IL DIBATTITO SULL’EVOLUZIONISMO
Darwinismo e creazionismo, il confronto impossibile
Telmo Pievani*
http://www.treccani.it/site/Scuola/nellascuola/area_biologia/archivio/
evoluzionismo/pievani.htm
Darwin, E.T. e Benedetto XVI.
Parliamone con Telmo Pievani
PIERO BIANUCCI
Oggi, 12 febbraio, si festeggia il Darwin Day. In
tutto il mondo sono in corso migliaia di conferenze,
dibattiti, talk show. Ma anche mostre, crociere alle
isole Galapagos, spettacoli teatrali. Al centro, il
tema dell'evoluzione biologica. Sullo sfondo, una
questione ancora più vasta: metodo scientifico e
credenze religiose, i rapporti tra ragione e fede.
Il "Darwin Day" si celebra dal 1995 ed è diventato
la festa di una fondamentale conquista scientifica,
in ricordo di quel 12 febbraio 1809 in cui nacque
Charles Robert Darwin, quinto di sei figli di
un'agiata famiglia inglese, preceduto da tre sorelle
e un fratello.
Darwin intuì l'evoluzione delle specie per selezione
naturale durante un viaggio intorno al mondo a bordo
del brigantino "Beagle". Straordinaria avventura in
ambienti ancora vergini. La nave lasciava a
desiderare ma l'attrezzatura era buona: una
biblioteca di 245 libri, bussole, sestanti e, per il
calcolo della longitudine, 22 cronometri così
precisi che alla fine del viaggio avevano accumulato
un errore di appena 33 secondi rispetto all'ora di
Greenwich.
Partito a 22 anni, ancora ragazzo, Charles tornerà a
27, con una nuova visione della natura, non più
immobile, sempre uguale a se stessa, ma in continuo
cambiamento. Le specie si evolvono, l'ambiente
seleziona le più adatte. Alcune si estinguono, altre
si affermano per poi entrare a loro volta in
declino. E i tempi dell'evoluzione si misurano a
milioni di anni (anzi, a miliardi, come noi oggi
sappiamo). Con tanti saluti all'arcivescovo di
Armagh James Ussher che, basandosi sulla Bibbia,
aveva datato la creazione divina con bizzarra
precisione: ore 9 del mattino del 26 ottobre del
4004 avanti Cristo.
Eppure, a quasi 150 anni dalla pubblicazione de
"L'origine delle specie", lo scontro tra
evoluzionismo e creazionismo continua. Anzi,
paradossalmente negli ultimi tempi si è fatto più
duro, con il presidente americano Bush schierato
dalla parte dei sostenitori del "disegno
intelligente", cioè dei neo-creazionisti che fanno
retromarcia sulla datazione biblica ma vedono
comunque le forme viventi come risultato di un
progetto divino, non di casuali mutazioni genetiche.
Darwinismo e Principio Antropico
La cosa interessante, è che negli ultimi anni il
dibattito si è trasferito anche in astronomia. Il
cosiddetto "principio antropico" in alcune sue
versioni punta a dimostrare l'unicità della vita
sulla Terra e quindi viene usato al servizio del
creazionismo. Molti nuovi fatti concreti però vanno
contro questa prospettiva. La cosmologia, per
esempio, ci dice che una lunga evoluzione fisica è
stata necessaria perché potesse iniziare
l'evoluzione biologica. E l'unicità della vita
terrestre viene messa fortemente in discussione
dalla scoperta che moltissime stelle hanno sistemi
planetari e di conseguenza, con ogni probabilità,
pianeti adatti alla vita, la quale, così, almeno da
un punto di vista logico, diventa statisticamente un
evento sempre meno eccezionale. Insomma, un
argomento eccezionale potrebbe presto aggiungersi ai
moltissimi che già suffragano l'evoluzionismo: la
scoperta di forme di vita aliene, anche
intelligenti; il contatto con qualche signor E.T.
Padre George Coyne, gesuita, già direttore per 26
anni della Specola Vaticana, dopo aver ispirato la
riabilitazione di Galileo Galilei e di Charles
Darwin da parte di Giovanni Paolo II, si è espresso
più volte per una analoga riabilitazione di Giordano
Bruno, finito sul rogo anche perché sosteneva la
pluralità dei mondi abitati. Ora, dopo la scomparsa
di Giovanni Paolo II e il ritiro di padre Coyne,
sembra che si stia facendo una marcia indietro.
Tre domande a Telmo Pievani
Telmo Pievani insegna filosofia della scienza
all'Università di Milano-Bicocca ed è autore di
alcuni importanti studi sull'evoluzionismo, accanto
a libri divulgativi come "La teoria
dell'evoluzione", edito da il Mulino. In questi
giorni è impegnato in un tour di conferenze per il
"Darwin Day". Gli abbiamo rivolto alcune domande per
un'intervista che poi non ha trovato spazio sul
giornale. Ecco le sue risposte.
Professor Pievani, lei ha appena pubblicato da
Einaudi il saggio "Creazione senza Dio". Il suo
collega Giulio Giorello sosteneva qualche giorno fa
che negare il creazionismo del "disegno
intelligente" non esclude l'idea di Dio. Lei è
d'accordo?
«Sì, nel senso che la scienza non può dimostrare la
non esistenza di Dio. Con l'evoluzione la scienza
offre una spiegazione della vita molto plausibile.
Ci dà una opportunità. Chi vuole, può trovare
nell'evoluzionismo una risposta esaustiva. Ma altri
potranno, se vogliono, integrarla con un credo
religioso.»
L'evoluzione è una teoria scientifica, il disegno
intelligente nasce da una visione del mondo che ha
altre regole. Come uscire da un dibattito che con
queste premesse può soltanto essere sterile?
«In effetti la scienza fa riferimento a regole
condivise: il metodo scientifico presuppone
osservazioni, ipotesi, esperimenti, replicabilità o
falsificazione delle prove. Così non è per il
"disegno intelligente". Ciò crea una asimmetria
anche nella comunicazione: in un dibattito tv come
quello che ho sostenuto qualche sera fa a "8 e 1/2"
di Giuliano Ferrara, è molto più facile far arrivare
il messaggio del disegno intelligente che non quello
scientifico.»
Come è cambiata la posizione della Chiesa su Darwin
passando da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI?
«Papa Woytila nel 1996 riconobbe il darwinismo come
una "teoria corroborata da prove convergenti e
provenienti da discipline diverse", non in contrasto
con un "salto ontologico" riguardante la natura
umana. Papa Ratzinger nella Conferenza di Ratisbona
ha ripreso la distinzione tra una "ragione
ristretta" tipica della scienza e una "ragione
estesa" che coincide con la fede e comprende in sé
la prima. Alla luce della ragione estesa, il
darwinismo diventa irrazionale, o almeno dotato di
una razionalità inferiore. Si apre così un conflitto
non tra scienza e fede ma tra due razionalità di
rango diverso.»
Venerdì serata contro l'inquinamento luminoso
Si svolgerà venerdì in tutta l'Italia una serata per
il risparmio energetico e contro l'inquinamento
luminoso. A Torino, al museo , corso Umbria 90, ore
20,30-23, l'Associazione astrofili Faà di Bruno
organizza una serata di osservazione del pianeta
Saturno, che in questi giorni è in posizione
particolarmente favorevole. Tel. 011-070. 25 35.
+
Il Museo dell'Ambiente
http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=63511
Il 12 febbraio, domani, è il Darwin
Day, il giorno dedicato a Charles
Darwin. In Inghilterra si celebra da
molti anni. Da noi invece solo dal 2004.
Per la precisione da quando il governo
Berlusconi tentò di abolire
l´evoluzionismo dai libri di testo. La
reazione sdegnata del mondo scientifico
si sposò con un´idea che era già
nell´aria e nacque la decisione di
festeggiare il compleanno del
naturalista che cambiò il nostro modo di
vedere il mondo. Oggi l´Italia è al
secondo posto, dopo l´Inghilterra, per
numero di iniziative.
«Abbiamo deciso di non dedicare le
nostre iniziative alla polemica - spiega
Telmo Pievani, docente di Filosofia
della scienza all´Università di Milano
Bicocca e uno degli animatori del
Darwin Day - ma di usare la giornata
per parlare dei temi scientifici
dell´oggi». Pievani è anche l´autore di
un libro uscito recentemente per Einaudi,
Creazione senza Dio: un´analisi
impietosa e ironica delle tesi dei
sostenitori del cosiddetto Disegno
Intelligente. La dottrina del Disegno
Intelligente, o neocreazionismo, non
nega la realtà dell´evoluzione, nega
però che l´evoluzione proceda per
mutazioni e selezione naturale come ci
spiegò Darwin: la storia naturale
sarebbe invece diretta da un disegno
superiore. È ovvio pensare che il
progettista sia Dio.
Professor Pievani, l´antidarwinismo è un
movimento religioso?
Il papa
ha preso posizione direttamente contro
il darwinismo?
«Non direttamente. Nel discorso di
Ratisbona ha detto che esiste una forma
di razionalità più ampia di quella
scientifica: la razionalità della fede
che include quella scientifica. Però,
nell´omelia che ha pronunciato poco dopo
ha anche detto che, alla luce di questa
ragione più ampia, il darwinismo è
irrazionale. Questo vuol dire quindi che
la razionalità della fede non solo
include quella della scienza, ma la può
correggere».
Alcuni
scienziati ritengono che non si debba
partecipare a dibattiti in cui ci sono i
sostenitori del Disegno Intelligente
perché altrimenti acquistano
credibilità. Cosa ne pensa?
«Credo che sia rischioso: il pubblico
spesso non ha gli strumenti per
discernere cosa è scienza e cosa no.
Lasciarlo in balia dei neocreazionisti
può essere un errore. Alcuni di essi,
peraltro, hanno buone capacità retoriche
e usano slogan semplici e diretti, falsi
ma efficaci. Spesso girando a loro
vantaggio affermazioni come "la scienza
non ha certezze". Lo scienziato invece
deve rispettare le regole e spiegare
cose complesse in pochi minuti. Non è
facile, ma bisogna provarci».
Siamo di
fronte al vecchio problema di
demarcazione tra ciò che è scienza e ciò
che non lo è?
«Sì, anche se spesso gli scienziati
compiono l´errore di rispondere alle
obiezioni dei neocreazionisti in modo
duro: questa è la scienza e tu non hai
niente a che fare con essa. Credo sia
più utile attenersi a una definizione
più debole ma più sicura. Ovvero, la
scienza non ha certezze, è vero. Ha
tanti metodi, è vero. Però ha delle
regole: la pubblicazione dei risultati,
il fatto che una teoria nuova debba
spiegare ciò che spiegava quella
vecchia, la produzione di ipotesi
falsificabili e di prove empiriche».
La
dottrina del Disegno Intelligente
rispetta queste regole?
«Neppure una. I suoi sostenitori non
hanno portato prove empiriche a sostegno
dell´ipotesi, ma solo prove in negativo.
Ad esempio, dicono: siccome
l´evoluzionismo non riesce a spiegare
l´origine della vita, allora vuol dire
che è sbagliato e che c´è di mezzo
l´opera di un progettista. Neppure le
inferenze logiche dell´Intelligent
Design stanno in piedi. Ad esempio,
dicono: siccome le strutture della vita,
come la cellula e l´occhio, sono molto
complesse, allora sono altamente
improbabili e quindi non possono nascere
per caso. Ma ci sono due obiezioni a
questo ragionamento: primo, fenomeni
improbabili avvengono per caso in
continuazione (come sa bene chi gioca al
lotto); secondo, l´evoluzione non è solo
caso, ma è anche selezione naturale».
Uno dei
cavalli di battaglia dei neocreazionisti
è quello che sostiene che la scienza è
poco tollerante perché non accetta che
ci siano altre spiegazioni oltre alla
sua. Cosa rispondere?
«Che la tolleranza fa parte dello
statuto della scienza. La scienza è
pensiero che si mette in discussione,
che non accetta l´autorità
precostituita. Il pensiero dei
creazionisti, invece, come tutti i
pensieri forti, si basa su principi non
argomentati».
Una
critica che è stata fatta
all´evoluzionismo più riduzionista,
quello ad esempio di Richard Dawkins, è
che sarebbe la porta scientifica
d´ingresso per l´ateismo. Pensa sia
vero?
«No. Dawkins non sostiene che
l´evoluzionismo mostra l´inesistenza di
Dio. Sostiene che l´evoluzionismo mostra
la non plausibilità logica
dell´esistenza di Dio. In sostanza,
l´ateismo non si deduce scientificamente
dall´evoluzione. L´evoluzione può
suggerire la non esistenza di Dio».
Lei
pensa che l´attacco a Darwin sia un
attacco alla scienza nel suo complesso?
«Credo sia un attacco a due concezioni:
da un lato la laicità della scienza,
dall´altro l´idea che, per chi vuole, il
naturalismo scientifico può essere
sufficiente come visione del mondo. Come
diceva Stephen J. Gould, possiamo
fermarci a quello che la storia naturale
ci insegna. In Darwin troviamo argomenti
che rafforzano questa visione del mondo,
ma non la rendono necessaria. Ognuno può
credere in ciò che vuole. Nel 1996 papa
Wojtyla sostenne che l´evoluzionismo
spiegava la storia naturale, ma si
doveva postulare un salto ontologico per
quanto riguardava la comparsa dell´uomo.
In quell´occasione chiesi a padre George
Coyne, direttore della specola vaticana:
il papa sta prendendo una posizione
scientifica? No, mi rispose, è una
posizione teologica. Quello era il punto
da cui si poteva partire per un dialogo.
Da allora in poi le cose sono solo
peggiorate».
Pubblicato il:
11.02.07