FISICA/MENTE

http://web.tiscali.it/pmusilli/misteri_italia.htm 

CHIESA E TANGENTOPOLI

 

L'arresto del fratello del Cardinal Sodano e del presidente della fondazione pontificia "Centesimus Annus" coinvolge direttamente il Vaticano.

 

La chiesa cattolica è, storicamente, sempre stata coinvolta in fatti di 'tangente'. Basti pensare alla simonia, cioè alla compravendita di cariche ecclesiastiche e perfino della stessa carica pontificale, pratica diffusissima fin dai primi secoli dopo Cristo per cessare solo con la controriforma: per ogni parrocchia, abbazia, canonicato, vescovato, cappello cardinalizio c'era una tangente da versare.

Anche la salvezza eterna era soggetta a tangenti, infatti, approfittando dell'ingenuità popolare, la chiesa vendeva le indulgenze: la tariffa variava a seconda della gravità del peccato e della ricchezza del fedele.

L'ultima colossale "tangente" fu quella carpita dalla Chiesa allo Stato italiano nel 1929 con il Concordato: l'equivalente di 700 miliardi di oggi fu il prezzo (più mille altri privilegi) da pagare affinché la chiesa rinunciasse per sempre a rivendicare i territori del defunto stato pontificio. Nel dopoguerra la chiesa si invischia nel corrotto governo democristiano ma di questo coinvolgimento non emerge quasi nulla per colpa della commissione inquirente della Camera (che insabbia centinaia di procedimenti) e di settori della magistratura collusi con mafia e con poteri più o meno occulti.

Prima di tangentopoli solo in due casi emerge un coinvolgimento della chiesa: -la raccomandazione del cardinal Poletti ad Andreotti affinché nominasse il generale Lo Giudice, quello che poi sarà regista dello scandalo dei petroli, alla carica di comandante della Guardia di Finanza, - il caso IOR/Banco Ambrosiano, il cui processo è ancora in corso, ma sul quale sono già stati pubblicati vari libri (es: D.Yallop - In nome di Dio, Pironti 1992) che documentano l'attività criminosa del Vaticano.

Non dimentichiamo che comunque una sentenza del '93 ha condannato a tre anni di carcere monsignor Pavel Hnilica, funzionario del Vaticano e confessore di Madre Teresa di Calcutta, per ricettazione della borsa di Calvi.

Ma veniamo allo scandalo di tangentopoli. Innanzitutto il 7/2/94 è stato arrestato Alessandro Sodano, fratello del cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato del Vaticano, con l'accusa di corruzione, abuso e falso per la lottizzazione di un'area industriale vicino ad Asti. Si tenga presente che la famiglia Sodano è a tal punto intima del Vaticano che perfino lo stesso papa ha visitato la loro fattoria nel corso di una visita ad Asti effettuata lo scorso settembre '93.

Ancora più clamoroso è l'arresto del presidente della CARIPLO Roberto Mazzotta, ex altissimo esponente democristiano, presidente della fondazione "Centesimus Annus" incaricata di raccogliere i fondi per la beneficenza pontificia.

Di minore importanza, ma sempre molto significativo, è l'arresto dell'ex segretario nazionale dell'UNITALSI (Unione Nazionale Trasporto Ammalati a Lourdes e Altri Santuari Italiani) e di suo fratello, consultore della Prefettura degli affari ecclesiastici della santa sede, coinvolti in tangentopoli e sospettati di aver riciclato denaro sporco in Vaticano.

La verità è che negli anni di tangentopoli mai le gerarchie ecclesiastiche levarono la voce contro i farabutti che ci governavano ma, al contrario, parteciparono con buona lena alla divisione della torta (caso IOR-Enimont). Il bello è che la chiesa, lungi dal fare autocritica, continua ad ergersi a giudice morale dei corrotti, ma prima di assumere posizioni sulla moralità altrui farebbe bene a verificare la propria.

Pierino Marazzani

 

 

VATICANO: LA MULTINAZIONALE DELL'ANIMA
A cura di Archangel

http://www.alfa.it/collabor/velodimaya/multivaticano.htm 

" Un giorno, uno splendido esseno di nome Gesù disse: "...porgi l'altra guancia". Loro un pò duri d'orecchi  capirono: " Porgili in banca". Da allora è nato tutto, la Banca Vaticana (IOR), la banca dei Ministri di Dio...di quale dio però, non lo si è ancora capito".

Premetto che non desidero mancare di rispetto a nessuno, qualunque fede professi, in questo articolo ci sono solo datti di fatto ampiamente documentati e se qualcuno si sente offeso o ferito nel proprio credo è perché prima di essere un credente è un ipocrita, cito l'esoterica frase tanto verace quanto sepolta tra gli scheletri: "nessuna religione è più alta della verità".
Comunemente si pensa che il Cristianesimo ed il Vaticano siano un tutt'uno ma come vedremo ciò non corrisponde a verità, tanto che la maggior parte delle volte, il Vaticano per i propri interessi lavora in antitesi ai valori fondamentali del Cristianesimo. Sembra così assurdo che i custodi della Chiesa di Pietro siano proprio quelli che minano le sue basi?!? Ma non è assurdo nel momento in cui si posa gli occhi sul Vaticano, perché il Vaticano è semplicemente un luogo ricoperto di fine marmo, di inestimabili affreschi... e di scintillanti croci d'oro appese al petto. Il Vaticano non è altro che la gerarchia ecclesiastica, uomini in carne ed ossa con le loro estreme debolezze. Ma ora entriamo nella purpurea e drappeggiata stanza dei bottoni della Cristianità, il luogo che ha manomesso le fondamenta teologiche, etiche e storiche del Cristianesimo.
Il Vaticano è una multinazionale, con sedi sparse in tutto il mondo, ha un fatturato annuo stimato in migliaia di miliardi di lire (basterebbero a sfamare milioni di indigenti nel mondo), e come ogni multinazionale che si rispetti ha un forte impatto politico. Molti suoi alti prelati hanno un legame diretto con l'Alta Finanza Mondiale che come si sa è manovrata dalla Massoneria deviata. Difatti molti vescovi e monsignori sono affiliati a queste logge massoniche come i Cavalieri di Malta e la Loggia d'Oriente. Ma diamo qualche esempio concreto di chi dimora tra le mura vaticane.
 

 Criminalità religiosa organizzata

Il potente banchiere Michele Sindona (affiliato alla loggia massonica Propaganda 2 di solito abbreviata in P2) conobbe personalmente Paolo VI quando quest'ultimo era ancora Arcivescovo di Milano, una delle Diocesi più influenti in Italia. Sindona entrò nelle sue grazie costruendo un edificio per la Diocesi stessa. Paolo VI è stato il ponte di collegamento tra questo avido finanziere, l'Arcivescovo Marcinkus, Roberto Calvi (altro affiliato alla P2) presidente dell'Ambrosiano e di Licio Gelli (Gran Maestro della loggia P2). Questa associazione tra Massoneria-Vaticano-Mafia negli anni '60 ha fatto incassare miliardi di lire al Vaticano stesso ed ai loro "business-priests". Paul Marcinkus non è solo il presidente dello IOR (Istituto Opere Religiose), la Banca Vaticana; è l'eminenza grigia del PontificatoPer questo Papa Giovanni Paolo II, ha usato la sua carica isituzionale per proteggerlo. I Papi come i presidenti degli Stati Uniti, sono solo paraventi; è la politica dei maestri burattinai: "muovere i fili da dietro le quinte". Paul Marcinkus è stato condannato per la vicenda dei "fondi neri" dello IOR e per il crollo della banca milanese di Roberto Calvi. La Cassazione nel '87 ha annullato i mandati di cattura per "Sua Eminenza" e gli altri responsabili della banca Vaticana. Ma lasciamo che le dichiarazioni di Francesco Pazienza, pubblicate nel libro "La vera storia d'Italia" ci diano una maggiore quantità di elementi cui farci riflettere ed indagare: "Sempre durante il mio impegno presso i Servizi, ebbi la ventura di rintracciare, presso l'avvocato zurighese Peter Duft - il quale era stato consulente del cardinale Vagnozzi e depositario di molti documenti dello stesso - delle carte pericolosamente compromettenti per Mons. Paul Marcinkus. Occorre dire, al riguardo che il Gen. Santovito aveva ricevuto la richiesta da Mons. Luigi Celata, segretario particolare del Cardinale Casaroli, di rinvenire documenti compromettenti per Marcinkus, documenti i quali si trovavano tutti all'estero e, dunque, erano di difficile reperibilità. Tale richiesta si inquadrava nel contesto di uno scontro feroce, all'interno del Vaticano, tra due opposte fazioni: l'una denominata "Mafia di Faenza", nella quale si iscrivevano, oltre al cardinale Casaroli, i Cardinali Samorè, Silvestrini e Pio Laghi; l'altra, facente capo per l'appunto al Marcinkus, alla quale appartenevano Mons. Virgilio Levi, vice direttore dell' "Osservatorio Romano", e Mons. Luigi Cheli, Nunzio pontificio presso l'ONU. La fazione capeggiata da Paul Marcinkus aveva grossa influenza su Papa Giovanni Paolo II: questi aveva dovuto, proprio all'inizio del suo pontificato, fronteggiare uno scandalo, esploso negli Stati Uniti, di cui era stato protagonista un ordine di Preti polacchi di Filadelfia, implicati in grosse truffe ai danni di banche, con risvolti piuttosto piccanti. Mons. Marcinkus si era opportunamente adoperato per mettere a tacere tale scandalo, officiando lo studio legale newyorkese "Finley - Casey & Associati" e coprendo, in qualche modo, gli ammanchi. L'ovvio beneficio che Marcinkus ne aveva tratto era dimesso fuori gioco: non a caso gli attacchi allo IOR e al Banco Ambrosiano si fecero estremamente virulenti e fatalmente insidiosi proprio dopo l'attentato, basti pensare alla coincidenza temporale di questi e l'arresto di Calvi. Anziché consegnare i documenti reperiti presso l'avvocato Duft al Gen. Santovito, che li avrebbe, a sua volta, consegnati al segretario del Cardinale Casaroli, senza che io ne trassi alcun vantaggio, mi rivolsi all'On. Piccoli, affinché mi reintroducesse presso Calvi: avrei potuto ripresentarmi a costui da solo, tuttavia, con il viatico del Segretario della Democrazia Cristiana la cosa prendeva un aspetto affato diverso. Fu per l'appunto a Roberto Calvi che consegnai la documentazione in mio possesso, che tra l'altro era soltanto una parte del fascicolo contro Marcinkus, senza farne neppure una fotocopia. A.D.R. Consegnai a Calvi la documentazione nei primissimi giorni del marzo 1981. Contestualmente erano usciti gli articoli dell' "Espresso" e di "Panorama" sull'organizzazione del viaggio statunitense dell'On.Piccoli. Fu forse per tale ragione che Calvi mi invitò a collaborare con lui...".
Le dichiarazioni di Francesco Pazienza sono ulteriormente convalidate dai "Millenaristi", la terza forza che si muove all'interno delle sante mura dei "sette colli". I "Millenaristi" sono una cellula di prelati all'interno del Vaticano, hanno scritto un libro, per denunciare le due fazioni opposte di cui parlava anche Pazienza. Questa cellula si dichiara disgustata dalla corruzione che giornalmente vede dilatarsi nel Tempio della Cristianità, denunciando molti loro colleghi ecclesiali come affiliati ai vari ordini massonici, alla Mafia siciliana o alla Camorra campana. I "Millenaristi", inoltre, denunciano la dilagante omosessualità come costume consolidato nel Vaticano stesso, ed usata anche come via ad una facile promozione; e gli sperperi in acquisti di ville romane o palermitane, dove diversi prelati passano spensierate serate allietate dalle attenzioni di splendide donne. Il motto, di questa multinazionale religiosa e spirituale quanto la Microsoft o la Nestlè (adorano lo stesso dio-banconota del resto), non è il classico "soddisfatti o rimborsati", ma è stato da sempre quello di "soddisfatti o messi al rogo". Naturalmente ai giorni nostri si parla del moderno rogo, cioè il discredito attraverso i mass-media, ed in questo il loro onnipotente dio-banconota li ha generosamente dotati di strumenti mass-medianici. Il Vaticano, grazie alla congregazione dei Paolini, detiene il quarto gruppo mass-mediologico in Italia, dopo Mondadori, Rizzoli e Rusconi. Stampano giornali come Famiglia Cristiana, con il quale ogni settimana vendono milioni di copie. Ciò significa "plasmare" il pensiero di molte persone. Ma ci sono molti altri giornali e libri, tutti con delle vendite notevoli, giornali che usufruiscono di finanziamenti statali, cioè pagati da noi italiani. Ma nel momento in cui la nostra magistratura emette un mandato d'arresto a questi loschi prelati, prontamente il Vaticano si fa forte della sua Extraterritorialità in quanto Stato a se, proteggendo e lasciando completa libertà a questi preti senza scrupoli e senza Dio. E tutto il lavoro della nostra magistratura diventa inutile, con un ulteriore danno economico nei nostri riguardi (le indagine costano). Però per i finanziamenti e per l'otto per mille, l'Extraterritorialità non viene tenuta conto; due pesi e due misure...e due Dei nella Casa del Signore. Se non bastasse il Vaticano ha usato la Rizzoli con i suoi settimanali per fare propaganda e screditare chiunque minasse il prestigio o la popolarità (si fa per dire) della Chiesa. Guardate tutti gli articoli che sono apparsi contro i nuovi movimenti religiosi, la cosiddetta New Age. Quest'ultima, ai loro occhi, si è resa colpevole del reato di aver portato via potenziali acquirenti di prodotti teologici dell'industria cattolica. Subdolamente hanno etichettato la New Age come l'Opera di Lucifero, il solito vecchio metodo dello spauracchio per manipolare meglio la gente. Del resto, ciò è comprensibile, visto che la "parte sana" della New Age (assieme ad una moltitudine di studiosi, storici e ricercatori) ha denunciato la loro blasfema teologia e l'uso improprio della figura del Cristo perpetuata dalla Santa Chiesa Romano Apostolica e dal Cattolicesimo. L'escatologia dirottata in tirannici dogmi per sottomettere la sacralità dell'individuo ad una Chiesa che è di tutti tranne che di Dio. Ma quel povero diavolo di Lucifero cosa se ne fa della scomoda New Age, quando ha in mano lo stesso Vaticano che è di gran lunga più influente, profondamente corrotto e che gli dà già così tanta soddisfazione. Gli oscuri uomini dagli abiti porpora non si riposano mai. Attraverso i giornali boicottano perfino gli stigmatizzati in vita. Basti ricordare lo scomodo (per loro) Padre Pio, e la sua difficile vita a causa del Vaticano. Una volta morto, miracolosamente non lo era più, anzi s'era tramutato in un sant'uomo (se la gente lo ama anche senza l'approvazione della Chiesa, la Chiesa si addegua per poter tenere i fedeli, questa flessibilità ha portato sopravvivenza e potere da 2000 anni). I contestatori Mons. Milingo e lo stigmatizzato Giorgio Bongiovanni (direttore di Antimafia 2000) una volta morti saranno i prossimi paladini della Chiesa?
Secondo il " Corriere della Sera ", l'immagine della Chiesa dedita agli aiuti umanitari è strumentalizzata e dell'otto per mille che gli italiani devolvono attraverso le tasse, solo il 46% degli introiti viene usato per opere di beneficienza, mentre il restante 54% viene usato per mantenere la fatiscente struttura pontificia. Per fortuna che Gesù predicò una vita in povertà. Ma non fatevi strane idee, loro sono in assoluta buona fede, è che purtroppo le orecchie sono organi così delicati e si danneggiano subito.
 Ma l'incredibile in casa Vaticano è all'ordine del giorno, pensate che la "Santa Sede" ha fatto di tutto per proteggere Noriega (uomo usato dalla amministrazione Reagan/Bush nel traffico degli stupefacenti della CIA), il dittatore e narcotrafficante panamense ricercato dalla DEA (Drug Enforcement Administration) americana. A Panama c'erano parecchie finanziarie di Marcinkus, Calvi e Sindona e gentilmente Noriega  le proteggeva dagli sguardi indiscreti. Lino Christ, l'abate della parrocchia di Rio de Janeiro e corriere della rete brasiliana del narcotraffico è stato arrestato in Svizzera, le sue valigie contenevano nove chili di cocaina pura per un valore superiore ad un miliardo di lire. E cosa dire dell'Opus Dei da molti criticata come una congrega finanziaria camuffata da opera religiosa. Purtroppo l'esecrabile esercito di corrotti e corruttori in seno alla Chiesa è un cancro dall'estensione mortale e unica del suo genere. Di certo il cristiano medio se non ha un buon prete nelle vicinanze (per fortuna ce ne sono ancora), farebbe meglio a pregare nel proprio tempio interiore e fare la carità di persona; evitando di interagire e colludere inconsapevolmente con una Chiesa (scusate l'eufemismo) che odora d'inganno e di morte. Ma le vie di questo dio-banconota, e di questi uomini senza religione e senza Dio, sono infinite ancora per quanto?

 

 

ECONOMIA SELVAGGIA

Luigi Cipriani, La finanza vaticana in Italia. Dagli espropri del 1866 ai Patti lateranensi.

In Democrazia Proletaria n.2/1984.

" Con l'andata al potere del fascismo, la Chiesa diventa uno dei pilastri del potere, non solo religioso e politico ma economico, ponendo le basi per gli eventi dei nostri giorni.. Come in occasione della prima guerra mondiale, i finanzieri cattolici e il Vaticano si trovarono strettamente affiancati ai guerrafondai per trascinare l'Italia nel secondo conflitto mondiale. Questa volta, a fianco della Germania di Hitler. "

Le leggi che avrebbero dovuto porre fine al potere temporale della Chiesa e permettere alla borghesia italiana di mettere in moto lo sviluppo economico del Paese furono quelle del 7 luglio 1866 e del 15 agosto 1867. Con la legge del 1866, si tolse il riconoscimento nel territorio del Regno a tutti gli ordini, le corporazioni e le congregazioni regolari e secolari, i conservatori ed i ritiri di carattere ecclesiastico. Con quella del 1867, non furono più riconosciuti quali enti morali i capitoli delle chiese collegiate, le chiese ricettizie, le comunità e le cappellanie corali, i capitoli delle chiese cattedrali, eccetera.

Tutti i beni già appartenenti a quegli enti morali furono devoluti allo Stato "provvedendosi a iscrivere, a favore del fondo per il culto, una rendita del 5%". Successivamente, con la legge dell'11 agosto 1870, si introdusse la conversione dei beni immobili di taluni enti rimasti esclusi e infine, nel 1873, la legislazione suddetta fu estesa alla provincia di Roma, con varianti dovute alla presenza del Vaticano.

Con queste leggi, tutte patrocinate dalla destra liberale, il nascente Stato italiano ed il Regno d'Italia intesero togliere prestigio e potere politico alla Chiesa, ma anche mettere in moto un'accumulazione primaria che, data la presenza degli Stati pontifici, vedeva l'Italia in ritardo rispetto agli altri Paesi europei. Oltre 700.000 ettari di terra appartenenti alla Chiesa vennero di fatto gettati sul mercato immobiliare e finirono, a prezzi stracciati, nelle mani della grande borghesia terriera italiana.

Il Vaticano non rimase inoperoso. Già dal 1859, il francese conte Montalembert aveva avuto l'incarico di potenziare l' 'Obolo di san Pietro' al fine di raccogliere fondi presso i fedeli. All'entrata in vigore delle leggi di esproprio, l'Obolo aveva già raccolto fondi in quantità superiore ad ogni previsione, anche se ritenuti insufficienti per la necessità della Chiesa. Il 5 agosto 1871, con l'enciclica Saepe, venerables fratres, venne ufficialmente consacrata la nascita dell' 'Opera dell'Obolo'.

Il Vaticano ebbe tutto il tempo di cautelarsi, tant'è vero che molti terreni furono venduti prima dell'esproprio. In particolare nella provincia romana, a partire dal 1870, vi fu una colossale speculazione edilizia, che fece aumentare di valore i terreni di molti ordini religiosi i quali, dopo il 1873, furono riacquistati dal Vaticano utilizzando prestanomi. Parallelamente, numerosi nobili romani legati al Vaticano, nel giro di qualche anno, si trovarono a figurare a volte in proprio, a volte come fiduciari del Papa, nei consigli di amministrazione di società immobiliari e in numerose banche.

Nel dibattito del Parlamento italiano del 1873, dopo l' 'esproprio' dei beni della Chiesa, il governo auspicò che quest'ultima reinvestisse i propri capitali nella nascente industria nazionale, abbandonando le speculazioni immobiliari. L'invito era rivolto, in particolare, alle banche controllate da fiduciari del Vaticano quali: Monte di pietà di Roma, Banco di santo spirito, Cassa di risparmio di Roma.

Il mutamento radicale nelle attività finanziarie da parte della Chiesa avvenne nel 1878, dopo la morte di Pio IX e l'avvento di papa Leone XIII. A questo proposito, lo storico Candeloro scrive: "Leone XIII volle che i clericali si sganciassero dalle vecchie pregiudiziali dinastiche, che non rimanessero troppo legati agli interessi dei gruppi aristocratici feudali, ma che si collegassero ai gruppi capitalistici nascenti. Il Vaticano, in tal modo, non solo si inseriva nella società capitalistica, ma tendeva a divenirne uno dei pilastri, come già lo era stato della società feudale. Comunque sarebbe un errore attribuire questa nuova funzione della Chiesa solo all'opera di Leone XIII, poiché essa nasceva da una tendenza spontanea delle forze cattoliche ad inserirsi nel sistema capitalistico. Nelle sue contraddizioni, però, Leone XIII seppe comprendere questa tendenza, stimolarla e dirigerla, se proprio non secondo un piano preciso, quantomeno secondo un indirizzo generale chiaro e coerente".

Nelle speculazioni edilizie di Roma capitale ebbe, da allora, un posto centrale la Banca di santo spirito, fondata nel 1606 da Paolo Borghese e che, per secoli, era stata la banca principale del Vaticano e dell'aristocrazia romana. Abbandonata l'antica regola di non corrispondere interessi sui depositi, questa banca istituì una sezione di credito fondiario e si buttò a capofitto nella speculazione. Prosegue intanto la confluenza di notabili vaticani nei consigli di amministrazione delle banche (Banca romana, Credito mobiliare, Credito fondiario, Banca industriale e commerciale).

Nel 1980, su diretta ispirazione di Leone XIII, uomini strettamente legati al Vaticano fondarono il Banco di Roma, allo scopo di finanziare i vari organismi confessionali. Questa banca venne in seguito favorita nella gestione dei servizi pubblici per la città di Roma. Nel 1883, la società Anglo-romana per l'illuminazione a gas diede vita alla società elettrica Anglo-romana, e quindi alla Società impresa elettrica in Roma, e per l'alimentazione della rete tramviaria e delle ferrovie secondarie. A capo di queste società era Bernardo Blumensthil, noto fiduciario del Vaticano. Le società diedero cospicui utili, passando dalle 290.000 lire del 1875, a 1.613.000 del 1885. Il Vaticano controllava anche l'erogazione dell'acqua, avendo nel 1865 costituito la società dell' 'Acqua pia antica marcia di Roma', presieduta dal principe Giustiniani Bandini. Le società passarono sotto il controllo del Banco di Roma il quale, nel 1882, divenne il principale azionista della 'Società dei magazzini e molini generali', l'attuale Pontenella. Nel 1985, il Banco di Roma prese il controllo della società romana di tramway e omnibus. Il Vaticano era presente anche nel settore immobiliare, con la 'Società generale immobiliare', per lavori di utilità pubblica ed agricola.

Per proteggere e consolidare il potere economico acquisito, i cattolici parteciparono più volte alle lotte politiche per il controllo dell'amministrazione capitolina. Vi riuscirono, e lo dimostrarono anche i contratti di favore ottenuti da parte del comune di Roma per le società facenti capo al Vaticano. A mano a mano che la nobiltà cattolica romana si andava insediando come fiduciaria del Vaticano a fianco della nuova borghesia italiana, si attenuavano i contrasti già esistenti tra la Chiesa e la borghesia liberale, e si poneva il problema della riconciliazione. Anche nel Norditalia si manifestava l'iniziativa economica dei cattolici, in modo evidente a partire dal 1880. Dapprima in Lombardia ed in seguito in Piemonte e in Veneto, vennero fondate dai cattolici le Banche popolari cooperative. Esse avevano lo scopo di fornire credito a basso tasso ai propri associati (artigiani, bottegai, piccoli industriali e anche operai).

Una delle prime Banche popolari fu infatti fondata nel 1865 dalla Associazione generale degli operai di Milano, i quali ne furono poi estromessi. Le Banche popolari rimasero nelle mani della borghesia urbana del nord, di orientamento popolare e democratico. Le iniziative finanziarie dei cattolici del nord si contrapponevano a quelle della nobiltà romana, reazionaria e parassitaria. Nelle campagne, i cattolici si buttarono nella costruzione delle Casse rurali, di orientamento confessionale rigido, sotto l'ala protettrice dei Gesuiti di 'La civiltà cattolica'. Esse si contrapponevano all'orientamento aperto delle Banche popolari, per salvaguardare 'il principio religioso fondamentale e sostanziale delle Casse rurali'. Queste ultime ebbero uno sviluppo rapido: erano circa 80 nel 1892, salirono a 513 nel 1896, tra le quali 327 nel Veneto, 84 in Lombardia, 52 in Piemonte e 50 nelle altre regioni. L'insieme delle Casse rurali diede vita ad una Banca centrale delle Casse rurali, con sede a Parma.

In Lombardia, in modo particolare, gli obiettivi dei cattolici non erano esclusivamente economici. Nel 1894 Filippo Meda (rappresentante dei giovani cattolici, intransigenti difensori della Chiesa, con una visione populista) a sostegno dei contadini e della piccola borghesia urbana, nel tentativo di sottrarli all'influenza dei socialisti, affermava: "I cattolici devono agire esplicitamente sul terreno della vita politica, con la mira finale, posto che il Papa un giorno lo permetta, di giungere alla conquista del potere politico". Furono questi cattolici, appoggiati dal cardinal Ferrari, che spinsero il bresciano Giuseppe Tovini (fondatore nel 1888 del Banco di san Paolo di Brescia) a fondare nel 1896 il Banco ambrosiano a Milano.

Lo statuto dell'Ambrosiano dichiarava che la banca era costituita fra cattolici e che essa aveva per scopo di esercitare e promuovere lo sviluppo del credito commerciale ed agrario, a vantaggio dei soci e di terzi. Una parte degli utili della banca dovevano essere devoluti alle scuole cattoliche, così come il credito si sarebbe esercitato nei confronti di contadini, piccoli artigiani, bottegai, per poter essere appoggiati da una base sociale nel progetto della 'presa del potere', come auspicato dal Meda. Sull'onda dell'Ambrosiano, i cattolici facenti capo all'Opera dei congressi, la più intransigente ed integralista, dettero vita a molte banche: tra esse, il Piccolo credito bergamasco, il Credito romagnolo, che annoverava fra i suoi fondatori 120 preti, il cardinale di Bologna, Domenico Svampa e il vescovo di Cesena, monsignore Vespignani. Nel Credito romagnolo, molto più che nell'Ambrosiano, si realizzò la saldatura tra gerarchie ecclesiastiche e grandi proprietà terriere, in quanto tra i fondatori confluirono il marchese Alberici, i conti Barca, Regoli e numerosi altri.

Oltre alle banche e alle casse rurali, i cattolici avevano già nel passato prestato la loro attenzione alle Casse di risparmio. Fondate su iniziativa dell'imperial regio governo austroungarico, nel 1820 nel Lombardo-Veneto, esse operarono tra i proprietari terrieri e di immobili. Nella Cassa di Biella, ad esempio, uno dei cinque amministratori era nominato dal vescovo.

 

Dal compromesso all'alleanza colonialista fra grande borghesia e Vaticano.

A seguito di una crisi del mercato edilizio, nel 1894, il Banco di Roma dovette svalutare il capitale, rischiando il fallimento. Ai primi del 1900, il nuovo consiglio di amministrazione (nel quale figurava Ernesto Pacelli) decise di scovare nuovi mercati, appoggiando l'avventura coloniale italiana. Nel 1905, il Banco aprì una filiale ad Alessandria d'Egitto, Cairo, Beni Suez, Fayum, e diede vita a numerose iniziative industriali e commerciali, tra le quali una società per l'estrazione dei fosfati. Nel 1905, il Banco di Roma partecipò alla fondazione della banca di Adis Abeba ed alla società italiana della salina Eritrea. Nel 1906, prese parte alla fondazione della Banca di stato del Marocco e, nel 1907, passò alla Libia, aprendo filiali a Tripoli, Bengasi, Derma, Zuara, Misurata e Tobruk.

Nello stesso periodo, la banca del Vaticano promosse iniziative commerciali e industriali le più varie in Libia, fino alla costituzione, con fondi governativi, della linea di navigazione fra la Libia e l'Egitto. In seguito, aprì altre filiali in Palestina, Asia minore, Turchia e Spagna. Nel 1911, venne fondata la Società per la navigazione e il commercio nella Somalia italiana, nel 1912 l'ingegner Bernardino Nogara, amministratore delle proprietà del Vaticano, costituì con l'industriale Volpi le Società commerciali d'Oriente. Nel 1913, conclusa la guerra coloniale di Libia, il Banco di Roma, insieme alla Edison, diede vita alla Società elettrica coloniale italiana. La guerra coloniale fruttò parecchio al Banco di Roma, facendolo uscire dalle difficoltà, fu certamente in base a questi interessi che il Vaticano e i cattolici furono in prima linea, assieme ai nazionalisti italiani, per spingere Giolitti alla conquista militare della Libia.

Venticinque anni più tardi, il Banco non avrà perso il vizietto coloniale. Nel 1936, infatti, per appoggiare le imprese di Mussolini, stamperà un opuscolo propagandistico nel quale si leggerà: "Il nome di Roma torna sulle sponde africane, silenziosamente, con l'insegna della filiale di una banca, prima che con lo squillo delle fanfare militari. Non è la prima volta, nelle storia delle imprese coloniali, che i commercianti ed i banchieri aprono la strada alla marcia conquistatrice dei soldati". Con l'estendersi e l'intrecciarsi degli interessi economici del Vaticano e dell'area cattolica con quelli dello Stato liberale, aumenta anche l'interventismo vaticano in politica. Con papa Pio X viene abolito il non expedit, per cui i cattolici cominciarono a mandare ufficialmente i propri deputati alla Camera e strinsero alleanze contro le sinistre storiche assieme ai deputati della destra, sino ad arrivare al governo con Giolitti e all'episodio Gentiloni.

Sempre per opera di Pio X, passa la normalizzazione anche nei settori della finanza cattolica popolare, cresciuti particolarmente al nord. Il Banco di Roma estende la propria influenza, mandando i propri rappresentanti nei consigli di amministrazione delle Casse rurali: nel Credito romagnolo, nella Banca cattolica vicentina e nelle banche cooperative lombarde, che furono trasformate in società anonime. La nobiltà pontificia entrava nell'Istituto di credito fondiario, nella società Acqua marcia e nella società dei trasporti urbani. A sancire l'avvenuta compenetrazione tra finanza vaticana e grande capitale finanziario laico, il senatore Carlo Esterle divenne presidente della 'Romana tramways omnibus', di proprietà del Vaticano. Questi era, già nel 1915, consigliere delegato della Edison e presidente di numerose società.

Tutto ciò serve a mettere in evidenza l'enorme concentrazione raggiunta dal sistema finanziario-industriale in Italia, nel periodo antecedente la prima guerra mondiale, e l'alto livello di intreccio fra Vaticano e grande borghesia liberale. Intreccio che andava oltre le società romane di servizi. Marco Basso, presidente della Società generale immobiliare del Vaticano, era altresì presidente della Società per lo sviluppo, della Società per l'utilizzazione delle forze idriche e della Società forni elettrici. Il senatore Esterle, a sua volta, era nel consiglio di amministrazione della Generale immobiliare. Attraverso le proprie finanziarie, Generale immobiliare, Pantenella e Acqua marcia, il Vaticano sino al 1915 estese le proprie partecipazioni in tutti i settori vitali dell'economia italiana: ferrovie, servizi pubblici, immobiliari, Toscana beni stabili, immobiliare Gianicolo, Simonetta Milano, Edile Roma, Molini e pastifici Biondi Firenze, zuccherificio Lebandy freres Ancona, Istituto nazionale medico farmacologico Roma, Società materiali laterizi, Società per le industrie estrattive e così via.

Nei consigli di amministrazione di queste società, figurano sempre personaggi del Banco di Roma e delle famiglie della cerchia pontificia: Colonna, Rebecchini, Cingolani, Campilli, Cremonesi i quali, di persona o per via discendente, figureranno nel secondo dopoguerra alla testa del partito cattolico, la Dc. Infine, le grandi famiglie della nobiltà pontificia figuravano nei consigli di amministrazione delle grandi finanziarie del capitale laico quali Bastogi, Montecatini, Fondiaria vita ed incendio, mentre il Banco ambrosiano si inserisce sempre più nel mondo delle grandi banche laiche del nord. Parallelamente all'integrazione economica, sempre più vengono emarginate, nel mondo cattolico, le posizioni popolari e genericamente di sinistra. Papa Pio X sciolse l'Opera dei congressi, legata alle Casse rurali, in seguito egemonizzata dalla Dc di sinistra di Romolo Muzzi.

 

Finanza cattolica e grande guerra.

Assieme al grande capitale laico, la finanza vaticana appoggiò l'ingresso dell'Italia nella prima guerra mondiale. Spinto dalla cupidigia delle commesse militari, dalla possibilità di espandere le proprie aree di influenza (si ricordi che il Banco di Roma fu la prima società italiana ad installarsi all'estero e nei territori coloniali d'Africa) e per ridurre l'influenza delle grandi banche germaniche, in modo particolare al nord, i finanzieri cattolici spinsero il Papa a schierarsi contro la cattolicissima Austria.

L'interventismo cattolico si consolidò anche sul piano politico, dopo la caduta del governo Salandra, a seguito dell'offensiva austriaca in Trentino; nel governo Boselli entrò anche il cattolico Filippo Meda, esponente della borghesia cattolica milanese consolidatasi intorno al Banco ambrosiano. La partecipazione di Meda al governo fu salutata con entusiasmo dai cattolici conservatori milanesi, l'episcopato lo sostenne validamente, come pure la stampa cattolica la quale lanciò una campagna per la sottoscrizione dei prestiti di guerra. L'arcivescovo di Milano mise a disposizione le sale del suo palazzo per i comitati di sostegno al prestito.

Il Banco ambrosiano fu attivissimo e raggiunse posizioni di rilievo nazionale nella raccolta delle sottoscrizioni; e cominciò ad annoverare tra i propri clienti non solo le istituzioni cattoliche, ma anche le grandi industrie belliche. Agli inizi e durante la guerra, si ebbe una forte estensione delle banche cattoliche. A Roma venne fondata una nuova banca da affiancare al Banco di Roma, il Credito nazionale. Vennero poi fondate la Società finanziaria regionale e la Banca regionale, il Credito emiliano a Parma, il Credito pavese e il Piccolo credito di Ferrara.

Nel 1919 venne fondata a Trieste la Banca Venezia Giulia, nel cui consiglio di amministrazione sedeva un prete, Carlo Macchia, nello stesso anno fu fondata la Banca del lavoro e del risparmio che ebbe come presidente l'avvocato Gioia del Banco di Roma e come consigliere Achille Grandi. Nel 1920 venne costituito il Credito padano a Mantova e venne acquistata la Banca commerciale triestina, mentre Filippo Meda si installava alla presidenza della Banca popolare di Milano.

Alla forte espansione delle banche cattoliche nel settentrione fecero riscontro le forti perdite del Banco di Roma, per le sue avventure africane, ridimensionate dalla guerra in Europa.

Dopo la fine della grande guerra il governo Giolitti, per ridurre la conflittualità sociale, ricercò l'appoggio dei socialisti, inserì nel proprio programma l'avocazione allo Stato dei superprofitti di guerra ed introdusse la nominatività dei titoli. Ancora una volta, la finanza cattolica si schierò dalla parte del grande capitale, opponendosi al programma Giolitti. Con molto impegno, i cattolici ottennero il loro obiettivo con il ministero Bonomi, succeduto a Giolitti, del quale essi erano entrati a far parte.

 

Finanza cattolica e fascismo

Il 10 novembre 1922, pochi giorni dopo la sua andata al potere, Mussolini abrogò la legge sulla nominatività dei titoli, già bloccata dal governo Bonomi, accogliendo una delle principali rivendicazioni del grande capitale cattolico.

Nel 1923, Mussolini rese un secondo favore al Vaticano. Il Banco di Roma aveva avuto notevoli perdite in Africa ed aveva in portafoglio molti titoli di industrie belliche entrate in crisi in tempo di pace (fallimento della Ansaldo dei fratelli Perrone di Genova e della Banca di sconto). Mussolini fece intervenire la Banca d'Italia, la quale si accollò le perdite del Banco, quantificate più tardi dal ministro del Tesoro fascista, Alberto Stefani, in 2.120.000 lire (corrispondenti a 1.600 miliardi attuali). Del resto, la volontà del governo fascista di accogliere le richieste del Vaticano, allo scopo di essere a sua volta aiutato a consolidare il proprio potere tra le masse, si manifestò con altri fatti.

Nel 1923, vennero aggravate le sanzioni contro le 'offese alla religione cattolica e al clero', vennero reistituiti i cappellani militari, fu introdotto l'insegnamento religioso obbligatorio nelle scuole elementari, favorita la scuola privata, finanziata la fondazione dell'Università cattolica a Milano, venne più che raddoppiato il contributo dello Stato per le congrue ai parroci, esteso il beneficio ai canonici delle cattedrali. I cattolici ripagarono Mussolini di tanta generosità: il 12 aprile 1923, alcuni parlamentari cattolici, fra essi il senatore Nava, presidente del Banco ambrosiano, votarono un ordine del giorno di solidarietà con il fascismo.

Quando i fascisti portarono in Parlamento la legge di modifica del sistema elettorale introducendo il maggioritario, Filippo Meda fu il primo a dichiararsi favorevole. Nel 1925, Mussolini istituì una Commissione che si occupasse di riordinare i rapporti con la Chiesa in materia di diritto ecclesiastico. Della Commissione vennero ufficialmente chiamati a fare parte tre dignitari del Vaticano. Nel 1926, la Commissione presentò al Papa il disegno di legge, ma Pio XI, avendo capito di poter ottenere molto di più da Mussolini, affermò che l'accordo non poteva raggiungersi "fin che duri l'iniqua condizione fatta alla Santa sede e al romano Pontefice".

 

I rapporti economici tra Italia e Vaticano: i Patti lateranensi.

I Patti lateranensi, sottoscritti l'11 febbraio 1929 da Mussolini e dal segretario di Stato, cardinale Gaspari, riguardavano tre ordini di questioni: "la cessione da parte dell'Italia del territorio della Città del Vaticano, la regolamentazione delle questioni finanziarie, e rapporti generali tra Stato italiano e Città del Vaticano. Le diverse materie furono composte stipulando tre differenti documenti: il Trattato del Laterano, la Convenzione finanziaria ed il Concordato.

Non si è parlato abbastanza dei contenuti e delle conseguenze economiche dei tre Patti lateranensi, le cui conseguenze arrivano fino ai giorni nostri. Conviene quindi descrivere le principali norme finanziarie in essi contenute. Nel Trattato del Laterano, all'art.11, si afferma: "gli enti centrali della Chiesa sono esenti da ogni ingerenza da parte dello Stato italiano".

L'art.13 dispone il trasferimento al Vaticano in piena proprietà delle basiliche di san Giovanni in Laterano, santa Maria maggiore e san Paolo con gli edifici annessi, come pure il trasferimento al Vaticano dei capitali che lo Stato annualmente versava, tramite ministero della Pubblica istruzione, alla basilica san Paolo. Con l'art.14, veniva ceduto al Vaticano un complesso di terreni e palazzi, tra i quali Castel Gandolfo. Tutti questi palazzi e terreni, compresi il sant'Uffizio e la propaganda Fida, godono delle immunità del diritto internazionale, non sono assoggettati a controlli o espropri e sono esenti da qualunque tributo. L'art.17 stabilisce che "le retribuzioni di qualsiasi natura, dovute dalla Santa sede agli altri enti centrali della Chiesa e dagli enti gestiti direttamente dalla Santa sede, anche fuori di Roma, a dignitari, impiegati e salariati saranno nel territorio italiano esenti, a decorrere dal gennaio 1929, da qualsiasi tributo verso lo Stato e qualunque altro ente. Venne quindi ricostituita la 'mano morta', mentre le esenzioni tributarie, atte a garantire forti profitti alla finanza cattolica, diedero il via alla collaborazione tra finanzieri laici e istituzioni economiche vaticane.

La Convenzione finanziaria stabiliva che, tenuto conto "dei danni ingenti subiti dalla Sede apostolica per la perdita del patrimonio di san Pietro, costituito dagli antichi stati pontifici, e dei bisogni sempre crescenti della Chiesa", lo Stato italiano si impegnava a versare al Vaticano l'importo di 750 milioni di lire in contanti ed un miliardo di lire in titoli al 5%. Da parte sua, il Vaticano dichiarava definitivamente chiusa la questione romana. Venuto in possesso di una grande quantità di liquidi, si presentò per il Vaticano il problema di investirli proficuamente. A tale scopo, il 7 giugno 1929, papa Pio XI costituì l'Amministrazione speciale della Santa sede. A dirigere l'ente finanziario vaticano, venne chiamato l'ingegner Bernardino Nogara, parente dell'arcivescovo di Udine. Si tenga presente che, al valore attuale, il rimborso al Vaticano si aggirerebbe attorno ai 1.000 miliardi di lire (valore del 1984 ndr).

Per quanto riguarda il Concordato, l'art.2 stabilisce l'esenzione fiscale per tutte le pubblicazioni, affissioni, atti e documenti del Vaticano, l'art.6 stabiliva la non pignorabilità degli assegni degli ecclesiastici. Le concessioni più importanti da parte dello Stato italiano nei confronti del Vaticano sono contenute negli art.29,30, 31 del Concordato. Essi rappresentano una vera restaurazione delle leggi 'eversive' approvate dallo Stato dal 1840 al 1867. L'art.29 stabilisce che "ferma restando la personalità giuridica degli enti ecclesiastici finora riconosciuti dalle leggi italiane (Santa sede) tale personalità sarà riconosciuta anche alle chiese pubbliche aperte al pubblico, comprese quelle appartenenti agli enti ecclesiastici soppressi. Sarà riconosciuta personalità giuridica alle associazioni religiose approvate dalla Chiesa, nonché alle associazioni religiose aventi la casa madre all'estero, ecc...Inoltre sono ammesse le fondazioni religiose di qualunque specie. Gli atti compiuti finora da enti ecclesiastici senza l'osservanza delle leggi italiane, potranno essere regolarizzati dallo Stato italiano su richiesta. Infine, agli effetti tributari, le opere di religione e di culto vengono equiparate a quelle di beneficienza, e viene esclusa per l'avvenire l'istituzione di qualsiasi tributo speciale a carico dei beni della Chiesa", essendo già stata esentata da quelli ordinari.

L'art.30 pone le basi per quello che sarebbe poi diventato lo Ior, affermando che "la gestione dei beni appartenuti a qualsiasi istituto ecclesiastico sarebbe avvenuta sotto la vigilanza ed il controllo della sola autorità della Chiesa, restandone escluso ogni intervento da parte dello Stato, e senza obbligo di assoggettare a conversione i beni immobili". Nello stesso articolo, lo Stato riconosceva agli istituti ecclesiastici e alle associazioni religiose di acquisire beni, salvo le disposizioni delle leggi civili riguardanti gli enti morali.

Infine, l'art.31 stabilisce che l'erezione di nuovi enti ecclesiastici ed associazioni religiose sarà fatta dall'autorità ecclesiastica secondo le norme del diritto canonico. Successivamente le autorità civili daranno il loro benestare.

In definitiva, con l'andata al potere del fascismo, la Chiesa diventa uno dei pilastri del potere, non solo religioso, politico, morale, ma economico, ponendo le basi per gli eventi dei nostri giorni. Scriveva infatti Giovanni Grilli: "La notevole somma data da Mussolini al Vaticano ha permesso a questo di aumentare considerevolmente i mezzi di cui già disponeva e di entrare in misura maggiore di prima nel vivo della nostra economia. La personalità giuridica e la facoltà di possedere ogni specie di beni accordata a tutte le associazioni, ordini, congregazioni sulla base del solo diritto canonico, con l'obbligo dello Stato di riconoscerli, ha ricostituito, nel volgere di pochi anni, una immensa 'mano morta'. L'enorme accumulo di mezzi impiegati in Italia e all'estero e la creazione di una fittissima rete di enti e di organizzazioni, a un tempo religiosi, morali ed economici, che penetrano e corrodono la vita del Paese, consentono al Vaticano di manovrare la politica italiana, in senso spesso contrario ai suoi stessi interessi e alle esigenze di sviluppo culturale e civile".

 

Le conseguenze economiche dei Patti lateranensi.

A riconoscimento ufficiale del fatto che, oramai, numerosi finanzieri legati al Vaticano da anni partecipavano ai centri economici dirigenti dell'economia italiana, il conte Paolo Blumensthil, uno dei più conosciuti fiduciari della corte pontificia, fu chiamato a far parte del consiglio di amministrazione della Banca d'Italia.

Poco propensi all'investimento industriale diretto (lo sfruttamento dei lavoratori poco si addice alla morale cattolica) e dato che le leggi impedivano alle banche il credito a lungo termine, i finanzieri vaticani investirono i loro liquidi nella speculazione immobiliare e, per la prima volta in modo massiccio, entrarono nelle grandi finanziarie che, proprio in quel periodo, i grandi gruppi industriali stavano costituendo. Nel giro di pochi anni, dirigenti del Banco di Roma e del Santo spirito entrarono nelle finanziarie della Fiat, Pirelli, Italcementi, Edison, nell'Istituto di credito fondiario e nel Credito fondiario sardo, assieme a finanzieri liguri e lombardi.

L'ingegner Bernardino Nogara, nominato dal Papa amministratore speciale della Santa sede, entrò nel consiglio di amministrazione della più grande finanziaria industriale d'Italia, la Comofim, voluta dalla Comit (rivelatasi in seguito una colossale truffa ai danni dei risparmiatori) nella quale sedevano il presidente della Comit Toeplitz, il barone Avezzana, il senatore Crespi, il senatore Bocciardo, presidente dei siderurgici liguri.

Il Vaticano non si limitò a partecipare, ma dette vita ad iniziative proprie, come la Società romana di finanziamento e l'Istituto centrale di credito. Il 1 agosto 1929, insieme ad Agnelli, Pesenti, Feltrinelli, Benni, il Banco di Roma fondò la finanziaria per le imprese italiane all'estero. Il 4 giugno 1929 il senatore Cavazzoni, il senatore fascista Bevione, il conte Franco Ratti, nipote del Papa, il fascista Giovanni Marinelli, assassino di Matteotti, diedero vita alla società di assicurazione Praevidentia. Per quanto riguarda le società industriali, a partire dal 1929, gli uomini del Vaticano entrarono nei consigli della Breda, Dalmine, Reggiane, Ferrorotaie, Società elettriche Italia centrale, Società agricola lombarda di Milano. Nelle Marche, Francesco Pacelli divenne vicepresidente dell'Italgas, la quale forniva gas a quaranta grandi centri italiani, e fondò la prima società per la produzione di gas liquido.

La grande crisi degli anni Trenta è però alle porte anche in Italia. Le tre banche cattoliche, Banco di Roma, Banco di santo spirito e Credito sardo e le due laiche, Comit e Credito italiano, si trovarono coinvolte in un gigantesco crack, con titoli azzerati, crediti inesigibili, e non solvibili nei confronti dei depositari. Ancora una volta, l'intervento del regime fascista a favore delle banche vaticane fu particolarmente generoso. I titoli mobiliari da esse posseduti furono trasferiti al nascente Istituto per la ricostruzione industriale (Iri), benché aventi valore nullo, con un prezzo addirittura superiore a quello di mercato, come afferma una relazione dell'Istituto: "Il valore che venne così accreditato alle banche era superiore, evidentemente, al valore attribuibile alle partite trasferite all'Iri; la differenza tra il valore riconosciuto e il valore delle posizioni trasferite costituì la perdita dell'operazione di risanamento addossata all'Istituto".

Per la seconda volta dal 1923, ai lavoratori italiani venne addossata la perdita delle speculazioni vaticane, nel 1934 il carico attribuito all'Iri per questa operazione fu di 6 miliardi di lire, pari ad oltre 600 attuali. In cambio, la Chiesa rafforzò il proprio sostegno al regime di Mussolini. Anche negli anni precedenti la seconda guerra mondiale, la finanza cattolica andò espandendosi velocemente; nel 1939 il conte Franco Ratti, nipote del Papa, entrò nella Banca nazionale dell'agricoltura e nell'Istituto italiano di credito fondiario; e, verso la fine del 1939, il conte fiduciario del Vaticano entrò nel monopolio nelle fibre, la Snia, del quale divenne vicepresidente un decennio dopo.

I buoni rapporti tra fascismo e Vaticano si manifestarono anche sul piano delle partecipazioni congiunte nella gestione di imprese industriali e finanziarie. Il più evidente fu quello delle partecipazioni del conte Adolasso, con il fascista conte Marinotti, al vertice della Snia viscosa. Nell'Istituto di credito fondiario due fiduciari del Papa, Cremonesi e Rosmini, operarono al fianco del senatore fascista Bevione. Nel Banco di Roma, dopo il salvataggio del 1934, entrò a dirigere la società di gestione delle rapine coloniali in Etiopia, assieme al cattolico principe Borghese, il fascista Antonio Marescalchi. In due società di assicurazione a Milano, l'Anonima vita e l'Istituto italiano di previdenza, si trovarono a fianco il quadrumviro Emilio De Bono e il conte Franco Ratti, nipote di Pio XI.

Come in occasione della prima guerra mondiale, i finanzieri cattolici e il Vaticano si trovarono strettamente affiancati ai guerrafondai per trascinare l'Italia nel secondo conflitto mondiale. Questa volta, a fianco della Germania di Hitler. Alla vigilia della seconda guerra, alla presidenza di industrie belliche (come, ad esempio, le officine meccaniche Reggiane, Compagnia navale aeronautica, gruppo Caproni) vi era l'onnipresente nipote del Papa, Franco Ratti, presidente al tempo stesso del Banco ambrosiano.

Opus Dei, governo ombra del Vaticano

Un potere occulto, si nasconde fra le stanze affrescate della Santa Sede. Le verità universali che dovrebero agire come catalizzatrici del cambiamento vengono coperte da logiche di sottomissione dettate da un codice religioso non "ispirtato" ma terreno

giudici più spietati, gli accusatori e gli assassini più crudeli, i vari Torquemada dell'Inquisizione, sono di nuovo fra noi? Sembrerebbe proprio di sì! La storia si ripete quando l'uomo non avanza sul piano dello Spirito, in termini di Amore. Oggi sono molti gli uomini e le donne di tutte le razze e ceti sociali che hanno già affrontato e riflettuto sull'evento definito "morte". Superati i dogmi religiosi e le dispute teologiche, hanno interiorizzato il fatto che le anime, come in un continuo rifluire, tornano ripetutamente ad assumere spoglie umane in seno ai vari cicli di evoluzione. Tutta la vita, che sia Planetaria, Cosmica od Universale, mantiene quest'aspetto del continuo ed eterno flusso e riflusso. Tutte le forme di vita interagiscono fra di loro in un continuo evolversi in stati di coscienza sempre più estesi. Tutto è Uno: la morte non esiste! Se esistesse, così come spesso intesa dall'essere umano, non potrebbe esistere ciò che comunemente chiamiamo Dio. L'una o l'Altro: non possono coesistere entrambi. Tutti coloro che sono forti di queste Verità Universali, oggi agiscono e operano come "generatori di cambiamento" e si oppongono al potere occulto che vuole ancora sottomettere il genere umano strumentalizzando il terrore della "morte", facendogli credere che sarà cancellato dalla vita, negando ad oltranza il proseguimento dell'esistenza dopo il trapasso. Il trapasso possiamo, invece, immaginarlo come un uomo che, attraversando un guado, si ritrovi senza il proprio corpo fisico sull'altra sponda del fiume. Va sottolineato che ogni qualvolta ognuno di noi abbandona il proprio corpo fisico, la nostra coscienza si arricchisce di un'esperienza unica e irripetibile.

Un inganno ammantato di fede

Accennavo sopra agli inquisitori, ai nemici dell'Amore Cristico. Chi sono, dove sono, dove si nascondono gli odierni Torquemada? Quali oscuri disegni dittatoriali occultano? Certamente l'Opus Dei ha tutte le caratteristiche di una "facciata" capace di nascondere ben altro che una semplice organizzazione religiosa. Per questo, in certi ambienti, la si definisce con il termine inglese Octopus, cioè: Piovra! Effettivamente, con il tempo, ha assunto quest'aspetto con i suoi tentacoli che si estendono un po' ovunque, da quando il suo fondatore Josemarìa Escrivà de Balaguer la costituì nel 1928, appena ventiseienne. Questa organizzazione non ha nulla a che vedere con la fede Cristiana! Nel mondo cattolico molti si rifiutano di mostrarle il fianco. Non ha nulla a che fare con lo Spirito e l'Anima ma, nascondendosi sotto questo pretesto, si comporta come una setta, con tanto d'approvazione del cattolicesimo. La dottrina del suo fondatore recita: "Donami tutti i tuoi beni, io ti proteggerò e ti garantisco il Paradiso". È opinione diffusa e ci sono riscontri da più fonti [ ] che l'Opus Dei, già da molto tempo, tenga in mano il Vaticano. Al cui interno, in stanze riservate, laici, sacerdoti ed alti prelati s'incontrano per decidere le operazioni a sostegno del Governo Ombra. Il Cattolicesimo, nella sua versione più conservatrice, quella che oggi si impone sulle altre, è uno dei pezzi forti del Governo Mondiale. L'Opus Dei è diventata un vero e proprio Governo occulto in tutto il Cattolicesimo. L'organizzazione dichiara di sostenersi finanziariamente con le donazioni ma, a partire dagli anni Settanta, essa inizia a creare associazioni, società amministrative, centri residenziali e beni immobiliari: oggi gestisce un giro d'affari che si aggira, mensilmente, intorno ai trenta milioni di dollari. Gli amici dell'Opus Dei sono persone note e molto influenti. La grande maggioranza della gerarchia cattolica non immagina neppure la metà dell'influenza di questa organizzazione su di un certo tipo di stabilità mondiale. Neppure il crimine rappresenta un ostacolo: essa ha una vera e propria rete di spionaggio, un esercito segreto che si serve della fede religiosa come leva di manipolazione. Alcuni anni fa, con lo scandalo dello IOR (Istituto delle Opere Religiose), emersero alcuni loro coinvolgimenti con Enti, Logge, Banche e, non ultimo, il fatto che la Chiesa di Roma contribuisse finanziariamente alla fabbricazione di armamenti! Dove sono il giusto e l'ingiusto, il vero e il falso? Che fare, che dire di tutte queste legittimazioni del crimine organizzato e dell'inganno che si ammanta di fede?

Da tempo si parla degli archivi segreti del Vaticano, archivi che custodiscono verità sconvolgenti per tutti noi che siamo stati ingannati. Un alto prelato dell'Opus Dei, non solo conosce l'accesso segreto a questi registri, ma anche le ragioni politiche di una quantità di canonizzazioni e i coinvolgimenti di uomini d'affari, in odor di Mafia, del Vaticano (lo stesso fondatore dell'Opus è stato canonizzato il 17 Maggio 1992). Conosce anche le menzogne dei primi Padri della Chiesa (vedi il Concilio di Costantinopoli nel 400 d.C.) e i tanti assassinii ordinati in nome di Dio. Partendo dalla sede di Roma, si scopre una vera e propria geografia dell'Opus Dei che si estende in Europa, America Centrale e Meridionale, Africa, Asia e Oceania: globalmente, l'Opus Dei conta su un organico di circa 1.500 sacerdoti e 79.000 laici. Anche un giornale del Quèbec, l'"Actualitè", già dall'Aprile 1993 forniva dati significativi sull'organizzazione.

Il prodigio del Sole

Molti uomini, presi come sono dai loro problemi quotidiani, penseranno con meraviglia che tutto ciò sia come un fulmine a cielo sereno. Ma non è così! Leggiamo insieme un passo del terzo segreto di Fatima, l'avvertimento dettato dalla Madonna il 13 Ottobre 1917 a Lucia (una dei tre bambini coinvolti in una serie di apparizioni): "Non aver timore, cara piccola. Sono la Madre di Dio, che ti parla e ti domanda di rendere pubblico il presente messaggio al mondo intero. Ciò facendo, incontrerai forti resistenze. Ascolta bene e fa attenzione a quello che ti dico: gli uomini devono correggersi. Con umili suppliche devono chiedere perdono dei peccati commessi e che potranno commettere. Tu desideri che Io ti dia un segno, affinché ognuno accetti le Mie parole che pronuncio per mezzo tuo, al genere umano. Hai visto il Prodigio del Sole e tutti, credenti, miscredenti, contadini, cittadini, sapienti, giornalisti, laici, sacerdoti, tutti lo hanno visto. [ ] Ed ora proclama a Mio nome: Un grande castigo cadrà sull'intero genere umano, non oggi né domani ma nella seconda metà del XX secolo. Lo avevo già rivelato ai bambini Melania e Massimino a La Salette [ ] ed oggi lo ripeto a te, perché il genere umano ha peccato e calpestato il Dono che avevo fatto. In nessuna parte del mondo vi è ordine e Satana regna sui più alti posti, determinando l'andamento delle cose. Egli effettivamente riuscirà ad introdursi fino alla sommità della Chiesa; egli riuscirà a sedurre gli spiriti dei grandi scienziati che inventano le armi, con le quali sarà possibile distruggere in pochi minuti gran parte dell'umanità. Avrà in potere i potenti che governano i popoli e li aizzerà a fabbricare enormi quantità di quelle armi. E, se l'umanità non dovesse opporvisi, sarò obbligata a lasciar libero il braccio di Mio Figlio. Allora vedrai che Iddio castigherà gli uomini con maggiore severità di quanto non abbia fatto con il Diluvio (…) Anche per la Chiesa verrà il tempo per le sue più grandi prove. Cardinali si opporranno a Cardinali, Vescovi a Vescovi. Satana marcerà in mezzo alle loro file e a Roma ci saranno grandi cambiamenti. Ciò che è putrido cadrà e ciò che cadrà non si alzerà più. La Chiesa sarà offuscata e il mondo sconvolto dal terrore. Tempo verrà che nessun Re, Imperatore, Cardinale o Vescovo aspetterà Colui che tuttavia verrà ma per punire secondo i disegni del Padre mio (…)"

Il ritorno degli antichi inquisitori

In tutti i secoli la Luce ha sempre, con molto anticipo, indicato le grandi vie spirituali come punto di riferimento a chi cercava, a chi "sentiva". Mai, in nessun contesto storico, ci sono stati fulmini a cielo sereno.Se così è sembrato a molti, è perché l'uomo di questo pianeta vive nell'illusione di essere "singolo". Nel mondo non ci sono soltanto uomini con la coscienza torbida, uomini capaci di sostenere organizzazioni tipo Opus Dei, dove l'Ombra cerca di realizzare, con il loro aiuto, il disegno perverso di un Governo Mondiale per sottomettere tutta l'umanità. Oggi sul pianeta ci sono molti uomini che hanno imparato a camminare senza l'aiuto di "stampelle", siano esse sotto forma di fede religiosa, ideologia politica o economica, centri di potere, nazionalismo, competizione di qualunque tipo e provocazione, ecc. Questi uomini, che possiamo chiamare generatori di cambiamento, hanno già fatto propria la Verità Cosmica che "Tutto è Uno". Sono aiutati ed assistiti da molti fratelli provenienti da altre costellazioni e pianeti. Questi esseri liberi dello Spazio sono la testimonianza vivente che l'uomo può e deve spezzare le catene della schiavitù prodotta dall'ignoranza o, se preferite, dalla mancanza di Amore nel proprio intimo sentire ! Gli uomini che si sentono liberi su questo pianeta, i generatori di cambiamento, si stanno attivando per un'azione importante: riunire sotto lo stesso sole l'Oriente e l'Occidente. Non è forse vero che quando usiamo contemporaneamente le nostre due braccia abbiamo più forza? Sul nostro pianeta, durante il plenilunio di Maggio, si crea un campo di forza eccezionale: è il Wesak! Pochi sanno veramente cosa accade in quella circostanza. In Tibet e in tutto il mondo buddista il Wesak è considerato un omaggio, una festa che commemora la venuta e la dipartita del Buddha. Oggi, i grandi Maestri di saggezza e la Gerarchia della Luce di Shambhalla, che affiancano tutta l'umanità, spiegano a chi ha orecchie per intendere che, sulla scorta di grandi correnti cosmiche, al culmine del Wesak l'Illuminazione-Saggezza del Buddha e l'Amore Cristico si fondono. È un balsamo per il nostro pianeta che abbiamo ferito a morte. Questi due Grandi Esseri, figli dello stesso Sole, si offrono affinché nell'unificazione di queste Forze Spirituali-Energetiche, si produca un maggiore beneficio per "l'Entità Pianeta", per il regno minerale, vegetale, animale e per tutti gli uomin

È anche un'azione concreta per ostacolare il disegno perverso dell'Ombra che vuole schiavizzare l'umanità. Da questi Grandi Esseri e dalle loro opere concertate nell'Amore Universale traggono ispirazione i novelli generatori di cambiamento. Anche se gli antichi inquisitori sono tornati, si vestono con pelli di agnello e si nascondono in organizzazioni come l'Opus Dei, troveranno comunque nuovi individui coraggiosi capaci di spegnere i loro roghi e di accendere, invece, la speranza e l'amore in tutte quelle creature pronte e desiderose di riceverli. Da sempre all'orizzonte si stagliano due figure di luce, se sapremo visualizzarle con cuore e mente aperta vedremo con chiarezza il Buddha e il Cristo che si tengono per mano, illuminando chi sente il bisogno di cambiare, non il mondo ma Se stesso! Rigenerandosi, risvegliandosi, riconciliandosi!
Questi Grandi Figli di Dio sono accompagnati da una schiera di Entità di Luce provenienti dallo spazio: altri Pianeti, altre Realtà Cosmiche.
La riunificazione dell'Occidente con l'Oriente

Quindi, è una nostra precisa responsabilità se vogliamo essere ancora succubi di chi ci vuole sottomettere. Se ci sentiamo indignati e troviamo la forza e la volontà di dire "basta!" allora facciamo silenzio ascoltando cosa ci suggerisce il nostro Sé, la parte Divina che ci ha sempre condotto per mano anche quando, con molta presunzione, ci siamo ribellati all'Amore. Unendoci ai fratelli di altri pianeti possiamo acquisire informazioni sulla Creazione che in questo momento ignoriamo totalmente. Se riusciremo, l'opera di riunificazione dell'Oriente con l'Occidente sarà come un battito di ciglia. Andiamo fiduciosi incontro a questi ambasciatori di Pace, Amore e Libertà: sono i nostri Fratelli Maggiori che ci hanno preceduto sulla scala dei cicli dell'evoluzione. Come sempre: a noi la scelta!
Beato colui che, nell'udire la voce del Padre Infinito, risponde: "Presente!"

di Armando Mattioni

Tutti gli uomini di Karol

 

La Curia assomiglia sempre più a un governo nazionale. Interviene sull'informazione. Spinge su amnistia e indulto. Influisce sulle politiche sanitarie. Censura il Gay Pride. Ecco i suoi uomini-chiave, come lavorano, i loro scontri

C'è un grande protagonista non ufficiale ma assai influente della politica e del dibattito sociale e culturale in Italia: la Chiesa cattolica, anzi la sua struttura di governo (mondiale e assolutistica), il N27n27vaticano. Interviene sulla fecondazione assistita e sulla scuola, sull'amnistia e sul Gay Pride... Ecco come funziona la grande macchina del governo più antico del mondo, come decide oggi, come dovrà cambiare domani.

Roma

Il Cardinale è vestito di nero, come un semplice prete. Ha i capelli candidi, parla un italiano gentile. Il lungo tavolo della sala stampa vaticana è addobbato con gladioli bianchi e gialli. Anche l'agitazione dei cameramen si calma, quando Sua Eminenza Joseph Ratzinger, 73 anni, tedesco di Marktl am Inn, dal 1980 prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, vicedecano del collegio cardinalizio, comincia a leggere alla stampa di mezzo mondo il testo del terzo segreto di Fatima.
Il giorno dopo, nella stessa sala, sono rimasti i gladioli ma la scena è cambiata. La casa editrice Einaudi presenta il libro di memorie di Agostino Casaroli, segretario di Stato n27n27vaticano dal 1979 al 1990, padre della Ostpolitik della Santa Sede (la politica vaticana nei confronti dei Paesi allora comunisti). Al tavolo, accanto a Joaquin Navarro Valls, il numero uno degli addetti stampa, impeccabile nel suo completo grigio, sono seduti il presidente della Commissione europea Romano Prodi, il ministro degli Esteri italiano Lamberto Dini, il cardinale Achille Silvestrini, l'ex leader sovietico Michail Gorbaciov. A fare gli onori di casa c'è il successore di Casaroli, il cardinale Angelo Sodano, zucchetto e fascia rossa come impone il ruolo. Il segretario di Stato coglie l'occasione per elogiare "gli uomini della Curia romana, valido strumento nelle mani dei pontefici affinché essi possano compiere la loro opera nel mondo". Il parterre, ministri, ex presidenti della Repubblica, rappresentanti delle istituzioni e la Curia romana al gran completo, applaude con soddisfazione. "Contrariamente alle abitudini di questa sala stampa, questa volta non sarà possibile per i giornalisti fare domande", conclude Navarro Valls con un pizzico di ironia.
Il mistero e la storia. La profezia e la politica. Da sempre i due piani convivono dietro il portone di Bronzo, nelle Stanze apostoliche, sala di comando di un potere universale che si estende, come raccomandato da Gesù ai suoi discepoli, "fino ai confini della terra". Una burocrazia di 1.740 persone, provenienti soprattutto dalle file del clero. Preti in tonaca che sono funzionari, diplomatici, politici, spie, ma tutti convinti di agire ad majorem Dei gloriam. Da sempre nei corridoi di marmo l'umano e il divino, disegni provvidenziali e strategie mondane si incrociano, si intrecciano in una trama difficile da decifrare. "Sul fresco cielo di giugno, appena lavato dalla pioggia, ti ergi chiara ai miei occhi, cupola di San Pietro, e sembri realizzare l'antica aspirazione dell'uomo, il ponte gettato tra lui e il cielo", scriveva nel 1955 il grande giurista Arturo Carlo Jemolo, cattolico a tutto tondo e liberale intransigente, alla fine della sua opera sui rapporti Stato-Chiesa in Italia.

Fatima e Gorbaciov. All'ombra del Cupolone, in questi giorni, la macchina vaticana lavora a pieno ritmo. Ci sono i grandi eventi del Giubileo da organizzare, la giornata mondiale della gioventù - due milioni di ragazzi previsti nella capitale per metà agosto - è ormai alle porte. C'è il governo della Chiesa universale da assicurare: l'arcivescovo del Texas rapito da un folle, la nomina del successore di monsignor Samuel Ruiz in Chiapas. C'è l'ordinaria amministrazione: Roma dà il suo parere sulla riduzione allo stato laicale dei preti di ogni più remota diocesi del mondo e perfino sulle dispense per i sacerdoti alcolizzati che non possono bere il vino da messa.
C'è appena il tempo, si direbbe, per dare un'occhiata ai rapporti con lo Stato confinante, l'Italia che quest'anno festeggia i 130 anni dalla presa di Porta Pia e dalla fine dello Stato pontificio. Eppure mai come in queste settimane il N27n27vaticano e la Conferenza episcopale italiana hanno avuto tanta influenza sulla politica e sulla società italiana. Dettano legge su ogni materia. Decretano grazie. Dispongono indulti e amnistie. Stabiliscono l'agenda dei lavori parlamentari, dalla parità scolastica alla fecondazione assistita. Cancellano i debiti dei Paesi del Terzo mondo. Condizionano la politica estera, nei Balcani e a Timor Est. Disegnano il palinsesto della televisione di Stato. Se interpellati, dicono la loro sulla nomina dei direttori dei tg. Hanno provato anche a far rinviare il World Gay Pride, ma almeno su questo fronte è andata male. In ogni caso, il governo curiale rappresenta per quello italiano un vicino scomodo. Un governo ombra che spesso si sovrappone a quello ufficiale.
Lo si è visto nelle settimane che hanno preparato il Giubileo dei detenuti di domenica 9 luglio. Mentre i partiti si dividevano su indulto e amnistia, N27n27vaticano e Chiesa italiana dispiegavano un ventaglio di rapporti a tutto campo. Apre il dibattito il cardinale Camillo Ruini, che all'assemblea dei vescovi di metà maggio chiede un ripensamento della pena, facendo capire che la Chiesa gradirebbe un provvedimento di indulto in occasione della visita di Giovanni Paolo II nel carcere di Regina Coeli. La Santa Sede prosegue la sua azione, con il coordinamento discreto dall'ispettore centrale dei cappellani carcerari italiani monsignor Giorgio Caniato, già cappellano di San Vittore. Il segretario di Stato Sodano scrive a Sergio Segio e Sergio Cusani una lettera di apprezzamento per il loro impegno in direzione dell'amnistia. Ruini incontra il responsabile della Giustizia di Alleanza Nazionale Alfredo Mantovano e tiene contatti informali con il ministro Piero Fassino. Don Vinicio Albanesi, a nome del coordinamento delle comunità di accoglienza (2.149 strutture in tutta Italia), scrive al premier italiano Giuliano Amato dando la sua disponibilità ad accogliere gli ex detenuti e chiede un "piano Marshall" per il loro reinserimento sociale. Infine, arriva la lettera del papa che invoca per il Giubileo "una riduzione anche modesta della pena come segno chiaro di sensibilità nei confronti dei detenuti". Nel frattempo il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha firmato la grazia per l'attentatore del papa Mehemet Alì Agca. Ma il killer turco sa bene chi deve ringraziare: "Il cardinale Sodano, monsignor Re e il cardinale Ratzinger. Questi uomini hanno contribuito fortemente alla mia liberazione".
Meno lineare, e molto meno clemente, è la posizione della Santa Sede sul World Gay Pride. In un primo momento "autorevoli" fonti della segreteria di Stato avevano fatto trapelare che non ci sarebbe stato alcun passo diplomatico. Una linea di basso profilo. Il 28 gennaio però il segretario di Stato Sodano, bloccato dai giornalisti all'inaugurazione del rinnovato Braccio di Carlo Magno in N27n27vaticano, invoca il carattere "sacro" della città di Roma: "Si tratta di riconsiderare la cosa: spero che le autorità sapranno usare il buon senso". Qualche giorno dopo, l'11 febbraio, durante il tradizionale ricevimento nell'ambasciata italiana presso la Santa Sede per l'anniversario dei Patti lateranensi, arriva anche il "passo diplomatico": Sodano ricorda "il desiderio della Santa Sede che non si turbi il Giubileo con manifestazioni scomposte che non fanno onore all'Italia". Sull'accelerazione vaticana pesano alcuni fattori: tra questi, certamente l'impressione suscitata dalla decisione del Consiglio regionale del Lazio, qualche tempo prima delle elezioni regionali, di accettare le unioni di fatto, che costa al cattolico Piero Badaloni l'appoggio elettorale delle gerarchie; e il clima di crescente freddezza tra il Vicariato di Roma guidato dal cardinale Ruini e la giunta di Francesco Rutelli, dopo anni di rapporti idilliaci. La successiva campagna elettorale, con il tacito appoggio della Chiesa romana al candidato della destra Francesco Storace sulla base della promessa di rinviare il Gay Pride, fa il resto. Il raduno non è stato impedito, ma il N27n27vaticano impone al vescovo francese monsignor Jacques Gaillot di non parlare a un convegno a Roma su omossessualità e religione.

Fuori dalla RETROGUARDIA. L'opposizione al Gay Pride è l'unico passo falso di un anno finora trionfale. A scorrere il calendario di questi primi sei mesi del Duemila il bilancio è impressionante. Non c'è ambito o disciplina in cui la Chiesa non sia intervenuta per ammonire, suggerire, consigliare. È l'idea centrale del lungo pontificato di papa Wojtyla: colmare il fossato che per due secoli ha diviso il cattolicesimo dalla modernità. Uscire dalla difensiva, abbandonare la retroguardia. Riportare la Chiesa alla guida dei processi storici, a essere maestra delle nazioni e dunque dei politici, degli artisti, di scienziati, artigiani, giornalisti, banchieri, lavoratori... Ogni Giubileo di categoria ha l'obiettivo di lanciare un messaggio universale, ma l'impatto sull'Italia è immediato. Così il Giubileo dei giornalisti consente al direttore del quotidiano cattolico Avvenire Dino Boffo di mettere sotto accusa la stampa italiana e di chiedere un mea culpa di fronte ai lettori. Il Giubileo dei lavoratori del primo maggio, per monsignor Ferdinando Charrier responsabile della Pastorale del lavoro della Conferenza episcopale italiana (l'assemblea dei vescovi d'Italia), dovrebbe "colmare la storica frattura tra la Chiesa e il mondo del lavoro". Il risultato, però, è una dura polemica all'interno del sindacato da parte di chi si sente scippato della festa del primo maggio.
Le voci che dissentono dalle ingerenze della gerarchia ecclesiastica sulla politica italiana sono pochissime. Alla fine degli anni Novanta, nella disfatta dei partiti e delle ideologie, la Chiesa è percepita come l'unica fonte di identità in grado di "tenere" di fronte alla crisi. Un riconoscimento che arriva spesso da parte laica e che invece infastidisce molti cattolici. "Oggi l'anticlericale è fuori moda. C'è un'opinione pubblica di atei devoti pronti a scappellarsi per le posizioni ufficiali della Chiesa, salvo poi continuare a difendere i loro spazi secondo principi che sono altri", dice Giovanni Bianchi, deputato del partito Popolare, per anni presidente delle Acli, l'associazione dei lavoratori cristiani. "È la religione collante di Durkheim, non la fede di Gesù". "In Italia e nel resto del mondo la Chiesa si dibatte tra due strategie", spiega il giornalista Giancarlo Zizola, tra i più attenti osservatori delle cose vaticane. "La prima è quella della riconquista: essere a ogni costo una forza rilevante nella società, in concorrenza con altre forze. La seconda è tradurre la consapevolezza di essere minoranza in un più vivo senso della testimonianza, di costituirsi seme e lievito. La Chiesa italiana si dibatte tra la nostalgia per gli spazi esteriori e il tentativo di ripensare la propria presenza nella società, concentrandosi sull'annuncio del Vangelo e sul servizio dei più deboli".

LA MACCHINA DELLA CURIA. Il problema è che la nomenklatura curiale che dovrebbe operare la conversione non sembra in grado di reggere una sfida di questa portata. Si regge su un equilibrio precario tra varie anime e lobby, che come in ogni fine pontificato rischia di crollare. Detiene un potere antico e glorioso, da 500 anni studiato e imitato da tutti i governi assolutisti, eppure messo sempre più in discussione. "La vecchia Curia romana non è più in grado di governare il mondo", dice lo storico del cristianesimo Alberto Melloni. "È una macchina su cui ormai passa tutto e il contrario di tutto, il mea culpa e il segreto di Fatima, la beatificazione di Giovanni XXIII e di Pio IX. Perfino i documenti e alcune encicliche sono scritte a più mani, in alcuni passaggi sono contraddittori. Tutto questo significa crisi. Crisi vera, non edulcorata. Stagione di esodo, di prova, di caldo e sudore". Una crisi resa ancora più grave dall'indifferenza di papa Wojtyla per il governo curiale e per il lento deteriorarsi della sua salute.
A dirigere la macchina vaticana dal dicembre 1990 è un astigiano di 72 anni, il cardinale Angelo Sodano. È il segretario di Stato, il primo ministro del papa: un incarico istituito nel Cinquecento da Leone X e che nel corso dei secoli ha subito molte trasformazioni. Uomo pignolo, forse poco brillante, ma irremovibile nelle sue decisioni. Un albero con le radici ben piantate nel terreno della tradizione, per usare una delle sue metafore preferite. Sodano deve la sua ascesa ai dieci anni trascorsi in Cile come nunzio apostolico, tra il 1978 e il 1988, durante la transizione dal regime di Pinochet alla democrazia. Un decennio che gli ha lasciato in eredità una fitta rete di alleanze nel grande continente latino-americano in cui vive circa il 40 per cento dei cattolici, ma anche qualche amicizia pericolosa: vedi l'affettuosa lettera all'ex dittatore per i suoi cinquant'anni di nozze, con foto e dedica del papa e la pressione della Santa Sede perché Pinochet fosse estradato in Cile.
Molto discusso per la decisione di riconoscere subito, nel 1992, l'indipendenza di Croazia e Slovenia dalla federazione jugoslava, nella politica italiana Sodano è considerato un nostalgico della Dc, aperto al Polo e allo sdoganamento della destra: clamorosa, qualche anno fa, la sua udienza a Gianfranco Fini. Un altro handicap è la difficoltà di comunicazione e di sopportazione del dissenso che una volta, al sinodo dei vescovi del 1994, lo portò a sbottare: "Chi ama non critica".
Ma il vero uomo forte della Curia è un altro prelato italiano, il sostituto per gli Affari generali (il "ministro dell'Interno") Giovan Battista Re. Originario della Val Camonica, 66 anni, lavoratore implacabile, molta sostanza e poca immagine, mai un'intervista o una parola di troppo, definito di recente da Le Monde "Monsignor Efficienza", è uno dei pochi, insieme al segretario del papa monsignor Stanislao Dwiciz, ad avere quotidiano accesso alle stanze papali. Monsignor Sostituto occupa il ruolo-chiave appartenuto in passato a un altro bresciano, Giovan Battista Montini, il futuro Paolo VI, e a Giovanni Benelli, poi arcivescovo di Firenze e super-papabile nei due conclavi del 1978. Al prossimo concistoro dovrebbe diventare cardinale. Le voci sul suo futuro si rincorrono: presidente della Congregazione dei vescovi, arcivescovo di Firenze o di Milano (dopo Carlo Maria Martini), presidente Cei (dopo Ruini). Insomma, un personaggio da tenere d'occhio. Come dimostra l'onore che gli riservò due anni fa Giovanni Paolo II, andandolo a trovare durante le vacanze nella sua Borno. Fu l'unico caso in cui si lasciò andare: "È il viaggio del papa che preferisco".
A completare la troika che guida il N27n27vaticano c'è il "ministro degli Esteri", il francese Jean-Louis Tauran, segretario per i rapporti con gli Stati. Appassionato di pianoforte, capo di 164 nunziature, vertice di una scuola di diplomazia tra le più antiche al mondo, quella dell'Accademia Ecclesiastica di piazza della Minerva a Roma, è l'uomo delle missioni impossibili: spedito in piena guerra del Kosovo a portare a Milosevic un messaggio del papa o in Iraq a parlare con Saddam Hussein.
Alle strette dipendenze della Segreteria di Stato ci sono nove Congregazioni permanenti, in tutto simili a un ministero, presiedute da un cardinale-prefetto assistito da un segretario e da un sottosegretario, e gli undici Consigli pontifici, di più recente istituzione. Durante il pontificato di Giovanni Paolo II, la Curia si è fortemente internazionalizzata (attualmente l'unico italiano è il prefetto della Congregazione delle Chiese orientali, il cardinale Achille Silvestrini) e comprende alcune tra le figure più interessanti della Chiesa: il francese di origini basche Roger Etchegaray, presidente del Comitato del Giubileo, "ambasciatore dei diritti dell'uomo" del N27n27vaticano in Cina, Ruanda, Bosnia, Cuba, anticonformista, tra i più convinti sostenitori del mea culpa della Chiesa; il vietnamita Francis Xavier Van Thuan, nominato presidente del Comitato Giustizia e Pace dopo 13 anni nelle prigioni vietnamite, uomo di profonda spiritualità, sostenitore del dialogo con il gigante cinese; il nigeriano Francis Arinze, inviato del N27n27vaticano a tenere i rapporti con le altre religioni, primo cardinale di colore a sedere sul trono papale sotto il grande altare del Bernini in San Pietro nel 1994, a conclusione del sinodo africano; il colombiano Dario Castrillon Hoyos, della Congregazione per il clero.
Altri dicasteri-chiave della curia romana sono la Congregazione per i vescovi da cui passano le nomine episcopali (presidente è il brasiliano Lucas Moreira Neves); quella per l'evangelizzazione dei popoli che dirige le missioni cattoliche, di cui è presidente il cardinale Josef Tomko, il "papa rosso"; il Consiglio per i laici che ha la competenza sui movimenti carismatici (neo-catecumenali, rinnovamento dello spirito, Comunione e liberazione, Comunità di Sant'Egidio); la Prefettura della Casa Pontificia; l'Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica (Apsa), la corte dei conti del N27n27vaticano che ha chiuso l'ultimo bilancio con un attivo di 9 miliardi dovuto all'apprezzamento del dollaro sull'euro e a una serie di investimenti in borsa, presieduta dal marchigiano monsignor Sergio Sebastiani. Da segnalare, infine, il responsabile delle liturgie pontificie, monsignor Piero Marini, ombra del papa in tutte le cerimonie ufficiali e il potente segretario del comitato del Giubileo monsignor Crescenzio Sepe, un campano emergente, regista di tutti gli eventi dell'Anno santo, anche lui in pole position per i più svariati incarichi curiali.

Il resto d'Israele. Messi insieme, questi uomini danno impressione di compattezza e di varietà. Eppure sono sottoposti ad attacchi feroci dall'interno stesso della Chiesa. "Colpa di alcuni atti che alle Conferenze episcopali nazionali sembrano provocatori", afferma Melloni. "Come si spiega altrimenti l'invito rivolto ai cattolici tedeschi ad abbandonare i consultori in cui si pratica l'aborto? Con lo stesso criterio bisognerebbe ritirare le suore che assistono nelle carceri americane i condannati a morte o i cappellani militari". Un anno fa ha fatto rumore il libro dell'arcivescovo di San Francisco John R. Quinn, The Reform of papacy, appena tradotto in italiano. Un duro atto di accusa contro la gestione della Curia: meccanismi di selezione, verticismo, centralismo, scarsa apertura ai vescovi e ai laici, mancanza di trasparenza, idea di appartenere a una casta di protettori della Chiesa. "Le strutture della Curia a tutt'oggi sono modellate su governi secolari come il senato romano, la corte bizantina e la cancelleria francese", scrive Quinn. "Al Concilio c'era un gruppo che si riteneva il resto d'Israele, la minoranza interprete e fiduciaria della volontà di Dio. Molti vescovi direbbero che questa è anche la situazione attuale".
Tra i più avvertiti del pericolo di una lenta trasformazione della Chiesa in una burocrazia ierocratica c'è anche il panzer-kardinal che da quasi due decenni è incaricato di vigilare sull'ortodossia della dottrina cattolica, il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, l'ex Santo Uffizio.
Arrivato alle soglie della pensione, Ratzinger sta vivendo una terza trasformazione: teologo progressista negli anni del Concilio, quindi cane da guardia della corretta interpretazione della fede e inquisitore dei teologi della liberazione, ora fustigatore del carrierismo ecclesiastico e della riduzione del governo della Chiesa a pura amministrazione. Ostentatamente si rifiuta di partecipare alle riunioni delle varie "curie parallele", è fuori dalle lobby ecclesiali, frequenta l'Opus Dei, Cl e gli altri movimenti, ma senza farsi strumentalizzare. Nelle ultime settimane Ratzinger è intervenuto per dare l'interpretazione ufficiale del terzo segreto di Fatima e lo ha fatto con toni e modi che sono sembrati distanti da quanto aveva detto un mese prima il cardinale Sodano. Sodano aveva esaltato la visione di Fatima come lettura del Novecento e della "lotta dei sistemi atei contro la Chiesa e i cristiani" e aveva parlato di un vescovo vestito di bianco "che cade a terra come morto": la profezia dell'attentato al papa del 13 maggio 1981. Nella presentazione di Ratzinger il segreto esce ridimensionato: "Nessun grande mistero viene svelato, il velo del futuro non viene squarciato", si legge nelle prime righe del commento. E la visione viene ridotta al rango di "rivelazione privata".

La malattia del papato. Lotta di potere attorno a un mistero? Senz'altro segnali di equilibri che vengono meno. E sullo sfondo dell'interpretazione di Fatima si intravvede il futuro stesso del papato. Per ora sembrano accantonate le voci di possibili dimissioni di Karol Wojtyla, di cui a inizio anno aveva parlato in un'intervista il presidente dei vescovi tedeschi monsignor Karl Lehman. Il papa si prepara ai prossimi appuntamenti giubilari: il mega-raduno dei giovani di metà agosto e poi la beatificazione congiunta di Pio IX, il papa della condanna della società moderna, e di Giovanni XXIII, che nel giorno dell'apertura del Concilio, nel famoso "discorso della luna", fece la più rivoluzionaria delle affermazioni: "La mia persona conta niente".
Giovanni Paolo II, invece, si sente chiamato da un destino provvidenziale: ma proprio questa stretta identificazione tra l'istituzione e la sua biografia, di cui il segreto di Fatima è l'ennesima dimostrazione, potrebbe finire per mettere a repentaglio il ruolo del pontefice. Per questo anche i settori più conservatori della Curia cominciano a preoccuparsi e qualcuno sussurra che nel prossimo conclave sarà messo all'ordine del giorno il tema delle dimissioni del papa. "La malattia del papato romano", dice Melloni, "è il suo essere un'istituzione residualmente monarchica in cui il titolare è costretto a sopravvalutare all'infinito la sua storia personale. La cura per la malattia sta nella misericordia, che è innanzitutto ridimensionarsi. Al vertice e alla base. In qualsiasi parrocchia c'è la fine del ministero pastorale e il culto dell'organizzazione. Gesù parlava con la Maddalena, i cristiani fondano le associazioni per le maddalene. Le gerarchie parlano della vita della gente come dovrebbe essere, non come è. Bisogna ritrovare la semplicità evangelica, stare vicini ai drammi soggettivi delle persone che soffrono, i bambini, la povera gente, gli omosessuali. Altrimenti la Chiesa perderà il senso di se stessa: annunciare una bontà che travalica la sorte e l'esperienza individuale, che è donata a tutti con gratuità".
Dietro i trionfi giubilari c'è un cattolicesimo chiamato a rinnovarsi nelle radici. La chiusura nei confronti di questioni come la condizione femminile, la morale sessuale, la democraticità delle decisioni, il difficile cammino ecumenico nei confronti delle altre chiese cristiane, la debolezza della fede assediata dalla scomparsa degli orizzonti trascendenti o sostituita da una pallida spiritualità new age: problemi di vita o di morte perfino per un'istituzione come la Chiesa abituata a ragionare in termini di millenni. All'ombra del Cupolone i burocrati di Dio continuano a fare il loro lavoro come ogni giorno.
Eppure, scriveva Jemolo, è proprio la maestà della costruzione michelangiolesca a ricordare la caducità dei progetti umani: "Solo ancora vivente tra i grandi monumenti romani, solo ancora intatto, solo ch'esplichi oggi lo stesso compito assegnatoti nel giorno in cui sorgesti e ospiti i medesimi riti e ascolti i medesimi inni, partecipi però con tutti i monumenti millenari di questa città al compito ammonitore: ricordare agli uomini quale piccola cosa siano i loro contrasti, quanto effimera sia ogni vicenda che abbia come metro generazioni umane". Come recita il salmo: mille anni ai tuoi occhi sono come un giorno, ed è già passato.

Marco Damilano

Da: Diario.it

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