FISICA/MENTE

 

 

NOTIZIE ANDU

Associazione Nazionale Docenti Universitari

__________________________



TESSITORE A MUSSI: "UN ATTO DI UMILTA'"


Riportiamo in calce l'interessante intervento di Fulvio Tessitore
"L'insostenibile peso dell'Universita'", apparso sull'Unita' del 22
novembre 2007.
Fulvio Tessitore nel suo intervento si occupa soprattutto del contenuto
della nota 7 riportata a pag. 27 del "Decreto Requisiti Percorsi
Formativi", recentemente firmato dal ministro Fabio Mussi (v. nota 1).
In tale nota, al fine di stabilire il rapporto numerico tra le tre fasce
della docenza per "definire il corpo docente indispensabile per
l'attivazione e il funzionamento di un corso", si decide che l'attivita'
didattica di un ordinario vale 1, quella di un associato 0,7 e quella di un
ricercatore 0,5. In tal modo, come giustamente osserva Tessitore,
"inseguendo la stupida esigenza dell'oggettivita', ci si e' affidati alla
statistica, addirittura assumendo a metro lo stipendio delle varie
categorie dei docenti", "come se la scienza e l'insegnamento potessero
essere ridotti a un gioco matematico."
E Fabio Tessitore, piu' avanti, aggiunge: "Ancor piu' grave e' la
implicita valutazione delle varie figure dei docenti in comparazione tra di
loro. Se puo' essere giusta la differenza di funzioni in ragione della
maggiore esperienza e conseguita autorevolezza, del tutto assurda e' una
diversita' sul piano della didattica, giacche' ben puo' darsi che un
ordinario sia meno bravo ed efficace di un associato o di un ricercatore".
Su questa stessa questione il 2 novembre 2007 l'ANDU, nel documento "La
'pietra' del '3+2'", aveva scritto:
"La logica di 'dare numeri' adottata dal Ministro lo ha portato anche a
decidere per decreto che l'attivita' di insegnamento svolta da un associato
o da un ricercatore vale, d'ufficio, rispettivamente il 70% e il 50% di
quella di un ordinario, introducendo cosi' un'arbitraria e insensata
differenziazione gerarchica, non prevista da alcuna legge." (v. nota 2).

Non condividiamo le conclusioni che Fulvio Tessitore trae dalla sua
corretta analisi quando propone che "per correggere questo errore
basterebbe ridurre il fattore di calcolo". E' invece indispensabile uscire
dalla 'logica' dei numeri ed eliminare del tutto l'insensata e illegittima
misurazione ministeriale del valore 'oggettivo' dell'attivita' didattica
dei docenti.

22 novembre 2007
 
Nota 1. Per il testo del "Decreto Requisiti Percorsi Formativi",
recentemente firmato dal Ministro:
http://www.miur.it/Miur/UserFiles/Notizie/2007/DMrequisitisucarta.pdf
Nota 2. Per leggere il documento dell'ANDU "La 'pietra' del '3+2'" del
2.11.07:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article17000.html
oppure
http://unimoreinform.blogspot.com/2007/11/la-pietra-del-32.html

____________________________

ERRORE E SCUSE


L'ANDU, in diversi suoi documenti, si e' occupata dell'emendamento
presentato e approvato alla Camera con il quale si attribuisce all'ANVUR la
verifica dei ricercatori dopo i primi anni del loro reclutamento.
In alcuni di questi documenti si e' attributo all'on. Fulvio Tessitore la
'qualifica' di primo firmatario dell'emendamento, quando in realta' ad
esserlo e' l'on. Walter Tocci. Si e' trattato di un errore materiale - e di
nient'altro - per il quale ci siamo gia' scusati con i due Deputati.

__________________

Dall'Unita' del 22 novembre 2007:

"L'insostenibile peso dell'Universita'

Fulvio Tessitore
L'Universita' italiana soffre di molti mali, qualcuno dei quali,
paradossalmente, e' il volto negativo di fatti positivi, meglio, che
avrebbero potuto essere il vero punto di svolta verso il necessario,
indifferibile rinnovamento della nostra vecchia, gloriosa universita'. Mi
riferisco al ritardato riconoscimento dell'autonomia, concessa nel 1994,
pero' senza definire lucidamente il suo significato e le regole della sua
gestione. Su quel provvedimento legislativo, che dopo cinquant'anni
soddisfaceva una previsione costituzionale, si accalcarono una serie di
equivoci, peggio di errori. Non si volle capire che l'autonomia e' un
principio positivo, il quale dalla filosofia (basta ricordare la
distinzione kantiana tra autonomia ed eteronomia) passo' nel diritto. Si
disse che autonomia significa la possibilita' di fare tutto quanto non e'
proibito dalla legge. Una vera aberrazione. L'autonomia e' un criterio di
governo, che richiede regole precise e il rispetto di queste regole: altro
che arbitrio! Ancora, non si preciso' la differenza tra "l'autonomia del
sistema" universitario e "l'autonomia delle parti", ossia i singoli atenei.
Cio' sovrappose arbitri ad arbitri, fece perdere al ministero il ruolo
della programmazione, verifica e controllo, provoco' una vera e propria
dissoluzione istituzionale delle singole parti. Una delle piu' nefaste
conseguenze di cio' e' stata la proliferazione indiscriminata dei corsi di
laurea, gia' raddoppiati dalla legge che istitui' il sistema segmentato di
ciascuna laurea in due percorsi, quello triennale e quello specialistico o
magistrale. Le conseguenza sono state devastanti; non si e' tenuto in conto
l'interesse dei giovani, abbagliati da corsi di laurea apparentemente
nuovi, originali, in realta' sforniti di qualsivoglia dignita' culturale,
di qualsiasi funzione formativa e destinazione professionale.
E' percio' del tutto giustificato, direi sacrosanto l'intervento del
governo per porre un argine al negativo scenario sopra descritto, con la
prescrizione di "requisiti minimi" per attivare e mantenere in vita corsi
di laurea di efficace validita'. Si deve percio' elogiare il ministro
dell'Universita' per questa decisione, forse tardiva. Cio' che non funziona
e bisogna chiedere al ministro di modificare sono i criteri adottati per
definire il corpo docente indispensabile per l'attivazione e il
funzionamento di un corso. Inseguendo la stupida esigenza
dell'oggettivita', ci si e' affidati alla statistica, addirittura assumendo
a metro lo stipendio delle varie categorie di docenti. Cosi', stabilito che
un ordinario vale un punto, un associato 0,7 e un ricercatore 0,5, si e'
calcolata una media tra questi dati numerici, per ottenere la figura ideale
del "docente equivalente", vale a dire un docente immaginario, qualcosa che
non si sa bene che cosa significhi, come se la scienza e l'insegnamento
potessero essere ridotti a un gioco matematico.
Ma andiamo avanti. Stabilito che il "docente equivalente" ha peso 0,8, che
e' il peso minimo della media tra i docenti di ruolo impegnati in un corso,
se ne son cavate le conseguenze. E allora, per ottenere il coefficiente
minimo servono 6 ordinari, 3 associati e 3 ricercatori in un corso
triennale o di base, 4 ordinari, 2 associati e 2 ricercatori per un corso
biennale o specialistico.
La raffigurazione che vien fuori del corpo docente e' quella della piramide
rovesciata, ossia il contrario di cio' che sarebbe logico (una larga base e
un ristretto vertice). Ancor piu' grave e' la implicita valutazione delle
varie figure dei docenti in comparazione tra di loro. Se puo' essere giusta
la differenza di funzioni in ragione della maggiore esperienza e conseguita
autorevolezza, del tutto assurda e' una diversita' sul piano della
didattica, giacche' ben puo' darsi che un ordinario sia meno bravo ed
efficace di un associato o di un ricercatore (varra' non dimenticare che
per conseguire l'associazione bisogna superare anche una prova didattica).
Ne' basta. Si dice che bisogna non disperdere le giovani energie e favorire
l'immissione in ruolo dei ricercatori (che si vorrebbero trasformare in
terza fascia della docenza). Orbene il sistema escogitato contrasta con
tali progetti. Se servono piu' ordinari per garantire la sopravvivenza di
un corso di laurea, e' facile immaginare che le sedi favoriranno
l'avanzamento di carriera a danno delle nuove immissioni.
Insomma un gran pasticcio, un ulteriore caso di effetto negativo di una
giusta esigenza mal regolata per ignoranza della situazione e della logica
organica di un sistema complesso che non tollera interventi settoriali e
demagogici. Per correggere questo errore basterebbe ridurre il fattore di
calcolo da 0,8 a 0,7 o 0,6 e si otterrebbe un sistema equilibrato senza
favorire parcellizzazioni e dannose proliferazioni. C'e' da augurarsi che
il ministro sappia compiere un atto di umilta', che e' l'espressione della
competenza e della dignita'."
 


Riceviamo e diffondiamo un intervento di Silvano Presciuttini sul diverso
valore attribuito dal ministro Fabio Mussi all'attivita' didattica svolta
da ordinari, associati e ricercatori. Su questa questione ricordiamo
"Tessitore a Mussi: "un atto di umilta'" (nota).

"E MAGARI SI SENTONO DI SINISTRA..."

C'era una volta la rivendicazione del docente unico. E' stato uno
degli obbiettivi portanti della mobilitazione per la riforma
universitaria degli anni '70.

Ricordo un incontro che avemmo a Roma con un onorevole democristiano
(eravamo una delegazione di precari del coordinamento nazionale, in
occasione - mi pare -  dell'ostruzionismo parlamentare al decreto
Pedini). Questi non sapeva nulla delle tematiche universitarie, ma era
evidentemente incuriosito dal trambusto generale. Ci ricevette nel suo
ufficio, e dopo aver scorso rapidamente i nostri documenti, ci chiese:
"Vedo che questa questione ricorre spesso. Secondo voi che cosa e' il
docente unico?". Ci stette ad ascoltare per qualche minuto, poi chiuse
l'incontro con una frase lapidaria: "Sentite, secondo me docente unico
significa dare a tutti lo stesso stipendio".

Quel signore ebbe torto, perche' la 382/80 approvata di li' a qualche
anno stabili' la regola dello stipendio in ragione di 1: 0,7: 0,5 per
le tre fasce, mentre asseriva esplicitamente l'unicita' della funzione
docente. Con una modifica alla legge del 1990 si dette poi piena
attuazione all'identita' delle tre figure ai fini della didattica,
talche' oggi lo studente non ha motivo di sapere se si trova davanti a
un ordinario o a un associato o a un ricercatore perche' (questa e' la
sostanza) e' esattamente quello il docente che lo valutera' all'esame
(ai miei tempi la distinzione fra l'assistente e il titolare era
ovvia, e vitale).

Ora accade che un ministro in carica, che penso si senta
soggettivamente di sinistra, ha escogitato la regola per cui il peso
istituzionale della didattica delle tre fasce e' dato dalla stessa
formula che vale per lo stipendio. Di per se' questo puo' sembrare un
fatto minuscolo, dettato da necessita' burocratiche impellenti e
destinato ad incidere poco sulla struttura e la qualita' della
didattica; io pero' ne voglio trarre una considerazione piu' generale.

La 382 fu il frutto di un compromesso tutto italiano: la sinistra
otteneva l'unicita' della funzione docente, la destra otteneva la
gerarchizzazione dello stesso docente in tre ruoli di fatto. Una
logica elementare (del resto del tutto intuitiva per l'onorevole di
cui sopra) vorrebbe evidentemente che le cose siano coerenti: o si
fanno fasce diverse con organici, stipendi e funzioni loro proprie, o
si fa un unico ruolo in cui la distinzione delle funzioni, e la
corresponsione delle eventuali indennita', e' temporanea e in linea di
principio reversibile. La situazione attuale e' ormai un guazzabuglio
inestricabile di questi due opposti.

Ovvio quindi che la coperta della 382 si puo' ancora e sempre tirare da
una parte o dall'altra, con interventi legislativi parziali che vadano
di qua o di la'. A me pare pero' che la barra sia stata costantemente a
dritta da molti anni a questa parte, indipendentemente dalla
provenienza politica dei ministri, e quest'ultimo piccolo
provvedimento atto a "definire il corpo docente indispensabile per
l'attivazione e il funzionamento di un corso" non ne e' che l'ennesima
prova.

Ma scusate, se la funzione docente e' ancora unica per legge, perche' i
docenti delle tre fasce non devono accedere alle responsabilita' di
tipo didattico con pari peso e dignita'?

Silvano Presciuttini
Universita' di Pisa

Nota. Per leggere "Tessitore a Mussi: "un atto di umilta'":
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article17238.html
oppure
http://unimoreinform.blogspot.com/2007/11/andu-tessitore-mussi-un-atto-di-um
ilta.html
 




FIGA' TALAMANCA: L'ANOMALIA ITALIANA

Invitiamo a leggere l'interessante intervento di Alessandro Figa'
Talamanca "Per i ricercatori piu' del merito vale la lista d'attesa",
comparso sul Riformista del 24 novembre 2007 (nota 1).
Figa' Talamanca ben descrive quel "sistema di reclutamento dei ricercatori
italiani" che l'ANDU per tanti anni ha ripetutamente denunciato.
Un sistema che, come abbiamo scritto, si basa su quel "potere di
cooptazione PERSONALE, che differenzia il meccanismo di reclutamento
italiano da quelli di tutti gli altri Paesi. In Italia il futuro docente e'
coltivato da un 'maestro' fin dalla tesi di laurea, poi viene 'sistemato'
in varie situazioni precarie, quindi viene immesso in ruolo con un concorso
rigorosamente locale e totalmente controllato dal 'maestro'. Fino a questo
punto l'aspirante docente dipende scientificamente e umanamente dal suo
'maestro' ed e' privato di ogni autonomia scientifica e didattica. Tale
dipendenza continua anche nell'avanzamento della carriera, perche' dal
'maestro' dipendera' il bando e il superamento dei concorsi ad associato e
ad ordinario." (dal documento dell'ANDU "Concorsi nazionali per i poteri
forti nazionali?" del 14 settembre 2004, nota 2).

Alessandro Figa' Talamanca, alla fine del suo intervento, si chiede: "c'e'
un rimedio a questo disastro?" e riporta alcune proposte per impedire fin
dall'origine (il dottorato e l'assegno di ricerca) la 'catena' della
cooptazione personale.

Noi riteniamo che comunque si debba intervenire sulle modalita' di accesso
al dottorato e all'assegno di ricerca impedendo la cooptazione personale
che oggi caratterizza tali accessi. In ogni caso per le verifiche finali
vanno previste commissioni interamente nazionali costituite solo da
ordinari estratti a sorte, escludendo gli appartenenti all'Ateneo.
Su questo punto nulla di nuovo e' invece contenuto nello "Schema di
regolamento recante 'criteri generali per disciplina del dottorato di
ricerca'", elaborato recentemente dal Ministero (nota 3). Infatti "la
composizione della commissione esaminatrice per l'ammissione" e la scelta
degli "esperti" incaricati della "valutazione" "per il conseguimento del
titolo" sono lasciati all'autonomia locale (lettere g e j del comma 1
dell'art. 5 dello Schema di regolamento).
Al Ministero sembrano invece molto piu' interessati ad attribuire
all'ANVUR l'immenso e improprio potere di deliberare "in merito
all'accreditamento" e all'"eventuale ritiro dell'accreditamento medesimo"
delle Scuole di dottorato (comma 2 dell'art. 4 dello Schema di regolamento).
Visto che "il corso di dottorato di ricerca costituisce il terzo livello
della formazione universitaria" (comma 2 dell'art. 1 dello Schema di
regolamento), per coerenza tale potere dovrebbe invece essere affidato al
CUN, al quale gia' compete l'esame dei corsi relativi ai primi due livelli
della formazione universitaria.

26 novembre 2007

Nota 1. Per leggere l'intervento di Alessandro Figa' Talamanca "Per i
ricercatori piu' del merito vale la lista d'attesa", sul Riformista del
24.11.07:
http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=sear
ch&currentArticle=GBL4T
Nota 2. Per leggere il documento dell'ANDU "Concorsi nazionali per i poteri
forti nazionali?" del 14.9.04:
http://www.bur.it/sezioni/andu_archivio_2004.php 17 settembre 2004
Nota 3. Per il testo dello "Schema di regolamento recante 'criteri generali
per disciplina del dottorato di ricerca'"
http://www.miur.it/Miur/UserFiles/Notizie/2007/Schema_decreto_dottorato.pdf

 


Riportiamo un intervento di Valeria Militello dell'Universita' di Palermo:

"Nel mettere insieme le lamentele di vari colleghi con quelle mie, che
continuamente mi ronzano fastidiosamente nell'orecchio, mi sono fermata a
fare una considerazione.
Nel "cantiere" di Mussi a cosa si sta lavorando? Esiste davvero un
cantiere? Ma chi sono coloro che ci lavorano, o fanno finta di lavorarci?
Domande che mi pongo da mesi e mesi. Un ministro dovrebbe avere persone
competenti che conoscono le realta' a cui lavorano.
Invece leggiamo soltanto interviste con titoli e slogan, articoli
propagandistici, propositi piu' o meno buoni, ma poi, nulla di concreto,
nemmeno qualcosa da contestare. Parla da piu' di un anno di urgenze che
oramai sono in ritardo. E' incredibile!

Si dice che stiano lavorando:
1) sulla governance: mandato unico per i rettori a sei anni con conferma
dopo il primo triennio, snellimento delle funzioni delle facolta`, CdA al
massimo di 7 persone con meta` (3/4) esterni e con funzioni distinte da
quelle del Senato (anch'esso rinnovato). Ma tutto cio' viene fuori sempre
dai giornali;
2) sulla legge sullo stato giuridico della docenza universitaria: ancora
pero' non si capisce su quali basi;
3) sul regolamento dei concorsi a ricercatore e quello per la costituzione
dell'ANVUR: sono girate diverse bozze, discusse, criticate ed in parte
emendate dalle associazioni della docenza, e che fine hanno fatto?:
4) sul nuovo regolamento del dottorato di ricerca, sull'organizzazione
degli Atenei: belle parole, ma pochi fatti;
5) sul monitoraggio dei risultati della riforma della didattica: ma dove
sono i primi dati?;
6) sull'adeguamento degli stipendi.
E potrei continuare mettendo insieme tutti i proclami pubblici del
ministro a cui non c'e' stato nemmeno un seguito.

E, nel frattempo, ritardo su ritardo, continuano a peggiorare le
condizioni generali del sistema Universita' con insufficienti
finanziamenti, con mancanza di prospettive per i giovani e per i docenti
che vedono bloccata la loro carriera. Situazione di stallo (come ben
affermato dall'ANDU) che potrebbe diventare intollerabile e con tendenza
all'irreversibilita'.
Come si puo' lavorare bene con questo clima, con la totale mancanza di
stimoli a migliorarci, con questa continua sensazione del tirare a campare?
Se fino ad ora abbiamo tirato avanti, adesso percepiamo chiaramente quella
sensazione di provvisorieta' che alla lunga stanca e porta alla
rassegnazione.
Quindi, cerchiamo di reagire, sollecitiamo tutti coloro che hanno la
possibilita' di farsi avanti col ministro ma soprattutto con gli "operai
del suddetto cantiere".
Ci vogliono urgenti riforme, se no saremo noi a trasformarci.

Valeria Militello"
 




CRUI, PD, MUSSI E I PRECARI

Gli onn. Tocci e Ghizzoni del PD "chiedono la modifica della Finanziaria,
specificando che oltre ai collaboratori dei partiti dalla stabilizzazione
tout court sia escluso 'il personale a contratto che svolge compiti di
insegnamento, di ricerca e di collaborazione nelle universita' e negli enti
pubblici di ricerca'. Il loro emendamento e' stato depositato in
Commissione Bilancio dove attualmente e' in corso l'esame del ddl.
Dopodomani (nel pomeriggio di oggi, 3 dicembre 2007, ndr) il voto." Questo
si legge nell'articolo "I rettori: 'Per trentamila precari sanatoria
occulta in Finanziaria'", sul Messaggero dell'1 dicembre 2007 (nota 1).
Nello stesso articolo si legge che la CRUI e' "sul piede di guerra" contro
la stabilizzazione dei precari universitari, come si evince dalla mozione
approvata il 22 novembre 2007 dall'Assemblea della stessa CRUI (nota 2).
Secondo la CRUI le norme contenute nell'attuale testo della Finanzia 2008
che rendono possibile stabilizzare i precari dell'Universita' presentano
"gravi profili di illegittimita' nel momento in cui ledono l'autonomia
universitaria costituzionalmente garantita".
Nella mozione della CRUI e' scritto anche che il "personale in regime di
co.co.co" "viene selezionato non per esigenze di carattere strutturale ma
per esigenze che si esauriscono nell'ambito del singolo progetto di ricerca."
La  mozione della CRUI si conclude cosi':
  "La CRUI fa appello al Governo e ai Gruppi parlamentari perche' siano
introdotte nel passaggio del ddl Finanziaria alla Camera, le indispensabili
modifiche. Qualora le istanze qui presentate non dovessero trovare
accoglimento, la CRUI prendera' in considerazione ogni eventuale passo
formale volto a difendere l'autonomia del sistema universitario."

Sulla questione e' intervenuto oggi anche il ministro Fabio Mussi con una
lettera al Messaggero (nota 3). Mussi scrive che la norma della Finanziaria
che prevederebbe la stabilizzazione dei precari "non e' applicabile alle
Universita'" e che "in ogni caso al fine di evitare qualsiasi equivoco e'
gia' stato presentato un apposito emendamento alla Commissione Bilancio
della Camera".
Insomma, sostiene il Ministro, tanto rumore per nulla: si sono sbagliati
la CRUI, gli onn. Tocci e Ghizzoni e gli stessi precari (per le loro
posizioni v. nota 4). Ma allora, come sottolinea il Messaggero, se la norma
"non riguardava gli atenei, perche' presentare l'emendamento d'iniziativa
del governo per escluderli?"

Prima di entrare nel merito della questione, non possiamo non osservare
che la stessa CRUI continua a tacere sul tentativo (ancora non del tutto
sventato) di ledere gravissimamente "l'autonomia universitaria
costituzionalmente garantita", operato con l'approvazione alla Camera, con
il sostegno del sottosegretario Luciano Modica, dell'emendamento "Tocci e
altri". Tale norma assegna all'ANVUR la valutazione dei singoli ricercatori
universitari dopo tre anni dal loro reclutamento. Contro questa inaudita
iniziativa si sono espresse il CUN e tutte le Organizzazioni della docenza,
eccetto l'USPUR che l'ha invece condivisa.

Nel merito. E' noto a tutti che nell'Universita' operano
docenti-ricercatori precari in numero superiore al personale strutturato.
E' altrettanto noto a tutti che lo stato di precarieta' nuoce fortemente
non solo alla vita dei diretti interessati, ma anche alla qualita' delle
attivita' di ricerca e didattica, come riconosciuto nella "Carta europea
dei ricercatori" e nel "Codice di condotta per la loro assunzione", che nel
luglio 2005 i Rettori italiani "hanno adottato formalmente, per primi in
Europa", come si legge nel sito della CRUI (nota 5).

In concreto pero' il precariato negli Atenei e' cresciuto sempre piu',
utilizzando a questo scopo proprio quell'autonomia che la CRUI dice ora di
volere difendere contro la stabilizzazione dei precari, senza avanzare
alcuna proposta per risolvere questa intollerabile situazione.

Da anni l'ANDU ha elaborato una precisa proposta per risolvere
definitivamente la questione del precariato universitario. Questa proposta
e' stata presenta il 26 novembre 2007 alla Commissione Cultura della Camera
in occasione dell'esame della Finanziaria 2008. Ecco quanto abbiamo
consegnato per iscritto alla Commissione:
"Vogliamo, in particolare, rimarcare come ancora una volta venga
completamente disattesa la questione urgente e intollerabile del precariato
nell'Universita'.
Ormai da anni chiediamo - inascoltati - il bando, su nuovi specifici e
aggiuntivi fondi statali, di almeno 20.000 posti di terza fascia, con la
cancellazione dell'attuale giungla di figure precarie, prevedendo un
periodo pre-ruolo MASSIMO (senza alcuna possibilita' di rinnovo!) di 3 anni
in un'unica figura definita da una legge che stabilisca adeguata
retribuzione, diritti (malattia, maternita', ferie, contributi
pensionistici) e liberta' di ricerca, con un numero di posti rapportato a
quello degli sbocchi nel ruolo della docenza.
Le commissioni per accedere in questa figura devono essere nazionali e
composte di soli ordinari tutti sorteggiati, escludendo gli appartenenti
all'Ateneo che ha bandito i posti."

3 dicembre 2007

- Nota 1. Per leggere l'articolo di Anna Maria Sersale "I rettori: 'Per
trentamila precari sanatoria occulta in Finanziaria'", sul Messaggero
dell'1.12.07:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/07-12/071201/gedgt.tif
- Nota 2. Per leggere la "Mozione approvata dall'assemblea generale della
CRUI" il 22.11.07:
http://www.crui.it//link/?ID=4497
- Nota 3. Per leggere la lettera del ministro Fabio Mussi sul Messaggero
del 3.11.07:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/07-12/071203/gew74.tif
- Nota 4. Per leggere il documento "I precari dell'universita' e la
conferenza dei rettori":
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=14306&sez=HOME_MAIL
- Nota 5. Per il testo della "Dichiarazione di impegno delle universita'
italiane all'attuazione della carta europea dei ricercatori e di un codice
di condotta" del 7.7.05:
http://www.crui.it/link/?ID=2215
 




CONSIGLIERE DI MUSSI SUL CANTIERE

Riportiamo in calce la lettera inviataci da Giovanni Ragone, consigliere
del ministro Fabio Mussi, in risposta all'intervento di Valeria Militello,
che l'ANDU ha diffuso con il titolo "Il cantiere di Mussi" (nota) . In coda
 alla lettera di Ragone riportiamo la risposta di Militello.

Giovanni Ragone sostiene, tra l'altro, che "la prima fase dell'autonomia
universitaria ha visibilmente esaurito la sua spinta propulsiva". La
verita' e' invece che "la prima fase dell'autonomia universitaria" non ha
ancora esaurito la sua spinta distruttiva. Gravissime sono infatti le
conseguenze dell'autonomia finanziaria che e' servita a far gestire la
progressiva riduzione dei fondi, della finta autonomia statutaria
congegnata per assicurare la conservazione degli assetti di potere
esistenti, della controriforma del CUN attuata per disarmare il Sistema
delle Universita' nei confronti dei poteri forti, dell'autonomia
concorsuale che e' stata lo strumento per accrescere il localismo e il
nepotismo, dell'autonomia didattica che ha prodotto il peggioramento della
formazione con il proliferare di corsi di studio, di facolta' e di atenei.

Il fatto e' che gli stessi che hanno operato da oltre un decennio per
demolire l'Universita' statale, di massa e di qualita', ora vogliono
gestire la seconda fase dell'autonomia, dando maggiore liberta' ai gruppi
di potere locali e accentrando ancor piu' in poche mani - le solite - il
controllo delle risorse pubbliche per l'Universita' e la Ricerca.
Una gestione, prima e ora, piena di pasticci e sprovvedutezze,
accompagnata da forti dosi di supponenza, arroganza e autoritarismo.
A questo proposito va rimarcato ancora una volta come l'attuale Ministro
abbia 'superato' tutti i suoi predecessori in materia di relazioni
sindacali. Egli infatti ha prima impiegato ben quattro mesi per accogliere
la richiesta di incontro avanzata dalle Organizzazioni della docenza e poi,
nonostante si fosse impegnato a un confronto serrato su tutte le questioni
universitarie, ha smesso da mesi di incontrarle, annunciando ora di avere
gia' pronti innumerevoli provvedimenti mai sottoposti al confronto.

Alla fine della sua lettera Giovanni Ragone fa riferimento a contrasti tra
il "Partito Democratico" e la "Sinistra".
La verita' e' che per le questioni universitarie i Responsabili, a vario
titolo, del Ministero hanno finora gareggiato a chi e' piu'
autonomista-aziendalista e, contemporaneamente, dirigista-centralista e
hanno gestito lo stesso Ministero senza sostanziali distinzioni tra di loro.
Al Ministero sembra invece esserci un conflitto tra 'schieramenti', una
'lite' in cui tra i due litiganti il terzo (l'Universita') muore.

3 dicembre 2007

Nota. Per leggere l'intervento di Valeria Militello "Il cantiere di Mussi":
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article17360.html
oppure
http://unimoreinform.blogspot.com/2007/12/andu-il-cantiere-di-mussi.html

==============

Da Giovanni Ragone, consigliere del ministro Fabio Mussi:

"Mi sembra utile replicare, nel merito, all'intervento di Valeria
Militello. Una azione complessa e impegnativa di riforma e' stata
intrapresa dal governo. Un conto e' che una parte dei colleghi non ne
condivida l'ispirazione, un conto e' sottovalutarne la portata, che a medio
termine sara' molto forte. E' evidente che in questa legislatura, con una
maggioranza cosi' ristretta in Senato, non sono possibili (ovviamente) gli
interventi legislativi di tipo "organico", vagheggiati per esempio
dall'ANDU. E invece c'e' un drammatico bisogno di risorse e di riforme. La
costituzione formale e materiale dell'universita' e le sue pratiche non
sono adeguate alle sfide di un paese in declino. La prima fase
dell'autonomia universitaria ha visibilmente esaurito la sua spinta
propulsiva. Evidenti tendenze degenerative si sono incrostate sulla
mancanza di risorse. Occorre ripartire con una fase due, dai connotati
almeno in parte diversi. E la responsabilita' e' della politica, per
innestare movimenti di autoriforma.
E' quello che si sta facendo. Molti provvedimenti sono operativi, altri
sono stati varati e attendono solo la finale registrazione degli organi di
controllo (Consiglio di stato e Corte dei conti), altri ancora sono attesi
nel prossimo mese.

1) E' partita la revisione generale di tutti i corsi di laurea, di primo e
secondo livello, che dovra' adeguare la qualita' delle nostre lauree,
riducendo - con termine nel 2010-2011 - l'eccesso di frammentazione, in un
quadro di sempre pi¨ stretta integrazione dello spazio europeo della
formazione superiore. E' in corso la riforma del dottorato di ricerca,
ugualmente mirata alla valorizzazione della qualita' e alla rigorosa
selezione  delle proposte istitutive delle nuove "scuole di dottorato". Per
tutti e tre i livelli, e per la formazione permanente che per la prima
volta e' esplicitamente affidata alle universita' da un ddl approvato dal
Consiglio dei ministri - sulla base di un lavoro congiunto con il Lavoro,
la Pubblica istruzione e l'Innovazione - , la qualita' dei percorsi e'
incentivata e valutata, anche ai fini delle necessarie dinamiche premiali
relativamente al finanziamento statale degli atenei. I testi sono tutti
pubblici, basta andare sul sito del ministero.
2) Una strategia di rilancio e di maggior finanziamento delle universita'
richiede due novita' essenziali: da un lato la definizione di nuovi
meccanismi di finanziamento, che spingano verso azioni virtuose di
miglioramento, anche nel quadro di obiettivi di sistema fissati
nell'interesse generale del paese, e che portino ove necessario a piani di
risanamento; dall'altro la costruzione di un efficiente sistema nazionale
di valutazione dei risultati, legittimato e autorevole. Entrambi i passaggi
sono definiti sul piano legislativo: il cosiddetto "patto per
l'universita'" nella legge finanziaria in discussione, che dara' luogo al
decreto attuativo entro il 31 gennaio 2008, e l'ANVUR, l'Agenzia di
valutazione, che e' al termine del percorso regolamentare e sta per essere
costituita.
3) Il reclutamento di nuovi ricercatori, sostenuto attraverso un piano
straordinario appositamente finanziato, e nuove regole per i concorsi
costituiscono il terzo asse dell'iniziativa governativa. Le nuove regole
per i concorsi a ricercatore stanno per diventare operative (su parere
definitivo del Consiglio di stato), su quelle per i professori ordinari e
associati si sta lavorando alla Camera, anche in vista della necessita' di
sbloccare i concorsi nel 2008 (la commissione ci lavorera' in comitato
ristretto dalla prossima settimana). Nello stesso ambito legislativo dovra'
trovare soluzione la definizione dell'organico docente in tre fasce.
4) E' infine stata annunciata dal ministro Mussi una imminente iniziativa
di riforma della governance delle universita', tema considerato urgente, in
coerenza con le necessita' di una forte ripresa di slancio dell'autonomia
nel quadro delle riforme avviate. Sara' presentato in dicembre alla Crui,
al CUN e alle associazioni di categoria e poi approvato in consiglio dei
ministri.

Molte altre cose sono state fatte, forse di rilievo minore, ma di un certo
impatto. In diciotto mesi, del resto, si e' varato un ciclo di riforme di
portata assai piu' vasta rispetto alle scorse due legislature. Sono stati
inoltre compiuti innumerevoli atti di gestione improntati al rigore e al
contrasto di pratiche degenerative, di cui molto si occupa la stampa,
necessari per valorizzare e rilanciare universitÓ e comunita' scientifiche.
Quelle che sono state in grado di resistere e rispondere con i risultati a
troppi anni di definanziamento. Lamentarsi per il vero deficit di azione
del governo, infatti, e' giusto. Dal 2001 le risorse disponibili sono state
dirottate verso altri interventi, con scarsi risultati in termini di
crescita del sistema ricerca del nostro paese. Si doveva cambiare subito
musica, ma la finanziaria 2007, a causa dello sforzo piu' generale di
risanamento del bilancio statale, non e' stata in grado di invertire la
tendenza, e solo con la finanziaria 2008 vengono dati i primi segnali di un
trend positivo, che richiede sostanziali accelerazioni.
L'Italia e' agli ultimi posti tra i paesi Ocse, e lontanissima dagli
obiettivi europei. Ora che si sono riconquistati dei margini economici, la
ricerca e la formazione superiore pubblica devono essere considerati come
parte e come motore essenziale di un processo generale di riconversione
dell'economia e del lavoro verso le alte tecnologie e le alte
professionalitÓ, e di riconversione generale dei servizi verso la qualita'.
E il diritto di studiare, il principio del merito, sono gli unici strumenti
per riavviare processi di mobilitÓ sociale. Ma tutto questo, per la parte
maggioritaria dell'Unione al governo sembra argomento da spendere nei
convegni. Non c'e' pi¨ neanche l'alibi di universita' inefficienti: e' che
sembra piu' popolare abbassare di qualche decimo di punto la pressione
fiscale, o regalare incentivi di nessuna efficacia alla ricerca delle
imprese. Intanto, il paese declina. Che fare allora? Intensificare la
pressione. Su questo tema strategico, dall'area del nuovo Partito
Democratico viene in questi mesi un  assordante silenzio, salvo qualche
critica a Mussi per "dirigismo". Ma anche l'area della Sinistra deve
impegnarsi in una vera assunzione di responsabilita'. 

Giovanni Ragone
consigliere del Ministro per l'Universita'"

 




Risposta di Valeria Militello a Giovanni Ragone:

"Caro Giovanni Ragone,
nel ringraziarla per la sua tempestiva risposta mi permetta di descriverle
la sensazione provata nel leggerla: ancora una volta molte condivisibili
parole e pochi fatti. Infatti, le argomentazioni che lei porta come "azione
complessa ed impegnativa" sono esattamente quelle che ci spingono a
lamentarci, ovvero sono quelle che da almeno un anno leggiamo sui giornali
e non sono seguite da fatti concreti.
Ma mi dica: era davvero cosi' terribile il dottorato a cui avete dato
priorita' rispetto allo stato giuridico o alla governance? Argomenti questi
ultimi che gridiamo oramai da anni e che sono stati anche sbandierati in
campagna elettorale come urgenti. E poi, la revisione dei corsi di laurea
non e' un'invenzione, era gia' prevista. Chiunque ci fosse stato al
ministero l'avrebbe dovuta attivare.
Mi consola il fatto che lei stesso sostenga il "bisogno drammatico di
risorse e riforme".  Ma  piu' si aspetta, piu' quelle "tendenze
degenerative incrostate" di cui lei parla, prenderanno il sopravvento. Per
questo. In fondo il dottorato, cosi' come quegli interventi che lei chiama
"di rilievo minore ma di un certo impatto" avrebbero potuto aspettare. E mi
potrebbe far ben sperare l'interessante ed accattivante punto due da lei
riportato se, ancora una volta, non fosse cosi' vago.
Il fatto che siano state annunciate riforme o "cicli di riforme" rafforza
l'idea di proclama giornalistico. Mi rendo perfettamente conto che per far
fronte alla traballante situazione del governo sono necessari altri tipi di
interventi. Ma vede, e' proprio questo il punto, e lei e' d'accordo con me
come scrive alla fine della sua: in questo paese l'Universita' e' messa in
secondo piano, al contrario di altri paesi dove e' considerata il motore
dello sviluppo culturale, economico e sociale del Paese ed e' un
investimento necessario.
Solamente questa "ispirazione" puo' rincuorarci ed il sapere che una
squadra lavora per giungere a questo risultato o almeno ad una parte di
questo risultato.
  Io nel  mio piccolo, stia pur certo che mi battero' per portare questo
come punto essenziale all'interno del neonato Partito Democratico, che sta
costruendo le sue fondamenta. Ma, nel frattempo, che il governo si occupi
di legge elettorale e quant'altro, ma che il Ministero dell'Universita' e
la sua squadra si occupino di UNIVERSITA'. E gente come lei, puo'
esercitare la giusta pressione.
La ringrazio per questo momento di confronto.

Valeria Militello"


RAGONE E LE "INESATTE CRITICHE DI TESSITORE".

Giovanni Ragone, consigliere del ministro Fabio Mussi, ci ha scritto: "vi
segnalo, visto che avete dato spazio alle inesatte critiche di Tessitore a
un provvedimento assunto da Mussi, la mia risposta nel merito sull'Unita'
del 29 novembre 2007."
Ragone si riferisce al documento dell'ANDU "Tessitore a Mussi: "un atto di
umilta'"" (v. nota) nel quale riportavamo e commentavamo l'intervento di
Fulvio Tessitore "L'insostenibile peso dell'Universita'", apparso
sull'Unita' del 22 novembre 2007.
Tessitore criticava la scelta del ministro Fabio Mussi di attribuire i
valori 1, 0,7 e 05 all'attivita' didattica svolta rispettivamente da
ordinari, associati e ricercatori.

Riportiamo in calce la risposta data sull'Unita' da Giovanni Ragone a
Fulvio Tessitore. L'intervento di Ragone non ci sembra dimostrare che
quanto da noi condiviso dell'articolo di Fulvio Tessitore fosse una
"inesatta critica".
Infatti avevamo scritto che nel "Decreto Requisiti Percorsi Formativi" del
ministro Fabio Mussi, "al fine di stabilire il rapporto numerico tra le tre
fasce della docenza per 'definire il corpo docente indispensabile per
l'attivazione e il funzionamento di un corso', si decide che l'attivita'
didattica di un ordinario vale 1, quella di un associato 0,7 e quella di un
ricercatore 0,5. In tal modo, come giustamente osserva Tessitore,
'inseguendo la stupida esigenza dell'oggettivita', ci si e' affidati alla
statistica, addirittura assumendo a metro lo stipendio delle varie
categorie dei docenti', 'come se la scienza e l'insegnamento potessero
essere ridotti a un gioco matematico.'
E Fabio Tessitore, piu' avanti, aggiunge: 'Ancor piu' grave e' la
implicita valutazione delle varie figure dei docenti in comparazione tra di
loro. Se puo' essere giusta la differenza di funzioni in ragione della
maggiore esperienza e conseguita autorevolezza, del tutto assurda e' una
diversita' sul piano della didattica, giacche' ben puo' darsi che un
ordinario sia meno bravo ed efficace di un associato o di un ricercatore'."
Ribadiamo che "la logica di 'dare numeri' adottata dal Ministro lo ha
portato anche a decidere per decreto che l'attivita' di insegnamento svolta
da un associato o da un ricercatore vale, d'ufficio, rispettivamente il 70%
e il 50% di quella di un ordinario, introducendo cosi' un'arbitraria e
insensata differenziazione gerarchica, non prevista da alcuna legge."
Rimarchiamo il fatto che Mussi ha fatto (anche) questa scelta senza prima
sentire le Organizzazioni della docenza universitaria.

5 dicembre 2007

Nota. Per leggere il documento dell'ANDU "Tessitore a Mussi: "un atto di
umilta'""nel quale e' anche riportato l'intervento di Fulvio Tessitore
"L'insostenibile peso dell'Universita'", apparso sull'Unita' del 22.11.07:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article17238.html
oppure
http://unimoreinform.blogspot.com/2007/11/andu-tessitore-mussi-un-atto-di-um
ilta.html

______________________________

Dall'Unita' del 29 novembre 2007:

"Anche l'Universita'ha bisogno di una revisione"

di Giovanni Ragone

In un intervento sul l'Unita' giovedi' scorso, Fulvio Tessitore, che e'
illustre accademico e senatore della Repubblica, ma e' stato anche rettore
di una grande universita', esprime un apprezzamento complessivo sull'azione
del ministro Mussi, tesa a riportare entro dinamiche di qualita' e merito
le scelte degli atenei, Ne siamo lieti, vuoi dire che possiamo contare
sull'appoggio convinto di riformisti che possono giocare un ruolo non
secondario sulle molte cose da fare nei prossimi mesi. Si sta cercando di
sciogliere in Parlamento il nodo delle regole per i concorsi dei
professori, e si dovra' presto iniziare a discutere un ddl di riforma
generale della governance delle universita'. E partita la revisione
generale di tutti i corsi di laurea, di primo e di secondo livello, e sta
per diventare operativo il decreto di riforma del dottorato di ricerca,
ugualmente ispirato alla valorizzazione della qualita' e a una rigorosa
selezione delle proposte istitutive delle nuove "scuole di dottorato". Un
cantiere, insomma, si e' effettivamente aperto, e richiede un insieme assai
complesso di interventi. Siamo agli inizi di una fase due dell'autonomia
universitaria, governata e valutata, e sviluppata intorno ad obiettivi di
sistema.
Viceversa, Tessitore critica un aspetto del recente decreto sui requisiti
necessari e qualificanti per l'istituzione dei nuovi corsi di laurea e di
laurea magistrale, argomento su cui sono costretto a una risposta
'tecnica", cercando di non annoiare i lettori. Il parametro di cui si parla
(un rapporto di 0,8 tra i 'docenti equivalenti" e il totale dei docenti di
ruolo attivi) non e', come sembra ritenere Tessitore, uno dei requisiti
necessari per poter istituire un corso di laurea, ma e' solo uno tra i 21
indicatori di risultato" sulla base dei quali le universita' possono
ottenere fondi aggiuntivi rispetto a quelli ordinari. Per poter dichiarare
di aver raggiunto il livello previsto da questo indicatore, gli atenei
dovrebbero mantenere un rapporto medio 5/3/4 tra ordinari, associati e
ricercatori nei corsi di laurea di primo livello, ai quali soltanto si
applica la norma. Insomma, dovrebbero assegnare alcuni professori ordinari
in piu' ai corsi di laurea di base (ma possono evitare di farlo,
concentrandosi su altri indicatori di qualita').
La ragione di un simile calcolo e' che spesso i professori piu' qualificati
tendono a evitare le lauree di base, piu' affollate di studenti,
concentrandosi sui secondi livelli e sui dottorati di ricerca, D'altra
parte, numerosi altri indicatori - per non parlare degli specifici
finanziamenti destinati a questo capitolo dal ministro Mussi - tendono a
favorire il reclutamento di nuovi ricercatori, per cui l'effetto temuto da
Tessitore (una spinta a reclutare piu' ordinari e meno giovani) e' da
escludere. E comunque, per evitare eventuali rimbalzi di questo genere, il
Ministero intende considerare i rapporti da 0,71 a 0,8 come equivalenti in
ogni caso a 0,8, il che e' sufficiente a mantenere un rapporto equilibrato
nella partecipazione dei docenti alle attivita' didattiche delle lauree di
primo livello.
Giovanni Ragone
Consigliere del ministro Mussi"

 


Torna alla pagina principale