SEGUONO LE ZICHICCATE ...
CRESTOMAZIA
Antonino Zichichi, fisico italiano, autore di “Perché io credo in colui che ha fatto il mondo” (1999) ci diletta con le seguenti argute affermazioni:
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Ulteriori notizie su: http://www.vialattea.net/odifreddi/
http://www.margheritacampaniolo.it/zichichi1.htm
Zichichi: da Marte niente di nuovo
di M.Michela Nicolais
ToscanaOggi SIAMO FATTI COSI’ (da "Il vero e il falso" ed. il
Saggiatore 2003 di Antonino Zichichi)
Questa minima parte vale poco meno di venti grammi. Il numero di protoni è però esattamente uguale al numero
di elettroni.
La coerenza di
questo personaggio, che si è sperticato per non andare e non far andare
a votare al referendum, risulta chiara nello scritto che segue. Fa pena
più che repulsione! Sul numero 3 di Famiglia Cristiana del 15 gennaio 2003,
interviene il prof. Antonino Zichichi sulle nuove biotecnologie. Ne
riportiamo la parte conclusiva.
Vi
rendete conto di quanto sia bugiardo, ipocrita ed opportunista il
personaggio ? Come nasce
il legame tra segni zodiacali e date di calendario http://www.racine.ra.it/astrofaenza/segni_zodiac_calendario.htm In
una trasmissione di "Mattina in famiglia" su Raidue, al
Prof. Antonino Zichichi è stato posto il quesito di cui a
margine. Zichichi
dopo una battuta, ha proseguito affermando che "il
legame" è frutto della fantasia dell'uomo, poiché non c'è
nessun legame scientificamente valido. Ed aggiunge che Ipparco
cercava in una zona del cielo un "segno" da associare
all'inizio della primavera, giorno dell'equinozio, col sorgere del
Sole. Questo
"segno" lo identificò nella Costellazione d'Ariete la
cui struttura ricorda il segno ipsilon (segno d'Ariete). Nasce
così la correlazione tra la data di calendario e i segni
zodiacali che Ipparco fissò 200 anni prima della nascita di
Cristo. Il segno d'Ariete all'equinozio di primavera. (e al suo
opposto quello d'autunno) corrisponde a due posizioni della Terra
nel suo girare attorno al Sole. Poi Euclide scoprì che quelle
posizioni avevano "proprietà formidabili perché in quelle
posizioni l'inclinazione dell'asse terrestre è di 90° rispetto
al Sole. Ecco perché ai due equinozi la quantità di luce e di
buio è uguale La
scoperta di Euclide "è ancora adesso affascinante"
Zichichi introduce un esempio: -
immaginiamo un asse che non è perpendicolare al piano in cui
ruota la Terra, o qualunque altro corpo, succede che pur essendo
quest'asse fisso, per il fatto di girare rispetto a una sorgente
di luce o a un punto geometricamente fisso dentro l'orbita, si ha
che gli angoli variano giorno per giorno. E'
per questo che noi osserviamo le Stagioni. Il
21 di giugno la Terra (o meglio detto, il suo asse) è inclinato
verso il Sole e abbiamo l'estate. Il 21 dicembre siamo dalla parte
opposta al Sole, con l'asse inclinato dalla parte opposta del
Sole, e così ci troviamo in inverno. La
correlazione con i segni zodiacali è del tutto inesistente dal
punto di vista scientifico. Un
segno zodiacale, cos'è? Ipparco guardava il cosmo e cercava
l'ipsilon. Con un po' di fantasia lo identificò in quel gruppo di
stelle (Ariete). Adesso se noi osserviamo il 21 di marzo in quale
Costellazione sorge il Sole, non c'è più la ipsilon d'Ariete ma
c'è la Costellazione che viene prima, ossia quella dei Pesci.
Nell'anno 2300 il Sole sorgerà in quella che precede i Pesci,
ossia nell'Acquario. (Ma gli astrologi ne tengono conto?). Quanto
sopra detto è per l'effetto del "terzo movimento della
Terra", ossia
il lento oscillare dell'asse della Terra, ciò che produce la
"precessione degli equinozi" scoperta da Ipparco e che
"disaccoppia la posizione della Terra nell'orbita con
l'inclinazione dell'asse terrestre per il fatto che esso si
muove" Questo
fenomeno che è puramente geometrico è stato capito da Euclide.
Quindi non c'è nessuna cosa strana. La data di calendario della
quale andiamo parlando, vuol dire angolo d'inclinazione, che
l'uomo con la sua fantasia associa a stelle che sono in movimento
lontanissime da noi, e perciò con un po' di fantasia
"vede" Bilancia, Leone, ecc., cose completamente
inventate, alle quali destina "segni zodiacali". Ma il
loro legame non è stabile nel tempo. Tanto è vero, ripete
Zichichi, che oggi se uno osservasse il Sole quando sorge il 21
marzo non lo vedrebbe nel "segno" nel quale lo vide
sorgere Ipparco, come si è detto prima. Avrò
capito tutto e bene? Me
lo auguro. http://digilander.libero.it/elam/bibbia/annozero.htm DOVE
INIZIA IL MILLENNIO a cura di Basello Gian Pietro, san
Giovanni in Persiceto, 23/XI/2000 (25/I/2001) Domenica scorsa 21/I vedo in televisione
("Mattina in famiglia" su RaiDue) il prof. Zichichi che spiega
perché non c'è dubbio che il millennio sia iniziato un istante dopo la
mezzanotte del 31 dicembre 1999. Il problema è sempre quello, ma ci ho
messo un po' per capire il punto di vista di Zichichi... partendo dal
presupposto che Zichichi non è uno stupido! Innanzitutto Zichichi ammette che non c'è un anno zero ma dice che
l'anno zero in pratica è l'anno 1 d.C. Introduce quindi i concetti di
numero cardinale e numero ordinale. Se uno ha compiuto n anni
(cardinale), vuol dire che è nel corso del suo (n+1)° anno
(ordinale) di vita. [Per chiarezza (e semplificando) aggiungo io che il
primo numero cardinale è lo zero (che segna l'origine/nascita) mentre il
primo ordinale è 1° che designa lo spazio fra i cardinali zero e 1;
genericamente un cardinale indica una misura (la scatola è larga 22cm)
mentre l'ordinale un'entità numerabile (la prima pagina del libro); nel
nostro caso specifico il cardinale indica un punto temporale mentre
l'ordinale un intervallo temporale (per cui dovremmo sempre chiederci: in
corso o compiuto?).] Insomma Zichichi afferma: se siamo nel 2000 vuol dire
che stiamo già vivendo il 2001° anno dalla nascita di Gesù e che 2000
anni sono già compiuti. Il problema è capire se il nostro numero di
anno è un numero cardinale o ordinale. Secondo Zichichi è un
cardinale cioè un ordinale compiuto; in realtà è un ordinale in corso!
Infatti anno 2000 vuol dire che stiamo vivendo il 2000° anno dalla
nascita di Gesù che si compirà solo il 31 dicembre 2000 (non per niente
diciamo: "siamo nel 2000"). La distinzione è molto sottile e per capirla bisogna andare
all'origine del sistema. Non basta però confutare Zichichi dicendo che
non esiste l'anno zero, in quanto a Zichichi non interessa se storicamente
esiste o meno l'anno zero perché l'anno zero per lui è comunque il punto
di inizio dell'anno 1. Facciamo un esempio fittizio con il concetto di
era: non soddisfatto della sua indiscussa autorità in campo scientifico,
Zichichi conquista il potere con un colpo di stato nel settembre (o
qualsiasi altro mese) di quest'anno e decide formalmente che il successivo
1 gennaio segnerà l'anno 1 dell'era Zichichi; nel settembre successivo
potrà celebrare il primo anniversario del colpo di stato (sottolineando
così che è già trascorso un anno dal colpo di stato), ma dovrà
comunque dire che è nel corso del 1° anno (non ancora conclusosi) della
sua nuova era, in quanto l'inizio dell'anno è fissato all'1 gennaio.
Storicamente le cose non possono che essere così: uno definisce
giustamente come primo il nuovo anno, ma lo definisce primo quando è
ancora in corso, non primo quando è già nel corso del secondo anno come
immagina Zichichi. In questo senso l'anno 0 ordinale esiste (pur non
essendo usato) come punto di inizio dell'anno 1 (cioé primo) dell'era,
come afferma Zichichi in modo più impreciso. Quindi la vera distinzione
non è fra numero ordinale o cardinale, ma fra ordinale compiuto o in
corso: Zichichi sottintende che il punto temporale indicato dal cardinale
coincide con il corrispondente ordinale compiuto. La stessa cosa vale per i mesi e i giorni: gennaio è il primo mese
dell'anno ma non chiamiamo gennaio il secondo mese dell'anno in cui
gennaio è già compiuto! Allo stesso modo oggi è il 25 gennaio ovvero il
25° giorno di gennaio che si concluderà però solo a mezzanotte di oggi.
Non a caso si dice indifferentemente "1 gennaio" e "primo
gennaio"! Di per sè si tratta di una convenzione, seppur ben motivata, come
credo abbia dimostrato l'esemplificazione. Zichichi (coerentemente con la
sua idea sul nuovo millennio) avrebbe potuto stabilire che l'anno 1
(chiamato, denominato, detto "anno 1") della sua era corrisponde
al secondo anno, introducendo prima o supponendo all'indietro un anno zero
(o in qualsiasi altro modo decida di chiamare un simile anno).
Storicamente però non fu questa la convenzione usata... nè da chi
stabiliva una nuova era per l'immediato futuro (Seleuco Nicatore o
l'immaginario dittatore Zichichi), nè da chi stabiliva una nuova era
retroattiva nel tempo nel VI secolo d.C. (come Dionigi)! Probabilmente
nessuno stabilirebbe una nuova era con un anno zero (per cui si dovrebbe
dire innaturalmente "siamo nell'anno zero"); tuttavia se noi
oggi creassimo un'era retroattiva, useremmo sicuramente il concetto di
anno zero... e infatti è proprio quello che è successo con
l'introduzione del sistema astronomico per la numerazione degli anni! Nell'esempio ho volutamente separato il momento in cui Zichichi
prende il potere da quello di inizio dell'anno: infatti parliamo di una
convenzione relativa alla numerazione degli anni che non pretende di
modificare anche la convenzione relativa all'inizio dell'anno. Gli anni
dell'era seleucide iniziano verso l'equinozio di primavera non perché
Seleuco Nicatore avesse preso il potere in quella data, ma perché già
prima gli anni iniziavano convenzionalmente con quella data di alto valore
simbolico. Nel caso degli anni di regno, si introduce anche il concetto di
anno di intronizzazione (accession year) incompleto e
corrispondente all'ultimo anno di regno del precedente re. Ad esempio,
Dario conquista il potere nell'XI mese dell'8° anno di regno di Cambise
ma il suo 1° anno di regno inizierà con il I mese dell'anno successivo.
E' vero che nel primo anno di regno avverrà il primo anniversario della
presa del potere ma questo non interferisce con la convenzione della
numerazione degli anni legata all'inizio convenzionale di anno. Ritornando all'era cristiana attualmente in uso, non importa quando
Dionigi pensava fosse realmente nato Gesù. Non importa neppure se la sua
data convenzionale di inizio anno (che è discussa) fosse o meno l'1
gennaio, perché noi oggi abbiamo comunque assegnato alla sua numerazione
di anni la nostra data convenzionale di inizio anno, anche
retroattivamente! Insomma, ci muoviamo in un mondo di convenzioni ma non
sempre possiamo modificarle! Esempio calzante è proprio l'era cristiana
che Dionigi fissò in corrispondenza dell'anno di nascita di Gesù: non
importa se ora sappiamo o crediamo di sapere che sbagliò di qualche
anno... ormai ce la teniamo così, e farei ridere (oltre a provocare
errori e fraintendimenti) se datassi questo scritto al 2006 per essere
fedele all'intenzione di Dionigi! L'esempio degli anni di età proposto da Zichichi è quindi
estremamente opportuno ma non nel senso da lui proposto! Anzi, potremmo
dire che è l'unica esemplificazione a noi famigliare (e per questo non
avvertita come tale) della convenzione di numerazione degli anni del
nostro calendario. Il nostro numero di anno rappresenta l'anno in corso
che si compirà solo al capodanno dell'anno successivo... Pur
fraintendendo un particolare banale, la teoria di Zichichi ci ha costretto
a ragionare parecchio! A questo punto sarà bene richiamare il principio di questa
discussione. Chiarita la convenzione di numerazione degli anni, se un
millennio indica lo spazio temporale equivalente a 1000 anni, potremo dire
di essere nel 3° millennio solo a partire dall'anno 2001 ovvero non prima
che si chiuda l'anno 2000 ovvero il 2000° anno. Ad un ulteriore livello di astrazione potremmo chiederci: perché
questo problema si pone solo con i secoli e i millenni, e non con i giorni
e i mesi che usano la stessa convenzione di numerazione? Il fatto è che
secoli e millenni sono multipli su base 10 dell'unità di misura anno
mentre non esistono nell'uso comune multipli di giorni o mesi: 30 o 31
giorni sono un mese ma un mese non è un multiplo di un giorno. Il
problema si pone solo nel caso delle decadi: la prima decade di un mese
inizia il giorno 1 e termina il giorno 10, la seconda il giorno 11 e
termina il 20, la terza il 21 e termina con il 30. Per questo motivo
possiamo festeggiare il nuovo anno senza problemi ogni 12 mesi mentre
festeggiare il nuovo millennio ha creato tante discussioni! http://www.osservatoriosalute.com/notiziario/ Assistenza
Sanitaria Collettiva / Studi e ricerche Temperature africane, effetto serra, ossidi di
azoto, ozono, "polveri sottili", Protezione civile in allerta,
bollettini quotidiani sui rischi sanitari, con un record nella vendita di
condizionatori d’aria che ha raggiunto a Milano la cifra di 15 miliardi
delle vecchie lire in appena una settimana. Assistenza
Sanitaria Collettiva / Ricerca È a tutti noto che la nostra
specie è fatta per essere attiva quando c’è luce; e che esistono tante
altre forme di vita che sono invece attive di notte. A reggere questa
diversità deve esserci un meccanismo, cui è stato dato il nome di
orologio biologico. Assistenza
Sanitaria Collettiva / Ricerca Di nanobatteri si parlò nel 1996, quando in un
meteorite vennero trovate strutture fossili che sembravano batteri di
dimensioni nanometriche (un nanometro è un miliardesimo di metro). Ora i
nanobatteri pare siano stati scoperti sulla Terra, analizzando tessuti
provenienti da arterie umane con microscopi elettronici e altre tecniche
avanzatissime. Assistenza Sanitaria Collettiva / Ricerca
I sorprendenti risultati di alcune recentissime
ricerche scientifiche MOLECOLA
DI VITA Come mai noi siamo tanto diversi da un
vermiciattolo, pur avendo quasi lo stesso numero di geni? Serve
a poco dire che la nostra diversità non può essere nel numero
di geni. Bisogna trovare le prove. È ciò che sta accadendo
studiando la "molecola della vita". Le nuove scoperte
sulla nostra macchina pensante L' ELEFANTE E LA COPERTA - Col senno
di poi, oggi sappiamo e come se Einstein avesse cercato per 35
anni di mettere attorno a un elefante una coperta troppo
piccola: come piccolo è 4 rispetto a 43. Stiamo parlando delle
dimensioni dello spazio-tempo: il numero di dimensioni
facilmente osservabili sono tre di spazio (altezza, lunghezza e
larghezza) e una di tempo; le altre 39 devono esistere, ma non
siamo ancora riusciti a scoprire. Ma nel dire queste cose e nel
leggerle, quali zone del nostro cervello entrano in gioco?
Quelle delle idee originali o quelle del comprendere cose
astratte? E la musica, la poesia, l'arte, l'economia sono in
zone identiche o diverse? LA FANTASIA NON BASTA - Diamogli un
nome: numero fantastico. Entra in gioco quando affrontiamo un
problema nuovo; per riuscire a risolverlo è necessaria
l'attività di tutti i centri propulsori dell'cervello, che
lavora anche quando dormiamo. Ma il legame tra la zona di
memoria e quella di elaborazione non sempre funziona bene. E
ecco perché è necessario scrivere i passi cruciali di una
sequenza logica, se non vogliamo perdere tempo a ricostruirla.
Come giudica il grande impatto mediatico delle prime
immagini da Marte, e il tipo di "risonanza" di esse rispetto, ad
esempio, alle immagini dello sbarco sulla luna?
"Lo sbarco sulla luna ebbe una enorme risonanza e non saranno i robot su
Marte a battere l’impatto mediatico che ebbero le imprese degli astronauti
sulla luna. Quando David Scott – il Comandante di Apollo 15 – fece
cadere sul suolo lunare una piuma e un martello, il grande pubblico restò a
bocca aperta. Ancora oggi c’è chi crede che se facessimo cadere da un
elicottero un carro armato e un martello, toccherebbe terra prima il carro
armato e poi il martello. L’esperimento della ‘piuma e del martello’ lo
aveva immaginato Galilei, ma lo sanno in pochi. Motivo: la scienza ha fatto
tante scoperte ma a noi scienziati è stato impedito, dalla cultura dominante
atea, di spiegare alla gente il vero significato delle scoperte scientifiche.
Significato che fu capito da Galilei: impronte del Creatore. Se vivessimo
l’era della scienza tutti saprebbero che le immagini del suolo di Marte sono
poca cosa rispetto alla scoperta di Fermi sulla esistenza di una carica
diversa da quella elettrica. Carica detta ‘debole’: è la valvola di
sicurezza che permette al sole e a tutte le stelle di brillare per miliardi di
anni con estrema regolarità. Se non esistesse la carica ‘debole’ non
potrebbe esistere il cielo stellato. Questa scoperta risale a oltre mezzo
secolo fa, ma non ne ha mai parlato nessuno. Del suolo di Marte ne parlano
invece tutti. Motivo: la cultura del nostro tempo è lungi dall’essere al
passo con la scienza. È pre-aristotelica. Infatti imperversano oroscopi e
magie".
Si può dire che l’interesse per una eventuale forma
di vita su Marte abbia riaperto anche il dibattito tra scienza e fede?
"Immaginiamo che venga scoperta una qualsiasi forma di vita su Marte. E
allora? Cosa apprenderemmo sulla struttura della materia vivente? Risposta:
nulla! Il vero problema è quello di capire come avviene il passaggio da un
pezzo di materia inerte a un pezzo di materia vivente. Una pietra è fatta con
protoni, neutroni ed elettroni. Un passerotto è anch’esso fatto con gli
stessi protoni, neutroni ed elettroni. Il passerotto vive, la pietra no.
Immaginiamo che qualcuno riuscisse a trasformare una pietra in passerotto.
Questo sarebbe di gran lunga più importante della scoperta di una qualsiasi
forma di vita su Marte. Ma c’è di più. Anche se si riuscisse a saper
realizzare il passaggio da materia inerte a materia vivente la posizione
dell’uomo di fronte al Cosmo resterebbe immutata. Siamo infatti l’unica
forma di materia vivente – l’unica tra centinaia di migliaia – cui è
stato donato il privilegio di riuscire a scoprire le impronte del Creatore.
Sono queste impronte la vera frontiera della scienza galileiana d’oggi.
Capire perché siamo i soli privilegiati è il cuore del dibattito che lega la
scienza alla fede. Scoprire se esiste il ‘supermondo’ con 43 dimensioni è
la nuova frontiera della scienza, non se c’è vita su Marte".
Quali prospettive si aprono dopo le indagini di Spirit
sul pianeta rosso?
"Prospettive di natura tecnologica, poche. Il motivo è presto detto. Se
oggi l’uomo può spedire sonde e robot su Marte il merito non è degli studi
e delle ricerche di natura astronomica e astrofisica. La tecnologia per
realizzare missili, navicelle spaziali, sonde e robot nasce nei nostri
laboratori, qui sulla Terra, studiando le moderne pietre galileiane. Galilei
fece notare che le impronte del Creatore (leggi fondamentali che prima di
Galilei nessuno era riuscito a scoprire) non sono soltanto nei corpi celesti,
ma in qualsiasi oggetto. Anche in una pietra. Ed è studiando le pietre che
siamo arrivati a scoprire l’esistenza delle tre ‘pietre’ galileiane
moderne: il protone, il neutrone e l’elettrone; di esse è fatta ogni cosa,
inclusi noi stessi. Le indagini di Spirit sul pianeta rosso ci potranno
dire tante cose su come è fatto Marte, da dove viene, ma non contribuiranno
alla invenzione di nuove tecnologie, che nascono nei nostri laboratori, qui
sulla Terra. E nascerebbero lo stesso, anche se smettessimo di passeggiare su
Marte. Le pietre galileiane del terzo millennio non sono più i protoni, i
neutroni e gli elettroni, ma i quark e i leptoni. Le nuove grandi invenzioni
tecnologiche verranno, ancora una volta, dallo studio di queste pietre.
Studiandole sapremo inventare le tecnologie per riuscire a passeggiare tra le
stelle: non lo sappiamo fare. Marte è dietro l’angolo, rispetto alla stella
a noi più vicina".
"Il crollo del Muro di Berlino ha coinciso con il passaggio da
violenza politica a violenza economica e l’uso della scienza da
materia inerte a materia vivente. La clonazione umana, se lasciata nelle
mani della violenza economica, non avraà alcun ostacolo fondamentale da
superare. La parte scientifica è nota. Quella tecnologica va studiata.
Ma questa parte non è in conflitto con alcuna legge fondamentale della
natura. Pertanto, se finanziata e protetta arriverà sicuramente al
traguardo. La si smetta di dire che la clonazione umana è
tecnologicamente irrealizzabile. I livelli di difficoltà tecnologici da
superare sono di gran lunga inferiori a quelli del Progetto Manhattan
(che portò in meno di tre anni all’accensione del primo fuoco che non
dipende dal Sole). I Paesi liberi e democratici dovrebbero mettersi
insieme e varare un Progetto Manhattan per l’uomo.
La tecnologia che fa uso della materia vivente è una conquista
formidabile dell’intelletto, che permetterà di vincere malattie oggi
senza speranza e di migliorare fortemente la qualità della nostra vita.
Ma una società civile non può lasciare nelle mani della violenza
economica priva di scrupoli questa nuova frontiera della moderna
tecnologia. I criminali della violenza economica possono essere
sconfitti solo a una condizione: essere più bravi di loro, saperne di
più e realizzare strumenti in grado di tenere sotto controllo i loro
crimini. Per vincere sulla violenza economica c’è una sola strada:
non lasciar loro il monopolio di studi tecnologici potenzialmente in
grado di mettere in ginocchio la nostra civiltà, con i suoi valori e le
sue conquiste".
TENETEVI IL CALDO
Nasce Teddy, la rete europea che si occuperà dello sviluppo di medicine
apposite per i giovanissimi
di Antonino Zichichi ("Famiglia Cristiana" n. 27 del 4
luglio 2004)
Siamo in piena Hiroshima culturale, prevista da Fermi 50 anni fa. Se
vogliamo batterla è necessario avere idee chiare. Inquinamento e
temperature africane non vanno confuse. Caldaie industriali e domestiche,
mezzi di trasporto pubblico e privato producono inquinamento: ossidi di
azoto, ozono e "polveri sottili". L’effetto serra e le
temperature africane sono ben altra cosa. Qui entrano in gioco il tasso di
anidride carbonica e le fluttuazioni del potente motore meteorologico.
L’anidride carbonica è cibo delle piante, non è sostanza inquinante;
produce il cosiddetto effetto serra, grazie al quale la temperatura media
a livello del mare è di 15 gradi centigradi. Se nell’aria non ci fosse
quella piccolissima percentuale di anidride carbonica che produce
l’effetto serra, la temperatura sarebbe di 18 gradi sotto zero. È un
errore demonizzare l’effetto serra che ci regala 33 gradi. Il problema
è quello di capire se l’aumento del tasso di anidride carbonica è
dovuto a noi; se così fosse bisognerebbe correre ai ripari. Il potente
motore meteorologico trae la sua energia dal Sole; le sue fluttuazioni
(estati torride, inverni freddi) non dipendono da noi.
I misteri dell’ossigeno
Gli ossidi di azoto, l’ozono (il gas chiamato ossigeno è costituito da
molecole fatte con due atomi dell’elemento chimico detto ossigeno;
l’ozono è un gas costituito da molecole fatte con tre atomi di
ossigeno) e le polveri sottili sono micidiali (si veda Vorremmo saperne di
più).
L’ozono attacca la vegetazione ed è nocivo alla nostra salute. Esso
viene prodotto dagli ossidi di azoto, sostanze generate dalla circolazione
automobilistica. Sono molecole fatte con un solo atomo di azoto e un
numero variabile di atomi di ossigeno.
Nel motore dell’auto entra aria: quindi ossigeno e azoto. Quando la
temperatura è elevata (come nei motori delle auto e nelle caldaie),
l’azoto e l’ossigeno si fondono chimicamente in una molecola. È
questo il processo detto di ossidazione dell’azoto. Ecco perché dai
motori e dalle caldaie vengono fuori – per ossidazione dell’azoto
atmosferico – gli ossidi di azoto. La più tossica di queste sostanze è
il biossido di azoto (una molecola di azoto, più due di ossigeno): irrita
le vie respiratorie e può arrivare a provocare lesioni polmonari. Le
misure fatte in tante zone d’Italia e d’Europa ne indicano, purtroppo,
un costante aumento, dappertutto. Gli ossidi d’azoto producono ozono a
bassa quota (si veda Le frontiere della ricerca).
Per chiudere, due parole sulle anomalie meteorologiche (afa, temperature
torride eccetera) di cui si parla tanto. Prima di invocare le variazioni
climatiche è necessario capire le fluttuazioni del motore meteorologico e
il legame tra aumento di anidride carbonica e aumento dell’effetto
serra. Nelle variazioni interviene il cosiddetto Oceano globale:
l’insieme della superficie liquida della Terra. L’Oceano globale ha
una caratteristica peculiare: qualcosa assimilabile a una valvola che
l’Oceano stesso si diverte a chiudere o ad aprire. Se la chiude,
diminuisce l’immissione di anidride carbonica: quindi meno effetto
serra, meno caldo; se la apre, aumenta: più effetto serra, più caldo.
Nei tempi in cui dell’uomo non c’era traccia, la percentuale di
anidride carbonica è aumentata e diminuita tante volte, senza che si
potesse imputare a noi un effetto del genere. Dire che sono le attività
umane a determinare l’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera
distrae l’attenzione dalla lotta all’inquinamento. Nota di chiusura: i
condizionatori d’aria, per produrre freddo, hanno bisogno d’energia.
Il bilancio globale è un aumento della temperatura atmosferica. Usiamoli
quando è proprio necessario.
IL TIC TAC DELLA LUCE
di Antonino Zichichi ("Famiglia Cristiana" n. 25 del 20
giugno 2004)
Da diversi anni ricercatori e specialisti studiano nelle diverse forme di
vita la localizzazione dell’orologio biologico, cercando di capire quali
parti ne determinano il ritmo. Entrano così in gioco sistemi molecolari
complessi, strutture genetiche e tessuti cellulari, che, quando un
organismo vivente viene separato dal mondo dotato del ritmo periodico
dell’alternarsi tra luce e buio, mettono in moto un meccanismo che
procede seguendo un suo ritmo intrinseco, che può risultare meno veloce o
più veloce di quello legato alla luce del giorno e al buio della notte.
Il risultato più interessante nello studio dell’orologio biologico è
la scoperta di Russel Foster, secondo cui noi possediamo un meccanismo
sensibile alla luce che prescinde dalla struttura dominante legata alla
visione. Prima di questa scoperta, si pensava che la percezione della luce
fosse legata esclusivamente alla nostra facoltà di vedere oggetti, di
identificare gli innumerevoli dettagli che dipendono dalla nostra capacità
di osservare tutto ciò che fa parte del mondo che ci circonda, ivi
inclusa la facoltà di distinguere in modo corretto i colori, di poter
leggere, mettendo comunque sempre in moto la macchina cerebrale che
dipende dalla vista. Non è così.
La struttura legata al nostro orologio biologico ha solo bisogno di sapere
se c’è luce e in quale intensità, a prescindere dalle immagini
illuminate del mondo che ci circonda. È stato proprio cercando di capire
come la luce interviene nella struttura del nostro orologio biologico che
è venuto fuori il meccanismo sensibile alla luce, ma totalmente diverso
da quello legato alla visione.
L’uomo moderno ha creato condizioni di vita attiva quando l’intensità
di luce artificiale (misurata in unità dette Lux) è pari ad appena
100-400 unità. La luce naturale è, però, a livelli molto più elevati,
e va da 10.000 a 100.000 delle stesse unità. L’uomo contemporaneo ha
quindi reso la sua sensibilità alla luce che attiva l’orologio
biologico più grande per oltre un fattore cento. Questo vuol dire che
basta cento volte meno luce per attivare l’orologio biologico.
Attualmente, nel mondo occidentale, il 20 per cento della forza lavorativa
opera usando luce artificiale in turni di notte. Il risultato è che –
secondo alcuni ricercatori – le persone che si separano dal ciclo della
luce naturale non dormono quando sono stanchi, ma quando hanno fame. Come
se non bastasse, esse lavorano e mangiano quando sono stanche. Noi,
invece, associamo il sonno alla stanchezza e il bisogno di mangiare a
quando abbiamo fame. Si tratta di valori medi. Essi non escludono quei
casi ben noti di persone che arrivano a preferire il lavoro di notte con i
segnali corretti per fame, sonno e stanchezza.
Tutto è cominciato 150 anni fa
L’avventura nel mondo della luce artificiale ha avuto inizio 150 anni
fa, quando Edison inventò la lampada elettrica. Con essa il buio della
notte divenne luce artificiale e l’orologio biologico della nostra
specie incominciò a liberarsi dalla schiavitù del legame indissolubile
che, per millenni, aveva avuto con la rotazione a trottola della nostra
Terra.
Nello spazio cosmico sparisce sia questo legame di luce e buio naturali,
sia l’altro ancora più forte dell’attrazione gravitazionale, che non
subisce ritmi di alcun tipo ma solo una brusca interruzione. I dati
disponibili riguardano poche centinaia di persone: gli astronauti.
Fino a pochi decenni fa, l’interesse per questi fenomeni sarebbe apparso
relegato alla fantascienza. E invece c’è già chi li studia in
previsione dei lunghi viaggi in assenza sia dell’attrazione
gravitazionale, sia dell’alternarsi periodico tra luce e buio. Questi
studi sono oggi al centro dell’attenzione mondiale dopo la decisione del
presidente americano George W. Bush di inviare su Marte un gruppo di
astronauti.
Nei viaggi spaziali l’orologio biologico perde i due legami forti con i
quali era andato avanti per migliaia e migliaia di anni. Siamo appena ai
primi passi, ma i risultati ottenuti fanno pensare che la macchina umana
saprà superare anche questa difficoltà.
UNA VITA PICCOLISSIMA
di Antonino Zichichi ("Famiglia Cristiana" n. 24 del 13
giugno 2004)
Torna così alla ribalta il problema chiave: quanto piccola può essere
una struttura materiale per essere dotata di vita? Gli specialisti della
Mayo Clinic, a Rochester (Usa), diretti da John Lieske, rispondono: dai 30
ai 100 nanometri. È però necessario definire cosa dobbiamo intendere per
vita: se ci si limita a chiedere la facoltà di riprodursi, i nanobatteri
esistono. Se però si esige l’identificazione di una specifica sequenza
di Dna, allora bisogna aspettare. Per migliaia di anni siamo stati fermi
alla vita posta su basi di pari dignità col moto.
Il massimo esponente di questa visione della vita fu Aristotele, destinato
a divenire il riferimento universale dell’ipse dixit. Bastava che una
forma di materia si muovesse per concludere che doveva essere dotata di
vita. Di esperimenti non se ne facevano. Nessuno osava mettere in
discussione l’Universo pensato e descritto dal genio di Stagira.
Nessuno, fino a quando Galileo Galilei scoprì che il moto non basta
affinché la materia inerte diventi vivente.
Il Dna e le sue proteine
Prima che venisse scoperto l’acido desossiribonucleico (Dna), il
criterio per decidere se un pezzo di materia era dotato di vita consisteva
nel vedere se, posto in un ambiente di coltura favorevole alla sua
riproduzione, si moltiplicava. Adesso, invece, per dire che un pezzettino
di materia è dotato di vita bisogna essere sicuri che possieda una
sequenza completa di Dna e le proteine necessarie al suo funzionamento. Il
dottor Jack Malinoff dell’Università di Rochester era giunto a
stabilire che la più piccola cellula vivente dovesse avere un diametro
non inferiore ai 140 nanometri.
E invece ora si scopre che esistono nanobatteri le cui dimensioni vanno
dai 30 ai 100 nanometri, inferiori a quelle di molti virus. Un virus, però,
non vive fuori da una cellula: entra nella cellula e si riproduce grazie
al fatto che sta dentro quell’organismo dotato di vita autonoma. Al di
fuori della cellula il virus diventa completamente inerte.
I virus sono parassiti di animali, di piante e anche di alcuni batteri, e
producono le malattie dette virali: raffreddore, influenza, vaiolo,
herpes, polio. Le dimensioni dei virus vanno dai 20 ai 400 nanometri.
Anche i retrovirus hanno dimensioni analoghe e sono forme di vita
parassitaria. Un retrovirus non è che un virus che trasforma una sua
struttura (detta Rna) in Dna. Così il retrovirus si integra nel Dna della
cellula che lo aveva ospitato e comincia a riprodursi.
Virus e retrovirus sono piccolissime quantità di materia che non è
possibile vedere con microscopi a luce normale. E non è possibile
separarli dalle colture usando filtri normali. Sono necessari microscopi e
filtri speciali.
Il gruppo del dottor Lieske dice di avere scoperto pezzettini di materia
vivente, non tipo virus né retrovirus, ma tipo batterio. Un batterio è
del tutto indipendente: si riproduce in una coltura, non in una cellula.
Ai loro colleghi un po’ scettici, gli scopritori dei nanobatteri
rispondono portando le prove che quelle minuscole forme di materia vivente
sintetizzano acidi nucleici, quindi Dna.
Gli scettici obiettano
Il dottor John Cisar dell’Istituto Nih (National Institute of Health) di
Bethesda, Usa, obietta: in diversi casi ci siamo illusi che nanoparticelle
fossero dotate di vita indipendente. Usando tecniche coloranti, i
risultati sulla presenza di catene di acidi nucleici (Dna) erano positivi.
Ma non siamo mai riusciti a estrarre gli acidi nucleici da quelle
strutture. Ecco perché gli scettici dicono agli scopritori: «Non potete
dire di avere scoperto forme nanometriche di vita senza essere riusciti a
dimostrare che quelle forme hanno una sequenza unica di Dna».
A questa obiezione la dottoressa Virginia Miller, co-scopritrice di questa
nuova forma di vita, ha così risposto in una intervista alla Bbc: «Noi
abbiamo scoperto che questa quantità nanometrica di materia riesce a
riprodursi nella coltura. E questo basta. In fondo, prima che venisse
scoperto il Dna, si concludeva che un tipo di materia era vivente se
riusciva a riprodursi. Noi abbiamo dimostrato che le nanoparticelle da noi
estratte da organismi diversi si riproducono». È ovvio, a questo punto,
che la prova del fuoco sarà riuscire a trovare la sequenza unica di Dna
che caratterizza questa incredibile nuova forma nanometrica di vita.
LA GRANDE ALLEANZA
di Antonino Zichichi ("Famiglia Cristiana n. 23 " del 6
giugno 2004)
È significativo che questa necessità sia emersa al congresso della
Società italiana di radiologia medica (Sirm), cioè del settore medico
più altamente tecnologico, quello della radiologia e diagnostica medica
per immagini, che si apre oggi ai raggi-T, ultima applicazione delle
scoperte avvenute nel campo delle radiazioni elettromagnetiche.
I raggi-T non possono essere "visti" dai nostri occhi, perché
la nostra retina è sensibile a onde elettromagnetiche la cui lunghezza
va dai 4 (violetto) ai 5 (verde), agli 8 (rosso) decimi di millesimo di
millimetro. I raggi-T hanno una lunghezza d’onda mille volte più
grande, decimi di millimetro, e coprono una zona poco usata della
radiazione elettromagnetica, in quanto non è facile produrli a forte
intensità, come facciamo con la luce e le altre sorgenti di onde
elettromagnetiche (raggi-X, onde radio, onde tv, microonde ecc.). I
raggi-T, essendo molto "grandi" nelle loro dimensioni
ondulatorie, non penetrano nei metalli e nemmeno in profondità
nell’acqua. La loro utilità è complementare a quella della
radiazione elettromagnetica "dura" dei raggi-X e dei raggi-G.
I raggi-T si producono quando le cariche elettriche oscillano al ritmo
di mille miliardi di volte al secondo; in termini specialistici: 1
Tera-Hertz. Ecco l’origine della lettera T nel nome dei raggi. Al
ritmo di una oscillazione al secondo si dà il nome di Hertz per onorare
un pioniere dei fenomeni periodici, mentre il termine "Tera"
indica semplicemente il valore di mille miliardi. Un’onda
elettromagnetica da 3 Tera-Hertz corrisponde a un decimo di millimetro.
Questo permette di studiare strutture aventi tali dimensioni; vengono
prodotte così le tomografie tridimensionali, utilissime per la diagnosi
di numerose malattie, come ad esempio i tumori della pelle.
Gli elettroni liberi
Per produrre raggi-T si può usare la tecnica detta free electron laser
("laser a elettroni liberi"). È come se si riuscisse a fare
vibrare gli elettroni di un atomo artificialmente molto grande. Nel
novembre del 2002, un gruppo di fisici americani, guidati da Gwyn
Williams, riuscì nell’impresa di produrre raggi-T con una potenza
decine di migliaia di volte più grande di quella raggiunta fino ad
allora, e che era di millesimi di Watt.
Produrre radiazioni elettromagnetiche nella fascia dei Tera-Hertz senza
usare il laser a elettroni liberi non è facile. Ne sanno qualcosa i
nostri colleghi dell’Istituto nazionale di Fisica della materia
guidati da Fabio Beltram di Pisa, che, in collaborazione con il
Politecnico di Torino e il Laboratorio Cavendish di Cambridge, hanno
saputo realizzare due anni fa un laser a semiconduttori capace di
emettere onde elettromagnetiche nella zona dei Tera-Hertz.
La "cascata quantica"
Il sistema aveva però bisogno di una temperatura molto bassa: 220 gradi
sotto zero. Il dispositivo, fatto con strati, molto sottili, di
materiali detti "semiconduttori", funziona grazie al fenomeno
fisico detto "cascata quantica". La novità di questi ultimi
tempi è che oggi si riesce a produrre raggi-T a una temperatura più
alta: 170 gradi sotto zero.
Ciò apre le porte a un uso molto esteso di questa tecnica
potenzialmente utile non solo per la diagnostica medica, ma per tante
altre applicazioni, come ad esempio la rivelazione di molecole presenti
nell’aria le cui origini potrebbero essere estremamente interessanti,
sia per motivi di inquinamento (sostanze tossiche), sia per difesa dal
terrorismo (rivelazione di sostanze esplosive negli aeroporti). I
raggi-T prodotti artificialmente a basso costo potrebbero anche essere
usati nel futuro per le telecomunicazioni locali senza fili.
di Antonino Zichichi ("Famiglia Cristiana" n. 16 del
18 aprile 2004)
Quando, nel 1944, venne scoperto l’acido desossiribonucleico,
meglio noto con la sigla Dna, furono in molti a dire che quella
era la "molecola della vita". Crick e Watson
riuscirono nel 1953 a stabilirne la struttura a doppia elica,
divenuta il simbolo della nostra struttura genetica, in cui
dovrebbero essere scritti tutti i dettagli di ciò che siamo. Ma
nell’immaginario collettivo sono state ignorate le interazioni
della struttura genetica con l’ambiente.
In molte occasioni abbiamo detto che la doppia elica era da
considerare solo il primo passo nella comprensione del
meccanismo da cui vien fuori la nostra specie. Questa molecola
sta infatti in ogni cellula del nostro corpo, ma interagisce con
tutte le altre strutture che contribuiscono all’esistenza di
quella stessa cellula. Strutture finora considerate prive di
potere, che si pensava fossero solo nelle mani dell’imperatore
assoluto Dna. Le novità, che si susseguono a un ritmo
impressionante, sono conferme della straordinaria importanza che
hanno le diverse strutture in cui è immersa la "molecola
della vita", il cui studio ha aperto nuovi orizzonti.
Studiando la clonazione è stato scoperto che è impossibile
clonare un animale mettendo in una cellula un nucleo
"pulito", cioè senza il citoplasma che lo circonda e
che contiene tanti pezzi di Dna mitocondriale. Quest’ultimo si
trova fuori dal nucleo, è migliaia di volte più corto del Dna
nucleare e sembrava non avesse nulla a che fare con le
caratteristiche genetiche di una specie. Affinché la clonazione
possa avere successo è necessario che nella cellula vuota venga
inserito un nucleo con tutto il resto della
"sporcizia" cellulare. Questi risultati sono la prova
che esistono interazioni multiple tra il Dna del nucleo e quello
mitocondriale. A questa prima notevole scoperta ne ha fatto
seguito un’altra, ancora più incredibile.
Il Dna mitocondriale ha addirittura un effetto determinante
nelle caratteristiche genetiche di una specie; lo ha scoperto il
gruppo diretto da Pierre Roubertoux studiando due tipi diversi
di topolini-cavia. Un tipo, detto Cba, consta di cavie
estremamente brave nei labirinti; l’altro, detto Nzd, è fatto
di animaletti molto meno svegli.
Dopo una serie di incroci, sono venute fuori cavie ibride, con
il genoma Cba, ma con il Dna mitocondriale appartenente al
gruppo Nzd. Altre cavie ibride avevano invece il genoma Nzd, ma
il Dna mitocondriale del gruppo Cba. Se il Dna mitocondriale non
avesse alcun effetto, gli ibridi avrebbero dovuto essere
identici alle due linee originali. Invece gli ibridi con genoma
Nzd (e Dna mitocondriale Cba) si sono mostrati molto più bravi
nei labirinti dei loro cugini di razza pura Nzd. Questo dimostra
che il Dna mitocondriale ha una grande importanza. Ecco un
motivo per cui si può cominciare a capire perché la clonazione
non può riuscire se il nucleo è pulito. E non è tutto.
Il Dna "spazzatura"
Il Dna che è nel nucleo della cellula ha una parte
maggioritaria (60 per cento) apparentemente inutile: il Dna junk
(spazzatura). Ma anche questa presunta verità è saltata.
Ricercatori della Scuola di medicina di Ginevra, diretti da
Stylianos Antonarakis, hanno messo a confronto il Dna junk di 16
mammiferi, tra cui l’uomo. Con grande sorpresa hanno scoperto
che il Dna junk è identico in tutte le 16 specie. Il che vuol
dire che si è conservato intatto nel corso di milioni di anni,
come se l’evoluzione non avesse agito.
Fra le tante strutture apparentemente inutili che compongono il
Dna junk, ci sono i cosiddetti pseudogeni: versione difettosa
dei geni che funzionano perfettamente. Il numero di geni della
nostra specie è stimato sui 30.000.
A questo corrisponde un numero eguale di pseudogeni che, però,
non dovrebbero servire ad alcunché. I ricercatori della Scuola
di medicina giapponese di Saitama, diretti da Shinji Hirotsune,
hanno scoperto invece che se viene alterato uno pseudogene, il
gene corrispondente non funziona più.
L’esperimento è stato fatto alterando lo pseudogene del gene
makorin 1, responsabile dello sviluppo di ossa e reni in certe
cavie. Attenzione: il gene makorin 1 non è stato toccato.
L’intervento è stato fatto soltanto sul suo pseudogene. I
risultati dimostrano che il gene makorin 1 ha bisogno del suo
pseudogene. Come uno pseudogene possa interagire col gene è
tutto da capire. Né è possibile estendere a tutte le coppie
gene-pseudogene questo risultato. Resta accertato però che
intervenendo su una parte di Dna junk si alterano gravemente le
funzioni del Dna normale.
La breve rassegna delle ultime novità sperimentali
d’ingegneria genetica porta quindi a concludere che alcune
colonne portanti dell’impero assoluto del Dna sono crollate.
IL CERVELLO? UNA GALASSIA
Studi
recenti hanno aperto orizzonti nuovi nello studio del nostro
computer di bordo, il cervello. E' stato, ad esempio, scoperto
che la coniugazione dei verbi e l'ortografia sono localizzate in
zone diverse. Attraverso l'udito possiamo ricevere le norme
musicali e la vibrazione della stessa membrana può permetterci
di apprendere concetti nuovi. Leggere una poesia può
risvegliare in noi sentimenti di natura diversa da quelli che ci
può procurare la lettura di un testo di matematica.
La musica, la poesia, la matematica attivano o no zone diverse
del nostro cervello? Per arrivare a scoprire qualcosa di nuovo
è o no necessario innescare un meccanismo diverso da quello che
ci permette di scegliere in fretta la pietanza giusta in un menù
troppo lungo? Alla base del funzionamento del nostro cervello ci
sono centri che trasmettono messaggi come le stazioni radio
emittenti e riceventi, o centri legati elettricamente come una
centrale che distribuisce l'elettricità attraverso cavi senza
alcuna libertà di scambio nel sistema?
E' nell'ultimo mezzo secolo che la conoscenza dei meccanismi
cerebrali ha toccato vette inimmaginabili. Una di queste
riguarda la sorgente delle nuove idee. Tutti conoscono
"l'incompiuta" di Einstein, il sogno cui dedicò gli
ultimi 35 anni della sua esistenza, convinto di avere capito
come fatto il mondo. E che la difficoltà per ricondurre tutti i
fenomeni a una sola origine fosse di natura puramente
matematica.
Secondo alcuni studiosi, quando si arriva alla fine di un lavoro
intellettuale devono entrare in azione tutte le componenti più
importanti del cervello, incluse quella della memoria e quella
delle idee originali. Quando si arriva a risolvere un problema
che ci ha impegnato per anni, in quegli istanti lo sforzo
collettivo del cervello deve essere al suo massimo. E' possibile
avere un'idea quantitativa su questo massimo?
Una scuola di pensiero dice che bisogna ridisegnare i circuiti
cerebrali lasciando perdere i vecchi schemi che legavano le zone
del cervello con sistemi tipo fili elettrici. Il numero di
cariche elettriche positive e negative di cui è fatta la nostra
macchina pensante è 100 mila volte più grande di tutte le
stelle del cosmo. Il numero di " neuroni " (l'elemento
base del cervello) e un uguale a quello delle stelle di una
galassia come la nostra: 100 miliardi. E il numero di galassie
nell'universo è ancora 100 miliardi; ma è solo una coincidenza
numerica.
ogni neurone e fatto con 10 milioni di miliardi di cariche
positive e negative. Secondo le ultime notizie, sembra che siano
necessari mille neuroni per fare un centro propulsore di attività
intellettuale, e che ciascuno agisca da stazione trasmittente e
ricevente. Vien fuori che l'elaborazione di un elemento base per
costruire nuove idee e fa come struttura portante un numero di
possibili "contatti" tra centri e emittenti e
riceventi che supera qualsiasi numero finora esistente nello
studio della realtà fisica.
Quando l'attività cerebrale deve essere al massimo, deve
entrare in gioco un numero fantastico, chi ha nelle
"antenne" che trasmettono e ricevono la sua base. Sta
in questo numero l'origine della creatività intellettuale che
ci distingue del tutte le altre forme di vita animale. E pure,
per capire come è fatto il mondo non basta la fantasia, come
scoprì Galilei. Colui che ha fatto il mondo ci batte anche in
creatività.