FISICA/MENTE

 

 

 

 

 

L'Espresso N. 3 Anno XLIV - 21 gennaio 1999 ORDINI RELIGIOSI I IL BOOM DEI LEGIONARI DI CRISTO

Eran 50 mila giovani e forti - Fedelissimi al papa. Un po' misteriosi. E in crescita continua.

Indagine sui seguaci di Marcial Maciel
di Sandro Magister

Così abusava di noi

 Otto ex discepoli accusano il fondatore

Si veda anche:

 

Il papa sarà pure un generale senza divisioni, come ironizzava Stalin. Ma di legioni sue ne ha fin troppe. Ha i Legionari di Maria, quelli che hanno per gladio il rosario. E soprattutto ha i Legionari di Cristo. Tra pochi giorni, in trasferta per la terza volta a Città del Messico, Giovanni Paolo Il passerà compiaciuto in rivista il loro primo acquartieramento. Perché è da lì che s'è messa in marcia questa falange. È da Iì che si è propagata nel mondo. Con una geometrica potenza (vedere il grafico in questa pagina) che non ha eguali in altre milizie cattoliche. Il loro fondatore e condottiero è il prete messicano Marcial Maciel, 78 anni, stessa età del papa. Marziale anche nel nome, da perfetto Von Clausewitz in sacris.

Dei Legionari di Cristo si sa poco, fuori. Anche perché hanno sempre schivato di farsi pubblicità. «È la prima intervista che do», dice all'inviato dell"'Espresso" padre Thomas Williams, 36 anni, americano del Michigan, rettore della casa generalizia e portavoce ufficiale dell'ordine. 

Documentazione stampata? Al minimo. Una réclame dell'Ateneo pontificio Regina Apostolorum, la loro facoltà teologica di Roma, un bell'edificio lindo sulla via Aurelia. Un paio di giornaletti per promuovere le vocazioni. Un solo libro del fondatore, Maciel:«La formazione integrale del sacerdote», noioso già nel titolo e dentro ancor di più, stampato da Città Nuova, l'editrice dei Focolarini. Quanto alla storia dell'ordine, gli unici dati pubblici sono in un volume celebrativo, fuori commercio, stampato nel 1991, cinquantesimo compleanno dei Legionari.

Il resto è sommerso. Solo per iniziati. A cominciare dagli scritti a uso interno di padre Maciel, che sono tanti, editi e inediti, la maggior parte in stile epistolare. Il breviario del Legionario tipo è un volumotto con sovraccoperta viola, dal titolo "Messaggio", un'antologia di lettere del fondatore dal 1937 al 1981. Ma poi c'è tutta una miriade di librettini dai titoli vaghi: «Tempo ed eternità», «La carità evangelica», «L'uomo del Regno». Quest'ultimo si presenta come «lettera a tutti gli imprenditori e signori del Regnum Christi» ed è fatto per andare in mano a uomini d'affari e capitani d'industria. 

«Perché la nostra attività precipua è la formazione, in primo luogo delle élite», spiega padre Wllliams. In questo, i Legionari di Cristo assomigliano un po' all'Opus Dei e, risalendo più indietro, ai gesuiti. Anche nel fondare in tutto il mondo università e scuole private di qualità.

«Una loro idea madre è l'equivalenza tra successo professionale e benedizione divina», conferrna Davide Venturini, un avvocato della Sacra Rota che è stato membro del Regnum Christi, l'associazione laicale che fa da alone ai Legionari propriamente detti. Venturini è di Ferrara, e nella sua città i Legionari hanno amico li vescovo Carlo Caffarra, più papista del papa nel predicare una morale sessuale ultrarigida. «La fedeltà assoluta al papa è un altro dei caratteri distintivi dei Legionari», aggiunge Venturini. Caffarra l'hanno chiamato più volte a Città del Messico a tenere lezioni in un istituto di morale famigliare intitolato a Giovanni Paolo II. E qualche mese fa sembravano sul punto d'aprire a Ferrara un altro loro seminario minore, per ragazzi delle medie: il secondo in Italia, dopo quello già in funzione a Gozzano, in diocesi di Novara.

Perché è nei preti che essi vedono l'élite delle élite. Da educare, quindi, con particolarissima cura. I Legionari di Cristo sono per definizione maschi e preti consacrati, o per lo meno destinati al sacerdozio. I primi li chiamano padri, i secondi fratelli, tutti hanno i voti di castità, povertà e ubbidienza. E sacerdoti si diventa in capo a un curricolo ancor più lungo e severo di quello per cui sono diventati famosi i gesuiti. Con quattro tappe fondamentali, successive al diploma di maturità:

la prima di noviziato, che in Italia si tiene a Gozzano e dura due anni; la seconda di scienze umane, d'un anno, che si tiene in Spagna, a Salamanca, in Messico, a Monterrey, oppure negli Stati Uniti, nel Connecticut; la terza di filosofia, di quattro anni, a Roma o a New York; la quarta di teologia, di altri tre anni, a Roma. In totale fanno dieci anni di studi, ai quali però si aggiungono, nel mezzo del quadriennio filosofico, altri due o tre anni di "pratica apostolica". Insomma, tra il diploma e l'ordinazione sono dodici o tredici anni filati, in seminari ad hoc. Senza contare gli ulteriori due anni di dottorato in teologia riservati alla super élite dei migliori. I primi voti li danno al termine del noviziato, dopo tre anni li rinnovano e dopo altri tre fanno la professione perpetua.

«Da noi l'indice di perseveranza è molto alto», dice fiero padre Wllliams. Tradotto, significa che pochissimi si perdono per strada, al contrario di quanto accade nei seminari normali. Qui tutto è in controtendenza. Mentre nelle diocesi le vocazioni languono, tra i Legionari sono in crescita strabiliante. Mentre ovunque la severità degli studi e della disciplina si sfilaccia, i Legionari torchiano i loro studenti e li rimettono a studiare la "Summa" di san Tommaso d'Aquino. Molti vescovi, da tutto il mondo, preferiscono ormai mandare a Roma, alla scuola dei Legionari, i futuri dirigenti e insegnanti dei loro seminari diocesani. L'afflusso s'è fatto così impetuoso che, per fargli posto, i Legionari trasferiranno presto il proprio Ateneo romano in una nuova sede universitaria, più grande, in avanzata costruzione sull'Aurelia, presso il Raccordo anulare. E l'attuale la riserveranno alla formazione dei capi di seminario delle diocesi, fino a oggi ospitata in un collegio a Castel di Guido, poco fuori Roma.

Ma c'è un'altra prerogativa dei Legionari:

il rilancio dei seminari minori, praticamente estinti nelle diocesi. «Il primo l'abbiamo aperto negli Stati Uniti nel 1982», dice padre Wllliams. «E tutti ci dicevano che eravamo fuori del tempo. Invece fu un successo e oggi nel mondo ne contiamo più di cento». Uno su tre degli attuali Legionari hanno cominciato proprio così: in seminario fin da piccoli, con i fioretti, le prediche sulla purezza e l'intramontabile divisa da libro "Cuore". In questo del tutto coerenti con l'atto di nascita della loro congregazione. Quando Marciai Maciel la fondò, dicono le storie ufficiali, era il 3 gennaio del 1941, lui aveva 2l anni e i suoi primi seguaci erano tredici bambini tra gli 11 e i 14 anni. Lui stesso era entrato in seminario da piccolo, con scarso successo: due volte espulso e quindi girovago, nonostante avesse quattro zii vescovi. Persino i gesuiti lo cacciarono di punto in bianco dal loro seminario di Montezuma, nel giro di poche ore. Perché? "Incomprensioni", dicono le storie ufficiali. In ogni caso sempre quando il giovanissimo Maciel veniva scoperto con attorno a sé dei seminaristi più piccoli, riuniti, a suo dire, con l'idea di farne un futuro gruppo scelto di preti.

Eppure riuscì a spuntarla, da fondatore nato. Si mise in proprio e impiantò a Città del Messico un suo seminarietto fai da te. E a 24 anni uno dei suoi zii vescovi, quello di Cuernavaca, lo ordinò prete. Due anni dopo Maciel mandò i suoi seguaci a studiare in Spagna, dai gesuiti di Comillas. E inoltrò alla curia di Roma la domanda per li riconoscimento diocesano del suo nuovo ordine. Ma ecco ripresentarsi gli ostacoli, gli stessi di quand'era ragazzo. Ingigantiti. A Roma affluiscono su di lui, riferiscono sempre le storie ufficiali, «informazioni cariche di calunnie d'ogni genere». Dalla stessa casa dei gesuiti di Comillas partono «note con accuse infamanti». A Roma, la curia è divisa. 

Favorevole a Maciel è il cardinale Nicola Canali, che gli propizia un'udienza da Pio XII e un primo, provvisorio nihil obstat al riconoscimento. Ma i più non si fidano. L'11 gingno del 1948, di venerdì, la Congregazione vaticana per i religiosi revoca al vescovo di Cuernavaca l'autorizzazione a riconoscere il nuovo ordine. Spedisce però per posta aerea il suo veto, che in Messico arriva solo il lunedì successivo. Troppo tardi. Il fondatore dei Legionari e ll vescovo di Cuernavaca avevano già posto Roma di fronte al fatto compiuto, con cerimonia clandestina celebrata in fretta e furia la sera di domenica 13.

Maciel dirà che "una voce interiore" l'aveva ispirato ad anticipare i tempi.

Dieci anni dopo, terzo capitolo della storia, sempre in linea coi precedenti, ma più oscuro. Così oscuro che le cronache ufficiali dell'ordine nemmeno ne fanno parola. Sta di fatto che nell'autunno del 1956 il Vaticano sospende Maciel da capo dei Legionari, lo obbliga a star lontano da Roma e istruisce un'inchiesta in piena regola per verificare una serie di accuse "infamanti" che s'erano nuovamente accumulate contro di lui, compresa la dipendenza dagli psicofarmaci. Oltre che dall'interno dell'ordine, le accuse provengono da vescovi del Messico e da gesuiti. In Vaticano sono molto severi con Maciel i cardinali Valerio Valeri e Alfredo Ottaviani. Ma alla fine anche questa tempesta s'acquieta, e anche questa volta in modo irrituale. Senza sentenza pubblica. Due anni e mezzo dopo, nel febbraio del 1959, Maciel viene reinsediato al vertice dei Legionari. Dove tuttora regna.

Sempre però con quella linea d'ombra che l'insegue. E che in anni recentissimi prende corpo una quarta e ultima volta pubblicamente, ad opera di testimoni d'accusa con nome e cognome, per decenni vicini, vicinissimi a padre Maciel. Ne dà conto la scheda in questa pagina. Per accuse analoghe, poi verificate come attendibili, il cardinale Hans Hermann Groër, già arcivescovo di Vienna, è stato l'anno scorso degradato e confinato in un convento. Ma padre Maciel no, nessuna verifica canonica risulta in corso. In Vaticano li suo caso proprio non lo vogliono riaprire. E i suoi seguaci? Fanno legione.    

Così abusava di noi

Otto ex discepoli accusano il fondatore

Abusi sessuali. Innumerevoli, continuati, su più di 30 ragazzi e giovani. Tra gli anni Quaranta e i Sessanta. Sono queste le accuse rivolte a padre Marcial Maciel, fondatore e direttore dei Legionari di Cristo, da otto sue vittime d'allora.

Uno di questi, Juan Vaca, di Holbrook nello Stato di New Vork, era stato il presidente dei Legionari negli Stati Uniti. Nel 1976, lasciando l'ordine, scrisse a padre Maciel una lettera accusatoria. Due anni dopo, il vescovo di Rockville, John McGann, che aveva accolto Vaca tra i suoi preti, trasmise la denuncia a Roma. E nel 1989 Vaca la rilanciò in una lettera a papa Giovanni Paolo lI. Ma dal Vaticano nessuna risposta. Anzi, nel 1994, il papa raccomandò pubblicamente padre Maciel come "guida efficace della gioventù".

«A questo punto non potevamo più tacere», dichiara all" 'Espresso" José Barba Martin, oggi professore di filosofia all'università ltam di Città del Messico. Vaca, Barba e altri sei ex Legionari importanti, oggi vicini ai sessant'anni e professionalmente affermati, hanno affidato le loro testimonianze all" 'Hartford Courant", il più antico e autorevole quotidiano del Connecticut, che è anche l'avamposto geografico dei Legionari di Cristo negli Stati Uniti. A mettere per iscritto le loro denunce, in un ampio servizio uscito il 23 febbraio 1997, sono stati Gerald Renner e Jason Berry, quest'ultimo già autore di un libro inchiesta sugli abusi sessuali dei preti premiato dalla Catholic Press Association degli Stati Uniti. I racconto degli otto sono nitidi, sobrii, concordanti. Anche nel descrivere il fascino di padre Maciel sui suoi acerbi discepoli, le modalità dei suoi approcci e gli artifici da lui impiegati per convincerli che, masturbandolo, stavano facendo opera buona, «con il permesso speciale di Pio XII».

AII"'Hartford Courant" padre Maciel ha replicato con una breve lettera: «Sono tutte calunnie e falsità». E con un po' di documenti allegati: per mostrare che anche negli anni Cinquanta, quando il Vaticano Io processò, la sua innocenza era uscita accertata. Ma gli allegati sono poca cosa: una lettera senza data del dottor Riccardo Galeazzi Lisi, archiatra di Pio XlI, e un'altra lettera, anch'essa senza data, di uno degli inquisitori di allora, un vecchio vescovo belga, Polidoro Van Vlieberghe.

In Vaticano, silenzio. Anche un appello scritto degli otto al papa, d'un anno fa, non ha avuto risposta.           

 

 

L'Espresso 10 dicembre 1998

 

Legionari di nome e anche di fatto 

La Questione Scuola - Un caso Esemplare

I vescovi battono cassa per gli istituti cattolici. Ma questi come funzionano? Visitiamone uno davvero speciale...  - di Pierluigi Ficoneri 

Malgrado la crisi che da qualche anno investe le scuole private (sul terreno finanziario in particolare, cosa di cui parleranno certamente Wojtyla e D'Alema), l'insegnamento cattolico in Italia è ancora ben saldo. Sono quasi 700 mila le famiglie che scelgono per i loro figli un istituto confessionale, sopportando rette che mediamente si aggirano sui sette milioni l'anno. Perché lo fanno? Quali differenze, di studio e di comportamento, caratterizzano una scuola governata da religiosi rispetto a una pubblica? Per scoprirlo abbiamo visitato l'istituto linguistico Highlands, un grosso complesso romano che ospita circa 700 ragazzi (dalle elementari al liceo) gestito da un ordine religioso relativamente poco conosciuto nella capitale ma assai noto all'estero: i Legionari di Cristo.

Sul retro dei grandi musei neoclassici dell'Eur sorge un curioso tubo ottagonale, ricoperto da un cappello spiovente. È la cappella dell'istituto che domina una serie di basse palazzine in cortina rossa, fra campi da tennis e calcetto. Lo frequentano dei rampolli di personaggi noti come il sindaco di Roma Francesco Rutelli e il trio carioca dei calciatori della Roma: Cafu, Paulo Sergio e Aldair. L'Highlands tuttavia non è una scuola elitaria. È piuttosto il punto di riferimento della educazione cattolica per i funzionari dei ministeri, o dei grandi enti che gravitano nella zona dell'Eur: Eni, Alitalia e così via. Il complesso è stato acquistato un paio d'anni fa dai Legionari di Cristo, un ordine missionario che dal Messico è sbarcato in Spagna e Irlanda prima di approdare in Italia. Sono religiosi militanti e si professano nuovi evangelizzatori del Terzo millennio, soldati di Cristo e della Chiesa..

Di preferenza vestono il clergyman e, a detta dei ragazzi, sono piuttosto moderni e di larghe vedute ma intransigenti difensori della dottrina cristiana. Come legionari, appunto. Pur possedendo tre università, a Città del Messico, a Salamanca e a Roma (l'ateneo "Regina apostolorum"), sono più dei manager dell'insegnamento che degli educatori. Fra i circa 70 docenti della Highlands dei legionari non c'è traccia. Tranne nell'ora di religione, si capisce. Quella resta loro esclusivo, irrinunciabile, appannaggio. Spiega la rettrice Amparo Borras, una giovane signora originaria di Valencia e laureata in economia: «Se molte famiglie scelgono la nostra scuola non è solo per la qualità dell'insegnamento ma anche perché noi promettiamo fedeltà alla dottrina cristiana e sociale della Chiesa.. »Parole inequivocabili. Vediamo allora come questo spirito cristiano viene perseguito nelle principali scelte didattiche. 

I libri di testo

È prerogativa degli insegnanti scegliere i testi per i loro allievi da sottoporre poi al vaglio dei consigli di classe. Un esame abbastanza severo in cui trovano disco rosso opere che prospettano una visione materialistica della storia e della filosofia e in genere i libri un po' troppo orientati "a sinistra". Nella cartella di un alunno del liceo linguistico oggi si possono trovare libri come le "Lezioni di storia" di Trainiello, o la "Storia della filosofia" di Reale-Antiseri, lavori poco inclini a tentazioni ideologiche. Anche nella scienza si privilegiano opere che difendono la tesi creazionista rispetto a quelle orientate verso il meccanicismo di tipo darwiniano. Saranno poi i docenti ad illustrare in classe le teorie scientifiche diverse da quelle sostenute dalla Chiesa, magari suggerendo letture tratte dalla fornita biblioteca della scuola. La scelta delle case editrici è la diretta conseguenza di questa impostazione: corsie preferenziali per la Sei, la Mondadori, Paravia, direzione vietata per Editori Riuniti o Feltrinelli. «Se qualche docente mi proponesse un libro edito da Feltrinelli», racconta la preside del liceo Paola Testa, «mi sorgerebbe qualche dubbio sulla sua reale fedeltà all'insegnamento cattolico. I testi comunque sono semplici guide, le lezioni vere le fanno i professori. Chiaro?». Chiaro.

La scelta dei docenti

Sono il vero pilastro dell'educazione cattolica. La loro selezione è una prerogativa cui la Chiesa non rinuncerà mai. All'Highlands sono tutti rigorosamente passati al setaccio. Si comincia con un colloquio che l'aspirante dovrà tenere con la preside per illustrare la sua autentica vocazione e la sua moralità. Non si parla di preferenze politiche ma, garbatamente, viene ricordato all'aspirante professore che si tratta di insegnare in un istituto cattolico che persegue fini propri. Lui è d'accordo? Se lo è potrà incontrare la rettrice che accerterà la sua capacità tecnica. Punti di merito sono, ovviamente, le esperienze sostenute in altre scuole cattoliche. Infine il candidato affronterà un test psicologico che serve a sondare la sua stabilità emotiva. Capita però che qualche docente in classe manifesti orientamenti di sinistra. In questo caso la preside lo richiama alla coerenza con l'impegno assunto.

L'ora di religione

Secondo le norme approvate dal Vicariato, si insegna la storia delle grandi religioni ma anche la dottrina sociale della Chiesa. I legionari dedicano infatti particolare attenzione all'illustrazione delle encicliche papali. L'ora di religione è aperta a tutti, anche ai ragazzi ebrei, evangelici e di altre comunità religiose che frequentano l'istituto. Esempio di pluralismo o sottile forma di proselitismo? Giudicate voi. Padre Giovanni, uno degli insegnanti di religione, afferma che nello scorso anno si è verificato più di un caso di «conversione».

Dentro e fuori la retta

Laura è una bambinetta di 10 anni e frequenta la quinta elementare. Ma già capisce e si esprime in un inglese neppure troppo stentato. Ha cominciato a studiarlo in terza elementare: due ore al giorno. All'Highlands l'apprendimento delle lingue è intensivo. Fra le altre materie, si studia un idioma straniero alle elementari, due alle medie, tre al liceo per parecchie ore al giorno. L'informatica è un altro pallino dell'istituto e trova applicazione in ogni disciplina: dalle scienze alle lingue. Al liceo sono state aggiunte due materie supplementari: economia politica e diritto internazionale. Riconoscimento della globalizzazione imperante? Chissà. Fin qui, più o meno, il pacchetto di servizi che offre la scuola per i sei milioni e mezzo della retta annuale. Poi ci sono gli optional. Corsi pomeridiani di ginnastica artistica, nuoto, tennis, lezioni di musica, di pianoforte, di teatro. Ma ci vogliono altri due milioni per usufruirne. Fuori quota, infine, anche i soggiorni estivi di un mese organizzati nei collegi che i legionari possiedono in Irlanda, America, Spagna e Svizzera. Che altro? Ah, sì: prima comunione e cresima sono gratis.

L'impegno dei missionari

Se la formazione culturale degli allievi è lasciata ai laici, i nuovi evangelizzatori non delegano a nessuno quella spirituale. Ed è un'opera capillare di insegnamento della dottrina sociale cattolica. Nell'istituto operano due cappellani, sorta di consiglieri, uno per i ragazzi e uno per le famiglie. Sono padre Giovanni e padre Francesco, ospiti quasi fissi di un'auletta che non resta mai vuota. Sì, perché anche le famiglie ricorrono spesso al loro aiuto per la guida dei figli. Ma il compito dei due cappellani non si esaurisce nel ruolo di consiglieri. Fra gli allievi hanno anche reclutato una milizia abbastanza numerosa che, tra una lezione e l'altra, si impegna in lavori «socialmente utili»: vanno negli orfanotrofi ad aiutare i bambini a fare i compiti, visitano malati e carcerati, servono pasti caldi nelle mense dei poveri. E non si risparmiano neppure durante le vacanze. A Pasqua e Natale, infatti, l'Highlands ospita, nelle aule dell'edificio, studenti cattolici non abbienti dell'Est o del Medio Oriente. La scorsa Pasqua sono arrivati da Beiruth un centinaio di ragazzi. Chi li ha accuditi? «I nostri giovani commilitoni», risponde con orgoglio il legionario padre Giovanni. Chissà se fra loro sboccerà qualche vocazione? Perché, anche questo è un obbiettivo dell'insegnamento cattolico.

 

I BAMBINI DEL LEGIONARIO: SOSPETTI SU P. MACIEL

31163. KANSAS CITY-ADISTA. "Una guida efficace per i giovani"; "un modello per la nuova evangelizzazione". Così si è espresso in passato Giovanni Paolo II parlando di Marcial Maciel Degollado, fondatore e capo della congregazione religiosa messicana dei Legionari di Cristo, sorta nel 1941, che oggi conta 480 preti e 2.500 seminaristi ed è attiva in 20 Paesi nel settore dell'istruzione. Ma l'espressione deve suonare come uno schiaffo in faccia ai nove ex Legionari che da tempo si battono per portare in tribunale il religioso, oggi 81enne, per gli abusi sessuali perpetrati contro di loro nel corso di lunghi anni, quando erano seminaristi. E che da anni, da quando hanno deciso di rendere nota la loro storia, vedono regolarmente frustrata la loro ansia di giustizia.
A raccontare le varie fasi di sviluppo della vicenda e a fare il punto (non incoraggiante) della situazione è un articolo pubblicato il 7 dicembre dal settimanale cattolico statunitense "National Catholic Reporter" (firmato da Jason Berry, giornalista free-lance, e da Gerald Renner, già giornalista di "The Hartford Courant"), che sottolinea come l'investigazione canonica avviata qualche anno fa contro il religioso si sia arenata nel silenzio e nell'omertà.
Le accuse vengono da nove religiosi o ex religiosi: p. Felix Alarcón, oggi prete in pensione; Juan Vaca, professore di psicologia a New York; Arturo Jurado, docente in California; José Barba, studioso di letteratura latinoamericana; Jose Antonio Perez, avvocato; Alejandro Espinosa, proprietario terriero; Fernando Perez, ingegnere; Saul Barrales, insegnante, e Juan Manuel Fernandez Amenabar, rettore universitario (deceduto nel 1995 dopo aver lasciato una deposizione scritta). Tutti e nove accusano Maciel di aver abusato di loro quando avevano tra i 10 e i 16 anni.

Un inizio "sospetto"

Accuse contro Maciel, tuttavia risalgono già al 1941, quando, ventenne, pur essendo stato espulso da due seminari per ciò che formalmente fu definito come "fraintendimento" sul suo desiderio di dar vita ad una congregazione, aveva riunito attorno a sé 13 ragazzi per insegnare loro teologia. Maciel venne poi ordinato prete nel 1944 da uno zio, mons. Francisco Gonzales Aries, vescovo di Cuernavaca. Dal 1957 al 1959 (proprio gli anni a cui si riferirebbero gli abusi di cui parlano i nove), ebbe poi luogo un'ampia investigazione canonica sul religioso, in particolare sul modo in cui esercitava la sua leadership. Nessun riferimento ad abusi sessuali emerse allora, ma Maciel fu comunque sospeso come capo della congregazione per consentire ai membri di testimoniare, se necessario, contro di lui. A quel tempo, hanno spiegato gli accusatori, le questioni sessuali erano un tabù, e inoltre il giuramento di fedeltà a Maciel li obbligava, di fatto, a non fare alcuna rivelazione che lo mettesse in cattiva luce. Sarebbero stati espulsi dal seminario. "Mentimmo tutti durante la visita apostolica - scrisse p. Alarcón in una lettera del 1997 - allo scopo di salvarlo, perché il nostro mondo era diventato piccolo e le nostre scelte erano state limitate". Il 6 febbraio 1959 Maciel venne riconfermato nel suo ruolo.

Abusi sessuali e potere psicologico: le accuse

Secondo quanto hanno rivelato i nove, talvolta Maciel diceva loro di avere il permesso di papa Pio XII per avere rapporti sessuali con loro, allo scopo di trarre sollievo da un dolore legato ad una non meglio specificata patologia allo stomaco. Secondo quanto ha raccontato Vaca, gli abusi cominciarono nel 1949, quando aveva 12 anni, due anni dopo l'ingresso in seminario, e si protrassero per 13 anni. "Stavo male, volevo confessarmi", racconta ricordando i primi tempi. "Lui mi disse: non c'è niente di sbagliato. Non hai bisogno di confessarti". Di fronte alle sue insistenze, Maciel disse: "Va bene. Ti do l'assoluzione". E, come lui, ad altri: l'assoluzione concessa dopo aver abusato di loro.
È del 1976, anno in cui Vaca lasciò i Legionari lacerato dal senso di colpa, una sua lettera a Maciel di 12 pagine in cui spiegava le ragioni della sua scelta: "Ogni cosa che facevi contraddice il credo della Chiesa e l'ordine", vi scrisse. "Quante volte, innumerevoli, mi hai svegliato nel cuore della notte, e mi hai preso con te, abusando della mia innocenza. Notti di terrore assoluto; tante, tante notti passate in bianco, che in più di un'occasione hanno messo a repentaglio la mia salute psichica". "La mia sofferenza più grande - spiega p. Alarcón - radicata nella disciplina ferrea, era la tortura spirituale e psicologica causata dal fatto di non poter parlare di tutto questo con nessuno. E la spaventosa distorsione spirituale che ci veniva presentata come se noi fossimo il progetto di Dio, essendone invece il contrario, il lavaggio del cervello, nonché la grave ritorsione su chi osasse pensare con la sua testa".
Dovevano chiamarlo "Nuestro Padre", e riverirlo come un santo vivente: "Ci trovavamo in un terribile conflitto. Avevamo paura", afferma Barba.

Dal silenzio alle lettere

Nel 1978 la lettera di Vaca a Maciel, insieme ad uno scritto di Alarcón che rivelava di essere stato anch'egli oggetto degli abusi del religioso, venne inviata al papa tramite l'ambasciata vaticana a Washington. Qualche tempo dopo da parte del Vaticano arrivò conferma del loro avvenuto recapito, ma null'altro. I due non furono mai contattati da Roma.
Nel 1989 Vaca ci riprovò. In una lettera di 7 pagine, chiedeva la dispensa dall'ob-bligo dei voti per potersi sposare e raccontava ciò che aveva subito da Maciel. Il Vaticano gli rispose con la concessione della dispensa, ma senza alcun riferimento alle accuse da lui mosse a Maciel.
All'inizio degli anni '90, alcuni casi di abuso sessuale da parte del clero suscitarono l'interesse dei media americani e fecero il giro del pianeta. Barba ed alcuni suoi ex compagni cominciarono a comunicare tra loro. Quando, nel dicembre 1994, videro sulle pagine dei quotidiani di Città del Messico celebrazioni a tutta pagina per i 50 anni di sacerdozio di Maciel, immortalato col papa che lo elogiava come "guida efficace per i giovani", l'indignazione raggiunse il massimo. Dopo tentativi falliti di comunicare con ufficiali della gerarchia ecclesiastica, nel 1997 la decisione di "uscire allo scoperto", in pubblico. Con interviste rilasciate al quotidiano The Hartford Courant, il caso rimbalzò sulla stampa messicana ed italiana. Maciel rifiutò di essere intervistato ma smentì le accuse con una lettera al Courant. E i Legionari, per difenderlo, hanno tirato fuori una lettera del francescano che condusse l'investigazione per conto del Vaticano negli anni '50, il belga Polidoro Vlieberghe, poi divenuto vescovo di Santiago. A quella lettera, che esprimeva tutta l'incredulità per le accuse formulate contro Maciel, e sosteneva che in occasione di quella visita apostolica "non era mai emersa alcuna accusa di scorrettezza sessuale", se ne agggiunse un'altra firmata dallo stesso Vlieberghe, in difesa del religioso. L'autenticità di entrambe, tuttavia, è stata messa in discussione. Lo stesso vescovo, incontrato da Barba e Jurado a gennaio scorso, ha affermato che la firma è falsa e che alla data riportata in calce (12 dicembre 1996) egli era ricoverato in ospedale gravemente malato. Ciononostante, hanno rivelato Barba e Jurado, Vlieberghe voleva tenersi fuori dalla vicenda e quindi astenersi da affermazioni di carattere pubblico in proposito, a meno che non si trattasse di un'inchiesta formale della Chiesa. In ogni caso, i due hanno intentato una causa civile a Santiago in relazione all'autenticità o meno dei documenti.
I difensori di Maciel si facevano forti, nel frattempo, della ritrattazione di un accusatore, Miguel Diaz Rivera, che si disse indotto da ex Legionari a fare accuse false. Ma si trattò di un caso unico. E il vescovo di Città del Messico, il card. Norberto Rivera Carrera, parlò di un "complotto" contro il fondatore della Legione.
Il Vaticano non fece commenti sugli articoli comparsi sul Courant. Nessuna dichiarazione né in sua difesa né contro Maciel. Più avanti, nel 1998, il papa nominò il fondatore dei Legionari per il Sinodo dei vescovi.

Dalla stampa al processo

A questo punto entra in scena un personaggio determinante, il canonista p. Antonio Roqueñi, per otto anni cappellano universitario dell'Opus Dei, poi, negli ultimi 20 anni, canonista al tribunale ecclesiastico di Città del Messico. Roqueñi, prima ancora di leggere la stampa su Maciel, era entrato in contatto con uno dei nove abusati, Fernandez, prima che questi morisse, nel 1995. Quest'ultimo, molto malato, aveva come consigliere spirituale Alberto Athié, segretario della Commissione giustizia e pace in Chiapas, che lo sollecitò a scrivere una memoria su quanto aveva vissuto con Maciel. Ne emerse, tra l'altro, la dipendenza di Maciel da morfina e l'abitudine di mandare i giovani Legionari a comprarla per lui (cosa che è stata strenuamente rigettata dai Legionari, che addussero a prova una serie di analisi chimiche effettuate da Maciel, che lo avrebbero scagionato). I Legionari provarono anche a destituire di credibilità la memoria resa da Fernandez prima della morte. Athié venne presto emarginato nella Chiesa messicana.
Qui si inserisce Roqueñi, che dopo aver incontrato Barba e Perez Olivera (che nel frattempo avevano pubblicato sulla rivista Milenio una lettera aperta al papa), decise di offrire la sua opera di canonista: "Per me - disse poi - era una questione di legge, di legge della Chiesa". Per questo venne allontanato dal tribunale di Città del Messico e ora lavora come cappellano in un ospedale.
Nel 1998 Barba si recò in visita presso il nunzio pontificio in Messico Justo Mullor, e gli diede copia della lettera aperta al papa. Mullor garantì che l'avrebbe consegnata di persona al pontefice. Ma non ci fu risposta dal Vaticano. Mullor gli consigliò allora di rivolgersi al tribunale ecclesiastico. E qui ha inizio la peregrinazione nei labirinti vaticani.

Dall'avvio della causa al nuovo silenzio

Alla fine dell 1998 Roqueñi, Barba e Jurado si recano a Roma. Cercano un canonista che rappresenti l'accusa. La scelta cade su Martha Wegan, che gode di ottima fama e conosce personalmente il card. Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Subito avviene un incontro con uno dei tre segretari di Ratzinger, il francescano p. Gianfranco Girotti, durante il quale la Wegan presenta i capi d'accusa contro Maciel, citando il canone 977 (assoluzione di un complice nel peccato contro il sesto comandamento), il canone 1378 (assoluzione di un complice) e il canone 1362 (crimini riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede). La causa è avviata. Nel gennaio 1999, la Wegan esprime segni di ottimismo: Girotti, disse, è recettivo. A febbraio, comunica che la Congregazione ha accettato di procedere. La causa è avviata ufficialmente, sotto il titolo Absolutionis complicis (A. Jurado et alii - Rev. Marcial Maciel Degollado). Quando, nello stesso periodo, il papa si reca in visita per la quarta volta in Messico, spicca l'assenza di Maciel da qualsiasi appuntamento pubblico.
Athié nel frattempo va avanti per conto suo, facendo avere a Ratzinger il resoconto del suo colloquio con Fernandez morente. E qui la doccia fredda: secondo quanto racconta lo stesso Athié, Ratzinger alla persona che gli consegna materialmente il documento, mons. Carlos Talavera, vescovo di Coatzacoalcos, in Messico, replica difendendo Maciel, sottolineando la delicatezza del caso ed elogiando l'operato del fondatore della Legione per la Chiesa, in particolare riguardo alle numerose vocazioni al sacerdozio che aveva generato, nonché esprimendo dubbi sull'opportunità di sollevare la questione in quel momento. Anche Roqueñi parla con Talavera e ottiene la stessa versione. Il direttore della Sala stampa vaticana, Joaquín Navarro Valls, sentito in proposito, ha tuttavia smentito che Ratzinger avesse profferito tali parole.
A fine 1999 Martha Wegan scrive ai suoi clienti. Le notizie non sono buone: ha parlato due volte con Girotti, racconta, e "per il momento la faccenda è chiusa". L'1 marzo 2000 Roqueñi scrive a Girotti, dicendogli che la Congregazione non sta facendo il suo lavoro: "Il fatto è che sono passati 17 mesi e l'unica notizia che i denuncianti hanno, comunicata dall'avvocato (Wegan), è che la questione è estremamente delicata e che ci sono altre denunce correlate". "I denuncianti temono che - prosegue Roqueñi - nonostante l'accumulo di prove addotte finora rispetto agli atti illeciti denunciati, la pratica continui ad essere rinviata e che non ci sia conclusione al caso". Roqueñi si dice sorpreso, infine, che "le procedure non siano seguite come è prassi di ogni procedimento formale"; i membri della Congregazione "sono vincolati alle norme della Chiesa e non possono arbitrariamente metterle da parte con qualsivoglia pretesto".
Barba, in occasione di un viaggio a Roma nel luglio 2000, si incontra con Girotti. E qui, la beffa finale: il segretario di Ratzinger gli consiglia di intentare una causa civile contro Maciel. Per Athié, il modo in cui il Vaticano ha gestito la vicenda "è immorale". Nel gennaio 2001, la Legione di Cristo ha celebrato il suo 60.mo anniversario. A piazza San Pietro, davanti a 20.000 Legionari, il papa ha ricevuto Maciel e lo ha elogiato ringraziandolo "con speciale affetto".

 ADISTA 20.5.2002

 

QUANTI SCHELETRI NEGLI ARMADI DEI "LEGIONARI DI CRISTO". PUBBLICATO IN SPAGNA LIBRO DENUNCIA

32574. MADRID-ADISTA. "Sarò libero solo il giorno in cui non sarò più costretto ad ascoltare il mio pianto interiore, un pianto soffocato, senza lacrime. Il pianto di un bambino". Fu settimana di passione nel vero senso della parola il ritiro spirituale per la Settimana Santa che nel 1991 trasformò Ricardo, un ragazzino di 12 anni, in un infelice oggi colpito dalla depressione: una settimana di abusi sessuali e di maltrattamenti perpetrati dai superiori del Centro vocazionale della congregazione religiosa dei Legionari di Cristo di Ontaneta (Cantabria). Questa e altre storie sono raccontate dal caporedattore dell'Agenzia Efe José Martinez de Velasco in un libro da poco pubblicato in Spagna, Los documentos secretos de los Legionarios de Cristo (Ediciones B), di cui dà conto il periodico elettronico Religión digital ma anche il quotidiano El País (25/10). Sono storie, quelle contenute nel libro (che è il seguito ideale di Los Legionarios de Cristo. El nuevo esercito del papa, 2002), che mettono in luce l'assoluta impunità di cui hanno goduto i Legionari, come hanno evidenziato, qualche anno fa (1997 e 1999), alcune denunce cadute nel vuoto. Nella più recente, quella del '99, alcuni sacerdoti intentarono un processo canonico a Roma contro il fondatore, p. Marcial Maciel Degollado, interessando la Congregazione per la Dottrina della Fede, il cui prefetto, card. Joseph Ratzinger, affermava che "non si può processare un amico tanto vicino al papa come Marcial Maciel".
Maciel, contro il quale sono state presentate denunce per pedofilia e consumo di droghe, in particolare morfina, in un preparato noto come Dolatin, gode di solidi appoggi in tutto il mondo in ambito politico ma anche in Curia. "Non crede in Dio - dice di lui l'ex legionario Alejandro Espinosa, autore del prologo del libro -, soffre di una tremenda frustrazione per la repressione patita a causa delle sue tendenze omosessuali durante l'infanzia in Messico, dove l'omosessualità era considerata un terribile peccato e una vergogna sociale, e fondò i Legionari di Cristo per crearsi il suo harem personale e condurre una vita di lusso".
"La Legione di Cristo - scrive Martínez de Velasco - è una setta intraecclesiale con comportamenti mafiosi": nella lussuosa casa di Roma, gli ospiti, cardinali e vescovi di tutto il mondo, vengono spiati con telecamere invisibili e i Legionari che li accompagnano redigono rapporti che poi vengono consegnati al fondatore.
Per provare le sue accuse, Martínez (che afferma di aver subìto ogni sorta di pressione perché il libro non venisse pubblicato) non solo riporta informazioni confidenziali spontanee ma anche, per la prima volta, documenti che è riuscito a sottrarre al segreto, tra cui le Costituzioni che regolano la vita interna della congregazione. Documenti da cui emergono il culto della personalità di Maciel, centro di tutto, e l'attentato ai diritti umani e alla Costituzione spagnola nonché al Diritto canonico. Due i pilastri: la santa obbedienza e il segreto (chiamato "discrezione"), che costituisce il quarto voto e che comporta il divieto della critica al superiore, "qualunque cosa faccia". "In base a questo giuramento fatto a Dio - scrive l'autore - la Legione ha nascosto nel corso degli anni i casi di abusi sessuali di minori, il sistema repressivo in cui vivono, l'isolamento dalla famiglia e l'impossibilità di comunicare liberamente". I legionari camminano sempre a due a due, così che l'uno controlli l'altro.
Quanto all'obbedienza, essa dev'essere cieca perché, si legge in uno degli articoli della Costituzione, "chi obbedisce non sbaglia mai". Da qui una dipendenza assoluta dai superiori, commenta Martínez de Velasco, e il completo annullamento della volontà e di qualsiasi capacità critica degli alunni. La rottura con il mondo esterno è totale: una lettera ai genitori una volta al mese, corrispondenza censurata, e-mail controllate, ascolto delle telefonate da parte dei superiori. E poi niente jeans e consegna degli oggetti personali. Reclutati intorno agli 11-12 anni, i ragazzini che entrano nella congregazione non hanno privacy fisica né psicologica e sono sottoposti ad una sorta di "riprogrammazione" che li trasforma in automi e alla quale è difficile sottrarsi.
I Legionari di Cristo sono 400.000 in tutto il mondo (40.000 solo in Spagna) e contano, tra i simpatizzanti, alcuni vescovi (mons. Cañizares di Toledo, mons. García Gasco di Valencia), la moglie dell'ex capo del governo José Aznar ed altri ex ministri del Partito Popolare, José María Michavila e Ángel Acebes. È sicuramente uno dei movimenti conservatori più in crescita ma ha acerrimi nemici intraecclesiali: i gesuiti e l'Opus Dei. La cosa non deve sorprendere: se è vero che "dall'Opus hanno copiato tutto, persino l'organizzazione", spiega Martínez, ora si guardano in cagnesco perché "lottano per lo stesso mercato".

 

ADISTA n°77 del 6.11.2004

 

 

 

Udienza generale del Santo Padre coi Legionari di Cristo del 02/01/1991

Giovanni Paolo II, salutando i Legionari, ricorda gli impegni nella vita di fede come Chiesa di Cristo ed apostoli del messaggio di salvezza.


Con gran gioia desidero in questa udienza dare il mio più cordiale benvenuto ai numerosi Legionari di Cristo qui presenti. Rappresentate molte comunità ecclesiali, parrocchie, gruppi apostolici, centri educativi ed assistenziali sparsi in Messico, Spagna, Cile, Brasile, Venezuela e in altri Paesi dell´America Latina. Voglio salutare tutti con grande affetto e desidero che la vostra presenza qui a Roma, centro della cristianità, vi rinsaldi nella vostra fede, nella vostra coscienza di essere Chiesa di Cristo ed al contempo vi stimoli ad un rinnovato dinamismo apostolico che porti nelle zone in cui operate il messaggio di salvezza e di gioia che Gesù ci ha portato nel Natale. Guardando tanti ragazzi e bambini qui presenti, desidero ripetere loro quanto già dissi a Buenos Aires in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù: Oggi più che mai il mondo ha bisogno di voi, della vostra gioia e del vostro impegno, della vostra vita limpida e del vostro lavoro, della vostra forza e del vostro servizio.

 

Discorso di Giovanni Paolo II nell’udienza coi Legionari di Cristo e i membri del Regnum Christi del 30/11/04

Il Santo Padre riceve ai legionari di Cristo e ai membri del Regnum Christi con motivo del sessantesimo anniversario di Ordinazione Sacerdotale di P. Marcial Maciel, L.C.



Carissimi Fratelli e Sorelle!
1. Sono lieto di incontrarmi con tutti voi, nel clima di gioia e di riconoscenza al Signore per il sessantesimo anniversario di Ordinazione Sacerdotale di Padre Marcial Maciel Degollado, Fondatore e Superiore Generale della vostra giovane e benemerita Famiglia religiosa.

Va innanzitutto al caro Padre Maciel il mio affettuoso saluto, che volentieri accompagno con i più cordiali auspici per un ministero sacerdotale colmo dei doni dello Spirito Santo. Saluto poi i Superiori dell’Istituto, in particolare il Vicario Generale che ringrazio per le parole che mi ha rivolto a nome di tutti. Saluto, inoltre, voi, cari Sacerdoti e Seminaristi Legionari di Cristo, cari Membri del Movimento Regnum Christi, e quanti avete preso parte alle celebrazioni giubilari di questi giorni.

2. La felice ricorrenza che vi vede tutti raccolti attorno al Fondatore, mentre invita a far memoria dei doni che egli ha ricevuto dal Signore in questi sessant’anni di ministero sacerdotale, costituisce al tempo stesso l’occasione per ribadire gli impegni che come Legionari di Cristo voi avete assunto al servizio del Vangelo. In particolare quest’oggi, incontrando il Successore di Pietro, voi volete rinnovare l’impegno della vostra totale fedeltà alla Chiesa ed a colui che la Provvidenza ha voluto come suo Pastore.

Mi è caro, in questo significativo incontro, ripetervi quanto ebbi a dirvi al termine del Grande Giubileo dell’Anno Duemila: "E’ oggi più che mai necessaria una proclamazione del Vangelo che, accantonando tutte le paure paralizzanti, annunci con profondità intellettuale e con coraggio la verità su Dio, sull’uomo e sul mondo" (Discorso ai Legionari di Cristo ed ai Membri del Movimento "Regnum Christi", n. 4, in L’Oss. Rom., 5 gennaio 2001, p. 5).

3. Per portare a compimento questa impegnativa missione, è indispensabile coltivare una costante intimità con Cristo, cercando di seguirlo ed imitarlo docilmente. Ciò vi renderà sempre pronti a rispondere alle attese più autentiche e profonde degli uomini e delle donne del nostro tempo.

L’Anno dell’Eucaristia, che è iniziato ad ottobre, sia per voi occasione propizia per crescere nell’amore eucaristico, fonte e culmine di tutta la vita cristiana. Per la Chiesa questo sommo Mistero è il dono per eccellenza di Cristo, perché è "dono di se stesso, della sua persona nella sua santa umanità, nonché della sua opera di salvezza" (Ecclesia de Eucharistia, 11).
4. Restate uniti attorno all’Eucaristia! Fedeli al carisma che vi contraddistingue, proseguite la vostra missione evangelizzatrice nutrendovi di Cristo e facendovi suoi intrepidi testimoni.
Vi accompagnino i vostri santi protettori; vi sia di guida e di sostegno soprattutto Maria Santissima, la "Madonna del Soccorso".

Con questi sentimenti e voti, imparto di cuore al caro Padre Maciel e a tutti voi qui presenti una speciale Benedizione Apostolica, che volentieri estendo ai Membri della vostra Famiglia religiosa e a quanti incontrate nel vostro quotidiano apostolato.




Legionari di Cristo. Questo processo non s´ha da fare
Il papa assicura rigore contro gli abusi sessuali compiuti da preti. Ma in Vaticano c´è una causa che è ferma. E riguarda il fondatore di un corpo sceltissimo di sacerdoti

di Sandro Magister



(Da "L´Espresso" del 31 gennaio 2002, titolo originale "Un legionario nella bufera". Nella foto, padre Marcial Maciel Degollado)


Il suo ultimo mea culpa, lo scorso 22 novembre, Giovanni Paolo II l´ha fatto con i popoli dell´Oceania. Ai quali ha chiesto perdono per «gli abusi sessuali compiuti da alcuni preti» e ha promesso «aperte e giuste procedure per rispondere alle accuse». Promessa confortata da fatti. Perché nelle passate settimane, a tutti i vescovi del mondo, il Vaticano ha recapitato una "Epistula" in latino con segnati i gravissimi delitti che sono stati avocati dalla Congregazione per la dottrina della fede, l´ex Sant´Uffizio, per essere sottoposti a più rapido e rigoroso processo. Tra questi delitti: gli abusi sessuali commessi da sacerdoti su minori di 18 anni, l´assoluzione di complici in peccati contro il sesto comandamento, l´incitamento a simili atti da parte dello stesso confessore.

Intanto, però, il Vaticano tiene bloccata da due anni una causa canonica contro un prete famosissimo e potentissimo, pluriaccusato proprio di questi ultimi peccati.

Il prete si chiama Marcial Maciel Degollado, è messicano, ha la stessa età di Giovanni Paolo II ed è il fondatore e capo dei Legionari di Cristo, un corpo scelto e superpreparato di sacerdoti e laici di tutto il mondo, in strabiliante espansione.

Le cifre parlano. Lo scorso anno, sessantesimo dalla fondazione, i Legionari contavano 477 sacerdoti e altri 2.500 prossimi a diventarlo. Pronti quindi a sorpassare persino l´Opus Dei con i suoi 1.763 preti.

Hanno 24 seminari in Europa, nelle Americhe e in Australia, col top a Roma nel modernissimo Ateneo pontificio Regina Apostolorum. Possiedono 9 università e 166 scuole e istituti superiori in numerosi paesi.

Ai sacerdoti si aggiungono inoltre 870 Legionari laici, attivi in 5.266 comunità sparse nelle aree povere dell´America latina. Più i 50 mila seguaci del movimento parellelo Regnum Christi.

In breve, i Legionari sono una vera potenza. Fiorentissimi di vocazioni. Devotissimi al papa e da lui ricambiati di benedizioni. Non fosse per quell´ombra che oscura il loro fondatore Maciel.

Un´ombra che lo accompagna fin da ragazzo, quando per due volte fu espulso da due seminari. Ma che in seguito è più volte pericolosamente ricaduta su di lui (v. scheda più sotto). Fino a materializzarsi, il 17 ottobre 1998, nella presentazione in Vaticano di una denuncia canonica a suo carico.

Il fascicolo con l'accusa, presso l´ex Sant´Uffizio, reca sulla copertina la dicitura latina "Absolutionis complicis (Arturo Jurado et alii - Rev. Marcial Maciel Degollado)". Tradotto: dell´assoluzione del complice.

Gli accusatori, infatti, tutti ex Legionari d´alto grado, denunciano sì padre Maciel d´aver abusato sessualmente di loro quand´erano minorenni, negli anni Cinquanta e Sessanta. Ma fosse stato solo per questo, la causa non sarebbe stata neppure accolta. Perché simili delitti cadono in prescrizione passati dieci anni dal compimento della maggiore età della vittima, stando alle norme canoniche.

Se le autorità dell´ex Sant´Uffizio hanno accolto la denuncia, è per altre accuse ancor più gravi, che toccano il sacramento della confessione e quindi, se comprovate, resterebbero sempre sotto giudizio.

Agli accusatori padre Maciel ha risposto pubblicamente una sola volta, il 28 febbraio 1997, con una lettera al quotidiano "The Hartford Courant", del Connecticut, quartier generale dei Legionari negli Stati Uniti. Dichiarando la sua piena innocenza.

Lo scorso 11 novembre, sul settimanale "National Catholic Register" di proprietà dei Legionari, è tornato a difendere l´innocenza di Maciel il direttore ed editore del giornale, padre Owen Kearns. È negli Stati Uniti, infatti, che il caso ha creato più rumore.

Ma il Vaticano? Fermo e muto. Al vescovo messicano di Coatzacoalcos, Carlos Talavera Ramírez, il capo supremo dell´ex Sant´Uffizio, cardinale Joseph Ratzinger, avrebbe detto nell´autunno del 1999 che la materia è delicata, che padre Maciel ha fatto tanto bene per la Chiesa suscitando così numerose vocazioni e che non sarebbe prudente sollevare un simile caso. L´ufficio stampa vaticano ha però smentito che Ratzinger abbia fatto simili affermazioni e Talavera non le ha più riconfermate.

Una Legione ha insomma fermato le «aperte e giuste procedure» promesse dal papa. Che pure non ha esitato a degradare tre anni fa per analoghe colpe comprovate nientemento che il cardinale di Vienna, Hans Hermann Groër.

__________


MEZZO SECOLO DI ACCUSE


Marcial Maciel, il fondatore dei Legionari di Cristo, è stato più volte sotto tiro.

Le prime accuse sono del 1948. Sono trasmesse a Roma dai gesuiti di Comillas, in Spagna, dove Maciel aveva mandato i suoi discepoli a studiare. Ma il Vaticano le lascia cadere.

Secondo round nel 1956. Questa volta il Vaticano indaga, su nuove accuse ancor più pesanti. Maciel è sospeso per due anni dalle sue funzioni e esiliato da Roma. Ma nel febbraio del 1959 è reintegrato a capo dei Legionari.

Terzo. Nel 1978 è l´ex presidente dei Legionari negli Stati Uniti, Juan Vaca, con un esposto a papa Giovanni Paolo II, ad accusare Maciel di comportamenti peccaminosi con lui quand´era ragazzo. Nel 1989 Vaca ripresenta a Roma le sue accuse. Senza risposta.

L´ultima tornata inizia nel febbraio del 1997 con la denuncia pubblica, da parte di otto importanti ex Legionari, di abusi sessuali commessi da Maciel a loro danno negli anni Cinquanta e Sessanta.

Nel 1998, il 17 ottobre, due degli otto accusanti, Arturo Jurado Guzman e José Barba Martin, accompagnati dall´avvocato Martha Wegan, incontrano in Vaticano il sottosegretario della Congregazione vaticana per la dottrina della fede, Gianfranco Girotti, e chiedono la formale apertura di un processo canonico contro Maciel.

Il 31 luglio del 2000 Barba Martin, assieme all'avvocato Wegan, incontra di nuovo in Vaticano monsignor Girotti.

Ma senza alcun risultato.

 

 

Lettera del 18 maggio 2001 ai vescovi in cui la Chiesa (Ratzinger) avoca a sé i processi concernenti gli abusi sessuali commessi da sacerdoti su minori, l´assoluzione di complici in peccati contro il sesto comandamento, e altri simili delitti. E' in latino, indovinate perché.


CONGREGATIO PRO DOCTRINA FIDEI

 

EPISTULA
a Congregatione pro Doctrina Fidei missa
ad totius Catholicae Ecclesiae Episcopos
aliosque Ordinarios et Hierarchas interesse habentes:
DE DELICTIS GRAVIORIBUS
eidem Congregationi pro Doctrina Fidei reservatis


Ad exsequendam ecclesiasticam legem, quae in articulo 52 Constitutionis Apostolicae de Romana Curia enuntiat: "Delicta contra fidem necnon graviora delicta tum contra mores tum in sacramentorum celebratione commissa, quae ipsi delata fuerint, [Congregatio pro Doctrina Fidei] cognoscit atque, ubi opus fuerit, ad canonicas sanctiones declarandas aut irrogandas ad normam iuris, sive communis sive proprii, procedit",[1] necesse erat in primis definire procedendi modum de delictis contra fidem: quod peractum fuit per normas, quarum inscriptio est Agendi ratio in doctrinarum examine, a Summo Pontifice Ioanne Paulo PP. II ratas atque confirmatas, simul articulis 28-29 in forma specifica approbatis.[2]

Eodem fere tempore Congregatio pro Doctrina Fidei per Commissionem ad hoc ipsum institutam operam dabat diligenti canonum de delictis studio, sive Codicis Iuris Canonici, sive Codicis Canonum Ecclesiarum Orientalium, ad determinanda "graviora delicta tum contra mores tum in sacramentorum celebratione", ad perficiendas quoque normas processuales speciales "ad canonicas sanctiones declarandas aut irrogandas", quia Instructio Crimen sollicitationis hucusque vigens, a Suprema Sacra Congregatione Sancti Officii edita die 16 mensis martii anno 1962,[3] recognoscenda erat novis Codicibus canonicis promulgatis.

Attente perpensis votis et factis opportunis consultationibus, Commissionis opus tandem ad finem pervenit; Congregationis pro Doctrina Fidei Patres accuratius idem examinarunt, Summo Pontifici subiciendo conclusiones circa determinationem graviorum delictorum et modum procedendi ad sanctiones declarandas aut irrogandas, firma manente eiusdem Congregationis Apostolici Tribunalis exclusiva in hoc competentia. Quae omnia ab ipso Summo Pontifice adprobata, confirmata et promulgata sunt per Litteras Apostolicas Motu Proprio datas, quarum initium sumit a verbis Sacramentorum sanctitatis tutela.

Graviora delicta tum in sacramentorum celebratione tum contra mores, Congregationi pro Doctrina Fidei reservata, sunt:

– Delicta contra sanctitatem augustissimi Eucharistiae Sacrificii et sacramenti, videlicet:
1° abductio vel retentio in sacrilegum finem, aut abiectio consecratarum specierum;[4]
2° attentatio liturgicae eucharistici Sacrificii actionis vel eiusdem simulatio;[5]
3° vetita eucharistici Sacrificii concelebratio una cum ministris communitatum ecclesialium, qui successionem apostolicam non habent nec agnoscunt ordinationis sacerdotalis sacramentalem dignitatem;[6]
4° consecratio in sacrilegum finem alterius materiae sine altera in eucharistica celebratione, aut etiam utriusque extra eucharisticam celebrationem;[7]

– Delicta contra sanctitatem sacramenti Paenitentiae, videlicet:
1° absolutio complicis in peccato contra sextum Decalogi praeceptum;[8]
2° sollicitatio in actu vel occasione vel praetextu confessionis ad peccatum contra sextum Decalogi praeceptum, si ad peccandum cum ipso confessario dirigitur;[9]
3° violatio directa sigilli sacramentalis;[10]

– Delictum contra mores, videlicet: delictum contra sextum Decalogi praeceptum cum minore infra aetatem duodeviginti annorum a clerico commissum.

Haec tantum, quae supra indicantur delicta cum sua definitione, Congregationis pro Doctrina Fidei Tribunali Apostolico reservantur.

Quoties Ordinarius vel Hierarcha notitiam saltem verisimilem habeat de delicto reservato, investigatione praevia peracta, eam significet Congregationi pro Doctrina Fidei quae, nisi ob peculiaria rerum adiuncta causam sibi advocet, Ordinarium vel Hierarcham per proprium Tribunal ad ulteriora procedere iubet opportunas normas tradendo; ius appellandi contra sententiam primi gradus, sive ex parte rei vel eius Patroni sive ex parte Promotoris Iustitiae, valide unice manet tantummodo ad Supremum Tribunal eiusdem Congregationis.

Notandum est actionem criminalem de delictis Congregationi pro Doctrina Fidei reservatis praescriptione extingui decennio.[11] Praescriptio decurrit ad normam iuris universalis et communis;[12] in delicto autem cum minore a clerico patrato praescriptio decurrere incipit a die quo minor duodevicesimum aetatis annum explevit.

In Tribunalibus apud Ordinarios vel Hierarchas constitutis, hisce pro causis munera Iudicis, Promotoris Iustitiae, Notarii atque Patroni tantummodo sacerdotes valide explere possunt. Instantia in Tribunali quovis modo finita, omnia acta causae ad Congregationem pro Doctrina Fidei ex officio quam primum transmittantur.

Tribunalia omnia Ecclesiae Latinae et Ecclesiarum Orientalium Catholicarum tenentur canones de delictis et poenis necnon de processu poenali utriusque Codicis respective observare una cum normis specialibus a Congregatione pro Doctrina Fidei pro singulo casu tradendis et omnino ad exsecutionem mandandis.

Huiusmodi causae secreto pontificio subiectae sunt.

Per hanc Epistulam, de mandato Summi Pontificis omnibus Ecclesiae Catholicae Episcopis, Superioribus Generalibus institutorum religiosorum clericalium iuris pontificii et societatum vitae apostolicae clericalium iuris pontificii aliisque Ordinariis et Hierarchis interesse habentibus missam, in votis est ut non solum graviora delicta omnino vitentur, sed praesertim ad clericorum et fidelium sanctitatem etiam per necessarias sanctiones procurandam sollicita pastoralis cura ab Ordinariis et Hierarchis habeatur.

Romae, e sede Congregationis pro Doctrina Fidei, die 18 maii 2001.

+ JOSEPHUS Card. RATZINGER
Praefectus

+ Tharsicius BERTONE, S.D.B.
archiep. em. Vercellensis a Secretis


[1] Ioannes Paulus PP. II, Constitutio Apostolica Pastor bonus, De Romana Curia, 28 iunii 1988, art. 52, in AAS 80 (1988) 874.

[2] Congregatio pro Doctrina Fidei, Agendi ratio in doctrinarum examine, 29 iunii 1997, in AAS 89 (1997) 830-835.

[3] Suprema Sacra Congregatio Sancti Officii, Instructio Crimen sollicitationis, Ad omnes Patriarchas, Archiepiscopos, Episcopos aliosque locorum Ordinarios "etiam Ritus Orientalis": De modo procedendi in causis sollicitationis, 16 martii 1962, Typis Polyglottis Vaticanis MCMLXII.

[4] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 1367; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, can. 1442. Cf. et Pontificium Consilium De Legum Textibus Interpretandis, Responsio ad propositum dubium, 4 iunii 1999.

[5] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 1378 § 2 n. 1 et 1379; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, can. 1443.

[6] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 908 et 1365; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, can. 702 et 1440.

[7] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 927.

[8] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 1378 § 1; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, can. 1457.

[9] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 1387; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, can. 1458.

[10] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 1388 § 1; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, can. 1456 § 1.

[11] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 1362 § 1 n. 1; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, can. 1152 § 2 n. 1.

[12] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 1362 § 2; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, can. 1152 § 3.

 

 

I Legionari di Cristo: "Accusano noi per colpire il papa"


Intervista esclusiva col vertice della congregazione, che respinge come "indegne di credibilità" le denunce contro il fondatore. Ma gli accusatori contrattaccano. E fanno ricorso all´Onu

                                      di Sandro Magister                                    


ROMA -I Legionari di Cristo sono una storia di successo, negli anni recenti della Chiesa cattolica. I loro numeri lo dicono: 500 preti, altri 2.500 vicini a diventarlo, 1.000 laici consacrati, 30.000 membri attivi in venti nazioni. E tutto in tempi rapidissimi. Intanto però accuse gravi colpiscono il loro stesso fondatore, padre Marcial Maciel Degollado (nella foto, al centro), messicano, coetaneo di Giovanni Paolo II e da lui molto stimato e protetto.

Questa è la prima intervista nella quale il vertice dei Legionari ha accettato di rispondere alle critiche, punto per punto. L´interlocutore autorizzato è padre Miguel Cavallé Puig, catalano, membro della segreteria generale dell´organizzazione e presidente della Fondazione Villaggio dei Ragazzi.

Padre, qual è il segreto della stupefacente espansione dei Legionari di Cristo?

«Stupefacente non so. Ma certo, nella generale crisi di vocazioni di tanti istituti religiosi, la nostra crescita suscita ammirazione. Non abbiamo nessuna arma segreta. Semplicemente offriamo ai giovani i mezzi adatti per scoprire la chiamata a Dio e alla vita consacrata. Ma poi è Dio che fa. Lui manda i suoi operai dove vuole».

Il vostro è un nome di battaglia. Contro quale nemico?

«Direi meglio: a favore di chi? Vogliamo essere una Legione di pace, andare in tutto il mondo a predicare la Buona Novella, portare la salvezza cristiana a tutti gli uomini, a cominciare dai più bisognosi».

Ma questo vale per tutti i cristiani. Voi in che cosa vi distinguete?

«Per un particolare spirito di dinamismo. Lottiamo sempre, non ci scoraggiamo di fronte alle difficoltà. Il nostro fondatore, padre Marcial Maciel, ci ha insegnato a non riposare mai».

Mentre la Chiesa la vedete troppo fiacca, rilassata, bisognosa di risveglio?

«È Giovanni Paolo II il primo a chiedere a tutti di mettersi all´opera con decisione. Soprattutto ai giovani dice che non è tempo di oziare. I Legionari di Cristo sono nati più di 60 anni fa, ma il loro sviluppo coincide con questo pontificato. Noi applichiamo l´insegnamento del papa».

Siete nati in Messico, ma subito avete fatto rotta su Roma. Perché?

«Perché vogliamo essere vicini al papa, anche fisicamente. Vicini e fedeli».

In quali paesi siete più presenti?

«Più di tutti in Messico. E poi negli Stati Uniti e in Brasile. Sono i paesi che ci danno più vocazioni».

Sembrate voler conquistare soprattutto le élite di comando della società. Perché?

«L´opera più grande che abbiamo in Italia è il Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni, in Campania, per ragazzi poveri e disagiati. I Legionari fanno apostolato con tutti, senza distinzioni. È vero che ci impegnamo a formare persone che, grazie ai loro mezzi, possono facilitare la diffusione del messaggio evangelico. Ma non mi sembra che questo possa essere chiamato elitismo: anche Gesù curò con particolare attenzione i dodici apostoli».

I vostri giovani preti ricevono una formazione lunga e severa, ma anche molto separata dal mondo esterno. Non crede che questa clausura comporti dei rischi?

«Che la formazione sia lunga è vero: dura dodici o tredici anni dopo il diploma liceale, perché fare il sacerdote oggi non è facile e bisogna prepararsi bene. Severa non direi, ma esigente e disciplinata lo è, sempre però in serenità e allegria. Quanto alla clausura nego. La formazione non è solo studio e preghiera: comprende anche tre o quattro anni di apostolato a contatto diretto con la gente».

Da voi tutto sembra far perno sul fondatore. C´è chi vi accusa di culto della personalità.

«Chi ci conosce bene sa che non è così. Una congregazione come la nostra, presente in venti paesi del mondo nei quali si parlano sette diverse linglue, non può far dipendere in tutto da una persona, per quanto capace e carismatica sia. Noi amiamo il nostro fondatore come i francescani amano san Francesco e i salesiani don Bosco. Amare il fondatore è anche un dovere di giustizia e gratitudine per quello che ci ha dato».

Vi lega a lui un vincolo speciale? Un quarto voto dopo i tre classici di povertà, castità e obbedienza?

«I nostri voti aggiuntivi sono due. Il primo è di carità: e impegna a non criticare nessuno e in particolare i superiori, perché la maldicenza è quanto di più anticristiano ci sia. Naturalmente uno può dire quello che non gli sembra opportuno del governo di un superiore, ma è giusto che lo dica a lui stesso o a chi può risolvere la situazione, cioé a un altro superiore d´autorità ancora più alta, senza creare dissidi tra chi oggettivamente non può risolvere il caso. Il secondo voto aggiuntivo è di umiltà: e impegna a non ambire a cariche di governo nella congregazione, perché noi ci facciamo religiosi nel servire».

Del vostro fondatore circola un solo libro. Perché degli altri suoi scritti fate un uso solo interno?

«Il libro riguarda la formazione dei sacerdoti e fu richiesto a padre Maciel prima del sinodo dei vescovi dedicato a questo tema, sul quale il nostro fondatore è ritenuto molto competente. Gli altri scritti, invece, non sono nati per essere pubblicati. Sono lettere personali indirizzate anno dopo anno a Legionari o a membri del movimento Regnum Christi. Per animare, per orientare, un po´ come faceva san Paolo con le prime comunità cristiane. Alcune di queste lettere sono raccolte per temi di interesse generale e sono stampate. Nelle nostre istituzioni sono a disposizione di tutti, anche di persone esterne».

Perché non aprite i vostri archivi?

«Siamo giovani, il nostro fondatore è ancora in vita e non abbiamo un archivio vero e proprio. Al di là delle lettere del primo periodo, quello della fondazione, non vi si trova niente di particolare. Informazioni sono presenti nei nostri siti web, su chi siamo, sulla nostra storia, sulle nostre attività. E poi ci piace essere vicini alla gente e chiunque può domandarci qullo che vuole».

Ma su altri movimenti religiosi anche più recenti già esistono ricostruzioni storiche. Sui Legionari niente.

«A dire il vero anche noi stiamo pensando a scrivere e pubblicare una nostra storia. Ma non le so dire quando».

Intanto però è uscito in Spagna un libro su di voi che è molto critico.

«Non l´ho letto».

E in Messico ne è appena uscito un altro, scritto da un ex Legionario che accusa il fondatore d´aver abusato sessualmente di lui, negli anni Cinquanta.

«Nemmeno questo l´ho letto. Per quanto mi dicono è una ripetizione di vecchie accuse».

Ma gli accusatori non sono uno ma otto, tutti ex Legionari importanti. Perché il Vaticano non dà corso alla loro denuncia, come fa in tutti i casi consimili?

«Perché già all´epoca dei presunti fatti, negli anni Cinquanta, la Santa Sede indagò su pesanti accuse che erano state rivolte contro padre Maciel. Le imputazioni erano di vario tipo, e su tutte, dopo inchieste attentissime da parte dei visitatori apostolici, fu dimostrata la totale innocenza del nostro fondatore. All´epoca furono interrogati anche gli accusatori di oggi, ma nessuno di loro disse quello che avrebbe detto decenni dopo, nell´attuale campagna diffamatoria. E non parlarono allora perché in effetti non era accaduto nulla. Se quindi il Vaticano non ha dato corso alla nuova denuncia è perché le accuse non si sostengono. Uno degli accusatori ha ritrattato. Un altro ha mandato tranquillamente una sua figlia in una nostra scuola fino al 1996. Altri ex Legionari hanno detto d´essere stati avvicinati perché anche loro dessero falsa testimonianza contro padre Maciel. Infine esistono numerose lettere, alcune manoscritte, di queste persone, rivolte a padre Maciel molti anni dopo i presunti fatti, nelle quali essi mostrano grande amicizia, apprezzamento e gratitudine per lui. Basta questo per dimostrare che si tratta di accuse indegne di credibilità».

Ma ora gli accusatori hanno anche sporto denuncia alle Nazioni Unite, all´ufficio dei diritti umani per la tutela dei bambini e dei giovani.

«E contro chi?».

Contro il Vaticano, perché coprirebbe il delitto.

«Questo non lo sapevo. Ma vede? Qui si capisce che il vero bersaglio delle accuse non è tanto padre Maciel, ma è la Chiesa, è il papa».

E voi non vi difendete?

«No. Padre Maciel ci ha sempre insegnato che la nostra virtù principale dev´essere la carità, che vuol dire perdono e comprensione. E poi c´è tanto da fare che non abbiamo tempo per preoccuparci di accuse che non rispondono al vero. Mi creda, ci preoccupano le sofferenze di queste persone e prestiamo attenzione a quello che dicono su di noi, ma, ripeto, le loro non sono accuse credibili. Dunque preferiamo investire ogni minuto nel far bene, nell´evangelizzare, nel servire i fratelli. Oggi di preti ce ne sono pochi, ma di lavoro apostolico ce n´è sempre tanto, tantissimo».


[Una versione ridotta di questa intervista è su "L´espresso" n. 15 del 4-10 aprile 2003, con il titolo "Legionari nella bufera"]

 

Wojtyla, il Papa che ha fallito

di Hans Kung

Predica il dialogo ma ha isolato la Chiesa. Le sue idee di fede e di morale hanno cancellato il Concilio Vaticano II

La situazione della Chiesa Cattolica è seria. Il Papa è gravemente malato e merita ogni compassione. Ma la Chiesa deve vivere. Per questo, nella prospettiva di un’elezione papale, ha bisogno di una diagnosi, di una sincera analisi svolta dal suo interno. Delle terapie si potrà discutere dopo.

Gli oltre venticinque anni di Pontificato di Karol Wojtyla sono stati una conferma delle critiche che già avevo espresso dopo un anno del suo Pontificato. Secondo la mia opinione, egli non è il Papa più grande ma il più contraddittorio del XX secolo. Un Papa dalle molte, grandi doti, e dalle molte decisioni sbagliate! La sua «politica estera» ha preteso da tutto il mondo conversione, riforma, dialogo. Però, in tutta contraddizione, la sua «politica interna» ha puntato alla restaurazione dello status quo ante Concilium, a impedire le riforme, al rifiuto del dialogo intra- ecclesiastico e al dominio assoluto di Roma. Questa contraddizione si evidenzia in undici ambiti problematici. Riconoscendo gli aspetti positivi di questo Pontificato, mi concentrerò quindi sui suoi aspetti critici e contraddittori.

Prima contraddizione.
Giovanni Paolo II predica i diritti degli uomini all’esterno ma li ha negati all’interno, cioè ai vescovi, ai teologi e soprattutto alle donne.
Il Vaticano, un tempo nemico convinto dei diritti dell’uomo ma ben disposto oggi a immischiarsi nella politica europea, continua a non poter sottoscrivere la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo del Consiglio d’Europa: troppi canoni del diritto ecclesiastico romano, assolutistico e medioevale, dovrebbero prima essere modificati. La separazione dei poteri, principio fondamentale del diritto moderno, è sconosciuta alla Chiesa Cattolica romana, nel cui comportamento non vi è nessuna lealtà: nei casi di disputa l’autorità vaticana funge nel contempo da legislatore, accusa e giudice.

Seconda contraddizione.
Grande ammiratore di Maria, il Wojtyla predica gli ideali femminili, vietando però alle donne la pillola e negando loro l’ordinazione.
Per molte donne cattoliche tradizionali (soprattutto le donne appartenenti a ordini religiosi), l’aspetto più apprezzato di questo Papa è il suo respingere le donne moderne, in quanto le ha escluse da tutte le consacrazioni più importanti e considera la contraccezione appartenente alla «cultura della morte ». Tuttavia, molte delle donne che partecipano alle manifestazioni di massa del Papa, rifiutano la dottrina papale che si oppone ai metodi contraccettivi.

Terza contraddizione.
Questo Pontefice predica contro la povertà di massa e l’indigenza nel mondo ma, al tempo stesso, con la sua posizione in merito al controllo delle nascite e all’esplosione demografica, si è reso colpevole di questa indigenza.
In occasione dei suoi numerosi viaggi e anche di fronte alla Conferenza delle Nazioni Unite su Popolazione e Sviluppo tenutasi al Cairo nel 1994, questo Papa ha preso posizione contro l’uso della pillola e del profilattico e, pertanto, potrebbe essere ritenuto responsabile più di qualsiasi uomo di Stato della crescita demografica incontrollata in alcuni Paesi e del dilagare dell’Aids in Africa.

Quarta contraddizione.
Karol Wojtyla propaganda una figura sacerdotale maschile caratterizzata dal celibato ed è, quindi, il principale responsabile della catastrofica carenza di sacerdoti, del collasso dell’assistenza spirituale in molti Paesi e dello scandalo della pedofilia nel clero, ormai venuto alla luce.
Agli uomini che si sono dichiarati pronti al servizio sacerdotale nelle comunità viene proibito il matrimonio. Questo è solo un esempio di come anche questo Papa abbia ignorato la dottrina della Bibbia e la grande tradizione cattolica del primo Millennio in cui non vi era alcuna legge sul celibato per i sacerdoti. I quadri si sono ridotti, il reclutamento è fermo e fra poco, non solo nell’area di lingua tedesca, quasi due terzi delle parrocchie rimarranno senza sacerdote e la stessa celebrazione domenicale dell’eucarestia non potrà più essere assicurata, nemmeno con l’importazione di parroci e il raggruppamento delle parrocchie in «unità spirituali». Il clero fedele al celibato è dunque in crescente pericolo di estinzione. Gli scandali della pedofilia verificatisi dagli Stati Uniti all’Austria hanno inoltre gravemente danneggiato la sua credibilità, portando sull’orlo della bancarotta grandi diocesi negli Stati Uniti.

Quinta contraddizione.
Il Papa polacco ha praticato un numero elavatissimo di canonizzazioni, ma al tempo stesso ha ignorato l’inquisizione attuata nei confronti di teologi, sacerdoti e membri di ordini malvisti dalla Chiesa.
I devoti, strumentalizzati politicamente e commercialmente con spese ingenti e conseguenti profitti per la Curia, sono soprattutto pie suore, fondatori di ordini religiosi o Papi come l’antidemocratico, antisemita, autoritario Papa Pio IX (controbilanciati dalla canonizzazione di Giovanni XXIII). Devoti sono divenuti anche l’imperatore asburgico Carlo I e il ben poco pio fondatore dell’Opus Dei Josémaria Escrivá.
Uomini e donne (anche donne appartenenti a ordini religiosi) che si sono distinti, per il loro pensiero critico e per la loro energica volontà di riforme, sono stati invece trattati con metodi da Inquisizione. Come Pio XII fece perseguitare i più importanti teologi del suo tempo, allo stesso modo si comportano Giovanni Paolo II e il suo Grande Inquisitore Ratzinger con Schillebeeckx, Balasuriya, Boff, Bulányi, Curran, Fox, Drewermann e anche il Vescovo di Evreux Gaillot e l’Arcivescono di Seattle Huntington. Nella vita pubblica mancano oggi intellettuali e teologi cattolici della levatura della generazione del Concilio. Questo è il risultato di un clima di sospetto, che circonda i pensatori critici di questo Pontificato. I vescovi si sentono governatori romani invece che servitori del popolo della Chiesa. E troppi teologi scrivono in modo conformista oppure tacciono.

Sesta contraddizione.
Il Papa elogia spesso e volentieri gli ecumenici, ma al tempo stesso ha pesantemente compromesso i rapporti con le Chiese ortodosse e con quelle riformiste ed evita il riconoscimento dei suoi funzionari e dell’eucarestia.
Il Papa avrebbe dovuto consentire — come suggerito in molti modi dalle commissioni di studio ecumeniche e come praticato direttamente da tanti parroci — le messe e l’eucarestia nelle Chiese non cattoliche e l’ospitalità eucaristica.Avrebbe anche dovuto ridurre l’eccessivo potere esercitato dalla Chiesa nei confronti delle Chiese dell’Est e delle Chiese riformiste e avrebbe dovuto rinunciare all’insediamento dei Vescovi romano- cattolici nelle zone delle Chiese russe- ortodosse. Avrebbe potuto, ma non ha mai voluto. Ha voluto invece mantenere e ampliare il sistema di potere romano. La politica di potere e di prestigio del Vaticano è stata mascherata da discorsi ecumenici pronunciati dalla finestra di Piazza San Pietro, da gesti vuoti e da una giovialità del Papa e dei suoi cardinali che cela in realtà il desiderio di «sottomissione» della Chiesa dell’Est sotto il primato romano e il «ritorno» dei protestanti alla casa paterna romano-cattolica.

Settima contraddizione.
Come Vescovo suffraganeo e poi Arcivescovo di Cracovia, Karol Wojtyla ha preso parte al Concilio Vaticano II. Una volta diventato Papa, ha però disprezzato la collegialità del Pontefice con i Vescovi decretata proprio al Concilio.
Questo Pontefice ha più volte dichiarato la sua fedeltà al Concilio, per poi tradirlo nei fatti attraverso la sua «politica interna». I termini conciliari come «aggiornamento, dialogo, collegialità e apertura ecumenica» sono stati sostituiti da parole quali «restaurazione, magistero, obbedienza, ri-romanizzazione ». Il criterio per la nomina dei Vescovi non è affatto lo spirito del Vangelo e l’apertura mentale pastorale, bensì la fedeltà assoluta verso la condotta romana. I sostenitori del Papa tra i vescovi di lingua tedesca come Meisner, Dyba, Haas, Groer e Krenn sono solo gli sbagli più eclatanti di questa politica pastorale devastante, la quale fa pericolosamente scivolare in basso il livello morale e intellettuale dell’episcopato. Un episcopato reso ancor più mediocre, rigido, conservatore e servile, è forse l’ipoteca più pesante di questo lunghissimo Pontificato.

Ottava contraddizione.
Questo Papa ha cercato il dialogo con le religioni del mondo, ma contemporaneamente ha disprezzato le religioni non cristiane definendole «forme deficitarie di fede».
In occasione dei suoi viaggi o «preghiere di pace», il Papa ha radunato con piacere attorno a sé dignitari di altre chiese e religioni. Non vi erano tuttavia molte tracce reali della sua preghiera teologica. Anzi, il Papa si è presentato in sostanza come un «missionario » di vecchio stampo.

Nona contraddizione.
Il Papa polacco ha assunto la funzione di rappresentante della fede in un’Europa cristiana, ma il suo ingresso trionfale e la sua politica reazionaria hanno involontariamente favorito l’inimicizia nei confronti della Chiesa, se non addirittura l’avversione contro il Cristianesimo stesso.
La campagna di evangelizzazione del Papa, il cui punto centrale è rappresentato da una morale sessuale ben poco adeguata ai tempi, ha discriminato soprattutto le donne: quelle che in questioni controverse, quali la contraccezione, l’aborto, il divorzio, l’inseminazione artificiale hanno dimostrato di avere opinioni diverse da quelle della Chiesa, sono state definite portatrici di una «cultura della morte». Attraverso interventi politici— come è accaduto in Germania contro il Parlamento e l’episcopato nel caso del conflitto sul tema della gravidanza —, la Curia romana ha dato l’impressione di rispettare poco la separazione giuridica tra Stato e Chiesa. Il Vaticano cerca (attraverso il gruppo parlamentare del Partito Popolare europeo) di esercitare delle pressioni anche sul Parlamento Europeo, incentivando l’ingaggio di osservatori particolarmente vicini alle idee di Roma per questioni relative alla legislazione sull’aborto. Invece di farsi ovunque fautrice di soluzioni ragionevoli che consentano la mediazione, la Curia romana con i suoi proclami acutizza di fatto a livello mondiale la polarizzazione tra oppositori e sostenitori dell’aborto, moralisti e libertini.

Decima contraddizione.
Come carismatico comunicatore e «star» mediatica, questo Papa fino alla sua veneranda età ha fatto presa in particolare sui giovani, ma si è appoggiato soprattutto ai «nuovi movimenti» di origine italiana, all’Opus Dei di casa in Spagna e a un pubblico acritico e fedele del Pontefice. Tutto ciò è sintomatico del rapporto del Papa con la laicità e della sua incapacità di dialogare con un pubblico critico.
I grandi raduni mondiali dei giovani sostenuti a livello regionale e internazionale, sotto la sorveglianza della gerarchia dei nuovi movimenti laici (Focolare, Comunione e Liberazione, St. Egidio, Legionari di Cristo, Regnum Christi, etc.), hanno attirato e attirano centinaia di migliaia di giovani. Molti di essi volonterosi, troppi del tutto acritici. Il carisma personale di Wojtyla è quasi più importante dei contenuti da lui trasmessi. Le domande che i giovani avevano posto al Papa e che, in occasione del suo primo viaggio in Germania, lo avevano messo in serio imbarazzo, in seguito non sono state più consentite. Le associazioni cattoliche di giovani, che non si trovano sulla linea del Vaticano, vengono disciplinate e messe alla fame dall’ordine romano attraverso il ritiro di finanziamenti da parte dei vescovi locali. Inoltre viene messa in discussione la fiducia un tempo accordata all’ordine dei gesuiti: prediletti dai Papi precedenti, ora vengono percepiti come sabbia negli ingranaggi della politica di restaurazione del Papa a causa delle loro qualità intellettuali, dei loro teologi critici e delle opzioni teologiche di liberazione. Invece Karol Wojtyla, già ai tempi in cui era ancora arcivescovo di Cracovia, concesse la piena fiducia all’associazione segreta Opus Dei, potente sia dal punto di vista finanziario che in termini di influenze, ma antidemocratica e in passato compromessa con regimi fascisti.

Undicesima contraddizione.
Giovanni Paolo II ha offerto nel 2000 una pubblica confessione dei peccati per gli errori della Chiesa nel passato, senza però trarne alcuna conseguenza pratica.
La confessione dei peccati ampollosa e barocca inscenata a San Pietro per gli errori della Chiesa è rimasta vaga e ambigua. Il Papa ha chiesto perdono solo per gli errori dei «figli e delle figlie della Chiesa» ma non per quelle del «Santo Padre», per quelle della Chiesa stessa e dei gerarchi presenti. Il Papa non ha mai preso posizione in merito agli intrighi delle varie sedi della Curia in affari mafiosi e ha contribuito più all’occultamento che alla rivelazione di scandali e crimini (Banca Vaticana, il «suicidio» di Guido Calvi, l’omicidio avvenuto nell’ambiente del corpo delle guardie svizzere...). Anche con la rivelazione degli scandali della pedofilia dei clericali, il Vaticano è stato straordinariamente titubante. Nonostante alcune richieste, il Papa non ha mai dato udienza ad alcuna vittima. Anzi, ha riempito di elogi un insigne criminale nel corso di una fastosa cerimonia al Vaticano: il messicano Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo (500 sacerdoti e 2.000 seminaristi) e del movimento laico Regnum Christi, diventato ormai concorrente ancora più conservatore dell’Opus Dei.

Conclusioni.
Per la Chiesa cattolica questo Pontificato si rivela, nonostante i suoi aspetti positivi, una grande speranza delusa, in fin dei conti un disastro, perché Karol Wojtyla, con le sue contraddizioni, ha profondamente polarizzato la Chiesa, allontanando i suoi innumerevoli uomini e gettandoli in una crisi epocale.
Contro tutte le intenzioni del Concilio Vaticano II, il sistema romano medioevale — un apparato di potere caratterizzato da tratti totalitari — è stato restaurato grazie a una politica personale e dottrinale tanto astuta quanto spietata: i vescovi sono stati uniformati, i padri spirituali sovraccaricati, i teologi dotati di museruola, i laici privati dei diritti, le donne discriminate, le iniziative popolari dei sinodi nazionali e delle chiese ignorati. E poi ancora scandali sessuali, divieti di discussione, dominio liturgico, divieto di predica per i teologi laici, esortazione alla denuncia, impedimento dell’eucarestia. Di tutto questo è forse colpevole «il mondo»?

La grande credibilità della Chiesa Cattolica, cioè quella ottenuta da Giovanni XXIII e dal Concilio Vaticano II, ha lasciato il posto a una vera e propria crisi della speranza. Questo è il risultato della profonda tragicità personale di questo Papa: la sua idea cattolica di stampo polacco (medioevale, controriformista e antimoderna), in qualità di Pontefice Karol Wojtyla l’ha voluta portare anche nel resto del mondo cattolico. Si è però verificato il contrario di ciò che egli sperava: la Polonia stessa è stata travolta dal moderno sviluppo secolare e, dopo la sostituzione dell’alleanza elettorale in carica fino al 2001, Solidarnosch, si appoggia sempre meno alle idee di fede e di morale promosse dal Pontefice.

Quando verrà il momento, il nuovo Papa dovrà decidere di affrontare un cambio di rotta e dare alla Chiesa il coraggio di nuove spaccature, recuperando lo spirito di Giovanni XXIII e l’impulso riformistico del Concilio Vaticano II. «Videant consules», i consoli vogliano fare in modo che la Repubblica non subisca danni, si diceva nell’antica Roma. «Videant cardinales», i cardinali vogliano fare in modo—si dovrebbe dire nella Roma di oggi—che la Chiesa non subisca danni. (Traduzione del Gruppo Logos)


Corriere della sera, 26 Marzo, 2005

 

LA LEGIONE DI CRISTO E IL MOVIMENTO REGNUM CHRISTI

Agenzia FIDES - Palazzo di Propaganda Fide - Vaticano

Il 23 maggio 1970 Papa Paolo VI affidò alla Legione di Cristo la cura spirituale di 84.000 persone, molte di origine maya, della Prelatura di Cancun-Chetumal. Il numero degli abitanti è cresciuto rapidamente, ed oggi è arrivato a 1.100.000, distribuiti in 52.000 chilometri quadrati di estensione della prelatura. Attualmente vi lavorano quarantacinque sacerdoti che hanno già costruito 343 chiese e oratori, decine di scuole e di dispensari medici.
“Gioventù Missionaria” e “Famiglia Missionaria” sono altre opere che stanno offrendo un appoggio ai vescovi e ai parroci in 25 diversi Paesi. Gruppi di giovani e famiglie realizzano missioni di evangelizzazione in città, villaggi e zone rurali. Ogni anno sono più di 50.000 i missionari che dedicano almeno una settimana all’annuncio del Vangelo e all’assistenza nelle celebrazioni liturgiche delle parrocchie locali.
Tra le altre iniziative, la “Scuola della Fede” si è impegnata nella preparazione e nella formazione permanente di evangelizzatori a tempo pieno e di catechisti. Dalla sua fondazione, nell’anno 1975, la “Scuola della Fede” ha formato circa 40.000 catechisti e attualmente dirige il lavoro di circa mille evangelizzatori, che dedicano tutto il loro tempo all’insegnamento, offrendo un prezioso appoggio a vescovi e parroci.
Il lavoro in campo sociale della Legione di Cristo e del Regnum Christi ha dato aiuto a circa centomila bambini e giovani, insieme ai loro familiari. In seguito al terremoto e agli uragani in Messico e in Salvador sono stati costruiti tre complessi “Cideco”, per le persone rimaste senza abitazione. Inoltre sono stati attivati sistemi di microcredito, programmi di sviluppo per comunità e famiglie.
I Legionari di Cristo dirigono anche 22 università e 154 centri educativi. A Roma c'è l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.
A questi si aggiunge l’ampia rete di scuole “Mano Amica”, per i più bisognosi.
Tra le altre iniziative c’è “Anspac” (Asociacion Nacional Pro Superacion), un’associazione che ha lo scopo di elevare il livello culturale ed economico dei più poveri. Attraverso corsi di formazione personale e culturale, Anspac aiuta 80.000 famiglie dell’America Latina.
Si cerca, inoltre, di alimentare la carità e la generosità delle persone, attraverso programmi come il “Progetto Condividiamo”, per distribuire ai poveri prodotti essenziali, e “Un chilo di aiuto”, per la raccolta di alimenti in tende e supermercati, di cui beneficiano 75.300 persone.
La Legione di Cristo ha attivato anche varie opere in campo medico, tra le quali un servizio diagnostico di telemedicina che raggiunge i luoghi più remoti, attraverso decine di consultori mobili equipaggiati con antenne satellitari, che permettono di consultare equipe di medici specializzati a di

 


 

 

L'Unità - 15-01-2005

I Legionari (laureati) di Cristo

 

C’è qualcuno tra i lettori che sa che cosa è l'università privata della congregazione cattolica dei Legionari di Cristo, destinata ad aprire i battenti a Roma nel prossimo ottobre? E qualcun altro che sa perché la scuola Jean Monnet ha ricevuto due milioni di euro e altrettanto ne riceverà nei prossimi due anni per trasformarsi in una nuova Facoltà? Potrei sbagliarmi ma temo di ricevere risposte negative.

La verità è che, leggendo un documento a tratti noioso ma sempre ricco di interessanti novità quale è la Legge Finanziaria dello Stato per il 2005 (che consta di 593 commi senza alcun ordine), confesso di essermi fermato più di una volta incerto tra l'ilarità e la disperazione.
Due sentimenti contrastanti e non di rado difficili da conciliare.

Ma poiché, a differenza dell'attuale presidente del Consiglio che dice di rivolgersi sempre anzitutto agli studenti dell'ultimo banco (intendendo quelli che non studiano), continuo ad aver fiducia negli italiani come nei miei lettori, confido di riuscire a comunicare a questi ultimi sensazioni simili a quelle che ho provato io.

Non l'indignazione, per carità, perché altrimenti c'é qualcuno anche nel centro-sinistra che la indica come un atteggiamento disdicevole e magari pericoloso.

Parlo di un'istituzione come quella universitaria che dovrebbe, secondo quel che dicono gli economisti più avanzati di mezzo mondo, rappresentare, insieme con la scuola e con la ricerca scientifica, uno dei settori cui dedicare il maggior investimento ai fini dello sviluppo economico del paese e che é invece in una situazione drammatica, come hanno dimostrato all'inizio dell'anno scorso le annunciate dimissioni in massa dei rettori italiani e in autunno la forte mobilitazione di tutte le componenti universitarie di fronte ai provvedimenti del governo in arrivo sul fronte dello stato giuridico e della nuova ristrutturazione didattica, oltre che per la crescente mancanza di risorse.

Sull'università e sulla ricerca scientifica sono le cifre macro-economiche a parlare chiaro.
Grandi e pìccoli atenei, da alcuni anni a questa parte, distribuiscono fondi ridicoli per la ricerca ai docenti e ai ricercatori e la percentuale della ricerca pubblica é ferma allo 0,9 per cento di fronte a percentuali sempre maggiori degli altri stati europei, per non parlare dei primi della classe come gli Stati Uniti e il Giappone che hanno superato il tre per cento annuo rispetto al PIL.

Siamo gli ultimi della classe e colpisce l'abisso che c'é tra le dichiarazioni del ministro Moratti e la situazione reale, il CNR é punito da questo governo in maniera crescente come se l'obbiettivo fosse semplicemente quello di chiuderlo a tempo indeterminato.

Ma tutto questo non basta.

In un anno che si caratterizza per la penuria di risorse in questo settore e che segna per alcune grandi università (é il caso di Roma Tre, per far soltanto un esempio) una consistente diminuzione di fondi rispetto agli scorsi anni, il governo ha deciso di attribuire mezzi rilevanti (ho fatto il caso dei Legionari di Cristo, noti per essere un ateneo che ha in altri paesi un indirizzo fortemente integralista ma altri se ne potrebbero fare) a scuole gradite sul piano politico all'esecutivo e a volte sprovviste per comune riconoscimento, di quel grado di eccellenza sul piano didattico e scientifico che solo potrebbe giustificare un simile trattamento.

Così é singolare il caso della scuola Jean Monnet che negli anni scorsi ha distribuito borse di studio e cattedre di insegnamento per studi europei, secondo criteri più o meno misteriosi, e che di colpo diventa una nuova facoltà dotata di grandi risorse in omaggio non si sa bene a quali obbiettivi.

Un senatore che ha lunga esperienza di cose universitarie, avendo presieduto a lungo la Conferenza nazionale dei rettori, come Luciano Modica, nel suo intervento in Senato per motivare il voto contrario dei Democratici di sinistra alla legge finanziaria, ha usato parole precise a proposito del caso appena citato che vale la pena riprodurre.
Facendo alcun esempi dei criteri usati per l'assegnazione dei fondi alle università, il senatore Modica ha detto: “Il centro San Raffaele del Monte Tabor, sicuramente di grande interesse scientifico nel campo medico, riceve 15 milioni di euro. Voi direte: a seguito di un'accurata valutazione internazionale. No,niente. Sappiamo che una scuola di ateneo a me ignota, la “Jean Monnet” (di quale università non lo sappiamo) si trasforma per legge in facoltà, saltando a pié pari tutte le regole di programmazione dello sviluppo universitario. Questa scuola riceve due milioni annui, da ora in poi. Quindi avremo un piccolo fondo nel bilancio dello Stato ad esso destinato. Sarà importantissima non dico di no,ma é un pezzetto di un'anonima università.”

A un simile intervento, pronunciato in un'aula in cui erano presenti soltanto quattro senatori della maggioranza di centro-destra, con l'abituale rispetto che si riserva agli interventi dell'opposizione prima dell'abituale voto di fiducia, non é stato dato dal governo nessuna risposta. Per arroganza o per mancanza di argomenti da opporre.

Lascio a chi mi legge la risposta all'interrogativo.
Vorrei ricordare soltanto un precedente interessante di cui ormai molti si sono dimenticati. Il governo Berlusconi non é nuovo a simili incursioni in campo universitario. Nel 2002 il protagonista fu l'allora ministro dell'Economia e attuale vicepresidente di Forza Italia, proprio quello che scrisse anni fa per l'editore Laterza un libro intitolato Lo stato criminogeno.

Due anni fa Tremonti decise di trasformare di colpo in bianco in una facoltà universitaria la Scuola Superiore di Studi tributari, riservata fino a quel momento ai funzionari del suo ministero, e stabilì che per legge gli insegnanti di quella scuola, di solito dirigenti del ministero, fossero nominati moto suo professori universitari di prima fascia, cioé professori ordinari.
Un bell'esempio non c'é che dire di rispetto delle regole di programmazione universitaria e della legge per la nomina dei professori universitari.

Ora le eccezioni si moltiplicano e le lobbies, vicine o gradite al governo, diventano assegnazioni privilegiate e arbitrarie della legge finanziaria. A quando la nomina per chiara fama dei sodali del nostro monocrate?

Non c'é che aspettare i prossimi capitoli di questa storia italiana.


Nicola Tranfaglia

Legionari di Cristo.

 Sempre più vicino il processo a padre Maciel



La congregazione per la dottrina della fede ha dato il via all’indagine preliminare e ha interrogato decine di nuovi testimoni. Che hanno riempito nuove pagine di accuse

di Sandro Magister


ROMA, 20 maggio 2005 – Lo scorso 2 aprile, nello stesso istante in cui a Roma moriva Giovanni Paolo II, a New York il promotore di giustizia della congregazione vaticana per la dottrina della fede, Charles J. Scicluna, maltese, stava interrogando l’ex preside di una “Scuola di Fede” dei Legionari di Cristo, Paul Lennon, irlandese, oggi psicoterapeuta ad Alexandria, in Virginia, testimone d’accusa contro uno degli uomini più riveriti e potenti della Chiesa cattolica mondiale: padre Marcial Maciel Degollado, 85 anni, messicano, fondatore dei Legionari e pupilla di papa Karol Wojtyla.

Con 650 preti, 2500 studenti di teologia, 1000 laici consacrati, 30.000 membri attivi in venti nazioni, decine di scuole e università di alto livello – due delle quali a Roma, una di diritto pontificio inaugurata nel 2002, la Regina Apostolorum, e un’altra fresca di riconoscimento del governo italiano, l’Università Europea di Roma – i Legionari di Cristo sono una strabiliante storia di successo.

Lo scorso 30 novembre (vedi foto) Giovanni Paolo II abbracciò in pubblico il loro fondatore Maciel, si felicitò con lui per i sessant’anni di ordinazione sacerdotale, nel tripudio dell’aula vaticana delle udienze gremita da migliaia di Legionari e di militanti del Regnum Christi, la loro associazione laicale parallela.

Quattro giorni prima, il 26, papa Wojtyla aveva dato in “cura e gestione” ai Legionari nientemeno che il Pontificio Istituto Notre Dame di Gerusalemme, un imponente centro d’ospitalità e d’incontri, di proprietà della Santa Sede, a pochi passi dal Santo Sepolcro.

Intanto però in un altro palazzo vaticano, quello dell’antico Sant’Uffizio, l’allora cardinale prefetto Joseph Ratzinger aveva appena ordinato al suo promotore di giustizia Scicluna di ripescare negli scaffali della congregazione tutti i processi in lista d’attesa e in pericolo di non esser mai celebrati. L’ordine era: “Ogni causa deve avere il suo corso regolare”.

Tra i fascicoli ce n’era uno vecchio di sei anni con scritto sopra in latino: “Absolutionis complicis. Arturo Jurado et alii – Rev. Marcial Maciel Degollado”. Ossia: l’indicazione del delitto, il nome del primo dei denuncianti e quello dell’accusato. Il delitto, l’assoluzione in confessione del complice, è uno dei più terribili per la Chiesa, al punto da non cadere mai in prescrizione.

Pochi giorni dopo, il 2 dicembre, Martha Wegan, austriaca residente a Roma, avvocato della Santa Sede per il foro canonico, chiese per lettera ad Arturo Jurado, José Barba Martin e Juan Vaca, tre degli otto accusatori di padre Maciel, se intendevano confermare la loro richiesta di processo canonico, da essi consegnata in Vaticano il 17 ottobre 1998 nelle mani dell’allora sottosegretario della congregazione per la dottrina della fede, Gianfranco Girotti.

I tre risposero di sì. L’avvocato Wegan trasmise la loro risposta al promotore di giustizia Scicluna. E questi aprì l’indagine preliminare sulle denunce in suo possesso: anni e anni di abusi sessuali compiuti da padre Maciel sui suoi accusatori, tutti ex Legionari, quando essi erano in giovane età ed erano in seminario con lui come guida, a Roma, con l’aggravante che egli poi in confessione li assolveva.

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Quando le denunce degli otto apparvero per la prima volta, il 23 febbbraio 1997, su un giornale del Connecticut, “The Hartford Courant”, in un servizio a firma di Jason Berry e Gerald Renner, negli Stati Uniti non era ancora scoppiato l’uragano degli abusi sessuali compiuti da preti su bambini e giovani. Ma questo ne fu il tuono premonitore.

A far colpo, oltre alla gravità delle accuse, erano le personalità dei denuncianti, ingegneri, avvocati, professori universitari affermati. Alcuni avevano ricoperto cariche di rilievo nell’organizzazione di padre Maciel. Uno di essi, Félix Alarcón, aveva aperto nel 1965 il primo avamposto della Legione negli Stati Uniti. Un altro, Vaca, era stato presidente dei Legionari negli Usa tra il 1971 e il 1976. E una prima volta nel 1978, una seconda nel 1989, aveva inviato due esposti riservati a Giovanni Paolo II, accusando Maciel d’aver abusato di lui quand’era ragazzo. In entrambi i casi non aveva avuto risposta. Anche per questo lui e gli altri sette decisero alla fine di mettere tutto in pubblico, e depositare la loro denuncia in Vaticano, nel 1998.

Fatto bersaglio di queste accuse infamanti, padre Maciel si è sempre difeso negandole in blocco. Ma anche contrattaccando.

A discredito di chi lo accusa porta il fatto che assieme agli otto denuncianti ce n’era all’inizio un nono, Miguel Diaz Rivera, ex Legionario oggi professore a Oaxaca, che però poi ritrattò e asserì d’essere stato indotto dagli altri a dire il falso.

Anche altri tre ex Legionari, Armando Arias Sanchez, Valente Velázquez e Jorge Luis González Limón, sarebbero pronti a testimoniare d’aver ricevuto pressioni a sostenere accuse non vere.

Ma l’argomento principe su cui padre Maciel e i suoi fanno leva è l’esito di una precedente indagine del Vaticano contro di lui, dalla quale uscì assolto.

Correva l’anno 1956 e contro Maciel s’erano addensati diciotto capi d’accusa, compreso l’uso di stupefacenti. Il Sant’Uffizio lo esautorò da ogni carica, lo allontanò da Roma e interrogò a uno a uno tutti i suoi seguaci.

Tra questi c’erano anche coloro che quarantadue anni dopo avrebbero denunciato Maciel per abusi sessuali compiuti su di loro in quegli stessi anni Cinquanta. Ma di ciò non dissero nulla.

L’indagine durò fino al febbraio del 1959 e si concluse con l’assoluzione e la reintegrazione dell’accusato. Di uno degli ispettori di allora, il vescovo cileno Cirilo Polidoro van Vlierberghe, oggi quasi centenario, i Legionari di Cristo esibiscono due lettere di pieno sostegno a padre Maciel.

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Veramente, circa il nuovo processo che incombe su Maciel dal 1998, non tutti i dirigenti della Legione sono sempre stati d’accordo su come fronteggiarlo. Secondo alcuni, il non averne sollecitata la celebrazione immediata è stato per la Legione non un vantaggio ma un danno. A fronte di accuse verbali su fatti molto lontani nel tempo, prive di riscontri oggettivi, scagliate da un gruppo di fuorusciti a loro volta accusati di “colpire padre Maciel per colpire la Chiesa e il papa”, la sentenza sarebbe stata di assoluzione certa.

Oggi però questa certezza non è più così salda. Lo scorso 23 gennaio, dal capitolo che ogni dodici anni nomina il direttore generale dei Legionari di Cristo è uscito eletto non padre Maciel, come sempre in precedenza, ma un altro di lui molto più giovane, Álvaro Corcuera Martínez del Rio, messicano, 47 anni. Lo stato maggiore dei Legionari nega che l’avvicendamento abbia un legame con il processo. Sta di fatto che dopo che questo s’è messo in moto per iniziativa di Ratzinger, Maciel non ricopre più alcuna carica nella Legione da lui fondata.

E la sequenza degli ultimi fatti sembra volgere a suo sfavore. Il 25 marzo, Venerdì Santo, nelle meditazioni per la Via Crucis al Colosseo Ratzinger lamenta “quanta sporcizia c’è nella Chiesa proprio tra coloro che nel sacerdozio dovrebbero appartenere completamente a Cristo” e fa presagire una ripulitura energica. Negli stessi giorni il suo promotore di giustizia Scicluna è in partenza per l’America, a verificare le accuse contro Maciel. Il 2 aprile è a New York, dove interroga non solo Vaca, uno degli otto della denuncia canonica, ma anche un altro ex Legionario importante, Lennon, che convalida le accuse del primo con una sua testimonianza aggiuntiva relativa ad anni più recenti. Il 4 è a Città del Messico, dove prosegue gli interrogatori fino al 10 aprile. Ascolta più volte, da soli e assieme, per un totale di dodici ore, i due titolari formali della denuncia canonica, Jurado e Barba Martin. Interroga i rimanenti degli otto, tranne uno, Fernando Pérez Olvera, che però gli inoltra una memoria scritta. Ma soprattutto interroga numerosi altri nuovi testimoni, del Messico, degli Stati Uniti, dell’Irlanda, della Spagna, qualcuno rimasto tra i Legionari fino a pochissimi anni fa. E tutti arricchiscono l’indagine di nuove accuse, non solo contro Maciel, ma anche contro altri dirigenti della Legione più giovani, sempre per la stessa “sporcizia”.

Affianca Scicluna un prelato che gli fa da notario. Questi mette per iscritto ogni testimonianza e alla fine la fa controllare e approvare dall’interrogato. Quando a metà aprile i due rientrano in Vaticano, hanno sull’agenda i nomi di una ventina di altri ex Legionari che hanno chiesto di essere interrogati, in Spagna e in Irlanda. Scicluna potrebbe presto recarsi anche in questi due altri paesi. In ogni caso, come promotore di giustizia, alla fine della sua indagine preliminare redigerà un rapporto con delle proposte conclusive. In base ad esso, le autorità vaticane decideranno se aprire o no il processo canonico vero e proprio.

Fosse per il cardinale segretario di stato Angelo Sodano, grande protettore di Maciel e dei Legionari di Cristo, questo processo non si dovrebbe mai fare. Intanto, però, Ratzinger è stato eletto papa e sarà lui a dire l’ultima parola.

Come nuovo prefetto della congregazione per la dottrina della fede, Benedetto XVI ha nominato l’arcivescovo di San Francisco, William J. Levada, uno dei responsabili negli Stati Uniti del nuovo corso contro gli abusi sessuali commessi da preti.

Due giorni prima del conclave, il 16 aprile, Ratzinger incontrò il cardinale di Chicago, Francis George, suo grande elettore e sostenitore ancor più deciso di una linea rigorosa nel ripulire la Chiesa da questo flagello. Gli assicurò il suo appoggio.

Appena eletto papa, a George che gli baciava la mano Benedetto XVI disse subito che avrebbe mantenuto la promessa.


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