FISICA/MENTE

 

 

IL DIBATTITO SULL’EVOLUZIONISMO

Darwinismo e creazionismo, il confronto impossibile


Telmo Pievani
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 http://www.treccani.it/site/Scuola/nellascuola/area_biologia/archivio/
evoluzionismo/pievani.htm

  Il più recente cavallo di battaglia dei nuovi oppositori della teoria dell'evoluzione è la tesi secondo cui Darwin sarebbe trattato oggi dagli scienziati e dagli insegnanti come un dogma indiscutibile, a fronte di una sua presunta debolezza esplicativa. L'operazione retorica è quella di far passare per ideologia o 'degradata filosofia' la sostanza scientifica della spiegazione darwiniana. Non vi potrebbe essere nulla di più scorretto e di più contrario all'etica della comunicazione: la teoria darwiniana è stata oggetto di critiche, di tentativi di falsificazione, di revisioni, di aggiornamenti e di riforme più o meno radicali per un secolo e mezzo. Il risultato è che oggi il suo nucleo esplicativo centrale (il meccanismo di selezione naturale che produce la discendenza con modificazioni di tutti gli esseri viventi, uomo compreso, in un quadro esplicativo integralmente naturalistico) è non solo sopravvissuto alla nascita di intere nuove discipline, come la genetica di popolazione e la biologia molecolare, ma costituisce l'ossatura indispensabile per la comprensione di tutti i processi di trasformazione del vivente, cioè il fatto dell'evoluzione. La teoria evoluzionistica oggi è ovviamente diversa e più ricca di quella formulata da Darwin nell'Ottocento, ma può dirsi a pieno titolo ancora 'darwiniana', come sanno bene i suoi maggiori esponenti.
La suggestione del funerale di Darwin sembra aver attecchito anche fra illustri scienziati, se è vero che un noto matematico italiano scrive, il 6 settembre 2005 su Il Foglio, che "identificare la teoria dell'evoluzione con Darwin è una catastrofe peggiore dell'identificazione di Galileo con il metodo scientifico. E non soltanto perché esistono molte teorie dell'evoluzione, ma perché la teoria darwiniana in senso stretto è morta e seppellita da ormai cent'anni, fin da quando le sue numerose e gravi falle condussero quasi tutta la comunità scientifica a rigettarla". Una di queste falle sarebbe stata riparata dalla "ipotesi dell'evoluzione discontinua avanzata da Stephen J. Gould", il quale – naturalmente - si starà rivoltando nella tomba. Lo strumentalizzano in chiave antidarwiniana anche da morto, eppure basterebbe aprire a caso uno dei suoi libri. Un pessimo risultato già raggiunto da questa campagna revisionista è che finisce per arretrare e abbruttire il dibattito, togliendo spazio alla discussione delle straordinarie scoperte e degli interessanti dibattiti di frontiera che animano nella realtà gli studi evoluzionistici.

L'evoluzione e la ricerca scientifica
Oggi, il programma di ricerca evoluzionistico include competenze provenienti da discipline molto diverse, mantenendo una sua coerenza di fondo e un pacchetto di meccanismi esplicativi che, nella loro pluralità, rendono molto efficacemente conto della diversità e della complessità degli adattamenti naturali: le sorgenti di variazione ereditaria (mutazione e ricombinazione); i processi selettivi su di essi (selezione naturale e sessuale); le derive genetiche; le migrazioni e altri effetti popolazionali che su scala macroevolutiva influenzano la storia naturale. Questo programma di ricerca è compatibile con il suo nucleo darwiniano originario, che è stato però aggiornato ed esteso in molte direzioni che Darwin non avrebbe mai potuto prevedere. Alcune sue ipotesi sull'ereditarietà sono state confutate, ma la Sintesi Moderna fra genetica di popolazione e selezione naturale ha nella sostanza confermato la sua intuizione circa il meccanismo di base del processo evolutivo. A loro volta, alcuni assunti neodarwiniani della Sintesi forse un po' troppo rigidi (in particolare, il gradualismo universale e l'estrapolazione riduzionistica della macroevoluzione dalla microevoluzione) sono stati messi in discussione e superati: in molti casi, però, recuperando originarie intuizioni pluraliste di Darwin stesso. Non ultima, la sua convinzione del potere non assoluto della selezione naturale nel plasmare gli organismi: oggi sappiamo, come Darwin aveva predetto, che la selezione deve scendere a compromessi con i vincoli interni e strutturali degli organismi che Darwin chiamava "correlazioni di crescita".

Strumenti spuntati
Di fronte alla complessità di questa opera di aggiornamento e di estensione della tradizione di ricerca darwiniana, stridono fortemente le polemiche nuovamente innescate dai creazionisti e dagli antievoluzionisti di più diversa estrazione. Essi mirano nella sostanza a: 1) fornire una descrizione caricaturale della teoria dell'evoluzione (per esempio, associandola a un processo meramente casuale); 2) negare l'evidenza delle prove empiriche a suo favore (prove oggi non soltanto storiche e comparative, ma anche di laboratorio; l'evoluzione si può vedere all'opera, in diretta, non solo impressa nei sedimenti fossili); 3) strumentalizzare le controversie interne alla comunità degli evoluzionisti per mostrare la presunta contraddittorietà o debolezza della teoria. Capiterà quindi di leggere che esistono 'molte teorie dell'evoluzione', tutte egualmente plausibili e congetturali, oppure che la teoria dell'evoluzione è soltanto 'un'ipotesi fra le altre'.
Ciò a cui si mira, in ultima analisi, è affiancare alla spiegazione evoluzionistica (che, per il suo statuto scientifico, è di tipo rigorosamente naturalistico e materialistico) un'alternativa filosofica, ideologica o religiosa di tipo finalistico: una creazione guidata o un 'disegno intelligente'. Ma il confronto, a causa delle tre strategie prima enucleate, è impossibile. Nessun evoluzionista può accettare che un principio di fede, la credenza in un disegno sovrannaturale o in un miracoloso 'salto ontologico', possa essere verificato attraverso le scienze naturali. Sarebbe una negazione della scienza, ma anche una pessima teologia, di matrice fondamentalista. Non può esservi dialogo con chi pretenda di imporre come verità scientifica un dogma di fede, qualunque esso sia. La scienza non può abdicare dal suo ruolo di pensiero critico, esplorativo, alieno da qualsiasi autorità interna o esterna. Non può tradire la sua appartenenza al regno delle spiegazioni naturali, materiali, immanenti, perseguite attraverso la costruzione di modelli esplicativi e predittivi di tipo logico, razionale e, dove possibile, matematico. Talvolta essa giunge a risultati che minano alcune nostre convinzioni profonde: così è stato per la centralità del pianeta Terra nel cosmo e per la scoperta delle origini animali della specie umana. Queste sfide, vissute in un primo tempo con disorientamento, sono diventate ben presto un'occasione di nuove scoperte e di nuove illuminazioni, che ognuno vive ed elabora liberamente in base ai propri convincimenti filosofici e religiosi.

L'evoluzione e la scuola
L'orizzonte della conoscenza si è allargato, a vantaggio di tutti, compresi i detrattori della scienza. Le paure e le inquietudini, che gli avanzamenti della ricerca generano incessantemente, devono certo essere ascoltati e tradotti in un'etica condivisa, laica e pluralista, ma non possono tramutarsi in imposizioni dogmatiche che limitino aprioristicamente la libertà di ricerca e di insegnamento.
L'evoluzione, inoltre, ha travalicato i confini della biologia: anche altre discipline scientifiche, come la cosmologia e le neuroscienze, sono oggi alle prese con spiegazioni di tipo storico ed evolutivo. È dunque particolarmente preoccupante che, di fronte a questi rinnovati attacchi a una delle acquisizioni fondamentali del sapere scientifico contemporaneo, il nostro paese, per mano di alcuni consiglieri ministeriali, abbia deciso di rimuovere il richiamo alla teoria dell'evoluzione da una parte dei programmi delle scuole pubbliche. La tesi secondo cui l'evoluzione non possa essere insegnata prima delle scuole superiori per ragioni pedagogiche non ben definite è destituita di qualsiasi fondamento serio, come dimostrano quotidianamente gli insegnanti e gli educatori italiani. Ed è ancor più preoccupante che, dinanzi alla protesta della comunità scientifica italiana intera e alle indicazioni contrarie di una commissione di esperti istituita dal Ministro stesso per porre rimedio alla censura, si sia ottenuta soltanto una reintroduzione parziale, breve e confusa, nei programmi della terza media. L'insegnamento dell'evoluzione, almeno per quanto attiene alle indicazioni nazionali, esce fortemente indebolito da questa vicenda tutta italiana, nella più totale indifferenza rispetto a quanto richiesto dagli scienziati e dalla classe docente. Si è aggiunto così un altro piccolo capitolo al lungo elenco delle umiliazioni inflitte alla cultura scientifica di questo paese.


*Professore associato di Filosofia della Scienza presso l'Università degli studi di Milano Bicocca, è coordinatore scientifico degli incontri del Festival della Scienza di Genova. Fra i suoi libri: Homo sapiens e altre catastrofi (Roma, Meltemi Editore, 2002) e Introduzione alla filosofia della biologia (Roma-Bari, Laterza, 2005).

Pubblicato il 22/11/2005



http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=49&ID_articolo=70&ID_sezione=72&sezione=Il%20Cielo

Darwin, E.T. e Benedetto XVI. Parliamone con Telmo Pievani

PIERO BIANUCCI


Oggi, 12 febbraio, si festeggia il Darwin Day. In tutto il mondo sono in corso migliaia di conferenze, dibattiti, talk show. Ma anche mostre, crociere alle isole Galapagos, spettacoli teatrali. Al centro, il tema dell'evoluzione biologica. Sullo sfondo, una questione ancora più vasta: metodo scientifico e credenze religiose, i rapporti tra ragione e fede.
Il "Darwin Day" si celebra dal 1995 ed è diventato la festa di una fondamentale conquista scientifica, in ricordo di quel 12 febbraio 1809 in cui nacque Charles Robert Darwin, quinto di sei figli di un'agiata famiglia inglese, preceduto da tre sorelle e un fratello.
Darwin intuì l'evoluzione delle specie per selezione naturale durante un viaggio intorno al mondo a bordo del brigantino "Beagle". Straordinaria avventura in ambienti ancora vergini. La nave lasciava a desiderare ma l'attrezzatura era buona: una biblioteca di 245 libri, bussole, sestanti e, per il calcolo della longitudine, 22 cronometri così precisi che alla fine del viaggio avevano accumulato un errore di appena 33 secondi rispetto all'ora di Greenwich.
Partito a 22 anni, ancora ragazzo, Charles tornerà a 27, con una nuova visione della natura, non più immobile, sempre uguale a se stessa, ma in continuo cambiamento. Le specie si evolvono, l'ambiente seleziona le più adatte. Alcune si estinguono, altre si affermano per poi entrare a loro volta in declino. E i tempi dell'evoluzione si misurano a milioni di anni (anzi, a miliardi, come noi oggi sappiamo). Con tanti saluti all'arcivescovo di Armagh James Ussher che, basandosi sulla Bibbia, aveva datato la creazione divina con bizzarra precisione: ore 9 del mattino del 26 ottobre del 4004 avanti Cristo.
Eppure, a quasi 150 anni dalla pubblicazione de "L'origine delle specie", lo scontro tra evoluzionismo e creazionismo continua. Anzi, paradossalmente negli ultimi tempi si è fatto più duro, con il presidente americano Bush schierato dalla parte dei sostenitori del "disegno intelligente", cioè dei neo-creazionisti che fanno retromarcia sulla datazione biblica ma vedono comunque le forme viventi come risultato di un progetto divino, non di casuali mutazioni genetiche.
Darwinismo e Principio Antropico
La cosa interessante, è che negli ultimi anni il dibattito si è trasferito anche in astronomia. Il cosiddetto "principio antropico" in alcune sue versioni punta a dimostrare l'unicità della vita sulla Terra e quindi viene usato al servizio del creazionismo. Molti nuovi fatti concreti però vanno contro questa prospettiva. La cosmologia, per esempio, ci dice che una lunga evoluzione fisica è stata necessaria perché potesse iniziare l'evoluzione biologica. E l'unicità della vita terrestre viene messa fortemente in discussione dalla scoperta che moltissime stelle hanno sistemi planetari e di conseguenza, con ogni probabilità, pianeti adatti alla vita, la quale, così, almeno da un punto di vista logico, diventa statisticamente un evento sempre meno eccezionale. Insomma, un argomento eccezionale potrebbe presto aggiungersi ai moltissimi che già suffragano l'evoluzionismo: la scoperta di forme di vita aliene, anche intelligenti; il contatto con qualche signor E.T.
Padre George Coyne, gesuita, già direttore per 26 anni della Specola Vaticana, dopo aver ispirato la riabilitazione di Galileo Galilei e di Charles Darwin da parte di Giovanni Paolo II, si è espresso più volte per una analoga riabilitazione di Giordano Bruno, finito sul rogo anche perché sosteneva la pluralità dei mondi abitati. Ora, dopo la scomparsa di Giovanni Paolo II e il ritiro di padre Coyne, sembra che si stia facendo una marcia indietro.
Tre domande a Telmo Pievani
Telmo Pievani insegna filosofia della scienza all'Università di Milano-Bicocca ed è autore di alcuni importanti studi sull'evoluzionismo, accanto a libri divulgativi come "La teoria dell'evoluzione", edito da il Mulino. In questi giorni è impegnato in un tour di conferenze per il "Darwin Day". Gli abbiamo rivolto alcune domande per un'intervista che poi non ha trovato spazio sul giornale. Ecco le sue risposte.
Professor Pievani, lei ha appena pubblicato da Einaudi il saggio "Creazione senza Dio". Il suo collega Giulio Giorello sosteneva qualche giorno fa che negare il creazionismo del "disegno intelligente" non esclude l'idea di Dio. Lei è d'accordo?
«Sì, nel senso che la scienza non può dimostrare la non esistenza di Dio. Con l'evoluzione la scienza offre una spiegazione della vita molto plausibile. Ci dà una opportunità. Chi vuole, può trovare nell'evoluzionismo una risposta esaustiva. Ma altri potranno, se vogliono, integrarla con un credo religioso.»
L'evoluzione è una teoria scientifica, il disegno intelligente nasce da una visione del mondo che ha altre regole. Come uscire da un dibattito che con queste premesse può soltanto essere sterile?
«In effetti la scienza fa riferimento a regole condivise: il metodo scientifico presuppone osservazioni, ipotesi, esperimenti, replicabilità o falsificazione delle prove. Così non è per il "disegno intelligente". Ciò crea una asimmetria anche nella comunicazione: in un dibattito tv come quello che ho sostenuto qualche sera fa a "8 e 1/2" di Giuliano Ferrara, è molto più facile far arrivare il messaggio del disegno intelligente che non quello scientifico.»
Come è cambiata la posizione della Chiesa su Darwin passando da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI?
«Papa Woytila nel 1996 riconobbe il darwinismo come una "teoria corroborata da prove convergenti e provenienti da discipline diverse", non in contrasto con un "salto ontologico" riguardante la natura umana. Papa Ratzinger nella Conferenza di Ratisbona ha ripreso la distinzione tra una "ragione ristretta" tipica della scienza e una "ragione estesa" che coincide con la fede e comprende in sé la prima. Alla luce della ragione estesa, il darwinismo diventa irrazionale, o almeno dotato di una razionalità inferiore. Si apre così un conflitto non tra scienza e fede ma tra due razionalità di rango diverso.»
Venerdì serata contro l'inquinamento luminoso
Si svolgerà venerdì in tutta l'Italia una serata per il risparmio energetico e contro l'inquinamento luminoso. A Torino, al museo , corso Umbria 90, ore 20,30-23, l'Associazione astrofili Faà di Bruno organizza una serata di osservazione del pianeta Saturno, che in questi giorni è in posizione particolarmente favorevole. Tel. 011-070. 25 35.

+ Il Museo dell'Ambiente


http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=63511

 

Telmo Pievani: «Ma Darwin non è un anti Dio»

Cristiana Pulcinelli

 

Il 12 febbraio, domani, è il Darwin Day, il giorno dedicato a Charles Darwin. In Inghilterra si celebra da molti anni. Da noi invece solo dal 2004. Per la precisione da quando il governo Berlusconi tentò di abolire l´evoluzionismo dai libri di testo. La reazione sdegnata del mondo scientifico si sposò con un´idea che era già nell´aria e nacque la decisione di festeggiare il compleanno del naturalista che cambiò il nostro modo di vedere il mondo. Oggi l´Italia è al secondo posto, dopo l´Inghilterra, per numero di iniziative.

«Abbiamo deciso di non dedicare le nostre iniziative alla polemica - spiega Telmo Pievani, docente di Filosofia della scienza all´Università di Milano Bicocca e uno degli animatori del Darwin Day - ma di usare la giornata per parlare dei temi scientifici dell´oggi». Pievani è anche l´autore di un libro uscito recentemente per Einaudi, Creazione senza Dio: un´analisi impietosa e ironica delle tesi dei sostenitori del cosiddetto Disegno Intelligente. La dottrina del Disegno Intelligente, o neocreazionismo, non nega la realtà dell´evoluzione, nega però che l´evoluzione proceda per mutazioni e selezione naturale come ci spiegò Darwin: la storia naturale sarebbe invece diretta da un disegno superiore. È ovvio pensare che il progettista sia Dio.

Professor Pievani, l´antidarwinismo è un movimento religioso?
«Il creazionismo classico è di matrice protestante. Nasce nella chiesa battista del sud degli Stati Uniti. Anche il cosiddetto neocreazionismo nasce da quell´ambiente culturale. Ma recentemente si è creata una connessione inedita fra queste idee e una parte consistente del pensiero teologico cattolico europeo che finora aveva sempre rifiutato una lettura letterale del testo biblico. Non solo: l´antidarwinismo è diventato un cavallo di battaglia dei fondamentalisti islamici».

Il papa ha preso posizione direttamente contro il darwinismo?
«Non direttamente. Nel discorso di Ratisbona ha detto che esiste una forma di razionalità più ampia di quella scientifica: la razionalità della fede che include quella scientifica. Però, nell´omelia che ha pronunciato poco dopo ha anche detto che, alla luce di questa ragione più ampia, il darwinismo è irrazionale. Questo vuol dire quindi che la razionalità della fede non solo include quella della scienza, ma la può correggere».

Alcuni scienziati ritengono che non si debba partecipare a dibattiti in cui ci sono i sostenitori del Disegno Intelligente perché altrimenti acquistano credibilità. Cosa ne pensa?
«Credo che sia rischioso: il pubblico spesso non ha gli strumenti per discernere cosa è scienza e cosa no. Lasciarlo in balia dei neocreazionisti può essere un errore. Alcuni di essi, peraltro, hanno buone capacità retoriche e usano slogan semplici e diretti, falsi ma efficaci. Spesso girando a loro vantaggio affermazioni come "la scienza non ha certezze". Lo scienziato invece deve rispettare le regole e spiegare cose complesse in pochi minuti. Non è facile, ma bisogna provarci».

Siamo di fronte al vecchio problema di demarcazione tra ciò che è scienza e ciò che non lo è?
«Sì, anche se spesso gli scienziati compiono l´errore di rispondere alle obiezioni dei neocreazionisti in modo duro: questa è la scienza e tu non hai niente a che fare con essa. Credo sia più utile attenersi a una definizione più debole ma più sicura. Ovvero, la scienza non ha certezze, è vero. Ha tanti metodi, è vero. Però ha delle regole: la pubblicazione dei risultati, il fatto che una teoria nuova debba spiegare ciò che spiegava quella vecchia, la produzione di ipotesi falsificabili e di prove empiriche».

La dottrina del Disegno Intelligente rispetta queste regole?
«Neppure una. I suoi sostenitori non hanno portato prove empiriche a sostegno dell´ipotesi, ma solo prove in negativo. Ad esempio, dicono: siccome l´evoluzionismo non riesce a spiegare l´origine della vita, allora vuol dire che è sbagliato e che c´è di mezzo l´opera di un progettista. Neppure le inferenze logiche dell´Intelligent Design stanno in piedi. Ad esempio, dicono: siccome le strutture della vita, come la cellula e l´occhio, sono molto complesse, allora sono altamente improbabili e quindi non possono nascere per caso. Ma ci sono due obiezioni a questo ragionamento: primo, fenomeni improbabili avvengono per caso in continuazione (come sa bene chi gioca al lotto); secondo, l´evoluzione non è solo caso, ma è anche selezione naturale».

Uno dei cavalli di battaglia dei neocreazionisti è quello che sostiene che la scienza è poco tollerante perché non accetta che ci siano altre spiegazioni oltre alla sua. Cosa rispondere?
«Che la tolleranza fa parte dello statuto della scienza. La scienza è pensiero che si mette in discussione, che non accetta l´autorità precostituita. Il pensiero dei creazionisti, invece, come tutti i pensieri forti, si basa su principi non argomentati».

Una critica che è stata fatta all´evoluzionismo più riduzionista, quello ad esempio di Richard Dawkins, è che sarebbe la porta scientifica d´ingresso per l´ateismo. Pensa sia vero?
«No. Dawkins non sostiene che l´evoluzionismo mostra l´inesistenza di Dio. Sostiene che l´evoluzionismo mostra la non plausibilità logica dell´esistenza di Dio. In sostanza, l´ateismo non si deduce scientificamente dall´evoluzione. L´evoluzione può suggerire la non esistenza di Dio».

Lei pensa che l´attacco a Darwin sia un attacco alla scienza nel suo complesso?
«Credo sia un attacco a due concezioni: da un lato la laicità della scienza, dall´altro l´idea che, per chi vuole, il naturalismo scientifico può essere sufficiente come visione del mondo. Come diceva Stephen J. Gould, possiamo fermarci a quello che la storia naturale ci insegna. In Darwin troviamo argomenti che rafforzano questa visione del mondo, ma non la rendono necessaria. Ognuno può credere in ciò che vuole. Nel 1996 papa Wojtyla sostenne che l´evoluzionismo spiegava la storia naturale, ma si doveva postulare un salto ontologico per quanto riguardava la comparsa dell´uomo. In quell´occasione chiesi a padre George Coyne, direttore della specola vaticana: il papa sta prendendo una posizione scientifica? No, mi rispose, è una posizione teologica. Quello era il punto da cui si poteva partire per un dialogo. Da allora in poi le cose sono solo peggiorate».
 


Pubblicato il: 11.02.07


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