RICERCA ED INNOVAZIONE IN
ITALIA
Roberto Renzetti
Si discute molto di queste cose ma si gioca sempre con i
dati. Vorrei dire con molta forza che in Italia non si fa né ricerca e quindi
non vi è sviluppo. L'oggi lo sosteniamo ancora per qualche eredità di ieri ma,
se non si cambia drasticamente e rapidamente, andiamo verso il declino
definitivo. Riporto qui due grafici tratti da Affari & Finanza del 3 maggio
2005. Nel primo si vede la quota di ricerca in Italia in confronto con gli altri
Paesi del mondo, nel secondo la presenza di alcuni Paesi in Cina.


Credo sia chiarissimo che l'Italia, tra i Paesi cosiddetti
sviluppati è l'ultimo con un misero 1,9%. In questo modo sarà impossibile
battere qualunque concorrenza, a meno di portare i salari di 1000 euro a meno di
100 euro e di abolire ogni conquista sociale (sanità, scuola, pensioni). Voi
sapete che i padroni hanno tentato questa strada ma si sono arresi di fronte
all'impossibilità di seguirla.
Da tempo il sindacato CGIL grida con forza la necessità di
fare ricerca per tentare la ripresa e la risposta di tutti è una risposta
cialtrona: il centrosinistra, apripista degli abissalmente ignoranti al governo
del Paese, ha risposto con una riforma universitaria ridicola (non più di tante
pagine per carità!) ed una della scuola che è praticamente quella poi attuata
dalla Moratti. Berlinguer e Zecchino hanno creduto che per fare un laureato in
grado di fare ricerca bastasse dare la laurea a tanta gente. La laurea in sé,
secondo questi illuminati, fa sì che si faccia ricerca. La preparazione ad
altissimo livello ... echheè ? Si è iniziato a lavorare sulla quantità di
diplomati e laureati per battere la concorrenza e si è buttata a mare la
qualità. Se si vorrà intervenire occorrerà ripartire da qui.
La nostra industria, le nostre imprese, ... sono sempre più
cialtrone. Finita l'era dei padri, i figli non capiscono nulla di impresa. Il
capitalismo finché era protetto prosperava. Quando hanno comunicato a
Confindustria (10 anni fa) che si modernizzava, che si aderiva al WTO, tutti
hanno saltellato giubilanti (non sapevano neppure cosa fosse la globalizzazione
alla quale elevavano lodi). Credevano al solido di arrivare, conquistare i
mercati e scappare. Questo mostra che i nostri capitani d'industria, i nostri
Amministratori Delegati non capiscono un tubo pur guadagnando di più rispetto a
tutti gli altri manager del mondo. Hanno sempre fatto i furbetti rubacchiando a
destra e a manca, chiedendo ed ottenendo protezioni di Stato, invocando la
concorrenza quando conveniva, il protezionismo quando non conveniva. Cialtroni,
appunto. Ed ora strillano contro la Cina che sapevano di avere nel WTO. E gli
altri perché non strillano ? Perché si sono attrezzati andando a produrre in
Cina le cose a basso valore aggiunto ed a bassa tecnologia (le cose in cui il
costo della mano d'opera ha una incidenza molto elevata) e producendo nel loro
Paese le cose ad alto valore aggiunto ed alta tecnologia. Così raggiungono
molti scopi. La produzione complessiva aumenta. Le esportazioni aumentano visto
che si apre un mercato affamato di alta tecnologia e ricco. Non si sente la
crisi nel Paese d'origine. La produzioni ad alta tecnologia innestano un
processo virtuoso che crea occupazione qualificata e fa avanzare la scienza e la
tecnologia, cioè l'intero Paese. Ma i nostri imprenditori ignoranti non hanno
mai capito questa conseguenzialità. Fidando in quelle svalutazioni selvagge
della lira di ancora appunto 10 anni fa, facevano e disfacevano a livello
mondiale. Erano i noti banditi dei mercati (mentre in Italia rubavano truccando
tutto e particolarmente le borse, tanto c'è sempre un amichetto loro che gli
depenalizza tutto, falso in bilancio ed addirittura la bancarotta). La seconda
figura, tratta dalla stessa fonte, descrive proprio questa situazione. L'Italia
non è presente in Cina perché non ha prodotti ad alta tecnologia da sviluppare
in Italia e perché le concessioni alla Lega sono significate solo protezione
per produzioni che non avranno mai mercati globalizzati (o si pensa di penetrare
nel Borneo con le sedie di Cantù ?).
Voglio aggiungere tutti i dati possibili in modo che li sa
leggere lo possa fare. Non prendo altre fonti discutibili, prendo la fonte dei
padroni, i dati Ricerca & Sviluppo di Confindustria (dati dell'ottobre
2003). Per consultare il file PDF occorre cliccare qui.
Roberto Renzetti
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