nel quale interagiscono vari attori che utilizzano differenti strumenti di valutazione destinati a sostenere le decisioni afferenti ai diversi ambiti di responsabilità.
Si ritiene pertanto opportuno fornire un quadro completo dei processi operativi in ordine ai seguenti punti:

  1. monitoraggio, certificazione, valutazione della qualità dei corsi;
  2. attestazione dell’effettiva partecipazione alle attività di formazione e documentazione del percorso formativo;
  3. certificazione delle competenze acquisite.
1. Il SISTEMA DI MONITORAGGIO, VALUTAZIONE E CERTIFICAZIONE DELLA QUALITA’ DEI CORSI
Gli artt.8 e 9 del D.M. 5.8.98 prevedono numerose e diverse azioni di verifica, controllo e valutazione da affidarsi ad una pluralità di soggetti interni ed esterni all'Amministrazione:

  • l'Auditor, organismo specializzato per la valutazione e certificazione della qualità dei corsi, esterno all'Amministrazione,
  • gli Ispettori tecnici per il monitoraggio delle iniziative di formazione,
  • le Sovrintendenze Scolastiche per la verifica dell'effettiva partecipazione dei capi di istituto alle attività formative.
Le Agenzie, inoltre, come previsto dal disciplinare della gara per l'affidamento dei servizi di formazione(§7.2, comma 1), sono tenute al controllo e alla verifica "della qualità del servizio erogato e del raggiungimento dei risultati formativi proposti" dal progetto.
Nel sistema di monitoraggio, valutazione e certificazione della qualità dei corsi elaborato dall’Amministrazione scolastica, le azioni costituiscono un progetto coerente, ispirato ai criteri dell'impiego ottimale delle risorse e della produttiva integrazione operativa tra i diversi soggetti che hanno competenza in ordine alla raccolta di dati e informazioni.

Le azioni dell’auditor
Il Raggruppamento Temporaneo d'Impresa costituito dalle società APRI s.p.a.-ARTHUR ANDERSEN MBA s.r.l.-ISMERI EUROPA s.r.l. ,vincitore della gara pubblica per l'affidamento dei servizi di valutazione e certificazione della qualità dei corsi, ha il compito di verificare i seguenti aspetti:

  • aderenza e coerenza del servizio erogato dalle agenzie formative rispetto a quanto previsto dal disciplinare di gara e dai progetti generali ed esecutivi;
  • idoneità, rispetto alle attività da svolgere, di formatori, attrezzature e strumentazioni;
  • presenza, qualità ed efficacia del sistema di valutazione interno adottato dalle agenzie;
  • ogni altro elemento necessario o utile per una completa valutazione.
Il programma operativo, avviato sin dall'11 ottobre, prevede in particolare:

  • la predisposizione di un flusso costante di informazioni sull'attuazione del programma e del calendario dei corsi e sul livello di frequenza dei corsisti;
  • visite alle agenzie formative per l’acquisizione di elementi informativi sugli aspetti organizzativi e amministrativi
  • visite ai corsi (almeno tre per corso) per la rilevazione degli aspetti strutturali e metodologici - sedi, attrezzature, materiali, docenti, metodologie - e per i riscontri rispetto a quanto previsto dai progetti esecutivi e dai calendari;
  • interviste semistrutturate ai formatori presenti in aula al momento delle visite;
  • somministrazione di tre differenti questionari, in tre diversi momenti del percorso formativo, ad un campione corrispondente al 10% dei capi d'istituto partecipanti ai corsi;
  • un rapporto di valutazione iniziale, entro la fine del mese di novembre 1999;
  • aggiornamenti bimestrali del rapporto, entro la fine dei mesi di gennaio, marzo, maggio, luglio, settembre 2000;
  • un rapporto finale di valutazione e certificazione, da consegnare entro il 31 ottobre 2000.
Le azioni degli ispettori tecnici
Agli ispettori tecnici è stato affidato il compito di:

  • effettuare due interviste semistrutturate per ciascun corso, una nell’attuale fase di svolgimento delle attività formative ed un’altra in prossimità del loro termine;
  • analizzare i rapporti dell'Auditor;
  • esaminare i progetti di attività sul campo, per rilevarne le relazioni e le connessioni con i processi di cambiamento in atto, ed in particolare con i nuovi profili dell'autonomia.
Per i 34 ispettori tecnici incaricati del monitoraggio è stato organizzato un corso di formazione, in parte già realizzato, dalla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, finalizzato ad approfondire le competenze necessarie allo svolgimento efficace dei compiti loro affidati nell'ambito dell'azione complessiva di monitoraggio.

Le azioni di verifica delle Sovrintendenze
Alle Sovrintendenze compete, ai sensi dell'art.4,comma 4 del D.M. 5 agosto 1998, la verifica, anche con controlli a campione, dell’effettiva partecipazione dei capi d’istituto alle attività formative.
La rilevazione della partecipazione alle attività formative assume particolare rilevanza in ordine agli effetti giuridici connessi al superamento del numero di assenze documentate stabilito dall'art.4, comma 5, del D.M. 5 agosto 1998. I Sovrintendenti scolastici pertanto sono pregati di informare codesta Direzione Generale sui controlli sin d'ora attivati e sulle eventuali situazioni critiche riscontrate.

Le azioni di verifica interna delle agenzie formative
Ciascuna agenzia ha adottato un proprio sistema di verifica e valutazione interna in ordine "alla qualità del servizio erogato e al raggiungimento dei risultati formativi proposti" dal progetto esecutivo.
Compete inoltre alle agenzie, secondo quanto previsto dall'art.6 della Convenzione sottoscritta, la rilevazione dell’effettiva partecipazione dei capi d’istituto ai corsi, che deve risultare dalle firme di presenza apposte dai partecipanti su distinti fogli giornalieri con l'indicazione della durata oraria, dell'argomento o degli argomenti trattati e del nome del relatore. La partecipazione alle attività in situazione, la loro natura e durata oraria devono invece essere attestate, per ciascun partecipante, dal responsabile del corso.
I fogli di presenza, la documentazione relativa alle assenze, e gli attestati di partecipazione alle attività in situazione saranno consegnati alle Sovrintendenze scolastiche subito dopo il termine delle attività formative e, comunque, non oltre il 31 agosto 2000. 

  1. L’ATTESTAZIONE DELL’EFFETTIVA PARTECIPAZIONE ALLE ATTIVITA’ DI FORMAZIONE E LA DOCUMENTAZIONE DEL PERCORSO FORMATIVO.

Il D.M. 5 agosto 1998 prevede, all'art.4 comma 4, che l'effettiva partecipazione dei capi di istituto alle attività formative venga attestata dalla Sovrintendenza scolastica regionale sulla base della documentazione fornita dalle agenzie formative, unitamente alle indicazioni sul percorso formativo seguito.
Detta attestazione, con l’esplicita dichiarazione che il numero delle assenze debitamente documentate non supera il limite di 1/5 delle 150 ore delle attività d'aula e di 1/5 delle 30 ore delle attività di confronto e scambio, come stabilito dall'art.4, comma 5, del D.M. 5/8/98, è condizione indispensabile per l'attribuzione della qualifica dirigenziale.
Si ritiene opportuno ricordare che l'attestazione e la relativa documentazione riguardante la partecipazione ai corsi dei capi di istituto destinatari di provvedimenti di mobilità che abbiano comportato l'assegnazione di sede in altra regione dal 1 settembre c.a., dovrà tenere conto anche dell'attestazione rilasciata dell'agenzia presso la quale il corso è stato frequentato in fase iniziale, come previsto dalla nota prot.n.13263 del 10 settembre 1999 di questa Direzione Generale.
La documentazione, fornita dalle agenzie, e che dovrà indicare, per ciascuno dei tipi di attività del progetto di formazione, gli argomenti trattati, il numero di ore previsto e l'effettiva partecipazione dei corsisti, costituisce parte integrante e sostanziale dell'attestazione che dovrà essere rilasciata dalla Sovrintendenza Scolastica.
La documentazione del percorso formativo, predisposta dalle agenzie, dovrà, perciò, essere articolata con precisione nei seguenti punti:

 - attività d’aula: numero ore di effettiva presenza su 150 previste, specificando:

  • curricolo di base (attività comuni): unità formative/moduli, con l’indicazione dell'argomento/argomenti trattati, delle ore previste e di quelle di effettiva presenza
  • curricolo di base (attività di rinforzo opzionali): unità formative/moduli, con l’indicazione dell'argomento/argomenti trattati, delle ore previste e di quelle di effettiva presenza
  • curricolo elettivo (aree formative prescelte): ore di effettiva presenza rispetto alle 30 previste per ciascuna area
- confronti e scambi: numero ore di effettiva presenza su 30 previste, organizzazioni visitate, aspetti approfonditi
- autoformazione assistita con l’indicazione dell'argomento/argomenti trattati, ore previste e attestate per ciascuno di essi
- progetto di attività sul campo: titolo, oggetto, tipo di intervento previsto.

Con l'occasione, si forniscono le ulteriori indicazioni relative alle modalità di documentazione del progetto di attività sul campo:

  • l'agenzia, in qualità di responsabile del corso di formazione, pur non essendo prevista alcuna forma di valutazione, deve validare l'autenticità del prodotto, attestando che è stato effettivamente svolto nell'ambito delle attività di formazione,
  • la responsabilità sulla forma e sul contenuto del prodotto afferisce all’autore o agli autori;
  • il progetto sarà autenticato dall'agenzia in duplice copia: una verrà restituita al capo di istituto e l'altra sarà consegnata alla Sovrintendenza scolastica unitamente a tutta la documentazione relativa al corso.
3. LA CERTIFICAZIONE DELLA COMPETENZE ACQUISITE
L’art.4, comma 7, D.M.5 agosto 1998, prevede che "I capi d’istituto, al termine del percorso di formazione, possano richiedere una certificazione sulle competenze acquisite anche al fine di conseguire crediti professionali".
La certificazione è a cura dell'Amministrazione che vi provvederà nell'ambito delle attività previste dall'art.9 del citato Decreto. Le procedure per la rilevazione e la certificazione delle competenze saranno, pertanto, definite al termine delle attività di formazione, e comunque nell’a.s.2000-2001.
E' da sottolineare la rilevanza contrattuale della materia, in quanto il C.C.N.I, siglato il 31 agosto 1999, negli artt.42 e 43 stabilisce che "nella prima contrattazione decentrata nazionale annuale verranno definiti gli effetti dei crediti professionali, acquisiti a conclusione dei corsi di formazione per l'attribuzione della qualifica dirigenziale, ai fini della mobilità"(art.42, comma 3 )" e che "nella sequenza contrattuale da concludere entro il 30 marzo 2000 sono determinati gli effetti dei crediti professionali, acquisiti a conclusione dei corsi di formazione per l'attribuzione delle qualifica dirigenziale, ai fini dello sviluppo professionale." (art.43, comma 1)
La certificazione delle competenze va, comunque, considerata in relazione all’effettivo contesto professionale che si determinerà con l’entrata in vigore del complesso normativo sull’autonomia delle istituzioni scolastiche, con l’attuazione dei piani di dimensionamento ottimale sull’intero territorio nazionale, con l’attribuzione della dirigenza scolastica nel quadro del D.L.vo n.29/1993 e successive modificazioni e integrazioni.

*****

La conoscenza puntuale e completa dei processi in atto consentirà ai Sovrintendenti Scolastici, ai Provveditori agli studi ed ai capi d’istituto, ai quali si prega di comunicare tempestivamente il contenuto della presente, di contribuire efficacemente alla realizzazione delle azioni previste .

 IL DIRETTORE GENERALE - Alfonso Rubinacci


 

 

Ma la CGIL e confederali uniti non ci stanno. Scherziamo? Con prove così li uccidiamo i cari presidi!

 

PRESIDI INCARICATI E DIRIGENZA: COSA NE PENSA LA CGIL SCUOLA

L’incarico come credito.
La nostra Organizzazione, che in tutte le fasi di definizione della dirigenza scolastica e della Legge sul precariato ha assunto costantemente posizioni a tutela delle professionalità acquisite sul campo rappresentate dai Presidi incaricati (dall’allargamento della quota riservata nel primo concorso per Dirigenti scolastici, alle modalità specifiche di svolgimento del percorso proprio della quota riservata, alla richiesta di partecipazione ai corsi di formazione per l’acquisizione della qualifica dirigenziale), continua a ritenere punto centrale nell’approccio alla questione della tutela dei Presidi incaricati la valorizzazione dell’esperienza maturata sul campo e la considerazione di tale esperienza come credito professionale spendibile in ogni fase del corso- concorso.

Il concorso.
Con questa consapevolezza la CGIL Scuola si è mossa largamente per tempo, tanto che da gennaio di quest’anno, ma poi anche nella fase del confronto contrattuale di maggio e del contratto integrativo di luglio, essa ha posto all’interlocutore ministeriale - prima il Gabinetto e poi la Direzione Generale della Scuola secondaria di Primo grado - la richiesta di bandire celermente il concorso: da ultimo, l’8 ottobre, un incontro alla Direzione generale della scuola media ha impresso un impulso positivo alla questione.
Ci ha mosso in questa richiesta la considerazione della necessità di dare risposte rapide alle aspettative degli interessati e l’obiettivo di riempire le vacanze che si determineranno nei prossimi anni con nomine in ruolo.
A partire da ciò, considerando che, secondo le prime stime di fonte ministeriale, i posti da mettere a concorso variano da 2267 a 3279 (stima della Direzione Generale) oppure da 2523 a 3534 (stima del SIMPI), occorre disegnare un percorso di valorizzazione dei crediti professionali maturati con l’esperienza in modo tale che chi accede, avendo il requisito dei tre anni di incarico, al corso concorso possa mettere a frutto, anche a beneficio dell’amministrazione, le competenze acquisite sul campo.

Le prove.
Per quanto riguarda le prove selettive psico-attitudinali (modalità prevista nella procedura concorsuale ordinaria), ciò non può che essere un’ipotesi che comunque non è applicabile per gli incaricati in quanto l’attribuzione delle note di qualifica annuali da parte dei Provveditori agli Studi, da questo punto di vista, rappresentano certificazioni "all’attitudine" che si debbono ritenere più che sufficienti e che, pertanto, assorbono tale eventuale previsione.
Per quanto riguarda l’accesso al corso di formazione, i Presidi incaricati debbono poter sostenere una forma specifica di prova che, mutuata dall’esperienza che si sta attualmente facendo nei corsi di formazione dei Presidi titolari, sia centrata sulla progettazione di lavoro sul campo, nell’istituto.
Per quanto riguarda i corso di formazione, la sua articolazione deve contenere moduli specifici che partano dai "bisogni formativi" che sono diversi da quelli del docente, che per la prima volta intende accedere alla direzione di un istituto, in quanto le mansioni di capo d’istituto sono già state esercitate dagli incaricati e per un lungo lasso di tempo.
La prova finale, da ultimo, deve permettere al concorrente Preside incaricato di affrontare in un colloquio la discussione di caso o comunque di esperienza.

I posti.
Il 50 % da riservare per i Presidi incaricati deve necessariamente superare due prevedibili questioni: l’incardinamento del concorso a livello regionale e la differenziazione dei posti fra la scuola di base e la secondaria superiore.
Per la prima questione, al fine di evitare che lo svolgimento del concorso regione per regione possa dare una somma che sui posti messi a concorso non corrisponda al 50 %, l’utilizzo dei posti deve essere necessariamente di livello nazionale.
Per la seconda questione, poiché si potrebbe determinare un forte scompenso fra posti riservati disponibili e concorrenti (ad esempio pochi posti nella media inferiore rispetto ai concorrenti o molti posti nella superiore e pochi concorrenti) occorre prevedere che i moduli di formazione, che nel decreto legislativo sulla dirigenza oggi sono previsti alla conclusione del corso dopo la proclamazione dei vincitori per favorire la mobilità professionale, siano espletati per i Presidi incaricati all’interno del corso, cioè prima della conclusione dei corsi stessi: ciò potrà favorire il transito da un settore all’altro, dopo quanti hanno maturato il servizio specifico nel settore richiesto, senza sbarramenti di sorta e senza il rischio di determinare graduatorie con tempi lunghi di scorrimento.

Gli incaricati con meno di tre anni.
Rimane la questione dei Presidi incaricati che, all’atto del bando, hanno meno di tre anni di incarico: la nostra proposta, in questo caso, è quella di prevedere una forte valorizzazione del credito professionale nell’ambito del concorso ordinario.

Le iniziative della Cgil Scuola.
La Cgil Scuola è impegnata a portare le proprie proposte a confronto con le altre Organizzazioni sindacali e con l’Amministrazione.
Contemporaneamente, sulle proposte contenute in questo documento, la CGIL scuola in tutte le situazioni provinciali è impegnata ad attivare incontri e riunioni, con iscritti e non iscritti, che diano l’esatta conoscenza delle nostre richieste e sostegno al confronto che su queste posizioni il Sindacato ha già aperto con l’Amministrazione.


 

 

LE PERPLESSITA' DELLA CGIL SCUOLA PER GLI INCARICHI
DI PRESIDENZA

Pubblichiamo la lettera a firma di Enrico Panini inviata il 7 marzo al Ministro della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer, e p.c. al dott. G. Trainito Capo Gabinetto del Ministro della Pubblica Istruzione, e al dott. A. Rubinacci Direttore Generale della Dir.Gen.Istruz.Sec.1° Grado in merito all’Ordinanza sugli incarichi di presidenza.

___________________

Signor Ministro,

desidero esprimerLe il netto dissenso della Cgil Scuola rispetto alle scelte dell’Amministrazione contenute nella recente Ordinanza sugli incarichi di presidenza.

Avevamo sostenuto, in sede di confronto preliminare, unanimemente con le altre organizzazioni sindacali, un orientamento teso a valorizzare, in questa fase di transizione, le esperienze di direzione maturate sul campo in questi anni dai presidi incaricati e ad assicurare, in tutti i casi possibili, una continuità di lavoro che avrebbe rappresentato un elemento rassicurante e positivo per le stesse istituzioni scolastiche interessate.

Sono invece prevalse, da parte ministeriale, rigidità che danneggiano un personale che ha ricoperto incarichi particolarmente impegnativi ed onerosi in questa fase di radicale trasformazione della scuola italiana ed ha pertanto acquisito crediti che non possono essere disinvoltamente annullati. Va inoltre considerato che la scelta ministeriale di non prevedere l’attribuzione delle scuole comprensive a presidi incaricati darà luogo, ancora una volta, a decisioni prevedibilmente casuali e diversificate da provincia a provincia e quindi a situazioni di non equità sul territorio nazionale.

Avanzo pertanto richiesta di un incontro in tempi brevi, al fine di ridiscutere quei passi dell’ordinanza che rappresentano elemento di ingenerosa chiusura rispetto ad attese giuste e opportune dei presidi incaricati.


 

 

Il Ministero amico modifica:

 

CONFERIMENTO INCARICHI DI PRESIDENZA

 

Sul testo di questa ordinanza la CGIL scuola si è gia espressa in termini critici. E' già stato richiesto un incontro al Ministro per ridiscuterne alcuni aspetti. Vedi Le perplessità della Cgil Scuola per gli incarichi di presidenza pubblicata nei giorni scorsi.

Direzione Generale Istruzione secondaria di I grado-Div. III

Nota di trasmissione
Prot.n. 2768

Roma, 7 marzo 2000

Oggetto : Conferimento incarichi di presidenza negli istituti e scuole di istruzione secondaria di primo e secondo grado.

Si trasmette in allegato copia dell'O.M. n. 51 prot.n. 2487 dell' 1.3.2000, in corso di registrazione, con la quale sono state apportate modifiche ed integrazioni all'O..M. 28.1.1997 n. 65, così come modificata dall'O.M. 9.3.1998, n. 123, che disciplina in via permanente il conferimento degli incarichi di presidenza negli istituti e scuole di istruzione secondaria di primo e secondo grado.

Le disposizioni recate da detta ordinanza avranno efficacia dalla relativa data di registrazione.

Si fa riserva di comunicare tempestivamente gli estremi di registrazione di cui trattasi unitamente ad eventuali modifiche conseguenti ai controlli di legge.

Il termine di presentazione delle domande per il conferimento degli incarichi di presidenza è confermato al 14 maggio.

IL DIRETTORE GENERALE
A.Rubinacci

Ordinanza Ministeriale n. 51
prot. N. 2487

1 marzo 2000

VISTA l'O.M. 28 gennaio 1997 n. 65, così come modificata dall'O.M. 9 marzo 1998 e dall'O.M. 22 marzo 1999 n. 74 registrata alla Corte dei Conti l'11.5.99, reg 001 fg. 170, relativa alla disciplina sul conferimento degli incarichi di presidenza negli istituti e nelle scuole di istruzione secondaria di primo e secondo grado;

VISTO il D.L.gs. 30.7.1999, n. 300 ed in particolare l'art. 75 V comma;

VISTI i DD.MM. 301, 302, 303, e 304 del 15.12.1999 ed il D.M. del 21.1.2000;

CONSIDERATA la necessità di apportare ulteriori modifiche ed integrazioni alle disposizioni recate dalla predetta Ordinanza;

ORDINA

Gli articoli appresso indicati dell'O.M. citata in premessa vengono modificati ed integrati come segue.

ART. 1

Il comma 1 viene così integrato:

- art. 1 - dopo la parola "permanente" viene inserita la seguente frase "e fino all'anno scolastico successivo alla data di approvazione della prima graduatoria del corso - concorso per il reclutamento dei dirigenti scolastici indetto ai sensi dell'art. 28 bis del D.L.vo n. 29/1993":

ART. 5

Dopo il comma 5 viene inserito il seguente comma 5 bis:

"Viene attribuita, altresì, una precedenza agli aspiranti che abbiano svolto alla data di scadenza dei termini per la presentazione della domanda, almeno tre anni di incarico di presidenza, limitatamente al caso in cui si renda necessario procedere al conferimento di nuovi incarichi rispetto all'anno precedente".

Il comma 6 viene così integrato:

- dopo il primo periodo, viene aggiunto il seguente periodo: - "Analogamente si procederà per l'assegnazione dell'incarico nelle presidenze dei predetti istituti non richieste per conferma, in caso di unificazione di istituti di diverso ordine o tipo".

- dopo l'ultimo periodo viene aggiunto il seguente periodo:

"Resta fermo l'istituto della reggenza nei circoli didattici, ancorchè dimensionati".

Dopo il comma 7 viene inserito il seguente comma n. 7 bis.

" Non si dà luogo ad incarico di presidenza nei confronti di coloro che hanno conseguito il passaggio di ruolo".

Al comma 12 il seguente periodo:

"ai sensi dell'art. 33, comma 1 lettera b), del Contratto Collettivo nazionale dl Lavoro comparto Scuola, sottoscritto in data 4.8.95" viene così sostituito:

"ai sensi dell'art. 40. comma 1, punto 2 del Contratto Collettivo Nazionale Integrativo, Comparto Scuola, 1998/2001, sottoscritto in data 31.8.1999".

ART. 8

Viene così modificato:

I commi 1-2-3-4-5-6-7-8 e 9 vengono soppressi e così sostituiti:

1. Avverso le graduatorie è ammesso reclamo, per errori materiali, al Provveditore agli Studi entro dieci giorni dalla pubblicazione delle graduatorie medesime.

2. I Provveditori agli Studi procederanno alle eventuali rettifiche nel più breve tempo possibile.

ART. 9

Nelle regioni Liguria, Lombardia, Toscana e Sicilia, ove e stata avviata una prima sperimentazione di struttura organizzativa a livello periferico, ai sensi dei DD.MM. n. 302, 303, 304 del 15.12.1999 e D.M. 21.1.2000, i Dirigenti degli Uffici Regionali promuoveranno Conferenze di Servizio con i Provveditori agli Studi delle province di rispettiva competenza, al fine di assicurare l'uniformità di comportamento nella compilazione delle graduatorie provinciali degli aspiranti agli incarichi di presidenza e nel conferimento degli incarichi medesimi.

N O T E

1) Alla nota 2, primo periodo, "abbia" viene sostituita con "abbiano".

La presente ordinanza sarà inviata alla Corte dei Conti per il visto e la registrazione, ai sensi dell'art. 3 della legge 14.1.1994 n. 20.


 

 

Ma la CGIL non è contenta. Ed attacca duramente:

 

VALUTAZIONE DEI DIRIGENTI ... SCORRETTA, INEFFICACE, OFFENSIVA.

Sono tante e documentate le segnalazioni che arrivano da ogni parte d'Italia per denunciare l'inattendibilità e il carattere offensivo dei risultati delle valutazioni dei capi di Istituto previsti dall'art. 41 dell'ultimo CCNL.

E così accaduto quello che non era difficile prevedere; cioè che il superamento di una screditata modalità valutativa - quella delle note di qualifica - attraverso la costituzione di nuclei e il coinvolgimento degli interessati, desse luogo ad operazioni, nella maggioranza dei casi, infondate nella procedura e nella sostanza e screditanti nelle conseguenze.

Si può a giusta ragione affermare che si è trattato di un processo, indubbiamente innovativo e riformatore nelle premesse, che però è cominciato non certamente bene, si è sviluppato male e si è concluso pessimamente.

Richiamiamo soltanto alcuni passaggi nodali:

  • la direttiva pervenuta ad anno scolastico inoltrato (gennaio), tardiva e incongruente rispetto agli obiettivi che si proponeva;
  • un meccanismo valutativo in più punti ambiguo ed oscuro, con intrecci improbabili tra categorie assunte a fondamento del processo valutativo ( la completezza e la specificità, da una parte, e la qualità, senza quadro di riferimento, dall'altra) e la modalità del monitoraggio,
  • i nuclei composti da Provveditori, ispettori e da esperti in tecniche di valutazione e costituiti con molte difficoltà e problemi, costretti ad operare in tempi molto stretti (sostanzialmente da settembre) "condizionati (e non poco) dai rispettivi impegni dei componenti (esami di licenza media, esami di stato e attività di fine anno scolastico", come ha dovuto riconoscere un Sovrintendente Regionale nella sua relazione di sintesi,
  • non essendoci stato spazio per verifiche in situazione neanche nei casi in cui ciò era assolutamente necessario, la valutazione è risultata operazione assolutamente cartacea e perciò stesso, scorretta sotto il profilo scientifico e inattendibile negli esiti prodotti,
  • colloqui di restituzione in molti casi approssimativi, improvvisati e condotti con modalità prevalentemente burocratiche.
E' così accaduto che nuclei operanti all'interno della stessa regione abbiano prodotto risultati palesemente difformi tra loro (per quanto è stato possibile conoscere - in assenza di comunicazioni chiare, formali e trasparenti sui dati complessivi disaggregati per nuclei - attraverso il raffronto tra capi di Istituto): in alcune province punteggi medi molto bassi, in altre, della stessa regione, molto al di sopra delle attese.

Sono numerosissimi i casi di Capi di Istituto, apprezzati dentro e fuori il proprio istituto, a cui l'amministrazione aveva affidato compiti di prestigio nello stesso anno scolastico e a cui erano pervenuti lusinghieri riconoscimenti da parte dei nuclei per il monitoraggio dell'autonomia, che hanno avuto punteggi bassissimi, fino ad arrivare al dileggio dell'attribuzione di 5 punti, come segnalatoci da un Capo di Istituto.

In questi casi, l'aspetto più sconcertante è che i valutatori, a fronte di situazioni anche maggioritarie di punteggi che si collocavano al di sotto di valori chiaramente interpretabili come negativi o molto negativi, non hanno esitato lo stesso a procedere nella loro attività, con grave lesione della dignità delle persone e di persone adulte e con grave discredito della scuola stessa.

E così il valore formativo della valutazione, su cui tanto si è insistito in sede di negoziazione sindacale, si è materializzato nel suo esatto contrario, in una sostanziale delegittimazione di una parte consistente di Capi di Istituto, senza che gli stessi abbiano ricavato elementi utili per sviluppare consapevolezza degli aspetti da consolidare o da correggere nella propria attività di dirigenti.

Di fronte ad un quadro così pesante e contradditorio, inutilmente punitivo e ingiustamente screditante, l'interrogativo circa l'uso di questa valutazione e le sue conseguenze nella determinazione dell'indennità di risultato non ha pertanto, a nostro avviso, nessuna ragione di essere: è bene che l'operazione conservi il suo valore sperimentale e la si analizzi rigorosamente per derivarne tutte indicazioni correttive e migliorative possibili su strumenti e procedure, ma essa non potrà avere conseguenze né in termini di crediti professionali, e tanto meno ai fini della retribuzione di risultato.

Conclusivamente ci preme sottolineare che l'esperienza da poco conclusa ci rafforza ancora di più cirva la fondatezza dei principi che riteniamo debbano essere alla base di una valutzione corretamente intesa:

  • conoscenza diretta dell'operato del Dirigente scolastico da parte del nucleo e quindi verifiche in situazione come modalità ordinaria e imprescindibile
  • composizione dei nuclei con veri esperti che dedichino all'operazione tempi adeguati
  • partecipazione diretta al processo valutativo da parte dell'interessato con colloqui volti anche a definire e chiarire criteri e fondamenti del giudizio,
  • procedura di garanzia in tutti i casi in cui il giudizio risulti negativo,
  • graduazione dei risultati per le sole valutazioni considerate di eccellenza, ai fini dell'attribuzione di eventuali indennità per la qualità delle prestazioni ad una percentuale dei valutati.
La valutazione o ha come obiettivo prioritario quello di migliorare e sviluppare la professionalità o non ha ragion d'essere. Tutti dobbiamo sentirci impegnati nella costruzione e nel raggiungimento di questo obiettivo.

 

Roma, 24 gennaio 2001

 

 

Segue...

 

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