FISICA/MENTE

 

 

Letterina aperta a Carlo Bernardini

 

Caro Carlo,

ormai ti scrivo da molto lontano, da quando hai deciso di non frequentarmi più.

Iniziammo con la divisione sul nucleare e continuiamo con quella sulla scuola. Sai quali sono le mie obiezioni e di esse non hai mai tenuto conto perché ti fidi di più dei testi, dei personaggi autorevoli, che di una persona che ha lavorato sul campo per 40 anni. Quando si parlava di scuola mi dicevi che ero intemperante perché mi indignavo verso coloro che tu stimi e dei quali sei amico.

Purtroppo continui anche con disprezzo nei riguardi di chi racconta cose che non riguardano solo le facoltà letterarie. E' che ti ostini a non vedere e sentire coloro che pure sono eccellenti fisici ed eccellenti maestri che ti hanno parlato di sessioni di laurea ben funzionanti il primo giorno, quando presiedi tu, ma disastrose dal giorno dopo, quando cedi la presidenza ad altri, come Frova, ad esempio.

Ma qui spero che qualcuno di quella ex isola felice che era il Dipartimento (allora Istituto) di Fisica parli rompendo una strana omertà che ricorda epoche presessantottesche (ed anche quelle in cui, mentre si lottava e gli scontri erano al massimo di intensità, alcuni talponi da laboratorio, socchiudevano la porta per chiedere: che succede ?). E' ritornato il perbenismo ? L'ognuno per sé ? E' ritornato l'uso di coltivarsi i bravi e di lasciare morire tutti gli altri, nonostante le petizioni di principio ? Sono stupito di molti cari ex compagni di lotta che non hanno nulla da dire e che continuano a tacere. Ma vi è l'ANDU che invece e per fortuna non tace.

Ma vi è di più, Carlo, vi è il tuo cenno a Berlinguer ed a sue pretese iniziative per migliorare la didattica delle scienze nelle scuole secondarie. Ci vuole un grande ottimismo per credere questo. Berlinguer l'ha distrutta la scuola e qui non vi sono sessioni di laurea ma esami di stato ai quali ho partecipato in molteplici sessioni (prima e dopo la cura). E' un vero disastro, una ecatombe delle intelligenze con certificazione degli insegnanti dei primi anni di corso universitario che debbono partire sempre da zero con persone che non sanno decifrare semplici messaggi in italiano. Che poi quelle persone a livelli culturali scadenti (ma tutti a me sono capitati ?) si iscrivano a fisica e divengano brillanti non può che farmi felice. L'insegnamento delle scienze non è un qualcosa che possa essere separato dal funzionamento generale della scuola e dagli altri insegnamenti. Chi crede questo è persona al di fuori di ogni competenza elementare dei problemi della scuola. E la scuola non funziona, ha finito di preparare, non offre più spunti per crescere ma solo dei POF e dei percorsi contorti e sciocchi. L'idea, che pure coltivano ancora vecchi nostalgici della prestigiosa AIF, di poter migliorare l'insegnamento della fisica non è mai stata così lontana dalla realtà come lo è da una decina di anni. Ormai siamo ridotti a guardarci l'ombelico, a parlare tra noi, eventualmente per comunicarci come siamo bravi, quale bell'espediente abbiamo trovato, come possiamo arzigogolare il tale insegnamento con esperimenti improbabili.

Il restare sui pregiudizi ed il non confrontarsi con la realtà è vizio antico. Ricorda i filosofi aristotelici che si rifiutavano di vedere nel telescopio di Galileo. E che dire del disprezzo per quelle opere letterarie alle quali Citati richiama tutti ? Chi le ha lette, si è formato su di esse e gode inconsciamente di quella grande eredità (non in sé ma per sé), come so hai fatto tu e come ho fatto anch'io, non può accettare che esse non vengano più considerate con la loro potenza formativa che non è né di Moccia né di Volo. E' il coniugare quella preparazione con quella scientifica che fa crescere e non rivendicare il proprio orto da coltivare.

Non leggerai mai queste cose e me ne dispiace. Neppure te le invio per evitare che tu debba rispondere a persona non gradita.

Restano qui a futura memoria.

Ti saluto

Roberto

PS. Riguardo al "silenzio più assoluto", chi dispone dei mezzi di comunicazione per far conoscere le attività in corso ? Non risulta che tali signori della commissione fantasma abbiano fatto sapere qualcosa a qualcuno. Del resto funzionò allo stesso modo quando, ministro lo stesso Berlinguer, si mise in piedi quella commissione dei 40 sui lavori della quale relazionò il pedagogista (sic!) Maragliano. Il parto di quella commissione i cui lavori furono per pochi (i 40 se ne fregavano, erano solo nomi importanti che non hanno partecipato ai lavori) fu raccontato da Maragliano ed era e resta orrendo. Ma quando mai chi lavora sul campo è stato consultato per fare qualcosa ? Abbiamo sempre i superesperti che sanno tutto ed il peggio è che, quando sono nominati come tali, se ne convincono e straparlano.


Quella che segue è la lettera di Carlo Bernardini alla Repubblica del 20 giugno 2007, in risposta a quella di Citati ed alla quale io mi sono riferito.

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I letterati troppo snob sulla riforma Berlinguer

Carlo Bemardini

Fisico e direttore di Sapere

 

PIETRO Citati, ha contrapposto in una lettera del 16 giugno i lsuo «pianto letterario» a una nota del
giorno precedente in cui Luigi Berlinguer forniva dati sullo stato della sua controversa riforma universitaria. La lamentela è sempre la stessa: la bignamizzaazione degli studi letterari, la decurtazione dei numeri di pagine e il calo della vendita di manuali corposi. Tutti i mali verrebbero dai corsi di laurea di 3 + 2 = 5 anni che sostituiscono vecchi corsi di 4 anni. Per questo si studia di meno? Se posso dire qui, fuori dai denti, quello che ho constatato nella mia esperienza, limitata ma diretta, allora dico che: 1) per fare funzionare la riforma, bisognava lavorarci, collaborando; e, nelle facoltà care a Citati, questo forse non è stato fatto adeguatamente: i letterati sono «single»; 2) tanto è vero che in altre facoltà le cose vanno meglio, il che non vuol dire che tutto vada bene, ma vuol dire che si ha anche qualche idea su come migliorare la situazione usando la tanto apprezzata (ma solo a parole) autonomia; 3) vogliamo ammettere, una volta per tutte, che gli studenti «bravi» sono soprattutto autodidatti che sanno usare gli interlocutori accademici oltreché le risorse disponibili in un dipartimento universitario ben attrezzato, mentre il problema che hanno i bravi professori per meritarsi lo stipendio è quello di aiutare i giovani in difficoltà a crescere culturalmente almeno quanto basta a una democrazia civile?

Almeno sul processo di sviluppo culturale potremmo essere obiettivi: se è questo 1'effetto delle argomentazioni del professor Citati, ben vengano.

Ma intanto, Berlinguer con il contributo di quattro ministri competenti (nel silenzio più assoluto) si sta affannando per migliorare la situazione degli insegnamenti scientifici nelle scuole di ogni ordine e grado; un comitato da lui presieduto sta cercando di venirne a capo: speriamo che ce la faccia.


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