FISICA/MENTE

 

SEGUONO LE ZICHICCATE ... 

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(all'inizio delle Zichiccate)

 

CRESTOMAZIA

 

Antonino Zichichi, fisico italiano, autore di “Perché io credo in colui che ha fatto il mondo” (1999) ci diletta con le seguenti argute affermazioni:

 

  1. Senza caffe' e senza latte sarebbe impossibile fare un cappuccino.
  1. Senza colori sarebbe impossibile la Primavera di Botticelli.
  1. La Pieta', Michelangelo, l'ha saputa concepire, sentire e realizzare lui.
  1. Certamente il paradiso è qualcosa di cui tutti abbiamo bisogno; però non dobbiamo immaginarcelo in modo antropomorfico. Ritengo che non si possa escludere la possibilità di una esistenza al di fuori dello spazio e del tempo, della massa, delle energie e delle cariche. Nel paradiso può esserci tutto fuorché questo.
  1. Le Tre Forze Fondamentali sono: la Forza Elettrodebole.
  1. Ancora oggi sorprende la velocità con cui cadono le pietre: troppo veloci per essere misurate. E invece no.
  1. Se il Creatore m’avesse regalato un altro cervello io avrei potuto fare altre cose.
  1. La più grande conquista della Logica Matematica è l’Infinito.
  1. Lunedì vuol dire Luna; Martedì, Marte; Mercoledì, Mercurio; Giovedì, Giove; Venerdì, Venere; Sabato, Saturno; Domenica, Sole.
  1. Galileo libera la terra dall'incubo di dover stare ferma al centro del mondo. Non serve a nulla star fermi al centro del mondo. Velocità costante zero equivale a velocità costante qualsiasi'.
  1. La forma più elementare di Logica corrisponde a dire: patti chiari, amicizia lunga'.
  1. Definizioni: dell'Algebra come "teoria dei rapporti tra variabili'', dell'Analisi come "teoria dei rapporti tra funzioni di variabili'', e della Geometria come "teoria delle funzioni in uno spazio metrico''.
  1. Il Secondo Millennio finisce il 31 dicembre 1999 e non, come dicono la maggior parte dei miei colleghi scienziati, il 31 dicembre 2000. (rivolgendosi a giovani studenti alla TV)
  1. Non accetto incarichi prima che me li abbiano offerti.
  1. Se l'ipotesi che Dio non esiste fosse valida, la Logica Matematica dovrebbe scoprire il teorema della completezza''. (Teorema dimostrato da Kurt Gödel nel 1930)
  1. Mangiare dieci chili di pane non è come mangiarne un chilo. Bere dieci litri di vino non è come berne uno solo. Però, anche se pane e vino hanno sapore diverso, la loro massa può essere esattamente la stessa.
  1. L'esistenza della Scienza la dobbiamo alla cultura cristiana.
  1. E' nel seno della Chiesa di Cristo che ha avuto origine la Scienza. 
  1. Il caso Galileo è ancora cronaca. Dobbiamo aspettare qualche migliaio di anni per avere, di esso, una lettura fedele'.

Ulteriori notizie su:  http://www.vialattea.net/odifreddi/ 


 

http://www.margheritacampaniolo.it/zichichi1.htm

Zichichi: da Marte niente di nuovo

 

di M.Michela Nicolais


"Di scientifico, il 3 gennaio, non è stato scoperto alcunché. Lo sbarco della sonda Spirit è una ‘data storica’ per la tecnologia spaziale. Tecnologia che non nasce studiando le stelle, ma le pietre. Il guaio culturale è che le stelle affascinano, le pietre no". E’ il commento rilasciato da Antonino Zichici, presidente della "World federation of scientists", allo sbarco della sonda americana Spirit, raggiunta su Marte nei giorni scorsi da un altro "robot" gemello, Opportunity. Abbiamo chiesto allo scienziato siciliano i motivi della sua lettura "controcorrente" dello sbarco, salutato con grande enfasi dai media.

Come giudica il grande impatto mediatico delle prime immagini da Marte, e il tipo di "risonanza" di esse rispetto, ad esempio, alle immagini dello sbarco sulla luna?

"Lo sbarco sulla luna ebbe una enorme risonanza e non saranno i robot su Marte a battere l’impatto mediatico che ebbero le imprese degli astronauti sulla luna. Quando David Scott – il Comandante di Apollo 15 – fece cadere sul suolo lunare una piuma e un martello, il grande pubblico restò a bocca aperta. Ancora oggi c’è chi crede che se facessimo cadere da un elicottero un carro armato e un martello, toccherebbe terra prima il carro armato e poi il martello. L’esperimento della ‘piuma e del martello’ lo aveva immaginato Galilei, ma lo sanno in pochi. Motivo: la scienza ha fatto tante scoperte ma a noi scienziati è stato impedito, dalla cultura dominante atea, di spiegare alla gente il vero significato delle scoperte scientifiche. Significato che fu capito da Galilei: impronte del Creatore. Se vivessimo l’era della scienza tutti saprebbero che le immagini del suolo di Marte sono poca cosa rispetto alla scoperta di Fermi sulla esistenza di una carica diversa da quella elettrica. Carica detta ‘debole’: è la valvola di sicurezza che permette al sole e a tutte le stelle di brillare per miliardi di anni con estrema regolarità. Se non esistesse la carica ‘debole’ non potrebbe esistere il cielo stellato. Questa scoperta risale a oltre mezzo secolo fa, ma non ne ha mai parlato nessuno. Del suolo di Marte ne parlano invece tutti. Motivo: la cultura del nostro tempo è lungi dall’essere al passo con la scienza. È pre-aristotelica. Infatti imperversano oroscopi e magie".

Si può dire che l’interesse per una eventuale forma di vita su Marte abbia riaperto anche il dibattito tra scienza e fede?

"Immaginiamo che venga scoperta una qualsiasi forma di vita su Marte. E allora? Cosa apprenderemmo sulla struttura della materia vivente? Risposta: nulla! Il vero problema è quello di capire come avviene il passaggio da un pezzo di materia inerte a un pezzo di materia vivente. Una pietra è fatta con protoni, neutroni ed elettroni. Un passerotto è anch’esso fatto con gli stessi protoni, neutroni ed elettroni. Il passerotto vive, la pietra no. Immaginiamo che qualcuno riuscisse a trasformare una pietra in passerotto. Questo sarebbe di gran lunga più importante della scoperta di una qualsiasi forma di vita su Marte. Ma c’è di più. Anche se si riuscisse a saper realizzare il passaggio da materia inerte a materia vivente la posizione dell’uomo di fronte al Cosmo resterebbe immutata. Siamo infatti l’unica forma di materia vivente – l’unica tra centinaia di migliaia – cui è stato donato il privilegio di riuscire a scoprire le impronte del Creatore. Sono queste impronte la vera frontiera della scienza galileiana d’oggi. Capire perché siamo i soli privilegiati è il cuore del dibattito che lega la scienza alla fede. Scoprire se esiste il ‘supermondo’ con 43 dimensioni è la nuova frontiera della scienza, non se c’è vita su Marte".

Quali prospettive si aprono dopo le indagini di Spirit sul pianeta rosso?

"Prospettive di natura tecnologica, poche. Il motivo è presto detto. Se oggi l’uomo può spedire sonde e robot su Marte il merito non è degli studi e delle ricerche di natura astronomica e astrofisica. La tecnologia per realizzare missili, navicelle spaziali, sonde e robot nasce nei nostri laboratori, qui sulla Terra, studiando le moderne pietre galileiane. Galilei fece notare che le impronte del Creatore (leggi fondamentali che prima di Galilei nessuno era riuscito a scoprire) non sono soltanto nei corpi celesti, ma in qualsiasi oggetto. Anche in una pietra. Ed è studiando le pietre che siamo arrivati a scoprire l’esistenza delle tre ‘pietre’ galileiane moderne: il protone, il neutrone e l’elettrone; di esse è fatta ogni cosa, inclusi noi stessi. Le indagini di Spirit sul pianeta rosso ci potranno dire tante cose su come è fatto Marte, da dove viene, ma non contribuiranno alla invenzione di nuove tecnologie, che nascono nei nostri laboratori, qui sulla Terra. E nascerebbero lo stesso, anche se smettessimo di passeggiare su Marte. Le pietre galileiane del terzo millennio non sono più i protoni, i neutroni e gli elettroni, ma i quark e i leptoni. Le nuove grandi invenzioni tecnologiche verranno, ancora una volta, dallo studio di queste pietre. Studiandole sapremo inventare le tecnologie per riuscire a passeggiare tra le stelle: non lo sappiamo fare. Marte è dietro l’angolo, rispetto alla stella a noi più vicina".

 

ToscanaOggi


 

SIAMO FATTI COSI’

(da "Il vero e il falso"  ed. il Saggiatore 2003 di Antonino Zichichi)

 

In una persona che pesa 70 chili la metà del peso è dovuta ai protoni, l' altra metà ai neutroni e una minima parte agli elettroni.

 

Questa minima parte vale poco meno di venti grammi.

Il numero di protoni è però esattamente uguale al numero di elettroni.

 

Il motivo per cui il contributo degli elettroni è di appena venti grammi è dovuto al fatto che un elettrone è duemila volte più leggero di un protone. Protoni e neutroni hanno invece la stessa massa e sono in numero circa uguale in quanto i nuclei atomici sono mediamente fatti con un numero di protoni eguale a quello dei neutroni.

 

 

Immaginiamo di avere diciotto miliardi di miliardi di miliardi di protoni e lo stesso numero di neutroni.

 

 

Con queste particelle potremmo fare i nuclei degli atomi di una persona che pesasse 70 chili.

 

 

Disponendo dello stesso numero di elettroni potremmo costruire tutti gli atomi di cui è fatta quella persona. Infatti gli atomi sono fatti con nuclei di protoni e neutroni attorno ai quali c'è una nuvola di elettroni.

 

 

L'insieme di protoni, neutroni ed elettroni ci permetterebbe di costruire le varie parti di cui ha bisogno la struttura materiale di quella persona: quarantacinque chili e mezzo di Ossigeno; dodici chili e seicento grammi di Carbonio; sette chili di Idrogeno; due chili e cento grammi di Azoto; poco più di un chilo di Calcio; settecento grammi di Fosforo; duecentoquarantacinque grammi di Potassio; centosettantacinque grammi di Zolfo; centocinque grammi di Sodio; cento grammi di Cloro; tre grammi e mezzo di Magnesio; tre grammi di Ferro; due grammi di Zinco; due decimi di grammo di Manganese; quindici centesimi di grammo di Rame; tre centesimi di grammo di Iodio e tracce di Fluoro, Cobalto, Nichel, Piombo, Silicio e di qualche altro materiale.

 

 

Con questi materiali potremmo costruire trenta chili di muscoli, sette chili di ossa, un chilo di polmoni, cinque litri di sangue e ventisette chili di organi necessari a fare una persona completa con massa da 70 chili.

 

 

Credere che questa "macchina" umana, dotata di una complessa e formidabile struttura materiale, possa subire l'influsso delle lontanissime Stelle e quello degli innocui satelliti del Sole è ciò che pretendono i ‘compilatori di oroscopi’.

 


 

La coerenza di questo personaggio, che si è sperticato per non andare e non far andare a votare al referendum, risulta chiara nello scritto che segue. Fa pena più che repulsione!

Sul numero 3 di Famiglia Cristiana del 15 gennaio 2003, interviene il prof. Antonino Zichichi sulle nuove biotecnologie. Ne riportiamo la parte conclusiva.


"Il crollo del Muro di Berlino ha coinciso con il passaggio da violenza politica a violenza economica e l’uso della scienza da materia inerte a materia vivente. La clonazione umana, se lasciata nelle mani della violenza economica, non avraà alcun ostacolo fondamentale da superare. La parte scientifica è nota. Quella tecnologica va studiata. Ma questa parte non è in conflitto con alcuna legge fondamentale della natura. Pertanto, se finanziata e protetta arriverà sicuramente al traguardo. La si smetta di dire che la clonazione umana è tecnologicamente irrealizzabile. I livelli di difficoltà tecnologici da superare sono di gran lunga inferiori a quelli del Progetto Manhattan (che portò in meno di tre anni all’accensione del primo fuoco che non dipende dal Sole). I Paesi liberi e democratici dovrebbero mettersi insieme e varare un Progetto Manhattan per l’uomo.
La tecnologia che fa uso della materia vivente è una conquista formidabile dell’intelletto, che permetterà di vincere malattie oggi senza speranza e di migliorare fortemente la qualità della nostra vita. Ma una società civile non può lasciare nelle mani della violenza economica priva di scrupoli questa nuova frontiera della moderna tecnologia. I criminali della violenza economica possono essere sconfitti solo a una condizione: essere più bravi di loro, saperne di più e realizzare strumenti in grado di tenere sotto controllo i loro crimini. Per vincere sulla violenza economica c’è una sola strada: non lasciar loro il monopolio di studi tecnologici potenzialmente in grado di mettere in ginocchio la nostra civiltà, con i suoi valori e le sue conquiste".

Vi rendete conto di quanto sia bugiardo, ipocrita ed opportunista il personaggio ?


Come nasce il legame tra segni zodiacali e date di calendario

 http://www.racine.ra.it/astrofaenza/segni_zodiac_calendario.htm


 

In una trasmissione di "Mattina in famiglia" su Raidue, al Prof. Antonino Zichichi è stato posto il quesito di cui a margine.

Zichichi dopo una battuta, ha proseguito affermando che "il legame" è frutto della fantasia dell'uomo, poiché non c'è nessun legame scientificamente valido. Ed aggiunge che Ipparco cercava in una zona del cielo un "segno" da associare all'inizio della primavera, giorno dell'equinozio, col sorgere del Sole.

Questo "segno" lo identificò nella Costellazione d'Ariete la cui struttura ricorda il segno ipsilon (segno d'Ariete).

Nasce così la correlazione tra la data di calendario e i segni zodiacali che Ipparco fissò 200 anni prima della nascita di Cristo. Il segno d'Ariete all'equinozio di primavera. (e al suo opposto quello d'autunno) corrisponde a due posizioni della Terra nel suo girare attorno al Sole. Poi Euclide scoprì che quelle posizioni avevano "proprietà formidabili perché in quelle posizioni l'inclinazione dell'asse terrestre è di 90° rispetto al Sole. Ecco perché ai due equinozi la quantità di luce e di buio è uguale

La scoperta di Euclide "è ancora adesso affascinante" Zichichi introduce un esempio:

- immaginiamo un asse che non è perpendicolare al piano in cui ruota la Terra, o qualunque altro corpo, succede che pur essendo quest'asse fisso, per il fatto di girare rispetto a una sorgente di luce o a un punto geometricamente fisso dentro l'orbita, si ha che gli angoli variano giorno per giorno.

E' per questo che noi osserviamo le Stagioni.

Il 21 di giugno la Terra (o meglio detto, il suo asse) è inclinato verso il Sole e abbiamo l'estate. Il 21 dicembre siamo dalla parte opposta al Sole, con l'asse inclinato dalla parte opposta del Sole, e così ci troviamo in inverno.

La correlazione con i segni zodiacali è del tutto inesistente dal punto di vista scientifico.

Un segno zodiacale, cos'è? Ipparco guardava il cosmo e cercava l'ipsilon. Con un po' di fantasia lo identificò in quel gruppo di stelle (Ariete). Adesso se noi osserviamo il 21 di marzo in quale Costellazione sorge il Sole, non c'è più la ipsilon d'Ariete ma c'è la Costellazione che viene prima, ossia quella dei Pesci. Nell'anno 2300 il Sole sorgerà in quella che precede i Pesci, ossia nell'Acquario. (Ma gli astrologi ne tengono conto?). Quanto sopra detto è per l'effetto del "terzo movimento della Terra",

ossia il lento oscillare dell'asse della Terra, ciò che produce la "precessione degli equinozi" scoperta da Ipparco e che "disaccoppia la posizione della Terra nell'orbita con l'inclinazione dell'asse terrestre per il fatto che esso si muove"

Questo fenomeno che è puramente geometrico è stato capito da Euclide. Quindi non c'è nessuna cosa strana. La data di calendario della quale andiamo parlando, vuol dire angolo d'inclinazione, che l'uomo con la sua fantasia associa a stelle che sono in movimento lontanissime da noi, e perciò con un po' di fantasia "vede" Bilancia, Leone, ecc., cose completamente inventate, alle quali destina "segni zodiacali". Ma il loro legame non è stabile nel tempo. Tanto è vero, ripete Zichichi, che oggi se uno osservasse il Sole quando sorge il 21 marzo non lo vedrebbe nel "segno" nel quale lo vide sorgere Ipparco, come si è detto prima.

Avrò capito tutto e bene?

Me lo auguro.


 

http://digilander.libero.it/elam/bibbia/annozero.htm

DOVE INIZIA IL MILLENNIO

a cura di Basello Gian Pietro, san Giovanni in Persiceto, 23/XI/2000

(25/I/2001) Domenica scorsa 21/I vedo in televisione ("Mattina in famiglia" su RaiDue) il prof. Zichichi che spiega perché non c'è dubbio che il millennio sia iniziato un istante dopo la mezzanotte del 31 dicembre 1999. Il problema è sempre quello, ma ci ho messo un po' per capire il punto di vista di Zichichi... partendo dal presupposto che Zichichi non è uno stupido!

cardinali e ordinali

Innanzitutto Zichichi ammette che non c'è un anno zero ma dice che l'anno zero in pratica è l'anno 1 d.C. Introduce quindi i concetti di numero cardinale e numero ordinale. Se uno ha compiuto n anni (cardinale), vuol dire che è nel corso del suo (n+1)° anno (ordinale) di vita. [Per chiarezza (e semplificando) aggiungo io che il primo numero cardinale è lo zero (che segna l'origine/nascita) mentre il primo ordinale è 1° che designa lo spazio fra i cardinali zero e 1; genericamente un cardinale indica una misura (la scatola è larga 22cm) mentre l'ordinale un'entità numerabile (la prima pagina del libro); nel nostro caso specifico il cardinale indica un punto temporale mentre l'ordinale un intervallo temporale (per cui dovremmo sempre chiederci: in corso o compiuto?).] Insomma Zichichi afferma: se siamo nel 2000 vuol dire che stiamo già vivendo il 2001° anno dalla nascita di Gesù e che 2000 anni sono già compiuti. Il problema è capire se il nostro numero di anno è un numero cardinale o ordinale. Secondo Zichichi è un cardinale cioè un ordinale compiuto; in realtà è un ordinale in corso! Infatti anno 2000 vuol dire che stiamo vivendo il 2000° anno dalla nascita di Gesù che si compirà solo il 31 dicembre 2000 (non per niente diciamo: "siamo nel 2000").

La distinzione è molto sottile e per capirla bisogna andare all'origine del sistema. Non basta però confutare Zichichi dicendo che non esiste l'anno zero, in quanto a Zichichi non interessa se storicamente esiste o meno l'anno zero perché l'anno zero per lui è comunque il punto di inizio dell'anno 1. Facciamo un esempio fittizio con il concetto di era: non soddisfatto della sua indiscussa autorità in campo scientifico, Zichichi conquista il potere con un colpo di stato nel settembre (o qualsiasi altro mese) di quest'anno e decide formalmente che il successivo 1 gennaio segnerà l'anno 1 dell'era Zichichi; nel settembre successivo potrà celebrare il primo anniversario del colpo di stato (sottolineando così che è già trascorso un anno dal colpo di stato), ma dovrà comunque dire che è nel corso del 1° anno (non ancora conclusosi) della sua nuova era, in quanto l'inizio dell'anno è fissato all'1 gennaio. Storicamente le cose non possono che essere così: uno definisce giustamente come primo il nuovo anno, ma lo definisce primo quando è ancora in corso, non primo quando è già nel corso del secondo anno come immagina Zichichi. In questo senso l'anno 0 ordinale esiste (pur non essendo usato) come punto di inizio dell'anno 1 (cioé primo) dell'era, come afferma Zichichi in modo più impreciso. Quindi la vera distinzione non è fra numero ordinale o cardinale, ma fra ordinale compiuto o in corso: Zichichi sottintende che il punto temporale indicato dal cardinale coincide con il corrispondente ordinale compiuto.

La stessa cosa vale per i mesi e i giorni: gennaio è il primo mese dell'anno ma non chiamiamo gennaio il secondo mese dell'anno in cui gennaio è già compiuto! Allo stesso modo oggi è il 25 gennaio ovvero il 25° giorno di gennaio che si concluderà però solo a mezzanotte di oggi. Non a caso si dice indifferentemente "1 gennaio" e "primo gennaio"!

Di per sè si tratta di una convenzione, seppur ben motivata, come credo abbia dimostrato l'esemplificazione. Zichichi (coerentemente con la sua idea sul nuovo millennio) avrebbe potuto stabilire che l'anno 1 (chiamato, denominato, detto "anno 1") della sua era corrisponde al secondo anno, introducendo prima o supponendo all'indietro un anno zero (o in qualsiasi altro modo decida di chiamare un simile anno). Storicamente però non fu questa la convenzione usata... nè da chi stabiliva una nuova era per l'immediato futuro (Seleuco Nicatore o l'immaginario dittatore Zichichi), nè da chi stabiliva una nuova era retroattiva nel tempo nel VI secolo d.C. (come Dionigi)! Probabilmente nessuno stabilirebbe una nuova era con un anno zero (per cui si dovrebbe dire innaturalmente "siamo nell'anno zero"); tuttavia se noi oggi creassimo un'era retroattiva, useremmo sicuramente il concetto di anno zero... e infatti è proprio quello che è successo con l'introduzione del sistema astronomico per la numerazione degli anni!

Nell'esempio ho volutamente separato il momento in cui Zichichi prende il potere da quello di inizio dell'anno: infatti parliamo di una convenzione relativa alla numerazione degli anni che non pretende di modificare anche la convenzione relativa all'inizio dell'anno. Gli anni dell'era seleucide iniziano verso l'equinozio di primavera non perché Seleuco Nicatore avesse preso il potere in quella data, ma perché già prima gli anni iniziavano convenzionalmente con quella data di alto valore simbolico. Nel caso degli anni di regno, si introduce anche il concetto di anno di intronizzazione (accession year) incompleto e corrispondente all'ultimo anno di regno del precedente re. Ad esempio, Dario conquista il potere nell'XI mese dell'8° anno di regno di Cambise ma il suo 1° anno di regno inizierà con il I mese dell'anno successivo. E' vero che nel primo anno di regno avverrà il primo anniversario della presa del potere ma questo non interferisce con la convenzione della numerazione degli anni legata all'inizio convenzionale di anno.

Ritornando all'era cristiana attualmente in uso, non importa quando Dionigi pensava fosse realmente nato Gesù. Non importa neppure se la sua data convenzionale di inizio anno (che è discussa) fosse o meno l'1 gennaio, perché noi oggi abbiamo comunque assegnato alla sua numerazione di anni la nostra data convenzionale di inizio anno, anche retroattivamente! Insomma, ci muoviamo in un mondo di convenzioni ma non sempre possiamo modificarle! Esempio calzante è proprio l'era cristiana che Dionigi fissò in corrispondenza dell'anno di nascita di Gesù: non importa se ora sappiamo o crediamo di sapere che sbagliò di qualche anno... ormai ce la teniamo così, e farei ridere (oltre a provocare errori e fraintendimenti) se datassi questo scritto al 2006 per essere fedele all'intenzione di Dionigi!

L'esempio degli anni di età proposto da Zichichi è quindi estremamente opportuno ma non nel senso da lui proposto! Anzi, potremmo dire che è l'unica esemplificazione a noi famigliare (e per questo non avvertita come tale) della convenzione di numerazione degli anni del nostro calendario. Il nostro numero di anno rappresenta l'anno in corso che si compirà solo al capodanno dell'anno successivo... Pur fraintendendo un particolare banale, la teoria di Zichichi ci ha costretto a ragionare parecchio!

A questo punto sarà bene richiamare il principio di questa discussione. Chiarita la convenzione di numerazione degli anni, se un millennio indica lo spazio temporale equivalente a 1000 anni, potremo dire di essere nel 3° millennio solo a partire dall'anno 2001 ovvero non prima che si chiuda l'anno 2000 ovvero il 2000° anno.

Ad un ulteriore livello di astrazione potremmo chiederci: perché questo problema si pone solo con i secoli e i millenni, e non con i giorni e i mesi che usano la stessa convenzione di numerazione? Il fatto è che secoli e millenni sono multipli su base 10 dell'unità di misura anno mentre non esistono nell'uso comune multipli di giorni o mesi: 30 o 31 giorni sono un mese ma un mese non è un multiplo di un giorno. Il problema si pone solo nel caso delle decadi: la prima decade di un mese inizia il giorno 1 e termina il giorno 10, la seconda il giorno 11 e termina il 20, la terza il 21 e termina con il 30. Per questo motivo possiamo festeggiare il nuovo anno senza problemi ogni 12 mesi mentre festeggiare il nuovo millennio ha creato tante discussioni!


http://www.osservatoriosalute.com/notiziario/ 

Assistenza Sanitaria Collettiva / Studi e ricerche
TENETEVI IL CALDO
Nasce Teddy, la rete europea che si occuperà dello sviluppo di medicine apposite per i giovanissimi
di Antonino Zichichi ("Famiglia Cristiana" n. 27 del 4 luglio 2004)

Temperature africane, effetto serra, ossidi di azoto, ozono, "polveri sottili", Protezione civile in allerta, bollettini quotidiani sui rischi sanitari, con un record nella vendita di condizionatori d’aria che ha raggiunto a Milano la cifra di 15 miliardi delle vecchie lire in appena una settimana.
Siamo in piena Hiroshima culturale, prevista da Fermi 50 anni fa. Se vogliamo batterla è necessario avere idee chiare. Inquinamento e temperature africane non vanno confuse. Caldaie industriali e domestiche, mezzi di trasporto pubblico e privato producono inquinamento: ossidi di azoto, ozono e "polveri sottili". L’effetto serra e le temperature africane sono ben altra cosa. Qui entrano in gioco il tasso di anidride carbonica e le fluttuazioni del potente motore meteorologico.
L’anidride carbonica è cibo delle piante, non è sostanza inquinante; produce il cosiddetto effetto serra, grazie al quale la temperatura media a livello del mare è di 15 gradi centigradi. Se nell’aria non ci fosse quella piccolissima percentuale di anidride carbonica che produce l’effetto serra, la temperatura sarebbe di 18 gradi sotto zero. È un errore demonizzare l’effetto serra che ci regala 33 gradi. Il problema è quello di capire se l’aumento del tasso di anidride carbonica è dovuto a noi; se così fosse bisognerebbe correre ai ripari. Il potente motore meteorologico trae la sua energia dal Sole; le sue fluttuazioni (estati torride, inverni freddi) non dipendono da noi.
I misteri dell’ossigeno
Gli ossidi di azoto, l’ozono (il gas chiamato ossigeno è costituito da molecole fatte con due atomi dell’elemento chimico detto ossigeno; l’ozono è un gas costituito da molecole fatte con tre atomi di ossigeno) e le polveri sottili sono micidiali (si veda Vorremmo saperne di più).
L’ozono attacca la vegetazione ed è nocivo alla nostra salute. Esso viene prodotto dagli ossidi di azoto, sostanze generate dalla circolazione automobilistica. Sono molecole fatte con un solo atomo di azoto e un numero variabile di atomi di ossigeno.
Nel motore dell’auto entra aria: quindi ossigeno e azoto. Quando la temperatura è elevata (come nei motori delle auto e nelle caldaie), l’azoto e l’ossigeno si fondono chimicamente in una molecola. È questo il processo detto di ossidazione dell’azoto. Ecco perché dai motori e dalle caldaie vengono fuori – per ossidazione dell’azoto atmosferico – gli ossidi di azoto. La più tossica di queste sostanze è il biossido di azoto (una molecola di azoto, più due di ossigeno): irrita le vie respiratorie e può arrivare a provocare lesioni polmonari. Le misure fatte in tante zone d’Italia e d’Europa ne indicano, purtroppo, un costante aumento, dappertutto. Gli ossidi d’azoto producono ozono a bassa quota (si veda Le frontiere della ricerca).
Per chiudere, due parole sulle anomalie meteorologiche (afa, temperature torride eccetera) di cui si parla tanto. Prima di invocare le variazioni climatiche è necessario capire le fluttuazioni del motore meteorologico e il legame tra aumento di anidride carbonica e aumento dell’effetto serra. Nelle variazioni interviene il cosiddetto Oceano globale: l’insieme della superficie liquida della Terra. L’Oceano globale ha una caratteristica peculiare: qualcosa assimilabile a una valvola che l’Oceano stesso si diverte a chiudere o ad aprire. Se la chiude, diminuisce l’immissione di anidride carbonica: quindi meno effetto serra, meno caldo; se la apre, aumenta: più effetto serra, più caldo.
Nei tempi in cui dell’uomo non c’era traccia, la percentuale di anidride carbonica è aumentata e diminuita tante volte, senza che si potesse imputare a noi un effetto del genere. Dire che sono le attività umane a determinare l’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera distrae l’attenzione dalla lotta all’inquinamento. Nota di chiusura: i condizionatori d’aria, per produrre freddo, hanno bisogno d’energia. Il bilancio globale è un aumento della temperatura atmosferica. Usiamoli quando è proprio necessario.


Assistenza Sanitaria Collettiva / Ricerca
IL TIC TAC DELLA LUCE
di Antonino Zichichi ("Famiglia Cristiana" n. 25 del 20 giugno 2004)

È a tutti noto che la nostra specie è fatta per essere attiva quando c’è luce; e che esistono tante altre forme di vita che sono invece attive di notte. A reggere questa diversità deve esserci un meccanismo, cui è stato dato il nome di orologio biologico.

Da diversi anni ricercatori e specialisti studiano nelle diverse forme di vita la localizzazione dell’orologio biologico, cercando di capire quali parti ne determinano il ritmo. Entrano così in gioco sistemi molecolari complessi, strutture genetiche e tessuti cellulari, che, quando un organismo vivente viene separato dal mondo dotato del ritmo periodico dell’alternarsi tra luce e buio, mettono in moto un meccanismo che procede seguendo un suo ritmo intrinseco, che può risultare meno veloce o più veloce di quello legato alla luce del giorno e al buio della notte.

Il risultato più interessante nello studio dell’orologio biologico è la scoperta di Russel Foster, secondo cui noi possediamo un meccanismo sensibile alla luce che prescinde dalla struttura dominante legata alla visione. Prima di questa scoperta, si pensava che la percezione della luce fosse legata esclusivamente alla nostra facoltà di vedere oggetti, di identificare gli innumerevoli dettagli che dipendono dalla nostra capacità di osservare tutto ciò che fa parte del mondo che ci circonda, ivi inclusa la facoltà di distinguere in modo corretto i colori, di poter leggere, mettendo comunque sempre in moto la macchina cerebrale che dipende dalla vista. Non è così.

La struttura legata al nostro orologio biologico ha solo bisogno di sapere se c’è luce e in quale intensità, a prescindere dalle immagini illuminate del mondo che ci circonda. È stato proprio cercando di capire come la luce interviene nella struttura del nostro orologio biologico che è venuto fuori il meccanismo sensibile alla luce, ma totalmente diverso da quello legato alla visione.
L’uomo moderno ha creato condizioni di vita attiva quando l’intensità di luce artificiale (misurata in unità dette Lux) è pari ad appena 100-400 unità. La luce naturale è, però, a livelli molto più elevati, e va da 10.000 a 100.000 delle stesse unità. L’uomo contemporaneo ha quindi reso la sua sensibilità alla luce che attiva l’orologio biologico più grande per oltre un fattore cento. Questo vuol dire che basta cento volte meno luce per attivare l’orologio biologico.

Attualmente, nel mondo occidentale, il 20 per cento della forza lavorativa opera usando luce artificiale in turni di notte. Il risultato è che – secondo alcuni ricercatori – le persone che si separano dal ciclo della luce naturale non dormono quando sono stanchi, ma quando hanno fame. Come se non bastasse, esse lavorano e mangiano quando sono stanche. Noi, invece, associamo il sonno alla stanchezza e il bisogno di mangiare a quando abbiamo fame. Si tratta di valori medi. Essi non escludono quei casi ben noti di persone che arrivano a preferire il lavoro di notte con i segnali corretti per fame, sonno e stanchezza.

Tutto è cominciato 150 anni fa

L’avventura nel mondo della luce artificiale ha avuto inizio 150 anni fa, quando Edison inventò la lampada elettrica. Con essa il buio della notte divenne luce artificiale e l’orologio biologico della nostra specie incominciò a liberarsi dalla schiavitù del legame indissolubile che, per millenni, aveva avuto con la rotazione a trottola della nostra Terra.
Nello spazio cosmico sparisce sia questo legame di luce e buio naturali, sia l’altro ancora più forte dell’attrazione gravitazionale, che non subisce ritmi di alcun tipo ma solo una brusca interruzione. I dati disponibili riguardano poche centinaia di persone: gli astronauti.
Fino a pochi decenni fa, l’interesse per questi fenomeni sarebbe apparso relegato alla fantascienza. E invece c’è già chi li studia in previsione dei lunghi viaggi in assenza sia dell’attrazione gravitazionale, sia dell’alternarsi periodico tra luce e buio. Questi studi sono oggi al centro dell’attenzione mondiale dopo la decisione del presidente americano George W. Bush di inviare su Marte un gruppo di astronauti.
Nei viaggi spaziali l’orologio biologico perde i due legami forti con i quali era andato avanti per migliaia e migliaia di anni. Siamo appena ai primi passi, ma i risultati ottenuti fanno pensare che la macchina umana saprà superare anche questa difficoltà.


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UNA VITA PICCOLISSIMA
di Antonino Zichichi ("Famiglia Cristiana" n. 24 del 13 giugno 2004)

Di nanobatteri si parlò nel 1996, quando in un meteorite vennero trovate strutture fossili che sembravano batteri di dimensioni nanometriche (un nanometro è un miliardesimo di metro). Ora i nanobatteri pare siano stati scoperti sulla Terra, analizzando tessuti provenienti da arterie umane con microscopi elettronici e altre tecniche avanzatissime.
Torna così alla ribalta il problema chiave: quanto piccola può essere una struttura materiale per essere dotata di vita? Gli specialisti della Mayo Clinic, a Rochester (Usa), diretti da John Lieske, rispondono: dai 30 ai 100 nanometri. È però necessario definire cosa dobbiamo intendere per vita: se ci si limita a chiedere la facoltà di riprodursi, i nanobatteri esistono. Se però si esige l’identificazione di una specifica sequenza di Dna, allora bisogna aspettare. Per migliaia di anni siamo stati fermi alla vita posta su basi di pari dignità col moto.
Il massimo esponente di questa visione della vita fu Aristotele, destinato a divenire il riferimento universale dell’ipse dixit. Bastava che una forma di materia si muovesse per concludere che doveva essere dotata di vita. Di esperimenti non se ne facevano. Nessuno osava mettere in discussione l’Universo pensato e descritto dal genio di Stagira. Nessuno, fino a quando Galileo Galilei scoprì che il moto non basta affinché la materia inerte diventi vivente.

Il Dna e le sue proteine

Prima che venisse scoperto l’acido desossiribonucleico (Dna), il criterio per decidere se un pezzo di materia era dotato di vita consisteva nel vedere se, posto in un ambiente di coltura favorevole alla sua riproduzione, si moltiplicava. Adesso, invece, per dire che un pezzettino di materia è dotato di vita bisogna essere sicuri che possieda una sequenza completa di Dna e le proteine necessarie al suo funzionamento. Il dottor Jack Malinoff dell’Università di Rochester era giunto a stabilire che la più piccola cellula vivente dovesse avere un diametro non inferiore ai 140 nanometri.
E invece ora si scopre che esistono nanobatteri le cui dimensioni vanno dai 30 ai 100 nanometri, inferiori a quelle di molti virus. Un virus, però, non vive fuori da una cellula: entra nella cellula e si riproduce grazie al fatto che sta dentro quell’organismo dotato di vita autonoma. Al di fuori della cellula il virus diventa completamente inerte.
I virus sono parassiti di animali, di piante e anche di alcuni batteri, e producono le malattie dette virali: raffreddore, influenza, vaiolo, herpes, polio. Le dimensioni dei virus vanno dai 20 ai 400 nanometri. Anche i retrovirus hanno dimensioni analoghe e sono forme di vita parassitaria. Un retrovirus non è che un virus che trasforma una sua struttura (detta Rna) in Dna. Così il retrovirus si integra nel Dna della cellula che lo aveva ospitato e comincia a riprodursi.
Virus e retrovirus sono piccolissime quantità di materia che non è possibile vedere con microscopi a luce normale. E non è possibile separarli dalle colture usando filtri normali. Sono necessari microscopi e filtri speciali.
Il gruppo del dottor Lieske dice di avere scoperto pezzettini di materia vivente, non tipo virus né retrovirus, ma tipo batterio. Un batterio è del tutto indipendente: si riproduce in una coltura, non in una cellula. Ai loro colleghi un po’ scettici, gli scopritori dei nanobatteri rispondono portando le prove che quelle minuscole forme di materia vivente sintetizzano acidi nucleici, quindi Dna.

Gli scettici obiettano

Il dottor John Cisar dell’Istituto Nih (National Institute of Health) di Bethesda, Usa, obietta: in diversi casi ci siamo illusi che nanoparticelle fossero dotate di vita indipendente. Usando tecniche coloranti, i risultati sulla presenza di catene di acidi nucleici (Dna) erano positivi. Ma non siamo mai riusciti a estrarre gli acidi nucleici da quelle strutture. Ecco perché gli scettici dicono agli scopritori: «Non potete dire di avere scoperto forme nanometriche di vita senza essere riusciti a dimostrare che quelle forme hanno una sequenza unica di Dna».
A questa obiezione la dottoressa Virginia Miller, co-scopritrice di questa nuova forma di vita, ha così risposto in una intervista alla Bbc: «Noi abbiamo scoperto che questa quantità nanometrica di materia riesce a riprodursi nella coltura. E questo basta. In fondo, prima che venisse scoperto il Dna, si concludeva che un tipo di materia era vivente se riusciva a riprodursi. Noi abbiamo dimostrato che le nanoparticelle da noi estratte da organismi diversi si riproducono». È ovvio, a questo punto, che la prova del fuoco sarà riuscire a trovare la sequenza unica di Dna che caratterizza questa incredibile nuova forma nanometrica di vita.


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LA GRANDE ALLEANZA
di Antonino Zichichi ("Famiglia Cristiana n. 23 " del 6 giugno 2004)

 

I raggi-T sono parenti stretti dei raggi-X, ma poco noti al grande pubblico. Potremmo definirli l’esempio più recente della grande alleanza che da quattro secoli esiste tra scienza e medicina e ha prodotto l’enorme sviluppo tecnologico le cui radici sono nelle scoperte della scienza. Tanto enorme è lo sviluppo tecnologico che i rappresentanti più autorevoli della comunità dei medici sentono da tempo la necessità di agire affinché si operi per bilanciare la componente antropologica della medicina, rispetto a quella tecnologica.

È significativo che questa necessità sia emersa al congresso della Società italiana di radiologia medica (Sirm), cioè del settore medico più altamente tecnologico, quello della radiologia e diagnostica medica per immagini, che si apre oggi ai raggi-T, ultima applicazione delle scoperte avvenute nel campo delle radiazioni elettromagnetiche.

I raggi-T non possono essere "visti" dai nostri occhi, perché la nostra retina è sensibile a onde elettromagnetiche la cui lunghezza va dai 4 (violetto) ai 5 (verde), agli 8 (rosso) decimi di millesimo di millimetro. I raggi-T hanno una lunghezza d’onda mille volte più grande, decimi di millimetro, e coprono una zona poco usata della radiazione elettromagnetica, in quanto non è facile produrli a forte intensità, come facciamo con la luce e le altre sorgenti di onde elettromagnetiche (raggi-X, onde radio, onde tv, microonde ecc.). I raggi-T, essendo molto "grandi" nelle loro dimensioni ondulatorie, non penetrano nei metalli e nemmeno in profondità nell’acqua. La loro utilità è complementare a quella della radiazione elettromagnetica "dura" dei raggi-X e dei raggi-G.

I raggi-T si producono quando le cariche elettriche oscillano al ritmo di mille miliardi di volte al secondo; in termini specialistici: 1 Tera-Hertz. Ecco l’origine della lettera T nel nome dei raggi. Al ritmo di una oscillazione al secondo si dà il nome di Hertz per onorare un pioniere dei fenomeni periodici, mentre il termine "Tera" indica semplicemente il valore di mille miliardi. Un’onda elettromagnetica da 3 Tera-Hertz corrisponde a un decimo di millimetro. Questo permette di studiare strutture aventi tali dimensioni; vengono prodotte così le tomografie tridimensionali, utilissime per la diagnosi di numerose malattie, come ad esempio i tumori della pelle.

Gli elettroni liberi

Per produrre raggi-T si può usare la tecnica detta free electron laser ("laser a elettroni liberi"). È come se si riuscisse a fare vibrare gli elettroni di un atomo artificialmente molto grande. Nel novembre del 2002, un gruppo di fisici americani, guidati da Gwyn Williams, riuscì nell’impresa di produrre raggi-T con una potenza decine di migliaia di volte più grande di quella raggiunta fino ad allora, e che era di millesimi di Watt.

Produrre radiazioni elettromagnetiche nella fascia dei Tera-Hertz senza usare il laser a elettroni liberi non è facile. Ne sanno qualcosa i nostri colleghi dell’Istituto nazionale di Fisica della materia guidati da Fabio Beltram di Pisa, che, in collaborazione con il Politecnico di Torino e il Laboratorio Cavendish di Cambridge, hanno saputo realizzare due anni fa un laser a semiconduttori capace di emettere onde elettromagnetiche nella zona dei Tera-Hertz.

La "cascata quantica"

Il sistema aveva però bisogno di una temperatura molto bassa: 220 gradi sotto zero. Il dispositivo, fatto con strati, molto sottili, di materiali detti "semiconduttori", funziona grazie al fenomeno fisico detto "cascata quantica". La novità di questi ultimi tempi è che oggi si riesce a produrre raggi-T a una temperatura più alta: 170 gradi sotto zero.

Ciò apre le porte a un uso molto esteso di questa tecnica potenzialmente utile non solo per la diagnostica medica, ma per tante altre applicazioni, come ad esempio la rivelazione di molecole presenti nell’aria le cui origini potrebbero essere estremamente interessanti, sia per motivi di inquinamento (sostanze tossiche), sia per difesa dal terrorismo (rivelazione di sostanze esplosive negli aeroporti). I raggi-T prodotti artificialmente a basso costo potrebbero anche essere usati nel futuro per le telecomunicazioni locali senza fili.

 


 

I sorprendenti risultati di alcune recentissime ricerche scientifiche

MOLECOLA DI VITA

Il Dna resta fondamentale, ma gli ultimi studi rivelano l’importanza di un suo parente povero, che è chiamato "spazzatura".
di Antonino Zichichi ("Famiglia Cristiana" n. 16 del 18 aprile 2004)

 

Come mai noi siamo tanto diversi da un vermiciattolo, pur avendo quasi lo stesso numero di geni? Serve a poco dire che la nostra diversità non può essere nel numero di geni. Bisogna trovare le prove. È ciò che sta accadendo studiando la "molecola della vita".

Quando, nel 1944, venne scoperto l’acido desossiribonucleico, meglio noto con la sigla Dna, furono in molti a dire che quella era la "molecola della vita". Crick e Watson riuscirono nel 1953 a stabilirne la struttura a doppia elica, divenuta il simbolo della nostra struttura genetica, in cui dovrebbero essere scritti tutti i dettagli di ciò che siamo. Ma nell’immaginario collettivo sono state ignorate le interazioni della struttura genetica con l’ambiente.

In molte occasioni abbiamo detto che la doppia elica era da considerare solo il primo passo nella comprensione del meccanismo da cui vien fuori la nostra specie. Questa molecola sta infatti in ogni cellula del nostro corpo, ma interagisce con tutte le altre strutture che contribuiscono all’esistenza di quella stessa cellula. Strutture finora considerate prive di potere, che si pensava fossero solo nelle mani dell’imperatore assoluto Dna. Le novità, che si susseguono a un ritmo impressionante, sono conferme della straordinaria importanza che hanno le diverse strutture in cui è immersa la "molecola della vita", il cui studio ha aperto nuovi orizzonti.

Studiando la clonazione è stato scoperto che è impossibile clonare un animale mettendo in una cellula un nucleo "pulito", cioè senza il citoplasma che lo circonda e che contiene tanti pezzi di Dna mitocondriale. Quest’ultimo si trova fuori dal nucleo, è migliaia di volte più corto del Dna nucleare e sembrava non avesse nulla a che fare con le caratteristiche genetiche di una specie. Affinché la clonazione possa avere successo è necessario che nella cellula vuota venga inserito un nucleo con tutto il resto della "sporcizia" cellulare. Questi risultati sono la prova che esistono interazioni multiple tra il Dna del nucleo e quello mitocondriale. A questa prima notevole scoperta ne ha fatto seguito un’altra, ancora più incredibile.

Il Dna mitocondriale ha addirittura un effetto determinante nelle caratteristiche genetiche di una specie; lo ha scoperto il gruppo diretto da Pierre Roubertoux studiando due tipi diversi di topolini-cavia. Un tipo, detto Cba, consta di cavie estremamente brave nei labirinti; l’altro, detto Nzd, è fatto di animaletti molto meno svegli.

Dopo una serie di incroci, sono venute fuori cavie ibride, con il genoma Cba, ma con il Dna mitocondriale appartenente al gruppo Nzd. Altre cavie ibride avevano invece il genoma Nzd, ma il Dna mitocondriale del gruppo Cba. Se il Dna mitocondriale non avesse alcun effetto, gli ibridi avrebbero dovuto essere identici alle due linee originali. Invece gli ibridi con genoma Nzd (e Dna mitocondriale Cba) si sono mostrati molto più bravi nei labirinti dei loro cugini di razza pura Nzd. Questo dimostra che il Dna mitocondriale ha una grande importanza. Ecco un motivo per cui si può cominciare a capire perché la clonazione non può riuscire se il nucleo è pulito. E non è tutto.

Il Dna "spazzatura"

Il Dna che è nel nucleo della cellula ha una parte maggioritaria (60 per cento) apparentemente inutile: il Dna junk (spazzatura). Ma anche questa presunta verità è saltata. Ricercatori della Scuola di medicina di Ginevra, diretti da Stylianos Antonarakis, hanno messo a confronto il Dna junk di 16 mammiferi, tra cui l’uomo. Con grande sorpresa hanno scoperto che il Dna junk è identico in tutte le 16 specie. Il che vuol dire che si è conservato intatto nel corso di milioni di anni, come se l’evoluzione non avesse agito.

Fra le tante strutture apparentemente inutili che compongono il Dna junk, ci sono i cosiddetti pseudogeni: versione difettosa dei geni che funzionano perfettamente. Il numero di geni della nostra specie è stimato sui 30.000.

A questo corrisponde un numero eguale di pseudogeni che, però, non dovrebbero servire ad alcunché. I ricercatori della Scuola di medicina giapponese di Saitama, diretti da Shinji Hirotsune, hanno scoperto invece che se viene alterato uno pseudogene, il gene corrispondente non funziona più.

L’esperimento è stato fatto alterando lo pseudogene del gene makorin 1, responsabile dello sviluppo di ossa e reni in certe cavie. Attenzione: il gene makorin 1 non è stato toccato. L’intervento è stato fatto soltanto sul suo pseudogene. I risultati dimostrano che il gene makorin 1 ha bisogno del suo pseudogene. Come uno pseudogene possa interagire col gene è tutto da capire. Né è possibile estendere a tutte le coppie gene-pseudogene questo risultato. Resta accertato però che intervenendo su una parte di Dna junk si alterano gravemente le funzioni del Dna normale.
La breve rassegna delle ultime novità sperimentali d’ingegneria genetica porta quindi a concludere che alcune colonne portanti dell’impero assoluto del Dna sono crollate.


 

Le nuove scoperte sulla nostra macchina pensante
IL CERVELLO? UNA GALASSIA

Tanti neuroni quante stelle del sistema solare. E per le nuove idee i contatti sono un numero “fantastico” di Antonio Zichichi ( "Famiglia cristiana " n° 2 del 11/01/2004)

 


Studi recenti hanno aperto orizzonti nuovi nello studio del nostro computer di bordo, il cervello. E' stato, ad esempio, scoperto che la coniugazione dei verbi e l'ortografia sono localizzate in zone diverse. Attraverso l'udito possiamo ricevere le norme musicali e la vibrazione della stessa membrana può permetterci di apprendere concetti nuovi. Leggere una poesia può risvegliare in noi sentimenti di natura diversa da quelli che ci può procurare la lettura di un testo di matematica.
La musica, la poesia, la matematica attivano o no zone diverse del nostro cervello? Per arrivare a scoprire qualcosa di nuovo è o no necessario innescare un meccanismo diverso da quello che ci permette di scegliere in fretta la pietanza giusta in un menù troppo lungo? Alla base del funzionamento del nostro cervello ci sono centri che trasmettono messaggi come le stazioni radio emittenti e riceventi, o centri legati elettricamente come una centrale che distribuisce l'elettricità attraverso cavi senza alcuna libertà di scambio nel sistema?
E' nell'ultimo mezzo secolo che la conoscenza dei meccanismi cerebrali ha toccato vette inimmaginabili. Una di queste riguarda la sorgente delle nuove idee. Tutti conoscono "l'incompiuta" di Einstein, il sogno cui dedicò gli ultimi 35 anni della sua esistenza, convinto di avere capito come fatto il mondo. E che la difficoltà per ricondurre tutti i fenomeni a una sola origine fosse di natura puramente matematica.

L' ELEFANTE E LA COPERTA - Col senno di poi, oggi sappiamo e come se Einstein avesse cercato per 35 anni di mettere attorno a un elefante una coperta troppo piccola: come piccolo è 4 rispetto a 43. Stiamo parlando delle dimensioni dello spazio-tempo: il numero di dimensioni facilmente osservabili sono tre di spazio (altezza, lunghezza e larghezza) e una di tempo; le altre 39 devono esistere, ma non siamo ancora riusciti a scoprire. Ma nel dire queste cose e nel leggerle, quali zone del nostro cervello entrano in gioco? Quelle delle idee originali o quelle del comprendere cose astratte? E la musica, la poesia, l'arte, l'economia sono in zone identiche o diverse?
Secondo alcuni studiosi, quando si arriva alla fine di un lavoro intellettuale devono entrare in azione tutte le componenti più importanti del cervello, incluse quella della memoria e quella delle idee originali. Quando si arriva a risolvere un problema che ci ha impegnato per anni, in quegli istanti lo sforzo collettivo del cervello deve essere al suo massimo. E' possibile avere un'idea quantitativa su questo massimo?
Una scuola di pensiero dice che bisogna ridisegnare i circuiti cerebrali lasciando perdere i vecchi schemi che legavano le zone del cervello con sistemi tipo fili elettrici. Il numero di cariche elettriche positive e negative di cui è fatta la nostra macchina pensante è 100 mila volte più grande di tutte le stelle del cosmo. Il numero di " neuroni " (l'elemento base del cervello) e un uguale a quello delle stelle di una galassia come la nostra: 100 miliardi. E il numero di galassie nell'universo è ancora 100 miliardi; ma è solo una coincidenza numerica.
ogni neurone e fatto con 10 milioni di miliardi di cariche positive e negative. Secondo le ultime notizie, sembra che siano necessari mille neuroni per fare un centro propulsore di attività intellettuale, e che ciascuno agisca da stazione trasmittente e ricevente. Vien fuori che l'elaborazione di un elemento base per costruire nuove idee e fa come struttura portante un numero di possibili "contatti" tra centri e emittenti e riceventi che supera qualsiasi numero finora esistente nello studio della realtà fisica.

LA FANTASIA NON BASTA - Diamogli un nome: numero fantastico. Entra in gioco quando affrontiamo un problema nuovo; per riuscire a risolverlo è necessaria l'attività di tutti i centri propulsori dell'cervello, che lavora anche quando dormiamo. Ma il legame tra la zona di memoria e quella di elaborazione non sempre funziona bene. E ecco perché è necessario scrivere i passi cruciali di una sequenza logica, se non vogliamo perdere tempo a ricostruirla.
Quando l'attività cerebrale deve essere al massimo, deve entrare in gioco un numero fantastico, chi ha nelle "antenne" che trasmettono e ricevono la sua base. Sta in questo numero l'origine della creatività intellettuale che ci distingue del tutte le altre forme di vita animale. E pure, per capire come è fatto il mondo non basta la fantasia, come scoprì Galilei. Colui che ha fatto il mondo ci batte anche in creatività.

 


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