FISICA/MENTE

 

 

Sulla verginità di Maria

(ed altro sul culto mariano)

Roberto Renzetti

 

            Capisco che il quesito è straordinario e che mi si potrebbe con ragione rispondere: fatti gli affari tuoi! Me ne occupo solo perché su questo mito si è costruita l'esegesi di Maria nella Chiesa cattolica. Allora quella domanda che va ad indagare una vicenda che per il cattolico è di fede, è legittima per chi è laico e vuole capire come stanno le cose dai pochi (ma chiari) documenti esistenti. E' che la Chiesa ha manipolato tutto ed inventato tante di quelle cose (i misteri) che lo svelare qualche imbroglio è gratificante. Io non ho, naturalmente le competenze per indagare tale cosa. Ma vi è uno studioso tedesco, Karlheinz Deschener, che sono vari decenni che indaga la storia della Chiesa ed ha scritto molti libri sull'argomento. Mi riferisco ad uno di questi (Il gallo cantò ancora. Storia critica della Chiesa, Massari, Bolsena 1998; pagg. 312-322), uno dei pochi che ha visto la luce in Italia, anche se con ritardo, per merito di un coraggioso editore.

            Occorre iniziare proprio dal Nuovo Testamento (NT) per rintracciare i cenni  a Maria (perché Maria è citata pochissimo, ad esempio, nei Vangeli. Un Vangelo che parlava di lei, della sua giovinezza ed educazione al Tempio, la Chiesa lo ha definito apocrifo e quindi, anche se la cosa non è corretta, non ne parlo qui).

            In Luca (Lc. 2,7) si dice che Gesù cresce con 4 fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda e almeno tre sorelle (della cosa si parla qua e là anche in Mc. 6,3; 3,32; Mt, 12,46; 13,55; Atti 1,14; Gal. 1,19; 1Cor. 9,5). Il N.T. fu poi modificato nei luoghi opportuni, soprattutto nelle traduzioni, in modo da far passare tali fratelli come fratellastri, in quanto figli precedenti di Giuseppe, o come cugini. Aiuta in questo la rappresentazione di Giuseppe come un vecchio novantenne.

            La versione cugini nasce dal fatto che in Aramaico ed in Ebraico vi è un solo termine che indica, indistintamente il cugino ed il fratello (acha in aramaico e ach in ebraico). Più in dettaglio: nella traduzione greca, quando il NT chiama questi cugini suoi fratelli (adelfoi) si tratterebbe di un errore di traduzione. Si dà però il caso che nel NT adelphoi non significa mai cugini ma solo fratelli. Quando si vuole dire cugini si usa il termine appropriato anepsioi (Col. 4,10).

            Tutto questo voler continuare a rappresentare Maria come madre del solo Gesù, concepito virtualmente, discende da una errata traduzione di Isaia (7,14) e Matteo (1.23). In questi testi, riferendosi a Maria si dice alma Maria. Ed è vero che alma significa vergine, ma solo come uno dei significati della parola. Il maggior uso ed il contesto prevede per alma  il significato di fanciulla (il significato di vergine nasce per estensione: fanciulla e dunque vergine. Se si fosse voluto dire vergine vi sarebbe stato il termine ebraico molto più preciso: betula).

            Il NT ha solo dei riferimenti di Matteo e Luca sulla nascita verginale di Gesù (Mt. 1,18 segg.; Lc. 1,26 segg.). Svariati studiosi ritengono verginale l'aggettivo interpolato successivamente. Vi sono poi dei manoscritti antichissimi in cui il passo di Matteo e quello di Luca suonano diversamente. In un manoscritto biblico siriaco (Nestle - Novum testamentum graece et germanice) il brano di Matteo suona così: "A Giuseppe, al quale la fanciulla era fidanzata, essa generò Gesù". Riguardo a Luca il palinsesto siriaco chiama Maria non fidanzata ma moglie. Secondo Marco e Paolo Maria è trattata come una donna normale. Giovanni tace sulla vicenda, allo stesso modo della Lettera agli Ebrei e degli Atti degli Apostoli. Nessun ebreo ha mai creduto a questa cosa almeno fino al 3° secolo.. Fa fede il fatto che la prima chiesa a Maria venne eretta a Roma nel 4° secolo ed a Gerusalemme solo nel 6° secolo.

 

            Vi è poi una vicenda strana nei Vangeli, una contraddizione di tutti gli evangelisti. Da una parte la nascita di Gesù viene annunciata a Maria e Giuseppe (Mt. 1,20; Lc. 1,26; 1,46; 2,8; 2,19; Mt. 2,1). Dall'altra Maria e Giuseppe si stupiscono del fatto che Gesù venga esaltato da Simeone al tempio ((Lc. 2,33) e che sembrano spesso non capire alcune affermazioni di sua divinità che Gesù fa ((Lc. 2,49). Quando Gesù predica, Maria lo va a riprendere per riportarlo a casa con la forza prendendolo per matto. Insomma, Maria sembra non sapere che è Madre di un prodigio. E la cosa non sembra in accordo con una sua verginità dopo il parto, vi sarebbe stato un prodigio ben più clamoroso. Un altro episodio mostra la non considerazione di Gesù della sua madre, almeno nel senso della santità che le viene attribuita. In Luca (Lc. 11,27 e segg.) a Gesù viene detto "Beato il corpo che ti ha portato e le mammelle che ti hanno nutrito". Egli rifiuta però il riferimento alla madre e risponde: "Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola di Dio e la custodiscono!". Inoltre quella madre viene da lui rimproverata: "Donna, che ti importa di quel che faccio ?". E questo donna si ripeterà nei Vangeli, dove Maria non viene mai chiamata madre

Nessun cenno a Maria Vergine fino al III secolo.

            Il NT si riferisce abitualmente ai sette fratelli di Gesù, definisce Giuseppe, senza riserve, suo Padre e Gesù primo figlio di Maria (Lc, Mt, Jh). Inoltre in Matteo si dice che Giuseppe non conobbe Maria, finché non ebbe partorito un figlio (Mt. 1,25). E conoscere, nel linguaggio biblico, vuol dire intimità sessuale (1 Mos. 4,1). Quindi si concede un qualche intervento sul primogenito Gesù ma si parla poi di normale vita coniugale (della stessa opinione furono Ireneo, Dottore della Chiesa,  Tertulliano e tutti i Padri della Chiesa fino alla metà del IV secolo). Vari vescovi dichiararono apertamente che Maria aveva avuto altri figli dopo Gesù.

            Fu solo nel tardo IV secolo che Gerolamo ed Ambrogio, influenzati da religioni orientali, introdussero il concetto di Verginità di Maria. Il nuovo dogma venne proclamato, in Oriente, nel Concilio di Efeso del 431 ed, in Occidente, nel Concilio Laterano del 649. Fu Basilio che fondò il dogma, equiparando Maria agli avvoltoi che per lo più generano prole senza accoppiarsi. Altri trovarono la cosa un poco ridicola e, poiché l'abate Radberto nell'831 proclamò drasticamente che la nascita di Gesù ebbe luogo con l'utero clauso di Maria, altri si sentirono in dovere di individuare in un orecchio il luogo della fuoriuscita di Gesù dal corpo della madre (una osservazione a margine che non ho mai trovato altrove. Tutti sanno oggi che nella nascita di un bambino, non solo soffre la madre ma anche il piccolo e moltissimo. Il Gesù che si fa uomo, a mio giudizio, risulta incompleto senza l'esperienza del parto e della sofferenza insieme alla madre). Da questo momento tutti coloro che parlano dei fratelli di Gesù vengono duramente insultati e tra poco vedranno torture e rogo.

Dove nasce il culto della divinità vergine

            La generazione di una divinità da una vergine era ben nota già in Egitto, a Babilonia, in India, in Persia, in Grecia, a Roma. Questo miracolo è un vero mostro biologico ed il fatto che abbia tanto credito e seguito mostra il livello di credulità dell'uomo ed il suo amore per l'orrido ed il biologicamente straordinario. 

            Già 3000 anni avanti Cristo Amon-Rê, il dio egiziano del Sole, assumeva le sembianze del re per accoppiarsi con sua moglie dalla quale ebbe un figlio che avrebbe salvato il mondo.

            Nel 2850 avanti Cristo, a Babilonia, il re Sargon di Akkad, per farsi passare come Dio, millantava di essere nato da una madre vergine.

            In India Buddha era ritenuto figlio della regina vergine Maya.

            In Persia Zarathustra fu venerato come figlio di una vergine.

            Una leggenda sulla verginità riguarda anche Platone. Anch'egli era ritenuto figlio di una vergine.

            Poiché quasi tutti gli dei dell'antichità nascevano da vergini, pareva impossibile non prevedere una nascita analoga per Gesù, cosa che regolarmente fece la Patristica (Sant'Agostino, Civ. Dei. 12,24; 12,27; 17,6; ...).

            Il filosofo ebreo Filone (20 a.C. - 50 d.C.), che ebbe grande influenza sul Cristianesimo nascente,  narra di quattro donne della storia biblica che ebbero il dono di generare nella verginità: Sara, Rebecca, Lea e Zippora. La storia di Zippora è la più vicina a quella di Maria. Mosè la trovò incinta, ma non ad opera di uomo mortale. Si trtattava di una concezione ebraico-ellenistica che naturalmente fu adattata ed adottata dai cristiani.

            Ma il vero modello della nascita di Gesù da una vergine fu Iside.

Iside, il modello di Maria

[Da qui in avanti è quasi fedelmente riportato il testo della bibliografia fornita ad inizio del lavoro da pag. 317. Per la bibliografia da cui sono ripresi gli episodi riportati si rimanda a quella esaustiva del medesimo testo].

            La dea più rinomata d'Egitto, già verso la metà del 2° millennio a Cristo, aveva inglobato in sé ogni culto di altre divinità femminili.. Dal VI secolo al IV secolo a.C. la sua influenza si estese nel mondo greco, in Asia Minore, ad Atene, in Sicilia, a Pompei ed a Roma dove in breve tempo conquistò i ceti più ricchi della città (in: Tiberio, Tacito, Svetonio, Flavio Giuseppe). La sua massima espansione in Occidente si ebbe nel II secolo a.C.

            La religione di Iside aveva tutte quelle cose che poi saranno del Cristianesimo: rivelazione, sacre scritture, tradizione, organizzazione ecclesiale, , gerarchia interna, , si recitavano litanie, si tenevano processioni, digiuni, devozione particolare, esercizi spirituali, non esistevano differenze sociali, nazionali o di razza.

            Iside, da cui promanava la medesima serenità come poi da Maria, è piena di grazia materna e di misericordia, promette aiuto e dispensa consolazione, e le preghiere a lei dedicate, assai simili a quelle per Maria, testimoniano d'una fede ardente. Invocavano in ogni caso di bisogno la madre di dio soprattutto donne e fanciulle , ed essa procurava salvezza anche in occasioni le più disperate, guarendo ciechi e paralitici e restituendo la salute a chi era già stato abbandonato dai medici. La grande riconoscenza dei fedeli è attestata da epigrafi, tavole, ex voto, amuleti e doni votivi di ogni genere .

            Assai prima di Maria, la madonna pagana veniva venerata quale «signora amorevole», «madre misericordiosa», «dea assisa in trono», «regina dei cieli», «regina dei mari», «dispensatrice di grazie», «immacolata»,«sancta regina». Iside - si pensi all'inno cattolico «Maria, regina di maggio» - era «la madre dell'erba verdeggiante e della fioritura» già in epoca egizia. Come si celebrava Iside quale «signora della guerra», così ben presto venne festeggiata Maria, quale protettrice delle guerre. La madre di Gesù divenne la «madre del dolore» come già Iside era stata mater dolorosa. E inoltre l'idea della mater dolorosa del Redentore, la quale piange il figlio defunto, era da tempo immemorabile corrente nella mitologia pagana.

            Come Maria, anche Iside partorì Vergine e in viaggio; altri figli di vergini vennero spesso al mondo durante una fuga o un viaggio, come pure il consorte della vergine-madre fu spesso un falegname o, più genericamente, un artigiano.

           Anche Iside tiene in braccio il figlio divino - in questo caso Harpocrate (la forma grecizzata dell'egiziano Har-pe-chrot), detto anche Horus - o gli porge il seno. Queste statuine col lattante erano assai diffuse e nell'Egitto del tempo erano oggetto di produzione quasi industriale (notiamo di passaggio che dall'Egitto la Chiesa trasse, ad esempio, anche la venerazione di reliquie, la tonsura, l'uso dell'acqua santa, dell'aspersorio ecc.). Harpocrate fu chiamato quasi sempre figlio di Iside, non di Osiride, come Gesù viene perlopiù definito figlio di Maria, non di Giuseppe.

            Già nell'antico Egitto, Iside portava il titolo di «Madre di Dio», com'è spesso attestato in lingua egizia, appellativo gradualmente trasferito a Maria dal III secolo in poi, significativamente dapprima proprio in Egitto, da Origene; nel IV secolo poi tale definizione cominciò a diventare usuale anche altrove. E nel secolo V, dopo una interminabile polemica dottrinale e dogmatica, il titolo di Iside di «Madre di Dio» (deipara, theotokos) passò definitivamente alla madre di Gesù nel Concilio di Efeso del 431.

          Alla definizione del dogma della maternità divina di Maria proprio in Efeso dovette aver contribuito anche il fatto che la città era un centro assai popolare del culto di Iside e sede centrale della dea-madre pagana Artemide, la quale, degnata da Giove dell'eterna verginità, veniva chiamata «colei che ascolta le preghiere» e «salvatrice», e il mese di maggio, come poi nel culto mariano, avevano luogo particolari festeggiamenti in suo onore. Anche le immagini dell'Artemide Efesina cadute dal cielo passeranno alla Chiesa nella fede nelle immagini di Maria anch'esse cadute dall'alto.

            Così la dea di Efeso tanto adorata finì col fondersi con Maria: la massa dei cristiani voleva avere una madre di Dio anche nella nuova religione, come aveva del pari necessità d'un «dio» da poter gustare sacramentalmente secondo le usanze pagane.

             La polemica intorno al dogma definito in Efeso fu anche decisa da un'incredibile opera di corruzione con danaro, infilato dal patriarca di Alessandria nelle tasche di tutte le persone interessate, a cominciare dagli alti funzionari statali fino alla moglie del prefetto dei pretoriani e agli influenti eunuchi e camerieri particolari; in questo lavoro esaurì le proprie risorse, benché assai ricco, tanto che fu costretto a un prestito di 100.000 pezzi d'oro, che tuttavia non fu sufficiente.

            Anche l'atto del concepimento di Maria fu posto dalla Chiesa, in base a un calcolo evinto da una leggenda presente in Luca, nella medesima stagione in cui ebbe luogo il concepimento di Iside, le date della cui gravidanza erano state registrate nei fasti egizii con straordinaria esattezza. Il suo manto blu cosparso di stelle passò poi nelle raffigurazioni artistiche della «Madonna», insieme alla mezzaluna e alla stella, attributi propri di Iside. In tutta quanta l'arte protocristiana non v'è un tema che non possegga un preciso riferimento pagano. Poiché un tempo esistevano anche immagini nere di Iside - in Etiopia Iside era naturalmente diventata una negra - anche il colorito di Maria fu talvolta scurito fino a divenir nero, e queste madonne nere guadagnarono poi fama di particolare sacralità a Napoli, a Chestokowa, a Barcellona e soprattutto in Russia. Per altro un vescovo negro cattolico a New York, nel 1924, sostenne davanti a seimila afro-americani che Gesù e sua madre avevano la pelle nera.

            In un dizionario religioso «scientifico» con tanto di imprimatur, sotto la voce singolarmente breve di «Iside» si evita accuratamente anche soltanto di nominare Maria.

 Gli esordi del culto mariano

 

Osservato sotto il profilo storico, il culto di Maria offre una vista, con cui si abbraccia tutta la miseria dell'umanità. E' una storia della superstizione   più infantile, delle più temerarie falsificazioni, dei distorcimenti, delle interpretazioni capziose, delle   fantasie e dei trucchi, cuciti insieme dalla miseria e dai bisogni umani, dall'astuzia gesuitica e dalla volontà di potere della Chiesa; uno spettacolo parimenti adatto a suscitar riso e pianto: l'autentica commedia divina.

(Arthur Drews, Die Marienmythe)

 

            L'incedere trionfale di Maria attraverso i secoli fu così grandioso, che a volte nella coscienza popolare cacciò in secondo piano persino suo figlio. Anche molti Padri della Chiesa le attribuirono l'opera della redenzione e a lei trasferirono tutta una serie di attributi, che il NT riserva a Gesù. «E' difficile diventar santi mediante Cristo, ma facile mediante Maria» - dichiarò nel XVIII secolo anche il redentorista Alfonso de' Liguori, le cui opere, a giudizio dello storiografo cattolico della Chiesa, Ignaz   Dóllinger, sono «un deposito di errori e di menzogne», ma che tuttavia fu elevato al rango di Doctor Ecclesiae (onorificenza non più conferita a un cattolico dal Concilio di Trento del XVI secolo) da un decreto del Papa Pio IX nel 1871.

            Per altro gli abitanti di Nazareth non trovarono nulla di eccezionale nella mamma di Dio (Mc. 6, 3). Nei Vangeli, Maria resta completamente in secondo piano, gli Atti la citano una sola volta (Atti, 1,14), e per tutto il NT se ne parla rarissimamente e senza una particolare reverenza. Né nulla appare della sua mancanza di colpa; Tertulliano le rinfaccia di non aver creduto al Cristo (Tert., carne Chr. 7), e i Padri della Chiesa del III secolo fra l'altro le rimproverarono per sovrapprezzo presunzione e superbia .

            Ma già un trattato della fine del II secolo, assai letto nella Chiesa antica e intitolato nei manoscritti più vecchi Racconto storico, narrava che Maria poté camminare già a sei mesi, che dai tre anni in avanti mangiò nel tempio direttamente dalle mani di un angelo e che a sedici anni restò incinta per opera dello Spirito Santo. Una donna chiamata Salomè, che nutrì un qualche dubbio sulla verginità di Maria e tentò un'ispezione vaginale del suo stato «con l'impiego di un dito», perse d'un colpo la mano, ricresciuta rapidamente dopo che ebbe recato in braccio il bambin divino dietro ragguaglio d'un angelo .

            I Padri della Chiesa Clemente Alessandrino e Zeno di Verona propagarono poi il dogma della perenne verginità di Maria, richiamandosi a questa «notizia storica» (Clem. Al., strom. 7,16. Zeno di Verona 2,8).

            A partire dal III secolo nacquero i ritratti di Maria, e i cristiani chiamarono con lo stesso nome le proprie figlie; nel secolo successivo, più precisamente nella seconda metà, sorse la prima Chiesa mariana sotto Papa Liberio a Roma, dove oggi sono circa un'ottantina. Ma fino ad allora non vi esisteva alcuna forma di culto della madre di Dio e venivano piuttosto venerati più di lei i martiri più popolari. Solo alla fine del IV secolo venne equiparata agli altri santi, e al V risale la più  antica preghiera mariana della Chiesa, quando si cominciarono a celebrare anche  festività in onore di Maria, ma solo in Oriente, dove tale culto era stato particolarmente coltivato grazie a Cirillo di Alessandria, il quale introdusse la prima celebrazione in onore della Santa Vergine, forse l'Annunciazione, tenuta lo stesso giorno delle Hilarie, le feste della pagana mater deorum.

            Inoltre Cirillo diede inizio a quella che diventerà la festa dell'Ascensione, fissandola per il 15 agosto, giorno in cui i Pagani festeggiavano l'ascensione in cielo di Astrea, dea della Giustizia, nonché una festività in onore di Iside; una festa analoga,  il navigium Isidis, viene celebrata ancor oggi nel meridione della Francia .

[Osservo en passant che Cirillo è quello che incitò la folla dei cristiani contro la biblioteca di Alessandria che fu data alle fiamme e distrutta. La sua direttrice, Ipazia, una grandissima matematica, fu fatta letteralmente a pezzi, n.d.r.]

            Nel V secolo il problema della sua venerazione penetra nella teologia: Agostino dichiara Maria senza peccato (a partire dall'apparizione dell'Angelo Gabriele) e la esclude anche dal peccato originale (De natura et gratia, 36;42), ma ancora ai suoi tempi in Africa non si celebravano festività mariane; in occidente iniziarono solo dal VII secolo in poi.

            Dal VI secolo si esibiscono reliquie di Maria; una delle più antiche fu la pietra sulla quale aveva riposato durante il viaggio a Betlemme, individuata intorno al 530 da un pellegrino nella Chiesa del Sepolcro di Gerusalemme, dove fungeva da altare; mezzo secolo dopo, tuttavia, un altro pio viaggiatore la trovò nel posto d'origine, adornata d'una fontanella d'acqua sorgiva dal sapore indescrivibilmente gradevole . Verso il 570 nella Basilica di Costantino sul Golgota vennero indicati alcuni accessori del guardaroba mariano, una cintura e un nastro per capelli. Poi nel 1509, ad esempio, la chiesa del castello di Wittenberg era in possesso «del latte della vergine Maria, tre particele», «dei capelli di Maria, 4 frammenti; della camicia di  Maria, 3 parti» ecc. . A Gaming, nel Medioevo, si venerava un pezzo «della pietra,  sulla quale era scorso un po' del latte della santissima Vergine», un po' «dei suoi capelli, della sua camicia, delle sue scarpe» ecc..  

             Le apparizioni mariane ebbero inizio, a quanto pare, nel V secolo: durante la notte nella chiesa di Anastasia di Costantinopoli, Maria si mostrava ai malati e li  guariva; in seguito comparve sempre più sovente e anche in atteggiamenti non sempre innocenti: Fulberto di Chartres sostenne d'averne assaggiato il latte dal seno, da lei personalmente portogli; e in seguito questa fortuna toccò a molti altri, come, per esempio, nel XII secolo a S. Bernardo di Chiaravalle, considerato da Schiller e da Goethe «un intelligente manigoldo, pratico delle cose del mondo».

            Anche in tempi recenti e recentissimi Maria apparve spesso, e molte delle sue visite sono state «riconosciute» dal Vaticano: la sua comparsa a La Salette (1846), a Lourdes (1858) dove, detto en passant, per il centenario del 1958 cinque milioni di pellegrini recarono le loro offerte - e l'anno dopo il vescovo del luogo ottenne la grande croce al merito della repubblica - e a Fatima (1917) : come si vede la madre di Dio ha una speciale preferenza per i paesi cattolico-romani. Il Vaticano fa opera   di promozione ora d'un luogo ora d'un altro, perché lo straordinario affaire non assopisca né si irrigidisca troppo.

            E così Pio XII, il 30 ottobre 1950 verso le ore 16, durante la sua passeggiata per i giardini vaticani, vide in cielo «il miracolo della valle di Fatima», e l'apparizione si  ripetè anche nei due giorni seguenti .

            Si potrebbe sorridere degli ingenui cattolici, che affermano che la madre di Dio di Altótting è più soccorrevole della Maria di Eich; ma che cosa si dovrebbe pensare quando lo stesso papa Benedetto XV, poco prima della sua morte, raccomandò che si pregasse per lui la Madonna di Pompei? .

            La concorrenza delle madonne è davvero notevole e prima veniva condotta in modo ancor più primitivo. La chiesa mariana di Zwickau (Sassonia) possiede una madonna medievale, attraverso il cui capo, dal retro, due fori conducono fino agli occhi, sì che versandovi dell'acqua Maria piange copiosamente. Anche i pagani conobbero statue piangenti, e come le madonne talvolta vanno a spasso da sole - per esempio, un'immagine di Maria sottratta a Soest ritornò tutta sola soletta al suo posto a Weri, in Westfalia - così già si muovevano i simulacri degli dèi: una statua della mater deorum, ad esempio, che andò a farsi un bagno di mare, oppure un'immagine di Serapide, che s'imbarcò da sola sulla nave, che avrebbe dovuto ricondurla in   Alessandria.

[Ricordo qui un solo dato agghiacciante in mio possesso: in Spagna si conoscono e si venerano 55 000 (cinquantacinquemila) madonne, tutte catalogate. n.d.r.]

            Anche sotto questo aspetto la Chiesa generalmente non fa che ripetere cose già viste. Nei luoghi di devozione pagani non soltanto esisteva una vera e propria industria di souvenirs, ma anche cassette per le elemosine governate automaticamente e, ovviamente, dappertutto prezzi fissi; infatti, senza denaro le antiche statuine miracolose, come quelle cristiane, non avrebbero potuto esistere. L'organizzazione relativa dei luoghi pagani di devozione ritorna nel Cristianesimo fin nei minimi particolari. Dal V secolo in avanti i doni votivi riempiono le chiese, come mille anni prima riempivano i templi; grazie ai miracoli della sola Iside gli artigiani ricevevano tante ordinazioni, che si arricchivano nel giro di poco tempo

 Il dogma dell'Immacolata Concezione 

               La festa dell'immacolata concezione di Maria fece la sua comparsa nelI'VIII secolo; il suo presupposto consiste nel fatto che anche Maria sarebbe stata concepita e partorita dalla madre «immacolata», cioè senza il peccato originale.

            I grandi luminari della Chiesa, come Bernardo di Chiaravalle, Bonaventura, Alessandro di Hales, Alberto Magno e Tommaso d'Aquino, richiamandosi all'autorità nientemeno che di Agostino, combatterono come superstizione codesta festività dell'Immacolata Concezione di Maria! Il domenicano Vincent Bandelli menzionò non meno di 260 dotti cattolici per dimostrare eretica questa dottrina, propagandata e difesa soprattutto dai francescani. Anche Tommaso d'Aquino era un domenicano, ed è evidente che in questa polemica, condotta dai francescani anche col richiamo agli apocrifi e a falsi letterari, svolgeva un ruolo di rilievo la rivalità sempre presente fra i due ordini religiosi. Papa Sisto IV, ex francescano, nel 1482 vietò che si condannasse la fede nell'immacolata concezione, ma nel 1568 Pio V proibì di nuovo tale festa. Tuttavia il popolo, che divinizzava Maria, la voleva anche completamente pura; e poiché anche altri ordini si adoperarono ardentemente a favore della nuova dottrina, specialmente i Cistercensi, il cui primo abate Robert di Molesme (morto nel 1108) ebbe persino una «relazione segreta» con Maria, e infine anche i gesuiti, i Domenicani dovettero soccombere. Nel 1848 il gesuita Peronne dimostrò la concezione immacolata sulla base dell'esegesi biblica, fondandosi, fra l'altro, sui versi del Cantico dei Cantici «Come un giglio fra le spine, così è la mia anima fra le fanciulle»; «Sì, tu  sei bella, amica mia, sei bella, tutto è in te bello, amica mia, e nessuna macchia è in te»!

            La cosa era ormai chiara. Sei anni dopo, 1'8 dicembre 1854, Pio IX proclamò con la Bolla Ineffabilis Deus che la dottrina della immaculata conceptio della santissima vergine Maria era stata «rivelata (!) da Dio e perciò doveva essere saldamente e costantemente creduta da tutti i fedeli». Prima della proclamazione del dogma, per altro, il papa aveva interrogato i vescovi, dei quali 536 si pronunciarono a favore della nuova dottrina, 4 contro e 36 espressero dubbi sull'opportunità di una siffatta dogmatizzazione.

            Fu una lunga battaglia che lo Spirito Santo combatté con se stesso. Ma 1'ultimo dogma mariano mancava ancora all'appello: vi provvide Pio XII, che nel 1950, con la Bolla Munificentissimus Deus, definì la dottrina della sua assunzione in cielo in corpo e anima. Autore della Bolla fu il gesuita Giuseppe Filograssi.

Il dogma dell'assunzione in cielo di Maria in corpo e anima

              Dal 1861 sembra che in Vaticano giungessero, naturalmente con il suo assenso, un mare di petizioni sottoscritte da otto milioni di firme di persone che, con formule di totale dedizione (tipo «distesi ai piedi di Sua Santità») imploravano il dogma dell'ascensione fisica in cielo dell'Assunta. Molti teologi cattolici, particolarmente i propugnatori del dogma, se ne ripromettevano esiti inimmaginabili: non solo una fiorente era mariana, ma anche una «prosperità materiale per tutti» e il ritorno degli eretici nell'«ovile di Cristo».

             Naturalmente il NT tace del tutto su tale dottrina, come tacciono anche tutti quanti i Padri della Chiesa fino al VI secolo! Eppure da parte di alcuni di loro, come Efrem e Ambrogio, era stato escogitato di tutto a lode della Santa Vergine, e nessuno avrebbe sottaciuto il suo viaggio in cielo in corpo e anima se solo ne avesse avuto sentore. Epifanio poi scrive esplicitamente che a suo tempo nessuno aveva saputo nulla della fine di Maria.

            Soltanto nel secolo VII i teologi Giovanni di Tessalonica e Modesto, arcivescovo di Gerusalemme, e nell'VIII Andrea di Creta, Giovanni di Damasco, Germano di Costantinopoli e altri costruirono la nuova dottrina, fondandosi su un romanzo del V secolo, la cosiddetta Leggenda del transito, il cui primo teste conosciuto è, per altro, un «eretico», lo gnostico Leucio. La forma più antica della narrazione si limita a parlare solo di una misteriosa scomparsa del cadavere di Maria, senza accennare a un'assunzione in cielo. Inoltre, la Leggenda del transito venne condannata aspramente dal Decretum Gelasianum, il più antico Index Librorum Prohibitorum romano, con un decreto sinodale passato poi al diritto chiesastico medioevale come decisione papale. Anzi, il breviario della Chiesa cattolica contenne per secoli sezioni che ponevano energicamente in guardia contro l'accettazione di un'ascensione in cielo di Maria in corpo e anima. Tali ammonimenti proclamati annualmente nella festa dell'ascensione di Maria vennero cassate dalla liturgia cattolica solo nel XVI secolo da Pio V, in Francia addirittura alla fine del XVII secolo.

            Nessuna meraviglia, dunque, se anche noti teologi cattolici si opposero alla dogmatizzazione dell'idea dell'assunzione; e molti lo fecero con ragioni talmente solide da porre da parte ogni possibilità stessa di discussione. Ma anche l'opera cattolica canonica La mort et l'Assomption de la Sainte Vierge di Padre Martin Jugie del 1944, stampato in Vaticano e dedicato al Papa sei anni prima della proclamazione del dogma, nella sezione storica afferma recisamente che il valore delle più antiche testimonianze di un'assunzione in cielo in corpo e anima contenute nella Leggenda del transito sarebbe stato «assolutamente nullo... da un punto di vista storico» (ibid.). Il padre assunzionista analizza anche tutte le affermazioni sulla morte di Maria dei Padri della Chiesa dei primi cinque secoli, col risultato che fino al VI secolo «nessuno sa quale sia stata la fine terrena della madre di Dio» (ibid.). Tuttavia il Padre sollecita la proclamazione del dogma, perché gli pare «assai opportuna», moltiplicherebbe la gloria della madre di Dio, tutti i veri cristiani lo saluterebbero con giubilo, non avrebbe urtato la suscettibilità degli Ortodossi (che pure credono nell'assunzione fisica di Maria, senza averne tuttavia fatto un dogma), ma non si sarebbe comunque dovuto contare su un ritorno in massa dei Protestanti.

            Il dogma dell'assumptio corporalis di Maria poggia, dunque, quasi esclusivamente sul consensus ecclesiae, vale a dire sulla pietosa opinione del Medioevo. Con esso la Chiesa fabbricò una verità di fede, che non solo non ha nulla a che fare con le credenze della cristianità primitiva, ma nemmeno con quelle di tutti i Padri della Chiesa dei primi sei secoli.

            E allora per i cattolici né il silenzio della Bibbia né la totale assenza di una tradizione apostolica o postapostolica contano alcunché; la «prima linea direttrice» è per loro «nient'affatto la Sacra Scrittura, bensì la coscienza viva della fede della Chiesa di Cristo oggi (!) vigente».

              La Chiesa cattolica, dunque, può in ogni tempo rifornire di dogmi i propri fedeli «dalla coscienza viva della fede», dogmi del tutto estranei alla cristianità antica; cosa mai crederanno (o non crederanno più) i cattolici del 3000, nel caso che la loro Chiesa sussista ancora fino a quell'epoca?

 

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