FISICA/MENTE

LA QUESTIONE ENERGETICA, OGGI

Roberto Renzetti

 

  

         Mi ero ripromesso di evitare un intervento su una delle cose sulle quali ho lavorato di più nella mia vita. Sembra però che gli ultimi avvenimenti, con tutto ciò che sento nei media reclamino qualche considerazione.

  

         Non sembri esagerato sostenere che questo dibattito ha almeno 30 anni. Si ripete uguale a scadenze fisse, quando qualche emergenza bussa alle porte. Semmai oggi preme per l'assoluta inefficienza dei cialtroni al potere. Che un esperto di casinò, come Scajola, possa spiegarci qualcosa di energia, pur circondato da tutti gli esperti supposti che vuole, è pura fantapolitica.

  

         Per raddrizzare un poco il tiro inizio con il ricordare cosa accadeva proprio 30 anni fa.

  

         A seguito della grave crisi energetica (oppure: a causa di una crisi generata in proposito) del 1973 in Italia avanzarono pericolosamente le lobbies nucleari. Il nostro Paese vivacchiava con un suo nucleare essenzialmente sperimentale e di ricerca; aveva e preparava bravissimi tecnici; aveva delle ricerche avanzatissime portate avanti dall'allora CNEN (oggi: ENEA), ente a capo del quale vi era stato un grande personaggio, Felice Ippolito; tutto vivacchiava però perché interessi USA avevano bloccato le nostre ricerche anche sul fronte nucleare proprio a partire dall'eliminazione dal CNEN di Ippolito. Il petrolio era gestito in regime di monopolio da parte delle solite sette sorelle con la sorellina italiana ENI, ridimensionata di molto dall'assassinio di Mattei organizzato dalla CIA nel 1963. Lo scorrazzare di tali multinazionali aveva distrutto l'ambiente italiano con raffinerie aggressive su tutto il territorio e con la trasformazione dell'Italia in tutto petrolio, incluse tangenti gigantesche che andavano a tutti i partiti politici escluso il PCI (Andreotti era il re di questi affari, come lo scandalo del petrolio del 1974 fece venire alla luce)(1).

  

         Quelle vicende dovrebbero essere ben tenute a mente da chi oggi ripropone lo stesso stanco e noioso dibattito, senza che, nel frattempo, sia accaduto nulla sul fronte dell'approvvigionamento energetico. Nel mio libro L'energia (Savelli, 1979) scrivevo che l'energia è come il sangue che scorre nelle vene di un Paese e creare una qualche difficoltà alla sua circolazione sarebbe significato morte rapida e certa. Questo concetto, non certamente rivoluzionario, non è ancora patrimonio di una classe politica provinciale e cialtrona.

  

         Allora si aprì un dibattito del quale l'odierno è una fotocopia. Allora si diceva che il petrolio stava esaurendosi e che occorreva passare al nucleare. Si diceva che nel 1985 vi sarebbe stato un gigantesco buco energetico che avrebbe messo l'Italia al freddo ed al buio; che occorreva provvedere con il nucleare. I primi piani dell'ENEL prevedevano 200 centrali nucleari con qualcuna, immagino, anche in Piazza San Pietro. Poi, con i soliti defatiganti tira e molla, si era arrivati a 20 centrali nucleari. Fin qui tutto poteva rientrare in una scelta, all'interno di un piano nazionale, per l'emancipazione dai combustibili fossili e per l'investimento in produzioni da ricerche italiane. Ma neanche per idea! Chi si fosse illuso su questa idea era uno sciocco, quando non in malafede. Le centrali nucleari che dovevamo comprare erano tutte di fabbricazione USA e dovevamo prenderle chiavi in mano. General Electric e Westinghouse si spartivano la commessa. I nostri scienziati avrebbero continuato a fare ricerca, la produzione sarebbe stata USA. Intanto va osservato che, all'epoca, avremmo comprato prodotti obsoleti che la stessa industria dell'energia USA non comprava più e che, più in generale, nessun Paese al mondo proseguiva o imboccava la via nucleare. Ma ci rendevamo indipendenti energeticamente ? No! La dipendenza da petrolio era semplicemente sostituita da uranio arricchito. Occorre infatti ricordare che le multinazionali del petrolio avevano comprato oltre il 90% delle riserve note di uranio (allora occorreva precisare: in Occidente, in quanto vi erano le disponibilità non accessibili del blocco sovietico). Ma l'uranio in sé, con quelle centrali nucleari, non garantiva nulla, occorreva infatti che esso fosse arricchito in quella certa e precisa quantità che le centrali medesime richiedevano. E, per l'arricchimento in Occidente, vi erano e sono solo alcuni centri imponenti in USA, Gran Bretagna e Francia. Tali centri si riducono al solo USA per varie motivazioni tecniche e politiche che è ora poco utile indagare. In definitiva si tornava ad uno stesso monopolio ed ad uno stesso eventuale strangolamento di forniture e/o prezzi in determinati momenti.

  

         La lotta allora al nucleare venne fatta su diversi fronti. Il pericolo del nucleare in senso lato; il pericolo del nucleare in un ciclo del combustibile molto impegnativo di vari aspetti della vita del Paese; il pericolo di possibile proliferazione nucleare e deviazioni a fini terroristici; gli aspetti economici e di dipendenza energetica; gli aspetti della sicurezza legati al territorio (abbiamo vie di fuga? la geografia permette di costruire centrali lontane da grossi agglomerati urbani ? che dice la geologia sulla sismicità ? cosa diciamo sull'eliminazione delle scorie ?); altri aspetti forse di minore importanza. Personalmente introdussi nel dibattito la vicenda della dipendenza coloniale agli USA e del possibile sviluppo nucleare su nostre ricerche e brevetti (nella fattispecie, per chi non dispone di impianti di arricchimento, valeva forse la pena studiare l'eventualità di muoversi sulla strada canadese di reattori che usavano ed usano uranio naturale (quando si dice studiare, nel caso nucleare, non ci si può riferire ad una persona di buona volontà ma solo ad investimenti importanti che solo i governi possono fare). Inoltre, poiché si diceva che mancava energia, tutti noi, a vario titolo, antinucleari ci preoccupavamo di dare indicazioni sul che fare, come farlo, con i tempi necessari. In breve, si era addivenuti a una sorta di catalogo delle possibilità, suddivise per potenzialità e tempi. Tutti si era comunque d'accordo che occorrevano interventi coordinati e simultanei su più fronti. Premesso che occorrevano progetti di ricerca finalizzati (e qualcosa era partito al CNR) le strade indicate erano: incentivi alla solarizzazione degli edifici (pannelli solari piani per la produzione di acqua calda); sfruttamento a fondo della geotermia (rocce calde e secche); messa a punto di tecniche per lo sfruttamento delle biomasse; teleriscaldamento; cogenerazione. Le altre risorse energetiche, pur da non buttare, erano ritenute marginali: fotovoltaico (per gli alti costi e le basse potenze); eolico; maree; ...

  

         Allora vi furono grandi mobilitazioni popolari contro le centrali nucleari proposteci con atti di forza. Le lotte di Montalto di Castro furono in tal senso esemplari.

  

         Cosa faceva la politica ? Le stesse idiozie di oggi. Non sa di cosa parla ma ne parla. In linea di massima tutti erano d'accordo con la scelta nucleare meno alcuni illuminati trasversali e, naturalmente, meno i soliti antisistema tra i quali io mi ritrovo sempre. Ricordo solo il padre di Giuliano, lo stalinista del PCI Maurizio Ferrara, che, in qualità di Presidente della Regione Lazio, fece legiferare per accelerare tutte le pratiche relative a Montalto di Castro, ricevendo le lodi di Montanelli. 

         Quella lotta la vincemmo ed il tutto fu suggellato tragicamente da Chernobyl e dal referendum che seguì, fatto malissimo ed assolutamente non soddisfacente, tanto che ancora oggi ne paghiamo le conseguenze. In quel referendum infatti si solleticò la paura e si vinse sull'onda delle emozioni e non già della ragione. Ma che volete ? In un Paese come questo, dove cultura è sinonimo di  snob, dove maghi e cartomanti si arricchiscono, dove per una Vanna Marchi che fermano, centinaia di Otelma imperversano, dove la Chiesa fa l'oscurantista da sempre, dove l'analfabetismo riguarda il 67 % della popolazione, dove Berlusconi accede al potere accompagnato da fascisti, leghisti nazisti e democristiani filomafiosi ... cosa si può pretendere ?

            Conseguenza di una mancata puntuale informazione allora è il ritorno oggi di un parola che vorrebbe sembrare salvifica: nucleare! E, lungo la strada, di successi politici che avevano una qualche giustificazione all'inizio ma che si sono dimostrati disastrosi poi. I verdi, nati politicamente su Chernobyl, sono stati incapaci di portare avanti una politica energetica per il Paese. Hanno solo investito sui no e per questo sono ridotti ad un club. Si pensi solo che alla Presidenza dell'ENEL è stato sistemato un inutile verde-Arci, tal Chicco Testa, chiacchierone ed incapace di ogni scelta, subito fagocitato da salotti bene e da amori non corrisposti, che ha lasciato gestire l'Ente elettrico come una qualunque azienda a fini di profitto, dimenticandosi completamente di ricerca e di approvvigionamenti. Tralascio il resto: nessun incentivo alle varie fonti alternative e silenzioso ritorno ai combustibili fossili senza acuti in direzioni diverse e senza comprendere che presto o tardi ci si doveva scontrare di nuovo con il problema ed in modo sempre più drammatico e tralascio il fatto che si è preferito circondarsi di nani e ballerine e di sistemarsi in case di enti in quartieri snob. Il tralasciare non vuol dire perdonare chi oggi è in fuga, dopo aver goduto di ogni privilegio, e rinuncia ad ogni lotta, adombrando un suo impegno a fianco dei tecnocrati nuclearisti DS (come molti già anno fatto tra cui Ronchi e Manconi).

            Oggi, credo che tutti si siano resi conto di qualche punta di discussione sull'energia in momenti cruciali, come il black out di settembre di due anni fa, come i rischi di black out per il condizionamento dell'aria da un paio d'anni, come la pretesa mancanza di gas naturale di oggi. Politiche energetiche ? Ma neanche a parlarne. Con la stupida privatizzazione del centro sinistra dei settori energetici (ENEL ed ENI, principalmente con in più l'aggravante della separazione delle centrali di produzione dalle linee di trasmissione) si è creduto al valore salvifico del privato. Ed il privato ha solo saputo applicare il criterio di massimizzazione del profitto: servizi sempre più scadenti e tariffe crescenti con nessuna apertura né al futuro né alla ricerca né agli approvvigionamenti tattici e strategici (a parte le idiozie che ci propina Berlusconi su sue amicizie internazionali). Sommando il tutto ci ritroviamo, come avevo annunciato, dove stavamo trenta anni fa. E non potete immaginare la noia ed il disgusto dei dibattiti TV sul tema. Scoperte su scoperte di acqua calda che se da virtuale diventasse reale avremmo risolto la questione energetica.

            Vediamo allora come stanno le cose.

            Sul fronte energetico è cambiato pochissimo da 30 anni a questa parte. I consumi sono cresciuti. Si sono costruite alcune centrali a gas naturale. E' cresciuto il rifornimento dall'Algeria e dalla Russia. Si è introdotto nel dibattito il vettore (non la fonte energetica!) idrogeno. Si è sviluppato un sistema più sicuro di realizzazioni di centrali nucleari, il PIUS (che ormai però sembra essere invecchiato). Si sono in grandissima parte privatizzati i settori energetici dicendo la sciocchezza che lo si faceva per favorire la concorrenza. Come accennato, l'Enel è stata spezzata almeno in due tronconi: le centrali di produzione di energia e le linee di trasmissione dell'energia. Nel settore delle energie alternative non si è fatto nulla e ci troviamo sempre come 30 anni fa.

            Cosa non si dovrebbe reclamare oggi ? Il nucleare come soluzione ai problemi di oggi. Mi spiego. A parte tutti gli accessori alla centrale nucleare (ciclo del combustibile, impianti di stoccaggio, trasporto, arricchimento, smaltimento, ...) occorre costruire la centrale. Qui iniziano dei problemi legati a quante centrali, infatti il nucleare acquista un senso solo se assume determinate dimensioni in certi tempi, altrimenti è solo un perdita economica ed energetica. Vi è da pensare alla sicurezza ed ai problemi allora sollevati, mai risolti. Si deve tener conto che, in Paesi efficientissimi, la costruzione di una centrale (dalla progettazione alla messa in funzione) richiede minimo 15 anni con un grandissimo investimento in energia (si è calcolato che per costruire una centrale occorre spendere una energia uguale al 50% di quella che la stessa centrale potrà dare durante la sua esistenza). In Italia, per altre numerose esperienze non si ha mai certezza edewi tempi di costruzione che, in genere, raddoppiano. Per i costi vale un ragionamento analogo. Una centrale nucleare (a parte i soliti accessori) costa cifre giganti che non possono essere trattate all'italiana con aggiornamenti dei costi ogni piccolo avanzamento dell'impresa. E neppure è pensabile operare come si faceva a Montalto di Castro e dovunque, andare avanti per subappalti. Occorrono normative ad hoc. Chi vince l'appalto di costruzione della centrale la deva materialmente costruire in dati tempi ed a dati costi, con grandi penalità nel caso non si compia quanto pattuito. Ricordo a chi l'ha scordato che a Montalto si era al 18° subappalto (chiedo: l'ultimo, quello che fa il lavoro, dove guadagna ? non sarà che si risparmia sui materiali ? sulla sicurezza ? ...). Nella migliore delle ipotesi, realisticamente e tenendo conto degli accessori, supponendo di avviare domani la progettazione di centrali nucleari, potremmo disporre del primo chilovattora da energia nucleare intorno al 2035. Chi dice cose diverse è uno che ignora l'energia nucleare ed il sistema Italia.

        Mi sembra quindi che occorra parlare di cose che abbiano realizzazioni a tempi più ravvicinati.

1) Incentivare da subito pannelli solari per la produzione di acqua calda (riscaldamento e sanitaria). I costi sono estremamente contenuti e si può avere un immediato ritorno in risparmi per la produzione centralizzata di ENI ed Enel.

2) Obbligare subito la trasformazione delle centrali esistenti in impianti di cogenerazione e di teleriscaldamento. In estrema sintesi si tratta di non buttare il calore residuo dell'acqua e/o vapore, che ha prodotto energia elettrica, ma di utilizzarlo mediante costruzione di condotte al riscaldamento di edifici, serre, pisciculture, ... (il sistema sarebbe complementare ai pannelli solari piani perché interverrebbe soprattutto in grandi centri abitati, dove i pannelli avrebbero minori applicazioni).

3) Studiare sistemi di utilizzo delle biomasse per la produzione di metano (e quindi di qualunque altra energia). Si tratta di pensare al riciclo dei rifiuti con la necessaria suddivisione in organici ed inorganici. I primi dovrebbero essere avviati in depositi che favoriscano l'emissione di metano dai medesimi. La cosa si può anche realizzare su piccola scla in condomini di recente costruzione pensando di avviare ad un contenitore comune lo smaltimento di ogni rifiuto organico degli appartamenti al fine di produrre metano per riscaldamento, cucina ed ogni altro uso (mediante un TOTEM, macchina ex Fiat che trasforma l'energia da carburante in energia elettrica + riscaldamento). Il sistema ha potenzialità enormi oltre a sbarazzarci di circa la metà dei rifiuti cittadini ed a fornire grandi quantità di compost per l'agricoltura.

4) Applicare da subito ogni conoscenza sul risparmio energetico. A partire dai costi energetici degli imballaggi e dei contenitori di ogni tipo per ogni uso. Ad esempio, faccio notare che per produrre lattine di alluminio serve una grande quantità di energia. Faccio notare che il vetro può essere facilmente riciclato. Ma se non si incentivano le cose non si ottiene nulla.

5) In molte zone d'Italia vi è una geotermia in attesa a pochi metri sotto terra. Mentre a Parigi si riscaldano interi quartieri con una geotermia pescata a 2000 metri di profondità, in Italia tale profondità si riduce mediamente ad un terzo nelle zone densamente popolate. Se nel sottosuolo non vi sono acque calde, vi sono certamente rocce calde. Si può spingere acqua nel sottosuolo e poi riprenderla calda per differenti usi, anche elettrici.

5) Ogni altra energia può essere utile e deve essere incentivata (va bene l'eolico, va bene studiare ulteriori sviluppi dell'imbrigliamento delle acque, in qualche zona si possono sistemare turbine che sfruttino la marea, va bene il fotovoltaico, insostituibile per alcune applicazioni in zone isolate ...).

6) Si possono mettere in cantiere centrali solari con concentratori, il progetto di Rubbia che qui si è olimpicamente saltato.

7) Sul fronte tradizionale occorre continuare con la politica di Mattei ed aprire ad ogni altro contributo possibile con vari Paesi geopoliticamente diversi, ad evitare crisi complessive. Qui si sente la mancanza delle politiche di amicizia con i Paesi Arabi. Oggi abbiamo cialtroni al potere con incapacità di comprendere la complessità del mondo (sentire il ministro degli esteri parlare di chi ha vinto le elezioni in Palestina come di terroristi, è un vero scempio diplomatico, al di là di ciò che ogni singolo cittadino può pensare). Occorre costruire molte più riserve e prevedere almeno un gassificatore per regione che si affaccia sul mare (è sconsigliabile il trasporto di gas naturale congelato su vie terrestri).

8) Occorre essere pronti sul terreno dell'idrogeno per il suo uso in un immediato futuro. A parte l'uso consigliabile nel trasporto cittadino, a fini di non inquinamento, l'idrogeno è utilissimo come accumulatore di energia. Mi spiego. Le fonti energetiche alle quali mi sono riferito hanno in genere la caratteristica dell'intermittenza (il solare e l'eolico, ad esempio). A volte forniscono energia che eccede la richiesta e si è costretti a buttarla con effetti disastrosi nell'aumento del calore scaricato nell'atmosfera. Se si utilizzasse l'energia fornita in più dalle fonti suddette per produrre idrogeno, si avrebbe la possibilità di usare questo vettore energetico, in momenti in cui non vi è sole o non tira vento. Si tratterebbe di accumulare energia quando ce n'è di più per utilizzarla quando non ce n'è.

        Concludo con una avvertenza. Le informazioni sulle disponibilità energetiche mondiali sono quanto di più discutibile vi sia. Non vi è un accesso ad esse che sia certo. Tale accesso è sempre per gentile concessione di qualche multinazionale che ha interesse a nascondere i dati per politiche di mercato essenzialmente legate alla domanda ed all'offerta. Per avere poi dati certi sui contributi delle energie alternative alle quali ho accennato occorrerebbero ricerche di enti che impiegassero un gran numero di ricercatori. E' fuori dalla portata di un singolo (o anche di più singoli) al di fuori da centri di ricerca organizzati e da finanziamenti appositi, riuscire nell'impresa. Ci sono troppi parametri in gioco e molte intelligenze e competenze occorrono per tali studi. Anche qui, comunque, siamo fuori dalla possibilità di affrontare questi seri studi: i finanziamenti alla ricerca tagliati brutalmente da questo governo arraffone e funzionante sulla sola persona di un monarca sono stati tagliati in modo da renderci ultimi nell'ambito dei Paesi che si pretendono avanzati.

Roberto Renzetti

PS1. Non è inutile dire che, se riesce a passare questa crisi di incapacità di gestione (giocavamo a massimizzare il profitto non spendendo in depositi per riserve), tutto continuerà come prima, con il metodo inerziale che, presto o tardi ci farà sbattere violentemente la testa.

PS2. Potrei descrivere in dettaglio ognuna delle cose alle quali ho solo accennato solo su richiesta di alcuni dei lettori. L'impresa non è semplice e mi occorrono delle motivazioni.