Bettino non era propriamente un delinquentuccio. Piuttosto un
discolaccio. E come si sa non vi sono bambini cattivi, ma solo
bambini indisposti. Per questo il buon vecchio babbo Pietro, uomo di
grandi virtù, sempre coperto con il suo basco ed avvolto nella sua calda
sciarpa, per questo, dicevo, babbo Pietro dava al suo Bettino dolce
Eochessina in quantità. Babbo Pietro non si era. però accorto che
Bettino stava via via diventando un eochessinodipendente. Quando, a
volte, la farmacia era sprovvista del ri-lassante medicinale. Bettino,
anziché passare il tempo nel gabinetto, lo passava facendo svariate
marachelle. Babbo Pietro lo riprendeva sempre amorevolmente e gli spiegava che,
nel caso avesse continuato così, da grande non avrebbe potuto
coronare la sua grande aspirazione! avere un gabinetto molto grande, un
gabinetto da ministro. Bettino faceva sempre ammenda e prometteva essere
buono e, appunto, se non aveva crisi di astinenza, in definitiva era
un bravo ragazzetto.
Lo stesso non si poteva dire dei suoi amici. Gianni il
veneziano, ad esempio. Sempre con gli occhi attaccati ai buchi delle
serrature per vedere Annina la cameriera che si cambiava; sempre in giro
per feste rubando pasticcini qua e là. E poi uno sul quale non si poteva
proprio contare? un voltagabbana, un bugiardo, uno che avrebbe venduto sua madre
per poter emergere un pochino.
Inoltre c'era Giulio il romano che, anche se era di parrocchia distinta
dalla sua, meritava davvero una grande attenzione per la
sua spiccata intelligenza, completamente protesa al male,
Ed altri ancora. Tutti certamente più cattivi di lui.
Altra tempra Bettino. Se un appunto gli si poteva fare,
oltre a quanto detto a proposito delle crisi di astinenza, era la sua
passione per gli oggetti cilindrici ben levigati; colonne, proiettili,
aste d'acciaio, manici di martelli, ... Appena si trovava vicino a qualcuno di
questi oggetti, non poteva fare a meno di accarezzarlo. Solo un vizietto quindi,
niente di grave. Eppure, come vedremo, fu proprio questo innocente
feticismo a portarlo alla perdizione.
Gli anni passarono e babbo Pietro lasciò questo mondo
per una vita migliore. Il trapasso avvenne quando il previdente babbo
aveva già lasciato il suo testamento spirituale al figliolo. Era un
pacchetto. Quando Bettino lo scartò lesse un messaggio scritto con
mano malferma: "Ti prego, prendine sempre, se vuoi raggiungere il
tuo obbiettivo!". Sotto questo foglietto una confezione gigante
di dolce Eochessina. Bettino pianse a lungo. Sommessamente.
Ripromettendosi di fare ciò che il babbo consigliava.
Fu così che Bettino arrivò ad occupare il gabinetto del
ministro, anzi, quello di primo ministro.
Da questo punto era ovvio che sparisse ogni codice morale: è dimostrato
che quando prendo dolce Eochessina tutto mi va bene.
E se va bene a me deve andare bene a tutti. Vi furono solo difficoltà
nell'approvvigionamento della sostanza ri-lassante. La esagerata richiesta di
essa aveva provocato fenomeni di aggiottaggio con conseguente
mercato nero. Ma il fedele Rino trovava i soldi per ogni cosa occorresse e
sempre, puntuale, riforniva Bettino di quanto gli occorreva.
Un giorno, nella sua veste di occupante il gabinetto di
primo ministro, Bettino fu invitato
all'inaugurazione di un impianto di
ritrattamento di scorie radioattive. Era un qualcosa di veramente avveniristico,
veramente all'avanguardia (nazionale). Bettino sapeva ciò e
per questo lo aveva situato in Sicilia, proprio per far decollare,
finalmente, il Mezzogiorno. Questa scelta era stata effettuata dopo che
Bettino aveva preso ben
ottantaquattro pastiglie.
E così l'inaugurazione! Solite feste, bande paesane, gruppi
folkloristici, tagli di nastro, brindisi, pranzi. Poi la visita agli
impianti. Svariati tecnici lo
seguivano e precedevano spiegandogli le
funzioni dei singoli macchinari.
Qui arriva il materiale da ritrattare,
qui lo immagazziniamo, qui viene prelevato automaticamente tramite
questo nastro mobile, qui arriva e
viene separato in materiale che può venire ritrattato e materiale altamente
pericoloso che conviene seppellire in qualche giacimento sotterraneo di argilla,
il materiale da scartare passa per questo nastro mobile ed arriva a queste
presse dove viene
sagomato in forma cilindrica, ... Bettino cambiò la sua espressione, da
vagamente interessata divenne estremamente interessata e quindi sognante. Per
di più il tecnico diceva che questi cilindri vengono posti in
giganteschi barattoli cilindrici d'acciaio, ... Ancora cilindri, e poi
d'acciaio! Bettino stava per avere una crisi, anche perché aveva mangiato
molto. Cercava affannato, quindi disperato, il suo Rino. Niente, non
si vedeva. Gli mancava la dolce Eochessina; stava per avere una crisi
di astinenza. Interruppe il tecnico che parlava e chiese quale era la sala nella
quale si conservavano tutti quei cilindri. Il tecnico gliela
indicò avvertendolo (ma Bettino, guardando estasiato verso quella porta,
non ascoltava più) che lì tutto era automatizzato e sarebbe stato estremamente
pericoloso entrare. Bettino esplose: "Per vedere a che punto sono
i lavori e come sono stati spesi i soldi, non ho bisogno di imbonitori!
Lasciatemi solo. Voglio rendermi
conto di persona dei più piccoli dettagli!". Di fronte a tanta decisione
nessuno seppe obiettare; tutti, mogi
mogi, si ritirarono.
Bettino è solo davanti quella porta. Dall'oblò si vedono
centinaia di cilindri lucenti affiancati. Bettino entra noncurante del
cartello che avvertiva 'Assolutamente vietato l'ingresso!'. Bettino, sognante,
inizia ad accarezzare quelle auree forme, soffermandosi con la
mano la dove qualche inattesa rughetta lo consigliava. Nel frattempo il
braccio meccanico continuava il suo
lavoro; prendeva il cilindro-rifiuto, lo infilava nel contenitore d'acciaio e
quindi avvitava un gigantesco coperchio; alla fine interveniva una saldatrice
elettrica che sigillava il tutto. Bettino era in estasi. Dei rumori nel
corridoio lo fecero sobbalzare. Aveva paura che qualcuno lo scoprisse con la
solita marachella da astinenza. Fece alcuni passi a marcia indietro, andandosi
ad
appoggiare con le spalle ad alcuni cilindri-rifiuto.
Il braccio meccanico scese giù. Con le sue ganasce prese
delicatamente il cranio di Bettino. Lo sollevò. Lo infilò
nel contenitore di acciaio. Quindi avvitò il gigantesco coperchio.
Infine la saldatrice sigillò il gigantesco barattolo. Bettino aveva provato a
gridare ma il grido gli era morto in bocca ed era diventato un lungo sospiro
di piacere lo infilavano in un cilindro!
Episodio
2: "Che fine ha fatto Bettino?"
Il gigantesco barattolo d'acciaio viene sollevato dal
braccio meccanico e deposto su di un nastro mobile che, insieme agli
altri, lo condurrà ad una macchina per raggi X.
Si tratta di controllare
che tutte le operazioni di sigillatura siano corrette. Il cilindro fa una
leggiadra giravolta di fronte alla sorgente X. La macchina scruta con i
suoi sensori collegati a servomeccanismi comandati da un calcolatore.
Ogni centimetro quadro del contenitore d'acciaio viene studiato con estrema
precisione.
Lo schermo del calcolatore si illumina improvvisamente con
una scritta intermittente: "Errore! Errore!" Poi la causa di errore:
"Saldatura non corretta. Pericolo di fuoriuscita radiazioni". Un
servomeccanismo
viene azionato dal calcolatore; una grossa X rossa viene posta sul
contenitore metallico porta rifiuti.
Quando il nastro mobile si rimette in moto, il nostro
barattolone segue una sorte diversa dagli altri; un meccanismo a lettura
ottica si accorge della X e apre una via laterale nella quale il barattolo viene
sospinto. Questo barattolo, insieme ad altri che hanno seguito
la stessa sorte, va a situarsi su una piattaforma situata alla fine del
suo cammino automatizzato. Qui viene preso in consegna da un braccio
meccanico. Le ganasce guidano un anello di rame all'altezza della saldatura
difettosa. Una enorme corrente passa per questo anello che arriva
alla temperatura necessaria per liquefare la saldatura. Il coperchio e'
di nuovo libero! Le ganasce lo circondano delicatamente e lentamente
iniziano a svitarlo. Finita l'operazione il coperchio viene depositato
da un lato.
Fu a questo punto che il pallido Bettino mise fuori la
testa. "Ma che sta succedendo ?" si chiese. Il braccio meccanico scese
di nuovo. Le sue ganasce andarono a prendere delicatamente il cranio
di Bettino, sollevandolo. Iniziava
ora, un breve percorso che avrebbe portato ciò che il braccio credeva un
rifiuto radiattivo verso un energico lavaggio chimico.
Quando Bettino si rese conto che era avviato verso un ambiente nel quale
arrivavano potenti getti di liquido da tutte le parti,
si mise ad urlare con tutte le sue forze. Rinooo! Gianniii! Claudiooo!
... Aiutooo! E poiché nessuno lo sentiva inizia a rivolgere un pensiero
a babbo Pietro. Perdonami, perdonami. So che ne ho fatta un'altra delle
mie, però, ti prego, aiutami tu. Per un istante ebbe addirittura l'impressione
di vedere l'immagine di Pietro con il suo basco e la sua sciarpa.
Però
cercò di cacciare questa immagine perché iniziava ad avere il sapore di un
incubo. Pietro, infatti, andava dicendo: "Io non posso più nulla con te.
Dal Midas sono passato alla Sinistra
Indipendente."
Ed ecco l'ingresso nella stanza delle docce. Getti di acido
si riversano su Bettino che cerca di parare i danni ponendosi le mani
sul viso. Dopo un risciacquo completo l'acido ha completamente mangiato i suoi
vestiti. Bettino è nudo! Solo le belle mani hanno sofferto
un poco.
II braccio meccanico riporta Bettino al suo cilindrone
e ve lo deposita dentro delicatamente. Qui Bettino ebbe un attimo di sgomento
frammisto a quella solita estasi che lo prendeva davanti a forme
cilindriche. Quando era immerso fino al collo decise di ribellarsi. Con
le mani si attacco al bordo del barattolo d'acciaio (è incredibile ma,
in quell'attimo di grande suspence, Bettino ebbe il tempo di assaporare
una sensazione nuova: per la prima volta si trovava nudo a contatto con un
cilindro. Ed ebbe un brivido di piacere); il braccio meccanico stava
raccogliendo il coperchio; con grande sforzo Bettino si mise a cavalcioni del
bordo del barattolo; il braccio meccanico scendeva per depositare il coperchio
sul barattolo; Bettino raccolse tutte le sue forze e saltò giù;
il braccio meccanico metteva il coperchio; Bettino era salvo!
Coprendosi alla meglio con le mani cercò di trovare una via
d'uscita. Vista una porticina sul fondo, si avviò verso di essa. Poi si
fermò un attimo pensieroso; tornò sui suoi passi; accarezzò per l'ultima
volta il caro cilindro; si avviò con decisione verso la porta.
Dopo la porta lo aspettava un piccolo corridoio buio, al
fondo del quale una nuova pesante porta. Con grande sforzo la aprì e fu
abbagliato da una intensissima luce. Era arrivato alla sala conferenze.
Tutti gli invitati erano lì riuniti vociando allegramente. Non poteva
attraversare quella soglia, era nudo. Contava di chiamare i fedeli Rino
o Claudio e di chiedere loro qualche indumento ... poi avrebbe
inventato qualche spiegazione.
Ma la porta era una porta automatica a scatto. Una volta
terminata la sua corsa in apertura, iniziava inesorabilmente la sua corsa in
chiusura. Una possente spinta arrivò alle spalle di Bettino ed
egli si trovò proiettato proprio nel mezzo degli invitati.
Dapprima vi fu un sussulto, poi sgomento, poi incredulità,
infine si cominciò ad udire qualche risatina. Bettino, con occhi minacciosi
cercava con lo sguardo le persone che ridevano. Dopo che il suo sguardo si fu
posato su tutti i presenti, nessuno più osò ridere e tutti
rimasero seri facendo finta di non accorgersi dello stato in cui si trovava
l'occupante del gabinetto di primo ministro. Come al solito, la festa fu
rovinata da un bambino che urlò: "E' nudo! E' nudo!".
Le nuove risa e lo sgomento che seguirono questa frase furono gelate da
quanto un tecnico con camice bianco andava dicendo.
Indicando ai presenti il rivelatore di radioattività che
aveva appuntato sul camice, diceva; È radioattivo. Il presidente e'
radioattivo. Il direttore dell'impianto gli si avvicinò e con un sibilo
gli disse: "Piantala. Sarà rotta la tua piastrina. Vai a prendere un
Geiger". Gli invitati iniziarono a commentare sommessamente la cosa e,
per precauzione, si allontanavano da Bettino. Quando trafelato sopraggiunse il
tecnico con il Geiger e fece per avvicinarlo a Bettino, dapprima
si udì un martellare violentissimo dell'apparecchio e quindi l'apparecchio
esplose. Desolato e spaventato il tecnico disse: "È più radioattivo
del nocciolo di una centrale!"
La manovra di allontanamento divenne più decisa. Fu notato Gianni il
veneziano; con due balzi fu alla porta. Rino e Claudio, guardandolo con un misto
di orrore e pena decisamente guadagnavano l'uscita
a marcia indietro.
Il tecnico aggiunse: "Non gli date
assolutamente da mangiare!
Se raggiunge la massa critica esplode! E' una atomica momentaneamente
disinnescata! C'è una sola cosa da fare ..." Così dicendo fece un cenno a
quattro uomini che con tute protettive avanzarono verso Bettino. Lo presero dopo
una certa lotta; lo portarono nella stanza dei rifiuti-cilindri;
lo infilarono in un barattolone; chiusero e saldarono il gigantesco cilindro
portarifiuti.
Episodio 3:
"Bettineide"
Bettino, nonostante gli ultimi drammatici fatti, può
ritenersi un uomo fortunato.
Certo, questa affermazione può sembrare
azzardata se solo
si pensa che l'abbiamo lasciato inscatolato per la seconda volta e che
è una atomica ambulante.
Eppure ... seguiamo i fatti.
Il barattolo portarifiuti contenente Bettino inizia il suo
pellegrinaggio verso la sala dei raggi X. Dopo il leggiadro passo di
danza di fronte alla sorgente X, di nuovo!, il calcolatore lampeggia
intermittentemente; Errore! Errore! La saldatura è imperfetta!. Di
nuovo Bettino - barattolo segue il percorso delle saldature imperfette.
Di nuovo viene estratto dal barattolo mediante il braccio meccanico.
Di nuovo grida prima di entrare nella sala del lavaggio chimico. Questa
volta c'è però una novità: l'acido non incontra più degli abiti e quindi
attacca altre parti del corpo. Fortuna che Bettino si era premunito
coprendosi, con una mano, il viso e con l'altra, la parte per la quale
va famoso, le palle. Ciò non impedì comunque all'acido di lasciarlo
completamente implume ed imberbe. Che bello era il Bettino tutto liscio
e levigato !
Il braccio meccanico stava riportandolo verso il barattolo.
Bettino sapeva di avere una nuova opportunità. E la sfruttò. Di nuovo
riuscì a saltare fuori del cilindro pochi istanti prima che il braccio
meccanico lo ritappasse.
Di nuovo libero! Anche se questa volta in condizioni completamente
diverse. Che fare ? Ecco che lo storico interrogativo veniva
anche alla sua mente.
Si guardò intorno e si rese conto che l'unica porta era
quella che aveva precedentemente attraversato. Si sedette su di un blocco
metallico che aveva lì vicino; appoggiò i gomiti sulle ginocchia ed
affondò
la testa nelle mani. Gli occhi gli andarono su una etichetta che
era incollata sul blocco che gli faceva da sedile. Guardando dalla sua
posizione riusciva a leggere OINOTULP.
"Che stupidaggine!" pensò. Ma che
gente paghiamo ? Si divertono con gli anagrammi? Poi si soffermò su uno
strano disegno che seguiva: il simbolo dei pirati. Sono proprio tutti
matti! Quasi quasi stava per dire che forse gli antinucleari non avevano tutti i
torti ... poi si fece serissimo, sollevò la testa, si alzò
dal blocco e lesse in quest'altra posizione la scritta sul blocco:
PLUTONIO. Era stato seduto per vari minuti su quel materiale. "E se gli
antinucleari avessero ragione ? Marcello Inghilesi mi ha sempre detto
di no, ma loro dicono che è un materiale tremendamente pericoloso.
Meglio allontanarsi, se respiro qualche particella di questo materiale,
rischio di morire avvelenato".
Nel tragitto che seguì per arrivare fino
alla porticina che era sul fondo della stanza passò vicino ad un armadio
contenente tutta la dotazione di Geiger dell'impianto. Una gigantesca
esplosione accompagnò il passaggio di Bettino vicino all'armadio. Tutti
i Geiger indicavano che Bettino stava diventando sempre più radioattivo!
Gli tornò alla mente quello che gli aveva detto il tecnico:
era un atomica vicina all'esplosione. Bastava raggiungere la massa critica.
Per ora era meglio non pensarci e cercare di uscire da quel luogo il più
presto possibile. A così stretto contatto con materiali altamente radioattivi
si sarebbe caricato sempre più.
Fuori dalla porticina, dentro il
piccolo corridoio. Sul fondo troneggiava, la massiccia porta che gli aveva
giocato quello scherzo. Mentre pensava, che non sarebbe potuto passare
da quella parte, si rese conto dell'esistenza di un'altra porticina, molto
piccola. La aprì ... era un armadio ... ma, al suo interno aveva quelle
meravigliose tute bianche protettive. Era la salvezza!
Ne indossa una; imbocca con decisione la massiccia porta;
si trovò nella sala conferenze ora deserta; la attraversò, aprì la porta
principale: era nel giardino! Con quel vestito nessuno gli faceva caso.
Lì fuori erano riuniti tutti i personaggi importanti convenuti
all'inaugurazione. In vari crocchi commentavano l'accaduto. Già pensavano al
successore di Bettino alla presidenza, al suo successore alla segreteria, al
grande vuoto di poltrone che lasciava. Gianni il veneziano era quello che
si sbracciava di più. Claudio diceva che l'eredità spirituale era la sua
ed a prova di ciò faceva vedere una scatola di dolce Eochessina. Rino
sorrideva sapendo che lui aveva i rubinetti della ri-lassante sostanza.
Completamente
appartato, ghignava malignamente Giulio il romano (quello
dell'altra parrocchia). Nessuno sapeva che egli aveva detto al tecnico
dell'impianto di parlare ripetutamente di cilindri. Egli di queste cose se
ne intendeva ed aveva saputo del vizietto di Bettino a partire dal 1964
con la collaborazione di un certo De Lorenzo.
Bettino si rese conto di tutto ciò e stava per avanzare
verso i vari crocchi quando fu attratto dalla tavola imbandita che si
trovava vicino a lui. Afferrò un tramezzino e, sollevata la maschera,
avidamente, ne fece un
solo boccone. Quando provò ad ingoiare un' enorme vampata di calore gli
salì dalle viscere ... Ma certo, il tecnico lo aveva detto; l'aumento
della massa che fosse arrivata a quella critica, lo avrebbe fatto esplodere. Per
poco non si strozza. Una violenta tosse lo prese e, fortunatamente riuscì a
rigettare tutto. La temperatura si abbassò, l'esplosione
era evitata.
Visto che non posso mangiare, pensò Bettino, voglio sentire cosa trama
questo nido di vipere. Si avvicinò ad una colonna-monumento che stava al centro
del giardino. Sulla colonna c'era scritto: "A Bettino che ha dedicato se
stesso all'approvviggionamento di energia del
Paese." La colonna (cilindrica) fu accarezzata da Bettino. E ciò di
nuovo
lo
perse. Giulio si rese conto del gesto che solo Bettino avrebbe potuto
fare. "E' tornato! E' tornato!" urlò. Subito gli uomini
in tuta gli furono addosso (Gianni il veneziano fu visto dargli un calcio). Era
preso.
Consultato il tecnico sul che fare con quel gigantesco rifiuto-bomba,
tutti poterono sentire la sentenza: "Non c'è niente da fare!
È perduto. La cosa
migliore sarebbe ... " E bisbigliò qualcosa nelle orecchie di Colombo, il
presidente dell'Enea. "Si, si" disse quest' ultimo.
Fu infilato di nuovo in un cilindro d'acciaio; fu avvitato
il tappo ma niente saldatura; fu caricato su un camion scortato da quattro
motociclisti della polizia (ci
teneva tanto Bettino!); fu scaricato a
Caorso; fu messo nella piattaforma di carica del nocciolo della centrale;
un braccio meccanico lo prese delicatamente per il cranio e lo introdusse
nel nocciolo. Il reattore era carico. Un tecnico ebbe a dire: "Ne avremo
almeno per due anni!" Che buono era Bettino! Ha concluso la sua vita dando
all'Italia ciò di cui aveva maggiore bisogno, energia! E per di più (suo
malgrado, n.d.r.) gratis.
L'unico indizio della presenza di Bettino nel nocciolo fu un gigantesco getto di
vapore da parte delle torri di raffreddamento.
Torna alla pagina principale
