FISICA/MENTE

 

IL MANIFESTO DEI CRISTIANISTI

 

Ho ripreso il documentatissimo articolo che segue dal sito del caro amico Miguel Martinez (http://www.kelebekler.com/ ). Conoscevo questo lavoro ma, fino ad ora, lo ritenevo per specialisti, per chi, come Miguel, si occupa, tra l'altro, di sette. Da un poco di tempo scopro, nelle mie ricerche sulla destra cattolica, una influenza sempre maggiore dei fascisti variamente mascherati. Siti come alleanzacattolica, kattolico, iltimone, ... (tutti legati al trust di siti vaticani totus tuus) imperversano reclutando il peggio del revisionismo e della disinformazione cattolica d'assalto. E' stato in questi frangenti che sempre più mi tornava alla mente il lavoro di Miguel che anticipava di almeno tre anni quanto ora ho scoperto io.

In modo inaspettato si ritrovano intersezioni con i banditi internazionali statunitensi che, come sempre finanziano ogni impresa destabilizzatrice e reazionaria.

Beh, è inutile aggiungere, se siete interessati leggete il manifesto dei nemici del progresso e dell'emancipazione dei popoli. Si nascondono sotto la croce questi fascisti di sempre. 

R.R.


http://www.kelebekler.com/occ/mdc.htm 

IL MANIFESTO DEI CRISTIANISTI

Un "Manifesto dei cristianisti" - per la guerra, contro la salvaguardia dell'ambiente, per il capitale senza limiti. E alle spalle, una serie di foundation statunitensi, una sola delle quali ha sborsato finora quasi 150 milioni di dollari per produrre ideologia. Un ringraziamento a Valerio Evangelisti che mi ha segnalato per primo l'esistenza del "Manifesto".

Si consiglia anche la lettura degli articoli Le saponette dell'impero, La deriva neoconservatrice della destra cattolica, Meeting dell'americanizzazione e - per gli amanti delle letture difficili, Etica ed economia: una critica radicale a Michael Novak e ai teocon.

 

Miguel Martinez   

1 dicembre 2002   



Es tanto, tanta
tumba, tanto martirio, tanto
galope de bestias en las estrellas!

Nada, ni la victoria
borrará el agujero terrible de la sangre:

nada ni el mar, ni el paso
de arena y tiempo, ni el geranio ardendo
sobre la sepultura.

 

Pablo Neruda, Tierras ofendidas

 



Cristianista” è un geniale neologismo, coniato da Lucio Brunelli per indicare chi usa la religione cattolica a fini politici. I “cristianisti” sono una nebulosa di autori, politici, giornalisti, accademici e preti per cui il cristianesimo è innanzitutto una scelta politica militante: contro “l’Oriente” – cioè islam e comunismo; a sostegno della politica economica e militare degli Stati Uniti; per la società imprenditoriale e per un “Occidente” non molto ben definito, ma ottimamente armato e con il diritto di aggredire chiunque, ovunque e in qualunque momento. Abbiamo scelto il termine “nebulosa” perché parliamo di persone diverse, adulti e consenzienti, che – per un insieme di formazione personale e di interesse politico – condividono alcuni punti fondamentali.

I cristianisti hanno spesso problemi con la Chiesa territoriale dei vescovi; essi tendono piuttosto a legarsi ad alcuni potenti movimenti non territoriali, come Alleanza Cattolica, Opus Dei, Comunione e Liberazione e i Legionari di Cristo. Si tratta di gruppi molto diversi, che però negli ultimi anni si sono avvicinati sempre di più tra di loro nel sostenere un’ideologia occidentalista. E a modo suo ecumenica: per un cristianista, è certamente più “fratello” un telepredicatore evangelico americano che un cattolico palestinese di Betlemme. E infatti, come vedremo alla fine di questo articolo, il mondo cristianista interagisce proficuamente con un altro mondo: quello delle potenti foundation statunitensi, una sola delle quali ha finora speso quasi 150 milioni di dollari per vendere al mondo le idee più utili per il trionfo di ciò che qualcuno chiama il turbocapitalismo.

Il vergognoso ruolo reale che i cristianisti giocano, come complici di azioni, disegni e interessi che nulla hanno a che vedere con Cristo, risulterebbe insopportabile anche a loro stessi se non venisse mascherato. Il cristianista può sostenere di non essere una semplice pedina del dominio delle multinazionali: per carità, lui sogna piuttosto a un mondo in cui contadini e cavalieri pregano insieme nelle cattedrali costruite da artigiani dotati di autentica fede. Non bisogna però prenderli alla lettera e cadere nella trappola di accusare i cristianisti di essere “medievali” o di voler ripetere l'impresa di Lepanto: dobbiamo piuttosto cercare di capire l’uso che fanno di questo regno immaginario, la “Cristianità”. Che diventa a sua volta arma di ricatto, almeno verso i cattolici conservatori in buona fede: se tu ti opponi agli interessi concreti dei dominatori, diventi addirittura nemico del Vero, del Bello e del Buono. Se la notte il cristianista sogna la cavalleria di San Bernardo, di giorno però applaude i bombardieri B-52; ed è di questo che nel Giorno del Giudizio, si può sperare, gli verrà chiesto di rendere conto.

Esiste un vero e proprio Manifesto dei Cristianisti. è un testo vecchio di un anno e mezzo, ma sempre attuale: è uscito nel periodo tra gli scontri di Genova e l’11 settembre, per contrastare quei cattolici del Social Forum che sostenevano che vi fosse qualcosa di poco cristiano nella globalizzazione capitalista. Il testo intero del manifesto dei cristianisti si può leggere sul sito della rivista ciellina Tempi. Quello dei cattolici antiglobalisti invece si trova qui.

Le citazioni dal Manifesto dei Cristianisti sono in rosso.

"Noi firmatari di questo manifesto siamo semplici cattolici, non rappresentiamo che noi stessi. Abbiamo deciso di intervenire dopo aver letto con inquietudine il "Manifesto delle associazioni cattoliche ai leaders del G8", sottoscritto da decine di organizzazioni ecclesiastiche."

 

La finzione anticonformista

Il manifesto reca questo titolo:

“Il manifesto dei cattolici
Non conformatevi!
G8 e Anti G8. Da cristiani a cristiani. Contro il "pensiero unico"”

Visto che il “Manifesto dei cattolici” risponde al “Manifesto delle associazioni cattoliche”, la confusione è facile, quindi parlerò, rispettivamente, del Manifesto dei cristianisti (MdC) e Manifesto dei cattolici no global.

Già il titolo esprime lo stile degli autori. Nel movimento no-global vi possono essere molti tic, poca analisi e molto protagonismo personale. Ma ci vuole una bella dose di malafede per definire “pensiero unico” o “conformismo” il fatto che alcune persone osino criticare il movimento congiunto di tutti i capitali del pianeta e le azioni di una potenza che ha dichiarato Guerra Duratura al resto del pianeta. Fare “l’anticonformista” globalista è coraggioso quanto fare l’anticonformista pubblicitario, quello che veste Armani perché gli altri non hanno i soldi per farlo…

Certo, il bisogno di presentare se stessi come improbabili “anticonformisti” ha le sue motivazioni. Dell’antico modello cristiano, il cristianista conserva l’idea che tutta la storia sia spiegabile come conflitto tra Dio e il demonio (e lui non ha dubbi di trovarsi sempre dalla parte di Dio). Il punto cruciale sta nel fatto che esiste un solo Dio, ma anche un solo demonio. Per questo le cose che piacciono al cristianista – dalla fede al proprio ruolo sociale – devono costituire necessariamente un unico fronte del bene; mentre le cose che non piacciono, dall’omosessualità all’islam, dalle manifestazioni di piazza dei lavoratori all’ecologia, devono anche esse necessariamente rifarsi a un unico fronte del male. A questo si combina da sempre un atteggiamento che potremmo definire di apocalittica urgenza: in ogni momento, siamo in una situazione tragica, la vera fede sta per perire, occorre reagire, mobilitando le energie dei “pochi ma buoni”. Un ottimo alibi – in primis con se stessi - per far finta di non essere semplicemente tra i “tanti e pessimi” che lavorano per il trionfo del mammonismo culturale, economico e politico.

Il MdC, certamente ispirato in questa parte a qualche seguace di Don Giussani, inizia proclamando che un cattolico si deve occupare di religione e non di politica:

 

Innanzitutto noi crediamo che il primo e fondamentale contributo che i cristiani portano all'umanità, anche per la promozione sociale e civile dei popoli (come dimostra la storia), sia l'annuncio di Gesù Cristo: Dio fatto uomo per sconfiggere il male e dare all'uomo la redenzione e la vita eterna.

Rileviamo invece che le associazioni cattoliche firmatarie del Manifesto [no global] si dilungano a discettare delle materie più varie (dalle percentuali di pil alla proposta di tassare le transazioni valutarie, dal divieto di monopoli nell'editoria agli organismi geneticamente modificati), ma non ritengono di affermare da nessuna parte che Gesù Cristo è l'unico salvatore dell'uomo e che questo annuncio e il loro fondamentale compito.

Impressionante l’ipocrisia di certa gente: tutto il resto del MdC è dedicato a discettare di politica e di economia, tanto da guadagnarsi – come vedremo – la firma di vari laici, tra cui Tullio Regge. Ma lo sappiamo, far finta di non far politica è un vezzo storico delle destra perbene, dove Il Manifesto è condannato come “giornale politico”, mentre il Resto del Carlino, pubblicazione almeno altrettanto faziosa, no.

Il Manifesto dei cristianisti passa a descrivere la vasta costellazione di movimenti che si oppongono alla globalizzazione:

Non a caso, tale movimento è egemonizzato da gruppi che praticano sistematicamente la violenza contro cose e persone (e anche a questo proposito nel documento delle organizzazioni cattoliche si nota un desolante silenzio).

Innanzitutto c’è una fortissima componente marxista (sia pure un marxismo dilettantesco e superficiale) che si esprime come odio ideologico dell'Occidente capitalistico e del libero mercato, considerati come un imperialismo planetario che complotta ai danni dei poveri (dimenticando peraltro che enormi sacche di fame e sottosviluppo sono state lasciate in eredità dai fallimentari sistemi comunisti).

Un marxismo grossolano che riesce perfino a demonizzare oltre alla proprietà e al mercato anche lo sviluppo, la tecnologia e la scienza.

Cosicché va ad incontrare inconsapevolmente ideologie di estrema destra che gia da decenni demonizzano "l'americanizzazione del mondo".

Non voglio affatto difendere il movimento no-global; ma dire che il movimento sarebbe egemonizzato dai violenti è obiettivamente falso. Al momento della pubblicazione del MdC, non era ancora avvenuto l’11 settembre, altrimenti avrebbero certamente aggiunto che il movimento no-global era complice, o magari “egemonizzato” dai “terroristi”.

Da qualche anno, va di moda poi tirare in ballo – come astutamente fa il MdC - l’antiglobalismo di “estrema destra.” Che esiste, ma serve ai cristianisti unicamente per fare il dispetto agli antiglobalisti di sinistra di ribaltare su di loro l’accusa di essere “di destra”. Inventando così di sana pianta un presunto “complotto islamonazicomunista” che ha permesso la creazione di alcune notevoli aberrazioni giornalistiche.

Ma torniamo all’ideologia degli estensori del MdC. Chi ha appena sostenuto che i cattolici devono solo affermare che “Gesù Cristo è l’unico salvatore” senza “discettare di materie varie”, ora si lancia nella difesa di qualcosa che sembra entrarci davvero poco con la salvezza dell’anima. Infatti, il MdC è nato come critica a un altro testo, quindi le sue affermazioni appaiono sotto forma negativa; ma basta volgerle al positivo per vedere che – secondo il metro cristianista - il cattolico dovrebbe sostenere “l'Occidente capitalistico e il libero mercato” e “l’americanizzazione del mondo”. E se è solo “odio ideologico” che può portare qualcuno a criticarli, criticare l’esistente diventa un peccato contro Dio stesso.

“Occidente” è certo uno dei termini più fumosi del vocabolario italiano. Intanto, perché la religione cristiana è nata in Oriente: William Dalrymple, nel suo meraviglioso libro Dalla montagna sacra, ci fa riflettere sul fatto che le antiche comunità cristiane della Siria e dintorni hanno molto di più in comune con l’islam e con il giudaismo tradizionali che con certo cristianesimo “occidentale”: la Damasco musulmana è certamente più “cristiana” in questo senso di quanto non lo sia New York, come ben sanno molti cattolici sapienti, in grado di mantenere rapporti attenti e rispettosi con il mondo islamico.

“Occidente” può significare la cristianità medievale; può significare, al contrario, la rivoluzione francese e la laicità; ma i cristianisti probabilmente intendono soprattutto il processo che nasce con la riforma protestante e la rivoluzione industriale in Inghilterra, che poi conquista il mondo attraverso l’imperialismo dell’Ottocento. Un processo impostosi con cataclismi inimmaginabili, che ha prodotto molte cose nuove, ma ha anche minato alla base tutte le culture tradizionali, tra cui quella cattolica. Come nel proverbio, i cristianisti che di professione si lamentano per i buoi fuggiti sono anche i primi a esaltare chi ha buttato giù le porte della stalla. E forse non è un caso che questi nemici della pornografia votino in massa per uno speculatore che si è arricchito mettendo in mostra le tette delle sue “veline”.

 

Camerata Madre Terra

Un ecologismo da fanatismo religioso

L' altra componente è un ecologismo radicale che oltre ad essersi dimostrato disastroso e oltre ad alimentare irresponsabilmente fobie collettive, fuori da ogni serio dato scientifico, intende abbattere esplicitamente il fondamento della tradizione giudaico-cristiana, cioè il primato dell'essere umano e la bontà della sua presenza sul pianeta.

Non dovrebbe sfuggire ai cristiani quanto sia pericolosa la concezione pagana e panteista connessa con una simile difesa dell'ambiente. La difesa della "Madre Terra" dall'uomo, ritenuto il cancro del pianeta, e l'adorazione di Gaia sono concezioni che appartengono a un mondo pagano.

Vorremmo ricordare quanto terribile sia stato nel XX secolo il riemergere in ideologie politiche del neopaganesimo ispirato a certe concezioni bio-ecologiche.

Falsare la posizione dell’avversario è da sempre la premessa per demonizzarlo. Infatti, gli ecologisti non parlano affatto della divinità o meno della Madre Terra, ma della pericolosità degli scarichi industriali di alcune grandi imprese. A inquinare non è quell’astrazione che sarebbe “l’uomo”, ma i macchinari delle fabbriche gestite da alcuni appartenenti alla specie umana, come sono altri appartenenti alla stessa specie a subirne le consequenze.

è certo che molte affermazioni degli ecologisti sono semplicemente errate dal punto di vista scientifico. è certo però che ce ne sono altre validissime. Ma qui i cristianisti non rispondono sul piano tecnico. Sostengono che la critica alla pretesa di versare fumi nell’aria senza limiti abbatterebbe “esplicitamente il fondamento della tradizione giudaico-cristiana”.

Ogni fenomeno produce frange pittoresche. Quando, nel mese di novembre del 2002, la magistratura di Cosenza fece arrestare una ventina di “no global”, vi furono diverse manifestazioni; in quella di Roma, in fondo al corteo, si poteva vedere un signore di mezza età che camminava da solo, reggendo acrobaticamente una statuetta di plastica della Madonna, un rosario e vari libri mentre pregava, presumibilmente contro il demonio comunista che conduceva il corteo stesso. Ovviamente non sogneremmo mai di credere che quel signore – nonostante la sua alta visibilità - rappresenti la totalità del cattolicesimo italiano.

Ugualmente, attorno alle problematiche ecologiche si sono anche espressi piccoli gruppi di individui con idee più o meno “pagane” o “panteiste”. Queste persone, a volte rispettabili, a volte folcloristiche, a volte demenziali, comunque sempre prive di qualunque peso concreto, vengono trasformate dagli autori del MdC in un pericolo pari al nazismo.

Diciamo tra parentesi che la tesi secondo cui il nazismo sarebbe in essenza una forma di “neopaganesimo”, anche se appassiona qualche neopagano moderno, ha basi storiche davvero fragili. E se ci vogliamo abbassare anche noi a questo gioco disonesto, possiamo ricordare che il nazismo aveva anche un aspetto tecnocratico non da poco. Ma evidentemente lo scopo dei cristianisti non è di fare storia, ma unicamente di “dare del nazista” al proprio avversario. Il poveretto che obietta al fatto che le industrie statunitensi continuino a scaricare inquinanti senza posa nel suolo del Messico è pure costretto a difendersi dall’accusa di aver messo in piedi quel gioiello di efficienza imprenditoriale che fu Auschwitz.

 

Il Principe di Questo Mondo e il Dio dei Mercanti

A questo punto, il MdC cambia improvvisamente di tono. Prima, ci si lamentava di come andasse male il mondo, pervaso dal “pensiero unico”. Adesso invece apprendiamo come tutto vada per il meglio: “c’è un progresso innegabile”, affermano gli estensori. è calata la malnutrizione nel mondo, l’età media è salita e così via.

Ora, di chi è il merito? Di quel dio (ci si scusi la minuscola, visto che non siamo affatto sicuri che si tratti della stessa divinità tradizionalmente adorata dai cristiani) che ama e benedice i mercanti e i loro affari:

Di fatto i paesi che sono più aperti al commercio hanno una crescita più rapida di quelli che non lo sono.

Il merito di ogni progresso, apprendiamo, è esclusivamente dell’apertura al mercato globale. L’affermazione è certamente discutibile; ma ciò che è interessante è che questo elogio al miracoloso potere del flusso dei capitali che rende questo il migliore dei mondi possibili compare in un “manifesto dei cattolici”, che si lamenta della mancanza di valori cristiani, e anzi se la prende con il “mondo di oggi”. Con una faccia tosta non da poco, il MdC ruba il suo stesso titolo da San Paolo, o meglio dalla citazione che ne fa un teologo cecoslovacco per criticare i cattolici “progressisti”:

Fratelli, voi avete la presunzione di servire alla costruzione del Regno di Dio, assumendo quanto più possibile dal cosiddetto mondo d'oggi: i suoi modi di vita, il suo linguaggio, i suoi slogans, il suo modo di pensare.

Riflettete, vi prego: che vuol dire simpatizzare con il mondo d'oggi? Significa, forse, che bisogna lentamente vanificarsi in esso? Sembra purtroppo che vi muoviate proprio in questa direzione "Fratelli - ammoniva san Paolo nella lettera ai Romani (12,2) - non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi, rinnovando la vostra mente".

Ma lo scopo dei cristianisti è chiaro. Non si tratta solo di “conformarsi”; si tratta di esaltare attivamente i “modi di vita” il “linguaggio” e la “mentalità di questo secolo”. Ossia di assumere ancora una volta, rispetto al nuovo Costantino americano, l’antico ruolo di garanti morali del potere.

Eppure il modo in cui oggi si discute di fame, processi economici e difesa dell'ambiente mette sul banco degli imputati i Paesi e gli uomini che hanno favorito lo straordinario progresso di questi decenni. Bastano poche voci confuse, argomentazioni pseudo-scientifiche, e tanta ideologia basata sulla lotta di classe per criminalizzare intere categorie sociali e diffondere pena e panico sul futuro.

Solo “voci confuse” possono diffamare quei “Paesi e uomini” che hanno regalato al mondo il mercato globale.

I parametri culturali entro i quali sono stati collocati i problemi di sottosviluppo e ambientali risentono di una visione del mondo in cui le popolazioni ricche vengono accusate di sfruttare i poveri ed il progresso scientifico e tecnologico viene contrapposto alla conservazione dell'ambiente. Sembra quasi che eliminando le economie sviluppate si vincerà la povertà e che tutto ciò che e umano, scientifico e tecnologico rovini il pianeta. Così, in nome di una presunta difesa dei poveri e dell'ambiente sono state scatenate vere e proprie azioni di guerriglia urbana, uomini sono stati feriti, si sono devastate città.

Il teppismo di pochi diventa la “devastazione di città”: giusta la condanna, ma il MdC tace su altre città devastate a Panama, in Iraq, in Somalia, durante la guerra del Kosovo. Non da quattro esaltati che almeno rischiavano in prima persona, ma da professionisti dell’omicidio che rischiano solo la promozione.

Fino a prova contraria è vero che la democrazia politica è compatibile solo con un'economia di mercato. L'unione di capitalismo e democrazia non porterà il Regno dei Cieli sulla Terra; ma, per liberare i poveri dalla miseria e dalla tirannia e per dar spazio alla loro creatività, il capitalismo e la democrazia possono fare molto di più di quanto sia in potere di tutte le altre alternative esistenti.

L’argomentazione c’entra ben poco con il Regno dei Cieli invocato all’inizio del Manifesto. Coincide invece in maniera non casuale con l’immagine che gli Stati Uniti cercano di dare delle loro guerre dopo il Vietnam. Che sono “guerre per diffondere la democrazia” anche quando si tratta di salvare l’emiro del Kuwait, di sostenere i golpisti in Venezuela o in Pakistan, di sfruttare le tribù tagiche contro le tribù pashtun o di preparare il colpo di mano che garantirà alle ditte texane il petrolio della Mesopotamia.

 

I cristianisti

Vale la pena dare un’occhiata ai nomi di alcuni firmatari del MdC, perché costituiscono una sorta di guida al mondo cristianista, ma anche ai suoi poco noti alleati in altri settori. Quando “annunciare Gesù Cristo” vuol dire esaltare il flusso del capitale, si può diventare sorprendentemente ecumenici.

In base a una limitata ricerca su Internet, affiancheremo una piccola nota ad alcuni nomi. C’è ovviamente tanto da aggiungere, con l’aiuto dei lettori e con il tempo. Non esiste nulla di irrevocabile qui: alcuni riferimenti possono anche essere errati e saremo felici in tal caso di correggerli. Soprattutto, l’inclusione in questa lista non deve essere vista come prova della partecipazione a qualche “complotto”: tra gli stessi firmatari ce ne sono certamente molti che aderiscono solo ad alcuni punti esposti nel MdC. Si tratta comunque di persone che hanno scelto di rendere pubblici i loro nomi e non crediamo quindi di fare loro alcun torto riprendendo questa lista che è già disponibile in rete.

Mentre nel testo originale, i nomi sono in ordine alfabetico, abbiamo pensato invece di metterli in un ordine (ovviamente arbitrario) di importanza, e abbiamo aggiunto ai nomi dei “primi firmatari” anche alcuni nomi dei molti altri firmatari.

I firmatari sembrano appartenere, almeno in parte, ad alcuni blocchi. Un primo gruppo è costituito dagli “americani”: Novak, Sirico, Felice, Pelanda. Un secondo gruppo è costituito dai ciellini: Amiconi, Casadei, Gelain, Socci, Ronza, Casotto, Sancito. Poi troviamo ; un altro gruppo è costituito dai militanti di Alleanza Cattolica: Cantoni, Formicola, Respinti, Tangheroni, Guerra; un altro gruppo ancora, da alcuni scienziati per nulla cristiani, che però si oppongono all’ecologismo.

 



 

Neofascisti, ciellini, foglianti:bingo!

http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=37737&numero=889&title=NOTIZIE%20RADICALI   

di Luigi Castaldi

Qualche pignolo dovrebbe prendersi la briga di aggiornare i testi sulla destra cattolica italiana. Il fenomeno teocon ha dato una bella scrollatina a quell’allure un po’ truce (però fino all’altrieri esibita solo indoor) dei neofascistelli di tendenza lefebvriana, dei lepantisti visionari e dalle belle occhiaie, dei Cristo-Re intravisti alle conferenze dell’Istituto Pollio e nei dintorni del Viminale. Fausto Gianfranceschi ha fatto il suo tempo, avanza ormai un tipo nuovo di destra cattolica. Cambiato lo stile – su questo ci piacerebbe leggere qualcosa scritto dal pignolo – ma pure la milizia, per un vivissimo pullulare di porziuncole: cristianiste, cristocentristiche, eppoi di marianismo vario, fatimiste, di tendenza medjugoriana, ecc. Internet è stata un’occasione eccezionale per quella destra che dal tradizionalismo di certa curia ha sempre tratto spunto per esercizi di sociologia, politica ed estetica: ponti, saldature, frattali di meditazione, un gran chattare di programmi e organigrammi. A noi che tra i fondamentali non abbiamo la pignoleria, non resta che il paradigma. Così, piluccando a caso...

“Alleanza Cattolica – recita l’homepage dell’omonimo sito web è un’associazione di laici cattolici che si propone lo studio e la diffusione della dottrina sociale della Chiesa”. All’apertura, in carattere gotico, una bella scritta rosso sangue: “Cristianità”, e affianco un’aquila che reca in petto la croce di Vandea. Il motto dell’associazione: “Per la maggior gloria di Dio, anche sociale!”. Siano scoraggiati da maliziose congetture coloro che volessero considerare Alleanza Cattolica una centrale di malaffare: “nella formazione dei membri dell’associazione hanno fondamentale importanza i mezzi spirituali, fra i quali vengono privilegiati il rosario, l’adorazione eucaristica, il pellegrinaggio e gli esercizi spirituali secondo il metodo di sant’Ignazio di Loyola”, qui non si complotta, si prega. E’ vero, un’Alleanza Cattolica fu fondata, tanto tempo fa, a Piacenza, da Agostino Sanfratello (le ultime sue tracce in Forza Nuova) e da Giovanni Cantoni (estimatore di Franco Freda ed assiduo frequentatore della sua libreria a Padova); traeva ispirazione dal pensiero dell’associazione della destra cattolica brasiliana Alleanza per la difesa della Tradizione, Famiglia e Proprietà, socia in affari con la cilena Patria e Libertà, normale che vi fischino le orecchie; aveva amici niente male, per dire: Piero Vassallo, autore di un cazzuto pamphlet in difesa dei nazisti processati a Norimberga; e Benedetto Tusa, l’altrieri invischiato non sappiamo quanto ingiustamente nella fama di squadrista sambabilino, e ieri avvocato difensore dell’ordinovista Giancarlo Rognoni al processo per la strage di Piazza Fontana. V’è qualche collegamento tra questa Alleanza Cattolica di www.alleanzacattolica.org con quella dal qual certo odor neofascista? Sì, parrebbe. Dal suo statuto: “Art. 1 - In continuità con un’attività ormai più che trentennale, promossa dal signor Giovanni Cantoni a partire dal 1960, è costituita l’associazione denominata Alleanza Cattolica…”. In continuità.

Costituita il 31 gennaio 1998, festività di san Giovanni Bosco, innanzi al notaio dr. Patrizio Sbardella [ohilà, buon sangue non mente!] , nei locali del Centro per un Mondo Migliore in Rocca di Papa (Roma), registrato a Palestrina il 17 febbraio 1998”, ha amici niente male pure questa cover. Per dire: c’è un vistosissimo banner dell’Associazione Scienza & Vita, che festeggia l’astensionismo del 74,1% di italiani al referendum del 12 giugno con un cubitale “Ha vinto la vita!”; poi c’è Marco Respinti, curatore della pagina culturale del Secolo d’Italia e firmatario con Antonio Socci, Luigi Amicone, Ubaldo Casotto, Gianni Baget Bozzo (splendido poker del Foglio di Giuliano Ferrara), del delizioso Manifesto dei Cristianisti, ve lo consigliamo la sera che vi cogliesse il tedio. Ma il nome più prestigioso è quello di Alfredo Mantovano, un pezzo grosso, mica una scartina; sul sito dell’associazione, in un virile Dizionario del Pensiero Forte, firma la voce “Legge 194”. Una chicca: “La revisione della legislazione italiana sull'aborto, per avere connotati di serietà, deve muoversi lungo […] direttrici interdipendenti, che ribaltino la logica di banalizzazione della vita oggi dominante […]. Si deve ripensare a misure, anche penalistiche, che dissuadano dalla pratica abortiva: non ha senso proclamare l'intangibilità della vita e ometterne la tutela sotto questo profilo, come sarebbe assurdo immaginare che l’esortazione a essere buoni sia sufficiente a proteggere l'esistenza di chi è già nato, indipendentemente dalla configurazione del delitto di omicidio”. Bingo!
Ed eccoci ad Angela Pellicciari nella sua versione di cattolica che, revisionando il Risorgimento, fa un favore alle caprette colleghe della Lega. La capretta padana si chiede: cosa c'entra la scienza con l'Unita' ? E' l'ignoranza sovrana, altrimenti capirebbe. Si legga i resoconti dei congressi Sips (Società Italiana per il Progresso delle Scienze) e delle riunioni dell'Accademia dei XL, si studi il fatto che la scienza in Italia non emergeva perché gli statarelli preunitari non potevano finanziarla, che nello Stato Pontifico si faceva la "fisica sacra", .... ah, Pellicciari, Pellicciari, ... stasera niente zolletta di sale!  (Altre bestialità di Angela Pellicciari si trovano in http://www.francobampi.it/liguria/link/pellicciari.htm ).

http://www.kattoliko.it/leggendanera/risorgimento/risorg05.htm 

Unità nel nome della "scienza"


di Angela Pellicciari

La Padania - 2 agosto 2001 

 

Durante il Risorgimento le associazioni si riunivano per invocare "la gloria d’Italia"

L’invasore Napoleone si muove nel nome della scienza. Quello che fa, lo fa per liberare i popoli dal giogo dell’oppressione e dell’ignoranza. Napoleone ritiene giunto il momento in cui tutti debbano riconoscere la bontà, la scientificità ed il valore dei principi massonici da lui incarnati. E’ così che dovunque arriva li propaganda nel nome della scienza, fondando dappertutto Società di Agricoltura, di Scienza e di Arti.

Caduta la stella di Napoleone, in piena Restaurazione, i liberali di tutti gli stati d’Italia tengono vivo il ricordo delle mitiche gesta dell’eroe corso e rinfocolano la speranza di un più roseo avvenire -gli antichi sovrani si sono affrettati a sopprimere le Logge sorte dovunque in epoca napoleonica- organizzando Congressi scientifici. Anima del movimento è un cospiratore legato a Napoleone da stretti vincoli di parentela, Carlo Bonaparte, principe di Canino. Non è un caso che, a cose fatte, a Risorgimento ultimato, il sindaco di Roma Luigi Pianciani inaugurando nel 1873 il penultimo Congresso scientifico, finalmente convocato nella città dei papi, invita i convenuti ad una "profonda, immensa soddisfazione". "Sì, o signori, -sostiene- a me piace riconoscerlo qui in Roma, grandissima parte del risorgimento italiano è dovuto a voi; giacché ha cominciato il nostro movimento col Congresso scientifico che ebbe luogo in Pisa nel 1839". Cosa c’entra un congresso scientifico col processo di unificazione italiana? Per propagandare una religione diversa dal cattolicesimo in un paese profondamente cattolico, non ci si può servire della miriade di confraternite e opere pie in cui la popolazione italiana è capillarmente suddivisa; per scalzare dai propri troni i rispettivi regnanti, non si può agire pubblicamente in qualcuna delle, pur prestigiose, istituzioni culturali e scientifiche dei vari regni. Per propagandare la rivoluzione, cioè l’unità e l’indipendenza d’Italia, bisogna sfruttare tutti gli spazi possibili, creando le occasioni propizie. A questo mira l’Istruzione della carboneria quando prescrive: "Sotto il più futile pretesto, ma mai politico né religioso, fondate voi medesimi, o, meglio, fate fondare da altri, associazioni e società di commercio, d’industria, di musica, di belle arti". La pratica dei Congressi scientifici che fra feste, fanfare e invocazioni dello Spirito Santo si apre solennemente a Pisa nel 1839, va in questa direzione. Da allora, e fino al 1847, si tiene un congresso all’anno, a turno, nelle diverse città d’Italia. Si prosegue con Torino, poi Firenze, Padova, Lucca, Milano, Napoli, Genova e, infine, Venezia. Un solo stato si rifiuta di ospitare le assise scientifiche di nuovo tipo, ricalcato sul modello dei paesi protestanti: lo Stato della Chiesa. Quale conclusione trarne? Che si tratta di uno stato oscurantista, avverso al progresso e al sapere; uno stato che rende l’Italia, per utilizzare la colorita espressione di Pianciani, "una terra di morti".

Organizzati per sezioni, i lavori dei congressi contemplano, insieme a quelli della medicina e delle scienze naturali, il tema dell’agricoltura. Quest’ultimo soggetto però, visto l’assetto eminentemente agricolo della nazione, non è affrontato solo nei congressi. La divulgazione capillare dei miglioramenti proposti dalla scienza in agricoltura, è favorita attraverso la costituzione di numerose Associazioni Agrarie, la prima delle quali vede la luce in Piemonte nel 1843.

All’associazione, ricorda lo storico massone La Farina nella Storia d’Italia, "si iscrissero non solo gli studiosi delle scienze attinenti all’agricoltura, ma anche tutti gli uomini dotati di generosi e liberi sentimenti": ben "tremila e seicento" i soci. Il numero sorprendentemente alto degli iscritti diventa comprensibile se si tiene conto che molti di coloro che vogliono modernizzare le colture non hanno alcun campo per tradurre in pratica le teorie. E infatti, è sempre il parere di La Farina, "la parte politica, a volte predominò sulla scientifica": "ne’ banchetti e festeggiamenti, fra clamorosi applausi invocavasi il nome d’Italia, le sue antiche glorie si rammentavano, nuove glorie e non lontani trionfi le si auguravano". Anche in questo caso, sottolinea lo storico, la "parte gesuitica" fu decisamente avversa alla vita delle associazioni e, con esse, al necessario sviluppo del progresso in campo agricolo.

La Farina confonde l’avversione cattolica alla messa in scena delle Associazioni agrarie con il mancato interesse per i miglioramenti scientifici. Quante cose non si fanno per la scienza. Ieri come oggi il mondo è sempre lo stesso.


La capretta padana prova a drizzarsi in piedi ma non ci riesce. Occorre prima passare attraverso la scimmia! (Altre bestialità di Angela Pellicciari si trovano in http://www.francobampi.it/liguria/link/pellicciari.htm ).


http://www.kattoliko.it/leggendanera/risorgimento/risorg22.htm

Piemonte liberale? No, brutale


di Angela Pellicciari

La Padania - 23 settembre 2001

Il regno sardo eseguì molte più condanne a morte di qualsiasi altro Stato

"Vi prego di presentare al Congresso la seguente proposta in favore degli sfortunati concittadini che gemono nelle prigioni e nelle galere dei principi italiani": così scrive Cavour al "caro amico" lord Clarendon, potente plenipotenziario inglese al Congresso che si apre a Parigi nel 1856. Cavour invoca per bocca di Clarendon "misure di clemenza" per i condannati dei reati politici commessi nel biennio 1848-49.

Propaganda: ancora e sempre propaganda. Il Risorgimento si impone all’Italia e all’estero come risultato di un’abilissima e spregiudicata propaganda il cui costo ricade, a cose fatte, sulle popolazioni dei vari Stati italiani; in primo luogo sui cittadini dell’Italia meridionale. Il Congresso di Parigi offre al Piemonte ed ai suoi amici inglesi e francesi l’occasione propizia di fare da cassa di risonanza alle menzogne liberali sulla situazione dell’Italia non sabauda. La realtà, come al solito, è esattamente opposta a quella che il conte di Cavour ed i suoi alleati fingono che sia. Se c’è qualcuno che "geme" nell’Italia degli anni Cinquanta dell’Ottocento, questi sono i numerosissimi detenuti del regno sardo. Veniamo ai fatti e alle cifre.

Lo storico romano Paolo Mencacci documenta che dopo la rivoluzione del 1848, fatto unico in Europa, nel Regno delle Due Sicilie non vengono effettuate condanne a morte. Se 42 sono le pene capitali per delitti politici decretate dalle Corti di giustizia negli anni che vanno dal 1851 al 1854, il re Ferdinando II ne tramuta 19 in condanne all’ergastolo, 11 in 30 anni ai ferri e 12 in pene minori. Negli stessi anni la clemenza del sovrano grazia 2713 condannati per reati politici e 7181 per reati comuni. A ciò si aggiunga che la statistica criminale del Napoletano, a partire dal 1848, è in costante diminuzione. A giudicare con i criteri odierni che ritengono la pena di morte una barbarie, il Regno delle Due Sicilie nel decennio che precede l’unificazione è senzìombra di dubbio uno stato modello.

Per lo Stato pontificio valgono considerazioni simili. Secondo il Rayneval, ambasciatore di Francia a Roma, mai una restaurazione è stata realizzata con maggiore clemenza: "Il papa si è limitato ad impedire [che i rivoluzionari] facciano ancora del male bandendoli dal paese. Nessun imprigionamento, nessun processo, se non eccezionalmente per l’ostinazione di taluni ad essere giudicati". La giustizia pontificia è ben amministrata, scrive Reyneval, "sono scrupolosamente osservate tutte le precauzioni per la verifica dei fatti, tutte le garanzie per la libera difesa dell’accusato, compresa la pubblicazione dei dibattiti".

La situazione della giustizia, viceversa, è drammatica proprio nel Regno di Sardegna dipinto come Stato modello. Assumendo la pena di morte come indice della violenza di un regime, il regno sardo è uno stato brutale: da quando sono andati al potere i liberali le esecuzioni capitali sono aumentate in modo esponenziale. A sollevare il caso in Parlamento è Angelo Brofferio, deputato romanziere schierato a sinistra. Il ministro De Foresta, costretto dalle polemiche, rende pubblico un raffronto tra le esecuzioni eseguite in un quinquennio di governo liberale (anni 1851-1855) e quelle avvenuto in un quinquennio di governo assoluto (1840-1844). Il confronto è istruttivo: sotto il governo assoluto 39 condanne, sotto il regime della libertà 113. L’Armonia - il giornale di don Margotti - commenta: "I nostri gazzettieri che gridano tanto contro gli assassini e gli omicidi dello Stato Pontificio e di Napoli, tirandone la conseguenza contro la mala amministrazione di que’ governi, non fanno altrettanto cogli omicidi e cogli assassini del Piemonte".

Regno violento, indebitato fino al collo per sostenere i costi altissimi della rivoluzione italiana, il regno sardo denigra gli altri Stati della Penisola proiettando su di loro la propria disastrosa condizione, mentre mitizza le caratteristiche degli Stati stranieri suoi alleati. Tipico esempio di calunnia quotidiana è una notizia che compare il 19 marzo 1857 sul Corriere Mercantile di Genova riguardante un mostruoso strumento di tortura denominato "cuffia del silenzio". La notizia, subito ripresa da giornali liberali italiani ed europei, racconta di un oggetto costruito per impedire ai carcerati siciliani di parlare. Ebbene, mentre di questa diabolica cuffia non ci sono tracce nelle prigioni borboniche, il suo utilizzo è documentato in quelle inglesi. Così racconta Christophe Moreau, incaricato dal governo francese di fare un sopralluogo nelle carceri dell’isola: "L’ordigno più curioso e significante - scrive Moreau - è uno strumento di silenzio composto di varie bende di ferro circolari che serrano la testa del colpevole dalla nuca alla fronte, riunite fra loro da un’altra banda di ferro, che si parte in due per dar passaggio al naso, ed è terminata al di sotto da una lingua di ferro che entra nella bocca fino al palato".

"E noi faremo come la Russia" cantavano felici all’inizio del secolo i comunisti italiani. Una sprovveduta e ridicola esteromania: questo è il duraturo lascito del Risorgimento.


Alcune cose alla revisionista cattofascista le dice Giuseppe Toscano:

http://www.nuovosoldo.it/Cultura/Articoli/UnacertaideadiRisorgimento1032004.htm 

Una certa idea di Risorgimento  

di Giuseppe Toscano



Mentre la revisione della Resistenza è ormai cosa fatta, i libri di testo aspettano ora una correzione altrettanto importante che potrebbe avere ricadute non solo sulla nostra percezione della storia patria ma anche sull’assetto urbanistico delle città: se, come dicono, il Risorgimento è da riscrivere, bisognerà cambiare nome a strade e piazze, bisognerà eliminare o sostituire tanti monumenti (cosa ne faranno dell’Altare della Patria?). Inoltre bisognerà trovare un’altra definizione (andrà bene Riabbattimento?) per quel periodo della storia d’Italia. Nell’attesa di conoscere i nuovi nomi di Villa Mazzini e di Piazza Cairoli vediamo come tutto ciò è potuto accadere, e sta ancora accadendo.

In tempi di seconda repubblica la spinta maggiore alla revisione del Risorgimento è venuta da alcuni settori integralisti del mondo cattolico, che non dimenticano l’oltraggio di Porta Pia, del papa prigioniero in Vaticano, della disseminazione di monumenti anticlericali nella Città Eterna (Giordano Bruno a Campo dei Fiori, Girolamo Savonarola in faccia al Laterano ecc.). E’ per loro motivo di rimpianto che la Chiesa non abbia potuto guidare, plasmare l’unificazione dell’Italia, che nelle prime elaborazioni sarebbe dovuta avvenire proprio sotto la guida del papato (neoguelfismo). L’iniziativa sfuggì però di mano al pontefice per i noti fatti del 1848-49, e passò al Regno di Sardegna, che col suo abile primo ministro seppe conquistarsi gli appoggi giusti (Francia e Inghilterra).

Uno degli elementi più importanti della revisione è stato nell’agosto 2000 il Meeting dell’amicizia tra i popoli, l’annuale manifestazione riminese di Comunione e liberazione, cui veniva affiancata una mostra intitolata L’altro Risorgimento nella quale si esponevano fotografie e materiali sul brigantaggio o, come preferiscono i revisionisti, le insorgenze del 1860-65 nell’Italia meridionale. Idea di base era la ferocia della repressione dell’esercito piemontese contrapposta all’eroismo dei ribelli.

Non tardò a scatenarsi la polemica, che sul fronte cattolico vide e vede schierati i leghisti, i quali, nostalgici semmai della dominazione austroungarica, hanno colto al balzo la tesi fondamentale della mostra riminese: era meglio unificare fin da subito l’Italia nella forma federativa, sotto la presidenza del papa, ed evitare la colonizzazione piemontese e l’accentramento amministrativo, qualificato (o meglio squalificato) come “giacobino”. Al filone non hanno mancato di aggregarsi brillanti corsivisti con la vocazione del revisionismo come ad esempio Sergio Romano, che di recente su Panorama (20 agosto 2004) ha ritenuto di poter applicare la definizione di guerra civile alle lotte risorgimentali e post-risorgimentali.

L’elemento più attivo nella polemica antirisorgimentale è quello cattolico, che porta avanti alcuni filoni polemici ben precisi: innanzitutto il concetto che l’unità nazionale fu un fatto sostanzialmente imposto alla maggioranza del popolo italiano che invece era ben contento delle varie dinastie regnanti; poi che quello dell’Italia è l’unico caso di unificazione di uno stato moderno avvenuta in contrasto con la religione e la religiosità del suo popolo; e ancora la natura sostanzialmente irreligiosa delle élites risorgimentali, appartenenti in buona parte a logge massoniche, il cui fine non dichiarato era la distruzione del cattolicesimo; c’è infine la rivalutazione della figura di Pio IX, culminata nel 2000 con la sua beatificazione.

Sull’eroicità delle virtù e i requisiti di santità di Mastai Ferretti non è qui il caso di discutere; interessante è invece l’apprezzamento dell’opera storica del suddetto, culminante idealmente nel Sillabo, l’elenco di 80 proposizioni erronee e perniciose. Vi si condanna un po’ tutto ciò che s’è visto dalla fine del Medioevo ad oggi: il razionalismo, il liberalismo, il socialismo, il comunismo, la libertà di culto e di pensiero, il matrimonio civile, fino all’ottantesimo anatema per coloro i quali dicono che “il Romano Pontefice può e deve col progresso, col liberalismo e con la moderna civiltà venire a patti e conciliazione”. Inoltre in diverse occasioni sono stigmatizzati i nefasti effetti dell’istruzione pubblica dei giovani gestita dall’autorità civile perché è inaccettabile per i cattolici un sistema educativo “il quale sia separato dalla fede cattolica e dalla podestà della Chiesa, e che riguardi soltanto la scienza delle cose naturali e i soli confini della terrena vita sociale” (errore n. 48). Sappiamo quanto e da quando la Chiesa si batte a favore delle scuole private - le sue - e le polemiche antirisorgimentali sono certamente funzionali allo scopo.

Questa strana coppia - Lega nord e Chiesa cattolica - si compatta di fronte a un avversario comune: lo stato, che inevitabilmente fa della nascita della patria un pilastro dell’identità nazionale. Non a caso La Padania ospita spesso articoli di Angela Pellicciari, autrice di Risorgimento da riscrivere. Liberali & massoni contro la Chiesa (Ares, 1998) e L’altro Risorgimento. Una guerra di religione dimenticata (Piemme, 2000), e di Rino Cammilleri, autore di un Elogio del Sillabo (Leonardo, 1994) oltre che di un’apologia della Santa Inquisizione (La vera storia dell’Inquisizione, Piemme, 2001).

Si tratta comunque di operazioni che di storiografico hanno ben poco, tant’è vero che gli storici di professione generalmente evitano di entrare nel merito del dibattito (discutendo semmai del metodo). A un gruppo di essi - fra i quali Giuseppe Galasso, Massimo L. Salvatori e Nicola Tranfaglia - firmatari di un “manifesto sul revisionismo”, pare che tutto ciò non abbia niente a che vedere con la storiografia, con la ricerca scientifica: “I disinvolti ‘distruttori’ del Risorgimento non fanno riferimento a fonti, non vanno negli archivi, non aprono opuscoli polverosi. Non ne hanno bisogno. Ciò che devono dimostrare l'hanno già in testa; e prescinde da quella ricerca della verità che è connaturata al mestiere dello storico” (La Stampa, 20 settembre 2000).

Ma bisogna anche rilevare che viene trascurato il contributo dei cattolici al Risorgimento, di intellettuali come Alessandro Manzoni e Massimo D’Azeglio o di persone che diedero la vita, come il barnabita Ugo Bassi (fucilato a Bologna nel 1849) o don Enrico Tazzoli, (che figura tra i martiri di Belfiore). La sconcertante prospettiva storica dei revisionisti può essere percepita da questo intervento di Angela Pellicciari al meeting di Rimini: “Da Lutero in poi si forma un’internazionale anticattolica di cui la massoneria è espressione, di cui il liberalismo è espressione, perché il liberalismo è la prima vera internazionale… la prima internazionale, non c’è dubbio, è giacobina, anticattolica e poi liberale e comunista”.

Questa prospettiva infine ignora che una storiografia ben più attendibile aveva già messo in luce le zone oscure dell’unificazione nazionale, con ricadute anche nel mondo dello spettacolo (ricordate Bronte. Cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato di Florestano Vancini?) e perfino nelle scuole, dove è sparita quella retorica agiografica che oggi si vorrebbe indicare come mito da sfatare.

3/10/2004
 

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