FISICA/MENTE

 

la circolaritÀ del sangue

 

 animale nella storia della

 

 civiltÀ occidentale

 

di Stefano Ulliana

 

La particolare concezione sottesa alla circolarità del sangue nel sacrificio animale effettuato dai culti religiosi greci – il sangue che sgorga dalla vittima, che viene spruzzato sull’altare e viene sparso per terra, penetrando nei recessi degli inferi e così ritornando a nuova vita (cfr. il mito di Persefone) sulla terra stessa - istituisce quella relazione verticale, che innalza, sorregge e sostiene[1] tutto il sistema architettonico delle divinità olimpiche greche, che viene così aperto ed astratto in uno spazio superiore d’immaginazione razionale.   

 

Questo innalzamento si fonda su di un innesto verticale, atto a neutralizzare, chiudere ed utilizzare quella potenza e quell’atto creativo e dialettico, che in origine esprimeva la vitalità inarrestabile ed incontrollabile (il caos come simbolo dell’infinito) della dea/dio originari. Ora questa vitalità viene appunto chiusa, considerata finita e così capovolta: viene in realtà neutralizzata, per poter essere strumentalizzata. Essa viene neutralizzata grazie – come si è visto in precedenza – all’intervento combinato della simulazione (Hermes) di un’immagine (Apollo), che separa l’atto e la potenza vitale originaria, prima determinandoli secondo l’attività principale di un artificiale distinto ed isolato – è la linea che da Artemide/Efesto condurrà alla ipersublimazione orfica – poi capovolgendoli secondo le finalità attuali ed eterne di una mente separata (Zeus/Athena). Raggiunto questo punto finale nel tragitto dell’alienazione, è l’azione stessa che può venire traslocata e subire la soggezione della eterodeterminazione, trasformandosi e trasfigurandosi da naturale in razionale e dando così origine al luogo sospeso all’interno del quale si svilupperà il processo della determinazione lineare: il progresso cumulativo e continuo della civiltà, che si serve di cause strumentali adeguate agli scopi collettivi proposti e procede esso stesso attraverso la dialettica discorsiva delle posizioni. Qui si compie quello spirito, che potrebbe essere definito come olimpico positivo.

Vi è però poi una ulteriore accentuazione della separazione indicata in precedenza: quando la potenza oscura della volontà divina – volontà di conquista e di dominio – pretende di autonomizzarsi e farsi libera volontà di potenza, chiara e distinta, tutta fondata sulla propria capacità artificiale (Artemide/Efesto). Allora la vita infinita viene, non solo chiusa, neutralizzata e strumentalizzata, ma persino giudicata in toto negativamente – vita terrena di sofferenza e dolore – e negativamente così compulsata – vita dilaniata, che prolunga la sofferenza ed il dolore sino al suo capovolgimento. Questo atto reattivo – sorto dal terrore della morte come fine totale e definitiva dell’individuo – capovolge l’orizzonte positivo vitale originario, felice e gioioso nel piacere comune che si viene autodeterminando, in una forma distratta (distorta) di delimitazione mondiale negativa, per la quale la stessa materia mondiale viene determinata come luogo di sofferenza e di morte insuperabile, di espiazione per la stessa divinità in forma umana (il Dioniso orfico, poi il Cristo Gesù cristiano). Questo atto reattivo – psicologico/sociologico/politico – costituisce la fase successiva alla fase olimpica positiva e viene completamente definito dallo spirito della posizione orfica (successivamente gnostica e manichea). Esso si realizza quando l’astratto – fondato sull’alienazione della potenza ed atto originari della vita infinita – si rende reale e separato in modo compiuto e definitivo: quando riesce a brillare della luce autonoma della propria assoluta potenza artificiale, che lo porta a tagliare definitivamente i rapporti con la natura e con l’umanità stessa, per collocarsi in un luogo nuovo, fonte di un ordine nuovo, grazie al quale rivestirsi di una nuova corporeità immortale.[2]

Sotto l’egida di Zeus sorge così una nuova divinità – mentre il suo orizzonte pare virare al negativo – non più umana, né tanto meno naturale: sovrumana e sovrannaturale, piena e completa (perfetta) nei suoi propri attributi, termine assoluto di riferimento per gli adepti di una nuova religione. L’Uno necessario e d’ordine si è definitivamente incarnato come assoluto, così portando a termine il processo di alienazione, che dall’infinito concreto e reale inseparato è stato prima trasformato nell’infinito finiente astratto (legislativo), per poi finire nell’infinito reale e concreto separato (legislativo, esecutivo e giudiziario). In questo modo diventa evidente come, seguendo questo processo di progressiva e totale alienazione, il teologico-politico abbia attraversato fasi diverse: dalla democrazia immediata e diretta delle comunità contadine eleusine, alla democrazia di tipo oligarchico-borghese, con i tre poteri separati (Atene), per finire nella tirannide a base popolare e schiavistica, con un’organizzazione militare e burocratica perfetta, funzionale all’espansione del motore economico (scambi commerciali/latifondo in Roma). Parimenti il naturale stesso viene sottoposto ad un processo di trasformazione, alterazione e capovolgimento parallelo a quello subito dal teologico-politico, ad ulteriore conferma – se ce ne fosse bisogno - che teologico, politico e naturale vengono sempre mutuamente e reciprocamente definiti dalle diverse posizioni speculative. Con la definizione e la determinazione  - il concetto universale, si potrebbe dire – dell’infinito finiente astratto, separato ed isolato, la vita infinita viene scomposta e diagonalizzata, in due elementi divisi e contrapposti: la materia inferiore e lo spirito superiore. Mentre la materia viene disattivata, lo spirito all’opposto viene caricato ed assorbe ogni attività. Con il passaggio all’infinito separato la determinazione dell’azione giunge in capo ad un organo direttivo egemonico, un agente che pianifica e rende concrete finalità assolutamente separate, divine e soprannaturali (poi provvidenziali), non più soggette ad alcun procedimento di tipo interdialettico e discorsivo. La natura comincia a subire la sovranità di leggi stabilite e decise altrove ed altrimenti. Essa viene così annientata definitivamente dalla e nella sua controfigura spirituale. Viene spenta nel suo profondo creativo e annullata nella relazione dialettica, che fa intercorrere fra le sue parti od i suoi elementi. Tanto, infatti, essa era aperta, creativa, dinamica ed inter-dialettica, in modo immanente ed inalienato, quanto ora all’opposto viene chiusa, soffocata ed uccisa, per essere trasfigurata nel suo stesso uccisore, lo spirito assoluto. Esso infatti accoglie su di sé le spoglie morte delle potenze naturali, per resuscitarle a nuova vita (Dioniso/Cristo/Frankenstein).    

È grazie a questa uccisione e rinascita rituale e simbolica che fa la sua comparsa quella triade verticale, che costituirà il nucleo essenziale della dottrina trinitaria cristiana: il Padre (P), il Figlio (F) e lo Spirito Santo (SS). Grazie a questa triade la sovradeterminazione assoluta maschile e patriarcale annulla la forma e la potenza

 della religiosità originaria (la Grande Dea Madre) ed ingenera l’orizzonte di continuità di una vita conservata e mantenuta integralmente – con tutta la persuasione o la forza e la violenza necessarie – in un luogo astratto e separato: ora il grembo del mondo deve obbedire all’ordine separato così costituito, che pertanto diviene il modello terminale per tutte le successive istituzioni temporali cristiane medievali. Soggezione nel lavoro, guerra e preghiera realizzano i tre gradini sociali ed istituzionali, che concretizzano in ogni microcosmo locale il macrocosmo spirituale, nelle sue tre funzioni principali del sostentamento (SS), dell’acquisizione (F, il Cristo militante) e del governo saggio ed illuminato (P, benigno e severo). 

Il mondo moderno riaffonda questa triade nel ventre e nel grembo di una natura/materia, che è ora destinata a riaccogliere e fare propria l’impressione formale di un tale ordine costituito, per dare svolgimento e sviluppo ad un piano - e ad una pianificazione - nel contempo astratti e reali (Stato moderno). La continuità del linearmente determinativo, nella trasmissione della civiltà classica all’età moderna, usa la normalizzazione delle spinte creative rinascimentali, decretata dal Concilio di Trento, per spingere fuori e disporre l’apparenza di una nuova triangolazione superiore, dove la relazione orizzontale deputata all’amministrazione dello spazio astratto (economico, sociale e politico) viene sussunta entro la regolazione e la direttività di un potere assoluto (Consiglio del Re), che sigilla il tempo reale dello sviluppo adeguato e lineare (tradizionale) delle forze che garantiscono una riproduzione sociale statica, secondo l’ordine stabile ed immodificabile degli ordini feudali (nobiltà, clero, terzo stato). Lo sviluppo delle forze produttive legato alla circolarità della triade finanze/commercio/profitto – inizialmente bilanciato dal miglioramento dell’organizzazione agraria (fisiocratismo) – spinge per la trasformazione egemonica del terzo stato in stato primo ed unico, con una laicizzazione dell’assoluto che riassorbe, sottomette ed apparentemente flette a proprio esclusivo vantaggio gli strumenti ideologici della fase precedente, commutandoli nella costituzione dell’apparato della giustificazione ideologica e nell’organizzazione per la difesa/offesa interna ed esterna. L’intellettuale laicizzato della Rivoluzione francese – 1789-1792/3 – ora trasforma e trasfigura gli ordini precedenti in classi: nascono così la proprietà, la classe media della burocrazia amministrativo-giudiziaria e militare, la sortita della nuova classe dei produttori (proletari o non). Il sorpasso dell’industriale sull’agricolo modifica ulteriormente la visione di quell’astratto reale che è lo Stato, accentuando tutte quelle caratteristiche che nell’antichità avevano fatto la fortuna delle concezioni orfico-platoniche: l’autonomia e la libertà dell’apparato artificiale e produttivo, ora scientificamente innovato, organizzato e pianificato. Qui entra a proposito il richiamo libertario del Romanticismo inglese – nella critica civile di un testo come Frankenstein (or the modern Prometheus) – che prevede la fase neo-tirannica successiva della società occidentale, l’imperialismo economico del Capitale, attraverso la raffigurazione del suo strumento d’uso: l’umano non-umano (il bestiale orfico appunto rinnovato). Fase che si prolunga attraverso due conflitti mondiali e lungo l’intero secolo XX, nella battaglia prima contro l’antagonista ideologico interno – il nazi/fascismo – poi contro quello apparentemente esterno, di un socialismo egualmente astrattamente reale. Ripresentatosi vittorioso alla fine del secolo XX quale unico soggetto, unico agente ed unico fine per una natura, una realtà ed una ragione sempre ed ancora astratti, l’imperialismo economico, sociale, politico e scientifico del Capitale si va oramai dispiegando mondialmente in modo di nuovo assolutamente totalitario e violento. Identità e necessità unica e d’ordine, incarnata dalla e nella capitalità del profitto – la nuova forma dell’infinito separato – la forma/materia di questo impero trasloca, trasfigura e deporta – avendo acquisito e fatti propri hegelianamente gli strumenti antitetici dei precedenti antagonisti (la violenza dell’ordine materiale e la formalizzazione organica del comando) – la natura al piano astratto della realtà politica e questa al piano separato della direzione e governo economico del mondo. In questo modo la scienza stessa – naturale, biologica, antropologica e teologica – viene ridotta ed adeguata a forme ideologiche funzionali alla conservazione ed al mantenimento integrale della visione e della prassi dell’Uno necessario e d’ordine (ora incarnato definitivamente e molto prosasticamente nella figura istituzionale del presidente degli U.S.A.). La teoria del Big Bang – la forma laica e moderna che meglio si appoggia alla visione creativa tradizionale, dove Dio esprime se stesso nell’universo dal nulla apparente – la teoria della selezione fondata su di un progetto intelligente e predeterminato – dove la vita resta sempre nel dominio separato di un dio astratto, sia per le forme non-umane, che per quelle umane – il concetto di Dio come Identità assoluta – che preclude nella negazione assoluta ogni forma di creatività e rivelazione continua, offrendo il terreno di battaglia privilegiato per le nuove guerre politico-religiose – sono tutte forme ideologizzate di scienza, con o senza la consapevolezza dei suoi attori principali: gli scienziati. All’opposto, quasi a far rinascere anch’esse le antiche forme sapienziali e religiose, stanno le aperture creative e dialettiche svelate dalla nuova fisica delle stringhe,[3] dalla biologia ed antropologia evoluzionista[4] e dalla teologia della creazione e rivelazione continue.[5] Ma il Dio/Dea infinitamento aperto/a viene combattuto nella sua riemergenza dalle forme laiche ed attuali dell’antico olimpismo ed orfismo (o gnosticismo e manicheismo): ora la circolarità globale del sangue animale planetario (materie prime, vegetali, animali, uomini), la sua rinnovata e continua aspersione e dispersione sacralizzata – la guerra infinita – innalza un nuovo potere assoluto, quando la civiltà pare risorgere a nuova vita, sugli effetti positivi del cumulo di macerie ed i rifiuti negativamente ingenerati. Un nuovo potere assoluto ed una nuova volontà di dominio e di conquista si riaffermano – infiniti – quando la contemporanea accentuazione orfica dell’olimpismo – l’artificiale che si fa assoluto – appoggiandosi, nella persuasione, alla ineluttabilità e necessità del negativo, che essa stessa ha in precedenza causato - chiede la sottomissione o la distruzione – globale e generalizzata – delle nature, delle realtà e delle ragioni, che non si piegano e rimangono creativamente, vitalmente e libertariamente irriducibili alla sua prigionia, al suo soffocamento e alla sua deliberata eliminazione. La scintilla dell’antico credo e la sua potenza immane ed inarrestabile, in una vita infinita, creativa e dialettica, dove il movimento della libertà sia l’eguale amore, apre di nuovo il cammino alla rigenerazione dello spirito concreto, reale e vero.       

 

[1]  Esemplare a questo proposito è il sacrificio di cuccioli di animale (preferibilmente di cane, ma forse in determinati casi pure umani) ad Ares, per l’inserzione fondamentale compiuta da questa divinità, motrice dell’innalzamento – insieme alla combinazione Hermes/Apollo - dell’intero sistema olimpico. 

[2]  Qui trovano la propria genesi immaginativo-concettuale gli automi magici della tradizione neoplatonica, mossi dalla parola segreta, ma anche il mistero della resurrezione paolina, dei corpi resi gloriosi dalla parola e dalla rivelazione divina finale (giudizio apocalittico). 

[3]  Cfr. Alan Woods, Ted Grant, La rivolta della Ragione. Milano, AC Editoriale Coop, 1997.

[4]  Cfr. Rupert Sheldrake, La rinascita della Natura. Milano, Corbaccio, 1993.

[5]  Cfr. Whitney Bauman, The Problem of a Transcendent God for the Well-Being of Continuous Creation.
In: <<Dialog: A Journal of Theology >> 46 (2), 2007, pagg. 120–127.


Torna alla pagina principale