FISICA/MENTE

 

 

Questa interessante storia del Papato che segue è opera di Marco Capurro ed è pubblicata sul suo multiforme sito:

  http://www.capurromrc.it/index.html

Ho chiesto a Capurro di pubblicare questa storia e gentilmente me lo ha concesso. Gli sono particolarmente grato.

(Per informazioni rivolgersi a:

Marco Capurro

capurromrc@colrag.ge.it
Via Granello, 3/7
Genova, GE 16121
Italia)

 


 

VENTI SECOLI DI PAPATO

 

(le immagini del testo sono in parte originali ed in parte tratte dai testi citati in bibliografia)

 

 

Il successore di Pietro?

Il Sommo Pontefice, Giovanni Paolo II°, è chiamato il 263° pontefice, almeno nelle liste Vaticane, ma il numero non sembra così certo.

Ci sono state molte occasioni nelle quali nessuno sapeva con certezza chi, dei diversi pretendenti al titolo, fosse il vero papa.

Soltanto nel 1073 Gregorio VI° proibì espressamente ai cattolici di chiamare "papa" una persona diversa dal vescovo di Roma. In precedenza molti vescovi erano affettuosamente chiamati ed invocati con il titolo di Papa o "pope".

Si sostiene che Pietro fosse il vescovo di Roma, ma non pare nemmeno certo che a Roma egli si sia fermato per un certo tempo (i più accreditati studiosi gli attribuiscono al massimo tre anni di permanenza nella città). E' invece sicuro che nella lettera di Paolo del 58 d.C., indirizzata ai Romani, egli menziona personalmente 29 individui, ma non saluta affatto Pietro. Omissione sconcertante se Pietro fosse stato formalmente il vescovo di Roma.

D'altra parte non c'era alcuna ragione per la quale Pietro dovesse essere vescovo a Roma. Non era nemmeno stato vescovo a Gerusalemme, dove , dopo la morte di Gesù, capo della Chiesa era diventato Giacomo, il fratello del Signore.

C'è poi anche il fatto stranissimo che il nome di Pietro non appare nei primi successivi (all'epoca di Pietro) elenchi dei vescovi di Roma. Ireneo, vescovo di Lione dal 178 al 200 d.C., che può citare con assoluta precisione la propria personale sequenza di "tradizione" vescovile sino a risalire direttamente all'apostolo Giovanni, elenca tutti i vescovi di Roma fino al dodicesimo, Eleuterio, ma, come primo vescovo, parte da tale "Lino".

Altrettanto si ritrova nella "Costituzione Apostolica" dell'anno 270, nella quale si precisa che Lino ottenne la sua nomina direttamente da Paolo.

Proprio nel tentativo di risolvere l'incongruenza in molti elenchi di pontefici seicenteschi i pontefici numero uno e due delle antiche liste, Lino e Cleto, vengono addirittura ridotti alla qualità vescovile, saltando a pié pari da Pietro a Clemente (e ricordiamo che, in realtà, la medesima idea "cattolica" di "papa" era in quel tempo senza significato alcuno).

Secondo alcuni la cosa si spiega soltanto con l'ipotesi che nella mente degli antichi commentatori gli apostoli costituissero una classe a parte, da non confondere con le normali gerarchie, e che essi, gli apostoli, non appartenessero a nessun luogo specifico ma a tutta la Chiesa in senso lato.

La Chiesa ha stabilito come essenziale elemento di "fede" (e di potere come vedremo) che i papi sono successori di S.Pietro come vescovo di Roma, ma egli non ha mai portato quel titolo, che gli fu attribuito solo molti secoli dopo.

Su questa esile ed inconsistente base il Papa è diventato l'ultimo sovrano assoluto sul pianeta, con poteri che hanno del fantastico.

Naturalmente, come tutti i regnanti di questo genere, la sua corte burocratica, la Curia, che alla fin fine ha sempre vinto tutte le sue battaglie, risulta in grado di condizionarne pesantemente le scelte sia direttamente sia indirettamente, filtrando opportunamente le informazioni destinate al Pontefice.


Una nota sul significato della parola Pontefice:

IL TERMINE "PONTEFICE"

Il titolo di pontefice che attribuiamo al Papa non gli spetterebbe né di diritto né di fatto.

La parola "pontifex" era dai Rasena (gli Etruschi) usata per indicare una delle molte qualità dei loro Lucumoni, quella che si riferiva alla loro capacità di costruire ponti (presumibilmente tra gli umani e le divinità).

I Romani, sconfitti gli Etruschi, che come civiltà sembrarono sparire dalla Storia da un giorno all'altro, la fecero propria e l'attribuirono ai loro "sacerdoti".

Gli imperatori, quando decisero di essere "divini", ritennero opportuno che tale qualità dovesse riferirsi a loro medesimi e se ne appropriarono.

A questo punto, giocando sull'equivoco e sul falso palese costituito dalla cosiddetta "donazione di Costantino" (che peraltro mai si sognò di rinunciare al titolo di pontefice, massimo o minimo che fosse), i papi ritennero opportuno, per consolidare la loro superiore qualità imperiale, che permetteva loro di giustificare l'esercizio di un controllo sopra i vari regnanti sparsi, appropriarsi anche di questo titolo (solo quindi a fini di potere temporale) distorcendone quindi l'originario spiritualissimo significato.


 

Ancora più strano è che questo potere assoluto, costruito appunto sulla inesistente correlazione con Pietro con la straordinaria frase "Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam, et portae inferi non praevalebunt adversus eam" (giustificata dagli studiosi con il fatto che in Aramaico "Pietro" e "rocca/pietra" sono entrambi "Cepha"), non abbia trovato fondamento teologico alcuno fino al XV° secolo.

A Cipriano, Origene, Cirillo, Ilario, Gerolamo, Ambrogio, Agostino, per citarne alcuni, non verrebbe mai in mente di applicarla al Papa, anzi proprio fino al XV° secolo era prassi costante riferirsi solo al Signore come unica "pietra portante" della Chiesa.

Inoltre Pietro non era nemmeno un grandissimo esempio in ordine alla "infallibilità" autoattribuitasi dai pontefici. Pietro fece terribili errori sia prima sia dopo la morte di Gesù (i vari tradimenti, il tentativo di impedirgli di andare a Gerusalemme,etc.) tanto che uno dei più grandi studiosi di diritto canonico, Graziano, nel 1150, dice:" Petrus cogebat Gentes Judaizare et a veritate evangeli recedere" , cioè "Pietro spingeva i Gentili a vivere come Ebrei allontanandosi dalla verità del Vangelo".

 

Potere sulla Chiesa?

E, per quanto riguarda la giurisdizione sulla Chiesa, sarà mai passato per la mente a Pietro, mentre predicava al suo minuscolo gregge ad Antiochia o a Roma (se mai ci si è recato), che in un giorno futuro avrebbe avuto il potere sull'intera Chiesa?

Un'idea del genere richiese un mucchio di tempo per prendere forma compiuta nella mente (?) della Chiesa romana stessa. Persino per cominciare a pensarla dovettero attendere che la Cristianità cominciasse ad integrarsi con l'Impero, ed anche allora il vescovo di Roma non rappresentava niente di più di un normale vescovo, come quello di Costantinopoli o di Antiochia, e nessuno avrebbe mai ritenuto opportuno o doveroso andare a chiedergli di dirimere questioni relative al proprio "gregge", di fede o laiche che fossero.
Solo dopo il traferimento della corte imperiale a Costantinopoli (la nuova Roma) si cominciò a separare Pietro da Paolo e a considerare l'idea di una qualche trasmissione di incarico da parte di Pietro (peraltro inesistente e non sufficientemente documentata né documentabile).

Solo per toccare alcuni punti, che vorrei meglio approfondire in seguito, evidenzio altre tre o quattro questioni che mi vengono subito in mente
a) il problema dell'infallibilità del Papa, inesistente nel primo millennio, durante il quale solo i Concilii Generali esprimono le idee, gli indirizzi e le decisioni della Chiesa.
Il primo documento papale indirizzato alla chiesa universale sembra essere, per vera sfortuna, la Bolla di Bonifacio VIII "Unam Sanctam" del 1302, che sollevò più questioni di quante ne risolvesse.
b)quello della ricchezza della Chiesa, organizzazione che sarebbe irriconoscibile ed incomprensibile per Pietro e Gesù, il cui Vicario abita un palazzo con "undicimila" stanze, possiede Gastel Gandolfo e si veste come Goldrake (a dire la verità anche i normali parroci lo fanno durante la messa). Gesù è vissuto povero ed è morto nudo. Il papa da secoli si ammanta d'oro e tessuti preziosi. Contrasto più grande sarebbe difficilmente immaginabile. Petrarca stesso scrisse nel XIV secolo "Mi vengono in mente gli antichi predecessori del papa, osservando questi uomini (vescovi e cardinali) vestiti d'oro e purpureo. Sembra d'essere presso i re Persiani o Parti...".
Che relazione materiale o spirituale ci può essere tra quei poveri apostoli e gli attuali vertici della Chiesa cattolica?
c) l'enorme numero di papi sostanzialmente "eretici" che si è susseguito nel corso di questi ultimi diciotto secoli, che hanno comportato continui sconfessamenti sostanziali di predecessori "in errore" flagrante , malgrado formalmente infallibili, con conseguenze a volte tragicomiche per il futuro della cristianità (magari anche utili. Pensate se Clemente XI, invischiato nella lotta tra Gesuiti e Domenicani, nel 1715 con un atto di incredibile cretineria politica e di spaventosa intolleranza, non avesse proibito in Cina i riti tradizionali (peraltro nemmeno equivalenti teologicamente alla nostra visita al cimitero). Oggi, con la politica familiare della Chiesa non saremmo 6 miliardi ca. ma quattordici, alla faccia del controllo delle nascite. Saremmo belli che rovinati!). L'atto condusse alla espulsione immediata dei missionari cattolici e dei gesuiti da parte dell'Imperatore della Cina e ad una cruda repressione dei cinesi convertiti.
d) il colpevole ritardo della Chiesa (da sempre) nell'accettare quanto di positivo e nuovo l'evoluzione della scienza e della società offrono all'umanità.

Mi permetto di citare solo alcune delle proposizioni PROIBITE (DA CONSIDERARE FALSE) da Pio IX nel suo Syllabus degli Errori, pubblicato insieme a "Quanta Cura" nel 1864.
15.Ogni uomo è libero di abbracciare e professare la religione che, guidato dalla luce della ragione, considera vera.
24.La Chiesa non ha il potere di usare la forza, anzi non ha potere temporale diretto o indiretto.
30.L'immunità della Chiesa e del Clero deriva e trae le sue origini dalla legge civile.
38.I Pontefici di Roma hanno, con la loro arbitraria condotta, contribuito alla divisione della chiesa in orientale ed occidentale.
76.L'abolizione del potere temporale in mano alla Sede Apostolica contribuirebbe in grande misura alla libertà ed alla prosperità della chiesa
77.Oggi non è più vantaggioso che la religione cattolica debba essere considerata come unica religione di stato, con esclusione di tutte le altre fedi.
79.Da oggi è stato saggiamente stabilito in alcuni stati cattolici che persone che vengano a risiedere nello stato possano continuare a esercitare la propria particolare fede.
80.Il Romano Pontefice può e deve riconciliarsi e venire a patti con progresso, liberalismo e moderna civilizzazione.
TUTTO QUANTO SOPRA DOVEVA CONSIDERARSI "FALSO".

Senza soffermarsi troppo si passa da Bruno a Galileo, da Newton a Darwin (tutti scomunicati ed eretici?), dalla democrazia al diritto di voto, concesso persino alle donne, che hanno l'anima solo da qualche secolo (malgrado quanto sostenuto pubblicamente da Propaganda Fidei).

 

Brama di potere

 

Oggi la maggior parte dei cattolici dà per scontato il fatto che i papi abbiano come loro ideale la Via di Gesù. Gli ultimi papi peraltro, con tutte le possibili critiche, si sono gestiti in maniera da non discostarsi eccessivamente da un comportamento formalmente "cristiano".

I credenti possono aver sentito parlare di Alessandro VI, lo scandaloso Borgia, ma sembra che egli rappresenti un "unicum" nella storia del papato e , comunque, i fedeli assumono come garantito quanto disse de Maistre (storico del XIX secolo) a proposito dei papi più criticabili "In ogni caso le encicliche e le bolle di questi mostri erano irreprensibili".

In verità anche encicliche e bolle, a volte persino di papi unanimamente considerati santi, sono spesso più che reprensibili, ma non sembra questo il punto.

Molti papi non sono stati affatto santi o brave persone ed anche prima del 1870 (data in cui Pi IX perse il potere temporale) raramente erano amati. Più spesso erano odiati o temuti.

Le distorsioni cominciano con l'elenco dei papi, nel quale i primi trenta sono descritti come "martiri". Non esiste alcuna evidenza che tutti loro morissero per Cristo. Molti erano regolarmente sposati, alcuni di costoro si liberarono di moglie e figli in cambio dell'incarico papale. Molti erano figli di preti, vescovi e papi. Qualcuno era bastardo.Uno era un vedovo, un'altro un ex schiavo, diversi erano assassini, qualcuno era non credente. Ce n'erano eremiti, eretici, sadici e sodomiti. Molti divennero papi "comprando" l'incarico (simonia) e proseguirono vendendo le cose "sante" per rifarsi della spesa. Diversi ebbero figli illegittimi (quelli legittimi non possono essere considerati "irregolari"), alcuni erano fornicatori ed adulteri su grande scala. Ce ne furono di strangolati, avvelenati (esiste da millenni l'incarico di "assaggiatore" del cibo del papa), uccisi in vario modo e, forse, anche qualche sant'uomo.

Ma sorvoliamo un attimo su queste prime informazioni e prendiamo in considerazione il momento di passaggio tra il conforto e la guida "religiosa " ed il potere temporale. Dovrebbe più o meno corrispondere a quello della fatale alleanza tra Costantino e Silvestro, successore di papa Milziade, che non ebbe difficoltà alcuna ad accettare come fedele (posto che lo sia mai stato) uno (Costantino) che sgozzava ed eliminava fisicamente coloro che considerava nemici.

Come già detto, storicamente Costantino non rinunciò mai al suo titolo di "Pontifex Maximus", capo supremo del culto pagano di stato, ed in nessuna occasione fece della religione cristiana la religione ufficiale di stato. La sua alleanza con i cristiani era di natura esclusivamente politica e l'Editto di Milano, nel quale , con Licinio, stabilisce la libertà di fede, sembra dimostrare la sua indifferenza alle diverse confessioni religiose e la sua tolleranza in questo settore.

Colpisce il fatto che nessun documento nella storia della Chiesa sia altrettanto tollerante e generoso e saggio dell'Editto di Milano, predisposto da due sanguinari guerrieri (Costantino e Licinio), che stabiliva quanto segue: "Noi abbiamo da lungo tempo stabilito che la libertà di fede non debba essere negata. Anzi le idee ed i desideri di ciascun uomo gli debbono essere garantiti, rendendogli possibile il dedicarsi alle cose spirituali come egli meglio decida. Per questo ordiniamo che a ciascuno sia permesso avere le proprie credenze e praticare la propria fede come meglio desidera".

Nell'anno 380 il cristianesimo divenne religione formale dell'Impero Romano. All'inizio lo stato prendeva anche decisioni in campo ecclesiastico, a fini di ordine pubblico e di sicurezza o politica, ma, con il passare del tempo cominciò a verificarsi l'inverso.

Il momento cruciale resta comunque il passaggio da religione secondaria a fazione di potere. E con il potere, cominciò l'avvento di candidati che privilegiavano Mammone alla semplicità dell'originaria fede in Cristo.

Per esempio quando nel 366 morì papa Liberio, due diverse fazioni nominarono due diversi papi , Ursino e Damaso. Dopo aspre lotte per le strade i seguaci di Ursino si asserragliarono in Santa Maria Maggiore (allora conosciuta come la "nostra signora della neve") dove vennero sterminati dai seguaci di Damaso.

Ursino vene spedito in esilio dall'Imperatore, mentre Damaso, quasi per cancellare l'orrore del massacro, per la prima volta espose la teoria di aver agito in qualità di successore di Pietro (382). Già allora il vescovo di Roma era un ricco possidente e proprietario terriero. Il papa divenne Papa quando unì al ruolo religioso le funzioni secolari. Damaso rappresenta un esempio classico. Quando domandò al prefetto di Roma, un pagano con molti titoli religiosi, di convertirsi, il gentiluomo gli rispose "Volentieri, se tu mi fai vescovo di Roma".

Ammiano Marcellino sostiene che quella del vescovo doveva essere una posizione invidiabile: "Una volta che hai raggiunto l'incarico, uno se la gode, in pace, con una fortuna assicurata dalla generosità dei fedeli e delle matrone. Gira in carrozza, vestito splendidamente. Offre banchetti assai più lussuosi di quelli imperiali". Mentre San Geromio (ascetico segretario di Damaso), descrivendo il tipo di preti di cui si circondava Damaso, ne parla come di tizi che sembravano più che altro le mogli del papa.

Lo stesso discorso può essere fatto per Gelasio (san) (492-496), al quale è erroneamente attribuito il "Decretum Gelasianum" (VI° secolo) nel quale venivano indicati i libri proibiti e quelli consigliati (un INDEX ante litteram), ma che comunque diede inizio all'escalation del lusso nei paramenti e nelle forme delle cerimonie religiose. Lo stesso Gelasio iniziò la selvaggia guerra con il Patriarca di Costantinopoli, Akakios, troppo liberale verso i presunti eretici monofisiti, e contro Thiudareichs (Teodorico) il re goto che governò saggiamente l'Italia per alcuni decenni (re dal 493 al 526), cercando di imporre, senza riuscirvi per la ferma opposizione del re, una ambigua forma di supremazia della Chiesa sul laicato.

Teodorico degli Ostrogoti, tranne gli ultimi anni in cui fu colpito probabilmente da qualche forma di arteriosclerosi che lo portò ad alcune (poche per la verità, visti i costumi dell'epoca) inutili uccisioni e condanne, rappresenta anch'esso, con il suo "Editto", la superiore tolleranza e comprensione dell'elemento laico su quello religioso. Normalmente è solo l'aspetto civilistico delle sue leggi che viene considerato ma non bisogna dimenticare che tra le sue emanazioni normative si trova scritto, in latino ed in goto:"Religionem imperare non possumus, quis nemo cogitur ut credat invitus - Galàubeins ni mag weìs anabudàima ; ni aìns hun galàubjàith withra is wilja." (non possiamo imporre la religione con la forza; nessuno può essere obbligato a credere contro la propria volontà).

Fino all'undicesimo secolo i papi venivano eletti direttamente dal popolo di Roma e questo, senza dubbio, contribuiva a fare della nomina papale più un ufficio politico che religioso. Ma persino il cambiamento apportato dal rendere i soli cardinali elettori ufficiali del Papa non contribuì a risolvere il problema. Spesso anche durante il medioevo ci furono diversi papi contemporaneamente ed ancora più spesso, al fine di rinviare le lotte per il potere all'interno della Chiesa, vennero nominati papi in punto di morte o presunti tali (ci fu anche chi si finse morente per essere eletto).

 

La donazione di Costantino

La secolarizzazione della chiesa cominciò quindi con Costantino. Egli si era ben reso conto del potenziale della "gerarchia" come classe di governo. La Chiesa era discretamente organizzata ed aveva un suo proprio servizio "civile", che , con il tempo, venne rimpiazzato da corti e diplomazia debitamente "formalizzate".

Quando nel 330 l'imperatore spostò la sua Corte a Costantinopoli, l'antica Bisanzio, i vescovi di Roma (non ancora Papi) diventarono sempre maggiormente interessati negli affari civili. In questo periodo due papi emergono come particolarmente noti per la loro grandezza. Leone il Grande (440-461) , per il presunto salvataggio di Roma contro Attila l'Unno, e Gregorio il Grande (590-604), che occupò effettivamente sia la poltrona di capo materiale sia quella di Patriarca dell'Occidente.

Dopo che i Lombardi, una barbara tribù proveniente dal Baltico, si insediò definitivamente in Italia nel 568, il papato ebbe poca tranquillità.

Indifesi, con l'allontanamento della sede imperiale (trasferita a Costantinopoli), i papi dovettero cercare nuovi alleati militari, al fine primario di conservare gli enormi possedimenti terrieri di cui disponevano (occorre ricordare che, stranamente, nessuna delle varie invasioni barbariche succedutasi nel tempo, comportò particolari persecuzioni religiose o costrizioni sul terreno della fede per alcun cristiano. I Barbari erano cioè di gran lunga più tolleranti dei cristiani. Trattavasi quindi solo di interesse politico).

Dopo un anno di pontificato Stefano III, intraprese il viaggio per incontrare Pipino, re dei Franchi. In precedenza non era mai successo che un Papa chiedesse aiuto ad un sovrano Occidentale. Era la prima delle molte richieste di aiuto militare che si sarebbero verificate. Nell'abbazia di St.Denis, Stefano nominò Pipino e suo figlio Carlomagno "patrizi dei Romani".

Sembra che proprio in questa occasione Il Papa abbia mostrato al re un documento antichissimo, polveroso e spiegazzato, conservato per secoli negli archivi papali.

Datato 30 marzo 315, era chiamato la "donazione di Costantino". Si trattava di un legato o donazione da parte del primo cristiano(?) imperatore a papa Silvestro.

Il documento raccontava la storia commovente di come Costantino contraesse la lebbra e, mentre i preti pagani gli avevano suggerito di riempire una fontana appositamente costruita con il sangue di infanti, al fine di immergersi e guarire, cosa rifiutata dall'imperatore commosso dalle lacrime delle madri, gli fosse capitato di sognare Pietro e Paolo che gli imponevano di consultare papa Silvestro, allora rifugiato sul monte Soratte.

Il papa gli avrebbe mostrato la vera "fontana di pietà" ed una volta recuperata la salute, l'imperatore avrebbe dovuto costruire chiese in tutto l'impero e gettare via gli idoli pagani.

Insomma Costantino guarisce e, riconoscente, in nome del Senato e dell'intero popolo romano fa un dono al Vicario del figlio di Dio (notare la dizione "vicario del figlio di Dio") ed a tutti i suoi successori :

"In considerazione del fatto che il nostro potere imperiale è terreno, noi decretiamo che si debba venerare ed onorare la nostra santissima Chiesa Romana e che il Sacro Vescovado del santo Pietro debba essere gloriosamente esaltato sopra il nostro Impero e trono terreno. Il vescovo di Roma deve regnare sopra le quattro principali sedi, Antiochia, Alessandria, Costantinopoli e Gerusalemme, e sopra tutte le chiese di Dio nel mondo....
Finalmente noi diamo a Silvestro, Papa universale, il nostro palazzo e tutte le provincie, palazzi e distretti della città di Roma e dell'Italia e delle regioni occidentali."

Costantino diede anche una spiegazione, fino ad allora assolutamente inedita, del perchè avesse tenuto per se l'Oriente. Lui desiderava che Roma, dove la religione cristiana era stata fondata dall'Imperatore del Cielo (Cristo), non avesse rivale alcuno sulla terra. La Roma pagana abdicava a favore della Roma cristiana.

Re Pipino rimase impressionato. Il documento provava che il Papa era successore di Pietro e di Costantino. L'imperatore aveva agito come fosse lo stalliere di Silvestro, ispirando in futuro molti imperatori e re ad imitare la sua umiltà nelle molteplici incoronazioni che avrebbero avuto luogo in seguito.

Quando Pipino entrò in campo con le sue forze e scacciò i Lombardi, rese al Papa tutte le terre che doverosamente gli spettavano sulla base della "donazione".

Si trattava di una straordinaria evoluzione dei vangeli: Gesù non possedeva nulla, mentre il suo capo discepolo non solo disponeva regalmente di enormi territori, ma aveva anche bisogno di alleanze militari per conservarli.

La "donazione" continuò ad essere importante anche in seguito. Per esempio l'unico papa inglese, Adriano IV°, si appellò ad essa quando regalò l'Irlanda ad Enrico II° d'Inghilterra. Adriano, tra l'altro, era Nicola Breakspear, figlio di un prete.

Tutto questo potrebbe anche passare..., ma la donazione è un falso palese e vergognoso.

Lorenzo Valla, studioso ed assistente papale, la esaminò accuratamente nel 1440, dimostrandone inconfutabilmente la falsità.

Valla lo dimostrò allo stesso pontefice, spiegandogli che il papa all'epoca della donazione non era Silvestro, ma Milziade. Costantinopoli non portava quel nome, ancora da venire, ma era chiamata ancora Bisanzio. La forma della scrittura non era latino classico (quello dell'epoca presunta) ma un latino bastardizzato utilizzato secoli dopo.

In cento diversi modi Valla fece letteralmente a pezzi il documento falso, risalendo anche ai probabili falsari, la curia Laterana poco prima del viaggio di Stefano III presso i Franchi.

Il libro di Valla venne pubblicato soltanto nel 1517, accettato e riconosciuto unanimamente dagli studiosi, mentre la Chiesa continuò ancora per secoli ad asserire l'autenticità di un documento assolutamente ridicolo.

La favola della lebbra di Costantino è una pietosa fiaba del V secolo. I fatti sono assai diversi. Costantino era "Vescovo dei Vescovi" (altro titolo di cui i papi si appropriarono), Capo assoluto del'Impero, era non cristiano e nemmeno catecumeno, tuttavia nessuno si elevava alla sua altezza e persino il vescovo di Roma (che sarebbe stato chiamato Papa diversi secoli dopo) costituiva una nullità, un niente per l'imperatore. Era infatti tecnicamente e praticamente un misero vassallo. All'epoca tutti i vari vescovi delle diverse sedi si riferivano a Costantino come al capo assoluto anche della Chiesa

E mentre egli costruiva splendide chiese in Oriente, edificava altrettanto magnifici templi pagani in Costantinopoli.

Allora non c'erano questioni di grado: l'Imperatore era "sacro", Pontifex Maximus. STOP. Capo supremo politico.STOP. Capo supremo religioso. STOP.

Ne conseguiva che solo l'imperatore poteva convocare assemblee religiose, come il Concilio di Arles nel 314. Come disse un vescovo contemporaneo:"La chiesa era parte dello Stato. Era nata all'interno dello Stato, e non lo Stato nella Chiesa."

Ultima curiosità di questa pagina è che fu Costantino ad inventare i concili generali, con il Concilio di Nicea (Bitinia) del 325, irritato dal fatto che dopo aver concesso ai cristiani libertà di fede, questi passassero il tempo litigando tra loro.

Il vescovo di Roma Silvestro, non solo non partecipò al Concilio, ma non ebbe alcuna voce in merito alle decisioni religiose, che furono prese integralmente e direttamente da Costantino, con una condanna formale dell'Arianesimo, probabilmente decisa solo per ragioni di prestigio, visto che non aveva alcun interesse religioso, o per dare una sberla morale ai vescovi ariani, che erano decisamente la maggioranza.

 

Il Sacro Romano Impero

All'epoca in cui Stefano divenne papa, la Chiesa si era completamente convertita all'Impero Romano. Si può ben dire che con la "Donazione" il vescovo di Roma aveva l'apparenza di Costantino, viveva come lui, si vestiva come lui, abitava i suoi palazzi, regnava sulle sue terre ed aveva esattamente lo stesso seguito di cortigiani. Come l'imperatore anche il papa voleva dominare su Stato E Chiesa.

Carlomagno fu tutta un'altra faccenda.

Di robuste dimensioni per l'epoca, testa rotonda , lungo naso e grandi occhi intelligenti, era in grado di conversare agevolmente in latino.

Malgrado abbia fondato diverse università non sapeva leggere e non era in grado di scrivere agevolmente il proprio nome.

Era, questo Re dei Franchi, l'uomo in grado di mettere il piede ( anzi tutto il corpo) nel vuoto di potere che si era creato fra Roma e Costantinopoli, conseguente sia alla distanza sia alle differenze di opinione politico-religiosa.

Nell'anno 782, catturati 4.500 sassoni, li fece decapitare tutti sulla riva dell'Aller (ufficialmente per aver rifiutato il battesimo cattolico). Appariva perfettamente in grado di mettere i Longobardi (Lombardi) al loro posto.

Questo nuovo difensore della chiesa non era più santo di Costantino. Aveva divorziato dalla prima moglie e, dalla seconda, gli erano venuti sei figli. Mollata anche questa ebbe due figlie dalla terza moglie ed un altra figlia da una concubina. La quarta moglie non gli diede eredi, ma, quando essa morì, lui si tenne quattro concubine ed ebbe almeno un figlio da ciascuna. Einhard, suo biografo, ne parla come di un padre gentile ed attento.

Alcuino, monaco inglese considerato uno dei più colti dell'epoca, cercò di spingerlo ad accettare la corona dell'Occidente. C'erano tre grandi uomini al mondo, gli disse, il Papa, l'Imperatore, e Lui, al quale spettava il compito di governare il popolo cristiano.

Leone III, papa in carica, era disperato per la necessità di aiuto, e chiese diverse volte la venuta di Carlo a Roma, bisognoso di protezione dagli assalitori esterni. Tra l'altro, desiderava che la sua posizione morale personale fosse assolta dall'accusa di adulterio, su di lui pendente, al livello più alto.

 

Poco prima dell'arrivo di Carlo, Leone venne assalito da una folla ostile, che gli cavò via gli occhi e gli tagliò la lingua. Per questo l'incoronazione di Carlo non fu particolarmente lussuosa. Mentre si stava inginocchiando di fronte alla presunta tomba di Pietro, il papa, cieco e semi muto, brancolando per trovargli la testa dove poggiare la corona, balbettò che Carlomagno era "Imperatore ed Augusto" e si inginocchiò per adorarlo.

Carlomagno era incazzatissimo. Disse in seguito che se avesse conosciuto prima i piani del papa, non si sarebbe recato in chiesa quel giorno. Voleva l'onore della nomina , ma non riceverla da un suo vassallo (il papa), che Lui era solo venuto a discolpare da un accusa miserabile. Aveva ottime capacità predittive.

Con un solo colpo maestro Leone III si era appropriato di un potere, quello di creare sovrani, che i suoi successori avrebbero sfruttato pesantemente.

Comunque Carlomagno fu rapido ad agire come capo supremo della Chiesa, emanando leggi, scegliendo vescovi, arcivescovi ed abati tra i suoi nobili. Cercò di far cessare sodomia e fornicazione tra i monaci (allora diffusissima). Condannò a morte ogni Sassone che cercasse di evitare il battesimo finfendosi cristiano.

La cosa era d'altra parte perfettamente logica e normale, visto che il predecessore di Leone III, Adriano I, gli aveva già conferito il privilegio ed il diritto (a Carlomagno) di nominare i pontefici romani.

Con questo evento di straordinaria ambiguità si scrive il futuro destino dell'Europa, quando un papa, nominato direttamente da Carlomagno, si permette a tradimento di incoronarlo imperatore. Quale dei due era il più "grande"? All'epoca sicuramente Carlomagno, ma , per gli anni a venire, Leone aveva , con questo straordinario gioco di prestigio, fornito al Papato le carte con cui giocarsi la supremazia.

Avvenne così che S.Pietro vide l'inizio del Sacro Romano Impero, come sanno tutti gli scolari, che non era nè sacro, nè romano, e men che mai impero. Doveva durare più di mille anni, fino al 1806, quando Napoleone (che addirittura si autoincoronò) rovesciò un sovrano degli Asburgo e dissolse definitivamente l'impero.

Tanto per cambiare discorso (dal potere all'amore, per così dire), mi capita di ricordare che fino al 1139, con Innocenzo II, non si trovano impedimenti formali all'esistenza di preti sposati e con figli, e solo con il Concilio di Trento (1545/63) e con l'introduzione della celebrazione del matrimonio in forma "legale" viene ottenuto il risultato di controllare in maniera definitiva le nozze del clero.

Questi tentativi di imporre il celibato ai preti iniziano con il sinodo spagnolo di Elvira, che prescrive: " vescovi, preti e diaconi, come tutti i chierici che servono all'altare , devono astenersi dai rapporti coniugali con le loro mogli e non devono avere più figli".

Nel Concilio ecumenico di Nicea (325) l'idea di proibire il matrimonio al clero viene cassata pesantemente, così come nel successivo sinodo di Gangra (340/41).

In considerazione del fatto che affronterò in seguito il problema in maniera più approfondita, dico soltanto che quest'andazzo, del vietare e lasciar perdere andò avanti per un pezzo, con il risultato di porre il clero nella straordinaria condizione di poter fare di tutto ed il contrario di tutto (nello specifico settore del sesso), con la certezza di trovare comunque qualche parere. giuridico e/o religioso, favorevole ma con scarsissimo rispetto per la (o il) partner e le conseguenze dei propri atti.

 

Qualche storia macabra e di sesso

Senza eccezioni a tutti è ben nota la storia del Borgia, sia pure a grandi linee, che viene considerato come l'unica mela bacata del gruppo. Ma così non sembra essere.

I "Conti" (di Tuscolo), famiglia dei colli albani, discendenti di Alberico di Tuscolo, che diedero al papato ben sette papi (tra papi ed antipapi), contribuirono piacevolmente a trasformare la città eterna nella "Roma Deplorabilis" , contro la quale si scagliò Lutero.

Se si esamina la lista dei papi dopo l'880 si scopre quanto segue: nei seguenti centocinquant'anni si succedettero 35 papi, regnanti circa quattro anni ciascuno. Anche nelle epoche precedenti esiste, più o meno, lo stesso ritmo e viene spiegato con il fatto che i papi erano normalmente scelti perché vecchi e/o infermi. Ma nel nono e decimo secolo molti dei papi eletti erano sulla trentina, molti erano ventenni. Qualcuno di essi durò due settimane, qualcuno un mese o tre mesi. Sei di essi vennero detronizzati ed un buon numero assassinati. Risulta quasi impossibile stabilire con precisione il reale numero dei papi o degli antipapi, anche perché non erano ben chiari i meccanismi "legali" di nomina o di scelta.

Quando un papa spariva nessuno poteva essere certo di cosa gli era successo. Poteva essere dappertutto e poteva essergli capitata qualsiasi cosa: assassinato, in un bordello, percosso e menomato come Stefano VIII, cui nel 930 tagliarono orecchie e naso, e che non mostrò più in pubblico la sua faccia. Poteva essere scappato con l'intero tesoro di S.Pietro, come Benedetto V nel 964, fuggito a Costantinopoli dopo aver disonorato una ragazzina e riapparso, dopo aver sperperato tutto, alcuni anni dopo provocando ulteriori tumulti.

Lo storico Gerberto definì allora Benedetto "il più iniquo di tutti i mostri di empietà", ma il suo giudizio era quantomeno prematuro perché,subito dopo, il Pontefice venne sgozzato, probabilmente da un marito geloso. Il suo cadavere, accoltellato decine di volte, venne trascinato a lungo per le strade prima di essere sbattuto in una fogna.

Un papa, Stefano VI, era completamente matto. Esumò un suo predecessore corso, Papa Formoso (891-6) ben oltre nove mesi dopo la morte ed in quello che venne chiamato Il "Sinodo Cadaverico" vestì il putrefatto e puzzolente cadavere di Formoso in abiti papali, lo sistemò sul trono e lo interrogò personalmente. L'accusa era di essere diventato papa senza averne il diritto; per la precisione, dato che era vescovo di un altra località non avrebbe potuto essere eletto in Roma. Secondo Stefano la cosa aveva invalidato tutti i suoi atti da pontefice e quindi anche le ordinazioni canoniche.

Giudicato colpevole il cadavere venne condannato come "antipapa", venne spogliato, subì l'amputazione di due dita (quelle con le quali impartiva la sua falsa benedizione) e buttato nel Tevere. La carcassa venne in seguito recuperata da alcuni ammiratori e/o seguaci che gli diedero una quieta sepoltura. Molto dopo il cadavere fu riportato nella sua tomba in San Pietro. Il pazzo Stefano morì strangolato, ma non si bene da chi.

I Papi uccisero e vennero uccisi, storpiarono e furono storpiati. Condussero vite che non avevano nulla in comune, almeno per quello che ci viene insegnato adesso, con il vecchio ed il nuovo testamento. Sembrano essere stati più che altro una specie particolare di hooligans.

Proprio in quest'epoca vive ed opera Marozia dei Teofilatti, figlia di Teodora, l'amante di Papa Giovanni X (914-29), con il quale ebbe anche un'altra figlia. Queste due donne (Marozia e Teodora) in meno di dieci anni crearono e disttrussero a piacere almeno otto papi.

Gibbons suggerisce che da loro sia nata la leggenda della Papessa Giovanna, nella quale si credette per secoli, fino alla Riforma, e che racconta come essa sia morta in completo abito pontificale, dando alla luce un figlio, sulla strada che va dal Colosseo alla chiesa di San Clemente.

Voci popolari sostenevano che la sedia papale con un buco sul sedile servisse per permettere un esame ginecologico al fine di impedire che un'altra papessa salisse sul trono papale. I controlli erano accompagnati da preghiere latine. Di fatto questi rituali risultano integralmente descritti i diversi documenti medioevali.

D'altronde non era necessario essere cardinale o prete per diventare papa. Adriano V, un buon papa, non era mai stato ordinato vescovo o prete.

Ma torniamo a Marozia, origine probabile della leggenda della Papessa Giovanna. La sua entrata nella storia la fa unendosi con Sergio III (904-11), che aveva fatto fuori sia Leone V (papa per un mesetto) sia il suo usurpatore, il Cardinal Cristoforo.

Sergio III aveva cominciato la sua carriera pontificale riesumando anche lui papa Formoso, allora morto da appena dieci anni, e condannandolo per eresia , come il già citato Stefano VI.

La differenza era che Sergio era stato direttamente "ordinato" da papa Formoso ed , a sensi di logica, avrebbe dovuto considerare anche se stesso altamente irregolare. Anche lui asportò delle dita a Formoso ed anche lui lo gettò nel Tevere, dopo averlo per buona misura decapitato. Ma Formoso doveva avere delle particolari qualità anche da morto, perché il suo cadavere senza testa venne trovato nella rete da un pescatore ed una volta ancora (la prima di due) riportato in S.Pietro.

Quando Marozia divenne la donna di Sergio aveva 15 anni e lui ne aveva 45. Da lui ebbe un figlio alla cui carriera si dedicò con passione. Bellissima figlia di un senatore di Roma, venne sedotta dal Papa nel palazzo Laterano. Sua madre Teodora, aveva già messo mano ad alcune nomine papali, portando il suo amante, orginariamente vescovo di Bologna, all'Arcivescovado di Ravenna e poi al Papato con il nome di Giovanni X. Marozia aveva allora 22 anni e suo figlio , il figlio di Sergio, era troppo giovane per avere aspirazioni. Papa Giovanni convinse, prudentemente, Marozia a sposare il conte Alberico, che in seguito rimase ucciso nel tentativo di impadronirsi del potere. Il Papa costrinse allora Marozia a prendersi cura del cadavere mutilato del marito, ma Marozia (che sulla vendetta doveva sapere quasi tutto), al momento della morte della madre Teodora (928), fece strangolare o soffocare il pontefice, levandoselo dai piedi.

Dopo due papi pupazzi, che durarono giusto il tempo voluto da Marozia, essa elevò al pontificato suo figlio con il nome di Giovanni XI.

Disporre di un figlio papa costituì una vera fortuna per Marozia, perchè da lui ricevette la dispensa necessaria per sposare il suo fratellastro, Ugo di Provenza, dopo averne fatto uccidere la moglie legale. ll matrimonio fu celebrato personalmente e con grande sfarzo dal Papa (e figlio) nella primavera del 932.

Poi tutto andò a puttane. Il secondogenito di Marozia, Alberico II° il giovane, con un colpo di mano si impadronì del potere in Roma, depose ed imprigionò il fratellastro, papa Giovanni XI, fino alla sua morte, e , cosa ancora più spiacevole, imprigionò per sicurezza anche la sua pericolosa madre nel terribile Mausoleo di Adriano (che sarebbe poi diventato il famoso Castel Sant'Angelo) .

Sessantenne e prigioniera, nel 955, Marozia venne a sapere che il suo pronipote Ottaviano, figlio di suo figlio Alberico (morto nel 954/5), era diventato papa con il nome di Giovanni XII nell'inverno del 955, inaugurando anche la moda di cambiare nome al momento dell'elezione a papa.

Giovanni XII , diventato papa a circa sedici anni, fu un papa così terrificante che si raccontava in giro lui avesse inventato peccati sino ad allora sconosciuti, compreso l'andare a letto con la propria madre e le proprie sorelle.

Nel palazzo Laterano manteneva un harem perenne. Si giocava le offerte dei pellegrini ed aveva una scuderia di duemila cavalli che nutriva a mandorle e fichi conditi nel vino.

Il turismo (allora fonte di grandi guadagni e formato essenzialmente da pellegrini) subì un crollo verticale e persino le donne venivano prudentemente avvisate di non avvicinarsi al papa, che era sempre in tiro ed in cerca di carne fresca. Insomma fece scoppiare un tale casino che , temendo per la sua vita fu costretto a rifugiarsi a Tivoli.

Avvisato della faccenda Otto di Sassonia (incoronato imperatore nel 961), preoccupato per gli affari dell'impero, impose al giovanotto di ritornare subito a Roma a fare il suo dovere.

Il vescovo di Cremona, in un sinodo appositamente convocato, ci lasciò un preciso elenco delle accuse portate al papa: il papa diceva messa senza comunione; ordinava i diaconi nelle stalle; faceva pagare le nomine religiose (simonia); faceva sesso con un lungo elenco di signore, compresa l'amante di suo padre e sua nipote; aveva accecato il suo consigliere spirituale e castrato un cardinale , provocandone la morte.

Otto scrisse al papa una lettera che rappresenta, per l'epoca, una vera curiosità: Tutti quanti, religiosi e laici, accusano Voi, Santità, di omicidio, spergiuro, sacrilegio, incesto con le vostre parenti, comprese due vostre sorelle, e di aver invocato, come un pagano, Giove, Venere ed altri demoni.

Giovanni rispose dettando una lettera (non aveva grande familiarità con le lettere) nella quale avvisava i vescovi che, se loro lo spodestavano, li avrebbe scomunicati tutti, impedendo Loro di impartire sacramenti, etc.etc., poi saltò a cavallo e se ne andò a caccia.

Ritornato Otto in Sassonia (si era stufato di attendere i comodi del pontefice, peraltro sino ad allora stabilmente richiuso a Tivoli), Papa Giovanni rientrò, con un armata fornitagli dai parenti, in Roma e si riprese il pontificato. A Roma procedette subito a far storpiare o uccidere tutti coloro che avevano contribuito al suo breve esilio.

Morì ad appena 24 anni, ucciso da un marito geloso che lo aveva colto sul fatto con sua moglie ("in flagrante delicto"). I Romani, sempre spiritosi, dissero che almeno era stato fortunato a morire in un letto, anche se si trattava del letto di qualcun altro.

Bellarmino (il cardinale) disse di lui "Fuerit fieri omnium deterrimus" (il peggiore di tutti (i papi).

 

Altri affari che seguirono

Con il mostruoso Giovanni XII fuori gioco, i Romani scelsero come successore Benedetto V (a quell'epoca erano popolo e clero a fare la scelta del papa).

Otto (Ottone di Germania) però s'incazzò moltissimo. "Nessuno può essere papa senza il consenso dell'imperatore" disse "questo è come è sempre stato."

La sua scelta cadde su tale Leone VIII.

Il cardinal Baronio, nella sua storia della Chiesa, sostiene che il vero papa era Benedetto e che Leone non era altro che un antipapa, ma quello che è certo è che Benedetto si prostrò alle ginocchia di Leone, strappandosi di dosso le insegne del papato e spergiurando che Leone era il vero successore di Pietro.

Non è ben chiaro se una genuina asserzione di un papa che dichiara che lui non è il papa costituisca un'esercizio di infallibilità, ma le cose erano di certo assai confuse dal punto di vista della verità religiosa.

Morti sia Benedetto sia Leone, Otto (Ottone) mise sul trono papale Giovanni XIII. La scelta non sembrò essere buonissima, perché i Romani gli fecero fare le valigie in quattro e quattr'otto. Ottone, di nuovo incazzato, lo riportò, accompagnato dall'esercito, a Roma, però solo per rendersi conto che i Romani non avevano tutti i torti.

Il nuovo papa era di mostruosa crudeltà. Secondo quanto raccontato da Liutprando faceva strappare via gli occhi ai suoi avversari e passare a fil di spada chiunque lo guardasse storto (da ricordare la condanna a morte nel 965 di 24 "ribelli" romani che gli si erano opposti).

A Giovanni XIII seguì Benedetto VII, morto anche lui poco dopo per mano di un marito geloso.

Nelle cronache sincere del Cardinal Baronio si notano frequenti tracce di imbarazzo relative a questo periodo. Riferendosi a questi papi li chiama "non apostolicos sed apostaticos" e ancora "sullo scanno di Pietro siedono non uomini ma mostri con l'aspetto di uomini.....vanagloriose Messaline piene di brame carnali ed esperte in ogni forma di orrore governano Roma e prostituiscono lo Scanno di San Pietro per i loro favoriti o le loro puttane" .

Tenendo conto di quanto stabilirà in futuro il Concilio Vaticano I, le sue conclusioni sono stupefacenti: "La principale lezione di questi tempi è che la Chiesa può andare avanti benissimo senza i papi. Ciò che è vitale per la Chiesa non è il papa ma Gesù Cristo. Gesù è il capo della Chiesa e non il papa." Se l'avesse sostenuto pochi secoli dopo, Baronio sarebbe stato condannato per eresia.

Ai nostri giorni il papa è il capo della Chiesa sulla terra, vicario di Cristo e su di lui si fonda tutto l'apparato, ma a quell'epoca sia Baronio sia i Romani avrebbero riso di questa interpretazione. La sola questione che li poteva incuriosire non era "Come può il papa salvare la Chiesa?" ma "Come può il papa salvare la sua anima?"

In tutto questo tempo Marozia era rimasta chiusa in prigione così, nel 986 papa Gregorio V, venticinquenne, e suo cugino l'imperatore Ottone III, quindicenne, decisero che la povera donna ne aveva avuto abbastanza. Mandarono un vescovo ad esorcizzarla e le tolsero la scomunica. Venne assolta di tutti i suoi peccati e quindi regolarmente giustiziata.


Cinquant'anni dopo, nel 1032, morì Giovanni XIX, della casa di Tuscolo. Il Conte Alberico III pagò una fortuna per conservare il posto in famiglia e chi meglio di suo figlio Teofillatto poteva occuparlo. Sua Santità Benedetto IX aveva undici anni quando, secondo Raoul Glaber, monaco di Cluny, divenne papa nel 1032.

Ancora prima di aver compiuto quattordici anni questo pontefice aveva superato tutti i predecessori in stranezze e follie.

I commenti degli osservatori dell'epoca ne parlano come di un demone o di un mostro di immoralità.

Spesso fu costretto a lasciare Roma in fretta per tema di essere ammazzato. Nel 1033 un eclisse di sole sembrò ragione sufficiente per scacciarlo, ma l'imperatore Corrado lo rimise sul seggio. Durante una sua successiva assenza, nel 1036, i romani nominarono papa Silvestro III, ma dopo cinquanta giorni il papa-bambino venne rimesso sul trono dalla sua famiglia, persuadendo Silvestro a levarsi dalle scatole.

Per amore di una donna Benedetto decise di abdicare, lasciando il papato al suo padrino Giovanni Graziano,arciprete di San Giovanni alle Porte completamente illetterato, in cambio di 700 chili d'oro, nel 1045.

Giovanni Graziano era ormai Gregorio VI quando Benedetto, ora chiamato solo Teofilatto di Tuscolo, mollato dall'amata, decise di riprendersi il papato. Così , con Silvestro ancora in giro, in quel momento c'erano tre pretendenti alla carica di papa: Silvestro in San Pietro, Benedetto sui colli Albani e Gregorio in Laterano.

Intervenne allora Enrico di Germania, convocando un sinodo a Sutria. Dietro sue istruzioni Silvestro venne giudicato un impostore, condannato allo stato laico ed a trascorrere il resto della vita in un eremo. Benedetto aveva rinunciato al suo incarico e doveva essere considerato fuori gioco, mentre a Gregorio VI° andarono molti ringraziamenti per aver liberato tutti da Silvestro e da Benedetto, ma , avendo peccato di simonia per acquistare il papato, doveva dare le dimissioni.

Così, saggiamente, nel 1046 Gregorio si adeguò al desiderio di Enrico (altrimenti ci avrebbe lasciato la pelle) e, con una pubblica confessione dei propri peccati, abdicò all'incarico papale.

Enrico nominò subito papa un certo Clemente II, dal quale si fece subito incoronare imperatore e se ne tornò in Germanio con Gregorio VI, per impedirgli di rompere ulteriormente le balle in futuro.

Quando poco dopo Clemente II morì, con anche Gregorio deceduto in Germania, Benedetto cercò di occupare di nuovo l'"incarico", ma Enrico ordinò al Conte Bonifacio di Tuscolo di farlo restare al suo posto.

Damaso II, altro successore nominato da Enrico, spirò in breve tempo, forse avvelenato da Benedetto, che però rinunciò definitivamente ad ulteriori pretese, ritirandosi nel Monastero di Grotta Ferrata, dove spirò "nella grazia di Dio".

Insomma, nel complesso, Benedetto IX diventò papa tre volte: dal 1032 al 1034 la prima, nel 1045 la seconda e dal 1047 al 1048 la terza.

Non male per un papa bambino.

 

La rivincita

E' stato l'unico papa a canonizzare se stesso, ma sarebbe meglio ricordarlo come un uomo disperatamente perseguitato da un ricordo. Ildebrando era presente, giovane monaco, quando Gregorio VI venne deposto ed umiliato da Enrico III nel 1046. Enrico che pose sul trono papale un altro burattino pronto ai suoi comandi.

Ildebrando accompagnò Gregorio VI nell'esilio in Germania ed il ricordo del papa deposto non lo lasciò mai più.

Ritornato in Italia fu consigliere e poi Cancelliere di quattro pontefici ed alla morte di Alessandro II (1073), fu eletto pontefice a furor di popolo con il nome di Gregorio VII.

Non gli deve essere piaciuta questo genere di elezione, visto che proprio lui aveva sostenuto che la scelta del pontefice doveva ricadere soltanto sui cardinali, ma l'accettò comunque di buon grado e, immediatamente, richiese al giovane Enrico IV, l'imperatore, il consenso formale.

Neanche questo gli deve essere piaciuto visto che riteneva che fosse indegno chiedere il permesso ad un inferiore (l'imperatore) da parte di colui che era il "superiore" a tutti in quanto vicario di Cristo.

Giustificò in seguito la cosa, sostenendo di non voler creare eventuali presupposti giuridici di una possibile futura deposizione. Avrebbe avuto presto la sua rivalsa, con una svolta epocale nei rapporti tra potere religioso e potere temporale.

Enrico IV, benché saggiamente prevenuto ed avvisato dai suoi consiglieri, ritenne che come suo padre aveva fatto e disfatto quattro papi altrettanto poteva fare lui e, malgrado le caratteristiche di ascetismo e di durezza del nuovo papa, gli concesse il suo assenso.

Sin da ragazzo Ildebrando, figlio di un carpentiere, aveva avuto un adorazione per San Pietro. Pietro "Il Capo Pastore", colui che poteva fare e disfare in cielo e sulla terra con pieni poteri. Quando divenne papa dettò ventisette tesi, il suo "dictatus" , che specificavano capacità e poteri del vicario di Pietro. Vediamone alcune:
-Il papa non può essere giudicato da alcuno sulla terra.
-La Chiesa di Roma non ha mai errato e non errerà mai sino alla fine dei tempi.
-Solo il papa può deporre i vescovi.
-Solo il papa può portare le insegne imperiali.
-Il Papa può detronizzare imperatori e re e liberare i loro sudditi dagli obblighi di obbedienza verso i sovrani.
-Tutti i sovrani (principi) gli devono baciare i piedi.
-I suoi ambasciatori, anche non preti, hanno la precedenza su tutti i vescovi.
-Un papa eletto regolarmente è senza alcun dubbio un santo, in ragione dei meriti di Pietro.

Della propria santità ebbe sicurezza e certezza assoluta al momento della sua elezione, anche se l'idea venne prontamente lasciata cadere da tutti i suoi successori, probabilmente meno maniaci o meno mitomani.

Non è chiaro se sapesse che tutte queste sue affermazioni erano basate su documenti falsi, anche se non ci sono veri dubbi in proposito. Per sette secoli i Greci avevano chiamato Roma "la casa dei falsi". (si veda in proposito l'ironia del patriarca Pietro di Antiochia nel 1054: quando in occidente venne imposto il celibato ai preti:"I latini hanno di certo perduto i documenti originali del concilio di Nicea durante l'occupazione dei Vandali". In Oriente i sacerdoti possono ancor oggi sposarsi, secondo quanto prescritto a Nicea) e sotto Gregorio VII si forma una vera e propria scuola di "falso", diretta da Anselmo da Lucca, che forniva e fornirà documenti falsificati appropriati per ogni futura azione intrapresa dai pontefici.

Molti antichi ed originali documenti vennero ritoccati per far loro dire l'esatto opposto di quanto sostenuto dall'originale. Ed un gran numero di documenti antichi sono integralmente falsi. La "scuola dei falsari" falsificava imparzialmente tutto, storia e documenti, e questo metodo di reinventare la storia costituì un successo istantaneo, permettendo anche immediate modifiche dei "canoni religiosi".

Si esaminino per esempio i Decreti dello Pseudo-Isidoro, complessivamente 240 documenti, dei quali sicuramente almeno 125 sono falsi palesi, e che servirono a Gregorio per estendere la proibizione del commercio normalmente irrogata agli scomunicati, anche ai re, agli Imperatori ed ai principi. Scomuniche di questo genere emesse contro l'imperatore Greco e contro Boleslao, re polacco, provocarono ribellioni , repressioni e morti senza nessuna seria giustificazione religiosa.

Dell'opera di riordino del monaco benedettino Graziano (1150 ca.), utilizzata in seguito da Tommaso d'Aquino (che non sapeva un cazzo di greco, aramaico, o altre lingue) per la sua Summa Teologica , sappiamo per certo che su 324 citazioni di affermazioni di papi dei primi quattro secoli soltanto 11 sono autentiche.

La conseguente equiparazione tra scomunicati ed eretici (decretata da Urbano II°, 1088-99, che, tra l'altro fu anche il papa che diede inizio alla prima crociata nel 1095 e stiamo parlando di un affare che in quattro anni[1095-1098] produsse un milione di morti certi, anche cristiani [vedasi le stragi di Wieselburg e Semlin, in Ungheria], che meriterebbero un discorso a parte) condusse alla tortura ed alla morte degli scomunicati, che in precedenza sarebbero state viste come inutili atti di crudeltà, non rispondenti all'insegnamento di Cristo


Scusandomi della digressione, che non centra affatto, Vi ricordo l'esistenza dei libri "penitenziali" (Capitula Martini; Cesario; Reginone di Prüm; Burcardo di Worms; Hubertense;Teodoro, etc.etc.), prodotti dal 200 al 1500 ca. nei quali, quasi senza eccezioni (strana curiosità) ai rapporti sessuali anali od orali venivano imposte penitenze assai più pesanti di quelle previste per aborto, stupro, omicidio premeditato ed assassinio. Se volete chiarimenti ulteriori posso precisare che venivano sanzionati e puniti anche i rapporti tra marito e moglie quando l'uomo stava sotto o quando faceva l'amore "come fanno i cani (citazione)", e non erano penitenze da nulla.

Venivano proibiti i rapporti con le mogli incinte, tra coniugi sterili o anziani, con la moglie mestruata, etc. etc. Insomma una vera serie di stupidaggini, delle quali resta pesante traccia anche nella "Evangelium Vitae" di Giovanni Paolo II, non certo il più umano e pregressista dei papi, anche se, certamente, uno dei politici più abili e sensibili al girare del vento.

D'altra parte, anche se la Chiesa è sempre in ritardo sui progressi della scienza e della politica sociale, ora si tratta di sopravvivere o di rinchiudere se stessa ed i propri fedeli in un ghetto di meschina repressione. Solo l'idea di una politica della famiglia "cattolica" in India o in Cina costituirebbe un pericolo mortale per l'umana "civile" sopravvivenza, e civile in questo caso vuol solo dire senza sanguinosi scontri per il cibo.


Ma torniamo a Gregorio.

La sua scatenata legislazione cominciò trasformando in prostitute migliaia di stupefatte ed innocenti mogli di meravigliati uomini di chiesa, che fino ad allora avevano contratto e contraevano regolarmente matrimonio ed avevano figli. Un buon numero di queste giovani donne, sole ed abbandonate da tutti, si suicidarono eliminando ulteriori seccature al pontefice

In quest'occasione la Chiesa tedesca, con certa ironia, chiese al papa se avrebbe provveduto lui personalmente a far sostituire le moglie abbandonate da appositi angeli. Un gruppo di vescovi italiani, riunitisi a Pavia nel 1076, scomunicò il papa, senza grande successo.

Il celibato, normativamente regolato, garantì comunque la futura perpetua separazione tra clero (cui spettavano tutti i diritti) e laici.

Il prossimo bersaglio fu la simonia, che perseguitò selvaggiamente e con ragione, ritenendo che lui fosse il solo soggetto al quale si dovesse eventualmente pagare qualcosa.

 

Ora non restava che sferrare il colpo che aveva aspettato per trent'anni. Accusò l'imperatore Enrico IV di interferire negli affari della Chiesa e di essere simoniaco. Enrico ne fu stupefatto. Stava solo facendo quello che tutti gli altri imperatori avevano già fatto. Aveva consentito lui all'elezione di Gregorio, come faceva il papa a credere di potergli imporre cosa fare. Enrico convocò un concilio a Worms e decretò nulla la nomina papale.

Gregorio rispose con un anatema:
Su ordine dell'Onnipotente, io proibisco ad Enrico di governare i regni d'Italia e di Germania. Assolvo tutti i suoi sudditi da ogni promessa e/o giuramento che essi gli abbiano fatto o ricevuto; e scomunico chiunque gli presti servigi in qualità di re.

 

L'estrema rivincita

La notizia della scomunica di Enrico IV esplose come una bomba nell'Europa dell'epoca. Gli imperatori avevano fatto e disfatto papi a loro piacimento ed ora uno di questi scalzacani si rivoltava contro di loro. Come diavolo sarebbe finito il mondo?

Gregorio aveva tutto a suo favore. La madre di Enrico, Agnese, era dalla sua parte così come la formidabile Matilde, contessa di Toscana. I Feudatari e Principi tedeschi colsero la palla al balzo e Gregorio , mettendosi al vento, spalleggiò Rodolfo, Duca di Svevia, come legittimo successore/sostituto all'imperatore.

Insomma aveva messo Enrico, allora ventunenne, con le spalle al muro.

Nell'inverno del 1077 Enrico passò le Alpi, perdendo anche cavalli e muli nel corso della traversata, e si recò nel rifugio superfortificato di Gregorio, la fortezza di Canossa (di proprietà della sunnominata Matilde), cinta da una triplice cerchia di mura.

Qui, adeguandosi alle condizioni dettate dal papa, l'imperatore attese nella neve fino alla vita per tre giorni, spogliato delle insegne imperiali e vestito con una tunica di lana, i porci comodi del pontefice. Alla fine persino Matilde, mossa a commozione per le disgraziate condizioni del cugino, pregò il papa di dare licenza e perdono ad Enrico, cosa che finalmente il papa si decise a fare.

In una lettera ai principi tedeschi lo stesso Gregorio, con una notevole dose di autocompiacimento, così afferma:
Le persone che hanno interceduto per Enrico mormoravano per la durezza di cuore del papa. Qualcuna ha persino detto che un tale comportamento era più degno di una crudeltà barbara o di un tiranno che la giusta severità di un giudice ecclesiastico.

Per la precisione ne riporto le parole precise: Per triduum, ante portam Castri, deposito omni regio cultu, miserabiliter, ut pote discalceatus, et laneis indutus, persistens, non prius cum multo fletu apostolicae miserationis auxilium et consolationem implorari destitit, quam omnes, qui ibi aderant, et ad quos rumor ille pervenit, ad tantam pietatem, et compassionis, misericordiam movit, ut pro eo multis precibus et lacrymis intercedentes, omnes quidem insolitam nostrae mentis duritiem mirarentur; nonnulli vero in nobis non Apostolicae sedis gravitatem, sed quasi tyrannicae feritatis crudelitatem esse clamarent. (Ep.Greg.ap.Memorie della Contessa Matilda,da Fr.Mar.Fiorentini Lucca, 1756. vol.1 pag.174)

Enrico si limitò a domandare al papa solamente di levargli la scomunica e se ne tornò a casa, dopo aver imparato la lezione, che, anche lui, non dimenticò per il futuro.

Egli fu comunque il primo (recordman) a sentire materialmente il morso degli "spirituali" strali papali.

Nel giro di pochi mesi era di nuovo scomunicato per aver sistemato per le feste Rodolfo di Svevia, ma questa volta si era preparato meglio.

Convocato un concilio fece deporre il papa e nominò quale sostituto Guilberto di Ravenna, con il nome di Clemente III.

Gregorio, furente, profetizzò che Enrico sarebbe morto entro un anno, cosa che , regolarmente, non successe. Anzi Enrico vinse tutte le sue battaglie, marciò con il suo esercito su Roma e mise sul trono papale Clemente, mentre Gregorio , abbandonato dai cardinali, scappava a Salerno, dove impartì una solenne benedizione alla razza umana "escluso Enrico, il cosiddetto Re". Persino un pontefice con poteri divini non poteva redimerlo.

Poco prima di morire, nel regno di Napoli il 24 maggio 1085, sembra dicesse:"Ho amato la giustizia ed odiato l'iniquità, eppure muoio in esilio". Allla sua mancanza di logica rispose il suo aiuto episcopale:" Come in esilio , Santità, quanto il mondo intero è tuo".

Gregorio è tenuto in grande considerazione presso i cattolici, malgrado le falsificazioni e la legislazione repressiva di cui è responsabile, ma anche i più praticanti devono ammettere che le sue responsabilità sono enormi. Prima di lui Altare e Trono erano alleati e se si fosse limitato a mettere a posto un imperatore, le cose potevano finire lì senza gran danno. Al contrario Gregorio introdusse la falsa ed ambigua dottrina che poneva lui, il papa, al posto sino ad allora occupato dall'imperatore. In nome di Gesù Cristo, pover'uomo di Nazareth, che rinunciò , tentato dal Demonio, a tutti i regni della Terra, il Papa divenne il Diavolo stesso non limitandosi ad essere il Vescovo dei vescovi ma pretendendo di essere il Re dei re.

Molti cardinali di elevata statura morale lo ritennero responsabile non solo di avere distorto storia e realtà religiosa, ma di avere distrutto l'unità della chiesa, di avere sparso i semi da cui sarebbe esplosa la Riforma e di aver impedito ogni futura possibilità di riunione delle varie confessioni, imponendo un prevaricante "romanesimo" nella normativa ecclesiastica.

Questo maniaco del potere stabilì un precedente che permise ai successori di scomunicare almeno altri otto imperatori, deponendone diversi e provocando ogni volta terribili guasti e dolori in tutta la Cristianità.

L'ultimo paradosso di Gregorio è di aver preparato la strada a papi come il Borgia ed altri, contro i quali non esisteva quasi più protezione alcuna (in precedenza Imperatore e Concilio, rappresentavano armi legali plausibili, ora rese dubbie dalle azioni e dalle statuizioni di Gregorio). Anche se sulla sedia papale si fosse insediato Satana, chi avrebbe osato avanzare dei dubbi sul Vicario di Cristo?

Gregorio VII° dovette attendere altri cinque secoli prima di essere santificato da un pontefice che non fosse lui medesimo e questi era Pio V°, anche lui con la tendenza a deporre Reali e con gli stessi pessimi risultati.

Il più grande complimento glielo fece Napoleone quando disse:" se io non fossi io, mi sarebbe piaciuto essere Gregorio VII",e la scelta tra Gregorio ed Innocenzo III fu dettata probabilmente dal lancio di una monetina.

 

Due parole sulle crociate

Senza perderci troppo tempo (ci vorrebbero molti volumi) credo sia opportuno un breve intermezzo sulle crociate.

Precisato che sulle "ragioni" di questa tragica farsa gli storici e gli studiosi hanno sprecato e speso motivazioni spirituali come bruscolini, risulta utile chiarire che dette cause ideali hanno senso solo se riferite ad una ridotta quota dei disgraziati che vi presero parte e che per la maggior parte dei "nobili", dei "profeti"e dei "pontefici" le ragioni avevano caratteri assai più pragmatici di conquista materiale, arricchimento e/o politica raligiosa o laica che fosse.

Indicativo è già di per se il fatto che i cosiddetti luoghi santi si trovassero nelle mani degli "infedeli" dal 610 d.C., e che il trattamento riservato ai cristiani sotto i persiani e poi i selgiucidi (le popolazioni nomadi della steppa russo-kirghisa che, preso il nome dal loro capo Selgiuk e convertitesi all'islam, noi oggi conosciamo come turchi) era di gran lunga migliore di quello riservato loro in tutte le altre località (compreso lo stato pontificio).
Dice Hans Eberhard Mayer nella sua "Storia delle crociate", 1965, "non è dimostrabile che i turchi opprimessero i cristiani orientali, come hanno sostenuto fonti occidentali e, a quanto pare, Urbano II a Clermont. Nei territori occupati i cristiani locali venivano trattati semplicemente secondo il tradizionale costume islamico, erano cioè una minoranza soggetta, ma protetta dalle leggi islamiche,.....E' altresì significativo che in Occidente non giungesse nemmeno un'invocazione d'aiuto da parte dei Cristiani d'Oriente. Quando perciò Urbano II e la propaganda crociata mettono l'accento sulla persecuzione da essi subita, lo fanno o per ignoranza della situazione reale o per suscitare in Europa determinati risentimenti."
E' assai probabile che i grandi movimenti di masse ( come quello già citato dei "turchi", o quello dei nor(d)manni , che combatterono con tutti e per tutti e sotto nomi diversi [normanni sono i "variaghi" che, giunti in russia le diedero il loro nome "rus"-land = terra dei rus, nel passaggio verso sud-est, così come normanni sono gli scandinavi che sconvolsero l'assetto politico europeo conquistando inghilterra, normandia e italia meridionale]), abbiano contribuito a destabilizzare un'europa che trovò poi nelle crociate una sorta di equilibrio folle. Certo è che le cause addotte da Urbano II nel suo discorso a Clermont il 27 novembre del 1095 hanno connotazioni ufficiali quasi ridicole e certamente irreali (tiramento di barba di religioso, violenza a badessa, maltrattamento di cristiani vari, episodi peraltro di trent'anni antecedenti), che nascondono maluccio l'intendimento reale di ripristinare un ipotetico controllo pontificale sugli scismatici ortodossi di Michele Cerulario (ed anche quì va detto che solo una povera testa di cazzo presuntuosa come Leone IX poteva pensare di scomunicare un pari grado in casa sua e sul suo altare [sto parlando del patriarca costantinopoliano Michele Cerulario, scomunicato il 16 luglio del 1054 per futili motivi nella sua chiesa di Santa Sofia, a Costantinopoli, una volta Bisanzio , dal suo leggendario fondatore Byzas, poi Costantinopoli, la città di Costantino, e poi addirittura "La Città", Istanbul, dal greco "eis thn polin"] anche se all'epoca tutti scomunicavano tutti) e la motivazione politica (la richiesta di aiuto per l'Anatolia dell'imperatore Alessio, che venne dai suoi legati presenti al concilio di Piacenza del marzo 1095 abilmente mascherata con il riferimento alla salvezza di Gerusalemme [se avesse avuto idea delle conseguenza si sarebbe tagliato la lingua]).

Naturalmente la prima crociata non è la prima. La crociata del popolo la precedette di un annetto e comportò una tale caterva di morti, quasi tutti cristiani, da fare rabbrividire persino i cronisti dell'epoca, che pure dovevano esserci abituati. Tra Pietro l'Eremita e Gualtiero Sans-Avoir (la doppia crociata del popolo), Volkmar , Gottschalk ed Emich di Leinigen (la tripla crociata tedesca, mirata essenzialmente alla strage degli innocentissimi ebrei) quest'aborto di "crociata" multipla produsse oltre centomila morti tra crociati, innocenti cristiani, innocenti infedeli ed innocenti ebrei (gli unici non innocenti erano i crociati).

La prima crociata dunque, istigata da un papetto ambizioso e guidata da una manica di arrivisti deficienti, condottieri da burletta e pagliacci vari inizia nel'ottobre del 1095 (cinque armate di diversa provenienza, che seguirono percorsi diversi e produssero molteplici danni) e termina "ufficialmente" nel luglio del 1099, con la conquista di Gerusalemme ed un buon mezzo milione di cadaveri, anche questi quasi tutti innocenti con esclusione dei crociati. Tanto per fornire qualche relazione dell'epoca mi permetto alcune citazioni:

Guibert de Nogent, cronista, con riferimento a Semlin (cristiana, Ungheria, crociata del popolo)"In preda a nefando furore appiccarono [i crociati] il fuoco ai granai pubblici, rapirono le fanciulle per usare loro violenza, profanarono il matrimonio col sottrarre ai mariti le mogli, strapparono o bruciacchiarono la barba all'ospite. Nessuno pensò più a comprare le cose di cui abbisognava: ciascuno viveva alla bell'e meglio di omicidio e rapina..."
Anna, figlia dell'imperatore Alessio, con riferimento alla strage di Civetot-Drakon (20.000 morti per idiozia):"Le ossa formavano un mucchio immane, anzi un'altura, una collina, un rilievo di considerevole superficie. Esseri umani della stessa razza dei barbari massacrati (franchi) costruirono mura simili a quelle di una città riempiendo gli spazi intermedi, anziché con malta, con le ossa dei morti e fecero di tale città, in un certo senso, la loro tomba..."
Pietro di Cluny (crociata dei tedeschi):"Che vale cercare e combattere i nemici della religione cristiana in remoti paesi, quando i dissoluti ed empi ebrei, ben più malvagi dei saraceni, non in terre lontane, bensì [qui] in mezzo a noi, altrettanto sfrenatamente e sfacciatamente profanano, calpestano, dileggiano impuniti il cristianesimo ed ogni sacramento cristiano?...". Stessa crociata, Eliezer ben Nathan, ebreo di Magonza (migliaia di morti), nel suo "ragguaglio delle sciagure dell'anno 4856 [1096]": "...molte e gravi sofferenze ci colpirono, quali dalla sua fondazione mai s'erano avute in questo regno...Poiché uomini insolenti, un popolo straniero, una schiera feroce ed orrenda di franchi e alemanni di ogni risma, si mossero nell'intento di recarsi alla città santa [Jerusalem]...per cacciarne gli ismaeliti...E quando durante il viaggio attraversarono città abitate da ebrei così dicevano '...qui ci sono gli ebrei che l'hanno ucciso e crocifisso[gesù]...lasciateci prima prendere vendetta su di loro fino allo sterminio totale...'.
Testimonianza oculare nell'assedio di Gerusalemme:"I nostri li inseguirono dappresso, uccidendoli a forza di fendenti, sino al tempio di Salomone, dove fecero un tal massacro da sguazzare ne sangue sino alle caviglie...E dopo che ebbero abbattuto tutti i misceredenti, assalirono nel Tempio una folla di uomini e donne, uccidendo o risprmiando la vita a piacimento".
Raimond d'Agiles (stesso assedio, da 60 a 100.000 morti):"E furono cose mirabili a vedersi, innumerevoli saraceni finirono decapitati...,altri uccisi con le frecce, altri scaraventati dai merli delle torri, altri ancora torturati per giorni e quindi consegnati alle fiamme. Le strade erano coperte di mucchi di teste, mani e piedi mozzati, e ovunque bisognava aprirsi un varco tra cavalli morti e cadaveri umani."
L'arcivescovo Guglielmo di Tiro (stesso massacro): "La città offriva lo spettacolo di un tale eccidio, d'un tale bagno di sangue nemico, che i vincitori stessi se ne ritirarono inorriditi e nauseati."
Altro cronista, stesso episodio: "Nessuno ha mai veduto né udito di un tale massacro tra la gente pagana....Quindi, felici e piangendo di gioia, i nostri si recarono a venerare la tomba del Salvatore, assolvendovi il loro debito di riconoscenza. Il giorno seguente, salirono poi sul tetto del Tempio, acciuffarono i saraceni, uomini e donne, e , estratta la spada, mozzarono loro il capo".

A parte il compiacimento un po' morboso dei cronisti, è da osservare che Urbano II morì il 29 luglio 1099, due settimane dopo la conquista di Gerusalemme ma prima che la notizia avesse il tempo di giungere a Roma.

Buffo ,no?

 

Ancora crociate

Ad essere sinceri per le crociate ci vorrebbe veramente troppo tempo, così mi limiterò ad elencarle, ufficiali e non, inserendo qualche commento e le eventuali citazioni che mi sembrano opportune (e facendo presente come esse vengano liquidate in quasi tutte le storiografie cattoliche con poche pagine o poche righe, quasi tutte incentrate su "L'espressione grandiosa dello spirito cristiano nel medioevo", "il carattere religioso e non bassamente temporale della guerra crociata", "il simbolo quasi dell'unità concreta della Respublica Christiana" (bello quel "quasi!). Insomma "quasi" l'esatto contrario di una realtà economica, politica, culturale e fanatico-religiosa assai più inconcludente di qualsiasi rivoluzione successiva o precedente:

L'idea originaria sembra sia venuta a Sergio IV (creatura di Crescenzio) tra il 1009 ed il 1012, ma non produsse effetti apprezzabili, come pure il tentativo di mezzo secolo dopo da parte di Gregorio VII.

1095/1096 Crociata del popolo (Pietro l'eremita)e dei tedeschi

1096/1099 prima crociata, Urbano II e molti deficienti (ma ne ho già un po' parlato)

1101 crociata dei lombardi (secondo Alberto di Aquisgrana in numero di 200.000) che morirono tutti o quasi per la strada senza arrivare da nessuna parte. Papa era Pasquale II ed antipapa Teodorico.

In questo periodo appaiono gli Ordini Cavallereschi, come i Templari o i Giovanniti (Ospitalieri, che però hanno origine addirittura prima delle crociate), tra le cui regole, dettate da san Bernardo di Chiaravalle (altresì chiamato "doctor mellifluus") si legge: "il cristiano che uccida il miscredente nella guerra santa, sia certo della sua mercede...il cristiano gioirà della morte del pagano, poiché essa torna a gloria di Cristo medesimo (povero Cristo!)"

1147/1149 seconda crociata, guidata dall'imperatore Corrado III e da Luigi VII di Francia, bandita da papa Eugenio III, e con una buffa crociata collaterale tedesca contro gli slavi della Pomerania e del Brandeburgo, che si concluse in un fiasco. Nel corso di questa idiozia si riuscì nell'impresa storica, oltre agli altri danni, di inimicarsi l'unica città "infedele" alleata dei cristiani, Damasco, che lasciò sul terreno, nel corso della successiva fuga cristiana, una tal massa di cadaveri crociati da impestare l'aria per mesi. E tanto per non stare colle mani in mano, quattro gatti di fiamminghi e frisoni avevano nel contempo provveduto a "liberare" la pacifica Lisbona, unica città araba ancora in mano ai mori, e, violando i termini della resa, fare strage dei suoi abitanti .Nel 1087 Gerusalemme cade nelle mani del famoso Saladino.

1189/1191 terza crociata, guidata dal Barbarossa, da Cuor di Leone, da Filippo Augusto, e bandita originariamente da Gregorio VIII (anche se iniziata sotto il pontificato di Clemente III), che non conquistò Gerusalemme e portò stragi, tradimenti squallidi, sconquassi inconcludenti ed il mito del Saladino (peraltro assai più rispondente alla realtà del mito di Riccardo Cuor di leone)

1197 crociata interrotta di Enrico VI, guidata da un re ambizioso ed un po' deficiente che coglie l'occasione per morire di malaria a Messina, a 32 anni, senza aver fatto un passo verso la Terrasanta e scatenando inutili guerre intestine nella sua stessa Germania. Papa era Celestino III

1202/1204 quarta crociata, guidata da Baldovino di Fiandra e dai veneziani (doge Enrico Dandolo), bandita da Innocenzo III, che non toccò nemmeno Gerusalemme, conquistando sanguinosamente, tra stragi e violenze ingiustificate, Costantinopoli (cristiana ortodossa) e creando l'impero latino e mettendovi scioccamente a capo dei veneziani. In questa folle impresa vennero distrutti più tesori d'arte, documenti e cimeli di quanti ne abbiano mai distrutti i turchi nella conquista del 1453. La ricchezza di Bisanzio finì sparsa ai quattro venti. Troverete reliquiari costantinopolitani a Limburg an der Lahn e calici bizantini a Venezia.

Niceta Choniate, storiografo, scrisse: "...gli stessi saraceni erano stati più misericordiosi all'atto della conquista di Gerusalemme"

1209/1210 crociata degli albigesi, Ve ne parlo più diffusamente altrove.

1212 crociate dei fanciulli (due e più), una follia di cui poco si parla, che costarono 50.000 morti (ragazzi e ragazze) ed un numero imprecisato di schiavi senza raggiungere alcunché. (per chi fosse interessato raccomando "La crociata dei bambini", di Corrado Pallenberg, 1983 , A.M.E.)

1217 crociata di Andrea d'Ungheria (il Papa era Onorio III), che più che una crociata sembra essere stata una gita turistica con supplemento di ricordini: 

tra i quali vengono annoverati dai cronisti dell'epoca: anfora delle nozze di Cana, teste di S.Stefano e di S.Margherita, mani di S.Tommaso, mani di S.Bartolomeo e pezzo della verga di Aronne

1217 crociata di Leopoldo V d'Austria, nel corso della quale S.Francesco incontra il sultano Elkamil, che a causa di quel coglione del legato pontificio, Pelagio di Santa Lucia, costò 70.000 morti, una possibile pace con l'Islam (dall'Islam proposta per ben due volte a distanza di due anni ed a condizioni straordinarie) che comprendeva la restituzione di Gerusalemme e dell'intera Palestina alla Cristianità, rifiutata dall'idiota delinquente fanatico (Pelagio) per motivi religiosi. Il papa era sempre Onorio.

Giovanni di Brienne, re di Gerusalemme gli disse (a Pelagio):" Ah, signor legato, se solo ve ne foste rimasto in Spagna! Siete stato Voi a precipitare la cristianità in rovina!" ed il cronista Oliviero di Colonia, parlando della generosità degli arabi dopo la firma del trattato tra Giovanni di Brienne ed il sultano Elkamil, "...Quegli stessi egizi di cui noi avevamo appena ucciso le famiglie, che avevamo rapinato e cacciato da casa e beni, vennero ora a curarci e salvarci, noi che eravamo in loro balia, dalla morte per fame..."

1228/1229 quinta crociata, guidata da Federico II, più volte scomunicato e praticamente costretto da Gregorio IX, che recupera Gerusalemme pagandola in denaro al suo amico, il sultano Elkamil, e senza un colpo di spada.

1248/1254 sesta crociata , guidata da Luigi IX il Santo, re di Francia, che sbarca in Egitto , viene fatto prigioniero e rilasciato contro riscatto (straordinaria operazione politico-militare). Fautore e Papa, Innocenzo IV.

1270 settima crociata , Luigi IX il Santo (perseverante!) che sbarca a Tunisi e vi muore di peste (altra mossa da maestro).Papa Giovanni XXI.

Il 18 maggio 1291 cade l'ultima fortezza in mano cristiana, San Giovanni d'Acri (anche se la rocca dei Templari resiste ancora dieci giorni). Ma la caduta definitiva non è autonoma nè incolpevole. La causa è l'arrivo di un'altra crociata popolare, originata dall'appello di papa Nicola IV e diretta dal vescovo di Tripoli, che, giunta a San Giovanni d'Acri, coglie l'occasione per massacrare tutti i disgraziati (arabi e cristiani) che portano la barba, costringendo addirittura i cittadini a nascondere e proteggere i musulmani e facendo incazzare a morte il sultano Qalawun, il cui figlio Al-Ashraf Kalil raderà al suolo tutte le residue città crociate. Il papa è Nicola IV.

Si calcola che nel corso delle crociate (un paio di secoli) abbiano perso la vita qualcosa come dai due ai quattro milioni di esseri umani, in un epoca nella quale l'Europa contava 15/18 milioni di abitanti.

E' anche vero che, forse, le crociate hanno provveduto a farci conoscere il ratto nero (e la peste epidemica), l'uso dei piccioni viaggiatori, l'albicocca (o susina damascena), l'aglio scalogno (da cui il nome di Ascalonia), i cetrioli da sbucciare (le banane), la bussola, il nome della "giacca" (da Giaffa), la parola arsenale, ammiraglio (da amir ar-rahl = emiro della flotta), algebra (da algabr w'almukabalah = raccolta di formule per la trasfomazione delle equazioni), ma è quasi certo che la maggior parte del lavoro di intermediazione culturale venne eseguito dall'imperatore scomunicato Federico II, che , oltre a non ammazzare quasi nessuno (almeno nel corso della sua "crociata"), costituì il tramite principale tra due culture, e dal mondo mercantile la cui attività era sempre continuata senza grosse interruzioni.

 

Il padrone del mondo

L'incontro doveva certamente essere uno dei più straordinari da quando Gesù si era trovato di fronte a Pilato nel Pretorio. Il più potente uomo dell'epoca, sul trono in vesti d'oro e porpora ed un ventisettenne, in ginocchio di fronte a lui, vestito di stracci e che affermava di essere il più povero.

Nell'estate del 1209 papa Innocenzo III aveva finalmente accettato di ricevere questo disgraziato in odore di santità.

Uno strano personaggio, di certo completamente fuori di testa secondo i normali criteri di giudizio dell'epoca: magro, capelli neri e pesanti palpebre, denti bianchi, piccole orecchie a sventola, barba rada e sparsa ed una voce straordinaria, piena di calore e di dolvezza. Parlava con Sole e Luna e chiamava la Povertà il "suo più grande amore" e la Signora più ricca e generosa del mondo.

Francesco venne ricevuto dal papa, per un breve momento e solo per ricevere l'approvazione per la costituzione del proprio ordine religioso (i Francescani), soltanto dietro insistenze da parte del cardinale di Ostia, Ugolino, futuro Gregorio IX, che non lo capiva , come non lo capiva il papa, ma pensava che avesse qualcosa da offrire alla Chiesa.

Innocenzo III, senza saperlo, l'aveva già incontrato anni prima nei corridoi del Laterano e l'aveva fatto scacciare per il puzzo tremendo che emanava (Francesco poco prima aveva incontrato un povero al quale aveva regalato i suoi abiti, facendo uno scambio con quelli del disgraziato).

Lotario, cardinale della famiglia dei Conti di Tuscolo (i famosi Conti di Segni), era diventato papa l'8 gennaio 1198.

La sua famiglia aveva contribuito e contribuirà al papato, complessivamente e considerando tutti i diversi rami, con tredici papi, tre antipapi e quaranta cardinali (quando si parla di nepotismo!).

Quando, nel corso dell'elezione, gli fu imposta la tiara e l'Arcidiacono disse:" ...e sappi che tu sei il padre dei principi e dei re, signore del mondo, Vicario sulla terra del nostro salvatore Gesù Cristo, la cui gloria durerà tutta l'eternità." sicuramente Innocenzo non dubitò che quella bestemmia gli fosse dovuta.

La sua esistenza giustifica in pieno la famosa affermazione di Hobbes:" il Papato non è altro che il fantasma del defunto impero romano e siede incoronato sulla sua tomba" .

Nel corso della processione lungo la Via del Papa, Innocenzo incontrò il rabbi Stefano Petri, con le spalle fasciate nel Pentateuco, che si prostrò in obbedienza ed il Papa dichiarò formalmente:" Noi riconosciamo la Legge (vecchio testamento) ma condanniamo i principi del Giudaismo, poiché la Legge si è già realizzata in Cristo, che il cieco popolo di Giuda ancora aspetta come suo Messia. ". Il vecchio rabbi ringraziò il pontefice per le sue gentili parole e si allontanò in fretta prima di prendere anche una bastonatura.

Nel Laterano ricevette onori, leccate di piedi da principi e prelati e diede un banchetto nel quale sedette separatamente, in alto, a dominare gli ospiti.

Stava già studiando come dominare il mondo.

Nel giro di due anni aveva riacquistato il potere assoluto a Roma ed in Italia, quasi nullo alla sua nomina.

Per una rivolta popolare, nel maggio del 1203, fu costretto a fuggire in Palestina, dove era in corso la quarta Crociata e dove non si interessò in alcun modo dei terribili massacri compiuti non tra i musulmani, ma tra gli stessi cristiani da quella banda di delinquenti.

Costantinopoli venne saccheggiata, le tombe degli imperatori dissacrate, reliquie preziose rubate, suore e bambine stuprate ed uccise sotto l'ala paterna del pontefice.

La più prestigiosa città del mondo, cristiana anche se scismatica, venne rasa al suolo da soldati cattolici.

Dopo due anni, fatta la pace con i romani, ritornò a Roma, dove rifiutò il titolo di Vicario di San Pietro. Anzi lo ripudiò dicendo: "Noi siamo il successore di Pietro ma non il vicario suo o di altri apostoli. Noi siamo il Vicario di Gesù Cristo, di fronte al quale tutti devono inginocchiarsi, Persino - no anzi - specialmente Re ed Imperatori".

Questa teoria manichea ( della Chiesa, spirituale e buona, e dello stato, materiale e cattivo) era quanto di più retrivo si potesse immaginare ed avrebbe potuto condurre a serie espressioni di anarchia (come in effetti fece), ma Innocenzo si sentiva capace di gestire Chiesa e Stato e giocando la carta del "peccato" (dove c'era peccato il suo giudizio era sovrano) giustificò ogni suo intervento nella sfera "temporale".

Scelse come suo strumento Ottone IV, che, ribellatosi dopo un paio d'anni, venne regolarmente scomunicato e sostituito. Incoronò Pietro d'Aragona e pretese di fare lo stesso con Guglielmo il Conquistatore, re d'inghilterra, che lo mandò al diavolo. Nemmeno Gregorio era riuscito ad ottenere obbedienza dai re inglesi, ma, alla morte di Riccardo Cuor di leone (1199), Giovanni Senza Terra era uomo di differente pasta ed il papa ne fece una specie di esempio, con ulteriori successive drammatiche conseguenze.

Giovanni era ometto irrequieto e volatile, con scarso rispetto per la Chiesa. Dapprima sposò sua cugina Isabella di Gloucester senza chiedere dispensa, poi, innamoratosi di Isabella d'Angoulême, la sposò autodandosi dispensa. Quando Innocenzo si mostrò irritato lo quietò mandando un migliaio di armati alle Crociate e costruendo un'abbazia Cistercense.

Quando però Giovanni nominò il suo candidato al vescovado di Canterbuty, il papa ne ebbe abbastanza.

Nominato Stefano Langton alla carica in discussione Innocenzo diede tre mesi di tempo a Giovanni per riconoscerlo.

Giovanni non si arrese e scacciò i monaci da Canterbury. Innocenzo pose allora, con una durissima prova di forza, l'interdetto sull'intera Inghilterra.

Ci furono sanguinose minacce ed atti di forza da entrambe le parti (non ultima la tassa sulle mogli dei preti imposta da Giovanni)

Giovanni era un vero stronzo, si scopava le mogli di tutti, strappava i denti a chi non gli portava soldi, impiccava gli ostaggi, ma sotto la minaccia di Filippo di Francia (che il papa aveva nominato suo sostituto naturale come re d'Inghilterra) nel 1213 si arrese praticamente senza condizioni, assogettandosi anche al pagamento annuale di un migliaio di marchi al papa.

Questo stupido "affitto" diede il via, nel 1333, alla secessione Inglese dalla fede cattolica (quando Edoardo III si rifiutò di pagare ulteriori soldi a Urbano V, giudicando nulle le promesse di Giovanni), che si concluse sotto il regno di Elisabetta Ia.

Comunque intanto Giovanni era diventato un "buon cattolico" e, quando i Baroni lo costrinsero ad accettare la Magna Carta, lo comunicò immediatamente al Papa, che condannò la prima costituzione come "contraria alla legge morale". Con una Bolla Inmnocenzo III annullò il documento, assolse il Re dall'obbligo di osservarlo e scomunicò chiunque ne pretendesse l'osservanza.

In sostanza tutta l'Inghilterra.

Stephan Langton, arcivescovo di Canterbury, si rifiutò di pubblicare la Bolla, sostenendola non aderente al diritto naturale ed al di fuori dei poteri papali. Fu regolarmente sospeso dall'incarico.

Innocenzo promulgò più norme da solo che tutti i cinquanta papi che lo precedettero messi insieme. E le sue norme ebbero drammatici effetti sulla Cristianità.

Fu geniale uomo di governo e regnò per vent'anni con il terrore. Incoronò e depose sovrani, creò lo Stato Pontificio, sparse più sangue di qualunque altro papa ed è suo il detto:" Ogni prete deve obbedire al papa, anche se il suo ordine è diabolico, perché nessuno può giudicare il papa" o l'altro, indirizzato a Filippo di Francia prima dell'attacco all'Inghilterra," Spada, spada esci dal tuo fodero. Spada, spada, affilati e poi sterminali".
Ma se una qualche fama gli si deve è per la spaventosa tragedia dei catari e degli albigesi, forse la carneficina più orribile ed infingarda dell'epoca, alla quale dedicherò la prossima puntata.

Quello che è sicuro e che oggi tutti si ricordano (con affetto ed umana tenerezza) di San Francesco, mentre nessuno, salvo qualche studioso, conosce il Re dei Re, il Signore del Mondo, Innocenzo III.

 

Sangue sparso

Innocenzo III sedeva sul trono, con un miscuglio di eccitazione e collera. Di fronte a lui stava un segretario con un bianco abito cistercense in mano, perforato da parte a parte e inzuppato di sangue secco. "Ecco, Santità, questo è l'abito di Fratel Pietro di Castelnau." Il Papa corresse con gravità:"San Pietro di Castelnau".

Il 10 marzo 1208 , canonizzando fratel Pietro, Innocenzo emanò anche la sua Bolla di Anatema contro gli eretici della Linguadoca. Alzandosi dal suo trono egli intonò:"Morte agli eretici".

Naturalmente le cose non erano così semplici. La morte di fratel Pietro era solo un pretesto. L'eresia era fiorita per oltre un secolo nella bellissima Linguadoca, tra il Rodano e le montagne, e Innocenzo sapeva benissimo che l'eresia dei Catari e degli Albigesi aveva come unica origine la spaventosa corruzione del clero. Egli scrisse persino di sua propria mano :" In tutta questa regione i prelati sono fonte di irrisione e riso per i laici. Ma l'origine del Male risiede nell'arcivescovo di Narbonne. L'uomo non conosce altro dio che il denaro ed ha un portafogli (borsa) al posto del cuore. Nei dieci anni in cui ha retto la carica (di arcivescovo) non ha visitato una sola volta la sua diocesi...dove tutti possono osservare preti e monaci che hanno gettato alle ortiche i loro abiti, hanno preso mogli ed amanti e vivono di usura".

Fonti dell'epoca confermano che in Linguadoca, come in molti altri luoghi, preti e vescovi vivevano come puttanieri. Giocavano d'azzardo, andavano a donne, scomunicavano a piacimento chi li guardava storto, non dicevano messa, chiedevano un prezzo per tutto, dalle ordinazioni sacerdotali alle dispense matrimoniali e cancellavano a piacere le disposizioni testamentarie, appropriandosi dei beni del defunto.


I perfecti Albigesi erano invece uomini e donne casti e morigerati che evitavano i piaceri terreni ed ai quali era attribuita una grande autorità morale. Essi negavano i dogmi ed i sacramenti della Santa Chiesa, disprezzavano il clero e chiamavano Roma "La Puttana di Babilonia" ed i suoi vescovi "Gli Anticristi" . Sembra che predicassero una forma di dualismo nel quale il Dio del Vecchio Testamento era responsabile del male e della terrena corruzione mentre Gesù era il Dio del mondo dello spirito. Questa era una delle ragioni per cui disprezzavano icone ed immagini sacre, reliquie e la stessa croce, immagine della morte terrena. Corpo e sesso erano fonte di male e persino l'avere figli non era giusto in quanto avrebbe prodotto altri "terreni" esseri viventi. Non sembra però che vi fossero atteggiamenti costrittivi nei confronti di chi non riusciva ad adeguarsi ai loro standard morali ed erano ospitali e comprensivi verso i presunti "peccatori". Non risulta facilissimo interpretare correttamente le loro dottrine in quanto non è rimasta documentazione se non in misura ridotta e casuale.

Innocenzo ordinò di esibire l'abito di fratel Pietro in ogni chiesa della Linguadoca al fine di promuovere una nuova crociata. E questa volta non contro i Turchi ma contro altri cristiani che si limitavano a negare la Sua autorità.

Sino dal 1096, guidate dalla follia di Pietro L'Eremita (d'Amiens) e Walter il Penniless, le crociate avevano scatenato enormi entusiasmi. La prima , originariamente formata da contadini, donne, bambini e scalzacani, era terminata (nella sua fase prodromica) , dopo un assurdo viaggio attraverso Ungheria ed Iugoslavia, in uno spaventoso massacro sul Bosforo. Lì, il 21 ottobre, questa banda di fanatici derelitti era stata fatta a pezzi dai Turchi. Quando, nell'estate successiva, arrivarono i cavalieri cristiani, tedeschi e francesi (che partecipavano alla crociata "regolare"), trovarono soltanto enormi montagne di cadaveri disseccati, che i Francesi usarono, mischiandoli con il fango, per costruire le prime mura delle proprie fortezze in Terrasanta.

Naturalmente quel maniaco bastardo di Pietro l'Eremita fu uno dei pochi a sopravvivere.

Era un epoca di assoluta follia, almeno secondo i nostri criteri. In questo periodo si succedettero, oltre alle crociate, per così dire, "storiche" o regolari, le diverse crociate dette dei "bambini", che produssero, 30.000 morti e/o schiavi, tra bambini e donne e disgraziati, ma nessuna pazzia poteva comunque eguagliare o superare quella del papa.

Vero è che Innocenzo aveva già provato a liberarsi degli Albigesi con sistemi meno cruenti. Aveva spedito in Linguadoca Domenico, che avrebbe poi fondato l'ordine domenicano (fantastico serial killer nel corso di tutto il periodo dell'Inquisizione), ma il frate era tornato dicendo:"Li ho pregati piangendo, Santità, ma dove la preghiera ha fallito un grosso bastone potrebbe ottenere risultati".

Innocenzo aveva poi inviato Pietro e fratel Raoul. Pietro aveva accusato Raimondo, Conte di Tolosa, di nascondere e proteggere gli eretici, ed, dopo averlo scomunicato, era stato ammazzato da un suo cavaliere.

La crociata di Innocenzo costituisce una terribile macchia per la Chiesa. Il Pontefice diresse od organizzò scientificamente una guerra contro cristiani in una terra cristiana, dove era virtualmente impossibile separare gli ortodossi dagli eretici. Per questo, in assoluto contrasto con le parabole di Gesù, si decise di bruciare insieme il grano e le erbacce.


Scusate la digressione:

La violenza nella nostra tradizione non ha caratteristiche di costanza. All'inizio la Chiesa favoriva un profondo sentimento di santificazione della vita umana. Spargere sangue era sempre un gravissimo peccato e questo produsse sia i martiri dei primi due secoli sia il rifiuto assoluto di partecipare ad operazioni militari da parte dei primi cristiani (ciò che li rendeva cattivi cittadini per gli Imperatori romani). Le cose cambiarono decisamente con Costantino. Dopo di lui Leone il Grande (440-61) ebbe parole di grande stima verso l'imperatore per aver torturato ed ucciso eretici e persino Augustino (teologo sulla cui opera si fonda gran parte della costruzione teorica ecclesiastica) , pur non approvando tortura ed omicidio, sostiene che con gli eretici tre o quattro buone bastonate possono essere utili a mostrare la strada giusta. Mentre nel 177 non c'era un solo soldato cristiano, nel 416 (editto di Teodosio) soltanto i cristiani potevano arruolarsi. Malgrado questo non sembra che in quelle che vengono chiamate "epoche oscure" ci siano mai stati episodi clamorosi, almeno sino ai primi contatti con l'Islam, che invase antiche contrade cristiane come Africa, Asia e Spagna, proclamando un paradiso straordinario ed un inferno orribile.. Maometto era stato capo di stato, comandante militare, giudice e , nella sua fede, il paradiso era destinato a coloro che morivano per Allah. Una goccia di sangue sparsa in guerra era meglio di mille preghiere ed il paradiso era pieno di magnifiche ragazze che si dovevano occupare di te. L'urto con questa tradizione modificò profondamente gli ideali cristiani. Ora l'insegna da seguire non era più il monaco ascetico e pacifico ma il guerriero con la spada grondante sangue. La garanzia di paradiso per il guerriero morente era passata dall'Islam alla Cristianità così come il concetto di Jihad, la cosiddetta Guerra Santa. Quando avversari diciamo così "tradizionali" come gli infedeli non erano disponibili, si cominciò a cercarli nelle zone più prossime e lungo la strada verso la Terra Santa e chi meglio dei giudei (dei quali Giovanni Crisostomo scrisse nel quarto secolo "Odio gli ebrei. Nessun perdono è possibile per gli odiosi assassini di nostro signore ed anche Dio odia gli ebrei e li ha sempre odiati" ) poteva rappresentare un buon obiettivo, fonte di gloria e di indulgenze. Nel 1096 (prima crociata) i soldati Crociati sterminarono prima la metà degli ebrei di Worms ed uccisero poi l'altra metà che si era rifugiata nella residenza del vecovo (che li lasciò in balia dei santi crociati). La stessa cosa si ripetè in tutta la Germania ed in seguito anche in Francia. Ormai la carneficina era diventata la religione ufficiale della Chiesa ed il fine (di eradicare col sangue l'eresia) giustificava l'utilizzo di qualsiasi mezzo.


Ma riprendiamo la nostra storia di strage.

Filippo di Francia si rifiutò di guidare la Crociata degli Albigesi (l'azione contro Raimondo IV di Tolosa avrebbe potuto creargli difficoltà con i nobili) e così Innocenzo III nominò suo comandante in capo il suo legato, Arnaldo-Amalric, generale cistercense di Citeaux.

Alla chiamata alle armi rispose gente di tutte le risme, dai cavalieri, ai contadini ed ai mercenari Fu decretata una speciale "indulgenza" per il periodo di ferma previsto (quaranta giorni) e terra a disposizione in Linguadoca (il che fa pensare che la carneficina era stata deliberatamente programmata e preordinata dal pontefice).

La truppa era composta da 200.000 fanti ed almeno 20.000 cavalieri, tra cui c'erano nobili, duchi e conti. Era presente anche Raimondo di Tolosa che, saggiamente, aveva fatto pace con la Chiesa una settimana prima, presentandosi seminudo come un penitente alle porte della cattedrale di Saint-Gilles e giurando la sua fedeltà sulle sacre reliquie.

I cristiani marciarono su Béziers , il cui assedio cominciò il 22 di luglio (giorno propizio in quanto festa di Maria Maddalena ?).

Amalric chiese ai cittadini di consegnare i due o trecento eretici che abitavano in città, così da essere risparmiati, ma gli abitanti decisero di non consegnare alcuno e di resistere.

Per una stupida azione di disturbo compiuta da giovani del posto, la roccaforte che avrebbe potuto resistere per mesi, cedette all'attacco dei mercenari.

Questo è il momento della famosa frase di Arnaldo-Amalric : "Uccideteli tutti; Il Signore riconoscerà i suoi!"

La strage fu spaventosa. Vennero uccisi tutti, donne e bambini, per strada e nelle chiese (cattoliche), cristiani ed albigesi. Nella chiesa di Maria Maddalena, nel corso della carneficina cadde a terra il calice contenente ostie e vino, così il sangue di Cristo si mischiò con quello del popolo di Béziers. Della città non restarono che rovine.

Nella relazione di Arnaldo al Pontefice sta scritto:"Oggi, Vostra Santità, sono stati passati a fil di spada ventimila cittadini, senza riguardo all'età o al sesso.". In quella che è stata storicamente la più terribile persecuzione contro i cristiani, sotto l'Imperatore Diocleziano, si calcola siano morti circa duemila cristiani. Nella sua prima operazione di "pulizia", Innocenzo III° ne aveva ammazzati dieci volte tanti.

A Carcassonne, conquistata con l'inganno mentre i capi della città trattavano una tregua, i cittadini vennero lasciati liberi, nudi, con l'obbligo di non farsi mai più rivedere, pena la morte. Il loro salvacondotto era per un solo giorno e recitava che erano liberi ma dovevano andarsene:"...completamente nudi, fatti salvi i peccati che si portavano addosso".

Sempre a Carcassonne il legato pontificio nominò Simone de Montfort (in seguito citato sia in relazione ai Templari, sia in relazione al Priorato di Sion) come incaricato di risolvere la faccenda. Questi, nel 1210 a Bram, non uccise nessuno con la scusa che i morti sono pessimi messaggeri. Strappò però naso e occhi a tutti gli abitanti. Ad un solo cittadino venne lasciato un occhio perché facesse da guida agli altri fino a Cabaret per spaventare gli altri albigesi.

Di cittadina in cittadina vennero bruciati tutti i "perfecti" e, secondo quanto scritto al Pontefice da Vaux de Cernay, "cum ingenti gaudio combusserunt" (li bruciarono con immensa gioia).

De Monfort ed Innocenzo III morirono entrambi nel 1216, un anno dopo il 4° concilio Laterano, ma la crociata ebbe materialmente termine solo nel 1226, dopo diciotto anni di stragi nelle quali morirono in centinaia di migliaia e solamente per "disobbedienza al pontefice" (anche se l'Inquisizione continuò l'opera facendo bruciare vivi 250 catari e valdesi nel 1244, nel sud della Francia, altri 200 nell'arena di Verona nel 1278, altri 100 a Graz [Austria] nel 1397 [dopo averli prima impiccati], 2470 in Provenza nel 1545, 2000 in Calabria [Guardia Piemontese, San Sisto e Montaldo] nel 1561 ed altri 2.000 nelle Alpi nel 1686). La Linguadoca venne ridotta terra rasata e tutte le antiche tradizioni locali andarono irrimediabilmente perdute, ma in realtà Innocenzo, che non riusciva a comprendere l'incongruenza tra la piccola eresia prodotta dalla disobbedienza e dal disprezzo verso un uomo, fosse pure il papa, e la rinuncia pratica al Discorso della Montagna portata a compimento definitivo con "terapia" dell'eradicazione sanguinosa e la creazione dell'Inquisizione.

Segue


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