Pasqua 2005
APPELLO AI VESCOVI PER LA CHIESA ITALIANA
LETTERA APERTA ALLE COMUNITÀ CRISTIANE E AI VESCOVI ITALIANI
SOMMARIO GENERALE:
PREMESSA
A. L’ANTEFATTO
B. OGGI: LA COSCIENZA CREDENTE
C. NODI CRUCIALI:
a) Pace e guerra
b) Opzione preferenziale per i poveri
c) Legalità e illegalità: una discriminante
d) Il nuovo processo: dalla fede alla religione civile
D. CONCLUSIONE APERTA: TEMPO DI CONFRONTO
PREMESSA
1. Si sta soffrendo ed emerge un forte disagio in
aree rilevanti della Chiesa italiana. Esso coinvolge settori diversi, da
quelli impegnati a favore della pace e nel dialogo tra le culture, a quelli
che quotidianamente cercano di porsi accanto alle persone emarginate per
condividerne il cammino verso l’inclusione e la cittadinanza; da quelli che
con maggiore forza cercano di dare seguito alla spinta riformatrice del
Concilio Vaticano II, a quelli che, spesso a partire dall’attività
missionaria, si sforzano di guardare il mondo dal punto di vista dei poveri di
tutti i Sud; da quelli che, richiamandosi alla tradizione del cattolicesimo
democratico, mantengono come riferimento alto i valori della Costituzione e si
sforzano di rinnovare il significato della laicità alla luce di una società
pluralista, a quelli che si spendono nel dialogo ecumenico e con le altre
fedi. Si tratta di coloro che con maggiore forza si sentono interpellati dalle
questioni della pace, della giustizia e della salvaguardia del creato,
percepiti non solo come problemi cruciali dell’umanità, ma anche come
pro-vocazione di Dio sul nostro modo di esprimere la fede.
2. Il motivo del disagio sta nel fatto che l’impegno di
singoli credenti, gruppi, comunità, associazioni e movimenti rimane
inadeguato e necessita di un discernimento ecclesiale sulla fedeltà al
Vangelo assieme a chi è preposto al servizio della comunione e dell’unità
della Chiesa italiana.
A. L’ANTEFATTO
3. Il disagio viene espresso. In occasione dell’Assemblea
generale della CEI nel maggio 2004 alla Conferenza episcopale e ai singoli
vescovi italiani è stata fatta pervenire una lettera firmata da circa 300
persone, in cui si chiedeva di rompere il silenzio e aprire un confronto
ecclesiale su alcuni temi particolarmente sensibili: pace, guerra in Iraq,
degrado istituzionale, distruzione dello stato sociale, legge Bossi-Fini,
problemi mondiali. A questa iniziativa da parte della CEI non venne nessuna
risposta, nemmeno di cortesia.
4. Dopo l’orrore di Falluja è stato inviato un appello
pressante e accorato per un pronunciamento che interrompesse il “tacere”.
L’appello riceve 1499 adesioni tra laici, religiosi e preti. Anche in questa
occasione da parte della CEI arriva solo “tacere”…
5. L’incontro di un gruppo di firmatari degli appelli a
Rimini tra il 27 e 28 dicembre 2004 costituisce un primo momento di confronto,
un momento intenso e propositivo, di conoscenza e di verifica, aperto anche ad
altre iniziative. Si decide di partire da un documento di collegamento per
arrivare in seguito a contattare singoli vescovi e per approdare a un
seminario di approfondimento, che potrebbe concludersi anche con un evento
comunitario e gioioso in Arena di Verona, come già in passato per altri
momenti significativi.
B. OGGI: LA COSCIENZA CREDENTE
6. Credi anche tu che la Chiesa è la comunità di
coloro che seguono Gesù, il Vivente? Credi anche tu che il battesimo
conferisce ad ognuno il mandato di testimoniare che Dio ama ogni persona, è
incarnato in ogni persona, si rivela in ogni persona?
Come i primi cristiani di fronte all’impero romano anche noi siamo di fronte
a tutta la storia, ciascuno assieme agli altri responsabile di tutto, perché
il Signore si affida interamente alla libertà di ciascuno.
Gli avvenimenti tumultuosi, la povertà e la fame combinate con tutte le forme
di violenza, il malessere del pianeta stesso non mettono in evidenza solo
l’inadeguatezza delle nostre risposte, ma costituiscono anche le grandi
domande di Dio sul nostro annuncio della salvezza, sul modo con cui, per la
nostra fede in Gesù, rispondiamo alla storia.
7. Oggi siamo tutti interpellati come Chiesa a verificare il
nostro camminare insieme nella fedeltà al Vangelo. Sentiamo urgente sanare la
frattura che si è prodotta nella Chiesa a partire dal periodo costantiniano.
Il Vangelo rimane punto di riferimento e sorgente non solo per le scelte
individuali e familiari, ma anche per quelle politiche, economiche, sociali e
culturali. Tutte le scelte ci appartengono e tutte le scelte fatte in nome del
Vangelo hanno bisogno di responsabilità condivisa.
In molti modi, da più parti e in più circostanze abbiamo chiesto anche ai
nostri vescovi, come Conferenza episcopale, di uscire dal silenzio strutturale
in cui si sono chiusi per confrontarci e verificare insieme alcune scelte di
grande importanza per la fedeltà al Vangelo e all’umanità.
Consapevoli di dover rendere ragione del motivo della nostra speranza (cf 1Pt
3,15) davanti al mondo e alla nostra stessa coscienza, con il presente
documento vogliamo continuare a bussare finché non ci sarà aperto (Lc 11,9),
proseguendo il cammino con fiducia, nella consapevolezza che come sorelle e
fratelli abbiamo bisogno gli uni degli altri.
C. NODI CRUCIALI
Con semplicità esponiamo alcuni punti, dove sentiamo che è
fortemente messo in discussione il nostro riferimento al Vangelo.
a) Pace e Guerra
8. La pace è il primo frutto del Risorto alla sua comunità (Gv 14,27),
sviluppo semplice e coerente della scelta di nonviolenza che ha caratterizzato
tutta la vita di Gesù, anche di fronte alla morte violenta, la morte di croce
(Gv 18,11). Le prime comunità cristiane sull’esempio del loro Signore e
Maestro hanno avuto un comportamento altrettanto semplice e lineare di fronte
all’impero romano.
Perchè nella Chiesa accettiamo, ci rassegniamo alla confusione delle lingue
riguardo alla pace? Ormai passa tutto e il contrario di tutto. Ha scritto il
papa: “Il male ha sempre un volto e un nome; il volto e nome di uomini e di
donne che liberamente lo scelgono”. E ancora: ”Per conseguire il bene
della pace bisogna, con lucida consapevolezza, affermare che la violenza è un
male inaccettabile e che mai risolve i problemi”. Perchè non abbiamo il
coraggio in nome di Cristo di dire no alla guerra sempre, dovunque e comunque
perchè la guerra è sempre violenza? Se, sempre come scrive il papa, “la
violenza è menzogna”, perchè non diciamo che solo nella nonviolenza
facciamo verità? Si ha ancora paura di pronunciare questa parola. Le armi
sono sempre state, anche oggi, lo strumento della pace imperiale, quella dei
crocefissori e non della pace cristiana, quella del Crocefisso. Perchè, come
diceva don Tonino Bello, non denunciamo come la più grande eresia trinitaria
del nostro tempo tutto il sistema armato, che serve a perpetuare
l’ingiustizia mondiale di privilegio per noi e di fame per gli altri,
responsabile delle guerre e della sottrazione di fatto dei diritti
fondamentali dei due terzi dell’umanità?
9. Anche i simboli sono eloquenti. Benedire la nave da guerra
Cavour preparata per uccidere “scientificamente e professionalmente” nello
stesso momento in cui vengono respinti dai porti del Mediterraneo i disperati
della Cap Anamur; definire eroi della patria i soldati uccisi a Nassyria in
contesto di guerra dichiarata in una patria altrui; dare pubblicità alle
cresime sul campo militare di Nassyria, predisporre un calendario
“militare” per le Pontificie Opere Missionarie, additare all’interno di
un rigido funerale di stato, come “costruttore di pace” uno che ha il
compito anche di uccidere non sono segni dei tempi all’incontrario? Chi osa
immaginare Gesù di Nazareth con un mitra in mano in versione di pace? O
immaginare così un suo discepolo, dopo l’ordine ricevuto di rimettere la
spada nel fodero anche se per legittima difesa?
Si avalla invece come missione di pace un’occupazione militare seguita alla
guerra preventiva, che lo stesso papa Giovanni Paolo II ha definito immorale,
al di fuori di ogni diritto nazionale e internazionale. Tacere sull’orrore
di Falluja, dove soldati cristiani occidentali hanno fatto scempio di vite
umane usando anche armi proibite e profanato cultura e religione, non è forse
complicità morale e materiale? Nessun bene ha trovato spazio nel silenzio sul
male. Credere è dare vita alla Parola nella nostra vita.
10. Il cristiano donna e uomo per tutte le stagioni? Non
bisognava forse invitare tutti coloro che protestano di essere credenti a
disertare l’esercito e ogni forma di collaborazione con una struttura di
peccato come la guerra e la guerra preventiva? Perché nel concreto non una
parola affinché tutte le risorse di intelligenza, tecnologia e di mezzi
economici non vengano sprecate per la produzione e il commercio delle armi e
per il mantenimento del sistema di guerra, ma vengano invece trasferite ad
alimentare e sostenere i diritti primari dell’umanità a servizio della vita
e della pace? Come possiamo annunciare il perdono e l’amore al nemico se non
ci opponiamo alle scelte dei governi più potenti, molti dei quali ci tengono
ad autodefinirsi cristiani? La pretesa esportazione della democrazia, della
libertà e della pace, in mezzo a tanta violenza, sono menzogne coperte anche
dal nostro silenzio.
11. Come Chiesa italiana abbiamo sofferto per le evidenti
e manifeste differenze di posizioni tra il Papa e la Conferenza episcopale
italiana. La grande mobilitazione mondiale per la pace che ha coinvolto tutte
le confessioni cristiane non ha trovato un riscontro adeguato in
un’assunzione di responsabilità da parte dei nostri vescovi.
P. Ernesto Balducci profeticamente scriveva negli anni ’80: “Penso che un
di più di coscienza morale oggi è un di più di ragioni di disperazione, che
l’ottusità morale è una garanzia di tranquillità, la stupidità morale
crea un benessere. Chi ha la coscienza acuta non riesce più a tollerare un
mondo dove i valori sono diventati soltanto crisalidi verbali a cui niente
corrisponde. Si dice pace e si fa guerra; si dice giustizia e si fa
ingiustizia; si dice libertà e si tessono le reti delle schiavitù di nuovo
tipo che per essere nuove spesso sembrano inesistenti ma sono più profonde;
si esaltano i valori della cultura, del pensiero, della libertà del confronto
e noi vediamo come i mezzi di comunicazione scendono ad un mercimonio volgare
dove si comprano e si vendono gli uomini e le donne per pura ragione di
mercato”.
Per noi credenti tutto ciò è la nostra bestemmia pronunciata sul Crocifisso
che ha dato e insegnato a dare la vita senza riserve. Scegliere il bene per
vincere il male vuol dire scegliere positivamente la pace con la nonviolenza
attiva.
b) Opzione preferenziale per i poveri
Gesù ne ha fatto questione di Vangelo, il cuore del Vangelo. La scelta
prioritaria dei poveri non ha solo valenza morale ma è prima di tutto scelta
di fede: il modo con cui Dio si incarna e si rivela in Gesù, la prima
“felicità” del Vangelo (Mt 5,3) e il discrimine per accedere al regno di
Dio o per restarne esclusi (Mt 25, 31-46). I “crocefissi” sono un “luogo
teologico” decisivo. Per noi quindi i poveri, i deboli, i piccoli, i
superflui dovrebbero essere il punto di vista da cui guardare il mondo e
giudicare la storia. Oggi ci pare che questa attenzione passi nel nostro Paese
prima di tutto per due questioni: l’accoglienza agli immigrati e il futuro
dello stato sociale.
12. Gli immigrati sono la denuncia fatta carne
dell’ingiustizia mondiale che arriva in casa nostra, ma anche la verifica
della nostra conversione concreta al Vangelo. Siamo cattolici, cioè
universali, se siamo capaci di celebrare “la convivialità delle
differenze”. Oggi la legislazione vigente in Italia li considera
esclusivamente forza lavoro e non soggetti di diritto. Molti di loro sono
costretti a rimanere clandestini per legge, con grave danno alle regole della
convivenza sociale (lavoro nero, totale precarietà di vita, ecc.). Alcuni di
loro vengono reclusi in strutture dove vige la sospensione del diritto. Molti
vengono respinti come merce indesiderata senza alcun riconoscimento della
persona e senza verifica della loro situazione, spesso esposti a morte certa.
La situazione è veramente grave. La CEI ha sentito la necessità di
sussurrare timide critiche alla legge attuale. Dovremmo invece, non solo
denunciarne l’iniquità intrinseca, ma anche fare obiezione di coscienza,
accogliendo gli immigrati come fratelli, in modo che possano godere del
riconoscimento di tutti i loro diritti e non abbiano a soffrire per la paura e
il pregiudizio di cui molto spesso sono fatti oggetto da un’informazione
distorta e manipolata.
13. La demolizione dello stato sociale. Veniamo da una
stagione in cui lo Stato era il perno della responsabilità istituzionale per
l’attuazione e la tutela dei diritti dei cittadini, in particolare dei più
deboli. Oggi la combinazione tra il cosiddetto federalismo, tagli alla spesa
pubblica e processi di privatizzazione sta producendo lo smantellamento dello
stato sociale. Si va verso la deresponsabilizzazione istituzionale; “più
mercato meno stato” si dice. La soddisfazione dei bisogni essenziali e la
realizzazione dei diritti di cittadinanza vengono lasciati al mercato. La
stessa sussidiarietà non è più in funzione e in vista dell’affermazione
del diritto, ma per ritagliarsi una fetta di mercato; sussidiarietà ridotta
ad assistenza. Tutto diventa impresa; anche il volontariato viene espresso da
progetti che dipendono dalla disponibilità finanziaria. La solidarietà si
trasforma in capacità di impresa sociale. La Chiesa si può inserire come
grande agenzia capace di assistenza. Siamo preoccupati per l’abbattimento
dei diritti nella sanità, nella scuola, nel lavoro. A fare le spese di questo
modello neoliberista che tutto subordina alla competitività e al profitto
sono per primi i poveri e i soggetti più deboli, come dimostrano, per
esempio, l’esclusione di portatori di handicap e di figli di immigrati dalla
valutazione di merito nell’impresa scuola o la drastica diminuzione degli
stanziamenti per l’assistenza sanitaria nelle carceri.
14. E’ nato un nuovo collateralismo. Negli ultimi anni la
CEI non ha mai aiutato a discernere sui principali interventi in materia
economica, sociale e del lavoro dell’attuale Governo: dal tentativo di
abolire l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori per consentire i
licenziamenti senza giusta causa, ai provvedimenti di privatizzazione del
sistema sanitario per favorire le cliniche private; dal varo di una finta
riforma scolastica che persegue l’aziendalizzazione e la privatizzazione
della scuola, all’approvazione della Legge 30 (Legge Biagi) che già sta
dando frutti amari per la frammentazione e precarizzazione del lavoro; dagli
interventi che riducono le pensioni, alla riforma fiscale che abbatte la
progressività del sistema tributario per ottemperare al principio di
solidarietà, previsto dalla Carta costituzionale.
15. A quale prezzo? È difficile sottrarsi al dubbio che tale
appoggio abbia come contropartita il varo di normative e l’erogazione di
finanziamenti da parte del Governo su materie che stanno a cuore alla CEI
(stanziamenti a favore della scuola confessionale, erogazione di fondi agli
oratori, posizione di privilegio garantita agli insegnanti di religione
cattolica, procreazione assistita, ecc.). Il raggiungimento di singoli scopi
non può confondersi con il perseguimento dello scopo generale che è il cuore
della dottrina sociale della Chiesa, ribadito anche nel nuovo Compendio della
dottrina sociale della Chiesa: il bene comune.
c) Legalità e illegalità: una discriminante
16. Da tempo in Italia stiamo assistendo a uno scontro
istituzionale che mina nei fatti gli equilibri tra i poteri dello Stato,
stravolge il patto costituzionale e porta a concepire la politica come
strumento degli interessi della maggioranza di governo, a difesa di interessi
personali o di gruppi particolari e non del bene comune dei cittadini.
E questo attraverso:
- la delegittimazione della divisione dei poteri su cui si regge
l’equilibrio dello Stato, in particolare l’attacco sistematico
all’indipendenza della magistratura;
- la modifica della Costituzione che vede svuotate la funzione del Parlamento
e l’autonomia della magistratura;
- l’emanazione di leggi a difesa di privilegi e interessi di parte, a volte
addirittura ad personam;
- il decadimento generale della legalità (ricorso sistematico ai condoni,
all’evasione fiscale, agli abusi edilizi, al lavoro nero, ecc.) e della
correttezza della dialettica politica che allontanano dalla partecipazione
democratica i cittadini, in particolare i più giovani;
- il monopolio dell’informazione che porta a una distorsione totale riguardo
alla proprietà dei mezzi di informazione, ai contenuti e alla qualità
dell’informazione così importanti per la democrazia stessa.
17. “Educare alla legalità”. Quel documento della CEI
aveva suscitato grande speranza per la prospettiva profetica e doveva
impegnare la riflessione e l’azione dell’intera Chiesa italiana per il
decennio 1990-2000. Oggi ci chiediamo che ne è di quella Nota pastorale.
18. “Il rapido sviluppo”, la Lettera apostolica
indirizzata ai responsabili delle comunicazioni sociali e pubblicata nel
gennaio scorso, afferma: “Proprio perché influiscono sulla coscienza dei
singoli, ne formano la mentalità e ne determinano la visione delle cose, ...
gli strumenti della comunicazione sociale … sono un bene destinato
all’intera umanità, vanno trovate forme sempre aggiornate per rendere
possibile un’ampia partecipazione alla loro gestione, anche attraverso
opportuni provvedimenti legislativi. Occorre fare crescere la cultura della
corresponsabilità” (nn. 10-11). In altre parole è una sconfessione del
monopolio e della concentrazione dei media nelle mani di singoli individui
perchè costituiscono un vero attentato alla democrazia e allo stato di
diritto. Sappiamo bene come, anche su questo campo, in Italia vige il regno
dell’illegalità legalizzata. La stessa vita democratica è ad alto rischio.
19. Di fronte a questa situazione grave, diffusa e sempre più
degenerante, dalla Conferenza episcopale è stato mantenuto un totale
silenzio, auspicando genericamente il dialogo tra maggioranza e opposizione.
Nei fatti le posizioni sono apparse di fiancheggiamento a un esecutivo che
persegue i propri fini anche con la illegalità istituzionalizzata.
Lo stesso Avvenire sembra a molti più un giornale filogovernativo che il
quotidiano dei cattolici
d) Il nuovo processo: dalla fede alla religione civile
20. Dopo l’11 settembre 2001, e in seguito alla strage dei
militari italiani a Nassiryia alla fine del 2003, eminenti esponenti
ecclesiastici e rinomati intellettuali neoconservatori hanno rilanciato
l’identificazione tra Cristianesimo e Occidente. La proposta del
cristianesimo come “religione civile”, “fattore di coesione nazionale”
e fonte di “identità geopolitica” riduce lo scandalo della croce (1 Cor
1,23) a semplice simbolo della civiltà del potere imperante.
Gesù viene chiamato a fare da sponsor a politici che niente hanno a che
vedere con le comunità cristiane e che si fanno paladini di scelte contro il
dialogo e contro il rispetto dei diritti di persone di altre religioni e
culture. Il crocefisso, il presepio, le radici cristiane divengono di volta in
volta semplici strumenti di uno scontro esclusivamente politico.
21. Forte è il rischio che nell’Occidente secolarizzato e
alla ricerca di un’“anima” tra rigurgiti fondamentalisti e vaghi
spiritualismi new age, il cristianesimo diventi instrumentum regni, offrendosi
come rito consolatorio a difesa degli egoismi delle nazioni forti e
trasformando i propri simboli (il crocifisso, la liturgia, i capolavori
dell’arte, ecc.) in meri distintivi culturali se non addirittura in
simulacri riempiti di valori pagani. La croce non è stato un incidente o un
fatto isolato, ma la conclusione politica delle scelte operate da Gesù nei
confronti della classe sacerdotale, dei teologi (gli scribi), dei paladini
della legge (i farisei), dei sacrifici, del tempio e del sabato. Gesù ha
proclamato il regno di Dio dentro al controllo ferreo dell’impero romano, ha
svelato l’insignificanza del potere chiamando volpe Erode. É stato mandato
in croce perchè bestemmiatore di Dio, perchè ridicolo re dei giudei,
rivoluzionario da strapazzo e perchè malfattore e impostore della società.
Di fronte a un “cristianesimo senza Vangelo” per “cattolici da
statistica” e “atei devoti” è necessario recuperare il cristianesimo
come esperienza di fede liberante in un Dio che rovescia i potenti dai troni e
innalza i miseri (Sir 10,14; Lc 1,52) condividendo in prima persona la sorte
degli oppressi per inaugurare un mondo in cui “la pietra scartata dai
costruttori è divenuta testata d’angolo” (Sal 118/117,22; Mc 12,10; Lc
20,17; 1Pt 2,4.7). Insieme siamo impegnati a riproporre e realizzare valori
come perdono, sobrietà, accoglienza, giustizia, umiltà, nonviolenza,
speranza. In altre parole, occorre un ritorno alla sorgente delle Beatitudini
(Mt 5,1-7,27; Lc 6,20-38).
CONCLUSIONE APERTA: TEMPO DI CONFRONTO
Siamo coscienti di trovarci oggi in presenza di novità
sconvolgenti e complesse che mettono a rischio il futuro stesso dell’umanità
e del pianeta. Tutta la vita, dal micro al macro, è rimessa in questione.
Sentiamo la fatica, l’incertezza e la precarietà delle scelte, ma anche le
grandi attese e speranze condivise per una storia diversa.
22. Di fronte alla arroganza di chi con la potenza economica
vuole mantenere il proprio posto di privilegio nella storia, a volte in nome
della sua appartenenza cristiana, sentiamo urgente esperire nuove modalità di
incontro e di dialogo e camminare con chi, “a qualunque popolo appartenga,
pratichi la giustizia” (At 10,35), per la realizzazione dei diritti delle
persone e dei popoli, della solidarietà e della pace.
23. Come Chiesa vogliamo metterci in rete a livello
planetario con tutte le confessioni religiose per trovare anche strade e forme
istituzionali nuove che rispondano alle urgenze della famiglia umana. Saremo
in grado di farlo se con umiltà e fiducia ci apriremo al dialogo fraterno
all’interno della nostra Chiesa, senza paura della democrazia, senza paura
dello straniero e se usciremo dalla gestione strettamente religiosa della
pastorale per aprirci ai problemi della grande famiglia umana.
24. Pertanto, alla luce delle situazioni descritte, a quanti
condividono contenuti e forma del presente documento, indichiamo le seguenti
proposte:
1. Firmare questo documento e farlo firmare dai propri conoscenti.
2. Divulgarlo tramite “rete”.
3. Presentarlo e commentarlo con il proprio vescovo
4. Corredato di firme, rispedirlo alla presidenza della CEI, indirizzandolo al
Consiglio di Presidenza.
5. Prendere contatti con altre confessioni religiose diverse dalla cattolica
per un dialogo senza riserve, guardando alla situazione mondiale, all’uso
strumentale sempre più impudico della religione e al silenzio sceso sulla
guerra in Iraq e sulle altre 40 guerre sparse nel mondo.
6. Ora che il Parlamento italiano ha approvato in prima lettura la
devastazione della Carta costituzionale vogliamo assumere l’impegno di
partecipare al referendum per abrogare la riforma proposta, come primo momento
corale di società civile per la ricostruzione della Costituzione materiale e
formale.
Nel nome e nella sequela del Figlio di Dio e del Figlio dell’Uomo per i
credenti e nel nome della comune umanità e della coscienza libera per tutti.
Pasqua 2005
Le adesioni vengono raccolte da beati@libero.it
inviando una e-mail con i dati personali e oggetto: COMUNITA’ CRISTIANE E
VESCOVI ITALIANI - adesione
Il sito del blog in fase di attivazione è: www.comunitacristianevescovi.splinder.com
Le adesioni - 235 pervenute sino alle ore 13 del 28.04.05 - sono di seguito esposte in ordine alfabetico:
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Bacci Lorenzo
Baldi Silvana
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Beraldin Elvio
Beraldin Fabio
Bettella Rosanna
Bettrone Marina
Bezzon Annarosa
Bianchini Redento
Bignami Paolo
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Bizzotto Egidio
Bobolin Lucio CNCA
Bolis Guido
Bollettin don Federico
Bolzonella Donatella
Borgatello Giuseppe
Boriosi Francesco
Boschieri Costanzo Catia
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Bovi Fabio
Bozzi Stelita
Brigo Teresa
Busana p. Renzo
Calcagno Sara
California Santa Monica
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Campaldini Gabriella
Campisi Nino
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Carretti Fulvio
Carretti Maddalena
Carretti Samuele
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Cattaruzza Marco
Cestonaro Carmela
Chioccini Mario
Cilione Lazzaro Domenico
Cipriano Maddalena
Clemenza fr Antonino M.
Cocito Gabriella
Comboniani Bari
Consiglio past.le Annunziata -VE
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Conti Renato
Cornemolla Giovanni
Corsetti Carlo
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Dalla Giovanna Massimo
Dall'Arche Virgilio Antonio
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D'Antoni p Carlo
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Davanzo Alessandro
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De Pietri Roberto
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Faggion Daniela
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Gatti Carlo
Gatti Claudia
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Gatto don Luigi
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Gissi Paolo
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Grieco Marisa
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Grosso Alda
Gruppo Destinazione Pace -VE
Kocci Luca
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Meregalli Stefano
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