FISICA/MENTE

 

TRILOGIA DI BETTINO

(Quale Energia, 1987)

Roberto Renzetti

 

Episodio 1: "Bettino il discolo" 

              

Bettino non era propriamente un delinquentuccio. Piuttosto un discolaccio. E come si sa non vi sono bambini cattivi, ma solo bambini indisposti. Per questo il buon vecchio babbo Pietro, uomo di grandi virtù, sempre coperto con il suo basco ed avvolto nella sua calda sciarpa, per questo, dicevo, babbo Pietro dava al suo Bettino dolce Eochessina in quantità. Babbo Pietro non si era. però accorto che Bettino stava via via diventando un eochessinodipendente. Quando, a volte, la farmacia era sprovvista del ri-lassante medicinale. Bettino, anziché passare il tempo nel gabinetto, lo passava facendo svariate marachelle. Babbo Pietro lo riprendeva sempre amorevolmente e gli spiegava che, nel caso avesse continuato così, da grande non avrebbe potuto coronare la sua grande aspirazione! avere un gabinetto molto grande, un gabinetto da ministro. Bettino faceva sempre ammenda e prometteva essere buono e, appunto, se non aveva crisi di astinenza, in definitiva era un bravo ragazzetto.

              Lo stesso non si poteva dire dei suoi amici. Gianni il veneziano, ad esempio. Sempre con gli occhi attaccati ai buchi delle serrature per vedere Annina la cameriera che si cambiava; sempre in giro per feste rubando pasticcini qua e là. E poi uno sul quale non si poteva proprio contare? un voltagabbana, un bugiardo, uno che avrebbe venduto sua madre per poter emergere un pochino.

              Inoltre c'era Giulio il romano che, anche se era di parrocchia distinta dalla sua, meritava davvero una grande attenzione per la sua spiccata intelligenza, completamente protesa al male,

              Ed altri ancora. Tutti certamente più cattivi di lui.

              Altra tempra Bettino. Se un appunto gli si poteva fare, oltre a quanto detto a proposito delle crisi di astinenza, era la sua passione per gli oggetti cilindrici ben levigati; colonne, proiettili, aste d'acciaio, manici di martelli, ... Appena si trovava vicino a qualcuno di questi oggetti, non poteva fare a meno di accarezzarlo. Solo un vizietto quindi, niente di grave. Eppure, come vedremo, fu proprio questo innocente feticismo a portarlo alla perdizione.

              Gli anni passarono e babbo Pietro lasciò questo mondo per una vita migliore. Il trapasso avvenne quando il previdente babbo aveva già lasciato il suo testamento spirituale al figliolo. Era un pacchetto. Quando Bettino lo scartò lesse un messaggio scritto con mano malferma: "Ti prego, prendine sempre, se vuoi raggiungere il tuo obbiettivo!". Sotto questo foglietto una confezione gigante di dolce Eochessina. Bettino pianse a lungo. Sommessamente. Ripromettendosi di fare ciò che il babbo consigliava.

              Fu così che Bettino arrivò ad occupare il gabinetto del ministro, anzi, quello di primo ministro.

              Da questo punto era ovvio che sparisse ogni codice morale: è dimostrato che quando prendo dolce Eochessina tutto mi va bene. E se va bene a me deve andare bene a tutti. Vi furono solo difficoltà nell'approvvigionamento della sostanza ri-lassante. La esagerata richiesta di essa aveva provocato fenomeni di aggiottaggio con conseguente mercato nero. Ma il fedele Rino trovava i soldi per ogni cosa occorresse e sempre, puntuale, riforniva Bettino di quanto gli occorreva.

               Un giorno, nella sua veste di occupante il gabinetto di  primo ministro, Bettino fu invitato all'inaugurazione di un impianto di ritrattamento di scorie radioattive. Era un qualcosa di veramente avveniristico, veramente all'avanguardia (nazionale). Bettino sapeva ciò e per questo lo aveva situato in Sicilia, proprio per far decollare, finalmente, il Mezzogiorno. Questa scelta era stata effettuata dopo che  Bettino aveva preso ben ottantaquattro pastiglie.

               E così l'inaugurazione! Solite feste, bande paesane, gruppi folkloristici, tagli di nastro, brindisi, pranzi. Poi la visita agli  impianti. Svariati tecnici lo seguivano e precedevano spiegandogli le  funzioni dei singoli macchinari. Qui arriva il materiale da ritrattare, qui lo immagazziniamo, qui viene prelevato automaticamente tramite  questo nastro mobile, qui arriva e viene separato in materiale che può venire ritrattato e materiale altamente pericoloso che conviene seppellire in qualche giacimento sotterraneo di argilla, il materiale da scartare passa per questo nastro mobile ed arriva a queste presse dove viene sagomato in forma cilindrica, ... Bettino cambiò la sua espressione, da vagamente interessata divenne estremamente interessata e quindi sognante. Per di più il tecnico diceva che questi cilindri vengono posti in giganteschi barattoli cilindrici d'acciaio, ... Ancora cilindri, e poi d'acciaio! Bettino stava per avere una crisi, anche perché aveva mangiato molto. Cercava affannato, quindi disperato, il suo Rino. Niente, non si vedeva. Gli mancava la dolce Eochessina; stava per avere una crisi di astinenza. Interruppe il tecnico che parlava e chiese quale era la sala nella quale si conservavano tutti quei cilindri. Il tecnico gliela indicò avvertendolo (ma Bettino, guardando estasiato verso quella porta, non ascoltava più) che lì tutto era automatizzato e sarebbe stato estremamente pericoloso entrare. Bettino esplose: "Per vedere a che punto sono i lavori e come sono stati spesi i soldi, non ho bisogno di imbonitori!  Lasciatemi solo. Voglio rendermi conto di persona dei più piccoli dettagli!". Di fronte a tanta decisione nessuno seppe obiettare; tutti, mogi  mogi, si ritirarono.

               Bettino è solo davanti quella porta. Dall'oblò si vedono centinaia di cilindri lucenti affiancati. Bettino entra noncurante del cartello che avvertiva 'Assolutamente vietato l'ingresso!'. Bettino, sognante, inizia ad accarezzare quelle auree forme, soffermandosi con la mano la dove qualche inattesa rughetta lo consigliava. Nel frattempo il  braccio meccanico continuava il suo lavoro; prendeva il cilindro-rifiuto, lo infilava nel contenitore d'acciaio e quindi avvitava un gigantesco coperchio; alla fine interveniva una saldatrice elettrica che sigillava il tutto. Bettino era in estasi. Dei rumori nel corridoio lo fecero sobbalzare. Aveva paura che qualcuno lo scoprisse con la solita marachella da astinenza. Fece alcuni passi a marcia indietro, andandosi ad appoggiare con le spalle ad alcuni cilindri-rifiuto.

                Il braccio meccanico scese giù. Con le sue ganasce prese delicatamente il cranio di Bettino. Lo sollevò. Lo infilò  nel contenitore di acciaio. Quindi avvitò il gigantesco coperchio. Infine la saldatrice sigillò il gigantesco barattolo. Bettino aveva provato a gridare ma il grido gli era morto in bocca ed era diventato un lungo sospiro di piacere lo infilavano in un cilindro!  

Episodio 2: "Che fine ha fatto Bettino?"

 

              Il gigantesco barattolo d'acciaio viene sollevato dal braccio meccanico e deposto su di un nastro mobile che, insieme agli altri, lo condurrà ad una macchina per raggi X.  Si tratta di controllare che tutte le operazioni di sigillatura siano corrette. Il cilindro fa una leggiadra giravolta di fronte alla sorgente X. La macchina scruta con i suoi sensori collegati a servomeccanismi comandati da un calcolatore. Ogni centimetro quadro del contenitore d'acciaio viene studiato con estrema precisione.

              Lo schermo del calcolatore si illumina improvvisamente con una scritta intermittente: "Errore! Errore!" Poi la causa di errore: "Saldatura non corretta. Pericolo di fuoriuscita radiazioni". Un servomeccanismo viene azionato dal calcolatore; una grossa X rossa viene posta sul contenitore metallico porta rifiuti. 

               Quando il nastro mobile si rimette in moto, il nostro barattolone segue una sorte diversa dagli altri; un meccanismo a lettura ottica si accorge della X e apre una via laterale nella quale il barattolo viene sospinto. Questo barattolo, insieme ad altri che hanno seguito la stessa sorte, va a situarsi su una piattaforma situata alla fine del suo cammino automatizzato. Qui viene preso in consegna da un braccio meccanico. Le ganasce guidano un anello di rame all'altezza della saldatura difettosa. Una enorme corrente passa per questo anello che arriva alla temperatura necessaria per liquefare la saldatura. Il coperchio e' di nuovo libero! Le ganasce lo circondano delicatamente e lentamente iniziano a svitarlo. Finita l'operazione il coperchio viene depositato da un lato.

               Fu a questo punto che il pallido Bettino mise fuori la testa. "Ma che sta succedendo ?" si chiese. Il braccio meccanico scese di nuovo. Le sue ganasce andarono a prendere delicatamente il cranio  di Bettino, sollevandolo. Iniziava ora, un breve percorso che avrebbe portato ciò che il braccio credeva un rifiuto radiattivo verso un energico lavaggio chimico.

               Quando Bettino si rese conto che era avviato verso un ambiente nel quale arrivavano potenti getti di liquido da tutte le parti, si mise ad urlare con tutte le sue forze. Rinooo! Gianniii! Claudiooo! ... Aiutooo! E poiché nessuno lo sentiva inizia a rivolgere un pensiero a babbo Pietro. Perdonami, perdonami. So che ne ho fatta un'altra delle mie, però, ti prego, aiutami tu. Per un istante ebbe addirittura l'impressione di vedere l'immagine di Pietro con il suo basco e la sua sciarpa.

Però cercò di cacciare questa immagine perché iniziava ad avere il sapore di un incubo. Pietro, infatti, andava dicendo: "Io non posso più nulla con te. Dal Midas sono passato alla Sinistra Indipendente."

              Ed ecco l'ingresso nella stanza delle docce. Getti di acido si riversano su Bettino che cerca di parare i danni ponendosi le mani sul viso. Dopo un risciacquo completo l'acido ha completamente mangiato i suoi vestiti. Bettino è nudo! Solo le belle mani hanno sofferto un poco.

              II braccio meccanico riporta Bettino al suo cilindrone e ve lo deposita dentro delicatamente. Qui Bettino ebbe un attimo di sgomento frammisto a quella solita estasi che lo prendeva davanti a forme cilindriche. Quando era immerso fino al collo decise di ribellarsi. Con le mani si attacco al bordo del barattolo d'acciaio (è incredibile ma, in quell'attimo di grande suspence, Bettino ebbe il tempo di assaporare una sensazione nuova: per la prima volta si trovava nudo a contatto con un cilindro. Ed ebbe un brivido di piacere); il braccio meccanico stava raccogliendo il coperchio; con grande sforzo Bettino si mise a cavalcioni del bordo del barattolo; il braccio meccanico scendeva per depositare il coperchio sul barattolo; Bettino raccolse tutte le sue forze e saltò giù; il braccio meccanico metteva il coperchio; Bettino era salvo!

              Coprendosi alla meglio con le mani cercò di trovare una via d'uscita. Vista una porticina sul fondo, si avviò verso di essa. Poi si fermò un attimo pensieroso; tornò sui suoi passi; accarezzò per l'ultima volta il caro cilindro; si avviò con decisione verso la porta.

              Dopo la porta lo aspettava un piccolo corridoio buio, al fondo del quale una nuova pesante porta. Con grande sforzo la aprì e fu abbagliato da una intensissima luce. Era arrivato alla sala conferenze. Tutti gli invitati erano lì riuniti vociando allegramente. Non poteva attraversare quella soglia, era nudo. Contava di chiamare i  fedeli Rino o Claudio e di chiedere loro qualche indumento ... poi avrebbe inventato qualche spiegazione.

               Ma la porta era una porta automatica a scatto. Una volta terminata la sua corsa in apertura, iniziava inesorabilmente la sua corsa in chiusura. Una possente spinta arrivò alle spalle di Bettino ed egli si trovò proiettato proprio nel mezzo degli invitati.

              Dapprima vi fu un sussulto, poi sgomento, poi incredulità, infine si cominciò ad udire qualche risatina. Bettino, con occhi minacciosi cercava con lo sguardo le persone che ridevano. Dopo che il suo sguardo si fu posato su tutti i presenti, nessuno più osò ridere e tutti rimasero seri facendo finta di non accorgersi dello stato in cui si trovava l'occupante del gabinetto di primo ministro. Come al solito, la festa fu rovinata da un bambino che urlò: "E' nudo! E' nudo!".

              Le nuove risa e lo sgomento che seguirono questa frase furono gelate da quanto un tecnico con camice bianco andava dicendo.

              Indicando ai presenti il rivelatore di radioattività che aveva appuntato sul camice, diceva; È radioattivo. Il presidente e' radioattivo. Il direttore dell'impianto gli si avvicinò e con un sibilo gli disse: "Piantala. Sarà rotta la tua piastrina. Vai a prendere un Geiger". Gli invitati iniziarono a commentare sommessamente la cosa e, per precauzione, si allontanavano da Bettino. Quando trafelato sopraggiunse il tecnico con il Geiger e fece per avvicinarlo a Bettino, dapprima si udì un martellare violentissimo dell'apparecchio e quindi l'apparecchio esplose. Desolato e spaventato il tecnico disse: "È più radioattivo del nocciolo di una centrale!"

              La manovra di allontanamento divenne più decisa. Fu notato Gianni il veneziano; con due balzi fu alla porta. Rino e Claudio, guardandolo con un misto di orrore e pena decisamente guadagnavano l'uscita a marcia indietro.

              Il tecnico aggiunse: "Non gli date assolutamente da mangiare! Se raggiunge la massa critica esplode! E' una atomica momentaneamente disinnescata! C'è una sola cosa da fare ..." Così dicendo fece un cenno a quattro uomini che con tute protettive avanzarono verso Bettino. Lo presero dopo una certa lotta; lo portarono nella stanza dei rifiuti-cilindri; lo infilarono in un barattolone; chiusero e saldarono il gigantesco cilindro portarifiuti.

Episodio 3: "Bettineide"

 

              Bettino, nonostante gli ultimi drammatici fatti, può ritenersi un uomo fortunato.

              Certo, questa affermazione può sembrare azzardata se solo si pensa che l'abbiamo lasciato inscatolato per la seconda volta e che è una atomica ambulante.  

              Eppure ... seguiamo i fatti.

              Il barattolo portarifiuti contenente Bettino inizia il suo pellegrinaggio verso la sala dei raggi X. Dopo il leggiadro passo di danza di fronte alla sorgente X, di nuovo!, il calcolatore lampeggia intermittentemente; Errore! Errore! La saldatura è imperfetta!. Di nuovo Bettino - barattolo segue il percorso delle saldature imperfette. Di nuovo viene estratto dal barattolo mediante il braccio meccanico. Di nuovo grida prima di entrare nella sala del lavaggio chimico. Questa volta c'è però una novità: l'acido non incontra più degli abiti e quindi attacca altre parti del corpo. Fortuna che Bettino si era premunito coprendosi, con una mano, il viso e con l'altra, la parte per la quale va famoso, le palle. Ciò non impedì comunque all'acido di lasciarlo completamente implume ed imberbe. Che bello era il Bettino tutto liscio e levigato !

              Il braccio meccanico stava riportandolo verso il barattolo. Bettino sapeva di avere una nuova opportunità. E la sfruttò. Di nuovo riuscì a saltare fuori del cilindro pochi istanti prima che il braccio meccanico lo ritappasse.

              Di nuovo libero! Anche se questa volta in condizioni completamente diverse. Che fare ? Ecco che lo storico interrogativo veniva anche alla sua mente.

              Si guardò intorno e si rese conto che l'unica porta era quella che aveva precedentemente attraversato. Si sedette su di un blocco metallico che aveva lì vicino; appoggiò i gomiti sulle ginocchia ed

affondò la testa nelle mani. Gli occhi gli andarono su una etichetta che era incollata sul blocco che gli faceva da sedile. Guardando dalla sua posizione riusciva a leggere  OINOTULP. "Che stupidaggine!" pensò. Ma che gente paghiamo ? Si divertono con gli anagrammi? Poi si soffermò su uno strano disegno che seguiva: il simbolo dei pirati. Sono proprio tutti matti! Quasi quasi stava per dire che forse gli antinucleari non avevano tutti i torti ... poi si fece serissimo, sollevò la testa, si alzò dal blocco e lesse in quest'altra posizione la scritta sul blocco: PLUTONIO. Era stato seduto per vari minuti su quel materiale. "E se gli antinucleari avessero ragione ? Marcello Inghilesi mi ha sempre detto di no, ma loro dicono che è un materiale tremendamente pericoloso. Meglio allontanarsi, se respiro qualche particella di questo materiale, rischio di morire avvelenato".

            Nel tragitto che seguì per arrivare fino alla porticina che era sul fondo della stanza passò vicino ad un armadio contenente tutta la dotazione di Geiger dell'impianto. Una gigantesca esplosione accompagnò il passaggio di Bettino vicino all'armadio. Tutti i Geiger indicavano che Bettino stava diventando sempre più radioattivo!

               Gli tornò alla mente quello che gli aveva detto il tecnico: era un atomica vicina all'esplosione. Bastava raggiungere la massa critica. Per ora era meglio non pensarci e cercare di uscire da quel luogo il più presto possibile. A così stretto contatto con materiali altamente radioattivi si sarebbe caricato sempre più. 

              Fuori dalla porticina, dentro il piccolo corridoio. Sul fondo troneggiava, la massiccia porta che gli aveva giocato quello scherzo. Mentre pensava, che non sarebbe potuto passare da quella parte, si rese conto dell'esistenza di un'altra porticina, molto piccola. La aprì ... era un armadio ... ma, al suo interno aveva quelle meravigliose tute bianche protettive. Era la salvezza!

               Ne indossa una; imbocca con decisione la massiccia porta; si trovò nella sala conferenze ora deserta; la attraversò, aprì la porta principale: era nel giardino! Con quel vestito nessuno gli faceva caso. Lì fuori erano riuniti tutti i personaggi importanti convenuti all'inaugurazione. In vari crocchi commentavano l'accaduto. Già pensavano al successore di Bettino alla presidenza, al suo successore alla segreteria, al grande vuoto di poltrone che lasciava. Gianni il veneziano era quello che si sbracciava di più. Claudio diceva che l'eredità spirituale era la sua ed a prova di ciò faceva vedere una scatola di dolce Eochessina. Rino sorrideva sapendo che lui aveva i rubinetti della ri-lassante sostanza. Completamente appartato, ghignava malignamente Giulio il romano (quello dell'altra parrocchia). Nessuno sapeva che egli aveva detto al tecnico dell'impianto di parlare ripetutamente di cilindri. Egli di queste cose se ne intendeva ed aveva saputo del vizietto di Bettino a partire dal 1964 con la collaborazione di un certo De Lorenzo.

               Bettino si rese conto di tutto ciò e stava per avanzare verso i vari crocchi quando fu attratto dalla tavola imbandita che si trovava vicino a lui. Afferrò un tramezzino e, sollevata la maschera, avidamente, ne fece un solo boccone. Quando provò ad ingoiare un' enorme vampata di calore gli salì dalle viscere ... Ma certo, il tecnico lo aveva detto; l'aumento della massa che fosse arrivata a quella critica, lo avrebbe fatto esplodere. Per poco non si strozza. Una violenta tosse lo prese e, fortunatamente riuscì a rigettare tutto. La temperatura si abbassò, l'esplosione era evitata.

               Visto che non posso mangiare, pensò Bettino, voglio sentire cosa trama questo nido di vipere. Si avvicinò ad una colonna-monumento che stava al centro del giardino. Sulla colonna c'era scritto: "A Bettino che ha dedicato se stesso all'approvviggionamento di energia del Paese."  La colonna (cilindrica) fu accarezzata da Bettino. E ciò di nuovo lo perse. Giulio si rese conto del gesto che solo Bettino avrebbe potuto fare. "E' tornato! E' tornato!"  urlò.  Subito gli uomini in tuta gli furono addosso (Gianni il veneziano fu visto dargli un calcio). Era preso.

               Consultato il tecnico sul che fare con quel gigantesco rifiuto-bomba, tutti poterono sentire la sentenza: "Non c'è niente da fare! È perduto. La cosa migliore sarebbe ... " E bisbigliò qualcosa nelle orecchie di Colombo, il presidente dell'Enea. "Si, si" disse quest' ultimo.

               Fu infilato di nuovo in un cilindro d'acciaio; fu avvitato il tappo ma niente saldatura; fu caricato su un camion scortato da quattro  motociclisti della polizia (ci teneva tanto Bettino!); fu scaricato a Caorso; fu messo nella piattaforma di carica del nocciolo della centrale; un braccio meccanico lo prese delicatamente per il cranio e lo introdusse nel nocciolo. Il reattore era carico. Un tecnico ebbe a dire: "Ne avremo almeno per due anni!" Che buono era Bettino! Ha concluso la sua vita dando all'Italia ciò di cui aveva maggiore bisogno, energia! E per di più (suo malgrado, n.d.r.) gratis.

             L'unico indizio della presenza di Bettino nel nocciolo fu un gigantesco getto di vapore da parte delle torri di raffreddamento.

 

 

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