FISICA/MENTE

 

LA PRESUNZIONE AL POTERE, OVVERO: COME FARE E DISFARE SENZA SAPERE

A cura dell'Associazione Nazionale Docenti Universitari (ANDU)

 


ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari

DOCENZA. CLESSIDRA O PIRAMIDE?

SALVATORE SETTIS E FABIO MUSSI


Salvatore Settis, su Repubblica del 12 gennaio 2007 (nota 1), scrive che "il merito e il talento hanno poca cittadinanza in un sistema universitario inquinato da localismo delle carriere, moltiplicazione dei corsi di laurea, autoreferenzialita' dei ceti accademici." E poi, ricordando che "la finanziaria prevede" "140 milioni di euro per il reclutamento di ricercatori nelle universita' fra il 2007 e il 2009", Settis si chiede: "Ma perche' solo ricercatori? A quel che pare, puntare esclusivamente sui ricercatori sarebbe una misura indirizzata ai giovani. Ma chi l´ha detto che non esistono in Italia (e solo in Italia) giovani abbastanza bravi da aspirare a posizioni piu' avanzate, associato o professore ordinario?"

Il ministro Fabio Mussi, su Repubblica del 14 gennaio 2007 (nota 2), risponde che "il problema e' un assetto surreale del corpo docente. In tutto il mondo la struttura e' a piramide, in Italia a clessidra: 20 mila ordinari, 19 mila associati, 22 mila ricercatori". "Cio' significa che, nella loro autonomia, i professori universitari, quando hanno avuto a disposizione dei concorsi, si sono vicendevolmente promossi, sbarrando la strada ai giovani."
E piu' oltre Mussi scrive: "Il governo sta provando ad inventarsi qualcosa per ridurre al minimo gli elementi clientelari e nepotistici che hanno afflitto tanti passati concorsi, quali ne fossero le regole."

Le questioni poste dal ministro Mussi sono due: il rapporto numerico tra le fasce della docenza e l'uso distorto dei concorsi.



IL RAPPORTO TRA LE FASCE DELLA DOCENZA


Ricercatori, associati e ordinari fanno lo stesso mestiere: didattica e ricerca. Quando l'attivita' di un ricercatore ha raggiunto il livello di quella di un associato o di un ordinario, o quando l'attivita' di un associato ha raggiunto il livello di quella di un ordinario, sarebbe doveroso riconoscergli, senza clientelismi e senza nepotismi, il livello raggiunto. Il 'nuovo' ordinario, ex associato o ex ricercatore, o il 'nuovo' associato, ex ricercatore, continueranno a svolgere didattica e ricerca come prima, ma con una qualita' riconosciuta piu' alta. Non riconoscere in tempo (o addirittura mai) tutto questo sarebbe (e') una gravissima ingiustizia nei confronti del docente interessato, che verrebbe demotivato nella sua attivita' e risulterebbe danneggiato anche sul piano economico.
Il problema e' come consentire il passaggio da una fascia all'altra della docenza riducendo, come vuole il Ministro, "al minimo gli elementi clientelari e nepotistici che hanno afflitto tanti passati concorsi".
Innanzitutto e' indispensabile non continuare a confondere il reclutamento con l'avanzamento nella carriera. Reclutare significa assumere chi non fa gia' parte della struttura, mentre fare carriera nella docenza significa continuare a svolgere la stessa attivita' di prima con una riconosciuta maggiore qualita'. Per reclutare nella docenza occorre 'prevedere' dei posti che vanno occupati attraverso concorsi, da svolgere con prove comparative. Per reclutamento, che avviene prevalentemente nella fascia iniziale (oggi la fascia dei ricercatori),  il concorso va 'rivolto', ovviamente, a chi non fa gia' parte del ruolo docente, ma il reclutamento potrebbe anche avvenire direttamente nella fascia degli associati o in quella degli ordinari, 'rivolgendo' il concorso a chi non e' gia docente di ruolo. Se queste 'semplici' considerazioni fossero condivise dal ministro Mussi, egli potrebbe "inventarsi" la seguente 'semplice' soluzione proposta da
anni  dall'ANDU.
 

Proposta ANDU.

Ingresso nel ruolo docente (in tre fasce) per concorso nazionale (prevalentemente nella terza fascia) e passaggio di fascia per idoneita' nazionale individuale (a numero aperto), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica, senza l'ulteriore chiamata della Facolta' dove il docente gia' lavora e continuera' a lavorare. Per il passaggio di fascia e' indispensabile prevedere uno specifico budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali.
Una delle conseguenze di questa proposta sarebbe quella di non prestabilire il rapporto numerico tra le tre fasce e quindi di non prestabilire la 'forma geometrica' della docenza (cilindro, clessidra, piramide, ecc.), che invece risultera', man mano, dal livello raggiunto da ogni singolo docente, accertato senza clientelismi e senza nepotismi.

LOCALISMO, CLIENTELISMO E NEPOTISMO


L'ANDU da anni sostiene che la questione piu' grave e urgente nell'Universita' italiana e' quella del localismo del reclutamento e delle carriere dei docenti, che sta alla base del clientelismo e del nepotismo accademici.
Per eliminare il localismo occorre eliminare le scelte locali e quindi occorre affidare alla comunita' nazionale la scelta di merito nei concorsi per il reclutamento e nelle valutazioni  idoneative per il passaggio da una fascia all'altra, scelta che sarebbe così sottratta al singolo 'maestro' che in realta' e' quello che decide quando sono previsti concorsi o chiamate locali.
Per ridurre la possibilita' che agli arbitrii locali si sostituiscano quelli dei gruppi nazionali piu' forti, occorre che i componenti delle commissioni nazionali per i concorsi e per i passaggi di fascia siano tutti sorteggiati. Proponiamo anche che, per assicurare maggiore serieta', tutte le commissioni siano composte di soli ordinari.

Siamo certi che il Ministro, prima di "inventarsi qualcosa", prendera' in seria considerazione la proposta dell'ANDU e dira' cosa ne pensa.
In ogni caso occorrerebbe assolutamente evitare che ci si inventasse l'ennesima soluzione che cambia tutto per in realta' mantenere (o accrescere), localismo, clientelismo e nepotismo, magari sostenendo di fare una rivoluzione.

15 gennaio 2007
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Nota 1. V. l'intervento di Salvatore Settis "Ricerca, se il merito fosse un obbligo", su Repubblica del 12.1.07:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2007/01/12SII5017.PDF
 

Nota 2. V. l'intervento di Fabio Mussi "Portare qualita' e merito", su Repubblica del 14.1.07:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2007/01/15SIA1039.PDF


DOCENZA. LA 'PIRAMIDE' USA



Da qualche tempo il ministro Fabio Mussi va lamentandosi dell'attuale forma a clessidra della docenza universitaria italiana ("20 mila ordinari, 19 mila associati, 22 mila ricercatori").
 Mussi ritiene che in Italia l'attuale rapporto tra le tre fasce rappresenti "un assetto surreale del corpo docente", mentre "in tutto il mondo la struttura e' a piramide", come ha scritto su Repubblica del 14 gennaio  2007 (nota 1). Abbiamo gia' detto come non sia opportuno predeterminare alcuna forma geometrica dell'assetto della docenza, che e' meglio farla derivare, man mano, dall'accertamento, senza clientelismi e senza nepotismi, delle capacita' didattiche e scientifiche maturate dai singoli docenti (v. documento ANDU "Docenza. Clessidra o piramide?", nota 2)
Ma poi e' proprio vero, come scrive Mussi, che "in tutto il mondo la struttura e' a piramide"? Non sarebbe affatto vero se fosse vero quanto qui sotto riportato e se anche gli USA fanno parte di "tutto il mondo":
"Complessivamente, il 31% di tutti i docenti a tempo pieno degli Stati Uniti e' full professor, il 24% e' associate professor e il 22% e' assistant professor, mentre il restante 23% occupa altre figure contrattuali meno diffuse. Queste statistiche cambiano drasticamente negli atenei piu' prestigiosi, dove non e' raro che il 70-80% dei docenti sia full professor".

Come si vede, la struttura della docenza nelle universita' americane e' tutt'altro che piramidale. Inoltre, come abbiamo detto, i docenti piu' giovani comunque non dipendono da altri docenti piu' anziani ne' per la loro attivita' didattica ne' per quella di ricerca, e anche le loro prospettive di carriera dipendono solo da organi collegiali ampi e  non da singoli docenti anziani." (da pag. 44 di "L'Universita' negli Stati Uniti d'America" di Lorenzo Marrucci, nota 3).
Dunque sembra proprio che "la struttura della docenza nelle universita' americane e' tutt'altro che piramidale".
Ma quello che piu' qui ci intessa e' sottolineare come negli USA "i docenti piu' giovani comunque non dipendono da altri docenti piu' anziani ne' per la loro attivita' didattica ne' per quella di ricerca, e anche le loro prospettive di carriera dipendono solo da organi collegiali ampi e  non da singoli docenti anziani".
Vogliamo fare questa America in Italia? E' molto difficile riuscirci perche' enorme e' il potere baronale, che sempre ha pesantemente condizionato le scelte del Parlamento e dei Governi sull'Universita', servendosi anche dell'accesso esclusivo che ha ai 'grandi' mezzi di informazione.
Le proposte dell'ANDU (contenute anche nel documento citato) puntano da anni a evitare che il giovane docente, nella fase di formazione, nel reclutamento e poi nella carriera, dipenda dal singolo 'maestro' (il "docente piu' anziano"), che esercita su di lui un controllo anche umano, limitandone l'autonomia didattica e di ricerca.

 16 gennaio 2007

Nota 1. V. l'intervento di Fabio Mussi "Portare qualita' e merito", su Repubblica del 14.1.07:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2007/01/15SIA1039.PDF

Nota 2. Per leggere il documento ANDU "Docenza. Clessidra o piramide?":
http://www.bur.it/sezioni/sez_andu.php 16 gennaio 2007
oppure
http://www.orizzontescuola.it/article13495.html
 

Nota 3. Per leggere "L'Universita' negli Stati Uniti d'America" di Lorenzo Marrucci:
http://cnu.cineca.it/docum03/universitausa.pdf



DOCENZA. QUARTA FASCIA?

Salvatore Settis, su Repubblica del 16 gennaio 2006 (v. nota), rispondendo a un intervento del ministro Fabio Mussi, scrive che "il ministro ha in mente di trasformare i ricercatori ora in servizio in terza fascia docente e di sostituirli con nuovi ricercatori lanciando un piano straordinario di reclutamento". E piu' oltre Settis aggiunge: "Se i trentenni piu' brillanti si sentono dire che la loro massima aspirazione e' diventare ricercatore e poi professore di terza fascia, non occorrono grandi doti profetiche per predire che se ne andranno in Paesi piu' lungimiranti."

Siamo convinti che Settis si sbagli. Infatti a  noi non risulta che il ministro Mussi abbia mai detto o scritto di volere cambiare l'attuale struttura della docenza articolata in tre fasce (ordinari, associati, ricercatori) portandola a quattro (ordinari, associati, professori di terza fascia, ricercatori). Se così fosse, si tratterebbe di una scelta gravissima perche' si continuerebbe a reclutare i giovani nell'attuale ruolo dei ricercatori (peraltro reso ancora piu' subalterno) che in tanti anni ha ampiamente dimostrato di non 'corrispondere' all'attivita' effettivamente svolta da chi ne fa parte. In questo caso sarebbe interamente condivisibile la preoccupazione di Settis che ritiene che una tale carriera, tra l'altro, scoraggerebbe i giovani, ai quali invece andrebbe assicurata, come avviene in altri Paesi, piena autonomia didattica e scientifica fin dall'inizio della carriera.

Salvatore Settis, nello stesso intervento, ripropone la questione di offrire ai giovani la possibilita' di accedere (da giovani) alle fasce piu' alte della docenza. Settis scrive: "un sistema basato esclusivamente sul merito dovrebbe riportare a 30-35 anni l'eta' media di accesso dei migliori alle posizioni di ordinario e di associato."
Quella di Settis e' una giusta esigenza, alla quale la riforma della docenza proposta dall'ANDU offre una soluzione, anzi due.
L'ANDU propone che l'ingresso nel ruolo docente (in tre fasce) avvenga per concorso nazionale (prevalentemente nella terza fascia), prevedendo il passaggio di fascia per idoneita' nazionale individuale (a numero aperto e non comparativa), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica, senza l'ulteriore chiamata della Facolta' dove il docente gia' lavora e continuera' a lavorare. Per il passaggio di fascia e' indispensabile prevedere uno specifico budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali. Questa proposta, da un lato, prevede che anche un giovane possa partecipare a concorsi per ordinario o  associato banditi per reclutare chi non fa gia' parte della docenza in ruolo, dall'altro lato, legando l'avanzamento nella carriera 'solo' alla valutazione individuale da parte di una commissione nazionale, rende possibile che anche chi e' stato reclutato nella fascia iniziale della docenza possa in poco tempo
raggiungere la fascia degli associati e/o quella degli ordinari.

Salvatore Settis ricorda inoltre che "l´eta' media di accesso alle carriere negli ultimi anni e' cresciuta in modo costante, di 5 mesi l´anno per gli ordinari, 3 per gli associati e 2 per i ricercatori. Cio' vuol dire che nel 1965 si diventava ordinario in media a 35-38 anni, nel 1980 a 42-46 anni, nel 2005 a 53-59 anni."
Non ci si dovrebbe sorprendere di cio' essendo noto che il 'cinismo accademico' non solo ha ingrossato enormemente la 'fascia' dei docenti precari, ma ne ha anche allungata sempre piu' la durata, per cui, conseguentemente, sempre piu' e' cresciuta l'eta' alla quale si entra in ruolo e, quindi, l'eta' media dei docenti di ruolo in tutte e tre le fasce.
La soluzione di questo fenomeno gravissimo, anche sul piano umano, si ha solo vietando con una legge qualsiasi figura 'pre-ruolo' che non sia quella (unica) per la quale si prevedano pieni diritti, una retribuzione adeguata e una durata non superiore a tre anni. Il numero dei posti per la formazione 'pre-ruolo' dovrebbe essere rapportato ai possibili sbocchi nel ruolo docente.
Soluzione semplice, concreta e di buon senso alla quale si oppongono quei poteri accademici che si fondano non sul rispetto della dignita' e sul riconoscimento del merito, ma sul 'mercato' e la gestione di qualsiasi posto precario o di ruolo.

17 gennaio 2007

Nota. Per leggere l'intervento di Salvatore Settis "Ma nelle nostre universita' bisogna rilanciare i giovani", su Repubblica 16.1.07:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2007/01/16SIC2005.PDF



"ATENEI ALL'ASTA". "SOLONI"?

 - GLI ECONOMISTI
 - LUIGI BERLINGUER
- I VERI MINISTRI DELL'UNIVERSITA'
 - MUSSI
 - L'AUTONOMIA DEI MINISTRI TITOLARI

 

- GLI ECONOMISTI


"Perche' privatizzare? E' un caso di mali estremi ed estremi rimedi. Le proposte di riforma, anche radicali, apparse su lavoce.info o in altre sedi, sono senz'altro idee nella direzione giusta, ma secondo me troppo timide."
La soluzione? Mettiamo gli "Atenei all'asta".
Come fare? "E' possibile considerare, per alcuni atenei, licenze a tempo limitato (venti o trent'anni), come per grandi opere pubbliche quali il tunnel sotto la Manica."
"Chi potrebbe comprarle? Molte universita' estere costruiscono alleanze o sedi ex-novo in paesi in cui vi e' un mercato potenziale: dal Campus di Barcellona dell'universita' di Chicago, a quello cinese dell'universita' di Nottingham, al Bologna Center della Johns Hopkins University." (nota 1).
Questo e altro si legge su Lavoce.info. Posizioni che potrebbero rimanere nel campo delle 'curiosità' se non fossero espressioni di una ideologia italo-americaneggiante che domina sull'Universita' italiana.
 

- LUIGI BERLINGUER


Luigi Berlinguer, in un'intervista al Corriere della Sera del 16 dicembre 2006, ha dichiarato: "Purtroppo i professori di economia che stanno al governo e quelli che sono anche grandi opinionisti e gli apparati del Tesoro da tempo sostengono che l'universita' riceve molti soldi. Ho vissuto anch'io da ministro, 10 anni fa, questa grande fatica di far loro considerare i bisogni del mondo scientifico. Predicano tagli all'universita' perche' pensano che il dimagrimento aguzzi l'ingegno e produca efficienza. Forse anche per questo la ricerca scientifica in questa Finanziaria ha faticato a divenire priorita'. Le risorse sono sempre state carenti, particolarmente nell'ultimo quinquennio, ma questo non ha  prodotto efficienza".
Insomma, secondo Berlinguer, sull'Universita' italiana si starebbe esercitando da anni una sorta di dittatura dei "professori di economia"  che per curare l'Universita' statale hanno deciso di ucciderla.
Quella di Berlinguer e' una dichiarazione (denuncia?) di un 'fenomeno' gravissimo sul piano politico-istituzionale, una dichiarazione che finora e' stata considerata acqua fresca (o la scoperta dell'acqua calda?), col silenzio assoluto di tutti i Responsabili istituzionali e politici.
 

 - I VERI MINISTRI DELL'UNIVERSITA'


"Il problema e' che i nostri 'nemici' (metta le virgolette) sono i professori di Economia che vanno al governo: Padoa Schioppa, Visco, Nicola Sartor", ha dichiarato il Rettore dell'Universita' di Padova nell'intervista sul Gazzettino del 21 gennaio 2007 (nota 2).
 

 - MUSSI


Il ministro Fabio Mussi, nell'intervista all'Espresso datato 25 gennaio 2007, ha dichiarato: "L'Italia abbonda di soloni che credono che definanziando l'universita' pubblica si faciliti l'efficienza." (nota 3).
Ridurre al rango di "soloni" coloro che da decenni determinano il progressivo definanziamento dell'Universita' statale costituisce una preoccupante sottovalutazione politica, anche alla luce dell'ultimo definanziamento, imposto dal Governo nonostante l'attuale Ministro abbia minacciato le sue dimissioni.
 

- L'AUTONOMIA DEI MINISTRI TITOLARI


La lobby trasversale accademico-politica (della quale i "professori di economia" di cui parla Berlinguer sono una parte) ha sempre lasciato un margine di autonomia ai Ministri dell'Universita' che si sono via via succeduti, alla 'sola' condizione che essi operassero scelte comunque mirate alla distruzione dell'idea stessa di un'Universita' statale, di massa e di qualita'. Scelte quali la falsa autonomia finanziaria per 'gestire' la progressiva riduzione dei fondi, la finta autonomia statutaria, l'abolizione di fatto del CUN, i finti concorsi locali, l'imposizione del fallimentare "3 + 2", la moltiplicazione degli Atenei, l'aumento a dismisura del precariato.

21 gennaio 2007

Nota 1. Per leggere l'intero intervento di Gianni De Fraja "Privatizzazione, la parola magica", su Lavoce.info:
http://www.lavoce.info/news/view.php?id=29&cms_pk=2531&from=index
 

Nota 2. Per leggere l'intera intervista a Vincenzo Milanesi, rettore dell'Universita' di Padova, "I veri nemici sono i professori diventati ministri", sul Gazzettino del 21.1.07:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/07-01/070121/D7JZ9.tif
 

Nota 3. Per leggere l'intero "colloquio con Fabio Mussi "I corrotti e i furbi ora li denuncio", su l'Espresso datato 25.1.07:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2007/01/19SIA5194.PDF



DOCENZA. CONTRORIFORMA E RIFORMA
 


Nonostante le puntali critiche espresse il 12 gennaio scorso dall'ANDU (v. il documento qui sotto riproposto) e nonostante i forti dissensi emersi il 25 gennaio scorso nel dibattito pubblico di presentazione, l'Ulivo va avanti con la sua Proposta di legge sulla docenza universitaria il cui 'nuovo' testo e' ora reperibile nel sito della Camera (v. nota). La versione del provvedimento alla fine presentata e' stata appena 'limata' rispetto a quella precedente, mantenendo tutti i suoi pessimi contenuti.
La conferma dell'iniziativa parlamentare dell'Ulivo non puo' non allarmare il mondo universitario che deve mobilitarsi per impedire che la liberta' di ricerca e di insegnamento venga aggredita con la precarizzazione del 'ruolo' dei docenti e con l'aumento del controllo gerarchico.
In alternativa alla controriforma dell'Ulivo, l'ANDU ripropone in calce il proprio progetto di riforma della docenza.

6 febbraio 2007

Nota. Per leggere la Proposta di Legge "Nuove norme in materia di reclutamento dei professori universitari", n. 1969, presentata dai deputati dell'Ulivo Tessitore, Volpini, Testa, Tocci, Bianco, Burgio e Ossorio:
http://www.camera.it/_dati/lavori/stampati/pdf/15PDL0019220.pdf

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Documento dell'ANDU del 12 gennaio 2007:

PDL ULIVO. CONTRORIFORMA DELLA DOCENZA

 

Mentre si fa un gran dibattere sulle riforme urgenti e radicali per l'Universita' (governance, didattica, docenza, reclutamento, precariato, diritto allo studio, valutazione e finanziamento, ecc.), c'e' chi guarda  al 'concreto'.
E molto 'concreti' sono i contenuti della Proposta di Legge n. 1969 presentata dai deputati dell'Ulivo Tessitore, Volpini, Testa, Tocci, Bianco, Burgio e Ossorio.
Questa iniziativa accademico-parlamentare sara' discussa il 25 gennaio 2007 in un "Dibattito sull'Universita'" organizzato dalla Margherita, al quale dovrebbero partecipare il Ministro e i Sottosegretari del MUR.

Il PDL propone alcune significative modifiche agli attuali concorsi che, se approvate, riuscirebbero a peggiorare perfino quanto previsto dalle Leggi Berlinguer e Moratti.
L'obiettivo principale del PDL e' quello di precarizzare i docenti di ruolo prevedendo la possibilita' ogni sei anni di espellerli dall'Universita' (art. 5), come gia' previsto nel disegno di legge presentato al Senato dallo stesso Tessitore e da altri all'inizio della scorsa legislatura e poi nel disegno di legge Modica-Tocci sull'Agenzia  per la valutazione. Si tratta di un gravissimo attacco all'autonomia soprattutto dei docenti universitari appartenenti alle fasce degli associati e dei ricercatori, che sarebbero ancora piu' subordinati al controllo gerarchico, accademico e umano.
Un altro obiettivo del PDL e' quello di farla finita con ogni ipotesi (a parole ampiamente condivisa) di netta distinzione tra reclutamento e avanzamento nella carriera dei docenti, riconfermando invece la divisione in tre ruoli (e tre organici) distinti della docenza universitaria e il passaggio da una fascia all'altra attraverso altri concorsi.
Il PDL 'corregge'in parte la Legge Moratti eliminando ogni sorteggio per la composizione delle commissioni che devono compilare le liste nazionali di idoneita' - che saranno di piu' breve durata (due anni) -, attribuendo così maggiore potere ai gruppi accademici dominanti sul piano nazionale.
Il PDL demanda ai singoli Atenei l'individuazione delle "procedure di chiamata" (comma 2, art. 4) da parte di indeterminate "strutture universitarie competenti" (comma 1, art. 4). Con la differenziazione per ogni singolo Ateneo delle procedure di quello che rappresenta il vero concorso, si va decisamente verso la 'dismissione' di uno stato giuridico nazionale dei docenti universitari e la 'connessa' abolizione dell'Universita' statale e nazionale.
Inoltre, mantenendo a livello locale la scelta ultima dell'assunzione, si conserva il carattere localistico del reclutamento e della carriera dei docenti, che sta alla base del nepotismo e della dipendenza scientifica e umana dal 'maestro', il quale continuera' a scegliere chi e quando reclutare e chi e quando promuovere. Tale controllo gerarchico, personale e diretto, viene enormemente accresciuto con le verifiche periodiche - con possibilita' di espulsione dall'Universita' - date in mano ai "Nuclei di valutazione" locali (comma 1, art. 5).
Il PDL attribuisce un ruolo al Senato Accademico nell''assunzione definitiva dei docenti (comma 3, art. 4), andando così incontro alla proposta della trasversale Fondazione TreeLLLe, che vorrebbe attribuire l'intero potere della chiamata all'Organismo di Ateneo. Un'altra novita' e' quella che i docenti non sarebbero piu' inquadrati nelle Facolta', ma "nei corsi di laurea competenti" (comma 1, art. 5), invece che nei Dipartimenti, come sarebbe piu' logico.
Il PDL mantiene la composizione corporativa delle commissioni nazionali prevedendo la presenza in esse di rappresentanti delle 'fasce basse' per i concorsi ad associato e a ricercatore (art. 7).

Siamo di fronte a una vera e propria controriforma della docenza universitaria che, se dovesse essere recepita dal Ministro, richiederebbe una mobilitazione del mondo universitario ancora piu' dura di quella espressa contro il DDL Moratti.
Da anni l'ANDU propone una riforma complessiva della docenza universitaria che, anche alla luce di questo 'nuovo' progetto di 'riforma' baronale, ci sembra ancora piu' valida.

12 gennaio 2007

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PROPOSTA DELL'ANDU DI RIFORMA DELLA DOCENZA UNIVERSITARIA



Stato giuridico nazionale dei docenti collocati in un ruolo unico, articolato in tre fasce con uguali mansioni. Ingresso nel ruolo docente per concorso nazionale (prevalentemente nella terza fascia) e passaggio di fascia per idoneita' nazionale individuale (a numero aperto), con immediato e pieno riconoscimento della nuova qualifica, senza l'ulteriore chiamata della Facolta' dove il docente gia' lavora e continuera' a lavorare.
Per il passaggio di fascia e' indispensabile prevedere uno specifico budget nazionale per i connessi incrementi stipendiali.
Le commissioni nazionali, per i concorsi e per i passaggi, devono essere interamente sorteggiate e composte di soli ordinari.
Periodo pre-ruolo massimo di 3 anni in un'unica figura con adeguata retribuzione, diritti (malattia, maternita', ferie, contributi pensionistici) e liberta' di ricerca, con un numero di posti rapportato a quello degli sbocchi nel ruolo della docenza.
Bando nei prossimi anni, su nuovi specifici e aggiuntivi fondi statali, di almeno 20.000 posti di terza fascia, con cancellazione dell'attuale  giungla di figure precarie.
Trasformazione del ruolo dei ricercatori in terza fascia di professore, prevedendo la partecipazione di tutti ai Consigli di Facolta' e l'accesso ai fondi di ricerca anche per i professori di terza fascia non confermati.
Distinzione tra tempo pieno e tempo definito con esclusione per i docenti a tempo definito dalle cariche accademiche e dalle commissioni  concorsuali.
 


"CORROTTI", "ECCELLENTI" E "SOVRANI"

 

Nell'intervento di Alberto Abruzzese "Nell'universita' 'democraticista' sono corrotto anch'io", apparso sul Riformista del 30 gennaio 2007 (v. nota), tra l'altro si legge: "O si cambiano le regole o saranno proprio le regole a portarci alla rovina. O si affoga in una malattia generalizzata oppure si inventano nuovi modi di garantire organizzazioni efficienti e produttive in grado di rimpiazzare ideologia e forme degli attuali organi collegiali (consigli di ateneo, consigli di amministrazione, consigli di facolta' e di corsi di laurea, direzioni di dipartimento e via dicendo)."

Da anni l'ANDU propone una riforma radicale dell'Universita' per assicurarne efficienza e qualita'. Per questo si deve eliminare la cooptazione personale nella formazione, il reclutamento e la carriera dei docenti, che si basa sul localismo delle
scelte, con gli 'annessi' fenomeni di nepotismo e di clientelismo.
Assieme alla riforma della docenza occorre, nell'ambito di un Sistema di autogoverno nazionale delle Universita', riorganizzare gli Atenei, prevedendo una nuova composizione e nuovi compiti degli Organi collegiali, per realizzare una maggiore partecipazione e per rendere finalmente effettiva la democrazia nell'Universita' (v. in calce le proposte  dell'ANDU).

Solo con queste riforme si puo' impedire la definitiva cancellazione dell'Universita' statale, di massa e di qualita', e si possono smantellare i potentati accademici che la stanno portando alla rovina e che Abruzzese descrive nell'ultima parte del suo intervento che qui riportiamo: "(...) a compiere scelte decisive in un momento così drammatico per noi e soprattutto per coloro per i quali lavoriamo, ci sono sempre di piu' persone dei "quartieri alti". In ogni diramazione della stampa, della televisione, dell'imprenditoria, della politica, questi docenti eccellenti sono sovrani (si mettano o meno in vista, a seconda delle loro inclinazioni e del loro calcolo o anche secondo le opportunita' del caso): qualcuno di loro ha straordinarie doti strategiche e tattiche, e va detto che, al contrario dei loro colleghi dei "quartieri bassi", spesso si tratta di sofisticati conoscitori della macchina universitaria, infaticabili e espertissimi suoi artifici. Splendidi costruttori di trame, anche se svuotano dall'interno i palazzi che edificano, resi sicuri da un potere che nessuno e' piu' in grado di togliere loro (potrebbe consentirlo solo l'annunciato ricambio generazionale di un prossimo massiccio pensionamento, ma rischia di avvenire agli ultimi cancelli proprio delle generazioni in uscita). Ho fatto un sogno: un mondo nuovo in cui questi signori dell'universita', grazie alla sicurezza acquisita nelle proprie trame di dominio, accettavano di inserire contenuti nello loro strategie e dare trasparenza alle loro relazioni sociali per iniziare finalmente un processo di riqualificazione delle istituzioni in cui occupano un peso cosìdeterminante. La politica a volte si e' servita anche di queste svolte.
Chissa' che il mio sogno non possa avverarsi."
 

31 gennaio 2007

Nota. Per leggere l'intervento di Alberto Abruzzese "Nell'universita'
'democraticista' sono corrotto anch'io", apparso sul Riformista del 30.1.07:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2007/01/30SI42005.PDF

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PROPOSTE DELL'ANDU SU ORGANIZZAZIONE

 

- GOVERNO DEL SISTEMA NAZIONALE E ORGANIZZAZIONE DEGLI ATENEI


Occorre prevedere un unico Organo di autogoverno del Sistema nazionale delle Universita' direttamente eletto da tutte le componenti (docenti, tecnico-amministrativi, studenti) del mondo universitario, con una rappresentanza non frammentata (5 o 6 aree equivalenti) e non corporativa (elettorato attivo e passivo comuni) delle tre fasce della docenza.
Alle Conferenze nazionali dei Rettori, dei Presidi e dei Direttori di Dipartimento dovrebbero essere riconosciuti specifici ruoli.
Il Rettore deve essere eletto da tutti i docenti (professori e ricercatori), con una consistente partecipazione dei tecnico-amministrativi e degli studenti.
Il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione dovrebbero essere sostituiti da un "Consiglio di Ateneo" i cui componenti dovrebbero essere tutti direttamente eletti e, anche in questo caso, con una rappresentanza dei docenti non frammentata e non corporativa. Il Consiglio di Ateneo dovrebbe eleggere al suo interno un Presidente.
Negli Atenei dovrebbero essere previsti specifici ruoli per i Collegi dei Presidi, dei Direttori di Dipartimento e dei Presidenti dei Consigli di Corso di Studio.
Potrebbe essere previsto un Organo di gestione (un "Esecutivo di Ateneo"), eletto dal Consiglio di Ateneo, da affiancare al Rettore.
Il Rettore e tutti i componenti del Consiglio di Ateneo devono essere interni all'Ateneo stesso.
Le strutture portanti dell'Ateneo devono diventare i Consigli di Corso di Studi per la didattica e i Dipartimenti per la ricerca. Nei Dipartimenti, rivedendone i criteri di formazione e le dimensioni, si dovrebbero 'incardinare' i docenti, togliendo ai Consigli di Facolta' la 'gestione' dei posti e assegnando loro compiti di coordinamento dei Corsi di Studio.
La composizione e i compiti delle strutture degli Atenei devono essere normati dalla legge.


LE 'NOVITA'' DI MUSSI



- LA SOLITA 'STORIA' DELL'AUTONOMIA
- LA PRECARIZZAZIONE DEL 'RUOLO' DEI DOCENTI
- E GLI USA?
- UNA CONSIDERAZIONE

- LA SOLITA 'STORIA' DELL'AUTONOMIA


Il ministro Fabio Mussi, su Repubblica del 14 gennaio 2007, ha scritto: "Il governo sta provando ad inventarsi qualcosa per ridurre al minimo gli elementi clientelari e nepotistici che hanno afflitto tanti passati concorsi, quali ne fossero le regole."
Nell'articolo dell'Unita' del 27 gennaio 2007 in calce integralmente riportato si legge:
"Mussi ha anche fatto cenno al sistema attuale di assunzione dei ricercatori, sottolineando di essere in linea teorica "per l'abolizione dei concorsi. Tu chiami chi vuoi - ha chiarito - poi io ti valuto, e dopo ripetuti errori ti levo i soldi". "Mussi ha posto l'attenzione sulla autonomia degli atenei e della comunita' scientifica, che attraverso la nuova agenzia di valutazione di imminente varo "dovra' assumersi la responsabilita' sulla base dei titoli di assumere qualcuno, poi l'agenzia valuterà"."

Insomma Mussi, per combattere il clientelismo e il nepotismo, vorrebbe aumentare l'autonomia locale nel reclutamento, salvo, dopo "ripetuti errori", levare i soldi sulla base dei giudizi della "nuova agenzia di valutazione di imminente varo".

Gli argomenti a favore dell'autonomia locale nel reclutamento sono gli stessi che portarono all'approvazione nel 1998 della legge Berlinguer sui concorsi locali a ordinario e ad associato, legge che produsse quei fenomeni di localismo, clientelismo e nepotismo, qualche anno dopo 'scoperti' da tutti (compresi gli 'autori' della legge).

Ecco una sintesi della 'propaganda' di allora a sostegno dei concorsi  locali.
- Giorgio De Rienzo sul Corriere della Sera del 6.7.96 scriveva che con le nuove norme della legge Berlinguer "i nuovi concorsi dovrebbero sfuggire alle vecchie logiche mafiose. Infatti sara' piu' difficile per i membri della commissione stabilire accordi truffaldini, poiche' si troveranno a decidere su un solo posto, per un singolo ateneo, e non piu' posti a livello nazionale."
- Angelo Panebianco sul Corriere della Sera del 22.7.96 affermava che solo "con l'autonomia e la liberta' di competizione" si poteva contrastare il provincialismo.
- Umberto Eco su Repubblica del 23.7.96 sosteneva che la legge Berlinguer "cerca di far funzionare l'universita' come i giornali o un'altra azienda produttiva. Gli atenei diventano responsabili della scelta del professore di cui hanno bisogno. Ma allora avverrebbe quel che avviene per i giornali: alcuni fanno ottime scelte, vendono bene e sono considerati autorevoli, altri fatti male, e tirano a campare. O chiudono". Se non passa senza sostanziali modifiche la legge Berlinguer "addio Europa", concludeva.
- Aldo Schiavone su Repubblica del 24.7.96 asseriva che e' "importante non perdere tempo in discussioni improduttive impancate solo per vanificare tutto". Berlinguer, per "vincere una partita difficile", "la conduca con freddezza e duttilita' - come sa del resto fare". "Vada per la sua strada, con fermezza e alla luce del sole."
- Marcello Pera sul Corriere della Sera del 25.7.96 dichiarava "Finalmente abbiamo un bel ministro di destra - ha esordito il senatore berlusconiano - Proprio quello che ci voleva! Se ha bisogno di aiuto, eccomi qua". "L'essenziale e' resistere alle pressioni del partito trasversale che si oppone al rinnovamento. E' una lobby potentissima: associati, ricercatori, sindacati dell'università"

Tra coloro che costituivano (e continuano a costituire) 'l'opinione pubblica' sulle questioni universitarie, solo Nicola Tranfaglia intuì che "il decentramento così realizzato rischia di accentuare gli aspetti di clientelismo e di localismo gia' forti nelle nostre università". Per evitare cio', Tranfaglia auspicava una vera autonomia degli atenei per la quale pero' "non si puo' non ipotizzare proprio l'abolizione del valore legale del titolo di studio." (da Repubblica del 25.7.96).

Naturalmente 'l'opinione pubblica' vinse e la legge Berlinguer fu approvata, nonostante le nostre argomentazioni-previsioni di semplice buon senso.
Il 27 giugno 1998, prima dell'approvazione della legge Berlinguer, abbiamo scritto:
"Con questa legge i concorsi locali ad ordinario e ad associato risulteranno una finzione come da sempre lo sono quelli a ricercatore. Localismo, nepotismo e clientelismo, gia' ampiamente esercitati nei concorsi per l'ingresso nella docenza, saranno praticati anche nell'avanzamento nella carriera, in misura di gran lunga superiore a quanto sperimentato con gli attuali meccanismi concorsuali" ("Universita' Democratica", n. 162-163, p. 5).
 E nel dicembre 1998 abbiamo aggiunto: "ora anche la carriera deve essere decisa attraverso una cooptazione personale da parte di quelli che una volta si chiamavano baroni ed e' ad essi che bisognera' affidarsi, con adeguati comportamenti anche umani, per vincere concorsi che sono considerati, non a torto, una mera perdita di tempo, un fastidioso ritardo all'attuazione di una scelta gia' operata." ("Universita' Democratica", n. 168-169, p. 7).

Miscelando (come pare piacere a Mussi) l'assoluta autonomia nel reclutamento con la verifica a posteriori delle scelte da parte dell'Agenzia, il risultato sara' devastante per l'Universita', portando ai 'massimi' livelli la cooptazione personale e il potere di chi, sul piano nazionale, ha sempre  dominato sull'Universita'.
Per eliminare la cooptazione personale e per affidare la scelta di chi reclutare all'autonomia della comunita' scientifica proponiamo da sempre di fare svolgere i concorsi a ricercatore, banditi dagli Atenei,  a una commissione nazionale composta solo da ordinari sorteggiati.

- LA PRECARIZZAZIONE DEL 'RUOLO' DEI DOCENTI


Nell'articolo dell'Unita' si legge anche che Mussi ha detto: "Sono per introdurre il principio del superamento dell'inamovibilita' dei docenti universitari".
Lo stesso Mussi, su Repubblica del 15 luglio 2006, aveva dichiarato: "bisogna sfatare uno storico tabu' dell'universita' italiana: chi entra e non fa carriera si sente un fallito. Negli altri Paesi non e' cosi. Docenti dei vari livelli escono dagli atenei e arricchiscono con la loro conoscenza la pubblica amministrazione e le industrie. E' necessario prevedere uscite multiple dalla docenza."
La precarizzazione dei docenti di 'ruolo' e' un obiettivo centrale della lobby accademica trasversale che vuole accrescere il suo controllo gerarchico. Un obiettivo gia' previsto nel disegno dei DS sull'Agenzia per la valutazione, presentato all'inizio del 2006, e nel progetto di legge dell'Ulivo sulla docenza, presentato alla fine del 2006.

- E GLI USA?


Il ministro Moratti ha smesso di ripetere, come un 'disco incantato', che la docenza universitaria italiana era a forma di "piramide capovolta" solo quando ha smesso di essere ministro.
Il ministro Mussi invece, piu' giustamente, dice che si tratta di una clessidra (in realta' e' quasi un cilindro): "20 mila ordinari, 19 mila associati, 22 mila ricercatori". Pero', il Ministro, come riporta l'Unita', di questa 'forma' si lamenta: "L'Italia - ha sottolineato Mussi - e' l'unico Paese in cui il numero degli ordinari e degli associati e' uguale a quello dei ricercatori. Dobbiamo ripristinare la piramide assumendo piu' ricercatori e aumentando i loro stipendi".
Lo stesso Mussi aveva scritto su Repubblica del 14 gennaio 2007 che in Italia l'attuale rapporto tra le tre fasce rappresenta "un assetto surreale del corpo docente", mentre "in tutto il mondo la struttura e' a piramide".
Forse Mussi non riesce a trovare il tempo di documentarsi, continuando così a ripetere cose sbagliate. Infatti:
1. "Dobbiamo RIPRISTINARE la piramide". Ma quando mai c'e' stata la piramide? La stessa legge, il DPR 382 del 1980, che ha introdotto le fasce degli associati e dei ricercatori, prevedeva organici nazionali di 15.000 ordinari, 15.000 associati e 16.000 ricercatori.
2. "L'Italia e' l'UNICO Paese in cui il numero degli ordinari e degli associati e' uguale a quello dei ricercatori." "In TUTTO il mondo la struttura e' a piramide". Se gli USA fanno parte di "tutto il mondo" allora Mussi farebbe bene a leggere quanto segue:
"Complessivamente, il 31% di tutti i docenti a tempo pieno degli Stati Uniti e' full professor, il 24% e' associate professor e il 22% e' assistant professor, mentre il restante 23% occupa altre figure contrattuali meno diffuse. Queste statistiche cambiano drasticamente negli atenei piu' prestigiosi, dove non e' raro che il 70-80% dei docenti sia full professor. Come si vede, la struttura della docenza nelle universita' americane e' tutt'altro che piramidale. Inoltre, come abbiamo detto, i docenti piu' giovani comunque non dipendono da altri docenti piu' anziani ne' per la loro attivita' didattica ne' per quella di ricerca, e anche le loro prospettive di carriera dipendono solo da organi collegiali ampi e non da singoli docenti anziani." (da pag. 44 di "L'Universita' negli Stati Uniti d'America" di Lorenzo Marrucci).

Dunque non e' vero che "in TUTTO il mondo la struttura e' a piramide" e non e' vero che "l'Italia e' l'UNICO Paese in cui il numero degli ordinari e degli associati e' uguale a quello dei ricercatori."

Tutto questo l'abbiamo gia' 'segnalato' nel nostro documento del 16 gennaio 2006 "La 'piramide' USA", dove era anche scritto:
"Abbiamo gia' detto come non sia opportuno predeterminare alcuna forma geometrica dell'assetto della docenza, che e' meglio farla derivare, man mano, dall'accertamento, senza clientelismi e senza nepotismi, delle capacita' didattiche e scientifiche maturate dai singoli docenti."

- UNA CONSIDERAZIONE


Non e' facile fare il Ministro per una Universita' statale, di massa e di qualita'. Finora nessuno l'ha fatto. Nessun Ministro ha mai operato per realizzare l'autogoverno del Sistema nazionale delle Universita' e metterlo così in grado di difendere l'autonomia universitaria dai poteri forti accademico-politici.

29 gennaio 2007
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Dall'Unita' del 27 gennaio 2007:

Mussi: "Aumentero' del 20% lo stipendio dei ricercatori"

"Gli stipendi dei ricercatori sono oltraggiosi, voglio aumentarli del 20%". Lo ha detto il ministro per l'Universita' e la Ricerca, Fabio Mussi, durante un incontro in una sezione Ds di Roma. "L'Italia - ha sottolineato Mussi - e' l'unico Paese in cui il numero degli ordinari e degli associati e' uguale a quello dei ricercatori. Dobbiamo ripristinare la piramide assumendo piu' ricercatori e aumentando i loro stipendi".
Allargando il discorso, il ministro ha garantito che sono in arrivo nei prossimi anni "una barcata di soldi per universita' e ricerca, e chi e' piu' bravo li prende". Non usa mezzi termini Mussi nel preannunciare che i tempi delle vacche magre stanno, almeno parzialmente, per finire. Sono lontani i tempi delle frizioni con la parte del governo che sembrava penalizzare il mondo universitario. "Stanno arrivando i soldi della finanziaria e quelli europei - ha sottolineato - a questo punto sono le universita' a doversi svegliare".
In particolare, ha ricordato Mussi, sono in arrivo "960 milioni di euro in 3 anni dalla finanziaria, ma soprattutto 53 miliardi di euro in 7 anni dal settimo programma quadro europeo, che presenteremo lunedì in pompa magna ai Lincei. Noi speriamo di arrivare al 14% di questi fondi, cioe' 9 miliardi.
In piu' - ha aggiunto il ministro - ci sono i fondi strutturali europei. I soldi per la ricerca ci sono, sono le universita' che devono presentare i progetti". Mussi ha anche fatto cenno al sistema attuale di assunzione dei ricercatori, sottolineando di essere in linea teorica "per l'abolizione dei concorsi. Tu chiami chi vuoi - ha chiarito - poi io ti valuto, e dopo ripetuti errori ti levo i soldi. Sono per introdurre il principio del superamento dell'inamovibilita' dei docenti universitari". Mussi ha posto l'attenzione sulla autonomia degli atenei e della comunita' scientifica, che attraverso la nuova agenzia di valutazione di imminente varo "dovra' assumersi la responsabilita' sulla base dei titoli di assumere qualcuno, poi l'agenzia valuterà".


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