TUTTI COMUNISTI!
Occorre risalire alle origini, a tanto tempo fa, quando il picciotto di Alcamo iniziò a studiare fisica. A Catania ebbe un eccellente maestro, il fisico Marcello Cini, che aveva il gravissimo difetto di essere (come è ancora oggi) un comunista. Che ti fa l'alunno Zichichi? Non ti diventa comunista per ingraziarsi i favori del Cini! E' un poco l'indizio che farà capire ogni sua mossa in futuro. Tutte queste mosse sono abbastanza note (sbavante di fronte a qualunque potere!) e forse sono alla portata di tutti. Ma una delle peggiori cattiverie su Zichichi, che indica il basso livello morale dei comunisti che lo criticano, è la storia (certamente falsa!) seguente.
Tanti anni fa il Zichichi si laureava in fisica. Era un fragile personaggio che non avrebbe avuto futuro se non fosse intervenuto un fatto straordinario. Il grande fisico italiano Gilberto Bernardini (l'evangelizzatore di Firenze alla fisica moderna, introdotta da Fermi) ebbe una figliola che si era sposata con un suddito dell'India che studiava in Italia. Dalle nozze fu concepito un figliolo. L'indiano fece un viaggio in India ed una malattia lo uccise. La giovane sposa Bernardini si trovò in stato interessante e vedova. Data l'epoca, la situazione si presentava abbastanza difficile.
Ma qui venne la grande idea di Zichichi, idea che lo lanciò nel mondo della fisica. Si presentò a Gilberto e disse papale papale: "la figliola la sposo io, non si preoccupi".
Detto e ... fatta la carriera di Zichichi.
Debbo dire che queste cose le riporto solo per dovere di cronaca convinto come sono che Zichichi è al di sopra di ogni sospetto, anche perché EGLI viaggia in coppia con Dio (come quell'altro .... come si chiama? ... banana? ...).
Per gli altri aspetti della produzione zichicca, riporto di seguito alcuni articoli, interviste, brani o recensioni che lo riguardano.
Roberto Renzetti
Aprile 2002
L'ASCIS - Associazione per lo Scambio Culturale Italo Statunitense - propone di assegnare al Prof. Antonino Zichichi i Premi Ig Nobel per la Fisica e per la Matematica come meritoria ricompensa all'opera di divulgazione scientifica da Egli svolta durante la trasmissione televisiva "Mattina in famiglia" in onda su RAI2 la Domenica mattina intorno alle ore 9.
Il sublime sprezzo del pericolo dimostrato dal Prof. Antonino Zichichi nell'affrontare qualunque tema a lui proposto e qualunque espressione facciale tra l'assopito e il disgustato dei conduttori della trasmissione televisiva fanno dello Zichichi stesso il nuovo Galileo (come lo intende Zichichi stesso), luce erompente nelle tenebre oscure dell'umana ignoranza!
La nostra associazione non vuole privare gli Stati Uniti d'America di un tale genio e come di gesto di riconoscenza per l'aggraziata posa di moderne strutture - quali i McDonald's - nei fatiscenti centri storici di alcune delle città d'arte italiane propone il trasferimento - anche coatto - del Prof. Antonino Zichichi oltre Atlantico.
Si spera che "Scientific American" non faccia subire al Prof. Antonino Zichichi il trattamento - indegno di un genio della sua statura - a lui riservato dall'edizione italiana di tale rivista ("Le Scienze"; vedi polemiche sugli ultimi numeri della rivista).
In ogni caso, il genio del Professore potrà consentire agli Statunitensi di avvantaggiarsi nella corsa verso il Dominio Assoluto del Mondo risolvendo per loro alcuni sgradevoli problemi e paradossi propri di una democrazia liberale basata una realtà pragmatica.
Dal disgusto per il teorema sull'inesistenza della democrazia come sistema logicamente non contraddittorio (dimostrazione di Kenneth Arrow nel 1951, premio Nobel per l'Economia nel 1972) al dramma del libero mercato tendente all'equilibrio soltanto nel caso - piuttosto ristretto. - di due sole merci (già tre sole merci rendono un mercato globalmente instabile e che non risulta affatto guidato da alcuna fantomatica mano invisibile; dimostrazione da Herbert Scarf nel 1960) fino alla sgradevolezza delle risultanze sperimentali del teorema di Bell (vedi i famosi esperimenti di Alain Aspect nel 1982) in netta contraddizione con l'ipotesi del realismo ingenuo (quello che propone l'esistenza di una REALTA' fisica!) e senza dimenticare l'orrore della fuzzy logic: in questi e in altri campi - come per esempio il trovarsi in buona compagnia con Stephen Hawking e Stephen Jay Gould nel consentire alla fede religiosa di mantenere un TRIO di piedi nell'ambito sociale - la nostra Associazione è certa di fornire agli Stati Uniti d'America una risposta definitiva e dissipante ogni dubbio / contraddizione / problema grazie al Prof. Antonino Zichichi, novello Alfiere della marcia verso una Scienza Più Consona alle Esigenze del Mercato, del Profitto e Miglioramento Eugenetico della Razza Umana (naturalmente come Razza Umana si intende la sola Caucasica e Cristiana, l'unica possibile di Migliorare sotto la Guida della Forza Spirituale di Chi Ha Fatto L'Universo).
Purtroppo il mezzo utilizzato per tradurre in lingua inglese questa proposta - BABELFISH di ALTAVISTA - impedisce di assaporare fino in fondo la frasi del Prof. Antonino Zichichi (ciò non vuol dire che coloro che comprendono l'Italiano siano in grado di farlo). Speriamo bastino i titoli della produzione letteraria del Prof. Antonino Zichichi: due titoli su tutti "Perchè io credo in Colui che ha fatto il mondo (tra Fede e scienza)" (sob) e "Galileo Divin Uomo" (sigh); o alcune delle sue idee: l'evoluzionismo è un complotto degli atei, Galileo Galilei era in sintonia con la Chiesa del suo tempo, Kant e Hume non avevano capito alcunchè (grazie a E. Belloni per aver citato solo queste tre idee di Zichichi sul numero di Marzo 2002 di 'Le Scienze' evitandone altre ancor degne del personaggio; "alla fisica bastano i numeri razionali": abbisogna qualche ulteriore commento?).
Imploriamo
però la trasmissione televisiva BLOB di RAI3 - una sorta di AIR della
televisione http://www.blob.rai.it
- di montare uno SPECIAL ZICHICHI e di farvelo avere su http://www.improb.com
o su http://www.improbable.com
o su "Annals of Improbable Research (AIR) P.O. BOX 380853 Cambridge, MA
02238 - USA - Tel. 001 (617) 491-4437 - Fax 001 (617) 661-0927". In
Italiano è disponibile il libro "La scienza improbabile - il meglio
degli <
Imploriamo tutti coloro che riceveranno questo messaggio di inoltrarlo ad amici e conoscenti: abbiamo fatto fuori la Lira, facciamo fuori pure Zichichi e - se ci prendiamo la mano - potremo liberarci di Giovanni Agnelli spedendolo all'Isola di Tonga, di Silvio Berlusconi & C per i quali basta San Vittore e magari perfino del Papa "donandolo" agli USA così come i Francesi donarono loro la Statua della Libertà, sperando che gli USA non rispondano a ciò con le armi nucleari, chimiche o biologiche.
Imploriamo anche di richiedere a BLOB lo SPECIAL ZICHICHI su http://www.blob.rai.it: se volete fare da voi, videoregistrate gli appassionanti interventi di Zichichi a "Mattina in famiglia" per scoprire come è facile farsi rapire dal tasto REWIND del vostro VCR per potervi beare di alcune perle degne dei migliori surrealisti. E scrivete anche a AIR su http://www.improb.com o su http://www.improbable.com per convincere loro a dare gli Ig Nobel per la Fisica e per la Matematica a Zichichi!
Inoltrate, inoltrate, inoltrate! E mandatecene copia su ASCIS_Presidenza@yahoo.it. Oppure delazionate gli indirizzi di vostri amici e conoscenti: invieremo loro tutto il materiale necessario a comprendere come questa nostra proposta rappresenti l'idea migliore del primo decennio del XXI° secolo!
Giovanni Pelazza, Presidente
dell'Associazione per lo
Scambio Culturale Italo Statunitense
P.S.: Alcune male lingue individuano nella nostra Associazione uno dei bracci armati dei tanti movimenti anti-statunitensi, anti-atlantisti, ecc ma voi non credeteci! Il fatto che gli Europei abbiamo fornito i loro migliori scienziati a Statunitensi e Sovietici per costruire gli ordigni nucleari nella speranza di una loro reciproca distruzione - senza danni per l'Europa - è solo una pura coincidenza. E comunque Zichichi può fare per gli Stati Uniti d'America molto, ma molto di più, di Fermi: abbiate fiducia, amici Statunitensi, prendetevelo e - soprattutto! - TENETEVELO! Noi, in cambio, non useremo più BABELFISH per tradurre dall'Italiano all'Inglese: ci sembra uno scambio equo!
P.S.(2): Abbiamo anche un Anti-Zichichi, il mitico Piergiorgio Odifreddi che già nel 1994 aveva inquadratoil personaggio. Eccovi alcuni stralci da http://www.vialattea.net/odifreddi/zichichi.htm.
P.S.(3): ma anche L.D. non scherza in quanto a disinfestazione dal Zichichi pensiero su http://www.racine.ra.it/astrofaenza/segni_zodiac_calendario.htm.
P.S.(4): e tal Claudio Lopresti dà una mano anche lui su http://digilander.iol.it/elam/bibbia/annozero.htm#zichichi.
P.S. (5): ed infine una citazione di una frase pronunciata da Antonino Zichichi durante Telethon: "Il Papa e noi scienziati difendiamo questa ingegneria genetica di cui Telethon è un grande messaggero di pace e di progresso civile". Il Papa? Gli scienzati? Solo "questa" ingegneria genetica? E l'altra? E come le distinguono? Misteri della fede.
P.S.(6): una sfida!
Costruire una Logica - da cui dedurne una Geometria Galileiana e Razionale per
la Fisica e una Grammatica Universale della Creazione per Colui che Ha fatto
il Mondo nonché la Scienza Perfetta ad Uso e Consumo del Divino,
dell'Inesplicabile e della Cucina dell'Ericese - dati i seguenti assiomi:
1.) Dio c'è
2.) Io pure
3.) L'infinito è contenuto nel finito (infatti è "in finito")
4.) Le reti neurali possono essere sostituire da reti prioniche (vedi
Risonanza Magnetica del Cervello di Zichichi)
5.) per il cervello di Zichichi passa uno e uno solo concetto coerente
contemporaneamente (effettivamente questo assioma può essere sostituito con
versioni non euclidee dello stesso in modo da includervi il caso in cui non
passa alcun concetto corente contemporaneamente - molto probabilmente il più
realista tra i possibili sostituti dell'assioma - oppure passano infiniti
concetti coerenti tra loro contemporaneamente)
P.S.(7) sapendo che nessuno ha avuto il coraggio di accettare la sfida del P.S.(6) ecco qui un bel passatempo: quanto pagherà la televisione pubblica italiana gli interventi di Zichichi? La nostra associazione non è riuscita a trovare alcun indizio: qualcuno ci vuole aiutare?
PREMIAZIONI
Lei è IgNobel
Calcoli della superficie d'un elefante, sfide irritanti con gli acari, studi
sulle perversioni sessuali degli struzzi. Sono tra le ricerche insignite
quest'anno col Nobel dell'assurdo. Una valletta racconta l'esilarante
cerimonia a Harvard
di Sylvie Coyaud
Foto di R. Arguilla
di Elio Fabri
(37-ma puntata)-
***
Diciamo subito che quello che abbiamo davanti non è un libro di fisica, né di storia della fisica: è un libro a tesi. La tesi è di mostrare G. come il vero solo unico fondatore della scienza in quanto credente. Per non lasciare dubbi a chi legge, do senz'altro la parola all'Autore:
I pensatori dell'Era pre-galileiana avevano cercato invano le verità fondamentali senza riuscire a trovarne nemmeno una. Nel corso dei secoli e dei millenni poco era cambiato nella visione del mondo (vedi pagina accanto). Galilei è il più grande pensatore di tutti i tempi e di tutte le civiltà in quanto è riuscito a tagliare il traguardo. A questo traguardo, senza precedenti nella storia del pensiero, Galileo Galilei arriva, non per atto di Ragione e basta, bensì per atto di Fede nel Creatore che lascia le Sue impronte nella materia "volgare". (pag. 153).
Una breve spiegazione e un
commento. La parentesi "vedi pagina accanto" si riferisce a una
particolarità del libro: le pagine pari sono riservate a figure,
fotografie, citazioni, a succinte esposizioni dell'autore su particolari
argomenti; il testo invece si sviluppa solo nelle pagine dispari.
Commento. Già da questo primo esempio si vede un'altra peculiarità
del libro: è costruito in modo retorico (nel senso letterale del
termine). Mira assai più a convincere che ad argomentare; rarissimi i
ragionamenti, moltissime le asserzioni apodittiche, come pure le iperboli.
Ne abbiamo un paio di esempi nel brano appena citato: "G. il più
grande pensatore di tutti i tempi e di tutte le civiltà" e poi
"I pensatori dell'Era pre-galileiana avevano cercato invano le verità
fondamentali senza riuscire a trovarne nemmeno una". Entrambe le
asserzioni non reggono al più semplice esame critico, ma questo a Z. non
importa: il suo pubblico, quello per cui lui scrive, e che ritengo conosca
assai bene, non è raffinato né particolarmente colto, ed è più
propenso a fare atto di fede nell'autore, che conosce come uno dei più
grandi scienziati viventi (su questo torneremo).
Avete presente quel noto uomo politico che spiegando ai suoi come
si debba fare propaganda elettorale ha detto di non dimenticare mai che si
trovano davanti persone col livello intellettuale medio di un bambino di
12 anni, neppure tanto sveglio? Ecco: leggendo il libro di Z. sono portato
a pensare che anche lui la veda allo stesso modo riguardo ai suoi
lettori...
Un'altra cosa che vien fatta di pensare sfogliando questo Galilei
è che Z. potrà avere molte virtù, ma non certo la modestia. Il libro è
corredato di numerose fotografie (purtroppo di qualità scadente, perché
stampate a retino): ne ho contate 42 di persone, più altre di apparati
sperimentali e varie. Bene: in 25 appare l'Autore, solo o meglio in
compagnia di personaggi famosi: da Giovanni Paolo II a diversi premi
Nobel. Inoltre in aggiunta al consueto risvolto di copertina, dove è
d'uso che un autore presenti alcuni cenni autobiografici, qui magari un
po' troppo encomiastici, c'è la pag. 565 (la penultima del libro) che è
intitolata "Antonino Zichichi" e riporta tutte le sue
benemerenze scientifiche. Non posso certo copiarla per intero, ma ve la
riassumo:
| * * * |
La Scienza, abbiamo visto nel §3.8, deve poco a Copernico. Poco. Forse nulla. Aristarco, essendo riuscito a stabilire con precise misure astronomiche che il Sole era molto più grande della Terra, disse che era assurdo ritenere la Terra ferma e il Sole che le girava attorno. L'eliocentrismo nasce con Aristarco. Se dopo cent'anni da Copernico non fosse nato Galilei, il suo eliocentrismo avrebbe fatto la stessa fine di quello - identico - di Aristarco". (pag. 445).
Sorvoliamo sul fatto che
le "precise misure" di Aristarco non erano poi così precise, né
potevano esserlo, a quei tempi, e lo portarono a sottostimare gravemente
la distanza Terra-Sole (il che non toglie niente alla grandezza di
Aristarco, se consideriamo il tempo in cui operava). Ma non si può
liquidare così brutalmente il pluridecennale lavoro di Copernico, che
implica ben altro che un'occasionale osservazione. Non posso dilungarmi, e
mi limito a due soli esempi.
In primo luogo, Copernico correttamente osserva che se si
assume che i pianeti esterni girino attorno al Sole a distanza maggiore
della Terra, allora si spiega subito perché essi abbiano la massima
luminosità quando sono all'opposizione, in quanto in quel momento sono più
vicini alla Terra; fatto questo che nello schema tolemaico non ha invece
niente di necessario. Secondo: Copernico dà una semplice spiegazione
della precessione come moto dell'asse terrestre, al posto di
un'artificiosa combinazione di epicicli, necessaria nello schema
tolemaico. Tutto questo per Z. non esiste; o più probabilmente, lo
ignora.
È ben vero che il moto della Terra andava incontro a
obiezioni dinamiche, e che proprio a queste s'indirizza G. nei Massimi
Sistemi; ma è altrettanto evidente - checché ne pensi Z. - che non
avremmo avuto G. senza Copernico. Del resto, qualunque scienziato degno di
questo nome ha sempre riconosciuto il suo debito verso chi l'ha preceduto,
senza sentirsi diminuito per questo. Conosciamo la frase attribuita a
Newton: "se ho visto più lontano di altri, è perché stavo sulle
spalle di giganti". Se Z. sembra pensarla diversamente (e ne vedremo
altri esempi) me ne dispiace per lui, e soprattutto per chi gli dà retta.
E Keplero? Z. dedica molto spazio a criticare (giustamente)
il suo sogno dei poliedri regolari inseriti tra le sfere dei pianeti, e
poi liquida la sua vera scoperta in poche parole: "Restano le sue tre
'leggi,' che sarebbe più corretto chiamare 'regolarità'". (pag.
447). E così Z. cancella il valore storico rivoluzionario del lavoro di
Keplero: l'essersi basato sulle accurate osservazioni di Tycho, l'aver
avuto il coraggio di abbandonare i moti circolari in favore di ellissi. È
ben vero che G. non prese mai sul serio Keplero (e aveva torto) ma lo
stesso non si può dire di Newton, che si pose come compito fondamentale
appunto quello di spiegare le "regolarità" di Keplero,
riconducendole a una teoria generale.
Gli esempi si potrebbero moltiplicare, ma lo spazio è
tiranno... Non potrò certo fare a meno di descrivere la valutazione che
Z. dà di Einstein; ma ne parleremo più avanti. Voglio invece concludere
questo richiamo a Z. "storico della fisica" con un cenno ad
alcune incredibili trasandatezze, che pure si trovano nel libro. Ne cito
soltanto una. A pag. 44 c'è una fotografia della famosa "lampada di
Galileo". In proposito Z. ci racconta che essa fu eseguita nel 1587,
e poi aggiunge: "Venne chiamata così in quanto Galilei, mentre da
ragazzo serviva Messa, osservò le oscillazioni di quel lampadario, ne
intuì l'isocronismo e realizzò poi il suo primo strumento, il pendolo (§5.3)
per studiare la Logica del Creato". C'è solo un problema: Galileo
nel 1587 aveva 23 anni, e come ci dice lo stesso Z. poche pagine dopo, in
quell'anno tentò di ottenere una cattedra di matematica a Bologna. Al
tempo stesso "serviva Messa" a Pisa? Lo strano è che tutti
sanno che quella della lampada è una leggenda; ma Z. la propina
ugualmente al suo lettore dodicenne...
| * * * |
| * * * |
| * * * |
Abbiamo già detto che il Dialogo è il primo esempio di Scienza galileiana di secondo livello. La fama di Galilei è erroneamente legata a quest'opera in quanto - come detto prima - la cultura dominante atea aveva trovato in essa il fulcro di tutta l'azione contro la Chiesa. E abbiamo anche detto che Galilei, nel rinunciare a ciò che aveva scritto nel Dialogo sull'eliocentrismo, sapeva che qui c'era in gioco il secondo livello di credibilità scientifica, non il primo. (pag. 165).
Incontriamo qui un
personaggio che ricorre in tutto il libro: la "cultura dominante
atea", il Male al quale Z. addossa tutte le colpe... Ne riparleremo.
Ma è singolare la tesi: insomma G. non ha poi sofferto molto
a dover abiurare, perché in fondo si trattava di "scienza di secondo
livello". Qui ritroviamo il Z. storico, ma stavolta al servizio della
sua tesi centrale. Anche su questo dovremo tornare; per ora mi limito a
dissentire solo per un aspetto: che il Dialogo sia davvero scienza
di secondo livello, per seguire la distinzione zichichiana. Si vede che Z.
non ne ha mai letto la prima giornata, dove per es. si discute sulla
natura fisica della Luna, confrontando ciò che vi si vede con quello che
possiamo vedere in adatti esperimenti terrestri. G. vuol dimostrare che la
Luna è fatta di roccia (e piuttosto scura) anziché di cristallo
trasparente come sosteneva la scienza tradizionale; nel discutere di
questo fonda i metodi e i criteri della fisica sperimentale.
Z. direbbe: va bene, ma siccome la Luna non era accessibile a
G., la sua era scienza di secondo livello. Mi permetto di non essere
d'accordo. La Luna era accessibile in linea di principio, e G. ci
dice che cosa si troverebbe se ci si potesse andare. Ricordate? Ne ho
parlato cinque anni fa:
L'evoluzione del Cosmo è basata su equazioni e si fonda su verità scientifiche del primo livello. Nella descrizione matematica dell'evoluzione cosmica intervengono le Tre Colonne e le Tre Forze. È grazie a questo rigore che sono stati scoperti i problemi non risolti del Big Bang. Ed è così che è stato possibile mettere in crisi questa teoria. Oggi pochi di noi credono che sia nel Big Bang l'origine dello Spazio e del Tempo. (pag. 167).
Se non avete capito, non
è colpa della brevità della citazione: anche se leggete tutto il libro
non capirete di più. A parte l'abbondanza delle maiuscole (Z. ha la
maiuscola facile ...) è difficile estrarre un succo. Posso accennare che
le "Tre Colonne e le Tre Forze" sono la versione zichichiana di
quello che di solito viene chiamato il "modello standard". Posso
far notare che non si parla, né qui, né prima, né dopo, del ruolo che
hanno in cosmologia le osservazioni. Posso rilevare l'insinuazione (non so
come altro chiamarla) sulla "crisi del Big Bang".
Personalmente non sono un appassionato sostenitore del Big
Bang, come del resto di nessuna teoria fisica (le teorie hanno bisogno di
critiche e di verifiche, non di credenti o detrattori) ma non mi piace
questo metodo di lanciare il sasso e nascondere la mano. Non si sa in che
cosa consisterebbe la crisi; si afferma che "pochi di noi
credono" (è proprio sicuro? come fa a dirlo?)... Solo una cosa si
capisce, diciamolo francamente: quello che qui Z. lascia intendere senza
dirlo è che alla cosmologia manca la Creazione (maiuscola d'obbligo).
Ricordiamoci: il lettore tipo ha 12 anni. Non gli possiamo
mica spiegare quali siano i problemi della cosmologia, e magari anche i
suoi successi, le idee su cui si fonda... Occorre e basta che un'Autorità
(autonominata) gli dica quello che deve credere: che la cosmologia è di
terzo livello, quindi inferiore al già inferiore secondo livello; che ha
bisogno del primo livello (il che è vero, ma in modo alquanto più
complesso di come viene qui rappresentato); che la sua ipotesi
fondamentale è in crisi.
Invece, delle Tre Colonne e delle Tre Forze nessuno dubita né
può dubitare: quando parla di questo, Z. mostra una certezza
incrollabile. Lì abbiamo raggiunto la Verità.
| * * * |
L'Evoluzionismo Biologico della
Specie Umana (EBSU) è la struttura portante della cultura atea che,
apparentemente preoccupata di ciò che potrebbe essere dannoso per la
cultura cattolica, raccomanda alla Chiesa di fare attenzione a non
ripetere lo stesso errore commesso contro Galileo Galilei e il suo modello
copernicano. C'è qualcosa di vero in questa apparente preoccupazione? La
risposta è no. (pag. 221).
Per essere allo stesso livello dell'evoluzione cosmica, l'evoluzione
biologica della specie umana dovrebbe essere basata su equazioni e queste
dovrebbero riferirsi a verità scientifiche del primo livello [...] Nulla
di tutto ciò accade con l'EBSU. (pag. 223).
Quanti milioni di anni [...] avremmo dovuto aspettare affinché,
per evoluzione biologica, il nostro udito potesse essere in grado di
ascoltare ciò che qualcuno dice a distanze enormi da noi, come facciamo
grazie alla radio? [...]
Queste grandi conquiste hanno una radice comune: l'Evoluzione Culturale
della Specie Umana e questa nasce esclusivamente in virtù della Ragione.
(pag. 225).
Siamo l'unica forma di materia vivente dotata di Ragione. Per noi
credenti la Ragione è dono di Dio e non ci sono problemi di
contraddizione logica. Per la cultura atea la Ragione è invece il
risultato dell'evoluzione biologica della specie umana.
L'EBSU ha quindi come problema di fondo spiegare l'ECSU. Ma ECSU vuol dire
Ragione. La cultura atea dovrebbe scrivere l'equazione dell'EBSU in grado
di ottenere come risultato finale la Ragione. (pag. 227).
Gli studiosi dell'Evoluzionismo Biologico della Specie Umana -
nonostante i due secoli di ricerche - non sono riusciti a realizzare
esperimenti come quelli che tratteremo nel §11.4.4 né a toccare
traguardi come lo sono le equazioni di Maxwell e l'equazione di Dirac
[...]. Queste equazioni - lo abbiamo detto prima - ci fanno
capire l'origine dei nostri cinque sensi. Eppure i fanatici dell'EBSU
pretendono di aver capito un fenomeno che non riesce ancora a essere
formulabile in termini di rigore logico-matematico in modo da essere
inserito al livello pur minimo (terzo) di credibilità scientifica.
Nonostante questa grave lacuna essi lo estendono alla specie umana e
dicono di avere raggiunto le frontiere della Scienza galileiana. Queste
conclusioni sono contro tutto ciò che la Scienza galileiana ci ha
permesso di scoprire e di capire. (pag. 235).
La teoria dell'evoluzione biologica della specie umana pretende di
andare molto al di là dei fatti accertati.
Questi ci dicono che:
[...]
Questa catena ha però tanti anelli mancanti e ha avuto bisogno di
ricorrere a uno sviluppo miracoloso del cervello, verificatosi circa due
milioni di anni fa.
[...]
Una catena con anelli mancanti, sviluppi miracolosi, inspiegabili
estinzioni, improvvise scomparse non è Scienza galileiana. Essa può, al
massimo, essere un tentativo interessante per stabilire una correlazione
temporale diretta tra osservazioni di fatti ovviamente non riproducibii,
obiettivamente frammentari e necessariamente bisognosi di ulteriori
repliche. (pag. 220).
Credo di poter ridurre al
minimo i commenti, perché in quello che scrive Z. non vedo niente di
nuovo. Ho già discusso il criterio dei "tre livelli"
nell'applicazione all'astrofisica e alla cosmologia, ma ora vedete a che
cosa serviva realmente: a negare qualsiasi validità scientifica a quella
che Z. chiama, con termine tutto suo, EBSU. È chiaro che alcuni degli
argomenti che porta corrispondono a problemi reali, che del resto la
ricerca non ignora affatto e discute da sempre: ma a Z. fa comodo, qui
come in altri casi, presentare una caricatura dell'avversario di turno, al
fine di poterlo combattere più efficacemente. Più efficacemente,
s'intende, solo dinanzi al suo pubblico... Perciò dipinge biologi e
paleontologi come stupidi "fanatici", che ignorerebbero le
difficoltà del loro lavoro, in quanto adepti della "cultura atea
dominante". (Qui mi sorge una domanda: non verrà in mente a un
lettore di Z. che forse ci sono anche biologi credenti, che vengono offesi
dalla sua demonizzazione?)
Un'impostazione così gretta di problemi seri mi produce
prima di tutto un senso di fastidio. Ci leggo il tentativo di rendere
impossibile ogni discussione: o sei con me, o sei contro di me. Mi spiego
meglio: è chiaro che come fisico, e senza arrivare alle esagerazioni
ridicole di chiedere ai biologi quali siano le loro equazioni, sento una
certa insoddisfazione per una ricerca che a volte mi sembra avvitarsi in
controversie verbali. Al tempo stesso mi rendo conto che gli oggetti di
quella ricerca sono ben altra cosa degli spaghi e i sassi di cui tanto
parla Z., ma anche degli atomi o delle particelle; e non c'è perciò da
stupirsi se i metodi sono diversi, i concetti costruiti diversamente; se
gli stessi criteri di validità non possono essere ridotti a un rigido
schema "galileiano".
Io non intendo rinunciare a esercitare il mio spirito critico
in ogni direzione;
invece mi pare che chi la pensa come Z. abbia già deciso da che parte sta
la Ragione e da quale sta il Torto (maiuscole per adeguarmi allo stile ...).
C'è poi un altro aspetto che non approvo. La caricatura che
Z. fa non è innocente e fine a se stessa: è invece strumentale a una
tesi. Il libro è pieno di dichiarazioni di fede religiosa, e questo
sarebbe un fatto privato, che ciascuno vive a suo modo: c'è chi lo tiene
come suo patrimonio personale, senza esibirlo, e chi invece sente bisogno
di farne una bandiera. Z. appartiene evidentemente alla seconda categoria,
ma fin qui non ci sarebbe niente da obiettare. Trovo invece molto da
obiettare quando questa fede "estroversa" viene accompagnata e
sostenuta da "argomenti" come quelli che si trovano in questo
libro, e dei quali la critica all'EBSU è solo un esempio; quando cioè la
verità scientifica viene presentata in modo distorto a un pubblico
intellettualmente disarmato, per farne sostegno delle proprie idee.
Siamo così arrivati al cuore del problema. Ho scritto
all'inizio che abbiamo davanti un libro a tesi, e siamo tornati allo
stesso punto. Bisognerebbe quindi discutere se la tesi (G. vero solo unico
fondatore della scienza in quanto credente) sia fondata. Ma per
questo occorrerebbe un altro libro, non questo commento che sta già
diventando fin troppo lungo. Tuttavia le critiche che ho fatto danno già
una parziale risposta: se è vero, come io ritengo, che la storia delle
ricerche di G. viene presentata in modo alterato; che le argomentazioni
epistemologiche non reggono a un esame critico; che le citazioni sono
adattate da Z. ai propri fini; che anche l'opera di altri grandi
scienziati è deformata sempre in modo da servire le sue tesi... Se tutto
questo è vero, la conclusione è obbligata, e non ho neppure bisogno di
enunciarla.
Per questa volta fermiamoci qui; ma non ho finito quello che
ho da dire su questo Galilei, e dovrò chiedervi la pazienza di
seguirmi per un'altra puntata; dove capiremo perché Einstein non è uno
scienziato galileiano, impareremo come si è formato il sistema solare,
faremo conoscenza da vicino con la cultura atea ... e altre cose ancora.
di Elio Fabri
(38-ma puntata) Eccoci di nuovo qua, per
concludere questa lettura del libro di Zichichi: Galilei divin uomo.
Per brevità rinuncio al "riassunto della puntata precedente" ed
entro subito in argomento, esaminando gli esempi che Z. fa di scienziati
"non galileiani".
In verità, per Z. "scienziato" è pressoché sinonimo di
"galileiano": infatti quando elenca nomi e fa riferimenti a
scienziati del 20-mo secolo li include praticamente tutti fra i galileiani,
e spesso dice "galileiani" sottintendendo
"scienziati". Tutto bene. Ma ci sono alcune eccezioni, alle
quali dedica un capitolo, intitolato
Hanno dimenticato Galilei ieri e lo dimenticano ancora oggi: Mach, Einstein e Monod. (pag. 469)
che comincia così:
Jacques Monod (1910-1976) nega la necessità e afferma che tutto è caso: ha dimenticato l'insegnamento galileiano in modo totalmente banale.
A mio parere, qui di totalmente
banale c'è solo la falsità di quanto c'è scritto. Non occorrono infatti
profondi studi e profonde competenze per vedere come stanno le cose: basta
aprire il più famoso libro di Monod, Il caso e la necessità.
A parte il titolo, che già dice qualcosa, fin dall'inizio troviamo
ad epigrafe una frase di Democrito: "Tutto ciò che esiste
nell'universo è frutto del caso e della necessità". Sfogliando un
po', troviamo poi nel cap. VII (pag. 99 dell'ed. italiana EST-Mondadori
1970) quanto segue:
Ancora oggi molte persone d'ingegno
non riescono ad accettare e neppure a comprendere come la selezione, da
sola, abbia potuto trarre da una fonte di rumore tutte le musiche della
biosfera. In effetti, la selezione agisce sui prodotti del caso e
non può alimentarsi altrimenti; essa opera però in un campo di necessità
rigorose da cui il caso è bandito.
Da queste necessità, e non dal caso, l'evoluzione ha tratto i suoi
orientamenti generalmente ascendenti, le sue successive conquiste, il
dipanarsi ordinato di cui offre apparentemente l'immagine.
Ora se Monod ci dice che molte
persone d'ingegno non riescono a capire, io non pretendo che ci riesca Z.;
pretendo però che informi correttamente i suoi lettori, e non travisi a
suo uso e consumo il discorso di un autore, solo perché costui non è
della sua parrocchia.
Passiamo a Mach, che non sarebbe galileiano perché "morì
convinto che i suoi amici e colleghi erano usciti di senno con la loro
teoria atomica. Com'è possibile - si chiedeva Mach - studiare cose che
mai l'uomo [...] potrà vedere né toccare?" (pag. 469). Non starò a
ripetere quanto ho già detto, ma ancora una volta debbo notare come Z.
tenda a ridurre in caricatura chi non la pensa come lui. Infatti ecco la
sua "risposta a Mach: Galilei insegna che una teoria è valida se
prevede risultati riproducibili. Non se si limita a ciò che la vista e
l'olfatto possono percepire". Se andiamo a leggere Mach ovviamente
troviamo una posizione assai meno primitiva di questa, e niente affatto
irragionevole per i suoi tempi. Non ha alcuna importanza se oggi sappiamo
che aveva torto circa l'esistenza degli atomi; del resto lo stesso G.,
solo per fare un esempio, non volle credere alle orbite ellittiche di
Keplero. Aveva torto, ma è forse meno galileiano per questo?
Infine dobbiamo dedicare un po' di spazio ad Einstein. È
necessario, perché è un caso speciale nel contesto di questo libro:
infatti tra i "fisici galileiani" del 20-mo secolo Z. fa
praticamente un'unica eccezione, appunto Einstein. E non solo: a lui
dedica diverso spazio, ma soprattutto per "dimostrare" che non
ha poi merito per tutte le scoperte che gli si attribuiscono:
Per concludere, Einstein è famoso per due cose non sue: la Relatività e la luce che "cade". Pochi conoscono ciò che ha veramente scoperto Einstein: quando mangiamo spaghetti, in effetti stiamo masticando un concentrato di Spazio-Tempo. (pag. 449)
Piuttosto che ripercorrere a
forza di citazioni il punto di vista di Z. su Einstein, cerco di
riassumerlo. In sostanza Z. dice che Einstein ha fatto ben poco, perché
a)
Il principio di relatività l'aveva già enunciato G.
b) Alla natura corpuscolare della luce c'era già arrivato Newton.
c) Anche la deflessione gravitazionale della luce è già in
Newton, anche se Einstein ha trovato che i "corpuscoli luminiferi
cadono come se avessero massa doppia".
d) Allo spazio-tempo "complesso" c'era già arrivato
Lorentz.
Resta quindi praticamente solo una
cosa: quella degli spaghetti, che a Z. piacciono tanto, mentre a me
cucinati in quel modo riescono proprio indigesti... Detta in altre parole,
sempre di Z., la vera scoperta di Einstein sarebbe che "la massa è
curvatura dello Spazio-Tempo".
***
E ora mi tocca spiegare, sia pur
sommariamente, il significato delle asserzioni a)-d) di poco
sopra. Cominciamo con a), che tutto sommato è il più semplice.
L'argomento di Z. è che l'enunciato galileiano del principio di relatività
non si limita alla meccanica, ma è formulato in modo tale da includere
tutti i fenomeni fisici: quindi anticipa le idee di Einstein di circa tre
secoli.
Questo è vero, e mi è anche capitato di scriverlo, senza sapere
che Z. la pensava allo stesso modo... Ma ... c'è un ma. Riterrei
antistorico asserire che il principio galileiano vale solo per la
meccanica, perché ai suoi tempi la distinzione della fisica in capitoli
non esisteva (anzi, non esisteva neppure la fisica come scienza a sé: si
parlava solo di "filosofia naturale"); ma per la stessa ragione
ritengo antistorico attribuire a G. il pensiero cosciente che il principio
di relatività dovesse valere al di fuori della meccanica (in particolare
per l'elettromagnetismo): semplicemente perché l'e.m. a quel tempo era
ancora di là da venire.
Enunciare esplicitamente l'universalità del principio di
relatività agli inizi del '900, quando si riteneva che le equazioni di
Maxwell valessero solo in un particolare riferimento inerziale (quello
dell'etere) ha un significato rivoluzionario che non si può nascondere
dietro l'equivalenza verbale tra la formulazione di Einstein e quella di
G. Insomma Einstein dice: "io non credo nell'etere, anzi affermo che
le leggi dell'e.m. valgono allo stesso modo, come quelle della meccanica,
in ogni riferimento inerziale". Dice questo in contrapposizione a un
Lorentz, per esempio, che invece crede nell'etere e ritiene reale la
contrazione delle lunghezze ecc.
Non mi stupisce che Z. non capisca tutto questo: ho già fatto
notare che la sua sensibilità storica è vicina allo zero...
Passando a b), c'è da ripetere quasi lo stesso discorso.
L'ipotesi corpuscolare di Newton è piuttosto naturale per l'epoca, anche
se si contrappone a quella ondulatoria di Huygens. Quella di Einstein
invece arriva dopo un secolo di prove sperimentali sulla natura
ondulatoria della luce, a pochi anni dal trionfo della teoria di Maxwell e
dalla scoperta delle onde e.m., che unifica la luce col campo dei fenomeni
e.m. Asserire a quel punto che la luce ha carattere granulare è quasi
un'eresia, ed è comunque profondamente innovativo: non è la banale
riproposizione delle idee di Newton.
Quanto a c), c'è poco da aggiungere. È vero che sulla base
del modello corpuscolare di Newton e della gravitazione universale segue
di necessità che anche la luce dev'essere deviata da un campo
gravitazionale; ma l'interpretazione einsteiniana di quella deviazione è
tutt'altra cosa. Lasciamo da parte la stravagante interpretazione che ne dà
Z., in termini di "massa doppia": forse il Nostro ha
momentaneamente dimenticato l'insegnamento di G.? Dato che il moto di un
grave non dipende dalla sua massa, i corpuscoli di qualunque massa
sarebbero deflessi allo stesso modo...
Ho detto che l'interpretazione einsteiniana è tutt'altra cosa,
perché introduce un nuovo paradigma per la gravitazione, ossia la
Relatività Generale. Il semplice fattore 2 nell'angolo di deflessione non
è cosa da poco, in quanto assume il carattere di experimentum crucis:
abbiamo due teorie che fanno previsioni contrastanti, e le misure possono
dare ragione all'una o all'altra.
La sola cosa di cui ci si può meravigliare è che Z. non afferri
tutto ciò; tanto che sono portato a credere che ci siano altre ragioni
che lo spingono a travisare così pesantemente la storia.
Abbiamo infine lo "spazio-tempo complesso", e qui bisogna
spiegarsi un po' meglio, perché al solito travisamento della storia si
sovrappone uno dei più caratteristici strafalcioni della fisica
zichichiana.
Che cosa intenderà mai Z., vi chiederete, con "spazio-tempo
complesso"? Va detto che questo è un tema per lui ricorrente: non
solo lo ripete più volte nel libro, ma l'ho anche trovato in una sua
intervista a un giornalista del "Messaggero", dove sviluppava il
tema ricordando al lettore che Kant aveva creduto - sbagliando - che
spazio e tempo fossero "reali", mentre invece Lorentz aveva
scoperto che uno solo dei due può essere reale, ma l'altro dev'essere
immaginario (l'uno o l'altro a scelta ...). Qui si coglie uno dei tipici
funambolismi di cui Z. è maestro: si salta con disinvoltura dal
significato che le parole "reale" e "immaginario"
hanno nel linguaggio comune, e in parte in quello filosofico, al
significato specifico della matematica. S'intende, senza avvertire chi
legge.
È una presentazione davvero rozza, anzi capovolta, del pensiero di
Kant attribuirgli l'idea che spazio e tempo siano "reali"; ma ad
ogni modo si sta parlando del problema filosofico: si tratta di oggetti
del mondo esterno, di nostre costruzioni mentali, o di che altro? Poi si
salta alla relatività, e si attribuisce (del tutto erroneamente) a
Lorentz la scoperta che uno dei due dev'essere "immaginario".
Che mai potrà pensare l'ingenuo lettore (anche se ha più di 12 anni)?
Che in relatività spazio o tempo (ma non entrambi, badate bene) non hanno
esistenza reale? Il fatto è che sotto il linguaggio oscuro di Z. si
nasconde nient'altro che la particolare relazione tra spazio e tempo che
in forma matematica prende il nome di "trasformazioni di Lorentz".
Non posso qui dilungarmi, ma debbo ricordare in primo luogo che
anche se le trasformazioni di Lorentz si chiamano così, perché se ne
deve a lui la prima formulazione, di fatto l'interpretazione fisica che ne
dà Einstein è totalmente diversa. Quanto poi al reale e all'immaginario,
siamo solo di fronte a una particolare formulazione matematica, nata con
Minkowski (1907), in cui quelle trasformazioni acquistano forma più
semplice al prezzo di lavorare appunto con una coordinata immaginaria (di
solito il tempo).
Bisogna però dire che si tratta solo di un artificio matematico,
neppure tanto felice, che ha avuto una certa popolarità nella prima metà
del 20-mo secolo ma poi è caduto del tutto in disuso. Il merito storico
di Minkowski non è certo in quell'espediente, ma nell'aver capito che la
relatività einsteiniana, e in particolare le trasformazioni di Lorentz,
portavano alla necessità d'introdurre un ente fisico unico (lo spazio-tempo)
e di dotarlo di una metrica invariante, che coinvolge così lo
spazio come il tempo. (Mi scuso se non posso essere più chiaro, per non
allontanarmi troppo dal tema.)
È probabile che Z. abbia studiato la relatività, nei suoi verdi
anni, su libri che adoperavano l'artificio del tempo immaginario; ma che
non si sia ancora reso conto che il ... tempo è passato, e che nessuno lo
usa più, dà veramente da pensare.
Ancora una parola di commento sulla storia degli spaghetti, ossia
sulla massa "curvatura dello Spazio-Tempo": l'unica scoperta che
Z. è disposto a riconoscere ad Einstein. Peccato che la formulazione
zichichiana, tanto per cambiare, sia del tutto errata... Infatti la
Relatività Generale non dice affatto questo: dice se mai che la massa (e
non solo la massa, ma anche l'energia, la quantità di moto) è una sorgente
per la curvatura dello spazio-tempo. La distinzione è esattamente la
stessa che c'è tra carica elettrica e campo elettrico: la carica è la
sorgente del campo, il che vuol dire che attorno a una carica si trova un
campo, che si attenua con la distanza. La stessa cosa succede tra massa e
curvatura: per es. la massa del Sole incurva lo spazio-tempo attorno,
anche dove si trova la Terra e oltre. Dunque nella gran parte dello spazio
c'è curvatura senza nessuna massa presente. Troppo difficile: per un
dodicenne, o per Z.?
Per finire col giudizio di Z. su Einstein: perché non lo annovera
tra gli scienziati galileiani? Spiegazione: c'è per Einstein un primo
periodo "galileiano", in cui scopre quel poco che Z. è disposto
a riconoscergli (dimenticando alcune cosette, per le quali Born disse che
Einstein sarebbe rimasto il più grande fisico teorico del 20-mo secolo,
anche se per assurdo non avesse inventato la relatività). Ma poi
"negli anni venti si convinse che c'era ben poco da scoprire
sperimentalmente. [...] Einstein era convinto che il problema di unificare
la Gravitazione Universale e l'Elettromagnetismo fosse di natura puramente
matematica". (pag. 471).
Questa è dunque la "colpa" di Einstein? Ora se è vero
che il tentativo di Einstein è fallito (almeno per quanto possiamo dire
oggi) sarebbe anche giusto rilevare che il metodo da Lui seguito non era
affatto diverso da quello che lo portò al successo della Relatività
Generale. Non solo, ma se prendiamo per es. un altro grande teorico, che
Z. non esita a porre nell'Olimpo dei galileiani, e cioè Dirac, dobbiamo
dire che la sua idea fondamentale (l'equazione che ne porta il nome, e che
aprì la strada alla scoperta delle antiparticelle) fu ottenuta con un
metodo del tutto simile: la ricerca puramente formale di una struttura
matematica semplice ed elegante che conciliasse la meccanica quantistica
dell'elettrone con la relatività ristretta. Dunque Dirac galileiano sì
perché ha avuto successo, e Einstein no perché non ce l'ha fatta?
Lo confesso: leggendo il resto del libro, che qui non posso
continuare a citare, non riesco a sottrarmi a un'impressione, e cioè che
la vera differenza sia un'altra. Che quello che Z. non può perdonare ad
Einstein siano le sue idee in materia di religione e politica. E basti
questo accenno: chi vuole verificare, paghi il tributo di 17 euro e
spiccioli, e vedrà se mi sbaglio.
***
Vi sarete chiesti: va bene, ci hai
detto all'inizio che questo non è un libro di fisica; ma di fisica si
parlerà pure... Sì, se ne parla, e anche molto. A parte cose di cui ho
già scritto, ci sono almeno un centinaio di pagine in cui Z. ci porta ai
confini delle conoscenze di oggi, con veloci carrellate dal passato al
presente e al futuro. Ma purtroppo mi riesce impossibile darvene conto in
dettaglio, non tanto per lo spazio che richiederebbe, quanto perché non
saprei da dove incominciare, né come inquadrare l'argomento.
Il fatto è - debbo confessarlo - che a me il modo che ha Z. di
parlare di fisica riesce assolutamente indigesto. Ricorderete che ho già
usato questo aggettivo a proposito degli "spaghetti", ma vale in
generale. Sarà certamente difetto mio, ma non riesco a vedere il senso di
presentare la fisica per immagini fantasiose quanto per me
incomprensibili; non di rado faccio fatica a capire di che cosa sta
parlando, e quando lo capisco mi chiedo come possa esserci così poca
affinità d'idee su una materia di cui siamo entrambi cultori da lunga
pezza...
Va detto che in fondo gli excursus nella fisica di oggi non
sono molto rilevanti per il tema del libro, e anche per questo non è
forse il caso di spenderci molte parole. Può essere invece istruttivo
vedere un solo esempio di come Z. tratta un tema non strettamente fisico,
o se vogliamo di scienza del "secondo livello": la formazione
del sistema solare.
Ma allora, se l'unica sorgente di
Attrazione Gravitazionale è il Sole, perché la nostra Terra non
precipita rovinosamente verso l'enorme massa del Sole?
Risposta: alle origini del Sistema Solare (che ancora oggi, nessuno sa
spiegare in modo galileianamente credibile) la nostra Terra volava verso
il Sole. Per nostra fortuna non lo ha centrato. Essa era lontana dal
bersaglio di circa centocinquanta milioni di chilometri. E aveva la
velocità giusta per essere intrappolata dall'Attrazione Gravitazionale
prodotta dalla enorme massa solare. Se la nostra Terra, invece di volare a
centosettemila chilometri orari, avesse avuto una velocità più grande,
ci saremmo persi per sempre nello spazio cosmico della nostra Galassia.
Siamo stati fortunati! La velocità della Terra era quella giusta per
poter restare legati "gravitazionalmente" al Sole, con tutti i
vantaggi di essere perfettamente illuminati e scaldati per miliardi di
anni. (pag. 126).
Non mi pare che occorrano molti
commenti: questa non è fisica né astronomia: sono favole per bambini. Mi
sembra di vederli, questi uomini primitivi che arrivati da lontano, a
cavallo di questa grande palla, finalmente si stropicciano le mani al
gradevole tepore del Sole... Per non parlare poi della "meccanica
zichichiana", di un corpo che arriva con una certa velocità (quella
giusta, però) e si "aggancia" alla forza di gravità del Sole,
cambiando repentinamente traiettoria...
E a proposito: è stata davvero e soltanto fortuna? Possibile che
Dio non ci sia entrato per nulla? Questo da Z. non me lo aspettavo!
Se per caso pensate che si tratti di un discorso un po'
semplificato sì, ma in fondo episodico, sbagliate, perché Z. ha già
toccato lo stesso tema:
Noi siamo su una trottola cosmica
che gira in senso antiorario. Compie un giro completo in ventiquattro ore
e dà a noi l'impressione che siano le Stelle a girare attorno alla Terra
in senso orario. La scelta del senso orario per il moto delle lancette dei
nostri orologi nasce dalla illusione che il cielo con le sue Stelle giri
attorno a noi in senso orario. Le lancette degli orologi avrebbero
sicuramente ruotato in senso antiorario se, alle origini del Sistema
Solare, la Terra fosse arrivata ruotando a trottola in senso orario.
(pag. 70).
Signore e signori, in questo
quadro vedete una trottola che arriva dalle profondità dello spazio; si
aggancia al Sole, sempre ruotando in senso antiorario; lo stesso fanno gli
altri pianeti ... e nasce il sistema solare.
Non cercate di spiegare a Z. che la rotazione di Terra e pianeti,
quasi tutti nello stesso verso del Sole, abbia qualcosa a che fare con la
formazione del sistema da un'iniziale concentrazione di materia dotata di
momento angolare, perché vi dirà che non è una spiegazione "galileianamente
credibile", anche se la sua invece è galileianamente incredibile...
Ma soprattutto non provate a convincerlo che parlare di rotazione oraria o
antioraria per la Terra non ha alcun senso, visto che tutto dipende da che
parte si guarda; che lo stesso moto apparente della sfera celeste è
orario per noi se guardiamo a sud, ma è antiorario se guardiamo a nord.
Non ci riuscirete, perché per lui questa è un'idea ben salda, che ha già
espresso in altre occasioni; quindi deve averci pensato su bene...
Sempre sul sistema solare:
Quando Galilei seppe delle regolarità scoperte da Keplero sui moti dei pianeti, e cioè che quelli più vicini ruotano più velocemente attorno al Sole di quelli lontani, non disse che queste regolarità negavano l'esistenza di Dio. (pag. 129)
Qui direi che Z. riesce a
battere se stesso, per la concentrazione di favole che accumula in poche
righe.
Primo: G. non seppe un bel niente da Keplero, o meglio ignorò nel
modo più completo ciò che Keplero aveva trovato. Non c'è una sola riga
negli scritti di G. dove si dia riconoscimento a Keplero, che al contrario
viene duramente criticato per la sua ipotesi sulle maree (ne abbiamo
parlato anni fa).
Secondo: le "regolarità" di Keplero erano un pochino più
profonde che la pura osservazione dei diversi periodi dei pianeti, che
dopo Copernico erano ben noti. Perciò G. sapeva dei periodi, come lo
sapevano tutti gli scienziati del suo tempo, anche senza bisogno di
Keplero.
Terzo: non riesco a vedere perché mai G. avrebbe dovuto pensare
che quelle regolarità negavano l'esistenza di Dio. A me sembrano
irrilevanti in un senso e nell'altro, ma non pretendo di penetrare le
profondità del pensiero teologico zichichiano.
| * * * |
Devi stare attento a dire di credere in Dio. Ti fai subito una cattiva reputazione. Di te non diranno che sei uno studioso attento che cerca di capire le verità scritte nel Libro del Creato. Loro che ignorano queste verità [...] diranno di te che sei un credulone ignorante. (pag. 425)
E subito dopo elenca le "dieci menzogne". Ve le riporto qui di seguito senza commento, solo per mostrarvi di che razza di minestrone si tratta:
1) Galilei si fingeva credente in
quanto aveva paura dello strapotere della Chiesa;
2) Dionigi il Piccolo (ca 500-555), autore del Codice Canonico, era un
piccolo abate che non sapeva nemmeno fare somme e sottrazioni;
3) l'estrema precisione del nostro calendario è frutto della tecnologia
moderna che non ha bisogno di Dio;
4) la Scienza ha scoperto tutto e se non scopre Dio è perché Dio non
esiste;
5) è una grande conquista della Scienza moderna l'aver dimostrato che
discendiamo, per evoluzione, dalle scimmie;
6) i responsabili delle bombe e dell'inquinamento planetario sono gli
scienziati;
7) Tecnica e Scienza sono la stessa cosa;
8) il marxismo scientifico è il motore della Scienza;
9) la religione è l'oppio dei popoli;
10) Fede e Scienza sono nemiche.
Le pagine che seguono sono
dedicate alla confutazione di queste "dieci menzogne", ma ve ne
faccio grazia... Piuttosto vorrei soffermarmi su un aggettivo, che si
trova infilato come per caso nel discorso: la cultura atea è spesso
definita "dominante". Lasciamo quindi stare la caricatura, al di
là di ogni immaginazione, che Z. ci propone di questa supposta
"cultura", e cerchiamo di capire il perché dell'aggettivo.
Nella frase iniziale del capitolo Z. vuole far credere ai suoi
lettori che a dichiararsi credenti si viene discriminati e trattati da
"creduloni ignoranti". Forse si viene anche danneggiati nella
carriera; magari non si vince un meritato Nobel...
Ma vediamo di ristabilire qualcosa che si avvicini di più alla
verità. Non mi risulta che nessuno abbia mai dato a Z. del credulone, e
certamente non intendo farlo io. Quanto all'ignorante, dipende: quando uno
si espone pubblicamente con libri, presenze in TV, interviste, ecc., può
venir giudicato in base a ciò che dice. E dato che la scienza è
fortunatamente oggettiva e non è materia di opinione, "nelle
dimostrazioni necessarie o indubitabilmente si conclude o inescusabilmente
si paralogiza, senza lasciarsi campo di poter con limitazioni, con
istorcimenti di parole o con altre girandole sostenersi più in piede, ma
è forza in brevi parole ed al primo assalto restare o Cesare o
niente". Questo, come avete certo capito, non è Z., ma Galileo (Il
Saggiatore). E l'essere cristiano, buddista, musulmano o ateo non ci
ha niente a che fare.
Né credo che Z. possa lamentarsi di non aver avuto spazio pubblico
per far conoscere le sue idee: da decenni tiene una rubrica TV, per lungo
tempo ha scritto su un quotidiano romano (non so se lo faccia ancora); ha
pubblicato libri che si trovano in ogni libreria e hanno goduto di ampia
diffusione. Niente male, per uno che vive in un Paese dominato dalla
cultura atea...
C'è poi una notizia che forse non conoscete, e che è successiva
all'uscita del libro: circa un anno fa a Z. è stato assegnato il Premio
Fermi, istituito dalla Società Italiana di Fisica in occasione del
centenario fermiano, e destinato a un socio che abbia onorato la Fisica
con le sue scoperte. La commissione giudicatrice era presieduta dal
Presidente della SIF e composta da rappresentanti dei massimi Enti
scientifici nazionali. Forse questo dimostra solo che la "cultura
atea" non è più così dominante?
Non posso resistere: debbo darvi un esempio di ciò che Z.
definirebbe "cultura atea", anche se risale a un secolo fa.
La scienza non pretende di essere
una concezione del mondo compiuta e definitiva, ma ha consapevolezza di
preparare una tal concezione. La più alta filosofia a cui uno scienziato
possa aderire consiste nell'accettare una visione del mondo non completa a
preferenza di un'altra, perfetta in apparenza ma insufficiente in realtà.
Le opinioni religiose degli uomini sono un fatto strettamente privato,
fino a quando essi non cerchino d'imporle ad altri, o non le applichino a
questioni che appartengono a un'altra sfera. Gli stessi uomini di scienza
hanno su questo argomento opinioni molto diverse, a seconda della
profondità delle loro vedute e della capacità di valutarne le
conseguenze.
La scienza non domanda nulla su ciò che non può essere oggetto di
ricerca esatta o non lo è ancora. Domini oggi preclusi potranno esserle
aperti in futuro, poiché nessun uomo di sano giudizio, onesto verso se
stesso e verso gli altri, esiterà a sostituire all' opinione sui
fatti la conoscenza di questi fatti.
La società attuale è spesso inquieta e cambia frequentemente, secondo
l'impressione e la situazione del momento, i suoi punti di vista, con il
risultato di creare profondi turbamenti morali. Questo fatto è una
conseguenza naturale e necessaria dell'incompletezza e quindi della
continua trasformazione delle sue idee. Una compiuta concezione del mondo
non ci è stata data, ma dobbiamo conquistarla. Solo se sarà concessa
libertà all'esperienza e alla ragione in quei campi in cui esse sole sono
in grado di giudicare, potremo, come speriamo per il bene dell'umanità,
avvicinarci lentamente ma sicuramente a una concezione unitaria del mondo,
conforme alla tendenza economica della sana ragione.
Chi l'ha scritto? Ernst Mach: lo
trovate a pag. 456 della sua Meccanica (ed. Boringhieri 1977).
Capite ora perché Z. lo mette nel girone dei "non galileiani"?
Non è questione di atomi!
| * * * |
Il cardinale Francesco Barberini era uno dei tre Cardinali che rifiutarono di firmare la condanna dell'Inquisizione inflitta a Galileo Galilei nel 1616. (pag. 77)
A parte la confusione di date (la condanna è del 1633: nel 1616 venne vietato il De revolutionibus di Copernico, ma senza coinvolgere direttamente G.) è vero che tre cardinali non firmarono, ma altri sette sì. Questo Z. non lo ricorda, come non ricorda che fino alla morte G. fu sottoposto ad arresti domiciliari, impedito di vedere amici e allievi se non sotto sorveglianza; che i Discorsi - secondo Z. l'opera somma di G. - furono stampati a Leida, in Olanda: paese protestante, quindi non soggetto all'autorità della Chiesa di Roma.
I veri nemici di Galilei furono la
filosofia aristotelica e i fanatici dell' "ipse dixit", non
la Chiesa né la Bibbia e il suo Dio. (pag. 103)
Non furono però gli aristotelici delle università a pronunciare la condanna...
Galilei fece tutto il possibile per
impedire alla Chiesa un passo falso [...] secondo gli esponenti
della cultura dominante, Galilei voleva convincere la Chiesa ad adottare
il sistema copernicano nel quale lui credeva [...]
Galilei non mise mai in dubbio il diritto della Chiesa a intervenire,
ma voleva convincerla a non ricorrere all'autorità delle Scritture per
difendere teorie astronomiche che di religioso non avevano assolutamente
nulla. (pag. 81-83).
Non più di quattro pagine in
tutto: per Z. l'argomento non è poi così importante come lo è per la
"cultura dominante" di tutto il mondo... Perciò conviene anche
a noi occuparci d'altro.
| * * * |
Nella Grande Alleanza tra Fede e Ragione sta una forte sorgente di speranza affinché nel mondo possano essere sconfitti coloro che disprezzano sia la Fede sia la Ragione. Il Professor Abdus Salam, pur essendo di religione islamica, amava il Papa ed era convinto che il futuro del mondo doveva reggersi su una Grande Alleanza tra Fede e Ragione e che la Scienza avrebbe dovuto essere insegnata dagli altari. (pag. 409)
Purtroppo Salam è morto, e non
possiamo chiedergli se davvero ha detto questo. A me sembra un bel
programma d'intolleranza confessionale. Che Z. la pensi così, ci sono
pochi dubbi. Che pretenda di tirare dalla sua parte Galileo, non mi piace
affatto.
| * * * |
L'intelligenza del Creatore è la più alta. Ecco perché se vogliamo sapere com'è fatto il mondo dobbiamo chiederlo a Lui. [...] Galilei pensava che Dio fosse di più alta intelligenza.
Come vedete, siamo proprio alla tesi centrale: dove cercava G. le risposte ai problemi della scienza? Noi siamo abituati a dire: nel libro della natura. Ma noi siamo imbevuti della cultura atea dominante; invece Z. ci vuole dimostrare che G. cerca le risposte nel Libro del Creatore, e la differenza non è nominalistica. La citazione che segue sarebbe appunto una delle prove che G. pensava così:
"... tuttavia, quando pure il fatto stesse in altra maniera, nessuna resistenza sarebbe in me di credere alle ragioni che da più alta intelligenza mi venissero addotte ..."
Z. indica luogo e pagina da cui
la citazione è tratta, per cui è facile controllarla, sì che viene
naturale prenderla per buona e basta. Ma se un diavoletto scettico vi
sussurra all'orecchio ... potete scoprire che la cosa è un po' diversa.
Siamo nel Dialogo, e si sta discutendo delle dimensioni del
sistema solare e delle distanze delle stelle. Simplicio ha fatto la
seguente obiezione:
... ma non deviamo ammettere, nessuna cosa esser stata creata in vano ed esser oziosa nell'universo; ora, mentre che noi veggiamo questo bell'ordine di pianeti, disposti intorno alla Terra in distanze proporzionate al produrre sopra di quella suoi effetti per benefizio nostro, a che fine interpor di poi tra l'orbe supremo di Saturno e la sfera stellata uno spazio vastissimo senza stella alcuna, superfluo e vano? a che fine? per comodo ed utile di chi?
A questo replica Salviati, con una pagina di discorso che non posso citare per intero, ma non posso neppure tagliare troppo, se vogliamo capire:
Troppo mi par che ci arroghiamo, signor Simplicio, mentre vogliamo che la sola cura di noi sia l'opera adequata ed il termine oltre al quale la divina sapienza e potenza niuna altra cosa faccia o disponga; [...] esempio [...] del lume del Sole, il quale, mentre attrae quei vapori o riscalda quella pianta, gli attrae e la riscalda in modo, come se altro non avesse che fare; anzi nel maturar quel grappolo d'uva, anzi un granello solo, vi si applica che più efficacemente applicar non vi si potrebbe quando il termine di tutti i suoi affari fusse la sola maturazione di quel grano. Ora, se questo grano riceve dal Sole tutto quello che ricever si può, [...] d'invidia o di stoltizia sarebbe da incolpar quel grano, quando e' credesse o chiedesse che nel suo pro' solamente s'impiegasse l'azione dei raggi solari. Son certo che niente si lascia indietro dalla divina Providenza di quello che si aspetta nel governo delle cose umane; ma che non possano essere altre cose nell'universo dependenti dall'infinita sua sapienza, non potrei per me stesso, per quanto mi detta il mio discorso, accomodarmi a crederlo;
[qui è inserito il brano citato da Z.]
In tanto, quando mi vien detto che sarebbe inutile e vano un immenso spazio intraposto tra gli orbi de i pianeti e la sfera stellata, [...] dico che è temerità voler far giudice il nostro debolissimo discorso delle opere di Dio, e chiamar vano o superfluo tutto quello dell'universo che non serve per noi.
In primo luogo c'è da notare la
"laicità" del paragone che G. propone, tra il chicco d'uva e
l'umanità: il mondo non è fatto a esclusivo beneficio dell'uomo, che non
può essere il metro di tutte le cose. Quindi mi sembra chiaro che cosa
intenda G. quando parla di "ragioni che da più alta intelligenza mi
venissero addotte". Dice: secondo me non si deve giudicare inutile ciò
di cui non vediamo un utile per noi; ma se poi qualcuno "più in
alto" (come intelligenza o forse come autorità) mi porta altre
ragioni, non farò resistenza. Che cosa c'entri l'interpretazione che ne dà
Z., lo sa soltanto lui...
| * * * |
... ahimé, Signor mio, il Galileo, vostro caro amico e servitore, è fatto irreparabilmente da un mese in qua del tutto cieco. Or pensi V.S. in qual afflizione io mi ritrovo, mentre che vo considerando che quel cielo, quel mondo e quello universo che io con mie meravigliose osservazioni e chiare dimostrazioni avevo ampliato per cento e mille volte, più del comunemente veduto da' sapienti di tutti i secoli passati, ora per me s'è sì diminuito e ristretto, ch'e' non è maggiore di quel che occupa la persona mia... (lettera a Elia Diodati in Parigi, 2 gennaio 1638).
No: qui abbiamo un Galileo impagliato, un fantoccio al quale un autore ventriloquo fa dire quello che vuole. Per dirla con Eduardo, "nun me piace"...
http://it.groups.yahoo.com/group/astroccd/message/344
COMUNICATO DELL'IRAS
Quando a
dare notizie culturali sono giornalisti generici o comunque persone
non addette ai lavori, passi; fa parte della realta'. Ma quando queste
notizie errate ci pervengono nientemeno che da trasmissioni televisive
ad alto indice di ascolto e a parlare e' il professor Antonino
Zichichi, che ammonisce tutti che categoricamente il millernnio
iniziera' in data 1-1-2000, aggiungendo che non ne vuol più sentire
parlare, QUESTO E' TROPPO. Forse e' meglio che il professore se lo
vada a leggere, questo articolo (lo chiediamo umilmente). Oppure provi
a leggere altri testi di astronomia dove si parla di date, calendari,
storia, logica e ... matematica. Ma del
resto noi il professore lo stimiamo molto e lo seguiamo con interesse
quando parla di fisica, dato che lui e' sicuramente uno dei migliori
fisici che abbia l'Italia. Quando parla di astronomia, invece, a
volte, cade in queste inesattezze, che, come in questo caso, sono
piuttosto clamorose. In Astronomia, infatti, nemmeno il professor
Zichichi puo' essere considerato un addetto ai lavori... Ma se non
persiste nell'errore, dovuto a distrazione, ed e' disposto a
riparlarne, ascoltando anche gli astronomi, per questa volta lo
perdoniamo. Claudio
Lopresti presidente
dell'Istituto Spezzino Ricerche Astronomiche (I.R.A.S.) coordinatore
del Gruppo Astronomia Digitale (G.A.D.) http://www.sgrtv.it/archivio_link/18052000/esteri/papa/zichichi.html ESTERI/ Gli
ottant'anni del Cyber-Papa il segreto
di Zichichi
Il Messaggero, 18 maggio 2000
LA
TESTIMONIANZA di ANTONINO
ZICHICHI * Il nostro Calendario è
legato al Sole: la Stella a noi più vicina, che ci illumina e
riscalda. Di Stelle nel Cosmo però ce ne sono a miliardi di
miliardi. Se volessimo sincronizzare il nostro Calendario con le
Stelle dovremmo festeggiare l'inizio del nuovo Millennio il 18
maggio dell'anno 2000. Insomma il nuovo Millennio delle Stelle
inizia il giorno in cui è nato Giovanni Paolo II: quel Sant'uomo
venuto da lontano cui doveva toccare il compito straordinario di
fare rinascere la Scienza, proprio nell'era dominata dalla Tecnica
agli ordini della violenza politica. «Scienza e Fede - dice
questo grande Papa - sono entrambe doni di Dio». Secondo la cultura
atea noi saremmo figli del caos. Se così fosse non potrebbero
esistere le Tre Colonne e le Tre Forze Fondamentali della Natura,
cui siamo pervenuti dopo quattrocento anni di esperimenti
scientifici di stampo galileiano. Il che vuol dire formulati col
rigore della logica matematica e corroborati da risultati
sperimentali riproducibili, il cui significato è uno e solo uno:
risposte date a noi da Colui che ha fatto il mondo. Nasce da queste
risposte la certezza che, nell'Immanente, noi siamo figli della Sua
Logica: Tre Colonne e Tre Forze. Altro che caos. Come la mettiamo
con la cronaca che diventa storia? Karol Wojtyla diventa Papa
nonostante la sua vocazione a ritirarsi in clausura come carmelitano
e, prima del 13 maggio 1981, sfugge due volte alla morte. Nell'ottobre 1978 Karol
Wojtyla viene eletto Papa. Quando lessi quel nome sui giornali
inglesi (ero a Londra) mi venne in mente ciò che mi aveva detto il
rappresentante polacco nella Società Europea di Fisica:
l'Arcivescovo di Cracovia riuniva periodicamente gli Scienziati di
quell'Università per sapere se erano vere le notizie che
costantemente ripetevano i "media" del regime polacco. E
cioè che era il marxismo scientifico col suo materialismo a dare
alla Scienza le sue grandi conquiste. Era entusiasta nell'ascoltare
le dettagliate motivazioni degli scienziati di Cracovia da cui si
deduceva che il marxismo scientifico era (ed è) la negazione della
Scienza. Fu su queste basi che ebbe inizio la Grande Alleanza tra
Scienza e Fede sbocciata pochi mesi dopo l'elezione di Karol Wojtyla
al Soglio Pontificio. Alle cinque del
pomeriggio del 13 maggio 1981 tutto sembra crollare. La notizia mi
viene comunicata a Pisa nel corso di un seminario di fisica
subnucleare alla Scuola normale superiore. Ricordo ancora gli occhi
smarriti della segretaria che aveva osato interrompere una relazione
dando all'oratore un foglio con un messaggio urgente. Non potevo
credere a quello che mi si comunicava nel foglietto: in Piazza San
Pietro hanno sparato al Papa che si è accasciato in fin di vita. Dinanzi a queste
incredibili Verità può la cultura atea sostenere che tutto ciò
sia frutto del caso? La Scienza, fonte di certezze, risponde:
l'Immanente non è retto dal caso ma da una Logica rigorosa il cui
Autore nessuno può escludere che sia Colui che ha permesso a
quest'Uomo di scampare tre volte alla morte e ad agire nel Terzo
Millennio affinché non sia la violenza politica a dominare il
nostro futuro, ma l'Amore, la Carità e il Perdono. Amore, Carità e
Perdono che sono in perfetta sintonia con i valori della Scienza e
che entrano nel nuovo Millennio delle Stelle guidati da un
pellegrino di Pace venuto da lontano. Pellegrino, portatore dei
valori che fanno di questa forma di materia vivente detta uomo un
esempio unico tra le innumerevoli forme di materia vivente, in
quanto solo ad essa è stato dato il privilegio di potere decifrare
la Logica del Creatore. Il 18 maggio 2000 è una data carica di
promesse e di speranze. Uno degli argomenti
in cui il sedicente scienziato di Alcamo rende meglio: Il
tamburino dei Misteri Antonino Zichichi Quel Venerdì Santo
di sei anni fa, in un'atmosfera fatta di storia, religiosità,
tradizione, grande fu l'emozione quando si aprì il portone della
chiesa del Purgatorio, da dove escono i sacri gruppi e nella
quale ebbe inizio la prima esibizione di Antonino, davanti lo
straordinario pubblico che fa sempre da cornice alla manifestazione. "Da allora - dice
Antonino - non mi sono più perso una processione dei Misteri,
sempre da tamburino, con la differenza che ho accresciuto nel tempo
sicurezza e professionalità, mentre invariate sono rimaste
l'emozione e la gioia di quella prima volta. L'affiatamento con i
ragazzi che insieme con me compongono il gruppo che a suon di marce
funebri precede la processione, deriva da un'accurata
preparazione". Il gruppo dei tamburini
di Trapani è costituito da otto elementi, tutti giovani, di età
compresa tra i 15 e i 25 anni. E' diretto dal Maestro Nicolò
Lombardo, un appassionato di percussioni, ex batterista del
complesso trapanese "Gli Angeli", molto noto negli
anni '60. "E' lui - aggiunge
Antonino - l'autore delle marce che noi eseguiamo, le quali
possono essere gravi o allegre per adattarle al genere di
manifestazione a cui partecipiamo". Nella processione,
mentre il gruppo è in movimento, viene prodotta una tipica suonata
dal ritmo costante, durante le soste che durano in genere pochi
minuti, la suonata, invece, diventa variegata, con interventi
solisti dei vari tamburini che, combinandosi armonicamente,
producono l'effetto di una piccola orchestra. Il gruppo è stato
voluto dall'Unione Maestranze per riprendere un'antica tradizione
legata alla processione dei Misteri. Storicamente, infatti,
erano gli incappucciati della Confraternita di san Michele che con
il suono dei tamburi annunciavano la passione e morte di nostro
Signore Gesù Cristo, rappresentata dai sacri gruppi in
processione. Da un paio di anni, le
esibizioni sono state estese anche alle processioni delle Madonne
della Pietà, previste per il martedì ed il mercoledì della Settimana
Santa, sempre per decisione dell'Unione Maestranze. "Ma la nostra
popolarità - conclude Antonino - ha varcato i confini della città.
Un altro nostro appuntamento ricorrente è con la processione in
onore della Madonna di Custonaci che si tiene l'ultimo mercoledì di
agosto nel suggestivo scenario di Erice. Siamo stati invitati
anche in altre località della provincia, come Calatafimi,
Castelvetrano, Mazara del Vallo, e, perfino, a Caltanisetta,
nell'ambito del gemellaggio tra la città nissena e Trapani per i
riti della Settimana Santa. Così scrive di LUI
il mio ex compagno di corso di laurea, Giorgio Parisi: http://www.google.it/search?q=cache:E8V0yw6--usJ:chimera.roma1.infn.it/GIORGIO/BONOLIS/ Parisi3.html+%22antonino+zichichi%22&hl=it&lr=lang_it&ie=UTF-8 G.P. 266 ...............
Quante ne
dice!
E quante ne sa! L’ILLUSIONE
DEL NUMERO RITARDATARIO Se vogliamo sapere
qual è la probabilità che esca uno qualsiasi dei tre numeri
dispari (1, 3, 5), dobbiamo sommare le tre probabilità. Il che fa
3/6, e cioè il 50 per cento. Lo stesso vale se vogliamo sapere
quanto fa la probabilità che esca uno dei tre numeri pari (2, 4,
6): 50 per cento. Se c’è un ritardo
nell’uscita di un numero pari, questo non può favorire in alcun
modo l’uscita del pari né del dispari. Perché? Risposta: le
sei facce del dado non possono ricordare quale è stata quella del
caso precedente. Se invece di usare le
sei facce di un dado usiamo una scatola, dove mettiamo sei piccole
sfere, ciascuna contenente uno dei sei numeri, le probabilità non
cambiano. Se usiamo 90 sferette, ciascuna contenente un numero da
1 a 90 come avviene nel Lotto, la probabilità che esca il 3 non
è più 1/6, ma 1 su 90. Adesso ci sono, infatti, 90 numeri che
possono essere estratti. È come se un dado avesse novanta facce.
La probabilità che esca un numero dispari è sempre del 50 per
cento, in quanto tra uno e 90 la metà dei numeri è dispari. E
siccome l’altra metà è fatta di numeri pari, la probabilità
che venga estratto un numero pari è sempre del 50 per cento. E adesso, attenzione.
Se vogliamo mettere insieme due numeri per vincere un ambo, la
probabilità non è la somma, bensì il prodotto delle due: quindi
poco più di un decimo per mille. Per un terno, la probabilità è
il prodotto delle tre probabilità: poco più di uno su un
milione. E così via per la quaterna e la cinquina, le cui
probabilità sono rispettivamente un centesimo e mezzo di
milionesimo e meno di due decimi di miliardesimo. Per avere la
"speranza matematica" di vincere una cinquina
bisognerebbe giocare quasi sei miliardi di volte. Fatta un’estrazione,
le probabilità non cambiano. E infatti, nell’urna si rimettono
ancora una volta i 90 numeri e nessuno di essi ha alcun
privilegio. La probabilità che esca uno dei 90 numeri è
suddivisa in modo rigorosamente eguale tra i 90 numeri. Questa probabilità a
ogni estrazione è sempre la stessa: un novantesimo del totale. I
giochi basati sui "numeri in ritardo" sono privi di
fondamento matematico. Ripetendo l’estrazione, la probabilità
non può cambiare, in quanto le sferette che contengono i numeri
non hanno alcuna memoria delle passate estrazioni. La struttura
portante di questa matematica fu costruita da Fermat (1601-1665) e
Pascal (1623-1662) più di 300 anni fa. È incredibile che
dopo oltre tre secoli ci sia ancora chi continua a credere nella
teoria dei "ritardi" matematici per i numeri estratti.
Come se Fermat e Pascal non fossero mai esistiti.
Antonino
Zichichi LA
LUCE È VITA E PROGRESSO Di
Antonino Zichichi LO SPETTACOLO DI UN
CIELO STELLATO È CERTAMENTE AFFASCINANTE, MA NON DOBBIAMO
DIMENTICARE CHE LA LUCE ARTIFICIALE È UNA DELLE PIÙ GRANDI
CONQUISTE DELL’INTELLETTO UMANO.
Sarebbe segno di
grande civiltà se si arrivasse, con una certa periodicità ad
avere una notte senza luci artificiali, per avere a portata di
mano lo spettacolo del cielo stellato e della Via Lattea. Le città
spente, per atto di civiltà. Non perché le luci artificiali sono
fonte di "inquinamento". La luce non avvelena l'aria
come fanno gli scarichi di tante industrie. La luce non rende
sordi come fa l'inquinamento sonoro. La luce non provoca il cancro
ai polmoni come fa il fumo passivo di cui continuiamo a essere
vittime, nonostante le leggi che lo proibiscono. Diciamo quindi ai
nostri amici astrofili che il loro impegno per educate la gente a
volgere gli occhi verso il cielo stellato e la Via Lattea non deve
avere conseguenze diseducative verso l’impegno a combattere le
pericolose sorgenti di inquinamento ambientale. I nostri amici
astrofili debbono agire da educatori facendo capire al grande
pubblico che la luce non è sorgente d'inquinamento. La luce
artificiale è una delle più grandi conquiste dell’intelletto
umano. Per millenni e
millenni, in tutti i continenti, tutte le civiltà avevano cercato
di decifrare questo formidabile mistero del Cosmo: cos'è la luce? Ci sono voluti 200
anni di esperimenti per arrivare alla superba sintesi di Maxwell
(il grande fisico scozzese vissuto nel XIX secolo), le cui quattro
equazioni rappresentano l'atto di nascita dell'elettromagnetismo.
Questo atto di nascita ha permesso di capire che la luce è una
delle innumerevoli manifestazioni di quella forza fondamentale
della Natura generata da quella quantità fisica cui è stato dato
il nome di "carica elettrica". Colori, sapori, tatto,
gusto, olfatto, udito, vista, sono esempi di ciò che produce
questa carica. Facendo vibrare questa "carica elettrica"
si producono onde elettromagnetiche di energia diversa. Al livello minimo ci
sono le onde radio. Poi vengono le onde radar. Poi vengono le onde
tv. Più in alto ci sono le onde radar. Ancora più in alto la
luce. Poi i raggi X e a livello estremo i raggi detti
"gamma". L'ultima novità delle scoperte astrofisiche
sono i "lampi raggi di gamma". Fenomeni celesti ancora
tutti da capire. Lo spettacolo di un
cielo stellato è certamente affascinante. Ma la scoperta delle
equazioni di Maxwell è dotata di fascino ancora più potente. Da
queste formule matematiche nascono la luce delle nostre lampade,
la radio, la televisione e l’enorme quantità di strumenti
tecnologici a noi indispensabili, inclusi i rivelatori dei
"lampi cosmici di raggi gamma". Se l’uomo si fosse
fermato a contemplare lo spettacolo delle notti stellate, saremmo
ancora all'età della pietra. La luce nelle città
è indice di progresso. E infatti le immagini sei satelliti
parlano chiaro. La sacca di disperazione e di morte per inedia è
in quelle zone del mondo rimaste ancora nel buio, nonostante le
equazioni di Maxwell. In quelle zone muoiono ogni anno milioni di
nostri fratelli e sorelle. Sono zone in cui vivono – secondo le
stime più recenti – 800 milioni di persone che ogni sera
possono godersi lo spettacolo di un cielo stellato, ma non hanno
luce per leggere, né cibo per sfamarsi, né medicine per curarsi. Noi amanti delle
stelle abbiamo il sacrosanto diritto di osservare lo spettacolo di
una notte stellata; a questo traguardo dobbiamo però arrivare non
dicendo che la luce è fonte di "inquinamento", ma
ancorando le nostre legittime richieste al fascino delle conquiste
legate alla scoperta dell'elettromagmetismo. Zichichi:
"non è inquinamento luminoso". E
gli astronomi insorgono
Tra
le missive di protesta inviate a Zichichi spicca il lungo intervento
di Pierantonio Cinzano, presidente in Italia dell'Istituto di
Scienza e Tecnologia dell'Inquinamento Luminoso e direttore
scientifico della sezione italiana della International Dark-Sky
Association, le cui fotografie illustravano l'articolo di Famiglia
Cristiana. «Mi sarei aspettato almeno maggiore cautela e rispetto
per le tante persone che dedicano il loro tempo a questo problema»,
ha fra l'altro sottolineato Cinzano. La polemica ha toccato più
campi, compresi quelli della filosofia e della medicina. Il dito è
stato però puntato in particolare contro lo slogan "la luce è
vita e progresso" - colpevole, secondo alcuni, di far credere
che sia la quantità di luce prodotta a determinare la ricchezza
tecnologica di un paese - e contro chi sostiene che non vi sarebbe
alcuna conseguenza a livello fisico derivata dalla presenza di luce
artificiale. Per confutare quest'ultima opinione i contestatori di
Zichichi hanno messo sul tavolo recenti studi che rivelerebbero la
possibilità dello svilupparsi di gravi patologie a causa proprio
dell'eccesso di luce artificiale. In
uno dei suoi recenti numeri Famiglia Cristiana ha dato spazio alle
risposte di Zichichi, permettendo così al fisico italiano di
chiarire meglio la propria posizione. Il dibattito pare tuttavia
destinato a protrarsi nel tempo. Lugano,
nuove lampade Mentre
alcune regioni italiane hanno già adottato leggi contro
l'inquinamento luminoso, in Ticino, come in generale nel resto della
Svizzera, sembra si sia ancora ai piedi della scala. Anche se a
livello politico si sta prendendo coscienza del fenomeno, come ci
conferma Julio
Dieguez, di Arbedo, astrofilo da una vita e delegato della
Dark-Sky per la Svizzera Italiana. «Quale associazione che si
occupa di inquinamento luminoso, siamo sempre più coinvolti nei
progetti di rinnovo di impianti di illuminazione pubblici - spiega
Dieguez -. Un grosso problema è attualmente costituito dall'enorme
spreco di energia luminosa, che viene spesso male impiegata. Il
nostro compito è duplice: consigliare le autorità sulle misure più
adatte per evitare consumi inutili e, al contempo, sensibilizzare la
popolazione al tema. A Lugano, ad esempio, abbiamo recentemente
supervisionato la sostituzione delle vecchie lampade a vapore di
mercurio con altre a vapore di sodio, capaci di un risparmio pari a
circa il 40 per cento». La
luce artificiale può inoltre essere fonte di non pochi problemi per
gli automobilisti: «Se, ad esempio, l'autostrada è invasa da
continui coni di luce la pupilla dovrà lavorare maggiormente per
compensare i periodici sbalzi di illuminazione, cosa che può dare
luogo ad un forte senso di stanchezza aumentando così il pericolo
di incidenti». Da
un po' di tempo la Dark-Sky sezione svizzera collabora attivamente
anche con il Dipartimento del territorio ticinese. «L'obiettivo è
quello di regolamentare l'illuminazione: per farlo ci vorrà
sicuramente una buona dose di volontà politica, cosa che al Ticino
sembra non mancare», dice ancora Dieguez. Ma
se gli sforzi maggiori oggi sono rivolti al risparmio energetico,
per Dieguez non va dimenticata la dimensione culturale e
paesaggistica dei nostri cieli un tempo davvero scuri, quella
dimensione che l'inquinamento luminoso rischia di cancellare. «é
un peccato che il normale scenario notturno sia qua e là deturpato
da emissioni luminose sfuggite agli agglomerati urbani. Purtroppo
sia il buio sia il cielo stellato stanno scomparendo dalla memoria».
Luca
Berti
su
La Regione
Ticino 2
gennaio 2002
Cieli rubati, quando la luce spegne
le stelle http://astroemagazine.astrofili.org/num20/zichichi/zichichi.htm a cura
di Piter Cardone Cari
lettori,
Sono
molte le inesattezze che, allo scopo di dare più forza
alla sua tesi, sono riportate da Zichichi. Egli,
testualmente, sostiene che "...la luce non avvelena
l'aria come fanno gli scarichi di tante industrie. La luce
non rende sordi come fa l'inquinamento sonoro. La luce non
provoca il cancro ai polmoni come fa il fumo
passivo...", forse dimenticando che non basta
semplicemente scrivere le equazioni di Maxwell su un
foglio di carta perché si materializzi un bel flusso di
fotoni... La luce si produce mediante l'utilizzo di
elettricità, per ottenere la quale, come anche i
ragazzini delle scuole medie sanno, si devono bruciare i
combustibili fossili, che certamente provocano i danni che
lo stesso Zichichi ricorda. In un mondo ancora lontano da
venire, forse, quando per produrre elettricità si
utilizzeranno fonti di energia rinnovabili (eolica,
solare, mareale...), Zichichi vedrà corrispondere al vero
le sue parole, che oggi, nel mondo reale, sono solo il
frutto di un miscuglio di ignoranza (o finta tale),
demagogia ed utopia. Produzione di gas serra, di smog,
abbattimento di alberi, consumo di fonti energetiche
altamente inquinanti e non rinnovabili... A ben guardare,
all'inquinamento luminoso sono legate tutte le tematiche
contro le quali si battono le associazioni ambientaliste
del mondo, ed il fatto che la luce, perché non provoca
direttamente dei danni, non debba essere considerato un
inquinante, significa essere miopi al limite della cecità.
Vorrei inoltre invitare tutti, soprattutto chi è scettico
sui danni alla salute degli esseri viventi che
l'inquinamento luminoso può indurre, a consultare
l'indice bibliografico che lo stesso Dr. Pierantonio
Cinzano, uno dei più grandi esperti italiani delle
questioni inerenti l'inquinamento lumnoso, giudica
incompleto, e che si trova all'indirizzo http://debora.pd.astro.it/cinzano/refer/node8.html Basta
solo scorrere i titoli dei lavori (ovviamente, per
giudicarli andrebbero letti, e se ciò fosse stato fatto
dall'esimio, tutta questa vicenda non sarebbe esistita...)
per rendersi conto di come l'inquinamento luminoso possa
danneggiare alterazioni anche notevoli dei ritmi
circadiani, alle quali sono legati tutta una serie di
disturbi: alla riproduzione, alle abitudini di caccia,
all'alternanza sonno-veglia e alle abitudini migratorie
per gli animali (uomo compreso, sia chiaro...),
http://spazioinwind.libero.it/kosmos/opinioni/zichichi/zichichia.html Nascondiamo
le stelle in onore di Maxwell Quella
che segue è una vera perla che va gustata con calma: Testo
della conferenza di Zichichi nella parrocchia di Piangipane
(Ravenna) 11 maggio 2002.
Io dovrei essere ateo, in quanto, secondo la cultura dominante,
Scienza e Fede sono nemiche, però nessun grande scienziato ha mai
detto questo! Diceva Enrico Fermi che esistono tre tipi di
scienziati: quelli detti scienziati, ma che in verità non hanno
mai fatto nulla, seconda classe quelli che cercano di fare del
loro meglio, ma non riescono né a scoprire né ad inventare
niente e vengono lo stesso detti scienziati, poi ci sono quelli
che riescono ad inventare e a scoprire. Diceva Fermi che coloro
che non hanno mai scoperto nulla dovrebbero stare zitti, perché
non sono scienziati (se qualcuno trova un passo di Fermi in cui
sostiene le sciocchezze di Zichichi avrà da me una fornitura di
Brunello di Montalcino per un intero anno!! n.d.r.). Voi andreste
da un medico che non ha mai curato un ammalato? E che medico è?
Noi scienziati siamo esattamente come voi. Se uno si dice
panettiere deve fare il pane, altrimenti che panettiere è?
L'unica vera grande colpa della Scienza è quella di avere
lasciato parlare impunemente scienziati falliti o finti
scienziati. Il motivo per cui la Scienza viene presentata in
questo modo completamente distorto che non corrisponde alla verità
è esattamente questo. Per una serie di motivi la Scienza non ha
fatto cultura. Ha fatto solo Scienza. L'unico esempio in cui la
Scienza si è veramente "buttata fuori" dicendo
"adesso basta! " è nel 1982 con il Manifesto di Erice.
Siccome c'era il pericolo dello scontro nucleare Est-Ovest siamo
riusciti ad esprimere i nostri pensieri, le nostre idee parlando
in modo coerente, parlando in prima persona non facendo parlare
gli altri. Il motivo per cui siamo arrivati a questo è
incredibile: una serie di circostanze favorevoli che hanno
permesso alla comunità scientifica internazionale est-ovest,
nord-sud, di esprimersi con lo stesso documento. Circa
quarant'anni prima ci avevano provato i grandi fisici degli anni
quaranta, dopo l'arrivo della più potente arma di distruzione
planetaria, il prof. Bohr, uno dei padri della Fisica
atomica decise di esprimere con una lettera ai grandi di quei
tempi Churchill, Stalin e Truman quello che la Scienza pensava di
queste nuove armi. E andò da Truman, Churchill e Stalin dopo aver
fatto il giro con questa lettera cercò di farla firmare dai più
grandi scienziati di quei tempi. Uno gli diceva ". . .io
firmo, però tu devi togliere questa frase. . .", un altro
".. .io firmo, ma tu devi mettere questo. . " e così
via: alla fine quella lettera diventò completamente
incomprensibile! E lui per la disperazione che fa? La manda al
Segretario generale delle Nazioni Unite ( la lettera è ancora lì
. . . si può ancora leggerla - è di interesse scoprire che le
Nazioni Unite esistevano prima della loro nascita, n. d. r.)) . Io
ebbi la fortuna di conoscere il prof. Bohr a Ginevra, perché (e
che conseguenzialità hanno le cose? n.d. r.) era il professore di
un mio grande maestro il prof. Weisskopf (salti generazionali), e
mi raccontò questo episodio e mi disse che se mai avessi scritto
un documento di ricordarmi di dire "se firmi non cambi nulla,
se no non firmi!" e così fu con il manifesto di Erice. Il
manifesto venne redatto nel 1982 a Erice e fece il giro del mondo
con una condizione " se firmi non cambi nulla" e ,
infatti, il manifesto di Erice dice le cose che oggi stasera io vi
dirò. Che cos'è la Scienza? Intanto, mettiamo chiarezza! Se
tutto è Scienza, nulla è Scienza. Se io chiamo questo libro -
libro, questa giacca - libro, questo pullover libro, questo
microfono - libro, se tutto è libro nulla è libro. Che cos'è la
Scienza? Non è vero che tutto è scienza! Mettiamoci d'accordo su
quali sono le grandi conquiste dell'intelletto umano. Che cosa ha
fatto questa forma di materia vivente alla quale noi apparteniamo?
Quali sono le grandi conquiste? Non c'è bisogno di duecentomila
pagine per illustrarlo. Perché sono appena tre! Le tre grandi
scoperte dell' intelletto umano sono: In primo luogo, il
linguaggio: io posso parlare con voi perché comunico concetti,
posso trasmettere idee, ma se dovessi farlo gesticolando non
sarebbe facile. Questa forma di materia vivente scopre il
linguaggio. Non è vero che tutte le altre forme di materia
vivente hanno scoperto il linguaggio, come pretendono altri
scienziati che non hanno mai scoperto nulla. Perché? Perché la
grande conquista del linguaggio non è tanto nella trasmissione di
pensieri, ma è nella scoperta della memoria collettiva
permanente. Nessun' altra forma di materia vivente ha saputo
scoprire la scrittura! Io so che cosa pensava Galilei o Platone o
Aristotele, perché hanno scritto! Non mi risulta che i leoni
abbiano lasciato scrittura di qualsiasi tipo, o le scimmie o i
gatti o i cani (che noi amiamo), ma ci sono migliaia e migliaia di
forme di materia vivente (anche Zichichi lo è, n.d.r.), ma
nessuna di esse ha scoperto la memoria collettiva permanente.
Diceva Galilei " . . .è incredibile! Fra diecimila
anni sapranno quello che io penso oggi !" (altra fornitura di
Brunello a chi mi trova una frase del gemnere in Galileo, n.d.r.).
Non ci sono altre forme di materia vivente che sanno fare questo.
Pertanto, noi siamo una forma di materia vivente cui è stato dato
un privilegio unico! Ci sono, ripeto, centinaia di migliaia di
forme di materia vivente, ma nessuna di queste è dotata di
ragione. Noi siamo l'unica materia vivente dotata di ragione! Qual
è la prova? Le tre grandi conquiste: la memoria collettiva
permanente: una ! Tremila anni fa, i nostri antenati scoprirono
che con il linguaggio si può dire tutto e il contrario di tutto.
E hanno tutti ragione. Ecco come nasce la Logica. Che vuol dire
"patti chiari e amicizia lunga". Mettiamoci d'accordo su
quali sono gli assiomi. Se io faccio un discorso, se io scrivo
tremila pagine, se uso il linguaggio per esprimermi, non è facile
venire a capo su quale sia il filo conduttore del discorso. Nasce
così la Logica. Assiomi: uno, due, tre, quattro, cinque, . . .
gli assiomi sono verità che è così perché l' ho detto io, però
lo dico e lo faccio capire a tutti e chi non fosse d'accordo
direbbe: " no, io con l'assioma numero due non sono
d'accordo", benissimo. . .fatti la tua struttura logica
rigorosa e, poi, troverai le tue conclusioni. Euclide con cinque
assiomi costruisce la geometria euclidea. È incredibile che
partendo da cinque assiomi si arrivi, per esempio, al più famoso
teorema del mondo: il Teorema di Pitagora! (ha ricostruito le cose
a cavoli propri: potenza della Fde! n.d.r.). E che c'entrano i due
quadrati con la somma? Il Teorema di Pitagora è incredibile:
immaginiamo di avere un quadrato . . . c'è qualcuno che lo sa
dividere a metà ? Nessuno! . . . non è banale! . . . provate a
dividere un quadrato in due quadrati . . .come si fa? Teorema di
Pitagora: io costruisco un triangolo rettangolo, il quadrato
costruito sul lato più piccolo, sommato a quello costruito sul
lato costruito sul lato un po' più grande, è uguale al quadrato
costruito sul lato lungo (e che cì'entra con la premessa? n.d.r.).
Una delle più grandi scoperte della logica geometrica!
Rifletteteci, poi, a casa, . . . lo sanno fare le aquile questo
(ma Zichichi sa volare e fare i nidi in anfratti rocciosi? n.d.r.)?
O le scimmie, o i pesci, o i leoni? Nessuno lo sa fare! Un esempio
di logica. Ma, la più formidabile costruzione logica è quella
dell'Infinito. È incredibile come Galilei sia il primo uomo al
mondo ad avere scoperto la proprietà degli insiemi infiniti.
Talmente sconvolgente era questa scoperta di logica matematica che
Galilei . . . ( . . . per fortuna non c'erano i telefoni, se no
non avremmo nulla . . .a quei tempi si scriveva!). . . quindi,
Bonaventura Cavalieri allievo di Galilei scriveva: " Caro
maestro, solo lei può arrivare a capire: mi sono ingarbugliato in
un problema e solo lei può riuscire a trovare la soluzione. .
." e gli riferisce il problema. Dopo due settimane Galilei
risponde, dicendo: "Io ho trovato la soluzione al tuo
problema, però, vedi, il tuo problema mi mette in difficoltà. In
effetti, tu stai toccando un tema estremamente complicato, perché
hai in mano l'infinito. E per risolvere il tuo problema, io ho
bisogno di una cosa alla quale non credo", e cioè: 1+1=2 non
fa 1; 2+2 = 4 ; un pezzo di torta + un pezzo di torta = 2 pezzi di
torta; una fetta di torta è più piccola della torta. E invece
Galilei che trova ? Che un pezzo di infinito + un pezzo di
infinito non fa due pezzi di infinito, ma fa sempre infinito.
". . . Questo fa a pugni con tutto quello che pensiamo di
avere capito e, quindi la mia conclusione è che il nostro
cervello è finito e non capirà mai l'infinito." Galilei
aveva scoperto la prima proprietà degli insiemi infiniti. Se voi,
studiando, come fece Galilei, un problema di geometria avete in
mano una relazione del tipo: un pezzettino di questo insieme + un
pezzettino = sempre lo stesso insieme. Facciamo un esempio.
Prendete tutti i numeri interi: 1,2,3,4, . . ., quanti sono?
Infiniti! Adesso, prendete i numeri pari: 2,4,6,8,10, . . . quanti
sono? Infiniti! Dovrebbero essere la metà, no?! Prendete i numeri
dispari:1,3,5,7,9,11, . . . quanti sono? Infiniti! Dovrebbero
essere la metà, no?! L'insieme dei numeri pari è uguale
all'insieme dei numeri dispari, è uguale all'insieme dei numeri
interi, con la stessa potenza di infinito. Fu la grande scoperta
di Cantor. Infinito + infinito + infinito = infinito. Non è tre
volte infinito. Sconvolgente (capiamo le sofferenze di Zichichi
per capire la profondità di tali concetti. n.d.r.) ! Ci vollero
cento anni per arrivare alla conclusione che la logica degli
insiemi infiniti non porta a nessuna contraddizione. E, infatti,
cosa vuol dire Logica? Significa che io parto da assiomi e
stabilisco quali sono le regole per dedurre da questi assiomi
altre conseguenze, poi non posso cambiare più nulla. E vengono
fuori i teoremi. Se in questa struttura qualcuno scopre che,
partendo dagli stessi assiomi, usando le stesse regole, arrivo a
un teorema e alla negazione dello stesso teorema la struttura
viene "buttata a mare". È successo nella storia della
Matematica. La logica deve rispettare solo un criterio, uno e uno
solo: non portare a contraddizione. Il linguaggio, no! Mentre, non
può esistere una costruzione logica se porta a contraddizione.
Linguaggio, Logica, Scienza. Che cos'è la Scienza? Tra tutte le
logiche possibili, Colui che ha fatto il mondo (scusi? n.d.r.) ne
ha scelta una. Nessuno scienziato sa dirvi perché proprio quella
sia stata scelta, ma una cosa è certa: quella logica esiste! Se
quella logica non esistesse, noi saremo figli del caos (beh che
Zichichi sia figlio del Caos non vi sono dubbi! n.d.r.). Se noi
fossimo figli del caos, come tante persone ancora oggi scrivono,
io sarei disoccupato (è che non conoscono le origini! n.d.r.)! E,
allora, mettiamoci d'accordo. Siamo figli del caos o no? Se siamo
figli del caos, io non so più che fare. E, invece, sono
impegnatissimo, infatti adesso devo scappare di corsa, perché
appartengo alla categoria degli scienziati che inventano e
scoprono (caz...! n.d.r.). Quando qualcuno venisse qui, a
raccontarvi cose diverse dalle mie fategli una solo domanda:
" Prof. X, lei ha mai scoperto nulla?" , state pure
tranquilli che risponde in modo talmente complicato che voi non ci
capite nulla. Dovete esigere chiarezza! Scienza vuol dire
chiarezza, non vuol dire complicazione. Perché? Perché noi
cerchiamo di ridurre al minimo la complicazione di tutti i
fenomeni apparentemente confusionali. Per esempio: noi qui vediamo
tante forme, tanti colori, la luce. Il tatto, l'olfatto, il gusto,
la vista, l'udito sono capitoli enormi della nostra esistenza
nell'immanente. Questa innumerevole quantità di fenomeni è
riconducibile a una sola quantità fisica: una!! La carica
elettrica. Fu la cosa che fece impazzire di gioia Lord Kelvin, al
secolo prof. Thomson. E in un famoso congresso di fisici del 1897,
talmente si entusiasmò per la scoperta di un altro fisico,
Maxwell - che era riuscito a sintetizzare in appena quattro
equazioni (le equazioni di Maxwell erano più di 20. Zichichi
misconosce Lorentz ed Hertz. n.d.r.) duecento anni di
esperimenti galileiani con elettricità magnetismo e ottica - che
disse: "Cari colleghi, questa volta devo proprio confessarvi
che, secondo me, abbiamo forse capito quasi tutto", ha detto
forse e quasi, per fortuna sua, perché dopo sei mesi un altro
Thomson, J.J. Thomson, scopriva l'elettrone. Pensate, prima che
l'uomo scoprisse il quanto di elettricità, quella cosa che
trasporta la carica elettrica, Lord Kelvin si era talmente
entusiasmato da dire "è solamente questione di dettagli, ma
abbiamo forse capito quasi tutto", perché? Perché era
incredibile che tutto ciò che, fino a quei tempi, aveva
rappresentato un'enorme varietà di fenomeni, come, ad esempio, il
sapore delle fragole, il colore dei limoni, la luce, il mare, la
forma di qualunque cosa, potessero essere ricondotte a una forza
fondamentale della natura: l'elettromagnetismo (è bravo Zichichi,
a fare confusione, o no? n.d.r.). E una sola sorgente: la carica
elettrica. incredibile! La Scienza fa questo: riduce enormi
quantità di informazioni a semplicissime strutture che sono le
nostre equazioni. Come giustamente diceva Galilei, se non c'è
matematica e se non ci sono esperimenti riproducibili, non c 'è
scienza. Ecco perché la fusione fredda non è scienza, perché la
sanno fare solo loro e non sempre. Scienza significa rigore e
riproducibilità. Un fenomeno che non è riproducibile non è
Scienza. L'insieme di questi fenomeni riproducibili porta ad una
incredibile conclusione: abbiamo capito quasi tutto di come è
fatto il mondo. Talmente bene lo abbiamo capito che pensiamo di
dovere concludere che siamo figli del Super mondo (naturalmente è
riproducibile. n.d.r.). Noi qui abbiamo tre dimensioni
geometriche: larghezza, lunghezza e altezza. Poi, la quarta è il
tempo. Vi dicono tutti che la quarta dimensione è il tempo. Ma
non vi dicono una delle più grandi conquiste della scienza
galileiana dovuta a Lorentz, il quale nello studio rigorosamente
matematico di tutti i fenomeni dell'elettromagnetismo - duecento
anni di esperimenti, mica un giorno - riesce ad arrivare a questa
incredibile conclusione: le equazioni di Maxwell - che prima ho
citato - portano una novità straordinaria che Lorentz mette in
rigorosa evidenza matematica e , cioè, che il tempo non può
essere reale (lasciate stare, è in deliquio. n.d.r.). Se lo
spazio è reale, il tempo deve essere immaginario: incredibile!!
Nella vita quotidiana noi non ci rendiamo conto che spazio e tempo
sono intimamente appiccicati. Io non posso mettere da una parte lo
spazio e dall'altra il tempo. Come faccio con il sale - cloruro di
sodio - un atomo di cloro e un atomo di sodio li metto insieme e
faccio il sale. Però, posso mettere da una parte il cloro e da
una parte il sodio, e ho il cloro e il sodio: con lo spazio-tempo
non è così. Io posso dire "sono a Bologna", ma non
basta dire sono a Bologna, debbo dire quando. Io sono qui adesso,
alle 21:10, fra mille anni dove saremo? Iddio solo lo sa dove
saremo, ma certamente non saremo qui. Non basta dire dove uno si
trova, deve dire quando. Lo spazio-tempo è inseparabile. Ma la
cosa straordinaria qual è? E che tutti gli uomini, di tutte le
epoche, di tutte le civiltà erano sempre stati convinti - con il
grande filosofo Kant in testa - che lo spazio e il tempo sono due
strutture assolute e reali: da una parte lo spazio, dall'altra il
tempo. E così non è! Voi, poi, a casa ripensateci. Che
significa, ad esempio: " quanti anni ha questo ragazzo? 18
" "È reale o immaginario?" " Ma, lei è
matto: come è reale o immaginario? È reale, è ovvio!",
oppure, " Che ore sono? Le 9:10." "È reale o
immaginario?" "Ma scherziamo? È reale, è ovvio!".
Oppure, ancora, "Io ho un appartamento di 100 m2 "
" È reale o immaginario?" "Ma lei vuole andare al
manicomio? Come fa a dire queste cose?". La miscela di
spazio-tempo non può essere reale. E non sto parlando di cose che
non hanno riferimenti con la nostra esistenza. Se Colui che ha
fatto il mondo avesse deciso di seguire le idee di Kant - lo
spazio e il tempo entrambi reali - non potrebbe esistere la luce.
Noi non potremmo essere qui. Perché, quando voi accendete un
fiammifero, che fate? Il fiammifero si accende perché la massa si
trasforma in energia. Una piccolissima quantità di massa. Un
decimo di miliardesimo della massa del fiammifero si trasforma in
energia. Se lo spazio e il tempo fossero entrambi reali non
potrebbe avvenire questo fenomeno fondamentale per la nostra
esistenza. Perché? Ad esempio, noi mangiamo e nel nostro
organismo vivente c'è una continua trasformazione di massa in
energia. Quando voi vi sentite robusti, fate salti, che fate?
State trasformando massa in energia, se no non potrebbe avvenire
nulla di quello che fa parte del fenomeno vita. Non sto parlando
di cose astratte, sto parlando di come è fatto il mondo. E se
vogliamo sapere come è fatto il mondo, insegna Galilei, c'è una
sola strada: porre delle domande al Creatore. Ogni tanto, io
ricevo lettere di ragazzi che mi dicono: "Caro prof. Zichichi,
il prof. X ci ha detto: Non è vero, la Scienza non nasce con
Galilei. Cosa dobbiamo rispondere?" E io rispondo: "
Cari ragazzi, chiedete al vostro professore di citare il nome di
una sola persona che abbia scoperto una legge fondamentale della
natura prima di Galilei. Non c'è nessuno!". Tutto ciò che
l' uomo si era illuso di capire su come era fatto il mondo,
dall'alba della civiltà a Galileo Galilei, di tutte le epoche, di
tutte le zone del mondo, è tutto sbagliato (infatti il Teorema di
Pitagora di cui prima è una sciocchezza! n.d.r.). Sapete perché?
Perché per diecimila anni, nessun uomo aveva avuto l' umiltà
intellettuale di Galilei. Che fa Galilei? Galilei dice: "
Colui che ha fatto il mondo è più intelligente di tutti, di
tutti i filosofi, i pensatori, poeti, pittori, qualunque persona
che pensa è meno intelligente del Creatore di tutte le cose
visibili e invisibili. Pertanto, io chiedo ad Aristotele: a te chi
te lo ha detto che il mondo è fatto come tu scrivi? Non lo puoi
sapere, perché non hai mai fatto una domanda al Creatore"(caz...2!).
Che significa fare domande al Creatore? Come si fa a fare domande
al Creatore? Ecco come nasce la Scienza: Galilei dice " Colui
che ha fatto il mondo è più intelligente di tutti, quindi non
potremo mai sapere come è fatto io mondo se non gli poniamo
domande in modo rigoroso - cioè, usando la matematica - ottenendo
risultati riproducibili - queste sono le risposte". E
incomincia Galilei con le pietre. Io vi invito a riflettere:
facciamo finta di essere quattrocento anni fa. Cosa aveva pensato
l' uomo - espressione di questa forma vivente a cui noi
apparteniamo - per migliaia e migliaia di anni? Aveva pensato che
le pietre erano materia "volgare". "Volgare" ,
in senso culturale, significa "non depositaria di verità
fondamentali". Erano solo le stelle depositarie di verità
fondamentali: quindi bisogna studiare le stelle. Ma con le stelle
non si possono fare esperimenti. Io non posso accendere e spegnere
una stella. Conclusione: fare esperimenti non serve assolutamente
a nulla, perché siamo sufficientemente intelligenti e basta la
ragione per capire come è fatto il mondo . . .e passano diecimila
anni. E non si capisce assolutamente nulla. Ripeto, nel caso in
cui qualcuno non lo avesse afferrato, tutto ciò che questa forma
di materia vivente si era illusa di avere capito su come è fatto
il mondo, dall'alba della civiltà a Galilei, è tutto sbagliato.
Se voi leggete in qualche posto che non è vero, scrivetemi! Se
uno dicesse ". . .no, non è così! Per esempio, Democrito. .
.". Io ho fatto un esperimento negli anni settanta, per
rispondere ad un quesito a cui nessuno sapeva rispondere:
bisognava dimostrare se il protone si rompe o no . Un giornalista
scientifico scrisse che io non avevo scoperto nulla, perché
questo lo sapeva già Democrito.Questo giornalista, deve avere
parlato con alcuni suoi amici che non capiscono nulla e che gli
hanno fatto scrivere delle stupidaggini. Perché, avrei io fatto
un esperimento se non era necessario farlo? No! Noi siamo
galileiani: facciamo degli esperimenti quando siamo arrivati a un
punto e non si capisce nulla e ci si chiede "qua si va di là
o di qua?". Che cosa era successo nel corso di vent'anni? Nel
1947, Enrico Fermi dice ai suoi collaboratori: " Ragazzi,
forse questa volta abbiamo capito quasi tutto". Si ripete la
storia di Lord Kelvin. Perché con tre palline - protoni, neutroni
ed elettroni - e tre (all'epoca erano quattro, ma non importa.
n.d.r.) forze fondamentali si faceva qualunque cosa: il sole, le
stelle, la luna, gli oceani, le galassie . . .tutto! E che volete
più di questo? C'era qualche dettaglio al quale nessuno sapeva
rispondere. Fermi disse: "questo è il prezzo che dobbiamo
pagare per essere arrivati quasi al traguardo". Purtroppo,
Fermi morì troppo giovane , all'età di 53 anni, ma spettò a lui
un altro straordinario privilegio: scoprire la prima particella
che rimetteva in ballo tutto quello che si era capito fino a
quell'istante! E, infatti, lo stesso Fermi dice ai suoi
collaboratori: " hic sunt leones !". Fermi aveva modi di
esprimersi standard. Quando qualcosa non tornava più, siccome era
molto legato alla cultura romana - i romani, come voi sapete,
quando andarono in Africa e non sapevano più dove mettere i
confini e avevano paura di andare oltre dicevano "qui ci sono
i leoni" e tracciavano i confini dell'impero -. Per Enrico
Fermi " hic sunt leones" vuol dire " non tornano più
le cose". Lui ha vissuto l'inizio della scoperta di un nuovo
mondo: il mondo sub-nucleare, che nessun filosofo, pensatore,
poeta, intellettuale - di destra, di centro, di sinistra - aveva
mai saputo immaginare. Questo universo sub-nucleare è totalmente
diverso da tutto ciò che si era pensato fino a quell'istante,
fino alla metà degli anni settanta. Si pone un problema. Che cosa
aveva detto Democrito? Democrito aveva detto: " Prendete una
pietra. Rompetela. Quando arriverete all'ultimo pezzettino di
pietra, quest' ultimo pezzettino di pietra non si potrà più
rompere in quanto è fatto nient' altro che di sé stesso. Questo
orologio, ad esempio, non è fatto che di sé stesso, infatti lo
si può rompere ed ha un sacco di cose dentro. Ma, se una cosa non
si rompe vuol dire che è "elementare". Qual è la cosa
più semplice al mondo? Provate a definire: che cos'è la cosa più
semplice al mondo? Com'è fatta? La cosa più semplice al mondo è
quella cosa fatta nient'altro che di sé stessa ! Questa è la
definizione rigorosa di particella elementare. Pensando
riflettendo per millenni e millenni, questa forma di materia
vivente alla quale apparteniamo concluse che a furia di rompere
una pietra arriveremo alla particella elementare che non si rompe
più, perché se fosse non elementare si dovrebbe rompere. Intorno
agli anni sessanta, io ho fatto degli esperimenti sui protoni ed
ho scoperto la struttura tipo-tempo del protone: insomma, il
protone non è questa cosa fatta di nient'altro che di sé stessa.
Esperimenti ripetuti in America, hanno confermato questo
risultato. A un certo punto viene fuori che il protone è fatto di
altre cose, non sappiamo di che cosa, ma elementare non è. Che
cosa avreste fatto voi? Proviamo a romperlo. Non con le
martellate, ma usando le più potenti energie concepibili in
questo satellite del sole, io faccio un esperimento e dimostro che
i protoni non si rompono . E come mai? Quindi, due risultati
completamente contraddittori : i protoni non sono particelle
elementari, ma portati a "martellate" di una potenza
inaudita non si rompono. Nessun logico matematico, nessun
filosofo, nessun pensatore sapeva uscire da questo dilemma: come
mai? Che succede? Succede che Galilei aveva ragione. Colui che ha
fatto il mondo è molto più intelligente di noi. Infatti, una
pietra in un secondo precipita di cinque metri. Perché? Perché
c'è la carica gravitazionale, per motivi rigorosamente capiti,
agisse come se tutta la massa fosse concentrata nel centro della
terra. Quindi, noi distiamo dal centro della terra 7.000 Km circa,
distando così l' accelerazione di gravità misurata da Galilei è
circa 10 m al secondo per secondo (9,81 m/s). In un secondo
precipita di cinque metri. E se, invece, io vado sulla Luna? Cioè,
tolgo la Luna e al posto ci metto la pietra , di quanto cade la
pietra? Non deve cadere più, in un secondo, di cinque metri,
perché la Luna è sessanta volte più lontana dal centro della
Terra di noi ( circa 400.000 Km). Fu Newton a scoprirlo usando l'
accelerazione di gravità misurata da Galilei. Che scoprì Newton?
Scoprì che se io spostassi la Luna e ci mettessi una pietra,
quella pietra in un secondo cadrebbe di 5 m, cioè 5.000 mm,
diviso la distanza al quadrato - 602 fa 3.600 - quindi, 5000 mm :
3.600 fa, circa, 1,5 mm. Quindi, una pietra messa al posto della
Luna cadrebbe di 1,5 mm al secondo, perché la forza
gravitazionale diminuisce all'aumentare della distanza. Questa è
la scoperta di Galilei e Newton. A quei tempi non c'era
l'elettricità. Poi, nascono i fenomeni elettromagnetici. Se io ho
una carica elettrica positiva e una negativa distanti 1 m la forza
è 1, se aumento la distanza fra loro a 10 m la forza è cento
volte più piccola, perché diminuisce con il quadrato della
distanza anche la forza elettrica. E, allora che cosa fa questa
forma di materia vivente a cui noi apparteniamo? Crede che tutte
le forze facciano così. E, poi, viene il "finimondo" :
il protone è fatto di altre cose, ma pur essendo fatto di altre
cose un protone non si rompe. Come mai? Immaginiamo di essere, qui
in questo tendone, dentro ad un protone. Questo tendone sarà
qualche metro, invece di qualche metro diciamo qualche fermi (
fermi è una distanza in onore di Enrico Fermi tipica del mondo
sub-nucleare). Il fermi corrisponde a un decimo di millesimo di
miliardesimo di centimetro . . . e come si fa a immaginare!? E'
facilissimo immaginarlo, perché? Noi siamo fatti di protoni, se
questi protoni fossero come delle palline da tennis io sarei
grande come il sistema solare. Ecco le proporzioni. Immaginiamo,
quindi, di essere dentro un protone, con un po' di fantasia. E
prendiamo due pezzettini di protone, prendiamo quelle cose di cui
è fatto il protone che non sappiamo ancora cosa sono, ma sono. E
proviamo ad allontanare queste cose: scopriamo una cosa
incredibile! Scopriamo che l' attrazione aumenta con la distanza,
non diminuisce! Più ci allontaniamo, più si vogliono appiccicare
insieme: ecco perché un protone non si rompe. E con il senno del
poi, io debbo concludere che per fortuna non si rompe, perché se
noi fossimo fatti con protoni che si rompono non potremmo
esistere. La nostra struttura materiale è fatta in un modo tale
che anche nel più grande collasso gravitazionale i nostri protoni
rimangono tutti lì. La struttura di cui siamo fatti è
formidabile, ma non l'aveva mai immaginato nessuno. Ecco la prova
che Galilei, ancora una volta, aveva ragione. Nessuno aveva mai
immaginato l' esistenza di forze che aumentano all'aumentare della
distanza. A queste forze si dona il nome di forze non-abeliane
("quando qualcuno vi verrà a dire cose che non capite è uno
che non ha scoperto o inventato nulla" così diceva Zichichi
qualche riga più su. n.d.r.) per motivi affascinanti, ma
complessi. Una di queste forze non è solo quella che c'è dentro
il protone: la cosiddetta forza di Fermi è non- abeliana anche
quella lì, ma non lo sapeva nessuno, e non sto parlando di
dettagli, perché la forza di Fermi permette di capire come mai il
Sole non si spegne e non salta in aria - ve lo siete mai chiesto?
Brucia per miliardi di anni con estrema regolarità. La valvola di
sicurezza della "candela a fusione nucleare" che è il
Sole sono le forze di Fermi che sono forze non-abeliane. Le forze
non-abeliane rappresentano, oggi, una delle frontiere della
scienza galileiana moderna. Ma le forze non-abeliane sono state
scoperte facendo esperimenti di stampo galileiano, chiedendo a
Colui che ha fatto il mondo "Tu qui che hai combinato?",
sbattendo la testa contro il muro e, poi, . . .ah, abbiamo capito
cosa succede! Scienza vuol dire porre domande rigorosamente
formulate, quindi usando la matematica e non le chiacchiere, e
ottenendo risultati riproducibili. Se qualcuno di voi dicesse:
"Professore, io non ci credo che il protone non si
rompe", io l'acchiappo e glielo faccio toccare con le mani.
Mentre se qualcuno mi dicesse: "Io non credo nella teoria
dell'evoluzione cosmica", io che posso fare? La cultura
dominante non spiega a nessuno che la scienza galileiana ha tre
livelli di credibilità scientifica. Galilei è grande per essere
il padre del primo livello di credibilità scientifica. Galilei ha
scoperto un sacco di cose: le montagne della luna, le macchie
solari, le fasi di Venere, i satelliti di Giove, gli anelli di
Saturno. Bastava una di queste scoperte per diventare famoso: lui
ne ha fatte tante! Ma non è questa la grandezza di Galilei, perché
l'astrofisica è scienza galileiana di secondo livello. Che vuol
dire? Perché se qualcuno dice "io non ci credo", io non
posso prendere una stella per accenderla o spegnerla: non possiamo
intervenire. E Galilei mette in grande evidenza questa
straordinaria importanza di credibilità scientifica. La grandezza
di Galilei è di aver scoperto "le prime impronte del
Creatore" - come lui chiamava le prime leggi fondamentali
della natura. Sapete come ha fatto a scoprirle? Prendendo una
pietra, legandola ad una spago . . .e scopre le leggi del pendolo.
Sapete qual'era l'orologio galileiano? Il polso! . . .tic,tic,tic,
. . .se voi dimenticate l'orologio e volete sapere su per giù di
come passa il tempo, toccatevi il polso. Su per giù, un colpo al
secondo. E non è banale. Coloro che fanno gli esperimenti sotto
terra debbono giurare di non toccarsi mai il polso. Infatti, per
scoprire come funziona l'orologio biologico ci sono dei volontari
che vanno sotto terra per un mese e sbagliano di dieci giorni. Non
di un minuto. Perdono completamente il senso del tempo, per motivi
non ancora capiti. L'orologio biologico non funziona. Come mai,
prima di Galilei, nessuno aveva preso una pietra, un pezzo di
spago e il polso per fare esperimenti sul pendolo? Gli esperimenti
sul pendolo non sono banali, perché fino a Galilei la precisione
nella misura del tempo era di circa un secondo ogni ventiquattro
ore grazie alle meridiane: non c'era altro modo di misurare il
tempo. Adesso siamo al millesimo di miliardesimo di secondo. Io ho
inventato, progettato e costruito un circuito - il più potente al
mondo - per fare un esperimento - al fine di stabilire se esiste o
no l'antimateria. Tutti gli esperimenti di scienza galileiana
hanno sempre qualcosa dentro tecnicamente nuovo, se no perché
nessuno lo ha fatto prima? Com'è possibile che ci sono voluti
duemila anni per scoprire una cosa che voi potete toccare con mano
ogni volta che andate in autostrada? Prendete la macchina, andate
a cento all'ora, spingete la frizione, spegnete la macchina . . .
si ferma? Non si ferma. Duemila anni per capirlo! Non c'erano le
autostrade a quei tempi, però Galilei aveva capito. Galilei ha
scoperto l' attrito, non Newton. Galilei ha scoperto che se io
sposto questo libro e si ferma, si ferma non perché io non lo
spingo più, come pensava Aristotele e come si è pensato per
duemila anni: forza proporzionale alla velocità. Galilei, invece,
nota che se invece del libro o della pietra prendo una sfera di
cristallo e la spingo su un piano inclinato non si ferma mai. Se
l'attrito è zero non si ferma mai. " Se vuoi camminare
gratis riduci l'attrito a zero" . . . prima legge del moto
(così non "cammini " più! n.d.r.). E nasce così il
famoso esperimento della piuma e del martello che il mio grande
amico David Scott - comandante di Apollo 15 - fece sulla Luna, su
mia precisa richiesta. Successe, poi, il "finimondo",
perché nessuno avrebbe mai immaginato un astronauta che dice
"Galilei aveva ragione!". Chi parlava mai di Galilei?
Prendete l'Enciclopedia Britannica: dodici pagine su Newton, mezza
pagina su Galilei. Allora, qualcuno potrebbe dire, non è vero che
Galilei è il padre della Scienza. Sì, Galilei è il padre della
Scienza, ma la nostra cultura lo ha abbandonato. Ecco uno dei
motivi per cui questo Papa passerà alla storia come il più
grande di tutti i tempi, perché ha portato a casa le conquiste
nostre (Zichichi, non mentire! n.d.r.). La Scienza nasce a casa
nostra, per atto di fede! Galilei non ha scoperto la logica del
creato perché era ateo: no, no, e no! La Scienza avrebbe potuto
essere scoperta dalla cultura atea, ed io questa sera non potevo
venire qui a parlare, perché non avrei avuto nulla da dire. Ma la
Scienza è stata scoperta dalla nostra cultura, per atto di fede
(e nonostante essa. n.d.r.). Il fatto che Galilei sia stato
combattuto dalla Chiesa non è vero (ecco un altro povero
imbecille! n.d.r.), perché è stato combattuto dagli aristotelici
di quei tempi. Tre cardinali si rifiutarono di firmare la
condanna, ma non lo dice nessuno. I veri nemici di Galilei erano
gli aristotelici. Io insegno a Bologna e sono andato a vedere cosa
insegnavano: solo Aristotele! E Galilei diceva: " Ma, ad
Aristotele queste cose chi gliele ha dette? ". Quando fra un
certo numero di anni diranno "esiste l'antimateria nucleare,
perché l' ha scoperta Zichichi (meno male che dal patetico, dopo
una escursione nel grottesco, si passa al comico. n.d.r.)",
oppure "il protone non si rompe, lo ha scoperto Zichichi
(idem. n.d.r.)" - " e chi glielo ha detto a Zichichi?
Colui che ha fatto il mondo (questo è un argomento dirimente
sulla non esistenza di Dio. n. d. r.)!". Io ho fatto
esperimenti, se avessi potuto dimostrare con il rigore della
logica matematica e basta, che motivo c'era di fare esperimenti
per anni e anni? Che motivo c'è di perdere tempo se si può
concludere! Qualcuno potrebbe dire "Va bene, Zichichi dice
queste cose adesso, ma ormai sono superate", non è così !
Io ho un'altra sfida da porre a tutti coloro che negano che per
conoscere com'è fatto il mondo esiste una ed una sola strada -
quella indicata da Galileo Galilei - : rigore matematico e
esperimenti riproducibili. A costoro io dico: se voi dite che non
è così, vi prego di dirmi se esiste il super-mondo. Nessuno sa
rispondere! Eppure, io ho studiato il super-mondo in modo
rigorosamente matematico e ho scoperto una cosa estremamente
importante su com'è fatto il super-mondo. Ma non posso dire che
esiste: mi manca la prova sperimentale. C'è il rigore logico,
manca la prova. E Galilei insegna "rigore e riproducibilità",
altrimenti non siamo nella Scienza. Prendiamo, ad esempio,
l'evoluzionismo biologico della specie umana: vi dicono tutti che
noi siamo cugini delle scimmie. Magari fosse vero, però io vorrei
leggere dov'è questa equazione (ehi, presunto scienziato, e dov'è
lequazione di Dio? n.d.r.). Se io dico che un certo fenomeno
avviene in un certo modo scrivo formule e porto risultati
riproducibili. L'evoluzionismo come fenomeno biologico esiste in
tante forme di materia vivente, ma noi siamo l 'unica forma di
materia vivente dotata di ragione: l'unica! Pertanto, l'
evoluzionismo dovrebbe essere una struttura rigorosamente
matematica in grado di descrivere il passaggio dalla materia
inerte alla materia vivente alla materia cosciente, che diventa
ragione, in modo rigorosamente matematico. Poteva esistere il
mondo - spazio, tempo, massa, energie e cariche - senza vita. Non
abbiamo ancora capito come si passa dal mondo alla vita. Poteva
esistere il mondo e la vita senza ragione. Il passaggio dal mondo
alla vita non lo sa fare nessuno. Se non c'è neppure un'equazione
e un risultato riproducibile, come si fa a dire che
l'evoluzionismo biologico della specie umana è Scienza galileiana
? Non è Scienza galileiana ! Quando voi leggete, ad esempio, il
moscerino ha più geni del nostro corpo o altre cose che scrivono,
non c'è bisogno di questo. Bastano protoni, neutroni ed
elettroni. Io prendo un albero, lo analizzo nella sua struttura
fondamentale e trovo che è fatto di protoni-neutroni-elettroni.
Poi, prendo una pietra ed è fatta di protoni-neutroni-elettroni,
poi prendo un' aquila ed è fatta di protoni-neutroni-elettroni,
poi prendo un vermicciatolo ed è fatto di
protoni-neutroni-elettroni, poi prendo il mare ed è fatto di
protoni-neutroni-elettroni . . .tutto ciò che esiste è fatto di
protoni-neutroni-elettroni. Non c'è bisogno di complicarci la
vita con il codice genetico infatti non si debbono prendere
medicine, basta respirare: si assumono così
protoni-neutroni-elettroni. n.d. r.). Le strutture fondamentali ci
dicono che nessuno sa fare il passaggio da quello che noi oggi
chiamiamo Scienza alla vita. La Scienza non ha capito come si fa a
passare dalla materia inerte alla materia vivente. E la Scienza
non ha capito come si fa a passare dalla materia vivente alla
materia che ragiona. Noi siamo l'unica forma di materia vivente
dotata di ragione e quello che caratterizza la nostra specie non
è l'evoluzionismo biologico della specie, ma l'evoluzionismo
culturale. Noi esistiamo da diecimila anni - diciamo anche
ventimila, centomila, non cambia nulla - noi siamo esattamente
identici biologicamente parlando. Culturalmente noi siamo una
"bomba" evoluzionista. Infatti, quanti milioni di anni
avremmo dovuto aspettare affinché i nostri occhi, per
evoluzionismo biologico, potessero vedere fenomeni che avvengono a
diecimila metri di distanza o diecimila chilometri o nella faccia
nascosta della luna? Quanti milioni di anni avremmo dovuto
aspettare, per evoluzionismo biologico, perché le nostre orecchie
potessero sentire quello che dice qualcuno a New York, come
facciamo con la radio o con il telefono? E quanti milioni di anni
avremmo dovuto aspettare per muoverci a mille chilometri l'ora?
L'evoluzionismo culturale da dove viene? Dalla Scienza. E la
Scienza come nasce? Per atto di fede (sic! n.d.r.). Ecco, come
stanno le cose ! La Scienza, ripeto, poteva essere scoperta dagli
atei. Ma che ha fatto la cultura atea che parla tanto? Le grandi
conquiste della Logica sono tutte di matematici credenti, come
Leibniz che ha scoperto una cosa incredibile: la matematica
binomiale. Noi siamo abituati a contare: uno, due, tre, . . . ,
dieci. Perché abbiamo dieci dita. Ma che ce ne facciamo della
matematica con 10. Se io scrivo 111, significa 1 x 100 più
l'altro 1 x 10 - e fa 110 - più 1 x 100 - e fa 111. Che me ne
faccio? Io debbo tradurre questo numero in segnali che possono
essere elaborati dai computer. Leibniz scoprì che qualunque
numero può essere rappresentato, dalla logica binaria, usando
solo due simboli: 1 e 0 . Mentre la nostra logica usa dieci
simboli. Ma, per esprimere tutta l'aritmetica in modo tale che i
computer la possano utilizzare io ho bisogno di sì e no . Qui, ad
esempio, la luce o si accende o si spegne. Qualunque computer è
un insieme di circuiti semplicissimi che sono o accesi o spenti.
Il calcolo più complicato che voi possiate immaginare viene
realizzato in questo modo: con circuiti che sono accesi o spenti.
Quindi, io voglio esprimere 4.720.825.802 , e che me ne faccio. Io
ho bisogno di una serie di sì e no, di acceso e spento. Sapete
come Leibniz scoprì la Logica binaria, senza la quale non ci
sarebbero i computer? Leibniz era un matematico credente ed era
affascinato dai sette giorni della creazione. E diceva "
Queste sette giorni debbono poter essere espressi da qualcosa che
rappresenta la creazione, la speranza, l'essere" - e questo
è il simbolo 1 - mentre il simbolo 0 è la disperazione, il
nulla. Leibniz scoprì che quella "cosa" che noi
chiamiamo 7, nella Logica binaria è tre volte 1 ( on, on, on ).
Quindi, se in un circuito metto on- on- on ho fatto sette (siamo
alla catarsi finale... tra un poco esploderà! n.d.r.). La Logica
binaria avrebbe potuto essere scoperta dalla cultura atea, ma non
l' hanno scoperta (ma, come diceva Zichichi, non serve scoprire
che il protone si rompe per fare una grande scoperta, basta
scoprire che non si rompe. E gli atei hanno scoperto che Zichichi
è un cialtrone. n.d.r.)! Il calendario più preciso al mondo l'
ha scoperto la nostra cultura. Io, al riguardo, ho scritto un
libro, per desiderio preciso di questo grande Papa, quando scoppiò
un putiferio: sembrava che Dionigi il piccolo fosse una specie di
ignorante che non sapeva fare neppure le somme e le sottrazioni.
Il più grande matematico e astronomo del 500 d.C. - che calcolò
cento anni di Pasque seguenti - concepì la dimensione mistica del
tempo. Dinanzi al problema di dire quando è nato Gesù, sapete
che ha detto Dionigi il piccolo - che la cultura atea faceva
passare per ignorante? "A questa domanda non si può
rispondere guardando la luna o le stelle, perché entra la
dimensione mistica del tempo". Sapete come nasce il
Calendario Gregoriano? Dalla dimensione mistica del tempo! Nessuna
civiltà, in nessuna epoca, aveva saputo affrontare il problema di
sincronizzare il calendario con una precisione così straordinaria
come quella di Papa Gregorio XIII ( Papa bolognese ) che approvò
la formulazione matematica di Aloisius Lilius che aveva come base
la dimensione mistica del tempo. Che cos'è la dimensione mistica
del tempo? Ad esempio, oggi è l'11 maggio. Che significa, oggi è
l'11 di maggio? Se non ci fossero le stagioni, l'11 di maggio
sarebbe identico all'11 febbraio o all'11 settembre. Quando noi
diciamo una data di calendario diamo importanza a quella data,
perché esprime dove siamo. I romani avevano l'anno con dieci mesi
e, nel giro di pochi anni, dicevano siamo a dicembre ed erano a
giugno. I calendari di tutte le epoche erano sincronizzati sulle
stagioni. Cosa vuol dire stagioni? Inverno ed estate differiscono
di sei mesi: 3x6=18 quindi circa 183 giorni. Un calendario non
deve sbagliare in modo che nel giro di pochi anni mi sballano le
stagioni. Accadeva esattamente questo. Allora, tutti i popoli e
tutte le civiltà si erano sincronizzati sulle stagioni: nessuno
aveva mai preso in considerazione un giorno. Stagioni vuol dire
183 giorni. Per la nostra cultura, no ! Perché, quando risorge
Cristo? La prima domenica dopo la luna piena che segue l'equinozio
di primavera. Equinozio di primavera significa un giorno in cui la
quantità di luce e di buio è la stessa ( 21 marzo). Non posso
sbagliare l'equinozio di primavera, perché mi sballa tutto. Che
cosa mi sballa? La risurrezione di Cristo, la dimensione mistica
del tempo. Aloisius Lilius affronta questo problema e lo risolve.
Perché non l'ha fatto la cultura atea? Aloisius Lilius dà al
mondo il più preciso calendario mai concepito, prima che nascesse
la Scienza, grazie alla dimensione mistica del tempo sentita da
Dionigi il piccolo. Perché il calendario nostro è adottato da
tutti i popoli di qualsiasi civiltà (che dice lo scienziato
galileiano?n.d.r.)? Perché per sballare le stagioni ci vogliono
tremila anni e con una piccola correzione si arriva a milioni di
anni. Il più perfetto calendario al mondo è stato fatto dalla
nostra cultura. La numerazione binomiale è stata fatta dalla
nostra cultura. La Scienza nasce a casa nostra. Tutte queste cose
avrebbe potuto farle la cultura atea. Non le ha fatte. Non è
colpa mia: io dico la verità. Ora abbiamo il seguente quesito:
perché Zichichi è credente? Perché ha alle spalle la Scienza e
la Logica matematica. Non è vero che il credente è un credulone,
è credulone l'ateo che ha fede nel nulla. Ateismo vuol dire fede
nel nulla, non vuol dire atto di ragione. L'ateismo non è un atto
di ragione. L'ateismo non ha alle sue spalle le grandi conquiste
della scienza e della logica matematica. Ateismo vuol dire fede
nel nulla, in quel nulla che Leibniz cercò di demolire dalla
numerazione convinto che i sette giorni della creazione dovessero
avere un significato anche nella loro espressione matematica.
Quando noi mettiamo insieme tutte queste grandi conquiste, ci
accorgiamo che dobbiamo essere orgogliosi di appartenere alla
cultura credente ! Grazie. (Mi
pare sia chiaro perché una persona ragionevole debba essere atea!
n.d.r.) Segue
...
Ed ecco uno dei pezzi del nostro personaggio:
Il pellegrino di pace che ha unito
Scienza e Fede
Il 13 maggio del 1917, sempre alle cinque del pomeriggio, appare a
tre pastorelli la Madonna in una distesa arida; buona solo per gente
umile e povere pecore. Karol Wojtyla non era ancora nato. Eppure la
Madonna di Fatima dice ai tre pastorelli (che nulla sapevano di
nazismo, comunismo, guerra fredda e olocausto nucleare) che
quell'uomo, ancora non nato, sarebbe caduto «vestito di bianco,
come morto, sotto i colpi di arma da fuoco». Ecco il Terzo Segreto
di Fatima, rivelato 83 anni dopo. La profezia non disse «morto»,
ma «come morto». Il 7 ottobre dell'anno stesso dell'attentato il
Papa dice: «Sono diventato debitore della Santissima Vergine.
Potrei dimenticare che l'evento di Piazza San Pietro ha avuto luogo
nel giorno e nell'ora nei quali si ricorda a Fatima la prima
apparizione della Madre di Cristo ai poveri contadinelli?»
* Presidente della World federation of scientists
di Antonino Zichichi
A PROPOSITO DI INQUINAMENTO "LUMINOSO"
L'Esimio Professore
Lettera aperta a tutti i lettori di AstroEmagazine
ma le sue dichiarazioni sono alquanto discutibili.
L' articolo è introdotto da un' esortazione da parte della
redazione di Coelum a mandare una e-mail di protesta a Famiglia
Cristiana a causa di quanto scritto dal fisico siciliano.
Incuriosito comincio a leggere: mai e poi mai avrei immaginato che
Zichichi fosse capace di fare simili affermazioni: leggendo il suo
libro "Perchè io credo in colui che ha fatto il mondo"
mi ero fatto l' idea che fosse un "estremo difensore del
sapere". Forse un po' troppo fissato con l' idea che dobbiamo
ringraziare la Chiesa e la cultura cristiana del 1600 se Galileo
ha concepito il metodo sperimentale, ma tutto sommato un buon uomo
di scienza. Ma andiamo avanti.
In apertura d' articolo ci comunica immediatamente qual' è il suo
punto di vista: "A tutti piacciono lo spettacolo di una
notte stellata e il fascino di quella strana sorgente di luce - la
Via Lattea - che per millenni si pensava fosse il riflesso della
luce solare e che sappiamo invece essere una distesa sterminata di
stelle come il nostro sole" ma se le luci cittadine non
ci permettono di vedere il firmamento, non dobbiamo prendercela,
in fondo al mondo c' è di peggio.
Per ovviare a quello che gli astrofili si ostinano a chiamare
"Inquinamento luminoso" (a detta di Zichichi invece non
può essere definito inquinamento per il semplice motivo che non
uccide nessuno, al contrario di fumo, scarichi industriali ecc..)
l' illustre scienziato propone che per alcune notti nell' arco
dell' anno le luci cittadine vengano spente, in modo da permettere
di ammirare il cielo stellato. L' astrofilo che non ha la
possibilità di andare fuori città per osservare in santa pace le
stelle è quindi costretto ad aspettare quelle notti, per il resto
dell' anno abbia pazienza e non rompa le scatole. Inoltre proprio
"i nostri amici astrofili debbono agire da educatori
facendo capire al grande pubblico che la luce non è sorgente
d'inquinamento. La luce artificiale è una delle più grandi
conquiste dell'intelletto umano."
A quest' affermazione segue una digressione sulla natura della
luce, conlusa con l' affermazione che le equazioni di Maxwell sono
molto più affascinanti dell' osservazione del cielo. Eppure a
scuola mi hanno insegnato che la scienza (soprattutto le scienze
MM.FF.NN.) non si basa su affermazioni di tipo qualitativo, ma
quantitativo. Le scoperte scientifiche sono quelle che sono, e una
non è migliore dell' altra perchè lo abbiamo deciso noi. Se non
sbaglio Il carattere quantitativo delle scoperte scientifiche è
uno dei pilastri su cui si basa il metodo galileiano: il nostro
amato professore dovrebbe saperlo bene.
Ma ora, il pezzo forte di tutto l' articolo, quello che mi ha
fatto concludere che Antonino Zichichi (tanto per usare le sue
stesse parole) "... sa poco, pochissimo, di Scienza... e
confonde la Tecnica (che è l' uso della Scienza) con la vera
grande Scienza..."(Tratto da "Perchè io credo in
Colui che ha fatto il mondo", ed. Mondolibri, pag. 16):
Infatti chissà quanto lontano sarebbero arrivati i navigatori
greci, fenici, romani, ma anche quelli più moderni, se non
avessero perso tempo a orientarsi utilizzando le costellazioni.
Chissà quante altre cose avrebbe potuto scoprire Galileo se non
avesse sprecato inutilmente tempo a studiare la nova del 1604
dimostrando che era una stella come le altre, o se non avesse
passato ore a osservare i satelliti di Giove. Chissà quanto più
avanti saremmo se nel 1675 Olaus Roemer non avesse dato per la
prima volta una stima abbastanza precisa della velocità della
luce, studiando le eclissi dei già citati satelliti gioviani.
Chissà quanto avanti potrebbero essere le conoscenze del sistema
solare se migliaia di astrofili in tutto il mondo non dessero il
loro contributo nello studio di comete e asteroidi. E per finire
(ma la lista potrebbe andare avanti ancora un bel po'), chissà
quando riusciremo a eliminare quelle teorie pseudoscientifiche che
sostengono la pseudocultura ufologica, se le persone non riescono
a riconoscere nemmeno un evento tranquillamente spiegabile come
una meteora, poichè non sono abituate a osservare il cielo
notturno a causa delle luci cittadine troppo intense.
Verso la fine dell' articolo Zichichi fa una giusta osservazione:
le zone con maggiore degrado socio-economico sono quelle in cui
non vi è un' adeguata fornitura di energia elettrica, come nella
maggior parte dei paesi africani e non solo. Ma non mi va giù il
fatto che concluda il discorso in questo modo: "Sono zone
in cui vivono secondo le stime più recenti 800 milioni di persone
che ogni sera possono godersi lo spettacolo di un cielo stellato,
ma non hanno luce per leggere, né cibo per sfamarsi, né medicine
per curarsi.". Come se volesse dire che dovremmo
vergognarci del fatto che ci battiamo perchè la cultura
scientifica si diffonda nel mondo. Non si risolve di certo il
problema della mancanza di elettricità nel Terzo Mondo,o dei
bambini che non possono leggere i libri e non possono nutrirsi
adeguatamente costringendo gli astrofili ad abbandonare la lotta
contro l' ignoranza, anzi, è proprio questa lotta che bisogna
incoraggiare.
L' ultimo pensiero espresso da Zichichi, dove si definisce (non so
con quale coraggio, visto quello che ha scritto prima) amico delle
stelle, mi fa capire che non basta essere laureato in fisica o
presidente di associazioni di cultura scientifica per essere un
vero amante della scienza.