FISICA/MENTE

 

Ciò che colpisce, continuando a leggere le cose di interesse che l'ANDU mi invia, è la supponenza di assoluti ignoranti del problema che, da un giorno all'altro diventano arroganti esperti e, come no?, dei ducetti intolleranti. Mussi è esemplificativo delle berlinguerate che continuano a realizzarsi nel nostro Paese. Ciò che preoccupa è il basso livello della classe politica e la sua mancanza di umiltà che lo faccia confrontare con le realtà che operano da anni nelle istituzioni che si vanno a governare. Ognuno arriva e crede di risolvere con le sue idee geniali, magari consigliato da uno che opera, nel nostro caso nell?Università, nel campo. Si tratta di Luciano Modica, sottosegretario di Mussi, già ricercato per avere fatto in Italia il sistema distruggiuniversità, il 3+2 sciaguratamente nato nell'altro centrosinistra. L'idea che Mussi razionalizzi con un sistema di valutazione che dirige lui è pura follia, se solo penso a quanti docenti ex PCI, ex PDS (E CHE CONOSCO) arrivati in cattedra per meriti ... politici.

Roberto Renzetti

PS. Di docenti universitari ne conosco anche di altri tipi. Conosco fanciulle in cattedra per lauti favori concessi. Conosco grandi personaggi in cattedra pperché miracolosamente unici a concorrere. Ognuno si è arrangiato come ha potuto. Ma conosco anche delle persone degnissime che dall'alto del loro sapere hanno conquistato (nonostante tutto ciò che congiurava contro) una cattedra. Comunque, la condizione richiesta era quella del saper resistere con borse e collaborazioni di fame per vari anni finché non toccava anche a te.


 

NOTIZIE DALL' ANDU

Associazione Nazionale Docenti Universitari

 

L'AGENZIA E LA PIRAMIDE DI MUSSI

L'AGENZIA DI MUSSI


L'8 febbraio 2007 il ministro Fabio Mussi ha incontrato le Organizzazioni dell'Universita' e della Ricerca per un confronto sulle "Linee-guida per il Regolamento ministeriale" per l'istituzione dell'ANVUR, l'Agenzia per la valutazione (vedi nota).
Le Organizzazioni unitarie dell'Universita', favorevoli all'istituzione di un Organismo per la valutazione, avevano, tra l'altro, scritto: "i meccanismi di designazione dei membri componenti dell'Agenzia devono essere coerenti con la natura di organismo terzo, indipendente dal Governo" (v. il documento "La Valutazione del sistema universitario"). Invece il Ministro ha previsto che "il Consiglio direttivo (dell'Agenzia) sara' nominato dal Ministro".
Il Ministro ha sostenuto che e' meglio sia lui stesso a scegliere il Direttivo dell'ANVUR, piuttosto che prevedere questo compito per Parlamento, dove prevarrebbe la logica della spartizione politica ("manuale Cencelli"), come quella che - ha detto - e' stata alla base della designazione dei componenti del Consiglio di amministrazione della RAI.
Insomma, l'"Organo terzo", che doveva essere indipendente sia dall'Universita' e dagli Enti di ricerca, sia dal Governo, risultera', al dunque, un Organo di consulenza del Ministro scelto dal Ministro stesso.
Nell'incontro questa constatazione e' stata fatta dall'ANDU, che ha anche osservato come la nascita dell'Agenzia stia avvenendo proprio nel momento in cui l'Universita' e' stata ridotta alla fame (mentre invece sono state abbondantemente finanziate la fantomatica ricerca industriale e le universita' 'confessionali') e senza che siano state nemmeno avviate le indispensabili riforme (didattica, precariato, reclutamento, docenza, organizzazione degli Atenei, Organo nazionale di autogoverno) per rimediare ai gravissimi danni arrecati in oltre un decennio dai poteri forti accademico-politici.
L'ANDU ha anche espresso la preoccupazione che alla nascente Agenzia possano in qualche modo essere attribuiti compiti di valutazione dei singoli docenti-ricercatori, in contrasto con l'articolo 33 della Costituzione.

LA PIRAMIDE DI MUSSI


Nell'incontro, che avrebbe dovuto riguardare esclusivamente la costituzione dell'ANVUR, il ministro Mussi ha trovato modo di esprimere con foga le sue note posizioni su reclutamento, concorsi e docenza.
Mussi ha ripetuto che:
1. tutte le possibili regole concorsuali sono state gia' provate senza successo. Questo non e' vero: i concorsi a ricercatore sono stati sempre locali per garantirne l'esito al 'produttore' del posto. A questo proposito Mussi ha anticipato che rendera' ancora piu' semplici le modalita' di questi concorsi: niente prove scritte e orali, tanto il risultato e' gia' scontato e tanto, poi, tramite l'ANVUR saranno punite le scelte sbagliate;
2. in Italia, unico Paese al mondo, la docenza e' a clessidra (in realta' si tratta di un quasi-cilindro), mentre lui ripristinera' (ma se non c'e' mai stata!) la piramide: molti concorsi a ricercatore e bando "con il contagocce" dei concorsi ad associato e a ordinario. All'interruzione dell'ANDU che lo ha (ancora una volta) informato che negli USA la docenza non e' a piramide, ma a cilindro, Mussi ha replicato: "ma li' l'eta' media dei docenti e di gran lunga piu' bassa". Ma che c'entra?!

Insomma secondo il Ministro per combattere il localismo bisogna aumentare il localismo, tanto poi (quanti decenni dopo?) chi sbaglia paghera'.
Il Ministro ha una sua particolare concezione dell'autonomia degli Atenei ai quali vuole imporre (in base a quali leggi?) l'assetto a piramide della docenza, bloccando dall'alto per molti anni i concorsi ad associato e a ordinario.

Il Ministro ripete, in qualsiasi occasione, sempre le stesse cose, senza documentarsi adeguatamente e senza ascoltare le osservazioni che gli vengono rivolte.

L'idea che l'attuale Ministro si e' fatta dell'Universita' italiana e il suo modo di operare non lasciano presagire 'riforme' migliori di quelle dei Ministri precedenti, che stanno devastato l'Universita' statale.

9 febbraio 2007

Nota. Il testo delle "Linee-guida" puo' essere letto cliccando l'intero seguente indirizzo nel sito della FLC-CGIL:
http://www.flcgil.it/content/download/46444/304338/version/1/file/UniversitÃ
%20+e+Ricerca+-+linee+guida+pe+rregolamento+agenzia+nazionale+valutazione.pdf

oppure puo' essere richiesto all'ANDU.



CORRUZIONE STRUTTURALE

Diffondiamo volentieri il contributo qui allegato di Alessandro Ferrara che affronta il nodo centrale del potere accademico italiano, quello che piu' volte l'ANDU ha definito il 'mercato dei concorsi' e che genera nepotismo, clientelismo e corruzione. Fenomeni questi che non si eliminano ne' con le campagne talvolta scandalistiche, ne' con l'Agenzia e nemmeno con la magistratura.
Come scrive giustamente Ferrara, il problema e' strutturale. E cio' e' quanto sostiene da anni anche l'ANDU, che chiede proprio sul piano strutturale un intervento urgente e radicale.
Bisogna infatti fare 'saltare' le attuali dinamiche - ben descritte da Ferrara - che rendono subalterno, scientificamente e umanamente, il docente che vuole avanzare nella carriera a chi 'deve' trovargli il budget per un finto concorso.

Da anni l'ANDU propone il superamento STRUTTURALE dell'attuale insostenibile situazione prevedendo che l'ingresso nel ruolo docente avvenga per concorso nazionale (prevalentemente nella terza fascia) e che il passaggio di fascia avvenga per idoneita' nazionale individuale (a numero aperto), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica, senza l'ulteriore chiamata della Facolta' dove il docente gia' lavora e continuera' a lavorare.
Per il passaggio di fascia e' INDISPENSABILE prevedere uno specifico budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali.
Le commissioni nazionali, per i concorsi d'ingresso e per i passaggi di fascia, devono essere interamente sorteggiate e composte di soli ordinari.

Solo in tal modo e' possibile in Italia impedire la cooptazione personale e il controllo anche 'umano' negli avanzamenti di carriera basato sulla 'necessita'' di conquistare, caso per caso, il 'budget differenziale'.
Quanto proposto dall'ANDU va nella direzione opposta a quanto previsto dal Progetto di legge Tessitore, presentato assieme ad altri Deputati dell'Ulivo, e alla 'piramidalizzazione' della docenza che il ministro Mussi vuole imporre agli Atenei.

11 febbraio 2007

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Contributo di Alessandro Ferrara*:

Aria brutta per i furbi che influenzano i concorsi universitari nella piu' completa impunita' o quasi. Cosi' ha piu' volte annunciato il Ministro Mussi in uscite pubbliche e interviste. Da piu' parti si plaude al ruolo dissuasore che la neonata Agenzia di valutazione avra' sul nepotismo endemico della nostra macchina universitaria. La volonta' politica sembra esserci. Ma e' adeguata la diagnosi?
Il Ministro ha dichiarato in un'intervista che il fatto che con qualunque sistema concorsuale fin qui provato si riproduce la stessa corruzione rimanda a "un problema culturale che va risolto prima di dedicarsi alle alchimie del concorso perfetto". Ma e' solo un problema culturale? 
Una studiosa americana come Susan Rose-Ackerman, famosa nel mondo per i suoi studi comparativi sulla corruzione e autrice di una delle piu' interessanti analisi sulla lezione che i paesi latinoamericani possono trarre dalla vicenda italiana della maxi-tangente Enimont, sostiene che la repressione per via giudiziaria ovunque alla lunga e' impotente a contrastare la corruzione se questa gode di un incentivo strutturale nel settore di riferimento. In altri termini, se il guadagno addizionale ottenibile con il comportamento corrotto supera continuativamente e nettamente il rischio di sanzioni, nel lungo periodo la repressione non ce la fa a contrastare il fenomeno. 
Torniamo al caso dell'universita'. Se in Italia, a differenza degli USA, non abbiamo tenure-track, ovvero non c'e' obbligo per l'universita' che assume un ricercatore di procurarsi il budget per i suoi futuri avanzamenti di carriera subordinandoli solo a un giudizio di merito, ma se invece il giudizio di merito - emesso da una commissione concorsuale - neanche viene in essere se prima non e' stata vinta una dura e vera battaglia per l'impiego delle scarse risorse presenti nelle facolta', non ci troviamo qui di fronte a un elemento strutturale, e non soltanto culturale, che incentiva la corruzione? 
E' evidente infatti che le qualita' che un candidato deve avere per assicurarsi che fra tutte le aspirazioni di carriera presenti nella sua facolta' proprio la sua, assieme a quella di pochi altri fortunati, si traduca in un bando di concorso e che la volonta' di bandire questa piuttosto che quella materia si mantenga per tutto il tempo necessario nelle lunghe stagioni pre-concorsuali italiane (come questa che si annuncia adesso, ad esempio) sono qualita' completamente diverse dal chinare il capo sui libri. Bisogna tenere insieme maggioranze, stringere accordi, fare patti, poi eleggere commissari, tutte lodevoli attivita' ma che disgraziatamente richiedono capacita' che con l'eccellenza nello studio mantengono un rapporto assai tenue.
E se stesse proprio nella "marcia in piu'" (in piu' rispetto alla qualita' dei propri studi) che e' oggi condizione necessaria per vincere un concorso - in primis la capacita' di tessere rapporti che conducano al famoso "bando di concorso", di proporsi come centro di una rete, di ottenere l'elezione di commissari ben disposti, di mantenere questa buona disposizione nel tempo, ecc - se fosse in questa variabile strutturale, e per nulla solo culturale, la spiegazione dell'ostinato persistere di quella corruzione che ha reso il termine italiano "concorso" una parola nota ai colleghi stranieri, in cui suscita sempre un sorriso? Se fosse qui una delle ragioni del suo resistere a ogni riforma?
La conclusione da trarne sarebbe che e' vana la speranza di contrastarla con la magistratura - strada che fra l'altro impone piu' rischi al ricorrente, colpito da immediato ostracismo, che al corrotto, certo che una eventuale condanna ci mettera' anni a colpirlo - se non si attaccano le basi strutturali della corruzione. Adottiamolo davvero, il sistema americano della tenure-track ed elimineremo le premesse sui cui poggiano i comportamenti corrotti nostrani. Il cambio di "cultura istituzionale" seguira' allora, con i suoi tempi e l'aiuto della repressione giudiziaria.

*Alessandro Ferrara e' ordinario di Filosofia politica presso l'Universita' di Roma "Tor Vergata" e Presidente della Societa' Italiana di Filosofia Politica
 


Da AFFARI&FINANZA di Repubblica del 12 febbraio 2007:

"Spot e marketing per "catturare" studenti ma i corsi piu' stravaganti restano deserti

Da un capo all'altro della penisola e' un fiorire di lauree che definire curiose e' poco: c'e' quella di Scienze del fiore e c'e' pure quella di Scienze dell'igiene e del benessere del cane e del gatto

LUIGI DELL'OLIO
Roma

A Pavia si studia perdiventare dottori in Scienze del fiore e del verde, mentre bisogna andare a Pisa per conquistare una laurea in Informatica umanistica. Ad Aosta hanno invece istituito un corso di laurea in Scienze e tecniche psicologiche delle relazioni di aiuto e a Bari uno in Scienze dell'allevamento, dell'igiene e del benessere del cane e del gatto. Sono alcuni dei corsi di laurea dai nomi curiosi, a volte sicuramente stravaganti che sono stati attivati negli ultimi anni. Con l'introduzione dell'autonomia universitaria e la riforma del 3+2, gli atenei italiani hanno moltiplicato l'offerta formativa con un obiettivo preciso: quello di "catturare" il maggior numero di iscritti. Ma anche le conseguenze sono ovvie: viene dato il via a decine di corsi con un numero di immatricolati che e' possibile contare sulle dita delle mani.
In ballo c'e' un mercato di 300-330mila "clienti", vale a dire il numero di giovani che ogni anno entra nel mondo dell'universita'. Attirare il numero piu' alto possibile di persone vuoi dire per gli atenei non solo incrementare le entrate dirette (attraverso le rette), ma anche il prestigio, che permette a sua volta di conquistare docenti illustri, che a loro volta richiamano altri iscritti e conseguenti nuove entrate.
A questo scopo gli atenei fanno ricorso a ogni genere di strumento di marketing, a cominciare dai manifesti pubblicitari e dagli spot televisivi, che nella maggior parte dei casi giocano 1° carta della provocazione o dell'ironia. Si sfruttano i canali della comunicazione moderna, da internet ai videogiochi e si fa un largo ricorso alle lauree honoris causa, dispensate a piene mani a personaggi della tv e dello sport. L'importante e' finire sotto i riflettori dei media, far parlare di se', nel bene o nel male.
"L'universita' si sta aprendo alle dinamiche del mercato e questo di per se' non e' un male - osserva Mauro Santomauro, responsabile della didattica e de1l'orientamento presso il Politecnico di Milano - Molti diplomati non hanno idea del mondo universitario e l'informazione in tal senso puo' favorire l'inserimento. L'importante e' non confondere comunicazione e pubblicita': la sovrapposizione finisce col favorire i messaggi ammiccanti e con il compromettere la qualita' degli iscritti".
Alla Bocconi hanno inventato un gioco per cellulari, intitolato "Ice scream empire". L'utente e' chiamato a simulare la conduzione di una piccola azienda di gelati: dalla registrazione dell'impresa all'assunzione dei collaboratori, agli investimenti in comunicazione. "L'obiettivo principale e' sensibilizzare il largo pubblico ai temi dell'economia - spiega Mirka Giacoletto Papas, responsabile marketing e comunicazione dell'ateneo milanese - Siamo un ateneo a numero chiuso,  per cui non utilizziamo questo strumento per accrescere il numero di iscritti; semmai per ampliare la base di interessati e innalzare quindi il livello qualitativo dei selezionati".
Nel 2002/03, primo anno di applicazione della formula 3+2, il ministero dell'Universita' ha censito 3.838 corsi di laurea, 2.917 di primo livello e 736 di secondo. Ma nel giro di pochi anni la situazione e' esplosa, tanto che quest'anno si e' toccata quota 5.434: un'impennata del 41 % (con le lauree specialistiche piu' che triplicate) in quattro anni, a fronte di una popolazione di immatricolati rimasta pressoche' inalterata. Alcuni corsi quest'anno non sono partiti perche' andati deserti nel recente passato, ma in molti casi sono stati prontamente sostituiti da altri simili. "In Italia c'e' una situazione paradossale spiega Guido Fiegna, membro del Cnvsu (Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario), organo consultivo del mistero dell'Universita' - Da un lato abbiamo appena il 13%
di giovani tra i 25 e i 34 anni con un diploma di laurea, contro il 18% della media Ocse. Dall'altro c'e' un'offerta formativa  sovradimensionata rispetto alle necessita'". Punta l'indice contro il 3+2 Nunzio Miraglia, docente all'Universita' di Palermo e coordinatore nazionale dell'Andu (Associazione nazionale docenti universitari): "Quello a cui assistiamo oggi e' la conseguenza diretta di una riforma adottata in tutta fretta, senza riflessione, ne' confronto con le parti interessate, vale a dire docenti e studenti. Cosi', se da una parte abbiamo laureati triennali che non interessano al mercato, dall'altro assistiamo a decine di corsi specialistici con pochissimi iscritti". Fiegna attribuisce le responsabilita' dello status quo agli stessi atenei: "Il nostro comitato - precisa - ha provato ad arginare il fenomeno identificando dei requisiti minimi per avviare i corsi, primo fra tutti la presenza di almeno nove docenti. Il risultato e' stato che alcuni atenei hanno ridotto la dotazione organica sino a questa cifra, destinando gli altri docenti alla nascita di
nuovi corsi".
Due i motivi principali che spiegano questo boom, entrambi legati a equilibri di potere. "L'istituzione di nuovi corsi soddisfa le ambizioni del personale docente e perpetua la gestione del potere accademico in capo alle stesse persone per anni", accusa Miraglia, che punta il dito anche contro il proliferare di atenei sul territorio della Penisola. "La logica e' la stessa - spiega - a cambiare sono solo i protagonisti: i detentori del potere politico a livello locale si fanno vanto di aver creato nuove
sedi universitarie, spesso senza preoccuparsi se vi sia o meno una domanda
sufficiente"."
 




VALUTAZIONE IN UK

L'ANDU ha gia' espresso al ministro Fabio Mussi, nell'incontro dell'8 febbraio 2007, la preoccupazione che alla nascente ANVUR, l'Agenzia per la valutazione, possano in qualche modo essere assegnati anche compiti di valutazione dei singoli docenti-ricercatori.

Non e' un pericolo astratto se si ricordano le posizioni espresse in proposito dal sottosegretario Luciano Modica.
L'11 agosto 2006 Modica sul Corriere del Mezzogiorno aveva, tra l'altro, scritto:
"Per queste ragioni, e' fondamentale dotare il sistema universitario e della ricerca pubblica di una Agenzia nazionale di valutazione, indipendente dal finanziatore pubblico e dagli atenei, che effettui periodiche valutazione dei SINGOLI docenti e dell'attività didattica e di ricerca" e "SOLO sulla base di questa corretta valutazione, si stabiliscano ruoli, incarichi, avanzamenti di carriera." (v. nota).

In piu' occasioni i fautori di un'Agenzia 'forte' hanno fatto riferimento al Sistema di valutazione adottato in Gran Bretagna.
Sulla questione della valutazione dei singoli docenti-ricercatori su "Review of research assessment. Report by Sir Gareth Roberts to the UK funding bodies", del maggio 2003, a pag. 10, si legge:
  "We do not propose that panels formally attach a score to named individuals. It should be a point of principle that we should not report on individuals' performance on the basis of an assessment which they cannot choose whether or not to enter and which considers a sample of their work which they do not themselves select. If a panel chooses to use 'researcher-level' analysis to inform its judgement, we suggest that such analyses should not in any circumstances be retained or disclosed. If it is not possible to avoid retaining and disclosing such analyses, we suggest that they should not form a part of any panel's working methods. Research assessment should remain an  assessment of institutional research quality within a subject area, rather than a review of the performance of
individuals."
(http://www.ra-review.ac.uk/reports/roberts/roberts_summary.pdf).

13 febbraio 2007

Nota. Per l'intervento del sottosegretario Luciano Modica "Universita', ci vuole un rendiconto su prof e attivita'" sul Corriere del Mezzogiorno dell'11.8.06:
http://www.selpress.com/unipr/immagini/140806r/2006081443676.pdf
 




LA 'RIVOLUZIONE' DI MUSSI

L'ANVUR, l'Agenzia 'indipendente' per la valutazione, sta rivelandosi un flop, altro che "grande rivoluzione", come invece spera il ministro Fabio Mussi nell'intervista a Europa del 15 febbraio 2007 (nota 1).

  Un'Agenzia con troppi compiti, con tempi di lavoro troppo stretti e troppo poco indipendente, come rileva Alessandro Ferrara nel suo intervento sullo stesso quotidiano (nota 2).

  Quando l'ANDU, nell'incontro dell'8 febbraio 2007, ha osservato come la nomina da parte del Ministro di tutti i componenti dell'Agenzia, non ne faceva un "organo terzo", indipendente sia dall'Universita' e dagli Enti di ricerca, sia dal Governo, ma lo rendeva un organo di consulenza dello stesso Ministro, Mussi ha risposto che questa soluzione era preferibile a quella di una scelta da parte del Parlamento, dove certamente sarebbe prevalsa la logica della spartizione politica ("manuale Cencelli"), come quella che - ha aggiunto - e' stata alla base della designazione dei componenti del Consiglio di amministrazione della RAI.
La convinzione di avocare a se' la nomina di tutti i componenti dell'Agenzia deve essere maturata in Mussi solo di recente se appena il 17 gennaio scorso il sottosegretario Luciano Modica aveva dichiarato che "un membro sara' NOMINATO dal Presidente della Repubblica, altri due non italiani, DESIGNATI da enti internazionali" (nota 3). 

Le Organizzazioni unitarie dell'Universita' l'avevano detto che era assolutamente da evitare che l'Agenzia nascesse con un colpo di mano, come e' stato quello di imporne l'istituzione col blindatissimo Decreto Legge (Decreto fiscale) di accompagnamento alla Finanziaria, e, per giunta, con una delega praticamente in bianco. Invece il ministro Mussi ha voluto ad ogni costo fare la sua 'rivoluzione'.

Invitiamo il Ministro a compiere finalmente un atto veramente rivoluzionario: si fermi! Si fermi per documentarsi adeguatamente, si fermi per confrontarsi veramente con le componenti e le rappresentanze dell'Universita', si fermi per riflettere a fondo.

15 febbraio 2007

Nota 1. V. l'intervista al ministro Fabio Mussi "Universita', si cambia:
piu' fondi ai migliori", su Europa del 15.2.07:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2007/02/15SIB4011.PDF


Nota 2. Per l'intervento di Alessandro Ferrara "Si' all'Agenzia ma cosi'
e' troppo ministeriale", su Europa del 15.2.07:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2007/02/15SIB4013.PDF


Nota 3. V. l'intervista al sottosegretario Luciano Modica "Indipendenti e
imparziali", sul Sole 24-ore del 17.1.07:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2007/01/17MI23095.PDF
 




ANVUR. IL CONSIGLIERE RAGONE ALL'ANDU

Riportiamo in calce il messaggio che Giovanni Ragone, consigliere del ministro Fabio Mussi, ci ha inviato in risposta al nostro documento "La 'rivoluzione' di Mussi" (nota 1).

Quando abbiamo diffuso il precedente messaggio del consigliere Ragone, del 9 novembre inviatoci 2006, avevamo scritto:
"Vogliamo sperare che il messaggio del Consigliere del Ministro - che comunque ringraziamo per la personale disponibilita' al dialogo diretto e pubblico - possa essere l'inizio di un vero confronto con l'intera compagine ministeriale sulle posizioni sostenute in tutti questi anni dall'ANDU, anche assieme alle altre Organizzazioni unitarie dell'Universita'."
Nel diffondere il nuovo messaggio di Ragone - che ancora una volta ringraziamo per la sua disponibilita' al dialogo diretto e pubblico - non possiamo non rammaricarci che il nostro auspicio di un confronto vero, organico e continuo, non sia stato finora accolto dal ministro Mussi.

Nel documento dell'ANDU, al quale si riferisce ora il consigliere Ragone, c'era scritto: "Le Organizzazioni unitarie dell'Universita' l'avevano detto che era assolutamente da evitare che l'Agenzia nascesse con un colpo di mano, come e' stato quello di imporne l'istituzione col blindatissimo Decreto Legge (Decreto fiscale) di accompagnamento alla Finanziaria, e, per giunta, con una delega praticamente in bianco."
A questo proposito Ragone sostiene che l'ANDU e' "praticamente" sola "a intendere l'istituzione della Agenzia come un colpo di mano del Ministro."
Premesso che  riteniamo non ci sia nulla di male a essere soli ad avanzare una critica di cui si e' profondamente convinti, in questo caso ad essere "soli" sono ADU, ANDU, APU, AURI, CISAL-Universita', CISL-Universita', CNRU, CNU, FIRU, FLC-CGIL, RNRP, SNALS-Universita', SUN e UILPA-UR che insieme, nel documento del 14 settembre 2006, avevano scritto, riferendosi anche all'Agenzia, che era "improponibile, in tutti questi contesti, l'uso della legge delega, a maggior ragione nell'ambito 'blindato' di una legge finanziaria.".
Le stesse Organizzazioni il 13 ottobre 2006 hanno ancora scritto: "Le OO.AA. valutano in modo del tutto negativo quanto finora previsto dal Governo, sia sul piano del metodo sia sul piano dei contenuti. Sul piano del metodo, le OO.AA. considerano improprio l'inserimento in una legge finanziaria di norme che disciplinano contenuti, come lo stato giuridico, che devono  trovare la loro disciplina in una legge ordinaria ad essi solo finalizzata. Altrettanto impropria e' la introduzione in un decreto legge dell'Agenzia di valutazione. Dietro questi provvedimenti vi sono poi deleghe generiche e gravi manchevolezze."

Ma andiamo al merito delle questioni affrontate da Giovanni Ragone. Egli scrive: "e' evidentemente risibile definire "un flop", o un semplice organo di consulenza del ministro l'Agenzia ancora prima che nasca (invertendo tra l'altro la vostra tradizionale posizione di ostilita' verso la possibile invadenza del nuovo organismo nella gestione)."
Sull'Agenzia la posizione dell'ANDU e' stata espressa piu' volte. Ecco quanto abbiamo scritto, per esempio, il 7 settembre 2006:
"L'ANDU ritiene invece ("invece" rispetto a un'Agenzia 'forte', ndr) opportuna l'introduzione di un sistema di valutazione discusso con la comunita' universitaria ("mai piu' riformismo dall'alto"!) - si citava un impegno non mantenuto di Mussi, ndr -, basato su criteri e metodi che tengano conto della diversita' degli ambiti disciplinari e della complessita' del lavoro universitario, e che lasci alla responsabilita' politica i conseguenti interventi. Un sistema di valutazione che non deve tradursi in un maggiore controllo gerarchico delle carriere e che non 'subappalti' l'autonomia universitaria ai poteri forti politico-accademici".
Una 'buona' Agenzia, come quella che auspichiamo, non deve fare la 'rivoluzione', come si ostina invece a sostenere Mussi.
La vera rivoluzione nell'Universita' italiana la si fa combattendo e smantellando i poteri forti accademici che l'hanno 'sequestrata' e che la stanno demolendo per controllare completamente le risorse pubbliche.
Per fare una vera rivoluzione bisogna fare leggi 'strutturali' che eliminino il precariato, la cooptazione personale nel reclutamento, il controllo anche 'umano' delle carriere. Rivoluzionario e' rivedere radicalmente una 'riforma' della didattica che sta gravemente danneggiando gli studenti e le loro famiglie. Rivoluzionario e' istituire un Organo nazionale di autogoverno, non corporativo e non frammentato, che rappresenti e difenda l'autonomia del Sistema nazionale delle Universita' dai poteri forti accademico-politici. Rivoluzionario e' investire molto (non ridurre i finanziamenti!) sull'Alta formazione e sulla Ricerca statali, invece che sulle Universita' private, sulla fantomatica ricerca industriale e sugli auto-proclamati Centri di eccellenza. Mussi, al contrario, continua a ripetere che l'Agenzia "sara' una rivoluzione, se ci libereremo dall'ossessione del controllo dei processi, a monte, per spostare il baricentro del governo del sistema sulla verifica dei risultati, a valle", come ha dichiarato (anche) nell'intervista al Settimanale Carta del 18/24 novembre 2006 (nota 2).
Nella stessa intervista alla fine e' stata rivolta al Ministro la seguente domanda: "L'Andu, fra gli altri ("fra gli altri", non da sola!, ndr), contesta la decisione di istituire l'Agenzia per la valutazione degli atenei nella finanziaria. Perche' questa scelta? Da chi sarà formata l'agenzia e come verra' garantita la sua indipendenza?"
A questa domanda Mussi, tra l'altro, risponde: "L'Agenzia sara' una struttura terza a composizione internazionale, indipendente sia rispetto all'universita' e agli enti di ricerca che rispetto al ministero."
Anche alla luce di queste affermazioni, come si puo' non definire un flop, come abbiamo scritto, l'annunciata "Agenzia 'indipendente' per la valutazione"?
Un'Agenzia in cui TUTTI i componenti del Direttivo sono nominati dal Ministro non puo' essere definita indipendente dal Ministro. E la nomina ministeriale non e' una necessita', come scrive invece Ragone, ma una precisa scelta politica, motivata dal Mussi come l'unica esente da logiche spartitorie. Una motivazione, questa, istituzionalmente inaccettabile per una scelta che meno di un mese prima non era ritenuta 'necessaria', visto che il sottosegretario Luciano Modica ne aveva annunciata una diversa.
Insistere, contro ogni evidenza, nella pretesa che un'Agenzia interamente nominata dal Ministro sia indipendente dal Ministro, non e' certo un buon inizio per farne, come auspicato da Ragone, un "organo di valutazione legittimato, (e) autorevole".
Detto questo, e cioe' che questa Agenzia e' un organo di consulenza del Ministro, logica e buon senso vorrebbero che i compiti assegnati a un Organismo cosi' fatto siano 'congrui', e comunque essi non possono (non devono) essere 'rivoluzionari'. A questo proposito invitiamo a tenere conto, in particolare, delle puntuali osservazioni di Alessandro Ferrara su Europa del 15 febbraio 2007 (nota 3).
Insomma, bisogna stare attentissimi a non fare dell'Agenzia una sorta di 'Angelo vendicatore', che concretamente diventerebbe uno strumento di potere in mano a coloro che gia' da anni dominano sull'Universita' italiana.
Va tenuto anche presente che il problema dell'uso autoritario delle Agenzie di valutazione e' stato posto anche in altri Paesi, dove peraltro non esistono poteri accademici cosi' pervasivi e devastanti, abituati a dettare legge al Governo e al Parlamento, come quelli operanti in Italia.

Registriamo positivamente, nel messaggio di Ragone, che "alcuni dei punti" (quali?) da noi sollevati "sono importanti, e sono oggetto di riflessione" in sede ministeriale.

Il consigliere Ragone conclude escludendo che l'Agenzia possa valutare "i casi singoli". Il sottosegretario Modica invece, tempo fa, aveva annunciato il contrario. Speriamo di leggere nel regolamento dell'Agenzia l'esplicito divieto di valutazione dei singoli.

17 febbraio 2007

Nota 1. Per leggere il documento dell'ANDU "La 'rivoluzione' di Mussi"
del 15.2.07:
http://www.orizzontescuola.it/article13984.html


Nota 2. Per leggere l'intervista del ministro Fabio Mussi al Settimanale
Carta del 18/24 novembre 2006:
http://www.miur.it/DefaultDesktop.aspx?doc=189


Nota 3. Per l'intervento di Alessandro Ferrara "Si' all'Agenzia ma cosi'
e' troppo ministeriale", su Europa del 15.2.07:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2007/02/15SIB4013.PDF
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Da Giovanni Ragone, consigliere del Ministro dell'UR, all'ANDU:

"Cari amici dell'ANDU, siete praticamente i soli, nel vasto campo dei soggetti sia istituzionali che associativi dell'Universita' e della Ricerca, a intendere l'istituzione della Agenzia come un colpo di mano del Ministro. Ad ogni riunione di consultazione, sia istituzionale che di esperti di valutazione, registriamo viceversa un vastissimo consenso di fondo.
Siamo consapevoli del fatto che si tratta di una riforma di importanza strategica, che avra' un forte impatto. Stiamo lavorando per esaminare tutti i suggerimenti ricevuti, e per migliorare l'impianto. Detto questo, e' evidentemente risibile definire "un flop", o un semplice organo di consulenza del ministro l'Agenzia ancora prima che nasca (invertendo tra l'altro la vostra tradizionale posizione di ostilita' verso la possibile invadenza del nuovo organismo nella gestione).
Alcuni dei punti che sollevate sono importanti, e sono oggetto di riflessione. E' evidente che nell'impossibilita' di costituire una nuova "authority", l'unica soluzione per garantire un'effettiva terzieta' di un organismo che necessariamente va nominato dal Governo sta nel definire con maggiore nettezza e trasparenza - ed e' uno dei suggerimenti possibili, tra i molti che ci sono stati dati - i soggetti  che possono proporre candidature per un "search committee" indipendente (due sono gia' individuati a livello europeo). Occorre che sia chiara l'effettiva indipendenza del "search committee" stesso, e che sia garantita la trasparenza delle autocandidature e il profilo di competenza richiesto.
Inoltre e' vero che non e' realistica una piena e immediata operativita' dell'Agenzia. E con cio'? La gradualita' e' prevista a questo mondo. Ma e' impossibile attuare una vera politica di incentivazione/disincentivazione senza un organo di valutazione legittimato, autorevole e indipendente.
Sul tema "Agenzia e reclutamento": anche questa materia credo sia giusto che diventi oggetto di valutazione, in particolare i criteri e le politiche generali decise dagli Atenei o dai loro dipartimenti (non i casi singoli).

Giovanni Ragone"

 


"MUSSI. COLPI DI MANO, FRETTA, CONFUSIONE, PROCLAMI E MANCANZA DI CONFRONTO"

 
Riportiamo in calce un intervento inviatoci da Alberto Civica, segretario generale della UILPA-UR, che si riferisce al messaggio sull'ANVUR inviato all'ANDU da Giovanni Ragone, consigliere del ministro Fabio Mussi. Per leggere il messaggio di Ragone:
http://www.orizzontescuola.it/article14013.html

Invitiamo a leggere l'intervento sull'ANVUR di Fabio de Nardis, Dipartimento Universita' e Ricerca di RC,  "Ricerca: vogliamo un sistema di valutazione democratico e indipendente", apparso su Liberazione del 18 febbraio 2007:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/07-02/070218/DHRK7.tif

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Da Alberto Civica, segretario generale della UILPA-UR,:

"Il consigliere Giovanni Ragone evidentemente non si rende conto che sino ad oggi il Ministro, sia per l'Universita' che per la Ricerca (intendo gli Enti pubblici di ricerca), si e' mosso solo con colpi di mano.
Devo inoltre e con grande  rammarico constatare che il confronto con il Ministro non c'e' stato e, ancor piu' grave, nemmeno il confronto con il Ministero che rimane a tutt'oggi un oggetto misterioso dove e' difficile capire a chi vanno rivolte le domande e chi e' abilitato a rispondere.
La fretta con il quale si e' tentato di intervenire su questioni importanti - e la valutazione e' una di queste - ha aumentato la confusione sulla interpretazione di quali sono le reali intenzioni del Ministro e del Governo per il governo dell'Universita' e degli Enti Pubblici di Ricerca.
Se il tempo utilizzato per fare proclami fosse stato utilizzato per confrontarsi concretamente sulle questioni, forse avremmo prodotte meno norme, che al momento a nulla sono servite, e magari avremmo risolto qualche piccolo problema.
Alberto Civica"
 


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