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SPAGNA: CATTOLICI DI BASE E TEOLOGI SOSTENGONO ZAPATERO PER LA LEGGE SUI MATRIMONI GAY


32843. MADRID-ADISTA. Organizzazioni cattoliche di base e teologi spagnoli hanno espresso il loro sostegno alla legge del premier spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero per l'equiparazione dei matrimoni gay (v. Adista nn. 33 e 37/05), contestando l'"inammissibile ingerenza" della Conferenza episcopale (Cee) che ha invitato tutti i cattolici all'obiezione di coscienza. E lo hanno fatto aderendo al "Manifesto per l'obiezione cristiana di coscienza di fronte alle ingerenze della gerarchia cattolica", pubblicato (l'8 maggio) sul portale internet di informazione religiosa "libera e progressista" Atrio e sostenuto da "¡Au!" di Valencia, un gruppo di persone che, come si autodefiniscono, "dopo molti anni di vita clericale, hanno intrapreso con libertà l'avventura di vivere del loro lavoro laico e fondare una famiglia". "¡Au! - spiegano - significa in valenciano ¡Ánimo, adelante!".
In pochi giorni sono già state raccolte 485 firme, fra cui figurano nomi e cognomi di teologi e teologhe, sacerdoti, cristiani di base, catechisti, insegnanti di religione, oltre ovviamente a membri di diverse associazione gay e lesbiche, a professori universitari, psicologi e numerose altre categorie di cittadini che si definiscono cattolici e credenti nel Vangelo.
Questo è il punto, rimarcano gli autori del Manifesto: la Cee protesta in nome del "Vangelo della famiglia e della vita", ma in realtà, scrivono, si tratta di una "dottrina che non deriva dagli insegnamenti del Vangelo, quanto invece da una determinata ideologia ecclesiastica"; di una "norma che, basata su cause pesudo-evangeliche, limita l'autonomia della vita politica e propone una disobbedienza civile". E a questo i firmatari si oppongono.
"Il matrimonio civile - afferma il Manifesto - è un istituto giuridico, una costruzione umana che può e deve evolversi per adattarsi ai nuovi modi di intendere la vita sociale". E "il Vangelo di Gesù non propone un modo di regolamentazione giuridica ma un principio di rispetto della dignità e dell'eguaglianza di qualsiasi persona umana, lasciando a Cesare quello che è di Cesare".
La gerarchia cattolica, che accusa questa legge di essere in "contraddizione con la retta ragione e con la legge morale", ricorda il manifesto, "per molti secoli ha accettato la schiavitù e molti altri istituti giuridici che discriminavano le persone sulla base delle differenze religiose, ideologiche o di genere". E chiede perché mai i vescovi spagnoli "non obbligarono i deputati cattolici ad opporsi in coscienza all'invasione dell'Iraq condannata in modo tanto deciso da Giovanni Paolo II". Pertanto, "in quanto cittadini e cattolici preoccupati della 'retta formazione morale'", i firmatari del documento concludono: "Facciamo nostre le parole che gli apostoli pronunciarono di fronte alle autorità religiose del loro tempo: 'Dobbiamo obbedire a Dio prima che agli uomini'".
Ha aderito all'iniziativa anche il teologo e sacerdote spagnolo Benjamín Forcano, dell'Associazione di teologi Giovanni XXIII che, in un lungo a articolato intervento (pubblicato integralmente sul sito di Atrio), spiega che il "Progetto di legge sui matrimoni omosessuali cerca di includere una realtà personale obiettiva che deve essere riconosciuta e rispettata dalla società". La questione basilare è che l'omosessualità viene denigrata come un'infermità, una deviazione o una perversione, aggiunge, ma "né scientificamente, né eticamente, né teologicamente si può dimostrare che il contenuto della sessualità umana è unicamente quello eterosessuale. Storicamente la relazione e il matrimonio eterosessuale sono stati quelli dominanti, ma questo non autorizza ad erigerli a modelli unici e obbligatori per tutti". "La sessualità umana - prosegue Forcano - anche quella eterosessuale, non ha la sua ragion d'essere nella procreazione, ma nella fusione e complementarità della coppia per un progetto di vita in comune, che porta con sé la potenzialità di essere feconda in conseguenza del suo amore. Ma questa potenzialità può restare inattuata, per diversi motivi e, ciononostante, la coppia continua ad avere piena ragione d'essere". Il Progetto di legge di Zapatero "non pretende di danneggiare la natura o la dignità del matrimonio eterosessuale", chiarisce, ma risponde ad un'esigenza concreta della società. La legge di un Paese democratico esprime la volontà della maggioranza dei cittadini. "E nessun cattolico, che io sappia, smette di essere laico o democratico per il fatto di essere cattolico". Questo non significa, aggiunge, che un cattolico non possa esercitare obiezione di coscienza, se ne è convinto, ma è "altra cosa dal presentare la propria opinione come opinione generale della Chiesa", che su questo argomento "non può offrire una risposta sua, estratta dalla dottrina o dalla rivelazione del Nuovo Testamento".
"Credo che trattandosi di una legge democratica, di uno Stato di diritto - conclude Forcano - è uno sproposito affermare che la coscienza stia al di sopra di questa legge e che, se non si obbedisce, si rischia di incamminarsi verso Auschwitz. Forse potevamo esigere che vescovi e cardinali si fossero appellati ad essa in altre circostanze molto più gravi. Mi riferisco alla guerra in Iraq". Una guerra decisa, per la Spagna, unilateralmente dal governo di Aznar, condannata come ingiusta e immorale da Giovanni Paolo II, e contro la quale "più del 90% della popolazione spagnola gridava nelle strade la sua personale obiezione di coscienza".

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