FISICA/MENTE

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/31-Ottobre-2006/art26.html

Finanziaria: futuro ancora incerto per la ricerca


Giorgio Parisi *


La sera prima della presentazione della legge finanziaria, il ministro Mussi annunciò che sperava di ottenere 500 milioni di euro di incremento dei finanziamenti per la ricerca pubblica e l'università. Non era tanto, circa il 3 per cento del totale delle risorse destinate allo sviluppo del paese (18 miliardi), ma di più non era possibile, nonostante sia noto che un investimento nella ricerca frutti quattro volte più che un investimento in altri campi. Effettivamente si trattava di una cifra ancora insufficiente per permettere all'Italia di raggiungere gli obiettivi fissati dalla comunità europea, ma era pur sempre un buon passo avanti. Appena presentata la Finanziaria fu detto che l'aumento dei finanziamenti era stato solo di 300 milioni: non una notizia esaltante, ma pur sempre un segnale positivo.
Tuttavia, quando il testo completo della finanziaria fu reso pubblico, fu chiaro che il valore in euro dei finanziamenti totali per la ricerca rimaneva circa lo stesso dell'anno precedente, e quindi, se si tiene conto dell'inflazione, il valore reale diminuiva in maniera sostanziale.
È da più di una settimana che il ministro Mussi ha annunciato le sue dimissioni dal governo a meno che non si verifichi un'inversione di tendenza. Ci sono stati segnali di qualche cambiamento (notizie di agenzia suggeriscono una cifra di 250 milioni addizionali, che sarebbero appena sufficienti per compensare gli effetti dell'inflazione), tuttavia questo intervento minimale non è ancora stato assicurato. Parte di questi finanziamenti possono essere ottenuti modificando il decreto Bersani, del giugno scorso, che taglia del 10 per cento le spese intermedie (ovvero tutte, escluso il personale) delle amministrazioni statali, per il 2006 e il 2007. Anche le università e gli enti di ricerca sono stati compresi nel taglio, nonostante le proteste molto vivaci del ministro Mussi. Sopprimendo questo taglio per il 2007 si rimedierebbero 200 milioni di euro e si tratterebbe di un provvedimento molto opportuno. Infatti, come dice un personaggio del fumetto Dilbert su Linus: «Un taglio del dieci per cento del budget di un progetto è la classica percentuale che si spara anche senza aver pensato ai termini del problema, partendo dall'assunzione che tutto può essere tagliato del 10 per cento senza peggiorare il risultato finale». Un taglio generalizzato di questa natura poteva anche essere giustificato nel giugno scorso, quando ancora il governo non aveva effettuato un'analisi precisa della situazione economica nei vari settori, tuttavia non può essere adottato come metodo di governo per il futuro. Bisogna infatti combattere gli sprechi, ma non c'è spreco maggiore di pagare gli stipendi al personale e poi non dargli i mezzi per operare in maniera efficiente. Il governo deve decidere in quali settori strategici vuole investire e in quali settori invece vuole tagliare e il Presidente del consiglio Prodi deve assumersi queste responsabilità di scelta e direzione.
Per quanto riguarda la ricerca, la Finanziaria (e il decreto fiscale) prevedono diversi provvedimenti innovativi, come ad esempio l'istituzione di una Agenzia per la valutazione e un Piano straordinario per l'assunzione di ricercatori, da realizzare mediante procedure diverse e parallelle a quelle ordinarie. Questo piano è stato sfortunatamente sottofinanziato e le cifre attuali permettono di assumere circa duemila ricercatori in tre anni: un provvedimento non abbastanza incisivo. Infatti, considerato il gran numero di studiosi capaci, che attualmente lavorano nella ricerca in Italia e all'estero e giustamente vorrebbero una sistemazione permanente, occorre fare uno sforzo per arrivare a reclutare duemila ricercatori l'anno. Non dovrebbe essere molto difficile centrare questo obiettivo, visto che le maggiori spese - relativamente piccole - gravano sugli anni 2007 e 2008, quando la situazione finanziaria dovrebbe essere più rosea. Si tratta di un obiettivo molto importante dal punto di vista politico, che segnerebbe una forte discontinuità con l'azione del governo precedente. Ovviamente è cruciale che queste assunzioni non vengano gestite in base a criteri clientelari: volendo sarebbe facile evitarlo, per esempio utilizzando le procedure previste in un ottimo emendamento alla Finanziaria proposte dall'onorevole Walter Tocci dei Ds.
L'azione ministeriale va poi nella direzione di liberare gli enti scientifici dalla dipendenza dal potere politico, restituendo alla comunità scientifica la propria sovranità. Per esempio, dovendo nominare un nuovo presidente dell'Asi (l'Agenzia spaziale italiana), il ministro Mussi ha deciso di procedere insediando un comitato di ricerca che avrà il compito di presentare una terna di nomi tra i quali il ministro sceglierà il nuovo presidente dell'Asi. Questa rinuncia del ministro a esercitare una parte del suo potere è estremamente positiva e sarebbe auspicabile che diventasse prassi comune per tutte le nomine di carattere tecnico, anche al di fuori del mondo scientifico. Inoltre per eliminare una possibile sudditanza degli enti alle politiche clientelari, bisogna cambiare gli statuti di molti enti di ricerca, tra cui quello del Cnr, scritto dalla Moratti. Ed è positivo che il governo, come previsto nel decreto fiscale, abbia una delega ad operare in questa direzione.
Tuttavia ci sono ancora punti della finanziaria che devono essere migliorati. Anche se è prevista la revoca del blocco delle assunzioni imposto dal precedente governo, restano troppi vincoli e lacciuoli che limitano in maniera irragionevole l'operato degli enti di ricerca e che devono essere eliminati. Anche se pian piano la Finanziaria, per quanto riguarda la ricerca, incomincia a prospettare un futuro più roseo, sono assolutamente necessari maggiori finanziamenti e un accurato lavoro di lima dei singoli articoli, compito che speriamo venga svolto presto dal governo e dal parlamento.
 

* Ordinario di Fisica teorica all'Università La Sapienza di Roma



 

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