FISICA/MENTE

 

 

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(al suddetto indirizzo vi sono molti altri articoli d'interesse sulla scuola)

 

SCUOLE PRIVATE (OSSIA, CATTOLICHE)

 

Prendo spunto da un articolo di Emilio Carnevali e Cinzia Sciuto riportato su Micromega dal titolo: La Chiesa all'incasso; sottotitolo: Una fitta rete di scambi, favori, cortesie, "battaglie morali" e "pagamenti in contanti" ha riversato negli ultimi anni un vero e proprio fiume di denaro "extra" nelle casse della Chiesa cattolica, grazie ad una miriade di provvedimenti ad hoc, molti dei quali passati completamente sotto silenzio.

Gli autori elencano quindi alcune fonti da cui gli incassi provengono, partendo dall'approvvigionamento idrico completamente gratuito concesso al Vaticano (nel 2000 L'Espresso scriveva che la Santa Sede non ha mai pagato una lira per il consumo annuo di circa 5 milioni di metri cubi di acqua, e che il ministero dell'economia dovette sborsare ben 44 miliardi di lire al suo posto per il servizio di depurazione delle acque), passando dai paradisi fiscali, per arrivare alla gestione dell'8 per mille e ai provvedimenti esentasse di cui l'ultimo è quello relativo all'ICI. Si sa che la Chiesa dispone di una quantità di risorse esorbitante, ma leggendo questo lavoro emergono ulteriori sorprese e cifre da capogiro.

Scuola_cattolica_1 Perché sto parlando di quest'argomento? Il post in cui proponevo per bocca di Cinzia Dato un finanziamento delle scuole private da parte di Confindustria e Chiesa cattolica non ha ricevuto nessun commento a riguardo del tema centrale, appunto l'aiuto alle scuole private dato da questi due enti. Il post è stato segnalato su LiberoBlog, ha ricevuto finora quasi cento commenti, ma nessuno, dico nessuno, né i favorevoli né i contrari al finanziamento delle scuole private da parte dello Stato ha preso in esame concretamente questa proposta. Perché ? Concentriamoci sulla Chiesa. Perché l'italiano chiama in causa gli aiuti statali alle scuole cattoliche (la stragrande maggioranza delle scuole private italiane) e non prende in considerazione un intervento più massiccio della Chiesa nella loro gestione? Si pensa forse che la Chiesa non ne abbia la possibilità? Per l'italiano la laicità è un optional? L'italiano è sinceramente devoto o considera i servigi alla Chiesa un male necessario? Quando si oltrepasserà la logica concordataria a favore di una sociale sic et simpliciter?

Sta di fatto che i commentatori (conservatori, liberali, cattolici, miscredenti, di sinistra, di destra ecc..) tendono a non pronunciarsi sul fatto che la Chiesa debba usufruire o meno dei fondi statali (e dei privilegi datole dal Concordato) per finanziare le sue scuole. La questione è importante, poiché si sa benissimo che in Italia dire scuola privata significa dire scuola cattolica. Parlare dunque dell'atteggiamento dello Stato nei confronti della scuola privata significa parlare del rapporto fra Stato e Chiesa, con il tempo sempre più stretto e amichevole. L'articolo 33 della nostra Costituzione (il famoso senza oneri per lo Stato) è praticamente sparito dalla legislazione italiana e parlare di finanziamenti, contributi, sussidi alle scuole private non provoca neanche più imbarazzo.

A livello statale sono due i principali canali attraverso cui le scuole "non statali" ricevono denaro pubblico: i finanziamenti diretti per la gestione delle scuole e per progetti finalizzati all'elevazione della qualità e dell'efficacia delle offerte formative, e i contributi alle famiglie, i cosiddetti buoni scuola.

Esamineremo questi due canali e le conseguenze di una futura predominanza dell'istruzione cattolica (prevedibilissima continuando di questo passo) sull'insegnamento delle materie tecnico-scientifiche, argomento core di questo blog.

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Dopo questa introduzione esaminiamo quindi il capitolo finanziamenti diretti alle scuole private, ossia, in sostanza, cattoliche.

I finanziamenti pubblici alla scuola privata sono cominciati con il governo di centro-sinistra: Berlinguer emanò infatti due decreti (dm 261/98 e dm 279/99) che hanno per esplicito oggetto la concessione di contributi alle scuole secondarie legalmente riconosciute e pareggiate.

L'approvazione della legge sulla parità scolastica, la n.62 del 2000 (governo D'Alema bis) ha poi messo la ciliegina sulla torta: da questo momento in poi le scuole private (ossia, cattoliche) entrano a far parte a pieno titolo del sistema di istruzione nazionale, e pertanto devono essere trattate "alla pari" anche sul piano economico. La legge prevede l'applicazione alle scuole paritarie del trattamento fiscale riconosciuto agli enti senza fini di lucro, istituisce di fatto i buoni scuola statali (per i quali stanzia 300 miliardi annui di vecchie lire a partire dal 2001), aumenta i contributi per il mantenimento delle scuole elementari parificate (60 miliardi di lire) e per le spese di partecipazione alla realizzazione del sistema prescolastico integrato (280 miliardi di lire), stanzia fondi per le scuole che accolgono disabili (7 miliardi). Onere complessivo: 347 miliardi di lire all'anno.

Il ministro Moratti, con il Dm 27/2005 ha poi apportato delle modifiche: il decreto non parla più di concessione di contributi, ma esplicitamente di partecipazione alle spese di scuole secondarie paritarie. Sono stati abbassati i criteri per l'accesso ai contributi e innalzati i livelli massimi degli stessi. Per il 2005 i contributi alle scuole non statali (ossia, cattoliche) ammontano Soldi2_1 complessivamente a 500 milioni e 500 mila euro. Il 2006 è un altro anno d'oro per la scuola privata (ossia, cattolica): oltre agli stanziamenti nei relativi capitoli di spesa del ministro sono previsti altri 150 milioni di euro prelevati dal Fondo famiglia e solidarietà. Nel contempo i fondi per gli istituti pubblici sono stati ridotti del 60% (trascurando tra l'altro i gravissimi problemi connessi all'edilizia). Altri particolari di gestione della spesa del ministero Moratti potete leggerli su questa pagina de La Voce.

Dopo il capitolo finanziamenti diretti passiamo ai buoni scuola. I buoni scuola sono dei contributi destinati alle famiglie a parziale o totale copertura delle spese di iscrizione dei figli alle scuole; essi sono un'invenzione di alcune regioni e, con la legge sulla parità  del 2000 (ricordiamo ad abundantiam: è stata approvata dal centro-sinistra), sono stati istituzionalizzati anche a livello nazionale. Per le sole scuole private (ossia, cattoliche) provvede la legge 289 del 2002: 30 milioni di euro è il tetto di spesa per gli anni 2003, 2004, 2005.

Ma quali sono i criteri di assegnazione dei buoni scuola statali? Anche quest'anno- recita orgogliosa una nota del ministero dello scorso maggio - per accedere alla richiesta non sono imposti limiti di reddito. Anche chi ha tanti soldi, dunque, può fare domanda. Finanche l'Azione Cattolica, in riferimento al decreto interministeriale del 28/08/03 attuativo della legge 289/2002, ha espresso preoccupazione per l'assenza nel decreto di un limite di reddito al di sopra del quale non sia possibile accedere al contributo, assenza che rischia di trasformare il provvedimento, da strumento necessario per assicurare a tutti un pieno diritto all'istruzione nel sistema pubblico integrato, in particolare ai ragazzi delle famiglie più deboli, in una ulteriore discriminazione a danno di chi è economicamente svantaggiato (Ansa, 09/09/03).

Ma non è finita qui: poiché la legge sulla parità non fa alcun cenno all'eventuale incompatibilità dei buoni scuola statali con quelli regionali, si è creato un sistema a doppio regime: nelle regioni che lo prevedono le famiglie possono accedere sia al buono scuola statale che a quello regionale. Una di queste regioni è il Veneto: tale regione stabilisce che il contributo (da destinare a supporto delle iscrizioni a scuole statali o paritarie) può essere concesso solo qualora la spesa sostenuta sia uguale o superiore ai 200 euro. Poiché le tasse di iscrizione alle scuole statali non superano di solito quella cifra, l'intero ammontare del fondo messo a disposizione dalla regione va di fatto nelle tasche delle famiglie che decidono di iscrivere i propri figli alle scuole private, usufruendo di una cifra che va dai 310 ai 1300 euro (stavolta  a seconda del reddito) cumulabili con il buono statale. Un caso? Direi di no. Altre regioni che prevedono i buoni scuola sono: Emilia Romagna, Friuli-Venezia-Giulia, Lombardia, Liguria, Toscana, Sicilia, Piemonte. Ma gli epigoni si moltiplicano.

Title_home_1 Come abbiamo già sottolineato, la stragrande maggioranza delle scuole private in Italia è gestita dalla Chiesa cattolica. Non è un caso che sia proprio il fronte cattolico quello più agguerrito in fatto di parità e finanziamenti pubblici alle private: Enzo Meloni, presidente dell'Associazione genitori cattolici (A.Ge.S.C. ), si è sentito in diritto di sollecitare il ministro Moratti in merito ai tempi di erogazione del contributo alle famiglie degli alunni delle scuole paritarie, e il ministro si sia sentito in dovere di rispondergli assicurando l'erogazione dei contributi (qui, sul sito dell'A.Ge.S.C., la lettera del ministro Moratti al segretario dell'Agesc Enzo Meloni).

E veniamo all'ultima parte dell'articolo di Micromega; questa riguarda nello specifico l'università, ma fornisce molti spunti per intuire cosa sarà della scienza se il mondo cattolico continua a condizionarne l'insegnamento.

Alle università cattoliche il governo ha stanziato molti fondi; solo all'Università Campus Bio-Medico di Roma sono arrivati 50 milioni di euro tra il 2004 e il 2005. La visione delle ricerca cui il Campus si ispira è chiarita (se mai ci fossero dubbi) dall'art.7 della Carta delle finalità: l'Università intende operare in piena fedeltà al Magistero della Chiesa Cattolica, che è garante del valido fondamento del sapere umano, poiché l'autentico progresso scientifico non può mai entrare in opposizione con la Fede, giacché la ragione (che ha la capacità di riconoscere la verità) e la fede hanno origine nello stesso Dio, fonte di ogni verità. L'ateneo si definisce eplicitamente un'opera apostolica della prelatura dell'Opus Dei.

Sempre nella Carta delle finalità: Art. 10 Il personale docente e non docente, gli studenti e i frequentatori dell'Università si impegnano a rispettare la vita dell'essere umano dal momento iniziale del concepimento fino alla morte naturale. Essi considerano l'aborto procurato e la cosiddetta eutanasia come crimini in base alla legge naturale; per tale motivo si avvarranno del diritto di obiezione di coscienza previsto dall'art.9 della legge 22/05/1978 n.194. Si ritiene inoltre inaccettabile l'uso della diagnostica prenatale con fini di interruzione della gravidanza ed ogni pratica, ricerca o sperimentazione che implichi la produzione, la manipolazione e la distruzione di embrioni. Art.11 Il personale docente e non docente, gli studenti e i frequentatori dell'Università riconoscono che la procreazione umana dipende da leggi iscritte dal Creatore nell'essere stesso dell'uomo e della donna, ed è sempre degna della più alta considerazione. I criteri morali che devono guidare l'atto medico in questo campo si deducono dalla dignità della persona, dal significato e dalle finalità della sessualità umana. Tutti considerano, pertanto, inaccettabili interventi quali la sterilizzazione diretta e la fecondazione artificiale.

Dal 2004 il governo ha istituito varie università non statali in aggiunta a quelle esistenti. Fra i nuovi atenei legalmente riconosciuti dal Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario (si legga questo documento) vi è l'Università Europea di Roma dei Legionari di Cristo, che potrà quindi usufruire dei fondi stanziati dal governo per le università private. Tale riconoscimento è stato effettuato contro il parere del comitato regionale di coordinamento delle università del Lazio. Fra le motivazioni addotte dal ministero della fu Pubblica Istruzione potete leggere: caratteristica innovativa del percorso formativo è quella di prevedere per ogni corso di studio un primo anno in comune, e poi dal secondo anno due curricula differenziati e specifici; particolarmente interessante l'articolazione nel curriculum Storico-religioso e Storico-politico del corso di laurea in Scienze storiche e Filosofico-teoretico e Filosofico-bioetico del corso di laurea in Filosofia. Alla cerimonia di inaugurazione dell'Università (14/10/04) presenziarono Gianni Letta e l'allora governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio.

Inoltre con la legge n.293 del 23/10/03, il parlamento conferisce riconoscimento legislativo all'Istituto di Studi Politici San Pio V, e ne approva il finanziamento per una cifra pari a 1,5 milioni di euro annui.

Fonte: Micromega, 7/2005 (Carnevali e Sciuto, Chiesa all'incasso, articolo in parte riportato su Wikipedia)

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Sull'Università San Pio V conservo un articolo di Repubblica in cui sono descritti i piani di studi riservati a lavoratori delle amministrazioni pubbliche, cui sarebbero concessi talmente tanti crediti da permettere il conseguimento di una laurea in scienze politiche, giurisprudenza ecc...con pochissimi esami scelti tra i meno impegnativi. Del resto, sia la scuola che l'università privata hanno interesse ad allargare l'utenza (anche quando non cattoliche, beninteso); per questo motivo vengono incontro ai desideri dello studente medio: conseguire facilmente un diploma o una laurea. Sempre per questo motivo è difficile che in Italia vi siano istituti privati di autentica qualità; è noto che ve ne sono molti eccellenti, cattolici e non, in ambito scolastico e universitario; ma sempre troppo pochi rapportati all'enorme numero di istituti quali l'Università europea degli Universitaranieri_2_1 studi Franco Ranieri, fondata nella squallida palazzina visibile a lato dal signor Ranieri e figlio  (divertitevi leggendo l'articolo che compare cliccando sul link), a cui la Moratti non ha mancato di dare il riconoscimento ufficiale: l'attuale arretratezza culturale della nostra nazione, che pure tanto ha fatto in passato per incivilire l'umanità, non permette un sano progresso di una scuola privata che non sia una fabbrica di lauree e diplomi a pagamento...l'italiano medio nell'istruzione privata cerca la via più facile...e il privato lo accontenta per andare incontro ai suoi bisogni (sennò che privato è?). In altre nazioni gli istituti privati sono pari e talvolta superiori ai pubblici; ma ogni nazione ha le scuole private che si merita. Da noi la libera concorrenza sarebbe solo al ribasso: chi ha più iscritti, chi sforna più laureati e diplomati...

Stendiamo poi un velo pietoso sull'insegnamento delle materie tecnico-scientifiche promosso dalla scuola privata (ossia, cattolica): delle opposizioni all'evoluzionismo darwiniano stiamo ancora pagando le conseguenze con i continui rigurgiti creazionisti, le maggiori teorie geologiche e astronomiche hanno avuto vita dura per affermarsi. E oggi? E' il turno delle biotecnologie.


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