FISICAMENTE

 

 

STRUTTURA LOGICO-SIMBOLICA ALLA BASE DELLA

 

 MATEMATICA, COGNITIVAMENTE DELETERIA E FALLIMENTARE E

 

 PER LA MECCANICA QUANTISTICA E PER LA RELATIVITÁ

 

 GENERALE.

 

Roberto Ettore Bertagnolio.

 

        La matematica ha una struttura base come qualsiasi altro linguaggio, ovvero una struttura simbolica, perché è questa lo specifico dell’uomo, essere un animale simbolico. Tale struttura ha un passaggio in più, un transfert dal simbolo al segno[1]. Questo linguaggio ha teoricamente una marcia in più, è un linguaggio logico. La logica simbolica è lo specifico della matematica, ma fondamentalmente ha un’anomalia di fondo di origine strutturale[2]. È un’anomalia intrinseca alla logica matematica che provoca due limiti cognitivi fondamentali: la simmetria e il determinismo. L’adattamento della matematica alla fisica classica è specifico al fatto che nell’essenza la matematica è geometria ed in quanto tale è misura e immagine. Gli oggetti mentali che vanno a costituire il pensiero sono essenzialmente immagini, che si dispongono secondo questi due principi, non necessariamente coincidenti col mondo esterno per via di un dualismo intrinseco che conduce ad una percezione 3D non coincidente  con la realtà naturale[3].

Per formulare le leggi fisiche usiamo tale struttura simbolica, ancora inconsapevoli di tali meccanismi, e riteniamo tale struttura indispensabile.

 

IL FORMALISMO DELLA RAGIONE.

 

        Negli studi precedenti, ho fatto l’esempio dell’evoluzionismo, che la scienza classica ottocentesca cristallizza nel suo formalismo, e ho messo in evidenza come l’evoluzione dell’uomo non si spiega con esso, ma con le varianti casuali. La struttura nella sua essenza coincide con esso. Potremmo affermare che la natura che vediamo coincide perfettamente con tale determinismo formale. Ma dalla MQ in avanti non è più così. Quando si afferma che la fisica classica va bene per il macromondo mentre la fisica quantistica per il micro, si dice una verità, perché il mondo micro non è osservabile direttamente, ma a ben guardare neanche il macro è osservabile direttamente. Su quest’ultima osservazione la generazione Novecentesca dei fisici si arresta, chiunque metta in discussione i limiti della percezione, non è più un fisico ma un metafisico. A questo punto i matematici hanno usato dall’algebra lineare e astratta all’analisi e in particolare il calcolo delle probabilità come adeguamento della struttura simbolica alle nuove concessioni probabilistiche indeterministiche che caratterizzano la Meccanica Quantistica. Tentativo inutile che ha portato molte volte da parte dei padri della quantistica a ridurre quest’ultima a deterministica. Tutto quello che avviene in matematica per l’adeguamento non modifica la struttura matematica nella sua essenza simbolica, che rimane deterministica sul piano neurostrutturale. Ma nella sua variante specifica semiotica, su questo piano è concessa la casualità della convenzione. Il passaggio dal simbolico al semiotico, avviene secondo un’operazione  neuropsicoanalitica attraverso una Sfrondatura delle immagini che vanno a formare la struttura logico-simbolica mediante una traslazione (trasfert) del materiale in parte genetico, dall’inconscio al conscio. In questo modo è possibile il passaggio dal simbolo al segno, dall’immagine al concetto[4].

 

LA LOGICA MATEMATICA NON NECESSARIAMENTE COINCIDE CON LA FENOMENOLOGIA DEL REALE.

 

        In altre parole (per dirla con Feyenman) i matematici preparano un ragionamento astratto pronto ad essere usato appena si ha una serie di assiomi sul mondo reale. Il fisico dà un significato a tutte le sue fasi.

A questo ragionamento astratto la fisica si adegua, e chiama questo adeguamento “mondo reale”. Quest’operazione di “ragionamento astratto” si adegua perfettamente al binomio matematica-fisica, ma quest’adeguamento non coincide affatto col mondo reale, al contrario coincide col mondo logico-simbolico. L’illusione durata millenni della coincidenza fra la matematica e il presunto mondo reale, si è protratta sino agli inizi del novecento, poi la coincidenza si è rotta prima con la relatività e poi con la teoria dei quanti. Ma questo non è bastato a rompere l’illusione, si sono inventati i settori d’impiego, la fisica classica per il mondo macro e la quantistica per l’altro. La distinzione è nella percezione diretta e non o nella differente misurazione[5]. Ma il problema fondamentale non si è risolto, il problema fondamentale sta nella non coincidenza tra fisica e mondo reale. Sia la differenziazione fra i due mondi, sia il problema legato alla  misurazione relativistica, non risolvono questo dilemma ma soltanto quello della coerenza fra fisica e struttura logico-simbolica. Ma come ho dimostrato nei miei studi, i limiti più grossi si riscontano proprio all’interno della struttura del pensiero logico-simbolico. I limiti degli strumenti tecnici della misurazione coincidono con quelli concettuali delle differenti fisiche.

 

LA STRUTTURA SU CUI S’APPOGGIA LA MATEMATICA PER ADEGUARSI ALLA REALTÁ È QUELLA DELLA PERCEZIONE ANOMALA E LA STRUTTURA MATEMATICA SI APPOGGIA SOPRA COME UNA COPERTA.

 

        Un esempio per tutti è quello del calcolo tensoriale, presupposto indispensabile: lo spazio curvo. Il calcolo sensoriale, da Odifreddi: “I tensori …. sono quantità che si trasformano in modo reale tali che le loro componenti in un sistema di coordinate sono combinazioni lineari delle componenti di un altro sistema, con coefficienti dati dalle derivate della trasformazione[6].” Per altri versi valgono gli stessi adeguamenti per il calcolo della curvatura dello spazio. Ciò che a inizio secolo permise a Tulio Levi Civita ed Antonio Ricci gli studi sul calcolo tensoriale, fu proprio l’avvallamento dell’anomalia di Einstein, che è la pseudo risoluzione del 3D nella curvatura e soprattutto la giustificazione logico-matematica dell’invarianza delle leggi fisiche rispetto ai cambiamenti di coordinate, che giustifica matematicamente la Relatività generale.

Tutto questo lo si verifica nel 1915 con Einstein, questa matematica è fatta su misura per provare lo spazio curvo all’interno della relatività generale in contesto quadridimensionale.

Come ho sostenuto in questi scritti, non è la gravitazione che viene ridotta alla simmetrica come propone Einstein, ma è la geometria che deforma per effetto della gravitazione. Questa percezione deformata è la causa prima della pseudo curvatura dello spazio. E se è così, come ho spiegato esaurientemente nel mio studio, ci troveremmo di fronte ad una struttura matematica adeguata ad uno spazio-tempo incurvato quando in realtà ciò non è che una percezione distorta. Ma questo senza tenere conto di un aggravamento ulteriore dato già da una intrinseca struttura che ha già nella sua specificità un’anomalia simmetrica non in grado di afferrare la

 

[1] Roberto Ettore Bertagnolio, limiti neuropsicologico del pensiero occidentale in rapporto alle moderne concezioni fisiche e astrofisiche, MJM editore, (MI) aprile 2011 pag. 18

[2] Roberto Ettore Bertagnolio, limiti neuropsicologico del pensiero occidentale in rapporto alle moderne concezioni fisiche e astrofisiche, MJM editore, (MI) aprile 2011 pag. 26

[3] Roberto Ettore Bertagnolio, limiti neuropsicologico del pensiero occidentale in rapporto alle moderne concezioni fisiche e astrofisiche, MJM editore, (MI) aprile 2011 pag. 30

[4] Roberto Ettore Bertagnolio, limiti neuropsicologico del pensiero occidentale in rapporto alle moderne concezioni fisiche e astrofisiche, MJM editore, (MI) aprile 2011, parte seconda dell’opera

[5] Roberto Ettore Bertagnolio, limiti neuropsicologico del pensiero occidentale in rapporto alle moderne concezioni fisiche e astrofisiche, MJM editore, (MI) aprile 2011 pag. 35

[6] Piergiorgio  Odifreddi, la matematica del Novecento, dagli insiemi alla complessità, Einaudi, 2000 Torino. pag. 107.


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