FISICA/MENTE

 

NOTIZIE ANDU

Associazione Nazionale Docenti Universitari

 

DI NUOVO I VECCHI CONCORSI

Dopo avere distribuito poche risorse per posti aggiuntivi a ricercatore da
bandire con le vecchie regole, il Governo, con il decreto-legge
"milleproroghe" approvato il 28 dicembre 2007, ha sbloccato per il 2008 i
concorsi a ordinario e ad associato, 'ripristinando' le vecchie regole
della legge Berlinguer (nota 1). E questo, come dichiarato dal ministro
Fabio Mussi, in attesa della 'nuova' legge sui concorsi in discussione alla
Camera (nota 2), che lascia intatta la divisione della docenza
universitaria in tre ruoli (non distinguendo tra reclutamento e
progressione di carriera), introduce la 'libera docenza a termine' (gestita
dai gruppi dominanti nazionalmente) e salvaguarda la cooptazione locale.
Per un Ministro che si vanta di fare la "rivoluzione" (nota 3) e' proprio
un bel risultato.

29 dicembre 2007

- Nota 1. Dal decreto-legge "milleproroghe" approvato dal Consiglio dei
Ministri del 28 dicembre 2007. Testo 'ricavato' da
http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=78175&idCat=54

" Sezione V - (Universita') - Art. 15 -(Disposizioni in materia di
universita')
1. Gli effetti dell'articolo 5, del decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97,
convertito, con modificazioni, dalla legge 4 giugno 2004, n. 143, già
prorogati al 31 dicembre 2007 dall'articolo 1, del decreto-legge 28
dicembre 2006, n. 300, convertito, con modificazioni, dalla legge 26
febbraio 2007, n. 17, sono ulteriormente differiti fino all'adozione del
piano programmatico previsto dalla legge finanziaria per il 2008.
2. In attesa della definizione ed attuazione della disciplina delle
procedure di reclutamento dei professori universitari di prima e seconda
fascia, fino al 31 dicembre 2008 continuano ad applicarsi, relativamente a
tale reclutamento, le disposizioni della legge 3 luglio 1998, n. 210 e del
decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 2000, n. 117, fermo
restando quanto previsto dall'articolo 1, comma 2-bis, del decreto legge 31
gennaio 2005, n. 7, convertito dalla legge 31 marzo 2005 n. 43 (v. sotto,
ndr); gli organi accademici delle Universita', nell'ambito delle rispettive
competenze, possono indire, entro il 30 giugno 2008, le relative procedure
di valutazione comparativa."

Articolo 1, comma 2-bis, del decreto legge 31 gennaio 2005, n. 7,
convertito dalla legge 31 marzo 2005 n. 43:
 "2-bis. In attesa del riordino delle procedure di reclutamento dei
professori universitari, per le procedure di valutazione comparativa
relative alla copertura di posti di professore ordinario e associato, di
cui alla legge 3 luglio 1998, n. 210, bandite successivamente alla data del
15 maggio 2005, la proposta della commissione giudicatrice e' limitata ad
un solo idoneo per ogni posto bandito, individuato nel candidato giudicato
più meritevole".

- Nota 2. V. la "Bozza di sintesi delle proposte di legge c.1969 e c.2446
in materia di reclutamento dei professori universitari sulla base dei
principi indicati dal relatore (on. Volpini, ndr)":
http://www.unionprof.it/doc/Unionprof_ddl_concorsi.pdf

- Nota 3. V. la recente intervista del ministro Fabio Mussi all'Espresso:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio//1916647

 


Dal Corriere della Sera del 31 dicembre 2007:

"Caserta. I fondi ripristinati con l'ultima Finanziaria. In passato
insegno' anche il consulente della Mitrokhin Scaramella

PIOGGIA DI MILIONI ALLA FACOLTA' SENZA STUDENTI

Alla "Jean Monnet" 50 docenti per 198 allievi. Tra cui alcuni figli di
politici locali.

CASERTA - La Finanziaria ha tagliato 90 milioni di euro destinati
all'universita'. Eppure, in piena carestia, tra atenei vicini al tracollo e
centri di ricerca fermi al palo, c'e' una piccola facolta' che continua ad
attrarre finanziamenti, nominare docenti e sfornare corsi universitari.
E' la scuola d'alta formazione europea "Jean Monnet" di Caserta, una
diramazione della Seconda Universita' di Napoli specializzata in diritto
comunitario e molto altro ancora. La manovra appena approvata le ha
restituito nella sua interezza un finanziamento di 1,5 milioni di euro
all'anno per tre anni. Il fondo, stanziato nel 2005 quando la scuola e'
stata elevata al rango di facolta' di Studi Politici, suscito' fin dal
primo momento feroci polemiche. L'anno successivo venne quindi ridotto a
500 mila euro. Ora, grazie all'emendamento proposto dal senatore Manzione
dell'Unione democratica, e' tornato all'importo originario: 4,5 milioni
spalmati nel triennio.
La "Jean Monnet" puo' cosi' tornare serenamente a fare ricerca, dispensare
sapere, e soprattutto bandire nuovi concorsi. Pratica che sembra riuscirle
molto bene.
Nel palazzo borbonico elegante sede della facolta', insegnano tre figli di
importanti politici locali, dieci familiari di altrettanti baroni
accademici e svariati esponenti dell'alta borghesia campana. Ovviamente, si
tratta di ricercatori e docenti che hanno ottenuto la cattedra nel pieno
rispetto della legge. Maddalena Zinzi, ad esempio, figlia del deputato Udc
Domenico, ha vinto un concorso ed ora e' ricercatrice di diritto pubblico
comparato. Allo stesso modo Tommaso Ventre, primogenito dell'eurodeputato
di Forza Italia Riccardo, insegna diritto tributario. Mentre Carmine
Petteruti, che invece e' figlio del sindaco di Caserta Nicodemo,
centrosinistra, si deve accontentare di una collaborazione in attesa di
diventare a sua volta ricercatore. Stando ai dati forniti dal sito dello
stesso ateneo, i posti banditi in meno di un biennio sono in totale 32. Con
i 50 docenti gia' di ruolo, salvo errori burocratici e cambi in corsa,
l'organico della facolta' e' destinato cosi' a raggiungere quota 82, senza
contare i docenti a contratto e i tutor, tra i quali fino a qualche tempo
fa figurava anche Mario Scaramella, l'ex consulente della commissione
Mitrokhin, prima contaminato dal polonio e poi arrestato per traffico
d'armi nel novembre dello scorso anno.
Una folla di cattedratici e ricercatori che rischia pero' di restare senza
allievi a cui trasmettere la propria scienza. Stando ai dati per l'anno
2006-2007, gli iscritti sono 198, un'ottantina dei quali seguono le lezioni
di "Cooperazione internazionale" nel piccolo comune di Torraca, nel
Salernitano, cofinanziate per 50 mila euro dalla Regione. Nella sede
principale, invece, si insegna un po' di tutto, dal disegno architettonico
alla lingua araba, dalla statistica all'informatica. Un'offerta formativa
da Enciclopedia Treccani, che non ha prodotto pero' l'atteso boom di
matricole. "La nostra facolta' sta crescendo - spiega il preside Gianmaria
Piccinelli -, ma siamo nati solo nel maggio 2005. Abbiamo bisogno di tempo
e a questi ritmi ci metteremo presto in linea con gli standard nazionali ".
Tuttavia, al momento, per ogni professore ci sono appena 4 allievi. Un
record, soprattutto se paragonato ai numeri oceanici di un'altra facolta'
dello stesso ateneo, Psicologia, dove gli studenti sono 5037 e i docenti,
invece, solo 30. Il rapporto in questo caso e' di 170 a uno. Eppure qui non
si lamentano. "Che cosa vuole - commenta ironica la preside Elida Labella
-. Ci sono nascite nobili e nascite proletarie. Ognuno deve fare i conti
con le proprie origini".


Antonio Castaldo
 


CONCORSI. IL DISASTRO DI MUSSI

 
(in calce la proposta dell'ANDU per la riforma della docenza)

Il 13 dicembre 2007 il ministro Fabio Mussi aveva dichiarato:
"Sui concorsi per professori ordinari e associati si sta lavorando alla
Camera, e sulla ridefinizione del ruolo docente su tre fasce si e'
sviluppato un confronto nella commissione della Camera, che ha ottenuto una
convergenza. Noi siamo favorevoli, nel complesso, e se ve ne saranno le
condizioni il governo chiedera' un iter rapidissimo, in vista della
necessita' di sbloccare i concorsi nel 2008."

Il 28 dicembre 2007, invece, il Governo, "in attesa della definizione ed
attuazione della disciplina delle procedure di reclutamento dei professori
universitari di prima e seconda fascia", ha sbloccato i concorsi a
professore ordinario e a professore associato, 'ripristinando' le norme
della legge Berlinguer (comma 2 dell'art. 15 del decreto-legge
"milleproroghe", nota 1)

Dopo avere bloccato i concorsi per due anni, in attesa di norme migliori
di quelle contenute nella legge Moratti, e nonostante appena quindici
giorni prima avesse ribadito che lo sblocco dei concorsi sarebbe avvenuto
solo dopo la nuova riforma, il ministro Fabio Mussi ha repentinamente e
senza alcuna spiegazione capovolto le cose, sbloccando i concorsi che si
svolgeranno con le regole precedenti la legge Moratti.

Insomma un altro clamoroso fallimento della politica dell'apparenza e
degli annunci di un Ministro che da tempo si e' dimostrato non essere uno
dei migliori tra quelli toccati all'Universita', distinguendosi dai suoi
predecessori per il rifiuto di ogni confronto democratico con le
rappresentanze della docenza universitaria.

Un fallimento questo che segue di poco quello rappresentato dal
mantenimento delle vecchie norme per il bando dei concorsi a ricercatore
con fondi aggiuntivi stanziati dalla Finanziaria 2007, la quale pero' per
questi concorsi prevedeva l'applicazione di nuove regole che avrebbero
dovuto entrare in vigore entro il 31 marzo 2007 e che ancora oggi non hanno
visto la luce.

Fallimenti ai quali si somma quello ancora piu' grave del mancato
superamento dell'intollerabile fenomeno del precariato, problema che poteva
essere risolto con il finanziamento aggiuntivo di almeno 20.000 nuovi posti
(invece delle poche centinaia finora previsti), con la contestuale
cancellazione di tutte le attuali figure precarie e l'introduzione di una
sola nuova figura qualificata, di breve durata e 'rapportata' agli sbocchi
in ruolo (v. in calce la proposta dell'ANDU sulla docenza).

La somma di tutti questi fallimenti costituisce un ulteriore disastro per
l'Universita' dove per il reclutamento alla docenza e per l'avanzamento di
carriera si applicheranno norme che ormai tutti riconoscono essere state
concepite per alimentare la cooptazione personale, con gli 'annessi'
fenomeni di nepotismo, clientelismo e localismo. E tutto questo, con le
scarsissime risorse disponibili,  in un clima da 'ultima spiaggia' e di
contrapposizione tra chi attende da anni un posto di ruolo e chi aspetta da
anni di potere avanzare nella carriera.

A cio' si aggiunge la prospettiva di una controriforma dei concorsi come
quella elaborata alla Camera (nota 2), per la quale il ministro Fabio Mussi
ha gia' espresso un giudizio favorevole (v. la dichiarazione riportata
all'inizio).
Questa bozza di legge, elaborata "sulla base dei principi indicati dal
relatore", on. Domenico Volpini, avrebbe dovuto essere la "sintesi delle
proposte di legge c. 1969 e c. 2446", presentate rispettivamente da
Deputati del PD (Tessitore e altri, tra cui lo stesso Volpini) e da
Deputati di RC (Migliore e altri). Per il commento dell'ANDU a queste
proposte, v. nota 3.
In realta' la bozza che piace a Mussi ha la 'strutttura' e la sostanza
della proposta dei Deputati del PD.
Se questa bozza di legge dovesse essere approvata si avrebbe:
1. la fine di ogni ipotesi (a parole ampiamente condivisa) di netta
distinzione tra reclutamento e avanzamento nella carriera dei docenti,
riconfermando invece la divisione in tre ruoli distinti della docenza
universitaria e il passaggio da una fascia all'altra attraverso ulteriori
concorsi (art. 4 della Bozza di Legge), invece che per valutazioni
nazionali individuali;
2. l'introduzione di una sorta di libera docenza (la "maturita'
scientifica") a termine (comma 4 dell'art. 3), quale prerequisito per
partecipare ai concorsi locali (comma 1 dell'art, 3). L'elezione di sei dei
nove componenti delle "commissioni nazionali" (comma 2 dell'art. 3)
attribuisce il potere di 'filtro' ai gruppi accademici dominanti sul piano
nazionale;
3. il mantenimento a livello locale della scelta ultima dell'assunzione
(art. 4), conservando cosi' la sostanza  del reclutamento e
dell'avanzamento nella carriera dei docenti attuali, che sta alla base del
nepotismo e della dipendenza scientifica e umana dal 'maestro', il quale
continuera' a scegliere chi e quando reclutare e chi e quando promuovere;
4. la cancellazione del Regolamento dei concorsi a ricercatore appena
emanato, sostituendolo con un 'nuovo' meccanismo concorsuale che assicura
maggiormente la cooptazione personale (comma 1 dell'art. 3).

3 gennaio 2008

- Nota 1. Per il testo dell'art. 15 del decreto-legge "milleproroghe" v. in
calce al documento dell'ANDU "Di nuovo i vecchi concorsi":
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article17646.html
- Nota 2. Per il testo della "Bozza di sintesi delle proposte di legge
c.1969 e c.2446 in materia di
reclutamento dei professori universitari sulla base dei principi indicati
dal Relatore":
http://www.unionprof.it/doc/Unionprof_ddl_concorsi.pdf
- Nota 3. V. documento dell'ANDU "Stato giuridico alla Camera" dell'8 10.07:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article16648.html
oppure
http://unimoreinform.blogspot.com/2007/10/stato-giuridico-alla-camera.html

_______________________________

PROPOSTA DELL'ANDU PER LA RIFORMA DELLA DOCENZA UNIVERSITARIA

Stato giuridico nazionale dei docenti collocati in un ruolo unico,
articolato in tre fasce con uguali mansioni. Ingresso (v. specificazioni
sotto) nel ruolo docente per concorso nazionale (prevalentemente nella
terza fascia) e passaggio di fascia per idoneita' nazionale individuale (a
numero aperto), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica,
senza l'ulteriore chiamata della Facolta' dove il docente gia' lavora e
continuera' a lavorare.
Per il passaggio di fascia e' indispensabile prevedere uno specifico
budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali.
Le commissioni nazionali, per i concorsi e per i passaggi, devono essere
interamente sorteggiate e composte di soli ordinari.
Periodo pre-ruolo massimo di 3 anni in un'unica figura definita da una
legge che preveda adeguata retribuzione, diritti (malattia, maternita',
ferie, contributi pensionistici) e liberta' di ricerca, con un numero di
posti rapportato a quello degli sbocchi nel ruolo della docenza.
Bando nei prossimi anni, su nuovi specifici e aggiuntivi fondi statali, di
almeno 20.000 posti di terza fascia, con cancellazione dell'attuale giungla
di figure precarie.
Trasformazione del ruolo dei ricercatori in terza fascia di professore,
prevedendo la partecipazione di tutti ai Consigli di Facolta' e l'accesso
ai fondi di ricerca anche per i professori di terza fascia non confermati.
Distinzione tra tempo pieno e tempo definito con esclusione per i docenti a
tempo definito dalle cariche accademiche e dalle commissioni concorsuali.

Specificazioni sul reclutamento.
I concorsi per i posti nella fascia iniziale della docenza (oggi il ruolo
dei ricercatori) devono essere espletati a livello nazionale,
'concentrando', con cadenza certa, i posti banditi in autonomia dai vari
Atenei su fondi propri e/o ministeriali.
La scelta dei vincitori deve essere fatta da una commissione nazionale
composta solo da ordinari direttamente sorteggiati, tutti appartenenti a
sedi diverse ed escludendo quelli degli Atenei che hanno bandito i posti.
Ai candidati devono essere adeguatamente riconosciuti i periodi di
attivita' didattica e scientifica svolti a qualsiasi titolo: dottorato,
assegni, borse, incarichi, ecc.
 


dal sito http://cnu.cineca.it/:

La perla del "Docente Equivalente"

L'art. 11 del Decreto del Ministro Mussi sui Requisiti per i Percorsi
Formativi riporta nell'allegato D quali sono i "requisiti qualificanti" dei
Corsi di Laurea e Corsi di Laurea Magistrale ai fini della valutazione dei
programmi proposti dagli atenei per il triennio 2007-2009 e, quindi, anche
degli incentivi economici loro riservati. Tale allegato, nel precisare gli
indicatori di qualità nei programmi degli atenei, elenca tra i criteri
necessari:
- un rapporto "docenti equivalenti / totale docenti di ruolo" 0.8,
assegnando al "docente equivalente" un peso 1 per i professori ordinari,
peso 0.7 per i professori associati e peso 0.5  per i ricercatori. 
In pratica vengono presi a riferimento i pesi relativi delle rispettive
retribuzioni. Un tale criterio ci fa sorridere amaramente perche' come
sempre si pongono vincoli burocratici definiti (a capocchia) a priori
invece di andare a controllare a posteriori i risultati conseguiti. In
pratica si  prevede che un corso triennale possa essere definito
"eccellente" se vi insegnano almeno 8 Ordinari e 4 Associati, ma non lo sia
se ci sono 9 Associati e 3 Ordinari. Non parliamo poi dei corsi che
impegnano diversi ricercatori, perche' basta che in un corso insegnino 5 di
loro (e non sono pochi i corsi triennali in queste condizioni) per impedire
comunque a priori qualunque aspirazione all'eccellenza.
Il Ministro pare non accorgersi che l'eccellenza non puo' essere associata
a priori alle etichette, ma va verificata sul campo. Si accettano proposte
di definizione di un "Ministro U.R. equivalente"."

- Su questa questione v. anche il documento dell'ANDU "Tessitore a Mussi:
'un atto di umilta''":
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article17238.html
oppure
http://unimoreinform.blogspot.com/2007/11/andu-tessitore-mussi-un-atto-di-um
ilta.html
 


Diffondiamo, con il consenso dell'Autore, un intervento su "tempo pieno" e
"tempo definito", inviatoci da Massimo Dringoli dell'Universita' di Pisa.
Dringoli si riferisce a quanto contenuto su questa questione nella
"Proposta dell'ANDU per la riforma della docenza universitaria", dove e'
prevista la "distinzione tra tempo pieno e tempo definito con esclusione
per i docenti a tempo definito dalle cariche accademiche e dalle
commissioni concorsuali." (v. nota).

Nota. La "Proposta dell'ANDU per la riforma della docenza universitaria" e'
riportata in calce al documento "Concorsi. Il disastro di Mussi":
http://www.bur.it/sezioni/sez_andu.php 07 gennaio 2008

_____________________________

Da Massimo Dringoli:

"Ai colleghi dell'ANDU.

Ricevo e leggo i comunicati ANDU, di cui condivido e apprezzo i contenuti.
Per questo mi meraviglia leggere come anche l'ANDU sia pero' allineata con
chi insiste nel riproporre la trita e superata suddivisione tra docenti a
"tempo pieno" ed a "tempo definito". La docenza universitaria richiede oggi
un impegno che non puo' non essere a tempo pieno; chi non ritiene di
poterlo assumere rimanga fuori dall'Università, che potra' comunque sempre
utilizzarne le eventuali competenze didattiche stipulando contratti di
collaborazione. Oltre tutto la distinzione tra docenti a tempo pieno ed a
tempo definito non risulta ufficialmente nella programmazione didattica,
col risultato che gli studenti non sanno quali sono i corsi cui i docenti
dedicano la maggior parte del loro tempo, e quelli che invece sono condotti
"a scappatempo" (che mi pare definizione piu' congruente e realistica del
"tempo definito").
Detto questo, resta pero' anche da chiarire un altro aspetto non
indifferente della questione, e cioè le eccessive limitazioni, o meglio i
divieti, che attualmente vengono posti ai docenti a tempo pieno (cioe' i
soli veri docenti) nell'esercitare attivita' di tipo professionale
nell'ambito del loro settore disciplinare. Vi sono discipline in cui la
ricerca e l'insegnamento non possono assolutamente essere disgiunti da una
sperimentazione che puo' essere fornita solo dall'esercizio di queste
attivita', sia pure limitato e controllato quanto si vuole. Non vedo come
possa insegnare progettazione dell'architettura chi non ha mai redatto un
progetto, o organizzazione del cantiere chi non vi ha mai messo piede. Si
tratta, inoltre, di un problema, la cui soluzione viene affrontata da
angolature quanto mai diversificate da un'università all'altra, con
conseguenti sperequazioni insostenibili nel trattamento dei docenti, che
vanno da atteggiamenti di tipo integralista di alcune sedi (come quella di
Pisa, cui appartengo) ad altre molto permissive.
Anche questi rientrano tra i mali di cui soffre l'Universita' italiana, in
cui il regime attuale costringe, nella realta', a suddividere i docenti tra
quelli che sanno, ma non dedicano all'insegnamento il tempo che sarebbe
dovuto (oltre tutto con compensi irrisori...), e quelli che vivono dentro
l'Universita', col divieto assurdo di uscirne per conoscere meglio cio' che
dovrebbero insegnare!
Grato se vorrete considerare, nelle proposte che avanzate, anche questo
punto di vista, saluto cordialmente

prof. Massimo Dringoli
Direttore del Dipartimento di Ingegneria Civile
Universita' di Pisa"
 


Riportiamo le opinioni di Flavio Toigo, Alessandro Ferrara, Patrizio
Dimitri e Teresa Ciapparoni espresse in seguito alla diffusione del
messaggio dell'ANDU "Docente Equivalente", che conteneva il commento "La
perla del "Docente Equivalente"", ripreso dal sito http://cnu.cineca.it/
(v. nota). Il commento riguarda la 'figura' del "docente equivalente"
introdotta dal ministro Fabio Mussi nel suo Decreto sui Requisiti per i
Percorsi Formativi.

Nota. Per il testo del commento "La perla del "Docente Equivalente"":
http://cnu.cineca.it/docum06/docente-equivalente-12-07.doc

-  Su questa questione v. anche il documento dell'ANDU "Tessitore a Mussi:
'un atto di umilta''":
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article17238.html
oppure
http://unimoreinform.blogspot.com/2007/11/andu-tessitore-mussi-un-atto-di-um
ilta.html

_____________________________

Flavio Toigo dell'Universita' di Padova:

"Cari colleghi,
     concordo nel sostenere che l'eccellenza non puo' esser definita a
priori da criteri burocratici, ma deve esser il risultato di una
valutazione scrupolosa a posteriori dei risultati ottenuti a fronte di
obiettivi prefissati. Per questo eviterei di usare il termine "eccellenza"
ad ogni pie' sospinto, come si sta facendo da qualche anno a questa parte.
Mi atterrei quindi alla definizione di "requisito qualificante" per quanto
riguarda
"- un rapporto "docenti equivalenti / totale docenti di ruolo" 0.8,
assegnando al "docente equivalente" un peso 1 per i professori ordinari,
peso 0.7 per i professori associati e peso 0.5  per i ricercatori"
quale uno dei criteri per l'attribuzione di incentivi economici agli
Atenei. In tale ottica concordo col Ministro sull'opportunita' di usare i
pesi relativi delle retribuzioni di ordinari, associati e ricercatori.
  E questo per almeno due motivi:
a) Evitare la proliferazione di corsi di studio da parte di quegli Atenei
che non hanno un corpo docente numericamente adeguato.
b) Incentivare, da parte degli Atenei, promozioni alla fascia piu' alta di
ricercatori ed associati meritevoli o favorire l'assunzione dall'esterno di
associati od ordinari per assicurare competenze eventualmente non presenti
nell'Ateneo, ma necessarie per un corso di studio.
Dopo tutto, e' evidente che un corso di studio  ha un costo che dipende
dalle retribuzioni dei docenti che vi insegnano e quindi mi sembra corretto
dare finanziamenti agli Atenei anche in relazione ai costi da essi
sostenuti. Ovviamente, al termine di un  adeguato periodo, la valutazione
dei risultati conseguiti dovra' portare o al mantenimento del corso di
studi ed agli eventuali incentivi od alla sua soppressione.
Cordiali Saluti,


Flavio Toigo
Universita' di Padova"

======

Alessandro Ferrara dell'Universita' Tor Vergata di Roma:

"Una politica per l'Universita'

Cari colleghi,
la lettera del collega Toigo mi sollecita una riflessione. I requisiti
qualificanti centrati sulla distribuzione del tipo di docente e' evidente
che incentivano un corso di studi ad avere quanti piu' docenti delle fasce
alte e' possibile, mentre la presenza dei ricercatori "penalizza" un corso
di studi dal punto di vista della "valutazione della qualita'". E la
piramide? Io pensavo che uno degli obiettivi dell'azione del ministro fosse
il ringiovanimento dell'universita' e il ristabilire in qualche modo una
proporzionalita' appunto decrescente verso l'alto, una base ampia e poi via
via si stringe.
Personalmente, sempre usando questo linguaggio immaginifico che almeno
colora quello che altrimenti tedierebbe come ritorno del sempre uguale,
personalmente penso che la piramide sia una chimera. Negli Stati Uniti ad
esempio non esiste. Il corso di studi "normale" ha un 50% di full
professors, e un 25% di associate professors e un 25% di assistant
professors. Non e' detto che il ministro e il governo debbano seguire una
politica che piace a noi, pero' potremmo sommessamente chiedere tutti
quanti che ne seguano UNA, mentre il reclutamento su vasta scala di nuove
leve di ricercatori fa a pugni con la qualita' dei corsi di studio centrata
sulla prevalenza delle fasce alte.
Giudicato nei suoi stessi termini, il governo immettendo nuovi ricercatori
in grandi numeri (finora promessi) starebbe in realta' "dequalificando"
l'universita'. Vorremmo una soluzione all'arcano,
un cordiale saluto,
Alessandro Ferrara"

______________________

Patrizio Dimitri dell'Universita' La Sapienza di Roma:

"Il "docente equivalente" e' l'ultima sorprendente "magia" che esce dal
cappello a cilindri del Ministro. Anche in questo caso, dove sono i
contenuti e gli aspetti culturali? Purtroppo sembrano messi in secondo
piano, sopravanzati da regole e cifre decise a tavolino. E di valutazione,
neanche a parlarne."
_______________________

Teresa Ciapparoni La Rocca dell'Universita' La Sapienza di Roma:

"Visto che ultimamente non si fa che proporre commissioni su commissioni,
ne propongo un'altra che, in base alle informazioni reperibili tramite
CINECA, dia un giudizio di produttivita' sul quale basare il peso
scientifico per l'eccellenza, valutandolo sugli ultimi 5 anni di lavoro.
Cosi' veramente ogni docente equivarrebbe ad un peso scientifico non certo
- dipende poi dal valore intrinseco delle pubblicazioni, si potrebbero far
valere le citazioni ma forse per certe aree non e' possibile - ma almeno
quantitativamente motivato."
 


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