Eugenetica made in Usa
http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/010206a.htm
Dal 1907 al 1973, gli Usa, precorrendo l'eugenetica nazista, autorizzarono la sterilizzazione coatta di pazienti psichiatrici, condannati per crimini sessuali, oligofrenici, "imbecilli", individui "moralmente depravati", epilettici. In realtà, immigrati, slavi, ebrei, homeless e, soprattutto, neri. Uno scheletro nell'armadio delle potenti lobby ricreative interessate alla conservazione della natura. Ora la Virginia chiede scusa alle vittime, solo nel 1972, 8.000 donne e 16.000 uomini.
Eugenetica negli USA
Questa volta a proposito di eugenetica.
Raccapricciante. Evviva gli uomini bianchi e intelligenti L'eugenetica
negli Stati Uniti ha sostenitori fedeli e rispettabili. Specialmente a
destra. Hywel Probert rivela paralleli sorprendenti tra Bush e Hitler.
Hywel Probert "Sarebbe meglio per tutto il mondo se, invece di aspettare
che la prole dei degenerati sia giustiziata per i suoi crimini, o che
muoia di fame per la sua imbecillita', la societa' evitasse a coloro che
sono manifestatamente malati di perpetuare la specie... Tre generazioni
di imbecilli bastano." Nel commento finale del giudice Holmes non
c'erano parole di conforto per Carrie Buck, la ragazza madre di vent'anni
miserevolmente seduta davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Tre
anni prima, le autorita' delle Colonia della Virginia erano arrivate
alla conclusione che Carrie e sua madre, a quel tempo ricoverata in un
manicomio, avevano in comune tratti ereditari di "debolezza mentale e
promiscuita' sessuale". In quanto tale, Carrie si adattava perfettamente
alla descrizione legale: "probabile genitrice di progenie socialmente
inadeguata". I fatti la raccontavano diversamente: Carrie Buck era stata
violentata da un amico della famiglia che la aveva ricevuta in
affidamento, e Vivian, la figlia illegittima, risultato di quella
violenza, figurava nell'elenco degli studenti piu' meritevoli della sua
scuola elementare. Queste cose non avrebbero contato: la corte piu' alta
della nazione e la Colonia della Virginia erano della stessa opinione,
Carrie Buck andava sterilizzata con la forza.
Questa non e' la descrizione del processo a una strega di Salem, e'
l'America degli anni venti. L'agitazione industriale, la depressione
economica e la sovrapopolazione negli Stati Uniti del primo novecento
avevano acceso il risentimento nei confronti di chiunque fosse stato
percepito come un ostacolo al progresso sociale. Il progressismo in voga
quei tempi mirava a risolvere scientificamente i problemi sociali;
alcuni scienziati suggerirono che l'andamento generale sarebbe
migliorato se si fossero soppresse le nascite di coloro che in futuro
avrebbero gravato sullo stato. Nel 1907, la prima legge nel mondo che
permetteva la sterilizzazione forzata fu varata in Indiana. Tra il 1907
e il 1924, furono forzatamente sterilizzate circa tremila persone nella
convinzione paranoica che le nazioni dell'Europa orientale e meridionale
mandassero di proposito negli Stati Uniti gli individui predisposti
geneticamente alle malattie mentali, alla condotta criminale e alla
dipendenza sociale. E comincio' un capitolo della storia americana che
la maggioranza vorrebbe dimenticare.
Il termine eugenetica fu coniato nel 1883 da Francis Galton, nipote di Charles Darwin, il quale sentiva l'obbligo morale di incoraggiare coloro che erano forti e sani a fare tanti figli con il fine di migliorare l'umanita' - oggi definita con disinvoltura eugenica "positiva". La specie piu' sinistra e virulenta della filosofia, l'eugenetica "negativa", fini' per trovare la piu' calda accoglienza dall'altra parte dell'Atlantico. Per tanti anni, il cuore del movimento eugenetico americano fu l'Eugenetics Record Office, allestito nel 1910 a Cold Spring Harbour (lo stesso centro che oggi ospita l'Human Genome Project, la ricerca sul genoma) su sovvenzione di Mary Harriman. Charles Davenport, il fondatore, la descrisse come "la principale benefattrice dell'ERO". Mary era la moglie di Edward, il magnate delle ferrovie, e la madre di Averell, l'industrialista che nel 1921 decise di ripristinare il corridoio di navigazione tedesco Hamburg-Amerika Line, la piu' grandea linea di navigazione negli anni che precedettero la seconda guerra mondiale. Nel 1926 Averell Harriman accolse nella sua ditta di Wall Street (W A Harriman & Co) un socio dal cognome famoso - Prescott Bush, padre di un presidente e nonno di un altro. La societa' culmino' in ricchezza smodata e ignominia temporanea per entrambi. Nel 1942, in piena guerra, il New York Herald Tribune riporto' che la Union Banking Corporation della quale Prescott Bush era il direttore e Roland Harriman il maggiore azionista (con il 99% delle azioni), aveva il controllo di una discreta somma di denaro su commissione del consulente finanziario di Hitler. L'intero capitale della Union Banking Corporation fu confiscato su esecuzione del Trading with the Enemy Act (la legge che proibisce il commercio tra due nazioni nemiche).
Con tutta probabilita' l'americano che dopo il 1933 ha maggiormente influenzato l'eugenetica tedesca e' stato Harry Laughlin, con il suo Modello di Legge per la Sterilizzazione Eugenetica (Model Eugenic Sterilisation Law) del 1922, che condusse alla sterilizzazione di 20,000 americani. La legge di Laughlin fu il modello dello statuto secondo il quale la Germania nazista sterilizzo' legalmente oltre 350,000 "indesiderabili". L'influenza di Laughlin sull'eugenetica americana si e' spinta oltre. Nel 1937 divenne il primo presidente del Pioneer Fund, un'organizzazione che ancora oggi provvede i fondi per la ricerca, ideologicamente motivata, della relazione tra intellingenza e razza, al fine di "migliorare le razze". Le descrizioni di verita', logica e responsibilita' quali parti integranti "dell'ordine biologico" continua ad essere la filosofia del Pioneer Fund. L'anello che che collega gli eugenetisti del Pioneer Fund ai protagonisti della destra americana e' sempre molto saldo.
A William H Draper III, il co-presidente incaricato della raccolta dei fondi per la campagna elettorale di George Bush nel 1980, fu conferito l'incarico di presidente dell'Export-Import Bank of the United States nei governi di Reagan e di Bush. Il padre, che era stato il direttore della societa' tedesca di prestiti per fondi d'investimento, la German Credit and Investment Corporation, era un consanguineo di Wickliffe Draper, il fondatore del Pioneer Fund. Questa associazione tra l'eugenetica e la destra americana e' stata estesa alla destra cristiana. Nel 1972 Jesse Helms divenne senatore della Carolina del Nord grazie all'aiuto di un suo collaboratore, Thomas Ellis. Helms divenne in seguito il portavoce del fondamentalismo cristiano in America, e ad Ellis fu affidata la direzione del Pioneer Fund dal 1973 al 1977. Questa coppia apparentemente insolita nel 1976 venne in contatto con un ambizioso attore che si era dedicato alla politica, Ronald Reagan, che affido' ad Ellis la presidenza della sua campagna per ottenere la candidatura del partito repubblicano della Carolina del Nord. Nel 1983 Reagan offri' ad Ellis un posto nel suo governo ma Ellis fu costretto a rifiutare l'offerta quando i media rivelarono il suo passato alla Pioneer Fund. Purtroppo successe dopo la creazione dell'infausta campagna pubblicitaria contro l'affirmative action (la legge che garantisce a tutti la stessa opportunita' d'impiego). Nella pubblicita' le mani di un bianco appallottolavano una lettera di rifiuto in risposta a una richiesta d'impiego, mentre la voce di un narratore denunciava l'affirmative action come la causa del mancato impiego dell'uomo bianco. Ellis continua a mantenere la sua posizione che una razza puo' essere geneticamente superiore a un'altra e lamenta il fatto che "si frigna troppo sull'argomento, per cui non si puo' avere una discussione legittima e intelligente a riguardo".
Nell'ultimo ventennio lo scettro della determinazione genetica e' stato sempre passato a persone degne del proprio predecessore, primo fra tutti Charles Murray, scienziato e accademico. Il suo best-seller La Curva di Bell (The Bell Curve) asserisce l'inferiorita' intellettuale dei neri americani, e sostiene che la disuguaglianza economica e' semplicimente una ratificazione della giustizia genetica. Murray fa ripetuti riferimenti alle teorie di J Philippe Rushton, un accademico canadese (Ontario) che ha ricevuto oltre 700.000 dollari dal Pioneer Fund. Rushton e' convinto che l'eugenetica potrebbe rallentare il pericolo che la fertilita' nera rappresenta per la civilizzazione dell'Europa settentionale. Murray si avvale anche delle teorie di William Shockley, il tristemente famoso ex-professore dell'Universita' di Stanford che negli anni 70 propose il "progetto gratifica", secondo il quale tutti neri con un QI inferiore alla norma che ricevevano sovvenzioni dal governo avrebbero ricevuto un premio se si fossero lasciati sterilizzare. Il pensiero di Murray e' politicamente importante perche' e' condiviso da persone che sono molto vicine a George W. Bush. Dick Cheney e Elaine Chao, rispettivamente vice presidente e ministro del lavoro, hanno entrambi legami con le associazioni che accondiscendono Murray, anche se nel governo di Bush, il sostenitore piu' forte e importante della filosofia eugenetica di Murray, e' Tommy Thompson, il ministro della sanita'. Thompson fu eletto governatore del Wisconsin nel 1986, e nel 1995 applico' lo schema W-2 (Wisconsin Works), una riforma che alterava radicalmente il programma di assistenza sociale. Charles Murrey fu il consulente dello schema nel quale il 92% degli assistiti sociali persero le sovvenzioni. Le casse dello stato si arricchirono, ma il costo umano di questa operazione fu immenso: a Milwaukee (la citta' piu' grande del Wisconsin, con una popolazione di 600,000) la mortalita' infantile subi' un incremento totale del 17.6% - nella comunita' afroamericana aumento' del 37%. Dalle dichiarazioni di Frederick Osborne si estrae l'implicazione che gli eugenetisti stanno prendendo in considerazione alternative di sterilizzazione meno evidenti della stessa sterilizzazione. Osborn, un ex-presidente della Societa' Eugenetica Americana (American Eugenics Society) e direttore del Pioneer Fund, e' uno dei co-fondatori del Consiglio Demografico (Population Council), una potente organizzazione mondiale che nella sua ultima incarnazione studia la salute pubblica e porta avanti la ricerca biomedica. In uno scambio di corrispondenza con John D. Rockefeller, l'altro co-fondatore, Osborn scrive, "Gli anticoncezionali e l'aborto stanno avendo un esito positivo nell'eugenetica, ma se fossero stati promossi for ragioni eugenetiche ... [quelle ragioni] ne avrebbero ritardato o fermato il consenso".
Forse e' ancora piu' sorprendente la filosofia eugenetica sostenuta dall'icona femminista Margaret Sanger, ispirazione delle Famiglie Pianificate (Planned Parenthood). Sanger nel suo autorevole testo Il Perno della Civilizzazione (Pivot of Civilization) chiedeva la sterilizzazione di "tutte le razze geneticamente inferiori". L'Istituto Sanger, che non ha mai preso le distanze dalla filosofia di Margaret Sanger, e' oggi il centro della ricerca sul genoma (Human Genome Project). La filosofia dell'eugenetica e' diventata un sinonimo di Terzo Reich, eppure c'e' tanta evidenza che mostra quanto in America sia ancora oggi accettata - e purtroppo finanziata - dagli individui e dalle organizzazioni piu' influenti, inclusa la famiglia che ha prodotto due presidenti. Purtroppo non riesco a ricostruirne la fonte. In ogni caso, in questo post su Indymedia: http://italy.indymedia.org/news/2003/06/313663.php, vi è una raccolta di dati, articoli e link sui legami tra Stati Uniti e nazismo (Prescott Bush, l'operazione paperclip ecc. ecc.), alcuni riportano notizie molto conosciute, altri meno (interessante la storia dell'impero finanziario di questo fantomatico Thyssen).
Emiliano Panizon
http://lists.peacelink.it/razzismo/msg00124.html
Conosci il tuo nemico ... la nuova eugenetica:
LA NUOVA EUGENETICA: raccolta di citazioni
1977, E. Signer, biologo del MIT: "Questa ricerca sta per portarci un passo
ancora più vicini alla manipolazione genetica delle persone, cioè dove si può
immaginare di produrre bambini con le caratteristiche ideali [ ... ] L'ultimo
bambino ideale aveva i capelli biondi, gli occhi blu e i geni ariani".
IL PASSATO
1. T. Roosevelt, 26° Presidente degli USA. «{ Un giorno noi tutti realizzeremo
che il primo dovere di ogni buon cittadino, uomo o donna, di giusta razza, è
quello di lasciare la propria stirpe dopo di sé nel mondo; e che, allo stesso
tempo, non è di alcun vantaggio consentire una simile perpetuazione di cittadini
di razza sbagliata. Il grande problema della civiltà é riuscire ad ottenere,
nella popolazione, l'aumento degli elementi di valore rispetto a quelli di poco
valore o che risultano addirittura nocivi. [...] Per raggiungere questo
obiettivo è indispensabile rendere piena coscienza dell'immensa influenza
esercitata dall'ereditarietà... Spero ardentemente che agli uomini disonesti
venga impedito del tutto di procreare; e che ciò avvenga non appena la cattiva
natura di questa gente sia stata sufficientemente provata. I criminali
dovrebbero essere sterilizzati e ai malati di mente dovrebbe essere vietato
avere dei figli [...] è importante che solo la brava gente si perpetui. }»
2. E. A. Hooton «{ predicava che "il crimine è il risultato dell'impatto
dell'ambiente sugli organismi umani di grado inferiore". "La soluzione al
problema del crimine è l'estirpazione dell'incapace fisico, morale e mentale o
(se questo sembra troppo severo) la sua completa segregazione in un ambiente
socialmente ascetico". }»
3. H. D. Croly «{ era convinto che i neri "erano una razza in possesso di
qualità morali e intellettuali inferiori a quelle dei bianchi". }»
4. Coolydge Presidente USA «{ ci sono considerazioni razziali troppo gravi per
essere ignorate per qualche ragione sentimentale. }»
5. J. J. Davis, Ministro del lavoro, Governo Coolydge «{ espresse le opinioni
della sua amministrazione a proposito della limitazione dell'immigrazione e
fece il punto della discussione in questo mo do: "L'America è sempre stata
orgogliosa di avere alle sue origini la razza definita nordica [...] dovremmo
bandire dalle nostre coste tutte le razze non naturalizzate e tutti gli
individui, di tutte le razze, che fisicamente, mentalmente, moralmente e
spiritualmente sono indesiderabili, e che costituiscono una minaccia per la
nostra civiltà". }»
6. R. Allen membro del congresso «{ dichiarò che "la ragione primaria della
limitazione dei flussi degli stranieri è la necessità di purificare e ripulire
la stirpe americana. }»
7. J. V. Taylor membro del congresso «{ avvertì che "l'America per le sue stesse
cause sta scivolando e sta annegando come fece Roma. Roma che ebbe fiducia nel
miscuglio delle razze esattamente come noi stiamo facendo adesso. Essa, come
stiamo facendo noi, disdegnò le ferree certezze dell'ereditarietà. Perse il suo
istinto della razza, come noi abbiamo perso il nostro". }»
8. «{ Il Presidente varò la legislazione, che richiedeva delle restrizioni
basate sul 2% di stranie ri di ciascun Paese. Il numero di persone provenienti
dall'Europa meridionale era nel '24 molto maggiore rispetto a quello delle
persone dell'Europa meridionale, questa legge chiuse le porte ai meridionali.
9. M. Sanger «{ dichiarò "è un fatto curioso, ma da non trascurarsi, che proprio
a coloro che in tutta carità dovrebbero essere cancellati dalla razza umana sia
stato permesso di riprodursi e di perpetuare il proprio gruppo, grazie alla
politica di indiscriminata carità <cuori caldi> non controllati da <menti>
fredde". Scrisse inoltre "Tra le persone intelligenti esiste una sola risposta
alla richiesta di una maggiore quantità di nascite e questa risposta bisogna
richiederla al Governo prima di coricarsi sulla schiena il fardello dei matti e
dei deficienti [...] La soluzione è la sterilizzazione" }»
10. Nel 1931 «{ 30 Stati avevano approvato leggi sulla sterilizzazione e
migliaia di cittadini colpevoli di "omicidio, rapimento, furti sulle strade,
furti di galline, per i dinamitardi, ladri di automobili" erano stati <resi>
sterili chirurgicamente. }»
11. Nel 1925 «{ ufficiali tedeschi contattavano i governi dei vari Stati
federali per avere informazioni circa le leggi USA sulla sterilizzazione.
L'eugenetica tedesca rimarcò: "quello che viene pro mosso dagli igienisti
razziali non è per niente nuovo o qualcosa di mai sentito. In una nazione colt a
e di prim'ordine, gli USA, alla quale noi ci sforziamo di somigliare, questo
concetto venne introdotto molto tempo fa. E' tutto molto semplice e chiaro". }»
12. Hitler «{ Il mischiarsi delle razze superiori e di quelle inferiori è
chiaramente contro l'intento della natura e implica l'estinzione della razza
superiore ariana [...] Ogniqualvolta il sangue ariano è stato mischiato a quello
delle persone inferiori, il risultato è stato quello di eliminare coloro i quali
sono portatori della cultura.
13. 1932 V. Frick ministro dell'Interno tedesco «{ le sorti della pulizia
razziale del Terzo Reich e del popolo tedesco verranno unite indissolubilmente.
}»
14. 1933 A. Hitler «{ decretò la legge dell'ereditarietà della salute, uno
statuto di sterilizzazione eugenetica e fu solo il primo passo di un enorme
quantità di programmi eugenetici, che nei dodic i anni successivi avrebbero
reclamato le vite di milioni di persone. }» In risposta alla nascente campagna
eugenetica del Führer, gli eugenisti americani osservano che la Germania stava
"attuando un a politica che sarebbe andata d'accordo con la migliore linea di
pensiero degli eugenisti di tutti i Paesi civilizzati". Nel corso degli anni '30
la Società di genetica Americana dibatté all'infinito se si dovesse o meno
condannare la politica eugenetica del Terzo Reich. Non ci sono stati mai abbastanza voti per una condanna.
IL PRESENTE
1. dr. R. Sinsheimer, biologo «{ I vecchi sogni sulla perfezione culturale
dell'uomo erano sempre stati strettamente limitati dalle imperfezioni e dalle
limitazioni ereditate.[...] Sebbene sia possibile alimentare le proprie
caratteristiche migliori e reprimere le peggiori con la sola cultura, in alcuni
casi è più difficile.[...] Adesso intravediamo un altra via: la possibilità di
attenuare le tensioni interne e di curare direttamente, al fine di portare
avanti molto più lontano e con coscienza la nostra attuale concezione del
prodotto di 2 miliardi di anni di evoluzione.[...] La vecchia eugenetica avrebbe
richiesto una continua selezione per far prevalere il più adatto sul meno adatto.[...] Gli orizzonti della nuova eugenetica sono senza confini: noi abbiamo i
mezzi per creare nuovi geni e nuove qualità non ancora sognate.[...] In verità,
questo concetto segna una svolta nell'intera evoluzione della vita. Per la
prima volta in tutti i tempi, una creatura vivente comprende la sua origine e
può intraprendere un percorso per disegnare il proprio futuro. Anche nei vecchi
miti l'uomo era vincolato dall'essere. Non poteva allontanarsi dalla propria
natura per leggere le carte del proprio destino. Oggi possiamo intravedere
questa possibilità, ma anche il peso della scelta e della responsabilità. }»
2. Sir j. Huxey «{ E' chiaro che per ottenere un significativo aumento
dell'efficienza nazionale e internazionale noi non possiamo pensare di
individuare ed eliminare singoli sintomi di malessere sociale o politico, o di
<aggiustare> di volta in volta l'ingranaggio che muove la politica mondiale, e
nemmeno di puntare su un miglioramento dell'istruzione; dobbiamo invece fare
sempre più affidamento sulla possibilità di alzare il livello genetico delle
capacità intellettuali e pratiche dell'uomo. }»
3. de Condorcet, modernista «{ Al miglioramento delle facoltà umane non è stato
fissato alcun limite [...] la perfettibilità dell'uomo è assolutamente
infinita; [...] l'attivarsi di questo processo non può essere impedito da niente
e da nessuno, e non ha altro limite se non quello della vita di questo pianeta,
su cui la natura ci ha messi. }»
4. continua E.O. Wilson, sociobiologo «{ Nel tempo si accumuleranno molte
conoscenze sul fondamento genetico del comportamento sociale, e potrebbero
diventare disponibili tecniche per alterare i complessi genetici grazie alla
manipolazione molecolare e alla rapida selezione attraverso la clonazione [...]
La specie umana può cambiare la sua stessa natura. Che cosa sceglierà? Rimarrà
la stessa, traballando sulle fondamenta scadenti degli adattamenti parzialmente
obsoleti dell'era glaciale? O si spingerà verso una maggiore intelligenza e
creatività, accompagnata da una maggiore, o minore, capacità di risposta
emotiva? Nuovi schemi sociali potrebbero essere installati a spizzichi e a bocconi. Potrebbe diventare possibile imitare geneticamente nuclei famigliari che si
avvicinano già alla perfezione, come quelli del gibbone dalle mani bianche, o
l'armoniosa fratellanza fra api. }»
5. Lee Silver, biologo molecolare «{ Col trascorrere del tempo, la distanza
genetica tra la classe natural e la classe genrich potrebbe diventare sempre
più grande e non sarebbe più possibile per u n individuo salire da una classe
all'altra [...] Tutti gli aspetti dell'economia, dei media, dell'industria del
divertimento e dell'industria della conoscenza verranno controllati dai membri
della c lasse genrich [...] Invece, i natural lavoreranno come fornitori di un
servizio sottopagato o come operai [...] I bambini genrich e natural crescono e
vivono in mondi sociali separati, con poche opportunità di contatto [...] [
alla fine ] le classi genrich e natural diventeranno gli uomini genrich e gli
uomini natural, specie totalmente separate con nessuna opportunità di incrocio e
con un a specie di <curiosità> gli uni per gli altri, come adesso accade per gli
uomini verso gli scimpanzè }»
6. la vera idea di eliminare i cosiddetti difetti genetici solleva la
problematica questione di quello che si intende con il termine "difettoso". _
D. Callahan, filosofo morale osserva: «{ Dietro l' orrore umano per i difetti
genetici si nasconde... un'immagine del perfetto essere umano. I veri significati di "mancante", "anormalità", "malattia" e "rischio" presuppongono
un'immagine di questo tipo, una specie di prototipo della perfezione. }»
7. dr. J.D. Lantos «{ Fino a quando l'ormone della crescita non fu scoperto,
nessuno definiva la bassa statura una malattia. Questa ha incominciato a
diventare una malattia solo perché è diventata disponibile una manipolazione [
hGH ] e perché i medici e le compagnie assicurative, al fine di razionalizzare
le loro azioni, hanno dovuto ricorrere a una giustificazione. Quello che sta
avvenendo, dunque, non è solo la produzione dei farmaci, ma anche la lenta
progressiva ridefinizione di quello che significa la parola <salute>. }»
8. J. Beckwith prof. di microbiologia e di genetica avverte «{ La sola
focalizzazione sulla genetica per comprendere le malattie e i problemi sociali
tende a distogliere l' attenzione della società dagli altri mezzi, che pure
esistono, per affrontare questi problemi [...] Dare una spiegazione genetica
dell'intelligenza, delle differenze tra i sessi, dell' aggressività, porta ad
assolvere la società per qualunque diseguaglianza essa abbia prodotto; non
solo, in questo modo si rafforzano le posizioni di tutti quelli che hanno
interesse a mantenere queste disuguaglianze. }»
Il caso Carrel in francia
Il ritorno dell'eugenetica
di Patrick Tort*
Il caso Carrel è cominciato quando il Front National ha
deciso di scatenare, all'inizio degli anni 90, una
campagna che mirava a far apparire il medico francese
collaborazionista Alexis Carrel, premio Nobel nel 1912
per i suoi lavori di tecnica chirurgica e autore nel
1935 di un manifesto in favore della soluzione
eugenetica dei problemi sociali (L'homme, cet inconnu),
come un pensatore degno di figurare nel pantheon degli
scienziati umanisti, in quanto"padre dell'ecologia".
Dietro questa rivendicazione dell'estrema destra
francese, si nasconde la volontà politica di farsi scudo
con un"figura nobilizzata" dell'intelligentsia di Vichy:
quella di un uomo le cui convinzioni, discorsi pubblici
e sforzi istituzionali si iscrivono in una linea
indubbiamente antidemocratica, apertamente"biocratica" e
palesemente impegnata nella realizzazione di una
convergenza con il fascismo mussoliniano e il nazismo.
Questa offensiva lanciata dal Fn a favore di Carrel ha
trovato le sue prime espressioni visibili nel 1991, in
editoriali e dichiarazioni pubbliche. E' in quest'epoca
che, viste le circostanze, abbiamo deciso di pubblicare,
insieme al dottor Lucien Bonnafé, psichiatra noto sia
come fondatore della psichiatria di settore in Francia
che come capo della resistenza nella zona Sud
(1), un piccolo libro sul tema
(2). Tale libricino, pubblicato
nell'autunno del 1992, ha avuto un successo enorme, e ha
portato alla mobilitazione di alcune associazioni
locali, che hanno convinto le autorità municipali a
rinominare tutte le strade e gli edifici pubblici che
portavano il nome del medico di Lione emigrato negli
Stati uniti e rientrato in patria per dar man forte al
maresciallo Pétain.
Biologicamente sgraditi L'appartenenza di Alexis Carrel
al Parti Populaire Français, filo-nazista, durante il
periodo di Vichy, recentemente rimessa in luce dai
ricercatori lionesi, era stata completamente passata
sotto silenzio da alcune opere (3), o
per semplice ignoranza, o perché essa contrastava con la
loro tendenza surrettizia alla riabilitazione. Ma è
sufficiente leggere L'Homme, cet inconnu, per capire la
logica a cui risponde il discorso di Carrel.
Parlare di eugenetica"positiva","volontaria","favorevole
alla natalità", a proposito di questo personaggio, che
nel 1941, dopo la sua carriera americana, sarebbe
diventato il responsabile della"Fondation française pour
l'étude des problèmes humains", sotto il patrocinio di
Pétain, è un'assurdità, oltre che una pesante offesa nei
confronti delle vittime del nazismo.
Alexis Carrel, a capo di questa Fondazione, mandava la
sua équipe,"Biologia della stirpe", ad indagare
sulla"qualità genetica" delle famiglie immigrate a
Parigi e in periferia, nella stessa epoca in cui veniva
organizzata la deportazione a Drancy. Ecco un estratto
del rapporto di attività di quest'équipe, pubblicato nei
Cahiers de la Fondation nel 1943:"Come è noto, molti
immigranti sono stati ammessi in Francia.
Fra questi, alcuni sono ospiti graditi, altri no. La
presenza di gruppi di stranieri indesiderabili dal punto
di vista biologico rappresenta un pericolo certo per la
popolazione francese. La fondazione si propone di
precisare le modalità d'assimilazione degli immigrati,
in modo che sia possibile trovare una collocazione
appropriata alle loro caratteristiche etniche. Al
momento si sta procedendo al censimento e alla
localizzazione di alcune categorie di immigrati,
soprattutto nordafricani, armeni, polacchi. Si sta
studiando, in particolare, la popolazione armena di
Issy-les-Moulineaux".
Le retate di Vichy avrebbero provveduto a trovare per
gli indesiderabili"la collocazione appropriata alle loro
caratteristiche etniche".
La distinzione tra un'eugenetica"positiva" e
una"negativa" è particolarmente apprezzata dai paladini
dell'eugenetica in generale, perché permette di
salvaguardare la rispettabilità di un certo tipo di
eugenetica (che né a livello concettuale né pratico
potrebbe essere"distinto"), anche a costo di accettare
la condanna di una forma"dura".
Cerchiamo di analizzare meglio. Come è noto,
l'eugenetica è stata inventata dallo statistico inglese
Francis Galton alla metà degli anni 60 del secolo
scorso. Fortemente colpito dalla lettura, nel 1859, de
L'origine delle specie scritto da suo cugino Charles
Darwin (il quale respingerà sempre ogni considerazione
di carattere eugenetico), Galton formula il seguente
ragionamento: poiché, nel mondo degli esseri viventi, la
selezione naturale assicura la diversità delle specie e
la sopravvivenza degli individui più adatti a partire
dalla selezione di variazioni vantaggiose, e
parallelamente l'eliminzione dei meno adatti, la stessa
cosa dovrebbe prodursi a livello sociale, nei riguardi
dei caratteri intellettuali. Ma il progresso della
civiltà ha ostacolato il libero corso della selezione
naturale, permettendo la protezione e una riproduzione
indefinita a esistenze"mediocri", inducendo così un
forte rischio di degenerazione. Bisogna quindi
intraprendere un'azione di selezione artificiale
istituzionalizzata, in modo da compensare questo
deficit, alleggerire questo fardello e evitare questo
rischio.
Che ne è, allora, della celebre distinzione tra due
eugenetiche, delle quali l'una sarebbe rispettabile e
l'altra no? In genere si definisce"eugenetica positiva"
ogni prescrizione mirante a favorire gli
individui"superiori" che non metta in discussione
l'esistenza e la sopravvivenza degli"inferiori".
All'inverso, viene ascritto a un'"eugenetica negativa"
ogni discorso che si propone di ottenere un
miglioramento della qualità biologica portando un
attacco all'integrità di individui o gruppi considerati
disgenici. Si può andare dal divieto di riproduzione
alla pura e semplice eliminazione fisica, passando per
la sterilizzazione forzata.
L'eugenetica"negativa" consiste quindi
nell'estromissione autoritaria di alcuni individui dai
meccanismi riproduttivi, per mezzo di mutilazioni
fisiche o giuridiche, o di qualsiasi altro procedimento.
Se consideriamo la proposta di base dell'eugenetica nel
suo atto di fondazione galtoniano, questa distinzione
non ha ragione di esistere, visto che la selezione
artificiale che essa propone implica necessariamente
l'eliminazione o l'esclusione dalla riproduzione di
alcuni individui. La qualcosa, tra l'altro, trova
conferma nelle parole del collaboratore e continuatore
di Galton, Karl Pearson, che, immettendosi nel filone
dell'elitarismo galtoniano, auspica una"modifica della
fertilità relativa delle buone e delle cattive stirpi"
all'interno dei gruppi sociali. Per chi sa leggere,
questo enunciato, fatto da uno dei padri fondatori
dell'eugenetica moderna, svuota di ogni significato la
famosa"distinzione" su cui poggia il retorico castello
di carte degli attuali difensori dell'eugenetica.
Un altro dei loro argomenti preferiti consiste
nell'assimilare l'eugenetica, la cui storia è costellata
di vicende decisamente equivoche, sia alle
raccomandazioni di sanità pubblica sia a pratiche
mediche, come l'aborto terapeutico. Essi non si rendono
conto che l'attuale orientamento delle politiche di
sanità pubblica mira, almeno in principio, a favorire un
miglioramento delle condizioni fisiche degli strati meno
protetti della popolazione, e che la tendenza è di
promuovere una progressiva parità di situazioni di
fronte alle malattie.
Per quanto riguarda l'aborto terapeutico, esso mira ad
evitare patologie gravi, e presuppone una discussione a
livello individuale tra il medico e il paziente
all'interno di un quadro giuridico dai contorni vaghi
ove, in ultima istanza, la decisione è lasciata
all'etica personale dell'ostetrico.
Assimilarlo all'eugenetica, alla sua definizione e ai
risvolti storici che essa ha avuto, vuol dire
semplicemente promuovere un'opera di banalizzazione di
pratiche di tutt'altro genere.
Alcuni, poi, amano sostenere che l'eugenetica di Alexis
Carrel sarebbe più americana che tedesca.
Darwin innocente Le sterilizzazioni di esseri umani
praticate negli Stati uniti fin dall'inizio del secolo
sarebbero quindi, secondo loro, più umane di quelle
praticate successivamente in Europa. Ci spingeremo forse
fino a sostenere l'opportunità di distinguere
sterilizzazioni"positive" e sterilizzazioni"negative"?
La peggiore ignoranza e malafede in questo ambito non
possono cancellare l'esistenza di legami istituzionali e
finanziari tra la Fondazione Rockefeller (Carrel era
membro direttore dell'istituto omonimo) e, ad esempio,
l'Istituto di genealogia e demografia di Ernst Rfdin
(che sarà presidente della Società di igiene razziale
nel 1933, eugenista"duro" e uno dei teorici più attivi
del nazismo) in Germania.
Quanto allo sconcertante tentativo di addossare a
Charles Darwin la paternità dell'eugenetica, da lui
rifiutata a chiare lettere nel 1871 perché contraria
all'evoluzione istintuale e etica dell'umanità
civilizzata (4), esso è stato
ampiamente confutato, tanto da togliere la minima
credibilità intellettuale a chi si impegna a ribadirlo.
Per tutto ciò, i difensori di Alexis Carrel almeno
quelli che non militano apertamente nel Front National
appaiono in difficoltà. Comunque, se è
importante"liberare la Francia da Carrel", è altrettanto
importante spiegare perché si debba farlo.
note:
* Filosofo, epistemologo, autore, insieme ad altri, del
Dictionnaire du darwinisme et de l'évolution, Presses
universitaires de France, Parigi, 1996.
(1) Si legga Lucien Bonnafé,"Abroger
l'internement psychiatrique", le Monde diplomatique,
maggio 1990.
(2) Lucien Bonnafé, Patrick
Tort, L'Homme, cet inconnu? Alexis Carrel, Jean-Marie Le
Pen et les chambres à gaz, Parigi, Syllepse, 1992.
(3) Cfr. Alain Drouard, Une
inconnue des sciences sociales: la Fondation Alexis
Carrel, 1941-1945, Maison des Sciences de l'Homme / Ined,
Parigi,1992.
(4) In La discendenza
dell'uomo. Si veda, a questo proposito, Patrick Tort,
Darwin et le darwinisme, Puf, Parigi, 1997 e Patrick
Tort (diretto da), Pour Darwin, Puf, 1997.
(Traduzione di S.L.)
http://www.pasti.org/losurd12.html
Riproduciamo la parte centrale del saggio di Domenico Losurdo su Critica Marxista del maggio-agosto 2003 (Guerra preventiva, americanismo, antiamericanismo) come pubblicata su Rosso XXI n. 17 del gennaio 2004. Losurdo sviluppa l’intervento da lui pronunciato a Firenze, in occasione del Convegno contro la politica di guerra dell’imperialismo americano svoltosi il 25 maggio scorso.
Domenico Losurdo
L’ultima guerra contro l’Irak è stata accompagnata da un singolare fenomeno ideologico; si è cercato di mettere a tacere il movimento di protesta di un’ampiezza senza precedenti, che in tale occasione si è sviluppato, lanciando contro di esso l’accusa di antiamericanismo. E questo, più ancora che come un atteggiamento politico errato, è stato dipinto e viene tuttora dipinto, in previsione delle nuove guerre che si profilano all’orizzonte, come un morbo, come un sintomo di disadattamento rispetto alla modernità e di sordità alle ragioni della democrazia. Tale morbo – si afferma – accomuna antiamericani di sinistra e di destra e caratterizza le pagine peggiori della storia europea; e dunque – si conclude – criticare Washington e la guerra preventiva non promette nulla di buono. Ha un qualche fondamento storico questa tesi?
In realtà i bolscevichi si sentono fortemente attratti dall’America del melting pot e del self made man. Altri aspetti, invece, risultano ai loro occhi decisamente ripugnanti. Nel 1924, Correspondance Internationale (la versione francese dell’organo dell’Internazionale Comunista) pubblica l’articolo di un giovane indocinese approdato negli USA, il quale, mentre nutre ammirazione per la rivoluzione americana, prova orrore per la pratica del linciaggio che nel Sud colpisce i neri. Uno di questi spettacoli di massa viene descritto in modo impietoso:
«Il nero viene messo a cuocere, è abbrustolito, bruciato. Ma egli merita di morire due volte piuttosto che una sola volta. Pertanto egli viene impiccato, più esattamente è sottoposto a impiccagione ciò che resta del suo cadavere… Quando tutti sono sazi, il cadavere viene tirato giù. La corda è tagliata in piccoli pezzi, venduti da tre a cinque dollari l’uno».
E, tuttavia, lo sdegno per il regime di white supremacy non sfocia affatto in una condanna indiscriminata degli Stati Uniti: sì, il Ku Klux Klan rivela tutta «la brutalià del fascismo», ma esso finirà con l’essere sconfitto, oltre che dai neri, ebrei e cattolici (le vittime a vario livello di questa brutalità), da «tutti gli americani decenti» (in Wade, 1997, 203-4). Non siamo certo in presenza di un antiamericanismo indifferenziato.
Sì, il giovane indocinese (che dieci anni più tardi ritorna nella sua terra d’origine per assumere il nome, divenuto poi celebre in tutto il mondo, di Ho Chi Minh) assimila il Ku Klux Klan al fascismo. Epperò, le somiglianze tra i due movimenti non sfuggono ai testimoni americani del tempo. Non poche volte, con giudizio di valore positivo o negativo, essi paragonano gli uomini in divisa bianca del sud degli Stati Uniti alle «camice nere» italiane e alle «camice brune» tedesche. Dopo aver richiamato l’attenzione sui tratti comuni al Ku Klux Klan e al movimento nazista, una studiosa statunitense dei giorni nostri ritiene di poter giungere a questa conclusione: «Se la Grande depressione non avesse colpito la Germania con tutta la forza con cui in effetti la colpì, il nazionalsocialismo potrebbe essere trattato come talvolta viene trattato il Ku Klux Klan: come una curiosità storica, il cui destino era già segnato» (MacLean 1994, 184). E cioè, più che la diversa storia ideologica e politica, a spiegare il fallimento dell’Invisible Empire negli Stati Uniti e l’avvento del Terzo Reich in Germania sarebbe il diverso contesto economico. Può darsi che questa affermazione sia eccessiva. Epperò, quando, per mettere a tacere le critiche contro la politica di Washington, si ricorda il contributo essenziale che gli Stati Uniti, assieme ad altri paesi (a cominciare dall’Unione Sovietica) hanno dato alla lotta contro la Germania hitleriana e i suoi alleati, si dice solo una parte della verità; l’altra parte è costituita dal ruolo notevole che i movimenti reazionari e razzisti americani hanno svolto nell’ispirare e alimentare in Germania l’agitazione da ultimo sfociata nel trionfo di Hitler.
Già negli anni ’20, tra il Ku Klux Klan e i circoli tedeschi di estrema destra si stabiliscono rapporti di scambio e di collaborazione all’insegna del razzimo anti-nero e antiebraico. Ancora nel 1937, Rosenberg celebra gli Stati Uniti come uno «splendido paese del futuro»: esso ha avuto il merito di formulare la felice «nuova idea di uno Stato razziale», idea che adesso si tratta di mettere in pratica, «con forza giovanile», mediante espulsione e deportazione di «negri e gialli» (Rosenberg 1937, 673). Basta dare uno sguardo alla legislazione varata subito dopo l’avvento del Terzo Reich, per rendersi conto delle analogie con la situazione esistente nel Sud degli Stati Uniti: ovviamente, in Germania sono in primo luogo i tedeschi di origine ebraica ad occupare il posto degli afro-americani. Hitler si preoccupa di distinguere nettamente, anche sul piano giuridico, la posizione degli ariani rispetto a quella degli ebrei nonché dei pochi mulatti viventi in Germania (a conclusione della prima guerra mondiale, truppe di colore al seguito dell’esercito francese avevano partecipato all’occupazione del paese). «La questione negra» - scrive sempre Rosenberg - «è negli Usa al vertice di tutte le questioni decisive»; e una volta che l’assurdo principio dell’uguaglianza sia stato cancellato per i neri, non si vede perché non si debbano trarre «le necessarie conseguenze anche per i gialli e gli ebrei» (Rosenberg 1937, 668-9).
Tutto ciò non deve stupire. Elemento centrale del programma nazista è la costruzione di uno Stato razziale. Ebbene, quali erano in quel momento i possibili modelli? Certo, Rosenberg fa riferimento anche al Sud-Africa: è bene che permanga saldamente «in mano nordica» e bianca (grazie a opportune «leggi» a carico, oltre che degli «indiani», anche di «neri, mulatti e ebrei»), e che costituisca un «solido bastione» contro il pericolo rappresentato dal «risveglio nero» (Rosenberg 1937, 666). Ma l’ideologo nazista sa in qualche modo che la legislazione segregazionista del Sud-Africa è stata largamente ispirata dal regime di white supremacy, messo in atto nel sud degli Stati Uniti dopo la fine della Ricostruzione (Noer 1978, 106-7, 115, 125). E, dunque, rivolge il suo sguardo in primo luogo a questa realtà.
D’altro canto, è anche per un’altra ragione che la repubblica d’oltre Atlantico costituisce un motivo di ispirazione per il Terzo Reich. Hitler mira non ad un espansionismo coloniale generico bensì alla costruzione di un Impero continentale, mediante l’annessione e la germanizzazione dei territori orientali immediatamente contigui al Reich. La Germania è chiamata a espandersi in Europa orientale come in una sorta di Far West, trattando gli «indigeni» alla stregua dei pellerossa (Losurdo 1996, 212-6) e senza mai perdere di vista il modello americano, di cui il Führer celebra «l’inaudita forza interiore» (Hitler 1939, 153-4). Subito dopo averla invasa, Hitler procede allo smembramento della Polonia: una parte è direttamente incorporata nel Grande Reich (e da essa vengono espulsi i polacchi); il resto costituisce il «Governatorato generale» nell’ambito del quale – dichiara il governatore generale Hans Frank – i polacchi vivono come in «una sorta di riserva»: sono «sottoposti alla giurisdizione tedesca» senza essere «cittadini tedeschi» (in Ruge-Schumann 1977, 36). Il modello americano è qui seguito persino in modo scolastico: non possiamo non pensare alla condizione dei pellerossa.
E’ un modello che lascia traccia profonde anche a livello categoriale e linguistico. Il termine Untermensch, che un ruolo così centrale e così nefasto svolge nella teoria e nella pratica del Terzo Reich, non è altro che la traduzione di Under Man. Lo riconosce Rosenberg, il quale esprime la sua ammirazione per l’autore statunitense Lothrop Stoddard: a lui spetta il merito di aver per primo coniato il termine in questione, che campeggia come sottotitolo (The Menace of the Under Man) di un libro pubblicato a New York nel 1922 e della sua versione tedesca (Die Drohung des Untermenschen) apparsa tre anni dopo. Per quanto riguarda il suo significato, Stoddard chiarisce che esso sta ad indicare la massa di «selvaggi e barbari», «essenzialmente incapaci di civiltà e suoi nemici incorreggibili», coi quali bisogna procedere ad una radicale resa dei conti, se si vuole sventare il pericolo che incombe di crollo della civiltà. Elogiato, prima ancora che da Rosenberg, già da due presidenti statunitensi (Harding e Hoover), l’autore americano è successivamente ricevuto con tutti gli onori a Berlino, dove incontra non solo gli esponenti più illustri dell’eugenetica nazista, ma anche i più alti gerarchi del regime compreso Adolf Hitler[1], ormai lanciato nella sua campagna di decimazione e schiavizzazione degli Untermenschen, ovvero degli «indigeni» dell’Europa orientale.
Negli Stati Uniti della white supremacy così come nella Germania in cui prende sempre più piede il movimento sfociato poi nel nazismo, il programma di ristabilimento delle gerarchie razziali si salda strettamente col progetto eugenetico. Si tratta in primo luogo di incoraggiare la procreazione dei migliori, in modo da sventare il pericolo di «suicidio razziale» (Rasseselbstmord) che incombe sui bianchi: a suonare l’allarme è, nel 1918, Oswald Spengler, il quale però, a tale proposito, si richiama all’insegnamento di Theodore Roosevelt (Spengler 1980, 683). E, in effetti, nello statista americano, l’evocazione dello spettro del «suicidio razziale» (race suicide) ovvero della «umiliazione razziale» (race humiliation) va di pari passo con la denuncia della «diminuzione delle nascite tra le razze superiori», ovvero «nell’ambito dell’antico ceppo dei nativi americani»: ovviamente, il riferimento è qui non ai «selvaggi» pellerossa ma ai Wasp (cfr. Roosevelt 1951, I, 487 nota 4, 647, 1113; Roosevelt 1951, II, 1053). Si tratta, altresì, di scavare un abisso incolmabile tra razza dei servi e razza dei signori, depurando quest’ultima degli elementi di scarto e mettendola in condizione di affrontare e stroncare la rivolta servile che, sull’onda della rivoluzione bolscevica, si sta delineando a livello planetario. Anche in questo caso, una ricerca storica spregiudicata conduce a risultati sorprendenti. Erbgesundheitslehre ovvero Rassenhygiene, un’altra parola-chiave dell’ideologia nazista, non è altro, in ultima analisi, che la traduzione tedesca di eugenics, la nuova scienza inventata in Inghilterra nella seconda metà dell’Ottocento da Francis Galton e che, non a caso, conosce i suoi massimi trionfi negli Stati Uniti: qui è più che mai acuto il problema del rapporto tra le «tre razze» e tra «nativi» da un lato e massa crescente di immigrati poveri dall’altro. Ben prima dell’avvento di Hitler al potere, alla vigilia dello scoppio della prima guerra mondiale, vede la luce a Monaco un libro che, già nel titolo, addita gli Stati Uniti come modello di «igiene razziale». L’autore, vice-console dell’Impero austro-ungarico a Chicago, celebra gli Stati Uniti per la «lucidità» e la «pura ragion pratica» di cui danno prova nell’affrontare, e con la dovuta energia, un problema così importante eppur così frequentemente rimosso: violare le leggi che vietano i rapporti sessuali e matrimoniali inter-razziali può comportare anche 10 anni di reclusione e, ad essere condannabili, oltre ai protagonisti, sono anche i loro complici (Hoffmann 1913, IX, 67-8). Dieci anni dopo, nel 1923, un medico tedesco, Fritz Lenz, si lamenta del fatto che, per quanto riguarda l’«igiene razziale», la Germania è ben addietro rispetto agli USA (Lifton 1986, 29). Ancora dopo la conquista del potere da parte del nazismo, gli ideologi e “scienziati” della razza continuano a ribadire: «Anche la Germania ha molto da imparare dalle misure dei nord-americani: essi sanno il fatto loro» (Günther 1934, 465).
Le misure eugenetiche varate subito dopo la Machtergreifung mirano a sventare il pericolo della «Volkstod» (Lifton 1986, 30), della «morte del popolo» o della razza. E di nuovo siamo ricondotti al tema del «suicidio razziale». Per sventare il pericolo del suicidio della razza bianca, che sarebbe poi il suicidio della civiltà, non bisogna esitare alle misure più energiche, alle soluzioni più radicali, nei confronti delle «razze inferiori» (inferior races): se una di esse – tuona Theodore Roosevelt – dovesse aggredire la razza «superiore» (superior), questa reagirebbe con «una guerra di sterminio» (a war of extermination), chiamata a «mettere a morte uomini, donne e bambini, esattamente come se si trattasse di una Crociata» (Roosevelt 1951, II, 377). Significativamente, ad una vaga «ultimate solution» della questione nera accenna un libro apparso a Boston nel 1913 (Fredrickson, 1987, 258 nota); più tardi, invece, i nazisti teorizzeranno e cercheranno di mettere in pratica la «soluzione finale» (Endlösung) della questione ebraica.
Nel corso di tutta la loro storia, gli Stati Uniti hanno dovuto affrontare in modo diretto i problemi derivanti dall’incontro con “razze” diverse e con la massa di immigrati provenienti da ogni angolo del mondo. D’altro canto, il furibondo movimento razzista che si sviluppa alla fine dell’Ottocento è la risposta alla grande rivoluzione rappresentata dalla guerra di Secessione e dal periodo di Ricostruzione radicale. Mentre gli ex-proprietari schiavisti sono momentaneamente privati dei diritti politici in quanto ribelli, i neri passano dalla condizione di schiavitù alla piena cittadinanza politica; non poche volte, entrano a far parte degli organismi rappresentativi, divenendo così in qualche modo legislatori e dirigenti dei loro ex-padroni.
Diamo ora uno sguardo alle esperienze e alle emozioni, che sono alle spalle dell’agitazione sfociata poi nel nazismo. Se tra Otto e Novecento il Ku Klux Klan e i teorici della white supremacy bollano gli Stati Uniti scaturiti dall’abolizione della schiavitù e dalla massiccia ondata di immigrati provenienti ora anche dall’Oriente o da paesi ai margini dell’Europa come una «civiltà bastarda» (MacLean 1994, 133) o come una «cloaca gentium» (Grant 1917, 81), l’Austria nella quale il futuro leader nazista si forma, gli appare, nel Mein Kampf, come un caotico «conglomerato di popoli», come una «babilonia di popoli» ovvero un «regno babilonico», lacerato da un «conflitto razziale» (Hitler 1939, 74, 79, 39, 80), che sembra doversi concludere con una catastrofe: avanza il processo di «slavizzazione» e di «cancellazione dell’elemento tedesco» (Entdeutschung), col tramonto quindi della superiore razza che aveva colonizzato l’Oriente e vi aveva apportato la civiltà (Hitler 1939, 82). La Germania dove poi Hitler approda conosce, in seguito alla disfatta della prima guerra mondiale, sconvolgimenti senza precedenti, paragonabili in qualche modo a quelli verificatisi nel Sud degli Stati Uniti dopo la guerra di Secessione: ben al di là della perdita delle loro colonie, i tedeschi sono costretti a subire l’occupazione militare delle truppe di colore al seguito delle potenze vincitrici. Ora, a giudicare sempre dal Mein Kampf, anche la Germania si è trasformata in un «miscuglio razziale» (Hitler 1939, 439). Ad acuire la sensazione del pericolo di un definitivo tramonto della civiltà provvede poi la rivoluzione d’Ottobre che, rivolgendo ai popoli coloniali l’appello a ribellarsi, sembra sancire ideologicamente l’«orrore» dell’occupazione militare nera; per di più essa scoppia e giunge al potere in un’area abitata da popoli tradizionalmente considerati ai margini della civiltà. Come nel Sud degli Stati Uniti gli abolizionisti vengono bollati come rinnegati della propria razza ovvero quali negro-lovers, così traditori della razza germanica e occidentale appaiono agli occhi di Hitler prima i socialdemocratici e poi, a maggior ragione, i comunisti. In ultima analisi, il Terzo Reich si presenta come il tentativo, portato avanti nelle condizioni della guerra totale e della guerra civile internazionale, di reagire al pericolo del tramonto e del suicidio razziale dell’Occidente e della razza superiore, realizzando un regime di white supremacy su scala planetaria e sotto egemonia tedesca.
La campagna in corso contro coloro che osano criticare la politica di guerra preventiva di Washington ama associare l’antiamericanismo all’antisemitismo. E di nuovo si rimane stupiti per il dileguare della memoria storica. Chi ricorda ancora la celebrazione del «genuino americanismo di Henry Ford» ad opera del Ku Klux Klan (in MacLean 1994, 90)? Ad essere qui oggetto di ammirazione è il magnate dell'industria automobilistica, che si impegna a denunciare la rivoluzione bolscevica come il risultato in primo luogo del complotto ebraico e che a tale scopo fonda una rivista di larga tiratura, il Dearborn Indipendent: gli articoli qui pubblicati vengono raccolti nel novembre 1920 in un volume, L'ebreo internazionale che subito diventa un punto di riferimento dell'antisemitismo internazionale, tanto da poter esser considerato il libro che più di ogni altro ha contribuito alla celebrità dei famigerati Protocolli dei Savi di Sion. E' vero, dopo qualche tempo Ford è costretto a rinunciare alla sua campagna, ma intanto è stato tradotto in Germania e ha incontrato grande fortuna. Più tardi diranno di essersi ispirati a lui o di aver da lui preso le mosse gerarchi nazisti di primo piano come von Schirach e persino Himmler. Il secondo in particolare racconta di aver compreso «la pericolosità dell'ebraismo» solo a partire dalla lettura del libro di Ford: «per i nazionalsocialisti fu una rivelazione». Seguì poi la lettura dei Protocolli dei Savi di Sion: «Questi due libri ci indicarono la via da percorrere per liberare l'umanità afflitta dal più grande nemico di tutti i tempi, l'ebreo internazionale»; come è chiaro, Himmler fa uso di una formula che riecheggia il titolo del libro di Henry Ford. Potrebbe trattarsi di testimonianze in parte interessate e strumentali. E' un dato di fatto però che nei colloqui di Hitler con Dietrich Eckart, la personalità che ha avuto su di lui la maggior influenza, lo Henry Ford antisemita è tra gli autori più frequentemente e positivamente citati. E, d'altra parte, secondo Himmler, il libro di Ford assieme ai Protocolli, avrebbe svolto un ruolo «decisivo» (ausschlaggebend) oltre che sulla sua formazione, anche su quella del Führer[2].
Anche in questo caso, risulta evidente la superficialità della contrapposizione schematica tra Europa e Stati Uniti, come se la tragica vicenda dell’antisemitismo non avesse coinvolto entrambi. Nel 1933 Spengler sente il bisogno di fare questa precisazione: la giudeofobia da lui apertamente professata non va confusa col razzismo «materialistico» caro agli «antisemiti in Europa e in America» (Spengler 1933, 157). L’antisemitismo biologico che soffia impetuoso anche al di là dell’Atlantico viene considerato eccessivo persino da un autore pure impegnato in una requisitoria contro la cultura e la storia ebraica in tutto l’arco della sua evoluzione. E’ anche per questo che Spengler appare pavido e inconseguente agli occhi dei nazisti. I loro entusiasmi si rivolgono altrove: L'ebreo internazionale continua ad essere pubblicato con grande onore nel Terzo Reich con prefazioni che sottolineano il decisivo merito storico dell'autore e industriale americano (nell'aver fatto luce sulla «questione ebraica») e evidenziano una sorta di linea di continuità da Henry Ford a Adolf Hitler! (cfr. Losurdo 1991, 84-5).
La polemica in corso su antiamericanismo e antieuropeismo pecca di ingenuità: essa sembra ignorare gli scambi culturali e le influenze reciproche tra America e Europa. Nel primo dopoguerra, Croce non aveva avuto difficoltà a sottolineare l’influenza che Theodore Roosevelt aveva esercitato su Enrico Corradini, il capo nazionalista poi confluito nel partito fascista (Croce, 1967, 251). Agli inizi del Novecento, lo statista americano aveva compiuto un viaggio trionfale in Europa, nel corso del quale aveva ricevuto una laurea honoris causa a Berlino e aveva conquistato – a notarlo questa volta è Pareto - numerosi «adulatori» (Pareto 1988, 1241-2, § 1436). La rappresentazione secondo cui gli Stati Uniti costituirebbero una sorta di spazio sacro, immune dai morbi e dagli orrori dell’Europa, è un prodotto soprattutto della guerra fredda. Non bisogna mai perdere di vista la circolazione del pensiero tra le due rive dell’Atlantico: sì, l’americano Stoddard inventa la categoria-chiave del discorso ideologico nazista (Untermensch), ma nel far ciò egli ha alle spalle un soggiorno di studio in Germania e la lettura della teoria cara a Nietzsche del superuomo (Losurdo 2002, 886-7). D’altro canto, mentre guarda con ammirazione al mondo della white supremacy, la reazione tedesca avverte ripugnanza e disprezzo nei confronti del melting pot. Rosenberg riferisce sdegnato che a Chicago una «grande cattedrale cattolica appartiene ai nigger». C’è persino un «vescovo nero» che vi celebra la messa: è l’«allevamento» di «fenomeni bastardi» (Rosenberg 1937, 471). A sua volta, Hitler sentenzia e denuncia che «sangue ebraico» scorre nelle vene di Franklin Delano Roosevelt, la cui moglie ha comunque un «aspetto negroide» (Hitler 1952-54, II, 182, conversazione del 1 luglio 1942).
A questo punto, chiaramente ideologica o mitologica si rivela la tesi della convergenza tra antiamericanismo di destra e di sinistra. In realtà, sono proprio gli aspetti messi in stato d’accusa dalla tradizione che dall’abolizionismo giunge sino al movimento comunista a suscitare simpatia e entusiasmo sul versante opposto. Quel che è amato dagli uni è odiato dagli altri, e viceversa. Ma gli uni e gli altri si trovano dinanzi al paradosso che caratterizza la storia degli Stati Uniti sin dalla sua fondazione e che è stato così formulato, nel Settecento, dallo scrittore inglese Samuel Johnson: «Come spiegare che ad acclamare più rumorosamente la libertà sono coloro i quali sono impegnati nella caccia ai neri?» (in Foner 1998, 32).
E’ un fatto: la democrazia nell’ambito della comunità bianca si è sviluppata contemporaneamente ai rapporti di schiavizzazione dei neri e di deportazione degli indios. Per trentadue dei primi trentasei anni di vita degli USA, a detenere la presidenza sono proprietari di schiavi, e proprietari di schiavi sono anche coloro che elaborano la Dichiarazione di Indipendenza e la Costituzione. Senza la schiavitù (e la successiva segregazione razziale) non si può comprendere nulla della «libertà americana»: esse crescono assieme, l’una sostenendo l’altra (Morgan 1975). Se la «peculiar institution» (la schiavitù) assicura il ferreo controllo delle classi «pericolose» già sui luoghi di produzione, la mobile frontiera e la progressiva espansione ad Ovest disinnescano il conflitto sociale trasformando un potenziale proletariato in una classe di proprietari terrieri, a spese però di popolazioni condannate ad essere rimosse o spazzate via.
Dopo il battesimo della guerra d’indipendenza, la democrazia americana conosce un ulteriore sviluppo, negli anni ‘30 dell’Ottocento, con la presidenza Jackson: la cancellazione, in larga parte, delle discriminazioni censitarie all’interno della comunità bianca va di pari passo col vigoroso impulso impresso alla deportazione degli indios e col montare di un clima di risentimento e di violenza a danno dei neri. Una considerazione analoga può essere fatta anche per la cosiddetta «età progressista» che, partendo dalla fine del secolo scorso, abbraccia i primi tre lustri del Novecento: essa è caratterizzata certo da numerose riforme democratiche (che assicurano l’elezione diretta del Senato, la segretezza del voto, l’introduzione delle primarie e dell’istituto del referendum ecc.), ma costituisce al tempo stesso un periodo particolarmente tragico per neri (bersaglio del terrore squadristico del Ku Klux Klan) e indios (spogliati delle terre residue e sottoposti ad un processo di spietata omologazione che intende privarli persino della loro identità culturale).
A proposito di questo paradosso che caratterizza la storia del loro paese, autorevoli studiosi statunitensi hanno parlato di Herrenvolk democracy, cioè di democrazia che vale solo per il «popolo dei signori» (per usare il linguaggio caro poi a Hitler) (Berghe 1967; Fredrickson 1987). La netta linea di demarcazione, tra bianchi da una parte e neri e pellerossa dall’altra, favorisce lo sviluppo di rapporti di uguaglianza all’interno della comunità bianca. I membri di un’aristocrazia di classe o di colore tendono ad autocelebrarsi come i “pari”; la netta disuguaglianza imposta agli esclusi è l’altra faccia del rapporto di parità che s’instaura tra coloro che godono del potere di escludere gli «inferiori».
Dobbiamo allora contrapporre positivamente l’Europa agli Stati Uniti? Sarebbe una conclusione precipitosa e errata. In realtà, la categoria di Herrenvolk democracy può essere utile anche per spiegare la storia dell’Occidente nel suo complesso. Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, l’estensione del suffragio in Europa va di pari passo col processo di colonizzazione e con l’imposizione di rapporti di lavoro servili o semiservili alle popolazioni assoggettate; il governo della legge nella metropoli s’intreccia strettamente con la violenza e l’arbitrio burocratico e poliziesco e con lo stato d’assedio nelle colonie. E’ in ultima analisi lo stesso fenomeno che si verifica nella storia degli Stati Uniti, solo che nel caso dell’Europa esso risulta meno evidente per il fatto che le popolazioni coloniali, invece di risiedere nella metropoli, sono da questa separati dall’oceano.
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[1] Sull’eugenetica tra Stati Uniti e Germania cfr. Kühl 1994, 61; il lusinghiero giudizio del presidente Harding è riportato ad apertura della versione francese di Stoddard 1925 (Le flot montant des peuples de couleur contre la suprematie mondiale des Blancs, tr. fr. dall’americano di Abel Doysié, Paris, Payot).
[2] Si veda la testimonianza di Felix Kersten, il massaggiatore finlandese di Himmler, nel Centre de documentation Juive contemporaine di Parigi (Das Buch von Henry Ford, 22 December, 1940, n. CCX-31); su ciò cfr. Poliakov 1977, 278, e Losurdo 1991, 83-85.
http://matematica.uni-bocconi.it/nastasi/LM53_informatica03.htm
Agosto 1944: Nasce il primo calcolatore elettronicoUna delle pagine più importanti del progresso scientifico e tecnologico del Novecento viene coinvolta nella caccia agli ebrei e nel sostegno al nazismo. Ma l'IBM riesce a lavorare contemporaneamente con i tedeschi e con gli Alleati.
di Pietro Nastasi
Il sistema Hollerith
Il sistema Hollerith , sinonimo di calcolo automatico, si basa sulla traduzione dei dati in fori su schede di cartoncino mediante punzonatrici. Le schede possono poi venire lette con degli aghi metallici. Quando passano attraverso un buco, gli aghi chiudono un circuito elettrico che aziona dei contatori di scatti in grado di tradurre le informazioni in serie numeriche. Il sistema era completato:
– da una macchina verificatrice, che controllava la qualità del lavoro fatto dalla punzonatrice;
– da una macchina selezionatrice per ordinare le schede (per esempio in ordine alfabetico o numerico);
– da una calcolatrice per eseguire calcoli numerici sui dati letti dalle schede perforate e perforare i risultati su altre schede;
– da una tabulatrice, per stampare i risultati in chiaro.
Con questo sistema si eseguivano calcoli ad una discreta velocità. Ma, trattandosi di macchine idonee all'esecuzione di operazioni su serie di dati di varia natura, la loro gestione era abbastanza complessa. Questa tecnologia ha subìto una evoluzione relativamente lenta sino ad arrivare, verso il 1940, a macchine di tipo elettromeccanico in grado di riunire le funzionalità dei diversi componenti meccanografici. Si intuisce comunque come in queste macchine si potesse già intravedere il concetto di programma: serie di istruzioni preordinate, da eseguire in successione. Le istruzioni potevano venire somministrate sotto forma di codici perforati su una striscia di carta, in modo analogo a quello prefigurato per la macchina di Babbage. È ciò che fece Aiken nel 1944 per l' ASCC , per il quale si parla di calcolatore a programma esterno .
Le grandi potenzialità del sistema Hollerith vennero evidenziate per la prima volta in un lavoro che l'IBM eseguì per il movimento razzista americano, da sempre ossessionato dalla notevole immigrazione dall'Est e dal Sud Europa così lontani dal mito della razza nordica , anglosassone: statura alta, capelli biondi e occhi azzurri. La bandiera agitata era il pericolo per gli Stati Uniti di un suicidio razziale , in conseguenza della rapida riproduzione degli inadatti ( unfits ), sommata al precipitoso declino delle nascite nelle razze migliori . Ciò spiega come il Congresso USA abbia dibattuto, tra il 1875 e il 1924, una successione sterminata di progetti sull'immigrazione, ognuno dei quali allargava ogni volta la sfera di inammissibilità. Viene spiegato anche il ruolo svolto dal movimento eugenetico che, alla fine, riuscì a strappare l' Immigration Act nel 1917 e il National Origins Act nel 1924 (che impose la quota del 2% della popolazione del 1890 per i nuovi immigrati).
Il movimento eugenetico americano fu guidato da Charles Davenport (1866-1944), un biologo con dottorato di ricerca conseguito a Harvard nel 1892, formatosi sugli scritti di due eugenetisti inglesi, Francis Galton (1822-1911) e Karl Pearson (1857-1936), entrambi noti ai matematici per i loro contributi alla Statistica.

Sulla scorta dei successi ottenuti e incoraggiato dal successo del fascismo in Italia e dal crescere del nazismo in Germania, il movimento eugenetico americano mise in cantiere alcuni progetti maturati a lungo. Il più ambizioso era quello di identificare ovunque e sottoporre a misure eugenetiche ogni individuo di razza mista . L'approccio doveva seguire le linee elaborate negli USA, allora il solo Paese con anni di esperienza in atti pubblici di sterilizzazione e altra legislazione eugenetica. L'identificazione era naturalmente il primo passo e, già nel 1927, Davenport aveva proposto un rilevamento sistematico di popolazioni di razza mista in ogni regione del mondo, che doveva coprire tutti gli Africani, gli Europei, gli Asiatici, i Messicani e coloro che in qualche modo si erano mescolati nei secoli della colonizzazione. La ricerca aveva avuto inizio nel febbraio del 1926 quando Davenport aveva conosciuto il ricco razzista Wickliffe Draper, che condivideva con lui la preoccupazione per gli ibridi umani. Il progetto prevedeva di eseguire i rilievi mediante questionari, proprio come si era fatto in varie contee degli Stati Uniti. Ora non si trattava più di coprire un solo Stato, ma ogni regione popolata del mondo e c'era dunque bisogno di un piano esemplificativo. Il primo impulso di Davenport fu di proporre il rilevamento a New York, ma corresse subito l'approccio riflettendo che individui di razza mista si sarebbero individuati più facilmente nelle colonie. In una lettera a Draper del 23 febbraio 1926, gli propose allora la Giamaica “perché c'era una maggiore proporzione di mulatti”. Nel giro di tre settimane Draper staccò un assegno di 10.000 dollari per un primo studio, di durata biennale, che censì 370 persone, scelte fra i detenuti del penitenziario di Kingston. Ma l'elemento di novità è rappresentato dal fatto che il progetto Giamaica evidenziò il pionieristico uso di una tecnologia mai usata a tale scopo. Per la prima volta, le informazioni personali e le caratteristiche eugenetiche furono inserite nelle schede perforate e elaborate dalle macchine Hollerith dell' IBM . “L'eugenetica di massa – scrive Black – richiedeva sistemi efficienti. E l' IBM li approntò”. Alla velocità di 25.000 schede all'ora, le macchine Hollerith – nelle cui schede si poteva inserire una grande quantità di informazioni in virtù dei fori praticati strategicamente nelle loro righe e colonne – esaminavano i fori, impilavano le schede, ordinavano i dati e li tabulavano.
Il progetto Giamaica sugli incroci razziali rappresentò la “prima volta” dell' IBM . Cinque anni dopo, sotto la direzione del nuovo Presidente, Thomas J. Watson, l' IBM avrebbe adattato la stessa tecnologia per automatizzare la guerra razziale e la persecuzione degli ebrei nel terzo Reich.
Entra in scena la Germania
Il coinvolgimento dell' IBM nella Germania nazista era cominciato l'anno stesso della presa del potere (1933) quando l'azienda progettò ed eseguì il primo censimento hitleriano. Da questo momento, il coinvolgimento dell' IBM divenne sempre più intenso. L'8 gennaio 1934, con un investimento di un milione di dollari, l' IBM aprì una fabbrica a Berlino per costruire le macchine Hollerith e coordinare l'elaborazione dei dati. All'inaugurazione, il dirigente della collegata tedesca, Willi Heidinger, illustrò con molto fervore cosa avrebbe fatto la tecnologia tedesca per il destino biologico della Germania, dichiarando che la statistica della popolazione era la chiave per sradicare i segmenti malati e inferiori della società tedesca.
Il medico esamina il corpo umano e determina se (...) tutti gli organi stanno funzionando a beneficio dell'intero organismo. Noi dell'IBM somigliamo moltissimo ai medici, in quanto svisceriamo – cellula per cellula – il corpo culturale tedesco. Noi riportiamo ogni caratteristica individuale (...) su una piccola scheda. Tali schede non sono cose morte, al contrario evidenziano la loro vitalità quando vengono riordinate alla velocità di 25.000 all'ora secondo determinate caratteristiche. Queste caratteristiche sono raggruppate come gli organi del nostro corpo culturale e saranno calcolate e determinate con l'aiuto delle nostre macchine tabulatrici.

Noi siamo fieri di poter collaborare a tale compito, che fornirà al nostro Medico della nazione [Hitler] il materiale di cui ha bisogno per i suoi esami. Il nostro Medico potrà quindi determinare se i valori calcolati sono in armonia con la salute del nostro popolo e, se non fosse così, egli potrà prendere le misure necessarie per correggere le circostanze malate.
La maggior parte del discorso, insieme alla lista dei funzionari del partito nazista che erano stati invitati, fu immediatamente spedita a Manhattan e tradotta per Watson. Il Presidente dell' IBM telegrafò a Heidinger una pronta nota di congratulazioni “per un lavoro ben fatto e sentimenti ben espressi!”.
Successivamente, un articolo dell'agosto 1934 dell' Hollerith Nahrichten , il bollettino dell' IBM tedesca destinato ai clienti, enfatizzò i benefici che l'eugenetica poteva trarre dall'elaborazione automatica dei dati. L'articolo, dal titolo Un'analisi approfondita delle interdipendenze statistiche attraverso il processo Hollerith , illustrava come calcoli complessi di dati potessero essere anche usarsi per stime probabilistiche e citava come primo esempio “il campo della medicina e la scienza della genetica e della razza”.
L'esperienza del progetto Giamaica e dei censimenti americani (che contenevano domande riguardanti il colore, la razza e l'anno di immigrazione negli USA), rendeva sicura l' IBM tedesca di poter mantenere ciò che prometteva. I tecnocrati della Dehomag , abbagliati dal turbinante mondo delle loro possibilità tecniche (“tutto ciò si può fare deve essere fatto”) e dalle possibilità di enormi profitti che si potevano realizzare in un periodo di grave crisi mondiale, ignorarono (“non chiedere, non sapere” era la parola d'ordine) i fini cui dovevano servire i loro mezzi: identificare e distruggere gli ebrei.
Per i nazisti, gli ebrei non erano tanto coloro che praticavano l'ebraismo ma quelli di sangue ebreo, indipendentemente dalla loro assimilazione, dai matrimoni misti, dall'attività religiosa e persino dalla loro eventuale conversione al cristianesimo. Si perdeva la caratteristica di cittadino del Reich per assumere quella di suddito , se tutti e quattro i nonni o solo due erano ebrei. Solo dopo la loro identificazione potevano dunque diventare oggetto della confisca dei beni, della ghettizzazione, della deportazione e infine dello sterminio (la “ soluzione finale ”). La ricerca dei registri comunali, parrocchiali e governativi in tutta la Germania – e poi in tutta l'Europa – era un compito di indicizzazione incrociata molto complesso, per la quale i computer sarebbero stati uno strumento essenziale. Altrettanto complesso era il compito di avviare i deportati ai campi di concentramento in maniera efficiente (cioè in modo che i tempi dei treni fossero minuziosamente delineati e all'arrivo i deportati fossero smistati alle camere a gas o al lavoro schiavistico con estrema precisione). Ma se i computer non esistevano ancora, esisteva tuttavia il loro precursore immediato, il sistema Hollerith .
Come evidenzia il documentato libro di Edwin Black, L'IBM e l'olocausto. I rapporti fra il Terzo Reich e una grande azienda americana (Milano, Rizzoli, 2001), l' IBM - soprattutto attraverso la Dehomag - progettò, eseguì e fornì l'assistenza tecnologica necessaria al III Reich per portare a compimento l'automazione della distruzione di massa. Lo stesso Watson intrattenne rapporti con Hitler, da cui venne insignito nel 1937 della Croce al merito dell'aquila tedesca , la più alta onorificenza nazista concessa ad un non tedesco. Nella sua veste di presidente della Camera di commercio statunitense, organizzò proprio nella Berlino nazista il Congresso della Camera di commercio internazionale e cercò in ogni modo di orientare l' establishment economico e politico statunitense in favore di quella Germania che l'opinione pubblica e i vertici governativi cominciavano a isolare e boicottare. Più di 2000 apparati della Dehomag furono spediti in tutta la Germania. Altre migliaia furono inviate nel resto dell'Europa nazificata, persino nei campi di concentramento e nelle stazioni ferroviarie. La Dehomag e altre collegate IBM , con il placet del quartier generale a Manhattan, progettarono su commissione i complessi dispositivi con le loro speciali applicazioni: i suoi tecnici inviavano i modelli delle schede perforate agli ufficiali nazisti e questi le restituivano con le richieste di modifiche, finché le colonne dei dati risultavano accettabili. L' IBM (che deteneva il monopolio mondiale sulla progettazione, stampa e fornitura delle schede perforate) istruì gli ufficiali nazisti, aprì succursali e uffici commerciali in vari Paesi nazificati e setacciò le cartiere per individuare quelle che fossero in grado di produrre un miliardo e mezzo di schede all'anno. Assicurò inoltre la manutenzione delle macchine, che venivano revisionate ogni mese, anche nel caso che fossero installate nei campi di concentramento o nelle loro vicinanze.
L'escalation della Dehomag - e dietro ad essa dell' IBM - negli anni prebellici e nei primi anni di guerra è impressionante. Dopo aver conquistato il mercato tedesco, la Dehomag segue l'esercito tedesco nei territori di conquista, aprendo nuove filiali e organizzando censimenti in Austria e in Cecoslovacchia. In altri casi, l' IBM anticipa le mosse della Wehrmacht istituendo nuove filiali e iniziando i censimenti in territori che verranno occupati solo in seguito, in modo che i nuovi governi nazisti abbiano già - al loro stesso insediarsi - tutti i dati per individuare, colpire e deportare gli ebrei della Polonia, Ucraina, Belgio, Olanda. La prova del nove è costituita dal caso francese, in cui la concorrenza della Bull - ed il conseguente mancato monopolio dell'IBM nel campo dei censimenti - avrà come effetto una minor efficiente organizzazione delle deportazioni e un minor numero percentuale di ebrei sterminati. Si tratta - come si può vedere - di accuse terribili, che tuttavia Black (nel volume citato) supporta con dati e documenti apparentemente inoppugnabili.

Saranno i fori delle schede IBM a decretare chi verrà deportato, chi verrà mandato nei campi di lavoro e chi in quelli di sterminio. La scheda personale accompagnerà il deportato sino alla sua ultima destinazione e sarà proprio il numero della scheda IBM quello che verrà tatuato sulla pelle dei deportati. Ad esempio, 174517 era il numero, e quindi anche il nome , tatuato sul braccio sinistro di Primo Levi al suo arrivo a Auschwitz. L'organizzazione stessa dei campi sarà effettuata mediante la medesima tecnologia (in molti lager c'era un ufficio Dehomag ). Anche l'organizzazione dei trasporti sarà regolata tramite le schede IBM .
Quanto seppe, di tutto ciò, l' IBM di New York? Qualcosa certamente. Quando una legge americana rese illegali i contatti diretti con la Dehomag e costrinse Watson a restituire l'onorificenza nazista, egli rimase comunque uno strenuo difensore dell'affidabilità economica del partner tedesco e un suo sostenitore in campo politico. Allo scoppio della guerra, Watson riesce tuttavia a superare il boicottaggio del periodo della neutralità americana facendo gestire dalla filiale di Ginevra (in diretto contatto con la casa madre) gli affari della filiale tedesca. Riesce anche a pilotare la gestione controllata della ditta da parte nazista, che viene adottata al momento dell'entrata in guerra degli USA (come per tutte le ditte di paesi ostili). E Watson, grazie ai suoi potenti appoggi nell'Amministrazione (era amico personale di Roosvelt) riesce anche a sfuggire a un'inchiesta del Ministero del Commercio estero. Ce n'era abbastanza perché avvertisse l'urgenza di far “dimenticare” questi inquietanti rapporti e preparare il trapasso.
http://www.disinformazione.it/prescott_bush.htm
Prescott Bush, detto “Gamby”
il socio di Hitler
Tratto da “Hitler ha
vinto la guerra”
Il padre di "Poppy” si
chiamava Prescott Sheldon Bush. Come lo sarebbero stati a loro volta i
suoi discendenti, fu membro della Skull & Bones, società che gli permise
di entrare in contatto con le famiglie Harriman e Walker,
formatesi anch’esse a Yale. L'unione con Dorothy Walker, figlia del ricco
industriale George Herbert Walker, non era destinata a generare solo
molti figli, ma anche grandi affari tra il clan dei Bush e quello dei
Walker (sempre sotto l'ala protettrice degli Harriman e dei
Rockefeller, naturalmente).
Il 20 ottobre 1942, dieci mesi dopo la dichiarazione di guerra al Giappone e alla Germania da parte degli Stati Uniti, il presidente Roosevelt ordinò la confisca delle azioni della Union Banking Corporation (UBC) in quanto accusata di finanziare Hitler e di avere ceduto quote azionarie a importanti gerarchi nazisti. Prescott Bush era allora azionista e direttore dell'UBC. Una questione del massimo interesse, considerato che, dopo essere salito al potere nel 1933, Hitler aveva decretato l'abolizione del debito estero tedesco, contratto in larga parte in seguito al Trattato di Versailles.
Ogni credito internazionale
alla Germania nazista era pertanto interrotto. La famiglia Harriman e il suo
socio Prescott Bush si incaricarono di effettuare presso la borsa di Wall Street
le operazioni necessarie affinché tramite Franz Thyssen e Friedrich
Flich - grande amico di Himmler e patrocinatore delle "camicie brune", le SS
e le truppe di assalto (SA) - Hitler potesse avere parziale accesso a crediti
internazionali, senza i quali non sarebbe mai riuscito a finanziare le
importazioni richieste dalla sua industria bellica.
Il 28 ottobre 1942,
Roosevelt ordinò la confisca delle azioni di due compagnie statunitensi che
contribuivano ad armare Hitler,
La stretta collaborazione
che legò Hitler al nonno e al bisnonno dell'attuale presidente George W Bush - e
dunque a due diversi rami della sua famiglia - si può far risalire a ben prima
dell'ascesa del nazismo al potere. Oltre che con Hitler la famiglia Harriman,
Prescott Bush e George Walker avevano stabilito anche legami con Mussolini.
Tramite l'accordo con
Ogni membro dei Partito
Nazionalsocialista (NSDAP) che ricoprisse una carica dì rilievo aveva diritto a
un viaggio gratuito concesso da un'altra delle compagnie dei Bush e dei Walker,
Le sorprese non finiscono però qui: oltre al sostegno offerto ai nazisti, si profilano altre questioni interessanti. Tanto per fare un esempio, per Hitler e Stalin sarebbe stato molto più complicato sostenere una guerra aperta se la banda Harriman-Bush-Walker non avesse allo stesso tempo armato Hitler fino ai denti e rifornito di carburante le truppe russe. Era dagli anni Venti che la famiglia Walker estraeva petrolio da Baku (Azerbaigian) per poi rivenderlo all'Armata Rossa.
Il lettore non dovrebbe
stupirsi troppo di fronte a queste notizie. Prima che scoppiasse
Al lettore risulterà ora
forse un po' più chiaro perché la gente faccia così fatica a rievocare il
passato e soprattutto perché la "storia ufficiale" sia così lontana dalla
verità. E un po' più chiaro risulterà anche cosa ha portato i Bush a essere
quello che sono oggi. Nulla di tutto ciò viene minimamente menzionato nella
biografia riportata sul sito ufficiale del Congresso americano, luogo in cui
alla fine degli anni Sessanta Prescott (“Gampy”) Bush occupò il suo scanno come
senatore in rappresentanza dello stato del Connecticut. E non ne parla neppure
la sua biografia "ufficiale" firmata da Mickey Herskowitz, “Duty, Honor
Country. The Life and Legacy of Prescott Bush”, uscita più o meno nello
stesso periodo in cui aveva luogo l'invasione americana in Iraq: anche qui i
fatti vengono rivisitati e "riciclati" sotto altra forma. Quello che invece si
può vedere sono le commoventi immagini di bambini che vendono aranciata per tre
centesimi al bicchiere con in mano un cartello riportante la scritta "HELP SEND
'GAMPY' TO WASHINGTON" a sostegno della sua campagna elettorale.
Se tutte le informazioni che abbiamo fornito sul nonno e sul bisnonno di Bush meritano certamente un'attenta riflessione, non va però dimenticato che l'intero paesaggio culturale e sociale degli Stati Uniti prima della seconda guerra mondiale era molto diverso da quello che la stampa vorrebbe farci credere oggi. Basterà citare alcuni esempi:
a) Quando fu eletto
vicepresidente nel 1980, George Bush senior incaricò un personaggio misterioso,
tale William Farish III, di amministrare e gestire tutti i suoi beni. Il
sodalizio tra i Bush e i Farish si colloca molto indietro nel tempo, addirittura
prima dello scoppio della seconda guerra mondiale: William Farish dirigeva negli
Stati Uniti il cartello formato dalla Standard Oil of New Jersey
(l'attuale Exxon) e
b) Anche
c) Fra il 21 e il 23 agosto 1932, presso il Museo Americano di Storia Naturale di New York si tenne il Terzo Congresso Mondiale di Eugenetica ("eugenetica" è un termine utilizzato per designare in modo più blando il concetto di "igiene razziale"). Nonostante le forti proteste della comunità afroamericana, esso riuscì a svolgersi senza particolari intoppi. A finanziare l'evento furono alcuni membri della famiglia Harriman, i quali dal 1910 effettuavano cospicue donazioni destinate a creare un comitato scientifico per lo studio delle razze e ad aprire una succursale americana del Dipartimento di Informazione Eugenetica, che aveva sede a Londra. George Herbert Walker Bush, detto "Bert", bisnonno di George W. Bush, accompagnava spesso gli Harriman alle corse dei cavalli, durante le quali, insieme ad altri membri delle famiglie Bush e Farish, si discuteva degli incroci genetici a cui sottoporre sia i cavalli che gli esseri umani.
d) In occasione di quel
congresso, W. Averell Harriman si occupò personalmente di far arrivare a
New York i maggiori ideologi del nazismo, prendendo accordi con
e) Questo movimento di chiara tendenza razzista, diffuso sia in Germania sia in seno all'élite anglostatunitense, si fondava su tre punti fondamentali: la sterilizzazione di persone affette da disagi psichici (mediante la formazione di centri di igiene mentale), la soppressione di disabili mentali, criminali e malati terminali (centri per l'eutanasia) e la purificazione della razza attraverso il controllo e la prevenzione di nuove nascite tra le razze inferiori (centri per il controllo delle nascite). Come si può vedere, Hitler non era solo nella sua lotta per difendere la razza pura. Oltre a lui c'erano anche alcuni fra i clan più potenti del mondo.
f) A Heinrich Himmler, capo supremo delle SS, venivano versati ingenti fondi su un conto segreto della Standard Oil gestito dal banchiere angloamericano Kurt von Schroeder. I finanziamenti in questione non sarebbero cessati fino al 1944 inoltrato, coincidendo dunque con il periodo in cui le SS erano incaricate di sovrintendere agli stermini di massa ad Auschwitz (luogo in cui si trovava lo stabilimento industriale della joint venture Standard Oil - I.G. Farben) e in altri campi di concentramento. A guerra finita, gli alleati responsabili delle inchieste vennero a sapere che quei finanziamenti provenivano da fondi corporativi della Standard 0il. Lo scandalo che ne segui determinò la caduta di Farish I, ma John D. Rockefeller ne usci immacolato. L’amicizia e il sodalizio tra i due clan sarebbero poi continuati nel corso delle generazioni successive, come dimostra la fiducia riposta da Bush senior in William Farish III.
g) Dopo la fine della
seconda guerra mondiale, il movimento eugenetico riprese vita negli Stati Uniti,
più precisamente nel North Carolina: sfruttando importanti contatti con
h) Nel 1950 e nel 1951,
John Foster Dulles (fratello del già citato Allen Dulles), all'epoca
direttore della Fondazione Rockefeller, accompagnò John D. Rockefeller in alcuni
viaggi attorno al mondo con il preciso scopo di arrestare l'espansione delle
popolazioni non bianche. Nel novembre del 1952 Dulles e Rockefeller fondarono il
Population Council, sovvenzionato dalla famiglia Rockefeller per decine
di milioni dì dollari. Fu allora che l'American Eugenic Society, in
seguito al polverone sollevato dal "caso Hitler”, decise di abbandonare in
sordina la propria sede all'Università di Yale per trasferirsi in quella del
Population Councìl. Nello stesso periodo vedeva la luce a Londra, presso gli
uffici della British Eugenic Society,
(…)
http://www.nsoe.com/modules.php?name=News&file=print&sid=71
Venerdì, 11 novembre
2005
«…riguardava la ricerca e lo sviluppo di materiale chimico, biologico e radiologico da potersi utilizzare in operazioni clandestine per controllare il comportamento umano […] furono tracciate ulteriori strade per il controllo del comportamento umano, da investigarsi sotto l’ombrello protettivo dell’MKULTRA, incluso radiazioni, elettroshock, vari campi della psicologia, sociologia e antropologia, grafologia, sostanze molestanti, materiali e dispositivi paramilitari.»
«…l’attuale gamma di farmaci utilizzati sembrerà quasi insignificante se la compariamo alla quantità possibile di sostanze chimiche che saranno disponibili per il controllo degli aspetti selettivi della vita dell’uomo del 2000 […] La cultura Americana […] si sta muovendo verso una “società sensoriale” […] Una maggiore attenzione viene data all’esperienza sensoriale, minore invece alle filosofie razionali o a quelle orientate al lavoro. Una tale visione filosofica abbinata ai mezzi per separare il comportamento sessuale dalla riproduzione o dalla malattia, aumenterà indubbiamente la libertà sessuale […] Appare ovvio che i giovani di oggi non siano più impauriti né dalla droga né dal sesso. D'altra parte, filosofi e portavoce dell’avanguardia propugnano l’esperienza sensoriale personale come la raison d’être della prossima generazione. Per terminare, ci stiamo dirigendo verso un’epoca in cui il lavoro significativo sarà possibile solo per una minoranza: in un’epoca simile gli afrodisiaci chimici possono essere accettati come mezzi comuni per occupare il proprio tempo. Sarà interessante vedere se la moralità pubblica nei prossimi 30 anni cambierà nella stessa misura in cui è cambiata negli ultimi 30. Se noi accettiamo che l’umore, la motivazione e l’emozione umana sono i riflessi di uno stato neurochimico del cervello, allora i farmaci possono fornire un mezzo semplice, rapido e conveniente per produrre qualsiasi stato neurochimico desiderato. Più presto smetteremo di confondere le asserzioni scientifiche sui farmaci con quelle morali, più presto potremo razionalmente considerare gli stati neurochimici che vogliamo fornire alla gente.»
Riferimenti:
British psychiatry: from eugenics to assassination, by Anton Chaitkin, Executive Intelligence Review V21, n.40
Leading psychiatrist blows whistle on profession: a 50+ years of mind control di W. H. Bowart, dicembre 1996
http://www.parascope.com/ds/mkultradocs.htm
http://earthops.org/mk_ultra.html
Nel 1861 il chirurgo-neurologo Pierre-Paul Broca sosteneva non solo l'esistenza di "una relazione importante tra lo sviluppo dell'intelligenza e il volume cerebrale", ma anche che il cervello è più grande "negli uomini rispetto alle donne, negli uomini di genio rispetto a quelli mediocri, nelle razze superiori rispetto a quelle inferiori". Erano questi i primi fondamenti "scientifici" della teoria dell'ineguaglianza umana, che vennero successivamente ammantati di scientismo da uno stuolo di biologi. Essi, infatti, affermarono che le differenze umane sono segni ereditari, codificando una sorta di inferiorità intrinseca per i diversi, rendendo così impossibile per costoro ogni riscatto sociale. Alla fine dell'800 fecero irruzione nei laboratori le nuove tecniche antropometriche. Cesare Lombroso, il padre dell'antropologia criminale, dopo aver affermato che alcuni criminali sono nati per il male, concludeva: "l'atavismo rivela l'inefficacia della punizione per i criminali nati", ragion per cui non resta che "eliminarli completamente, addirittura con la morte". Quando si arriva ad affermare che la forma fisica di certe persone non meritava più di essere definita umana, significa che le politiche di sterilizzazione o di soppressione di coloro che sono classificati "imperfetti" sono dietro la porta. E' in questo contesto che l'inglese Francis Galton conia nel 1883 il termine "eugenetica", sostenendo la necessità di aiutare quelle coppie in grado di procreare figli di razza superiore. Se in Europa, nella seconda metà dell'800, si misuravano i crani, all'inizio del '900 negli Usa, un gruppo di psicologi guidati da H. H. Goddard della "Vineland Training School for Feeble-Minded Girls and Boys" nel New Jersey, elevava il quoziente di intelligenza (Qi) a indicatore capace di rappresentare le qualità innate di un individuo. Il Qi servì agli psicologi Usa per ordinare, su una scala decrescente, i deboli di mente in imbecilli di alto grado, imbecilli o idioti. Assunto il ritardo mentale come un dato immutabile, gli psicologi proposero di intervenire manipolando l'ereditarietà per migliorare la popolazione umana, dando così nuovo fiato al nascente movimento eugenista, che aveva avuto un precursore nel dottor W. Duncan McKim, il quale nel suo libro Heredity and Human Progress (del 1899) dava l'indicazione di sopprimere con il gas dell'acido carbonico quanti non erano degni di procreare. Gli eugenisti americani attribuirono alla oligofrenia ereditaria i problemi sociali della loro epoca, quali l'alcolismo e la prostituzione. Ma una volta posta la correlazione tra comportamento degenerato e scarsa intelligenza, Goddard poteva tranquillamente affermare: "Come vi può essere l'eguaglianza sociale dato questo ampio spettro di capacità mentale". Il passo successivo fu quello di collegare i comportamenti degenerati con la razza o il gruppo etnico, ed ecco lo psicologo di Harvard, Robert M. Yerks, sottolineare che "gli uomini di carnagione più scura dell'Europa meridionale e gli slavi dell'Europa orientale sono meno intelligenti degli uomini di carnagione chiara dell'Europa settentrionale e occidentale", e per quanto attiene all'intelligenza "il negro si trova al gradino più basso della scala". Per salvaguardare la purezza della stirpe si dovevano evitare i matrimoni tra membri di razze diverse, tanto che Harry Hamilton Laughlin, direttore del più importante centro statunitense per la ricerca e la diffusione dell'eugenetica, l'"Eugenics Record Office" (Ero), affermò che "gli immigrati provenienti dall'Europa meridionale e orientale, gli ebrei in particolare, erano sotto il profilo razziale così differenti e talmente inferiori sotto l'aspetto genetico rispetto all'attuale popolazione americana che qualsiasi mescolanza razziale sarebbe deleteria". In questa ottica, per evitare la contaminazione della stirpe, agli appartenenti alle altre razze o etnie doveva essere interdetto l'ingresso nel paese, mentre per gli oligofrenici Goddard propose il ricorso all'internamento in istituto. Soluzione che doveva apparire del tutto naturale a uno psicologo che affermava: "a nessuno oligofrenico dovrebbe essere consentito di sposarsi o di diventare genitore. E' evidente che se si deve realizzare questa regola, la parte intelligente della società deve imporla". Ed ecco l'eugenista Charles B. Davenport propugnare il ricorso alla sterilizzazione per bloccare il flusso "del protoplasma imperfetto e degenerato". Va notato che Davenport era direttore dell'istituto di ricerca sull'eugenetica di Cold Spring Harbor, nello Stato di New York, finanziato dalla Carnegie Institution di Washington e da Mary Harriman. Il terreno era ormai pronto per legalizzare la sterilizzazione e a farlo, per primo, fu lo stato dell'Indiana nel 1907: i colpiti da questa norma furono i pazienti ricoverati in ospedali psichiatrici, quanti erano giudicati oligofrenici al test di Qi, epilettici, "individui moralmente depravati", persone condannate più di una volta per crimini sessuali. L'Indiana fu poi imitato da altri 24 stati, con la California che si fece rapidamente notare per il gran numero di interventi realizzati. Le sterilizzazioni coatte continuarono negli Usa fino al 1973, dove l'anno prima erano stati sterilizzati 16.000 uomini e 8.000 donne. Tornando in Europa, troviamo gli eugenisti tedeschi che, non dissimilmente dai loro colleghi americani, si cimentano con i problemi della "degenerazione" da cui facevano discendere la separazione delle popolazioni in individui superiori e inferiori. Per salvaguardare il patrimonio genetico della nazione concepirono la sua "degenerazione" come una minaccia. In Germania l'eugenetica ebbe due fondatori: il professor Alfred Ploetz (darwinista sociale, dal forte credo nella superiorità dei popoli nordici) fondatore nel 1904 della Società tedesca per l'igiene razziale; il medico Wilhelm Schallmeyer (1857-1919) che, pur non essendo attratto dall'idea della superiorità della razza ariana, propugnava il dovere dello Stato di assicurare l'idoneità biologica dei propri cittadini per migliorarne i caratteri razziali e da ciò faceva discendere l'autorizzazione alla poligamia per i soggetti "razzialmente superdotati". A questo approccio, nel 1917, il genetista tedesco Fritz Lenz diede un'impronta fortemente razzista, arrivando ad affermare che "lo Stato non esiste per assicurare che siano garantiti al cittadino i suoi diritti, bensì per servire la razza", preoccupato che in mancanza di un progetto eugenetico "la nostra razza (nordica) sia condannata all'estinzione". Così la teorizzazione della sterilizzazione aveva gettato le basi per passare alla sua applicazione. Negli anni della Repubblica di Weimar furono fondati dei centri di ricerca sull'eugenetica che favorirono la diffusione dello studio sull'igiene della razza. I più prestigiosi furono: l'Istituto di ricerca tedesco per la psichiatria di Monaco, che sorse nel 1918 grazie ai finanziamenti della Fondazione Rockefeller, e poi nel 1924 assunse il nome di "Kaiser Wilhelm Institut für Genealogie und Demographie". Nel 1931 ebbe come direttore lo svizzero Ernst Rüdin, uno psichiatra attivo membro della fazione ariana, che dedicò tutta la sua vita al nazismo e diede un apporto fondamentale alla redazione delle leggi nazista sulla sterilizzazione; il "Kaiser Wilhelm Institut für Anthropologie, menschliche Erblehre und Fugenik", inaugurato nel 1927 nel sobborgo berlinese di Dahlem. Il direttore fu l'antropologo Eugen Fischer che aveva condotto le sue ricerche in Africa occidentale. Nel 1928 l'università di Monaco istituì la prima cattedra di Igiene della razza e chiamò Lenz a ricoprirla, e quando Hitler salì al potere, egli andò a ricoprire la stessa cattedra presso la prestigiosa università di Berlino. Nel 1925 il Reichstag bocciò il tentativo di legalizzare la sterilizzazione. Nel luglio del 1932 il governo prussiano elaborò una proposta di legge per la legalizzazione della sterilizzazione, che venne inviata al Terzo Reich. Il 14 luglio 1933, con Hitler già Cancelliere, venne emanata la legge sulla sterilizzazione sotto il dissimulato titolo di "Legge per la prevenzione di nuove generazioni affette da malattie ereditarie". Si era così legalizzato l'approccio medico nazista al problema delle "vite senza valore". Erano candidate alla sterilizzazione le persone affette da una delle seguenti malattie: oligofrenia congenita, schizofrenia, psicosi maniaco-depressiva, epilessia ereditaria, corea di Huntington, cecità e sordità ereditarie, gravi malformazioni fisiche, alcolismo cronico. Nel 1935 i leader tedeschi della sterilizzazione dissero a un visitatore americano che sarebbe stato impossibile portare avanti un "programma così ambizioso (...) privi della solida base offerta dall'esperienza (californiana)". Speciali "Tribunali per la Sanità Ereditaria" composti da tre membri, due medici e un giudice distrettuale, sceglievano le persone da sottoporre a intervento: la legatura dei dotti deferenti nell'uomo e quella delle tube nelle donne. Le stime indicano in circa 300.000 gli interventi compiuti. Con il programma di sterilizzazione delle vite considerate "indegne di vita", il nazismo iniziò un percorso che approderà ad Auschwitz, passando per il programma di eutanasia con le sue 71.088 vittime e la relativa sperimentazione delle camere a gas. Ma non possiamo terminare questa analisi della diffusione della sterilizzazione nel "mondo sviluppato" senza affrontare la questione scandinava. Qui prima la Danimarca nel 1929, poi la Norvegia e la Svezia nel 1934 e infine la Finlandia nel 1935 legalizzarono la sterilizzazione. Pietro S. Colla, nel suo recente e interessante libro Per la Nazione e per la Razza (Carocci, pp. 147, L. . 24.000), sostiene che in Scandinavia la pratica della sterilizzazione si caratterizza "come un'ansia per la presenza, all'interno della comunità nazionale, di individui incapaci di soddisfare i requisiti di un ideale radicato nei costumi, ma assimilato ad una dote 'naturale"': la ricerca di un'auto purificazione della stirpe, modellata sulla selezione degli animali, per conseguire non un'affermazione metafisica (dar vita a una 'razza eletta'), ma una migliore resa igienico-sociale o produttiva". Sulla base di questi presupposti, secondo le ultime ricerche, furono sterilizzati (tra il 1935 e il 1975) 62.888 svedesi (oltre il 90% donne), 58.000 finlandesi, 40.000 norvegesi e 11.000 danesi. In particolare, in Svezia, la devozione a una morale priva di contraddizioni, portò i socialdemocratici "ingegneri sociali" ad accanirsi contro ogni espressione simbolica della differenza, tra categorie, generi o gruppi di individui "inferiori", "inadeguati", "inadatti alla vita". Per dare basi scientifiche a questa operazione, subito dopo la I guerra mondiale, la Svezia, primo paese al mondo, si dotò a Uppsala di un Istituto di stato per la biologia razziale, che fu preso a modello dai tedeschi per realizzarne nel 1927 uno analogo a Berlino. Il suo direttore, Hermann Lundborg, a partire dal 1922, pubblicò una serie di foto di volti per distinguere i caratteri della pura razza svedese. Nel 1935 furono i coniugi Myrdal ad aggiungersi al coro, raccomandando l'applicazione di una feroce politica di sterilizzazione finalizzata "all'epurazione degli individui incapaci". Con le radici nell'800, la pratica della sterilizzazione, come espressione della modernità che richiede l'uomo perfetto per realizzare la società perfetta, si è aggirata in numerosi paesi del Nord Europa e negli Usa, dove ognuno ha fatto tesoro delle esperienze dell'altro. Sono così venute a galla le potenziali crudeltà della modernità, quale corsa a una perfezione generatrice di mostri, che nella sua radicale estrimizzazione, il nazismo, ha prodotto Auschwitz.