Intervista al Presidente del Cnr Fabio Pistella
Il Sole-24Ore, 19 febbraio 2006
«Voglio farne una vera azienda»
ROMA. «L'ultima cosa di cui ora ha bisogno il Cnr è una nuova riforma. Se nel prossimo futuro
si vorrà ancora mettere mano a questo ente è meglio scegliere vie più morbide, come i regolamenti interni. Altrimenti
sarà la morte, per il nostro più grande centro pubblico di ricerca».
Fabio Pistella, alla guida del Consiglio Nazionale delle Ricerche dal 14 giugno 2004, lancia un
chiaro "messaggio nella bottiglia" a chi tra qualche mese governerà il Paese e potrà mettere bocca sulla vita degli enti
di ricerca italiani.
«La prima riforma del 1999 è rimasta in gran parte inattuata. Ed è stata seguita da quella del 2003, voluta dal ministro
Moratti, che in gran parte si ispira a quella precedente. Oggi finalmente il nuovo Cnr è a
regime e credo che ci si debba fermare qui, perché questo ente non potrebbe sopportare nuovi cambiamenti».
Eppure, presidente, non mancano critiche e resistenze a!la riforma.
E' naturale. Non possono essere tutti d'accordo. Ma non sono certo venuto qui per smistare
il traffico. Quello a cui ho puntato, e i primi risultati mi danno ragione, era rendere questo
ente utile per il Paese e per le sue aziende.
Che cosa risponde a chi dice che ha trasformato il Cnr in un ente di ricerca strumentale sul modello di un'azienda?
Che è proprio quello che volevo. La ricerca non vive di soli articoli da pubblicare sulle riviste scientifiche. Quando sono venuto
qui, il Cnr andava bene come produzione scientifica, ma il suo impatto era basso. Credo, invece, che bisogna guardare di più
al mercato e ai bisogni individuali e
collettivi.
Qual è stata la sua ricetta?
Applico alcune regole molto semplici: i fondi vengono distribuiti in base ai progetti e non in base a chi li presenta; devono prevedere
la partecipazione di più soggetti e soprattutto ci deve essere il coinvolgimento
delle aziende.
L'accusano di lasciare poca autonomia agii istituti. È vero?
Se lasciare poca autonomia vuol dire definire e attuare una strategia selettiva concertata, mi sembra che questo sia un dovere per chi investe i soldi pubblici. Si è sempre detto che si spendeva poco e male. Adesso invece siamo sicuri
di spendere bene quanto lo Stato ci affida. Lasciando piena autonomia, agli istituti sulle scelte operative.
Di che cosa ha bisogno per il futuro il Cnr?
Ha bisogno di tre cose: continuare a potenziare il rapporto con le imprese. Sbloccare le assunzioni dei ricercatori ferme
da oltre cinque anni. E infine, dare al Cnr sempre più una dimensione europea.
MAR.B.
Di seguito la lettera che, appena ad un giorno di
distanza, viene pubblicata da Il Sole-24Ore su questa intervista:
IL FUTURO DELLA RICERCA
Bisogna forse essere grati al professor Fabio
Pistella, Presidente del Cnr, per essere stato così esplicito nell'intervista
al Sole-24Ore di domenica 20 febbraio.
Finora la sola ad avere avuto l'incredibile
spregiudicatezza di proporre la «concezione aziendale, della ricerca scientifica» (in
questa forma ideologica così estrema) era stata il ministro Letizia Moratti. Ora in nessun Paese
al mondo, Stati Uniti in testa, si pensa che si possano stornare utilmente ricercatori dalla ricerca dì base a quella finalizzata al
profitto da innovazione tecnologica. Al contrario: è
ormai idea universalmente condivisa, perché dimostrata dai fatti e dalla loro storia, che l'innovazione
affondi le sue radici remote nell'indispensabile e autonoma ricerca fondamentale. Ci sarebbe piaciuto leggere un'analisi realistica delle difficoltà degli innovatori, che non sono generalmente, e non solo in Italia, puri ricercatori,
ma persone con la cultura necessaria per acquisire risultati specialistici di pubblico dominio e ricavarne, assemblando elementi nuovi in modo originale, tecnologie utili e vendibili: senonché, con sistema
bancario rigido come il nostro e l'assenza di venture capitals, gli "innovatori" italiani non trovano modo di contribuire allo
sviluppo nazionale. Perché non ammodernare i gruppi finanziari e gli imprenditori,
inducendoli a rischiare qualcosa, invece dì smantellare un Ente come il Cnr ? Oltretutto, del millantato finanziamento che verrebbe dai privati
vorremmo vedere la documentazione perché, a quanto ci risulta, è inesistente.
Carlo Bernardini, Rino Falcone, Francesco Lenci, Giulio Peruzzi
C'è poco da aggiungere e solo quella parte che
mi spetta perché notoriamente meno educato dei redattori di questa lettera.
Pistella è un venditore di tappeti che fa alla
ricerca scientifica i danni compatibili con la sua intelligenza. E meno male che
è solo un furbastro, altrimenti saremmo non solo a terra ma alcune spanne
sotto.
Intanto il signore ci deve spiegare la vicenda
delle sue 150 pubblicazioni che si sono ridotte a 3. Sembra di avere di fronte
una protesi di Berlusconi alla quale notoriamente manca sempre qualcosa a
seguito di complotti dell'intera umanità.
La cultura pezzente e bottegaia dell'impresa nel
nostro Paese si è qualificata da anni. Le innovazioni da ricerca sono misera
cosa. La ricerca si fa altrove e noi copiamo sommamente o compriamo i brevetti.
Quei finanziamenti da parte dell'industria
all'Università o al CNR non sono mai esistiti e dietro di essi ci si nasconde
per una operazione vergognosa, della quale il Pistella è un prestanome.
L'operazione è chiudere con quella cosa che costa soldi e non porta benefici
palpabili nelle tasche di Berlusconi e del suo clan affaristico finanziario. Se
i nutrini avessero bisogno di un buco per viaggiare da Ginevra al Gran Sasso,
probabilmente Berlusconi e il ministro bucaiolo della Rocksoil qualcosa
avrebbero fatto, ma i neutrini sono notoriamente comunisti avendo uno dei papà
in Pontecorvo. Quella cosa che neppure si conosce, è nelle mani di un furbastro
lanzichenecco dal nome Moratti che, per grazia di Dio (qualche volta leviamo un
pensiero al cielo!), i milanesi si riprendono. Quella cosa che costerebbe e
renderebbe molto di più al Paese se solo la si smettesse di finanziare gli
amici e gli amici degli amici. Insomma la ricerca è una cosa seria che è alla
base dello sviluppo civile e morale di un Paese. Questa affermazione rende conto
del dove ci troviamo geograficamente e storicamente: nella Italia di Berlusconi,
caduta ai livelli infimi della storia con molti concittadini, altrettanto
ignoranti, complici del procurato disastro.
Pistella e non solo, gli ascari di Moratti e
Berlusconi, se ne devono andare SUBITO. Compito di chiunque avrà questo
potere tra poco è quello di fare immediatamente questa operazione di pulizia.
Roberto Renzetti, 9 maggio 2006
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