FISICA/MENTE

 

Questa era l'università di cui Citati è nostalgico


Luigi Berlinguer

Ex ministro dell'Università

(Repubblica, 15 giugno 2007)



FINO a 10 anni fa si laureavano in Italia solo 30 studenti su 100. Di questi meno del 10% era in corso: quasi tutti gli studenti cioè erano fuori corso. L'età media dei laureati, 28 anni. La loro maggioranza stentava altri anni a trovare lavoro. Un bilancio fallimentare. E' questa l'università di cui è nostalgico Piero Citati, che imputa alla "riforma Berlinguer" di aver provocato un disastro e propone sommarie valutazioni. Non vi si legge una sola cifra, non un fatto documentato, non un'analisi reale comparativa. Affermazioni apodittiche o apocalittiche, senza citazioni di supporto. Ho imparato nella ricerca che uno. studioso tanto vale quanto cita, quanto prova. Specie se fa il censore.

E' comparsa un mese fa la nuova ricerca di Alma Laurea sui laureati 2006, cioè del dopo riforma; forse troppo presto per un bilancio, ma interessante. Citati, ignorando totalmente queste ricerche e senza attendere che il fenomeno si sia assestato, ne ha già decretato il fallimento.

Ecco i dati, invece: salgono al 24%, decisamente più che nel passato, i laureati con entrambi i genitori senza laurea, che appartengono cioè a famiglie non acculturate (causa tradizionale di esclusione sociale). Aumentano quelli con redditi bassi (e Citati parla inconsapevolmente di università dei ricchi). Aumenta la frequenza alle lezioni (il75% degli studenti è presente, mentre ieri l'Italia era l'università degli assenti). L'età media è di 24 anni (ben 4 in meno del passato). Si laurea in corso il 50%, un altro 42% solo un anno dopo. Uno scossone.

Dati solo quantitativi? Non solo, perché emergono anche interessanti fatti di contenuto. Tutto bene allora? Niente affatto: molti difetti, tante cose da correggere. Potrei elencarne di numerose. C'è intanto un problema di sostegno ai talenti, un altro di maggiore flessibilità e di differenziazioni. Ma bisogna saper che in tutta Europa, anche se si sollevano critiche a questa riforma, è presente uno spirito costruttivo volto a migliorare e modificare, e non ad imprecare senza analisi e studio dei correttivi, Con l'invettiva basata sull'ignoranza dei processi reali si va poco lontano.

Un mese fa a Londra i Ministri europei hanno deciso, con l'accordo delle università, di andare avanti con la "riforma di Bologna", di rafforzare l'omogeneità della durata dei corsi di laurea, di conservare le due lauree (3+2), la revisione delle metodologie didattiche, la valutazione ex post dei risultati "accademici, che è lo strumento primo per assicurare qualità e soprattutto garantire il reciproco riconoscimento dei titoli di studio in Europa.

 


 

Risposta sull'università

a Luigi Berlinguer

Pietro Citati

(Repubblica, 16 giugno 2007)



VORREI dedicare a Luigi Berlinguer una piccola storia, che in apparenza non riguarda la sua Riforma. Un mio amico ha una domestica rumena: il figlio ha seguito la madre dalla Romania, e si è iscritto ad una scuola media italiana. Risultati sorprendenti: in pochissimo tempo il giovane rumeno, con la buona preparazione avuta in patria, è diventato il primo della classe. Lo è rimasto per anni, sebbene la scuola italiana minasse via via la sua preparazione. Poi è tornato in Romania, dove è stato bocciato. Le statistiche dell'ex ministro Berlinguer non significano quasi niente. E' facilissimo far laureare dei giovani, o ridurre i loro anni fuori corso, quando si degrada l'insegnamento, e i rettori delle diverse università si contendono i ragazzi, offrendo studi elementari. Oggi, l'università italiana è ridotta a una immensa proliferazione burocratica. Si insegna male: si studia male; giorni fa Repubblica ha pubblicato la lettera di una studentessa, che desiderava semplicemente studiare. Non si legge quasi niente. Luigi Berlinguer ignora le statistiche delle case editrici, che documentano il drammatico calo delle adozioni nelle università. Non si adottano più i libri importanti: nessuno oggi, alla Facoltà di Lettere, si sognerebbe mai di proporre un capolavoro come Il Pensiero Storico Classico di Santo Mazzarino, che negli anni prima della Riforma vendette all'università non so se 50 o 60 mila copie. Si consigliano librettini di cento pagine, confezionati per l'occasione.

All'Università non regna il gioioso fervore di cui parla Berlinguer, ma avvilimento, umiliazione, rancore, impotenza. I professori di talento cercano di andarsene.

Invidio l'ex-ministro Berlinguer, che la notte sogna e accarezza la sua cara Riforma e le sue statistiche. Purtroppo, quello che dico non è affatto "apocalittico". Ogni anno, la situazione si aggrava. Il prestigio delle nostre Università diminuisce. Se non ci saranno (come spero) interventi profondi, fra una quindicina di anni la classe dirigente italiana sarà formata da figli di ricchi che hanno studiato negli Stati Uniti e in Inghilterra, e da rumeni, bulgari, ucraini, polacchi, uzbechi, cinesi, coreani, emigrati da paesi dove si studia meglio che da noi.


Caro Berlinguer ammetti: il 3 +2 è stato un disastro

Piero Marietti

pro-Rettore La Sapienza. Roma

(Repubblica, 19 giugno 2007)

 

CARO Luigi Berlinguer, compagno di tante battaglie, ti chiedo con rispetto ma con fermezza di rassegnarti: la riforma del 3+2 che porta il tuo nome e i susseguenti interventi legislativi a diverso livello (anche del Ministro Moratti) sono stati un disastro per l'Università italiana.

Serviva un titolo intermedio?

Per molte facoltà sì, ma le università erano capacissime di progettarlo (e magari di sbagliare) da sole, non serviva loro la minuteria ossessiva delle disposizioni ministeriali.

Si doveva porre rimedio ad alcune eccessive lunghezze dei corsi? Certamente: ma non semplificando i percorsi tanto da intaccare il livello di formazione dei giovani.

Si doveva porre rimedio alla pletora dei fuoricorso? Certamente. ma dando alle Università i mezzi per assistere più da vicino gli studenti.

Si doveva sanzionare chi intende l'Università come una sine cura aggiunta alla sua professione e alla sua vita? Ebbene, oggi quello sta una meraviglia dentro i crediti e le stoltezze di 30 esami in tre anni al posto dei 25 in cinque anni. Oppure "incardinato", con lo stesso stipendio, in Università paesane o telematiche (sic!) che chiedono la presenza di un paio di giorni la settimana, quando nemmeno quello.

Chi ha scritto «Una Ikea di Università» oppure «Tre + due uguale zero» sono dei baroni reazionari e attaccati a privilegi? E Citati e io stesso siamo tutti sciocchi nostalgici dei tempi andati? Chi lancia grida di dolore è chi si impegnava e cerca ancora di impegnarsi. Paradossalmente, caro Luigi, un ancora possibile salvataggio dell'università è impedita oggi dalla tua persistente difesa di una mezza sconfitta: se tu ti ostini, cosa possono dire e fare i vari Fassino, D'Alema, Veltroni senza contraddirti?

Quindi, per favore, ammetti che Citati abbia ragione e farai una cosa che libererà risorse ideali, politiche e umane. Con affetto e stima.


 CI SARA' QUALCHE ALTRO CORAGGIOSO A RACCONTARE LE IDIOZIE DISTRUTTIVE DI SCUOLA ED UNIVERSITA' DI BERLINGUER ?

Roberto Renzetti

 

Arrivano da tempo varie bordate contro le riforme di uno dei maggiori incompetenti all'Istruzione ed Università della storia d'Italia. Luigi Berlinguer è la testa di turco, inconcludente e sciocchina, di una pletora di baroni e baronetti nonché di scienziati (sic!) dell'educazione. Ammanta i suoi disco5rsi con Lisbona 2000 il personaggio e con citazioni tanto vaghe quanto false, tenta di convincere il prossimo sulla bontà delle sue riforme. Che importa se i dati dei livelli di preparazione (meglio sarebbe dire: alfabetizzazione) degli studenti che accedono all'università e quindi che escono dalle sue riforme delle scuole di secondo grado sono scarsi ? E che, di conseguenza, l'università deve recuperare con almeno un anno, da sottrarre a quel 3 che è la laurea di primo livello, le gravi lacune anche solo di comprensione di tali studenti ? E che il sistema delle dispense con contate pagine (non più di quelle, per carità!) è per studenti diversamente abili ? E che il sistema dei crediti offende il mondo civile e culturale ? In questo Paese crociano i dati dell'esperienza sensibile sono opinioni e basta. Vale di più ciò che dice un personaggio che poco o nulla sa sulla scuola che ha reso maceria.

In dettaglio cosa dice il ministro del disastro ? Dice che prima le lauree erano difficili e che oggi sono più facili. Dice che, di conseguenza oggi ci si laurea prima che ieri. Naturalmente ciò per la felicità dei ragazzi. Poco importa se momentanea, dato che le aziende cercano i vecchi laureati e questi sono ambiti per i call-center.

Devo informare il Berlinguer che io sarei stato molto più bravo a conseguire i suoi obiettivi. Perché 3 + 2 ? Meglio 1 + 1. Poi questo 1 poteva anche essere un semestre. Con il racconto dell'ultimo film visto come prova finale. Qui avremmo sfondato. Tra quelli che si sono diplomati con le scuole private finanziate da Berlinguer e quelli che poi sono indegnamente passati all'università, avremmo una popolazione a livelli culturali pazzeschi. Tutti laureati, per Giove!

E non scherzo. Non scherzo perché il discorso del sapientone verte solo sui numeri dimenticando quella sciocchezza che è la qualità, cioè i livelli di preparazione e la spendibilità sui mercati internazionali (visto che comunque in Italia i laureati non li vuole nessuno).

Dice Marietti che se non riconosce Berlinguer i suoi errori, come fanno a capirlo D'Alema, Fassino e Veltroni. Sacrosanto! Lor signori con le lauree non hanno dimestichezza, cosa potrebbero opinare ?

Da quanto detto discende una cosa elementare. Vi è un generale appiattimento dell'università verso i gradini più bassi del sapere. Da questo generale appiattimento del tutti promossi è difficile saper estrarre coloro di cui ha bisogno chi fornisce il lavoro. Solo chi è in grado di fare quei famosi master all'estero ha una qualche possibilità. Da cui, naturaliter, il sistema è diventato un perfetto prodotto per i ricchi. E Berlinguer o non l'ha capito perché non capisce in genere o è in completa malafede.

Ma io ho anche un problema che mi tocca più da vicino. Dal Dipartimento di Fisica, escono o no fuori quelle voci forti ed importanti che ho sentito ? Il professor Frova sembrava davvero preoccupato per gli esiti del 3 + 2. Il primo giorno delle sessioni di laurea arriva la solita terna bravi (che lo sarebbero stati sempre e comunque) ma i disastri sono nei giorni successivi. C'è qualcuno che si occupa di questo e lo fa sapere in giro ? O dobbiamo sempre arrivare ai disastri compiuti prima di riconoscere che c'era qualcuno che lo aveva detto ? Vi avverto che questa volta non sarete perdonati. Per un momento lasciate perdere le vostre auliche occupazioni e pensate DAVVERO agli studenti denunciando come sono diventati carne da macello di Berlinguer, del passato ed attuale centro sinistra (con l'inamovibile Modica, il vero inventore del 3 + 2 sul quale continua ad insistere con la compiacenza di vari suoi sostenitori).

Roberto Renzetti


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