FISICA/MENTE

 

Un brevissimo commento a quest'articolo di Pietro Citati che condivido. Egli mostra una qualche fiducia nel ministro che, dice, presto cambierà le cose e riporterà l'università alla sua necessaria serietà. Purtroppo non è così. Chi sta al ministero dell'università e si occupa di queste cose è tal Modica (DS) che è stato il vero responsabile del disastro di Berlinguer. Questi personaggi non si smentiranno mai perché hanno un ego infinito. Ne conosco all'università di persone così. Hanno per referenti sono gli amici e il dibattito si muove sempre in un circuito chiuso in cui, dopo un poco di tempo chi ha sostenuto una data cosa ritroverà ciò che egli ha detto nel commento di un suo amico. Il tutto corroborerà la posizione inizale anche se è un'emerita castroneria. Ho sentito costoro affermare che nelle sessioni di laurea ora ci si laurea presto (perché non ridurre ancora gli esami ? magari ad uno. Così ci si laureerà ancora prima!) e quindi gli studenti sono appagati. Inoltre in tali sessioni i voti alti sono aumentati di molto. Io credo che tal modo di ragionare sia fasullo oltreché dannoso. Chi sostiene questo è di passaggio nelle sedi di laurea. Chi ci si trova in tutte le sessioni dice cose diverse. Ma quelli di prima, quelli di passaggio dico, non hanno gli altri come referenti ma solo quelli che sono di passaggio in sessioni di laurea in altre facoltà o in altri dipartimenti. Vi è di più. Esiste la corporazione dei "giusti". Quella che crede sempre di aver ragione e di lavorare per il bene dell'umanità. Ogni giusto non smentirà mai un altro giusto. Magari tutto il popolo italiano ma quel suo amico proprio no.

L'altra osservazione riguarda chi si laurea e va ad insegnare. Citati si pone una domanda alla quale posso agilmente rispondere. Chi va ad insegnare, oltre la laurea, deve fare altri due anni, perché, si chiede Citati ? Perché se non si toglie il cancro delle scienze dell'educazione siamo tutti strafregati. Sono gli "scienziati dell'educazione" che hanno imposto questo iter vergognoso. Ed il cancro è una metastasi che sta infettando tutto (si veda in proposito il mio "A che servono i pedagogisti").

Roberto Renzetti


 

Così rinasce l'università peri ricchi

PIETRO CITATI

Repubblica 13 giugno 2007

QUALCHE giorno fa, i giornali hanno pubblicato una notizia: pochissimi giovani d'origine straniera vengono a studiare nelle università italiane; mentre le università inglesi o francesi o tedesche sono sempre più gremite di studenti di origine mediorientale, o orientale, o di altri paesi europei. I giornali offrivano una spiegazione: complicazioni d'ordine burocratico allontanano dall'Italia qualsiasi volonteroso. Non ho ragioni di dubitarne. L'immensa fantasia che l'Italia possedeva nel quindicesimo e nel sedicesimo secolo, quando Orlando, Astolfo, Rinaldo, Tancredi, Angelica, Clorinda, Armida cavalcavano liberamente nei cieli del racconto, si è trasformata nel secolo scorso nella più tortuosa e avvilente immaginazione burocratica. Per qualche misteriosa ragione, nessuno riesce a sradicare questa flora parassitaria, che continua ogni giorno a rinascere dalle proprie ceneri.

Purtroppo, esiste anche un' altra spiegazione: le università italiane sono pessime, se ne escludiamo qualcuna e la Scuola Normale Superiore di Pisa (che non è, propriamente, un'università). Il disastro è cominciato (molti dicono: continuato) con la Riforma Berlinguer, entrata in vigore sei anni fa. A partire da allora, le leggi ministeriali hanno costretto gli studenti a non studiare, o a studiare il meno possibile, e sopratutto a non leggere libri o solo fascicoletti di poche pagine. Lo Stato italiano ha il perverso piacere di laureare ignoranti e incompetenti.

Il paradosso è che, nelle università italiane, esistono eccellenti professori ed eccellenti studenti, non meno bravi che in qualsiasi paese europeo.

Ogni volta che vado a insegnare o a tenere seminari nelle università italiane, trovo giovani che stanno svegli la notte pur di conoscere tutto su Aristofane, Leopardi o Ricardo. Leggono libri col disinteressato piacere della giovinezza. Cinquant'anni fa, noi avevamo l'ossessione di scoprire il "giusto metodo critico"; mentre i ventenni di oggi dimostrano un'agilità mentale, una freschezza di sensazioni, una esattezza di osservazioni, un dono analogico, un'assenza di pregiudizi, che noi non possedevamo. Ma eccellenza di professori e di studenti vengono drammaticamente sconfitti da un sistema che impone di non insegnare e di non studiare.

Vorrei dare una buona notizia, anche se forse prematura: il nuovo Ministro ha deciso di trasformare l'insegnamento universitario, cercando di imporre di nuovo la serietà degli studi. Tutta la Riforma Berlinguer-Moratti va rifondata. Oggi il Ministero incoraggia, attraverso i finanziamenti, quelle università che in tre (o cinque) anni gettano sul mercato del lavoro giovani che non sanno nulla. La laurea specialistica sembra fallita. E non si vede perché la parte migliore dei nostri studenti, coloro che compiono in otto anni il dottorato di ricerca, non possa insegnare nei licei a meno di seguire altri quattro semestri di insegnamento di carattere pedagogico.

Non c'è molto tempo. Se il ministro non interviene subito, l'Italia perderà del tutto la propria classe dirigente: fatto immensamente più grave dello scandalo Parmalat, o dei costi della nostra classe politica, o del problema delle pensioni, o del cattivo funzionamento della burocrazia, o della riforma elettorale. Fra poco non sapremo a chi affidare l'insegnamento nei licei o all'università, o la direzione delle nostre imprese o il governo dell'economia. Intanto, i figli delle famiglie ricche vanno a studiare negli Stati Uniti o in Inghilterra. Così assisteremo (ancora una volta) a questa insensatezza: la Riforma Berlinguer, che pretendeva di essere democratica, farà in modo che tutta la nostra classe dirigente sarà formata da ricchi.


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