Vi è poi una vicenda strana nei Vangeli, una
contraddizione di tutti gli evangelisti. Da una parte la nascita di Gesù viene
annunciata a Maria e Giuseppe (Mt. 1,20; Lc. 1,26; 1,46; 2,8; 2,19; Mt. 2,1).
Dall'altra Maria e Giuseppe si stupiscono del fatto che Gesù venga esaltato da
Simeone al tempio ((Lc. 2,33) e che sembrano spesso non capire alcune
affermazioni di sua divinità che Gesù fa ((Lc. 2,49). Quando Gesù predica,
Maria lo va a riprendere per riportarlo a casa con la forza prendendolo per
matto. Insomma, Maria sembra non sapere che è Madre di un prodigio. E la cosa
non sembra in accordo con una sua verginità dopo il parto, vi sarebbe stato un
prodigio ben più clamoroso. Un altro episodio mostra la non considerazione di
Gesù della sua madre, almeno nel senso della santità che le viene
attribuita. In Luca (Lc. 11,27 e segg.) a Gesù viene detto "Beato il
corpo che ti ha portato e le mammelle che ti hanno nutrito". Egli
rifiuta però il riferimento alla madre e risponde: "Beati piuttosto
quelli che ascoltano la parola di Dio e la custodiscono!". Inoltre
quella madre viene da lui rimproverata: "Donna, che ti importa di quel
che faccio ?". E questo donna si ripeterà nei Vangeli, dove
Maria non viene mai chiamata madre.
Nessun cenno a Maria Vergine fino al III secolo.
Il NT
si riferisce abitualmente ai sette fratelli di Gesù, definisce Giuseppe,
senza riserve, suo Padre e Gesù primo figlio di Maria (Lc, Mt, Jh).
Inoltre in Matteo si dice che Giuseppe non conobbe Maria, finché non
ebbe partorito un figlio (Mt. 1,25). E conoscere, nel linguaggio
biblico, vuol dire intimità sessuale (1 Mos. 4,1). Quindi si concede un
qualche intervento sul primogenito Gesù ma si parla poi di normale vita
coniugale (della stessa opinione furono Ireneo, Dottore della Chiesa,
Tertulliano e tutti i Padri della Chiesa fino alla metà del IV secolo). Vari
vescovi dichiararono apertamente che Maria aveva avuto altri figli dopo Gesù.
Fu
solo nel tardo IV secolo che Gerolamo ed Ambrogio, influenzati da religioni
orientali, introdussero il concetto di Verginità di Maria. Il nuovo dogma
venne proclamato, in Oriente, nel Concilio di Efeso del 431 ed, in Occidente,
nel Concilio Laterano del 649. Fu Basilio che fondò il dogma, equiparando
Maria agli avvoltoi che per lo più generano prole senza accoppiarsi. Altri
trovarono la cosa un poco ridicola e, poiché l'abate Radberto nell'831
proclamò drasticamente che la nascita di Gesù ebbe luogo con l'utero
clauso di Maria, altri si sentirono in dovere di individuare in un orecchio
il luogo della fuoriuscita di Gesù dal corpo della madre (una osservazione a
margine che non ho mai trovato altrove. Tutti sanno oggi che nella nascita di
un bambino, non solo soffre la madre ma anche il piccolo e moltissimo. Il
Gesù che si fa uomo, a mio giudizio, risulta incompleto senza l'esperienza
del parto e della sofferenza insieme alla madre). Da questo momento tutti
coloro che parlano dei fratelli di Gesù vengono duramente insultati e tra
poco vedranno torture e rogo.
Dove nasce il culto della divinità vergine
La
generazione di una divinità da una vergine era ben nota già in Egitto, a
Babilonia, in India, in Persia, in Grecia, a Roma. Questo miracolo è un vero
mostro biologico ed il fatto che abbia tanto credito e seguito mostra il
livello di credulità dell'uomo ed il suo amore per l'orrido ed il
biologicamente straordinario.
Già
3000 anni avanti Cristo Amon-Rê, il dio egiziano del Sole, assumeva le
sembianze del re per accoppiarsi con sua moglie dalla quale ebbe un figlio che
avrebbe salvato il mondo.
Nel
2850 avanti Cristo, a Babilonia, il re Sargon di Akkad, per farsi passare come
Dio, millantava di essere nato da una madre vergine.
In
India Buddha era ritenuto figlio della regina vergine Maya.
In
Persia Zarathustra fu venerato come figlio di una vergine.
Una
leggenda sulla verginità riguarda anche Platone. Anch'egli era ritenuto
figlio di una vergine.
Poiché quasi tutti gli dei dell'antichità nascevano da vergini, pareva
impossibile non prevedere una nascita analoga per Gesù, cosa che regolarmente
fece la Patristica (Sant'Agostino, Civ. Dei. 12,24; 12,27; 17,6; ...).
Il
filosofo ebreo Filone (20 a.C. - 50 d.C.), che ebbe grande influenza sul
Cristianesimo nascente, narra di quattro donne della storia biblica che
ebbero il dono di generare nella verginità: Sara, Rebecca, Lea e Zippora. La
storia di Zippora è la più vicina a quella di Maria. Mosè la trovò
incinta, ma non ad opera di uomo mortale. Si trtattava di una
concezione ebraico-ellenistica che naturalmente fu adattata ed adottata dai
cristiani.
Ma il
vero modello della nascita di Gesù da una vergine fu Iside.
Iside, il modello di Maria
[Da qui in avanti è quasi fedelmente
riportato il testo della bibliografia fornita ad inizio del lavoro da pag.
317. Per la bibliografia da cui sono ripresi gli episodi riportati si rimanda
a quella esaustiva del medesimo testo].
La
dea più rinomata d'Egitto, già verso la metà del 2° millennio a Cristo,
aveva inglobato in sé ogni culto di altre divinità femminili.. Dal VI secolo al IV
secolo a.C. la sua influenza si estese nel mondo greco, in Asia Minore, ad Atene, in Sicilia, a Pompei ed a Roma dove in breve tempo conquistò i ceti
più ricchi della città (in: Tiberio, Tacito, Svetonio, Flavio Giuseppe). La
sua massima espansione in Occidente si ebbe nel II secolo a.C.
La
religione di Iside aveva tutte quelle cose che poi saranno del Cristianesimo:
rivelazione, sacre scritture, tradizione, organizzazione ecclesiale, ,
gerarchia interna, , si recitavano litanie, si tenevano processioni, digiuni,
devozione particolare, esercizi spirituali, non esistevano differenze sociali,
nazionali o di razza.
Iside, da cui promanava la medesima serenità come poi da Maria,
è piena di grazia materna e di misericordia, promette aiuto e dispensa
consolazione, e le preghiere a lei dedicate, assai simili a quelle per Maria,
testimoniano d'una fede ardente.
Invocavano
in ogni caso di bisogno la madre di dio soprattutto donne e fanciulle , ed
essa
procurava salvezza anche in occasioni le più disperate, guarendo ciechi e
paralitici e restituendo la salute a chi era già stato abbandonato dai
medici. La grande riconoscenza dei fedeli è attestata da epigrafi, tavole, ex
voto, amuleti e doni votivi di
ogni
genere .
Assai prima di Maria, la madonna pagana veniva venerata quale «signora
amorevole», «madre misericordiosa», «dea assisa in trono», «regina dei
cieli», «regina dei
mari»,
«dispensatrice di grazie», «immacolata»,«sancta regina». Iside - si
pensi
all'inno
cattolico «Maria, regina di maggio» - era «la madre dell'erba verdeggiante
e
della
fioritura» già in epoca egizia. Come si celebrava Iside quale
«signora
della guerra», così ben presto venne festeggiata Maria, quale protettrice
delle
guerre. La madre di Gesù divenne la «madre del dolore» come già Iside era
stata
mater dolorosa. E inoltre l'idea della mater dolorosa del Redentore, la
quale
piange
il figlio defunto, era da tempo immemorabile corrente nella mitologia pagana.
Come Maria, anche Iside partorì Vergine e in viaggio; altri figli di
vergini vennero spesso al mondo durante una fuga o un viaggio, come pure il
consorte della vergine-madre fu spesso un falegname o, più genericamente, un
artigiano.
Anche Iside tiene in braccio il figlio divino - in questo caso Harpocrate
(la forma
grecizzata
dell'egiziano Har-pe-chrot), detto anche Horus - o gli porge il seno. Queste
statuine col lattante erano assai diffuse e nell'Egitto del tempo erano
oggetto di
produzione
quasi industriale (notiamo di passaggio che dall'Egitto la Chiesa trasse,
ad
esempio, anche la venerazione di reliquie, la tonsura, l'uso dell'acqua santa,
dell'aspersorio
ecc.). Harpocrate fu chiamato quasi sempre figlio di Iside, non di
Osiride,
come Gesù viene perlopiù definito figlio di Maria, non di Giuseppe.
Già nell'antico Egitto, Iside portava il titolo di «Madre di Dio»,
com'è
spesso
attestato in lingua egizia, appellativo gradualmente trasferito a Maria dal
III
secolo
in poi, significativamente dapprima proprio in Egitto, da Origene; nel IV
secolo poi tale definizione cominciò a diventare usuale anche altrove. E nel
secolo V,
dopo
una interminabile polemica dottrinale e dogmatica, il titolo di Iside di «Madre
di
Dio» (deipara, theotokos) passò definitivamente alla madre di Gesù nel
Concilio
di
Efeso del 431.
Alla definizione
del dogma della maternità divina di Maria proprio in Efeso dovette aver
contribuito anche il fatto che la città era un centro assai popolare del
culto di Iside e sede centrale della dea-madre pagana Artemide, la quale,
degnata da
Giove dell'eterna verginità, veniva
chiamata «colei che ascolta le preghiere» e «salvatrice», e il mese di
maggio, come poi nel culto mariano, avevano luogo particolari festeggiamenti
in suo onore. Anche le immagini dell'Artemide Efesina cadute dal
cielo
passeranno alla Chiesa nella fede nelle immagini di Maria anch'esse cadute
dall'alto.
Così la
dea di Efeso tanto adorata finì col fondersi con Maria: la massa dei
cristiani voleva avere una madre di Dio anche nella nuova religione, come
aveva del pari necessità d'un «dio» da poter gustare sacramentalmente
secondo le usanze pagane.
La polemica intorno al dogma definito in Efeso fu anche decisa da
un'incredibile
opera di corruzione con danaro,
infilato dal patriarca di Alessandria nelle tasche di
tutte le persone interessate, a cominciare dagli alti funzionari
statali fino alla moglie
del prefetto dei pretoriani e agli influenti eunuchi e camerieri
particolari; in questo
lavoro esaurì le proprie risorse, benché assai ricco, tanto che fu
costretto a un prestito di 100.000 pezzi d'oro, che tuttavia non fu
sufficiente.
Anche l'atto del concepimento di Maria fu posto dalla Chiesa, in base a un
calcolo evinto da una leggenda presente in Luca, nella medesima stagione in
cui ebbe luogo il concepimento di Iside, le date della cui gravidanza erano
state registrate nei fasti egizii con straordinaria esattezza. Il suo manto
blu cosparso di stelle passò poi
nelle raffigurazioni artistiche della «Madonna», insieme alla
mezzaluna e alla stella, attributi propri di Iside. In tutta quanta
l'arte protocristiana
non v'è un tema che non possegga un preciso riferimento pagano. Poiché
un tempo
esistevano anche immagini nere di Iside - in Etiopia Iside era
naturalmente diventata una negra - anche il colorito di Maria fu
talvolta scurito fino a divenir nero, e
queste madonne nere guadagnarono poi fama di particolare sacralità a
Napoli, a
Chestokowa, a Barcellona e soprattutto in Russia. Per altro un vescovo
negro cattolico a New
York, nel 1924, sostenne davanti a seimila afro-americani che Gesù e
sua madre avevano la pelle nera.
In un dizionario religioso «scientifico» con tanto di imprimatur,
sotto la voce singolarmente breve di «Iside» si evita accuratamente anche
soltanto di nominare Maria.
Gli
esordi del culto mariano
Osservato
sotto il profilo storico, il culto di Maria
offre una vista, con cui si abbraccia tutta la miseria
dell'umanità. E' una storia della superstizione
più infantile, delle più temerarie falsificazioni, dei
distorcimenti, delle interpretazioni capziose, delle
fantasie
e dei trucchi, cuciti insieme dalla miseria
e dai bisogni umani, dall'astuzia gesuitica e dalla
volontà di potere della Chiesa; uno
spettacolo parimenti adatto a suscitar riso e pianto: l'autentica commedia
divina.
(Arthur
Drews, Die Marienmythe)
L'incedere trionfale di Maria attraverso i secoli fu così grandioso,
che a volte nella coscienza popolare cacciò in secondo piano persino suo
figlio. Anche molti Padri
della
Chiesa le attribuirono l'opera della redenzione e a lei trasferirono tutta una
serie
di attributi, che il NT riserva a Gesù. «E' difficile diventar santi
mediante Cristo,
ma
facile mediante Maria» - dichiarò nel XVIII secolo anche il redentorista
Alfonso
de'
Liguori, le cui opere, a giudizio dello storiografo cattolico della Chiesa,
Ignaz
Dóllinger,
sono «un deposito di errori e di menzogne», ma che tuttavia fu elevato al
rango
di Doctor Ecclesiae (onorificenza non più conferita a un cattolico dal
Concilio
di
Trento del XVI secolo) da un decreto del Papa Pio IX nel 1871.
Per altro gli abitanti di Nazareth non trovarono nulla di eccezionale
nella mamma di Dio (Mc. 6, 3). Nei Vangeli, Maria resta completamente in
secondo piano, gli
Atti
la citano una sola volta (Atti, 1,14), e per tutto il NT se ne parla
rarissimamente
e senza una particolare reverenza. Né nulla appare della sua mancanza di
colpa;
Tertulliano
le rinfaccia di non aver creduto al Cristo (Tert., carne Chr. 7), e i Padri
della
Chiesa del III secolo fra l'altro le rimproverarono per sovrapprezzo
presunzione e superbia .
Ma già un trattato della fine del II secolo, assai letto nella Chiesa
antica e intitolato nei manoscritti più vecchi Racconto storico,
narrava che Maria poté camminare
già
a sei mesi, che dai tre anni in avanti mangiò nel tempio direttamente dalle
mani
di
un angelo e che a sedici anni restò incinta per opera dello Spirito Santo.
Una donna chiamata Salomè, che nutrì un qualche dubbio sulla verginità di
Maria e tentò
un'ispezione
vaginale del suo stato «con l'impiego di un dito», perse d'un colpo la
mano,
ricresciuta rapidamente dopo che ebbe recato in braccio il bambin divino
dietro ragguaglio d'un angelo .
I Padri della Chiesa Clemente Alessandrino e Zeno di Verona propagarono
poi
il
dogma della perenne verginità di Maria, richiamandosi a questa «notizia
storica»
(Clem.
Al., strom. 7,16. Zeno di Verona 2,8).
A partire dal III secolo nacquero i ritratti di Maria, e i cristiani
chiamarono con
lo
stesso nome le proprie figlie; nel secolo successivo, più precisamente nella
seconda
metà, sorse la prima Chiesa mariana sotto Papa Liberio a Roma, dove oggi sono
circa
un'ottantina. Ma fino ad allora non vi esisteva alcuna forma di culto della madre
di Dio e venivano piuttosto venerati più di lei i martiri più popolari. Solo
alla fine del IV secolo venne equiparata agli altri santi, e al V risale la
più
antica preghiera mariana della
Chiesa, quando si cominciarono a celebrare anche
festività in onore di Maria, ma
solo in Oriente, dove tale culto era stato particolarmente coltivato grazie a
Cirillo di Alessandria, il quale introdusse la prima celebrazione in onore
della Santa Vergine, forse l'Annunciazione, tenuta lo stesso giorno
delle
Hilarie, le feste della pagana mater deorum.
Inoltre Cirillo diede inizio a quella che diventerà la festa
dell'Ascensione, fissandola per il 15 agosto, giorno in cui i Pagani
festeggiavano l'ascensione in cielo di
Astrea,
dea della Giustizia, nonché una festività in onore di Iside; una festa
analoga,
il
navigium Isidis, viene celebrata ancor oggi nel meridione della Francia
.
[Osservo
en passant che Cirillo è quello che incitò la folla dei cristiani
contro la biblioteca di Alessandria che fu data alle fiamme e distrutta. La sua
direttrice, Ipazia, una grandissima matematica, fu fatta letteralmente a pezzi,
n.d.r.]
Nel V secolo il problema della sua venerazione penetra nella teologia:
Agostino
dichiara
Maria senza peccato (a partire dall'apparizione dell'Angelo Gabriele) e la
esclude
anche dal peccato originale (De natura et gratia, 36;42), ma ancora ai suoi
tempi in Africa non si celebravano festività mariane; in occidente iniziarono
solo dal VII secolo in poi.
Dal VI secolo si esibiscono reliquie di Maria; una delle più antiche fu
la pietra
sulla
quale aveva riposato durante il viaggio a Betlemme, individuata intorno al 530
da
un pellegrino nella Chiesa del Sepolcro di Gerusalemme, dove fungeva da altare;
mezzo
secolo dopo, tuttavia, un altro pio viaggiatore la trovò nel posto d'origine,
adornata
d'una fontanella d'acqua sorgiva dal sapore indescrivibilmente gradevole
.
Verso il 570 nella Basilica di Costantino sul Golgota vennero indicati
alcuni
accessori del guardaroba mariano, una cintura e un nastro per capelli. Poi nel
1509, ad esempio, la chiesa del castello di Wittenberg era in possesso
«del latte della
vergine Maria, tre particele», «dei capelli di Maria, 4 frammenti;
della camicia di
Maria, 3 parti» ecc. . A Gaming,
nel Medioevo, si venerava un pezzo «della pietra,
sulla quale era scorso un po' del
latte della santissima Vergine», un po' «dei suoi capelli, della sua camicia,
delle sue scarpe» ecc..
Le apparizioni mariane ebbero inizio, a quanto pare, nel V secolo:
durante la
notte nella chiesa di Anastasia di Costantinopoli, Maria si mostrava ai
malati e li
guariva; in seguito comparve
sempre più sovente e anche in atteggiamenti non sempre innocenti: Fulberto di
Chartres sostenne d'averne assaggiato il latte dal seno, da lei personalmente
portogli; e in seguito questa fortuna toccò a molti altri, come, per esempio,
nel XII secolo a S. Bernardo di Chiaravalle, considerato da Schiller e da Goethe
«un intelligente manigoldo, pratico delle cose del mondo».
Anche in tempi recenti e recentissimi Maria apparve spesso, e molte delle
sue visite sono state «riconosciute» dal Vaticano: la sua comparsa a La
Salette (1846), a
Lourdes (1858) dove, detto en passant, per il centenario del 1958
cinque milioni di
pellegrini recarono le loro offerte - e l'anno dopo il vescovo del luogo
ottenne la
grande croce al merito della repubblica - e a Fatima (1917) : come si
vede la madre
di Dio ha una speciale preferenza per i paesi cattolico-romani. Il
Vaticano fa opera
di promozione ora d'un luogo ora d'un altro, perché lo
straordinario affaire non assopisca né si irrigidisca troppo.
E così Pio XII, il 30 ottobre 1950 verso le ore 16, durante la sua
passeggiata per i giardini vaticani, vide in cielo «il miracolo della valle di
Fatima», e l'apparizione si
ripetè anche nei due giorni
seguenti .
Si potrebbe sorridere degli ingenui cattolici, che affermano che la madre
di Dio
di Altótting è più soccorrevole della Maria di Eich; ma che cosa si
dovrebbe pensare
quando lo stesso papa Benedetto XV, poco prima della sua morte,
raccomandò che
si pregasse per lui la Madonna di Pompei? .
La concorrenza delle madonne è davvero notevole e prima veniva condotta
in
modo ancor più primitivo. La chiesa mariana di Zwickau (Sassonia)
possiede una
madonna
medievale, attraverso il cui capo, dal retro, due fori conducono fino agli
occhi,
sì che versandovi dell'acqua Maria piange copiosamente. Anche i pagani
conobbero statue piangenti, e come le madonne talvolta vanno a spasso da sole -
per
esempio,
un'immagine di Maria sottratta a Soest ritornò tutta sola soletta al suo posto
a Weri, in Westfalia - così già si muovevano i simulacri degli dèi: una
statua della
mater
deorum, ad esempio, che andò a farsi un bagno di mare, oppure un'immagine
di
Serapide, che s'imbarcò da sola sulla nave, che avrebbe dovuto ricondurla in
Alessandria.
[Ricordo
qui un solo dato agghiacciante in mio possesso: in Spagna si conoscono e si
venerano 55 000 (cinquantacinquemila) madonne, tutte catalogate. n.d.r.]
Anche sotto questo aspetto la Chiesa generalmente non fa che ripetere
cose già viste. Nei luoghi di devozione pagani non soltanto esisteva una
vera e propria industria di souvenirs, ma anche cassette per le elemosine
governate automaticamente e,
ovviamente,
dappertutto prezzi fissi; infatti, senza denaro le antiche statuine miracolose,
come quelle cristiane, non avrebbero potuto esistere. L'organizzazione relativa
dei
luoghi pagani di devozione ritorna nel Cristianesimo fin nei minimi particolari.
Dal
V secolo in avanti i doni votivi riempiono le chiese, come mille anni prima
riempivano i templi; grazie ai miracoli della sola Iside gli artigiani
ricevevano tante ordinazioni, che si arricchivano nel giro di poco tempo
Il dogma dell'Immacolata Concezione
La festa dell'immacolata concezione di Maria fece la sua comparsa nelI'VIII
secolo;
il suo presupposto consiste nel fatto che anche Maria sarebbe stata concepita e
partorita
dalla madre «immacolata», cioè senza il peccato originale.
I grandi luminari della Chiesa, come Bernardo di Chiaravalle,
Bonaventura,
Alessandro
di Hales, Alberto Magno e Tommaso d'Aquino, richiamandosi all'autorità
nientemeno che di Agostino, combatterono come superstizione codesta festività
dell'Immacolata
Concezione di Maria! Il domenicano Vincent Bandelli menzionò
non
meno di 260 dotti cattolici per dimostrare eretica questa dottrina, propagandata
e
difesa soprattutto dai francescani. Anche Tommaso d'Aquino era un domenicano,
ed
è evidente che in questa polemica, condotta dai francescani anche col richiamo
agli
apocrifi e a falsi letterari, svolgeva un ruolo di rilievo la rivalità sempre
presente
fra
i due ordini religiosi. Papa Sisto IV, ex francescano, nel 1482 vietò che si
condannasse la fede nell'immacolata concezione, ma nel 1568 Pio V proibì di
nuovo tale
festa.
Tuttavia il popolo, che divinizzava Maria, la voleva anche completamente pura;
e poiché anche altri ordini si adoperarono ardentemente a favore della nuova
dottrina,
specialmente i Cistercensi, il cui primo abate Robert di Molesme (morto nel
1108)
ebbe
persino una «relazione segreta» con Maria, e infine anche i gesuiti, i
Domenicani dovettero soccombere. Nel 1848 il gesuita Peronne dimostrò la
concezione immacolata sulla base dell'esegesi biblica, fondandosi, fra l'altro,
sui versi del Cantico
dei Cantici «Come un giglio fra le spine, così è la mia anima fra le
fanciulle»; «Sì, tu
sei bella, amica mia, sei bella,
tutto è in te bello, amica mia, e nessuna macchia è in
te»!
La cosa era ormai chiara. Sei anni dopo, 1'8 dicembre 1854, Pio IX
proclamò con
la Bolla Ineffabilis Deus che la dottrina della immaculata
conceptio della santissima
vergine Maria era stata «rivelata (!) da Dio e perciò doveva essere
saldamente e costantemente creduta da tutti i fedeli». Prima della
proclamazione del dogma, per altro, il papa aveva interrogato i vescovi, dei
quali 536 si pronunciarono a favore della
nuova dottrina, 4 contro e 36 espressero dubbi sull'opportunità di una
siffatta dogmatizzazione.
Fu una lunga battaglia che lo Spirito Santo combatté con se stesso. Ma 1'ultimo
dogma mariano mancava ancora all'appello: vi provvide Pio XII, che nel
1950, con la
Bolla Munificentissimus Deus, definì la dottrina della sua
assunzione in cielo in corpo e anima. Autore della Bolla fu il gesuita Giuseppe
Filograssi.
Il
dogma dell'assunzione in cielo di Maria in corpo e anima
Dal
1861 sembra che in Vaticano giungessero, naturalmente con il suo assenso,
un
mare di petizioni sottoscritte da otto milioni di firme di persone che, con
formule
di totale dedizione (tipo «distesi ai piedi di Sua Santità»)
imploravano il dogma
dell'ascensione fisica in cielo dell'Assunta. Molti teologi cattolici,
particolarmente i propugnatori del dogma, se ne ripromettevano esiti
inimmaginabili: non solo una fiorente era mariana, ma anche una «prosperità
materiale per
tutti» e il ritorno degli eretici nell'«ovile di Cristo».
Naturalmente il NT tace del tutto su tale dottrina, come tacciono anche
tutti
quanti i Padri della Chiesa fino al VI secolo! Eppure da parte di alcuni
di loro, come
Efrem e Ambrogio, era stato escogitato di tutto a lode della Santa
Vergine, e nessuno avrebbe sottaciuto il suo viaggio in cielo in corpo e anima
se solo ne avesse avuto
sentore. Epifanio poi scrive esplicitamente che a suo tempo nessuno
aveva saputo
nulla della fine di Maria.
Soltanto nel secolo VII i teologi Giovanni di Tessalonica e Modesto,
arcivescovo
di
Gerusalemme, e nell'VIII Andrea di Creta, Giovanni di Damasco, Germano di
Costantinopoli
e altri costruirono la nuova dottrina, fondandosi su un romanzo del V
secolo,
la cosiddetta Leggenda del transito, il cui primo teste conosciuto è,
per altro,
un
«eretico», lo gnostico Leucio. La forma più antica della narrazione si limita
a
parlare
solo di una misteriosa scomparsa del cadavere di Maria, senza accennare a
un'assunzione
in cielo. Inoltre, la Leggenda del transito venne condannata aspramente dal
Decretum Gelasianum, il più antico Index Librorum Prohibitorum
romano, con
un
decreto sinodale passato poi al diritto chiesastico medioevale come decisione papale.
Anzi, il breviario della Chiesa cattolica contenne per secoli sezioni che
ponevano energicamente in guardia contro l'accettazione di un'ascensione in
cielo di Maria in corpo e anima. Tali
ammonimenti
proclamati annualmente nella festa dell'ascensione di Maria vennero
cassate
dalla liturgia cattolica solo nel XVI secolo da Pio V, in Francia addirittura
alla fine del XVII secolo.
Nessuna meraviglia, dunque, se anche noti teologi cattolici si opposero
alla dogmatizzazione dell'idea dell'assunzione; e molti lo fecero con ragioni
talmente solide
da
porre da parte ogni possibilità stessa di discussione. Ma anche l'opera
cattolica
canonica
La mort et l'Assomption de la Sainte Vierge di Padre Martin Jugie del
1944,
stampato
in Vaticano e dedicato al Papa sei anni prima della proclamazione del
dogma,
nella sezione storica afferma recisamente che il valore delle più antiche
testimonianze di un'assunzione in cielo in corpo e anima contenute nella
Leggenda del
transito
sarebbe stato «assolutamente nullo... da un punto di vista storico» (ibid.).
Il
padre
assunzionista analizza anche tutte le affermazioni sulla morte di Maria dei
Padri della Chiesa dei primi cinque secoli, col risultato che fino al VI secolo
«nessuno
sa
quale sia stata la fine terrena della madre di Dio» (ibid.). Tuttavia il Padre
sollecita
la proclamazione del dogma, perché gli pare «assai opportuna», moltiplicherebbe
la
gloria della madre di Dio, tutti i veri cristiani lo saluterebbero con giubilo,
non
avrebbe
urtato la suscettibilità degli Ortodossi (che pure credono nell'assunzione fisica
di Maria, senza averne tuttavia fatto un dogma), ma non si sarebbe comunque
dovuto
contare su un ritorno in massa dei Protestanti.
Il dogma dell'assumptio corporalis di Maria poggia, dunque, quasi
esclusivamente sul consensus ecclesiae, vale a dire sulla pietosa
opinione del Medioevo. Con esso la Chiesa fabbricò una verità di fede, che non
solo non ha nulla a
che
fare con le credenze della cristianità primitiva, ma nemmeno con quelle di
tutti i
Padri
della Chiesa dei primi sei secoli.
E allora per i cattolici né il silenzio della Bibbia né la totale
assenza di una tradizione apostolica o postapostolica contano alcunché; la «prima
linea direttrice» è per
loro
«nient'affatto la Sacra Scrittura, bensì la
coscienza
viva della fede della Chiesa di Cristo oggi (!) vigente».
La
Chiesa cattolica, dunque, può in ogni tempo rifornire di dogmi i propri fedeli
«dalla coscienza viva della fede», dogmi del tutto estranei alla
cristianità antica; cosa
mai
crederanno (o non crederanno più) i cattolici del 3000, nel caso che la loro
Chiesa
sussista ancora fino a quell'epoca?
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