QUESTI SONO MATTI!
Non
credo che i lettori di questo sito abbiano bisogno di ulteriori spiegazioni e
commenti. Ho trovato queste pagine nel sito del Vaticano, ispirato a Giovanni
Paolo II, www.totustuus.it/
. Sono riportate anche in altri siti di cattolici, come nell'indirizzo
che segue. Non avevo mai letto molto sull'argomento, qui, finalmente, vi è
tutta la teologia cattolica della verginità. A me sembra che solo degli infermi
con gravi problemi di equilibrio psichico, possono aver esaltato una cosa come
questa per secoli. Evidentemente la spiegazione di Sant'Agostino (uno dei
dottori della Chiesa) di tale verginità non ha convinto le alte sfere.
Tale verginità ha bisogno di essere definita, come leggerete, e il fatto che
Gesù sarebbe nato da un orecchio di Maria risolveva solo la verginità nel
parto. Ma prima ? E qui nasce tutta questa serie di disquisizioni che, a mio
giudizio, sono da persone con delle gravi turbe da repressione sessuale acuta.
Comunque, di seguito c'è il documento, leggete e fatevi la vostra opinione.
R.R.
http://www.paginecattoliche.it/modules.php?name=News&file=article&sid=162
...A modo di Prefazione. Introduzione. Limiti
dell'argomento. Maria Santissima perfetta Vergine e perfetta Madre. Il concetto
preciso della Verginità in genere. La formula ternaria della Verginità di
Maria. Divisione della trattazione....
LA VERGINITA' DI
MARIA, OGGI
A MODO DI
PREFAZIONE
Ha
scritto San Pietro Canisio, Dottore della Chiesa; "Come Abramo viene
appellato Padre, perché è sopra tutti i padri; come Paolo viene appellato
l'Apostolo, perché è sopra tutti gli apostoli; così Maria viene appellata,
fra tutte, la Vergine, e viene predicata dalla Chiesa "Vergine tra le
vergini" ("Virgo virginum") " (De Maria Virgine
incomparabili et Dei Genitrice sacrosanta, L, II, Praef, presso Bourassé, Summa
aurea, t. VIII, col. 792). Ella fu sempre, "Vergine di corpo, vergine di
anima, vergine di professione ": " Virgo carne, virgo mente, virgo
professione " (ibid. col. 794). Ella fu " il modello più completo
della vergine ": " absolutum exemplar virginis " (ibid.), la
" sola vergine insieme e madre ": " Madre di Cristo e Vergine di
Cristo "; sola mater simul et virgo, Mater Christi et Virgo Christi "
(ibid.).
Dopo
questi elogi il S. Dottore fa una riflessione ." Satana - dice - "
turpissimo e impurissimo principe delle tenebre ", non solo " non
dorme ", " ma cerca tutti i modi per aggredire e per distruggere la
somma purità di Maria e la verginità della medesima ". " Sotto la
guida di un tale duce ", molti - dice il Santo Dottore - " si
scagliano per impedire che il mondo riconosca costantemente e la Chiesa predichi
che la Madre del Signore è rimasta incorrotta prima del parto, nel parto e dopo
il parto" (ibid., col. 795). Questa amarissima constatazione del Santo
Dottore, se era vera e opportuna per i suoi tempi, appare particolarmente vera e
opportuna per i nostri tempi. Allora infatti erano i nemici della Chiesa
coloro dei quali si serviva l'immondo serpente infernale per combattere la
perpetua verginità di corpo e di anima di Maria; oggi invece sono gli stessi
cattolici coloro dei quali si serve Satana per lo stesso turpissimo scopo. Come
si può ancora parlare, infatti, di verginità di corpo se si ammette (come è
stato ammesso da alcuni che pur si dicono cattolici) che Gesù è il frutto non
già dello Spirito Santo in Maria, ma delle sue relazioni sessuali con San
Giuseppe? e che Gesù è nato da Maria come tutti gli altri bambini, ledendo la
verginità corporale di sua Madre?... Come si può ancora parlare di verginità
di mente, se si ammette che Maria, prima dell'annunziazione, non solo non ebbe
il fermo proposito o voto di consacrarsi tutta (anima e corpo) a Dio, ma ebbe
intenzione di consumare, come qualsiasi altra sposa, il suo matrimonio con San
Giuseppe?... Tacere, dinanzi a simili aberrazioni che intaccano il dogma della
perpetua verginità (di corpo e di anima) della Madre di Dio, equivarrebbe a un
delitto. E' perciò dovere di ogni vero cattolico difendere con San Pietro
Canisio la perpetua verginità di Maria " contro i nemici della Chiesa e
contro i corruttori della parola di Dio " (ibid., col. 796).
Ci
rendiamo pienamente conto della singolare delicatezza dell'argomento.
Nel
luglio passato, ebbi l'agio di compiere una visita dettagliata all'incantevole
Duomo di Siena, dedicato all'Assunzione. Mi colpì molto l'iscrizione posta
proprio all'ingresso del Tempio:
"
Castissimum Virginis templum caste ingredi memento "
Questo
invito ad entrare " nel castissimo Tempio della Vergine " " in
modo casto ", vale, in modo tutto particolare, per la questione sulla
perpetua verginità di Maria. E' necessario parlare della " Vergine "
per antonomasia con parole verginali. " L'uomo – ammonisce San
Bonaventura - deve aver monde labbra nel trattare questa materia " (1).
Labbra monde e, soprattutto, cuore mondo, verginizzato, poiché le parole
riflettono il cuore.
Ce
lo conceda l'Onnipotente, Mediatrice la sua Vergine-Madre!...
Roma,
25 marzo 1970
P.
GABRIELE M. ROSCHINI O.S.M.
Professore
della Pontificia Università Lateranense
Editrice
"Cor unum " Figlie della Chiesa, Roma 1970
INTRODUZIONE
1. LIMITI
DELL'ARGOMENTO
L'argomento
preciso del nostro studio è stato formulato in questi termini:
La
verginità di Maria, oggi. Non si tratta perciò di tutta la verginità di
Maria in tutta la sua estensione, ma solo dinanzi agli errori di oggi. Si hanno
negazioni o dubbi in tutte e tre le fasi della verginità di Maria: prima del
parto (concepimento verginale di Cristo), nel parto (parto verginale) e dopo il
parto (vita verginale). E ciò non solo da parte di acattolici, ma anche - non
si vede con quale coerenza - da parte di alcuni cattolici.
Questo
discredito della verginità mariana non è che una logica conseguenza del
discredito della verginità in genere, proprio dei nostri tempi. Quanto più è
apprezzata da Dio, tanto più è disprezzata dall'uomo.
2. MARIA SANTISSIMA
PERFETTA VERGINE E PERFETTA MADRE
Maria
SS. è la Vergine-Madre: perfetta vergine e perfetta madre, Verginità e
Maternità: sono due termini esprimenti due realtà le quali, naturalmente, si
escludono a vicenda, come il fiore esclude il frutto e il frutto esclude il
fiore. Se si accentua troppo il concetto di verginità, si corre il rischio di
compromettere il concetto di maternità; se, al contrario, si accentua troppo il
concetto di maternità, si corre il rischio di compromettere il concetto di
verginità. L'abbinamento e l'armonioso incontro di queste due grandi realtà
(verginità perfetta e maternità perfetta) nella persona di Maria, per un
miracoloso intervento divino, costituiscono appunto il mistero che l'ha resa,
simultaneamente, vergine e madre, perfetta vergine e perfetta madre, come
c'insegna la fede. " Buona parte - ha detto S. Bernardino da Siena - è a
essere maritata e vivere nel santo matrimonio. Migliore parte è a vivere nella
santa verginità! Ma l'ottima qual è? E' quella di Maria la quale elesse l'una
e l'altra, d'essere vergine e madre... " (Prediche volgari, ed. L. Bianchi,
1880-1888, II, p. 406).
Il
problema di armonizzare queste due grandi realtà è stato percepito in tutti i
venti secoli dell'era cristiana. Nessuna meraviglia perciò se alcuni, per
salvare la perfetta verginità, hanno negato la realtà della maternità (per
es. gli Gnostici i quali negavano la realtà umana di Cristo: cfr. S. IRENEO,
Adv. haer. I. 24, 2; 30, 12); e se altri, al contrario, per salvare la perfetta
maternità, han negato la realtà della verginità (per es. gli Ebioniti, i
quali soppressero, nel loro Vangelo, il cosiddetto " Vangelo dell'infanzia
" ove si parla esplicitamente della verginità di Maria (cfr. S. IRENEO,
Adv. haer. I, 26, 1).
3. IL CONCETTO
PRECISO DELLA VERGINITÀ IN GENERE
La
verginità teologicamente considerata perciò si può distinguere in verginità
corporale e verginità spirituale: 1) la verginità corporale (o materiale)
importa l'integrità del corpo e l'immunità del medesimo dalla soddisfazione
venerea liberamente ammessa; 2) la verginità spirituale, invece, importa
l'integrità dello spirito, ossia il fermo proposito di astenersi dalla
soddisfazione venerea anche lecita, come si ha nel matrimonio.
Ciò
premesso si può dare il caso che una donna sia vergine spiritualmente, non già
corporalmente (per es. a causa di una operazione chirurgica che distrugga
l'integrità corporale); e, al contrario, può anche darsi il caso che una donna
sia corporalmente vergine, ma non lo sia più spiritualmente (peccando, per es.,
in diversi modi, contro la castità).
Secondo
il Mitterer e i suoi seguaci, invece, la verginità comprenderebbe i seguenti
quattro elementi, due psichici e due somatici:
a)
l'astensione affettiva (la volontà di astenersi) dalla soddisfazione venerea;
b)
l'astensione effettiva dalla soddisfazione venerea;
c)
l'astensione da ogni atto sessuale con tutte le funzioni psicologiche che
l'accompagnano;
d)
che il germe vitale femminile non abbia alcun contatto col germe vitale maschile
(cfr. A. MITTERER, Dogme und Biologie der heiligen Familiè nach dem Weltbild
des hl. Thomas von Aquin und dem der Gegenwart, Wien, Herder, 1948, p. 106).
Secondo
questa nuova teoria della verginità (fondata sui soli dati biologici,
prescindendo dal Ministero e dalla Tradizione della Chiesa) la integrità
corporale (la verginità corporale) non sarebbe necessaria per avere il concetto
ed il fatto della verginità, per cui si potrebbe sostenere una verginità
perfetta senza l'integrità corporale. Un tale concetto essi l'applicano a Maria
SS., la quale, per loro, sarebbe sempre vergine, pur non avendo, a causa del
parto, la verginità del corpo (ma solo quella dello spirito). Costoro,
evidentemente, si mettono contro il Magistero e la Tradizione della Chiesa. Non
è già la fede (la verità rivelata) che si deve conformare alla scienza, ma è
la scienza che si deve conformare alla Fede, nel caso che Fede e scienza fossero
in conflitto.
4. LA FORMOLA
TERNARIA DELLA VERGINITÀ DI MARIA
II
fatto (rivelato) della perpetua verginità di Maria è stato espresso dalla
Chiesa (a cominciare dalla Costituzione " Cum quorundam " di Paolo IV,
del 1555) con la formola ternaria chiara e popolare: Maria fu vergine prima del
parto, nel parto e dopo il parto.
Questa
triplice divisione - è bene rilevarlo subito – anziché una divisione
scientifica, è piuttosto una divisione pratica, ordinata ad esprimere, in modo
facile e popolare, la realtà della verginità o integrità, corporale e morale,
di Maria in tutte le fasi della sua vita. Il fondamento, il perno di una tale
divisione è la nascita di Cristo, la quale - secondo il concetto tradizionale -
fu verginale, ossia, avvenne senza compromettere l'integrità corporale della
Madre. Ciascuna delle tre parti della divisione - è bene rilevarlo - ha un suo
proprio significato, parzialmente diverso da quello delle altre. Siccome
l'espressione " sempre vergine " è generica, per questo è stata poi
specificata dalla suddetta formola ternaria. Se non vi fosse qualcosa di
intermedio tra la verginità prima del parto e dopo il parto, inutilmente si
sarebbe introdotto un membro intermedio (la verginità " nel parto ")
(2).
5. DIVISIONE DELLA
TRATTAZIONE
Ciò
premesso, di ciascuna delle tre fasi della verginità di Maria SS. (prima del
parto, nel parto e dopo il parto) esporremo tre cose:
I
Il concetto preciso
II
Gli errori di oggi
III
La loro confutazione.
Note
alla prima parte
(1)
"Homo habere debet munda labia in hac materia" (S, BONAVENTURA, in
Sent. III,
d.
4, a. 3, q. 1, ad 2; ed. Quaracchi, III, p. 1136).
(2)
L'iconografia-bizantina suole esprimere le tre fasi della verginità di Maria
dipingendo tre stelle sul capo e sulle spalle della Vergine col Bambino.
Ciascuna di queste tre stelle ha il suo particolare splendore.
..Parte Prima. "Concepito di Spirito Santo".
La Verginità di Maria "Prima del parto". Il concetto preciso e
completo della Verginità "prima del parto". Il dogma della verginità
di Maria "prima del parto" si riferisce, direttamente, alla verginità
nell'atto del concepimento di Cristo, che è miracoloso; suppone però,
evidentemente (poiché, in caso diverso, non si potrebbe neppure parlare di
verginità nel concepimento) la verginità anteriore ad un tale atto....
LA VERGINITA' DI
MARIA, OGGI
PARTE
PRIMA
"CONCEPITO DI
SPIRITO SANTO "
LA VERGINITÀ' DI
MARIA " PRIMA DEL PARTO "
1. IL CONCETTO
PRECISO E COMPLETO DELLA VERGINITÀ " PRIMA DEL PARTO "
Per la chiarezza di
idee, è necessario distinguere bene tra il concetto che ne hanno il volgo e i
biologi, e il concetto che ne hanno i Teologi.
Secondo il volgo, ed
anche secondo i biologi, la verginità è una qualità puramente fisiologica o
organica, consistente nell'integrità corporale (la quale viene ordinariamente
compromessa dall'atto coniugale).
Secondo i teologi,
invece, la verginità è una virtù morale, e perciò risiede formalmente
nell'anima, quantunque dica relazione all'integrità corporale. La verginità
teologicamente considerata, perciò, si divide in tre elementi di valore
distinto e diverso: I) l'integrità corporale (elemento accessorio rispetto alla
virtù morale in quanto tale); II) l'immunità dalla piena soddisfazione venerea
liberamente ammessa (elemento materiale); III) il fermo proposito di astenersi
per sempre dal detto piacere carnale (elemento formale della virtù morale della
verginità).
Il dogma della
verginità di Maria "prima del parto" si riferisce, direttamente, alla
verginità nell'atto del concepimento di Cristo, che è miracoloso (3); suppone
però, evidentemente (poiché, in caso diverso, non si potrebbe neppure parlare
di verginità nel concepimento) la verginità anteriore ad un tale atto. Si
tratta perciò di una maternità singolare, che non ha esempio.
Il concetto completo
del concepimento verginale di Cristo da parte di Maria, contiene cinque elementi
(cfr. DOMINGUEZ O., O.M.J., Virginidad antes del parto, in "Est. Mar"
21 1960 p. 211 ss.):
1) Maria SS. non
concepì Cristo per opera d'uomo, 2) o mediante il germe di qualche uomo; 3) ma
per opera dello Spirito Santo, 4) senza ombra di concupiscenza, 5) come persona
già consacrata a Dio.
1. Maria SS. non
concepì, in primo luogo, per opera d'uomo: cosa affermata formalmente e
categoricamente - come vedremo - dai Vangeli dell'infanzia (Matteo e Luca). Il
seme virile, infatti, non avrebbe potuto, in un istante, dar piena formazione
all'organismo umano; e un intervento di padre umano sarebbe stato ordinato
intrinsecamente all'esistenza di una persona umana (mentre la persona di Cristo
è divina).
2. Maria SS. non
concepì, in secondo luogo, mediante il germe umano (di San Giuseppe) introdotto
miracolosamente nel seno di Lei. Così han ritenuto, recentemente, Corbatò (Vindicaciones
josephinas, n. 109 e 123) e Petrone (La paternità di San Giuseppe, in "
Divus Thomas " Plac., 1928, p. 29-49), strenui difensori della paternità
verginale di San Giuseppe. Lo Spirito Santo - secondo il Corbatò - col suo
intervento, avrebbe unito i due germi immacolati (quello di Maria e quello di
Giuseppe) per produrre Gesù. Però il libro del Corbatò fu messo all'Indice; e
l'articolo di Petrone fu riprovato dal S. Uffizio. San Matteo e San Luca - come
vedremo – attribuiscono tutto il concepimento di Cristo all'opera dello
Spirito Santo, ed escludono così, implicitamente, qualunque cooperazione di
uomo, sia prossima che remota. Inoltre, l'angoscioso imbarazzo di San Giuseppe
dinanzi alla gravidanza di Maria, nell'ipotesi di una tale cooperazione, non si
spiega. E l'Angelo nello svelargli il mistero, gli avrebbe sicuramente svelato -
se ancora non lo avesse saputo - la cooperazione di lui al concepimento di
Cristo.
3. Maria concepì
per opera dello Spirito Santo. Sia San Matteo sia San Luca - come vedremo -
asseriscono categoricamente una tale verità. Lo Spirito Santo supplisce
l'assenza dell'agente umano. Ebbe perciò un'azione fecondante e verginizzante.
4. Maria SS. concepì
Cristo senza ombra di concupiscenza.
Maria SS.
Immacolata" infatti, appunto perché Immacolata, aveva il dono
preternaturale dell'integrità consistente nel pieno assoggettamento
dell'appetito inferiore (dei sensi) alla ragione, per cui non ebbe mai alcun
movimento disordinato dei sensi, sia pure involontario. Dalla Vergine si deve
quindi escludere non solo il consenso al piacere causato dai movimenti
disordinati, dal fomite della concupiscenza, ma lo stesso piacere, gli stessi
movimenti disordinati, lo stesso fomite della concupiscenza; e questo durante
tutta la sua vita. Si ebbe dunque, in Maria, un concepimento immune da qualsiasi
ombra di sensualità (a differenza dei concepimenti ordinari). Grazie al divino
intervento dello Spirito Santo, il concepimento verginale - come si è espresso
S. Agostino - si operò " non concupiscentia carnis urente, sed fìdei
caritate fervente " (Serm. 214, 6, PL 38, 1069). Ai piaceri della carne
vengono sostituite le ineffabili e caste delizie dello spirito, a causa della
nuova ineffabile unione con Dio che, incominciando ad essere suo figlio,
stringeva con Lei una relazione del tutto nuova, del tutto singolare.
La moderna biologia
esclude, nel concepimento (ossia, nell'atto della fecondazione) qualsiasi
impressione o commozione sensuale, sia pure minima o indeliberata.
5. Maria SS. concepì
Cristo come persona già consacrata a Dio. La verginità, come virtù morale, ha
le sue radici nella volontà, ossia, nella ferma determinazione di astenersi
totalmente e perennemente dai piaceri sensuali " per amore del Regno dei
cieli " (Mt 19, 12). Presa in questo senso, la verginità comporta una vera
consacrazione dell'anima e del corpo a Dio, suggellata o con voto o, per lo
meno, con un fermo proposito: " la vergine è tutta sollecita delle cose
del Signore, affin di essere santa di corpo e di spirito " (1 Cor., 7, 32).
Che Maria, prima dell'incarnazione del Verbo, fosse consacrata a Dio, appare
chiaramente dalla domanda da Lei opposta alla proposta dell'Angelo: " Come
avverrà ciò, dal momento che io non conosco uomo? " (Lc. 1, 34). Non
avrebbe pronunziato queste parole se non fosse stata di già consacrata a Dio.
Questa sua consacrazione a Dio è parte integrante e principale del dogma della
sua verginità. In tal modo la Vergine, prima di aprire al Verbo il suo seno,
gli aveva aperto il suo cuore verginale, in modo totalitario e perenne.
Tale è la verginità
di Maria nei vari elementi che la compongono, nella pienezza del suo
significato. I primi tre elementi riguardano la verginità fisiologica del
corpo; il quarto riguarda la verginità del senso; il quinto riguarda la
verginità dell'anima. Essi costituiscono il concetto integrale della verginità
" prima del parto ".
Note alla prima
parte
(3) I naturalisti
hanno riconosciuto alcuni casi di partenogenesi animale. Non si conosce però,
fino ad oggi, un solo caso di partenogenesi umana, sufficientemente provato, per
cui sì ammette comunemente che una tale partenogenesi sarebbe un vero miracolo.
Vi è però chi ritiene che un tale fatto sia scientificamente del tutto
improbabile, ma non già impossibile (così ritiene il P. Bosio S.J,, in
"Civiltà Cattolica" 15-6-1957). I biologi affermano concordemente
che, se si desse una partenogenesi umana naturale, il frutto di essa sarebbe
necessariamente un essere umano di sesso femminile, pel fatto che la madre è
priva di cromosomo Y, caratteristico dell'uomo. Secondo i dati della scienza,
poi, risulta fisicamente impossibile l'ipotesi di un concepimento verginale che
produca un essere umano di sesso maschile.
...Parte Prima. "Concepito di Spirito Santo".
La Verginità di Maria "Prima del parto". Gli errori e i dubbi di
oggi. Sentenze di modernisti e protestanti. Influsso degli acattolici sui
cattolici. Il "Nuovo Catechismo Olandese". Echi delle controversie in
Italia. Alla radice dei vari errori. Errori vecchi presentati come... nuovi....
LA VERGINITA' DI
MARIA, OGGI
PARTE
PRIMA
"CONCEPITO DI
SPIRITO SANTO "
LA VERGINITÀ' DI
MARIA " PRIMA DEL PARTO "
II. GLI ERRORI E I
DUBBI DI OGGI
1. SENTENZE DI
MODERNISTI E PROTESTANTI
Secondo i Modernisti
la verginità di Maria " prima del parto " (ossia il concepimento
verginale) dev'essere negata, perché sarebbe stata introdotta nella Chiesa nel
secolo II, sotto l'influsso dei Doceti, i quali negavano la realtà dell'umanità
di Cristo (così p. es. il TURMEL o ps. HERZOG, La Sainte Vierge dans l'histoire,
Parigi, 1908); oppure perché, anziché un fatto storico, non sarebbe altro che
un " mito ", del quale han cura di indicare persino i vari stadi che
avrebbe percorso (così p. es. H. KOCH, Virgo Eva-Virgo Maria, Berlin Leipzig,
1917; Idem, Adhuc Virgo; Tùbingen 1929).
La teologia liberale
o razionalistica, nega il concepimento verginale di Cristo non già per motivi
di scienza biblica, ma unicamente perché ritiene impossibile qualsiasi
prodigio. Per spiegare poi in che modo, per quale via, un tale concepimento
verginale è penetrato nei Libri sacri del Nuovo Testamento, ha proposto due
soluzioni: 1) esso è sorto - dicono - nell'ambiente palestinese, sotto
l'influsso di Isaia, 7, 14: " Ecco che una vergine concepisce e partorisce
un figlio... ";
2) esso è sorto
sotto l'influsso della mitologia pagana. La prima soluzione è stata sostenuta
da Adolfo Harnack. S. Matteo infatti (1, 22) si rifà esplicitamente al celebre
testo di Isaia del quale vede una realizzazione della nascita di Gesù. San Luca
(1, 31) poi allude allo stesso testo di Isaia. È ben noto però come
nell'Antico Testamento il testo di Isaia non fu affatto interpretato nel senso
di un concepimento e di un parto verginale; una tale idea era del tutto estranea
al giudaismo, e perciò non poteva venire dal giudaismo. Per S. Matteo infatti
non è il testo di Isaia che lo guida alla comprensione della realizzazione del
parto verginale, ma è la realizzazione del parto verginale che lo guida alla
comprensione del testo di Isaia, il quale solo per ispirazione profetica divina
(non già da miti orientali preesistenti) potè avere l'idea di un concepimento
e di un parto verginale (secondo un'indagine di G. DALLING, Theologisches
Worterbuch, V, 824-835, Is. 7, 14, è la testimonianza certa più antica di una
tale idea).
Altri razionalisti,
messa da parte questa prima soluzione, danno la seconda, ossia, ritengono che il
concepimento verginale sia stato originato da idee mitologiche pagane (ossia,
dalla mitologia babilonese, egiziana, persiana, e, specialmente, greca). La
storia delle religioni pagane, infatti, ci parla del mito dell'unione di qualche
dio con qualche donna, dalla quale unione sono nati gli uomini grandi, divini
(filosofi, re, imperatori, eroi, ecc.). Di qui l'idea mitica delle dee-madri.
Così, per esempio, secondo il mito, sarebbero nati Platone, Pitagora,
Alessandro, Augusto, ecc. Essi sarebbero figli di un padre celeste e di una
madre terrena. Ciò posto, i cristiani di formazione ellenistica provenienti dal
paganesimo - secondo i razionalisti - avrebbero ammesso una simile origine
divina, una origine verginale anche per Cristo.
Tra i Protestanti di
oggi han negato in modo radicale il concepimento verginale H. von Campenhausen e
M. Dibelius, luterani, nonché il razionalista Bultmann. Tutti e tre hanno
influenzato alcuni cattolici.
H. VON CAMPENHAUSEN
(Die Jungfrauengeburt in der Theologie der Alten Kirche [ Sitzungsbericht
Heidelberger Akad. Wiss. phil.-hist. Klasse, 3] 1962) ha presentato un breve
studio critico secondo il quale il concepimento verginale non sarebbe altro che
uno sviluppo leggendario, estraneo a Paolo e a due degli Evangelisti (Marco e
Giovanni), tardivamente sviluppato dagli altri due (Matteo e Luca) partendo da
elementi che, all'inizio, erano differentemente orientali. Egli sottolinea il
relativo silenzio dei primi Padri e ciò che potrebbe limitare le loro
affermazioni, cercando tutte le vie per minimizzarle.
MARTIN DIBELIUS (che
ha influito non poco - come vedremo - su alcuni cattolici " progressisti
") ha cercato di spiegare la primitiva fede cristiana nel concepimento
verginale di Cristo da parte di Maria come uno sviluppo normale e una
rielaborazione progressiva delle idee veterotestamentarie e giudaiche intorno
all'origine di alcuni insigni personaggi della Storia Sacra, origine dovuta ad
uno speciale intervento di Dio (Isacco, Sansone, Samuele, ecc.). Il giudaismo
palestinese - dice Dibelius - afferma una tale idea, ma non arrivò fino
all'esclusione dell'opera dell'uomo. Il giudaismo ellenista,
invece, sotto l'influsso della versione del versetto 14 del capo VII di Isaia
fatta dai Settanta e sotto l'influsso delle idee elleniche (sopra esposte),
arrivò all'idea di un concepimento meraviglioso, per opera dello Spirito Santo
di Dio nel seno di una Vergine, senza parlare di un padre umano. Un esempio di
ciò il protestante Dibelius lo trova in San Paolo allorché descrive, nella
lettera ai Galati, la doppia maternità di Sarà (moglie di Abramo): costei ebbe
un figlio " secondo la carne ", Ismaele; e un figlio " secondo lo
spirito ", Isacco. Certo - dice Dibelius – San Paolo sapeva che Isacco
era figlio naturale di Abramo; non per questo però esclude l'idea che un eletto
da Dio venga generato in modo meraviglioso in quanto che, in luogo del padre
umano, entra in azione la forza dello spirito di Dio. Anche in Filone - rileva
inoltre Dibelius - si incontra, in forma allegorica, l'idea che alcune insigni
donne ottengono la fecondità mediante il meraviglioso intervento divino, senza
intervento di alcun mortale. L'esempio di Paolo e di Filone – secondo Dibelius
- giustificano la conclusione che il giudaismo ellenico conosceva l'idea del
concepimento miracoloso di uomini santi sotto l'azione di Dio, con esclusione di
padre umano. Ciò posto, qual è - si chiede Dibelius - il senso di tale
affermazione? Con essa - dice Dibelius - non si intendeva affermare un fatto
storico, ma si intendeva affermare un'idea teologica: il dominio assoluto di
Dio, il quale dispone della vita dell'uomo e dirige provvidenzialmente
l'apparizione degli uomini grandi predestinati a qualche missione. All'avvento
del Cristianesimo - prosegue Dibelius - era quasi inevitabile che venisse
applicata a Cristo una simile teoria, cioè: essere " generato secondo lo
spirito ". In tal modo fin dai primi anni del Cristianesimo, l'idea della
origine verginale di Cristo (" secondo lo spirito ") fu creduta e
predicata come un " teologumenon " cristiano, prima di passare ad
essere descritta, sensibilizzata e sceneggiata da S. Luca in una narrazione
("leggenda"), quale la possediamo oggi. Con l'espressione "
teologumenon " si intende dire che i cristiani primitivi non sapevano in
modo fisso come venne al mondo Gesù e che a loro neppure interessava saperlo.
Con l'espressione: concepito " secondo lo Spirito ", essi intendevano
esprimere questa idea teologica: il supremo dominio di Dio sopra tutte le
circostanze concrete che hanno accompagnato la venuta del Messia in questo mondo
(cfr. DIBELIUS M., Jungfrauensohn und Krippenkind: Untersuchungen zur
Geburtsgeschichte Jesu in Lukas-Evangelium: Botschaft und Geschichte, Gesammelte,
Autsatze von Martin Dibelius, 1° vol., p. 1-78. J.C.B. Mohr-Tubingen, 1953, p.
18 ss., 25-35, 35-38, 36-39. Fu pubblicato per la prima volta nel 1932, nella
collezione " Sitzungsberichte der Heidelberg Akademie der Steinmetzer Fr.
X: Klasse Abh. 4 ").
Una discreta eco ha
avuto anche fra i cattolici " progressisti ", la cosiddetta "
demitizzazione " proclamata dal protestante evangelico RUDOLF BULTMANN
negli articoli pubblicati nel fascicolo VII dei Beitràge
zur Evangelischen Theologie del 1941. Nel secondo di questi articoli (Neues
Testament una Mythologie, ripubblicato nel volume Kerigma
und Mythos, vol. I, Hamburg, 1954), Bultmann, parte dalla constatazione che
una delle maggiori fonti di difficoltà incontrate dall'uomo contemporaneo
(formatosi alla scuola della scienza e della tecnica) è dovuta al fatto che le
varie confessioni religiose gli impongono una specie di " sacrificio
dell'intelletto " (sacrificium intellectus) che, in realtà, non è affatto
necessario, poiché il Nuovo Testamento espone il Kerigma
divino in forma di mito, ossia, quel modo di rappresentare il divino come umano,
l'al di là come l'al di qua (op, cit., p. 23, 1). ,
I miracoli, secondo
lui" non sono affatto qualcosa di eccezionale...: sono" elementi
mitologici, i quali non possono essere credibili per l'uomo d'oggi.
Conseguentemente, la predicazione del Nuovo Testamento, presentata in forma
mitica, se si vuole che sia valida per l'uomo d'oggi, dev'essere
"demitizzata ", attraverso l'interpretazione esistenzialistica del
mito. Tra questi " miti " vi è anche, ovviamente, il prodigio del
concepimento verginale di Cristo. Anche questo " mito " perciò
dovrebbe essere sottoposto al trattamento della demitizzazione: un tale
prodigioso concepimento non esprimerebbe altro che la trascendenza del Figlio
(la sua origine dal Padre) e la perfetta santità della Madre (la sua purezza
morale totale), dimenticando – evidentemente - di riflettere che un tale
concepimento verginale è un'esigenza sia della trascendenza del Figlio, sia
della perfetta santità della Madre.
2. INFLUSSO DEGLI
ACATTOLICI SUI CATTOLICI
Le idee espresse da
Campenhausen, da Dibelius e da Bultmann hanno esercitato un influsso nefasto
sopra alcuni cattolici "progressisti ". Per questo la S. Congregazione
per la Dottrina della Fede, in una Lettera in data 14 luglio 1966, tra i punti
ai quali chiedeva alle Conferenze Episcopali delle varie nazioni una risposta
intorno agli " errori " che circolano nei vari paesi, elencava anche
quello della " concezione verginale " di Cristo, ridotta - secondo la
suddetta Lettera - a " fatto puramente naturale ". È nota la risposta
data a tale domanda dall'Episcopato Olandese:
" Per quanto
concerne la concezione verginale di Cristo da Maria si deve stabilire anzitutto
che tutti coloro che accettano il significato singolare e unico di salvezza di
Gesù, ne vedono un'espressione nei racconti dell'Annunciazione di Luca 1 e
Matteo 1. Questi difatti devono essere valutati anzitutto come una confessione
di Cristo da parte della novella Chiesa, come anche l'articolo del simbolo
apostolico "che è concepito dallo Spirito Santo, nato da Maria
Vergine".
" Ora però c'è
diversità di idee sulla questione se si tratti di un racconto oppure di un
avvenimento nel corpo di Maria; in altre parole cioè se questo racconto e
l'articolo di fede corrispondente debba essere compreso metaforicamente o
letteralmente.
" Benché sia
significativo che i racconti così differenti di Mt. e Lc. sull'infanzia
descrivono ciascuno nel proprio modo la nascita verginale di Cristo, questa
tradizione non sembra però farsi strada in tutto il Nuovo Testamento. In favore
di una interpretazione letterale dei racconti si ha il fatto che le genealogie
di Gesù evitano di nominare Giuseppe padre di Gesù (Mt. 1, 16; Le. 3, 23);
contro di essa si sa che la paternità di Giuseppe è espressa altrove senza
riserva anche se sempre sulla bocca di altri e non dell'evangelista (Le. 2, 48;
4, 22 contro Mc. 6, 3; Gv. 1, 45; 6, 42). Ciò che restava indeciso dentro la
tradizione biblica e non del tutto deciso anche nella tradizione post-biblica.
È vero che nei testi liturgici e dogmatici Maria viene quasi sempre designata
come vergine e spesse volte come "sempre vergine" ma mai è stato
definito con la pienezza del Magistero se questo termine "vergine"
debba essere compreso letteralmente. Certo, il Concilio Lateranense del 649 si
è pronunciato in questo senso (Denz. Schon. 503. Denz. 256), ma questo era un
Concilio provinciale, non universale. Anche in una bolla di Papa Paolo IV del
1555 (Denz. Schòn. 1880; Denz. 993) il senso letterale, insieme ad altri punti
dottrinali, viene difeso contro gli Unitari, ma questo è detto di passaggio,
non nella forma di una risposta diretta ad una controversia. Ovviamente non si
può trascurare il magistero ordinario, ma si richiede uno studio più preciso
per sapere se esso si pronunzi anche in modo diretto in favore della
interpretazione letterale della concezione verginale " (cfr. "Il
Regno", Documentazione Cattolica 1968, n. 6, p. 105).
3. IL " NUOVO
CATECHISMO OLANDESE "
Secondo gli autori
gli questo " Nuovo Catechismo " la verginità di Maria, come è stata
espressa fino ad oggi dalla Chiesa, dev'essere riveduta e corretta. Le parole
del Simbolo della fede " Nato dalla Vergine Maria " applicate a Gesù
- secondo costoro - non sarebbero altro che un'espressione poetica, usata per
significare che Egli è venuto al mondo come un singolare " dono "
della grazia di Dio. Gli autori del famoso " Nuova Catechismo Olandese
", sono arrivati a dire che gli Evangelisti Matteo e Luca, asserendo che
Gesù è stato concepito per opera dello Spirito Santo, non già per opera
d'uomo, han voluto significare che Gesù è " nel più alto grado, il
frutto di una promessa ", frutto " superiore a tutte le possibilità
dell'uomo ", il " dono " di Dio all'uomo. Questo - secondo gli
autori del Catechismo - sarebbe il significato " profondo " delle
asserzioni dei due Evangelisti. " Dei grandi uomini dell'Antico Testamento
- dice il " Nuovo Catechismo Olandese " - si narra come furono
impetrati da Dio ". E dopo aver nominato alcuni Patriarchi (Isacco,
Giacobbe, Sansone, Samuele, il bambino della casa reale di Acaz e S. Giovanni
Battista), prosegue rilevando che " di tutti i figli della promessa di
Israele, Gesù è il punto più alto ". Gesù perciò viene messo nella
stessa linea di tutti gli altri (generati in modo ordinario) e questo sarebbe ciò
che esprimono gli Evangelisti Matteo e Luca quando annunciano che Gesù non
procedette dalla volontà di uomo. Questo sarebbe il senso " profondo
" dell'articolo di fede: " nato da Maria Vergine ". Questo fatto
non avrebbe altro che una significazione " simbolica " esprimente la
somma gratuità del " dono " fattoci da Dio.
Ecco il testo
completo del " Nuovo Catechismo olandese " : " Contemporaneamente
all'origine umana di Gesù, i Vangeli riferiscono anche la sua origine da Dio.
" Dei grandi personaggi del Vecchio Testamento si racconta spesso che
furono implorati da Dio. Dopo invocazioni e preghiere e dopo la promessa di Dio,
l'intimità coniugale di sposi che non avevano ancora avuto figli diveniva
finalmente feconda. Fu così per i Patriarchi di Israele, Isacco e Giacobbe, così
per Sansone e Samuele e il figlio della casata di Achaz, segno della fedeltà di
Dio in tempi travagliati. Così fu per Giovanni il Battista. In quei racconti
emerge in modo eccezionale ciò che palpita in ogni paternità e maternità: un
nuovo essere umano (sempre ogni volta unico) è, in ultima analisi, un dono di
Dio,
Si usa dire che i
genitori "hanno avuto" un bambino, più che non lo abbiano
"fatto".
" Fra tanti
figli della promessa di Israele, Gesù è il più eccelso. Quando venne al
mondo, era stato implorato da tutto un popolo, promesso da tutta una storia.
Figlio di promessa come nessun altro, Oggetto del più profondo desiderio di
tutta l'umanità. Nacque per pura grazia, per sola promessa, "concepito di
Spirito Santo". Il dono di Dio all'umanità.
" Gli
evangelisti Matteo e Luca sottolineano tutto ciò quando affermano che Gesù
non è nato per volontà di un uomo. Essi dicono che questa nascita, ben più
della nascita di qualsiasi altra creatura umana, non sta in relazione alcuna con
le capacità puramente umane. Appunto questo è il senso profondo dell'articolo
di fede che dice: "nacque da Maria Vergine". Nulla esiste in seno
all'umanità, nulla nell'umana fecondità, che possa generarlo. Lui dal quale
dipende ogni fecondità umana, la formazione tutta del nostro genere umano: in
Lui, infatti, tutto è creato.
" In ultima
analisi il genere umano deve la venuta di questo Promesso allo Spirito Santo. La
sua origine non è ne dal sangue ne dalla volontà della carne, ne dalla volontà
di un uomo, ma da Dio: da tanta altezza, da tanto lontano ". (Il Nuovo
Catechismo Olandese, Torino, ed. Elle di ci, pag. 92).
II testo - come si
vede - è per lo meno equivoco : sotto la cortina fumogena delle parole, si
viene a negare velatamente il dogma.
Con ragione perciò
la " Commissione Cardinalizia " nominata dal S.P. Paolo VI per l'esame
del " Nuovo Catechismo Olandese ", dichiarava, fra l'altro:
" 3. Circa
la concezione di Gesù da Maria in modo verginale.
- La Commissione dei
Cardinali ha chiesto che il "Catechismo" proclami apertamente che la
Madre Santissima del Verbo Incarnato ha sempre goduto dell'onore della verginità,
e che affermi chiaramente il fatto stesso della concezione verginale di Gesù,
che quantomai conveniva al mistero dell'Incarnazione; e che perciò non si dia
alcuna ansa per abbandonare la realtà di questo fatto, contenuto nella
tradizione della Chiesa fondata sulla Sacra Scrittura, conservandone soltanto
una sua significazione simbolica, per esempio la somma gratuità del dono, che
Dio ci ha fatto del Figlio Suo ". [92. 95. 96. 188] (cfr. A.A.S. 60 [1968]
p. 688). Per questo il S.P. Paolo VI, nella Lettera del 30 marzo 1967 al Card.
Alfrink, Primate d'Olanda, chiedeva che fosse evitata qualsiasi ambiguità,
trattandosi di un dogma di fede (cfr. Il Dossier del Catechismo Olandese, p.
146, 148).
Il concepimento
verginale di Cristo da Maria, negato velatamente o, per lo meno, esposto in modo
equivoco, ambiguo nel " Nuovo Catechismo Olandese ", è stato negato
apertamente da alcuni teologi olandesi che hanno collaborato alla composizione
del medesimo.
1) II P. PIET
SCHOONENBERG S.J.. in una intervista radiofonica, osservava che per una retta
interpretazione del cosiddetto " Vangelo dell'Infanzia " (Mt. 1, Le.
1-2) andava tenuto presente il "genere letterario ". " Basandoci
- diceva - su questa nuova (...) comprensione (del Vangelo), possiamo domandarci
se il racconto dell'annunciazione tramandatoci da Luca (1, 26-38) e da Matteo
(1, 20-25) debba intendersi in senso letterale (proprio) o figurato " (cfr.
I grandi temi del Catechismo Olandese, Brescia, Queriniana, 1968, p. 131-136).
Secondo Schoonenberg,
la verginità corporale di Maria non è da ritenersi come dogma, ma come "
questione aperta ". " II Nuovo Testamento - secondo lui - nel suo
insieme, da l'impressione che la nascita verginale (di Gesù) sia un modo di
parlare poetico " (cfr. " De Tijd ", 17 dic. 1966).
2) Anche il P. VAN
KILSDONK S.J. (collega del P. Schoonenberg ) dopo aver negato apertamente la
verginità corporale di Maria, dichiara: " II titolo di
"Vergine", per Maria, non è altro che un'aggiunta della poesia
religiosa del Nuovo Testamento ". Per il P. Van Kilsdonk, " il
concepimento di Gesù nel seno di sua madre, senza l'intervento di un uomo
" dev'essere rigettato (cfr. " Confrontatie ", 8 nov. 1966,
pagina 29 s.), ove viene riportata una trasmissione fatta dal P. Van Kilsdonk
alla radio cattolica olandese (K.R.O.) l'11ottobre 1966.
3) Anche il
Cappellano olandese GROENENDIJK, ha negato recisamente il concepimento verginale
come fatto biologico alla televisione olandese il 14 luglio 1966, ponendola
sullo stesso piano dei sette giorni della creazione i quali - evidentemente -
non van presi in senso storico, letterale (cfr, la protesta di P. Van Doornik
M.S.C, su " De Tijd " del 20 luglio 1966).
4) II tedesco UBERTO
ABEAS, facendo eco ai suddetti olandesi ha negato anche lui recisamente la
verginità' di Maria " prima del parto " nel concepimento di Cristo (cfr.
Fundamental Katecketik, Dùsseldorf, 1968, p. 200 ss.). È stato però riprovato
dalla Gerarchia cattolica tedesca (cfr. Herder-Korresp.; Heft 1, del 1969, pag.
15-18).
4. ECHI DELLE
CONTROVERSIE IN ITALIA
Recentemente, poi,
anche in Italia, in un opuscolo indirizzato " ai cristiani adulti di oggi
" (H. MOURITZ, I grandi temi del Catechismo Olandese, edito dalla
Queriniana di Brescia) si affermava che, per i cattolici, la questione della
verginità fisica o soltanto morale di Maria nel concepimento di Cristo, era una
questione tuttora " aperta " e perciò discutibile! Questo infame
opuscolo viene presentato, dalla Editrice Queriniana (Cattolica!...) come una
" sintesi completa e precisa " del famigerato Catechismo Olandese. Vi
si dice: " II sorgere di nuove opinioni sulla nascita verginale è stato
influenzato dal progresso [o regresso?...] dell'esegesi e da una migliore
comprensione della Scrittura [meglio si direbbe: da un nuovo travisamento della
Scrittura]. Basandoci su questa nuova comprensione, possiamo domandarci se il
racconto dell'annunciazione tramandatoci da Luca (1, 26-38) e da Matteo (1,
13-25) debba intendersi in senso letterale o figurato.
... Il punto
cruciale è questo: che cosa hanno inteso dire i due evangelisti con la loro
narrazione, considerata come un tutto unico? Intendono descrivere un avvenimento
biologico e fisico, o vogliono invece servirsi di un genere letterario per dirci
che Gesù è il Figlio unigenito fin dall'origine? In altri termini: Matteo e
Luca ci danno un'interpretazione teologica sotto forma di racconto, o vogliono
darci invece un documento storico? " (p. 132 s.). Il Mouritz propende verso
la prima parte del dilemma. Poco importa a lui che " la suprema autorità
della Chiesa " (alla quale sola appartiene l'autentica interpretazione
della S. Scrittura) si sia pronunziata in senso contrario, perché la questione
- secondo lui - come si presenta oggi, non è stata mai definita " in modo
esplicito ". E più oltre, a p. 113, aggiunge che ci possiamo chiedere se
questa autorità (della Chiesa) difenda l'aspetto fisico della nascita verginale
a causa della fede, o, forse per altri motivi, per esempio a causa di una minore
valorizzazione della sessualità. E conclude, con la più grande disinvoltura:
" Anche se Maria ha concepito Cristo in modo fisico ordinario [non
verginalmente, ossia, per opera d'uomo], Essa resta pur sempre Vergine Madre [è
lui che sottolinea] per la dedizione di tutta se stessa a Dio. È a Lui infatti
che ha dato tutto il suo cuore " (p. 135). Sarebbe quindi una Vergine Madre
solo di nome, non già di fatto. E aggiunge ancora (quantunque non ve ne sia
bisogno): " Giustamente il Catechismo Olandese si ispira a queste verità
[meglio avrebbe detto: " a queste falsità]. Se ci atteniamo a questo
significato essenziale dell'evento salvifico, possiamo considerare ancora aperta
la questione se la concezione di Cristo sia stata fisica o meno " (p. 136).
La nostra fede - secondo il Mouritz - è... " una fede di ricerca "
(ibid.), ossia, una fede in fieri!... (4).
5. ALLA RADICE DEI
VARI ERRORI
Alla base di questa
odierna contestazione della verginità di Maria " prima del parto ",
stanno le seguenti ragioni:
1 ) vi è la
difficoltà di riconoscere il miracolo, ossia, un intervento miracoloso di Dio,
al quale " nulla è impossibile " (Lc. 1, 37) nell'ordine della natura
corporea: per questa gente il " mito " si identifica col "
miracolo ";
2) vi è la tendenza
a rendere l'incarnazione più umana, a sottolineare in modo particolare, in
Cristo, l'uomo, l'umanità, onde renderlo il più vicino possibile agli uomini,
ossia, più umano: un Cristo infatti concepito come tutti gli altri uomini,
sarebbe un Cristo più vicino all'umanità; ma costoro finiscono con lasciare
nell'ombra la divinità di Cristo, o col negarla;
3) vi è la tendenza
a svalutare la verginità, a valorizzare la sessualità, ad esaltare
esageratamente l'unione coniugale da parte dell'uomo d'oggi; il quale - a
differenza dell'uomo di ieri - vede nel matrimonio un istituto ingiustamente
abbassato per elevare lo stato verginale: per il fatto stesso - dicono -
che Cristo è il frutto del matrimonio e della procreazione umana, si ha
un'esaltazione dello stato matrimoniale.
Questi sono i tre
principali motivi per cui non pochi hanno negato il carattere verginale e perciò
miracoloso del concepimento di Cristo da parte di Maria, e l'hanno ritenuta
frutto di un rivestimento poetico, mitologico. Essi dimenticano che il
concepimento verginale di Cristo è ordinato a rivelare la sua natura di Figlio
di Dio che, in una nuova creazione, viene ad inserirsi, per salvarlo, nel mondo
(cfr. DANIELI G., Origini della tradizione sinottica sulla concezione verginale,
in " Divus Thomas " [Plac.], 72 [1969] pag. 312-331).
6. ERRORI VECCHI
PRESENTATI COME... NUOVI
Secondo questi
negatori o contestatori di oggi, il concepimento verginale di Cristo
(l'espressione " nato dalla Vergine "), comporterebbe un rivestimento
poetico d'ordine prodigioso (mitico) dato ad una realtà più semplice, questa:
Gesù è nato in virtù di un " dono speciale " di Dio, il dono
supremo della grazia divina, perciò la sua nascita si trova al vertice delle
nascite degli uomini insigni dell'Antico Testamento, nascite che ci vengono
presentate dalla Bibbia come provenienti da un sovrano intervento di Dio,
quantunque siano frutto dell'unione coniugale. Questa l'idea o realtà
primitiva. Per accentuare poi meglio una tale idea o realtà primitiva, la
comunità cristiana l'avrebbe rivestita dell'idea prodigiosa (mitica), ossia, di
un'origine o concepimento verginale. Si veniva ad esprimere così, in modo
materiale, biologico, ciò che era soltanto spirituale (un figlio venuto
eccezionalmente dall'alto).
Dinanzi a questa
pretesa mitizzazione dell'idea o realtà primitiva, s'impone - dicono costoro -
una purificazione, una demitizzazione, ossia, una liquidazione pura e semplice
del rivestimento portentoso dal concepimento verginale. In tal modo - dicono -
il dogma del concepimento verginale di Cristo, non verrebbe negato, ma verrebbe
purificato, verrebbe inteso nel suo vero significato. Questa demitizzazione
indubbiamente, - lo riconoscono - va contro la tradizione cristiana e contro
l'insegnamento della Chiesa (le definizioni infallibili dei Concili e dei Papi);
però - dicono i demitizzatori - se all'origine della tradizione cristiana vi si
trova un mito, ne segue che la formulazione (il genere letterario) che vi si
appoggia deve essere presa in funzione dello sviluppo mitologico che essa
suppone, per cui tutte le porte che si vorrebbero chiudere alla demitizzazione
dovranno invece essere aperte. Orbene questi odierni paladini della cosiddetta
" demitizzazione ", pur pretendendo di dire qualcosa di nuovo, in
realtà non fanno altro che ripetere ne più ne meno un errore proposto già
verso la metà del secolo II e confutato egregiamente, fin da quel tempo, da San
Giustino Martire (c. 110- c. 165). Discutendo col rabbino giudeo Trifone sulla
verginità di Maria, San Giustino faceva appello alla celebre profezia di Isaia
(7, 15) sul concepimento e sul parto verginale della Madre dell'Emanuele. "
Isaia - diceva S. Giustino a Trifone - ispirato dallo Spirito Santo,
preannunzia, come vi ho esposto, un vero prodigio... " (Dial. cum Triphone,
14, n. 84, PG 6, 674), Ma Trifone - si noti bene!... - precedendo di quasi 19
secoli i demitizzatori di oggi, invitò S. Giustino a demitizzare il
concepimento e la nascita verginale di Cristo: " Nei miti di coloro che si
chiamano Greci – asseriva Trifone - si dice che Perseo nacque da Danae la
quale era vergine, dopo che colui, il quale presso di loro viene appellato Zeus,
si era effuso su di essa sotto forma di oro. Voi - diceva - dovreste arrossire
di raccontare le stesse cose, e sarebbe meglio dire che Gesù fu un uomo tra gli
uomini... Ma non arrischiatevi a parlare di prodigi onde evitare di esser presi
per scemi, come i Greci " (ibid., 67, 1-2, ediz. G. Archambault, Parigi
1909, I, p. 319-321).
Ciò dunque che per
Trifone era un " mito ", per S. Giustino era un " mistero ",
un " prodigio ". E come Trifone invitava S. Giustino a "
demitizzare ", in nome della ragione, un tale " mistero ", un
tale " prodigio " così questi novelli Trifoni (regressisti, non già
progressisti) invitano oggi la Chiesa (dinanzi alla quale osano impancarsi a
maestri, anziché mostrarsi docili discepoli) a " demitizzare " il
prodigioso " mistero " del concepimento verginale di Cristo.
Ciò premesso, in
base all'insegnamento del Magistero Ecclesiastico, della Sacra Scrittura e della
Tradizione primitiva, noi confuteremo gli esposti errori dimostrando come il
concepimento verginale di Cristo (la verginità di Maria SS. " prima del
parto ") sia una verità di fede definita, una " questione chiusa
" e non già - come si vorrebbe - una " questione aperta ", un
" mistero " da credersi, non già da discutersi. Passiamo perciò al
terzo punto, ossia, alla confutazione degli errori.
Note alla prima
parte
(4) Anche il
P. Carl Rahner ha negato la storicità del cosiddetto " Vangelo
dell'Infanzia " (Matteo 1, 13-25 e Luca 1, 26-38) in cui si parla del
concepimento verginale di Cristo per opera dello Spirito Santo. Un tale Vangelo,
pel Rahner, non era parte del " Kerigma apostolico della salvezza ",
ma è " una vera teologia cristiana della rivelazione e del messaggio di
salvezza " (RAHNER C., Saggi di Cristologia e di Mariologia, Ediz. Paoline,
1965, p. 389-390). Ciò che viene raccontato perciò nel cosiddetto "
Vangelo dell'Infanzia " (incluso il concepimento verginale), non sarebbe
storia tramandata, ma teologia, ossia, un ripensamento personale di Matteo e
Luca.
Magistero Ecclesiastico. Testimonianze bibliche. La
Tradizione....
LA VERGINITA' DI
MARIA, OGGI
PARTE
PRIMA
"CONCEPITO DI
SPIRITO SANTO "
LA VERGINITÀ' DI
MARIA " PRIMA DEL PARTO "
III. LA
CONFUTAZIONE DEGLI ERRORI E DEI DUBBI
1. L'INSEGNAMENTO
DEL MAGISTERO ECCLESIASTICO
(attraverso
l'antichissima " Regola della Fede ", attraverso i vari " simboli
della fede ", attraverso i Concili Ecumenici, attraverso l'insegnamento dei
Papi e attraverso le testimonianze della Sacra Liturgia).
1 ) La " Regola
della fede " e il concepimento verginale. L'esistenza di una " Regola
della fede " è testimoniata fin dall'inizio del secolo II. È infatti
questa " Regola della fede " che S. Ignazio d'Antiochia (+ 107 - 110)
opponeva ai Doceti allorché enunziava " in formole già stereotipate e
fissate dall'uso liturgico " (cfr. CAMELOT TH., O.P., in Ignace d'Antiochie,
Lettres, ed. " Sources Chrétiennes ", 10, 27; cfr. p. 118, n. 2), la
generazione verginale, la morte e la resurrezione di Cristo: " Nostro
Signore - diceva nella lettera agli Smirnesi (1, 2) - è veramente della stirpe
di David secondo la carne, figlio di Dio secondo la volontà e la potenza di
Dio, veramente nato da una vergine ". Si tratta, in forza del contesto, di
una verità di fede, di una verità cioè della quale i cristiani dovevano
essere " fermamente convinti ". Parlando poi contro gli stessi Doceti,
e asserendo che Dio è nato " veramente " (ossia, corporalmente, non
già apparentemente) " da una vergine ", S. Ignazio parla,
evidentemente, di una verginità corporale (cfr. JOUASSARD G., Marie
à travers la patristique, in Maria
del P. H. Manoir, I, Paris 1949, 73, n. 6).
Secondo S. IRENEO (+
202 c.) la fede della Chiesa universale, ricevuta dagli Apostoli e dai loro
discepoli, aveva per oggetto, in modo particolare, " la generazione di
Cristo dalla (ek) vergine ",
nonché la sua passione, la sua risurrezione, la sua ascensione e la sua parusia
(Her. 1, 10, s.; ed. Harvey, I, p. 91). Ed aggiunge immediatamente: "
Avendo ricevuto questo Kerigma e questa fede, come noi abbiamo già detto, la
Chiesa, quantunque sparsa in tutto il mondo, lo custodisce con cura, come se
essa non avesse che una sola dimora; ed ella vi crede come se non avesse che
un'anima sola e un cuor solo, ella la predica unanimemente, la insegna e la
trasmette, come se essa non avesse che una sola bocca " (Her. 1, 10, 2; ed.
Harvey, I, 92). Per S. Ireneo, una tale verità è da aversi " come regola
della fede, da credersi da tutti " (5).
Altrettanto ripete
TERTULLIANO (+ 222-223 c.) appellandosi anche lui alla " Regola della fede
": " La regola di fede - dice - è del tutto una, sola, immutabile e
irreformabile: è necessario credere in un Dio unico onnipotente, creatore del
mondo, e nel suo figlio Gesù Cristo, nato dalla Vergine Maria, crocifisso sotto
Ponzio Filato, risuscitato dai morti il terzo giorno, ricevuto nei cieli, assise
ora alla destra del Padre, e che verrà a giudicare i vivi e i morti per la
risurrezione della carne " (De virg. vel., 1,3; C.S.E.L. 2, p. 1209).
Tertulliano sottolinea la continuità di questa " Regola della fede ";
essa viene da Cristo, ed " ha iniziato il suo corso fin dal principio del
Vangelo " (De praescript. haer., 13, 3: C.S.E.L. 1, p. 197).
2) I " Simboli
della fede " propriamente detti sono sorti un po' più tardi della
" Regola della fede ". Il concepimento verginale viene ricordato nel
Simbolo Apostolico, sia nella forma occidentale (tanto in quella antica che in
quella più recente) sia nella forma orientale, nel Simbolo di Epifanie (lo
formola più lunga).
La più antica
formola di " Simbolo Apostolico " può farsi risalire agli ultimi
decenni del secolo II, o agli inizi del secolo III. Tale è il Simbolo
Apostolico secondo la forma occidentale più antica (detta " Romana
") in cui si dice: " Credo... in Gesù Cristo... nato da Maria Vergine
per opera dello Spirito Santo " (cfr. DENZINGER, 2).
Nel Simbolo di
Epifania, secondo la forma più lunga (del sec. IV) si dice: " Crediamo in
Gesù Cristo, Figlio di Dio, generato dal Padre, unigenito... il quale per noi
uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e s'incarnò, cioè,
perfettamente generato da Maria sempre Vergine per opera dello Spirito Santo, si
è fatto uomo " (Denzinger, 13). Questa formula di Epifanio va più in là
del concepimento verginale: enunzia la verginità perfetta. È un'esplicitazione
della formula primitiva " nato dalla Vergine ". Il termine " la
Vergine ", infatti, sembra indicare una verginità senza restrizioni, senza
limiti di tempo. Era, evidentemente, una risposta a coloro che, pur ammettendo
che Maria era stata vergine nel concepire Gesù (vergine " prima del parto
") non lo sarebbe poi stata in seguito.
Dalle testimonianze
unanimi e costanti della " Regola della fede " e dei vari "
Simboli della fede " si può legittimamente concludere che il concepimento
verginale di Cristo da Maria, per opera dello Spirito Santo (non già per opera
d'uomo) appartenga alla fede della Chiesa. Si tratta di una verginità fisica,
corporale, come fisico, corporale fu il concepimento di Cristo; viene perciò
esclusa qualsiasi interpretazione " morale " o " spirituale
", ossia, l'idea di un dono supremo della grazia (di cui il concepimento
verginale non sarebbe altro che un rivestimento poetico). Un tale significato
non sarebbe " un'interpretazione ", ma un'aperta negazione di quanto
viene asserito dalla " Regola della Fede " e dai " Simboli della
Fede ". Non può perciò esser proposta neppure come ipotesi (a fortiori
come tesi).
3) I Concili
Ecumenici e il concepimento verginale, a) II Concilio Lateranense, del 649,
sotto S. Martino I, nel canone terzo parla della verginità di Maria, e dice che
Maria " senza seme umano per opera dello Spirito Santo ha concepito
propriamente e veramente lo stesso Verbo di Dio generato dal Padre da tutta
l'eternità " (DENZINGER, 256).
Si tratta - come
dimostreremo quando tratteremo della verginità nel parto - di una definizione
dogmatica, poiché una tale verità viene imposta sotto pena di scomunica e il
Papa S. Martino I intendeva definire la perpetua verginità di Maria.
b) II
Concilio Ecumenico Lateranense IV del 1215 definiva: " II Figlio unico
di Dio Gesù Cristo... (fu) concepito da Maria sempre vergine con la
cooperazione dello Spirito Santo " (DENZINGER, 801).
c) Il
II Concilio Ecumenico di Lione del 1274, nella professione di fede di
Michele Paleologo diceva: " Noi crediamo al Figlio di Dio, verbo di Dio...
nato temporalmente dallo Spirito Santo e da Maria sempre vergine" (DENZINGER,
852).
Si tratta perciò di
una verità di fede definita.
4) Le
affermazioni dei Papi. Vari Sommi Pontefici hanno insegnato, come verità di
fede, il concepimento verginale.
S. LEONE MAGNO
(440-461), nella Lettera dogmatica " Lectis dilectionis tuae " (del 13
giugno 449) a Flaviano Patriarca di Costantinopoli, insegnava che Cristo "
fu concepito di Spirito Santo nel seno della Madre Vergine " e che una tale
dottrina è contenuta " nella fonte purissima della fede " che è il
" Simbolo degli Apostoli " (" nato da Maria Vergine ").
(Epistola ad flavianum, 5, PL 54, 759).
S. ORMISDA
(514-529), nella Lettera " Inter ea " all'Imperatore Giustino,
asseriva che Dio aveva " operato un concepimento senza seme " (Epist.
79, PL 63, 513-516).
S. LEONE III
(795-816), nell'811, approvava una professione di fede secondo la quale "
la vergine aveva generato in modo soprannaturale ed ineffabile " (cfr.
DENZINGER, 3029).
PAOLO IV, nella
Costituzione " Cum quorundam " del 1555, condannava coloro i quali
credevano che Gesù fosse stato concepito non già " per opera dello
Spirito Santo ", " ma dal seme di Giuseppe, come gli altri uomini
" (DENZINGER, 993).
5) Le
testimonianze della Sacra Liturgia. Nessuna verità, come la verginità di
Maria, è attestata con maggiore insistenza nella Sacra Liturgia.
A) Nella Liturgia
Romana. I testi che si incontrano su tale argomento nell'arco di tutto l'anno
liturgico, nelle Messe e nell'Ufficio divino, sono innumerevoli, tanti da
formare un volume (cfr. GARRIDO M., O.S.B., La virginidad de Maria en la
Liturgia, in " Est. Mar. " 21 [1960] p. 183-208). Ci limiteremo perciò
ad alcuni soltanto, ai più espressivi.
Nel Prefazio della
prima festa della Madonna che veniva celebrata, nella Liturgia Romana, il primo
di gennaio, si diceva: " non conobbe uomo ed è Madre, e dopo aver avuto un
figlio è vergine. Godette infatti di un duplice dono: si meraviglia di aver
concepito rimanendo vergine, e si rallegra per aver dato alla luce il
Redentore... " (6). Anche nel Prefazio della Messa della Madonna e nelle
nuove " Preci Eucastistiche " (nella II e nella IV) si ricorda che il
Verbo " si è fatto uomo per opera dello Spirito Santo ".
Nell'Ufficio divino,
in una delle antifone maggiori, " l'Alma Redemptoris Mater ", la
Madonna, viene detta " vergine sia prima sia dopo " l'annunzio
dell'Angelo; " Virgo prius ac posterius Gabrielis ab ore ".
Nel responsorio III
del II notturno dell'Ufficio dell'Ottava di Natale si dice: " Benedetta e
degna di venerazione sei tu, o Vergine Maria, che senza offesa della tua
purezza, sei diventata madre del Salvatore " (7).
Negli inni poi è
frequentissima l'esaltazione della verginità di Maria nel concepimento di
Cristo: " Rimanendo vergine generasti il Dio-uomo " (8).
B) Nella
liturgia bizantina. Presenta innumerevoli perle preziose sul concepimento
verginale.
In un "
tropario " dell'Ufficio della domenica dopo Natale, vi è questo grazioso
invito rivolto a San Giuseppe: " O Giuseppe, annunzia a David che tu hai
veduto una vergine incinta... " (cfr. SALAVILLE S., Maria dans la Liturgie
Byzantine ou Greco-slave, in Maria del P.H. du Manoir, vol. I, p. 256), E in un
" tropario " dell' "Orthros " del 1° gennaio, si dice:
" Chi potrà celebrare degnamente il mistero soprannaturale della
concezione operata nel vostro seno? " (ibid.). Nel celebre inno liturgico
" Akathistos ", riferita la domanda della Vergine all'Angelo e la
risposta dell'Angelo alla Vergine, si dice: " La virtù dell'Altissimo -
adombrò e rese madre - la Vergine ignara di nozze: - quel seno, fecondo
dall'alto, - divenne quel campo ubertoso per tutti, - che voglion coglier
salvezza... " (cfr. TONIOLO E., O.S.M., Akathistos. Inno alla Madre di Dio,
Catania, Ediz. Paoline, 1968, p. 14).
Nella nona Ode dell'
"Othros " del Sabato Santo vengono poste sulle labbra del Figlio
queste parole: " Non vi lamentate su di me, o Madre mia, nel vedere nella
tomba il Figlio che voi avete verginalmente concepito nel vostro seno... "
(cfr. Maria del P.H. du Manoir, I, p. 268). In un " Theotokion " si
dice: " Dio si è degnato incarnarsi in voi, o Madre di Dio, senza padre
umano, onde restaurare, nell'uomo, la sua immagine, che era stata corrotta dal
peccato... " (ibid., p. 299). Viene applicato alla Vergine il simbolo del
Mar Rosso:
" Israele
attraversò a piede secco l'abisso marino; la Vergine ora ha generato il Cristo
per opera dello Spirito Santo " (ibid., p. 299). In un " Theotokion
", la Vergine viene praticamente paragonata ad una " terra divinamente
feconda per produrre senza coltura la spiga che assicura la salvezza al
mondo". E conclude: "Rendetemi degno di essere salvato, io che la
mangio " (ibid., p. 322).
C) Nella
Liturgia Siro-Maronita (derivata dalla Chiesa Antiochiana), si asserisce che
Maria è diventata Madre di Dio per un " miracolo ineffabile ",
senza opera d'uomo (ibid., p. 337). Ella è la " lettera sigillata ",
la " porta chiusa ", il " giardino chiuso " (p. 337).
D) Nella
Liturgia Caldea. In un inno di Giorgio Warda (secolo XIII) si canta: "
Si è mai veduta una figlia vergine - perpetuare il nome di vergine - e avere un
figlio, senza unione? - O prodigio che trascende qualsiasi espressione! "
(ibid., p. 345). Ella è "la roccia senza fessura - dalla quale è sgorgata
una sorgente " (ibid., p. 346).
E) Nella
Liturgia Armena. In un Inno dell' "Hymnodium " (Venezia 1898, p.
99) si afferma la perpetua verginità di Maria in questi termini; " Tre
misteri formidabili si sono manifestati in voi, o Madre di Dio: la concezione
verginale, il parto immacolato, la verginità dopo il parto " (ibid., p.
558). I cantori armeni paragonano il concepimento
verginale alla
" pietra " staccata dalla roccia del monte senza l'aiuto delle mani
dell'uomo, al " vello di Gedeone " ecc...
F) Nella
Liturgia Etiopica. In un " saluto " (Salam) per la natività del
Signore, viene così esaltato il concepimento verginale: " Salve, alla tua
natività, o Dio Altissimo - la quale (ebbe luogo) dalla Vergine senza unione
carnale, senza seme... La terra produsse l'erba verde, come tu avevi comandato,
- senza che la pioggia cadesse e senza che la rugiada l'irrorasse " (ibid.,
p. 407).
2. TESTIMONIANZE
BIBLICHE
Secondo gli
avversari del concepimento verginale di Cristo, alla base della credenza
costante e universale della Chiesa, in una tale verità, vi sarebbe una errata
interpretazione del dato scritturistico, di modo che questa errata
interpretazione iniziale della Sacra Scrittura avrebbe viziato in radice tutta
la credenza tradizionale. La Chiesa - si dice - non avrebbe tenuto nel debito
conto il genere letterario dei Vangeli dell'Infanzia. Ciò che gli Evangelisti
dicono in senso poetico, improprio, la Chiesa - dicono - l'ha inteso in senso
proprio. Il falso punto di partenza, perciò, avrebbe fatto camminare la Chiesa
su di una via falsa, verso una meta falsa.
Ma questa pretesa
opposizione tra la dottrina della Chiesa e la S. Scrittura intorno al verginale
concepimento di Cristo appare del tutto chimerica; e ciò in base, precisamente,
ai cosiddetti " Vangeli dell'Infanzia ": Matteo (1, 18-25) e Luca (1,
26-38) (9).
Checché ne sia del
" genere letterario " dell'annunzio a Giuseppe (riferito da San
Matteo) e dell'annunzio a Maria (riferito da Luca), è necessario riconoscere
che questi due racconti comportano una chiara affermazione del fatto storico del
concepimento verginale di Cristo da parte di Maria, per opera dello Spirito
Santo. Nelle due narrazioni, infatti, viene chiaramente escluso un concepimento
di Cristo dovuto a relazioni coniugali, e viene chiaramente ammesso un
concepimento dovuto all'azione prodigiosa dello Spirito Santo. Si tratta di due
racconti diversi (quello di Matteo e quello di Luca), indipendenti l'uno
dall'altro, e provenienti da fonti diverse: Giuseppe (per Matteo) e Maria (per
Luca).
Si tratta, in primo
luogo, di due racconti diversi, poiché descrivono due situazioni del tutto
diverse. Il racconto di Matteo infatti ci riferisce l'angoscioso imbarazzo di
Giuseppe dinanzi alla evidente gravidanza di Maria, imbarazzo dal quale venne
poi liberato dalla rivelazione fattagli dall'Angelo, il quale l'assicurò che il
bambino atteso da Maria era stato " generato per opera dello Spirito Santo
". Il racconto di Luca invece ci riferisce il dialogo svoltosi tra Maria e
l'Angelo, ossia, la domanda di Maria: " Come avverrà ciò (che io avrò un
figlio) dal momento che non conosco uomo? ", e la risposta dell'Angelo:
" lo Spirito
Santo scenderà sopra di te... ". Si tratta perciò di due situazioni
diverse, non già parallele; ciò nonostante vi è in esse un accordo
fondamentale sul concepimento verginale di Cristo, " per opera dello
Spirito Santo ". Abbiamo qui semplici narrazioni storiche, non già
esposizioni dottrinali.
Si tratta, in
secondo luogo, di due racconti indipendenti: descrivendo infatti due situazioni
diverse, ne segue che una di esse non abbia potuto influire o riflettersi
sull'altra, per cui si hanno qui due testimonianze indipendenti del concepimento
verginale, tutte e due di una notevole sobrietà, senza fare alcuna benché
minima parte alla fantasia, all'immaginazione. Né è ammissibile, in queste due
testimonianze, un influsso di racconti di maternità prodigiose
veterotestamentarie sulla maternità verginale di Maria. È necessario infatti
tener presente che le suddette maternità prodigiose veterotestamentarie vengono
tutte presentate come frutto di relazioni matrimoniali, mentre la verginale
maternità di Maria viene presentata come frutto dell'azione dello Spirito
Santo. Ne è verosimile che la profezia di Isaia (7, 74) abbia provocato l'idea
e il racconto della generazione verginale di Gesù. San Matteo non ha fatto
altro che rilevare l'adempimento, in Cristo, della profezia di Isaia (l'adduce
perciò a conferma del fatto); S. Luca invece sembra semplicemente alludervi
(" Ecco che concepirai e partorirai un figlio... "). La profezia di
Isaia non può spiegare il contenuto dell'annunzio dell'Angelo a Giuseppe: non
si è potuto trovare alcun testo di rabbino che abbia interpretato Isaia nel
senso di annunzio di un concepimento verginale. Inoltre, l'avveramento della
profezia oltrepassa la profezia stessa, poiché introduce la venuta e l'opera
dello Spirito Santo (non contenute nella profezia di Isaia). Infine, se i
racconti di Matteo e di Luca fossero il risultato di una loro riflessione sulla
profezia di Isaia, questa profezia, nel racconto, avrebbe dovuto apparire in
primo piano, non già in secondo piano (come avveramento di quanto era stato
predetto). In conclusione: i due racconti dipendono unicamente dalla realtà dei
fatti tramandati dalla primitiva tradizione cristiana.
Ma oltreché diversi
ed indipendenti, i due racconti (quello di Matteo e quello di Luca) hanno
fonti diverse: la storia dell'infanzia infatti (e la stessa genealogia di
Gesù) è ben diversa nel Vangelo di San Matteo e in quello di San Luca; ne
segue perciò che essi dovettero servirsi di fonti diverse.
Si può infine
rilevare che non si tratta - come vorrebbe il P. Schoonenberg - di una "
nuova interpretazione " del racconto evangelico fatto da S. Matteo e da S.
Luca, ma si tratta, in definitiva, di una " nuova negazione " di ciò
che è stato narrato da S. Matteo e da S. Luca, di ciò che è stato sempre
creduto ed insegnato nella Chiesa (asserire infatti che Cristo è stato
concepito per opera d'uomo, equivale a negare che è stato concepito senza opera
d'uomo, per opera dello Spirito Santo). Questa " negazione " non ha
neppure - come ho già rilevato - il pregio della novità, essendo la
ripetizione di una negazione (con la conseguente "demitizzazione")
fatta già verso la metà del secolo II dall'ebreo Trifone, per cui anziché di
progressismo, si deve parlare, più propriamente, di regressismo.
Riguardo poi al
preteso influsso dei " miti " pagani delle cosiddette "
vergini-madri " sulla Vergine-Madre Maria, è necessario rilevare alcune
differenze essenziali tra questi miti e la narrazione evangelica sulla "Vergine-Madre
". I pagani, infatti, riconoscevano apertamente un carattere " mitico
" all'idea della dee-madri ed ai grandi, (agli) eroi da esse generati
(espressioni di servilismo e dell'adulazione dei rètori di corte); i cristiani,
invece, all'idea di Vergine-Madre riconoscevano un carattere " storico
": cosa inspiegabile, se avessero desunto l'idea di concepimento verginale
dai miti del paganesimo. Nei " miti " ellenici, inoltre, le cosiddette
" vergini-madri " entravano in relazioni sessuali con gli dei sotto
forma umana corporea, di modo che gli eroi che ne risultavano erano il frutto di
tali relazioni; erano quindi vergini-madri solo di nome, non già di fatto;
nella narrazione evangelica, invece, vengono esplicitamente escluse relazioni di
tale genere.
È perciò
impossibile passare dai suddetti " miti " ellenici al concepimento
verginale di Cristo narrato dagli evangelisti. Si tratta di un'opera puramente
spirituale, attribuita allo Spirito Santo il quale copre Maria con la sua ombra.
Tanto più che lo Spirito Santo, nella sua forma primitiva ebraica (la lingua in
cui fu redatto il testo originale) è di genere femminile: ruah. Non può perciò
essere una specie di principio maschile.
Anche il Genesi (1,
2) riferisce che " sopra le acque aleggiava il soffio (lo Spirito Santo) di
Dio ", per realizzare l'opera meravigliosa della creazione. La formazione
del Verbo Incarnato nel seno purissimo di Maria era una nuova creazione, più
meravigliosa della prima, poiché con essa Dio riformava in modo ancora più
mirabile ciò che aveva formato in modo mirabile: " humanae sustantiae
dignitatem mirabiliter condidisti et mirabilius reformasti ".
Si può davvero
ripetere con l'autore del celebre Inno " Akathistos ": " per Te
vengono meno autori di miti " (cfr. TONIOLO E., O.S.M.; Akathistos, Inno
della Madre di Dio. Catania, ediz. Paoline, 1968, p. 27).
Quello che i
demitizzatori chiamavano un " mito ", è, in realtà, un "mistero
" (un fatto storico pieno di mistero); e il mistero trascende qualsiasi
umana esperienza, e sfugge da ogni parte alle normali esigenze della critica
storica.
Il mistero del
concepimento, essendosi verificato in Maria (attraverso il fatto storico di
essersi trovata madre senza opera d'uomo, per opera di Dio) è stato da Lei
stessa reso noto alla primitiva comunità cristiana e, attraverso questa, agli
Evangelisti (il Vangelo vissuto, che servì di base a quello scritto).
L'origine
cristiano-palestinese del Vangelo dell'Infanzia, e perciò del racconto del
concepimento verginale, è innegabile; ne è prova abbastanza evidente il
Vangelo dell'Infanzia di San Luca: il colorito semitico dei primi due capitoli,
lo stile ritmico proprio dei semiti, l'ambiente culturale che sta alla base di
tutta la narrazione, rivelano uno scrittore cristiano-palestinese (il quale
scrisse in aramaico o in ebraico), e non già un cristiano ellenista (come era
San Luca). Ben presto, un tale racconto primitivo dovette essere tradotto in
greco, onde facilitargli la diffusione. San Luca poi dovette incorporarlo, con
lievi ritocchi, nel suo Vangelo. Ciò posto, viene da chiedersi: quale fonte
utilizzò quel cristiano-palestinese nella sua redazione (aramaica o ebraica)
del Vangelo dell'Infanzia, ove si parla del concepimento verginale?... La
risposta sembra ovvia: l'unico testimonio immediato e autorizzato non poteva
essere altri che Maria, nella quale un tale concepimento verginale si era
realizzato. La Vergine, forse, rivelò un tale mistero in una cerchia molto
intima di pie donne, oppure a San Giovanni, o anche allo stesso Evangelista San
Luca. Scrive infatti P. A. Vaccari: " Luca, oltre l'essersi servito di
fonti scritte, ha interrogato anche le fonti orali più accreditate, cioè, i
testimoni oculari, specialmente gli Apostoli e la Vergine " (La Sacra
Bibbia tradotta dai testi originali con note a cura del Pont. Ist. Biblico di
Roma, Ed. Salani, 1961, p. 1871, note 1-4). S. Efrem, fin dal secolo IV,
riferiva questa opinione dicendo: " Maria ammirava, si dice, la nascita di
Lui e il concepimento di Lui, ed Ella raccontava agli altri in che modo aveva
concepito o in che modo Ella aveva dato alla luce (Cristo), e l'ammirazione che
suscitavano le parole di Lei, rinvigoriva coloro che avevano dubitato ". (cfr.
ÉPHREM DE NISIBE, Commentaire de l'Evangile Concordant, ou Diatessaron, traduit
du syriaque et de l'arméniem par L. Laloir, Paris, 1966, p. 75).
Si obietta da alcuni
(per es. Campenhausen), contro il concepimento verginale di Cristo, il silenzio
sul medesimo degli altri due Evangelisti (S. Marco e S. Giovanni). Ma si può
rispondere che non manca, anche negli altri due Evangelisti (S. Marco e S.
Giovanni) un accenno al concepimento verginale di Cristo. SAN MARCO infatti,
evita di appellare Gesù " figlio di Giuseppe "; mentre l'appella
" figlio di Maria " (Mc. 6,3); espressione che, in quei tempi,
equivaleva, implicitamente, ad un concepimento privo di padre umano. " II
fatto di dover ritenere criticamente " figlio di Maria " - dice P. B.
Rigaux - e le tradizioni che han dato origine ai Vangeli dell'Infanzia in Mt. e
Lc., sono argomenti validi in favore della fede dei cristiani nella nascita
verginale " (Sens et portée de Me 3,31-35 dans la Mafiologie
neotestamentaire, in " Maria in S. Scriptura ", vol. IV, Roma 1967,
pp. 534-535).
SAN GIOVANNI è più
esplicito di San Marco. Egli parla del concepimento verginale nel versetto 13
del prologo del suo Vangelo (secondo la lettura al singolare - non già al
plurale) - che è, criticamente, la più attendibile): " lui (Gesù)
che non è nato dal sangue, né da voglia di carne, né da volontà d'uomo, ma
da Dio " (cfr. GALOT J., Etre né de Dieu (Ju 1,13), in " Analecta
biblica " 37 [1969]). Le tre negazioni esprimono con vigore le condizioni
di una nascita ordinaria, comune a tutti gli altri uomini, ma non già a Gesù.
Maria non è nominata, ma è evidentemente supposta (essendo Gesù nato da Maria).
3. LA TRADIZIONE
Ci limitiamo a tre
Padri dei primi due secoli: S. Ignazio, S. Giustino e S. Ireneo. Dopo di loro le
testimonianze abbondano.
1) S. IGNAZIO DI
ANTIOCHIA, nella sua Lettera agli Efesini (scritta verso l'a. 110), scrivendo
contro i Doceti e opponendo loro la " Regola della fede ", asseriva
che Cristo era " nato da una Vergine " (SMYRN. 1,1, PG 5,707-708), non
già " da una donna " qualunque (come avrebbe dovuto dire). E' perciò
falso asserire che il concepimento verginale sia sorto nella Chiesa sotto
l'influsso dei Doceti, poiché S. Ignazio (un Padre Apostolico della fine del I
secolo) era un antidoceta.
Altrettanto hanno
insegnato i Padri greci del secolo II contro gli errori nascenti degli Ebioniti
e degli Gnostici (S. Giustino M., S. Ireneo).
2) S. GIUSTINO usava
tutti gli argomenti possibili per sostenere energicamente come verità di fede
il concepimento verginale (contro gli Ebioniti e gli Gnostici i quali ritenevano
che Gesù fosse figlio di Giuseppe) nell'Apologia
ad Antonino Pio (dal 150 al 154) e nel Dialogo
con Trifone (tra il 155 e il 161). Egli insegna che sono stati i demoni ad
inventare il " mito " del concepimento verginale presso i pagani, onde
fare scacco, scimmiottandolo, al " mistero " del concepimento
verginale di Cristo (Apol, 5,54, PG 6,407-12). Il concepimento di Cristo si è
realizzato " senza operazione carnale " o " senza seme umano
" (Apol, I, 21,32,33, PG 6,359-60, 379-80, 381-82; Dial. 54,63 PG 6,
593-94, 619-20). Anche S. Giustino, come S. Ignazio di Antiochia, considera
questo punto di dottrina come una verità intangibile, trasmessa dalla catechesi
ufficiale corrente e dalla Tradizione primitiva.
3) S. IRENEO,
Vescovo di Lione (t e. 202), sviluppa in modo più ricco il tema del
concepimento verginale, ch'egli considera verità di fede (Adv. haer. Ili, 12,7,
PG 7, 900-901; I, 10,1, PG 7, 549-52; III, 4,2, PG 7, 855-56). Per lui è un
fatto basato sopra un complesso imponente di testi biblici, e sull'insegnamento
della Chiesa universale ricevuto dagli Apostoli e dai loro discepoli (Adv. haer.
I, 10, 1-2, PG 7, 549-52). Anche se i Libri sacri non ci avessero trasmesso il
concepimento verginale, sarebbe stata sufficiente, per ammetterla, la Tradizione
Apostolica. Questa conclusione è ammessa anche da alcuni teologi protestanti,
per es. da MACHEN J.G., The Virgin Birth of Christ, 3 London (1958), XI, pp.
2-43 e da ED. WARDS D., Thè Virgin Birth in History and Faith, London 1943, pp.
27-44. (cfr. GAUTHIER R., C.S.C., La verginité de Marie " ante partum
" selon la Tradition primitive, in "Maria in Sacra Scriptura",
vol. IV, Romae 1967, pp. 475-492).
Note alla prima
parte
(5) "Ut regula
fidei ab omnibus credendo" (S. IRENEO, Adv. haer., 3, 19, 1-8;
21, 10; 22, 4).
(6) O magna
clementia deitatis quae virum non cognovit et mater est et post filium virgo
est. Duobus enim gavisa est muneribus, miratur quod virgo concepit, laetatur
quod edidit redemptorem " (cfr. CHAVASSE A., Le Sacramentaire Gélasien,
Desclée, Belgio, 1957, p.656).
(7) " Benedicta
et venerabilis es, Virgo Maria, quae sine tactu pudoris, inventa es mater
salvatoris ".
(8) " Dum Virgo,
Deum et hominem genuisti " (Respons. del III notturno del mattutino della
festa della Purificazione).
(9) Ha
scritto Max Thurian: " Le chiare precisazioni di S. Matteo (1, 18-25) e di
S. Luca (1, 27, 34-35) ed anche la versione (= lezione) apparentemente più
coerente di Giovanni (1, 13), obbligano la fede cristiana autentica a confessare
la verginità di Maria prima della nascita di Cristo. La negazione di questa
verginità di Maria procede il più delle volte da motivi non teologici, ed i
teologi protestanti, che talora hanno messo in dubbio la verginità di Maria nel
concepimento di Gesù, possono difficilmente invocare la tradizionale fedeltà
riformata alla Sacra Scrittura " (MAX THURIAN, Maria Madre del Signore,
Immagine della Chiesa. Trad. di E. Marini, Morcelliana, 1964, p. 41).
...Parte Seconda. "Nato da Maria Vergine". La
Verginità di Maria "nel parto". Le negazioni e i dubbi di oggi: Prof.
Sac. Albert Mitterer; P. Jean Galot S.J.; Carlo Davis; P. Enrico Schillebeeckx
O.P.; P. Carlo Rahner S.J.; Clifford E.L. Henry, M.D.; W. Zauner; Il "
Nuovo Catechismo Olandese "; Vecchi errori presentati come nuove
conquiste....
...Parte Seconda. "Nato da Maria Vergine". La
Verginità di Maria "Nel parto". Il concetto preciso di Verginità nel
parto. Ha scritto S. Agostino: "Una vergine ha concepito: meravigliatevi!
Una vergine ha partorito: meravigliatevi ancora di più!"...
LA VERGINITA' DI
MARIA, OGGI
PARTE
SECONDA
"NATO DA
MARIA VERGINE"
LA VERGINITÀ DI
MARIA "NEL PARTO"
Ha scritto S.
Agostino: "Una vergine ha concepito: meravigliatevi! Una vergine ha
partorito: meravigliatevi ancora di più!" (1). Il parto verginale è
ancora più mirabile del concepimento verginale. Per questo è stato ed è,
anche oggi, tanto contestato.
I. IL CONCETTO
PRECISO DI VERGINITÀ NEL PARTO
Secondo il Mitterer
e seguaci, la verginità di Maria " nel parto " si identifica con la
verginità " prima del parto ", e perciò non importa alcun nuovo
elemento. Viene così completamente svuotata. Che dire? Siccome si tratta di una
verginità concreta - quella della Madre di Cristo - e non già di una verginità
astratta, il concetto preciso di una tale verginità nel parto va determinato
secondo i dati forniti dalla teologia (non già - come ha fatto il Mitterer –
con i dati forniti dalla biologia). E' la scienza che si deve adattare alla
fede, non già la fede alla scienza. Non si tratta, infatti, di una maternità
qualunque, ma di una maternità speciale (di una maternità divina) la quale
esige condizioni e prerogative speciali, e alla quale non si possono applicate
le leggi ordinarie della biologia (2).
Prima perciò di
applicare tali leggi al mistero della maternità verginale di Maria, è
necessario mettere in chiaro il significato preciso che, secondo la Rivelazione,
ha un tale dogma.
1)
L'integrità fisica della verginità " nel parto ". Ciò posto,
secondo i dati forniti dalla Rivelazione (secondo l'insegnamento del Magistero e
della Tradizione della Chiesa) la verginità nel parto, oltre all'aspetto
Spirituale o morale (che è
essenziale) richiede anche l'aspetto materiale
o fisico (che è accidentale) consistente nell'integrità fisica, corporale. La
tradizione dogmatica attesta, nel parto di Maria SS., anche questo aspetto
fisico, ossia, l'integrità corporale. Ciò si comprende bene se si tiene
presente l'unione sostanziale (non già
accidentale) dell'anima col corpo. Il corpo infatti non è già un vestito o una
prigione dell'anima, ma è l'organo vivente e trasparente dell'anima.
La verginità corporale
di Maria " nel parto " perciò non è altro che un'irradiazione della
sua verginità morale. In forza
dell'unione sostanziale dell'anima Col corpo, come vi è relazione vitale,
inscindibile, tra l'anima e il corpo, così vi è una specie di relazione
vitale, inscindibile, tra la verginità morale
e la verginità corporale: due realtà
che costituiscono la verginità integrale, perfetta.
La verginità
integrale, perfetta di Maria SS. " nel parto ", conseguentemente,
esclude due cose: esclude, in primo luogo, che il parto abbia compromesso
l'integrità della sua verginità corporale; ed esclude, in secondo luogo,
conseguentemente, tutti quei fenomeni fisiologici che accompagnano un parto
ordinario (lesioni somatiche, dolori, ecc.).
Viene esclusa perciò
nella Vergine, nel dare alla luce Gesù, qualsiasi attività capace di
compromettere la sua integrità fisica, non già qualsiasi attività materna.
Tutto ciò suppone, evidentemente, nella nascita del Salvatore (come pure nel
concepimento di Lui) un intervento miracoloso di Dio, ossia, un parto miracoloso
(oltreché un concepimento miracoloso).
Contrariamente a
quanto ritiene - come diremo - il Mitterer, i fenomeni fisiologici che
accompagnano il parto ordinario (lesioni somatiche, dolori, ecc.) non sono
essenziali al concetto di vera maternità. Maria fu vera madre di Gesù, come
tutte le madri lo sono dei loro figli; ma non lo fu come
le altre madri: oltreché nel concepimento verginale, Ella fu diversa da esse
anche nel parto verginale. Madre, infatti, è colei che concepisce e dà alla
luce un figlio: questo, scientificamente, è il concetto di madre. Il modo
poi di concepirlo e di darlo alla luce non appartiene all'essenza
della maternità. Se il modo di dare
alla luce un figlio fosse essenziale alla maternità, ne seguirebbe che la madre
la quale da alla luce un figlio non già nel modo ordinario, ma mediante un
taglio chirurgico (parto cesareo), non sarebbe vera madre o pienamente madre di
quel figlio: cosa dinanzi alla quale lo stesso buon senso si ribella. Tanto meno
poi può dirsi parte essenziale della maternità il dolore
del parto, dal momento che nello stato di giustizia originale (prima del
peccato) le madri avrebbero dato alla luce i propri figli senza dolore, e anche
oggi si parla di parto indolore.
2) La
particolare importanza e le funzioni di una tale integrità.
Per il fatto poi che
la integrità corporale (la verginità
materiale), è soltanto un elemento accidentale della verginità (S. Th., II,
II, a. 152, a. 1), non ne segue affatto che essa sia una cosa di ben poca
importanza e non abbia le sue funzioni: essa ha la sua particolare importanza ed
ha le sue alte funzioni.
Ha, in primo luogo,
la sua particolare importanza, ossia,
è importante in se stessa. Anche l'integrità corporale (la verginità
materiale) infatti, è, indubbiamente, una perfezione, e perciò ha la sua
reale, positiva importanza, in se stessa. Il fatto che il Cristo abbia voluto
rispettarla, nascendo, nella Madre sua, dimostra la squisita delicatezza del suo
amore per la propria madre, alla quale non volle togliere, nel nascere da Lei,
una tale perfezione. Cristo perciò volle che la Madre sua fosse una vergine perfetta,
e perciò vergine non solo moralmente
ma anche corporalmente, non solo in
ciò che è essenziale alla verginità ma anche in ciò che è accidentale.
Negare la verginità corporale e ammettere in Maria SS. soltanto la verginità
morale, equivale a negarle la perfetta
verginità.
Dice P. Galot che
nessuno dirà che una operazione chirurgica possa togliere ad una giovane la sua
verginità (art. cit., p. 464). Certo: un'operazione chirurgica non le potrà
togliere ciò che è essenziale alla
verginità; non si può negare però che le tolga ciò che è accidentale
alla verginità, e che, pur essendo accidentale, rimane sempre una perfezione
positiva d'ordine fisico, con funzione di " segno " (attestante
l'assenza di relazioni sessuali) per cui un medico coscienzioso solo per motivi
proporzionati si decide a compiere tali operazioni chirurgiche.
Oltre ad avere una
sua particolare importanza, l'integrità corporale (la verginità materiale) ha
anche, in Maria SS., una funzione
speciale di " segno ", anzi ha una triplice funzione di "
segno ": verso il Verbo incarnato, verso Maria stessa e verso la Chiesa.
L'integrità
corporale nel parto ha una funzione di " segno ", in primo luogo, verso
il Verbo incarnato: il parto verginale è anzi più un appannaggio del
Figlio che un privilegio per la Madre. Come il Verbo, nascendo dal seno del
Padre, non lese minimamente la natura di Lui, così nascendo dal seno della
Madre, non lese minimamente la perfetta verginità di Lei. E' un rilievo,
questo, non infrequente presso i Padri e gli Scrittori Ecclesiastici. " A
Dio - ha detto scultoreamente S. Ambrogio - conveniva un tale parto "
(quello verginale); " Talis decet partus Deum " (Hymnus, IV, PL 16,
1474). E S. Agostino: " Deus sic nasci oportuit " (Serm. 181, in Nativ.
Dom. n.s., PL 38,999).
L'integrità
corporale " nel parto " ha una funzione di " segno ", in
secondo luogo, verso Maria SS.: la
verginità materiale esterna (l'incorrotto sigillo della verginità) è "
segno " della sua perfetta ed inviolata verginità interna; l'incorruzione
esterna del corpo è " segno " dell'incorruzione interna dell'anima.
Anche questa funzione della verginità materiale è stata sottolineata da vari
Padri e Scrittori Ecclesiastici. Tanto più che Maria doveva essere l'esemplare,
il prototipo della verginità, la Regina delle vergini, e una verginità
soltanto morale, non già anche corporale,
sarebbe stata una verginità imperfetta,
e perciò l'avrebbe resa imperfetta
nell'ordine del " segno ".
L'integrità
corporale " nel parto " ha una funzione di " segno ", in
terzo luogo, verso la Chiesa;
Maria infatti è il prototipo della Chiesa nel dare alla luce il Capo e perciò
l'incorrotta verginità di Maria è " segno " dell'incorrotta verginità
della Chiesa nel dare alla luce i membri di quel Capo (3).
In breve: senza una
tale verginità materiale, corporale, Maria non potrebbe essere un " segno
" perfetto sia della divinità di Colui che è nato da Lei, sia della sua
perfetta incorruttibilità verginale, sia della perfetta incorruttibilità
verginale della Chiesa.
3) La
distinzione tra il " fatto " e il " modo " dell'integrità
fisica nel parto verginale. Il P. Rahner, nell'intento di svalutare i vari
documenti del Magistero Ecclesiastico e della Tradizione sulla verginità fisica
di Maria SS. " nel parto ", ha asserito che " se la si vuole
vedere espressa (una tale dottrina) nel " semper virgo " della
tradizione e anche in molte espressioni dell'insegnamento del Magistero della
Chiesa, allora bisogna specialmente far notare che il contenuto più preciso
della " virginitas in partu " forse in esso incluso rimane ancora
completamente aperto [non determinato, non precisato] " (op. cit., p. 368).
Ma è necessario
osservare subito che qui il chiarissimo P. Rahner gioca di equivoco sul termine
" contenuto " (sul " contenuto " della " virginitas in
partu "). E' necessario infatti tener presente che il termine generico
" contenuto " può essere preso in due sensi, vale a dire: in quanto
esprime il fatto (cioè la non
frattura dell'integrità fisica) e in quanto significa il modo
(cioè, in che modo si è realizzata la non-frattura dell'integrità fisica).
Orbene, l'indeterminatezza del Magistero Ecclesiastico e dei documenti della
Tradizione riguarda soltanto il modo (cioè, in che modo si è realizzata la
non-frattura della integrità fisica), non già il fatto stesso (cioè, la
non-frattura dell'integrità fisica). P. Rahner, invece, fa ricadere sul fatto
l'indeterminatezza del " contenuto " (il quale riguarda soltanto il
modo), che ha avuto ed ha diverse spiegazioni.
Un esempio analogo a
quello della verginità " nel parto ", lo troviamo nel dogma
dell'Assunzione corporea di Maria SS. alla gloria del cielo. Il fatto
dell'Assunzione (che il corpo della Vergine, unito all'anima, si trovi
incorrotto in cielo) è certo, di fede; il modo dell'Assunzione, invece (se cioè
il corpo della Vergine fu preservato dalla morte oppure risuscitato dopo la
morte) è stato lasciato indeterminato dalla definizione dogmatica
dell'Assunzione.
L'indeterminatezza
del " contenuto " perciò, sia riguardo alla verginità nel parto sia
riguardo all'Assunzione psico-somatica al cielo, riguarda non già il fatto (an
sit) ma solo il modo (quomodo sit).
Note alla seconda
parte
(1) " Virgo
concepit, miramini. Virgo peperit, plus miramini " (S. AGOSTINO, Sermo 196,
1, n. 1, PL 38, 1019).
(2) Lo stesso
Mitterer, del resto, si è domandato se, trattandosi di una maternità speciale,
soprannaturale, le si debbano attribuire condizioni, prerogative speciali,
soprannaturali. Invece però di rispondere a questa sua legittima domanda, egli
lascia la risposta (come se non fosse stata già data) agli storici dei dogmi e
ai dogmatici " coi quali sta pienamente d'accordo in ciò che concerne le
verità rivelate " (Dogme und Biologie der heiligen Familien nach dem
Weltbild des hl. Thomas von Aquin und dem der Gegenwart; Wien, Herder, 1952, p.
128).
Egli si limita a
proporre alcune osservazioni che tendono a svalutare gli argomenti che sogliono
addursi per provare la verginità fisica di Maria " nel parto " (p.
125-126, 128-129). Riguardo all'argomento di Tradizione, il Mitterer fa questa
osservazione: i Santi Padri, quando parlano di una tale prerogativa, parlano
come testimoni di una verità rivelata ricevuta per eredità, o parlano come
teologi che tirano le condizioni guidati dalle proprie speculazioni? Si dà, in
realtà, l'unanimità che si richiede perché costituiscano un criterio
teologico?... ".
(3) Si ha quindi una
triplice nascita del Verbo: Egli nasce spiritualmente dal Padre, nell'eternità.
Egli nasce corporalmente da Maria Vergine, nel tempo; Egli nasce misticamente,
nella Chiesa e in ogni membro della Chiesa (mistico corpo di Lui) mediante la
fede e il Battesimo. La prima nascita (quella dal Padre) ha valore di segno
relativamente alle altre due (da Maria e dalla Chiesa): la seconda (la nascita
temporale) è l'affermazione e la replica della prima (la nascita eterna del
Verbo) nonché pegno e modello della terza (la nascita spirituale, mistica nella
Chiesa e nelle anime). Ciò posto. Dio ha fatto sì che la seconda nascita del
Verbo (quella corporale da Maria) partecipasse della condizione soprannaturale e
spirituale delle altre due nascite, ossia, fosse una nascita verginale (sia
all'inizio, nel concepimento, sia alla fine, nel parto). Una tale nascita
verginale ci attesta che Colui il quale nacque nell'eternità è quello stesso
che nasce nel tempo, corporalmente (da Maria) e spiritualmente (in noi).
LA VERGINITA' DI
MARIA, OGGI
PARTE
SECONDA
"NATO DA
MARIA VERGINE"
LA VERGINITÀ DI
MARIA "NEL PARTO"
II. LE NEGAZIONI E
I DUBBI DI OGGI
"Fra tutti i
punti della dottrina mariana - ha rilevato giustamente il Prof. Laurentin -
questo è il più misconosciuto" [Court
Traité de Théologie mariale, P. II, nota 5). Questo misconoscimento è
stato ed è fonte di errori e di dubbi. La verginità di Maria " nel parto
" infatti è, oggi, la più bersagliata.
1) II Prof. Sac.
ALBERT MITTERER, specializzato nel campo delle scienze biologiche, nel 1952
pubblicava un'opera dal titolo: Dogme und
Biologie der heiligen Familien nach dem Weltbild des hl. Thomas von Aquin und
dem der Gegenwart ("Wien, Herder, 1952, pp. 224).
Quest'opera consta
di una introduzione e di quattro libri. Nel primo libro tratta dell'Immacolata
Concezione di Gesù e di Maria (Gesù fu concepito senza macchia di peccato
originale perché Maria, Madre sua, fu concepita, a sua volta, senza una tale
colpa); nel secondo libro parla dell'Incarnazione del Verbo nel seno di Maria;
nel terzo parla della divina maternità di Maria; e nel quarto, infine, tratta
della soprannaturale paternità di San Giuseppe.
Parlando, nel terzo
libro, della divina maternità di Maria, il Mitterer, contro l'opinione comune
(di S. Tommaso e di altri) ammette in Maria sia la frattura dell'integrità
fisica (dell'imene) nel parto, sia i dolori del parto per la semplice ragione
che - secondo lui – la frattura dell'integrità fisica e i dolori del parto,
mentre non si richiedono per la perfetta verginità, si richiedono invece per la
perfetta maternità. La frattura dell'integrità fisica (dell'imene) - secondo
il Mitterer - non va per se stessa contro la perfetta verginità se non quando
è conseguenza dell'atto sessuale (non già quando è conseguenza del parto)
(op. cit., p. 106).
Si tratterebbe perciò
di integrità morale, non già di
integrità fisica.
L'integrità fisica
è soltanto un segno (e neppure sicuro) della perfetta verginità.
L'integrità fisica
- secondo il Mitterer - va contro la perfetta maternità. La frattura
dell'integrità fisica a causa del parto – dice Mitterer - è invece uno dei
segni della perfetta maternità. Se per la perfetta verginità si esige il segno
della verginità (l'integrità fisica), con lo stesso diritto - dice il Mitterer
- per la perfetta maternità si potrà esigere il segno della maternità (la
frattura dell'integrità fisica).
Segno per segno.
Alla perfetta verginità - dice - appartiene che l'integrità fisica non sia
violata da un atto sessuale. Alla perfetta maternità appartiene che l'integrità
fisica sia violata dal bambino che nasce o dall'atto del parto (op. cit., p.
116) (4). L'integrità fisica o corporale - secondo lui - non rientra nel
concetto di verginità, di modo che il parto che avviene nel modo ordinario non
toglierebbe la verginità. Egli è costretto a coniare questo nuovo concetto
della verginità (del tutto contrario a quello tradizionale) per salvare la
perpetua verginità di Maria. Ma... la salva realmente?... Egli non salva la
perfetta verginità di Maria (che è morale insieme e corporale).
Conseguentemente se egli salva la verginità prima del parto, non salva, anzi
distrugge, la verginità (l'integrità fisica) nel parto, ossia, la svuota del
suo contenuto. L'effato tradizionale (verginità " prima " del parto,
" nel " parto e " dopo " il parto) esprime una verità
rivelata con un contenuto specifico proprio. Se il parto di Maria SS. si realizzò
come quello di qualsiasi altra donna, l'espressione " vergine nel parto
" non avrebbe più nessun proprio contenuto. Sarebbe verginale solo perché
sussegue il concepimento verginale, e perciò si identificherebbe
col concepimento verginale (con la verginità " prima del parto ").
Il concetto di
" verginità " va stabilito partendo dai dati forniti dalla
rivelazione e dalla tradizione, non già dai dati della scienza biologica
moderna (come ha fatto il Mitterer, onde accusare i Padri e i Teologi di aver
attribuito alla verginità una cosa - l'integrità fisica - che non le
appartiene).
Non omette poi il
Mitterer di svuotare le prove che si è soliti addurre in favore della verginità
di Maria nel parto.
Riguardo
all'argomento desunto dalla tradizione, il Mitterer si chiede: i Santi Padri,
allorché parlano di una tale prerogativa, parlano come testimoni di una verità
rivelata ricevuta per eredità, oppure parlano come teologi i quali tirano le
loro conclusioni guidati dalle proprie speculazioni? Si dà, in realtà, la
unanimità che si richiede perché costituiscano un criterio teologico? Il
Mitterer lascia la risposta agli specializzati nella teologia positiva (come se
la risposta non fosse stata già data). Si domanda, inoltre: perché insistere
nella piena maternità meno tenacemente che nella verginità (prima del parto,
nel parto e dopo il parto) dal momento che la sua maternità appartiene ad un
ordine superiore a quello della sua verginità. E risponde dicendo che ciò
dipende forse dal fatto che nei tempi passati era più conveniente mettere in
risalto la verginità ed era meno urgente che ai nostri tempi insistere di più
sull'aspetto della maternità!...
Questa nuova teoria
del Mitterer ha suscitato le simpatie di Padre Jean Galot S. ., di Carlo Davis,
di P. Schillebeeckx, di P. Carlo Rahner S.J., di Clifford E.L. Henry, ecc.
2) Il P. JEAN GALOT
S.J., si è lasciato impressionare dalla Opera del Prof. A. Mitterer, e ha
ritenuto suo dovere tendergli una mano, sforzandosi di dimostrare che la teoria
del Professore viennese non si oppone alla tradizione (cfr. La virginité de
Marie et la naissance de Jésus, in " Nouv. Rev. Théol. ", 82, 1960,
pp. 449-725). Egli presenta la questione della " verginità nel parto
" come un " problema teologico delicatissimo " (mentre in realtà
si tratta non già di un " problema " ma di una verità rivelata da
Dio, proposta dalla Chiesa per lo mero col suo Magistero ordinario e universale,
infallibile come quello straordinario).
P. Galot ritiene che
" l'idea di una nascita miracolosa " pare che non sia richiesta dalla
verginità corporale considerata in se stessa, ma che è stata spesso affermata
dopo il sec. V, dagli scrittori ecclesiastici ".
Il Mitterer - dice
P. Galot - ha preso di fronte il problema, e si è sforzato di dimostrare che la
verginità, non solo non esigeva in Maria che la nascita di Gesù avvenisse in
modo miracoloso, ma anche che la maternità corporale, per essere vera e
completa, supponeva una nascita in condizione normale, col dolore che vi è
ordinariamente unito.
Secondo il P. Galot,
la tradizione patristica, fino alla fine del sec. IV, ossia, fino a S. Ambrogio,
avrebbe affermato che Gesù è nato da Maria SS. come tutti gli altri uomini. A
partire poi da S. Ambrogio, si sarebbe cominciato a parlare, contro Gioviniano,
di un parto prodigioso, verginale. S. Ambrogio sarebbe poi stato seguito in ciò
da Sant'Agostino, dal Papa S. Ormisda, da S. Gregorio M. e da molti altri.
Secondo il P. Galot, sarebbero stati gli apocrifi (l'Ascensione
di Isaia, della fine del sec. I; le Odi
di Salomone, dell'inizio del sec. II; il Protovangelo
di Giacomo, della metà del sec. II) a parlare, per primi, di un parto
prodigioso, verginale. Ciò nonostante la verginità di Maria - secondo il P.
Galot - " non si opporrebbe minimamente ad una nascita (di Cristo) in modo
normale " (art. cit., p. 465). Una nascita prodigiosa - si domanda P. Galot
- " sarebbe ancora una vera nascita? " (ibid.). E risponde: " Se
si ammette un parto prodigioso, si ha pena a darne una rappresentazione
possibile e intelligibile, e si rischia di sfociare in un certo docetismo "
(ibid., p. 466). E conclude asserendo che sarebbe erroneo pensare che per un
tale parto (anche normale, ordinario), la maternità di Maria abolirebbe il
segno della verginità. Se un segno deve rimanere scolpito nel corpo di Maria, e
persistere attualmente nel suo corpo glorioso, è quello della sua maternità
verginale; questo segno è quello dell'apertura, da parte di Gesù, del seno
materno, seno chiuso agli uomini, e che non ha lasciato il passaggio altro che
di Dio " (art. cit., p, 467). Al " segno " della verginità
(proprio di Maria), P. Galot preferisce, evidentemente, il " segno "
della maternità (comune a Maria e a tutte le altre donne!...).
P. Galot, ammette
anche che il parto della Vergine è stato accompagnato da dolori. E termina il
suo articolo asserendo che un tale parto normale, anziché diminuire l'onore
della Vergine, sembra che l'aumenti (p. 469). Va anzi più in là, e arriva ad
asserire che, con l'abbassamento di Maria al livello di tutte le altre madri,
" la dignità di tutte le madri viene rialzata " !... (ibid.).
Ci troviamo perciò
dinanzi ad un parto ordinario (uguale a quello di tutte le altre madri). Questo
parto, tuttavia, si deve dire verginale, ma solo perché il concepimento del
divin Bambino è stato verginale, per opera cioè dello Spirito Santo, e perciò
la verginità " nel parto " viene identificata con la verginità
" prima del parto ".
Queste stesse idee,
il P. Galot l'ha ripetute, recentemente, nell'articolo: Nato
dalla Vergine Maria, in " Civiltà Cattolica " 120 (1969) p.
134-144. Egli ha cercato di appoggiare la sua tesi con argomenti presi dal
Magistero Ecclesiastico, dalla S. Scrittura, dalla Tradizione e dalla
convenienza; ma invano, come vedremo. Nel surriferito articolo, dopo aver difeso
il concepimento verginale di Cristo (la verginità " ante partum "),
P. Galot passa a parlare della verginità " nel parto ", e dice:
" Tuttavia, è necessario aggiungere che nella dottrina della verginità
perpetua, un problema non ha ancora ricevuto una definitiva soluzione; concerne
la verginità di Maria nel parto ". E lo prova appellandosi alla primitiva
tradizione patristica. " Fin verso la fine del IV secolo [asserisce con
impressionante sicumera] i Padri non vedevano alcuna difficoltà ad affermare,
per Gesù, un modo di nascere uguale a quello degli altri bambini " (p.
137). E adduce le testimonianze di Origene, di S. Ireneo e di S. Epifanio (nelle
quali si asserisce che Gesù " aprì il seno " della madre). Però -
aggiunge - " Fin dalla fine del IV secolo, ha cominciato a prevalere
un'altra rappresentazione della nascita: si è legata l'idea della nascita
verginale a quella d'un parto miracoloso. Questa rappresentazione è diventata
tradizionale e si è spesso paragonata al raggio di sole che attraversa il
cristallo senza lederlo" (ibid.). Dopo questa candida ammissione, P. Galot
passa a parlare di alcuni i quali, recentemente, han negato una tale
interpretazione. " Recentemente - dice - alcuni autori hanno proposto un
modo di intendere il parto verginale che, in effetti, si ricollega a quello dei
primi secoli [cioè, alle pretese asserzioni dei Padri fin verso la fine del
secolo IV]: il bambino Gesù sarebbe nato come nascono gli altri bambini e non
avrebbe tolto nulla alla verginità, anche fisica, di sua madre, perché la
verginità corporale consiste nella preservazione del corpo non nei riguardi di
qualsiasi azione fisica, ma nei riguardi delle relazioni sessuali [si noti qui,
di passaggio, la deplorevole confusione tra verginità corporale e verginità
morale).
Un parto non
potrebbe togliere, per se stesso, la verginità [quella morale: toglie però
quella corporale] e d'altra parte è logico che Maria, perché sia veramente e
pienamente madre, abbia veramente partorito il suo bambino [ come se il modo o
processo ordinario della nascita sia essenziale alla maternità, mentre è
evidente che il modo della nascita non appartiene all'essenza. Se un bambino,
per esempio, nasce per parto chirurgico, ossia, cesareo, non per questo la madre
di lui cessa di essergli " veramente e pienamente " madre].
Secondo questo modo
di vedere, Maria porterebbe nel suo corpo, in seguito al parto, il segno della
sua maternità verginale [ma non già - si può e si deve aggiungere - il segno
del parto verginale], e questo segno risponderebbe all'intenzione fondamentale
della verginità che è apertura a Dio [ma è anche consacrazione totale, anima
e corpo, a Dio]... Bisogna tuttavia stare attenti a non identificare
l'affermazione della nascita verginale [ma può dirsi " verginale "
una nascita ordinaria?! ] con la rappresentazione di un parto miracoloso [se il
parto è " verginale ", non ordinario, non è forse necessariamente
miracoloso?] (art. cit., p. 137-138). " Questa rappresentazione –
conclude P. Galot - non è implicata nella fede [eppure la Tradizione e il
Magistero Ecclesiastico han parlato - come vedremo - ripetutamente di parto
verginale, mirabile, miracoloso!...]. E non è necessariamente legata
all'affermazione della verginità di Maria [è però legata all'affermazione
della verginità corporale). E' necessario dunque distinguere bene tra la
certezza di fede e il valore da attribuire ad una rappresentazione, che pur
avendo una lunga tradizione [dunque, per tanti secoli, la Chiesa avrebbe creduto
ad una "rappresentazione" falsa] non si impone come una verità da
credere [e allora quale verità è da credere?!] " (art. cit., p. 138).
3) CARLO DAVIS
(recentemente, apostata dal sacerdozio e dalla fede), dopo aver riferito
sinteticamente la sentenza del Mitterer, si è limitato a dire; " In molti
modi le idee del Mitterer sono molto attrattive: al giorno d'oggi noi troviamo
particolarmente difficile vedere la rilevanza della verginità in par fu come è
abitualmente esposta. Similmente, la reinterpretazione della tradizione
coinvolge, al momento, un augurio non tollerato " (cfr. " Clergy
Review " 41, 1956,p. 543).
4) II P. ENRICO
SCHILLEBEECKX O.P., in una lettera (o " Memorandum ") inviata
all'Episcopato Olandese nonché ai Provinciali e agli Abati dei monasteri di
quella nazione, metteva in dubbio la verginità fisica della Madonna.
5) II P. CARLO
RAHNER S.J., nella rivista " Zeitschrift fur Katholische Theologie "
75, 1953, p. 500 s., ammetteva che gli argomenti addotti dal Mitterer sono forti
e si impongono all'attenzione dei teologi positivi. Nei " Saggi di
Cristologia e di Mariologia " (Roma, Ediz. Paoline, II ediz., 1967), nel
capitolo " Virginitas in partu ", un contributo al problema dello
sviluppo e della tradizione del dogma (p. 361-411), ha precisato meglio il suo
pensiero sulla teoria del Mitterer. Pur riconoscendo in lui un errore
fondamentale di metodo, e pur allontanandosi da lui in cose più o meno
accidentali, dimostra come la verginità nel parto, praticamente sia senza
solido fondamento. Dopo aver sintetizzato il pensiero del Mitterer e dopo aver
riferito, brevemente, il giudizio di alcuni teologi intorno al medesimo, P.
Rahner si limita ad aggiungere " alcune osservazioni a questo nuovo
problema "(p. 365).
P. Rahner rileva,
innanzitutto, " nella più recente teologia cattolica ", " una
maggiore riservatezza nella qualificazione teologica e (soprattutto) nella
determinazione del suo contenuto ": cosa falsa, come vedremo.
Riguardo poi al
" contenuto " della verginità nel parto (come pure riguardo alla
definizione della medesima) " è consigliabile – dice P. Rahner -
prudenza e riservatezza " (p. 368). Non sappiamo però quanta "
prudenza e riservatezza " abbia usato egli stesso quando asseriva: "
se si vuole vedere espressa " (la " virginitas in partu ") "
nel semper virgo " della tradizione e anche in molte espressioni
dell'insegnamento del Magistero della Chiesa, allora non bisogna soltanto
chiedersi se il magistero con un tale titolo (" semper virgo ") col
quale caratterizza Maria, voglia già definire il contenuto del titolo stesso,
ma bisogna specialmente far notare che il contenuto più preciso della "
virginitas "in partu" forse in esso incluso rimane ancora
completamente aperto " (Le., p. 368), ossia, completamente indeterminato.
Dopo aver Svuotato i vari documenti del Magistero Ecclesiastico sulla verginità
nel parto, P. Rahner conclude: " Tenendo presente la posizione del
Magistero quindi, è perfettamente comprensibile questa maggiore riservatezza
nella recente teologia per quanto riguarda la qualifica e la definizione del
contenuto della dottrina... " (l.c. p. 372-3). Bisogna... far rilevare...
che il problema della più esatta definizione del contenuto non è ancora
risolto... Infatti attraverso un'accurata storia della dottrina si potrebbe
mostrare che la definizione del suo contenuto non è stata sempre unitaria,
chiara e non sempre priva di elementi sospetti, per cui non si può dire
semplicemente: la prudente, un po' indefinita e globale affermazione della
" virginitas in partu " nel magistero ordinario, nelle posizioni prese
finora dal magistero straordinario e nella normale predicazione della fede
intende proprio e sempre quello che viene espresso rigorosamente e in
particolare dai Padri e dai Teologi (e in qualche scritto edificante) "
(l.c., p. 373).
Passa quindi a
dimostrare come la " virginitas in partu " non si possa provare con
certezza né per via storico-critica
(dimostrando cioè che risale al tempo degli apostoli) (p. 376-390) né
per via dogmatica (dimostrando che è implicita in verità rivelate dagli
apostoli) (pagine 390-395). "Non dobbiamo considerare come dogma e verità
vincolante tutto quello che al riguardo (nella "virginitas in partu")
la tradizione dice " (p. 409).
Dopo aver proposto
varie riflessioni sopra " difficoltà e su questi problemi insoluti ",
P. Rahner conclude: " Non possiamo certo dire che ci troviamo con evidenza
di fronte alla necessità o di poter dedurre e di dedurre questi elementi
concreti ("esenzione dal dolore, permanenza dell'imene, il " sine
sordibus ", che i Padri identificano anzitutto con la placenta"), dal
nostro punto di partenza, oppure di abbandonarlo come insufficiente e non
conforme alla tradizione. Noi perciò non diciamo (come Mitterer): questi
elementi concreti non ci sono stati. Diciamo soltanto: la dottrina della Chiesa
dice con il vero nocciolo della Tradizione: il parto attivo di Maria - visto da
parte del bambino e di sua madre - considerato nell'insieme della realtà è
come atto integralmente umano di questa "Vergine", è anche in sé (e
non soltanto in virtù della fecondazione, come per Mitterer) corrispondente a
questa madre e perciò unico, misterioso, "verginale", senza che da
questa proposizione (se in sé però è comprensibile) abbiamo la possibilità
di dedurre, in maniera sicura e obbligante per tutti [é P. Rahner che
sottolinea] delle osservazioni circa le particolarità concrete di questo
processo " (p. 411) (5).
Anche P. Rahner
perciò tende a svuotare completamente la verginità di Maria " nel parto
", ossia, ad identificarla con la verginità " prima del parto "
(col concepimento verginale), ammettendo in Maria SS. la sola incorruzione
morale, non già quella corporale.
6) CLIFFORD E.L.
HENRY, M.D., considera il parto verginale (preso in senso stretto, astraendo dal
concepimento verginale) come qualcosa che in se stessa è in pieno accordo con
le leggi comuni della natura, e come miracoloso soltanto in causa, vale a dire,
" per mezzo della concezione " (A
Doctor considers the Birth of Jesus, in " The Homiletic and Pastoral
Review ", 54, 1953, p. 219-223) (6).
Il retto
insegnamento sulla verginità fisica " nel parto " viene riferito,
dall'Henry, come una mera "congettura" (art. cit., p. 222-223).
7) P. Rahner ci fa
sapere che è stata presentata all'Università di Innsbruck una tesi di laurea
(non pubblicata) nella quale W. ZAUNER (Untersuchungen zum Begriff der
Virginitas in partu, Innsbruck 1955) avrebbe confermato, " cautamente
", usando un metodo del tutto diverso, più storico-dogmatico e
speculativo, la teoria del Mitterer.
8) II " Nuovo
Catechismo Olandese " non ha neppure un accenno alla verginità "
nel parto ". Dopo aver messo in discussione il concepimento verginale, era
logico evitare di prendere in considerazione il parto verginale (7).
9) VECCHI ERRORI
PRESENTATI COME NUOVE CONQUISTE
Anche tutti questi
odierni contestatari della Verginità di Maria " nel parto " non hanno
neppure il pregio della novità, poiché non han fatto altro che ripetere un
errore già proposto nei secoli III e IV. Tertulliano, nel secolo III, nella sua
lotta contro gli Gnostici e i Doceti (i quali ritenevano che il corpo di Cristo
non era reale, ma apparente), nell'intento dì provare la realtà del corpo di
Cristo, negò la verginità di Maria nel parto (De
carne Christi, c. 23, PL 2, 790). Negò perciò il prodigioso parto di Maria,
e ammise un parto comune a tutti gli uomini, con lesione dell'integrità fisica.
Conseguentemente, insegnò che la Madonna " fu vergine riguardo all'uomo,
non già riguardo al parto " (il quale non può essere, per se stesso,
verginale) (8).
Altrettanto ripeteva
a Roma, nel 392, con le stesse parole di Tertulliano, l'eretico Gioviniano, il
quale poneva sullo stesso piano la donna vergine e la donna maritata. La
Madonna, secondo Gioviniano, " fu vergine riguardo all'uomo, non già
riguardo al parto ". Gioviniano - riferisce S. Agostino - impugnava la
dottrina cattolica del parto verginale, perché per lui dire che Cristo era nato
dalla madre lasciando incorrotta la sua verginità equivaleva a credere, coi
Manichei, che Cristo era un fantasma (9).
Roma - riferisce San
Girolamo - " non potè tollerare la scelleraggine di questa asserzione
" (10), per cui Gioviniano fu condannato, prima nel Sinodo Romano sotto il
Papa S. Siricio (a. 393) e poi, nello stesso anno (393) dal Sinodo di Milano
sotto Sant'Ambrogio. " Dalla loro aberrazione - riferisce S. Ambrogio nella
sua Lettera al Papa Silicio - sono indotti ad affermare: concepì
vergine, ma non partorì vergine. Una vergine dunque avrebbe potuto
concepire, pur restando vergine, ma non avrebbe potuto partorire, pur restando
vergine, per la semplice ragione che il concepimento precede il parto? In tal
caso, se non si vuole prestar fede agli insegnamenti dei sacerdoti, si creda
almeno alle profezie riguardanti Cristo; si creda agli avvertimenti degli
angeli, i quali dicono che nulla è impossibile a Dio. Si dovrebbe accettare in
pieno il simbolo di fede degli apostoli, che la Chiesa romana ha sempre
conservato intatto e ha sempre difeso " (11).
La negazione della
verginità di Maria nel parto (a causa della condizione del medesimo) fatta nel
sec. IV dall'eretico Gioviniano, fece inorridire, nel sec. V, persino l'eretico
Giuliano, Vescovo di Belano, negatore, a sua volta, del peccato originale.
Giuliano, in polemica con S. Agostino, gli opponeva che Egli, Agostino, con la
sua teoria sulla universalità del peccato originale, cadeva in un'eresia ancora
più detestabile di quella di Gioviniano: mentre infatti Gioviniano negava,
" per la condizione del parto ", l'integrità del corpo di Maria,
Egli, Agostino, negava invece, in Maria, " per la condizione della nascita
", l'integrità dello spirito (ancora più nobile) " assoggettandola
al demonio " (facendola cioè nascere con la colpa originale) (12).
Anche nel sec. XI -
come ci riferisce Radberto Pascasio – alcuni negavano il parto verginale di
Cristo, perché, " se non fosse nato come nascono tutti gli altri bambini,
non si avrebbe una vera nascita " (RADBERTO, De
partu virginis, 1, PL 96, 208 A).
Si tratta perciò di
ripetizione di errori antichi, già regressi, e perciò, si tratta di
regressismo, non già di progressismo.
E qui è necessario
rilevare che questi negatori della verginità di Maria " nel parto ",
per difendere se stessi, si sono sentiti costretti persino a difendere gli
eretici (Tertulliano, Gioviniano) asserendo che costoro non hanno errato negando
la verginità fisica di Maria " nel parto ". Essi suppongono perciò
che, fino ad oggi, ingiustamente, sarebbero stati considerati " eretici
" perché non hanno combattuto la verginità " nel parto ".
Avrebbero ammesso la verginità morale (a viro) non già quella corporale (a
partu). Così, per esempio, P. Rahner ha scritto: " Tertulliano non
combatte propriamente la " virginità in partu", ma semplicemente
premette come ovvio il contrario... " (l.c., p, 387).
Eppure Tertulliano -
come pure Gioviniano - era pienamente consapevole di aver negato la verginità
nel parto, a causa della perdita dell'integrità fisica. Coloro che lo
difendono, invece, non se ne vogliono rendere consapevoli. Per salvare quindi,
per lo meno a parole, la verginità di Maria " nel parto ", si vedono
costretti a dire che la Madre di Dio è " vergine ": corporalmente però
non è più vergine e perciò non è più integralmente
vergine (sia spiritualmente sia corporalmente).
Sembra perciò che
abbiano fatto causa comune con gli eretici...
Note alla seconda
parte
(4) II Mitterer
travisa qui - a proprio comodo- il concetto stesso di verginità.
(5) Anche qui
bisogna distinguere tra la realtà concreta del fatto (la non-frattura
dell'integrità fisica) e la realtà concreta del modo (in che modo si è
verificata la non-frattura dell'integrità fisica).
(6) L'Henry è stato
confutato da MONS. JOSEPH C. FENTON (Our Lady's virginity in partu, in "
American Ecclesiastical Review ", 130, 1953, p. 46-55) e dal P. J.B. CAROL
O.F.M, (Mary's virginity in partu, in " The Homiletic and Pastoral Review
", 54, 1954, p. 446-447).
(7) Secondo il P.
Galot, avrebbero accolto con simpatia la teoria del Mitterer, O. SEMMELROTH S.J.
(in " Scholastik ", 28, 1953, p. 310), R. VALKANOVER O.F.M. (in "
Antonianum ", 39, 1955, p. 71-74), H, DOMS (Ein Kapitel aus der gegenwàrtigen
Beziehung zwischen Theologie und Biologie, in " Theologische Revue "
48, 1952, p. 201 e 212), W. DETTLOFF O.F.M. (Virgo-Mater; Kirchenvàter und
moderne Biologie zur jungfraulichen Mutterschaft Mariens, in " Wissenschaft
und Weisheit", 20, 1957, p. 221 e 226), D. RYAN (Perpetual virginity in
K.M. Mc Namara, Mother of the Redeemer, Dublin, 1959, p. 119, n. 53). L. OTT
menziona le idee di Mitterer, senza disapprovarle, nell'opera Grundriss der
Katholischen Dogmatik, Freiburg, II ed., 1957, vers. it. Marietti, Torino.
(8) Ecco le parole
di Tertulliano: " Peperit (Maria) et non peperit; virgo (fuit) et non virgo.
Peperit enim, quae ex sua carne; et non peperit, quae non ex viri semine. Et
virgo, quantum a viro; non virgo, quantum a partu " (TERTULLIANO, De carne
Christi, 23, 2; C.S.E.L. 2, 914). Secondo il Mitterer e compagni, Tertulliano
non avrebbe negato la verginità " nel parto ".
(9) " Tamquam
Christum cum Manichaeis phantasma crederemus, si Matris incorrupta virginitate
diceremus exortum " (S. AGOSTINO, Contra
lulianum pelagianum, 1, 2, 4, PL 44, 643). È degna di nota la
risposta data dallo stesso S. Agostino a Gioviniano: " (Catholici) nec
sanctam Mariam pariendo fuisse corruptam, nec Dominum phantasmam fuisse
crediderunt; sed et illam virginem mansisse post partum, et ex illa tamen verum
Christi corpus exortum " (ibid.).
(10) " Si
idipsum virgo putatur et nupta, cur piaculum vocis huius Roma audire non potuit?
Virgo a viro, non vir a virgine generatur " (S. GIROLAMO, Apologeticum ad
Pammachium, 2, PL 22, 494 a).
(11) "De via
perversitatis produntur dicere: Virgo concepit, sed non virgo generavit. Potuit
ergo virgo concipere, non potuit virgo generare, cum semper conceptus praecedat,
partus sequatur? Sed si doctrinis non creditur sacerdotum, credatur oraculis
Christi; credatur monitis angelorum dicentium: quia non est impossibile Deo omne
verbum; credatur Symbolo apostolorum, quod Ecclesia Romana intemeratum semper
custodit et servat " (S. AMBROGIO, Epist. 42, PL 16, 1173-1174).
(12) " Ille (lovinianus)
virginitatem Mariae partus conditione dissolvit; tu (Augustine) ipsam Mariam
diabolo nascendi conditione transcribis... " (S. AGOSTINO, Opus imperfectum
contra lulianum, VI, 122, PL 45, 1417).
...Sintesi dogmatica. Un dogma mai definito solennemente:
Magistero, Scrittura, Patristica...
La
pe
rpetua verginità di Maria
-
Maria
fu vergine prima, durante e dopo il parto. De fide.
Il Concilio
Lateranense del 649, presieduto da Papa Martino I, pone in risalto i tre momenti
della verginità di Maria, insegnando che "la santa Madre di Dio sempre
vergine immacolata Maria... ha concepito senza, seme per opera dello Spirito
Santo e ha partorito senza corruzione, permanendo indissolubile anche dopo parto
la sua verginità" (D. 256 [DS. 503]). Paolo IV dichiarò (1555):
Beatissimam Virginem Mariam... pestitisse semper in virginitatis integritate, ante
partum scilicet, in partu et perpetuo post partum (D. 993 [DS
1880]).
La verginità di Maria comprende la "virginitas mentis" cioè il
costante proposito della verginità, la "virginitas sensus" cioè
l'immunità dagli impulsi disordinati della concupiscenza sessuale, e la "virginitas
corporis" cioè l'integrità fisica. Il dogma della Chiesa si riferisce in
primo luogo all'integrità fisica.
l. Verginità prima
del parto.
-
Maria concepì
senza cooperazione di uomo per virtù dello Spirito Santo. De fide.
Avversari della
concezione verginale furono nell'antichità i giudei ed i pagani (Celso,
Giuliano l'Apostata), Cerinto e gli ebioniti, nell'epoca moderna i razionalisti,
i quali cercano di far derivare la fede nella verginità della concezione o dal
passo di Is. 7, 14 o dalla mitologia pagana.
La fede della Chiesa
nella concezione verginale (attiva) di Maria è espressa in tutti i simboli
della fede. Quello apostolico professa: Qui conceptus est de Spiritu Sancto. Cfr.
D. 86, 256, 993 (DS. 150, 503, 1880).
Che Maria, fino al
momento della concezione attiva, sia stata vergine è attestato da Lc. 1, 26-27:
"L'angelo Gabriele fu da Dio mandato... a una vergine... e la vergine si
chiamava Maria".
La concezione verginale fu già predetta nel Vecchio Testamento da Isaia nelle
sue celebri profezie dell'Emmanuele (Is. 7, 14): "Ebbene il Signore
stesso vi darà un segno. Ecco la vergine che concepisce e partorisce un Figlio,
e gli porrà nome Emmanuele (= Dio con noi)".
Il giudaismo non ha
inteso il passo in senso messianico. Il cristianesimo sin dall'inizio lo ha
invece riferito a Cristo, poichè vide che il segno era compiuto. Cfr. Mt. 1,
22. Poichè l'Emmanuele, secondo quanto dice in seguito il profeta (Is. 9 ss.),
è il Messia, è chiaro che per 'alma non si può intendere né la moglie del re
Achaz; né quella dello stesso profeta, ma la madre del Messia. L'obbiezione
mossa da parte ebraica che i Settanta avrebbero reso male 'alma con "la
vergine", invece di "la ragazza, la donzella" (così Aquila,
Teodozione, Simmaco), non è giustificata poiché quel termine nell'uso biblico
designa la ragazza da marito, ancora vergine. Cfr. Gen. 24, 43 con Gen. 24, 16;
Es. 2, 8; Sal. 67, 26; Cant. 1, 2 (M. 1, 3); 6, 7 (M. 6, 8). Inoltre il contesto
parla di segno, cioè di carattere miracoloso della nascita del Messia; ma di
prodigio in quest'annunzio di una concezione e nascita non ci può essere se non
ch'esse, avvengono senza scapito della verginità della Madre.
Matteo 1, 18 ss. e
Luca 1, 26 ss. narrano il compimento della profezia di Isaia. Mt. 1, 18: "La
madre di lui, Maria, essendo fidanzata a Giuseppe, prima, che venissero a stare
insieme, si trovò incinta per virtù dello Spirito Santo". Lc. 1,
34-35: "Disse Maria all'angelo: Come avverrà questo, poichè io non
conosco: uomo? E l'angelo le rispose: Lo Spirito Santo verrà sopra di te, e la
potenza dell'Altissimo ti ricoprirà". Poiché Maria visse in legittimo
matrimonio con Giuseppe, questi era il padre legale di Gesù. Lc. 3, 23:
"Il figlio, come si credeva, di Giuseppe". Cfr. Lc. 2, 23. 48.
Le obiezioni della
critica razionalistica contro l'autenticità di Lc. 1, 34-35 derivano
esclusivamente dal pregiudizio filosofico della impossibilità del
soprannaturale. La forma del tutto isolata che la versione siriaca sinaitica ci
dà di Mt. 1, 16: "Giacobbe generò Giuseppe; Giuseppe cui era fidanzata
la Vergine Maria, generò Gesù", non può, per mancanza di
testimonianze, esser ritenuta come primitiva. A quanto pare l'antico traduttore
siriaco intese la paternità di Giuseppe nel senso legale, non naturale, poiché
in seguito (I, 18 ss.) in perfetta armonia con tutte le altre testimonianze
testuali, narra la concezione verginale ad opera dello Spirito Santo. La
singolare versione sarebbe nata dal fatto che il traduttore notando che
"generò" nella genealogia è sempre attribuita all'uomo, continuò
sino alla fine la prima formulazione, stimando che l'inciso "cui era
fidanzata la Vergine Maria" manifestasse abbastanza il suo pensiero. Il
testo che servì traduttore conteneva la seconda forma di Mt. 1, 16 testimoniata
da numerosi testi principalmente occidentali, che così risulta: "Giacobbe
generò Giuseppe, cui (era) fidanzata Maria Vergine (la quale) generò Gesù
detto il Cristo".
I Padri attestano in
pieno accordo la concezione verginale di Maria. Cfr. IGNAZIO di ANTIOCHIA, Smirn.
I, I: "Nato realmente da una vergine"; Trall. 9, 1; Ef. 7,
2; 18, 2; 19, i. Essi difendono, a cominciare da Giustino, il significato
messianico di Is. 7, 14 e fanno osservare che le parole vanno intese nel senso
che la Madre dell'Emmanuele concepisse e partorisse come vergine (in sensu
composito, non in sensu diviso). Cfr. GIUSTINO, Dial. 43; 66-68; Apol. 1,
33; IRENEO, Adv. haer. 111, 21; ORIGENE, Contra Celsum 1,
34-35; S. th. 111, 28, 1.
2. Verginità
durante il parto.
Maria partorì
senza lesione della sua integrità verginale. De fide.
La verginità di
Maria nel parto fu negata nell'antichità da TERTULLIANO (De carne Christi 23)
e particolarmente da GIOVINIANO, avversario dell'ideale cristiano della verginità,
e nel tempo moderno dal razionalismo. A. Harnack, ad es., ritiene che sia
un'invenzione dello gnosticismo.
La dottrina di
Gioviniano (Virgo concepit, sed non virgo generavit) fu respinta in un
sinodo di Milano (390) presieduto da SANT'AMBROGIO (cfr. Ep. 42), in cui si fece
appello al simbolo apostolico: natus ex Maria virgine. La verginità nel
parto è inclusa nel titolo onorifico di "sempre vergine" è
espressamente insegnata da Papa LEONE I nell'Epistola dogmatica ad Flavianum (Ep.
28, 2), dal Concilio Lateranense del 649 e da Papa Paolo IV nel 1555 (D. 256,
993 [DS. 503, 1880]). Nell'Enciclica Mystici corporis PIO XII scrive:
"Lei con un parto ammirabile dette alla luce Cristo Signore"
(mirando partu edidit; l. C., P. 247).
La fede generale
della Chiesa risulta anche dalla liturgia. Cfr. il Prefazio delle feste della
Madonna (virginitatis gloria permanente) ed i responsori della 5a lezione della
festa del Natale (cuius viscera intacta permanent) e della 8a lezione della
festa della Circoncisione (peperit sine dolore).
Is. 7, 14 annuncia che la vergine (come vergine) partorirà. Al parto verginale
i Padri riferiscono in senso tipico anche le parole del profeta Ezechiele sulla
porta chiusa (Ez. 44, 2; cfr. AMBROGIO, Ep. 42, 6; GEROLAMO, EP. 49,
21), quelle del profeta Isaia sul parto senza dolori (Is. 66, 7; cfr. IRENEO, Epid.
54; GIOVANNI DI DAMASCO, De fide orth. IV, 14) e quelle del Cantico
dei Cantici sul giardino chiuso e della fonte sigillata (4, 12; cfr. GEROLAMO, Adv.
Iov. 1, 31; EP. 49, 21).
IGNAZIO DI ANTIOCHIA definisce non solo la verginità di Maria ma anche il suo
parto come "un mistero strepitoso" (Ef. 19, 1). La nascita
verginale di Cristo è attestata con certezza da scritti apocrifi del II secolo (Odi
di Salomone 19, 7 SS.; Protovangelo di Giacomo 19-2o; Ascensione
di Isaia 11, 7 ss.) e da scrittori della Chiesa, come IRENEO (Epid. 54;
Adv. haer. III, 21, 4-6). CLEMENTE ALESSANDRINO (Strom. VII, 16,
93), ORIGENE (In Lev. hom. 8, 2; diversamente In Luc. hom. 14).
Contro Gioviniano la dottrina tradizionale della Chiesa fu difesa da S. AMBROGIO
(Ep. 42, 4-7), da S. GEROLAMO (Adv. Iovinian. 1 31; Ep. 49,
21) e da S. AGOSTINO (Enchir. 34). Per illustrare il mistero i Padri, e
con loro i teologi, si servono di diverse analogie: l'uscita di Cristo dal
sepolcro sigillato, il suo passaggio attraverso le porte chiuse, la penetrazione
dei raggi solari attraverso il vetro, la nascita del Logos dal seno del Padre,
la nascita del pensiero umano dall'intelletto.
Il dogma afferma che
l'integrità fisica di Maria non fu lesa all'atto dei parto. Come nel concepire,
così anche nel partorire la sua integrità verginale rimase intatta. Il modo in
cui partorì ebbe quindi un carattere straordinario. La spiegazione precisa, in
che consista sotto l'aspetto fisiologico l'integrità verginale nel parto, non
rientra nella fede della Chiesa. Tuttavia, in base alle dichiarazioni del
magistero ecclesiastico ed in base alle testimonianze della tradizione si deve
ritenere che la verginità nel parto è diversa dalla verginità nel
concepimento, cui si aggiunge come un nuovo elemento.
La spiegazione teologica mette l'integrità fisica nel parto in rapporto con
l'immunità dalla concupiscenza, la quale aveva come conseguenza un singolare
dominio delle forze spirituali sugli organi e processi fisici. Ne risulta che
Maria, nel partorire Gesù, si comportò in modo del tutto attivo, come indica
anche la Scrittura (Lc. 2, 7). In tal modo si può spiegare la mancanza del
dolore fisico e soprattutto di moti sessuali. L'integrità fisica è l'elemento
materiale della verginità nel parto, mentre la mancanza di moti sessuali è
l'elemento formale.
3. Verginità dopo
il parto.
Maria visse
vergine anche dopo la nascita di Gesù. De fide.
Quest'aspetto della
verginità di Maria fu negato in antico da Tertulliano (De monog. 8),
Eunomio, Gioviniano, Elvidio, Bonoso di Sardica e dagli Antidicomarianiti. Al
presente viene contestato dalla maggior parte dei protestanti, sia liberali sia
conservatori.
Papa Siricio (392)
respinse la dottrina di Bonoso (D. 91). Il V Concilio ecumenico di
Costantinopoli (553) attribuisce a Maria il titolo onorifico di "sempre
vergine" D. 214, 218, 227 [DS 422, 427, 437]). Cfr. le dichiarazioni del
Concilio Lateranense del 649 e di Paolo IV (D. 256, 993 [DS- 503, 1880]). Anche
la liturgia celebra Maria "sempre vergine". Cfr. la preghiera Communicantes
nel canone della Messa. La Chiesa prega: post partum, Virgo, inviolata
permansisti.
La Scrittura attesta solo indirettamente la verginità di Maria dopo il parto.
Il fatto che il Salvatore morente affidi sua madre alla protezione di Giovanni (Gv.
19, 26: "Donna, ecco tuo figlio"), presuppone che Maria non avesse
altri figli oltre Gesù. Cfr. ORIGENE, in Ioan. 1, 4 (6), 23.
L'interpretazione tradizionale di Lc. 1, 34, dalla risposta di Maria: "Come
avverrà questo, poichè io non conosco uomo?" arguisce il suo
proposito di verginità perpetua, fatta per una particolare illuminazione
divina. Agostino suppone, persino un voto formale di verginità. Secondo una
moderna interpretazione Maria, che concepiva il matrimonio e la maternità alla
luce del Vecchio Testamento, contrasse matrimonio con un'intenzione normale.
Quando l'angelo le annunziò il concepimento come un fatto imminente, obiettò
che ciò non era possibile, perché, prima di essere accolta in casa del marito,
non aveva con esso rapporti coniugali.
Per coloro che la Scrittura chiama parecchie volte "fratelli di Gesù",
mai però "figli di Maria", si devono intendere parenti prossimi di
Gesù. Cfr. Mt. 13, 55 con Mt. 27, 56, Gv. 19, 25 e Gal. 1, 19. Dal passo Lc. 2,
7: "E diede alla luce il suo figlio primogenito" (cfr.
Mt. 1, 25 sec. la Volgata) non si può inferire che Maria dopo Cristo abbia dato
alla luce altri figli, poichè nel giudaismo anche il figlio unico e designato
con il nome di primogenito. Un epitaffio giudaico scoperto ultimamente in Egitto
chiama primogenito il figlio d'una donna morta al suo primo parto. Il titolo di
primogenito portava con sè particolari diritti e doveri. Cfr. Ebr. 1, 6, dove
l'unico figlio di Dio viene detto primogenito. I passi Mt. 1, 18: "prima
che venissero a stare insieme" e Mt. 1, 25, "egli non la conobbe finchè
non ebbe partorito un figlio" non significano che Giuseppe l'abbia
conosciuta in seguito, ma solo che nessun rapporto coniugale intervenne tra lui
Maria prima del parto. Meglio quindi tradurre Mt. 1, 25 così: " senza che
egli la conoscesse, ella partorì un figlio". Cfr. Gen. 8, 7; 2 Sam. 6, 23;
Mt. 28, 20.
Tra i Padri emergono
come difensori della verginità Maria dopo il parto ORIGENE (In Lc. hom.
7), AMBROGIO (De inst. virg. et S. Mariae virginitate perpetua), GEROLAMO
(De perpetua virginitate B. Mariae adv. Helvidium), AGOSTINO (De
haeresibus 56, 84), EPIFANIO (Haer. 78; contro gli antidicomarianiti).
BASILIO osserva: "Gli amici di Cristo non tollerano di udire che la
madre di Dio cessò di essere vergine" (Hom. in s. Christi
generationem, n. 5). Cfr. GIOVANNI DAMASCENO, De fide orth. 14. S.
th. 111, 28, 3.
Dal IV secolo in poi i Padri, quali S. ZENO DI VERO (Tract. I, 5, 3; II,
8, 2), AGOSTINO (Sermo 196, 1, 1; De carud. 22, 40), PIETRO
CRISOLOGO (Sermo 117) esprimono i tre momenti della verginità di Maria
in formule come: Virgo concepit, virgo peperit, virgo permansit (AGOSTINO, Sermo
51, 11, 18).
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